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HEROIDES

Eroine mitiche rinate


donne
LICEO GIULIO CESARE A.S. 2018/2019, CLASSE IIE.
BRITNEY CATALINA, LUDOVICA MARINO, PAOLA
RIVIELLO, ELISA VELLA.
Opera
Raccolta di 21 lettere d’amore in distici elegiaci,
composte tra il 25 e 16 a.C.
È divisa in due parti: le prime 15 epistole sono di eroine
mitiche; la seconda parte contiene le lettere di tre
innamorati con le risposte delle loro donne.
Ovidio passa dall’elegia erotico-soggettiva a quella
erotico-mitologica, in quanto fa numerosi riferimenti
all’epica oltre alla tragedia.
Si riprendono personaggi mitologici che vengono
umanizzati e ridimensionati nella sfera quotidiana.
La creazione di un nuovo genere
letterario
Ovidio definisce ignotum opus il proprio testo, ispirato all’elegia IV,
3 di Properzio (lettera in versi di Aretusa al marito lontano); la
formula è tratta dagli esercizi retorici giovanili, le suasoriae,
discorsi fittizi rivolti a personaggi mitici o storici per persuaderli o
dissuaderli. Per la composizione dell’opera egli opera una
contaminazione tra il codice epistolare della lettera privata
d’amore, intima e riservata, e il codice dell’elegia, che traduce in
poesia il tormento della passione amorosa.
Il testo si fonda sulla contaminazione e sulla intertestualità, infatti,
il materiale letterario è ripreso anche da Catullo, Callimaco e
Virgilio.
Eroine elegiache: lettere e lacrime
Ovidio trasforma le eroine in amanti abbandonate
che vivono la condizione del servitium amoris,
tipica del poeta elegiaco.
Rovescia i ruoli: restituisce all’uomo il ruolo forte
di dominus e alla donna quello di vittima della
passione d’amore.
Egli assume il punto di vista delle donne tradite e
disperate, che piangono e si lamentano, delle
quali riesce a cogliere tutta la complessità
psicologica.
Utilizza il mezzo epistolare in chiave di
corteggiamento e di persuasione, secondo una Elena e Paride
retorica già definita nel codice elegiaco.
La contaminazione di genere dell’epistola d’amore e
dell’elegia che Ovidio realizza nelle Heroides può contare
anche sulla presenza in entrambi i generi del motivo delle
lacrime.
il pianto deve testimoniare il rapporto affettivo che lega la
donna all’amante destinatario. Esso deve produrre anche un
effetto di ‘contagio’ così che l’amato possa ricambiare quel
pianto e confermare la reciprocità della passione d’amore.
Le Heroides sono perciò esibizione del fletus: l’eroina
abbandonata, che è stata privata della vox, cerca il dialogo a
distanza della forma epistolare per trasferire non solo le
parole ma le stesse lacrime più efficaci per riconquistare il
perfido amante e di contagiarlo con il pianto d’amore.
<<Anche le lacrime hanno il peso della parola>>
La donna che scrive è
(Heroides, III)
lacrumans
Penelope e Ulisse
Nella prima lettera viene ripreso il personaggio epico di
Penelope, che scrive al marito Ulisse, partito anni prima per
prendere parte alla Guerra di Troia.
Dalla lettera emergono tutti i diversi stati d’animo
dell’eroina:
Invidiosa per il fatto che le altre mogli possono ascoltare
i racconti dei mariti reduci dalla guerra, mentre lei
aspetta da tempo Ulisse che tarda a venire;
Gelosa al pensiero che forse il marito si sia infatuato di
una fanciulla straniera, a cui descrive la moglie come
una rozza zoticona (rustica) che sa soltanto cardare la
lana;
Polemica, quando provoca il marito con alluzioni ai
Proci, che la corteggiano senza alcun ritegno e che
sperperano (dilacerantur) le ricchezze del re, usurpando
il suo trono;
Timorosa e insicura al pensiero di rivelarsi agli occhi di
Ulisse vecchia (anus) e sfiorita, mentre alla sua
partenza stava nel pieno della giovinezza (puella). Francesco Primaticcio, Ulisse e Penelope, 15
Arianna e Teseo
• Arianna, figlia del re di Creta Minosse, aiuta Teseo a sconfiggere il
Minotauro, attraverso l’escamotage del filo per riuscire ad uscire da
labirinto. Sconfitto il mostro, i due ragazzi partono alla volta di Atene,
lasciando Creta. Durante il viaggio, Teseo abbandonerà Arianna a
Nasso e lei piangerà a lungo questo abbandono.
• Disperata per la crudeltà dell’amato, la giovane gli scrive rievocando con
drammaticità il momento in cui svegliandosi non lo trova più accanto a
lei.
• La passione di Arianna è violenta e nella lettera, rinnovando il suo
dolore, traspare odio, esecrazione e il straziante ricordo delle gioiose
speranze distrutte, ma poi ancora amore e illusione di ritrovare il suo
amore:
“Le parole che leggi t’invio, o Teseo, da quel lido donde le vele portano
Arianna abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso
lontano senza me la tua nave; purtroppo a tradirmi è stato il mio sonno e tu,
scellerato, ne hai approfittato per partire lasciandomi sola. (…) Per tutto il
lido risuona la mia voce che grida “Teseo!”(…)“Teseo scellerato, ritorna,
volgi indietro la nave. Non è completo il tuo equipaggio!”
‘’(…)Teseo, ti supplico, inverti la rotta e messa al contrario la vela, ritorna; se
poi intanto sarò morta, raccoglierai le mie ossa”.
La passione amorosa
Paride a Elena Elena a Paride
Nella lettera Paride appare infatuato di Elena In risposta all’insistente corteggiatore Elena afferma di
ed attraverso le sue appassionanti parole, la essersi accorta di tutto, sia pure con una consumata
rende protagonista. Una passione distruttiva,
impossibile da nascondere, tanto potente da arte di dissimulazione. Si è accorta della segreta
scatenare una guerra. dichiarazione d’amore col vino dell’amante:
-Chi infatti potrebbe nascondere il fuoco, che -ora sospiri, ora prendi il bicchiere vicino a me e bevi
viene sempre tradito dal suo stesso bagliore? dalla parte dove ho bevuto io. Ah, quante volte ho notato
E se ti aspetti che io aggiunga anche un nome
a ciò che mi accade, brucio!- segni furtivi che mi erano mostrati con le dita, con gli
occhi che quasi parlavano!-
Si prende gioco di Menelao, ingenuo in quanto
lascia incustodita la moglie, ma allo stesso Ovidio riesce a mettere in risalto perfettamente i suoi
tempo non sopporta di vederlo con Elena. sentimenti contrastanti: il voler rimanere fedele al marito
-Mi pento di essere ospite quando, sotto i miei e allo stesso tempo il voler cedere alle tentazioni di
occhi, codesto zoticone getta le braccia intorno Paride e della sua bellezza.
al tuo collo. Mi sento trafitto e sono geloso-
-la proposta mi seduce e insieme mi fa paura, e la mia
volontà non è ancora abbastanza decisa. Il mio cuore
vacilla nel dubbio-
La Didone di Ovidio
Nella settima lettera delle
Heroides la donna abbandonata
è Didone, che scrive al suo
amato Enea.
Dopo l’abbandono dell’eroe, la
donna ha perso il buon nome
(meriti famam), la bellezza fisica
( corpus) e quella morale
(animum pudicum)
‘’Donna roviata’’.
Addio di Enea a Didone
Ovidio mette in evidenza il
sentimento autentico rispetto al
sentimento occasionale.
Didone: eroina epica o elegiaca?
In Virgilio In Ovidio
Eroina epica con evidenti Regina rappresentata in un
risvolti tragici. momento di massimo cedimento
Regina furis incensa e autoumiliazione.
(Aen.4,376 ), nutre feroci Animata da un mero
propositi di vendetta.
opportunismo.
Non reprime la furia dei suoi
sentimenti ed è incurante Evidente partecipazione emotiva.
sulle possibili conseguenze. La decisione di morire maschera
Vuole uccidersi con il il reale tentativo di riconquistare
pretesto del rito. Enea.
Didone sceglie di uccidersi Ha intenzione di uccidersi, ma
perché non può tollerare né nutre ancora speranza. La sua
l’umiliazione dell’abbandono scelta dipende dalla risposta di
né il tradimento.
Enea.
Didone marmo bianco, museo
del Louvre
Odi et amo ovidiano
In Catullo In Ovidio
Viene ripresa la formula quando
Con queste parole vengono l’autore scruta l’animo
espressi sentimenti potenti e dell’innamorata, anch’esse travolta
contrastanti, che però dal sentimento.
convivono allo stesso tempo Colloca questa espressione nel
nell’individuo. momento in cui Didone ha ancora
L’uomo è travolto speranze nel recuperare Enea. Di
conseguenza nega la condizione
completamente dal d’odio per autoconvincersi della
sentimento. persistenza dell’amore.
« Odi et amo. Quare id faciam fortasse « Non tamen Aeneam, quamvis male cogitat,
requiris. Nescio, sed fieri sentior et odi/ sed queror infidum questaque peius
excrucior.» Eros che inquadra l’arco, II amo.»
«ti odio e ti amo. Ti secolo a. C. «tuttavia non oidio Enea, benché meriti il
chiederai come faccia! Non mio male, ma almen la sua slealtà e, pur
so, ma avviene e d è la mia lamentandomi, lo amo di più»
tortura»
La Didone ‘’mobile’’
Nella figura di Didone, descritta da Ovidio viene a conformarsi una doppia
personalità.
Da un lato una sovrana saggia e coraggiosa, legata alla tradizione:
“E non mi rivolgo a te nella speranza di poterti commuovere con la mia
preghiera: questa iniziativa è contro il volere del dio”(vv.5-6)
Dall’altro appare abbandonarsi alla vendetta, perchè avvampa nella
passione d’amore:
“Un altro amore ti si riserva... un'altra Didone e altre promesse dovrai fare,
per poter tradire di nuovo”(vv.19-20)
Situazione che viene descritta anche da Virgilio:
“varium et mobile semper femina” (Aen, vv.569-570),
versi che danno inizio al topos sull’incostanza femminile e che
culmineranno nella celebre aria del Rigoletto di Giuseppe Verdi:
“La donna è mobile/qual piuma al vento/muta d’accento/e di pensiero”.
Ovidio potrebbe essere considerato
un femminista ante litteram?
Solitamente per parlare del femminile nel mondo di Roma, occorre
forse avvicinarlo alla fenomenologìa dell’eros e delle sue pulsioni,
esso non riesce ad emergere pienamente se non facendosi strada
attraverso i sospiri degli scrittori di Roma (si pensi a Catullo, Tibullo
o Properzio). Anche nella tragedia greca, in Eschilo, in Sofocle,
perlomeno fino a Euripide, alle donne vengono conferiti ruoli che
le sovrastano e le ritualizzano come uniche e inimitabili forze del
destino, un destino che le relega ad un eroismo imposto.
Con Ovidio vi è una svolta: la donne vengono immesse in un
mondo visibile, di confronto. Divengono soggetti a se stanti e
plurali, si mostrano tutte insieme, si parlano ed esistono a tutto
tondo, ciascuna per sé, ciascuna in rapporto alle altre. Si
emozionano, soffrono e piangono. La nozione di femminile
acquista forza e dignità speciali, che si imporrà da protagonista già
nel linguaggio epico delle Metamorfosi determinandone una novità
assoluta.
Perché leggere questo libro?
Secondo noi conoscere le storie di questi amori antichi può
aiutare a comprendere meglio le dinamiche delle relazioni
umane. Le passioni di Penelope, Didone o Fedra non sono
poi così diverse da quelle che viviamo noi. Molte di queste
protagoniste fanno una fine tragica, di conseguenza non si
tratta di prendere esempio, ma di esorcizzare alcuni
sentimenti, forse anche per sentirci meno soli.
« Enea resta sempre impresso nei miei occhi insogni, Enea
ho nella mente, notte e giorno. Ma lui è ingrato e sordo alle
mie offerte generose e, se non fossi insensata, vorrei fare a
meno di lui. Tuttavia non odio Enea, benchè meriti il mio
male, ma lamento la sua slealtà e, pur lamentandomi lo amo
di più.» ( Didone a Enea: Heroides VII)
Sitografia e bibliografia
[Link]
[Link]
altre_heroides_
[Link]
[Link]
S. Cardone, G. Carugno, A. Colangelo, F. Geniti, ‘’Heroides ed eroi tra finzione e
realismo’’, 2011-2012
N. Gardini, Con Ovidio la felicità di leggere un classico, La Repubblica, 2017
G. Garbarino, Luminis Orae 1B , Paravia, 2015
G. Garbarino, Luminis Orae 2, Paravia, 2015

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