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Anna Bolena

Il documento riassume la tragedia lirica in due atti di Gaetano Donizetti 'Anna Bolena'. Racconta la storia di Enrico VIII e della sua seconda moglie Anna Bolena di cui si innamora di un'altra donna, Giovanna Seymour. Alla fine Anna viene accusata di adulterio e condannata a morte nonostante la sua innocenza.

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Il documento riassume la tragedia lirica in due atti di Gaetano Donizetti 'Anna Bolena'. Racconta la storia di Enrico VIII e della sua seconda moglie Anna Bolena di cui si innamora di un'altra donna, Giovanna Seymour. Alla fine Anna viene accusata di adulterio e condannata a morte nonostante la sua innocenza.

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ANNA BOLENA

Tragedia lirica in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani, tratta da Enrico VIII
ossia Anna Bolena di Ippolito Pindemonte e Anna Bolena di Alessandro Pepoli.
Milano, Teatro Carcano, 26 dicembre 1830.

Enrico VIII, re d'Inghilterra – Basso


Anna Bolena, sua moglie – Soprano
Lord Rochefort, fratello di Anna – Basso
Giovanna di Seymour, damigella di Anna – Soprano
Lord Riccardo Percy - Tenore
Smeton, paggio e musico della regina - Contralto
Sir Hervey, ufficiale del re – Tenore
Cortigiani, ufficiali, Lords, cacciatori, soldati(coro)
Donizetti venne scritturato, assieme al "rivale" Vincenzo Bellini dal Duca Pompeo Litta, responsabile
del Teatro Carcano di Milano, per inaugurare la Stagione di Carnevale 1830-1831: la scelta non era
casuale né sciocca, dato che l'impresario seppe sfruttare la rivalità tra i due compositori per farsi
ottima pubblicità, arrivando, addirittura a eclissare la consueta e più famosa Stagione della Scala. Per
accentuare l'interesse (nonché la sfida tra i due) sia Donizetti e Bellini usufruirono dello stesso
librettista (Felice Romani) e di due divi dell'epoca (Giuditta Pasta e Giovanni Battista Rubini). La
stagione vide quindi il debutto di due delle maggiori opere del Bel Canto italiano: a dicembre Anna
Bolena di Donizetti e, a marzo, La sonnambula di Bellini.
Il libretto (a cura di Felice Romani) è tratto da diverse fonti letterarie: Anna Bolena di Alessandro
Pepoli (Venezia 1788), Enrico VIII ossia Anna Bolena di Ippolito Pindemonte (Torino 1816), che a
sua volta costituisce poco più che una traduzione dell'Henri VIII di Marie-Joseph Chénier (Parigi
1791).
Questo è stato il primo grande successo internazionale di Donizetti, dandogli la sua prima esposizione
al pubblico di Parigi e Londra. Pasta (nel ruolo di Anna) e Rubini (in Riccardo Percy) si sono esibiti
alla prima. Immensamente popolare per quasi mezzo secolo, è rientrato nel repertorio moderno dopo
una trionfante rinascita alla Scala con Callas nel 1957. Da allora l'opera si è rivelata un veicolo
prediletto per specialisti del bel canto come Sutherland, Sills e Caballé.
Fu a lungo luogo comune della critica che con Anna Bolena Donizetti emergesse dall'ombra di
Rossini in uno stile più personale, influenzato da Bellini. Ora, tuttavia, grazie alla nostra maggiore
familiarità con le opere che precedono Anna nel canone di Donizetti, questa nozione ingannevole è
stata superata dalla nostra comprensione. Il momento della partitura che è stato considerato più
"belliniano", il Larghetto di Anna nella scena finale, si è rivela essere una rielaborazione di un'aria
della prima opera eseguita da Donizetti, Enrico di Borgogna del 1818, sette anni prima della prima
opera di Bellini. La presenza di altri auto-imprestiti di materiale adattato a partire da cinque opere
napoletane di Donizetti degli anni '20 dell'Ottocento, rafforza ulteriormente l'ipotesi che Anna Bolena
sia più il prodotto di una propria maturazione.

ATTO 1 – Sala nel castello di Windsor, appartamenti della regina


L'opera si apre in uno degli appartamenti di Anna Bolena (soprano), i nobili sono irrequieti perché
sanno che il volubile cuore di Enrico, così come di Anna, si è innamorato di un'altra donna, di cui si
ignora l'identità. Anna è affranta della freddezza di Enrico [Enrico VIII] (basso) nei suoi confronti
(cavatina, Come, innocente giovane). Entra Giovanna Seymour [Jane Seymour] (mezzosoprano),
ancella di Anna, ed è proprio lei la nuova favorita del re. Giovanna teme che la regina sospetti
qualcosa (Ella di me sollecita), combattuta tra l'amore per il re e il rimorso per ciò che sta facendo ad
Anna. Giovanna, rimasta sola, rimugina sulle parole della regina (le aveva consigliato di non cedere
al fascino del trono, come invece ha fatto lei), divisa tra l'amicizia per lei e l'amore per Enrico, che
sopraggiunge proprio in quel momento. Nel loro duetto, Oh qual parlar, una di quelle potenti scene
di confronto che sono una specialità donizettiana, il compositore ha modificato la struttura
convenzionale ereditata da Rossini in modo da sottolineare il conflitto. ne segue un dialogo serrato in
cui il re dapprima promette all'amante il trono (Tutta in voi la luce mia), di voler ripudiare Anna, la
quale l’avrebbe tratto in inganno, sposandolo pur essendo ancora innamorata di Lord Riccardo Percy.
Enrico VIII la rassicura dicendole che troverà un modo per sciogliere il loro matrimonio; Giovanna
però non ha il coraggio di chiedergli in quale modo ma non riesce a convincere Enrico a desistere dal
suo "piano" contro Anna: l'unica maniera per fare sì che l'amata sia sua moglie è ripudiare la moglie
precedente, e afferma di avere trovato una maniera di sciogliere il legame matrimoniale con la Bolena.
Giovanna, atterrita, non osa sapere o chiedere di più (Ah, qual sia cercar non oso).
Rochefort (basso), fratello di Anna, è stupito di vedere Percy tornato dall'esilio (tenore, il cui esilio è
stato revocato dall’insistenza di Anna), primo amore di lei. Percy confida a Rochefort di aver sentito
voci sull'angoscia di Anna, ammettendo inoltre che la sua stessa vita è stata misera da quando è stato
separato da lei. La sortita di Percy assume la forma prevista di una doppia aria, ma la melodia
frastagliata della cabaletta con la sua intimidita tessitura rivela immediatamente la sua natura
avventata e appassionata.

Henry appare con una squadra di caccia, dopo aver organizzato il ritorno di Percy come una trappola
per Anna, ed è cupamente divertito dalla loro emozione quando i due ex amanti si rivedono di nuovo.
Il Larghetto del quintetto, Io sentii sulla mia mano, con i suoi ingressi canonici, è adattato dalla
benedizione nella scena iniziale de Otto mesi in due ore del 1827. Smeton (mezzosoprano), musicista
di casa di Anna e innamorato di lei, cerca di restituire il suo ritratto in miniatura, ma è costretto a
nascondersi quando Rochefort convince Anna a concedere un incontro a Percy e lei, a malincuore,
acconsente: Percy le dichiara il suo amore, ami sopito ma Anna, angosciata, lo implora di trovare
un’altra donna da amare poiché lei ormai è regina e teme per la sua reputazione. Il loro duetto
(S'ei t'abborre io t'amo ancora) rispecchia efficacemente il corso mutevole dei loro sentimenti: di lei,
la graduale perdita di compostezza; di lui, sempre più evidente disperazione.
Percy estrae la spada per uccidersi; interviene Smeton per difendere la regina, scambiando il tentato
suicidio per un attentato alla vita della regina. Anna sviene e il rumore della lotta richiama i cortigiani
e il re. Il re, soddisfatto per il successo del suo piano, accusa pubblicamente Anna di adulterio.
Smeton, nel tentativo di difenderla, lascia cadere inavvertitamente la miniatura di Anna ai piedi del
re, che viene considerata come prova evidente del tradimento. Il sestetto In quegli sguardi impresso,
che si sviluppa in un'ondata di emozione, mostra la grande abilità di Donizetti nel creare ensemble
vocali che si espandono inevitabilmente la tensione drammatica del momento. Protestando, Anne,
Percy e Smeton vengono arrestati, mentre tutto il coro lamenta le disgrazie che affliggono il regno
d'Inghilterra (Ah, segnata è la mia sorte).
ATTO 2
Jane va da Anna e le dice che il re la risparmierà se confesserà di amare Percy. Quando Jane ammette
che Henry ama un'altra donna, Anna chiede di conoscere la sua identità; incapace di trattenersi, Jane
confessa:il dichiararsi colpevole di tradimento la farebbe divorziare da Enrico, senza la minaccia della
condanna a morte. Questo potente duetto avanza in una serie di potenti passaggi solistici, a due fino
alla coda. Al processo di Anna, Smeton mente e ammette di essere l'amante di Anne, sperando di
salvarla, ma in realtà ne sigilla il destino. Anne e Percy vengono convocati davanti al consiglio. Jane
supplica il re di risparmiare la vita di Anne (nell’aria, Per questa fiamma). Nella Torre, Percy esorta
Rochefort a vivere (nell’aria, Vivi tu), ma entrambi rifiutano la stessa loro clemenza non toccherebbe
ad Anna. Nella sua cella, la mente di Anna vaga mentre ricorda il suo amore da ragazza per Percy
(nell’aria, Al dolce guidami castel natio). Quando i cannoni annunciano il nuovo matrimonio del re,
Anna chiede al cielo di non maledire la coppia reale, ma di avere pietà di loro.
Questi ultimi 20 minuti di Anna Bolena rivelano per la prima volta la matura capacità di Donizetti di
dare corpo a un'aria finale in modo che la trasformi in una scena avvincente. Dopo un bel ritornello
in fa minore (Chi può vederla), Anna entra insieme ad un regale preludio d'archi, con il quale il suo
aspetto - vestiti allo sbando, la sua mente sconvolta - fa da contrasto ironico.
Il suo recitativo rifiuta i suoi stati d'animo bruscamente mutevoli, sostenendoli con brevi idee
motiviche. A poco a poco cade nella nostalgia, pensando a Percy e alla volta in cui si sono innamorati
per la prima volta. Un corno inglese introduce la melodia, in seguito fungendo da obbligato alle sue
battute malinconicamente espansive. A differenza dei movimenti lenti nei finali d'aria di Bellini,
tipicamente ternari, Donizetti usa una forma binaria, in cui ogni sezione viene ripetuta e variata.
Dopo che i suoi compagni di prigionia sono entrati, il tempo di mezzo viene ampliato per includere
quella che equivale essere una piccola aria in più con pertichini, composta per orchestra da camera,
una squisita variante della melodia meglio conosciuta come Casa, dolce casa (Home,sweet home).
Un'irruzione di cannoni e campane annuncia il matrimonio precoce di Henry e Giovanna Seymour,
causando uno shock che ripristina il senno di Anna. Consapevole della sua situazione disperata, si
lancia nella sua cabaletta ad ampio raggio con la sua formidabile serie di trilli, concedendole
finalmente un'apoteosi isterica. Niente di ciò che Donizetti aveva fatto prima si avvicina alla portata
e all'intensità multiforme di questa magnifica scena.
Anna non inveisce contro Giovanna, rinnova anzi il suo perdono mentre ormai distrutta muore.
Percy, Rochefort e Smeton vengono portati via dalle guardie.

Giovanna Seymour: soprano o mezzosoprano?

Il ruolo di Giovanna Seymour, nel libretto originale, è indicato come "soprano": Elisa Orlandi, la
prima interprete, era una cantante in bilico tra i ruoli di mezzosoprano e soprano, tuttavia il ruolo fu
subito appannaggio di Giulia Grisied ed Eugenia Tadolini (in seguito entrambe famose protagoniste)
che erano invece soprani puri note per la dolcezza della voce; nella seconda metà dell'Ottocento, con
la crescente autonomia e diffusione della voce di mezzosoprano, i ruoli di «seconda donna soprano»
(come la Seymour, Adalgisa nella Norma ed Elisabetta I nella Maria Stuarda) divennero
appannaggio di tale registro vocale, riadattandone le originarie tessiture acute e conferendo a tali
personaggi un colore brunito e "matronale", di solito evocativo di sensualità, contrastando con il
carattere virginale e remissivo di tali ruoli. Se a differenza della Norma di Bellini, in cui si è assistito
a un saltuario ripristino delle tessiture originali, nel caso di Giovanna Seymour fin dalle riprese
dell'opera il personaggio è stato di nuovo affidato a mezzosoprani, talvolta dalla voce chiara e in
grado di sostenere l'originale tessitura sopranile (come Giulietta Simionato, Fiorenza
Cossotto, Shirley Verrett). A oggi le uniche rappresentazioni dell'opera con un soprano nel ruolo di
Seymour sono avvenute a Bergamo, al Donizetti Opera Festival, con il soprano ucraino Sofia Soloviy,
esibitasi sia nel 2006 (con Dīmītra Theodosiounel ruolo di Anna) che nel 2015 (accanto a Carmela
Remigio), e a Roma nel 2019, con la Remigio nel ruolo di Seymour e Maria Agresta nel ruolo di
Anna

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