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Nedda

La novella racconta la storia di Nedda, una ragazza povera che lavora come raccoglitrice di olive per prendersi cura della madre malata. Dopo la morte della madre, Nedda trova l'amore con un giovane di nome Janu ma lui muore presto lasciandola incinta e sola con una figlia che non riuscirà a crescere a causa della povertà.

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Nedda

La novella racconta la storia di Nedda, una ragazza povera che lavora come raccoglitrice di olive per prendersi cura della madre malata. Dopo la morte della madre, Nedda trova l'amore con un giovane di nome Janu ma lui muore presto lasciandola incinta e sola con una figlia che non riuscirà a crescere a causa della povertà.

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NEDDA

Nedda è una ragazza senza padre, raccoglitrice di olive che cura la madre ammalata e vive di
umiliazione e rassegnazione. Quando la madre muore, Nedda, incontra un povero ragazzo
giovane e da questo amore nasce una bambina gracile che morirà presto, quando il padre,
già ammalato, si rompe la schiena cadendo da un albero.
Verga narra come un giorno, davanti al caminetto con il fuoco acceso, si ricordò di una
fiamma vista ardere un giorno nel camino della fattoria del Pino alle pendici dell'Etna.
Intorno a quella fiamma, si stanno asciugando una ventina di ragazze, raccoglitrici di olive,
fradice di pioggia. Una sola tra loro resta in disparte, Nedda, diminutivo di Bastianezza. Alle
domande delle compagne, la fanciulla povera e timida, narra della sua miseria e della madre
gravemente malata. Alla fine della settimana, con i pochi soldi della paga, Nedda parte per
ritornare a casa.
Nel tragitto incontra Janu, un giovane del suo paese che è stato a lavorare a Catania. Giunta
a casa, trova la madre quasi agonizzante e poi la donna muore. Dopo averla seppellita,
Nedda accetta una nuova occupazione ad Aci Catena.
Il lavoro è ora più redditizio e consente alla ragazza maggiore serenità; Janu dopo pochi
incontri, le chiede di sposarlo. Fra i due nasce un rapporto passionale e gioioso, ma che non
porta alla felicità. Nedda infatti mostra presto i segni infamanti di una gravidanza
prematrimoniale; come se non bastasse, Janu si ammala di malaria e tuttavia, per affrettare
le nozze, non rinuncia a lavorare. Cade però da un ulivo e muore tra le braccia di Nedda.
La fanciulla rimane sola: abbandonata, disprezzata, sfruttata; presto le muore anche la
figlioletta che ha avuto da Janu e in cui Nedda aveva riposto tutte le speranze per
raggiungere una felicità che, ovviamente, non arriva.
Nedda segna l’inizio del secondo periodo dell’attività verghiana: l'autore tratta temi noti ma
li ambienta in un ambito contadino e rurale; i personaggi sono gli umili, gli ultimi, che
tentano di trovare un modo di vivere migliore, ma invano. Da questo momento in poi
l’autore ritorna all’ambiente siciliano e alla descrizione nuda e cruda delle miserie umane: la
strada verso Vita dei campi e I Malavoglia è ormai tracciata. Nedda è un personaggio di
passaggio verso le opere veriste del narratore siciliano; ma già nella drammatica conclusione
di questa storia si può forse intravedere, attraverso la voce di Nedda stessa, qualcuno dei
futuri protagonisti di “Vita dei campi”.

COMMENTO GENERALE E PERSONALE


La novella Nedda racconta la storia di una giovane popolana chiamata Nedda e delle sue
terribili fatiche. Il mondo descritto è complicato, mondo in cui quando si va al lavoro si deve
pagare al padrone il pasto e l’alloggio in cui si dorme e dove le donne sono considerate
fragili e sottopagate rispetto agli uomini.

Nedda è una ragazza che lavora molto, per assicurare alla madre le cure per la sua malattia,
ma dopo la sua morte rimane da sola. La ragazza è una gran lavoratrice, ma ha timore del
mondo che la circonda, poiché la sua vita è sempre stata piena di sacrifici. Quando però
trova l’amore, un ragazzo di nome Janu, sembra che tutto vada per il meglio. Questa
situazione viene ben presto rovinata dalla malattia di Janu, le febbri, che lo porta alla morte
mentre si trova lontano per guadagnare i soldi necessari per il matrimonio e purtroppo
lascia Nedda in attesa di un bambino. Dopo aver dato alla luce la bambina, però, non
potendo sostenere tutte le spese e vivendo perciò di stenti, non riesce a sfamare la bambina
che muore in pieno inverno.

La novella proietta la vita di quel tempo e vuole far conoscere anche la situazione
economica e sociale dei cittadini, poiché, come Nedda ce ne furono tante. Soprattutto la
medicina non era molto sviluppata.

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