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Poesie: Di Ciro Di Pers

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Poesie

di Ciro di Pers

Letteratura italiana Einaudi


Edizione di riferimento:
a cura di Michele Rak, Einaudi, Torino 1978

Letteratura italiana Einaudi


Sommario

1. Non essendo piú innamorato non sa piú far versi 1


2. Vista dell’amata di primavera, in su l’aurora 2
3. A un usignolo 3
4. Verno 4
5. Impedito da la pioggia non può veder l’amata 5
6. Agli occhi della sua donna 6
7. Fatto amante divien piú continente 7
8. Amor platonico 8
9. Anniversario amoroso 9
10. Anniversario amoroso 10
11. Chiome e occhi 11
12. Partenza 12
13. Partenza 13
14. Partenza 14
15. Lontananza 15
16. Amor pudico 16
17. Bella ricamatrice 17
18. Al signor Alessandro Berardelli pittore 18
19. Contrarietà d’affetti 19
20. Chiome nere 20
21. Vede l’amata priva in gran parte 21
22. Ama la sua donna ancorché men bella 22
23. In morte di Nicea 23
24. Segue 24
25. Segue 25
26. Segue 26
27. Segue 27
28. Segue 28
29. Segue 29
30. Segue 30

Letteratura italiana Einaudi


Sommario

31. Segue 31
32. In morte di Nicea al signor Pietro Michele 32
33. Nel medesimo suggetto 33
34. Nel medesimo soggetto 34
35. Al sepolcro di Nicea 35
36. Lidia invecchiata vuol parer giovane 36
37. Per la medesima 37
38. Per la medesima 38
39. Per la medesima 39
40. Per la medesima 40
41. Per la medesima 41
42. Per la medesima 42
43. A la signora Maria detta Celia in commedia 43
44. Bella danzatrice per nome Elena 44
45. Bella per nome Laura 45
46. Bella e saggia dama per nome Felicita 46
47. Bella per nome Chiara 47
48. Bella per nome Smeralda 48
49. Bella per nome Mercuriola 49
50. A Cecilia cantatrice 50
51. Che le donne amano piú i ricchi doni 51
52. Vuol piú tosto patire per Nicea 52
53. Ad un amico fortunato in amore 53
54. Ad un amico la cui donna giocava alle piastrelle 54
55. Veste nera 55
56. Azzurro lodato in paragone al verde 56
57. Bella principessa uccide un cignale 57
58. Bella donna mascherata da demonio 58
59. Bella penitente 59
60. Bella donna con un fanciullo in braccio 60

Letteratura italiana Einaudi iv


Sommario

61. Per la medesima 61


62. Bella donna lusingata dall’amante 62
63. Per la medesima 63
64. Ad un amico innamorato altamente 64
65. Lodi di bella donna 65
66. Lodi di bella donna 66
67. Alla maestà dell’imperadore Leopoldo I 67
68. Per la nascita d’una figliuola alla maestà 68
69. In morte di Gustavo Adolfo re di Svezia 69
70. Alla regina di Svezia 70
71. Per la medesima quando venne a Roma 71
72. Per la medesima 72
73. Ad un cavallo del serenissimo gran duca 73
74. Per il serenissimo arciduca Ferdinando d’Inspruc 74
75. All’altezza serenissima del signor principe 75
76. Si lodano gli studi del serenissimo principe 76
77. Lodasi un principe di Toscana 77
78. All’eccellentissimo bailo Alvise Contarini 78
79. Al signor Andrea Valiero 79
80. Al signor Andrea Valiero mentre era alla caccia 80
81. Al signor Enrico Treo 81
82. Al signor conte Flavio Querengo 82
83. Al signor Giulio signor di Sbroiavacca 83
84. Per i salmi di David tradotti in ottava rima 84
85. All’eminentissimo signor cardinale Cornaro 85
86. Per la medesima opera 86
87. Lodasi Salvador Rosa, pittor famoso 87
88. Ad un giovane che mostrava diletto di poesia 88
89. Per I lamenti d’Erminia 89
90. In morte di Lope de Vega poeta spagnuolo 90

Letteratura italiana Einaudi v


Sommario

91. Per la medesima occasione 91


92. Orologio solare in un crocifisso 92
93. Orologio da sole 93
94. Orologio da polvere 94
95. Orologio da polvere 95
96. Orologio a ruote 96
97. Terremoto 97
98. Terremoto 98
99. Prega Dio che lo sollevi dagli amori terreni 99
100. Iam hyems transiit, imber abiit etc. 100
101. Lodasi la fatica 101
102. Nuovo anno nuova neve 102
103. Arsura intempestiva 103
104. Al sonno 104
105. Miseria umana 105
106. L’autore è travagliato da mal di pietra 106
107. Improvisa morte di bella donna 107
108. Anniversario di nascita e di morte ad un amico 108
109. In morte d’un amico 109
110. Al signor Giulio Sbroiavacca 110
111. Per una nipotina dell’autore 111
112. In morte d’un figlioletto del signor Carlo 112
113. Al signor Giulio Sbroiavacca 113
114. Per la morte della signora marchesa 114
115. Alla signora Giulia de’ Signoridi Strasoldo 115
116. Al signor Andrea Valiero in risposta 119
117. Per bella dama fiorentina per nome Ma 122
118. Pianto di bella vedova 124
119. Per una bellissima dama 127
120. Ad un cavaliere innamorato d’una mora 129

Letteratura italiana Einaudi vi


Sommario

121. Per le nozze de’ signori Federigo e Massimilla 131


122. Per Cristina augusta regina di Svezia 135
123. All’Altezza Serenissima de l’arciduca Leopoldo 136
124. Al signor Giulio Antonio Frangipani 140
125. Al signor Mattia Zorzi senator veneto 144
126. Al signor Giorgio Contarini luogotenente 146
127. Italia avvilita 149
128. Risposta alla canzone del signor Carlo 153
129. A bella donna che addimanda rime 156
130. Verno 157
131. Alla signora Maria Celia in comedia 158
132. Per la signora Maria N. 159
133. Per la stessa 160
134. Occhi azzurri 161
135. Li tre orologi da mostra 162
136. Bella penitente 163
137. Bella donna vestita di nero 164
138. Per tirar di balestra agli uccelli 165
139. E finito ogn’altro amore 166
140. Veste bianca 167
141. Diversi effetti degli occhi amati 168
142. In partenza 169
143. Ritornato non può veder l’amata 170
144. Alla maestà dell’imperatore Leopoldo I 171
145. Alla medema maestà 172
146. Travagliato l’autore da mal di pietra 173
147. Al padre Zacchia domenicano 174
148. Per l’andata a Roma della regina di Svezia 175
149. Scusa in giovine cavaliere l’amore di nobil 176
150. Recidiva 177

Letteratura italiana Einaudi vii


Sommario

151. Per la signora Maria N. amata e servita 178


159. Bella che cuce 179
153. All’Altezza Serenissima del signor prencipe 180
154. Roma vittoriosa contra tutte l’altre nazioni 181
155. Al signor Pace Pasini 182
156. Alla stessa 183
157. Segue 184
158. Segue 185
159. Bella dipannatrice 186
160. In morte di Nicea 187
161. Nello stesso soggetto 188
162. Misterio I gaudioso 189
163. Misterio II gaudioso 190
164. Misterio III gaudioso 191
165. Misterio IV gaudioso 192
166. Misterio V gaudioso 193
167. Misterio I doloroso 194
168. Misterio II doloroso 195
169. Misterio III doloroso 196
170. Misterio IV doloroso 197
171. Misterío V doloroso 198
172. Misterio I glorioso 199
173. Misterio II glorioso 200
174. Misterio III glorioso 201
175. Misterio IV glorioso 202
176. Misterio V glorioso 203
177. Al buon ladrone 204
178. San Tomaso 205
179. Nel monacarsi d’una dama 206
180. Lodi a bella donna 207

Letteratura italiana Einaudi viii


Sommario

181. Piú facondi in amore gli occhi che la lingua 208


182. Sopra l’archibugiar in valle 209
183. Donna gravida liberata dalla morte 210
184. Verme di seta 211
185. Bella donna mascherata da cingara 212
186. Ad un amico che aveva presa moglie 213
187. A monsignor Giovanni Ciampoli 214
188. In morte del cavaliere fraCoriolano Cavalcanti 215
189. Al signor Domicio Bombarda 216
190. * Al signor Francesco Bolani 217
191. *Verme da seta 218
192. *Bicchieri 219
193. Paragona la vita umana all’orologio da polve 220
194. Per l’Eraclito. Pianti morali 221
195. Predestinazione 222
196. Italia calamitosa 225
197. A Iola 238
198. Fileno racconsolato 248
199. Al sonno 255
200. Bella scapigliata dalla madre 256
201. Bella per nome Serafina 257
202. Alla stessa 258
203. Per una colomba d’argento 259
204. In morte del principe Almerico d’Este 260
205. In morte di Francesco d’Este duca di Modona 261
206. Al serenissimo Carlo duca di Mantova 262
207. Condizion de’ monarchi 263
208. Nella nascita d’una figliuola alla maestà 264
209. A bella dama chiamata Aurora 265
210. In morte della signora Paula Rota 266

Letteratura italiana Einaudi ix


Sommario

211. Giovane filosofo e leggista 267


212. Al padre fra Emanuele Orchi 268
213. Al signor marchese Ercole Trotti 269
214. Al monsignor Giovanni Ciampoli 270
215. Allo stesso 271
216. Al signor Marc’Antonio Morosini in risposta 272
217. Che misero è quell’amore 275
218. Per le nozze delle maestà di Ferdinando 278
219. Al signor Giovanni Moresini 282
220. Risposta di Polinice ad Argia 285
221. Preghiere 289
222. Lodi di bella donna 290
223. Bella per nome Bianca 291
224. Bella donna che rappresenta la Superbia 292
225. Bella piangente 293
226. Bella Ginevra 294
227. Bella Giacinta 295
228. Bella per nome Chiarastella 296
229. Bella per nome Ardea 297
230. Per la signora Paolina Agrimani 298
231. Preghiere 299
232. In lontananza 300
233. Al signor Liberal Motensi 301
234. Bella mascherata 302
235. Impensato impedimento di porta chiusa 303
236. In morte di Nicea 304
237. Nel medesimo soggetto 305
238. Ad un amico che, dopo morta l’amata 306
239. Alle sue rime amorose 307
240. Santa Cristina 308

Letteratura italiana Einaudi x


Sommario

241. Per la stessa 309


242. Per la stessa 310
243. Santo Antonio di Padova 311
244. Meditazione in andando alla santissima 312
245. In morte del duca Francesco d’Este 313
246. Senator veneto sommerso per borasca 314
247. In morte dibella donna di casa d’Arco 315
248. Per la campana nel regno d’Aragona 316
249. Al signor Pichisino 317
250. L’autore travagliato da mal di vertigini 318
251. Al signor Giulio di Sbroiavacca 319
252. Per la morte di don Iginio Maniaco 320
253. Per la tomba del Tasso 321
254. Risposta 322
255. Per le nozze de’ signori 323
256. Al signor Giulio di Sbroiavacca 326
257. Al signor Alessandro de’ signori di Coloreto 328
258. L’Anacreonte 331
259. Della miseria e vanità umana 333

Appendice 341
*260. Per bella dama che sudava nel confessarsi 342
*261. Infermità di bella donna 343
*262. Bella donna ebrea 344
*263. Per amante inferior di natali della sua donna 345
*264. Per una penna donatali dalla donna 346
*265. Amore ed il tempo congiurati contro l’uomo 347
*266. Ego sum qui sum 348
*267. Sopra il proprio letto 349
*268. Ercole a Megara 350

Letteratura italiana Einaudi xi


Sommario

*269. Bella donna all’amante 355


*270. Bella donna all’amante, che va alla guerra 356
*271. Risposta 357
*272. San Gaetano Thiene fonda la sua religione 358
*273. A san Gaetano 359
*274. Al medesimo san Gaetano Thieni 360
*275. Cuore di san Gaetano volante al cielo 361
*276. A santa Rosa di Lima domenicana 362
*277. Per la fondazione della Chiesa Nuova 363
*278. San Filippo Neri per sfuggir la stima 364
*279. San Filippo Neri ricusa la dignità cardinalizia 365
*280. Parallelo tra san Filippo Neri e Filippo re 366
*281. Nella morte di san Filippo Neri 367
*282. Fileno a Iola 368
*283. Fiore donato 372
*284. 373
*285. 374

Letteratura italiana Einaudi xii


1.
Non essendo piú innamorato non sa piú far versi

Mentre due stelle luminose ardenti


m’empier gli occhi di lume, il sen d’ardore,
piansi cantando armonici lamenti
e le querele mie furon canore. 4
Ma già non posso ai musici concenti
discior la lingua se disciolto ho ’l core,
né la cetra animar di dolci accenti
se mio plettro non è l’arco d’Amore. 8
Piú di desío languendo il cor non giace
non mi percuote piú la freccia d’oro,
piú non m’infiamma l’amorosa face. 11
Il cigno quando langue è sol canoro,
se percossa non è la cetra tace
e tra le fiamme sol stride l’alloro. 14

Letteratura italiana Einaudi 1


Ciro di Pers - Poesie

2.
Vista dell’amata di primavera, in su l’aurora

Con la fronte vermiglia e ’l piè dorato


sorgea l’Aurora a ricondurne il giorno,
sorgea piangendo e di fioretti adorno,
mentre ch’ella piangea, rideva il prato. 4
Un vago rusignol, musico alato
pennuta cetra, delle cetre a scorno
s’udia con note querule d’intorno
l’aure addolcir d’armonioso fiato, 8
quand’ecco lei, che per mio mal mi piacque,
ch’esce cantando e ’l biondo crine infiora
e fà de’ fregi suoi giudici l’acque. 11
Augel piú non udii né vidi Aurora,
non so se l’una sparve e l’altro tacque
o s’io divenni e cieco e sordo allora. 14

Letteratura italiana Einaudi 2


Ciro di Pers - Poesie

3.
A un usignolo

Vago usignuol, che i queruletti accenti


accordi al mesto suon de’ miei sospiri
e vai rotando in flessuosi giri
i tuoi musici fiati or presti or lenti, 4
se importuno Aquilon co’ soffi algenti
il tuo albergo oltraggiando unqua non spiri,
se il vicin fonte i garruli zaffiri
fermi al tremulo suon de’ tuoi lamenti, 8
vanne a Nicea, racconta il duolo ond’io
muovo a pietà le piú selvagge piante,
i duri sassi e ’l fuggitivo rio, 11
vanne a volubil donna, augel volante,
ministro alato d’un alato dio,
messo doglioso di doglioso amante. 14

Letteratura italiana Einaudi 3


Ciro di Pers - Poesie

4.
Verno

Giunto è il verno, o Nicea, mira ch’avvolto


d’intorno è ’l suol d’un bianco e freddo velo,
scacciato il caldo dal nemico gielo
ne’ tuoi begli occhi e nel mio petto è accolto, 4
tutto fra dense nubi è ’l cielo involto,
là su piú non appare il dio di Delo,
o col bel volto tuo cangiato ha ’l cielo
o fugge il paragon del tuo bel volto, 8
perché co’ raggi tuoi non lo consumi
di nevoso rigor s’arma il terreno,
lo stupor, piú che ’l gielo, arresta i fiumi, 11
ma già la neve innanzi a te vien meno
o sciolta da l’ardor de’ tuoi bei lumi
o vinta dal candor del tuo bel seno. 14

Letteratura italiana Einaudi 4


Ciro di Pers - Poesie

5.
Impedito da la pioggia non può veder l’amata

Continua pioggia, ch’importuna scende


assai piú che l’ mio pianto a me noiosa
mentre a mirar n’andrei Nicea vezzosa,
la vita insieme e i passi a me sospende. 4
Il rio vicin, ch’oltre ogni riva ascende,
mi fa d’intorno una prigione ondosa
e cosí, ahi lasso, la stagion piovosa
piú d’un ciel piú d’un sole a me contende. 8
S’io non posso veder le luci sante
almen vedessi il sol nel cui splendore
vagheggerei ritratto il lor sembiante. 11
Deh, che per far immenso il mio dolore
il fuoco, ohimè, non ti parea bastante
se l’acque ancor non aggiungevi, Amore? 14

Letteratura italiana Einaudi 5


Ciro di Pers - Poesie

6.
Agli occhi della sua donna

Raggi del sol eterno, occhi beanti,


lucide stelle d’animanti sfere
dove Amor ha ’l suo ciel, dove agli amanti
impon le leggi placide e severe, 4
sforzano i vostri moti onesti e santi
con influssi d’ardor l’alme piú altere
e ne’ cori alternate i risi e i pianti
mentre or pietose vi movete, or fere. 8
Altri sollevi pur l’occhio e l’ingegno
per saper quai fortune il ciel gli apporte,
a contemplare ogni stellante segno. 11
Que’ duo bei lumi a me rotan la sorte,
in lor è scritta a lettere di sdegno
la sentenza crudel de la mia morte. 14

Letteratura italiana Einaudi 6


Ciro di Pers - Poesie

7.
Fatto amante divien piú continente

Prima, Nicea, che ’l tuo bel ciglio ardente


mi soggettasse agli amorosi oltraggi
per l’orme del piacer torti vïaggi
feron col senso i miei desir sovente. 4
Ora d’Amor lo stimolo pungente
desta ne l’alma mia pensier piú saggi
e mi porgono i tuoi pudichi raggi
non men che fiamma al cor luce a la mente. 8
Veggio ch’ogni tua cura al ciel diretta
have d’eterno ben santo desío
e che lassú ten poggi, anima eletta, 11
e voglio, al ciel drizzando i passi anch’io,
la tua scorta seguir, pura angioletta,
per teco unirmi eternamente in Dio. 14

Letteratura italiana Einaudi 7


Ciro di Pers - Poesie

8.
Amor platonico

Questa bellezza fral, ch’alletta i sensi


a fugace piacer, vano diletto,
non ha, Nicea, non ha d’immondo affetto
con bassa cura i miei desiri accensi. 4
Altri se l’abbia pur, che non conviensi
al mio amor immortal mortale oggetto,
aureo crin, nero ciglio e bianco petto
le sue brevi dolcezze altrui dispensi, 8
ch’io sol amo quel bel cui forma un velo
di caduche vaghezze il tuo sembiante,
quel cui di morte non offende il gelo. 11
Poi, quando al lor principio eterne e sante
sian le nostr’alme ricongiunte in cielo,
sarà la mia de la tua stella amante. 14

Letteratura italiana Einaudi 8


Ciro di Pers - Poesie

9.
Anniversario amoroso

Già ’l sol tredici volte il cerchio impresso


de le sfere stellanti ha scorso intorno
col ricondur quell’infelice giorno
in cui, misero me, perdei me stesso 4
ed io, pur sempre da i martiri oppresso,
a rinovar le lagrime ritorno
e qual da prima il vidi, il volto adorno
ho sempre inanti dalla mente espresso. 8
Dunque sol non ti cede il mio tormento
o misura del moto, o re degli anni?
Ei sol da’ giri tuoi non fia mai spento? 11
Ah, ben vegg’io ch’a liberar d’affanni
questo misero cor voli sí lento
perché bagnati hai del mio pianto i vanni. 14

Letteratura italiana Einaudi 9


Ciro di Pers - Poesie

10.
Anniversario amoroso

Quest’è ’l dí, l’ora è questa e questo è ’l loco


in cui primier m’accese Amor tiranno,
oggi fornisce il quartodecim’anno
che porto in seno il pertinace foco. 4
Omai dal lungo lamentar son roco,
né punto si rallenta il grave affanno
e ’ndarno a disgombrar nube d’inganno
da schernita ragion soccorso invoco. 8
Io pure il luogo onoro, onoro il giorno
che segnalato è pe’ miei danni e sento
spirar Amore a quest’erbette intorno. 11
Né del mio folle vaneggiar mi pento
e mi convien, de la ragione a scorno,
gli strumenti adorar del mio tormento. 14

Letteratura italiana Einaudi 10


Ciro di Pers - Poesie

11.
Chiome e occhi

O raggi del mio sol chiome lucenti,


o soli del mio cielo occhi divini
lacci de l’alma preziosi e fini,
strali del core lucidi e pungenti 4
non siate, o lumi, in saettarmi lenti,
non siate lenti in allacciarmi, o crini,
per voi soavemente in su’ confini
de le gioie languisco e de’ tormenti. 8
Del mio penar, del mio servir io godo,
dolce è la prigionia, dolce il martoro
da sí bella saetta e sí bel nodo. 11
Se ben trafitto ed annodato io moro
o luci o trecce ancor morendo lodo
gli strali di zaffiro e i lacci d’oro. 14

Letteratura italiana Einaudi 11


Ciro di Pers - Poesie

12.
Partenza

Questi i congedi son ch’ultimi prendo


da te, bella Nicea, lascio ogni speme
di piú vederti e al duol che ’l cor mi preme
né chiedo aita né pietade attendo. 4
Le pure fiamme ond’io mi struggo ardendo
come le prime fur saran l’estreme,
con le funeree faci unite insieme
porterolle al sepolcro ancor morendo. 8
Ti dimando perdon se i guardi intenti
osai fissar ne’ lumi tuoi celesti,
se ben pari a l’ardir n’ebbi i tormenti. 11
Con la pace riman ch’a me togliesti,
tante il ciel porga a te gioie e contenti
quante tu pene e doglie a me porgesti. 14

Letteratura italiana Einaudi 12


Ciro di Pers - Poesie

13.
Partenza

Occhi per gire al ciel lucide scorte


a me sí dolci un tempo e sí gioconde
per sempre il vostro lume a me s’asconde,
mai piú non rivedrovvi, ahi dura sorte. 4
Legno guerrier vo’ ch’a cercar mi porte
del rauco Egeo le procellose sponde,
che dal furor de’ barbari e de l’onde
convien ch’io vada a mendicar la morte. 8
Nicea, vado a morir: con quale affetto
de la mia morte udrai l’annunzio rio?
Qual sentirai nel cor doglia o diletto? 11
Ah, ch’io stimo feiice il fato mio
s’allor, traendo un sol sospir dal petto,
dirai: «Per troppo amarmi egli morío». 14

Letteratura italiana Einaudi 13


Ciro di Pers - Poesie

14.
Partenza

De l’infido Tirren nel grembo ondoso


vado ad espor la vita a l’onda, al vento
e là ’ve Proteo pasce il salso armento
di pensier pascerò stuolo noioso. 4
Qualor Nettuno udrò fremer cruccioso
sperando che sommerga il mio tormento
io diletto n’avrò s’altri spavento,
s’altri crudele io ’l chiamerò pietoso. 8
E ben tal fine attendo al mio penare
poiché l’incendio mio sí grave e tanto
spegner potrebbe appena altro che ’l mare. 11
E ciò avverrà se ’l cor naufrago intanto
non s’affonda in un mar di doglie amare
tra venti di sospiri, onde di pianto. 14

Letteratura italiana Einaudi 14


Ciro di Pers - Poesie

15.
Lontananza

Occhi dolenti al fin riposo avrete,


riposo al fin, dolente core, avrai,
dal lume abbagliator lungi sarete
da l’arciera beltà lungi sarai, 4
calde lacrime omai piú non spargete,
non sparger piú caldi sospiri omai,
pur con la fuga al fin delusa avete
la ministra crudel de’ vostri guai. 8
Ah, che indarno al mio mal spero ristoro,
oh, di fero destin duro tenore!
Peno d’appresso e da lontano io moro. 11
Né finisce la morte il mio dolore
che vive oltre la vita il mio martoro,
tolta agli occhi la luce e l’alma al core. 14

Letteratura italiana Einaudi 15


Ciro di Pers - Poesie

16.
Amor pudico

Se di lascivo ardore impuro foco


giammai per te, Nicea, m’accese il petto,
se di voglia impudica indegno affetto
tra’ miei casti pensieri ebbe mai loco 4
e del cielo e d’Amor lo sdegno invoco
congiunto a’ danni miei, sí che disdetto
mi fia del sole il lume e del tuo aspetto,
sí ch’ambo il mio martir prendano a gioco. 8
Amante non vulgar con pura fede
dell’interna beltà vagheggio il lume
che trasparer pe’ gli occhi tuoi si vede. 11
Pure son le mie brame e non presume
il mio sincero Amore altra mercede
che, beando la vista, arder le piume. 14

Letteratura italiana Einaudi 16


Ciro di Pers - Poesie

17.
Bella ricamatrice

Nicea, ne la tua man leggiadra e cara


scherza con varie sete ago sottile
e, ogn’altro paragon stimando vile,
prende con la natura industre gara. 4
Anzi, qualor con nobil arte e rara
fai sui manti fiorir serico aprile,
studia Flora a comporre opra simile
e da te i prati a ricamare impara. 8
De l’opre tue sol quando in te m’affiso
veggio l’esempio, in te che ’l volto infiori
ne le piaggie, cred’io, del paradiso. 11
Ben mi dice un pensier che i tuoi lavori
sien piú che de la mano opra del viso,
che ’l sol produce e non la neve i fiori. 14

Letteratura italiana Einaudi 17


Ciro di Pers - Poesie

18.
Al signor Alessandro Berardelli pittore,
perché facesse il ritratto della sua donna

Per temprare, Alessandro, i miei dolori


fà che l’arte mendace al guardo mio
spieghi le sue mute menzogne, ond’io
miri l’ombra del sol ne’ tuoi colori. 4
La mia donna dipingi e veri ardori
trarrà da finto foco il mio desío,
prendi uno stral de l’acidalio dio
e disegna con esso i bei lavori. 8
Per colorir poscia il disegno avrai
de l’Iri il velo e de l’Aurora il manto
e, per farne il pennel, del sole i rai, 11
ma, per formare a sí bei lumi a canto
l’ombre di crudeltà, stemprando andrai
il nero fumo de’ sospir col pianto. 14

Letteratura italiana Einaudi 18


Ciro di Pers - Poesie

19.
Contrarietà d’affetti

Se ben de’ raggi lor mi sono avari


gli amati lumi e se ben chiudo in petto
un mal gradito Amor, con lieto aspetto
del cor mentisco i sentimenti amari. 4
Io, perché so ch’a la mia dea son cari,
de’ miei propri martir prendo diletto
e fo veder ch’Amore in un suggetto
e in un sol tempo unir puote i contrari. 8
Mentre teco, o Nicea, vive il mio core
anch’egli ha parte del piacer che senti,
sent’anch’egli piacer del suo dolore. 11
Ad onta di fortuna ambo contenti
siam pur al fin, mercè d’odio e d’amore,
io de’ tuoi gusti e tu de’ miei tormenti. 14

Letteratura italiana Einaudi 19


Ciro di Pers - Poesie

20.
Chiome nere

Chiome etiope, che da’ raggi ardenti


de’ duo soli vicini il fosco avete,
voi di mia vita i neri stami sete
onde mi fila Cloto ore dolenti. 4
O del foco d’Amor carboni spenti,
ma che, spenti, non meno i cori ardete,
pietre di Patto che mostrar solete
falsi d’ogn’altro crin gli ori lucenti. 8
O di celeste notte ombre divine,
in due emisperi è ’l ciel d’Amor diviso
e voi del giorno suo sete il confine. 11
Venga chi veder vuole entro bel viso
con una bianca fronte e un nero crine
dipinto a chiaro scuro il paradiso. 14

Letteratura italiana Einaudi 20


Ciro di Pers - Poesie

21.
Vede l’amata priva in gran parte dell’esterna bellezza

Veggio veggio, Nicea, le tue vezzose


guancie obliar le porpore native
che, quasi timidette e fuggitive,
vansi tra i gigli ad occultar le rose. 4
Le nevi, ove le fiamme Amor nascose,
son de la lor vaghezza in parte prive
e con languidi raggi e semivive
faville ardon le tue luci amorose. 8
Scema in te la bellezza e forse ancora
di par negli altrui cor manca il desío
mentre manca quel bel che gl’innamora, 11
ma non scema però l’affetto mio,
ch’oggetto fral non ama e solo adora
un raggio in te de la beltà di Dio. 14

Letteratura italiana Einaudi 21


Ciro di Pers - Poesie

22.
Ama la sua donna ancorché men bella

Languidi raggi e scoloriti fiori


entro ’l bel volto tuo scorgo, Nicea,
e pur quivi il mio sen, come solea,
s’arricchisce di gioie e di dolori. 4
Sfavilla ancor per entro a’ tuoi pallori
quel non so che, quel che mi strugge e bea,
piú vago un tempo il tuo bel ciglio ardea,
ma non vibrava già piú gravi ardori. 8
Sempre per me tu sarai bella ed io
sempre amante per te; non è mortale,
non ha mortale oggetto il mio desío, 11
indarno il tempo s’arma, indarno assale
la tua beltà co’ gli anni e ’l foco mio,
che non soggiace a lui, cosa immortale. 14

Letteratura italiana Einaudi 22


Ciro di Pers - Poesie

23.
In morte di Nicea

Dov’è la mia bella angioletta e pura


ch’a la terra ed al cielo in van la chieggio?
Me l’han rapita i fati, io ben m’avveggio,
me l’han celata entro una tomba oscura. 4
A qual uso le lacrime, o Natura,
mi desti tu s’or rattener le deggio,
che dell’eterna man sparita io veggio
la piú leggiadra e piú gentil fattura? 8
De l’aspetto divin, che piena fede
far ne potea del paradiso in terra,
a che morte ne ha fatto avare prede? 11
Le pompe di bellezza un marmo serra,
i tesori d’Amor morte possiede,
i trofei d’onestà giaccion sotterra. 14

Letteratura italiana Einaudi 23


Ciro di Pers - Poesie

24.
Segue

Vita mortale a Dio, piú da qui inanti


nulla sia mai che da te brami o speri,
tutti volgo alla morte i miei pensieri,
lungi lungi da me felici amanti,4
lungi lungi festosi e lieti canti,
armoniosi plettri e lusinghieri,
fuor che ’l mio duol non cerco altri piaceri
e non vo’ per delizie altro che pianti. 8
Piango, misero me, piango a tutt’ore
il danno mio ch’ogn’altro danno eccede
e non trovo pietade al mio dolore. 11
Ma forse il mio dolor perde la fede
perch’essendo senz’alma e senza core
ch’io mi possa doler nessun mi crede. 14

Letteratura italiana Einaudi 24


Ciro di Pers - Poesie

25.
Segue

Il grave affanno c’ho ne l’alma accolto


sfogar co’ pianti e co’ sospir m’ingegno
e, mentre pur pietà cercando vegno,
il mio dolor improverarmi ascolto. 4
V’è chi mi dice: «Di che piangi, o stolto?
La morte di colei che prese a sdegno
sempre il tuo amor, che mai non ti fe’ degno
né pur d’un solo sguardo in te rivolto?» 8
Quest’è ben ver, ma del mio puro affetto
erano i suoi rigor sprone e non freno,
che piú degno scoprian l’amato oggetto. 11
S’ella avesse per me nel casto seno
a non dovuto Amor dato ricetto
io l’avrei meno amata e pianta meno. 14

Letteratura italiana Einaudi 25


Ciro di Pers - Poesie

26.
Segue

E quando mai, quando verrà quell’ora,


ch’un secolo mi sembra ogni momento,
che, lasciando a la terra il corpo spento,
voli con l’alma ove il mio ben dimora?4
È nel giardin ch’eterno aprile infiora,
e i fiori son piacer, gioia e contento,
preme i lieti sentier co’ piè d’argento
e di fregi stellanti il crin s’indora. 8
Morte a vita immortal gli aprí le porte,
me d’un lento morir pena infinita
qui pur ritien con dolorosa sorte. 11
Quind’io sempre chiedendo al cielo aita
piango la vita mia non la sua morte,
anzi la morte mia non la sua vita. 14

Letteratura italiana Einaudi 26


Ciro di Pers - Poesie

27.
Segue

O tu, che sciolta dal corporeo manto


a l’empireo volasti, alma gentile,
se lassú non si sdegna un priego umile
pon mente al mio dolor, mira il mio pianto. 4
Viva t’amai con puro affetto e santo,
che tu forse stimasti immondo e vile,
morta ti piango e ’n doloroso stile
al tuo nome consacro il flebil canto. 8
Or ch’al tuo sguardo il ver piú non si vieta
in questo cuor di ricercar ti degna
ogni parte piú chiusa e piú segreta 11
e se vedrai che impura fiamma indegna
mai non m’arse per te, cortese e lieta
fà sí con Dio ch’a rivederti io vegna. 14

Letteratura italiana Einaudi 27


Ciro di Pers - Poesie

28.
Segue

Anima bella che dal ciel mi senti


pietosa forse de’ mia gravi affanni
perdonami s’io piango i propri danni
mentre dovrei goder de’ tuoi contenti. 4
Ben so che del mio amor gli affetti ardenti
non aborrisci piú, piú non condanni,
che l’occhio tuo, ch’or non patisce inganni,
vede a qual fine ebbi i pensier intenti. 8
Tu ne pur un sol guardo in me volgesti,
cosí volle onestà, né da me furo
già mai bramati altri piacer ch’onesti, 11
sol con affetto riverente e puro
far mi voll’io de’ raggi tuoi celesti
lucida scorta in questo mondo oscuro. 14

Letteratura italiana Einaudi 28


Ciro di Pers - Poesie

29.
Segue

Sparita è ogni mia luce, ogni mio bene,


non mi riman che tenebre e dolore,
versiamo pure il lacrimoso umore
ch’altro officio, occhi miei, non ci conviene. 4
Turbiam pur co’ sospir l’aure serene,
o mio dolente e tenebroso core,
mostriam, piangendo, il mio penoso errore
e, sospirando, l’orride mie pene. 8
Nulla mai di lucente o di giocondo
potrà la mia temprar pena infinita,
il mio rasserenare orror profondo, 11
che senza lei, che sovra i cieli è gita,
un’oscura prigion mi sembra il mondo,
una morte crudel parmi la vita. 14

Letteratura italiana Einaudi 29


Ciro di Pers - Poesie

30.
Segue

Gli audaci miei pensier spiegando l’ale


trattan l’aeree strade ond’al ciel vassi
per giunger là dove beata stassi
Nicea, ch’è nel morir fatta immortale,4
ma non han forza a l’ardimento uguale
onde, cadendo affaticati e lassi,
vanno pur a posarsi entro a quei sassi,
che rinchiudon di lei la spoglia frale, 8
ma delle belle membra il tempio casto
ove adorar solean forme divine
trovan da morte profanato e guasto, 11
riedon a me tutti dolenti al fine
a rapportar che l’amoroso fasto
un oscuro sepolcro ha per confine. 14

Letteratura italiana Einaudi 30


Ciro di Pers - Poesie

31.
Segue

Sotto maligne stelle al mondo nato


in un continuo pianto i giorni meno,
Amor c’ha retto di mia vita il freno
questo mi fa provar misero stato. 4
Amai servii cantai nulla prezzato
sempre aborrito e, mentre un dí sereno
pur spero al fine ad una tomba in seno,
gita è la speme e ’l bel sembiante amato. 8
Amor mi tenne in duri lacci avvolto
oltre un anno e tre lustri il quinto mese
or con piú dura man morte m’ha sciolto 11
e di morte e d’Amor provo l’offese,
le fiamme ch’adorai dentro un bel volto
mi tormentan di par spente ed accese. 14

Letteratura italiana Einaudi 31


Ciro di Pers - Poesie

32.
In morte di Nicea al signor Pietro Michele

Michel, morta è Nicea, son senza core


e pur m’è ’l pianto e m’è ’l sospir concesso
e di quel fuoco onde penar non cesso
spenta è la luce sí ma non l’ardore. 4
Perché meco non manchi il mio dolore
mi convien sopravivere a me stesso
e d’immenso martir provar l’eccesso
se l’eccesso provai d’immenso amore. 8
Perch’io mai piú non speri ore gioconde
ha diviso il mio ben di morte il telo
parte la terra e parte il ciel n’asconde 11
ed io, cercando l’alma e ’l suo bel velo,
vo sciolto in foco e liquefatto in onde
col pianto in terra e co’ sospiri in cielo. 14

Letteratura italiana Einaudi 32


Ciro di Pers - Poesie

33.
Nel medesimo suggetto al signorGiulio Sbroiavacca

Fatta, Giulio, la morte è cosí bella


dopo ch’è di Nicea negli occhi entrata
ch’io me la tolgo per seconda amata
e le speranze mie ripongo in quella. 4
Né già creder la vuo’ d’Amor rubella
perch’è cieca com’esso e faretrata
e se ben ella è poi fosca e gelata
ecco ha spenta anco Amor la sua facella. 8
Serba fede a ciascuno ella e non mente
le sue promesse, forse in tempo corto
farà le voglie mie paghe e contente. 11
Ella sarà d’ogni mio mal conforto,
ritroverò nel suo bel seno algente
meta agli orrori, a le tempeste il porto. 14

Letteratura italiana Einaudi 33


Ciro di Pers - Poesie

34.
Nel medesimo soggetto

Io pur qual uom da nulla doglia oppresso


scherzo co’ gli altri e talor rido e canto;
sa Dio poi come io sto dentro me stesso
e quai soffre tormenti il core intanto. 4
Spesso i sospir rimando indietro e spesso
celo il dolor sotto contrario manto,
ma nell’ombre solinghe io poi non cesso
di tributar a le mie pene il pianto. 8
Al volgo in guisa tal, che poco saggio
schernisce ciò che non intende, ascondo
quel che l’alma sopporta acerbo oltraggio. 11
Ei non conosce Amore altro che immondo
né sa ch’a lo sparir d’un divin raggio
si perde quanto ben può dare il mondo. 14

Letteratura italiana Einaudi 34


Ciro di Pers - Poesie

35.
Al sepolcro di Nicea

Quest’è l’avello in cui l’oneste e sante


spoglie della mia dea morte ripose,
quest’è l’occaso ove ’l mio sol s’ascose
lasciando in fosca notte il core amante,4
quest’è lo scoglio in cui restaro infrante
del pianto, ohimè, fra le procelle ondose
le mie speranze naufraghe amorose,
questa è la meta al mio desire errante. 8
Sassi, deh, per pietà della mia pena
mostratemi colei che ’n sen chiudete
per cui giammai non ebbi ora serena. 11
Fatta polvere ancor voi la vedrete
fugace a’ miei sospir, se non l’affrena
il pianto mio di cui pur anco ha sete. 14

Letteratura italiana Einaudi 35


Ciro di Pers - Poesie

36.
Lidia invecchiata vuol parer giovane

Ha pur, o Lidia, ha pur il tempo al fine


fatto al bel volto tuo rugoso oltraggio,
la guancia impallidisce e fan passaggio
le bianche nevi tue dal seno al crine. 4
L’etade omai con tacite rapine
quando un fiore t’invola e quando un raggio,
sí che del tuo seren fiorito maggio
vedo l’irreparabili ruine. 8
Mentre tu la beltà perdendo vai
io me ne vo ricuperando il core,
tu già senza bellezze, io senza guai. 11
Stanca pur l’arte il tuo primier colore,
mentisci pur, che nel tuo volto fai
un sepolcro dipinto al morto Amore. 14

Letteratura italiana Einaudi 36


Ciro di Pers - Poesie

37.
Per la medesima

Spoglia pur i sepolcri a morte teste,


Lidia, usurpa del crin l’oro lucente
e per la guancia pallida e languente
peregrino rossor l’arte ti preste,4
spiana le rughe al volto e al seno infeste,
falseggi un bel candor bugiardo il dente,
tragga da lungi a sé le luci intente
di porpora sidonia ebra la veste, 8
tenta pur mille frodi e mille inganni,
a cadente beltà frali sostegni,
perché il sembiante tuo mentisca gli anni 11
che di tor fede al tempo invan t’ingegni,
poiché pur troppo co’ miei lunghi affanni
tua lunga etade a misurar m’insegni. 14

Letteratura italiana Einaudi 37


Ciro di Pers - Poesie

38.
Per la medesima

Mentre vuoi riparar del tempo il danno


il tempo, o Lidia, inutilmente spendi,
quell’ore stesse ch’a lisciarti attendi
per giovane parer vecchia ti fanno. 4
I mentiti color forza non hanno
di destar, di nutrir d’Amor gl’incendi
cedi cedi pur vinta e l’armi rendi
che ’nvan contrasti al volator tiranno. 8
Cosí cadendo va bellezza umana
e per riparo ogni sostegno è frale
e per ristoro ogni fatica è vana. 11
Ah, che l’impiastro tuo punto non vale
per le piaghe del tempo, e sol risana
le piaghe in me de l’amoroso strale. 14

Letteratura italiana Einaudi 38


Ciro di Pers - Poesie

39.
Per la medesima

Obblia la fronte, o Lidia, i suoi candori,


disimparan le guancie il lor vermiglio
e qual ombra aduggiò la rosa e ’l giglio?
E chi dal volto tuo sbandí gli Amori? 4
Al tuo leggiadro april fura i tesori
del tempo involator l’ingordo artiglio
ed a lo specchio in van chiedi consiglio
di ravvivar gl’inariditi fiori. 8
Non può far d’aurei fregi il manto adorno,
non le nevi mentite o gli ostri finti
ricorrer dietro un sol passato giorno. 11
Tutti i suoi vanti al fin l’etade ha vinti
ed hai nel volto per maggior tuo scorno
di propria mano i suoi trofei dipinti. 14

Letteratura italiana Einaudi 39


Ciro di Pers - Poesie

40.
Per la medesima

Ah, come poco incontra ’l tempo dura


di caduca beltà raggio terreno,
che sen fugge qual rapido baleno
e ritenerlo invan l’arte procura! 4
L’etade, o Lidia, al crin gli ori ti fura
e gli ostri al volto e gli alabastri al seno
e turba de la fronte il bel sereno
e de’ begli occhi il vago lume oscura. 8
Nel giardin delle Grazie e degli Amori
solca indiscreto il vomere degli anni
non perdonando a’ piú leggiadri fiori. 11
E tu, sciocca cultrice, invan t’affanni,
che per nutrir d’esca mentita i cori
vai tra que’ solchi seminando inganni. 14

Letteratura italiana Einaudi 40


Ciro di Pers - Poesie

41.
Per la medesima

Quelle bellezze che sembrar divine


un tempo, o Lidia, agli idolatri amanti
come spariro? E tanti raggi e tanti
fiori come dier loco ad ombre, a spine? 4
La gelata stagion sparso ha di brine
l’orto amoroso ch’irrigai co’ pianti,
spegne Amor la facella e sol rimanti
del foco suo la cenere sul crine. 8
Non piú de’ miei sospir l’incenso avrai,
profanato dal tempo è ’l tempio ov’io
de la bellezza l’idolo adorai. 11
Muta per te sarà l’arte di Clio
e del tuo morto bel solo m’udrai
l’essequie celebrar col canto mio. 14

Letteratura italiana Einaudi 41


Ciro di Pers - Poesie

42.
Per la medesima

Lidia de l’or che ti biondeggia in testa


creditor è un sepolcro, a l’arte devi
gli ostri mentiti e le mentite nevi
ch’a la fronte, a le guance ella ti presta. 4
Al tesor di bellezza or quella or questa
gemma involaro i dí fugaci e lievi,
tal dal tempo rapace onta ricevi,
cosí il tuo volto impoverito resta. 8
Amor, ch’a voglia tua tutto spendea
l’oro delle saette, or piú no’l crede
a fallita beltà come solea 11
e ’l mio cor, che già fu fra le tue prede
e che ’n tua man le sue ricchezze avea,
povero piú non have oro di fede. 14

Letteratura italiana Einaudi 42


Ciro di Pers - Poesie

43.
A la signora Maria detta Celia in commedia

Maria, mar di beltà, dal vostro seno


non dal turbato Egeo Venere nacque,
voi siete il mar cui dan tributo l’acque
che bagnan d’Elicona il poggio ameno. 4
Celia, ciel d’armonia, musico freno
del ciel, ch’al vostro suon fermossi e tacque,
sceglier voi per suo cielo ad Amor piacque
ond’ei fulmina ancor quando è sereno. 8
Quei cori il san che n’han provato il telo
e con caldi sospir lagrime amare
soffron tra ’l cielo e ’l mare ardore e gielo. 11
Ma beati sospir, lagrime care
onde volano in foco a sí bel cielo
onde corrono in acqua a sí bel mare. 14

Letteratura italiana Einaudi 43


Ciro di Pers - Poesie

44.
Bella danzatrice per nome Elena

Con le belle maniere e i bei sembianti


Elena ogn’alma ed ogni sguardo appaga
e co’ gli atti e co i lumi i cori impiaga
et ha di bella e di leggiadra i vanti. 4
Quei giri ch’ella fà co’ piedi erranti
mentre a danzar si muove agile e vaga
cerchi son forse d’amorosa maga
o rote son da tormentar gli amanti. 8
Ben le convien d’Elena il nome e quella
che de l’incendio di Dardania è rea
sí leggiadra non fu, non fu sí bella, 11
poiché se tal beltà l’antica avea,
senza aspettar l’argolica facella,
Troia cogli occhi incenerir potea. 14

Letteratura italiana Einaudi 44


Ciro di Pers - Poesie

45.
Bella per nome Laura

Tu mi sei luce agli occhi ardore al seno


o troppo vaga e rigida bellezza,
quanta la vista mia beve dolcezza
tanto l’anima mia sugge veleno. 4
Se di grazie e di vezzi il volto hai pieno
e pieno il cor d’orgoglio e di fierezza
com’è in un molle sen tanta durezza?
Come fulmina un ciel tanto sereno? 8
Deh, qual spero pietade al cor offeso
se, mentre io mi querelo, il mio lamento
è disperso da l’aura e a scherno preso? 11
L’aura è sola cagion del mio tormento,
l’aura che di desio m’ha il foco acceso,
l’aura che di ragion m’ha ’l lume spento. 14

Letteratura italiana Einaudi 45


Ciro di Pers - Poesie

46.
Bella e saggia dama per nome Felicita

Mentre additando van gli antichi saggi


il ben che ’n terra ne può far beati
altri il fanno imperar su’ troni aurati
de la fortuna esposto ai ciechi oltraggi, 4
altri in grembo al piacer voglion ch’assaggi
de l’ozio il mel tra i limitar privati,
altri il dicon tracciar l’orme de’ fati
solingo a l’ombra de’ romiti faggi, 8
altri in cima gli fan d’erta pendice
comune aver con la virtú la sede
là dove a lento piè giunger non lice. 11
Ma chi ben ti conosce e chi ti vede
o saggia o bella stimerà felice
solo chi tal felicità possiede. 14

Letteratura italiana Einaudi 46


Ciro di Pers - Poesie

47.
Bella per nome Chiara

Per far fede qua giú del paradiso


il maestro sovran che ’l ciel compose
con mano onnipotente a far si pose
costei che piú che ’l nome ha chiaro il viso. 4
Il bel che ’n mille forme era diviso
tutto insieme raccolto in lei ripose,
tra vivi gigli et animate rose
fece il trono ad Amor, la reggia al riso 8
e tal diè legge agli atti, ai movimenti,
tal maestà nel vago volto espresse
che n’han stupor le spettatrici genti. 11
Fornita poi, perché ciascun sapesse
l’autor de l’opra, in que’ begli occhi ardenti
de la divinitade il segno impresse. 14

Letteratura italiana Einaudi 47


Ciro di Pers - Poesie

48.
Bella per nome Smeralda

Cedi pure, adamante, onde s’onora


d’un piú ricco splendor l’oro regale,
cedi, perla gentil, che ’l tuo natale
traggi dal ciel qualor piange l’Aurora, 4
ceda l’azzurro che ’l zaffir colora
cui pareggiare il ciel forse non vale,
cedi, rubin, se ben fiammeggi uguale
agli astri onde la notte il manto indora, 8
tutti cedete ad un smeraldo i vanti
di cui s’ha fabbricato il trono Amore,
o rubini, zaffir, perle, adamanti. 11
Di gemma sí gentil tanto è ’l valore
che non sol spargerei sospiri e pianti
ma spenderei per comperarla il core. 14

Letteratura italiana Einaudi 48


Ciro di Pers - Poesie

49.
Bella per nome Mercuriola, anagramma: Amor riluce

O qual piacere, o qual affanno eterno


nel petto mio per bella donna io sento
mentre col guardo e col pensiero intento
vagheggio la beltà che ’n lei discerno! 4
Provo in un punto sol la state e ’l verno
e son insieme misero e contento,
infra speme e timor, gioia e tormento
e nel ciel mi ritrovo e ne l’inferno. 8
Mentre un istesso foco arde e risplende
ed a gioire ed a penar m’induce
sí come l’occhio e ’l cor vario l’apprende. 11
Poiché qui tutto ardor là tutto luce,
nel mio seno infelice Amor incende,
nel suo volto beato Amor riluce. 14

Letteratura italiana Einaudi 49


Ciro di Pers - Poesie

50.
A Cecilia cantatrice

Angel di paradiso in terren manto


per divino favor sceso fra noi,
Cecilia, io ti direi se gli occhi tuoi
non fussero ministri anco di pianto. 4
Con due vivi rubin la meta al vanto
de la musica hai posto; oltre non puoi
vacar sforzo mortal, co’ dardi suoi
battendo i cori Amor misura il canto. 8
De l’aria invidioso ogni elemento
divien che la dolcissima armonia
beva ella piú del tuo divin concento. 11
Respirata quest’aria anche potria
bearmi il cor se non che tutto intento
al vago oggetto il respirar oblia. 14

Letteratura italiana Einaudi 50


Ciro di Pers - Poesie

51.
Che le donne amano piú i ricchi doni che i dotti versi

Indarno, o Musa, a la mia ninfa intessi


fregi di lode in lusinghieri accenti
e fai canori indarno i miei lamenti,
che sorda ai carmi è piú degli aspi istessi. 4
Ah, che s’io l’arche d’or gravide avessi
e ricchi i paschi di fecondi armenti
ben cento ninfe a le mie voglie ardenti
non pregate offririan baci ed amplessi. 8
Se ’l dio di Creta dal celeste coro
agli amori terren convien che rieda
forma non prenda piú d’augel canoro, 11
ma, s’aver brama ogni piú bella in preda,
scenda, prodigo amante, in nembi d’oro
che tutte Danae son, nessuna è Leda. 14

Letteratura italiana Einaudi 51


Ciro di Pers - Poesie

52.
Vuol piú tosto patire per Nicea
che goder per altra donna

Tutte le noie andate e i corsi affanni


giovami d’obliar, bella Nicea,
che per l’aspro rigor che ’n te vedea
fui costretto a soffrir molti e molt’anni. 4
Poiché, se non avvien ch’Amor m’inganni,
un tuo sguardo pietoso il cor mi bea
ed un breve gioir sí mi ricrea
che d’un lungo penar ristora i danni. 8
Avaro Amor le gioie sue ritiene
né bastano a comprar pochi contenti
talor molti martiri e molte pene, 11
vibri le faci pur, gli strali avventi
ch’io dirò, quando un sol piacer mi viene:
«Non vagliono un piacer mille tormenti». 14

Letteratura italiana Einaudi 52


Ciro di Pers - Poesie

53.
Ad un amico fortunato in amore in udendo la predica

Odi, Iola, odi quei che ’n sacri accenti


per l’alme trar da periglioso errore
ne l’alta luce e nel profondo orrore
premi a’ giusti propon, pene a’ nocenti. 4
Puoi pensar quai l’empireo abbia contenti
tu che provasti ogn’or beato amore
ed io ch’ogn’or provai penoso ardore
saprei dir quai l’abisso abbia tormenti. 8
Da me l’inferno, il ciel da te si crede
ch’ai premi eterni et a l’eterne pene
vari effetti d’amore acquistan fede. 11
Un pensier te sospinga, un me raffrene
e sia, mentre cerchiam l’eterea sede,
a me scorta il timore, a te la spene. 14

Letteratura italiana Einaudi 53


Ciro di Pers - Poesie

54.
Ad un amico la cui donna giocava alle piastrelle

Quelle ninfe colà scherzo gentile


fanno, Iola, e fra l’altre è la tua cara,
ecco, ella ha un sasso e con leggiadro stile
da questo segno a quel lo spinge a gara. 4
Gemma diventa preziosa e rara
tocca da quella man la pietra vile,
ah, che il rigido cor forse anco impara
da’ duri sassi qualità simile. 8
Godi in mirando pur ma tu nel core
senti che ben m’avveggio a poco a poco
il caro incendio tuo farsi maggiore. 11
Maraviglia non è se da quel gioco
nova fiamma s’aggiunge al primo ardore
che pur si trae da dura pietra il foco. 14

Letteratura italiana Einaudi 54


Ciro di Pers - Poesie

55.
Veste nera

Questa, che d’atre e tenebrose bende


notte animata il suo bel volto imbruna,
non da l’Erebo a noi sorge importuna
ma da placido ciel placida scende. 4
Né con incerto albor l’ombra ne fende
povero raggio d’argentata luna;
ma chiare in un col sol le stelle aduna
nel ciglio altier che piú del giorno splende. 8
Dopo lungo sentiero e faticoso
forse attendete, amanti, a’ vostri errori
da cosí bella notte alcun riposo? 11
Non vi fidate, no, che fra gli orrori
de le tenebre amiche Amor nascoso,
fatto ladro notturno, invola i cori. 14

Letteratura italiana Einaudi 55


Ciro di Pers - Poesie

56.
Azzurro lodato in paragone al verde
ad istanza di grande e bella dama

È l’azzurro color re de’ colori


non perché tinga il manto a le serene
piagge del ciel ma perché in pregio il tiene
la bella diva de’ pudichi amori. 4
Vanti fra’ boschi i suoi selvaggi onori
rustico il verde e sol vesta la spene
che per la traccia d’un fugace bene
tragge a sognar nelle vigilie i cori. 8
Speme non han sempre beati i numi
e ’l celeste color pregiar si suole
da chi celeste ha ’l volto ed i costumi, 11
ma chi l’azzurro non ammira e cole
se non l’adora infra i stellanti lumi
lo vagheggi negli occhi al mio bel sole. 14

Letteratura italiana Einaudi 56


Ciro di Pers - Poesie

57.
Bella principessa uccide un cignale

Spiega nel volto placidi rigori


la mia novella Cinzia e si compiace,
cacciatrice guerriera, armar la pace
per far tra i boschi inferocir gli Amori. 4
Tracciar non degna, entro i selvaggi errori,
di timidetta belva orma fuace.
ma stende al suol con bella destra audace
di spumoso cinghial gl’ispidi orrori. 8
Parmi veder la setolosa fera
tale incontro stimar beata sorte
e d’un sí bel morir girsene altera 11
e chi sa che costei sí bella e forte
non sia la dea di Cipro e di Citera
d’Adon venuta a vendicar la morte? 14

Letteratura italiana Einaudi 57


Ciro di Pers - Poesie

58.
Bella donna mascherata da demonio

Che veggio ohimè? Che frodi, Amor, son queste?


Dunque è ’l mio ben sí stranamente adorno?
Oh di rara bellezza indegno scorno
di Cocito imitar larve funeste. 4
De la notte il mio sol presa ha la veste
e rende agli occhi miei dubbioso il giorno,
un velo d’ombre ha la mia luce intorno,
cinge manto infernal diva celeste. 8
Era Filli una furia e ’l cor spietato,
vaga sol d’ingannar con scaltro avviso,
sotto angelico aspetto avea celato. 11
E perché ogn’or diverso ha ’l cor dal viso
cela, mentre ella vuol farmi beato,
sotto spoglia d’inferno il paradiso. 14

Letteratura italiana Einaudi 58


Ciro di Pers - Poesie

59.
Bella penitente

Quella crudel c’ha di mia morte il vanto


la pietà, ch’a me niega, al ciel chiedea
e per trofeo de’ suoi rigori avea
de le ceneri mie fregiato il manto. 4
Stillava in perle un prezioso pianto
ma’n que’ begli occhi il pianto anco ridea
e co’ sospir ch’ad or ad or traea
misuravano in ciel gli angeli il canto. 8
«Bella mia penitente – allor diss’io
– non sperar che perdono abbian gli errori
che con supplice affetto accusi a Dio, 11
se tu non lasci pria gli empi furori
onde ti spinge barbaro desio
a incrudelir negli innocenti cori». 14

Letteratura italiana Einaudi 59


Ciro di Pers - Poesie

60.
Bella donna con un fanciullo in braccio

Vago fanciul che fra le braccia strette


de la mia dea dal suo bel collo pendi
e l’inesperta man scherzando stendi
or agli occhi or al labbro et or al petto. 4
Tu di doglia incapace e di diletto
tocchi il sol, tratti il foco e non t’accendi,
siedi in grembo alla gioia e non l’intendi,
oh quanto per te provo invido affetto! 8
Deh potess’io cangiar teco il mio stato,
che possessor di sconosciuto bene
sarei non infelice e non beato. 11
Già che intero piacer qua giú non viene
se ventura al gioir mi nega il fato
mi negasse egli ancor senso alle pene. 14

Letteratura italiana Einaudi 60


Ciro di Pers - Poesie

61.
Per la medesima

Quella c’ha ’l sol negli occhi il ciel nel volto,


ch’avvivando il desio la speme uccide,
tien fra le braccia un pargoletto accolto
e seco dolce scherza e dolce ride. 4
Ahi, che quel ben ch’a le mie brame è tolto
dassi a chi no’l conosce, a chi ’l deride.
Qual di cieca fortuna arbitrio stolto
i tesori d’Amor sí mal divide? 8
Né pur d’un guardo il mio languir consola
la spietata bellezza e i voti sdegna
dell’arso cor ch’a’ suoi begli occhi vola. 11
Lungi, o pensier profani, ecco n’insegna
quel semplicetto fanciullin che, sola,
del paradiso l’innocenza è degna. 14

Letteratura italiana Einaudi 61


Ciro di Pers - Poesie

62.
Bella donna lusingata dall’amante
risponde esser vecchia

Negando al mio servir giusta mercede


vecchia t’infingi e per celar gl’inganni
mostrar mi vuoi ch’abbin rapito gl’anni
ciò che ’n premio è dovuto a la mia fede. 4
Nel chiaro ciglio tuo chiara si vede
la tua menzogna, i secoli tiranni
s’armano in van di tua bellezza ai danni,
in van cercan di farne avare prede. 8
Ne la rocca del volto, armato, Amore
sta difensor contro l’età gelata
e ripari a l’intorno erge d’ardore. 11
Io d’introdur d’un’anima infocata
bramo il soccorso per la via del core:
deh, non mi chiuda il tuo rigor l’entrata. 14

Letteratura italiana Einaudi 62


Ciro di Pers - Poesie

63.
Per la medesima

«Son vecchia omai, con importune inchieste


non turbar la mia pace, i miei riposi»
mi dice ella ch’adoro e d’amorosi
raggi sfavilla e di splendor celeste. 4
vecchia allor che ’n mio soccorso preste
le chiedo opre cortesi, atti pietosi
ma non è vecchia in compartir penosi
tormenti, in ministrar doglie moleste. 8
Con le sue crudeltà numera gli anni
forse e vecchia si crede o pur misura
l’età non lunga co’ miei lunghi affanni. 11
Ah, per mostrarsi piú spietata e dura,
di questo core innamorato ai danni
con l’età sua nemica anco congiura. 14

Letteratura italiana Einaudi 63


Ciro di Pers - Poesie

64.
Ad un amico innamorato altamente

Di ritrose bellezze aspri sembianti


e di stelle superbe alteri aspetti
han tratto i tuoi non avviliti affetti,
che d’opra faticosa aspiri a i vanti. 4
Resti a la plebe de’ volgari amanti
vaga beltà che, lusingando, alletti,
a l’umil brama i facili diletti
costin pochi sospiri e pochi pianti. 8
Tu fra l’asprezza di fastosi orgogli
vai meditando l’elevate cime
del remoto piacere onde t’invogli. 11
Peso d’affetto vil te non opprime
e mostri che gran foco in petto accogli
poiché pregio del foco è ’l gir sublime. 14

Letteratura italiana Einaudi 64


Ciro di Pers - Poesie

65.
Lodi di bella donna

Mirate, o amanti, et ammirate, o saggi,


d’Amor e di natura alti stupori,
in un volto divin le nevi ai fiori
serbano fede ed a le nevi i raggi,4
a le stelle del ciel lucidi oltraggi
fan due stelle terrene, i cui splendori
san penetrar ne’ piú riposti cori
perché ’l ben de’ beati ogn’alma assaggi. 8
Par che s’apra d’intorno il paradiso
se de’ vivi rubin l’uscio disserra
il lampeggiar d’un momentaneo riso 11
e ’l dubbio sguardo mio vaneggia et erra
or il sol rimirando ora il bel viso
né so se Lilla è in cielo o ’l sole è in terra. 14

Letteratura italiana Einaudi 65


Ciro di Pers - Poesie

66.
Lodi di bella donna

O beltà senza pari in cui s’ammira


del ciel epilogato il bello immenso,
non ha spirto né core e non ha senso
chi per voi non languisce e non sospira. 4
Mentre quest’occhio ingordo in voi rimira
fuor ch’a bear la vista altro non penso
ed è d’ogni mio mal dolce compenso
un vostro sguardo, se pietade il gira. 8
Voi d’onestà Penelope novella,
Elena sete di beltà, né basta
di grazia a pareggiarvi o questa o quella. 11
Non piú bellezza a castità contrasta,
da voi la castitade ad esser bella
e la bellezza impara ad esser casta. 14

Letteratura italiana Einaudi 66


Ciro di Pers - Poesie

67.
Alla maestà dell’imperadore Leopoldo I
Auguri di glorie militari

Al petto, al fianco ed all’augusta fronte


cui serto fa l’imperiale alloro
l’usbergo e ’l brando e l’elmo in bel lavoro
su l’incude lennea fabbrichi Bronte. 4
Quei ch’albergan sul Nilo e su l’Oronte
fiato ai mantici dien co’ sospir loro
colle lacrime lor l’arabo e ’l moro
per temprarne il metal formino un fonte. 8
Quindi fia che sua speme il turco ponga
nel fugace destrier, che ’l Caspio claustro
per sua salvezza a ripassar disponga, 11
che quanti copre il ciel fra l’Ara e ’l Plaustro
mordan cesareo fren, che legge imponga
l’Aquila all’Aquilone e l’Austria all’Austro. 14

Letteratura italiana Einaudi 67


Ciro di Pers - Poesie

68.
Per la nascita d’una figliuola alla maestà
dell’imperadore Ferdinando III

Fanciulla augusta, cui sí gran natale


diede prodigo il cielo e genitori
di cui il mondo non vide unqua maggiori,
ch’avanzan di grandezza ogni mortale. 4
Là dove pregio uman di rado sale
tuoi pregi andran, piú che di gemme e d’ori
spargerai di virtú ricchi splendori
e fia ’l gran merto a la gran sorte eguale. 8
Monarchi scorgerai figli e nipoti
e di beltà non ti fia pari alcuna
dai lusitani ai tartari remoti. 11
Questo sol manca a la tua gran fortuna
che, ben che accetti il ciel tutti i tuoi voti,
la tomba non avrai pari a la cuna. 14

Letteratura italiana Einaudi 68


Ciro di Pers - Poesie

69.
In morte di Gustavo Adolfo re di Svezia

Qual da turbato ciel fulminea face


cui dal gelido sen nube disserra,
scende tonante a spaventar la terra
e dopo il colpo, incenerita, tace 4
tal dal freddo Aquilon lo sveco audace
vien ruinoso fulmine di guerra,
che le moli superbe, orrendo, atterra,
poi tra l’alte ruine estinto giace. 8
Dubbie ancor le vestigie avvien che stampi
l’austriaca speme a tal cader risorta,
stordita ai tuoni abbarbagliata ai lampi, 11
pugnan feroci intanto e non riporta
la vittoria nessun de’ duo gran campi,
che con Adolfo la vittoria è morta. 14

Letteratura italiana Einaudi 69


Ciro di Pers - Poesie

70.
Alla regina di Svezia

O dello sveco Marte inclita prole


cui gl’iperborei scettri il ciel consente,
cui s’inchina il rigor de l’Asse algente,
cui la baltica Teti ammira e cole. 4
Volga lo sguardo in te chi veder vuole
un sol che ’l ghiaccio è d’infiorar possente
e giurerà d’aver veduto ardente
viepiú che nel Leon ne l’Orse il sole. 8
L’acque del mar vicino il gelo indura
che qualor tal beltà si specchia in quelle
vago è di ritener l’alma figura. 11
E per piú vagheggiar forme sí belle
che son sforzo maggior de la natura
non curan tramontar l’artiche stelle. 14

Letteratura italiana Einaudi 70


Ciro di Pers - Poesie

71.
Per la medesima quando venne a Roma

Con peregrino piè divota imprime


grand’orme su ’l Tarpeo, su ’l Quirinale
Cristina, il cui sovran regio natale
fra suo’ pregi il minor vien che si stime, 4
di vera gloria all’elevate cime,
scettri e corone calpestando, sale
e, disprezzando il regno, è piú regale
e, scendendo dal trono, è piú sublime 8
e, mentre i patrii riti indegni e folli
schernendo a quelle piante i baci porse
che ’n sui monarchi, o Vaticano, estolli, 11
tributario il Melero al Tebro corse,
cesser sette Trioni a’ sette colli
ed alla stella di Alessandro l’Orse. 14

Letteratura italiana Einaudi 71


Ciro di Pers - Poesie

72.
Per la medesima

Del baltico Nettun l’algenti arene


lasciando e gli astri ad Anfitrite ignoti
per sentier troppo, o Roma, un tempo noti
l’artica regnatrice a te sen viene. 4
Colma di sant’amor, di santa speme,
quasi l’irreverenti orme de’ goti
venga per cancellar co’ piè divoti,
dell’avito furor nulla ritiene 8
e se ben lungi da nemico orgoglio
con umiltà pacifica s’inchina
del successor di Pietro al sacro soglio 11
pur, facendo de’ cor nobil rapina,
di Roma soggiogata in Campidoglio
trionferà la gotica reina. 14

Letteratura italiana Einaudi 72


Ciro di Pers - Poesie

73.
Ad un cavallo del serenissimo gran duca

Fortunato destrier, cui regge il freno


la forte man ch’a la Toscana impera
e piacevole ai giusti ai rei severa
rende il bell’Arno suo felice a pieno,4
mentre co’ giri tuoi segni il terreno
formi a un sole d’onor lucida sfera
e desti col nitrir virtú guerriera
di cui n’ha ’l tuo signor sí ricco il seno, 8
fortunato destrier teco vorrebbe
Pegaso et Arion cangiar la sorte,
sí degno pondo Cillaro non ebbe, 11
invidia Eto e Piroo vien che ti porte,
anzi t’invidia ’l mondo, il qual vorrebbe
che gli reggesse il fren mano sí forte. 14

Letteratura italiana Einaudi 73


Ciro di Pers - Poesie

74.
Per il serenissimo arciduca
Ferdinando d’Inspruc che si diletta della caccia

Vago d’esercitar pace guerriera


Ferdinando fra i boschi i giorni spende
contra le fiere armato e a sdegno prende
non sudati piacer l’anima altera. 4
Dal primo albor sin’alla fosca sera
le valli e i monti a faticare attende,
da sí gentil signore intanto apprende
civiltà il bosco umanità la fiera. 8
Di robusta virtú le strade ha corse
e ’n quella età che piú vaneggia ed erra
dietro a molli diletti orma non torse. 11
Fiere piú fiere ha da domare in guerra
de l’opposto Aquilone or treman l’Orse
mentre l’orse de l’Alpi in caccia atterra. 14

Letteratura italiana Einaudi 74


Ciro di Pers - Poesie

75.
All’altezza serenissima del signorprincipe Leopoldo di
Toscana

Per doppia strada a la magion stellata


vassi dov’ha l’onor splendida sede
e la gemina Palla è scorta al piede
e degli ulivi e dell’usbergo ornata. 4
Ben con fulgidi rai virtude armata
dal terso acciaio sfavillar si vede,
ma tu ne fai, signor, non dubbia fede
che men bella non sia gloria togata. 8
De l’impero il fratel teco divide
le regie cure e tu sottentri al pondo
di grand’Atlante non minore Alcide, 11
ma se ti mostri tal mentre giocondo
in te l’april fiorisce e l’alba ride
qual estivo meriggio aspetta il mondo? 14

Letteratura italiana Einaudi 75


Ciro di Pers - Poesie

76.
Si lodano gli studi del serenissimo principe Leopoldo di
Toscana

Con man da sostener scettri possenti


l’eroe toscano in su l’aonia lira
scherza dolce cosí che ’l mondo ammira
il chiaro suon degli eruditi accenti. 4
Con piè nato a calcar barbare genti
passeggia di Megara e di Stagira
i piú dotti recessi e ’n ciel rimira
qual legge abbia l’error degli astri ardenti. 8
Ei, sublime d’ingegno e di natali,
sempre sormonta ed è sua nobil cura
stampar su per l’Olimpo orme regali. 11
Tanto l’han sollevato arte e natura
e fortuna e virtú, che ’nfra i mortali
nessun piú da vicino il ciel misura. 14

Letteratura italiana Einaudi 76


Ciro di Pers - Poesie

77.
Lodasi un principe di Toscana

Esser in guerra saggio, in pace forte,


trar dal ferro guerriero il secol d’oro,
speme al greco apportar, spavento al moro,
divenir immortal con l’altrui morte, 4
serrar di Giano e disserrar le porte,
fra le palme intrecciar mirto et alloro,
cumular gloria e dispensar tesoro,
portar la virtú in fronte in man la sorte, 8
nel sen Pallade aver, nel braccio Marte,
esser pietoso ai giusti, agli empi fero,
sparger in campo sangue, inchiostro in carte, 11
de’ cor piú che de’ corpi aver l’impero
e de’ gran vanti sol picciola parte
onde il toscano eroe risplende altero. 14

Letteratura italiana Einaudi 77


Ciro di Pers - Poesie

78.
All’eccellentissimo bailo Alvise Contarini

Già per farsi natanti i boschi interi


dall’irsuto Pangeo scendean ne l’onde
e già per funestar d’Adria le sponde
empiean faretre i musulmani arcieri, 4
per vomitar la guerra i gorghi neri
già del Bosforo aprian le bocche immonde,
ma, giunte a saggio oprar note faconde,
tu raffreni, signor, gli orgogli alteri, 8
di tessalica maga al fiero canto
tolta Cinzia dal ciel scende e s’imbruna,
tu la togli dal mar con saggio incanto, 11
per recar ai nemici aspra fortuna
ferma il sol Giosuè, tu, con piú vanto,
per gli amici salvar fermi la luna. 14

Letteratura italiana Einaudi 78


Ciro di Pers - Poesie

79.
Al signor Andrea Valiero

De l’età vostra Alcide esser dovea


quando in su doppia strada il piè sospese,
salía quindi su rupi aspre scoscese
facile e piana via, quindi scendea. 4
Ei, che cor generoso in petto avea,
su per l’erto sentiero il cammin prese
cosí con l’auree stelle ov’egli ascese
poté l’irta cangiar spoglia nemea. 8
Ma voi del calle ond’a la gloria vassi,
Valier, gran spazio omai trascorso avete
per le cime affrettando i franchi passi. 11
Anzi già ’l vanto ad Ercole togliete,
de’ mostri ei vincitor, pugnando, fassi,
gli affetti voi, senza pugnar, vincete. 14

Letteratura italiana Einaudi 79


Ciro di Pers - Poesie

80.
Al signor Andrea Valiero mentre era alla caccia de’
veltri

La lepre e ’l veltro, ambo le piante alati,


la preda l’un, l’altra la vita al corso
fida et ambo chiedendo al piè soccorso
stancan l’ampiezza degli aperti prati. 4
Già già sent’ella al tergo aneli i fiati
del seguace e ’l piè torce, egli, trascorso,
afferra l’aure col deluso morso
e ricorre gli spazi in van sudati. 8
E tu ne godi e con gentil piacere
il bell’ozio inquieti e quella pace
ch’Amor ti nega, Andrea, neghi a le fere, 11
cosí di lei che ti tormenta e piace
giunger potessi un dí le voglie altere
e gli affetti arrestar del cor fugace. 14

Letteratura italiana Einaudi 80


Ciro di Pers - Poesie

81.
Al signor Enrico Treo

Là dove orma volgar mai non s’imprime


su per l’aonie balze inoltri il piede
rapido, Enrico, sí ch’ognun ti vede
giunto omai presso a le superbe cime, 4
ma se ben tu te ’n vai chiaro e sublime
ov’ha bella virtú romita sede
dal vulgo non sperar degna mercede
di lieti applausi alle tue dotte rime, 8
quai fregi illustri d’immortal tesoro
Elicona dispensi egli non cura,
che splendor non ammira altro che d’oro. 11
Tu segui pure e sia tua nobil cura
Lete varcar su ’l legno tuo canoro
senza oltraggi temer da l’onda oscura. 14

Letteratura italiana Einaudi 81


Ciro di Pers - Poesie

82.
Al signor conte Flavio Querengo
per i suoi Discorsi Naturali e morali

Da natural vaghezza al bene al vero


tratta è la nostra mente e ’l nostro affetto,
ma spesso ne delude un falso oggetto
fra quest’aer qua giú torbido e nero. 4
Flavio, su ’l nostro d’ombre alto emispero,
spuntando il sol del tuo saver perfetto
lume accende al volere e all’intelletto
e del bene e del ver mostra il sentiero. 8
Quindi l’uom se non può bearsi affatto
perché il falso non creda e ’l mal non brami
da l’error dal peccar venga ritratto, 11
finché, del senso fral sciolti i legami,
voli sovra le nebbie e, in un sol atto,
l’unico vero ben conosca ed ami. 14

Letteratura italiana Einaudi 82


Ciro di Pers - Poesie

83.
Al signor Giulio signor di Sbroiavacca
per l’accidente d’un fulmine

È da un fulmine tocca e non offesa


la nobil donna che ’l tuo cor ritiene
perché opponesti, o Iola, in sua difesa
i lauri che ti dier l’alme Camene. 4
Cosí sublime il merto tuo l’ha resa
che bersaglio de’ fulmini diviene,
ma che diva beltà dal ciel discesa
abbia oltraggi dal cielo, ah, non conviene. 8
Mentre a’ piè di Milena estinto vede
il fulmine innocente in guisa tale
ragiona Amor verso l’eterea sede: 11
«Cedimi, o Giove; il braccio tuo non vale
contr’a chi vinta al mio ferir si diede,
piú del fulmine tuo puote il mio strale ». 14

Letteratura italiana Einaudi 83


Ciro di Pers - Poesie

84.
Per i salmi di David tradotti in ottava rima dal signor
Giulio Liliano

Del buon figlio d’Isai la nobil cetra


ch’al soave toccar di regia mano
ordía musici freni al bel Giordano
col suon conforme a l’armonia de l’etra. 4
Or che da te novelli accenti impetra
non men dolce mi par cigno sovrano
ch’adattandole tu plettro toscano
con meglio intese note al cor penetra. 8
Nobil cantor, mentre l’empireo coro
de’ tuoi sacri concenti oggi risuona,
troppo è vile al tuo crin serto d’alloro, 11
sol il cielo ha per te degna corona,
tu per girla a rapir, Tifeo canoro,
ti fai scala di Pindo e d’Elicona. 14

Letteratura italiana Einaudi 84


Ciro di Pers - Poesie

85.
All’eminentissimo signor cardinale Cornaro
a nome della madre suora Arcangiola Tarabotti
dedicando ella a Sua Eminenza
un libro intitolato Paradiso monacale

O gran germe d’eroi ch’ai giorni nostri


trasportano il roman sangue vetusto,
tu di gran fregi e di gran merto onusto
accresci onor del Vaticano agli ostri. 4
Quella purpurea aurora onde t’inostri
oh qual giorno promette aureo ed augusto,
non sa stringer tue lodi in foglio angusto
chi stringe il paradiso in brevi chiostri. 8
Dal paradiso mio serto di fiori
la tua fronte non sdegni, ancorché nata
di tre corone a sostener gli onori. 11
E de l’un paradiso in su l’entrata
il sacro nome d’un eroe s’adori
cui la chiave de l’altro un dí fia data. 14

Letteratura italiana Einaudi 85


Ciro di Pers - Poesie

86.
Per la medesima opera

In vano a rintracciar dove s’asconda


il terren paradiso oggi l’umano
ingegno errante s’affatica e ’n vano
cerca ove ’l Tigre ove l’Eufrate inonda. 4
D’arcangela celeste arte faconda
or qui lo scopre a noi lungi, o profano
tolto agli oltraggi di lasciva mano
di puri fior, di puri frutti abbonda. 8
Spira divino odore ogni sua foglia
ch’a celeste desio desta la mente
e da cura volgar l’anima spoglia. 11
Non v’entri unghia rapace, invido dente
ch’ancor qui stassi a custodir la soglia
un cherubin del Vaticano ardente. 14

Letteratura italiana Einaudi 86


Ciro di Pers - Poesie

87.
Lodasi Salvador Rosa, pittor famoso

Oggi il gran Rosa a ribellarsi invita


qualunque ingegno al vero è piú divoto
mentre il valor del falso egli fa noto
ne le sue tele e i di lui pregi addita. 4
Mirasi qui senza anima la vita,
senza voce il parlar, privo di moto
il corso e lo splendor di luce voto
mentre un’ombra mendace il vero imita, 8
ma, s’è possente a limitar l’immenso
e dal nulla crear quasi vicina,
ch’ombra ella sia mendace io già non penso, 11
è viva è vera né a stupir m’inchina
perché non abbia e corso e voce e senso,
che non gli suole aver cosa divina. 14

Letteratura italiana Einaudi 87


Ciro di Pers - Poesie

88.
Ad un giovane che mostrava diletto di poesia

S’un bel desio di gloria il cor ti fiede,


s’hai nobil sete di castalii umori
la via che guida ai margini canori
prendi a calcar con baldanzoso piede. 4
Non è tanto, Adrian, com’altri crede
malagevol sentier, pochi sudori
costa un bel serto di que’ sacri allori
ond’han le dotte fronti ampia mercede. 8
Prendi la cetra e de l’argute corde
con flessuosa man tenta gli accenti
finché ne traggi un’armonia concorde, 11
sí vedrai poscia ai numeri crescenti
le Driadi chinar l’orecchie ingorde
e star immoti ad ascoltarli i venti. 14

Letteratura italiana Einaudi 88


Ciro di Pers - Poesie

89.
Per I lamenti d’Erminia, opera musicale
di Marsilio Casentini

Misera Erminia a te con modo istrano


vien ch’un nemico amato oltraggi apporte,
ti toglie il regno in dimostrarsi forte
ti toglie il core in dimostrarsi umano. 4
Cerchi l’amato duce e ’l cerchi in vano
dura incontrando e perigliosa sorte,
trovi l’amato duce e ’n grembo a morte
pallido il vedi insanguinare il piano. 8
Il tuo fiero destin non cangia stile
apprestandoti ogn’or nuovi tormenti
e fra l’amica turba e fra l’ostile 11
ed or, perché non speri altri contenti,
il Casentin con crudeltà gentile
ha voluto eternare i tuoi lamenti. 14

Letteratura italiana Einaudi 89


Ciro di Pers - Poesie

90.
In morte di Lope de Vega poeta spagnuolo

Morto è ’l gran vate ispan che le Camene


trasse del Tago in su la sponda aurata
e sí dolce trattò cetra gemmata
che d’un piú bel tesor sparse l’arene. 4
Querulo mormorar s’ode Ippocrene
che ’n lagrimoso umor l’onda ha cangiata
e de’ non suoi coturni il piè calzata
di pianto egra Talia bagna le scene. 8
De l’urna che lo chiude il marmo egregio
cui con prodiga man Parnaso infiora
è de l’ultima Esperia il primo fregio 11
e ’l pellegrin che ’l nobil busto onora
dice: «Questi ha comun con Febo il pregio
e comune ha con lui la tomba ancora». 14

Letteratura italiana Einaudi 90


Ciro di Pers - Poesie

91.
Per la medesima occasione

Move ’l plettro Anfion lungo l’Ismeno


e senso impara ogni piú dura pietra,
su per l’onde Arion batte la cetra
e trova scampo al crudo mare in seno, 4
di musica baldanza Orfeo ripieno
varca di Stige oltre alla sponda tetra
e nel regno infernal pietade impetra
sciolto agli accenti armonioso il freno. 8
Restava solo il ciel; gli aonii vanti
intentata sin’or l’eterea parte
serbano, o Lope, a’ tuoi celesti canti, 11
tu, salito or lassú, con music’arte
traggi a’ numeri tuoi fere stellanti,
di Saturno il rigor tempri e di Marte. 14

Letteratura italiana Einaudi 91


Ciro di Pers - Poesie

92.
Orologio solare in un crocifisso

Esposto ai rai del sol l’ore m’addita


stral che trafigge il crocifisso Amore,
queste che mi comparte un dio che muore
come ponno chiamarsi ore di vita? 4
Gli error dell’alma a regolar m’invita
di mobil ombra il regolato errore
e mostra ch’io peccando a tutte l’ore
aggiungo al mio Signor nova ferita. 8
Quanto sia prezioso il tempo apprendo
mentre Cristo il misura e pur sí caro
tesor mai sempre in cose vane io spendo. 11
Oh d’arte pia parto ingegnoso e raro,
orologio divin! S’io ben t’intendo
a misurar l’eternitade imparo. 14

Letteratura italiana Einaudi 92


Ciro di Pers - Poesie

93.
Orologio da sole

Con l’ombra sua del sole i giri immensi


misura un lieve stile al sole esposto
e ben di questo dí che muor sí tosto
l’ore con l’ombra misurar conviensi. 4
Di quell’ombra al girar forz’è ch’io pensi
che con suoi passi al tumulo m’accosto,
né m’è ’l tenor di quelle note ascosto,
parlan del mio morir con chiari sensi. 8
Saette son ch’avventa arco di morte
quelle linee ch’io miro e ’n van riparo
di tempra oppongo adamantina e forte. 11
A lo splendor del sol veggo pur chiaro
che del giorno vital l’ore son corte
e ch’io son vanità da l’ombra imparo. 14

Letteratura italiana Einaudi 93


Ciro di Pers - Poesie

94.
Orologio da polvere

Poca polve inquieta a l’onda, ai venti


tolta nel lido e ’n vetro imprigionata
de la vita il camin breve giornata
vai misurando ai miseri viventi. 4
Orologio molesto in muti accenti
mi conti i danni de l’età passata
e de la morte pallida e gelata
numeri i passi taciti e non lenti. 8
Io non ho da lasciar porpora et oro,
sol di travagli nel morir mi privo,
finirà con la vita il mio martoro. 11
Io so ben che ’l mio spirto è fuggitivo,
che sarò come tu, polve, s’io moro
e che son come tu, vetro, s’io vivo. 14

Letteratura italiana Einaudi 94


Ciro di Pers - Poesie

95.
Orologio da polvere

Polve cadente in regolato metro


mi va partendo in ore il giorno e l’anno,
ma né pur una, ohimè, scarsa d’affanno
dal mio duro destin già mai n’impetro. 4
La cuna addita l’un l’altro il feretro
di que’ duo vetri che congiunti stanno
e dritto è ben che segni il nostro danno
e la polve inquieta e ’l fragil vetro. 8
Con l’acqua i greci opra simil formaro
che per quelle stillava anguste porte,
ma nella polve alfin l’onda mutaro 11
e tal si volge ancor la nostra sorte
poich’è dell’uomo in questo mondo amaro
pianto la vita e cenere la morte. 14

Letteratura italiana Einaudi 95


Ciro di Pers - Poesie

96.
Orologio a ruote

Mobile ordigno di dentate rote


lacera il giorno e lo divide in ore
ed ha scritto di fuor con fosche note
a chi legger le sa: Sempre si more. 4
Mentre il metallo concavo percuote
voce funesta mi risuona al core
né del fato spiegar meglio si puote
che con voce di bronzo il rio tenore. 8
Perch’io non speri mai riposo o pace
questo che sembra in un timpano e tromba
mi sfida ogn’or contro a l’età vorace 11
e con que’ colpi onde ’l metal rimbomba
affretta il corso al secolo fugace
e, perché s’apra, ogn’or picchia a la tomba. 14

Letteratura italiana Einaudi 96


Ciro di Pers - Poesie

97.
Terremoto

Con moto spaventoso ecco tremanti


scuotonsi i muri in nuove guise e strane,
vento non è che da rinchiuse tane
tenti fuggire, i duri ceppi infranti, 4
ma la terra vacilla a cui pesanti
son troppo omai le gravi colpe umane
e noi, dormendo, pur con l’ombre vane
stiamo a scherzar de’ lievi sogni erranti? 8
Ah, che ’l pietoso Dio, già che non puote
svegliarsi al suon del ciel l’umana mente,
perché piú non dormiamo ecco ne scuote 11
e pur v’è chi le scosse anco non sente?
L’alme, che stanno a tanto moto immote,
addormentate elle non son ma spente. 14

Letteratura italiana Einaudi 97


Ciro di Pers - Poesie

98.
Terremoto

Deh, qual possente man con forze ignote


il terreno a crollar sí spesso riede?
Non è chiuso vapor, come altri crede,
né sognato tridente il suol percuote. 4
Certo la terra si risente e scuote
perché del peccator l’aggrava il piede
e i nostri corpi impaziente chiede
per riempier le sue spelonche vote. 8
È linguaggio del ciel che ne riprende
il turbo il tuono il fulmine il baleno,
or parla anco la terra in note orrende. 11
Perché l’uom, ch’esser vuol tutto terreno
né del cielo il parlar straniero intende,
il parlar della terra intenda al meno. 14

Letteratura italiana Einaudi 98


Ciro di Pers - Poesie

99.
Prega Dio che lo sollevi dagli amori terreni ai celesti

Ben col favor che di tua grazia ottenne


l’alma vaga di lume alzossi a volo,
ma de la scala onde si poggia al polo
in su ’l grado primier stancò le penne. 4
De l’umana beltà che pria le venne
incontro sí le piacque un raggio solo
ch’errò sospesa qui radendo il suolo
e d’un picciol splendor paga si tenne. 8
Tu la disvia da cosí bassa cura,
sommo Signor, e ’n fra l’eterne menti
insegnale a cercar luce piú pura, 11
ma né pur là si fermi o ’l volo allenti,
anzi ogni altra beltà le sembri oscura
fuor che l’abisso de’ tuoi rai lucenti. 14

Letteratura italiana Einaudi 99


Ciro di Pers - Poesie

100.
Iam hyems transiit, imber abiit etc.

Or che del sole al piú vicino ardore


si rimbellisce la stagion novella
e Zeffiretto in questa parte e ’n quella
or discioglie un ruscello or apre un fiore, 4
anima, e tu, ch’avvolta in cieco orrore
fosti de’ sensi impuri impura ancella,
a’ rai del sommo sol lucente e bella
torna quindi imparando un santo amore, 8
odi i carmi del ciel d’aetto pieni
che t’invitan con dir: «Già passa il verno,
parte la pioggia, sorgi, amica, e vieni, 11
sorgi, or ch’è tempo, e ’l pigro gelo interno
struggi e i foschi pensier tornin sereni,
che d’un tardo avvedersi è ’l danno eterno». 14

Letteratura italiana Einaudi 100


Ciro di Pers - Poesie

101.
Lodasi la fatica

Varcar col nuoto il rapido de’ fiumi,


l’erto de’ monti superar col corso,
di feroce destrier regger il morso,
varie genti cercar vari costumi, 4
errar per aspre balze ed aspri dumi
l’adiroso cinghial tracciando e l’orso,
del profondo ocean fender il dorso
benché frema orgoglioso irato spumi, 8
la sete al fonte trar la fame al bosco,
per le nevose piagge e per l’aduste
sudar coll’affrican gelar col mosco, 11
di ferrea scorza aver le membra onuste
quand’è ’l ciel luminoso e quand’è fosco
delizie ed agi son d’alme robuste. 14

Letteratura italiana Einaudi 101


Ciro di Pers - Poesie

102.
Nuovo anno nuova neve

Già rinovato è l’anno, ah come corte


l’ore son de la vita! Omai vicine
fansi le mete estreme e solo al fine
fia che ’l nuovo anno un nuovo mal n’apporte. 4
Ei, fanciul, fà noi vecchi e ogn’or piú forte
cresce a recar altrui danni e ruine,
sorge da’ suoi principi il nostro fine
e dal rinascer suo la nostra morte. 8
Pur ieri ei nacque e con novel candore
le nevi oggi apparir canuto il fanno,
ma’n vecchio aspetto ha giovenil vigore, 11
come rapido il tempo in nostro danno
fia che voli a portarne a l’ultim’ore
se, nato appena, incanutisce l’anno! 14

Letteratura italiana Einaudi 102


Ciro di Pers - Poesie

103.
Arsura intempestiva

D’intempestivo ardor l’aria s’accende,


mirasi in grembo a primavera il fiore
moribondo esalar l’ultimo odore
e per dargli sepolcro il suol si fende. 4
Fresc’aura per lo ciel volo non stende
che ’ncenerite ha l’ale a tanto ardore,
langue la messe e di piovoso umore
invan ristoro alla sua sete attende. 8
Fervido è ’l Tauro e di gran fiamme ardente
ne promette il Leon, deh, quale intanto
soccorso avrà la sbigottita mente? 11
Di far pietoso il ciel non si dia vanto
che, se a placarlo è ’l pianto sol possente,
omai negli occhi inaridito è ’l pianto. 14

Letteratura italiana Einaudi 103


Ciro di Pers - Poesie

104.
Al sonno

O sonno tu ben sei fra i doni eletti


dal ciel concesso ai miseri mortali,
tu l’agitato sen placido assali
e tregua apporti ai combattuti affetti, 4
tu, d’un soave oblio spargendo i petti,
raddolcisci i martir, sospendi i mali,
tu dai posa e ristoro ai sensi frali,
tu le tenebre accorci e l’alba affretti, 8
tu della bella Pasitea consorte,
tu, figliuolo d’Astrea, per te di paro
van fortuna servile e regia sorte, 11
ma ciò che mi ti rende assai piú caro
è ch’a l’orror de l’aborrita morte
io col tuo mezzo ad avvezzarmi imparo. 14

Letteratura italiana Einaudi 104


Ciro di Pers - Poesie

105.
Miseria umana

L’uom, che sí poche della vita ha l’ore


e ne conta a fatica una gioconda,
è di sospir di pianto un’aura un’onda,
piangendo nasce e sospirando more. 4
Aura ch’avviva un inonesto ardore
onda che sprezza una discreta sponda
aura che scuote una caduca fronda
onda ch’irriga un momentaneo fiore 8
e ben ch’aspiri a sempiterno vanto
per quelle vie che strepitose corse
appena un lieve suon mormora alquanto, 11
mentre l’uomo formò Prometeo forse
il duro fango distemprò col pianto
e co i sospir lo spirito gli porse. 14

Letteratura italiana Einaudi 105


Ciro di Pers - Poesie

106.
L’autore è travagliato da mal di pietra
in età d’anni sessanta

D’Orfeo non è né d’Anfion la cetra


ch’io tratto e pur dai sassi ella è seguita,
ogni sasso è uno strale ond’ha fornita
la morte ai danni miei la sua faretra. 4
Da impietrito rigor nulla s’impetra,
fatti i calcoli omai son della vita,
già mi convien saldar la mia partita
e la dura sentenza è scritta in pietra. 8
Nuova Medusa d’impietrirmi ha cura
l’interne parti ed è il mio frale, ahi lasso,
men durevole allor che piú s’indura. 11
Per sassoso cammino a ciascun passo
pavento inciampi, entro alla tomba oscura
mi farà traboccar l’urto d’un sasso. 14

Letteratura italiana Einaudi 106


Ciro di Pers - Poesie

107.
Improvisa morte di bella donna

Ohimè, Clorinda, ohimè, verno improviso


de le tue guancie inaridisce i fiori,
tu langui, ohimè, tu cadi, ohimè, tu mori,
fatto albergo di morte è ’l tuo bel viso. 4
In su quel freddo labbro estinto è ’l riso,
entro quei freddi e languidi pallori
la bellezza ha sepolti i suoi tesori,
con la morte ha ’l suo regno Amor diviso. 8
Piangon le Grazie e di stupor ripiena
morte accusa pentita il proprio strale
che sí chiara turbò luce serena. 11
Ella, mentre scoccò l’arco fatale,
perché non ti credea cosa terrena
lo fe’ sol per provar s’eri mortale. 14

Letteratura italiana Einaudi 107


Ciro di Pers - Poesie

108.
Anniversario di nascita e di morte ad un amico

Oggi, Filandro, è ’l dí ch’estinta giacque,


colpa di fato intempestivo e rio,
quella beltà ch’ad un gentil desio
allettandoti il cor prima ti piacque 4
ed oggi ancora è ’l dí ch’al mondo nacque
ed aprí gli occhi al sol chi ’l cor m’aprio,
ella ond’io sempre al cielo al suolo invio
il foco de’ sospir del pianto l’acque. 8
Giorno ad ambo fatal, morte importuna
priva te del tuo sole amato e caro,
per me soverchio ardore il fato aduna. 11
In fra esequie e natali altrui fà chiaro
mista memoria di feretro e cuna
ch’ogni dolce è quaggiú misto d’amaro. 14

Letteratura italiana Einaudi 108


Ciro di Pers - Poesie

109.
In morte d’un amico

Non si vive qua giú né questa è vita


ma di vita un’imagine fallace,
noi non avvezzi al ver stimiam verace
quest’ombra vana all’apparir sparita. 4
L’alma immortal col mortal corpo unita
a se medesma sconosciuta giace,
che de l’esser di lei solo è capace
puro ciel, loco immenso, età infinita. 8
Tu da quest’ombre al ver, Giorgio, passasti
tu, deposto del corpo il grave pondo
puro spirto e beato al ciel volasti 11
e volto il guardo in giú lieto, giocondo
dici, schernendo i nostri umani fasti:
«È spazio angusto a una sol’alma un mondo». 14

Letteratura italiana Einaudi 109


Ciro di Pers - Poesie

110.
Al signor Giulio Sbroiavacca per la morte della moglie

Quella che ’l ciel ti diè compagna amata


con frettolosa man morte ti toglie,
Giulio, e quel sí gentil nodo discioglie
per cui solo la vita a te fu grata. 4
L’alma ad ogni piacer chiude l’entrata
vaga del duol che volontaria accoglie
e dolorose piú rende le doglie
il rimembrar felicità passata. 8
La metà di te stesso ell’era, or sei
mezzo rimaso sol, con man furtiva
han te tolto a te stesso i fati rei, 11
ma un tal pensiero al duol meta prescriva:
che se di te una parte è morta in lei
una parte di lei resta in te viva. 14

Letteratura italiana Einaudi 110


Ciro di Pers - Poesie

111.
Per una nipotina dell’autore che visse pochi giorni

Fortunata fanciulla al ciel nascesti


non alla terra e non ti fu immatura,
l’ora fatal che dei tesor celesti
e de l’eterno ben ti fe’ sicura. 4
Tu breve il corso de la morte avesti,
che con lungo penare altri misura,
la frale umanità poco piangesti,
poco spirasti di quest’aria impura. 8
Chi solca il mar del mondo ogn’or aduna
maggior peso di colpe e ’l camin torto
su ’l tardi de l’età via piú s’imbruna, 11
viaggio avesti tu spedito e corto,
navicella gentil fu la tua cuna
che ti sbarcò del paradiso al porto. 14

Letteratura italiana Einaudi 111


Ciro di Pers - Poesie

112.
In morte d’un figlioletto del signor Carlo...

Carlo, rasciuga il pianto, al figlio amato


non fece oltraggio l’affrettata morte,
d’un carcere penoso aprir le porte
opra non è d’ingiurioso fato. 4
Dalla valle del pianto egli è volato
al riso eterno, ove con lieta sorte,
divenuto degli angeli consorte,
nell’empirea magion vive beato, 8
de’ principi il principio egli comprende,
s’unisce al fin de’ fini e quel ch’è solo
sommo ben, sommo vero ama ed intende. 11
La fede impenni a’ tuoi pensieri il volo
per giunger là dove beato ei splende,
che piangerai di gioia e non di duolo. 14

Letteratura italiana Einaudi 112


Ciro di Pers - Poesie

113.
Al signor Giulio Sbroiavacca
in morte d’un suo figlioletto

Giulio, il caro figliol, già tua gran speme


or tua gran doglia, a la miseria è morto,
anzi, a vita immortal nel ciel risorto,
col pargoletto piè le stelle or preme. 4
Ei giunse frettoloso all’ore estreme
et ebbe il viver no ma ’l morir corto,
poche giornate l’han condotto in porto
per quest’Egeo che procelloso freme. 8
Oh beato fanciul che spieghi l’ali
nel regno della gloria eterno e santo,
se vi è pietà lassú de’ nostri mali 11
un di quei raggi onde ti splende il manto
quaggiú, dove fann’ombra i sensi frali,
scenda e al tuo genitor rasciughi il pianto. 14

Letteratura italiana Einaudi 113


Ciro di Pers - Poesie

114.
Per la morte della signora marchesa
Lucrezia Orologi Obizzi

All’euganea Lucrezia, onde men chiari


splendono omai della romana i pregi,
è scarso onor suono di carmi egregi,
lavor di marmi pellegrini e rari. 4
A subblime virtude il ciel prepari
glorie subblimi e con eterni fregi,
qual l’eroico valor de’ prischi regi,
del notturno seren l’ombre rischiari. 8
Quindi l’alta eroina agli stellanti
regni fatta novello astro sen voli
e mandi influssi casti a’ cori amanti, 11
anzi, novello sol, splenda fra i poli
ricco di propria luce, acciocché vanti
due Lucrezie la terra, il ciel due soli. 14

Letteratura italiana Einaudi 114


Ciro di Pers - Poesie

115.
Alla signora Giulia de’ Signoridi Strasoldo
per un suo bellissimo giardino di ori

Api, o voi che di Pindo errar solete


per l’alto poggio ameno
cogliendo il mel da non caduchi fiori,
or qui, dove a Strasoldo avvien che ’nfiori
d’un bel giardino il seno, 5
piú dolce mel da i piú bei fior cogliete
et io con arti liete
m’appresto ad animar la cetra intanto
e co i vostri susurri accordo il canto.
E voi, cui pregio dan, ninfa gentile, 10
tre giardini fioriti,
un ne l’alma, un nel volto et un nel suolo,
s’io prendo ad irrigar l’ultimo solo
con l’onde che da i liti
d’Ascra derivo non l’abbiate a vile, 15
piú non osa il mio stile,
anco il pianto offrirei, ma ’l salso umore
inaridisce e non ravviva il fiore.
Tacciansi ormai dei successor di Belo
gli orti in aria sospesi 20
su le vaste colonne e su i grand’archi
del biondo autunno i preziosi incarchi
dal dragon mal difesi
piú non vanti d’Esperia il ricco stelo;
spieghin, partendo il gelo, 25
con minor fasto il lor fiorito aspetto
Pesto Tempe Pancaia Ibla et Imetto.
Taccia le glorie pur meonia Clio
dei campi ove Alcinoo
primavera ad autunno avea sposata,
qual verdeggiò piú ricca et odorata

Letteratura italiana Einaudi 115


Ciro di Pers - Poesie

selva nel lido eoo,


corrano ad inaffiare onde d’oblio
o pur di Lete il rio
bagni del perso re gli orti sovrani, 35
ozioso sudor di regie mani.
Ceda il giardin dove agl’incauti amanti
porgeva Alcina infida
tra fioriti perigli amari affanni
e ceda quel dove con lieti inganni 40
de la vezzosa Armida
primavera bugiarda aprian gl’incanti,
suonin men chiari i vanti
di quel dove solea su ’l pafio lido
vezzeggiar con Adon la dea di Gnido. 45
Cedan pur quanti mai con steril arte
ammantar d’ombre chiare
culta selvatichezza orror giocondo,
cedan pur quanti mai colle fecondo
piantar con mani avare, 50
ove prodighi doni il ciel comparte
di maggior gloria a parte
chiama questo giardin l’alta ventura
d’esser di ninfa tal delizia e cura.
Questo non già del sol, che spesso asconde 55
suoi raggi, il caldo attende
che da lontan scarso favor gli presti,
ma da due luci angeliche e celesti
beati influssi ei prende,
che presente virtude in lui diffonde 60
né toglie esempio altronde
che da un bel volto candido e vermiglio
quando inostra la rosa imbianca il giglio.
Ad ischernir con odorato riso
la canuta stagione 65
qui spunta in grembo a la pruina il fiore,
per la neve oltraggiar piú bel candore

Letteratura italiana Einaudi 116


Ciro di Pers - Poesie

con gentil paragone


spiega e specchi di gelo ha qui Narciso
e con accorto avviso, 70
poich’aura ebbe per lui Zeffiro infida,
or qui Giacinto ad Aquilon si fida.
Qui la rosa, qual volta in ciel rinova
Cinzia l’argenteo corno,
d’iterar primavera ha per costume 75
e, se ’l bel piè de l’acidalio nume
d’ostro sanguigno adorno
insegnolle a vestir porpora nova,
con piú leggiadra prova
qui da una bella mano emula ai gigli 80
il primiero candor vien che ripigli.
Qui tutte april le sue ricchezze accoglie
poiché l’enola indora
l’erbe, il giglio inargenta, il croco inostra,
qui di gemme odorate altera mostra 85
fa la dipinta Flora
spiegando al sol le ricamate spoglie,
qui pallidette foglie
apre la violetta e ’l suolo smalta
con la peonia e ’l tulipan la calta. 90
Qui l’amaranto a rinovar sen viene
il privilegio antico
de l’immortalità fra glorie tante,
qui lascia Clizia il luminoso amante
e con ardor pudico 95
fiso in due piú bei soli il guardo tiene,
qui con labbra serene
l’Iride ride e con palpebre oscure
piange di Iobbe il fior le sue sciagure.
Qui gratissimo odor superbo spira 100
il gelsomin del Tago
e imbianca un verde ciel di lattee stelle,
qui foglie aprendo variate e belle

Letteratura italiana Einaudi 117


Ciro di Pers - Poesie

il garofano vago
dei fior tra ’l volgo ai primi onori aspira, 105
qui leggiadro si mira,
perché di ricca porpora è vestito,
insuperbir l’anemone crinito.
Aventurato fior, di bella dea
dolce amor pianto amaro 110
già fusti, or cura sei di dea piú bella,
qui sorge e non sai ben s’è fiore o stella
l’amello e qui di raro
odor l’aure d’intorno il nardo bea,
da la spiaggia eritrea 115
qui venne il peregrin giunco odorato
ad arricchir di nove pompe il prato.
Qui fatto giardinier co l’aureo strale
la temeraria plebe
de l’erbe vili Amor avvien che schianti, 120
ei de la madre i mattutini pianti
porge a l’asciutte glebe
e desta l’aura al ventilar de l’ale,
anzi l’aura vitale,
che gli amanti dal cor tranno in sospiri, 125
ei fa che qui soavemente spiri.
A voi sereno il ciel, germi ben nati,
giri mai sempre, a voi
non faccia oltraggio mai turbo o tempesta,
a voi Sirio perdoni, a voi molesta 130
co’soffi algenti suoi
l’ira non sia degli Aquilon gelati,
co’ strisci avvenenati
non s’arrischino mai l’immonde serpi
fra ’l verde entrar de’ vostri ameni sterpi. 135
Canzon s’a la mia fronte
serto gentil di questi fiori intesso
i lauri ad altro crin nutra Permesso.

Letteratura italiana Einaudi 118


Ciro di Pers - Poesie

116.
Al signor Andrea Valiero in risposta
che non si dee amare una bellezza sola

Celeste dono è la beltà che scende


ad invaghir qua giú l’umane menti
de’ beni eterni e a sollevarle al cielo,
chiare faville accende
ne’ foschi cori e co’ suoi raggi ardenti 5
sgombra de’ pigri affetti il lento gelo,
sotto un leggiadro velo
viepiú ch’a l’occhio a l’intelletto scopre
di lavoro divin mirabil’opre.
Ma non sempre ella suol ne’ regii tetti 10
covar tra gli ostri e riccamente adorna
sfidar le gemme in paragone e gli ori,
che d’ameni boschetti
spesso a l’ombra riposta anco soggiorna
e d’un prato ridente emula i fiori: 15
quivi ne’ freschi umori
d’un puro fonticel si specchia e lava
e co’ fregi de l’erba i crini aggrava.
Fan di gemme inaspriti aurei monili
d’argentei scherzi variati manti 20
pompa non di beltà ma di ricchezza:
son degli avi gentili
l’alte memorie e i celebrati vanti
fregi di nobiltà non di bellezza;
ch’ella per sé s’apprezza 25
e si brama per tutto ove si vede
e cieco è quei ch’altra ragion ne chiede.
Ma cieco e stolto è quegli ancor che l’ama
solo in un loco e se la mira altrove
O non la riconosce o non la cura: 30
chi la bellezza brama

Letteratura italiana Einaudi 119


Ciro di Pers - Poesie

la brama sempre in ogn’oggetto e dove


la scorge ivi d’unirsi a lei procura,
animata pittura
ell’è di Dio ritratto, io stimo un empio 35
chi la vuole adorar solo in un tempio.
Quegli che non ha cor d’amar capace
l’universal bellezza ama e desía
la bellezza di Filli o di Nigella,
quindi non truova pace 40
co’ suoi meschini affetti erra e travía
mentre la luce vuol sol d’una stella,
che se splende rubella
a le sue voglie in fra gli errori immensi
ei non ha scorta al traviar de’ sensi. 45
Sol una è la beltà che ’l divo lume
in piú corpi diffonde e quasi sole
a molte stelle i raggi suoi comparte,
ond’è stolto costume
di chi solo un volto amar ne vuole 50
con povero desío picciola parte.
Volgi l’antiche carte
e sovente vedrai lo stesso Giove
in nuovi oggetti amar vaghezze nuove.
Tu saggio, Andrea, che non restringi il core 55
fra l’angustie d’un viso e ai desir vasti
una sola speranza esca non fai,
per te non trova Amore
entro due sole luci ardor che basti
e i lacci d’un sol crin non sono assai: 60
quindi è che tu ten vai
col libero pensier per varie forme
de l’unica beltà tracciando l’orme.
Quind’è ch’or la capanna ed or la reggia
ti vede amante a vagheggiar intento 65
una sola bellezza in molte belle:
né creder già ch’io deggia

Letteratura italiana Einaudi 120


Ciro di Pers - Poesie

dannare il tuo consiglio anch’io mi pento


che non presi a cercar aitre facelle
tosto che le due stelle 70
che m’allettaron pria mostrarsi avverse
e fero orgoglio il mio sperar disperse.
Sciocco Tantalo er’io, che ’n mezzo l’acque
dura sete soffría perché volea
sol di fonte lontana onda interdetta, 75
la beltà che mi piacque
mentre mal saggio fui solo in Nicea
or dovunque la miro ivi m’alletta,
due begli occhi ha Lisetta
et ha Clori un bel sen di vivi avori: 80
di Lisetta amo gli occhi e ’l sen di Clori.

Letteratura italiana Einaudi 121


Ciro di Pers - Poesie

117.
Per bella dama fiorentina per nome Ma

Ben è di nome e di bellezza un mare


Maria, pompa de l’Arno onor di Flora,
ed io d’un bel desir sciolgo la prora
per questo mar che sí tranquillo appare.
E pur so che talvolta escon procelle 5
da lieta calma e che fra’ ciechi scogli
Sirti di crudeltà Scille d’orgogli
stan sotto a l’onde piú ridenti e belle.
So che per entro di ben mille cori
Vi spirano i sospir contrari venti 10
e so ch’a depredar l’anime intenti
van corseggiando i faretrati Amori.
Ma sfavillar due chiare stelle io scerno,
lucide tramontane al mio viaggio
e con la scorta di sí nobil raggio 15
audace i’ prendo ogni periglio a scherno.
E se fia ch’a’ miei danni il cielo irato
armi d’atre tempeste orrido nembo
pur ch’io perisca a sí bel mare in grembo
chiamerò il mio naufragio anco beato. 20
Fusse pur ver che ’l precipizio mio
desse a cosí bel mar nome novello
d’Icaro fortunato o pur in quello
quasi Leandro mi perdessi anch’io.
Ah, basta ben ch’assordi il suo bel lido, 25
ov’han gli Amori, ov’han le Grazie albergo,
co’ rochi accenti miei, palustre mergo,
se non posso, Alcion, fermarvi il nido.
Felice mar di puro latte ha l’onde,
d’alabastro gli scogli e l’alghe d’oro, 30
ha di perle e coralli ampio tesoro
di cui parte discopre e parte asconde.

Letteratura italiana Einaudi 122


Ciro di Pers - Poesie

L’acque d’ogni altro mar cedano a queste


poiché se già dalla marina egea
de la beltà terrena uscí la dea 35
esce da lor la Venere celeste.
E se musici mostri ebbe il Tirreno,
dilettoso periglio ai naviganti,
han queste, per bear gli animi amanti,
con celeste armonia gli angioli in seno. 40
In questo mar l’intelligibil cielo
specchia se stesso e le sue forme imprime
e cede a questo mar l’onda sublime
che forma ai lumi dell’empireo un velo.
Ma da l’aonio suol corrano intanto 45
a sí bel mar con mormorio di lodi
tributari i ruscelli in dolci modi
ch’io non vaglio ad offrirgli altro che pianto.

Letteratura italiana Einaudi 123


Ciro di Pers - Poesie

118.
Pianto di bella vedova

In tenebrosa spoglia
il mio bel sole avvolto
sgorga dal mesto volto
rivi amari di doglia
ed io che ’l miro intanto 5
mi lagno al suo lagnar, piango al suo pianto.
Mentre d’umor gentile
sparge le vive rose
onde fan l’amorose
guancie animato aprile 10
a me son quelle stille
d’inusitato ardor calde faville.
Gemme liquide e belle,
umidetti tesori,
sí dolce uscite fuori 15
di due sí vaghe stelle
che di veder m’avviso
portar invidia a sí bel pianto il riso.
Cosa ’l mondo non have
di bello o di gentile 20
se non quanto è simile
a quel pianto soave.
È bello perché suole
lacrimoso dal Gange uscir il sole.
Ed è bella l’aurora 25
perché da l’oriente
di rugiade piangente
tragge il bel volto fuora
e bello è solo il cielo
perché piange tal volta in fosco velo. 30
Sol in pregio si tiene
il pellegrino odore

Letteratura italiana Einaudi 124


Ciro di Pers - Poesie

de l’arabo liquore
perché là in quelle amene
contrade avventurose 35
è il pianto de le piante lacrimose.
Sol è ricca e pomposa
sol è cara e pregiata
quella goccia indurata
che sta nel grembo ascosa 40
de l’indica conchiglia
perché a pianto sí bel si rassomiglia.
Belle lacrime care,
cari nembi vezzosi,
ruscelletti amorosi, 45
onde dolci ed amare
ben ha di ghiaccio il core
chi da voi non si parte ebro d’ardore.
Se l’alma Citerea
allor quand’ella nacque 50
la cuna ebbe nell’acque
de la marina egea,
il suo figlio Cupido
gode tra’ vostri flutti aver il nido.
E, nocchier fortunato, 55
omai deposte l’ali
fatti remi gli strali,
de’ miei sospiri al fiato
la sua benda spiegando
su ’l legno del mio cor gli va solcando. 60
Forse Alcide novello
con due scogli di latte
fra quelle nevi intatte
del sen leggiadro e bello
nel mar de la bellezza 65
vuol metter i confini a la dolcezza.
O pur fatto corsale
scorrendo umidi i calli

Letteratura italiana Einaudi 125


Ciro di Pers - Poesie

de’ tremuli cristalli


incauti i cori assale 70
per far con ricche palme,
rapace espugnator, preda de l’alme.
Ma tu, bella piangente,
raffrena il pianto omai,
pon fine ai mesti rai, 75
ritien l’umor cadente
poscia che deve il riso
non il pianto albergar nel paradiso.
Non piú non piú querele
non piú sospir dogliosi 80
non piú accenti pietosi,
che la pietà è crudele
in quegli occhi omicidi
con cui, piangendo i morti, i vivi uccidi.

Letteratura italiana Einaudi 126


Ciro di Pers - Poesie

119.
Per una bellissima dama
chiamata per sopranome La bella aurora

Ecco tutta vezzosa


dal sereno oriente
sorge l’Aurora e si fa specchio il Gange.
Già non mi par dogliosa,
pur la veggio piangente, 5
dunque dirò che di letizia piange.
Piange e nel prato intanto
ogni erbetta ogni fior ride al suo pianto.
Mille augelli diversi
e di note e di piume 10
le fanno applausi armoniosi intorno,
con iterati versi
per antico costume
salutan lieti il rinascente giorno;
ma fra tanti non scorgo 15
né pur un cigno del castalio gorgo.
Belle musiche dive
di Pindo abitatrici
a che stan neghittosi i vostri augelli?
Se de l’aonie rive 20
per le sacre pendici
penna v’è che sentieri apra novelli
qui meco voli: ancora
conviensi a’ cigni il salutar l’Aurora.
Ma di luce piú vaga, 25
piú sereno splendore
il nobil volo il nobil canto alletti,
poiché non ben s’appaga
un generoso core
con la plebe communi aver gli oggetti. 30
Splende Aurora piú bella

Letteratura italiana Einaudi 127


Ciro di Pers - Poesie

su ’l Bacchiglione: io mi rivolgo a quella.


Bella Aurora che toglie
alle stelle amorose
de le ciglia piú chiare il pregio e ’l vanto, 35
bella Aurora che scioglie
in stille rugiadose
da cento luci innamorate il pianto,
bella Aurora che scorta
non è del sol, ma nella fronte il porta. 40
Questa, qual’ or discopre
i puri raggi ardenti,
sgombra de’ ciechi affetti il fosco interno.
Questa risveglia a l’opre
le sonnacchiose menti, 45
messaggiera gentil d’un giorno eterno.
Questa negli altrui cori
de’ celesti desir provede i fiori.
Ma chi per l’erte cime
di Pindo mi conduce 50
ond’io spieghi là su volo sovrano?
Se non m’alzo sublime
di cosí chiara luce
ai favor luminosi aspiro in vano,
poiché la bella Aurora 55
de’ monti sol l’altere cime indora.
Forse di Febo in vece
i divini furori
fia che l’Aurora a la mia mente inspiri.
Ma, s’altro a me non lice, 60
i suoi lucenti albori
l’aura precorrera de’ miei sospiri,
fatta Clori novella
l’anima mia di sí bel lume ancella.

Letteratura italiana Einaudi 128


Ciro di Pers - Poesie

120.
Ad un cavaliere innamorato d’una mora
che andava a prender fuoco nella sua casa

Elpin, s’egli è pur vero


ch’una arsura novella
senti al cor d’etiopica facella,
ch’amando un volto nero
per far l’essequie a’ tuoi passati amori 5
vesti gli affetti tuoi d’atri colori,
tu nel corso amoroso
sei forse stanco omai
onde la notte desiando vai
che madre è del riposo. 10
O pur vuol dir quella bellezza nera
che ’l tuo giorno d’amor giunge a la sera.
Forse vuoi, tra l’orrore
di quell’ombra gentile,
vergognando occultar l’ardor senile, 15
o pur l’iniquo Amore,
mentre t’impiaga il sen l’alma ti fura,
tende l’insidie in una notte oscura.
Forse del crin l’argento
su l’indice animato 20
vuoi tu provar del nero volto amato,
o con nuovo argomento
entro a quel fosco colorir t’affanni
l’importuno candor ch’accusa gli anni.
Tu sei cenere al pelo 25
ell’è carbone al volto,
fra cenere e carbon sta il foco accolto,
suol fulminar il cielo
quand’è piú fosco e vibra a’ danni tuoi
da fosca nube Amor gl’incendi suoi. 30
Mentre la bella oscura

Letteratura italiana Einaudi 129


Ciro di Pers - Poesie

sen viene a la tua porta


e fuoco chiede insieme e fuoco porta,
allora Amor ti giura
che quei ch’ella ha nel sen carboni spenti 35
degli accesi, che vuol, son piú cocenti.
Allora in guisa tale
a lusingarla prendi:
«Tu per fuoco, crudel, fuoco mi rendi,
cangiamo e fia men male 40
poich’abbiamo a cangiar fuoco tra noi
quel del mio sen con quel degli occhi tuoi.
Par che tu non conosca
qual sia pur degno ardore
o in focolar Vulcano o in petto Amore. 45
Deh, mia Venere fosca,
che pur Venere sei, con qual consiglio
cerchi il marito e non apprezzi il figlio?»
Elpin, s’Amor ti doni,
com’il tuo merto il chiede, 50
che trovi in nero sen candida sede,
prego che mi perdoni
se, di Parnaso mal’esperto arciero,
non ho drizzato ben gli strali al nero.

Letteratura italiana Einaudi 130


Ciro di Pers - Poesie

121.
Per le nozze de’ signori Federigo e Massimilla
ambo de’ signori di Colloreto

Quella lite, ch’ardea,


se non mente Elicona,
tra ’l figlio di Latona
e quel di Citerea
mentre ciascun volea 5
portar vanto primiero
di valoroso arciero,
ancor vive ancor dura,
emuli ancor tra loro
chi ’l mirto e chi l’alloro 10
di celebrar procura
e, ministro d’arsura,
l’un e l’altro contende
chi maggior caldo accende.
Il gran signor di Delo 15
vibra raggi di foco
dal piú sublime loco
de la reggia del cielo
né con opaco velo
di fraporsi importuna 20
ardisce nube alcuna.
E, per far piú cocente
l’ardor di sua facella,
gira in un con la stella
di Procione ardente, 25
cade ogni fior languente
accusando gli oltraggi
de’ troppo caldi raggi.
Ecco d’intorno il suolo,
tutto di sete ardendo, 30
va cento bocche aprendo

Letteratura italiana Einaudi 131


Ciro di Pers - Poesie

per chieder acque al polo


né di spiegar il volo
alcun’aura presume
per non arder le piume. 35
A piú nobili oggetti
Amor da l’altra parte
le sue fiamme comparte
ardendo umani petti,
non v’ha gelati affetti 40
tanto d’incendio schivi
dov’egli non arrivi.
E, perché men rubelle
sian l’alme ai vivi ardori
ond’egli infiamma i cori, 45
si congiunge a due stelle
ch’incendiose e belle
ne la fronte tranquilla
splendon di Massimilla.
Oh quanti incendi, oh quanti 50
da gl’influssi beati
di que’ lumi adorati
piovono ai cori amanti!
Se co’ sospir, co’ pianti
non si tempra l’ardore 55
divien cenere il core.
Oh qual fervida vampa
l’interne parti assale!
Quai d’arsura fatale
alti vestigi stampa! 60
Ma piú ch’altrove avvampa
il dolce ardor pudico
nel sen di Federico.
Ma ben arder felice
tu sol fra gli altri puoi 65
che i cari incendi tuoi
dolce temprar ti lice.

Letteratura italiana Einaudi 132


Ciro di Pers - Poesie

Amorosa fenice
in sí bel rogo ardendo
rinascerai morendo. 70
Deh, perché piú defrodi
de’ tuoi piacer te stesso?
il ben che t’è concesso
godi, omai lieto, godi;
con cento e cento nodi 75
d’animate catene
stringi, stringi il tuo bene.
Non sospenda dimora
la battaglia amorosa.
Non passi neghittosa, 80
senza diletti un’ora.
Ah, che non si ristora
il tempo che si perde
di nostra età su ’l verde.
Ben cadendo sen vanno 85
le rose illanguidite,
ma ritornan fiorite
al rinovar de l’anno.
Non si ripara il danno
del fior di nostra etade 90
quando una volta cade.
Ecco Imeneo che scende
cinto di persa il crine
e la face di spine
ne le tue fiamme accende. 95
Febo nel mar discende
e ’l campo ad Amor cede
poiché vinto si vede.
Che badi? Eccoti a fronte
la tua nemica altera 100
che ’n un placida e fera
vuol provocarti all’onte.
Se non hai l’ire pronte

Letteratura italiana Einaudi 133


Ciro di Pers - Poesie

dirò che non hai core


per gli aringhi d’Amore. 105
Ecco che già t’invita
con repulsa che prega
mentre, chiedendo, nega,
timidamente ardita.
Or con dolce ferita 110
puoi far dolce vendetta
del cor ch’ella saetta.
Ristora i tuoi martiri
con molli baci e spessi
e sien molti gli amplessi 115
se fur molti i sospiri.
Tutto quel bel che miri
è a le tue voglie esposto,
godi pur, godi tosto.
O quasi invidiosi 120
sospireran lontani
con stolti affetti e vani
al tuo gioir dogliosi.
Ma tu sdegna i riposi,
non vuol pigro campione 125
l’amorosa tenzone.
Ma rida in noi la speme
mentre l’invidia langue
poiché sí nobil sangue
si ricongiunge insieme. 130
Da questo altero seme
novelle glorie lieto
aspetta Colloreto.
Ma troppo hai tu garrito
or taci, Musa, taci, 135
fra strepitar di baci
non è tuo carme udito:
sia ’l silenzio gradito,
ch’altro han che far gli amanti
che dar orecchio a’ canti. 140

Letteratura italiana Einaudi 134


Ciro di Pers - Poesie

122.
Per Cristina augusta regina di Svezia

Tinto di calamita oggi il mio stile


è costretto a girarsi in ver Boote.
Là fra le stelle a l’Oceano ignote
la maestà d’un sole inchina umile.
Cristina è ’l sol ch’ai gloriosi scettri 5
di Svezia accresce onor; dal suo bel crine
del baltico Nettun l’onde vicine
imparano a produr piú fini elettri.
De’ suoi begli occhi ardenti il caldo raggio
tempra il duro rigor del clima algente 10
e non paventa piú l’artica gente
dal nevoso Aquilon gelido oltraggio.
La pruina a serbar fede a le rose
dalle sue guance e dal suo seno apprende:
la neve intorno a tal beltà s’accende, 15
Borea esala in sospiri aure amorose.
Bella è cosí che non l’agguaglia alcuna,
pur la beltà fregio è vulgare in quella:
cerca vanti di saggia e non di bella,
quindi mille virtú nell’alma aduna. 20
Se dell’Albi e de l’Istro il suo gran padre
seminò di trofei l’altere sponde
e fé di sangue ostil vermiglie l’onde
mentre avvampò fra bellicose squadre,
in su gli olivi ad inestar le palme 25
ella è non men fra le vittorie avvezza:
mirasi ognor con placida alterezza
vincer i cori e trionfar de l’alme.
Quindi non sol da tributari regni
gli applausi officiosi avvien ch’ascolti, 30
ma da climi remoti a lei rivolti
offrono lodi adoratori ingegni.

Letteratura italiana Einaudi 135


Ciro di Pers - Poesie

123.
All’Altezza Serenissima de l’arciduca Leopoldo
dopo l’ultima battaglia di Lipsia

Qual tu ti sia, fortuna,


o nome vano o deità possente
certo l’umana mente
or per te si rischiara ed or s’imbruna
ed ha ’l volgo in te sola i voti intesi. 5
Ma se raggi cortesi
d’amico cielo ei chiama i tuoi favori
di cieca notte io vuò chiamarli orrori.
Se dal cimmerio fondo
de l’Erebo la figlia atra se n’esce 10
tutti confonde e mesce
i vari aspetti ond’è distinto il mondo:
mal si può ravvisar dal fiore il fiore,
che spiega un sol colore
l’intero prato e non appar diverso 15
dal giallo il verde o dal vermiglio il perso.
Là dove amica arridi
il prudente e lo stolto, il forte e ’l vile
apparenza ha simile;
sembran gli stessi i disleali e i fidi; 20
tu cieca acciechi ognun; muta soggiorno,
che di virtude il giorno
spunterà chiaro e si vedran distinti
quei c’hanno al vero onor gli animi accinti.
Su Pindo amica Musa 25
piú d’un esempio antico ebbe a narrarmi,
ma non fà meta ai carmi
virtú che giaccia entro ai sepolcri chiusa;
anche la nostra età degna è di laude:
quindi mia cetra applaude 30
a un vivo eroe che co’ suoi merti egregi

Letteratura italiana Einaudi 136


Ciro di Pers - Poesie

de’ secoli trascorsi offusca i pregi.


Da l’Aquilone avverso
scoccò tetra procella incontra l’Austro
e sotto il pigro Plaustro 35
nembi non pigri armò Borea perverso
e l’incauta Germania ai propri oltraggi
con pensier poco saggi
diede fomento e volontaria corse
a ricettar nel sen l’ira de l’Orse. 40
Da l’orride tempeste
oh quante messi dissipate, oh quante
rotte e disvelte piante
e nudate di frondi ampie foreste!
Anzi pur quanti abbandonati ovili, 45
abbattuti fenili,
disfatte mandre, ammutolite squille,
arse capanne e desolate ville!
Musa, spiega piú chiaro
il grave danno che ’l teuton conturba 50
da che l’artica turba
l’ambizioni e le perfidie armaro.
Diciam di sangue ampi torrenti sparsi,
regni predati ed arsi,
spogliati altari e profanati tempi 55
e cielo e Dio fatto ludibrio agli empi.
Con l’ingiusta falange
sovente militò fortuna ingiusta,
ma di virtú robusta
trovò rincontro, ond’ancor Svecia piange, 60
ah, che non è ’l valor sempre felice!
Misnia tre volte il dice,
io sol drizzo a la terza il canto mio,
rinforza i fiochi accenti, aonia Clio.
O Leopoldo invitto, 65
d’augusti imperator fratello e figlio,
qual opra e qual consiglio

Letteratura italiana Einaudi 137


Ciro di Pers - Poesie

non ammirossi in te nel gran conflitto?


Qual officio di duce e di guerriero
con l’armi e con l’impero 70
non adempisti? E qual di morte aspetto
non disprezzò l’intrepido tuo petto?
Tu con arte disponi
l’oste e con arte gli ordini prescrivi.
Tu l’ardimento avvivi 75
col tuo proprio valor ne’ tuoi campioni:
né men prudente sei né sei men forte
per la contraria sorte,
che tua virtú nel rotto campo intera
gloria acquista, perdendo, eterna e vera. 80
Cosí del Santo in riva
ne l’ostil sangue orribilmente tinto
al fin cedea non vinto
il frigio Ettorre a la fortuna argiva.
Ben addatta il timon se ’n calma è ’l mare 85
ogni destra volgare,
ma del prode nocchier l’arte s’ammira
de l’avverse tempeste in mezzo a l’ira.
Ma perché inerme or posa
la man, terror de la Vandalia algente? 90
La man sola possente
del Baltico a domar l’onda orgogliosa?
Fuggitiva affrettar le tarde rote
sperai veder Boote
e che l’Orse al fulgor del brando irato 95
bramasser, per celarsi, il mar vietato.
E pur con ira ultrice
non s’adopra in frenar barbari insulti?
Musa, i consigli occulti
spiar de’ regnatori a noi non lice. 100
Risparmia forse a’ piú remoti regni
i magnanimi sdegni
e disegna trofei lungo il Giordano

Letteratura italiana Einaudi 138


Ciro di Pers - Poesie

mentre oziosa par la regia mano.


Per l’obliquo viaggio 105
a condurne quel dí Febo s’affretta
che la gran destra eletta
sia de’ cristiani a vendicar l’oltraggio,
che ’l sepolcro ritolga al turco rio
de l’umanato Dio
e che rinnalzi l’abbattuta croce
per gli ampi regni del Sultan feroce.
Allor su ’l tespio lito
di Leopoldo ad eternar le lodi
in gloriosi modi 115
le trombe animerà spirto erudito.
Di questa mia stridula cetra intanto,
deh, non si sdegni il canto,
che pur la cetra non sdegnar si vide
mentre cessò da l’armi il gran Pelide. 120

Letteratura italiana Einaudi 139


Ciro di Pers - Poesie

124.
Al signor Giulio Antonio Frangipani
per la rotta data a’ Francesi sotto Tionville

Si loda il signor general duca Piccolomini.

O del castalio fonte alme custodi,


belle vergini Muse,
io so ben che sete use
l’opere grandi inghirlandar di lodi
e che i guerrier piú prodi 5
san con l’aiuto vostro
cambiar forte sudor con dotto inchiostro.
Quindi rimbomba piú sonoro il canto
ov’è piú grande il merto,
quindi poggia in su l’erto 10
del chiaro Olimpo di Goffredo il vanto,
ch’ad un eroe cotanto
cigno trovaste eguale,
onde il nome di lui splende immortale.
Ei del sacro Giordan lungo la sponda 15
piantò divoti allori,
ei discacciò de’ mori
da la santa città la turba immonda,
ei con la tepid’onda
del sangue indegno ed empio 20
lavò le macchie al profanato tempio.
Non vana ambizion, non folle sdegno
il di lui petto avvinse,
ma per Dio l’armi ei cinse
e fulminò l’usurpatore indegno 25
e ’n cielo e ’n terra il regno
fondò con doppia palma
coronando di gloria il nome e l’alma.
Chiare memorie. In su l’aonio lido

Letteratura italiana Einaudi 140


Ciro di Pers - Poesie

per voi musiche dive 30


il bell’esempio vive
e di lui piú che mai celebre è ’l grido.
Ma fuor del patrio nido,
fuor degli aviti regni
van suoi degni nipoti esuli indegni. 35
Duro a veder sí nobil sangue e chiaro
propagator di regi,
scossi gli antichi fregi,
pondo vestir di peregrino acciaro
ed oh dispendio amaro! 40
per riaver il soglio
spender l’ire dovute al tracio orgoglio.
Onde ben giustamente il ferro stringe
contra il furor francese
chi de l’ingiuste offese 45
gli austrasii duci a vendicar s’accinge.
Cagion ben degna spinge
il tosco Ottavio all’armi
e ben degna cagion me spinge ai carmi.
Grande splendor egli è de l’Arbia e grande 50
splendor d’Italia tutta,
per lui mia cetra instrutta
di nove corde or novi accenti spande,
che di febee ghirlande
musici fregi ordisco 55
al suo grand’elmo e lauri a lauri unisco.
Molte potrian trattarsi aure germane
con penna armoniosa;
qual colà non famosa
per le bell’opre sue sponda rimane? 60
Son per lui l’ire vane
e del cimbro e del goto
scoccan per lui l’alte perfidie a voto.
Turbine aquilonar dal freddo polo
orribilmente sorse 65

Letteratura italiana Einaudi 141


Ciro di Pers - Poesie

impetuoso e corse
a funestar de la Germania il suolo;
ei consparse di duolo
le stelle ai flutti ignote,
spento il furor de l’artico Boote. 70
Ma son antiche glorie e ne favella
con gran tromba la fama:
là tra i belgi mi chiama
a segnar altre vie gloria novella,
che ’n riva a la Mosella 75
or di Teon la villa
per novi lampi di valor sfavilla.
Ella già paventava, intorno cinta
da cento armate schiere
e bellicose e fere, 80
il franco giogo e di pallor dipinta
già si rendea per vinta
quand’ecco di repente
Ottavio giunge e par fulmine ardente.
Giunge, combatte e vince; in van s’oppone 85
la fierezza al valore;
altri langue altri more
de’ Franchi, altri è fugato altri è prigione
e ’l cesareo campione
preme i gallici fasti: 90
van delusi i disegni ingordi e vasti.
Tal splende il tosco eroe, ma piú soavi
per lui sciolgansi i canti
né per crescergli i vanti
fia d’uopo rammentar gli onor degli avi 95
se ben le sacre chiavi
resser nel Vaticano
ed arricchir di glorie il ciel romano.
Degli avi il merto è un fregio onde s’onori
chi per sé poco vale, 100
vera gloria immortale

Letteratura italiana Einaudi 142


Ciro di Pers - Poesie

suol col sangue comprarsi e coi sudori,


tra i marziali orrori
un tal pensier ricetto
ha cred’io, Frangipane, entro il tuo petto. 105
Quindi, benché per nobiltà fastoso
a null’altro secondo
splenda il tuo sangue al mondo,
ne la patria hai sdegnato un vil riposo
e de l’eroe famoso, 110
che lodar tento, i passi
segui per l’erto onde a la gloria vassi.

Letteratura italiana Einaudi 143


Ciro di Pers - Poesie

125.
Al signor Mattia Zorzi senator veneto

Bella è virtú che ’n solitaria parte


vive a se stessa e di se stessa è paga,
ch’or de l’Olimpo in sui gran cerchi vaga
tracciando i fati, or volge antiche carte.
Congiunge in un l’etadi e ’n spazio breve 5
vive secoli eterni, adito impetra
nel concilio de’ numi e sovra l’etra
a la mensa di Giove ambrosia beve.
Tutta del mondo la superba mole
è suo proprio palagio, a lei nel cielo 10
spiega la notte il ricamato velo
ed è ricchezza sua l’oro del sole.
Fan spettacolo a lei le nubi e i venti,
ne la scena de l’aria allor che tuona
d’alti secreti il ciel seco ragiona, 15
de le sfere ella sola ode i concenti.
Ma men bella non è virtú che legge
pone agli affetti e giova altrui con l’opra
ed or la mano ed or la lingua adopra
mentre pugna consiglia ordina e regge 20
e ne’ prosperi casi e negli avversi
sempre è simile a se medesma, sempre
munita il cor d’adamantine tempre
tiene al publico ben gli occhi conversi.
Cinta d’armi si scorge il petto audace 25
oppor sovente a barbara falange,
mentre a l’ostil furor l’impeto frange
e compra col suo sangue altrui la pace.
Cinta d’ostro si vede anco sovente
pene e premi partir, leggi ed editti 30
formar, premer superbi, erger afflitti,
de la città, del regno anima e mente.

Letteratura italiana Einaudi 144


Ciro di Pers - Poesie

Mattia, mi volgo a te; dí tu di queste


qual sia miglior, ch’ambo le accogli in seno,
tu ch’operando sei nume terreno 35
ed or sei, contemplando, uomo celeste.

Letteratura italiana Einaudi 145


Ciro di Pers - Poesie

126.
Al signor Giorgio Contarini luogotenente

Questo è ’l secol di ferro e questo è ’l regno


di Giove no ma del sanguigno Marte,
destar fra l’armi il bellicoso sdegno
s’odon trombe guerriere in ogni parte.
Drizza il furor cui nessun dritto piace 5
le falci in spade su l’inique incudi
e, fastiditi omai gli usi di pace,
vanno gli aratri a dilatarsi in scudi.
In elevar trincee suda il bifolco
non in fidare al suolo o semi o piante, 10
non s’affatica il bue su ’l noto solco,
ma geme in strascinar bronzo tonante.
Altri di Marte agli onorati mali
tratto a forza sen va da dura legge,
altri ad esercitar sdegni venali 15
contra i non suoi nemici andar s’elegge.
Lo splendor de l’acciar co’ fieri lampi
quinci invaghisce e quindi abbaglia i cori,
restan vedovi i letti, inculti i campi,
l’officine oziose e muti i fori. 20
Ferve di sangue insaziabil brama
ne le disumanate umane menti.
Le cento bocche omai stanca la fama
in narrar città prese, estinte genti.
Scorgo in mirar l’eoo ch’a l’ombra densa 25
di mille antenne il grand’Eusino imbruna,
mentre apportar guerriera ecclissi pensa
al persiano sol la tracia luna.
Se mi volgo a l’occaso ecco che bolle
di guerra il franco minaccioso e fero 30
e di sangue civil fatte satolle
manda le spade a ber sangue straniero.

Letteratura italiana Einaudi 146


Ciro di Pers - Poesie

Se ’n ver settentrion drizzo lo sguardo


veggo d’ira avvampar l’Orse gelate
e ’l freddo Arturo omai non esser tardo 35
in folgorar tra le falangi armate.
Del Danubio il german l’onde e del Reno
di sveco sangue rosseggianti beve,
ardono antichi sdegni al ghiaccio in seno,
fuman rivi vermigli in su la neve. 40
S’al fin verso il meriggio il ciglio fermo
de’ lombardi nel pian scena funesta
scorgo aprir da Bellona, oltraggio e scherno
di par nocente e Senna e Tago appresta.
O qual vegg’io giú per le balze alpine 45
scender torrente in ver l’Insubria volto
perché sotto l’italiche ruine
il barbaro furor resti sepolto.
Solo il veneto lido oggi si mira
d’olive verdeggiar liete e sicure. 50
Qui con arco pacifico la lira
lece ferir fra l’oziose cure.
Qui d’un ruscel fugace in su le rive
fra l’erbe, che del sol rispetta il raggio,
lece scherzar con le pierie dive 55
senza timor di militare oltraggio.
O de l’Adria beata incliti eroi,
il cui senno di Marte ogn’ira molce,
i miei musici strali io drizzo a voi
che prodotto m’avete ozio sí dolce. 60
E te fra gli altri i’ vuo’ sceglier primiero
segno a l’armi pimplee, gran Contareno,
che de la patria mia con giusto impero
soavemente hai moderato il freno.
Tu di gran sangue alto natale avesti 65
cui mirò ’l ciel co’ piú benigni lumi
fra gli esempli domestici apprendesti
magnanimo valor, regii costumi.

Letteratura italiana Einaudi 147


Ciro di Pers - Poesie

Su fogli antichi impallidisti e l’arti


greche imparasti onde l’uom dotto fassi, 70
poi, novo Ulisse, a piú remote parti,
per prudenza mercar, volgesti i passi.
Al fin del Tagliamento in su le sponde
di sí bei semi maturò la messe,
ben par che dican, mormorando, l’onde: 75
«Piú gloriosa man mai non ne resse».
Or vanne al patrio albergo, ivi t’adopra
su gli alti seggi in custodir la pace.
A pro comun spendi il consiglio e l’opra,
insegna al vile ardir, tema a l’audace. 80
Sottentra al peso de’ piú grandi affari
che sostegno migliore aver non ponno.
Altri dal moto tuo quiete impari,
la tua vigilia n’assicuri il sonno.
Ma s’anco fia che fero orgoglio insano 85
l’armata pace d’irritar presuma
al ferro non avrai lenta la mano
che sai mostrarti, in un, Quirino e Numa.
Qual suol fra l’armi fulminar vendetta
Contareno valor Liguria il dice, 90
che fu nel mezzo a le vittorie astretta
provar del grande Andrea la destra ultrice.

Letteratura italiana Einaudi 148


Ciro di Pers - Poesie

127.
Italia avvilita

A monsignor Gherardo Saracini.

O di possente impero inclita sede,


Italia un tempo e gloriosa e forte,
qual con dure vicende abietta sorte
servil catena or ti consente al piede?
Per opra già del tuo valor guerriero 5
cadde lacera al suol l’alta Cartago
e con l’arene tributarie il Tago
i margini indorò del Tebro altero.
Portò l’Eufrate ad Anfitrite in seno
di pianto prigionier torbide l’onde 10
e mormorò tra soggiogate sponde
de’ latini trionfi il vinto Reno.
E, s’abbattuto ogn’altro incontro ostile
ai propri danni i tuoi furori armasti,
furo i tuoi vizi e generosi e vasti 15
e la tua sceleraggine non vile,
che due mal atti a sopportarsi pari
e men disposti a rimaner secondi
l’empia discordia de’ tartarei fondi
trassero a funestar le terre e i mari. 20
Fervidi fur d’ambizioso sdegno
gli emazii campi, del cognato sangue
rigarsi l’aste e de la patria esangue
su le ruine fabbricossi il regno.
Se ’l vinto o ’l vincitor con piú ragione 25
degli arnesi guerrier vestisse il pondo
fu tra doppia sentenza ambiguo il mondo,
giudici quinci i dei quindi Catone.
Ah, che piú di magnanimo e di grande
nulla ritieni, effeminata e molle, 30

Letteratura italiana Einaudi 149


Ciro di Pers - Poesie

gli olivi, ond’altri il crin cerchiar ti volle,


furon legami e ti parean ghirlande.
Quindi, fra gli ozi d’una ingrata pace
comprata a prezzo d’un umil servaggio,
obliato il valor, spento il coraggio ,35
di barbaro voler fusti seguace
ed or se i sonni tuoi rompa tal volta
tromba di Marte impallidisci e tremi
e neghittosa infra i perigli estremi
agli altrui scettri ogni tua speme hai volta 40
e s’alcun figlio tuo d’ardir s’accinge
per l’altrui signoria solo contende
e sol la propria servitú difende.
Gettisi il brando che sí mal si stringe.
Sotto altro nome e da diversa parte 45
s’avvien che torni un Annibal novello
dove un Fabio sarà? Dove un Marcello?
E dove uno Scipion folgor di Marte?
Minacci ampia vorago ampie ruine
e ciò che piú s’apprezza avida attenda; 50
Curzio s’arresti e ’n vece sua vi scenda
sparso di molle odor Batillo o Frine.
Erri la destra e gastigar la voglia
Muzio moderno, avralla forse il foco?
Anzi né pure il sol vedralla un poco 55
se non coperta d’odorata spoglia.
S’opponga il Tebro tumido e sonante
a Clelia e rivedrem l’esemplo antico
non già se d’uopo sia torsi al nemico,
ma ben se d’uopo sia darsi a l’amante. 60
Infra i duri novali esercitata
di Cincinnato la virtú robusta
piú non si pregia, alma di vizi onusta
torpe fra i lussi e detta vien beata.
Di Curio e di Fabrizio oggi s’onora 65
l’altera povertà con poca laude,

Letteratura italiana Einaudi 150


Ciro di Pers - Poesie

sol ricchezza s’ammira e ’l volgo applaude


al tradimento ancor, s’altri l’indora.
Oggi chi pregio vuol d’alma gentile
spieghi fra i lussi altere pompe: a lui 70
Dedalo sudi in far palagi, in cui
non vi sia del padron cosa piú vile.
Qui cosí terso il pavimento splenda
che ’l piede di calcarlo abbia rispetto
e l’oro qui sotto il superbo tetto 75
d’un pallido fulgor le travi accenda.
Veggansi qui da le pareti illustri
di serico lavor drappi pendenti
ove su l’ostro co’ filati argenti
scherzin degli aghi le vigilie industri. 80
La mendace di Rodi arte vetusta
qui con mute bugie schernisca il vero
e sia vil prezzo un patrimonio intero
de l’ombre vane d’una tela angusta.
S’ornin le mense e Bacco in tazze aurate 85
sposi l’alpino gel, turba di cuochi
sudi ad un sol palato e ’n vari fuochi
stridano l’esche in piú d’un clima nate.
Aliti nabatei bevan le piume
da la pigrizia acconcie ove gl’impetre 90
i tardi sonni un molle suon di cetre,
né per lui splenda il matutino lume.
Sorga e ad uso del crin grande apparecchio
trovi apprestato e qual novella sposa
l’unga il terga il gastighi e senza posa 95
il pettine e la man stanchi e lo specchio.
Prenda il vestito e sia di foggia strana,
marchio di servitú; gentil lavoro
gl’indori il lembo e, serpeggiata d’oro,
cinga la spada inutil pompa e vana. 100
Greggia di servi a solo fasto eletti
pari al vestir di ricchi fregi adorno,

Letteratura italiana Einaudi 151


Ciro di Pers - Poesie

arresti il passo al di lui carro intorno


qual volta avvien ch’ei fastidisca i tetti.
Quindi prenda ad ambir titoli vani, 105
quindi a mercar con simulati ardori
agli altrui letti ingiuriosi amori,
quindi a sfamar mille appetiti insani.
Ma, se anco fia che bellicose lodi
fra duri studi d’usurpar sia vago, 110
moderi il freno ad un destrier del Tago
e lo spinga e ’l raggiri in vari modi.
Su questo, e di gran piume e di grand’ori
superbo, stringa in piazza asta dorata,
trastullo al volgo, e la sua bella amata 115
plaudendo esalti i non sanguigni orrori.
Tali sono, ed è vero, oggi quei c’hanno
fra noi piú pregio, ond’a ragion mi sdegno.
Deh, turbi omai questo vil ozio indegno
straniero Marte e sia beato il danno. 120
Gherardo, a te cui de l’aonio monte
cede i musici imperi il biondo dio
miei carmi aspersi di quel fele invio
ond’amaro ha talor Permesso il fonte.
Acciò tu di gran corde armi la lira 125
da trarne forti e generosi accenti
atti a destar ne l’avvilite genti
nobil vergogna e vie piú nobil ira.

Letteratura italiana Einaudi 152


Ciro di Pers - Poesie

128.
Risposta alla canzone del signor Carlo de’ Dottori
sopra la cometa

Fa di non steril ciel novella prole,


con pace di Stagira,
lucido invito a’ curiosi sguardi
e de l’assirie scole
sono i seguaci a promulgar non tardi 5
ch’arda il destin di non placabil ira:
quindi geme e sospira
credula turba in su ’l timor del male
che i vani sogni altrui chiaman fatale.
S’egli è pur ver che i non successi eventi 10
di ciò ch’oprare intende
scriva nel cielo il gran motor sovrano
son quanto piú lucenti
tanto piú oscuri a l’intelletto umano
que’ caratteri d’or ch’ei mal comprende .15
Non di qua giú sapprende
ne’ terrestri confin la lingua ignota
di region sí strana e sí remota.
Ben altre volte per l’eteree strade
con orrida vaghezza 20
scintillar nove e sconosciute faci
e pur nemiche spade
non fer oltraggi e non le Parche audaci
troncaro stami di regal chiarezza,
d’insolita scarsezza 25
non s’incolpar le zolle e troppo carca
del vado acheronteo non fu la barca.
Con piú frequente man tratta la morte
talor l’armi funeste
e pieni i solchi son d’ariste vote. 30

Letteratura italiana Einaudi 153


Ciro di Pers - Poesie

Ingiurioso e forte
Marte i regni sconvolge: a l’ombre ignote
di Stige van le coronate teste
e pur l’ira celeste
pria non appar co’ minacciosi lampi 35
di nova stella entro ai sublimi campi.
De la sferza divina il colpo scende
pria che ’l fischio si senta
e le sciagure arman di feltro il piede;
in mano a Giove accende 40
l’infocate saette, ond’ei ne fiede
l’umana voglia al mal oprar non lenta:
qualor fulmini avventa
son di par mal difese e mal sicure
le regie illustri e le capanne oscure. 45
S’abbatte irato ciel la quercia annosa
sotto l’alte ruine
cade oppresso a l’intorno ogni virgulto,
pastor di valle ombrosa
restar non pensi in sua bassezza occulto 50
s’arma vindice stral l’ire divine:
svelte le balze alpine
oltraggio fan col ruinoso pondo
da l’alte cime al piú riposto fondo.
Carlo, a fuggir da’ minacciati danni 55
ricovro vil si stimi
di fortuna volgar bassezza oscura.
Con generosi vanni
dove altezza piú grande è piú sicura
per non usate vie poggian sublimi. 60
Di là poveri ed imi
ne sembraran de’ gran monarchi i troni
ed avrem sotto ai piè tempeste e tuoni.
Colà non cureransi i ciechi oltraggi
di fortuna fallace, 65
che su l’alme servili ha tanto impero.

Letteratura italiana Einaudi 154


Ciro di Pers - Poesie

I portentosi raggi
d’astro novel non desteran pensiero
che ’n noi turbi del cor l’interna pace,
colà d’ombra mendace 70
non si mostra dipinto il male e ’l bene
a recar van timore e vana spene.
Ma dal fulgor che ’n ciel pur dianzi apparse
scenda raggio o baleno
ne l’alma e ’l fosco a’ miei pensier diradi. 75
Se per l’alto si sparse
crin di cometa a le trascorse etadi
fu detto massa di vapor terreno
che curiosi meno
o men savi gli antichi errar non poco 80
in osservar la quantitade e ’l loco.
Non a’ tempi moderni il ver s’asconde
piú ch’a l’etadi andate,
anzi abbiam da tracciarlo oggi nov’arti.
Noi conosciam feconde 85
e produttrici di novelli parti
taccia il Liceo le region stellate:
quelle piagge beate
d’ignoto aprile ai tepidi favori
san pullular non piú veduti fiori. 90
Ma la vaghezza lor tosto sparita
non lascia che si fermi
in essa a pena a contemplarla il ciglio,
poche notti ha di vita
generato dal cielo un vasto figlio 95
né sa trovar contra la morte schermi
e noi, minuti vermi
e di putrido fango in terra nati,
di vita breve accuseremo i fati?

Letteratura italiana Einaudi 155


Ciro di Pers - Poesie

129.
A bella donna che addimanda rime

Quel ch’ un tempo versai pianti sonori,


quei ch’in rime accoppiai caldi sospiri
mentre a un fonte di luce in duo bei giri
bevei col guardo gli amorosi ardori, 4
donna gentil, ch’i foschi manti indori
co’ rai sí chiari, a che d’udir desiri?
Vaga sei forse degli altrui martiri
che vuoi mirar ritratti i miei dolori? 8
Se quest’è ver, con puro affetto umile
t’offro lacero il core, in lui rimira
ciò ch’a pena accennar seppe il mio stile. 11
Ma, se pur carmi vuoi, tu me l’ispira,
Musa d’amor, ch’il ciglio tuo gentile
si farà novo plettro a la mia lira. 14

Letteratura italiana Einaudi 156


Ciro di Pers - Poesie

130.
Verno

S’invecchia l’anno e di canuto orrore


fanno il suol biancheggiar le nevi algenti,
non piú del sole i rai scendon cocenti
poiché fra l’acque in ciel tempra l’ardore. 4
Cinta di neve il sen di ghiaccio il core
la dea, dolce cagion de’ miei tormenti,
si mostr’ancor, ma da’ suoi rai lucenti
non prova già men grave arsura il core. 8
O se la cruda almen non mi facesse,
bella parta, d’amor fuggendo guerra,
ma da vicin piagarmi un dí volesse! 11
Presso a questi occhi miei, ch’ogn’or disserra
al pianto il duol, diría chi la scorgesse:
«Ecco il sole in Acquario ancora in terra». 14

Letteratura italiana Einaudi 157


Ciro di Pers - Poesie

131.
Alla signora Maria Celia in comedia

Celia e Maria voi siete e mare e cielo


e sono i pregi in voi del ciel del mare,
vi dà le perle et i coralli il mare,
la luce avete e l’armonia dal cielo,4
pien d’angeli canori è il vostro cielo,
di musiche Sirene il vostro mare,
beato ciel ch’è tetto a sí bel mare
beato mar ch’è specchio a sí bel cielo! 8
Mentre è tranquillo il ciel sereno il mare
Icaro esser vorrei per questo cielo
e dar novello nome a questo mare, 11
o pur mi concedesse amico il cielo
morir novo Leandro in sí bel mare
perir novo Fetonte in sí bel cielo. 14

Letteratura italiana Einaudi 158


Ciro di Pers - Poesie

132.
Per la signora Maria N.

Costei che la beltà dal cielo toglie,


toglie dal mar col nome anco i costumi,
dan liquido tributo al mare i fiumi,
questa il mio pianto tributario accoglie. 4
Nocchier del mar fidato il legno scioglie
poi con naufraghi voti assorda i numi,
io l’aspetto tranquillo e i chiari lumi
tra i flutti incolpo di ritrose voglie. 8
Il mar gioco è de’ venti, a lei d’intorno
scherzano i miei sospiri. Il sole appare
nel mar, due soli ell’ha nel volto adorno. 11
Deh, per saper s’in tutto agguaglia il mare
la vezzosa Maria potessi un giorno
provar s’ha l’onde in sé dolci od amare. 14

Letteratura italiana Einaudi 159


Ciro di Pers - Poesie

133.
Per la stessa

Mentre a le belle meraviglie intento


di voi, che ’l mar nel nome e ’l ciel nel volto
portate, ho ’l guardo col pensier rivolto
tra dolci pene a tormentar mi sento. 4
Ma se in acqua se in aura il mio tormento
per gli occhi e per la bocca esce disciolto
da voi sia ’l pianto et il sospiro accolto;
che pur dal mar s’accoglie il fiume e il vento. 8
Se non son d’ogni grazia i cieli scarsi
e s’a lungo servir qualche mercede
da costante amator suol meritarsi 11
nel vostro sen di neve albergo chiede
questo mio cor di foco e brama farsi
in un mar di beltà scoglio di fede. 14

Letteratura italiana Einaudi 160


Ciro di Pers - Poesie

134.
Occhi azzurri

Occhi, stupor degli occhi, in cui del mare


ride la calma et il seren del cielo,
per voi di azzur men bello ondeggia il mare
di ceruleo men fin lampeggia il cielo. 4
Se voi scherni del ciel, scorni del mare
volgete i dui zaffiri al mare al cielo
fate innalzar per rimirarvi il mare
fate inarcar per meraviglia il cielo. 8
Anzi s’in voi s’affissa e cielo e mare
lacrima sol per esser vinto il cielo
e freme sol per esser vinto il mare. 11
Et han tanta vergogna e mare e cielo
che di porpora spesso è tinto il mare
e d’ostro su ’l mattin rosseggia il cielo. 14

Letteratura italiana Einaudi 161


Ciro di Pers - Poesie

135.
Li tre orologi da mostra, che batte e da polvere

Stilo a sol, ferro a bronzo e polve in vetro


sono del mio morir nuncii funesti,
punge l’un, scuote quel, sen cade questi
a l’ombre ai colpi in picciolo feretro. 4
Scrive l’un tuona quel dà questo il metro,
note rie suono fier attomi presti,
su ’l muro nel metal tra’ giunti mesti
né dal loro rigor pietade impetro. 8
Mi rapisce a l’occaso il sol cadente,
mi tormenta Vulcano a tutte l’ore,
e la polve nel tumulo mi copre: 11
posso già dir che bene ho di presente
polve il corpo, ombra l’alma e ferro il core,
s’al fin non penso a regolar mie opre. 14

Letteratura italiana Einaudi 162


Ciro di Pers - Poesie

136.
Bella penitente

Sotto il cener del manto il foco ascoso


porta costei che in umiltà risplende,
con la pietà del cor fa ’l ciel pietoso
e col cielo del volto i cori accende. 4
Per posar nel suo Dio non ha riposo
e per diffender l’alma il corpo offende
e se del crin straccia il tesoro ondoso
con le perle degli occhi adorno il rende. 8
Quindi, mentr’ella piange il proprio errore,
adorar mi costringe il viso amato
e mi fa reo di profanato Amore. 11
Deh, come potrà il ciel render placato
se fra i cilici ancor m’infiammo il core
e la sua penitenza è mio peccato? 14

Letteratura italiana Einaudi 163


Ciro di Pers - Poesie

137.
Bella donna vestita di nero

Tra nubi oscure il mio bel sole avvolto


minaccia agl’occhi altrui pioggia di pianti
o pur son di carbon quei neri manti
per l’incendio de’ cori ivi raccolto. 4
Altro color, ch’avean, forse ha lor tolto
il fumo de’ sospir di mille amanti
o sembran foschi a tal bellezze avanti
in paragon del luminoso volto. 8
Tali ’l soverchio ardor forse li rese:
sí come avvien là ’ve non giunge il verno
al Garamante adusto, al Sienese. 11
De la caliginosa ombra d’inferno
gli tinse, al creder mio, quando vi scese
per imparar come tormenta Averno. 14

Letteratura italiana Einaudi 164


Ciro di Pers - Poesie

138.
Per tirar di balestra agli uccelli

Spesso men vado accompagnato e solo


con passi lenti misurando il piano
e di tosco stromento armo la mano
per guerreggiar contra il pennuto stuolo. 4
Quindi per torre a gli augelletti il volo
volan globi di creta e ’l pensier vano
pur come augello intanto erra lontano
or in mar or in terra or sovra il polo. 8
Ma la balestra mia spesso non erra
scoccando ad or ad or colpi mortali
onde gli incauti volatori atterra. 11
Apprendete timor quindi, o mortali,
ecco chiusa la morte in poca terra
e per fuggir da lei non bastan l’ali. 14

Letteratura italiana Einaudi 165


Ciro di Pers - Poesie

139.
E finito ogn’altro amore fuori che quello di Nicea

Fu de l’anima mia l’ardor primiero


Nicea, Nicea sarà l’ultimo ancora,
nel tempio del mio sen solo s’adora
del suo bel volto il simulacro altero. 4
Ebbi un sol core: ella se l’abbia intero,
se ben lo strazzia e lo tormenta ogn’ora
quando il mio stile altra bellezza onora
segue d’altro amator l’amico impero. 8
Ben mille carmi altrui porger potei
piú tosto che un sospir? Non son conversi
fuor che ad un sol’ oggetto i desir miei. 11
Ad una il core a molte il canto offersi
e se dicon d’amare altra che lei
sono agli affetti altrui prestati i versi. 14

Letteratura italiana Einaudi 166


Ciro di Pers - Poesie

140.
Veste bianca

Bianca tra bianche spoglie era Nicea


né saprei dir quai fusser bianchi meno,
mentre un leggiadro paragon facea,
i candori del manto o quei del seno. 4
Corsi a mirarla e di stupor ripieno:
«Donna non è costei – fra me dicea –
che raggio splende in lei piú che terreno,
ma la nunzia del sol candida dea». 8
Quando, il soverchio lume insieme unito
col soverchio calor, cade repente
l’occhio abbagliato il core incenerito, 11
all’or gridai con un sospiro ardente:
«O del manto de l’alba è ’l sol vestito
o l’alba è piú del sol fatta lucente». 14

Letteratura italiana Einaudi 167


Ciro di Pers - Poesie

141.
Diversi effetti degli occhi amati

Stelle, che dolce un tempo a me pioveste


gl’influssi, tramontane al mio desio,
nuncie or del mio morir, comete infeste,
Esperi a l’oscurar del giorno mio, 4
fiamme, che ardor e luce a me porgeste,
faci un tempo d’Amor, raggi di Dio,
or de l’esequie mie faci funeste,
de l’amoroso Dite incendio rio, 8
propizi idoli un tempo et or del coro
tartareo ultrici Furie, ombre d’Averno,
già prodighi di gioia or di martoro, 11
occhi ministri del mio pianto eterno
et io pur anco v’amo, anco v’adoro
se non numi di ciel numi d’inferno. 14

Letteratura italiana Einaudi 168


Ciro di Pers - Poesie

142.
In partenza

Del vorace Nettuno i campi ondosi


vado a solcar con veleggiante legno
e men gli orgogli del ceruleo regno
che i tuoi, cruda Nicea, mi fien noiosi. 4
Soffrirò con piú pace i venenosi
strali che avventerà barbaro sdegno
che quelli ond’è ’l mio cor misero segno
ch’escon dagli occhi tuoi strali amorosi. 8
Men grave fia che irato Africo spiri
sudando Borea e ’l mar col ciel confonda,
che continui dal sen trar i sospiri. 11
Men grave fia ch’al cavo pin la sponda
percuota il flutto e a divorarlo aspiri,
che continua versar del pianto l’onda. 14

Letteratura italiana Einaudi 169


Ciro di Pers - Poesie

143.
Ritornato non può veder l’amata

E che vale il partir? Cercar che vale


sotto diverso ciel lidi stranieri
se co’ medesmi affetti, anzi piú fieri,
Amor in lontananza un’alma assale?4
Né puon far che s’oblii d’Amor lo strale
con novo saettar barbari arcieri:
né puon spegner con l’onde i mari intieri
de l’incendio d’Amor l’antico male. 8
E che giova il tornar s’avari i numi,
contendendomi i rai de le mie stelle,
fan che con lunga speme io mi consumi? 11
Deh, ch’una volta almen m’affisi in quelle
due luci e poi mi chiuda morte i lumi
perché non vedan piú cose men belle. 14

Letteratura italiana Einaudi 170


Ciro di Pers - Poesie

144.
Alla maestà dell’imperatore Leopoldo I

L’imperial diadema, onde tu fregi


la nobil fronte, è ben di gloria onusto,
ma lieve incarco al tuo valor robusto
ma picciol premio de’ tuoi merti egregi. 4
Per te d’Augusto il nome acquista pregi
che se ben fu monarca il grande Augusto
non discendea per lungo ordin vetusto
d’avi monarchi sangue alto de’ regi. 8
Per sorte no ma per natura imperi,
nato, non fatto, imperator ti mostri,
gli scettri in mano a te fansi piú alteri. 11
Stendili omai dagli Aquiloni agli Ostri:
che per dar legge ai gemini emisperi
porta l’aquila tua gemini i rostri. 14

Letteratura italiana Einaudi 171


Ciro di Pers - Poesie

145.
Alla medema maestà

Per i moti di Transilvania.

D’incendio marzial ferve l’algente


Tibisco e, mentre dai destrier bistoni
imparano a nitrir gli antri pannoni,
medita eccidio fier l’odrisia gente. 4
Magnanimo signor, stendi il possente
tuo braccio a fulminar gli empi tifoni,
solo in veder di Cesare i pennoni
cadrà l’orgoglio al barbaro insolente. 8
Del liberato Eusin festeggi il lido,
l’onda de l’Istro tuo mormori allegra
fra sponde non piú serve al trace infido 11
al gigante ottoman novella Flegra
sian le rupi pangee, novello nido
formi su ’l negro mar l’aquila negra. 14

Letteratura italiana Einaudi 172


Ciro di Pers - Poesie

146.
Travagliato l’autore da mal di pietra

Son ne le rene mie dunque formati


i duri sassi a la mia vita infesti,
che fansi ogn’ or piú gravi e piú molesti,
c’han de’ miei giorni i termini segnati? 4
S’altri con bianche pietre i dí beati
nota, io noto con esse i dí funesti;
servono i sassi a fabricar, ma questi
per distrugger la fabrica son nati. 8
Ah, ben posso chiamar mia sorte dura
s’ella è di pietra! Ha preso a lapidarmi
da le parti di dentro la natura. 11
So che su queste pietre arrota l’armi
la morte e che a formar la sepoltura
ne le viscere mie nascono i marmi. 14

Letteratura italiana Einaudi 173


Ciro di Pers - Poesie

147.
Al padre Zacchia domenicano,
predicator eloquentissimo

Dai labri tuoi religiosa Pito


versa a l’orecchie altrui manna gentile
e fai, Zacchia, co ’l tuo nettareo stile
al pentimento amaro un dolce invito. 4
Sfavilla entro a’ tuoi detti un erudito
splendor, cui presso ogn’altra luce è vile;
divien, mercé d’un eloquente aprile,
il sentiero del ciel tutto fiorito. 8
Ad or ad or nel dir facondo e saggio
ad invaghir del bene eterno i cori
s’apre un fior stilla un favo e splende un raggio, 11
scorgo ne’ lumi tuoi celesti ardori,
ne le dolcezze tue la gloria assaggio
e promessa mi fan del frutto i fiori. 14

Letteratura italiana Einaudi 174


Ciro di Pers - Poesie

148.
Per l’andata a Roma della regina di Svezia fatta cattolica

La cuna ornar sotto il parrasio segno


diademi e scettri a la regal Cristina
che ’n fra i paterni allor non ebbe a sdegno
que’ di Febo intrecciar, dotta regina. 4
Ma, poiché tanto il sovr’umano ingegno
alzò, tracciando il ver, l’alma divina
che non valse a capirla il suo gran regno,
venne l’alta a bear reggia latina. 8
Mentre ne’ brevi giorni altri si duole
che inaspri ’l verno aquilonar procella,
tempra il verno di Roma artico sole. 11
Di saggio re la fama anch’oggi appella
da lontano le Sabe, anch’oggi suole
scorta di regio piè farsi una stella. 14

Letteratura italiana Einaudi 175


Ciro di Pers - Poesie

149.
Scusa in giovine cavaliere l’amore di nobil donna
per nome Leonora
e biasima la sordidezza d’altri amori plebei

Se i tuoi desir fiamma gentile onora


non biasmo, Ermete, il giovinile affetto,
magnanimi pensieri in nobil petto
face d’onesto amor sveglia talora,4
ma se beltà venal l’alme innamora
avvilisce gli spirti il vil diletto,
mal fisa il guardo in luminoso oggetto
chi tragge in fosco orror lunga dimora. 8
D’una in altra sembianza al bello eterno
anima grande ogn’or s’inalza e prende
del senso umil gli allettamenti a scherno. 11
Di celeste desío foco s’accende
in un cor generoso, ardor d’inferno
è quell’ardor che coce e non risplende. 14

Letteratura italiana Einaudi 176


Ciro di Pers - Poesie

150.
Recidiva

E pur di novo al suo primier costume


l’alma ritorna: in un terreno oggetto
tanto di vagheggiar prende diletto
un picciol raggio di celeste lume. 4
Scusala tu, Signor, se non presume
gli occhi fissar nel tuo divino aspetto,
che, infievolite da terrestre affetto,
non osa a tanto volo erger le piume. 8
Ben di là dove il tragge antica usanza
scorto da quella luce il pigro ingegno
a piú nobil desío spesso l’avanza. 11
E tu non prendi che io t’adori a sdegno
in un volto che festi a tua sembianza
piú che ’n tela dipinto o sculto legno. 14

Letteratura italiana Einaudi 177


Ciro di Pers - Poesie

151.
Per la signora Maria N. amata e servita da un poeta

Maria, ben sei tu mare e tutte ardenti


son l’onde tue dove han naufragio i cori,
ove solcando van tenaci Amori
a mille prede a mille stragi intenti. 4
Francesco, il dio de’ musici concenti
poiché da l’acque tue trasse gli ardori
ti tributa d’Aonia i sacri umori,
ti spira in seno armoniosi venti. 8
Se ’l mar specchio è del ciel tu nel sembiante
ne rappresenti un ciel chiaro e sereno:
mar ch’alghe d’oro e scogli ha di diamante. 11
Ma s’emular tu brami il mare a pieno
sii pur cortese al tuo canoro amante,
ch’accoglierai tu ancora un Febo in seno. 14

Letteratura italiana Einaudi 178


Ciro di Pers - Poesie

152.
Bella che cuce

Fregiava un bianco lin di bei lavori


donna scesa, cred’io, dal paradiso
e spargea ’l guardo a la bell’opra afiso
di raggi in su le tele ampi tesori. 4
Invaghito il mio cor di que’ splendori
ratto sen corse infra la mano e ’l viso;
ivi restò da mille punte inciso,
di mille fiamme ivi provò gli ardori. 8
All’or gridai: «Cosí, donna crudele,
cosí in vece d’un lino un cor si fiede?
Cosí tratti, spietata, un tuo fedele?» 11
Ma «Taci – disse Amor – ch’ella non vede
a discerner il cor da quelle tele
poiché vestito ei va di bianca fede». 14

Letteratura italiana Einaudi 179


Ciro di Pers - Poesie

153.
All’Altezza Serenissima del signor prencipe
Leopoldo di Toscana

Mentre le tosche piaggie aviti regni


co’ dolci imperi suoi rende beate
Fernando e per l’Egeo travi spalmate
lascian de l’ire sue fervidi segni,4
mentre ministro di cesarii sdegni
move contro Aquilon falangi armate
Mattia, perché a le pigre Orse gelate
l’ignoto Occaso a paventare insegni, 8
mentre a terror del barbaro ottomano
con cento vele il mar Gian Carlo varca,
tridentato Nettun del Giove ispano. 11
A te, signor, fortuna assai piú parca
promettono i miei voti: in Vaticano
sarai nocchier di pescareccia barca. 14

Letteratura italiana Einaudi 180


Ciro di Pers - Poesie

154.
Roma vittoriosa contra tutte l’altre nazioni
è vinta da’ popoli settentrionali

Roma, i tuoi regni l’african sovente


da l’adusto meriggio armato infesta,
ma son le sue da le tue glorie spente
che al giogo latin piega la testa. 4
Vinto le palme a te cede oriente
e gli elefanti a’ tuoi trionfi appresta,
de’ barbari che scalda il sol cadente
il pertinace ardir domato resta. 8
Ma in van contro Boote il capo estolli,
di Borea a le procelle in van t’opponi,
troppo ei raddoppia a tua ruina i crolli. 11
Dovean l’aquile solo agli Aquiloni
solo a l’Orse la Lupa e i sette colli
ceder ai sette gelidi Trioni. 14

Letteratura italiana Einaudi 181


Ciro di Pers - Poesie

155.
Al signor Pace Pasini

Sparsi d’aonio miel piovono i detti


dagli armonici tuoi labri canori
e sgorgan dolci ad inondar gli affetti,
Pasin, del tuo Castalio i sacri umori. 4
Quivi le noie oblian quivi i diletti
di dotta ambrosia inebriati i cori,
quivi a ferir di meraviglia i petti
tempran musico stral musici Amori. 8
Quivi l’oblio beve ’l veleno e quivi
il veglio alato, inumiditi i vanni,
‘frena i rapidi voli e fuggitivi. 11
E tu, domati i secoli tiranni
perché ’l trionfo tuo seguan cattivi,
co’ nervi de la cetra avvinci gli anni. 14

Letteratura italiana Einaudi 182


Ciro di Pers - Poesie

156.
Alla stessa

Importuni lo specchio e l’arte stanchi


di sollecita ancella, i propri argenti
copri con mendicati ori lucenti
e di bugiarda neve il seno imbianchi. 4
Perché al volto la porpora non manchi
l’hai da lo scrigno, agli atti ai movimenti
dai legge, e i membri languidi e cadenti
gravi di ricchi panni or persi or bianchi. 8
Ma perciò tu non torpi al tempo i vanni
e folle sei se con quest’arte credi
al tuo volto indugiar gli ultimi danni, 11
né folle men qual’or, pria che depredi
l’etade ogni tuo bel, per farle inganni
ciò ch’ella dee rapir altrui concedi. 14

Letteratura italiana Einaudi 183


Ciro di Pers - Poesie

157.
Segue

Io serbo, Lidia, ancor l’antico stile


poiché in te gli occhi sospirando giro,
ma d’aver sospirato io sol sospiro
per beltà già sí rara et or sí vile. 4
Nel volto, che dagli anni è fatto un Sile,
i fasti tuoi, le mie sciocchezze ammiro
e rido dentro il cor mentre ti miro
la morte accarezzar col vezzo anile. 8
Varcato il mezo hai de l’etade, o stolta,
piú d’appresso il feretro è che la culla,
ceda l’orgoglio omai, ceda una volta. 11
Oggi sei vecchia e fosti ier fanciulla,
diman Lachesi ria t’avrà disciolta
in terra in polve in fumo in ombra in nulla. 14

Letteratura italiana Einaudi 184


Ciro di Pers - Poesie

158.
Segue

Canuta amante a vaneggiar ti scerno


fatta arid’esca di lascivi ardori,
un algente gennar mostri al di fuori
et un fervido luglio hai ne l’interno. 4
Ben vaghi son se nel rigor del verno
apronsi in grembo a le pruine i ori,
ma se in età gelata ardon gli Amori
prendonsi i vezzi intempestivi a scherno. 8
Sempre è fanciullo Amor, sempre è lontano
da la caniccie e se di nevi è carco
Etna focoso è un mostro orrido e strano. 11
Ah, che, mentre degli anni il grave incarco
ti rende curva, t’affatichi in vano
perché non manchi la saetta a l’arco. 14

Letteratura italiana Einaudi 185


Ciro di Pers - Poesie

159.
Bella dipannatrice

Un girevole ordigno oggi volgea


Filli di bianco stame intorno avvolto,
che d’ampio cerchio in picciol globo accolto
quanto scemava l’un l’altro crescea. 4
Quella la rota d’Ission credea
il mio cor, che ’n quei giri era rivolto,
se ben colei, che l’aggirava, al volto
piú ch’una Furia un angelo parea. 8
Lo stame quello fu de la mia vita
ch’io credea con piacevoli martiri
passar di bella Parca infra le dita. 11
E, se pria dilatossi in ampi giri,
or la racoglie in uno e vuol ch’unita
solo nel suo bel volto e viva e spiri. 14

Letteratura italiana Einaudi 186


Ciro di Pers - Poesie

160.
In morte di Nicea

Dunque è morta Nicea? Dunque è sparita


la mia luce? È perduto il mio tesoro?
Colei ch’era al mio mal dolce ristoro
tra l’ombre, ohimè, non conosciute è gita?4
Cruda morte, empio ciel me l’ha rapita
et io non le vò dietro et io non moro?
E pien d’impareggiabile martoro
strascino ancor questa dolente vita? 8
Ma di vita, o meschino, a che favello
privo d’alma e di core! Ah, pensier stolti,
a che, se morto son, vivo m’appello? 11
Deh, prego, amici, alcun di voi m’ascolti
e mi riponga omai dentro un avello,
non lasciate i cadaveri insepolti. 14

Letteratura italiana Einaudi 187


Ciro di Pers - Poesie

161.
Nello stesso soggetto

I due spietati arcier morte ed Amore


con sí mal spesi lor strali pungenti
fanno i miei giorni miseri e dolenti,
fanno il mio duol d’ogn’altro duol maggiore. 4
Ah, che gli altri infelici il lor dolore
ponno esalar con publici lamenti,
a me conviene che asconda i miei tormenti
e il grave affanno mio chiuda nel core. 8
Potessi il marmo almen veder che tiene
nascoste in sen le belle amate spoglie
et ivi disfogar l’aspre mie pene. 11
Ma conforto non v’è per le mie doglie,
il destin che m’ha tolto ogni mio bene
il poter lamentarmi anco mi toglie. 14

Letteratura italiana Einaudi 188


Ciro di Pers - Poesie

162.
Misterio I gaudioso
Incarnazione del Verbo eterno

Poi che ’l voler del sommo Dio comprende


con linguaggio di luce a lui spiegato
rapido Gabriel, c’ha ’l tergo alato
di pronta obbedienza, in terra scende. 4
Ver l’umil Nazaret il volo ei tende
e, di Maria nel casto albergo entrato,
spiega l’alta ambasciata a lei chinato
e i dubii spiana e ’l gran consenso attende. 8
Ecco’ risponde del Signor l’Ancella: –
«Facciasi quanto dici». A l’or ridutto
del ventre è ’l Verbo a la verginea cella. 11
«Facciasi» disse Dio formando il tutto
et or dice Maria: «Facciasi» anch’ella
nel riformar ciò c’ha Satan distrutto. 14

Letteratura italiana Einaudi 189


Ciro di Pers - Poesie

163.
Misterio II gaudioso
Elisabeth visitata

Maria, che ’l re del ciel nel grembo asconde,


è la cognata a visitar venuta,
l’una e l’altra s’accoglie e si saluta,
verginità decrepità feconde. 4
I gran concetti lor senton gioconde
che dona grazie l’un, l’altro tributa
divoti ossequi e la gran voce muta
al gran Verbo, che tace, umil risponde. 8
Mentre gli cela ancor l’alvo materno
mostrarsi l’uno sole e l’altro aurora,
quel redentor questo profeta io scerno. 11
Mio cor, già che la Voce e ’l Verbo ancora
nati non son, con puro affetto interno
tacito i duo gran pargoletti onora. 14

Letteratura italiana Einaudi 190


Ciro di Pers - Poesie

164.
Misterio III gaudioso
Nascita del Verbo incarnato

Da questa bassa valle algente ombrosa


il sommo Sol con luminosi ardori
sgombra il verno e la notte or ch’esce fuori
d’un bel vergine mar sua luce ascosa. 4
A meza notte a la stagion nevosa
spiega il Sol di giustizia i suoi splendori,
sopra l’arido fieno apronsi i fiori
e dal grembo d’un Giglio esce una Rosa. 8
Rosa che per odor grazie divine
spira e che poscia in altro tempo vuole
adornarsi di porpora e di spine. 11
Ma questa a punto è la stagion che suole
far succedere i fiori a le pruine,
ecco qui nel presepe in tauro il sole. 14

Letteratura italiana Einaudi 191


Ciro di Pers - Poesie

165.
Misterio IV gaudioso
Presentazione al tempio

«Lascia che vada or il tuo servo in pace


conforme ai detti tuoi, sommo Signore,
c’han veduto questi occhi il Salvatore
per cui fia noto al mondo il ben verace. 4
Gloria de la tua plebe, illustre face
ch’a le genti darà caldo e splendore».
Cosí, stringendo al sen l’eterno amore,
dice il buon vecchio e lo contempla e tace. 8
Godi, o madre beata. Ah, ch’ella sente
note diverse ond’il contento cessa
sí che la posso dir madre dolente, 11
ch’aggiunge Simeon, rivolto ad essa:
«Il coltel del dolore aspro e pungente
ha da passarti un dí l’anima stessa». 14

Letteratura italiana Einaudi 192


Ciro di Pers - Poesie

166.
Misterio V gaudioso
Cristo fanciullo smarrito e ritrovato
dalla madre nel Tempio

La gran Vergine Madre errando intorno


cerca smarrito il suo figliol diletto,
svelto ha l’alma dal core il cor dal petto
e senza luce a le sue luci è ’l giorno. 4
«Sdegni, Figlio, – dicea – mortal soggiorno
e sdegni il basso mio materno affetto,
poiché ’l mondo ha per te vile ricetto
hai forse al patrio ciel fatto ritorno?» 8
Cosí piangendo esala i dolor sui
e quinci il passo e quindi il guardo move
et or lo chiama et or ne chiede altrui. 11
Mentre nel tempio vien ch’al fin lo trove
«Ben – dice – incauta e sconsigliata io fui
ch’egli è ’n sua casa ed io ’l cercava altrove». 14

Letteratura italiana Einaudi 193


Ciro di Pers - Poesie

167.
Misterio I doloroso
Orazione nell’orto

Ne l’orto il buon Giesú prega ed adora


l’eterno Padre e di sue pene estreme
l’acerbo aspetto in contemplando geme
e di sudor sanguigno il suol colora. 4
Lo spirto si rinfranca e s’avvalora
quando la carne inlanguidisce e teme,
mentre il morir mentre l’indugio preme
«Passi il calice – dice – e passi l’ora». 8
L’ora al patir fraposta a lui par lunga,
ma, mentre prega il Genitor sovrano,
dai sonnacchiosi Apostoli s’allunga, 11
quanto un tiro di pietra ei va lontano.
O benigno Signor, vuoi che ti giunga,
quantunque ei sia di pietra, il core umano. 14

Letteratura italiana Einaudi 194


Ciro di Pers - Poesie

168.
Misterio II doloroso
Cristo flagellato alla colonna

Strazian del buon Giesú sferzate orrende


il petto e ’l tergo e l’uno e l’altro lato
ch’ei piaga si può dir piú che piagato,
da tante parti il sangue in terra scende. 4
La sua costanza e ’l tuo rigor contende
del vanto di durezza, ebreo spietato,
con la dura colonna ov’ei legato
stanca di rei ministri aspre vicende. 8
Dài tal colonna in cambio al tuo Signore
di quella ch’or ombrosa et or lucente
ti fu scorta a l’uscir d’Egitto fuore? 11
Ah, ch’ancor questa al fin perfida gente
ti sarà foco a tormentare il core
ti sarà nube ad offuscar la mente. 14

Letteratura italiana Einaudi 195


Ciro di Pers - Poesie

169.
Misterio III doloroso
Cristo coronato di spine

D’intorno al capo al mio Signor io scerno


su le spine fiorir liquide rose
nel serto che su ’l crine Amor li pose
perch’abbia a trionfar del vinto inferno. 4
Questo diadema, o gran monarca eterno,
a te l’umana ambizion compose
di spine e schernitrici e tormentose
per far d’un re di gloria un re di scherno. 8
L’aspra ghirlanda ad or ad or percossa
fà nuova piaga, or quella spina or questa
passa, estremo dolor!, le carni e l’ossa. 11
Ma per eterno re ti manifesta
lo scherno istesso: acciò cader non possa
ti ha conficcata la corona in testa. 14

Letteratura italiana Einaudi 196


Ciro di Pers - Poesie

170.
Misterio IV doloroso
Cristo porta la croce

Sovra l’omero suo porta il suo regno


Giesú che de la croce il carco ha preso,
chi vuol seco regnar sottentri al peso
e la croce portar non abbia a sdegno. 4
Troppo, ahi, troppo al Signor graveè quel legno
in cui de’ nostri falli è ’l pondo appeso
ei cade, ohimè, da la gran soma offeso,
ei che, solo, è del ciel fermo sostegno. 8
Mentre di sangue e di sudor stillante
nel velo di Veronica e nel core
restano impresse le fattezze sante, 11
non stempri l’ozio vile altro colore
per ritrar di Giesú l’almo sembiante
che egli si fé co ’l sangue e co ’l sudore. 14

Letteratura italiana Einaudi 197


Ciro di Pers - Poesie

171.
Misterío V doloroso
Cristo crocefisso

Che veggio, ohimè? La maestà schernita,


l’onnipotenza avvinta e strascinata,
l’innocenza accusata e condannata,
rea la bontà, la santità punita,4
infamato l’onor, la fé tradita,
mesto il piacer, la libertà legata,
fosco il lume, la gloria addolorata,
egra la sanità, morta la vita. 8
Nudo chi d’aurei raggi ammanta il sole,
stanco chi porge al ciel moto veloce,
debole chi sostien l’eterea mole, 11
muto chi forma gli organi a la voce,
estinto chi dar vita al mondo suole,
il monarca del ciel confitto in croce. 14

Letteratura italiana Einaudi 198


Ciro di Pers - Poesie

172.
Misterio I glorioso
Cristo resuscitato

È ’l corpo mio di fragile mistura


tratto a morir da inevitabil sorte,
ma non fia sempre di ragion di morte,
l’ha da restituir la tomba oscura. 4
Ruppe le leggi a la mortal natura
Cristo morendo ancor invitto e forte
et, espugnate le tartaree porte,
trionfando risorse a l’aria pura. 8
Gite al sepolcro e ’n vece d’un Qui giace
vi trovarete un Non è qui, risorse;
che mutar l’uso antico a Cristo piace. 11
Per uccider la morte a morte corse
la vita e guerreggiò per nostra pace,
vita al mortal, morte a la morte porse. 14

Letteratura italiana Einaudi 199


Ciro di Pers - Poesie

173.
Misterio II glorioso
Cristo ascende al cielo

Or che trionfa il domator possente


di Satan, del peccato e de la morte
oh come lieta ne l’eterea corte
festeggia intorno ogni beata mente. 4
L’empiree squadre oh come son contente
d’aver l’umanità fatta consorte,
che le ruine mireran risorte
che fatte avea Lucifero cadente. 8
Diansi a l’eterno nume eterne lodi,
poiché ’n modi stupendi ha l’uom creato
e l’ha redento in piú stupendi modi. 11
Oh d’Adam felicissimo peccato!
Del serpe antico avventurose frodi,
poiché un tal redentore han meritato. 14

Letteratura italiana Einaudi 200


Ciro di Pers - Poesie

174.
Misterio III glorioso
Venuta dello Spirito Santo

Il divo spirto, l’increato amore


nel giorno cinquantesimo discende
al pio drapel, che unanime l’attende
onde infiammato n’ha la lingua e ’l core. 4
Santo don, santo lume e santo ardore,
non il ben ama e non il vero intende
senza te l’uomo; in lui gli errori emende
l’alma tua grazia, il tuo divin favore. 8
Poscia ch’ei senza te travaglia in vano,
di lui qual’or non è ne l’opra errante
tu sei cor, tu sei lingua e tu sei mano. 11
Tu dài saggi consigli e voglie sante
e sei, l’anime unendo al ben sovrano,
tu l’amor, tu l’amato e tu l’amante. 14

Letteratura italiana Einaudi 201


Ciro di Pers - Poesie

175.
Misterio IV glorioso
Maria assunta al cielo

Maria qual grave a centro o lieve a sfera


al ciel sen va da le terrestri piagge,
che ’l ciel, come sua parte, a sé l’attragge
né stima senza lei sua gloria intera. 4
E piú bel ne divien che pria non era
che quasi un novo lume indi ne tragge,
tal luce aggiunge al dí gemma ch’irragge
esposta al sol del bel riflesso altera. 8
Per essa il figlio di piú grazie abbonda,
ella è cagion che la pietà inflnita
se non s’accresce piú piú si diffonda. 11
Ella è stella del mar ch’è in ciel salita,
d’influssi benignissimi feconda
piove ai mortali erranti e grazie e vita. 14

Letteratura italiana Einaudi 202


Ciro di Pers - Poesie

176.
Misterio V glorioso
Maria coronata del cielo regina

Sconosciuti a l’occaso astri lucenti,


o regina del ciel, ti fan corona:
de gli ori proprii un manto il sol ti dona
e la luna un scabel de’ propri argenti. 4
Ti fan corteggio i serafini ardenti,
per te di lieti applausi il ciel risuona,
per te grazie dispensa, error perdona
l’alto monarca ai miseri viventi. 8
Per te del ciel la giusta ira non scocca:
se d’Averno n’assale il mostro rio
tu ne proteggi e ne sei scudo e rocca. 11
Ma de’ gran pregi tuoi nulla diss’io,
d’ampio mare una stilla a pena ho tocca:
ben dirò tutto in dir madre di Dio. 14

Letteratura italiana Einaudi 203


Ciro di Pers - Poesie

177.
Al buon ladrone

Buon ladro, è ben la tua beata sorte


che ti tragge a morir presso a la vita,
beata morte che a morir t’invita
perché a viver impari oltre la morte. 4
Di morte, anzi di vita a Dio consorte
tu diventi, oh del ciel grazia infinita,
ladro felice, con la fede ardita
rubbi la gloria a la celeste corte. 8
Con questi legni tuoi forse e con queste
corde che a punto son di ladri ordegni
hai da scalare il ciel scale conteste? 11
Ah, con l’esempio tuo ciascun s’ingegni
d’involar, di rapir gloria celeste,
che ben lece sforzar del cielo i regni. 14

Letteratura italiana Einaudi 204


Ciro di Pers - Poesie

178.
San Tomaso

«No, no, creder non vuò se pria le dita


dove i chiodi passar non tengo immerse,
se non vedo e non tocco ogni ferita
con la man, con le luci in lui converse». 4
Dicea Tomaso. Et a la fé smarrita
per richiamarlo il redentor scoperse
le carni sorte a la seconda vita
et a le luci et a le man le offerse. 8
Tolgonsi a lui, tolgonsi i dubii a noi,
né per sé sol ma per noi tutti ei vede
e son nostra certezza i dubi suoi, 11
perché noi piú crediamo egli non crede.
Miscredente gentil saldar tu puoi
con la tua infedeltà la nostra fede. 14

Letteratura italiana Einaudi 205


Ciro di Pers - Poesie

179.
Nel monacarsi d’una dama che,
prendendo l’abito bianco di san Benedetto,
si fa chiamare Candida Aurora

Sprezza il mondo i lusinghieri inviti


nobil donzella e di gentil candore
fregia il nome, orna il manto e veste il core
co’ puri affetti al sommo bene uniti. 4
Mira i suoi lacci a’ folli amanti orditi
cader tronchi e disciolti e giura Amore
che, tolto al mondo il piú lucente ardore,
in voi tramonti il sol, chiostri romiti. 8
Qual maggior lume i vostri tetti indora?
Qual maggior caldo infervorar vi suole
già che voi date al sol nome d’aurora? 11
Luminosi recessi. Il ciel non vuole
ch’in voi si scorga tenebrosa un’ora,
nasce l’aurora al tramontar del sole. 14

Letteratura italiana Einaudi 206


Ciro di Pers - Poesie

180.
Lodi a bella donna

Non cosí bella mai tra fronde e fronde


nel piú sereno april ride la rosa,
non cosí bella mai tra piaggia erbosa
Clizia dispiega al sol le chiome bionde. 4
Non cosí bella mai perla s’asconde
del mar vermiglio infra l’arena algosa,
non cosí bella mai gemma famosa
da un orizonte d’oro i rai diffonde, 8
come costei cui, benché infiori e ’ngemme
natura, han fregio vil, vili tesori,
di Pesto i prati e l’eritree maremme. 11
O di rara beltà ricchi lavori!
Toglie per farle gli occhi al ciel le gemme,
toglie per farle il volto a l’alba i fiori. 14

Letteratura italiana Einaudi 207


Ciro di Pers - Poesie

181.
Piú facondi in amore gli occhi che la lingua

Poco è facondo Amor quando egli scioglie


innamorata lingua ai dolci accenti,
poco in querulo suon mesti lamenti
acquistan fede a l’amorose doglie. 4
Ben è facondo a l’or quand’egli toglie
a far loquaci duo begli occhi ardenti
che, formando co’ rai note lucenti,
fan palesi del cor l’interne voglie. 8
Egli è bambino Amore, a pena ei puote
snodar la lingua a la favella e poco,
fuor che nel guardo, egli ha loquaci note. 11
Mal con lingua disciolta aver può loco
cor annodato e solo altrui far note
può le fiamme del sen voce di fuoco. 14

Letteratura italiana Einaudi 208


Ciro di Pers - Poesie

182.
Sopra l’archibugiar in valle

Solo e notturno uccellator tonante


chiama l’usato can, la fune accende,
cinto di grave cuoio il piede errante
laberinti palustri e cerca e fende. 4
Immoto alfin su riva ascoso attende
tra i soffi d’Aquilon lo stuol volante
ch’a la valle s’invola e al mar si rende:
mentr’a l’aurora il dí bacia le piante. 8
Vibra Giove, se fere, unico un telo,
ma questi, a lo scoppiar d’un colpo solo,
mille alati cader fa al flutto, al gelo. 11
Che piú s’ei può, stringendo un dito solo,
trar fulmini da l’acque, augei dal cielo,
far il piombo volar, piombar il volo! 14

Letteratura italiana Einaudi 209


Ciro di Pers - Poesie

183.
Donna gravida liberata dalla morte

Chiuso nel sen materno il dubbio fiato


traevi a guisa pur di semivivo,
or togli a tempo, o parto intempestivo,
a genitrice rea laccio spietato. 4
Sprigioni prigioniero imprigionato,
doni la luce e sei di luce privo,
prodigo sei di vita a pena vivo,
partorisci la madre ancor non nato. 8
Non sai che il viver sia e ’l morir nieghi,
impetri da le leggi alti perdoni
senza fé, senza legge e senza prieghi. 11
O troppo cari e preziosi doni!
Pria ch’in fascie t’annodi i nodi sleghi,
pria che ’l latte ricevi il sangue doni. 14

Letteratura italiana Einaudi 210


Ciro di Pers - Poesie

184.
Verme di seta

Questa serica spoglia onde a momenti


folle mi gonfio e la mia sorte oblio,
ah, veggo pur che di vil fronde uscio
e ch’a me la sputar vermi fetenti. 4
Ben fà che di me stesso io mi rammenti
poiché ancora a lei pari è l’esser mio
che verme io son ne le sozzure anch’io,
che fronda io son di ciechi affetti ai venti. 8
Ben scorgo in lei che l’uman corso è corto,
ch’io cadrò come foglia e fuggitivo
da un moro, ahi lasso, al mio morir mi porto. 11
Oh, come tosto al mio gran fine arrivo!
Oggi vivo mi veste un verme morto,
diman morto mi rode un verme vivo. 14

Letteratura italiana Einaudi 211


Ciro di Pers - Poesie

185.
Bella donna mascherata da cingara

Ecco fatto nel mondo etiope il sole,


mascherando con l’ombre i suoi sembianti
veste Lidia, il mio sole, orridi manti
perché ladra fra l’ombre i cori invole. 4
Ha di cingara il volto e pur non suole
mai dar ventura agl’infelici amanti
e benché gli occhi suoi formin gl’incanti
pur con la verga or incantar mi vuole. 8
Maga non ti cred’io, ma al brun colore
il mio demone sei, se cruci ogn’ora
ne l’inferno d’Amor questo mio core. 11
Ma no, ch’errai! Costei che m’innamora,
se già infedele ha rinegato Amore,
per farmi schiavo oggi si è fatta mora. 14

Letteratura italiana Einaudi 212


Ciro di Pers - Poesie

186.
Ad un amico che aveva presa moglie fuor di proposito

Per secondar le sconsigliate voglie


sei d’Imeneo fra i prigionieri accolto;
quella promessa hai proferito, o stolto,
che la sí dolce libertà ti toglie. 4
Laccio che fuor che morte altri non scioglie
t’hai da te stesso intorno al collo avvolto,
tu te medesmo a te medesmo hai tolto;
Lidio non sei piú tuo, sei de la moglie. 8
Ore non piú sperar tranquille e liete,
cure noiose ingombraranti il petto
e piú moleste a l’or che piú secrete. 11
Sei sposo, addio riposo: entro un sol tetto
non soglion albergar moglie e quiete,
né si divide senza lite il letto. 14

Letteratura italiana Einaudi 213


Ciro di Pers - Poesie

187.
A monsignor Giovanni Ciampoli

Crin piú degno del tuo non cinge il lauro


da l’ispania Anfitrite a l’onde caspe,
Ciampoli, e ’l Nilo già t’ode e l’Idaspe
non che l’amica del celeste tauro. 4
Troncar potresti i vanni a Circio a Cauro
là tra le rupi gelide arimaspe
e tor l’ira al leone, il tosco a l’aspe
qual’or sposi a la lira il plettro d’auro. 8
Già le sfere nel ciel bramano udirti,
già, novello splendore aggiunto a l’etra,
I influirai qua giú musici spirti. 11
Già già de’ mostri il domator s’arretra
per darti loco, ove tu possa unirti
a la sol di te degna eterna cetra. 14

Letteratura italiana Einaudi 214


Ciro di Pers - Poesie

188.
In morte del cavaliere fraCoriolano Cavalcanti
maestro de’ novizzi in Malta
mentre fra essi v’era ancora l’auttore

Estinto è Coriolan: giace sotterra


quel, terror de l’Egeo, braccio possente;
s’erga il vostro sperar, barbara gente,
mentre che ’l nostro invida morte atterra. 4
L’onor guerrier angusto marmo serra,
son l’arti bellicose in tutto spente,
mirasi a’ piè de l’urna in suon dolente
pianger la pace e sospirar la guerra. 8
Deposto è l’elmo in su ’l marmoreo vaso:
Marte si lagna di sua gloria estinta
poiché è de l’armi il sol giunto a l’occaso, 11
la croce, ch’ei di tracio sangue tinta
fé rosseggiar, si mostra al fiero caso
piU di pallor che di candor dipinta. 14

Letteratura italiana Einaudi 215


Ciro di Pers - Poesie

189.
Al signor Domicio Bombarda

Domi, Domizio, gli anni e tronchi loro


le penne e al nome tuo Febo le dona,
ond’ambisce al tuo crin farsi corona
qual sorge in Pindo piú sublime alloro. 4
Sei musica bombarda, al cui sonoro
bombo rispondon gli antri d’Elicona,
onde atterri l’invidia, onde risuona
la fama tua dal patriano al moro. 8
In mare altri allettò l’umide fere,
in terra altri animò la dura pietra,
nel centro altri placò l’ombre piú fere, 11
ma ’l tuo vanto è maggior: tu sovra l’etra
fai meraviglie e le stellanti sfere
van carolando al suon de la tua cetra. 14

Letteratura italiana Einaudi 216


Ciro di Pers - Poesie

190.
* Al signor Francesco Bolani

Armo di tosche corde antica cetra


per trarne un suono ingiurioso agli anni
et a l’aure fidando icarii vanni
tento poggiar canzoneggiando a l’etra. 4
Ma l’onda attende obliviosa e tetra
di Lete il nome mio, benché s’affanni
molto in garrir, da’ secoli tiranni
nulla pietà stridula musa impetra. 8
Ben tu, Francesco, agli occhi altrui ti mostri
franco su l’ali e per sentier sereno
voli di Pindo ai piú sublimi chiostri. 11
Quindi a l’invidia rea trafiggi il seno
co ’l dotto stile e dài coi dotti inchiostri
latte a la gloria et a l’oblío veneno. 14

Letteratura italiana Einaudi 217


Ciro di Pers - Poesie

191.
*Verme da seta

Questo dal fasto altrui gravido seme,


animato tesoro, atomo vivo,
di donzella gentil nel sen lascivo
dove folle altri muor viver non teme. 4
Pasce al par sé di foglie e l’uom di speme,
dorme e veglia tal’ or degli occhi privo,
fabrica la sua tomba e semivivo
arricchisce l’essequie a l’ore estreme. 8
Pargoletta fenice al fin rinasce,
quindi da le sue spoglie industre mano
tesse serici manti e regie fasce. 11
Or perché tanto insuperbisce in vano
ambizioso il cor se poi sol nasce
dal sepolcro d’un verme il fasto umano? 14

Letteratura italiana Einaudi 218


Ciro di Pers - Poesie

192.
*Bicchieri

Ferma qui le pupille ove erudita


spiega la fiamma a noi zifre fumanti,
qui con un soffio sol fabri sudanti
danno a gonfio cristal fulgida vita. 4
Ma del proprio metal va poco ardita
che spesso pere a le sue culle avanti
ed un urto leggier di destre erranti
in ruine sonore ella è svanita. 8
Mortal, teco parl’io, ti sei scordato
quant’all’or pronto sia sempre il feretro
mentre hai pari al cristal fragil lo stato? 11
Da le superbie tue ritorna a dietro,
non ti diè la tua vita altro che un fiato
e non è la tua vita altro che un vetro. 14

Letteratura italiana Einaudi 219


Ciro di Pers - Poesie

193.
Paragona la vita umana all’orologio da polve

Questi, che a par del ciel globi lucenti


splendidi sí, ma frali, il mondo ammira
ebbero di Vulcano esposti a l’ira
breve il natal entro le fiamme ardenti. 4
Questa, che quasi in rivoli cadenti
rapida ogn’or precipitar si mira,
arena fu ch’ove piú il mar si adira
fu ludibrio de l’onde e scherzo ai venti. 8
Cosí d’Amore e di fortuna avara
su ’l foco e l’onde si raggira e volve
questa misera vita a noi sí cara. 11
Brieve momento ogni poter dissolve;
qui ti specchia, o mortale, e quindi impara
che di vetro è la vita e l’uom di polve. 14

Letteratura italiana Einaudi 220


Ciro di Pers - Poesie

194.
Per l’Eraclito. Pianti morali del signor
Gio. Francesco Bonomi bolognese

Piange Eraclito e dal suo pianto impara


senso di pianto ogn’insensata pietra,
che, se da’ sassi altri faville impetra,
egli ne cava onda pietosa e amara. 4
Francesco e tu d’un lagrimoso a gara
se piangi il pianto tuo l’anime spetra
e quel pianto che l’alme e i cor penetra
onda è d’inchiostro preziosa e rara. 8
Co ’l senno suo le menti altrui risana
la tua virtú, mentr’è suo nobil vanto
pianger de l’uomo la misera insana. 11
E pianga pur d’un Eraclito a canto
che un pianto appunto è questa vita umana
ed è qualche piacer anco nel pianto. 14

Letteratura italiana Einaudi 221


Ciro di Pers - Poesie

195.
Predestinazione

«O Muse, o voi, ch’ove ’l Castalio inonda


bever torbidi umori a sdegno avete
ma del sacro Giordan lungo la sponda
v’è diletto appagar piú nobil sete,
datemi note ad abbassar possenti 5
l’orgoglio ond’uomo in suo voler si fida
e si crede appressar gli astri lucenti
se sua cieca ragion prende per guida.
Ah, che gli occhi de l’alma adombra a l’uomo
caliginoso orror di nebbia inferna, 10
fà che la destra a l’interdetto pomo
stendendo offese la giustizia eterna.
Quinci da false imagini di bene
deluso ogn’or va d’uno in altro errore,
né pur in mente un sol pensier gli viene 15
che l’inviti a calcar strada migliore,
né forza ha d’esequir quanto commanda
la sacra legge del verace nume
se divino favor dal ciel non manda
di grazia in lui non meritato lume. 20
A l’or co ’l proprio arbitrio al ben ch’intende
e volontario e libero si move,
a l’or per l’erta faticosa ascende
che sono a sciolto pié facili prove,
a l’or declina i precipizii, a l’ora 25
fugge i delitti infra i diletti ascosi,
non han per lui sirene arte canora
non han per lui vaghezza ostri pomposi,
tutto in virtú di quell’interna aita,
che a suo piacer il gran motor dispensa, 30
da gl’influssi di lui l’anima ha vita,
egli la pasce d’invisibil mensa.

Letteratura italiana Einaudi 222


Ciro di Pers - Poesie

Nulla abbiam che sia nostro: il vanto cessi


d’un retto oprar, d’una costante fede;
diasi sol lode a Dio, da lui concessi 35
tai doni son, né merto alcun precede.
L’alto voler di Dio, prima che l’ali
spiegasse il tempo a infaticabil volo,
avea descritti entro gli eterni annali
gli eletti ad abitar là sovra il polo. 40
A questi ei preparò gli empirei seggi,
a questi agevolò gli aspri sentieri:
tu che ti fidi in tuo poter vaneggi,
giunger là senza scorta indarno speri.
Ben ha folle pensier chi si promette 45
piú di sé che di Dio. Fidiamci in lui
e stimiam libertà ciò ch’ei commette
pronti esequir se troviam forze in nui.
Dannasi l’empio: è di giustizia effetto,
salvasi il giusto: è di clemenza dono ,50
questo è da diva man guidato e retto
quei lasciato a se stesso in abbandono.
Non viene a me, non viene alcun se tratto
non è dal Padre mio. Prestisi fede
a le voci del vero. Alcun affetto 55
non perderò di quel ch’egli mi diede.
Sí disse il Verbo. È temeraria inchiesta
del consiglio divin cercar ragione
perché quella a sé tragga e lasci questa
alma cader ne l’infernal prigione. 60
D’infinito saper scarsa misura
son pochi raggi d’intelletto umano,
quanti a noi la sensibile natura
secreti asconde e ’l ricercarli è vano.
Ei che del ciel le stelle, ei che l’arene 65
numerate ha del mar solo comprende
perché patisce l’un dovute pene
e l’altro a premi non dovuti ascende.

Letteratura italiana Einaudi 223


Ciro di Pers - Poesie

Ma non quinci al peccar porgan licenza


sciocchi argomenti e dica alcun: «L’abisso 70
o ’l ciel m’attende, né cangiar sentenza
puossi di quel cheternamente è fisso.
Perché, duro a me stesso, ogn’or con prieghi
inutilmente ho da stancar gli altari
se ’l decreto del ciel non fia che pieghi 75
quando a me pene o premi egli prepari.
Dunque fia meglio a’ lieti scherzi intento
passar con Bacco e con Ciprigna il giorno
e i fugaci piacer stringer contento
di tempestive rose i crini adorno». 80
Stolto, non t’ingannar. Ciascun l’inferno
co ’l suo voler, co ’l suo poter s’acquista
e la colpa onde merchi il danno eterno
destinata non è ma sol prevista.
Ma per salir al ciel non solo i fini, 85
ma i mezi ancor son preparati, a Dio
sol ne guida un sentier; mentre il camini
forse puoi dir: «Son degli eletti anch’io».
Ma, se per altra via t’inoltri, oh quanto
hai ragion di temere e ’nfra i timori 90
d’un danno eterno ancor ti darai vanto
di goder liete mense e lieti amori?
Amareggiati e miseri contenti
che da la via del ciel tranno in disparte,
deh, stiam quanto si puote al cielo intenti 95
grazie rendendo a chi l’oprar comparte».
Di divina rugiada il seno asperso
ne’ dotti fogli suoi cosí ragiona
a le bestemmie di Pelagio averso
il saggio il santo ond’è famosa Ippona. 100

Letteratura italiana Einaudi 224


Ciro di Pers - Poesie

196.
Italia calamitosa

Lamentazione.

Chi mi toglie a me stesso?


Qual novello furor m’agita il petto?
Chi mi rapisce? Io seguo ove mi traggi,
io seguo, o divo Apollo,
ovuoi su l’erte cime 5
del tessalico Pindo
o su l’aonie balze
del beato Elicona
o lungo i puri gorghi
de l’arcado Ippocrene 10
o presso i sacri fonti
di Permesso, Aganippe, Ascra e Libetro.
Ecco la cetra a cui marito i carmi,
che, d’ogni legge sciolti,
van con libero piede 15
a palesar d’un cor liberi sensi.
O de l’idalie selve
temuto nume, s’io rivolgo altrove
lo stil ch’a te sacrai, che d’altro a pena
seppe mai risuonar che de’ tuoi vanti 20
e di colei del cui bel ciglio altero
formasti l’arco a saettarmi il petto,
tu mi perdona ed ella;
le mie querule note
non parleran d’amore. 25
Lungi da me, deh, lungi,
cosí tenero affetto,
un’orrida pietà mista di sdegno
tempri le corde al mio canoro legno.
Veggo da’ fondi uscite 30

Letteratura italiana Einaudi 225


Ciro di Pers - Poesie

del torbido Acheronte


errar crinite d’angui
per l’italico ciel le Furie ultrici.
L’una pallida, asciutta,
l’ossa a pena ricopre 35
con pelle adusta e le canine fauci
con radici satolla ed a se stessa
i morsi non perdona
e falce orrida stringe
con cui disperde l’immatura messe. 40
L’altra, tutto stillante
di caldo sangue, il nudo ferro impugna
e lo sdegno ha ne gli occhi
gli oltraggi ne la lingua
ne la fronte il dispreggio e in man la morte. 45
La terza atro veneno
vomita da la gola,
ch’ovunque passa impallidisce il suolo
e d’orrido squallor l’aere ingombra
e di vive ceraste 50
scuote una sferza ai cui tremendi fischi
sbigottisce l’ardire ed ella in tanto
con orribil trionfo
sui monti de’ cadaveri passeggia.
Perché il timor de’ numi
impari ogni mortale 55
questo drapel feroce
quali in un’ampia scena
negl’italici campi
fà di se stesso portentosa mostra; 60
chi può con occhio asciutto
a spettacol sí fiero
rigido starsi ha ben recinto il core
del piú duro metallo o chiude in seno
viscere adamantine. 65
Oh in quante strane guise

Letteratura italiana Einaudi 226


Ciro di Pers - Poesie

languir si mira il villanel digiuno


chino in su quella terra
che mentí le promesse
e la speme ingannò de l’anno intero. 70
Chiederle almen la tomba
se gli negò la mensa?
Altri a le sorde porte
de l’avaro crudele
sospira indarno e le preghiere vane 75
termina con la vita,
altri d’estrani cibi,
né pur tocchi fin’ora
dai ferini palati, empiendo l’alvo
per la morte fuggir la morte affretta, 80
altri mentre pur trova
chi con tarda pietade
la sospirata Cerere gli porge
entro gli avidi morsi
lascia la vita, altri de l’empia Parca 85
scorto il fatale irreparabil colpo
cadavero spirante
porta se stesso a la vorace tomba.
Con qual’onor s’ascolta,
con qual’orror si mira, 90
da furor inuman barbara gente
spinta al sangue, a le prede
mischiar stragi e ruine
e per lieve cagione
l’armi dovute a vendicar gli oltraggi 95
del fero usurpator de l’Oriente
volger contro se stessi
quei che del vero Dio vantan la legge?
Duro a veder ne’ campi,
ove già lieto il mietitor solea 100
di Cerere maturi
raccor i doni e l’animate biade,

Letteratura italiana Einaudi 227


Ciro di Pers - Poesie

mieter la morte ed ingrassar co ’l sangue,


spaventosa cultrice,
le zolle abbandonate. 105
Duro a veder l’ampie città, le ville
fatte misera preda
del vincitor ingordo; indi gli avanzi
dati a le fiamme e le delizie amene
de’ bei palagi, antico 110
sudor degli avi, in breve ora consunti.
E le sacre a Lieo vigne feconde
potate in strane guise
da l’indiscreto ferro
sí che mai piú non chieda 115
da lor se non indarno
o fronde il maggio o grappoli l’autunno.
Duro a veder sui geniali letti
prima di sangue aspersi
le caste moglie violarsi e duro 120
veder l’amate figlie
immature a le nozze
fatte ludibrio e scherno
piú che diletto di sfrenate voglie
e per ischerzo barbaro inumano 125
a pena nati i pargoletti infanti
macchiar le cune d’innocente sangue.
Ma piú duro a veder ne’ sacri templi,
vano refugio ai miseri, trattarsi
i misfatti piú gravi 130
e la votata al cielo
sacra virginità ne’ sacri chiostri
a le celesti spose
con sacrileghi amori
rapire e, dispogliando 135
gli altari stessi, dagli stessi numi
non astener le scelerate destre.
Ma qual da l’altra parte

Letteratura italiana Einaudi 228


Ciro di Pers - Poesie

miserabil spettacolo mi tragge


ove la peste orrenda 140
deserta le cittadi? A cento a cento
cadon gli egri mortali
d’ogni età, d’ogni sesso e d’ogni grado,
cui nulla giova l’arte
del buon vecchio di Coo 145
con quante man perita
svelle radici in Ponto
e con quanti raccoglie
ricchi sudor dagli arbori di Saba,
anzi il medico stesso 150
cade ne l’opra e i propri studii accusa,
sì che ognun, fatto accorto
che ne l’altrui soccorso è il proprio danno,
fugge, ma spesso indarno,
che prevenuta è dal malor la fuga. 155
Non v’ha nodo di fede
che con l’amico infermo
stringa l’amico e co ’l patrone il servo;
anzi a l’estremo passo
privo ogn’un di conforto 160
non ha l’antico padre
pur un de’ figli a cui
dia gli estremi ricordi
o che gli serri, co’ gli estremi uffizii,
gli spenti lumi e la canuta madre 165
cerca indarno co’ gli occhi,
che dee chiuder per sempre,
la sua diletta prole,
ma si fugge s’abborre
dal fratello il fratello, 170
dal figlio il genitore,
dal genitor il figlio
e da la casta moglie
s’oblia l’ardor pudico

Letteratura italiana Einaudi 229


Ciro di Pers - Poesie

verso il caro marito, 175


parte già di se stessa,
sol lo spavento in vece
de’ già sí dolci affetti
di carità, d’amore
entro le menti sbigottite alberga. 180
Son muti i fori e sono
l’officine oziose
ogn’arte abbandonata,
la messe già matura
entro i campi negletti 185
l’agricoltor oblía
e sui tralci pendenti
del dolce ismario nume
lascia invecchiare inutilmente i doni,
lascia senza custode 190
andar la grege errando
inerme preda ai fieri lupi ingordi,
di radunar tesori
la solecita cura
oblía l’avaro e l’iracondo oblía 195
gli antichi sdegni e degli amati lumi
non apprezza il lascivo i dolci sguardi
rivolgendo i sospiri a miglior uso.
Per le vie già frequenti e per le piazze
già strepitose alto silenzio intorno 200
e strana solitudine s’ammira
se non ch’in quanto ad or ad or si scorge
senza pompa funebre
portarsi in lunghe schiere
e sepellir gli estinti, 205
scieglie le tombe il caso, onde ciascuno
fra ceneri straniere
nel sepolcro non suo confuso giace,
ma gran parte insepolta
ingombra i campi intorno 210

Letteratura italiana Einaudi 230


Ciro di Pers - Poesie

o di rapido fiume
si raccomanda a l’onde,
esca al pesce, a la fera
se i cadaveri infetti
non aborrisce ancor la fera e ’l pesce 215
né pur con una sola
lacrima s’accompagna
il folto stuol de’ miseri defonti
posciaché lo spavento
ha ne le luci istupidito il pianto. 220
Oh già sí bella Italia e sí felice
ah quanto, ohimè, da quella
diversa sei! Da quella che soleva
con dilettosa invidia
vagheggiarsi dai popoli stranieri. 225
D’ogni miseria colma,
spettacolo doglioso a l’altrui vista
t’offri a mostrar ch’in terra
ogni felicità passa fugace.
Santi numi del cielo, 230
ch’onnipotenti e giusti
con providenza eterna
le vicende ordinate
de le cose mortali,
io non mi volgo a voi, 235
so ben che i nostri errori
son gravi sí che in paragon leggiere
s’han da stimar le pene.
Ma ben mi volgo a voi, numi terreni,
a voi che de l’Europa il fren reggete 240
e che dai troni eccelsi
date le leggi al popolo ch’adora
con vero culto deità non falsa.
Posciaché i vostri immoderati affetti
e quella poco giusta arte d’impero, 245
che voi chiamar solete

Letteratura italiana Einaudi 231


Ciro di Pers - Poesie

ragion di stato, e gelosia di regno,


sono, a chi ’l dritto mira,
in gran parte cagion di tanti mali.
Tu che sostieni il glorioso scettro 250
de l’Impero roman, tu che correggi
con la destra possente
la gran Germania, al cui valor sovrano
serva è fortuna, obediente il fato,
tu che a tanti rubelli 255
depor facesti il pertinace orgoglio,
tu che i santi disdegni
rivolti avevi a fulminar su gli empi,
che con rito profano
tolgon l’antico culto ai sacri altari, 260
perché tronchi nel mezo
un’opra sí magnanima e sí giusta?
Qual di ministro infido
consiglio interessato
ti fa stimar piú degno 265
de l’ire tue su ’l Mincio un tuo vassallo
che fuor che ’l regno avito
per legge a lui dovuto e per natura
altro non chiede? E si dimostra in questo
forse minor la riverenza in parte 270
che a te si deve: è tanta
però la colpa che mandar convenga
cento barbare squadre
nei campi ausonii a comperar la morte
a prezzo di ben mille 275
straggi ruine violenze e furti
rapine incendi sacrilegi e stupri?
E, quel che fa piú giusti
miei gridi, a seminar gli empi veneni
de l’idra di Lutero e di Calvino 280
onde s’infetti, ah no ’l permetta il cielo,
la bella Italia ch’è maestra e madre

Letteratura italiana Einaudi 232


Ciro di Pers - Poesie

de la religion verace e santa!


E poi se ’l turco infido
ti spezza la corona 285
degli ungarici regni in su la fronte
e per sé ne ritien la miglior parte
non par che te ne curi,
incontro lui t’adira,
è colà degno campo 290
a tua possanza, a tua fortuna augusta,
che tardi a vendicar gli antichi oltraggi?
Non son, non son giganti
i traci, no. San paventar la morte
anch’essi e san, fuggendo, 295
a vergognose piaghe esporre il tergo.
Tu ch’a la Francia imperi
invitto re de’ bellicosi Galli,
tu cui fin ne la culla
fanciulleschi trastulli 300
furo i guerrieri arnesi,
nutrito a l’ombra de’ paterni allori
da la cui forte destra
se piantate non son fiorir non sanno
le marziali palme: 305
ben da giust’ira spinto
l’armi vittoriose
fin or movesti o se de l’empie tane
scacci il rubello o i profanati templi
ritorna al vero culto o se soccorri 310
l’amico oppresso: ah qui l’impeto affrena
ma d’italici acquisti
pensa a glorie minori
del vasto animo tuo. Volgi la mente
de’ tuoi grand’avi a le famose imprese, 315
essi per simil opre
non salir de la gloria a l’erte cime:
ma perché su l’Oronte e su ’l Giordano

Letteratura italiana Einaudi 233


Ciro di Pers - Poesie

trofei piantaro gloriosi e santi


e di palme idumee cinser le chiome. 320
Là t’invitan gli essempii.
Ti chiaman là quei gloriosi spirti
che nutri in sen di nobil fama ingordi,
non sa sperar altronde
che dal franco valor giusta vendetta 325
da tanti oltraggi e tanti
la sacra tomba. A servitú profana
tolta due volte l’ha gallico ardire:
or serba a la tua fronte il terzo alloro.
Vanne e ’n quel sacro marmo 330
con la tua spada intaglia
il titolo di Giusto,
se poscia vuoi che si registri in cielo.
Tu gran monarca ispano
che di cento corone 335
gravi la fronte, al cui possente scettro
piú d’un mondo s’inchina:
che se dal ciel scendesse
teco a partir l’impero
de la mole terrena il sommo Giove 340
piú da lasciar che da pigliar avresti
tu, che quando il sol nasce e quando more
a lui presti la cuna a lui la tomba,
a che dar loco a cosí bassa cura?
Fra i tuoi vasti pensieri 345
di creder che t’importi
ch’un piú ch’un altro regga
ne’ lombardi confin poche castella,
sí che tutti i tuoi fulmini apparecchi
contro il signor di Manto 350
cui tu dovresti a pena
degnar de’ tuoi magnanimi disdegni,
almen se non ti preme
che ’l belga ribellante

Letteratura italiana Einaudi 234


Ciro di Pers - Poesie

schernisca già tant’anni 355


le tue giust’ire: a l’Africa ti volgi.
Ella ti siede a fronte
per lungo tratto e teco
antichi odii professa e spesso ardisce
mandar pochi corsari 360
a depredar de’ regni tuoi le sponde;
se colà volgi l’armi
ne la terra e nel cielo
i tuoi guerrieri allori
germoglieran frutti di gloria eterni. 365
Tu veneto leon, tu che raffreni
con giusto impero i flutti
d’Adria, tu che, fuggendo
de le spade barbariche gli oltraggi,
con paciche leggi 370
sovra l’onde incostanti
stabil sede fondasti a regno eterno
ov’han fido ricovro i grandi avanzi
de la famosa libertà latina,
deponi omai, deponi 375
l’antiche gelosie. Forse non hanno
i possenti vicini
tanto le voglie ingorde
d’aggrandir co’ tuoi danni e se pur l’hanno
il ciel, che ha di te cura, 380
renderà vani i loro ingiusti sforzi.
Mentre esser puoi de le tragedie altrui
spettator non ti caglia
entrar in scena a recitar la parte:
risserba i tuoi tesori a miglior uso 385
fin che tramonti l’ottomana luna,
che dal sublime punto
le rintuzzate corna
omai piega declive in ver l’occaso.
All’or ne’ greci regni 390

Letteratura italiana Einaudi 235


Ciro di Pers - Poesie

offriransi al tuo crin ben cento allori:


in tanto, già che brama
teco l’aquila augusta
stringer nodo di pace,
tu ’l dei gradir, che forse 395
vuol ragion che congionta
sia co ’l re de le terre
la regina del popolo volante.
Tu, regnator de l’Alpi,
che quinci stendi ne l’Italia e quindi 400
l’antico scettro ne la Francia, ah tanto
non t’alletti la pompa
de’ paterni trofei che non raffreni
gli spiriti magnanimi e feroci,
ch’altro apprezzar non sanno 405
che bellicose palme,
deh, lascia che riposi
doppo tanti travagli
a l’ombra sospirata
di pacifiche olive 410
il tuo popol divoto,
fin che piú nobil tromba
a ricalcar ti chiami
l’orme de’ tuoi grand’avi in oriente.
Ma tu, del Vatican pastor sublime, 415
padre commun che premi il trono santo
che piú d’ogni altro in terra al ciel s’appressa,
so ben ch’ogni tua cura
rivolgi a l’util nostro,
so ben che i tuoi pensieri 420
altro oggetto non hanno
che ’l servigio di lui, che tra’ mortali
in sua vece t’ha posto,
e so che l’api tue
per fabricar favi di pace in terra 425
favi di gloria in cielo

Letteratura italiana Einaudi 236


Ciro di Pers - Poesie

entro i campi fioriti


de le possanze umane
cercan diversi fiori,
né volan solo a’ gigli, 430
com’altri pensa, cosí il cielo ascolti
i tanti voti tuoi sí che tu scorga
la tua diletta greggia,
sommerso in Lete ogni privato sdegno,
passar con voglie unite 435
ne l’Asia a racquistar gli antichi ovili
e l’abbattuta croce
a raddrizzar su ’l Tauro e su ’l Carmelo.
Arresta, o cetra, i carmi:
troppo lungo è ’l mio canto, io qui t’appendo 440
non come pria d’un verde mirto ai rami;
ma d’un secco cipresso;
per non toccarti, fin che non si mostri
il cielo udir placato i voti nostri.

Letteratura italiana Einaudi 237


Ciro di Pers - Poesie

197.
A Iola

Racconta l’auttore i viaggi fatti sopra le galere di Malta.

Qui dove, Iola, in grembo al mar sen corre


dal mal gradito amante
fuggitiva Aretusa
d’orme penose imprimo
il bel lido sicano 5
co’l pensier misurando
quanto mar quanto cielo
quanta terra fraposta mi disgiunge
da quelle ch’io solea
chiamar de l’alma mia parti migliori 10
di cui l’una sei tu l’altra è Nicea
e penso ch’ora a punto
l’intero suo camin fornito ha il sole
da ch’io lasciai, partendo,
cotesti ameni colli, che sovente 15
imparano a fiorire
da quelle belle guancie
e son forse ancor caldi
de l’amoroso ardor di que’ begli occhi
et ho in spazio sí breve 20
tanti lidi trascorsi
che de l’itaco duce
stimo men lunghi i peregrini errori.
E se d’udir t’aggrada
quel che feci pur dianzi 25
per le contrade eoe lungo camino
su i nostri armati pini
che contra l’elespontico tiranno
spiegan candida croce
in purpureo vessillo, 30

Letteratura italiana Einaudi 238


Ciro di Pers - Poesie

se ’l narrerò de la mia rozza musa


tu gli accenti improvisi in tanto escusa.
Già mezo avea trascorso
de la fera nemea l’adusto segno
il portator del lume 35
a l’or che i bassi lidi
di Melita lasciando
con cinque audaci legni,
c’hanno d’armi e d’eroi gravido il seno,
venimmo a queste arene 40
dove l’antica Siracusa ancora
con rinovate moli
contro il tempo contrasta
e di qua poi rivolte
al rinascente sol l’ardite prore 45
fidammo i lini al vaneggiar de l’aure
e, dopo lunghi spazi
di vastissimo mare,
mentre spuntava in ciel la quinta aurora
sorger si vide a fronte 50
di Berenice il lido
che di cinque cittadi, onde famosa
fu Pentapoli un tempo, appar primiera.
Quindi non lungi infra i cerulei flutti
chetamente confonde 55
l’oblivioso Lete
i suoi tartarei umori.
Si vide poscia il loco
dove era Arsinoe e dove
Ptolomaide risorse 60
dove Appolonia fu, dove Cirene
che de l’alte ruine
sparso da lungi ancor biancheggia il suolo;
già fur città superbe, or sasso a pena
v’è ch’a sasso sovrasti: 65
cosí fragili sono incontra al tempo

Letteratura italiana Einaudi 239


Ciro di Pers - Poesie

l’opere de’ mortali;


non have alcun albergo
che sembre ad uso umano
quel barbaro terreno e pur è tutto 70
dagli uomini abitato,
i quai non so se io debba
infelici chiamare o pur beati,
cosí mal si misura
l’altrui felicità coi propri affetti. 75
Ma se beati furo
quei del mondo novello
primieri abitatori
perché non doverò chiamar beati
questi ancora, che sono 80
tanto a lor somiglianti?
Quello che piace lece,
quel che diletta è onesto,
re ciascun a se stesso
obedisce e comanda, 85
né tien fuor che la gregge altrui soggetti,
quindi essi hanno per cibo
qualor non glielo dan le scosse palme.
La clemenza de l’aria,
over l’uso piú tosto, 90
toglie loro il bisogno
d’ingombrar con le vesti
l’essercitate membra
et hanno al caldo al gelo
letto il suol tetto il cielo. 95
Nessun di vano onore
rispettoso ritegno
pon meta ai lor diletti,
nessuna avara brama
le lor menti molesta 100
poiché ’l biondo metallo,
d’ogni volere espugnator possente,

Letteratura italiana Einaudi 240


Ciro di Pers - Poesie

solo fin de’ mortali e sola cura,


appo lor è sí vile
che in nessun pregio in nissun uso s’have: 105
son tai gli abitatori
de la bella Cirena et anco appresso
di Marmarica tutta
che tutta noi scorremmo
con le temute prore 110
per infino a l’Egitto
presso ai cui verdi lidi
il Nilo, peregrin del paradiso
stanco dai lunghi errori,
riposa in grembo a Teti, 115
che non come vassallo
ma come ospite suo l’onora e pare
che turbar non ardisca
co’ salsi flutti i di lui dolci umori.
Qui nel lido si vede 120
la famosa cittade
cui die’ l’essere e ’l nome
il macedone invitto,
quindi non lungi un giorno
ne l’apparir de la novella aurora 125
ecco s’udí gridare, ecco una squadra
di veleggianti abeti,
destossi a quelle voci
di ciascuno guerriero
e la speme e l’ardore 130
e con veloce moto
spingendo i remi e dando in preda a l’aure
da l’alte antenne le piú larghe vele
s’affrettava il camino,
già già distinta appare 135
di torreggianti pini
la vasta forma e da l’eccelse poppe
scorgonsi tremolar le tracie lune

Letteratura italiana Einaudi 241


Ciro di Pers - Poesie

onde certo ciascuno


che son nemici «A l’armi a l’armi» grida 140
e di ferrato usbergo
il petto cinge e grava
d’elmo pesante l’onorata fronte
e la spada fedel s’acconcia al fianco
tenendo ne la destra 145
apparecchiate le fulminee canne
et ecco ecco ch’intorno
freme il ciel, muge il mar, rimbomba il lido
mentre i bronzi tonanti
con orridi fragori 150
replican quinci e quindi
gli spaventosi colpi,
fugge timido il giorno
tra densa nube ascoso
che, celando l’orror, l’orror accresce, 155
ne’ piú riposti fondi
vanno a tuffarsi le cerulee ninfe
e timido Nettuno
fin oltre il varco d’Elle
gli squamosi destrier fuggendo affretta. 160
Stringesi intanto la feroce pugna
e de’ nostri l’ardire
ogni vantaggio de’ nemici adegua
in guisa tal che i dieci
cedano ai cinque et hanno 165
ogni speme riposta
ne la vicinità del porto amico
e già l’un d’essi in mezo agli altri a fronte
de la città nemica
nostra preda rimane, 170
gli altri fidan lo scampo
ai lini fuggitivi.
Cresciuto il vento intanto,
dispersa in noi la speme

Letteratura italiana Einaudi 242


Ciro di Pers - Poesie

de la vittoria intera 175


et al loro favor timida fuga
...
a l’or quindi partendo
le vincitrici antenne
volgemmo in ver Boote, 180
né corse il sol tre volte
di là dove ha per cuna aurato il Gange
fin là dove ha per tomba aurato il Tago
ch’accostammo le prore
a quelle un tempo sí felici piaggie 185
che de la dea piú bella
furon delicia e cura,
or, soffrendo l’impero
di barbaro tiranno,
sono piú che ad Amor soggette a Marte, 190
pur mostran ne l’aspetto
placida amenità, che alletta il guardo
a rimirar colà fiorito un prato
qua verdeggiante un bosco
quinci un’aprica collinetta e quindi 195
una riposta valle
in cui serpeggia un fiumicel lascivo
che ’n fra smeraldi teneri confonde
i sussurranti suoi fugaci argenti,
che sembran dire: «Ancor qui regna Amore, 200
qui Pafo o pur di Pafo
si vider le vestigie e d’Amatunta,
qui Curio s’additò, qui Salamina».
Drizzati poscia altrove i legni erranti
fummo di Siria a quei beati lidi 205
che di sante vestigie il re del cielo
impresse già mentre l’umane colpe
trasse seco a morir fatto mortale,
qui del Tabor qui del Sion le cime,
qui del sacro oliveto e del Carmelo 210

Letteratura italiana Einaudi 243


Ciro di Pers - Poesie

inchinai riverente e fra me stesso


piansi di sdegno che per nostro scorno
calchi con piè profan barbara gente
quei lochi santi e par che ciò non caglia
a quei che sovra il popolo fedele 215
tengon gli scettri e poi ciascuno a gara
vuole con vano ambizioso nome
dirsi re di Sion, dove non hanno
se non chi prende i loro fasti a scherno.
Ne le fenicie piagge 220
da poi vidi Sidone e vidi Tiro
che già pescar nel margine vicino
le pregiate conchiglie
onde il manto tingean gli antichi regi.
A le falde del Libano frondoso 225
Giulia felice e Tripoli si scorse,
indi Seleuco di Pieria ed indi
Alessandria minore
entro l’issico seno
di dove poi prendendo 230
a tergo il sol nascente
si scorse lungo la Cilizia e lungo
la Panfilia vicina
e poi di Licia e poi di Caria i lidi
si costeggiar, quivi si prese un legno 235
degl’infidi nemici
di ricche merci onusto
et altri duo pur dianzi,
vinti sol da timore,
fatti eran nostra preda. 240
Quivi deserto un porto,
il quale un dí n’accolse,
a la vista n’offerse
d’Alicarnasso le ruine sparte.
E de la vasta mole 245
onde Artemisia volse

Letteratura italiana Einaudi 244


Ciro di Pers - Poesie

del marito onorar le nobil ossa


sono i marmi piú fini
troppo fragili basi
in cui si stabilisce il fasto umano, 250
quella superba machina che volse
stancar cinque scarpelli
di Grecia i piú famosi
or giace sí ch’a pena
può dirsi «Ella fu quivi», 255
che tra l’arena e l’erba
è lo stesso sepolcro ancor sepolto.
Poscia Rodi si vide
che già fu nostra sede, or vi s’annida
il nemico ottomano. 260
Non so con qual maggiore
scorno, o di noi che a la fatal e dura
necessità cedemmo
o pur di chi potea, di chi doveva
darci soccorso e da sicura parte 265
neghittoso mirava
de’ campioni di Cristo il gran periglio
over, commosso da privati sdegni,
l’armi irritava ambiziose ingiuste
contro quei che la fede avean commune. 270
S’andò pcscia a Carsati et indi a Creta,
Creta patria di Giove
per ben cento città superba un tempo,
di là si venne ad Epla et a Citera
che Venere nascente 275
prima raccolse da l’ondose spume,
Malea rimase a destra
et i tenarii lidi
si videro in passando e Sfragia apparse,
Corifascio e Metone 280
s’additaron vicini e non lontani
i colli di Messena, in verso il polo

Letteratura italiana Einaudi 245


Ciro di Pers - Poesie

l’isola scorsa che di Prima ha ’l nome,


n’accolsero le Strofade che furo
già nido infame de le immonde Arpie, 285
indi Iacinto et indi
ne’ lidi ceffaleni un ampio porto
e, perché Circio irato
tiranneggiando d’Anfitrite il regno
tutte commosse avea l’ondose moli, 290
qui ci fermammo il terzo sole e ’l quarto
sin che ’l padre Nettuno
sbandite le tempeste e le procelle
co ’l tridente pianò l’umide vie.
L’àncora adunca per gli aperti campi 295
traendo a l’or da l’arenoso fondo
de la salata Teti
trascorremmo di novo
sin che racconoscemmo amico il sole
ne le calabre spiaggie, indi, passando 300
il periglioso varco
dove il roco latrato
s’ode di Scilla infame e di Cariddi
s’aprono le voragini profonde,
entrammo ove a le falde di Peloro 305
de la bella Messana
con ampio giro si dilata il porto
che da moli superbe intorno cinto
toglie a l’antiche meraviglie il vanto:
corsero obedienti 310
e in ordin lungo s’adattaro i marmi
ai regi cenni tuoi, gran Filiberto,
de la cui stirpe al nobil scettro antico
inchinan l’Alpi le superbe fronti.
Dopo qualche dimora, 315
di là partendo, la felice piaggia
di Trinacria si scorse
da quella parte che del sol nascente

Letteratura italiana Einaudi 246


Ciro di Pers - Poesie

esposta giace al redivivo raggio,


qui vidi Etna fumante 320
dal cavernoso seno
vomitar, essalar fiamme e facelle,
maraviglioso mostro in cui si scorge
l’ardor unito al gelo
che di mezo a le nevi 325
sorgon gl’incendi e le solfuree vampe
lambendo van le gelide pruine,
trascorso poi di Catanea il suolo
e di Megara, fummo
a questi un tempo sí felici lidi 330
di Siracusa e poscia ove Pachino
frange i cerulei flutti
e, lasciatolo a tergo,
di Malta entrammo il sospirato porto
meta de’ lunghi e travagliosi errori. 335
In cotal guisa, errante peregrino,
cerco fuggir da l’amorose cure.
Ma sotto ciel diverso
provo i medesmi influssi, ad or ad ora
con dura rimembranza 340
Nicea mi torna in mente
e del suo nome impresso
d’Asia e di Libia infra i deserti lidi
piú d’un barbaro scoglio insuperbisce
e vidi l’onda a gara 345
correre per baciar sí belle note,
ma già con rauco suono
le strepitose trombe
ne invitano al partir, l’aure seconde
chiaman le vele, anch’io 350
me ’n vo co’ gli altri. Addio.

Letteratura italiana Einaudi 247


Ciro di Pers - Poesie

198.
Fileno racconsolato

Agli Academici Disuniti di Pisa.

Del Tagliamento in su l’amene sponde


Fileno, di Nicea sprezzato amante,
con roca voce e pallido sembiante
raccontò le sue pene ai venti a l’onde
e ciò ch’espresse in flebili lamenti 5
sommerser l’onde e dissiparo i venti.
Ai fortunati colli il guardo volse
che la ninfa gentil co ’l piede infiora
et i sospiri sussurrando l’ora
e i pianti l’onda mormorando accolse, 10
poiché esalò dal cor, sparse dai lumi
aure dolenti e lacrimosi fiumi.
Indi proruppe: «Et è pur ver ch’io deggia
nutrir nel seno un disperato ardore
e mai nel volto ove trionfa Amore 15
splender un raggio di pietà non veggia,
che, richiamando la smarrita spene,
renda dolci i martir, care le pene?
Ben mirò il mio natal maligna stella
e dura legge mi prescrisse il fato, 20
già che sempre aver deggio il cor piagato
per donna, ohimè, non men crudel che bella
provan gli altri in amar la gioia e ’l duolo,
ma gli affanni e i tormenti io provo solo.
Doppo ch’ardo per te, Nicea crudele, 25
e queste sponde e questi colli il sanno,
altro mai che tormento altro ch’affanno
non desti in premio al mio servir fedele:
sdegno e disprezzo sol fu la mercede
del puro amor, de l’incorrotta fede. 30

Letteratura italiana Einaudi 248


Ciro di Pers - Poesie

Se con tronco sospir, languido sguardo


chiesi qualche pietà de’ miei tormenti,
se nel pallor facondo i muti accenti
tal’ or ti dissi «Io mi consumo et ardo»
e, sdegnando e sprezzando, armasti il viso 35
or d’un rossor cruccioso or d’un sorriso.
Ond’io quella pietà che tu mi neghi
vo chiedendo a quest’onda fuggitiva,
a questa vaneggiante aura lasciva,
a le fere selvaggie io spargo i preghi, 40
co’ gridi assordo gli antri orridi e cupi
et importuno le insensate rupi.
Et ecco a’ miei sospir sospira l’ora,
al mio pianger il fiume il pianto scioglie,
han le fere di te men fere voglie 45
son piú di te pietosi i sassi ancora,
poiché a’ miei prieghi a’ miei lamenti, ahi lasso,
Eco risponde et Eco è pur di sasso.
Ma tu de’ miei martir prendi diletto
che ’n me il poter di tua beltà vagheggi, 50
de’ tuoi guardi omicidi il vanto leggi
in un cor arso, in un ferito petto,
onde le piaghe mie, gl’incendii miei
stimi di tua beltà palme e trofei.
Tu d’esser bella forse a pien non credi 55
se per la tua bellezza altri non more
e non stimi in altrui vero l’ardore
se de la more il cenere non vedi,
solo a l’or crederai ch’io t’ami, ahi cruda,
quando sarò fredd’ossa et ombra ignuda, 60
quando piú non potrò fregiar le carte
de le tue lodi e a la futura etade
il caduco splendor di tua beltade
con l’inchiostro vital far noto in parte,
quando piú non potrò ne’ tronchi inciso 65
far che s’erga il tuo nome al paradiso.

Letteratura italiana Einaudi 249


Ciro di Pers - Poesie

Sei bella, è vero, et hai sí biondo il crine


che l’oro a paragon pallido teme,
né ponno i rai di mille stelle insieme
con le tue gareggiar luci divine 70
e con l’occhio e co ’l crin del sol ritraggi
ardenti i lumi e rilucenti i raggi
Fan parer del tuo volto i vivi fiori
scolorita la rosa e fosco il giglio,
qual’or per darli il candido e ’l vermiglio 75
stempra ne le rugiade i suoi colori
l’alba del novo giorno messaggera
de le tue guancie emulatrice altera.
Ma questa tua beltà se tu no’l sai
verrà tosto a furarti il tempo avaro 80
e se n’andrà fuggendo il biondo, il chiaro
da l’aureo crin, da’ vezzosetti rai
e sarà de la tua guancia amorosa
languido il giglio e pallida la rosa.
A l’or non troverai chi per te versi 85
da la bocca i sospir dagli occhi il pianto,
fia per te roco d’ogni cigno il canto,
fian per te muti d’ogni cetra i versi
e da la curva età vinta et oppressa
sarai grave ad altrui, grave a te stessa. 90
A l’or volti i tuoi danni in mia salute
priva tu di vaghezza et io di doglia,
spenta in te la beltade in me la voglia,
rughe tue diveran le mie ferute
e del mio foco in tutto spento al fine 95
tu porterai le ceneri su ’l crine.
Ma se, mentre sei tu bella e vezzosa,
ma se, mentre son io cupido ardente
e mirando il tuo ben sarai prudente
e mirando il mio mal sarai pietosa, 100
compensarem con le presenti gioie
e le future e le passate noie.

Letteratura italiana Einaudi 250


Ciro di Pers - Poesie

Poi, quando gli anni avran co’ giri loro


spento in te la bellezza in me ’l desio,
tu per me d’esser celebrata et io 105
godrò d’esser per te fatto canoro
et ambo chiari entro i lodati inchiostri
la cagione amerem de’ pregi nostri.
Che s’un guardo volgessi in me cortese
s’udrian piú dolci risuonar gli accenti. 110
et, intermessi i queruli lamenti,
la tua rara beltà farei palese;
là dove, ohimè, solo mi lece intanto
l’onda castalia intorbidar col pianto.
Ma tu spietata, in me nulla non curi 115
fuor che i martir, fuor che i penosi danni,
pur che durino i miei dolenti affanni
non preme a te che ’l nome tuo non duri,
pur ch’io non spenga il duol che mi tormenta
non preme a te che sia tua gloria spenta. 120
E ti giova ridir, barbaro vanto!,
che per tua causa il misero Fileno
da l’arso cor, da l’impiagato seno
versa il fumo in sospiri, il sangue in pianto
e che spiegò con languido pallore 125
nel suo volto i trofei del tuo rigore.
Qual colpa in me condanni e ’l tuo disdegno
qual puote provocar ingiusta offesa?
1o con divoto cor, con voglia accesa
a te gli affetti a te sacrai l’ingegno 130
se ’l lodar se l’amar dimandi colpa
le tue bellezze e ’l mio destino incolpa,
se ’l mio lodar non lodi anco non hai
cagione onde di ciò possa dolerti,
se ti par che ’l mio amor cambio non merti 135
non perciò merta in premio affanni e guai,
se non senti pietà del mio tormento
non ne dovresti almen sentir contento.

Letteratura italiana Einaudi 251


Ciro di Pers - Poesie

Ma godi, godi pure, e perché solo


i tuoi voti a compir la morte resta, 140
venga la morte e con la man funesta
rapisca al corpo l’alma a l’alma il duolo,
volga a’ tuoi lumi l’odioso oggetto
e gl’incendi d’Amor tolga al mio petto.
Ma se non può morir chi pria la vita 145
non abbandona, e tu mia vita sei,
come sei, tuo mal grado, io non potrei
morir senza far pria da te partita
e dove de’ tuoi lumi un raggio tocca
i suoi strali la morte indarno scocca. 150
Partirò dunque e lascierò partendo
e questo suolo e questo ciel natío,
felici colli, amate selve addio,
or gli estremi da voi congedi prendo,
senza il tributo omai di questi lumi 155
restate in pace, o cristallini fiumi.
Fra’ tuoi sospir confondi, aura soave,
questo de’ miei sospiri ultimo dono,
patria un tempo sí cara io t’abbandono
e sallo il ciel se mi è il lasciarti grave 160
e l’anteporre a le tue piaggie amene
deserti lidi e solitarie arene.
Ma ben piú grave m’è lasciar quel cielo
dove con doppia face un sol risplende,
ch’alluma ogn’alma et ogni cor accend 165
sgombrando il fosco e dileguando il gelo
e pur fia ch’io lo lasci e lasci insieme
di mai piú rivederlo anco la speme.
Lieve saría tra le foreste ircane
fremiti udir di tigri urli di lupi, 170
a l’eco degl’insoliti dirupi
insegnar a ridir querele umane
e di Boote sotto il pigro cielo
con gli ardenti sospir temprare il gelo,

Letteratura italiana Einaudi 252


Ciro di Pers - Poesie

lieve saría tra i libici deserti 175


premer con nudo piede aspi e ceraste
e per le spiaggie solitarie e vaste
l’arse arene calcar co’ passi incerti
e soffrir dove ha ’l ciel piú caldi raggi
de l’inclemente ciel fervidi oltraggi, 180
lieve saría sovra gl’infidi abeti
varcando di Nettun l’onda sonante
fidar i lini a l’aura vaneggiante,
creder la vita a la bugiarda Teti
e, ricercando sconosciuti mari, 85
esporsi preda a barbari corsari.
Se al fin sperassi una sol volta almeno
quelle due rimirar luci beate,
aprir non già d’amor ma di pietate
un fuggitivo e rapido baleno, 190
ma che piú tardo? Eccomi, parto, addio
bella e cruda cagion del partir mio».
Sí disse e stabiliti i suoi pensieri
di peregrina trar vita vagante,
si propose di gir tra i flutti errante 195
su quei carchi d’onor pini guerrieri
c’han ne l’insegne lor croce d’argento,
de’ barbarici lidi alto spavento.
E i patrii colli abbandonando corse
liquide vie de la bell’Adria in seno 200
e l’Eridano vide e ’l picciol Reno,
carco di neve l’Apenin trascorse,
al fin sospese in ripa a l’Arno il piede
là dove è degli Alfei l’antica sede.
Quivi stanco riposa e ’ndarno tenta 205
qualche tregua impetrar da’ suoi martiri
ch’ad or ad or su l’ali de’ sospiri
il cor rimanda a lei che lo tormenta,
né grave è men de la sua piaga il male
perché lontan lasciato abbia lo strale. 210

Letteratura italiana Einaudi 253


Ciro di Pers - Poesie

Quando da un dolce suon ch’a lui ne viene


diletto armonioso a’ sensi piove
cui pari non avea sentito altrove
ascoltan l’onde e l’aure, il fren ritiene
stupido il fiume al fuggitivo argento 215
e sospende i sussurri in aria il vento.
Et ecco in su le sponde ei scorge intanto
ch’una schiera di cigni a l’opra unita
da la gente volgar sta disunita
e, canape attorcendo, accoppia il canto 220
e con quelli che fa strani lavori
ordisce nodi a l’alme e lacci ai cori.
Mentr’egli ascolta armonica magia
con lusinghe canore i sensi molce
e beve con l’orecchie un suon sí dolce 225
ch’ebro di gioia i suoi martiri oblia
e sommerge, in udendo i vaghi accenti,
in un mar di dolcezza i suoi tormenti.
Cigni canori, il cui musico vanto
vola da l’aureo Gange a l’aureo Tago, 230
non sí dolce che ’l vostro e non sí vago
d’Ippocrene le sponde odono il canto,
dove ha il suo coro il dio del sacro alloro,
s’altrove che su l’Arno ha Febo il coro.
Cigni cortesi, voi co’ vostri accenti 235
racconsolando di Fileno il duolo
l’accoglieste nel vostro unico stuolo
e non sdegnaste i suoi rochi lamenti,
ond’ei, d’obligo eterno a voi tenuto,
v’offre d’un puro affetto umil tributo. 240

Letteratura italiana Einaudi 254


Ciro di Pers - Poesie

199.
Al sonno

Mentre, lasciati al sonno in guardia i sensi,


l’alma disoccupata altrove vola,
a voi, Nicea, sen viene, e con voi sola
in diporti onestissimi trattiensi. 4
Quivi tesori di bellezza immensi
contempla, e qualche gioia anco n’invola,
che l’amorosa povertà consola,
e pasce d’ombra i miei desiri accensi. 8
E, se non che ben tosto a l’odiato
officio il mio tormento la rappella,
quanto misero son sarei beato. 11
Sonno gentil, se tu sorte sí bella
solo mi dai, perch’io non cangi stato
teco conduci omai la tua sorella. 14

Letteratura italiana Einaudi 255


Ciro di Pers - Poesie

200.
Bella scapigliata dalla madre

Far vidi oltraggio a’ rai del sol ch’adoro


da mani ingiuste e di pietà rubelle,
che, spargendone al suol ricche procelle,
gían dissipando il lucido tesoro. 4
Mentre piovean dal crin tempeste d’oro
perle piovean da l’umidette stelle,
or di queste ricchezze ed or di quelle
giva intessendo Amor gentil lavoro. 8
Folle, ch’io mi pensai, snodato il laccio
ond’avea l’alma presa e ’l core avvolto,
libero uscir da l’amoroso impaccio. 11
Ma de l’error m’accorsi e dissi: «Ah stolto
se da gli occhi ferito a morte giaccio
per fuggir che mi giova il crin disciolto?» 14

Letteratura italiana Einaudi 256


Ciro di Pers - Poesie

201.
Bella per nome Serafina

Quell’angelico tuo nome d’ardore,


Serafina gentil, punto non menti,
che non han del mortal tuoi raggi ardenti
ed è piú che terreno il tuo splendore. 4
Ma d’onde avvien ch’a te devoto un core
mille debba soffrir pene e tormenti?
Già non si suol da le beate menti
porger affanno e ministrar dolore. 8
Frode di Amor, ch’angelici sembianti
scopra un placido aspetto e ne l’interno
si celi un empio cor vago di pianti. 11
Ben si può dir, se con ardore eterno
una crudel beltà crucia gli amanti,
ch’abbia i suoi Serafini anco l’inferno. 14

Letteratura italiana Einaudi 257


Ciro di Pers - Poesie

202.
Alla stessa

De le tre dee la nudità lucente


scesa a piatir da la stellata altezza
fra stupor, fra rispetto e fra vaghezza
mira il frigio pastor con luci intente. 4
E la bella e la saggia e la possente
promettono piacer, senno e grandezza.
Mentr’una ne gradisce e due ne sprezza
d’ultrice fiarnma è la sua patria ardente. 8
Ma ’l celeste drapel piú non gareggia,
poiché concorde ogni suo pregio aduna
del gran Stocolmo entro l’augusta reggia. 11
Di beltà, di virtude e di fortuna
Vener, Palla e Giunon v’è chi pareggia:
son le tre deità congiunte in una. 14

Letteratura italiana Einaudi 258


Ciro di Pers - Poesie

203.
Per una colomba d’argento, che fu rifiutata
dal signor Capitano generale

Francesco Morosini,
presentatagli dalla città di Candia.

Per l’ampio Egeo tanti trofei son sparsi


ch’alzò pria minor duce indi sovrano
il Moresino eroe che tenta in vano
la fama applausi unir che non sian scarsi. 4
De’ gran gesti al rumor si vide farsi
maggior l’angustia a l’Ellesponto, in mano
tremò lo scettro al perfido ottomano,
stupide le Simplegadi fermarsi. 8
E calunnia osa dir, nemica al vero,
ch’egli, che sol di gloria ha brama ardente,
a cumular tesor volse il pensiero? 11
La colomba, che, semplice, non mente,
benché sprezzata con rifiuto altero,
dice in argenteo suon ch’egli è innocente. 14

Letteratura italiana Einaudi 259


Ciro di Pers - Poesie

204.
In morte del principe Almerico d’Este

La tomba intento a liberar di Giove


prelude a liberar tomba maggiore
Almerico e, seguendo il vero onore,
su per l’orme paterne i passi move. 4
Mentre d’astri maligni influsso piove
che de l’Italia adugge il piú bel fiore
more il campion sí valoroso e more
l’alta speranza de l’eccelse prove. 8
Merto e felicità qua giú s’aduna
troppo di raro e vi s’oppon sovente
a sublime valor cieca fortuna. 11
Questo sol di virtú chiaro e lucente,
ch’era bastante ad ofluscar la luna,
ha trovato l’occaso in oriente. 14

Letteratura italiana Einaudi 260


Ciro di Pers - Poesie

205.
In morte di Francesco d’Este duca di Modona

L’alte speranze tue disperse al vento,


misera Italia, ha l’improvisa morte.
Ecco estinto è Francesco, il saggio, il forte,
da duro giogo a liberarti intento. 4
Morto è l’estense eroe, grande ornamento
de l’enotrie corone, e seco morte
son di Marte le glorie: iniqua sorte
del secol nostro il maggior lume ha spento. 8
Chi piú sarà che di se stesso ornando
se stesso aspiri a vero onor sovrano
e ponga l’ozio e ponga il lusso in bando? 11
Chi piú sarà che con sí franca mano
vaglia a stringer di par lo scettro e ’l brando?
Ne l’italiche reggie il cerco in vano. 14

Letteratura italiana Einaudi 261


Ciro di Pers - Poesie

206.
Al serenissimo Carlo duca di Mantova

Del tuo lago, signore, in su le sponde


han nido i cigni. Ei n’ode i lor concenti
e nobil prole di guerrieri armenti
suol del tuo fiume abbeverarsi a l’onde. 4
Ben al genio del loco anco risponde
il genio altier de’ duci suoi possenti,
c’han da Marte in pugnar spiriti ardenti,
c’han da Febo in parlar note faconde. 8
Quindi voli eruditi al ciel spiegaro,
su feroci destrier vinser pugnando
i tuoi grand’avi: il Tebro il dica e ’l Taro. 11
Tu dotto e forte, il regio crine ornando
di doppio lauro andrai con essi al paro,
or stringendo la penna ed or il brando. 14

Letteratura italiana Einaudi 262


Ciro di Pers - Poesie

207.
Condizion de’ monarchi

Ben pompa fà di maestoso aspetto


scettrato re che gran provincie affreni,
ma piú che i giorni i titoli ha sereni,
piú che gemmato il crin gemente ha ’l petto. 4
O infra ria speme e timido sospetto
volve i pensier d’empio rigor ripieni
o vegghia travaglioso acciò che meni
quieti i sonni il popolo soggetto. 8
Non s’ammanta il gioir di regia veste:
o sia benigno il rege o sia protervo
sempre ricetta in sen cure moleste. 11
Sí che posso affermar, se il vero osservo,
ch’è l’iniquo signor publica peste
e ’l giusto regnator publico servo. 14

Letteratura italiana Einaudi 263


Ciro di Pers - Poesie

208.
Nella nascita d’una figliuola alla maestà dell’imperatore

Gran pargoletta al ciel diletta e cara


se ben di sommi Augusti al mondo nata
di questa vita misera l’entrata
col vagito primier confessa amara. 4
Mentre il fato i diademi a te prepara
tra le fasce t’avvezza esser legata.
Da l’agitar de la tua cuna aurata
l’istabil sorte de’ mortali impara. 8
Cresci pure in virtú, cresci in beltade
fin che regio imeneo dal sen materno
svelta a bear ti tragga altre contrade. 11
Ma sempre dica un tuo pensiero interno
che grandezza terrena a terra cade,
che non è ben ciò che non dura eterno. 14

Letteratura italiana Einaudi 264


Ciro di Pers - Poesie

209.
A bella dama chiamata Aurora

La cetra mia, che pur tal volta suole


dolce garrir lungo il castalio fiume,
se prende a dir di voi, terreno nume,
perde tosto i concetti e le parole. 4
Che le vostre belleze al mondo sole
raccontar non si ponno: a tanto lume
s’abbaglia chi lo sguardo alzar presume
in voi che sete aurora no, ma sole. 8
Ma perché dico sole? Il sole ancora
sembra a voi pareggiato oscuro e vile,
qualor de’ piú bei raggi il crin s’indora. 11
Ben chi volesse dar con alto stile
iperbolica lode al sol talora
potria dir ch’ei splendesse a voi simile. 14

Letteratura italiana Einaudi 265


Ciro di Pers - Poesie

210.
In morte della signora Paula Rota dama letterata

Al signor cavaliere suo consorte.

Per fregiar il sepolcro illustre e chiaro,


Rota, ch’a te di te toglie gran parte
ti sia de’ marmi suoi prodiga Paro
e di man dedalèa gl’informi l’arte. 4
Ma sian contro l’oblio debil riparo,
poiché, l’eccelse moli a terra sparte,
sepellisce i sepolcri il tempo avaro
o li distrugge, ingiurioso, Marte. 8
Ricorri a Pindo e ne’ pierii inchiostri
per saettar l’oblio tempra gli strali
e ’l gran nome sottraggi a’ neri chiostri. 11
Ma contro gli anni i carmi anco son frali:
anzi tu nel morir, Paula, dimostri
che son l’istesse Muse anco mortali. 14

Letteratura italiana Einaudi 266


Ciro di Pers - Poesie

211.
Giovane filosofo e leggista
bravissimo giuocatore di pallacorda

Mentre a picciola palla in chiuso loco


d’arco armato la man Lidio fa guerra
et or colpi con impeto disserra
et or par che la tocchi a pena un poco, 4
tu ’l giureresti aver membra di foco
cotanto agil si move e mai non erra,
se un novo vuoi moto perpetuo in terra
trova pari a costui scontro di gioco. 8
E pur l’istessa man l’istesso piede
l’auree bilance moderar d’Astrea
l’attiche logge passeggiar si vede. 11
Forse la prisca età non mai scorgea
né tal saper ne la cecropia sede
né tal destrezza in su l’arena elea. 14

Letteratura italiana Einaudi 267


Ciro di Pers - Poesie

212.
Al padre fra Emanuele Orchi
predicator Capuccino

Risposta.

Orchi, per te de l’Orco a l’onda oscura


avvien ch’io l’alma in un co ’l nome invole,
qualor sciolte sen van le tue parole,
qualor le frena armonica misura. 4
Tu d’inaffiar con Ippocrene hai cura
del Calvario le rose e le viole,
di cui tanto il tuo stile ornar si suole
ch’un santo aprile il mio pensier lo giura. 8
Vie piú t’ammira allor che piú deriso
è da te il mondo e ravveduto sconta
con un piú dolce pianto un dolce riso. 11
A levarsi da terra ogn’alma è pronta
mentre ci mostri tu ch’al paradiso
per fioriti sentieri anco si monta. 14

Letteratura italiana Einaudi 268


Ciro di Pers - Poesie

213.
Al signor marchese Ercole Trotti

Risposta.

D’Ascra la valle e di Parnaso il monte


son de’ passeggi tuoi facili mete,
Ercole, e per trastullo e non per sete
le labra accosti al favoloso fonte. 4
Eppure ai dotti scherzi accorron pronte
l’aonie dive e officiose, liete
di que’ fior, che non bagna onda di Lete,
ti fan ghirlanda a l’erudita fronte. 8
Ma s’al mio crin canuto impon corona
di secchi lauri importunata Clio
in disdegnoso suon cosí ragiona: 11
«Da’ boschi opachi del lucente dio
ombra avrai per celarti in Elicona,
acqua per lacrimar dal fonte mio». 14

Letteratura italiana Einaudi 269


Ciro di Pers - Poesie

214.
Al monsignor Giovanni Ciampoli per l’opera
intitolata Il cantico delle benedizzioni

Di folle culto i profanati altari


del tiranno caldeo, Ciampoli, canti;
indi del tuo signor celebri i vanti
ch’ai demerti di quello ha i merti pari. 4
Quanto diversi son, quanto contrari,
empi gli atti de l’un, de l’altro santi!
Chi può altronde proporsi agli occhi avanti
di vizio esempi e di virtú piú rari? 8
È profana follia ch’audace tenti
farsi adorar per nume un rege insano
al suon di cento barbari stromenti. 11
Ma zelo è di pietà che in Vaticano
vengan divote ad adorar le genti
al suon de la tua lira il grande Urbano. 14

Letteratura italiana Einaudi 270


Ciro di Pers - Poesie

215.
Allo stesso

Che da musiche fila un cor s’annodi,


ch’aprano un core armoniose chiavi
son canore magie, musiche frodi
de’ tuoi carmi, Signor, dolci e soavi. 4
Qualor con vaghi e maestosi modi,
misti a teneri accenti accenti gravi,
canti d’Urban le gloriose lodi
fan l’api sue ne la tua bocca i favi. 8
Onde i tuoi crin di lauro incoronati
se de’ numi spiar lece i consigli
vedransi ancor di porpora fregiati. 11
Né sarà piú chi il venusin ripigli
perché purpurei i cigni abbia chiamati,
posciaché il Tebro avrà cigni vermigli. 14

Letteratura italiana Einaudi 271


Ciro di Pers - Poesie

216.
Al signor Marc’Antonio Morosini in risposta

Io amo, è vero, e di celar non curo


quella che m’arde il sen face pudica.
Anzi ho bramato farmi Euterpe amica
sol perché ’l foco mio non resti oscuro.
E se almeno in Nicea trovasser fede 5
commessi ai carmi i miei dogliosi affetti
cantando schernirei del volgo i detti
ch’altro Amor, che ’l lascivo, esser non crede.
Ma se prendo a trattar musico legno
per dir del foco mio, di chi l’accende, 10
la mia bella nemica a scherno prende
il suon che troppo è del suo merto indegno.
Ond’io gitto la cetra e Febo accuso
che di vano furor m’ingombra il seno
e, quasi asperse di mortal veneno, 15
de’ fonti ippocrenei l’onde ricuso.
O gran delfico dio, qualor ti feci
di misture panchee fumar gli altari,
con desideri ambiziosi avari
non porsi al nume tuo sordide preci 20
per impetrar da te note gradite
con ricchi applausi da’ moderni Midi,
a cui ne’ carmi adulatori infidi
vendessi a prezzo d’or lodi mentite.
Ma solo di temprar fu mio consiglio 25
al rezo aganippeo d’Amor gli ardori
e, scoccando in Nicea dardi canori,
col plettro vendicar l’onte del ciglio.
Sperai col suon d’armoniosi accenti
quel core altero disarmar d’orgoglio 30
e, se ciò non mi lece, io piú non voglio
l’aure stanar co’ musici lamenti.

Letteratura italiana Einaudi 272


Ciro di Pers - Poesie

Nutra Permesso ad altra chioma il lauro


s’ei non ripara i fulmini d’Amore
et inviti altra sete il sacro umore 35
s’a l’arsura del cor non dà ristauro.
Ahi, che troppo è crudele il cieco nume
ai seguaci di Febo. In Elicona
d’amorose querele ogn’antro suona
et al pianto d’Amor cresce ogni fiume. 40
Ma non è meraviglia. Il dio di Gnido
serba col dio di Delo antico sdegno
et ancor s’ode entro l’aonio regno
de le contese lor celebre il grido.
Già con l’arco possente Apollo avea 45
la serpe figlia del diluvio estinta,
che di mille saette intorno cinta
selvoso un monte rassembrar potea
E, mentre va della bell’opra altero,
a cui tra liete feste il mondo applaude, 50
gonfio del suon di lusinghiera laude
crede ei sol meritar nome d’arciero.
Onde, veduto Amor che ’l picciol arco
incurvava a piagar l’anime intento,
«Lascia, – gridò, – quel bellico stromento 55
solo agli omeri miei dovuto incarco.
Fanciul lascivo, il militare arnese
non ben s’adatta a la tua destra molle,
non t’arrogar l’arte de’ forti, o folle,
e cessa d’emular guerriere imprese. 60
Cedi l’armi volanti a queste mani
c’han potuto dar morte a l’orrid’angue
poiché san trar da le ferite il sangue
e non gittano a l’aria i colpi vani.
Sia tuo vanto maggiore, e ciò ti basti, 65
con la face irritar teneri affetti
ne’ cor de le fanciulle, a’ molli petti
insegnando a spogliare i desir casti».

Letteratura italiana Einaudi 273


Ciro di Pers - Poesie

Risponde il figlio di Ciprigna altero


a cui fiamma di sdegno accende il core: 70
«Trionfa pur, Febo, de’ mostri: Amore
trionferà del trionfante arciero».
Sí disse e svelto il piú pungente strale
da la piena faretra a l’aure il crede,
ch’al desire, a la man serbando fede, 75
porta di Cinzio al cor piaga mortale.
Ne scocca un altro nel medesmo istante
grave di piombo a far contrario effetto
con cui trafige a bella ninfa il petto
acciò fugga il seguace, odii l’amante. 80
Ma lungo troppo il raccontar sarebbe
quai pene Apollo e quai martir sofferse,
quai prieghi al vento e quai sospir disperse
fin ch’ella nova pianta al bosco accrebbe.
Né di ciò pago Amor l’ire invecchiate 85
ne’ divoti di lui prattica ancora,
sí che indarno pregar veggonsi ogn’ora
da i sacri cigni le ritrose amate;
ond’io, perché d’Amor lo sdegno cessi,
già che fuggir da le sue man m’è tolto 90
che troppo m’ha d’aspre catene avvolto
fuggo da Pindo. A dio sacri recessi.
Tu, Morosini, a cui frutti d’onore
su ’l fiorir de l’età Febo matura,
per non languir sotto a penosa cura 95
fuggi, se a tempo sei, fuggi d’Amore.

Letteratura italiana Einaudi 274


Ciro di Pers - Poesie

217.
Che misero è quell’amore c’ha per oggetto
la bellezza del corpo e felice
sol quello ch’è rivolto alla bellezza dell’anima

Risposta al signor Sertorio Orsatto.

Quando forma caduca alletta i cori,


occhio di fiamme lascivette ardente
chioma di biondi e crespi ori lucente
guancia dipinta d’animati fiori
bel che svanisce allo specchiarsi in Lete 5
splendor ch’a l’ombra de l’avel s’oscura
tesor che morte insidiosa fura
april che Parca ingiuriosa miete,
Sertorio allor non hassi onde si porti
l’affetto d’una tomba oltre il confine, 10
che cessa l’opra allor che manca il fine,
se muor la speme anco i desir son morti.
Ma non cosí quando d’un’alma il bello
fassi a nobile amor nobile oggetto,
che di speme immortal nutre l’affetto 15
vago d’un ben che non paventa avello.
Quindi non sotto un cenere sepolto
cova il suo foco, ma su l’alte sfere
manda ad unirsi le sue fiamme altere
co ’l lume amato in fra le stelle accolto. 20
Loco è lassú d’intelligibil luce
beato, inalterabile et immenso:
sprigionate da gli organi del senso
vi volan l’alme c’han virtú per duce.
Colà gita è Nicea, colà Milena 25
s’attende. A vagheggiare il lor splendore
su l’ali infaticabili d’Amore
vassi da questa umil valle terrena.

Letteratura italiana Einaudi 275


Ciro di Pers - Poesie

Amareggiato dolce oscuro lume,


servil dominio e povera ricchezza 30
alletti il volgo. Una mortal vaghezza
non freni a noi le generose piume;
colà, quando che sia, sciolti i ritegni
di questo frale andremo, astri felici,
a rincontrarsi con aspetti amici 35
ne le lor stelle, in que’ beati regni.
Scende il cantor del Rodope nevoso
a’ liti acherontei, vana fatica,
per riaver la sospirata amica
e fà co’ carmi il Tartaro pietoso. 40
Ma di là piú che pria dolente ei riede
e con querele disperate assorda
le valli d’Ebro, ove di Dite ingorda
accusa in van l’inutile mercede.
Miserabile Amor quando egli tragge 45
le basse voglie ai precipizi inferni,
felice allor che sovra gli assi eterni
le menti innalza a le stellanti piagge.
Su le fredd’ossa del fedel consorte
la regina di Caria alta fattura 50
erge di vana ambiziosa cura
intenta a ciò ch’è di ragion di morte
e, quasi apprezzi sol quanto ella scorge,
del rogo avanzo il cenere tramanda
ne le viscere sue misto a bevanda 55
e sciocco a’ suoi martir conforto porge,
miserabile Amor, quando egli solo
pon meta a l’umil brama un corpo frale,
felice allor ch’ad anima immortale
con non basso desío stende il suo volo. 60
Arianna in amor Teseo incostante
su nudo scoglio abbandonata piange,
ma, se ’l cor piega al domator del Gange,
splende eterna nel ciel fiamma stellante.

Letteratura italiana Einaudi 276


Ciro di Pers - Poesie

Quell’è terreno amor questo è celeste, 65


Pindo cosí misterioso insegna,
non si pregi il caduco, è cosa indegna
ch’un’alma sol d’un’alma ami la veste.

Letteratura italiana Einaudi 277


Ciro di Pers - Poesie

218.
Per le nozze delle maestà
di Ferdinando Ernesto re di Ungheria e di Boemia,
arciduca d’Austria,
e di Maria, infanta di Spagna

A la mia mente inspira


sacro furore e con gli eterei lampi
rischiara, o divo Apollo, i versi miei.
Prestami quella lira
che risonar negli stellanti campi 5
le vittorie di Flegra udir gli dei,
che l’altra io non torrei
che del tessalo Anfriso in su le sponde
ordiva lacci armoniosi a l’onde.
A duo terreni numi 10
del cui nome immortale Austria s’onora,
da le cui destre il mondo ambisce il freno,
a duo fulgidi lumi
del secol nostro, onde l’età s’indora,
onde d’Europa il ciel splende sereno, 15
colmo di gioia il seno
prendo a tesser co’ carmi inni di laude
mentre al lor gran connubio il mondo applaude.
Ma chi de l’opra autore
l’alto contratto stabilí? Chi strinse 20
su l’auguste cervici il giogo aurato?
Amor fu questi, Amore,
ma non già quel ch’achea favola finse
da diva non pudica in Cipro nato,
cieco fanciullo alato, 25
né quel che già vantar l’attiche scole
e di Poro e di Penia unica prole,
ma quel che ’n un col cielo
nacque e distinse la gran massa informe

Letteratura italiana Einaudi 278


Ciro di Pers - Poesie

e la chiara del sol lampada appese, 30


ch’uní co ’l caldo il gelo,
ch’insegnò a la materia amar le forme,
che co’ raggi febei le stelle accese,
che la terra sospese
librata in mezzo dal suo proprio pondo, 35
padre de la natura, alma del mondo.
Del monarca germano
d’Euro spavento e d’Aquilon sostegno
questi a l’inclito figlio accese il petto,
questi del rege ispano, 40
che piú d’un mondo unisce in un sol regno,
la gran suora invaghí d’ignoto affetto
con onesto diletto
l’alme vaste allettando, a’regii cori
poté questi insegnar teneri ardori. 45
Questi fà che men vago
a la sposa real rassembra il suolo
dove ricco di gloria il Beti ondegia,
questi fà che del Tago
sprezza i biondi tributi e sotto il Polo 50
co ’l pensier peregrin l’Albi vagheggia,
da la fraterna reggia
questi al fin la diparte e ’n cavi abeti
fida il gran pegno a la cerulea Teti.
Da l’alta poppa d’oro 55
co ’l folgorar del maestoso ciglio
placa la bella ibera i campi ondosi.
Di Favonio e di Coro
fremendo van con placido bisbiglio
gli umili fiati intorno offiosi, 60
esce de’ fondi algosi
ogni liquido nume e ’l guardo intento
ferma in quel di beltà vago portento.
V’è chi stupido crede
che ’l sol giri per l’onde e che sia fatto 65

Letteratura italiana Einaudi 279


Ciro di Pers - Poesie

l’Autumedon del ciel Tifi del mare.


Da la cerulea sede
a spettacol sí raro anch’ei s’è tratto
l’umido dio che ’n varie forme appare
e con veraci e chiare 70
note, imposto silenzio a l’aura a l’onde,
parla cosí da l’arenosa sponda:
«O de l’esperio Giove
ben degna suora, o di felici Augusti
destinata dal ciel madre e consorte, 75
di quante illustri prove
contra il furor di regnatori ingiusti
ti chiama a parte impareggiabil sorte!
Quante verrà che porte
gemme Fernando ad arricchirti il crine 80
tolte a ben cento barbare regine.
Ei sdegnerà que’ fregi
che non saran trofei. Nel succo tinti
di Tiro ei non vorrà purpurei manti,
ma che d’iniqui regi 85
gl’inostri il sangue e di tiranni estinti
e gli sian perle di Babelle i pianti.
Saran vili i diamanti
che non verran dal tributario Idaspe
o da le trionfate arene caspe. 90
Ei minacciò l’Oronte
fin da la culla, a gli ultimi biarmi
pose terror co’ teneri vagiti,
sotto il martel di Bronte
gemon l’incudi ad apprestargli l’armi 95
onde fuggan dispersi e geti e sciti,
onde gli empi suoi riti
sforzato lasci e di non falso nume
ripigli il culto il profanato Idume.
Tu produrrai gli eredi 100
ben degni a sí gran padre e pur di Marte

Letteratura italiana Einaudi 280


Ciro di Pers - Poesie

fra duri studi a travagliar non hanno,


che le remote sedi
di Volturno e di Noto in ogni parte
il marito e ’l fratel domate avranno, 105
sí che stender potranno
dal Plaustro algente a’ soggiogati eoi
il pacifico scettro i figli tuoi.
Vanne felice in tanto
là vé perché tua gloria al sommo esalti 110
il gran sposo, il gran suocero t’attende.
Questi dal trono santo
a fulminar su’ perfidi Efialti
la gloriosa destra invitto stende.
Quegli dal padre apprende 115
intento a’gesti placidi e severi
l’arte regal di moderar gl’imperi».
Volea piú dir, ma i legni
scorsi tant’oltre son che il ricco lido
del dio bifronte ormai veggonsi innante,120
già dan fervidi segni
di letizia e d’onor festoso grido
tromba d’allegro suon, bronzo tonante.
A’ rimbombi di tante
regie accoglienze gl’indovini accenti 125
frena il pastor degli squammosi armenti.
Canzon, se Proteo tace
taci ancor tu, ch’a raccontar non vale
ciò ch’egli dir volea lingua mortale.

Letteratura italiana Einaudi 281


Ciro di Pers - Poesie

219.
Al signor Giovanni Moresini,
Luogotenente generale in Friuli in tempo di carestia

Tessiam fregi canori, aonie dive,


al Moresino eroe, tessiam ghirlande
di quel lauro piú nobile che spande
ombre piú sacre in su le tespie rive.
Egli è ’l forte campion che i mostri ancide 5
che vomitò Cocito a’ nostri danni,
ei virtú segue con sí franchi vanni
ch’addattar se gli pon gl’inni d’Alcide.
È dal figliuol d’Alcmena il cleoneo
terrore estinto, a le cui voci estreme 10
impararo a ruggir gli antri di Neme
e s’appende nel ciel l’alto trofeo.
Di Lerna infama i paludosi boschi
ne’ danni suoi crescente orrida peste,
ei tutte al fin le rinascenti teste 15
tronca, schernendo i redivivi toschi.
Del giardin mauro a custodir la soglia
il vigile dragon non è bastante,
ch’egli, salendo in su le ricche piante,
del prezioso autunno i rami spoglia. 20
Il latrator trifauce a forza svelle
dal limitar de le tartaree grotte
e ’l tragge fuor de la profonda notte
a vagheggiar le sconosciute stelle.
Può d’Erimanto assicurar le valli 25
dal setoloso orror la forte mano.
Estinto il re bistone ingombra il piano
che die’ biada animata a’ suoi cavalli.
In van tentò con la materna aita
schermirsi Anteo da le robuste braccia. 30
In van co ’l fischio e co ’l muggir minaccia

Letteratura italiana Einaudi 282


Ciro di Pers - Poesie

che riman d’Acheloo l’arte schernita.


Mal fida al corso la menalia fera
il ricco onor de la ramosa fronte.
Mal fida a l’armi l’or del Termodonte, 35
di cui va cinta, Ippolita guerriera.
Di sangue peregrin macchiato il suolo
co ’l proprio suo lava Busiri. È spento
tauro di cento popoli spavento.
Gli stinfalidi augei muoion nel volo. 40
Solleva Atlante dal gran pondo oppresso.
Segna le mete al navigante audace.
Co ’l ladro tiberin morto se ’n giace
triforme Gerion, biforme Nesso.
Ma piú feroci e piú nocenti mostri 45
serbò, Giovanni, a la tua destra il cielo:
estinta hai tu con generoso telo
la fame uscita de’ tartarei chiostri.
Orrida lue nel fier sembiante scopre
forma che l’uomo e ’l cane in un confonde. 50
Irto ha ’l crin mostra i denti e l’occhio asconde,
l’ossa con pelle arsiccia a pena copre.
Orrida lue de l’aspettata messe
la lunga speme in breve spazio adugge,
da le piante l’umor fecondo sugge 55
perché mentisca il fior le sue promesse.
Mentre a nodrir la sua famiglia pensa
de la terra il villan danna la fede
e fisso in lei da lei, supplice, chiede
la tomba almen, se gli negò la mensa. 60
In vece de le biade in van sudate
il giovenco aratore esca diviene
e d’immondi animai tolte a le cene
riedon le ghiande a gli aurei tempi usate.
Ma queste ancor già vengon meno e i volti 65
son di color di morte in guisa tinti
che ’l moto a pena può negarli estinti:

Letteratura italiana Einaudi 283


Ciro di Pers - Poesie

credonsi errar cadaveri insepolti.


Per tutto intorno un mesto suon rimbomba
mentre la turba languida e smarrita 70
tanto alimento almen chiede a la vita
che si possa condur sino a la tomba.
A molti è ’l viver già grave martiro,
molti la morte incontrano co ’l voto
e, per morir, dal cor di spirti voto 75
a gran fatica impetrano un sospiro.
Allor che tu sorgendo, Ercol novello,
con larga man, con provido consiglio,
per noi sottrar da sí crudel periglio,
atterri il mostro dispietato e fello. 80
Onde d’umor febeo dono gentile
perché tu possa avvenenar l’oblio
t’offre Parnaso. E del castalio rio
d’asperger le grand’alme antico stile.

Letteratura italiana Einaudi 284


Ciro di Pers - Poesie

220.
Risposta di Polinice ad Argia

La lettera ad Argia alla quale si risponde è del signor


Pietro Michele nobile veneziano.

Leggo, Argia, le tue carte e con la mente


dubbia il sigillo esamino e la mano.
Ma questo e quel per tue pur le consente.
Tue son le note, tua la gemma e strano
solo il senso mi par, sol ne’ concetti 5
la magnanima Argia ricerco in vano.
Tu che chinasti a un forestier gli affetti
quando da i nembi, e piú da i fati, tratto
sotto il portico fu de’ regii tetti,
né di te lo stimasti indegno affatto 10
ma ti bastò che per retaggio avesse
del regno alterno il non servabil patto,
sol perché poi ricuperar potesse,
impetrandogli tu la guerra in dote,
le mura ch’Anfion co ’l plettro eresse. 15
Quindi non gir le tue preghiere vote
co ’l padre, quindi ad ogni inachia tromba
comanda il suon d’Abante il gran nipote.
Di strepito guerrier Neme rimbomba
e de l’empio fratel prelude a’ fati, 20
del pargoletto Archemoro la tomba.
Quindi per trar da gli amiclei penati
il ritroso indovin, fatale aita,
desti a l’avara moglie i nodi aurati.
Ora il ritorno mio chiedi pentita, 25
vuoi che il regno abbandoni e a’ cenni altrui
ne l’ospizio lerneo meni la vita,
vuoi ch’io rinunzii al patrio soglio in cui
l’iniquo usurpator sicuri in tanto

Letteratura italiana Einaudi 285


Ciro di Pers - Poesie

tragga e non interrotti i sonni sui. 30


Ah, pria ruini il ciel che il regio manto
ei vesta in pace. Avrammi contra irato
sin giú ne’ fondi ove s’eterna il pianto.
Troppo dolce il regnar, troppo beato
degli scettri è ’l maneggio. Io questo chiedo: 35
di questo in poi tutto mi nieghi il fato.
Se imperioso ne la reggia siedo
l’istesso cielo in paragon disprezzo:
dammi Giove mortal, nulla gli cedo.
Ben ho ragion se men del trono apprezzo 40
patria, parenti e dei. Regio comando
mal non si compra a qual si voglia prezzo.
E, se decreta il ciel ch’io sempre in bando
del regno abbia a patir privata sorte,
sommi divi, m’appello al proprio brando. 45
A questo io voto del fratel la morte
o la mia stessa. Argia, tu non avrai
diseredato et esule consorte.
A provar mia ragion m’appresto omai
confidato in me solo e non ne l’aste 50
de’ regi armati a gli echionei guai.
Vo’ che ’l mio braccio a me medesmo baste
contra l’ingiusto e perfido fratello,
né ch’altra mano in mio favor contraste.
Già spedisco un araldo e già l’appello 55
nel rinchiuso steccato, ove decida
meco la reggia in singolar duello.
Ei non è già per ricusar la sfida,
s’io ben conosco il temerario ingegno,
che nel proprio valor tanto confida. 60
Oh, venga il dí che tra ’l fraterno sdegno
dal filo di due spade incerto penda
il combattuto indivisibil regno.
Vedrassi allor qual nobil ira accenda
in magnanimo sen brama d’impero, 65

Letteratura italiana Einaudi 286


Ciro di Pers - Poesie

qual forte mano al patrio scettro io stenda.


Ha da lagnarsi dispettoso e fero
di non aver servati Edippo i lumi
a sí degno spettacolo guerriero.
Ma vengan spettatori i foschi numi 70
e de’ regi dircei l’ombre nocenti
da l’atre sponde de’ tartarei fiumi.
Vengan gli antichi miei chiari parenti,
Penteo Agave Atteon Laio Atamante
e stiano a l’opre del nipote intenti. 75
Mirin se del cadmeo trono prestante
son degno erede e se io sarò di Tebe
le prische glorie a rinovar bastante.
Forse di novo ancor l’ismenie glebe
del sangue asperse del crudel tiranno 80
vedransi pullulare armata plebe.
Io del patto deluso intanto il danno
ristorerò nel riavuto soglio
senza timor del vicendevol anno.
Ma per trofeo de l’abbattuto orgoglio 85
là dove ebbe la Sfinge infame sede
espor le membra d’Eteocle io voglio.
I corvi ne faran putride prede
e porteran, dopo sí nobil pasto,
i tristi auguri a i mancator di fede. 90
Di vendetta e di regno il desir vasto
pago avrò pur. Potran pur senza scorno
dirmi marito Argia, genero Adrasto.
Mi vedrò pur di regio manto adorno
chinate a’ piè le piú superbe teste 95
e tutta Tebe officiosa intorno.
Solennizar vorrò con liete feste
i natali del regno. A Lete in fondo
tutte n’andran le rimembranze meste.
Ogni sembiante fia lieto e giocondo 100
al dispetto del core: in poco d’ora

Letteratura italiana Einaudi 287


Ciro di Pers - Poesie

vedrassi a Tebe rinovato il mondo.


Vorrò che vada il cieco Edippo allora
a bestemmiar le sue fortune altrove;
che, s’ei m’è padre, ei m’è fratello ancora. 105
Figlio no, ma fratel vo’ che mi prove
e, se figlio, com’ei, nocente figlio.
nulla ragion di sangue a gli empi giove.
Destinata è la madre anco a l’esiglio
e le suore. Ad Argia sgombrin la reggia: 110
ma, se serve le vuol, cangio consiglio.
È ben ragion che far gran parte io deggia
di mie fortune a te di cui l’amore
quasi con l’odio del fratel gareggia.
Mio il primo e tuo sarà il secondo onore, 115
a’ cenni tuoi trarran lana servile,
cattiva turba, le tebane nuore.
Per farti al crin corona, al sen monile
gemme verran da ogn’indica pendice:
fie d’Erifile avara il cinto vile. 120
Io ti farò piú grande e piú felice;
accheta pur l’impazienti voglie,
che non ha, dopo il regno, Polinice
cosa che gli sia a cor quanto la moglie.

Letteratura italiana Einaudi 288


Ciro di Pers - Poesie

221.
Preghiere

Co’ prieghi umili e co’ desir divoti


ti vengo, o bella mia, supplice avante
per impetrar che nel tuo bel sembiante
men crudo alquanto il mio destin si roti. 4
Né creder già che i temerarii voti
spinga tant’oltre a desiarti amante.
No no, sian pure a le tue voglie sante
i pensieri d’amor del tutto ignoti. 8
Solo bram’io quel luminoso ardore
de gli occhi tuoi che ’n fra i martir mi bea
e dimando pietade e non amore. 11
Queste preci Pirreno un dí porgea
mentre offeriva in su l’altar del core
vittima l’alma a l’adorata dea. 14

Letteratura italiana Einaudi 289


Ciro di Pers - Poesie

222.
Lodi di bella donna

O che stupori! E chi dal cielo ha tratto


in terra il sol per fabricar due stelle?
Chi di raggi formò chiome sí belle?
Chi di vivi rubini un labro ha fatto? 4
Chi sforzò la natura e con quel patto
in un misto accordò nevi e fiammelle?
Qual Mirone, qual Fidia o quale Apelle
del paradiso fé sí bel ritratto? 8
Questa de’ cori è l’adorata dea,
la facella de l’alme ardente e vaga,
del grave incendio del mio petto rea, 11
questa è d’Amor l’onnipotente maga,
che con un riso sol tormenta e bea,
che con un guardo sol sana ed impiaga. 14

Letteratura italiana Einaudi 290


Ciro di Pers - Poesie

223.
Bella per nome Bianca

L’aurora, allor che nel sereno cielo


non mesce a’ suoi ligustri ancor la rosa,
la nube, allor ch’al sol la luminosa
fronte d’un lieve ammanta e sottil velo, 4
il giglio, allor che nel suo verde stelo
s’apre al dolce spirar di aura vezzosa,
la neve, allor che ’n chiusa valle ascosa
si serba intatta a la stagion del gelo, 8
presso a’ marmi animati, a’ vivi avori
del tuo candido sen, Bianca gentile,
sembran tinti di foschi atri colori 11
presso al tuo bianco ogn’altro bianco è vile,
ogni candor s’oscura a’ tuoi candori,
solo in bianchezza hai la mia fé simile. 14

Letteratura italiana Einaudi 291


Ciro di Pers - Poesie

224.
Bella donna che rappresenta la Superbia in scena

Di zaffir gli occhi, di fin or le chiome,


di smalto il core e d’alabastro il seno
superba vi facean, Fillide, a pieno:
sol vi mancava di superba il nome. 4
Or questo ancor vi dà la scena: ah, come
di rigor maestoso il volto è pieno!
S’incurva il ciglio placido e sereno
de’ fregi d’or sotto le ricche some. 8
Ma in pomposi ornamenti a che por cura
se a far superbo in voi l’aspetto e ’l core
bastano i fregi che vi diè natura? 11
Per voi, Superbia, io d’ogni speme fuore
insuperbisco della propria arsura
e per voi, nudo, insuperbisce Amore. 14

Letteratura italiana Einaudi 292


Ciro di Pers - Poesie

225.
Bella piangente

Questa bella crudel, che ’l cor m’ha tolto,


di lacrimoso umor stille spargea
e mentre in que’ begli occhi Amor piangea
ridevan rugiadosi i fior del volto. 4
Forse quel ghiaccio, che nel seno accolto
contra il foco d’Amor rigida avea
mentre a lei presso il mio gran foco ardea
di que’ begli occhi fuor stillò disciolto. 8
Son miracoli vostri, o luci belle,
che ne fate veder, gentil Stupore,
fiumi da fiamme uscir, stilleda stelle. 11
Ah, che ne spera in van ristoro il core
poiché rassembran acque e son fiammelle
e sta nascoso in quell’umore Amore. 14

Letteratura italiana Einaudi 293


Ciro di Pers - Poesie

226.
Bella Ginevra

Vago ginepro, a’ tuoi bei rami intorno


su l’ali del desío volano i cori.
Tu de le Grazie sei, tu de gli Amori
tu de l’alma onestà nido e soggiorno. 4
Per te piú lieto e di piú raggi adorno
il sol dispiega i luminosi ardori,
per te l’alba piú vaghi ha i suoi candori,
per te piú chiaro e piú sereno è ’l giorno. 8
D’oro le frondi e i rami hai tu d’argento,
di virtú il frutto e di bellezza il fiore
o d’onesta beltà vago portento. 11
Piú non adopra altre saette Amore
che frondi di ginepro. Ahi, ch’io le sento
dolcemente pungenti in mezo al core. 14

Letteratura italiana Einaudi 294


Ciro di Pers - Poesie

227.
Bella Giacinta

D’un giacinto gentil pompa vezzosa,


Amor, deh quanto i tuoi giardini onora!
Mira, ch’appresso quello o si scolora
o di scorno s’imporpora la rosa. 4
Non mai d’un sí bel fior la rugiadosa
fronte inghirlanda la nascente aurora,
né quei sí vaghi sono onde s’infiora
del notturno seren la piaggia ombrosa. 8
Trasformato in un’ape Amor s’avvezza
a componere il miel da sí bel fiore,
di cui poscia condisce ogni dolcezza. 11
Io ’l so, ch’egli s’annida entro ’l mio core,
io, che de gli aghi suoi sento l’asprezza,
che de le cere sue tengo il pallore. 14

Letteratura italiana Einaudi 295


Ciro di Pers - Poesie

228.
Bella per nome Chiarastella

Luci del ciel d’eterna fiamma accese


dite: qual cerchio voto o qual figura
lasciò imperfetta mentre a noi discese
questa stella d’amor ch’ogn’altra oscura? 4
È Sirio forse e quindi vien l’arsura
che fà d’incendio rio mortali offese?
Elice forse o forse è Cinosura
e quindi avvien che d’Orsa ha l’ire apprese? 8
Fors’è del terzo ciel la bella dea
e quindi avvien c’ha ne’ begli occhi Amore
I e ne’ begli atti Aglaia e Pasitea? 11
Ah, chiunque tu sia chiaro splendore,
scorga un sol raggio tuo, ch’ardendo bea,
nel mar del pianto a dolce porto il core. 14

Letteratura italiana Einaudi 296


Ciro di Pers - Poesie

229.
Bella per nome Ardea

Ardor suona il bel nome. Ardor divino


spiran le vaghe sue luci amorose.
Tenere nelle guance ardon le rose,
tenero ne le labra arde il rubino. 4
D’ardenti raggi il crin lucente e fino,
d’ardenti gigli il petto Amor compose
e mille ardenti fiamme insieme ascose
fra le nevi ch’ammanta invido lino. 8
Stampa leggiadro il piè vestigie ardenti,
de la man semplicetto arde il candore
de la bocca facondi ardon gli accenti. 11
Ma lasso, ohimè, che sol fra tanto ardore
perché non abbian fine i miei tormenti
nel candidetto sen non arde il core. 14

Letteratura italiana Einaudi 297


Ciro di Pers - Poesie

230.
Per la signora Paolina Agrimani
detta La bella Aurora

Anagramma: Una angiola parmi.

Chi dirà che dal ciel scesa l’aurora


non sia fra noi sotto terrena veste
se mira questi chiari gigli e queste
rose lucenti onde costei s’infiora? 4
E, se prova com’ella ad or ad ora
vivi incendi ne l’alme avvien che deste
mentre spargendo va lume celeste,
chi non dirà che ’n terra il sol dimora? 8
Chi de le sfere l’armonia non crede
oda parlar costei. S’ella apre un riso
aprirsi il cielo e lampeggiar si vede. 11
Ma scesa io la dirò dal paradiso,
ne fan gli atti e i sembianti intera fede
sí ch’un’angiola parmi a gli atti, al viso. 14

Letteratura italiana Einaudi 298


Ciro di Pers - Poesie

231.
Preghiere

Se non puote morir senza i sospiri


con cui l’anima esali un cor languente
non isdegnar, Nicea, che ’n suon dolente
ti narri sospirando i miei martiri. 4
Non isdegnar ch’entro i lucenti giri,
ch’avventar nel mio sen fiamma sí ardente,
la mia morte vagheggi omai presente,
ch’altr’oggetto non resta a’ miei desiri. 8
Son miei voti conformi a’ tuoi rigori:
non chiedo pace, non dimando aita,
ma di finir, morendo, i miei dolori. 11
E ben n’andrei dove il furor m’invita,
ma se non dici tu: «Pirreno, mori»
non mi lece dispor di questa vita. 14

Letteratura italiana Einaudi 299


Ciro di Pers - Poesie

232.
In lontananza

Dove gira or Nicea gli occhi beanti?


Dove il ciel si rischiara al lor splendore?
E dove il suol d’un bel fiorito onore,
tocco dal vago piè, vien che s’ammanti? 4
In qual parte i pensieri onesti e santi
manda a peregrinar quel saggio core?
Quai da l’uscio di rose escono fuore
dolci detti a bear l’aure vaganti? 8
Misero, io non lo so: so ben che solo
lontano, ohimè, da quella luce immensa
veggo il ciel tenebroso, orrido il suolo. 11
So ben ch’ella non parla e che non pensa
del povero Pirren, che ’n pianto e ’n duolo
tutte per troppo amar l’ore dispensa. 14

Letteratura italiana Einaudi 300


Ciro di Pers - Poesie

233.
Al signor Liberal Motensi, mentre attende
opportunità di veder l’amata

Qui dove stagna paludoso il Corno


in ozio, o Liberal, vivo solingo
e con speme dubiosa il cor lusingo
mentre ch’aspetto un solito ritorno. 4
Per far inganni al rincrescevol giorno
vani diletti a me medesmo io fingo
e ne la mente co ’l pensier dipingo
l’amato oggetto e di pietà l’adorno. 8
Lasso, io cosí come il destin pur vuole
per la state provar di mezo il verno
stommi attendendo da l’occaso il sole. 11
Momentaneo piacere e duolo eterno
cerco in un ben che tormentar mi suole
e chiedo a gli occhi il cielo al cor l’inferno. 14

Letteratura italiana Einaudi 301


Ciro di Pers - Poesie

234.
Bella mascherata

Perché, vago mio sol, di larva oscura


t’imbruni il volto e celi i bei lavori,
che con divin disegno, almi colori
il pennello formò de la natura?4
Non creder già che l’amorosa arsura
men cocente per ciò provino i cori,
perché non cessa fulminar gli ardori
l’occhio cui nulla nube asconde o fura. 8
Deh, se scopri le luci ardenti e vaghe
onde scocchi lo stral, discopri almeno
la bocca ancor, che può sanar le piaghe. 11
O ti nascondi o ti palesa a pieno
e, perché la speranza almen s’appaghe,
mostra il rimedio ancor presso al veneno. 14

Letteratura italiana Einaudi 302


Ciro di Pers - Poesie

235.
Impensato impedimento di porta chiusa
ad amante che andava per trovare l’amata

Di stelle infauste sotto iniquo aspetto


in mal punto nascesti, invido legno,
tu che sei fatto a me duro ritegno
che non vada a goder l’amato oggetto. 4
De’ tuoi tronchi mal nati anco fu eretto
per la morte de’ ladri infame ordegno
e ne formaro entro il tartareo regno
le faci lor Tesifone ed Aletto. 8
Quest’esser può, ch’ancora te vegg’io
esser fatto d’Amor nel crudo Averno
inconsumabil esca al foco mio. 11
Lasso, che tu mi fai con duolo eterno
mentre raffreni il fervido desío
su le porte del ciel provar l’inferno. 14

Letteratura italiana Einaudi 303


Ciro di Pers - Poesie

236.
In morte di Nicea

Al signor Marc’Anonio Moresini.

Stemprata è la mia cetra e piú non sanno


parlar, fuor che di morte, i versi miei
e loco ove posarsi altro che ’n lei
piú, Moresini, i miei pensier non hanno. 4
Morta è Nicea: l’irreparabil danno
piango mai sempre e co’ dolenti omei
accuso i fati ingiuriosi e rei
che m’allungan la vita in tanto affanno. 8
Dica chi vuol, nessun di doglia more,
che, se ciò fosse, omai sariano i marmi
de la tomba il confin del mio dolore. 11
Ma la morte non può forse piagarmi,
perch’ella, nel ferir quel duro core
di viva pietra, ha rintuzzate l’armi. 14

Letteratura italiana Einaudi 304


Ciro di Pers - Poesie

237.
Nel medesimo soggetto

Al signor Andrea Valiero.

Da che, qua giú lasciando il fragil velo,


se n’è gita Nicea fra gli astri ardenti,
piango i rai del mio sole in terra spenti
e n’accuso, Valier, di morte il telo. 4
Quindi io mi lagno indarno e mi querelo
fidando a l’aria inutili lamenti,
che son le voci mie scherzo de’ venti:
io piango in terra ed ella ride in cielo. 8
Il ciel ricco si fà col danno mio:
colei ch’amai con puro affetto e santo
mi toglie e prende a scherno il mio desío. 11
Se ritiene il mio sol, mi presti in tanto
cento de le sue stelle almeno, ond’io
possa versar da cento luci il pianto. 14

Letteratura italiana Einaudi 305


Ciro di Pers - Poesie

238.
Ad un amico che, dopo morta l’amata,
era acceso d’altro amore

Han corsa in parte una medesma sorte


il tuo amor, o Filarco, e l’amor mio.
Se ti dolesti tu mi dolsi anch’io
de l’avversa fortuna e de la morte. 4
Pur nove fiamme nel tuo cor risorte
han l’incendio primier dato a l’oblio.
Me non fia mai ch’alletti altro desio,
non fia mai ch’altro ardor ne l’alma io porte. 8
Il foco mio di par vivace e puro,
qual perpetua lucerna funerale,
vivrà mai sempre entro un sepolcro oscuro. 11
A ferirmi di novo Amor non vale,
che gli ha di quel sepolcro il marmo duro
rintuzzata la punta ad ogni strale. 14

Letteratura italiana Einaudi 306


Ciro di Pers - Poesie

239.
Alle sue rime amorose

O de’ miei stolti e sconsigliati amori


divulgatrici garrulette e vane,
rozze mie rime, in cui viva rimane
la rimembranza de’ miei folli errori. 4
V’ascondan d’atra notte eterni orrori
del cieco oblio ne le piú fosche tane
o vi dia lume il foco: ite, profane
cantatrici d’ardori, in fra gli ardori. 8
Non sia chi scorga piú ne’ vostri accenti
le mie vergogne e la viltade ond’io
volontarie soffrii pene e tormenti. 11
Non sia chi piú ridir v’oda del mio
schernito amore i vani affetti ardenti
e le vane speranze e ’l van desío. 14

Letteratura italiana Einaudi 307


Ciro di Pers - Poesie

240.
Santa Cristina

Questi, che nel mio sen piaghe mortali


aprono ad or ad or, ferri pungenti,
non son, qual pensi tu, da inique genti
spinti a’ miei danni ingiuriosi strali. 4
Son di gloria immortal raggi immortali,
penne che m’han descritta in fra’ viventi,
ale ond’io voli a le beate menti,
ond’io regni nel ciel scettri regali. 8
Aghi son, che con nobili lavori
questa mia nuzial candida veste
van ricamando di purpurei fiori. 11
E, se pur vuoi che sian saette, queste
saette sono onde con dolci ardori
trafigendo m’avviva amor celeste. 14

Letteratura italiana Einaudi 308


Ciro di Pers - Poesie

241.
Per la stessa

Perché de l’idolatra genitore


l’oro adorato in miglior uso spesi,
perché del vero Dio la legge appresi
provai di tre tiranni il rio furore. 4
Trassi sane le carni invitto il core
fra i fervidi ogli e tra i carboni accesi,
soffrii strazi e flagelli e i membri illesi
tosto mi rese angelico favore. 8
Non mi nocque il serpente, assai men rio
del prefetto crudel. Con santo zelo
priva di lingua ancor diei lodi a Dio. 11
Cadde a’ miei piedi l’idolo di Delo.
Fra le saette al fin lo spirto mio
se ne volò, quasi saetta, al cielo. 14

Letteratura italiana Einaudi 309


Ciro di Pers - Poesie

242.
Per la stessa

«I membri miei di fango vil contesti


strazia a tua voglia, empio tiranno, e rio,
ma l’alma che dal ciel m’infuse Dio
qual me la diede, inviolata, resti. 4
Ogni piú fier tormento omai s’appresti
fin che s’appaghi il tuo crudel desío.
Quante doglie terrene ha ’l corpo mio
tanti ha l’anima mia piacer celesti». 8
Cristina a Giulian cosí dicea
mentre d’acuti calami mortali
empio saettator la trafigea. 11
E con le penne di que’ crudi strali,
onde ’l corpo gentil ferito avea,
per volarsene al ciel si fece l’ali. 14

Letteratura italiana Einaudi 310


Ciro di Pers - Poesie

243.
Santo Antonio di Padova

Da l’esperio ocean qual sol lucente


a rischiarar questa terrena mole
sorge Antonio e passar per grazia vuole
co’ suoi raggi a bear l’eneta gente. 4
Miracolo novel che ’n occidente
nasca e sen passi in ver levante il sole!
Ma tramontar nascendo il giusto suole
ed aver ne la morte il suo oriente. 8
Quindi ha del lusitan gloria maggiore
l’euganeo e ’l santo eroe di santo zelo
piú che ’l Tago la Brenta avvien ch’onore. 11
Colà veste, qui spoglia il fragil velo,
colà nasce mortal, qui divo more,
Lisbona il dà a la terra e Padoa al cielo. 14

Letteratura italiana Einaudi 311


Ciro di Pers - Poesie

244.
Meditazione in andando alla santissima comunione

O del divino amor stupendo eccesso!


O di bontà meraviglioso effetto!
A l’uom ribelle e di rie colpe infetto
Dio per cibo e bevanda offre se stesso. 4
Signor, poiché ’l comandi, anch’io m’appresso
a la mensa del Ciel. Sotto il mio tetto
ch’entri degno non son. Troppo imperfetto
l’ha reso il mio fallir sí grave e spesso. 8
Ma, se fusser celesti i sensi miei,
te Creator te Redentor te Dio
ricettar degnamente io non saprei. 11
Tal maestà come albergar poss’io,
vil verme? Ah, tu che in ogni loco sei
te medesmo ricevi entro al cor mio. 14

Letteratura italiana Einaudi 312


Ciro di Pers - Poesie

245.
In morte del duca Francesco d’Este

Nato a rinovellar gli antichi pregi


de l’azio sangue era Francesco ed era
chiaro splendor d’alta virtú guerriera,
gran timor, gran speranza a’ piú gran regi4
e prudenza e fortezza eran suoi pregi
fra la togata e fra l’armata schiera,
giva di sí gran figlio Italia altera,
tutta Europa ammirava i fatti egregi. 8
Già de l’aquila bianca i duri artigli
paventava la negra e ’l gran serpente
o temeva o sperava ombra di gigli, 11
quando d’iniqua morte arco nocente,
contro cui nulla ponno armi o consigli,
spenti ha i timori e le speranze ha spente. 14

Letteratura italiana Einaudi 313


Ciro di Pers - Poesie

246.
Senator veneto sommerso per borasca
nel Canal Grande

Al naufragar di navicella errante


ti rapí, Foscarini, il fato avaro.
Ah, ch’a un sol di giustizia inclito e raro
per dar l’occaso il mar solo è bastante. 4
Contro l’ardor d’un sen di gloria amante
contro un lume d’onor splendido e chiaro
contro un fermo proposito s’armaro
gelid’acqua atra notte aura inconstante. 8
Ogn’opra tu votasti ogni consiglio
a l’amor de la patria a gl’interessi,
né schivasti per lei danno o periglio. 11
Quindi il cielo assentí che tu dovessi,
de l’adriaca Teti amato figlio,
spirar la vita entro i materni amplessi. 14

Letteratura italiana Einaudi 314


Ciro di Pers - Poesie

247.
In morte dibella donna di casa d’Arco

Quel bel ch’ogn’occhio aveva a sé rivolto,


che fu del cieco dio ch’a’ cori impera
arco a’ trionfi, anzi a le glorie sfera,
è caduto è sparito è già sepolto. 4
È morta Livia. Ahi, ch’ad Amore ha tolto
il maggior fregio la fatale arciera,
onde dispiega vincitrice altera
le sue pallide insegne entro ’l bel volto. 8
Dunque fia ch’ogni ben morte n’invole?
Dunque osato ha votar l’empia faretra
contro lei, ch’era in terra un novo sole? 11
Ah, che quest’arco trasportò ne l’etra
il gran rettor de la celeste mole
per far un plettro a la stellata cetra. 14

Letteratura italiana Einaudi 315


Ciro di Pers - Poesie

248.
Per la campana nel regno d’Aragona
che suona alle volte da per se stessa et allora
tal suono vien stimato portentoso e nuncio di sciagure

Ne sgrida il ciel co ’l portentoso suono


di quel sacro metallo e ne spaventa.
De’ fulmini invisibili, che avventa
qua giú vindice Giove, è questa un tuono. 4
Chieda, supplice, ogn’un, chieda perdono,
perché l’ira di lui scenda piú lenta.
Non men che la capanna umil paventa
de’ purpurei tiranni eccelso il trono. 8
Teme ogn’un, poiché mentre è ’l cielo irato
cade il basso virgulto e l’alto cerro,
oppresso quel, se questo fulminato. 11
Voce è del cielo e dritto è, s’io non erro,
che, mentre parla, il non mutabil fato
bocca di bronzo e lingua usi di ferro. 14

Letteratura italiana Einaudi 316


Ciro di Pers - Poesie

249.
Al signor Pichisino
Non s’hanno a temere i mali minacciati a’ corpi

Con ferruginea man del dio bifronte


il feroce Gradivo apre le porte.
Di tosco acheronteo tinte la morte
l’aspre saette a’ nostri danni ha pronte. 4
D’atre nubi coperto il ciel la fronte
par che di Pirra il secolo n’apporte,
Bacco e Cerere oltraggia iniqua sorte
sí ch’a cercar s’avrà la quercia e ’l fonte. 8
Minaccia irato il ciel, tremi e paventi
il volgo, o Pichisin, che solo al frale
di se medesmo ha i suoi pensieri intenti. 11
Ma nostra cura sia sol l’immortale
cui nuocer altri indarno avvien che tenti
se noi fabri non siam del proprio male. 14

Letteratura italiana Einaudi 317


Ciro di Pers - Poesie

250.
L’autore travagliato da mal di vertigini

Di questo picciol mondo in su le cime


gli spirti miei talor volgonsi attorno
rapidi sí che mi s’infosca il giorno
e ’l piè cadente orme mal fide imprime. 4
È de’ mobili cieli il piú sublime
c’ha l’altro in sen di tante stelle adorno
co ’l suo rotar vertiginoso intorno
ciò che s’erge qua giú crolla e deprime. 8
Del capo le vertigini e del mondo
trarran tosto a cadere entro la buca
questo fragile mio terrestre pondo. 11
Nulla a sperar stabilità s’induca
l’uom: ch’ogni cosa in questo basso fondo
sotto a sí gran vertigine è caduca. 14

Letteratura italiana Einaudi 318


Ciro di Pers - Poesie

251.
Al signor Giulio di Sbroiavacca
In morte della signora contessa Maddalena di Porcia
sua consorte

Quella ch’in terra piangi in cielo è diva,


Giulio, né punto a lei grato è ’l tuo pianto,
a lei ch’al riso eterno ascesa intanto
da l’umane tempeste è giunta a riva. 4
Pensa, prego, com’ella è bella e viva
piú che mai fosse al sommo bene a canto,
splende fregiata di sidereo manto
e con l’oro degli astri il crine avviva. 8
Seco festeggia la beata schiera
de gli otto vostri figliuoletti e gira
d’intorno al centro de l’empirea sfera. 11
Con le menzogne sue qui non delira
Pindo, ma questa è verità sincera,
perché dunque si piange e si sospira? 14

Letteratura italiana Einaudi 319


Ciro di Pers - Poesie

252.
Per la morte di don Iginio Maniaco
maestro dell’autore nella grammatica

Se per te d’Ippocrene a la bell’onda


trovai la via, se tu mi fusti scorta,
se de’ pimplei recessi a me la porta
apristi tu con man dotta e faconda,4
Igino, è dritto ben ch’ampi diffonda
rivi di pianto e che con guancia smorta
mi lagni al tuo sparir, che ’l verno apporta 8
ignoto dianzi a la castalia sponda.
Imparato a spogliarsi hanno gli allori
l’antico verde e dolorosi in vista
d’un languido pallor vestonsi i fiori. 11
Questo pensier però de l’alma trista
trovo bastante a disgombrar gli orrori
che, se Pindo ti perde, il ciel t’acquista. 14

Letteratura italiana Einaudi 320


Ciro di Pers - Poesie

253.
Per la tomba del Tasso

La tomba ad onorar del gran Torquato


indarno lo scalpel stancano i marmi,
Dedalo per altrui l’arte risparmi
ch’ei splende assai de’ propri fregi ornato. 4
Di Lete ad onta e del gran veglio alato
entro gl’illustri e gloriosi carmi,
che sí dolci sonar d’amori e d’armi,
il gran nome vivrà chiaro e lodato. 8
Sol dovea dirsi: «Qui Torquato giace»,
chi non sa il resto è d’ogni senso casso,
onde garrisce in van pietra loquace. 11
La sacra tomba, l’adorato sasso
ch’al saracin ritolse il franco audace
bastava ben, senz’altra tomba, al Tasso. 14

Letteratura italiana Einaudi 321


Ciro di Pers - Poesie

254.
Risposta

Si tenta in van di fare il nome eterno,


Boselli, o ’n molli versi o ’n duri marmi,
poiché di pari annichilarsi io scerno
da la vorace età le pietre e i carmi. 4
Prendon de’ sassi la durezza a scherno
del tempo i denti adamantini e parmi
ch’ad espugnar l’oblivioso Averno
de le dive pimplee frali sian l’armi. 8
Medico e non cantore il dio di Delo
per me si cole, or che da tanti e tanti
dolori afflitto è ’l mio terrestre velo. 11
Seguaci ebb’io de gl’infelici canti
selci letali e non consente il cielo
ch’io le possa ammollir né men co’ pianti. 14

Letteratura italiana Einaudi 322


Ciro di Pers - Poesie

255.
Per le nozze de’ signori Ridolfo di Sbroiavacca
e Maddalena contessa Lantieri

Mentre Imeneo di fior le tempia adorno


da’ gioghi d’Elicona allegro scende
e nel foco d’Amor la face accende,
mentre s’ode iterar l’aura d’intorno
di lieti accenti piena :5
«Ridolfo» e «Maddalena»,
mi cingo il crin di mirto o pur d’alloro?
Chiamo la dea d’amore o ’l dio de l’armi?
Mentre anch’io de’ lor nomi adorno i carmi
qual de le dive del castalio coro 10
tempra la cetra mia?
Melpomene o Talia?
A te, sposo guerriero, un suon conviensi,
che sovra il volgar uso alto rimbombe
ch’ardisca d’emular timpani e trombe. 15
A te, sposa gentil, placidi sensi
tenera Musa esprima
in amorosa rima.
Non isdegnar, o forte, ancor che usato
del fiero dio de’ geti e de’ bistoni, 20
premer fra l’armi i perigliosi agoni,
non isdegnar d’un vago volto armato
sol di gigli e di rose
le lusinghe amorose.
Non isdegnar, o bella, ancor che avezza 25
di Minerva a trattar l’armi innocenti,
a vibrar sol d’Amor dardi pungenti,
non isdegnar d’una viril bellezza
in fra’ lampi d’onore
il marzial rigore. 30
De la spoglia di Neme ispido ha ’l tergo,

Letteratura italiana Einaudi 323


Ciro di Pers - Poesie

lordo di polve di sudor di sangue


l’eroe dirceo, che ’n cuna estinse l’angue,
pur trova Amore entro il suo petto albergo
e pur per lui sospira 35
Iole e Deianira.
L’indomito Pelide al Xanto in riva
tratta con forte man l’asta pungente,
primo terror de la dardania gente,
pur lo fa prigionier beltà cattiva, 40
né i suoi martir consola
s’altri il suo ben gl’invola.
L’istesso dio de l’armi, il fier Gradivo,
depon l’elmo sovente e ’l grave scudo
e ’n braccio a Citerea vezzeggia ignudo, 45
la stessa dea d’amor nel sen lascivo
con reciproche voglie
il dio strimonio accoglie.
Tu che de l’Albi algente in su le rive
piantasti già vittoriosi allori 50
e di sangue inaffiati e di sudori
t’avezza a l’ombra de le pafie olive
languire e venir meno
a bella donna in seno.
E tu, che de l’Isonzo in su le sponde 55
inorasti il terren co ’l piè gentile
rider facendo un amoroso aprile,
t’avezza a sostener l’ire gioconde
in dolce assalto e fero
di placido guerriero. 60
Dunque a l’amiche e tenere contese
gite concordi, a le beate piaghe
ai sanguinosi scherzi a l’ire vaghe
ai dolci oltraggi a l’innocenti offese
ai dilettosi mali 65
a le morti vitali.
Quindi poi sorgeran, volgendo gli anni,

Letteratura italiana Einaudi 324


Ciro di Pers - Poesie

a rinovar de gli avi antichi i vanti


prodi guerrier di vera gloria amanti,
onde a la fama stancheranno i vanni 70
di mille fregi alteri
Sbroiavacca e Lantieri.

Letteratura italiana Einaudi 325


Ciro di Pers - Poesie

256.
Al signor Giulio di Sbroiavacca
per le sue prossime future nozze
con la signora contessa Maddalena di Porcia

T’ama la tua Milena,


o fortunato Iola.
Il pensier rasserena,
la mente racconsola.
Un sicuro sperar tempri la brama. 5
La tua Milena t’ama.
Si duole al tuo dolore,
sospira a’ tuoi sospiri,
cambia il suo co ’l tuo core,
risponde a’ tuoi desiri. 10
Tutto ciò che tu brami anch’ella vuole.
Al tuo dolor si duole.
L’oro de’ biondi crini
la natura ha filato
perché in lacci sí fini 15
portassi il cor legato.
Sol tua ricchezza sia, sol tuo tesoro
de’ biondi crini l’oro.
Que’ fiammeggianti lumi
o vere faci d’Amore 20
son perché ti consumi
in dolcissimo ardore.
Piú del riso faran lieti i tuoi pianti
que lumi fiammeggianti.
Quelle gote vermiglie, 25
sorelle de l’Aurora
de la bellezza figlie,
per te natura infiora.
Saran de baci tuoi bersaglio e cote
quelle vermiglie gote. 30

Letteratura italiana Einaudi 326


Ciro di Pers - Poesie

Que’ vivaci rubini


de le labra gentili
per te d’ardor divini
son celesti focili.
Serbano per te solo intatti i baci 35
que’ rubini vivaci.
Quella neve animata
del bianchissimo petto
dal ciel d’Amor fioccata
è sol per tuo diletto. 40
A la tua sete, a l’ardor tuo si deve
quell’animata neve.
Tutta quella bellezza,
pompa de la natura,
sua gioia e sua dolcezza 45
a te solo matura.
Per te solo beare ha ’l ciel produtta
quella bellezza tutta.
Allora, oh te beato,
oh te felice a pieno, 50
che, riamante amato,
la stringerai nel seno.
E teco sia da l’una a l’altra aurora!
Oh te beato allora!

Letteratura italiana Einaudi 327


Ciro di Pers - Poesie

257.
Al signor Alessandro de’ signori di Coloreto,
che partitosi dalla corte disegnava di passar alle guerre

Mostra non convenirsi agl’Italiani combatter


che per la gloria e libertà della patria.

E pur riedi, Alessandro, al patrio albergo


e, ricondotto in porto il legno errante,
di quel mar, ch’era placido al sembiante,
lasci gli scogli e le procelle a tergo.
Or qui, fra questi colli, a la tua voglia 5
segna le mete ove in tranquillo stato
dolce riposo goderai beato
se de le vaste brame il cor si spoglia.
Il desío per quetarti in van si stanca
ma, se pago esser vuoi di quanto chiede 10
l’uso de’sensi e la ragion concede,
cessi l’opinion, nulla ti manca.
Qui lieti scherzi e semplici diletti
dolce allettar dolce appagar ti ponno,
trarrai piú queto in fra’ cespugli il sonno 15
che là vè regio fasto inostra i letti.
Qui s’odon mormorar chiari ruscelli
e non chi l’altrui fama invido offende,
qui non applauso adulator s’intende,
ma lieto suon di garruletti augelli. 20
Assai sin’or da non tue cure oppresso
fuor de la patria a voglia altrui vivesti,
poi che da ceppi aurati il piè sciogliesti
vivi a gli amici omai, vivi a te stesso.
Il magnanimo cor non ti lusinghi 25
altero suon di bellicosa tromba,
che su l’Albi e su ’l Ren fiero rimbomba
a gir di Marte entro a’ funesti arringhi.

Letteratura italiana Einaudi 328


Ciro di Pers - Poesie

Che fecero a te mai sveci o germani


perché uccider tu debba o quelli o questi? 30
Quando mai tanto al tuo riposo infesti
l’ire tue meritar belgi od ispani?
Dunque hassi a incrudelir con gli altrui sdegni?
Hassi d’andar a provocar la Parca
per altri armato? A tumido monarca 35
hassi a comprar co ’l nostro sangue i regni?
Tu non fosti già tale, Italia, allora
che l’orgoglio african fiera domasti,
che vincesti l’occaso e che mirasti
china a’ tuoi piè la faretrata Aurora. 40
Ah, ch’or tu mandi il tributario sangue
pur sempre ad inaffiar palme straniere
e se barbara spada il sen ti fere
non hai piú senso, ogn’ardimento langue.
Odo ben io le narbonesi incudi 45
nel riformare il rintuzzato brando
i nostri danni risuonar: ma quando
schermo s’appresterà d’ausonii scudi?
Verracci a fronte il trace e l’africano
e noi l’un contro l’altro abietti e vili 50
sotto l’altrui comando armi servili
tratterem pur con mercenaria mano.
Chi de l’ibero e chi del franco a gara
sarà ministro a’ bellici furori
e ’l servir sarà premio a’ vincitori, 55
né costeria la libertà piú cara.
Deh, non siam fabri a noi de’ propri danni,
l’ire ad uso miglior ciascun risparmi.
Se piú giusta cagion non chiama a l’armi
nome falso d’onor, deh, non c’inganni. 60
Ma, se un giorno avverrà che in noi si desti
nobil pensier ch’estranio laccio abborra
sí che congiunta in un l’Italia corra
a scior dal piede i canapi molesti,

Letteratura italiana Einaudi 329


Ciro di Pers - Poesie

allor prodighi sian gli enotrii petti 65


de le grand’alme, allor con fronte altera
morte s’incontri, allor tromba guerriera
i cor superbi a vera gloria alletti.

Letteratura italiana Einaudi 330


Ciro di Pers - Poesie

258.
L’Anacreonte

Tradotto in versi toscani dal signor


Michiel Angelo Torcigliani.

Tu da’ greci a’ lidi nostri


sei venuto, Anacreonte,
per un mar di dotti inchiostri.
Ma non piú rugosa fronte,
curva spalla e piè tremante, 5
occhio lippo e mento irsuto
ti fan vecchio nel sembiante.
Sol ritieni il pel canuto
nel candor del puro stile,
ma nel resto un vivo aprile 10
ride in te di giovinezza
senza toglierti il decoro
de la nobile vecchiezza.
Tal la serpe antica suole
pompa far del livid’oro 15
rinovata a’ rai del sole.
Tale Eson ringiovenito
vide già l’emonio lito
in virtú di maghi accenti
di cui meno son possenti 20
quei del dotto Torcigliani,
che con musica magia
di soave melodia
ne’ suoi numeri toscani
sí fiorir ti fa l’aspetto 25
che rassembri un giovinetto.
Or potrai con piú baldanza
coronar tazza spumante,
animar cetra sonante,

Letteratura italiana Einaudi 331


Ciro di Pers - Poesie

agitar lasciva danza 30


e fra viti allori e mirti
triplicando un bel furore
con tre numi insieme uniti
Bacco, Apolline ed Amore.

Letteratura italiana Einaudi 332


Ciro di Pers - Poesie

259.
Della miseria e vanità umana

Misera sorte umana


e che cosa è qua giú che non sia vana?
Qua giú, tra questa valle
del basso mondo, in questo
passaggio de la vita 5
ch’altri se ’l crede stanza e non s’accorge
che né pur un momento
lece fermar il corso,
onde rapidamente
ne spinge il tempo al destinato albergo 10
e pur l’uom cosí intento affisa gli occhi
e del corpo e de l’alma
in questi oggetti che, passando, incontra,
ch’altro par che non miri,
ch’altro par che non pregi e non s’avvede 15
che, mentre in lor trattiene
e lo sguardo e ’l pensiero,
o gli ha trascorsi o non è giunto ancora
e quel che sol gli tocca,
fuggitivo momento, 20
rapido è sí ch’appena il sente il senso.
Misera sorte umana
e che cosa è qua giú che non sia vana?
È la vita mortale
vana un’ombra, che passa, 25
lieve un’aura, che fugge,
quasi a’ raggi del sole opposta nebbia
che tosto si dilegua,
un lampo che, venendo, è già sparito,
un fior che, nato appena, 30
o lo rode la greggia
o lo svelle l’aratro

Letteratura italiana Einaudi 333


Ciro di Pers - Poesie

o lo recide l’unghia
o lo calpesta il piede 35
o turbine l’abbatte
o grandine l’oltraggia
o da soverchio ardor, soverchio gelo
inaridito, inlanguidito cade.
Misera sorte umana 40
e che cosa è qua giú che non sia vana?
Altri or suda or agghiaccia
sotto i fervidi raggi
de’ piú cocenti soli
sotto i gelidi oltraggi 45
de’ piú freddi Aquiloni
co ’l curvo aratro esercitando i campi
e con avara speme
fida i semi a la terra
perché con larga usura 50
risponda a’ voti suoi prodiga messe
e ad or ad or cruccioso
incontro al ciel s’adira,
che gli par ch’a suo senno ei non alterni
del seren le vicende e de la pioggia 55
e ad or ad or paventa
che nube in ciel risorga
gravida de’ suoi danni
e partorisca grandine, ch’abbatta
ne le mature ariste 60
la sua prossima speme,
onde de l’anno intero
la lunga fede un’ora breve inganni.
Ed ecco ecco ch’al fine
l’infelice cultor, fatto cultura, 65
se ’n va co ’l proprio sangue
ad ingrassare, a fecondar le glebe.
Misera sorte umana
e che cosa è qua giú che non sia vana?

Letteratura italiana Einaudi 334


Ciro di Pers - Poesie

Altri crede la vita 70


sovra fragile abete al vento a l’onda
e indocile a soffrir povera sorte
de’ piú remoti lidi
cercando va le peregrine spiagge,
fin che di ricche merci 75
colma la nave sí ma non la voglia,
ecco: o rimane l’ingannata speme
e da’ venti dispersa
e da l’onde sommersa
o trascorsi i perigli 80
de la bugiarda Teti
l’ancore affonda al desiato porto
e lieto appende al patrio nume i voti,
ma non può far che in tanto
la nave de la vita 85
non trascorra veloce
al lido de la morte.
Spieghi la vela a qual si voglia vento,
diritta passi o si rivolga in giro,
abbia contrari, abbia secondi i flutti 90
quel sol l’aspetta inevitabil porto.
Misera sorte umana
e che cosa è qua giú che non sia vana?
Altri con lunga cura
sollecito s’affanna 95
per inalzar palagi
di materia superbi e di lavoro,
ma, lasciando interrotta
e la speranza e l’opra,
convien che vada ad abitar la tomba, 100
restan de’ venti gioco,
de’ fulmini bersaglio
l’eccelse moli un tempo,
ma poi, scosse da gli anni,
o spargon d’alte rovine intorno il suolo. 105

Letteratura italiana Einaudi 335


Ciro di Pers - Poesie

Misera sorte umana


e che cosa è qua giú che non sia vana?
Altri con voglie avare
ansioso travaglia
perché s’empiano d’oro ingorde l’arche 110
e de le sue ricchezze,
fra cui mendico vive,
piú che signor custode,
altro piacer non tragge,
altr’uso non conosce 115
che di poterle vagheggiar con gli occhi,
ma tutti i suoi tesor non son bastanti
di pagar in suo nome
il debito comune a la natura,
ond’a la fin, lasciando 120
tutti i sudati acquisti
che da prodiga man vengon dispersi,
ne l’arche de la morte egli è riposto.
Misera sorte umana
e che cosa è qua giú che non sia vana? 125
Altri ogni studio pone
per saper di natura
i profondi secreti
e con mente inquieta
vassene da gli effetti 130
investigando le cagioni ascose,
travaglioso pensier, insana cura
che forse il cielo diede
per occupar de l’uomo
la curiosa mente, 135
e che altro al fine impara
dopo ben cento e cento
serene notti vigilate indarno
che quel solo saper di non sapere?
Misera sorte umana 140
e che cosa è qua giú che non sia vana?

Letteratura italiana Einaudi 336


Ciro di Pers - Poesie

Altri d’onore ingordo,


cinto di duro usbergo
segue di Marte la sanguigna traccia
e sotto il freddo Giove 145
tragge le lunghe notti
e ’l rauco suon di bellicosa tromba
gl’interrompe i riposi
perché, il Fato incontrando,
passi dal breve sonno al sonno eterno, 150
ma s’anco gli perdona
il nemico furore
e di ben mille palme
e di ben mille spoglie
carco ritorna a le paterne mura 155
e i trofei gloriosi a gli archi appende
non però de la morte
schiva l’armi fatali
che ’l mandan là dove confuso e misto
non si discerne il vincitor dal vinto 160
e quel ch’al mondo resta
lieve susurro e debole bisbiglio,
cui dan nome di gloria,
ne’ regni sconosciuti
che sono oltre i confin di questa vita 165
o non s’ode o tormenta o non s’apprezza.
Misera sorte umana
e che cosa è qua giú che non sia vana?
Altri ne l’ozio molle
solo gradisce i placidi riposi 170
e quai piú lieti e quai piú dolci oggetti
pon le brame appagar de’ sensi frali
fortuna a lui consente,
a lui qual piú soave
puote il senso allettare esca pregiata 175
prodiga man dispensa,
stilla a lui Creta di cidonii tralci

Letteratura italiana Einaudi 337


Ciro di Pers - Poesie

peregrine bevande,
a lui s’intreccia il crine, a lui s’adorna
qual piú vaga fanciulla 180
ha nel suo regno Amore
e con voglia concorde
dolcemente risponde a’ suoi desiri.
O imperfetti piacer, gioie fugaci!
Quella beltà lasciva 185
ch’ei fa de’ suoi pensieri unico oggetto
ha di rose e ligustri
fiorito il volto e ’l seno,
ma poi, cedendo in breve e questi e quelle,
fuori che acute spine, 190
che gli pungono il core,
fuori che nere bacche,
che gli macchiano l’alma, altro non resta.
Goda pur lieto, goda
tra le festose cene 195
i delicati cibi
in fin ch’egli divenga
di mille immondi vermi
putrido cibo, abbominevol esca,
goda pur lieto, goda 200
tra le morbide piume
i dolci abbracciamenti
in fin ch’egli sen vada
in su la bara ad abbracciar la morte.
Misera sorte umana 205
e che cosa è qua giú che non sia vana?
Altri là ’ve fortuna,
quasi in tragica scena,
di porpora e di scettro un uomo adorna,
idolatrando il simulacro vano 210
de la caduca maestà terrena
spogliato di se stesso,
il suo proprio voler consacra in voto

Letteratura italiana Einaudi 338


Ciro di Pers - Poesie

e, fondando ne l’aura
di mutabil favor vane speranze, 215
entro a’ ceppi servili
d’oro no ma dorati
merca a prezzo di vita
tesori di fortuna
e cerca trar di servitude impero 220
e, se non tronca in mezo
le sorgenti speranze
l’inesorabil forbice di Cloto,
fabricando a se stesso
mal fide scale in su l’altrui ruine 225
poggia tanto che preme
già le lubriche cime
del favor sospirato
e ’n parte oscura e bassa
ode gli emuli suoi gemer depressi 230
e vede a sé d’intorno
di sforzata umiltà finti sembianti,
che la sua folle brama
nutrendo van d’ambizioso vento:
quando, l’instabil dea volgendo intorno 235
la non mai ferma rota,
ei da le cime al fondo
in un punto si vede esser travolto
e, quanto piú poggiando in alto sorse,
tanto ha maggior del precipizio il danno. 240
Misera sorte umana
e che cosa è qua giú che non sia vana?
Altri in superba reggia
calca sublime trono
e mille intorno `e mille 245
pendono da’ suoi cenni
umili servi e timidi vassalli,
il suo volere è legge,
il suo impero è destino,

Letteratura italiana Einaudi 339


Ciro di Pers - Poesie

tutti i disegni suoi fortuna approva, 250


ma soggiace egli ancora
a la legge crudel de la Natura
ed, o per tempo o tardi,
la corona deposta e ’l regio manto,
al fato cede e de’ suoi vanti è meta 255
un oscuro sepolcro
e l’ombra sua confusa
tra l’ombre va de la piú bassa plebe.
Misera sorte umana
e che cosa è qua giú che non sia vana? 260
Ma, se non è qua giú, tra queste valli
del basso mondo, in questo
passaggio de la vita
cosa che non sia vana,
la saggia mente umana 265
tenti con altre prove
di fabricarsi altra fortuna altrove.

Letteratura italiana Einaudi 340


Ciro di Pers - Poesie

APPENDICE

Letteratura italiana Einaudi 341


Ciro di Pers - Poesie

*260.
Per bella dama che sudava nel confessarsi

Pentita no, ma ne gli error confusa,


ippocrita d’amor, Clelia piangea
e de le colpe sue mesta parea
preparar la diffesa e non l’accusa. 4
Di tormentar i cor pronta si scusa
in mostrar che col guardo anco li bea,
de la morte de l’alme ond’ella è rea
piú che l’orgoglio la bellezza accusa. 8
Tutta in tanto sudar perle si vede
quasi contrito il cor mandi quel gelo
a far del suo dolor non finta fede. 11
«Non è questo – io gridai – verace zelo
ma, come inganna il mondo, empia si crede
comprarsi ancor con false perle il cielo». 14

Letteratura italiana Einaudi 342


Ciro di Pers - Poesie

*261.
Infermità di bella donna

Figlia d’impuro ardor, madre d’affanno


deponi, o febre, il temerario orgoglio
se piú del foco tuo Filli ha cordoglio
di quest’occhi a smorzarlo i pianti andranno. 4
Soccorso amanti, oggi è comune il danno,
si sorprende d’Amore il Campidoglio
e dove alla bellezza ergeasi il soglio
già s’appressa di morte il piè tiranno. 8
Che non t’armi, natura, in sua difesa?
Spezza pur tu dell’empia Parca il dardo 11
e la bell’opra tua conserva illesa.
E tu, morte, a ferirla abbi riguardo,
sopra un ministro tuo cadrà l’ofesa,
ch’omicida de’ cori ha Filli il guardo. 14

Letteratura italiana Einaudi 343


Ciro di Pers - Poesie

*262.
Bella donna ebrea

Oh Dio, com’esser può che in sí bel viso,


che del celeste sol raggio s’appella,
anima si nasconda a Dio rubella
e sia spirto del ciel dal ciel diviso?4
Com’esser puote che in sí chiara stella
il bel lume di fé venga deriso
e ch’abbia il sommo re del paradiso
condennata all’orror luce sí bella? 8
Per me creder non vo’ che sí bel foco
somministri alimento al foco eterno,
ch’è incapace di ben tartareo loco. 11
E se pur colà giú nel cieco Averno
gisse tanto splendor sarebbe poco
che si cangiasse in cielo anco l’inferno. 14

Letteratura italiana Einaudi 344


Ciro di Pers - Poesie

*263.
Per amante inferior di natali della sua donna

Una stella del volgo al mio natale


sparse poveri raggi e me ne doglio
e quinci cresce il mio amoroso male,
che il mio bel sol non cura il mio cordoglio. 4
Ma se la mia bassezza era fatale
io dell’idolo mio tanto m’invoglio
che la fiarnma m’innalza e rende eguale
ad incensar di sí bel sole il soglio 8
e se il sol le capanne ancor consola,
se le viole umili ei non condanna,
se a far grazia alle canne il raggio vola, 11
pietà, che fra’ palagi io son capanna,
pietà, che fra’ giardini io son viola,
pietà, che tra le piante io son la canna. 14

Letteratura italiana Einaudi 345


Ciro di Pers - Poesie

*264.
Per una penna donatali dalla donna

Penna, don di colei che mi dà pena


e l’ali impenna ai miei pensier volanti,
dimmi: vien tu a me perché di pianti
solchi teco scrivendo amara vena? 4
O pur sorte felice a me ti mena
perché famoso infra i canori amanti
de’ miei martir scrivendo e de’suoi vanti
voli dall’arsa all’agghiacciata arena? 8
O forse a me t’invia sorte spietata
perché Amor sagittario invitto e forte
l’ali raddoppi alla saetta alata? 11
Ahi secreto mistero, ahi dubbia sorte,
tu forse scriverai, penna malnata,
la sentenza crudel de la mia morte. 14

Letteratura italiana Einaudi 346


Ciro di Pers - Poesie

*265.
Amore ed il tempo congiurati contro l’uomo

Mortali il tempo ha i vanni Amore ha l’ali,


un rode il cor l’altro l’età divora,
le vite l’un l’altro i viventi accora,
la falce adopra l’un l’altro gli strali. 4
Son del tempo e di Amor l’ire ineguali
mentre il vago dell’un l’altro scolora,
un tormenta sovente e l’altro ognora,
è cieco l’un l’altro discopre i mali. 8
Un fere e l’altro impiaga, un vive un more,
strugge l’un l’altro accende, un mite un forte,
un fà cader il corpo e l’altro il core 11
e del tempo e d’Amor l’ore son corte
e del tempo e d’Amor meta è il dolore
se del tempo e d’Amor meta è la morte. 14

Letteratura italiana Einaudi 347


Ciro di Pers - Poesie

*266.
Ego sum qui sum

Triplicata unità, trino indiviso


son io che mi distinguo e son l’istesso
e mentre in tre persone io son impresso
io son tre, tre son uno, uno è diviso. 4
Son senza luogo in ogni luogo fiso,
né luogo mi comprende e sono in esso,
io sol sono ed il tutto ho sempre appresso,
tutto veggio e in me sol godo e mi affiso. 8
Privo di estension convien che mande
di mia presenza in ogni parte il dono
ch’indivisibil si divide e spande 11
e senza qualità son tutto buono
e senza quantità son tutto grande,
io son chi sempre sono, io son chi sono. 14

Letteratura italiana Einaudi 348


Ciro di Pers - Poesie

*267.
Sopra il proprio letto

Mio notturno sepolcro, ove doglioso


ad ogni moto sol la morte imparo,
pien di cure diurne in pianto amaro
nella mia requie inrequiato io poso. 4
Chiuder luci sicure in te non oso
mentre a gl’affanni miei cerco riparo
so che del tempo un sol momento avaro
ivi de’ alfin rapire al mio riposo, 8
questi alzati sostegni alzan rovine,
queste piume ch’io premo ancor che morte
fabrican ale al volator mio fine. 11
Tu funesto feretro al suol mi porte,
in te, nido vitale, io so che al fine
con assiduo calor covo la morte. 14

Letteratura italiana Einaudi 349


Ciro di Pers - Poesie

*268.
Ercole a Megara

Miran gli abissi, or che ’l tuo foglio ho letto,


la quarta furia in su le stigie arene
tanto m’agita il sen sdegnoso affetto.
Lo scettro in Tebe indegnamente tiene
e del socero estinto occupa il seggio 5
un Lico e del mio letto ancora ha spene?
E minaccia i miei figli? Ed io lo deggio
sopportar un momento? Oh cielo, oh fato!
E son vivo e la clava ancor maneggio?
Senta il mondo una volta Ercole irato 10
e da’ cardini suoi disciolto cada
ne’ fondi ov’ora son precipitato.
Già già prem’io l’irretrattabil strada
già già in mia vece il miserabil Lico
scende a questa dell’ombre ima contrada, 15
già di catene il terzo collo implico
al latrator di Stige, onde ’l cammino
sforzato ei prenda in verso il mondo aprico.
Ei mi ritarda i passi e ’l capo trino
ritorce in dietro, poco dianzi ei sciolse 20
duo nodi e quasi era al fuggir vicino,
ma poi tai frutti dalla clava colse
che mal potea seguirmi ad or ad ora
si stendeva nel suol, tanto si dolse.
Si crede forse alcun ch’ad uscir fuora 25
io piú non abbia dalla valle inferna,
né i lidi a riveder che ’l sol colora
e sia prigion l’atra spelonca averna
di quell’Alcide che con tante imprese
tutta illustrò la region superba? 30
Quegli ch’a sostener sul tergo prese
chiaro per tanti lumi il firmamento

Letteratura italiana Einaudi 350


Ciro di Pers - Poesie

dell’ombre abiterà l’imo paese?


Il cielo immoto al mio concetto intento,
la notte oltre ogni termine produtta 35
e delle serpi il gemino portento,
questo non presagir: non l’aspra lutta
col forte Anteo, non l’abbattuto orrore
onde di Lerna era la fera instrutta,
non di tant’opre il glorioso onore, 40
per cui giace nascosto entro gli avelli
di piú tiranni il barbaro furore.
Siano al mio ripassar bassi ruscelli
Flegetonte e Cocito, ond’è diviso
il cieco mondo e i regni al sol rubelli. 45
L’eterno editto in adamante inciso
che nega il ritornar per me non sia
notato dal destin, s’io ben m’avviso.
Il mio fato sarà la destra mia
e sarà la mia clava e scala e ponte 50
e per profonda e per alpestre via.
Su per le balze di scosceso monte
com’altri andasse per lo spazio eleo
con riposato piè fia ch’io sormonte.
M’accoglierà ben tosto il pian dirceo 55
ove d’Amore e da disdegno scorto
sollevi una innocente, atterri un reo.
Già ti consola, il tuo timor sia corto,
vedrai del tuo consorte anco una prova
ch’a te fia di piacere e di conforto. 60
Del mio ritorno porterà la nova
Lico a Plutone a cui s’or è d’offesa
la destra mia sovente anco pur giova.
Quanta turba è quaggiú per me discesa
d’ombre spietate? E l’atra reggia al fine 65
tutta dalla mia clava adorna è resa.
Già non hassi a doler di mie rapine,
se bene il mio valore un can le costa,

Letteratura italiana Einaudi 351


Ciro di Pers - Poesie

mentre tante have in cambio alme ferine.


Per questa opaca valle al sol nascosta 70
l’ombra incontro ad ognor d’alcun de’ vivi
da me ch’ancor mi teme e non s’accosta.
Nel ciel co’ lumi i miei trofei dipinti
sono e con l’ombre nell’inferno ascoso
non ai vivi sarò, non agl’estinti. 75
Ma che prò, se mi sprezza ingiurioso
Lico e la patria mia, di cui ritiene
lo scettro, preme tumido e fastoso?
E i cari figli, pargoletta spene,
e la cara moglier, cura seconda, 80
e minacciando et oltraggiando viene?
Qui dove Stige incendiosa inonda,
dove le furie han la sua stanza e dove
di tormenti è ferace ogn’altra sponda,
se gli apprestino omai crudeli e nove 85
pene e con modo inusitato e strano
di tutt’altri lo strazio ei solo prove.
Egli abbia a riportar dal basso piano
su l’alte cime il non fermabil peso,
l’erta salita in faticando in vano. 90
Egli da sete inaridita acceso
del fugace ruscel l’onda interdetta
tenti, l’antico collo indarno steso.
Egli alla rota, che penosi affretta
i giri avvinti, i perfidi consigli 95
condanni e Tebe ingiustamente retta.
L’augel, Tizio lasciando, a lui s’appigli,
a lui che a i pegni miei stolto presume
recar sciagure e minacciar perigli.
Dell’inferna magion prego ogni nume 100
che crudo infesti l’anima ribalda,
poi che di Lete avrà varcato il fiume.
Ira sí dispettosa il cor mi scalda
e mi ferve nel sen tanto disdegno

Letteratura italiana Einaudi 352


Ciro di Pers - Poesie

o che fo d’intorno a me l’aria piú calda, 105


se nel sangue di lui tosto non spegno
il focoso desío, la clava appendo
e di vita e d’onor mi chiamo indegno.
Ma l’ora intanto inutilmente io spendo
e ’l mio ritorno e ’l suo morir ritardo 110
et in vece de passi i versi stendo.
Ma di ciò n’è cagion piú d’un riguardo,
che, col troppo affrettarmi, io non vorrei
delle promesse mie restar bugiardo.
Che ’l trifauce animal non ben trarrei 115
dov’Euristeo mi espon nel trono affiso
via piú che ’l suo voler quel degli dei,
ma non tarderò molto, e ben m’avviso,
che Lico i passi miei non dirà lenti,
ch’or mi crede da sé tanto diviso. 120
Dal basso regno delle morte genti
d’ond’altri al ritornar varco non hanno
il buon figlio d’Egeo mando a i viventi.
Egli ti narrerà quanto io m’affanno
per le gravi sciagure onde sospiri 125
lui portator questi miei figli avranno
e a far contenti appieno i tuoi desiri
la lettra e i messi io seguirò ben presto
perché ben presto il reo l’anima spiri.
E, se in tanto egli pur grave e molesto 130
i miei Penati a profanar s’induce
verso te verso i figli empio et infesto,
avrai d’Atene il valoroso duce
tuo difensor, da lui schermo procaccia,
per gloria non vulgare egli riluce. 135
Ogni cosa a mio prò verrà ch’ei faccia,
ch’avrà per me ricuperato il giorno.
S’egli t’assiste ogni timor discaccia.
Quanto appartiensi a sacrificio adorno
di regia pompa in su l’ismenia riva 140

Letteratura italiana Einaudi 353


Ciro di Pers - Poesie

fà chio trovi apprestato al mio ritorno,


che d’estinto tiranno ostia votiva
offrir vuò a quel che padre e nume onoro,
null’altro fumo a lui piú grato arriva.
Del tuo lungo aspettar dolce ristoro 145
le famose opre mie saranno intanto,
udrai d’intorno il ciel tutto sonoro
delle mie glorie al celebrato vanto.

Letteratura italiana Einaudi 354


Ciro di Pers - Poesie

*269.
Bella donna all’amante, che parte per andar alla guerra

Fuggitivo il mio bene i passi move


e con l’artico giel cangia il mio ardore
e fra pianti e sospir lascia al mio core
la guerra, ohimè, ch’ei va cercando altrove. 4
Ah, micidiali e dispietate prove,
l’ha di già piú di Marte istrutto Amore,
far morir, far languir con fier rigore
non sian de’ suoi disegni ultime prove. 8
L’ira ostil drizza altrove e spada e strali
c’ha egli di ferro il cor rivolte a lui
l’armi cadranno rintuzzate e frali. 11
Ben fian gravi a’ nemici i colpi sui,
poiché sono a chi l’ama anco mortali
e sa, fuggendo, Amor dar morte altrui. 14

Letteratura italiana Einaudi 355


Ciro di Pers - Poesie

*270.
Bella donna all’amante, che va alla guerra

Mover da me fugace il core e ’l piede


vedo il mio bene et io ne piango in vano,
che, sprezzando il candor de la mia fede,
va le nevi a cercar del suol germano. 4
E fra le morti immortalarsi ei crede
de la guerra seguendo il nume insano,
ma son atti a le stragi et a le prede
i begl’occhi di lui piú che la mano. 8
Ferma, prego, deh ferma i passi tuoi,
che se pur a la guerra hai l’alma accinta
ancor qui meco guerreggiar tu puoi, 11
se tu chiedi vittorie io già son vinta,
io son la preda tua se preda vuoi
e se brami dar morte eccomi estinta. 14

Letteratura italiana Einaudi 356


Ciro di Pers - Poesie

*271.
Risposta

Io parto, è ver, ch’empio destino e rio


mi tragge a forza e, nel cangiar paese,
non cangio affetto e di mie voglie accese
ti lascio in pegno il proprio core. Addio. 4
Ma se vo’ senza cor come poss’io
coraggio aver ne le guerriere imprese:
di rendermi il mio cor sii tu cortese
o ’l tuo mi presta, se ritieni il mio. 8
Anzi movi tu meco il core e ’l piede,
ch’io con l’armi di Marte e tu d’Amore,
io di spoglie farò, tu d’alme prede. 11
Là de la neve il gelo et il candore
vincerai tu co ’l seno io con la fede,
struggerai tu con gl’occhi et io co ’l core. 14

Letteratura italiana Einaudi 357


Ciro di Pers - Poesie

*272.
San Gaetano Thiene fonda la sua religione in tempo
che l’empio Lutero scoprissi eresiarca

Da quel sovra le stelle eccelso tempio


il re ch’in pace eterna si riposa
vide nel rimirar l’unica sposa
che ’l temerario la scherniva e l’empio4
A lei chi minacciava acerbo scempio
e chi seguirla per viltà non osa
quand’ecco la possente man pietosa
de’ buon seguaci suoi formò l’esempio. 8
Quattro guerrieri elesse a voi per guida
e ’l nobil Gaetan s’armò ’l primiero
e fasto e pompa a guerra a morte sfida, 11
prende di povertà l’umil sentiero
e ’n cella angusta posseder confida
l’ampie ricchezze del superno impero. 14

Letteratura italiana Einaudi 358


Ciro di Pers - Poesie

*273.
A san Gaetano
Nel ricevere il bambino Giesú nelle braccia

Non un araldo dell’empirea schiera


nuovo Giacobbe in sacra lotta affreni,
ma in piú bella tenzon dolce incateni,
fatto schiavo d’amor, chi al tutto impera. 4
Non l’alto incarco dell’empirea schiera
come il gran mauritan su ’l dorso tieni,
ma su le braccia tue reggi e sostieni
chi del mondo sostien la mole intera. 8
Stringi, stringilo pur con fronte lieta,
regi, regilo pur con man costante
che già de’ prischi onor passi ogni meta, 11
Grecia non piú, non piú Giudea si vante,
questa non vide un piú felice atleta,
quella non finse un piú famoso Atlante. 14

Letteratura italiana Einaudi 359


Ciro di Pers - Poesie

*274.
Al medesimo san Gaetano Thieni

Ambir dispreggi e dispreggiar gl’onori,


depor i fasti ed abbracciar le croci,
impugnar di flagelli armi feroci,
portar ceneri in volto in petto ardori,4
riputar fumo i fasti e fango gl’ori,
predicar con l’esempio e con le voci,
chiamar cari diletti asprezze atroci,
delizie il duol la povertà tesori, 8
coprir gran luce d’umiltà col velo,
piaghe al dorso voler non ostro a’ manti,
viver per la virtú morir per zelo, 11
questi del gran Thien furono i vanti,
grande nel mondo e vie piú grande in cielo,
santo ne’ chiostri e regnator fra’ santi. 14

Letteratura italiana Einaudi 360


Ciro di Pers - Poesie

*275.
Cuore di san Gaetano volante al cielo con ali di fuoco

Vive fiamme ad ogn’ora ed immortali


a santo eroe nutre celeste amore,
fra gl’incendii soavi ardor vitali
fornace il sen prova pirausta il core,4
perch’ei l’alma in faville ardendo esali
e, bramoso d’unirsi al divo ardore,
di piume fiammeggianti impenna l’ali
per piú lieve poggiare al suo calore 8
de la terra fugando e l’ombra e ’l gelo
pura fiamma rassembra e serpeggiante
ch’alato ascende a lo stellato velo, 11
anzi, ch’ei va per gl’alti calli errante
ad impiagare a innamorare il cielo,
alato strale ed Amorin volante. 14

Letteratura italiana Einaudi 361


Ciro di Pers - Poesie

*276.
A santa Rosa di Lima domenicana

Stelle, ch’in ciel con sacri rai splendete,


rai, c’han principio da divina luce,
or che rosa tra voi fiorisce e luce
a l’ardor suo, al suo splendor cedete. 4
Principesse in ciel fisse sedete,
la porpora di lui sia vostra duce,
che, se in color di fiamme ella riluce,
adeguar quell’ardor voi non potrete. 8
Non sia tra voi chi piú ne vada altera
per sempiterno don di quei begl’ori
se di quei Rosa in seno ha la miniera, 11
sterili avete voi vostri splendori
Rosa non già, ch’in piú gentil maniera
sparge co’ suoi splendor anche gl’odori. 14

Letteratura italiana Einaudi 362


Ciro di Pers - Poesie

*277.
Per la fondazione della Chiesa Nuova di Roma
a san Filippo Neri

Erse moli dorate il Campidoglio


ad emular del ciel l’aurate sfere,
mirò superbo a le sue cime altere
chinarsi tributario ogni gran soglio, 4
debellò di Cartago il crudo orgoglio,
rapí all’Istro e all’Eufrate armi e bandiere,
vide in trionfo nazion piú fiere
vinse il Tauro e Pirene in picciol scoglio, 8
ma scorse al fin calcarsi i fasti suoi,
di trionfi trionfar schiera rubella
s’a gl’occidui imperò libii et eoi, 11
allo splendor di piú benigna stella
Neri ha su ’l Tebro edificato a noi
piú stabil Campidoglio in Vallicella. 14

Letteratura italiana Einaudi 363


Ciro di Pers - Poesie

*278.
San Filippo Neri
per sfuggir la stima che di lui faceva il mondo
tiene in camera libri faceti

Al vano onor ch’a la superbia invita


co’ fogli vani io chiuderò le porte
e, se a facezie fur carte di morte,
saranno all’umiltà libri di vita. 4
Per arrivare al porto io spero aita
da chi sol le tempeste ottenne in sorte,
che pur, mentre a li re minaccia forte,
alluma al passeggier stella crinita. 8
Leggan su questi libri il cielo e Roma
e, veggendo Quirin lo scorno mio,
gl’ostri al viso mi dia piú ch’a la chioma, 11
ma dal gran saggio, ov’egli è giusto e pio,
rompa i sette sigilli e in altro idioma
legga su i libri miei l’agnel di Dio. 14

Letteratura italiana Einaudi 364


Ciro di Pers - Poesie

*279.
San Filippo Neri ricusa la dignità cardinalizia

Piaceri a dio, lungi da’ miei costumi


folle pensier ch’ambizione involve,
s’una gloria di vetro il tempo solve
ogn’umano piacer svapora in fumi, 4
né fra che in frali onori io mi consumi
se l’altezze in feretri età risolve,
fansi gl’ostri in gramaglie i scettri in polve
e l’ombra d’un sepolcro oscura i lumi. 8
Scettri, lungi da me, per voi non vivo,
ostri, lungi da me, per voi mi scarco,
troni, lungi da me, di voi mi privo, 11
per scettro avrò di croce amico incarco,
per ostro avrò de le mie vene un rivo,
per trono avrò de le mie coste un arco. 14

Letteratura italiana Einaudi 365


Ciro di Pers - Poesie

*280.
Parallelo tra san Filippo Neri e Filippo re di Macedonia

De’ macedoni il re Filippo invitto


ogni rocca espugnò con l’armi e l’oro,
sprezzò Filippo il Neri ogni tesoro,
vinse mai vinto in infernal conflitto,
dal greco eroe fu il predator sconfitto,4
dell’empio Delfo onde dall’indo al moro
volò sua fama, il Neri alto ristoro
porgé del vero nume al tempio afflitto. 8
Il macedon signor d’inclita prole
del suo grand’Alessandro altier si vanta
per cui la persa monarchia si duole, 11
ma ceda a la tua prole inclita e santa,
Neri, alla Grecia il Lazio i pregi invole,
mille Alessandri il tuo vessillo ammanta. 14

Letteratura italiana Einaudi 366


Ciro di Pers - Poesie

*281.
Nella morte di san Filippo Neri

Seppe schivare il peregrino Ulisse


de le sirene i lusinghieri accenti
e d’Alcinoo i floridi portenti
perché ad Ittaca sempre i lumi fisse,4
benché tra crudi etnei egli sen gisse
deluse de’ ciclopi i fieri denti,
varcò di Teti i procellosi argenti,
ne’ patrii scogli al fin lieto sen gisse, 8
ma sacro Ulisse a noi produce l’Arno,
che del Tebro schivò fiori e sirene
piú vaghe assai di quante vidde il Sarno, 11
d’Averno ei soggiogò l’atra Pirene
e le porpore a lui s’offrirno in darno,
quindi ai porti approdò del sommo bene. 14

Letteratura italiana Einaudi 367


Ciro di Pers - Poesie

*282.
Fileno a Iola

Che ’l mormorar del fiume


che ’l sussurrar dell’aure
che ’l garrir degli augelli
che lo spuntar dei fiori
t’invitino ad amare or che ridente 5
la novella stagione
spira amor d’ogn’intorno, amor fecondo
che nelle fere e nelle piante istesse
soavemente infonde
virtú generativa, 10
meraviglia non è, poscia che dove
son piú gentili i spirti ivi s’imprime
piú facilmente Amore; ond’io t’escuso
s’altro in te non raccogli
ch’amorosi pensieri e se ti lasci 15
dal lusingar d’Amore
dolcemente allettar l’anima e ’l core.
E vie piú ancor t’escuso
se rivolgo il pensiero
alla bella cagion de’ tuoi sospiri, 20
poscia che non t’accende
beltà vile e plebea,
che sola alletti i sensi,
altro in sé non avendo onde si pregi
che di rose e ligustri, 25
pompe vane e fugaci,
fiorito il volto e ’l seno,
onde, cadendo in breve e quello e questi,
fuorchè pungenti spine,
che trafiggonti il core, 30
fuori che nere bacche,
che ti macchiano l’alma, altro non resti;

Letteratura italiana Einaudi 368


Ciro di Pers - Poesie

non beltà che nasconda


l’angue tra i fiori ed il venen tra ’l miele
e che sol ti lusinghi 35
perché poi ti tradisca
e che si facci tua perchè tu poi,
tutto fatto di lei,
coi tuoi martir condisca i suoi diletti,
ma beltà semplicetta, 40
beltà pura, innocente,
dell’interna beltà vivo ritratto.
Se d’or puro biondeggia
la preziosa chioma
dí pur che dentro ancora45
son pure le sue voglie;
se coi celesti raggi
il bel guardo contende
dí pur ch’anco l’interno
raggio celeste alluma; 50
se porpora vezzosa
le colora le guancie
dí ch’onesta vergogna
n’è sol gentil pittrice;
se qual latte biancheggia 55
delle membra il colore
dí pur ch’egli pareggia
della sua fé ’l candore
e se d’ogni suo moto
grazia è compagna e leggiadria maestra 60
dí pur che dentro ancora
tutti i moti dell’alma
la ragion move e la virtude indrizza;
sí, sí, che ben traspare,
quasi in puro cristal chiusa facella, 65
per entro il corpo bel l’anima bella.
Dunque a ragion t’escuso,
se la vaga Milena

Letteratura italiana Einaudi 369


Ciro di Pers - Poesie

t’ha del suo amore acceso,


né che per lei damor dolce sospiri 70
punto mi maraviglio;
ma ben mi maraviglio
che cerchi il mio consiglio e che mi chiami
d’amor maestro. Ah pure
tu sai che ’n le sue scole 75
altro io mai non appresi
che doglie e che martiri,
che pianti e che sospiri,
son d’Amor le dolcezze
a me del tutto ignote. 80
So ben com’egli impiaghi,
ma non come risani;
al che se co ’l mio esempio
io volessi ad altrui porger consiglio
gli direi che fuggisse 85
dell’arciero crudele
i vezzi e le lusinghe
piú che i rochi latrati
della vorace Scilla,
piú che gli orridi fischi 90
dei libici serpenti,
piú che i feri ruggiti
de’ leoni massili,
piú che ’l fremer feroce
delle tigri d’Ircania, 95
piú che i diri ululati
degli scitici lupi,
piú che i gemiti e i pianti
dell’infernal magione,
e piú che tutti insieme 100
e spaventi ed orrori e angoscie e teme.
Ma se per me fu crudo
il fallace garzone,
tale non è per tutti.

Letteratura italiana Einaudi 370


Ciro di Pers - Poesie

Io n’ho veduti assai 105


non capire in se stessi
per contenti amorosi
e benedir lo strale
onde furo impiagati
e benedir la face 110
onde furo infiammati.
Chi sa che tu non fossi
un di quei fortunati,
io per me piú non voglio
fidarmi a cieco duce 115
poiché una volta caddi, onde del mio
precipizio infelice ancora io porto
lacero ’l core e la ragione infranta.
Non vuo’ spiegar le vele
per l’infido oceàno 120
dell’amorose voglie,
poiché una volta, ahi lasso!
naufrago sventurato
senza mai veder porto
restai nell’onde del mio pianto absorto. 125
Anzi sin d’ora affatto
ogn’amoroso affetto
renuncio e vo’ col generoso stuolo
di que’ guerrier che contra ’l trace infido
spiegan la bianca croce 130
altri studii a seguire,
tu segui pure Amore
che forse avrai di me sorte migliore.

Letteratura italiana Einaudi 371


Ciro di Pers - Poesie

*283.
Fiore donato

Iola, il vago fior che t’ha donato


colei che desta in te sí bei desiri
non creder già che tempri i tuoi martiri
poiché non men ti fia grave che grato. 4
Colà d’Amor entro i giardini è nato
al chiaro sol di due lucenti giri,
gli furon pioggie i pianti, aure i sospiri,
gli diè un labbro gentil l’ostro odorato. 8
Vieppiú d’ogn’altro ha in te crudel veneno,
vieppiú carco d’ardore che d’odore,
vieppiú di strali che di foglie è pieno. 11
Fregiane pure il crin, ch’un vivo ardore
indi serpendo se n’andrà nel seno,
e avrai fiorito il crin ferito il core. 14

Letteratura italiana Einaudi 372


Ciro di Pers - Poesie

*284.

Com’incateni e come accenda un core


Amor lo so per prova, Iola, anch’io;
ma quel che mi invaghí primo desio
fra le ceneri ancor nutre l’ardore. 4
Il tuo cor che sospira un novo errore,
mal fu stretto da un laccio ond’egli uscio,
e la fiamma che spegne onda d’obblio
per opra sua non riconosce Amore. 8
Che dica un core: «A novo incendio torno,
spento il foco primiero, ond’arso fui»
il possente fanciul se ’l reca a scorno. 11
Egli per mai non sciorre annoda altrui,
dí pur: «Vengo ad Amor e non ritorno,
che gli ardor che cessar non furon sui». 14

Letteratura italiana Einaudi 373


Ciro di Pers - Poesie

*285.

Iola, ormai ringiovanito è l’anno,


eccol di fiori, eccol di frondi ornato,
ormai le rondinelle al nido usato,
pellegrine del Nil, ritorno fanno. 4
Ma per non far ritorno i dí sen vanno
del nostro piú fiorito e verde stato,
e se ’l boschetto ride e ride ’l prato
il lor riso schernisce il nostro danno. 8
Ben tu gli scherni lor prendendo a scherno
quand’ è tranquillo il mar, l’aria serena,
puoi serenar, puoi tranquillar l’eterno. 11
Che, tornato il tuo sol, la tua Milena,
trascorso già di lontananza ’l verno,
primavera amorosa a te rimena. 14

Letteratura italiana Einaudi 374

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