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Cesaro - Montani

Il documento tratta della pedagogia speciale e della gestione integrata del gruppo classe. Vengono introdotti concetti chiave come spazio, tempo, differenziazione didattica e inclusione. Viene sottolineata l'importanza della pratica e del progetto educativo personalizzato per ciascuno studente.

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Cesaro - Montani

Il documento tratta della pedagogia speciale e della gestione integrata del gruppo classe. Vengono introdotti concetti chiave come spazio, tempo, differenziazione didattica e inclusione. Viene sottolineata l'importanza della pratica e del progetto educativo personalizzato per ciascuno studente.

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PEDAGOGIA SPECIALE DELLA GESTIONE INTEGRATA DEL GRUPPO CLASSE

30 Setttembre 2022

CESARO E MONTANI (2 ORE)


[email protected]

PER ESAME:
- Domande aperte
- Studio delle slides che inseriscono a fine corso (Cesaro/Montani)
- Saggi monografici (Moodle - Bibliografia per l’esame)
- Schede di approfondimento relative ai contenuti tematici degli incontri e lessico
- Consigliata la stesura del diario di bordo

In Moodle i materiali di supporto a quello che verrà fatto in aula + tre articoli (un articolo di
Andrea C., tre pagine prese da un testo di Roberta Caldin, e un'altra roba di Lucio qualcosa)

Non c’è una buona didattica se non c’è una buona pedagogia. Si cercherà di presentare le
sfumature di pedagogia.
Due dimensioni importanti per la scuola: SPAZIO e TEMPO. Una scuola dove i ragazzi possono
avere il tempo per dare il loro contributo (buttiamo via la campanella). Lo spazio viene definito
come “terzo educatore” (dopo scuola e famiglia). Non a caso aumenta l’interesse per l’out-door
education (che non vuol dire stare fuori dalla mattina alla sera). Queste due dimensioni si trovano
ben descritte in un documento ministeriale Linee pedagogiche per la fascia 0-6. Qui, oltre a spazio
e tempo, si parla di scuola “più leggera” (senza zaino) - lo stesso Marco Orsi nel suo ultimo lavoro
richiama alla leggerezza di una scuola “senza zaino”.
L’insegnante di sostegno che propone progetti che partono dalla conoscenza della classe.
Andrea Canevaro spiega che cosa vuol dire “essere insegnante” oggi. La classe è la nostra miglior
alleata.
Partiamo dal PUNTO. Nel segno del sostegno.
Dal punto di vista pedagogico viene in mente Piero Bertolino che ha portato avanti l’approccio
della fenomenologia, approccio aperto che parte dalla problematicità delle situazioni educative e
cerca la soluzione nella pratica. Non c’è un verde uguale ad un altro nel paesaggio. Insieme tutte le
sfumature creano il paesaggio.

Una delle definizioni più semplici che va declinata è che la Pedagogia è una SCIENZA
DELL’EDUZIONE PRATICO-PROGETTUALE.
Non c’è progetto che si realizzi senza una pratica. Quello che devono raggiungere i nostri studenti
è il processo, ovvero “come sono arrivato a quel risultato?”
DIFFERENZIAZIONE DIDATTICA, non si può non farne a meno. Non bisogna costruire tutto ex novo
ma rivedere da un punto di vista pedagogico.
Il nostro PUNTO DI PARTENZA è che dove c’è un punto c’è un inizio. In ognuno di noi c’è un
impulso creativo.
“Fai un punto, un semplice punto e poi guarda dove ti conduce”. Il Punto, di Peter Reinolds.
Portate sempre con voi una cornice dorata per metterla negli elaborati dei nostri alunni. La forza
dell’educazione è quella dei piccoli fatti.

Tre citazioni di tre autori:


- Paolo Veire “fate oggi quello che possibile per poter fare domani quello che è impossibile”
- “Non illudere, non illudersi ma fare il possibile” A. Canevaro
- “Prima di entrare tu bussi” - vuol dire rispetto. L’insegnante di sostegno è uno che sa attendere.
L’attesa per l’insegnante di sostegno va ad incidere anche nell’autostima. Le competenze vengono
sviluppate se prima lavoriamo sulle soft-skill (le competenze trasversali): rispetto ecc. Le soft-skill
sono propedeutiche alle competenze. Sono quelle che non si vedono ma mettono maggiormente
alla prova la nostra autostima professionale. Se ci riusciamo diventano nostre alleate e diventano
ciò che ci aiuta a dire “Prova in un altro modo” e “se non ce la fai chiedi aiuto” e “chiedi scusa”.
Atteggiamento di fiducia nell’altro.

UBUNTU “io sono perché tu sei” Nelson Mandela.

Canevaro prende spunto da Aineim e parla del “puntino rosso”. Il piccolo del pellicano è autonomo
nella richiesta del cibo, diversamente da altri uccelli.
L’insegnante di sostegno ha il compito di dimostrare ai nostri alunni di poter essere autonomi. Noi
facciamo parte del puntino rosso della scuola. Guai l’insegnante di sostegno appiccicato allo
studente. Oppure fare in modo che gli studenti vedano in lui quel puntino rosso. Quindi certe volte
apro il becco e altre no. Non andarsi a sostituire, non sottovalutare.

1992 - 2022
Legge 104 del 1992

Andrea Canevaro - TRACCIA, CORAGGIO e ACCOGLIENZA

Se stanno bene le persone disabili stanno bene anche gli altri. Noi dobbiamo fare il possibile per
far stare bene. La comunità professionale non è fatta solo da persone con titolo, essere comunità
vuol dire condividere un progetto. Con un progetto è possibile tutto. Non importa che sia grande,
ma che sia fattibile.

Delega paradossa, dice Andrea Canevaro, se quel bambino fa fatica a seguire la lezione o lo porti
fuori e lo isoli o d’accordo con i colleghi pensi ad un percorso fattibili e lo porti fuori in aula
polivalente. L’alleanza e l’accordo con i colleghi funziona.

(Video di Ianes - Erikson)


La pedagogia speciale è la pedagogia delle domande.

La pedagogia speciale dovrebbe essere il nostro puntino rosso.


L’insegnante che parte dalle competenze trasversali. Cercare di capire.
Uno sguardo che aiuta, positivo, fiorente, che non stigmatizza.

Ascolto attivo: le 7 regole dell’ascolto attivo (cercale in internet)


Sclavi Giornelli “Arte di Ascoltare e scuole felici”

Il puntino rosso della pedagogia - ogni giorno scrivo qualcosa che ho imparato.

Per conoscere il tuo punto di vista devi uscire dal tuo punto di vista
Per ascoltare l’altro devi presumere che l’altro abbia ragione, il che vuol dire “aiutami a capire”

Canevaro “essere in educazione”, vuol dire avere il coraggio di fare delle scelte (che a volte
potranno portare ferite all’autostima professionale), vuol dire cercare di favorire un incontro
empatico. In questo modo percorriamo la strada dell’inclusione. La strada dell’inclusione si gioca
sul possibile. “Non illudersi ma fare il possibile”.

Le tre I:

INSERIMENTO

INTEGRAZIONE

INCLUSIONE

La differenza tra inserimento e integrazione è che l’integrazione è bidirezionale

L’inclusione è un processo irreversibile che non riguarda solo la scuola ma anche il contesto
sociale. Qui troviamo anche i due processi di inserimento (primo processo) e l’integrazione.

La convenzione dei diritti per i disabili è del 2006 e rivista nel 2009

Far star bene le persone attraverso la parola = CORTESIA

L’insegnante competente è quello che sa individuare le competenze degli studenti con cui lavora

Andrea Canevaro nel lessico “pedagogia speciale” - COMPOSIZIONE DI RAPPORTI, PROGETTI,


DOMANDE E PUNTI DI VISTA. IL compito è di cercare risposte senza la sicurezza di trovarle. La
pedagogia speciale ha il compito di CONVIVERE con DOMANDE APERTE, REALI, AUTENTICHE.
Quali sono gli interlocutori della ped. speciale? Il soggetto con disabilità, i famigliari e coloro che
costituiscono il contesto sociale in cui vive.

“Il contesto è la frequentazione delle persone che hanno dei bisogni particolari legati a un deficit o
menomazione”
“Il suo sviluppo consiste nel tenere intrecciate le dimensioni teoriche e le dimensioni pratiche”
La teoria ha bisogno della pratica per validarsi
La pratica ha bisogno della teoria come base di partenza per la propria progettazione

Se tu conosci riesci a prevenire alla domanda “cosa posso fare io CON te”

“è una disciplina temeraria e trasgressiva” perché è una scienza al confine che ha bisogno del
contributo delle altre scienze. L’insegnante devono essere gli ambasciatori della pedagogia.

Il rischio è che diventi terra di tutti e di nessuno, che ci sia banalizzazione.

Tutto è tratto dal testo “Pedagogia Speciale e Didattica Speciale” A.C.

LEZIONE ASSENTE (2 ORE)


APPUNTI SARA STOCCO 1 SETTEMBRE

Modalità autentiche (anticipare liberando) e modalità effettive (sostituirsi dominando)


Spesso noi interpretiamo senza porci quella domanda esplorativa in più, quando usiamo le
modalità effettive pensiamo e viviamo nel “mantenersi della condizione presente”. Come
insegnanti dobbiamo agire con modalità autentiche dell’aver cura. La capacità di vedere nell’altra
persona delle capacità.
Non lavorare nell’eterno presente, ma nell’accompagnare al futuro nell’ottica del progetto di vita.
Ogni alunno ha la propria storia, la propria famiglia.
Dobbiamo progettare con quella persona avendo cura educativa. Non dobbiamo medicalizzare.
Capire desideri e bisogni. Importante guardare alla storia di queste persone. Dobbiamo fare rete.

Ci sono alcuni accorgimenti per essere insegnanti autentici:


- Utilizzare quanto l’altra persona ci dice in modo adeguato. Chi aiuta non può approfittare del
bisogno d’aiuto dell’altro. Altrimenti nel momento in cui cominciamo ad intrecciare la relazione è
proprio lì che la chiudiamo. Importante non giocarsi la fiducia.
- La capacità di sospendere il giudizio. Per incontrare la persona così come lei è. Se penso che tutte
le persone con Sindrome di Down non possono fare quell’attività nego la possibilità di
progettualità. La relazione è educativa quando c’è intenzionalità.
- Nessuno viene sconfitto. Nella relazione di cura ognuno deve avere la sua parte di ragione.
- Chi viene aiutato può e deve misurarsi con il ruolo di aiutante. Altrimenti creiamo dipendenza.
- Un aiuto offerto non può essere l’aiuto. Devo cercare di ascoltare l’altro collega e gli altri
professionisti che fanno parte della comunità educante.
- La relazione di aiuto si muove con dinamiche di complementarità. Funziona solo se facciamo
intervenire la persona che ha bisogno d’aiuto. Reciprocità. Se non riusciamo a far si che l’altro
partecipi, dia il proprio contributo, il rischio è che la persona venga relegata a identità passiva.

Non sposiamo mai solo un approccio, documentiamoci in modo da poter usare per ogni progetto.
La prima domanda che dobbiamo porci è “c’è un progetto?” e, se c’è, lo accetto e do continuità e
do l’opportunità di accrescere. Nelle diverse situazioni dobbiamo sempre orientarsi nell’ottica
progettuale. Dobbiamo documentarci anche su quello che già c’è: importante guardare alla storia.

L’ICF (modello bio-psico-sociale) non mi aiuta nella didattica, ma mi aiuta a capire da dove partire.

Chi aiuta può intravedere nell’altro un’identità multiforme. Credere per vedere. Vuol dire andare
oltre all’identità di disabilità. Non devo vedere “il disabile”, “il profugo” ecc… Vuol dire accettare la
sfida educativa. Andare oltre il vedere ciò che già conosciamo, oltre le nostre idee, i nostri
pregiudizi. Vado oltre, provo a credere. Quindi credere per vedere. Sospendi il giudizio ed esci dal
tuo punto di vista. Esempio: se un bambino va a cavallo fa equitazione, se un disabile va a cavallo
fa pet-therapy. Assolutamente andare oltre l’idea di un modello solo medico.

La sfida educativa richiede tempo e cura.

L’osservazione e l’ascolto. Spazio e tempo.

L’obiettivo prioritario è quella di offrire sostegno da un lato ma di creare relazione. Apertura.

Competenza di sintesi: competenza tecnica + competenza relazionale

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