Lo scetticismo:
- Caratteri generali:
Contrariamente alle altre filosofie impegnate nella ricerca del vero lo scetticismo dichiara che l’uomo non può accedere
alla verità e che la più alta forma di saggezza consiste proprio nel riconoscere questo fatto, dimostrato dalla molteplicità
di filosofie in lotta fra loro. Come i maestri della Sofistica, gli Scettici sono colpiti dalla varietà delle visioni del mondo,
per cui di fronte a tante filosofie convinte di possedere la chiave per la felicità, essi traggono la conclusione che l’unico
modo per raggiungere l’imperturbabilità della mente è il riconoscere ugualmente incapaci tutte le dottrine. La quiete si
raggiunge dunque rifiutando ogni dottrina, e di conseguenza lo scetticismo si dedica alla distruzione delle altre filosofie,
specialmente di quelle contemporanee: lo stoicismo e l’epicureismo.
- L’interpretazione tradizionale e i nuovi punti di vista:
Lo scetticismo ha subito nel corso del tempo un processo di “banalizzazione”, in quanto è stato interpretato come una
dottrina che mette in discussione ogni verità e che nega ogni criterio di vita. Tant’è vero che le argomentazioni contro lo
scetticismo consistono: a. nel dimostrare che non è lecito dire che tutto è in dubbio, perché chi sostiene ciò deve, per
farlo, indubbiamente esistere; b. nel dimostrare che lo scetticismo si autocontraddice nel suo stesso assunto di base,
perché dopo aver detto che tutto è falso presenta se stesso come vero.
In realtà gli Scettici non negano, propriamente, la verità dei fenomeni, ma le teorie che gli uomini si fanno su di essi,
cioè la pretesa filosofica di spiegarne la natura. Inoltre lo scetticismo, nelle sue forme più raffinate, non si presenta
come un dogma (verità assoluta), ma come un’ipotesi che deve essere continuamente confermata tramite un’indagine
aperta. Infine per quanto riguarda la vita pratica , lo scettico non rende impossibile l’esistenza lasciando l’uomo privo di
criteri e continua a vivere nella vita di tutti i giorni con normalità, anziché fuggire dal mondo.
- Pirrone e Timone:
Secondo Pirrone sono le opinioni degli uomini a dare giudizi su ogni cosa. Dunque, essendo questi mutevoli, non è
possibile nessun giudizio, poiché la vera realtà è inafferrabile. Secondo Pirrone solo lo scetticismo procura l’atarassia,
la serenità della mente, poiché il sapiente si mette il cuore in pace sapendo che non esiste modo di capire la verità e
guarda con superiorità e compassione le altre filosofie che cercano di sopraffarsi a vicenda circa questioni su cui non è
possibile decidere. Nella vita pratica si ha una coesistenza fra criticità scettica e quotidianità.
L’allievo Timone affermava che l’uomo per essere felice doveva conoscere tre cose: a. la vera natura delle cose; b.
l’atteggiamento da assumere verso di esse; c. le conseguenze di questo atteggiamento. Ma, siccome è impossibile
conoscere tutto ciò, l’unico atteggiamento giusto è quello di non esprimersi su niente (afasia).
-La media e la nuova Accademia:
L’indirizzo scettico fu ripreso dai filosofi dell’Accademia platonica, a cui non interessava più il mondo platonico
dell’essere ma solo il raggiungimento di una felicità pratica della vita. Rimaneva dunque della teoria platonica solo
l’impossibilità di una conoscenza certa delle cose sensibili del mondo. Fu Arcesilao che avviò l’indirizzo scettico
dell’Accademia, non esponendo alcuna opinione sua propria, ma solo criticando quelle degli altri. Ad ogni tesi ne
contrapponeva l’opposta, mostrando che nessuna era vera con l’impossibilità di scegliere l’una o l’altra. Arcesilao
riteneva che il criterio della scelta fosse il buon senso o la ragionevolezza (eulogia).
Carneade riprese lo scetticismo nella nuova Accademia. Egli affermava che anche se un criterio di verità non è
possibile, ne è possibile uno di credibilità (rappresentazione persuasiva), che consente di scegliere certe opinioni come
più plausibili di certe altre.