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De Ira

Il trattato De Ira di Seneca analizza la passione dell'ira, considerandola dannosa perché offusca la ragione e rende l'uomo schiavo delle passioni. Seneca propone vari rimedi per controllare l'ira, come l'esame di coscienza serale, e prende come esempio negativo Caligola e come esempio positivo Socrate.

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De Ira

Il trattato De Ira di Seneca analizza la passione dell'ira, considerandola dannosa perché offusca la ragione e rende l'uomo schiavo delle passioni. Seneca propone vari rimedi per controllare l'ira, come l'esame di coscienza serale, e prende come esempio negativo Caligola e come esempio positivo Socrate.

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DE IRA

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si chiede come sia possibile che un uomo diventa feroce come un animale quando è preso
dalla collera, tratta della passione dell’ira con lo scopo di combatterla in quanto è terribile e
offusca la ragione cioè la facoltà più importante per l’uomo. Per fare ciò Seneca propone vari
rimedi alla passione come l’esame di coscienza serale ripercorrendo i momenti della
giornata in cui ci si è lasciati prendere dall’ira. Presenta Caligola come personaggio
perennemente travolto dall’ira che definisce come ‘’belva crudele’’.
Nell’opera va contro ad aristotele in quanto per lui in alcuni casi l’ira era giustificabile mentre
per Seneca non lo era mai. Questo perché per Seneca l’ira era una passione estrema al
limite della follia.L’ira va contro la razionalità, è qualcosa di empio che rende l’uomo schiavo
delle sue passioni. Essenzialmente Seneca spiega come l’ira vada contro l’etica rendendo
gli uomini belve.Aristotele inoltre spiega come bisogna servirsi dell’ira come un soldato più
che un comandante e quindi come questa sia necessaria. Seneca non è d’accordo in quanto
se segue la ragione non è più ira poichè la sua caratteristica principale è la ribellione. Se
acetta di seguire una regola quindi non è più ira se invece disobbedisce la sua utilità è pari a
quella di un soldato che non segue gli ordini,le passioni, invece, sono tanto cattivi inservienti
quanto cattivi comandanti. Aristotele spiega anche come l’ira fosse necessaria in quanto
senza di essa l’animo diventava pigro e indifferente alle grandi imprese. Seneca si approccia
a questa passione come se fosse una malattia procedendo prima a descriverne i sintomi, poi
le cause e poi descrive le cure che per lui erano fondamentali, l’ira andava curata con la
filosofia ovvero la cura ad ogni male. Presenta come esempio positivo Socrate il quale
quando era in preda all’ira abbassava la voce e si comportava in modo tranquillo,senza
lasciare che la passione lo travolgesse

- nel primo libro Seneca descrive anche la figura dell’iracondo, caratterizzato da


un’espressione risoluta e minacciosa,la fronte aggrottata,le mani irrequiete e il
colorito alterato ecc.
- spiega come l’ira a differenza di altre emozioni non possa essere nascosta e come si
manifesti visibilmente sia in animale che nell’uomo. ‘’le passioni si notano,questa
risalta’’
- l’ira è il desiderio di infliggere un castigo, anche quando magari non ne si ha la
possibilità concreta
- seneca spiega come sia inutile tenersi l’ira in quanto va contro la natura
umana,mentre l’uomo è fatto per socializzare l’ira divide, dove l’uomo vuole fare del
bene l’ira fa del male. Dice che è anche inutile in quanto non stimola l’anima alle
imprese di guerra. E’ possibile eliminarla completamente dal proprio animo
attraverso la perseveranza e l’esercizio giornaliero
- ritiene che comunque le punizioni siano utili finchè sono volte alla ‘’guarigione’’, sono
utili finché la punizione non nasce dall’ira. Così chi è al potere secondo Seneca deve
prima ‘’curare’’ le indoli con le parole, parole buone e incoraggianti. Qualora questo o
discorsi piu severi non funzionassero passa alle pene, che comunque devono essere
revocabili e lievi. Qualora decida di togliere la vita a un condannato e schernirlo
pubblicamente lo faccia perché sia di ammonimento e di utilità allo stato, non per
divertimento personale,non a causa dell’ira in quanto un uomo saggio non fa questo.
Bisogna quindi correggere chi è in colpa ma senza ira
- limiti entro cui concorda con noi?): "L’uomo buono" dice "non infligge il male".
- Castigare è infliggere un male; il castigare, dunque, non s’addice all’uomo buono; e
perciò neppure all'ira, perché l’ira comporta il castigo. Se l’uomo buono non gioisce
del castigo, non gioirà neppure di quella passione per la quale il castigo è voluttà:
dunque l’ira non è consona alla natura. L’ira incute timore,non ha in se nulla di forte
ma commuove gli animi instabili
- La mente, una volta turbata ed abbattuta, è schiava di ciò che la stimola. Seneca
spiega che è più facile eliminare le passioni che dominarle poichè una volta perso il
controllo di esse diventano più forti della persona stessa motivo per cui l’ira è inutile
da preservare. Esempio dei corpi che cadono per l’impossibilità di tornare indietro
una volta dominati dalle proprie passioni. E’ inutile anche quando è tenuta sotto
controllo in quanto essendo insofferente all’autorità della ragione provocherà meno
danni solo diventando sempre più debole. una passione tenuta soto controllo è un
male sotto controllo. E’ inutile anche perché la ragione ottiene lo stesso senza
distruggere. (esempio del cacciatore con la selvaggina)
- Seneca spiega come anche quando l’ira sembra giustificata non dobbiamo reagire
arrabbiandoci poichè ‘’altre emozioni influenzano il nostro giudizio, ma l’ira influisce
sulla nostra salute mentale, altre emozioni vengono sotto forma di attacchi morbidi
che passano inosservati, ma la mente dell’uomo è incline a cadere improvvisamente
nell’ira’’, con questo intende che a differenza di tutte le altre emozioni l’intensità della
rabbia non è proporzionata a ciò che l’ha causata. L’uomo iracondo sarà sempre
incline a reagire sproporzionatamente indipendentemente dalle cause.
- fa presente quanto sia dannosa anche per chi ne soffre e non solo chi ne viene
colpito, dice ‘’la rabbia è come un acido, può fare più danni al contenitore in cui è
immagazzinato che a qualsiasi cosa su cui viene versato”.
- descrive l’ira come qualcosa che non può mai essere moderata sostenendo che la
rabbia moderata sia come parlare di maiali volanti, non esistono.
- il saggio porta a termine i suoi doveri senza turbarsi,senza mai fare ricorso a cose
cattive

all’ira vengono posti dei rimedi:


- meditazione giornaliera, per riflettere su situazioni o cause di ira e decidere come
comportarsi in futuro in vista di questi attacchi d’ira.
- imparare a capire i primi segni di ira in modo da poterli fermare e non
esplodere,questo perché Seneca spiega che una volta scoppiata la rabbia non è più
possibile tornare indietro
- coltivare la pace interiore, in modo tale da sentirsi in pace con se stessi ed essere
tranquilli. In questo modo è difficile che si possa accendere la rabbia dentro una
persona
- prendere ‘’distanza psicologica’’ in modo da potersi riprendere prima che le cose
diventino gravi
- cambiare il proprio corpo per influenzare il proprio umore, questo comprende
abbassare la voce e fare un respiro profondo quando una persona sente la rabbia
crescere dentro di se

Lotta con te stesso: se vuoi vincere l'ira, essa non può vincere te. Cominci a vincere se la
nascondi, se non le dai modo di venir fuori. Nascondiamo le sue manifestazioni e teniamola
per quanto è possibile occulta e segreta. Ciò avverrà con grande nostro fastidio, perché
essa desidera erompere e accendere gli occhi e mutare il volto; ma se le permettiamo di
uscir fuori di noi, ci dominerà. Sia nascosta nel più profondo recesso del nostro petto, sia
trascinata perché non trascini noi; al contrario, combattiamo tutti i suoi indizi, ricomponiamo
il volto, addolciamo la voce, allentiamo il passo. A poco a poco l'interno si conformerà
all'esterno. In Socrate abbassare la voce, essere parco di parole, era un segno d'ira. Era
chiaro a tutti che egli contrastava con se stesso. Era sorpreso e redarguito dai suoi familiari,
ma il rimprovero per la sua ira latente non gli era sgradito. E perché non si sarebbe dovuto
rallegrare che molti comprendessero la sua ira, ma che nessuno la sentisse? L'avrebbero
invece sentita se egli non avesse dato agli amici il diritto di rimproverarlo, come egli se lo era
assunto verso gli amici. Quanto più dobbiamo farlo noi!

DE TRANQUILLITATE

Lo scrive per aiutare sereno a superare un momento di confusione interiore attraverso 4


modi:
-impegnarsi per il bene comune
-scegliere come amici persone buone
-sapersi accontentare di poco
-accettare le difficoltà e la morte

La tranquillità viene presentata come un giusto equilibrio tra otium e negotium


Seneca vede l’otium come una cosa positiva in quanto comprende la pratica della
filosofia,allo stesso tempo vede il negotium come un’opportunità per fare del bene pubblico.
Mette entrambe le cose quindi sullo stesso piano dicendo che la tranquillità sta nell’equilibrio
tra queste due cose,la sfera pubblica e la sfera privata.

Presenta anche dei rimedi inutili all’inquietudine come per esempio viaggiare costantemente
Seneca spiega inoltre come il continuo cambiamento non sia una cura ma bensì una
manifestazione del vizio. Viaggiare è fuggire da se stessi poichè l’inquietudine è legata alla
persona e non al luogo, ciò porta ad un'esistenza infelice. L’uomo ha bisogno di pensare alla
alla propria vita e di riflettere.

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