Carlo Goldoni
Carlo Goldoni nasce a Venezia nel 1707. Diventa apprendista legale a Venezia nello
studio dello zio e nel 1723 frequenta gli studi di giurisprudenza in un collegio a Pavia. Si
laurea in giurisprudenza a Padova ed è costretto a intraprendere la professione di
avvocato a Venezia. Nel 1734 ritorna a Venezia e si dedica all’attività di scrittore teatrale.
É al suo di una compagnia, come attore comico, che rappresenta il suo repertorio in varie
città e nel frattempo inizia a definire la sua ipotesi di riforma del teatro comico. In quel
momento in Italia ha avuto gran fortuna la Commedia dell’Arte, un tipo di rappresentazione
popolare in maschera, il cui testo viene improvvisato sulla base di una traccia
(canovaccio). Tutto lo spettacolo è costruito sull’abilità degli attori. Goldoni, partendo dalla
Commedia dell’Arte, vuole riportare il teatro alla vita, cioè alla realtà: prende i personaggi
dalle diverse classi sociali e analizza la psicologia, il carattere e i rapporti fra gli essere
umani. Elabora così la “commedia di carattere” basta su un testo scritto, con didascalie e
battute. Più avanti (1744) lascia Venezia perché è perseguitato dai creditori e decide di
unirsi a una compagnia di attori, con la quale va a Rimini, Pisa, dove intraprende l’attività
di avvocato, e infine ritorna a Venezia, dove compone più di trenta commedie, tra le quali
La locandiera (1753). Nel 1762 si trasferisce a Parigi dove trova un teatro ancorato alla
vecchia Commedia dell’Arte. In seguito si trasferisce a Versailles come insegnate d’italiano
delle figlie di Luigi XVI. Muore nel 1793.
Luigi Pirandello
Vita
Luigi Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867. Luigi dimostra, sin da piccolo, interesse per
la letteratura infatti all’età di 12 anni scrive una tragedia in 5 atti. Si iscrive alla Facoltà di
Lettere e Filosofia di Palermo, spostandosi in seguito a Roma per specializzarsi in filologia
romanza. nel 1889 si trasferisce all’Università di Bonn, dove si laurea con una tesi in
lingua tedesca e inizia a lavorare come insegnante d’italiano. Nel 1892 Pirandello ritorna a
Roma dove conosce Luigi Capuana, teorico del verismo, che lo introduce nell’ambiente
letterario. Nel 1894, per volere della famiglia, si sposa con Maria Antonietta Portulano,
figlia di un socio in affare del padre, con la quale avrà 3 figli. Il 1903 è un pessimo anno
per i Pirandello, poiché a causa dell’allagamento di una zolfara, nella quale avevano
investito, diventano poveri. In seguito la grave malattia della moglie degenera in un grave
squilibrio mentale. A partire dal 1910 collabora con il “Corriere della Sera” sul quale
pubblicherà molte delle sue novelle. Nel 1915, allo scoppio della guerra, il figlio Stefano è
fatto prigioniero dagli austriaci; pochi anni dopo l’altro figlio Fausto si troverà in prima linea.
Inoltre, la malattia della moglie peggiora e la ricoverano in una clinica. Aderisce al
movimento fascista nel 1924, dopo il delitto Matteotti. Nonostante l’adesione al
movimento, il rapporto tra Pirandello e il regime sarà controverso: da una parte il fascismo
leggerà nelle sue opere una vena pessimista e disfattista, dall’altra nel 1929 viene
nominato Accademico d’Italia da Mussolini. Nel 1934 riceve il premio Nobel per la
letteratura e morirà a Roma due anno dopo (1936).
Il teatro gro esco
Nel saggio “L’umorismo” (1908), Pirandello precisa un aspetto fondamentale della sua
poetica: la distinzione tra il comico e l’umorismo. Il comico è l’avvertimento del contrario e
si ottiene mettendo in risalto l’elemento contrastante e contraddittorio che si manifesta in
ogni aspetto della vita. L’umorismo invece è il sentimento del contrario. Pirandello offre un
esempio molto concreto del sentimento umoristico attraverso l’immagine di una vecchia
signora truccata e vestita come se fosse ancora giovane e bella: fermandosi all’aspetto
comico di questa immagine si riderebbe della signora e di com’è vestita, mentre grazie al
sentimento del contrario si comprende l’elemento tragico che è alla base del suo
comportamento: il bisogno di apparire ancora giovane e bella.
Così è se vi pare
Il signor Ponza, nuovo segretario della Prefettura, arriva a Valdana con la moglie e la
suocera. La loro famiglia si distingue subito a causa del loro comportamento. La
commedia è basata sulle motivazioni che il signor Ponza e la signora Frola usano per
giustificare il loro comportamento. Il signor Ponza dice che la signora Frola è pazza e che
quella che lei crede sua figlia è Giulia, la sua seconda moglie, sposata dopo la morte di
Lina, la vera figlia della signora Frola. La signora Frola, invece, sostiene il contrario: sua
figlia è viva, era stata ricoverata in una clinica ed era stata sottratta alle cure possessive
del marito. Nonostante le ricerche per capire quale versione fosse corretta, la verità sulla
famiglia del signor Ponza non si scoprirà mai. Sarà la moglie del signor Ponza, nel terzo
atto, a sancirne l’ambiguità: lei infatti dichiarerà di essere sia Lina sia Giulia.
Sei persona i in cerca d’autore
Si apre sulle prove che una famiglia fa per la rappresentazione di un dramma (“Il giuoco
delle parti”). In questo modo lo spettatore non assiste alla rappresentazione compiuta, ma
al teatro nel suo farsi, nel suo diventare teatro. Le prove sono interrotte da una famiglia: il
Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio, il Giovinetto e la Bambina che chiedono di
rappresentare le “sciagurate vicende” della loro vita. I sei personaggi però non sono
persone reali, ma nemmeno personaggi, poiché l’autore non ha ritrovato nei loro drammi il
valore che i personaggi d’arte, per esistere, devono per forza avere. Il capocomico decide
di mettere in scena le loro vicende e chiede loro di provare, mettendo in scena gli eventi
più significativi della loro vita.
Sei personaggi in cerca d’autore è il primo testo di quella che sarà considerata la trilogia
pirallendiana dedicata al teatro nel teatro. Trilogia: “Sei personaggi in cerca d’autore” -
“Ciascuno a modo suo” - “Questa sera si recita a soggetto”.
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