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Freud, La Costruzione Di Un Sapere

Sigmund Freud. La costruzione di un sapere. Di Francesco Gazzillo Editore ‏ : ‎ Carocci (21 marzo 2013) Lingua ‏ : ‎ Italiano ISBN-10 ‏ : ‎ 8843056956 ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8843056958

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Freud, La Costruzione Di Un Sapere

Sigmund Freud. La costruzione di un sapere. Di Francesco Gazzillo Editore ‏ : ‎ Carocci (21 marzo 2013) Lingua ‏ : ‎ Italiano ISBN-10 ‏ : ‎ 8843056956 ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8843056958

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FREUD

Riassunto basato su “Sigmund Freud – La costruzione di un sapere”


+ integrazione delle spiegazioni del prof. Gazzillo

Legenda:
- Le parti scritte in grigio sono prevalentemente cose dette dal professore a lezione e che non sono
presenti sul libro (approfondimenti per capire meglio, chicche) o note personali (“NdA”)
- Le parti scritte in piccolo sono o per questioni di ordine e memoria visiva o perché sono meno
rilevanti rispetto a quelle scritte a caratteri normali; bisogna comunque studiarle

Capitoli 1, 2, 3, 4, 5, 6 (pag. 1 - 63)

Come nasce la psicanalisi?


“Scoperta dell’inconscio” nel 1899 con “L’interpretazione dei sogni”  leggenda di Freud come
pensatore isolato, solitario e rivoluzionario NO! “La psicanalisi non è balzata fuori dalla roccia”; si è
sviluppata nel corso di quegli anni.
Essa nasce dalla confluenza del bagaglio culturale e di esperienze di Freud (illuminismo,
materialismo), con temi di interesse romantico (follia, sogno ecc.)
Quando nasce la psicanalisi?
A cavallo tra l’800 e il 900  periodo fertile per idee progressiste:
- ideologia positivista
- rivoluzione industriale

La formazione scientifica di Freud:


Si diploma nel 1973 e si iscrive alla facoltà di medicina.
Medicina – Biologia evoluzionista (Claus) – Filosofia (Brentano) – Fisiologia (Brucke) sono le
discipline che influenzeranno e formeranno Freud nei primi anni.
Brucke in particolare è una delle personalità che più ha influito nella vita di Freud.
Nel laurearsi in medicina, ottiene importanti risultati, sotto la supervisione di Brucke, nell’istologia
del S.N; “spiana la strada alla teoria del neurone” [cit. i Bernfeld]
Nel 1881 si laurea e decide di intraprendere la strada del medico neurologo (anziché
dell’accademico), su consiglio di Brucke, a causa delle sue difficoltà economiche.
In quegli anni si “stordisce di lavoro”: ricercatore, docente e medico per trovare qualcosa di nuovo
nella sfera della psicopatologia ed ottenere così “il riconoscimento dei pochi e l’accorrere dei
molti, del pubblico che avrebbe pagato”
Freud ha sempre voluto essere famoso, affermato e non più povero

L’episodio della cocaina


Identificatosi nella figura del “buon ricercatore” (determinato, entusiasta, critico), Freud
sperimenta su di sé e su pazienti le proprietà della cocaina:
 “Uber Coca” – monografia (1885)
o cocaina come sostanza per combattere la tossicomania da morfina
o si evidenzia uno stretto collegamento tra normalità e patologia*, tipico di Freud
*= “gli effetti euforici della cocaina non sono diversi da quelli esperibili da un individuo normale con
corteccia cerebrale sana”

La libera docenza
Grazie alla sua produzione scientifica di quegli anni, a Freud viene riconosciuta la libera docenza e,
con l’aiuto di Brucke, anche una borsa di studio di 6 mesi per un viaggio all’estero  Parigi
(per seguire le lezioni di Charcot)
Charcot avrà un impatto drammatico su Freud, egli fu una delle personalità più influenti e affascinanti.

Freud neuropatologo: le afasie cerebrali


Alcuni dei concetti chiave della teoria psicanalitica NON derivano dall’osservazione clinica già
analista di Freud, ma dai suoi lavori in campo neuroanatomico/patologico.
 Afasie: l’interpretazione – monografia (1887)
Freud revisiona la letteratura scientifica nel campo delle afasie e sviluppa un’articolata
critica alla teoria localizzazionista delle afasie, proponendone una più dinamica.
Teoria localizzazionista = sopravvalutazione del ruolo delle lesioni localizzate a discapito
delle condizioni funzionali della conduzione linguistica
Teoria dinamica = ogni afasia si basa su una disfunzione nella catena delle associazioni
linguistiche (conduzione), normalmente resa possibile dai collegamenti neurologici che
sussistono tra le aree cerebrali deputate; queste disfunzioni sono da attribuirsi a fenomeni
retrogressivi/di ritardo/disinvoluzione, nello sviluppo funzionale dell’apparato linguistico
Freud attribuirà questa eziologia anche più avanti, nel discorso sullo sviluppo psicosessuale

Charcot: innovazione metodologica


Charcot fu un luminare dell’anatomia patologica che rinnovò la medicina francese.
 Vecchia medicina: semplice descrizione empirica delle lesioni grossolane riscontrate nei
cadaveri, nella spiegazione di una patologia (ignorate le cause della lesione e i collegamenti
fisiologici che la legano ai sintomi)
 Nuova medicina sperimentale: basata su istologia, fisiologia e osservazione clinica
longitudinale
o Istologia; disciplina che portò a sviluppare tecniche di analisi strutturale più fini (ora
era possibile evidenziare lesioni invisibili ad occhio nudo)
o Fisiologia; le conoscenze fisiologiche permettevano di risalire con più precisione a
quali funzioni erano state modificate dallo stato morboso dell’organo
o Osservaz. clinica longitudinale; i sintomi del paziente venivano osservati durante
tutto il decorso della malattia per poi venire associati, in sede autoptica, alla lesione
(Charcot in particolare frugava anche nel passato del malato, alla ricerca di antecedenti o
indizi lasciati dalla malattia)
Questa nuova prassi metodologica ha permesso di identificare un gran numero di nuove specie
morbose; nello specifico, ha permesso a Charcot di ipotizzare le reversibili “lesioni funzionali”:
alterazioni microscopiche/biochimiche dei tessuti, che ne modificano il funzionamento
Charcot: isteria e ipnosi
Charcot passa dall’approccio anatomoclinico a quello psicologico per mettere in luce le dinamiche
lesioni funzionali, responsabili dell’isteria.
Per fare ciò utilizza l’ipnosi, attraverso la quale è possibile riprodurre artificiosamente i fenomeni
patologici (sintomi) isterici.
Dall’esperienza avuta da diverse sedute ipnotiche, Charcot arriva alla conclusione che l’ipnosi sia,
seppure artificialmente indotta, una nevrosi, e che questa sia strettamente collegata all’isteria, nel
senso che l’ipnotizzabilità ne sarebbe predittrice (suscettibilità all’isteria ereditaria).
La teoria di Janet: il funzionamento mentale è il risultato di due attività fondamentali in equilibrio
tra loro: la sintesi di fenomeni nuovi (attività innovatrice) e “l’automatismo”, che riporta alla luce
sintesi passate (attività conservatrice); una rottura di questo equilibrio (automatismo > sintesi),
dovuta ad una degenerazione del S.N, provoca la dissociazione psichica tipicamente espressa nei
sintomi isterici.

Freud: isteria, ipnotismo e suggestione


Per quanto riguarda l’interpretazione dei fenomeni ipnotici, Freud preferisce quella di Bernheim,
psicologica (qui si discosta da Charcot e dalle sue interpretazioni fisiologiche).
Bernheim identificava come fonte dei fenomeni ipnotici la suggestione (processo psicologico per il
quale si viene indotti una convinzione o un pensiero senza possibilità di opporsi).
Visto che la suggestione ipnotica era in grado di inibire/favorire i sintomi isterici, Freud capisce che
gli stati affettivi, e più in generale i processi psichici, sono in grado di influenzare i processi
somatici e creare stati patologici.
Freud spiega così anche le cure miracolose e naturali e i medici di moda, soffermandosi in questo
caso sul potere che hanno lo stato psichico di “attesa fiduciosa” e il rapporto personale medico-
paziente, nell’influenzare i processi somatici.
Freud trova quindi nell’ipnosi e nella suggestione uno strumento prezioso per indagare i processi
psichici più profondi* e per trattare stati nervosi e malattie organiche
* = (il fenomeno della suggestione post-ipnotica colpirà Freud e lo influenzerà nella concettualizzazione
dell’inconscio)
Freud tuttavia era più interessato a capire che a curare e, constatando anche che l’ipnosi
presentava numerosi limiti, come tecnica terapeutica, decise di abbandonarla.
- non tutti i pazienti erano ipnotizzabili
- i sintomi ricomparivano dopo poco tempo
- risultati influenzati dal rapporto medico-paziente
- processo lungo e faticoso
Freud si distacca da Charcot anche per quanto riguarda il legame che egli (Charcot) affermava tra
ipnotizzabilità e suscettibilità personale a sviluppare isteria.
Un ostacolo allo stato affettivo di attesa fiduciosa sono le rappresentazioni di contrasto, che
creano incertezza e si oppongono al “proponimento” (ciò che una persona vorrebbe fare).
L’isteria viene dunque spiegata da Freud come una condizione in cui vi è un prevalere di una
controvolontà opprimente (rappresentazioni di contrasto) sui proponimenti della persona, i quali
vengono fuori impetuosamente durante le crisi isteriche.
Il senso dell’isteria per Freud sta dunque nella psicologia (allontanamento dalla fisiologia), così
come il suo intervento; esso infatti dipende da aspettative del paziente, personalità del medico e
dallo stato psichico presente.

Charcot e l’ipnosi
Charcot era il direttore della Salpetriere, ospedale psichiatrico di Parigi.
A differenza di Bleuler e Kraepelin, Charcot si occupa di una patologia meno grave della
schizofrenia: l’isteria (molto diffusa al tempo e che al giorno d’oggi non esiste più nei manuali
diagnostici; essa è presente come disturbo dissociato della personalità, disturbo istrionico ecc.).
Egli classificò la fenomenologia dell’isteria descrivendone i sintomi e i diversi tipi.
La sintomatologia dell’isteria era essenzialmente rappresentata da alterazioni del funzionamento
percettivo (forme di cecità, sordità, anestesia) e motorio (paralisi, contrazioni) dei pazienti, in
assenza di lesioni strutturali che giustificassero quelle disfunzioni.
L’isteria era inoltre caratterizzata da attacchi, con convulsione e caduta (similmente all’epilessia), i quali non
comportavano però rischio di ferirsi fisicamente.
Charcot si accorge e dimostra che era possibile produrre e inibire sintomi isterici per mezzo
dell’ipnosi. Dato che quest’ultima era una metodologia prettamente psicologica, si inizia a pensare
ai sintomi come aventi una genesi psichica.
La suggestione post-ipnotica (che Freud apprese da Bernheim) è un fenomeno per il quale si può
assistere, nel momento in cui termina lo stato ipnotico, ad una suggestione nel comportamento
cosciente del paziente; si può osservare come il paziente, in questi casi, costruisce motivazioni
razionali e plausibili per atti di cui è ignaro delle vere cause.
Questo fa capire a Freud che i fattori psichici influenzano il comportamento delle persone anche
senza che esse ne siano consapevoli; esiste dunque un meccanismo inconscio che può influenzare
il comportamento cosciente.
Freud trovò nell’ipnosi un prezioso strumento d’indagine, mentre era insoddisfatto della terapia
ipnotica, sia perché andava contro i suoi principi sia perché essa aveva numerosi limiti:
- non tutti i pazienti erano ipnotizzabili
- i sintomi ricomparivano dopo poco tempo
- risultati influenzati dal rapporto medico-paziente
Freud teneva a preservare la libertà, l’autonomia di scelta (autodeterminazione) e la
partecipazione attiva dei pazienti, ed era più interessato a capire che a curare.
pare inoltre che Freud fosse un pessimo ipnotizzatore

Capitolo 7 – La collaborazione con Breuer e il metodo catartico


Lezione del 30 gennaio

Freud conosce Breuer, medico ebreo, il quale lo prende in amicizia.


Breuer racconta a Freud un’esperienza che aveva fatto qualche anno prima con una paziente
(Anna O.), caso gravissimo di isteria: in alcuni periodi non riusciva a bere, dimenticava la sua lingua
e si esprimeva a malapena con lingue straniere; allucinazioni visive e momenti depressivi gravi.
Tutti questi sintomi variavano col tempo e si aggravavano la sera per alleviarsi durante il giorno.
Quando Anna O. entrava negli stati dissociati di coscienza (auto-indotti o tramite ipnosi), finiva per
parlare di una serie di cose avvenute nel periodo in cui si prendeva cura del padre malato.
Breuer si accorse che quando Anna O. riusciva a ricordare e raccontare con dettaglio e con tutto
il carico affettivo certi eventi, subito dopo si sentiva meglio: i sintomi isterici associati a quegli
eventi scomparivano.
Anna chiamava questa cura “terapia della parola”, per lei era come “pulire il camino”: negli stati
alterati di coscienza Anna raccontava di quello che le era successo mentre si prendeva cura del
padre, chiacchierate nelle quali ella risentiva con coinvolgimento quegli affetti; per lei era qualcosa
di liberatorio, la sua mente veniva depurata dalle scorie alla base dei sintomi  terapia catartica
Questa storia colpì molto Freud che iniziò ad usare la terapia catartica nelle sue sedute in studio
Freud e Breuer: punti in comune e punti di divergenza

Punti in comune:
1) Genesi traumatica dell’isteria
2) Le rappresentazioni di eventi traumatici sono mantenute in una parte separata della mente
(Freud la chiamerà inconscio), inaccessibile alla consapevolezza; siccome sono inconsce, il
soggetto non può metterle in rapporto con tutte le altre (non può elaborarle) e gli affetti associati
non possono essere sfogati.
In quanto inconsce, le tracce mnestiche di eventi traumatici non possono essere elaborate e i relativi affetti non
possono essere abreagiti
3) Affetti non abreagiti si convertono in sintomi
Gli affetti che investono le rappresentazioni, trovandosi l’accesso sbarrato alle normali
manifestazioni neurovegetative e motorie (pianto, urla, movimenti, risa e lacrime) vanno ad
influire in senso disfunzionale sul comportamento motorio e sensoriale (sintomi isterici).
Il compito della terapia è, di conseguenza, riportare alla coscienza queste tracce mnestiche di
eventi traumatici per poterne elaborare gli affetti ed avere così un’abreazione (i sintomi sono
alimentati dagli affetti non abreagiti).
4) Per entrambi la terapia passa per l’utilizzo dell’ipnosi, che permette di recuperare affetti e
rappresentazioni alla coscienza in modo che questi possano essere rispettivamente abreagiti e
inseriti nel vissuto complessivo della persona (elaborati).

Punti di divergenza:
Come e perché le tracce mnestiche di eventi traumatici vengono escluse dalla coscienza?
Freud: gli eventi traumatici mettono in evidenza contrasti tra rappresentazioni (quelle connesse
all’evento traumatico VS quelle in cui ci si riconosce, valori e ideali); si crea un conflitto mentale di
incoerenza e quindi per allontanarne il dispiacere, le rappresentazioni traumatiche di quegli eventi
vengono rimosse dalla coscienza dalla persona.
Il processo di esclusione dalla coscienza delle rappresentazioni e degli affetti è un processo attivo
di rimozione difensiva: “isteria da difesa”.
Breuer: le rappresentazioni traumatiche sono escluse dalla coscienza perché gli eventi traumatici
alla base dell’isteria si verificano già in stati dissociati di coscienza del paziente (il paziente è già in
uno stato dissociato quando si verificano i traumi): “isteria ipnoide”
È un processo passivo perché le rappresentazioni e gli affetti legati ad un evento traumatico
vivono già in uno stato inconscio e non vengono, invece, spostate da un meccanismo di rimozione.

Capitoli 8, 9, 10 e 11 + 18 (pag. 82 – 144; 228-240)


Lezioni del 31 gennaio, 5, 6 e 7 febbraio

Freud e il metodo suggestivo

Come detto in precedenza, Freud era insoddisfatto della terapia ipnotica per diversi motivi.
Egli capirà inoltre che l’efficacia della terapia non dipendeva necessariamente dalla modificazione
dello stato di coscienza, ma bastava che ci fosse la completa ricostruzione e liquidazione di
rappresentazioni e affetti tramite abreazione.
Freud voleva quindi trovare un nuovo metodo, non necessariamente ipnotico, in grado di indagare
l’origine dei sintomi (e quindi favorire la guarigione dei pazienti), e che fosse anch’esso in grado di
eludere le resistenze del paziente (cioè la riluttanza a ricordare).
L’ipnosi bypassava le resistenze perché riduceva il livello di controllo consapevole esercitato dai pazienti sulle loro
produzioni psichiche
Questo metodo doveva distogliere l’attenzione dei pazienti dal reale compito della terapia; se i
pazienti infatti erano molto attenti a quello che si stava facendo, automaticamente il loro livello di
difese sarebbe stato elevato.
Il primo metodo che Freud sperimenta è il metodo suggestivo (“metodo della pressione della
mano”). Freud agiva nel modo seguente:
Egli metteva la mano sulla fronte del paziente affermando “le verrà ora in mente, sotto la pressione della
mia mano, qualcosa che ci avvicinerà alla soluzione del problema”; “le passerà qualcosa per la testa e
questa cosa lei la deve dire”.
Le domande potevano essere anche più specifiche, tipo “quando ha iniziato a soffrire dei suoi sintomi?”
N.B: Freud sapeva che la pressione della mano era ovviamente solo un distrattore per abbassare le
difese del paziente; sapeva anche che le prime cose dette dai pazienti, in seguito alla pressione
della mano, spesso non c’entravano nulla con il problema primario.
Alla base di questo metodo vi è un concetto psicologico al tempo dominante: l’associazionismo
 l’idea che i contenuti mentali fossero interconnessi tra di loro per mezzo di nessi associativi.
Quelli che emergerebbero con il metodo suggestivo sarebbero quindi i primi eventi (i più recenti,
superficiali) di una catena interconnessa, che porterà piano piano all’origine della causa patologica
(i fenomeni traumatici).
La spinta ascensionale dell’inconscio fa sì che le energie psichiche connesse alle rappresentazioni traumatiche
spingano sempre per manifestarsi alla coscienza e alla motilità.
La difesa, invece, si oppone a questo meccanismo psichico e lo blocca, poiché sfogare quelle energie (palesarle alla
coscienza) creerebbe dispiacere, poiché evidenzierebbe un contrasto di rappresentazioni.

Freud: traumi sessuali e teoria della seduzione sessuale infantile

Tra il 1896 e il 1897 succede una cosa determinante per la nascita della psicanalisi.
Freud si rese conto che c’era bisogno di 2 caratteristiche fondamentali affinchè i traumi potessero
essere considerati patogeni:
1. l’evento deve avere un’idoneità formale (deve essere connesso materialmente o
simbolicamente al sintomo)
2. l’evento deve essere particolarmente rilevante emotivamente
Egli aveva visto che quasi mai queste caratteristiche erano possedute dagli eventi “traumatici”
attuali, contemporanei alla comparsa dei sintomi:
- la morte di un genitore
- invidie di una donna verso la sorella che si sta sposando mentre lei è sola
- ragazza che fa la domestica a casa dei padroni e che si innamora di loro
Dunque Freud iniziò ad indagare ed a ricercare, nella storia di vita dei pazienti, eventi che avessero
una rilevanza affettiva e caratteristiche formali che permettesse loro di essere considerati traumi
alla base dei sintomi.

Alla luce delle osservazioni cliniche, Freud nota che a possedere quelle 2 caratteristiche erano
quasi sempre eventi connessi alla vita sessuale dei pazienti.
Dunque ciò con cui l’Io (rappresentazioni in cui ci si riconosce) dei pazienti isterici entrava in conflitto erano
rappresentazioni e affetti connessi alla vita sessuale.
Inoltre, nelle sue sedute di allora, Freud notò che spesso già nell’adolescenza dei pazienti si
ritrovavano curiosi eventi connessi alla vita sessuale (sintomi, inibizioni, reazioni anormali)
Questi eventi adolescenziali avevano a che fare con reazioni anormali di disgusto, rifiuto e paura
rispetto a comportamenti sessuali normalmente desiderabili (es. seduzioni/avances); questo
suggeriva che, ancora più in passato, dunque nell’infanzia, doveva essere avvenuto un evento
traumatico che li causasse, la radice ultima dei sintomi, la spiegazione di queste reazioni.
Cosa può essere successo prima, per spiegare questi sintomi e queste manifestazioni anormali che
si palesano in adolescenza rispetto a tematiche di natura sessuale?
Freud connette il tema della genesi traumatica e sessuale dell’isteria con l’infanzia ed avanza la
teoria della seduzione sessuale infantile: i sintomi isterici sono le conseguenze di abusi sessuali
subiti passivamente nel corso dell’infanzia.
Il futuro isterico, durante l’infanzia (prima dei 6 anni), è stato oggetto di abusi sessuali da parte di
un adulto (spesso un familiare), coinvolgenti genitali, ano e bocca.
Questi abusi sessuali, nell’immediato non determinano alcun sintomo; questi eventi non hanno
alcun impatto durante l’infanzia perché il bambino non ha ancora raggiunto quella maturità
emotiva, morale e cognitiva che gli permetta di comprendere che cosa sia successo.
Quando il bambino si avvicina agli 8-10 anni comprende, a posteriori, quello che era successo.
Solo a quel punto gli eventi ottengono valenza traumatica e avviene la rimozione (meccanismo di
difesa), mediante cui il ragazzo “dimentica” gli eventi traumatici.
Dunque non sono i traumi infantili ad avere valore traumatico di per sé, ma il loro rivivere come ricordo dopo che il
soggetto ha varcato la soglia della maturità
Le avances e le seduzioni in età adolescenziale quindi, in quanto connesse a quelle subite in età infantile,
riattivano inconsciamente le tracce mnestiche del trauma; siccome queste ultime hanno contro dei
meccanismi di difesa, la reazione che ha la ragazzina ad uno che ci prova è anormale e abnorme, perché
non sta reagendo alle avances di oggi ma a quelle del passato (alle rappresentazioni traumatiche di
quell’evento infantile).

La centralità della sessualità nell’isteria è l’altro elemento di rottura tra Freud e Breuer.
Breuer non è d’accordo con l’idea che tutti i casi di isteria debbano necessariamente avere origine in
drammi connessi alla vita sessuale. Freud vedrà nel trauma sessuale infantile, cioè uno specifico episodio di
seduzione sperimentato nell’infanzia, il fattore eziologico fondamentale e indispensabile alle psiconevrosi.

Freud a quel punto aveva ormai distinto due grandi classi di nevrosi in base a sintomi ed eziologia:
Psiconevrosi: isteria, fobie, nevrosi ossessiva
chiamate così perché le loro cause affondavano in una serie di processi psichici ( terapia psicologica: abreazione)
Nevrosi attuali: nevrastenia (stanchezza nervosa), nevrosi d’angoscia (stato d’ansia persistente,
associato ad attacchi d’ansia o fobie)
chiamate così perché riguardavano comportamenti messi in atto in quel periodo
Sempre mediante l’osservazione clinica dei pazienti, Freud nota che mentre le psiconevrosi
avevano come base eziologica traumi sessuali infantili o nella prima adolescenza, le nevrosi attuali
derivavano invece da una vita sessuale non soddisfacente (orgasmi non pienamente piacevoli, a
causa di un’esclusiva masturbazione o pratiche sessuali poco sane; es. coito interrotto).
La terapia per le nevrosi attuali era dunque quella di avere una vita sessuale più sana e
soddisfacente.
(ovviamente il punto in comune tra i due ordini di sintomi è che entrambi coinvolgono la vita sessuale delle persone)

La teoria della seduzione sessuale infantile poteva essere applicata anche alla nevrosi ossessiva
(ossessioni e compulsioni, rituali: l’attuale DOC).
Nei casi di nevrosi ossessiva però, l’abuso sessuale non è vissuto solo passivamente ma anche
attivamente: è stato il ragazzino futuro ossessivo a compiere aggressioni di natura sessuale verso
un’altra persona (probabilmente perché li ha prima subiti).
Isteria: seduzione sessuale vissuta passivamente; il bambino è stato vittima di questi episodi, i
quali coinvolgono una stimolazione diretta della bocca, dell’anno e dei genitali (abusi).
Nevrosi ossessiva: seduzione sessuale agita attivamente su un altro bambino
I primi sintomi della seduzione attiva sono visibili fin da subito, come espressioni del meccanismo
di difesa della formazione reattiva: un’alterazione complessiva del carattere, in termini di estremo
ordine/pignoleria/scrupolosità, presenza di rituali.
Cos’è la formazione reattiva? Accentuazione di manifestazioni ideative comportamentali che stressano una polarità di
una situazione di ambivalenza tesa a negare l’altra polarità = quando il bambino comprende quello che ha fatto (ha
aggredito sessualmente qualcuno), inizia a sentirsi brutto, sporco e cattivo; per cancellare questo diventa bello, pulito
e buonissimo (lo si fa per allontanare dalla consapevolezza elementi dolorosi, come delle rappresentazioni di sé
opposte a quelle ideali).
Viene iniziato così anche lo studio dei meccanismi di difesa.
Un altro meccanismo di difesa che Freud inizia a studiare a quel tempo è la proiezione: meccanismo per cui
inconsciamente attribuisco a qualcun’altro sentimenti e intenzioni che nutro in me stesso ma che rifiuto.
es. una persona che nutre dei sentimenti ostili verso un’altra ma si sente in colpa per questi e li rifiuta, può iniziare a
sviluppare l’idea che sia l’altra persona ad avercela con lei
La paranoia ruota tutta attorno al meccanismo della proiezione.

Concetto della psicanalisi classica: non esiste un confine netto tra patologia e normalità; la componente patologica è la
riproposizione di modalità di funzionamento normali in fasi precedenti dello sviluppo (regressione a punti di
fissazione).
Il sintomo sembra una reazione ad un evento attuale ma in realtà diventa comprensibile solo se recuperiamo l’evento
antico rimosso che si è associativamente connesso all’evento attuale che ha determinato il sintomo.

Dopo neanche 1 anno dalla formulazione della teoria, Freud mette radicalmente in discussione le
sue ipotesi, per una serie di motivazioni:
1. In realtà i pazienti non arrivavano mai a ricordare perfettamente questi eventi traumatici
infantili; essi venivano postulati a posteriori, per rendere coerenti i dati emersi dall’analisi (dunque
vi era una ricostruzione dei fatti).
2. Freud si rende conto che con questa teoria non aveva ottenuto risultati brillanti con i pazienti
(molti pazienti interrompevano la terapia) e che era poco credibile affermare che le nevrosi erano
sempre completamente riconducibili ad un padre perverso nei confronti del figlio.
“Non credo più ai miei neurotica”; momento critico per Freud.
La nascita della psicanalisi avverrà in seguito alla scoperta che non sempre e non necessariamente
i pazienti nevrotici sono stati vittime di abusi sessuali: abbandono della teoria della seduzione
sessuale infantile.

Freud e la memoria
Freud (1896): la memoria è un processo attivo e ricostruttivo, non è un semplice “ripescare dal cassetto”,
mantenendo il ricordo tale e quale a com’era.
La riattivazione di un ricordo è funzione delle circostanze presenti; quello che succede oggi influenza ciò che
io ricordo del passato.
Ogni volta che ricordo un evento, il mio ricordare quell’evento, lo modifica; ciò che lo modifica è
soprattutto lo stato affettivo in cui vivo quando lo ricordo; ogni volta che si ricorda vi è un processo di
consolidamento e riconsolidamento delle tracce mnestiche; questo implica un cambiamento (anche proprio
a livello biologico strutturale: neuroni, proteine ecc.)
Il modo e il contesto affettivo/relazionale presente al momento del ricordare modifica la valenza
dell’evento traumatico.
es. il ricordo di un evento traumatico in un’atmosfera e un clima relazionale caratterizzato da sicurezza/possibilità di
ironia, fa sì che quell’evento dopo sia un po’ meno traumatico (valenza modificata)
Per Freud non c’è nulla di rilevante che venga cancellato dalla memoria, ma al tempo stesso tutto assume
di continuo significati nuovi alla luce di letture a posteriori; in un processo circolare: il passato plasma il
presente, che a sua volta modifica il passato

La nascita della psicanalisi e l’interpretazione dei sogni

La scoperta della realtà psichica:


In quel periodo Freud dovette trovare una spiegazione alternativa alla genesi delle nevrosi, che
non dipendesse dalla teoria della seduzione sessuale infantile per com’era stata concettualizzata.
Freud noterà che non è necessario che un trauma sia avvenuto nella realtà esterna, perché si
sviluppi una nevrosi. I traumi di abuso sessuale e seduzione ci sono, ma non necessariamente
devono essere fatti pratici. Infatti, non tutti i casi di psiconevrosi erano riconducibili a traumi
sessuali infantili realmente accaduti; spesso erano fantasie inconsce (ricordate e ricostruite in
analisi) che però avevano evidentemente una valenza traumatica eguale.
La psicanalisi nasce quando Freud stabilisce che la realtà inconscia ha effetti psichici altrettanto
rilevanti di quelli esercitati dalla realtà materiale; “l’inconscio è la vera realtà psichica”
Come avviene la nascita della psicanalisi? Domanda d’esame

Qual è però la funzione di queste fantasie inconsce, riguardanti seduzioni sessuali tra un adulto e
un bambino?
Freud afferma che quelle fantasie vengono elaborate perché i bambini per mezzo di tali appagano
dei desideri. La funzione delle fantasie è dunque quella di appagare desideri infantili.
Dunque l’ipotesi che fa Freud è che i bambini nutrano desideri sessuali.

Le libere associazioni
Freud in quel periodo aveva abbandonato anche il metodo suggestivo.
Nella decisione di abbandonare il metodo suggestivo, ha avuto un’influenza la reazione arrabbiata di una paziente
(Emmy von R.) quando Freud continuava ad interromperla nel dialogo.
Freud perviene al metodo delle libere associazioni: lasciare libero il paziente di parlare di qualsiasi
cosa gli passi per la mente, inibendo qualsiasi forma di selezione e censura cosciente.
Freud formula la regola psicanalitica fondamentale: “l’unica regola che lei deve seguire in questo lavoro è di
comunicarmi tutto quello che le passa per la mente, anche se questo le sembra irrilevante, impertinente, poco
gradevole, stupido o spiacevole; anche e soprattutto se quello che le viene in mente preferirebbe non dirmelo; le
chiedo di comunicarmi i sentimenti che prova in relazione a quello che mi dice; comportarsi come il passeggero di un
treno che è seduto di fianco al finestrino e deve riferire a chi è seduto a fianco ciò che vede.”
Il metodo osservativo delle libere associazioni poi, non era solo una procedura di comunicazione
da parte del paziente, ma anche un modo di ascolto da parte del terapeuta.
In modo complementare, per comprendere il senso inconscio delle libere associazioni anche l’ascolto
dell’analista doveva essere libero da intenzioni e preconcetti coscienti, seguendo “un’attenzione fluttuante”
e rinunciando a tenere in mente/prendere nota di alcunché.
SPIEGAZIONE SUCCESSIVA (1910-1918): le libere associazioni funzionavano come metodo per rivelare i contenuti
inconsci poiché interrompevano l’azione di censura cosciente del sistema C e Prec.

I disturbi del rapporto medico-paziente


Così come nell’ipnosi e nel metodo suggestivo, anche nelle libere associazioni la qualità della
relazione che il paziente stabilisce con l’analista è molto importante; Freud si rende conto
soprattutto che ci sono alcune circostanze che rendono questa relazione problematica, e quindi il
trattamento e la conseguente guarigione impossibili:
- il paziente teme di essere troppo dipendente dall’analista
- il paziente è estraniato e ostile all’analista, perché si sente poco stimato o trascurato
- il paziente inconsciamente attribuisce all’analista affetti, rappresentazioni e desideri che in realtà
appartengono alla sua relazione (del paziente) con figure rilevanti del passato (viene
inconsciamente costruito un “falso nesso”)
es. eventi traumatici del passato hanno coinvolto una seduzione subita ad opera di un padre; la paziente anziché
ricordare di aver vissuto una situazione di seduzione subita dal padre, inizia a temere che l’analista voglia sedurla,
stabilendo così un falso nesso tra il terapeuta e la figura rilevante del passato (padre).
Queste sono 3 circostanze indipendenti che l’analista deve riconoscere, e su cui deve intervenire il
prima possibile per porre riparo.

Nel frattempo Freud aveva iniziato anche un lavoro di auto analisi, che sarà poi centrale per la
nascita della psicanalisi.
Anche Freud presentava dei sintomi di natura nevrotica (non gravi) e inizia questo lavoro per vedere se era in grado di
curare se stesso: ansia che lo assaliva prima di una partenza (arrivava sempre molto in anticipo in stazione);
preoccupazione generale per il tema della morte; sintomi di natura cardiaca (ambigui da leggere in senso psicogeno).
L’autoanalisi di Freud si servirà moltissimo dei sogni.
Momenti chiave per la nascita della psicanalisi vera e propria:
1. cambiamento di metodo d’analisi (libere associazioni)
2. caduta della teoria della seduzione sessuale infantile e scoperta della realtà psichica
3. inizio del lavoro di auto analisi

Interpretazione dei sogni

Freud aveva sempre nutrito un interesse per il tema del sogno fin da bambino.
Il fatto poi che durante le sedute i suoi pazienti nevrotici, insieme agli eventi di vita, raccontavano
anche dei propri sogni, convince Freud ad iniziare a studiarli per capire che senso avessero.
In che modo Freud interpretava i sogni? Applicava ai singoli elementi e scene del sogno lo stesso
metodo che usava per l’analisi dei sintomi: le libere associazioni.
Freud considerava il sogno come un fenomeno a metà tra normalità e patologia (normalità perché è un
comportamento comune a tutti; patologia perché non rispecchia le leggi della logica e non è frutto della volontà
consapevole dell’individuo)
Si partiva da un singolo sintomo; per mezzo delle libere associazioni si lasciava il paziente produrre
catene di idee; queste a un certo punto avrebbero ricondotto all’evento alla base del sintomo.

Freud, applicando il metodo delle libere associazioni agli elementi che compongono il sogno,
giunge a considerare i sogni come atti psichici dotati di senso, dei testi manifesti che esprimono in
modo distorto dei pensieri onirici latenti. Per passare dai primi ai secondi abbiamo bisogno
appunto delle libere associazioni (lavoro associativo); il processo inverso invece, per cui i pensieri
onirici latenti sono trasformati in testi manifesti è chiamato lavoro onirico.
Una volta scoperti i pensieri onirici latenti, potremo fare ipotesi sul senso e la funzione di un
determinato sogno.

N.B: Per la psicanalisi freudiana non è possibile capire nessun sogno in assenza delle libere associazioni del
sognatore e spesso è necessario conoscere anche il contesto di vita del sognatore.
Inoltre, per comprendere un sogno è necessario che il racconto del sogno sia il più dettagliato e particolare
possibile, anche i dettagli più insignificanti sono importanti; anche i commenti che il sognatore fa sul sogno,
nel riferirlo, sono considerati parte del contenuto onirico manifesto.
esempio: dire “ho sognato che litigavo con Francesco” non è descrivere un sogno, non è un testo onirico manifesto.
Francesco sarà stato vestito in un certo modo, c’era una certa luce, era ambientato da qualche parte, provavi delle
cose, lui ti comunicava qualcosa ecc.

Il senso e le funzioni dei sogni


Il sogno possiede 2 livelli di senso, i quali esprimono due funzioni:
1) Il sogno è espressione dei residui diurni, ovvero pensieri di vario genere (desideri,
preoccupazioni ecc.) connessi a eventi rilevanti della vita contemporanea. Questi pensieri, che
generalmente si riferiscono ad eventi avvenuti nel giorno del sogno, occuperebbero la mente e
turberebbero il sonno del sognatore, se dovessero essere pensati coscientemente anziché sognati.
Da questo punto di vista il sogno assolve dunque la funzione di guardiano del sonno.
Il sogno è un tipo di pensiero che ci permette di elaborare i pensieri che occupano la nostra mente, continuando a
dormire. Esso contrasta l’arousal affettivo che ci farebbe rimanere svegli.
2) Il sogno rappresenta l’appagamento di desideri infantili rimossi (seconda funzione).
Quest’ultimi sono la principale fonte motivazionale che ha il sogno per essere prodotto.
I desideri infantili rimossi hanno infatti una spinta ascensionale ad essere appagati e, per il
principio di piacere, si connettono associativamente ai residui diurni.

Il contenuto dei pensieri onirici latenti, che da vita al testo manifesto, è costituito dalla
connessione tra desideri infantili rimossi e residui diurni.

Il lavoro onirico
Il processo per cui i pensieri onirici latenti sono tradotti in testo manifesto (lavoro onirico) subisce
una serie di distorsioni, che rendono il testo non immediatamente comprensibile.
Il lavoro onirico perciò non è solo il processo responsabile della formazione, del testo manifesto, ma anche della sua
deformazione.
Un altro compito che si da Freud è quindi quello di mettere in evidenza le regole e le ragioni di
questo processo di formazione e deformazione.
Per fare ciò, Freud paragona il testo manifesto con i rispettivi pensieri onirici latenti messi in
evidenza per mezzo del processo delle libere associazioni.
Questo paragone gli permette di capire cos’è successo nel passaggio dall’uno all’altro:

Condensazione = una molteplicità di pensieri onirici latenti viene condensata in un singolo


elemento del testo manifesto, che li rappresenta; un unico filone di pensieri onirici latenti può
inoltre comunque essere alla base di più elementi del testo manifesto.
A prova di questo processo di deformazione abbiamo il paragone tra il testo manifesto di un sogno e la sua
interpretazione: il primo è di gran lunga più breve del secondo.
Spostamento = in genere, le parti più rilevanti dei pensieri onirici latenti vengono rappresentate
nel testo manifesto da elementi più secondari e periferici; gli affetti dei pensieri onirici latenti
vengono spostati su dei rappresentanti marginali del testo manifesto.
Il senso profondo di un sogno, infatti, spesso lo si comprende solo a partire dall’analisi attenta dei suoi particolari
apparentemente più insignificanti.
Simbolismo = alcuni elementi dei pensieri onirici latenti, connessi perlopiù ai temi della nascita,
della morte, del corpo e della vita familiare e sessuale, trovano espressione nel testo manifesto
per mezzo di significanti relativamente fissi (questi sono in genere patrimonio del folklore, dei
modi dire popolari e li si ritrova spesso nelle battute e allusioni).
Per fare alcuni esempi…
Nascita = acqua
Morte = partenze, andare in treno
Corpo umano = casa (muri lisci = uomini; muri con sporgenze = donne)
I genitori = figure autoritarie come re e regina o imperatore e imperatrice
I fratelli e i bambini piccoli = piccoli animali, insetti
Genitali maschili = bastone, albero, uccello, pesce, serpente, pistola, pugnale, banana ecc.
Genitali femminili = paesaggio, scatola, finestre, frutti (mele, meloni, pere ecc.)

Considerazioni relative alla rappresentatività = dato che il sogno è un processo di pensiero visivo,
dunque il suo linguaggio è costituito prevalentemente da immagini, il lavoro onirico è costretto a
scegliere, tra i vari elementi dei pensieri onirici latenti, quelli che meglio si adattano a essere
rappresentati in forma plastica.
es. se io devo rappresentare per immagini “mi trovo in disaccordo con Francesco” nel sogno… sognerò io e lui che
litighiamo; che andiamo in direzioni diverse; me, lui e in mezzo uno strumento stonato, non accordato.
Nessi logici astratti come “perché”, “in quanto”, “di conseguenza”, “oppure”, sono difficilmente
rappresentabili nel sogno e vengono espressi in altro modo, non visivamente.
Elaborazione secondaria = quel processo per mezzo del quale, un po’ durante l’elaborazione del
sogno, un po’ a posteriori, si cerca di dare un senso compiuto e un ordine a tutti gli elementi che
sono apparsi nel testo manifesto; l’elaborazione secondaria è il processo per cui si tenta di
trasformare la massa non correlata di rappresentazioni in un racconto relativamente coerente.
Questa coerenza è una cosa costruita a posteriori, artificiale!
es. il sognatore può essere convinto che la linea narrativa che sta riportando è veramente quella del sogno mentre in
realtà è una costruzione che lui ha messo, a posteriori, per dare un senso a una serie di elementi che non avevano una
coerenza.

Ma perché la mente opera delle deformazioni, nella costruzione del testo manifesto?

1. In primo luogo, Freud nota che durante lo stato di sonno la psiche funziona in modo più infantile
e primitivo, segue quindi un modo di pensare per immagini, illogico e arcaico (processo primario).
2. In secondo luogo, in questo stato di funzionamento arcaico, la psiche da maggiore spazio alle
emozioni e ai desideri infantili rimossi, che spingono per essere appagati in modo rappresentativo.
La parte più adulta, razionale e realistica della mente però, vincolata alle norme dell’etica e
dell’estetica (processo secondario), a quel punto impone un mascheramento difensivo dei
pensieri onirici latenti, i quali rappresenterebbero i desideri infantili rimossi come appagati.
Essi determinerebbero nel soggetto un conflitto e sentimenti spiacevoli, per cui la mente adopera
una vera e propria censura onirica, che può persino sfociare nel completo oblio del sogno al
risveglio (meccanismo di difesa).
Gli incubi sono un fallimento del processo di deformazione, che rende il contenuto del testo manifesto troppo
intelligibile (troppo simile ai pensieri onirici latenti). In tal caso non è possibile modulare l’angoscia associata alla presa
di consapevolezza di albergare in noi stessi quei desideri infantili, e viene meno la funzione di guardiano del sonno.

Il riemergere di un funzionamento psichico primitivo (regressione) dovuto alla condizione di


sonno favorisce il riemergere di contenuti psichici infantili; a quel punto vi è una censura
difensiva. Questi sono i meccanismi alla base della particolare forma espressiva dei sogni.

Altre definizioni dei sogni…


Per mezzo dei sogni, la mente cerca di preservare lo stato di sonno dall’influenza disturbante di pensieri connessi al giorno precedente il sogno, e soprattutto cerca di rappresentare per via
allucinatoria l’appagamento dei desideri infantili rimossi che si sono associativamente connessi a questi residui diurni in modo che essi non costituiscano un agente di disturbo per lo stato di sonno.

Il sogno dunque, dal punto di vista dell’inconscio è il tentativo di appagare un desiderio infantile rimosso, servendosi dei residui diurni e tenendo conto della censura. Dal punto di vista dell’Io, esso è
il guardiano del sonno, e il suo obiettivo è quello di elaborare gli stimoli psichici e fisici che si presentano nel corso della notte così che non sia necessario risvegliarsi per appagarli.

I sogni rappresentano l’appagamento di desideri infantili rimossi che si sono associativamente connessi ai residui diurni e che sono mascherati da un lavoro onirico. La causa di questo
mascheramento va ricercata in un meccanismo difensivo di censura adoperato dalla parte più adulta della mente.
Cosa sono i pensieri onirici latenti? Sono quei pensieri che si hanno durante il sonno e che rappresentano il significato del sogno; essi vertono attorno a dei desideri infantili rimossi che si sono
associativamente connessi ai residui diurni e vengono tradotti dal lavoro onirico in un testo manifesto distorto.

Il primo modello dell’apparato psichico (1° topica)

Prima ancora di diventare analista, Freud aveva iniziato il “progetto di una psicologia scientifica”:
il tentativo di elaborare una teoria astratta (metapsicologica) del funzionamento mentale che
potesse trovare fondamento nella neurofisiologia. In questo modo Freud avrebbe messo in dialogo
la psicologia con le altre scienze più forti all’epoca, quindi la biologia, la fisica e la chimica.
(NdA) La metapsicologia sarebbe dunque l’insieme dei principi teorici per sistematizzare la sua “psicologia scientifica”

Alla luce delle nuove conoscenze acquisite grazie al lavoro sui sogni, la prima ipotesi che fa Freud
riguarda il modo di funzionamento più elementare della mente umana: essa, al principio,
seguirebbe un principio di costanza tra forze psichiche; questo sarebbe il substrato biologico di un
principio di piacere, per il quale ogni incremento di energia all’interno dell’apparato psichico
determina sensazioni spiacevoli, e qualsiasi suo decremento sensazioni piacevoli.
Dunque lo scopo del funzionamento psichico sarebbe sempre quello di ridurre la tensione
provocata dagli stimoli esterni e interni, in modo da avere una costante sensazione piacevole.
L’apparato psichico avrebbe dunque un’estremità sensoriale, che riceve gli stimoli dagli organi ed
incrementa l’energia interna al corpo, ed un’estremità motoria, deputata a scaricare l’energia e
provocare quindi sensazioni piacevoli.

Freud ipotizza poi che nel corso dello sviluppo, tra le due estremità, si sviluppino un insieme di
istanze deputate alla percezione, memorizzazione, inibizione ed elaborazione degli stimoli, in
funzione delle esigenze della realtà.
È a quel punto che la psiche seguirà un principio di realtà, per il quale darà più priorità a ciò che è
utile e adattivo, rispetto a ciò che provoca piacere.
es. se a me Federica mi dice una cosa che mi da fastidio e io di riflesso le do una capocciata, alla terza volta faccio una
brutta fine (mi arrestano); se io desidero la persona X, la vedo, mi viene il desiderio sessuale e l’aggredisco, faccio una
brutta fine
La mente è dunque costretta, per adattarsi alla realtà, a sviluppare una capacità inibitoria.
Questa capacità implica che le energie psichiche non potranno più essere libere di fluire da una
rappresentazione all’altra, ma dovranno essere vincolate alle loro specifiche rappresentazioni
 passaggio dal principio di piacere a quello di realtà
esempi di come le energie fluttuano da una rappresentazione all’altra:
1) al lavoro litigo con il mio capo, torno a casa e mi sfogo con mia moglie (gli affetti negativi legati alla
rappresentazione del capo, poiché devono essere sfogati, si spostano sulla rappresentazione della moglie)
2) sto insieme ad una donna; non la vedo da un po’ e inizio a provare sentimenti e mi eccito per un’altra donna, tant’è
che finisco per andarci a letto (le energie psichiche positive legate alla mia donna si spostano su un’altra donna per
essere sfogate)

Lo sviluppo del principio di realtà dà priorità ad una serie di funzioni e sistemi psichici…
- il sistema Percezione-Coscienza (P-C), deputato alla percezione e consapevolezza degli stimoli
interni ed esterni
- l’attenzione, come capacità di inviare a proprio piacimento investimenti di energia psichica verso
il mondo esterno
- il giudizio, come forma di ripudio dei desideri che possono causare dispiacere, al posto della
rimozione inconscia ed automatica
- la fantasia, come attività psichica distaccata dal principio di realtà
PROCESSO PRIMARIO: funzionamento primordiale della mente, visivo e illogico, per cui le energie psichiche
sono libere di spostarsi da una rappresentazione all’altra; è funzionale al principio di piacere
PROCESSO SECONDARIO: funzionamento sviluppato della mente, verbale, razionale e adattivo, per cui le
energie psichiche sono vincolate alle specifiche rappresentazioni; segue il principio di realtà

Ognuna di queste istanze è divisa dall’altra da una barriera-censura

1) Sistema Inc (processo primario e principio di piacere)


Esso è costituito da rappresentazioni di cosa e affetti di tipo pulsionale e funziona secondo il
processo primario: l’energia psichica è libera di spostarsi da una rappresentazione all’altra
secondo i meccanismi di spostamento e condensazione
inoltre non c’è distinzione tra desideri e fatti; il tempo non esiste; non esistono dubbi o negazioni
RIMOZIONE RIMOZIONE RIMOZIONE RIMOZIONE RIMOZIONE RIMOZIONE RIMOZIONE RIMOZIONE
2) Sistema Prec (processo secondario e principio di realtà)
Esso è costituito dalle rappresentazioni di parola associate a quelle di cosa ed è regolato dal
processo secondario, quindi segue le leggi del principio di realtà: logica e realismo.
L’istanza del preconscio rappresenta tutti i contenuti e processi a cui noi abbiamo accesso
consapevolmente, ma che non sono presenti momento per momento nella nostra coscienza.
ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE
3) Sistema C (energia libera di carattere non pulsionale)
Può essere intesa come un “organo di senso delle qualità psichiche”, responsabile della consapevolezza
degli stimoli su cui concentriamo la nostra attenzione.
Anche la coscienza, per sua stessa natura, è dotata di energie libere di spostarsi tra
rappresentazioni; tuttavia esse sono diverse da quelle dell’inconscio: non hanno carica pulsionale
Non spingono il soggetto ad agire violentemente, ma sono semplicemente disposte a spostarsi da uno stimolo all’altro
a seconda di quello che si affaccia alla coscienza momento dopo momento.

Secondo Freud ogni pensiero nasce da una rappresentazione di cosa nell’Inc, che per arrivare al
sistema C, divenendo così cosciente, dovrà prima associarsi alle rappresentazioni di parola nel Prec
secondo Freud, per essere capaci di pensare una cosa consapevolmente bisogna anche saperla esprimere a parole

Quella della rimozione è una barriera che implica un costante dispendio di energia per impedire ai
contenuti dell’Inc di passare nel Prec e quindi nella Coscienza; vi è dunque un conflitto tra la
spinta ascensionale dell’Inconscio e il controinvestimento energetico attivo del Prec.
Il Prec mantiene la barriera per evitare che i contenuti rimossi e dolorosi diventino coscienti.
I nomi sostitutivi, così come gli atti mancati, i sintomi e i sogni sono tutte formazioni di compromesso tra il rimosso che
cerca di tornare alla coscienza e i controinvestimenti del Prec, le difese.

Con la nascita della psicanalisi nasce anche la concezione del soggetto come decentrato e non
unitario. La mente è composta da soggetti diversi che funzionano secondo logiche e modi diversi,
che sono spesso in conflitto tra di loro (es. conflitto fra preconscio e inconscio).
es. nel sogno cercano appagamento dei desideri che rimandano alla nostra infanzia, e che noi oggi rifiuteremmo;
l’appagamento di quei desideri, se può essere piacevole per una parte di noi (quella infantile), per un’altra parte di noi
(quella attuale, logica e razionale) non è affatto piacevole, quindi siamo costretti, per poter continuare a dormire e non
svegliarci (per la presa di consapevolezza angosciante di quei desideri dentro di noi), a rendere il nostro sogno
incomprensibile a noi stessi tramite delle deformazioni.

Tornando al sogno, Freud mette in evidenza il fatto che esso, nelle sue caratteristiche
motivazionali e di funzionamento, è manifestazione di una regressione ad una fase infantile dello
sviluppo*. La regressione è definita come il ripresentarsi, nella vita adulta, di modalità di
funzionamento che appartengono a una fase precedente dello sviluppo.
es. un fenomeno psichico strano della vita adulta (isteria, nevrosi) viene riletto come un ripresentarsi di modi di
funzionamento normali di momenti precedenti dello sviluppo.
*Nel 1915, Freud si correggerà e ricondurrà il sogno ad una fase ancora più primitiva di quella infantile: il narcisismo
primario intrauterino; il bambino è in condizioni di riposo, calore e assenza di stimoli, ritirato dal mondo esterno

I processi regressivi sono di 3 tipi:


1. regressione temporale = riemergono modalità di funzionamento primitive
2. regressione formale = vengono espressi pensieri adulti e razionali in una forma più infantile
3. regressione spaziale = l’energia psichica che normalmente fluirebbe dal sistema sensoriale a
quello motorio, torna indietro e reinveste l’estremità sensoriale, dando vita ad un’allucinazione
Quello che accade nel sogno è che essendo inibito il movimento a causa del sonno rem, l’energia non può essere
scaricata per mezzo del polo motorio e ritorna a quello sensoriale, dove viene scaricata mediante l’allucinazione,
dando manifestazione del cosiddetto processo primario, dove le energie sono libere di fruire tra rappresentazioni.

Capitolo 12 – Psicopatologia della vita quotidiana


Lezione del 12 febbraio

In questo libro Freud si occupa dell’interpretazione di una classe di piccoli fenomeni quotidiani e
universali: i lapsus verbali, di scrittura, di lettura, le sbadataggini, le dimenticanze, gli errori e le
azioni sintomatiche; tutti casi in cui delle funzioni psichiche semplici subiscono microalterazioni.

Così come i sogni, anche gli atti mancati sono fenomeni a metà tra normalità e patologia.
Normalità perché questi eventi fanno parte della vita psichica di persone cosiddette normali, patologia perché essi
appaiono come perturbazioni del funzionamento intenzionale e cosciente, ad opera di motivazioni inconsce.
Il processo per cui è possibile risalire alle motivazioni originarie è lo stesso che si usa coi sogni:
lavoro associativo; anche i processi di deformazione sono gli stessi: spostamento, condensazione
(in un fenomeno apparentemente piccolo e irrilevante si celano molti temi, motivazioni e processi psichici rilevanti)

Nell’originarsi dei lapsus e degli atti mancati è centrale l’azione di alcuni meccanismi di difesa…
- Repressione: meccanismo di difesa che si usa, in maniera consapevole, verso qualcosa di
altrettanto consapevole (pulsioni, preoccupazioni, pensieri intrusivi fastidiosi)
- Rimozione (primaria): meccanismo totalmente inconsapevole; tu cancelli dalla tua
consapevolezza un qualcosa, e di questo non ne sei consapevole.
- Rimozione secondaria: una parola viene rimossa (dimenticata) perché si è associativamente
connessa a un tema che è stato già represso o rimosso in precedenza dalla coscienza; la parola
viene dunque attratta anch’essa nella repressione o rimozione e quindi non viene ricordata

esempi:
Quando casualmente non ti viene in mente il nome X, si tratta di una rimozione, perché non è che in precedenza hai
pensato “oddio no aspetta non devo pensare a quel nome”  repressione
L’esempio del “dichiaro chiusa” è una repressione, perché il tipo reprime proprio quel filone di pensieri riguardanti
l’essere scocciato, a causa di un dovere.

Dinamiche di una dimenticanza:


Vogliamo ricordare il nome di una persona ma proprio non ce ne ricordiamo; quando ci sforziamo per ricordarlo ci
vengono in mente altri nomi, che ci sembrano in parte plausibili ma che noi riconosciamo subito come non esatti
(I nomi sostitutivi che vengono in mente sono come il testo manifesto deformato del sogno; il nome che ho
dimenticato è invece come i pensieri onirici latenti)
Per ricordare il nome dimenticato bisogna fare le libere associazioni a partire dai nomi sostitutivi che ci vengono in
mente. Una volta affacciato alla mente il nome esatto, lo riconosciamo subito come tale. A quel punto, con le libere
associazioni a partire dalla parola dimenticata è possibile risalire al tema affettivamente carico che, represso o
rimosso, aveva attirato a sua volta quella parola nell’inconsapevolezza, nel caso di una rimozione secondaria.

Esempio di una dimenticanza: “aliquis” […]


Le forti preoccupazioni riguardanti il poter avere messo incinta la ragazza non possono essere
comunicate esplicitamente all’analista, o perché ci si angoscia troppo o perché ci si vergogna a
raccontarle, per questo esse vengono messe da parte (repressione).
Il peso affettivo di queste preoccupazioni esercitato sulla mente però, è talmente forte che,
quando il tipo si trova a dover fare la citazione latina, una parola, in questo caso “aliquis” (che era
simbolicamente vicina al tema, in quanto rimandava a liquido e tutto il resto: sangue, mestruazioni
ecc.), viene attirata nella repressione a cui aveva precedentemente sottoposto quelle
preoccupazioni.
In questo caso aliquis subisce una rimozione secondaria
La preoccupazione per il fatto che questa donna era incinta poi, poteva benissimo essere uno dei temi che andava a
costituire i residui diurni di un sogno; è possibile anche che si riconnettesse a tematiche molto più antiche poichè
riguardava la nascita, la morte, l’omicidio, un rapporto intimo.

Esempi di lapsus verbale:


“Cari onorevoli, constatata la presenza del numero legale, dichiaro chiusa la seduta”
In questo caso un’azione normale, che implicava dire la parola aperta, subisce l’interferenza di
una corrente di pensieri repressi (del tipo “sono scocciato, mi sto rompendo le palle, quanto
vorrei chiudere, vabbè non posso chiuderla adesso vado avanti”)  “dichiaro chiusa la seduta”.
Da un errore del genere si può inferire l’intenzione che quella persona stava tenendo a bada,
poiché in conflitto con quella presente.

“Come sta tuo zio?” “Non saprei, ultimamente lo vedo soltanto in flagranti”
L’intenzione cosciente subisce l’interferenza di una corrente di pensieri inconsci che ruotava
attorno al ricordo affettivamente rilevante di avere trovato una persona coltra in fragrante, e
quindi viene detto “no, lo vedo solo in fragranti” anziché “en passant”.

Esempio di lapsus di lettura:


Leggere “la Guglielmo” anziché “il dott. Guglielmo” in una lettera contenente una brutta notizia
per lui
Un tentativo di scaricare la brutta notizia da Guglielmo (Wilhelm) a sua moglie. Il motivo?
Il destino del pover’uomo ha risvegliato, in chi ha prodotto il lapsus, la preoccupazione per una
persona cara, che ha in comune con Guglielmo uno degli aspetti della malattia.

Esempi di azione sintomatica:


Giocherellare con un anello/braccialetto, prendere una cosa in mano ecc.
Esse sono gesti e azioni compiuti sovrappensiero

Nella psicopatologia della vita quotidiana il concetto di determinismo psichico è centrale: ogni fenomeno psichico ha
un senso, un significato, esprime una o più intenzioni ed ha una precisa collocazione all’interno di una concatenazione
di fenomeni psichici.

Freud aggiungerà poi che anche la maggiorparte dei ricordi dei primissimi anni di vita possono
essere considerati come sogni o atti mancati. Essi sarebbero dei ricordi di copertura, formazioni di
compromesso tra i ricordi affettivamente rilevanti, ma dolorosi, e quindi rimossi, che vorrebbero
tornare alla coscienza, e la tendenza della mente a mantenerli rimossi. A causa di questo conflitto
emerge un ricordo che si conserva nella memoria, pur essendo apparentemente irrilevante.
Anche qui il metodo delle libere associazioni permette di ricostruire le memorie rimosse (associativamente connesse a
quella ricordata) a partire dall’analisi del “ricordo di copertura”; anche in questo caso il ricordo di copertura presenta
un’analogia con le caratteristiche del lavoro onirico che passa da pensieri onirici latenti (vero ricordo infantile,
rimosso) al testo manifesto (ricordo di copertura cosciente).

Capitolo 13 – Motti di spirito e umorismo: l’estetica freudiana

Freud nel saggio “Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio” (1905) descrive i meccanismi
psichici che stanno dietro alla comicità delle battute.
Egli afferma che l’effetto comico e il conseguente riso, nei motti di spirito, hanno bisogno di un
lavoro arguto di condensazione o spostamento, analogo al lavoro onirico.
Sulla base della differenziazione tra condensazione e spostamento, Freud distingue due grandi
categorie di motti di spirito:
- I motti di spirito verbali sono costituiti da giochi di parole e ruotano attorno al meccanismo della
condensazione
- I motti di spirito concettuali, invece, fanno leva su un’idea e sono basati prevalentemente sullo
spostamento
Inoltre, Freud distingue anche i motti di spirito innocenti e tendenziosi e questi ultimi in quattro
sotto-categorie: osceni, aggressivi, cinici e scettici.
Le battute oscene nascono, in un ambiente di seduzione, come tentativo di soddisfare dei bisogni libidici in modo
indiretto
Le battute aggressive hanno lo scopo di …
[…]
In particolare, i motti tendenziosi hanno come caratteristica il fatto che per funzionare hanno
bisogno di 3 persone: il soggetto che crea la battuta, l’oggetto che ne è vittima, e l’ascoltatore
(Freud collegherà questa struttura triadica a quella relazionale edipica: il rivale edipico non può essere aggredito
direttamente perché troppo forte, e l’oggetto erotico edipico non può essere sedotto perché appartiene al rivale)

Che funzione hanno i motti tendenziosi?


I motti tendenziosi rappresentano un modo per superare un’inibizione interiore e provare
piacere per la realizzazione di un desiderio o di un impulso riprovevole, in quanto il vero
contenuto dei propri pensieri è mascherato da un lavoro arguto.
Il riso è dunque lo sfogo di un’energia in precedenza utilizzata per mantenere un’inibizione
psichica; “ridere significa essere maligni in tranquillità di coscienza” [cit. Nietzsche]
In parole povere, la "barzelletta" è quel meccanismo comunicativo che ci permette di esprimere
pubblicamente fantasie e pulsioni sessuali, attenuandole e mascherandole attraverso il complesso codice dei processi
primari, così da coinvolgere emotivamente gli ascoltatori in modo non traumatico e aggressivo, cioè senza cadere
nella volgarità imbarazzante di un discorso esplicito e senza veli. Tutto questo senza che nessuno sia consapevole di
ciò che sta realmente passando attraverso il discorso. [cit. Wikipedia]

Freud delinea poi una linea evolutiva dei motti di spirito in 3 stadi…
Gioco infantile  Arguzia  Motto di spirito
Il gioco infantile è basato sul modo di pensare del processo primario, esso si manifesta in giochi di
parole e parole assurde.
Lo stadio dell’arguzia è un compromesso tra processo primario e processo secondario; qui le
battute hanno un minimo di sensatezza e realismo
Il motto di spirito nasce quando una battuta non è solo sensata ma è connessa al tentativo di
appagare desideri ed impulsi inibiti.
L’evoluzione che va dal gioco infantile al motto di spirito, passando per l’arguzia, è parallela al passaggio dal principio
di piacere a quello di realtà, dal processo primario a quello secondario, dall’amoralità al rispetto di etica e norme
sociali.

Esiste tuttavia un’ultima forma di comicità, la più sofisticata, che nonostante dia un piacere
pulsionale minore, suscita maggiore ammirazione: l’umorismo.
Esso si basa sulla capacità di bloccare l’espressione di un affetto penoso e di trasformarlo in
piacere, senza però distorcere la rappresentazione della situazione difficile.
esempio:
Carlo I di Spagna, già Carlo V imperatore tedesco, cade nelle mani del suo acerrimo nemico Silva. Sa che sarà accusato
di alto tradimento e che la sua testa cadrà, ma non rinuncia a farsi riconoscere come Grande di Spagna per diritto
ereditario, e vuole che i suoi privilegi siano rispettati fino alla fine. Tra questi privilegi, vi è quello di tenere il cappello
in testa anche al cospetto del sovrano. Portato al patibolo, Carlo I proclama: “Le nostre teste hanno il diritto di cadere
davanti a te, ma con su il cappello”.

Anche nei motti di spirito, come nei sogni, vi sarebbe una centralità del conflitto tra principio di
piacere e principio di realtà, desideri pulsionali (sessuali e aggressivi) e proibizioni morali.

Capitolo 14 – Lo sviluppo psicosessuale


Lezioni del 13 e 14 febbraio

Eravamo arrivati al punto in cui Freud abbandona la teoria della seduzione sessuale infantile,
reinterpretando quelli che pensava fossero eventi sessuali traumatici realmente accaduti come
semplici fantasie. Freud ipotizzò di conseguenza che anche i bambini nutrissero desideri sessuali
(che si manifestavano appunto in fantasie).
Freud aveva notato poi che le fantasie sessuali alla base dei sintomi si concentravano da una parte
su alcune zone specifiche del corpo (in primis bocca, ano e genitali, quelle alterate in quasi tutti i
casi di isteria), e dall’altra sui familiari (genitori e fratelli).
Freud capisce dunque che la sessualità non compare solamente una volta raggiunta la pubertà,
che essa non è esclusivamente vincolata ai genitali e alla procreazione e che non ha bisogno di
oggetti non incestuosi per essere appagata.

Cosa si intende per sessualità?


La sessualità per Freud esiste fin dall’inizio della vita ed assume diversi significati a seconda dello stato di
sviluppo in cui essa si trova nell’individuo.
Quando la sessualità è solo ad uno stato primitivo, può essere concettualizzata come un insieme di
pulsioni che spingono l’individuo a conseguire un “piacere d’organo”, cioè un appagamento
piacevole connesso alla riduzione della tensione psichica generata dalle fonti pulsionali.
Freud oscilla tra il considerare la pulsione come un costrutto a metà tra lo psichico e il somatico e il definirla come la
semplice controparte psichica dei processi di eccitazione somatica
Queste pulsioni coinvolgono una FONTE (parti del proprio corpo da dove ha origine; es. processi
biochimici al livello dei genitali), una SPINTA (motivazione ad agire più o meno intensa), una META
(azioni/attività che forniscono l’appagamento; es. rapporto sessuale) e un OGGETTO (parti del
corpo proprie/altrui o un’altra persona, che permettono il raggiungimento dell’appagamento).
La pulsione è la controparte psichica di processi di eccitazione di tipo somatico
La pulsione alla base della sessualità è la libido.
Le pulsioni che spingono la persona a mantenersi viva e sana sono le pulsioni di autoconservazione (fame, sete ecc.)

La sessualità adulta è invece un rapporto in cui l’altra persona viene considerata come un oggetto totale, cioè come
una persona diversa da se stessi (con una propria storia e caratteristiche personali); il rapporto fra il soggetto e
l’oggetto permane nonostante momenti di frustrazione e di assenza (dunque non è vincolato alla possibilità di un
appagamento immediato) ed è caratterizzato dal prevalere dell’amore per l’altro, il quale contiene e argina
l’espressione di aggressività; è un rapporto in cui la tenerezza e la comprensione (ovvero la “libido inibita nella meta”)
coesistono con la passione e il desiderio; è un rapporto in cui il momento massimo di piacere si realizza nell’orgasmo,
ottenuto mediante rapporti genitali (il “primato genitale” o non (“piaceri preliminari”) fra persone di sesso opposto).

Nel corso del tempo la libido cambia in fonte, meta e oggetto*, passando per delle fasi.
*= l’oggetto è l’aspetto maggiormente variabile della libido
Tutto il percorso che fa la sessualità dall’inizio della vita per arrivare ad una fase più adulta, viene
chiamato sviluppo psicosessuale.
Sviluppo psicosessuale perché le varie fasi del percorso, secondo Freud, lasceranno tracce nei tratti del carattere che
sviluppiamo, negli interessi e negli oggetti che ci piacciono e nella patologia che potremo sviluppare. Le fasi hanno
inoltre, per Freud, base biologica e sono relativamente invariabili tra gli individui.

 Orale
o Autoerotica e di suzione preambivalente
o Sadico-orale e narcisistica
 Anale
o Prima sottofase (piacere derivato da attività distruttive)
o Seconda sottofase (piacere derivato da attività di controllo)
 Fallica
o Complesso edipico
 Di latenza
 Genitale

Le sottofasi della fase orale e anale sono state introdotte in seguito (1924) da Karl Abraham, uno dei principali allievi di
Freud.
Per Freud un’importanza particolare la riveste la fase fallica, perché è in quel contesto che si sviluppa quello che per
lui è il complesso nucleare delle nevrosi: il complesso edipico

Inoltre, lo sviluppo psicosessuale può essere articolato lungo altre 3 fasi che descrivono il rapporto
tra soggetto e oggetto:
1. Autoerotismo
2. Narcisismo
3. Investimento oggettuale

È lo sviluppo delle pulsioni sessuali che permette il passaggio da una condizione autoerotica e
narcisistica a quella di investimento oggettuale!
La pulsione sessuale (libido) si sviluppa in appoggio alle pulsioni di autoconservazione, mutuando da esse sia le parti e
attività del corpo sia gli oggetti da investire.

FASE ORALE (1 anno di vita)


La primissima fase dello sviluppo psicosessuale è definita da Freud autoerotica, poiché il bambino
prova piacere nella stimolazione di parti del proprio corpo, il quale è considerato in toto una zona
erogena.
Per zona erogena si intende quel punto del corpo attraverso la stimolazione del quale si ottiene un piacere.
Bambinaie, balie, tate ecc. con le pratiche di accudimento del bambino, in qualche modo lo eccitano, e lui sfoga la sua
eccitazione per mezzo di attività masturbatoria

In questa fase il bambino non distingue sua madre da se stesso (fase di identificazione primaria)

Nella fase orale vera e propria, la zona erogena principale (OGGETTO) è quella della bocca e
l’attività che fornisce l’appagamento (META) è la suzione del seno materno, ma anche del dito.
Freud originariamente pensava che fosse il dito l’oggetto principale, per cui la riteneva una fase autoerotica, poi passò
a pensare che l’oggetto principale fosse il seno della madre.
Dire che il seno è l’oggetto principale è sia vero che sbagliato. È vero perché di fatto è così, è falso perché nell’ottica
freudiana, il bambino nella fase orale non differenzia ancora la madre da se stesso.
Nella seconda sottofase orale (sadico-orale o “cannibalica”), la comparsa dei denti fa sì che la meta
del bambino non sia più la suzione ma il mordere l’oggetto.
Ci sarà infine una fase in cui la meta diventerà l’incorporazione di ciò che è piacevole e l’espulsione
di ciò che è spiacevole, che avrà come conseguenza la formazione di un “io-piacere-puro”, per il
quale tutto ciò che è bene è sé e tutto ciò che è male è non-sé (mondo esterno).
La controparte psichica dei meccanismi di incorporazione ed espulsione sono i processi di introiezione e proiezione: il
bambino assimila all’immagine di sè tutto ciò che è fonte di piacere e attribuisce, proietta all’altro tutto ciò che è fonte
di dolore.
La polarità organizzatrice della vita psichica è piacere vs dispiacere
(fase dominata dal principio di piacere)
L’angoscia principale in questa fase dello sviluppo psicosessuale è la paura di morire di fame, la
quale successivamente assumerà per Freud una forma più specifica: la paura di perdere l’oggetto,
che è il seno prima e la madre poi.
La paura di perdere l’oggetto rappresenta l’angoscia di trovarsi in balia delle proprie pulsioni, senza possibilità di
appagarle

Alcuni tratti del carattere adulto, compresi comportamenti sessuali e patologie, risentono delle
vicissitudini della fase orale.
esempi:
stimolazione orale nel piacere preliminare della sessualità adulta (baciare, leccare, succhiare, mordicchiare)
patologie del comportamento alimentare e le tossicomanie coinvolgono la funzione orale
patologie con deliri di essere avvelenati
modi di dire come “è una persona molto dolce”

Tutti gli esempi vengono spiegati in questo nuovo modello come manifestazioni di regressioni a una fase precedente e
normale dello sviluppo psicosessuale, dove si è verificata una fissazione.

Come si spiega questo?


Nella teoresi freudiana ogni patologia psichica è conseguenza di una regressione a punti di
fissazione
Nel percorso, relativamente prestabilito, dello sviluppo della psico-sessualità, l’energia psichica
procede per stadi. Se durante uno stadio c’è un appagamento eccessivo, una frustrazione
eccessiva dei propri desideri, o se si verifica un fenomeno traumatico (es. svezzamento troppo
precoce), allora una quantità superiore alla norma* di energia psichica resta bloccata a quello
stadio, o perché spera di prolungare indefinitamente quell’appagamento, o perché spera di
ottenere prima o poi quell’appagamento che non ha mai ricevuto oppure perché non riesce a
elaborare il trauma avvenuto. Se ciò avviene si dice che si è verificata una fissazione, ovvero si è
stabilito un punto di fissazione, per il quale un quantitativo cospicuo di energia psichica non è in
grado di procedere verso lo stadio successivo, e quindi la persona ha una quantità di energia
ridotta che gli permette di svilupparsi.
*questo perché nella concezione di Freud, il raggiungimento di una certa fase dello sviluppo psicosessuale non implica
il superamento completo di quella precedente, quindi un totale disinvestimento di energia in essa, bensì un suo
perdere di priorità e un suo coesistere con quella successiva
A quel punto, se la parte ridotta di energia che procede incontra dei nuovi ostacoli ( es. un’altra
frustrazione), essa sarà facilitata nel tornare indietro (cioè nel regredire) alla fase precedente in cui
ce n’era di più; questo meccanismo di frustrazione e regressione ai punti di fissazione è il
meccanismo centrale della patogenesi delle nevrosi.
esempio visivo:
Un esercito che procede deve conquistare delle città. In ogni città che conquista mette degli avamposti; se una città è
stata particolarmente difficile da conquistare, l’esercito vi lascerà più soldati, perché quella città è più a rischio, quindi
ci saranno meno soldati che possono andare alla città successiva, se in quella successiva incontra altri problemi difficili
da superare, i soldati che fanno? Tornano dove sta la fortificazione precedente e dove ci sono più soldati.
Il punto di fissazione è il punto dove è stato lasciato un contingente corposo di soldati, la regressione è il movimento
per cui se quelli sono andati avanti incontrano dei problemi tornano al punto di fissazione precedente.

Tutte le alterazioni del funzionamento orale connesse alle nevrosi (tosse isterica, afonia isterica ecc.) non sono dunque
necessariamente la traccia di seduzioni sessuali subite nell’infanzia che hanno coinvolto la bocca (come Freud aveva
pensato fino al 1897), ma possono essere l’espressione di fantasie sessuali patogene che coinvolgono regressivamente
questa parte del corpo

Nella fase orale si trovano i punti di fissazione connessi a due grandi tipi di patologie: schizofrenia
(fase orale preambivalente) e depressione (fase sadico orale).

FASE ANALE o “SADICO-ANALE” (2 anno di vita)


È chiamata fase anale perché la zona erogena principale è l’ano.
Il piacere tratto dalla stimolazione della zona anale è mediato dall’espulsione (prima sottofase) e
dalla ritenzione (seconda sottofase) delle feci, resa possibile dall’acquisizione della capacità di
controllare la muscolatura volontaria ( controllo dello sfintere anale).
La prevalenza dell’attività espulsiva o ritentiva caratterizzano rispettivamente la prima e la seconda sottofase.
Le feci acquisiscono una particolare importanza per il bambino; esse sono il suo primo possesso,
produzioni del suo corpo ed espressioni di sé; per il bambino fare la cacca significa dare all’altro
qualcosa di molto importante e prezioso di sé.
A dimostrazione di questo vi è il fatto che spesso i bambini una volta fatta la cacca la mostrano alla mamma, ci giocano
senza che gli faccia schifo e generalmente la fanno solo in presenza di persone a cui vogliono bene.
Inoltre, “tenere in considerazione” = “cagare” nel linguaggio comune  tracce della rilevanza che le feci hanno avuto
nell’infanzia.
È in questa fase che il bambino definisce il suo primo senso di autodeterminazione, tramite il
controllo delle feci e l’intervento muscolare sul mondo:
esempio:
autodeterminazione: “la cacca la faccio quando e dove decido io; non voglio che sia tu a stabilirlo”
esempio:
tirare i capelli, le orecchie, stringere, fare graffi, prendere gli oggetti e tirarli continuamente per terra ecc.

In questa fase il bambino ha uno spiccato carattere sadico (pulsioni sadiche), emerso come
conseguenza del piacere tratto dall’espulsione delle feci e dallo sporcare.

Il sadismo si connette a un altro elemento centrale della fase anale: l’ambivalenza tra
l’autodeterminazione e l’amore verso l’oggetto (madre):
il bambino vuole decidere autonomamente quando e dove fare le feci, vuole trarre da esse il
massimo piacere erotico, godendo delle proprie feci e del disordine che crea;
allo stesso tempo il bambino è disposto a rinunciare al suo diritto di autodeterminazione e
gratificazione in cambio delle manifestazioni di amore della madre
Vi è inoltre un’ambivalenza nel concetto di feci:
esse sono la cosa più preziosa che il bambino ha e allo stesso tempo sono una cosa estremamente distruttiva che egli
può usare contro un altro; anche se nel pensiero freudiano prevale l’orientamento positivo (pezzo di te che tu dai
all’altro solo se l’altro in cambio ti da amore e considerazione).
La polarità centrale della fase sadico anale è dunque quella dell’attività vs passività, cioè chi
decide e chi è vittima della decisione altrui

Nella fase anale si trovano i punti di fissazione della paranoia (prima sottofase) e della nevrosi
ossessiva (seconda sottofase)

Anche la fase anale è in grado di influire sulle caratteristiche del comportamento e patologie adulti
esempi:
ammirare le natiche di una persona
odorare insistentemente
propensione per i rapporti anali
modi di dire nei quali “merda” indica una svalutazione ed “essere cagati” vuol dire godere di grande considerazione

FASE FALLICA (3-6 anni)


La zona erogena prevalente è il fallo per il maschio e il clitoride per le femmine.
L’attività principale tramite cui si ricava piacere nella fase fallica è la “masturbazione”, o meglio la
stimolazione diretta del genitale.
Le fantasie masturbatorie dei bambini in questa fase sono quelle di praticare un foro e inserirsi
attraverso di esso, aggredire con violenza per mezzo del pene, dare o ricevere un bambino da
entrambi i genitori
(tutto questo anche nelle femmine, poichè la libido ha una natura essenzialmente maschile, attiva e aggressiva; cit.)
Oltre all’attività masturbatoria, durante la fase fallica appaiono altre pulsioni parziali.
- Erotismo uretrale
Attorno all’erotismo uretrale, per il quale si prova piacere con la minzione, secondo la psicanalisi
freudiana si sviluppano i desideri di ambizione e rivalsa del bambino, connessi alla dimostrazione,
ai genitori, di essere in grado di non farsi più la pipì a letto.
- Esibizionismo
I bambini durante la fase fallica amano esibirsi, mostrarsi nudi, ed attirare l’attenzione.
- Pulsione epistemofilica
I bambini iniziano ad essere molto interessati ai corpi e alle attività private dei genitori (spiano i
genitori in bagno, vogliono guardare come sono fatti i genitali dei genitori  voyeurismo).
La pulsione epistemofilica rappresenta il piacere e la spinta al conoscere.
In questa fase i bambini iniziano ad elaborare delle teorie sessuali infantili, per potersi spiegare in
che modo possano dare o ricevere un bambino dalla madre, oggetto di investimento libidico.
Queste teorie sono influenzate dalle zone erogene in loro attive (i bambini “capiscono” che i
genitali c’entrano qualcosa, connessa al penetrare ed all’inserirsi) e dall’osservazione dei genitori.
La teoria più comune è quella per cui i bambini, una volta cresciuti nella pancia della madre a causa di un
bacio o di un cibo particolare, escono per mezzo dell’ano (quindi anche il padre può fare bambini).
Il bambino inizia a farsi le sue idee anche su cosa significhi stare insieme: potersi guardare nudi senza essere sgridati.
La scena primaria, ovvero il rapporto sessuale fra genitori, è l’esperienza dalla quale sono tratte le
maggiori informazioni riguardo alle differenze anatomiche tra i sessi e alla nascita dei bambini.
Per secoli è stato assolutamente normale il fatto che i bambini dormissero nella stessa stanza in cui dormivano
genitori, fratelli e zii; i bambini imparavano come si scopa perché lo osservavano di frequente.
A partire dalla scena primaria, nella fase fallica dello sviluppo psicosessuale si sviluppa il
complesso di Edipo, che secondo Freud era il complesso nucleare delle nevrosi.

La polarità organizzatrice della vita psichica è dotato di un pene vs evirato

Nella fase edipica si trovano i punti di fissazione di isteria di conversione e fobie

IL COMPLESSO EDIPICO

NEI MASCHI
All’inizio della fase fallica, l’oggetto di investimento libidico principale del bambino continua ad
essere la madre. Il padre, che nel frattempo è diventato oggetto di identificazione e ammirazione,
è però visto anche come un rivale di cui sbarazzarsi (ambivalenza).
Dunque in questa fase il bambino si masturba e fa fantasie sessuali riguardo alla mamma,
immaginando di togliere di mezzo il padre, suo rivale, uccidendolo.
Per questo motivo, il bambino inizia a sviluppare la paura che il padre, suo rivale, possa castrarlo;
l’attività masturbatoria inizia così ad essere interdetta.

Questa angoscia di castrazione diventa concreta nel momento in cui, grazie all’osservazione
diretta o indiretta* della scena primaria, il bambino comprende la vera natura del genitale
femminile, che quindi è davvero possibile vivere senza un pene e che il padre potrebbe
effettivamente castrarlo.
*Diretta nel senso che vede o sente i genitori scopare; indiretta nel senso che il bambino ricorda osservazioni simili
fatte in passato oppure osserva la scena primaria sugli animali.
Il bambino infatti, prima di osservare la scena primaria, generalizzava a tutti gli esseri umani, in
particolare quelli più forti e degni di amore, la presenza del pene
Sua madre era dunque una madre fallica, credenza che spesso persiste nei sogni degli adulti

L’attività masturbatoria e i desideri incestuosi verso la madre vengono dunque completamente


abbandonati dal bambino, per proteggere il suo pene.
Il complesso edipico positivo* maschile crolla di fronte all’ angoscia di castrazione
* positivo = eterosessuale; negativo = omosessuale

Questa prima angoscia di castrazione fa sì che il bambino cambi oggetto di investimento libidico.
Il bambino, capito che il suo desiderio di prendere il posto del padre nella scena primaria andrebbe
in contro alla castrazione, è costretto a cambiare oggetto dalla madre al padre
è come se dicesse “visto che papà è più forte di me, e rischio di perdere il pene, è meglio che lascio perdere la rivalità
con papà e cerco di farmelo amico”; se il nemico è troppo forte meglio che te lo fai amico, questa è la logica alla base

Il bambino passa da un’attività masturbatoria esplicita connessa a fantasie attive eterosessuali


verso la madre (per cui si identifica col papà nella scena primaria), ad una posizione in cui la
masturbazione viene abbandonata e si hanno fantasie passive omosessuali verso il padre (per cui
si identifica con la madre nella scena primaria).

Però, dice Freud, anche questa nuova scelta di investimento libidico, per il bambino esita in una
castrazione.
Per il bambino infatti, assumere una posizione femminile nei confronti dell’uomo implicava la rinuncia alla propria
virilità e al proprio pene.
Quindi nel maschio, tanto il complesso edipico positivo quanto quello negativo devono essere
abbandonati in virtù del fatto che entrambi esitano in una temuta castrazione.
Anche il complesso edipico negativo maschile crolla a causa dell’angoscia di castrazione
In questa fase il bambino ha un amore narcisistico per il suo pene, che supera quello oggettuale per i genitori

NELLE FEMMINE
Come per i maschi, nelle bambine il primo oggetto d’amore è la madre, e il rapporto con lei è
carico di desideri sessuali attivi e intensi (complesso edipico negativo)
la bambina vorrebbe dare e ricevere un bambino da lei, si sente sedotta e vuole sedurla, vede il padre come rivale
Questo rapporto si incrina quando la bambina scopre, attraverso l’osservazione del corpo
maschile, che i maschi hanno qualcosa che lei non ha, il pene.
La bambina sviluppa l’invidia del pene ed incolpa la madre per averle dato qualcosa in meno
rispetto agli altri esseri umani; inizia così ad odiarla ed a sentirsi a disagio con i propri genitali al
punto da interrompere la pratica masturbatoria, in quanto il piacere da essa derivato è stato
compromesso.
Tutto ciò fa sì che la bambina abbandoni la madre come oggetto d’amore e si rivolga al padre, che
inizialmente è visto solo come un’appendice del pene (complesso edipico positivo).
La bambina inizia ad amare il padre in quanto per mezzo del rapporto speciale con lui fantastica di potersi appropriare
di quella parte del corpo, che di fatto è un simbolo di potere, forza e qualità positive.
Con l’aumento del desiderio verso il padre, la bambina desidererà avere un figlio da lui, così che il
figlio si riveli un sostituto del pene che la bambina avrebbe voluto ricevere originariamente.
Dunque il complesso edipico positivo della bambina si caratterizza per un investimento libidico passivo, che
si manifesta in fantasie di ricevere dal padre il pene prima e un bambino poi
L’atteggiamento attivo era crollato con la presa di consapevolezza che il suo genitale è un buco, una mancanza

Questi desideri incestuosi nei confronti del padre, tuttavia, sono inevitabilmente destinati alla
frustrazione; questa frustrazione è il motivo per cui la bambina finirà per rinunciare ai desideri
incestuosi, e verrà così superato anche il secondo, complesso edipico positivo.
Il fatto di abbandonare il complesso edipico positivo per frustrazione, è però un fattore motivante
molto meno intenso rispetto all’angoscia di castrazione (protezione dell’incolumità del proprio
corpo, del proprio pene).
L’abbandono dell’orientamento incestuoso quindi, nelle bambine è meno netto che nei bambini, e
questo, secondo Freud, fa sì che dal punto di vista etico e morale la donna sia meno forte rispetto
all’uomo.

Altre manifestazioni del complesso edipico positivo femminile nella vita adulta…
Sentimenti di inferiorità, rivalsa e rabbia che spesso le donne hanno nei confronti degli uomini.
Gli atteggiamenti di passività, gelosia e invidia si manifesteranno anche in età adulta, in maniera più
spiccata nel sesso femminile.

Sintetizzando…
Maschi: complesso edipico positivo  angoscia di castrazione  complesso edipico negativo 
angoscia di castrazione  fine
Femmine: complesso edipico negativo  invidia del pene  complesso edipico positivo 
frustrazioni  fine

In cosa consiste essenzialmente il complesso edipico?


Per Freud, il complesso edipico sarebbe il dramma che si costella attorno all’insieme di sentimenti
di esclusione, inadeguatezza, competizione e invidia scaturiti dall’osservazione della scena
primaria.
Desiderio e ostilità nei confronti dei genitori, sentimenti di esclusione, inferiorità, rivalità e gelosia,
Dunque la scena primaria è per Freud l’elemento organizzatore del complesso edipico.

Perché è il “complesso nucleare delle nevrosi”?


Secondo Freud, le nevrosi si costruiscono attorno ai temi emotivi e relazionali connessi al
complesso edipico. Se le vicissitudini del complesso edipico non riescono ad essere elaborate
adeguatamente (per caratteristiche individuali e ambientali), nel futuro si può regredire verso uno
stadio pre-edipico dello sviluppo, cioè una delle sottofasi della fase anale o orale.
La fase della pubertà è l’ultima opportunità che una persona ha per rinegoziare tutti i problemi
edipici che non sono stati risolti durante l’infanzia; è infatti proprio durante la pubertà, o la fine di
essa, che si ha l’età di insorgenza delle patologie adulte.

FASE DI LATENZA (6-11 anni)


In questa fase lo sviluppo psicosessuale va in pausa: le pulsioni sono meno intense, il bambino
sviluppa una moralità in contrasto con le pulsioni e il rapporto con i genitori è di tipo affettivo.
Tutto ciò è possibile grazie ai meccanismi di formazione reattiva, sublimazione ed inibizione nella
meta, per cui le pulsioni sessuali sono trasformate e sfogate tramite comportamenti e pensieri più
socialmente accettabili.
es. Il rapporto di tenerezza con i genitori è una pulsione sessuale inibita nella meta; i sentimenti di orrore, pudore e
disgusto sono delle formazioni reattive ai comportamenti schiettamente pulsionali infantili; l’accumulare denaro è una
sublimazione del trattenere le feci
In questa fase vengono gettate le basi del futuro carattere e/o psichismo della persona.
In genere in questa fase tutti i bambini diventano religiosi, fanno le preghierine, il catechismo, rituali, la masturbazione
viene abbandonata e vissuta in modo conflittuale; fase in cui inizia la scolarizzazione

FASE GENITALE (pubertà e adolescenza)


In questa fase sono riprese le tematiche del complesso edipico, le quali però devono essere
rinegoziate alla luce di nuovi compiti evolutivi, uno dei quali è l’amare in modo tenero e
passionale una persona al di fuori del nucleo familiare.
Per fare ciò, il ragazzo dovrà imparare a staccare la libido inibita nella meta (tenerezza e affetto)
dai genitori e orientarla verso i partner, riunificandola così con tutta la libido non inibita.

Altri compiti di questa fase sono:


- abbandonare il principio di piacere per fare spazio al principio di realtà
- superare la relazione di dipendenza coi genitori
- stabilire legami forti con i pari
- relazionarsi con oggetti interi*, cioè persone percepite nella loro complessità
Ovviamente tutti i problemi edipici non negoziati rendono complessi tutti questi passaggi
*= quando una persona viene vista come diversa da sé, con una propria vita mentale, dei propri interessi; che esiste
ed ha valore indipendentemente dai desideri e dalle emozioni momentanee del soggetto.

RIEPILOGO

Polarità:
Fase orale: piacere vs dispiacere
Fase anale: attivo vs passivo
Fase fallica: dotato di un pene vs evirato

Angoscia prevalente:
Fase orale: paura di perdere l’oggetto (angoscia di separazione)
Fase anale: paura di perdere l’amore/stima dell’oggetto
Fase fallica: angoscia di castrazione
Fase adulta: angoscia morale (quando si agisce in maniera difforme dai propri valori morali)

Punti di fissazione:
Fase orale: schizofrenia e depressione
Fase anale: paranoia e ossessività
Fase fallica: isteria di conversione e fobie

Capitolo 15 – I casi clinici di Dora, del piccolo Hans e dell’uomo dei topi
Lezioni del 19 e 20 febbraio

IL CASO CLINICO DI DORA (1901)


Questo caso clinico è descritto prima che Freud completasse i capisaldi della teoria dello sviluppo psicosessuale
È un caso molto importante perché nell’analisi di Dora si vede il modo in cui Freud usa i sogni, interpreta i sintomi, e
soprattutto inizia a comprendere e sistematizzare il transfert, in virtù dell’interruzione precoce della terapia.
Dora (Ida Bauer) è una ragazza di 14 anni portata in terapia dal padre, ex-paziente di Freud, poiché
presentava una serie di sintomi isterici.
Oggi sappiamo che quasi sicuramente Dora era una paziente borderline con tratti istrionici, paranoidi e somatoformi.
Il caso di Dora è un insieme di triangoli edipici che si incrociano, tra la sua famiglia e quella degli
amici coniugi K:
1. Dora / Padre / signor K
Il signor K è l’autore di 2 episodi di seduzione a danno di Dora, e suo padre era complice
2. Dora / Padre / signora K
Il padre aveva una relazione extraconiugale con la signora K, a cui Dora rifiutava di credere
3. Dora / signor K / signora K
Dora era innamorata del signor K, ma allo stesso tempo era amica molto intima della signora K
4. Dora / Padre / Madre
Il triangolo edipico originario

La situazione è questa:
Gli eventi traumatici a causa dei problemi di Dora sono 2 episodi di seduzione subiti dal signor K.
Egli era innamorato di Dora e anche lei, in fondo, ricambiava. Dora a quel punto era però in
difficoltà, perché nel frattempo aveva sviluppato un rapporto intimo con la signora K, a cui faceva
da babysitter ai figli e che era diventata un punto di riferimento. Il padre di Dora infine, aveva una
relazione extraconiugale con la signora K, che Dora per del tempo tollerò, negandone l’evidenza.
Quest’ultima relazione era tollerata nella famiglia K perché c’era l’idea che almeno il signor K ci poteva provare con
Dora; era uno scambio reciproco tra i maschi in questione, un gentleman agreement.

Questa ragazza di 14 anni si trova inserita in una rete di relazioni completamente folli tra gente più grande di lei: un
padre che dovrebbe proteggerla ma non lo fa perché nel frattempo tradisce la moglie con la signora K; la signora K è
un punto di riferimento per Dora, che però le crea una difficoltà perché a lei un po’ piace il signor K e un po’ lui ci
prova con lei; una situazione che era un bordello.

I problemi principali che si pone Freud in analisi sono:


Perché Dora rifiuta le avances del signor K, se in realtà a lei piace?
Dora rifiuta le avances del signor K quando scopre che lui ci aveva provato allo stesso modo con la
cameriera, sentendosi tradita e ricordandole la stessa sessualità promiscua, disordinata del padre.
Qui inizia a crearsi in Freud l’idea che il signor K possa essere un sostituto paterno del padre di Dora, e che
quindi riattivasse in lei il tabù dell’incesto e quell’ambivalenza di amore/odio.
Dora regredisce all’amore per il padre per sfuggire al conflitto che vive nei confronti del signor K, ma anche
qui sente il suo amore tradito perché il padre a quel punto amava la signora K, così come amava sua madre
durante il complesso edipico (a questo Freud non arriva ancora).
Perché la relazione tra Dora e la signora K, prima così intima, si è poi interrotta?
Dora si accorge che probabilmente la signora K era così carina con lei solo perché era la figlia
dell’amante. Dora quindi si sente tradita dalla signora K, così come si era sentita tradita da sua
madre in origine, dal signor K e da suo padre.
Questi quesiti sono completamente fuori contesto se visti oggi

Quello di questa ragazza è un racconto di tradimenti e abusi, che si traducono in un’isteria (“isteria
da conversione”) con vari sintomi (compiacenza somatica: il significato dei sintomi organici)
L’afonia rappresenta l’intensità con cui Dora sente la mancanza del signor K, che continua inconsciamente ad amare
La tosse nervosa rappresenta l’appagamento del desiderio fantastico di un rapporto orale con il signor K
La nausea rappresenta il rifiuto dei desideri sessuali propri (verso il signor K) e altrui.
La paura di imbattersi in persone in atteggiamenti intimi è indicatore di una nostalgia per l’amore verso il signor K
Il senso di oppressione al torace rappresenta la pressione dei genitali del signor K su quelli di Dora, durante un
episodio di seduzione

Altri temi presenti nell’analisi di Dora sono…


Il tornaconto primario del sintomo: sintomo come fuga da un conflitto che non è possibile
risolvere e affrontare – intrinseco al sintomo
il sintomo ti esime dalla responsabilità di affrontare coscientemente un conflitto e decidere cosa fare coscientemente;
di fronte a un conflitto che non riesci a risolvere sviluppi un sintomo e così bypassi la necessità di risolverlo
Il tornaconto secondario del sintomo: capacità adattiva dell’Io di trarre vantaggi concreti dal
sintomo – sviluppato a posteriori
Una volta che ti trovi il sintomo, l’Io dice: “visto che c’è, a sto punto traiamoci un qualche tipo di guadagno”
es. un sintomo nevrotico che ti impedisce di uscire ed andare a lavoro può avere come tornaconto positivo il fatto di
avere qualcuno che ti mantiene, non doversi assumere le responsabilità adulte ecc.
es. il caso dell’uomo dei lupi; viene data maggiore attenzione a quest’uomo, arriva il successo e lucra sul sintomo
attraverso interviste, libri ecc.

Dora rimarrà in terapia con Freud soltanto per 3 mesi.


Freud spiegherà questo abbandono di Dora affermando che lei avesse sviluppato, nei suoi
confronti, delle aspettative che lo assimilavano al padre e al signor K (il “transfert”). Dora
avrebbe pensato che, come era stata tradita dal padre, dal signor K e dalla signora K, non si poteva
fidare nemmeno di Freud, sospettava che anche lui volesse approfittarsi di lei e finì per
abbandonarlo.
Uno dei principali errori nel trattamento di Dora fu proprio il non accorgersi e focalizzarsi subito su
queste “traslazioni” negative.

Il caso di Dora è importante per 3 ragioni:


1. Freud si accorge che i sintomi isterici sono sovradeterminati, fanno riferimento a più intenzioni,
emozioni e pensieri non necessariamente collegati tra loro coerentemente.
2. Freud si accorge dei primi accenni di un complesso edipico
3. Freud si accorge del transfert (le “traslazioni”): il riproporsi, nella relazione terapeutica, di una
configurazione relazionale - con annessi sentimenti, desideri e pensieri - avuta con una figura
rilevante del proprio passato

Si possono distinguere 2 tipi di traslazioni…


“Transfert simili alle riedizioni”: la configurazione relazionale non cambia nell’essenza, ma si adatta
alle caratteristiche diverse della situazione e della persona presente.
“Transfert simili a una ristampa”: la configurazione relazionale rimane esattamente la stessa, ad
eccezione della sostituzione della persona originaria con quella presente
Dunque desideri, paure e conflitti che si provavano in infanzia verso una figura di riferimento, li si prova in età adulta
verso un’altra figura di riferimento.

“La traslazione è una creazione della malattia che viene utilizzata per formare tutti gli ostacoli che rendono il materiale
inaccessibile alla coscienza e alla cura; perché solo dopo che è stata sciolta il malato ha la sensazione di essere
convinto dell’esattezza dei vari nessi costruiti dall’analisi”.
Oltre a identificare le resistenze, chiarirne la natura e invitare i pazienti a superarle, e oltre a interpretare il senso di
sintomi, sogni e lapsus, l’analista ha dunque il compito di riconoscere il transfert dei pazienti, ricostruendo il loro
passato rimosso sulla base di questi indizi.

IL CASO CLINICO DEL PICCOLO HANS (1908)


Hans è un bambino di 5 anni che presenta una fobia per i cavalli.
È il primo caso di psicanalisi fatta su un bambino, anche se indirettamente
(il padre faceva delle relazioni su ciò che accadeva a casa e le raccontava a Freud con le lettere; Freud interpretava e
diceva al padre cosa avrebbe dovuto dire e fare per aiutare la risoluzione di questa fobia)
Hans aveva paura che i cavalli potessero morderlo e che essi potessero cadere.
Freud riconduce questi sintomi fobici al complesso edipico:
Hans in quel momento sta attraversando il complesso edipico, per cui fantastica di uccidere il
padre per prendere il suo posto. La fantasia di uccidere il padre però, lo rende vittima di sensi di
colpa (paura del cavallo) e allo stesso tempo teme di essere evirato per questo (paura che il
cavallo possa morderlo). Il cavallo è dunque il sostituto edipico del padre, ottenuto tramite
spostamento.

Fatalmente in quel periodo la madre rimane incinta, e il piccolo Hans sviluppa una serie di fantasie
aggressive nei confronti della sorellina che sta per nascere; egli riporta infatti che vorrebbe far
cadere “i carri carichi di merci” (madre che contiene la sorellina); questo gli fa provare ancora più
sofferenza.

È una fobia che ruota attorno alle angosce ed ai sentimenti del complesso edipico, che si basa sui
meccanismi dello spostamento e del capovolgimento nel contrario
spostamento perché i sentimenti d’odio e angoscia verso il padre vengono gestiti spostandosi su un’altra figura: horse
capovolgimento nel contrario perché Hans teme sia che il cavallo possa cadere e sia che possa fargli del male

Il caso si risolve quando Freud interpreta ad Hans il suo complesso edipico:


“Gli rivelai che egli aveva paura del suo papà (riferito ad Hans), proprio perché lui voleva tanto
bene alla mamma. Credeva perciò che il babbo fosse arrabbiato con lui, ma non era vero, il babbo
gli voleva bene lo stesso e lui gli poteva confessare tutto senza paura.”

Il caso di Hans è importante perché con esso Freud cerca di validare e trovare traccia del proprio
impianto teorico sul complesso edipico e i comportamenti messi in atto:

- Il piccolo Hans attribuiva il “fapipì” (pene) indistintamente a maschi e femmine


 convinzione che tutti gli esseri umani avessero il pene
- Il piccolo Hans amava osservare i genitori in bagno e spiare i loro corpi nudi
- Il piccolo Hans voleva sapere da dove vengano i bambini, come arrivino nel grembo materno
 pulsione epistemofilica e voyeurismo

IL CASO CLINICO DELL’ UOMO DEI TOPI (1908)


L’uomo dei topi (Ernst Lanzer) è un giurista di 29 anni che soffre di nevrosi ossessiva.
Nello specifico, Ernst soffriva di:
- rappresentazioni ossessive; timore che qualcosa di brutto e doloroso potesse accadere a due
persone a lui molto care: il padre (defunto da anni) e la donna amata
- impulsi ossessivi; ad esempio impulsi suicidari e omicidi, diretti o indiretti
- deliri ossessivi
esempi dal libro:
1) ordine di dare l’esame alla prima sessione  ordine di tagliarsi la gola  ordine di uccidere la nonna dell’amata
La nonna era quella che impediva all’amata di stare insieme a lui in un periodo in cui stava preparando l’esame e
quindi era particolarmente agitato o occupato.
L’impulso originario è dunque quello di uccidere la nonna, ma per questo si sente inconsciamente troppo in colpa e
quindi il comando diventa “no, ti devi uccidere tu”.
2) comportamento folle per dimagrire  ordine di buttarsi giù dal burrone
Nel periodo in cui lui voleva dimagrire eccessivamente, la donna amata villeggiava nella stessa città, ma era in
compagnia di un ragazzo di nome Richard (in gergo: “Dick”); in tedesco “dick” significa grasso; dimagrire quindi
significava uccidere il grasso, uccidere Dick (Richard).
L’impulso autolesivo suicidario è quindi in realtà una forma di autopunizione rispetto a un desiderio omicida diretto al
rivale che ostacola il suo rapporto con la persona amata
Freud in quel periodo dirà che il suicido è sempre una forma di omicidio indiretto; fantasia suicidaria come formazione
di compromesso tra il desiderio di uccidere e il senso di colpa e quindi l’autopunizione

Ernst aveva una relazione complessa con suo padre, che era la persona a lui più cara e stimata ma
allo stesso tempo oggetto di ostilità e paura.

L’esperienza che ha spinto Ernst ad andare da Freud è la seguente (delirio ossessivo):


Nell’esercito, Ernst decide che vuole dimostrare ai suoi superiori di essere uno in gamba e capace di fare.
Un giorno, durante una marcia, Ernst si accorge di avere perso gli occhiali (pince-nez) ad una sosta ma, per non
ritardare la partenza per cercarli, decide di farsene rimandare degli altri fermoposta, ad un’altra stazione.
In quella stessa sosta, a pranzo, Ernst inizia a parlare con due ufficiali di un’orribile pena corporale orientale; uno dei
due, tra l’altro, a quanto si diceva aveva una passione per la crudeltà.
La prima cosa che Ernst fa quando sente di questa tortura è immaginare che venga applicata al padre e alla sua donna.
La sera successiva, quello stesso ufficiale gli consegna il pacchetto arrivato per posta dicendo: “devi restituire i soldi al
tenente A. perché è lui che ha pagato alla posta”; lui subito pensa “no, se ridò i soldi al tenente A. succede quella cosa
a mio padre e alla mia donna”; subito dopo essersi detto questo, si impone “TU devi dare i soldi al tenente A”
(i soldi in questione erano 3,80 corone)
In quei giorni cerca dunque di restituire i soldi al tenente A. ma questo, una volta incontrato, rivela ad Ernst che in
realtà era stato il tenente B. a pagare i soldi.
A quel punto Ernst, per adempiere al suo ordine in maniera letterale, arrivò al punto da pensare di andare con A. e B.
alla posta, dare i soldi alla signorina della posta così che lei li avrebbe dati a B. che a sua volta li avrebbe dati ad A.
Alla fine Ernst non fece così, ma dopo essersi tormentato una notte senza dormire, decide che rivelerà tutto al tenente
A. nel pomeriggio.
Ernst tuttavia non fece nemmeno in questo modo, perché aveva paura che A. lo prendesse per pazzo; quindi per avere
una scusa per non andare a parlargli, affida al destino la decisione su quale treno prendere.
Dopo una serie di ripensamenti ossessivi, decide di scendere con il treno a Vienna dove abitava un suo amico, per
esporgli il suo problema e lasciare decidere a lui il da farsi (anche qui secondo il destino).
L’amico di Vienna, una volta ascoltato il suo racconto capisce che quella di Ernst era un’ossessione, e l’indomani
mattina lo accompagna dunque alla posta per spedire i soldi all’ufficio postale dove era arrivato il pince-nez.
Ernst non si oppose perché sapeva fin dall’inizio che non doveva i soldi ad altri che alla signorina dell’ufficio postale.

Tutto il delirio quindi, nato come risposta a ciò che il primo tenente gli dice, nascondeva
un’informazione che lui aveva conservato fin dall’inizio, ovvero che l’unica persona che doveva
ricevere i soldi in tutto ciò era l’impiegata della posta.

I problemi a cui Freud cerca spiegazione sono…


1) Perché quando l’ufficiale parla della tortura, lui immagina che avvenga al padre morto e
all’amata?
Uno dei ricordi più importanti dell’infanzia di Ernst era una scena in cui lui aveva morso una
persona e il padre l’aveva sgridato; questo ricordo si era associato simbolicamente alla discussione
attuale per cui l’ufficiale aveva preso il posto del padre che lo sgridava, e il mordere si era
associato al rosicchiare dei topi nell’intestino della povera vittima.
L’idea che la tortura avvenga al padre è in realtà diretta all’ufficiale, tanto crudele.
La discussione sulla tortura e il rapporto di ambivalenza col tenente (per cui Ernst voleva
dimostrargli di essere uno in gamba ma allo stesso tempo lo detestava), avevano riattivato in lui
quel ricordo infantile e quello stesso rapporto che aveva nei confronti del padre.
Inoltre, per le leggi del simbolismo...
i topi = piccoli animali = bambini
entrare nell’ano = uscire dall’ano (due cose opposte possono volere dire la stessa cosa)
Quindi la tortura dei topi inconsciamente rappresenta una fantasia di gravidanza, che a quel punto era appropriata per
dire “ma che stai dicendo” alla richiesta del tenente di restituire i soldi, perché l’amata era sterile e il padre non
poteva avere figli in quanto era morto.
2) Perché quando l’ufficiale dice di ridare i soldi al tenente A. lui, pur sapendo che la richiesta è
sbagliata non lo dice e invece sviluppa il delirio ossessivo?
Ernst elabora la risposta “ma che stai dicendo” in modo diverso, egli pensa “tanto è vero che devo
restituire i soldi al tenente A. quanto è vero che mio padre e la mia donna possono avere dei figli”.
Ernst si sentiva in colpa per avere oltraggiato le due persone che gli erano più care e per
autopunirsi si impose un giuramento impossibile da mantenere, ovvero “no, ora devi TU devi dare
i soldi al tenente A.”
3) Che senso ha questo delirio ossessivo?
Per spiegarne il senso bisogna inquadrare la situazione che il paziente stava vivendo:
Ernst stava facendo il militare, anche il padre aveva avuto una carriera militare.
Ernst aveva scoperto che suo padre aveva contratto dei debiti perché giocava d’azzardo (era un “topo da gioco”) e
questo lo faceva vergognare; quindi quando si trova nella situazione di dover restituire dei soldi, si trova in una
situazione simile a quella del padre, e visto che lo aveva sempre criticato per il fatto che aveva dei debiti, sentiva un
conflitto tra l’identificazione e l’opposizione polemica a lui.
Ernst era partito per le manovre mentre era fidanzato con questa donna che non gli poteva dare dei figli.
Il fatto che lei non potesse dargli dei figli, il sospetto che non fosse fedele e la lontananza, gli fa venire la fantasia di
tradirla.
A quel punto Ernst vive nuovamente un atteggiamento simile a quello del padre e per cui lo aveva criticato, ovvero la
mancanza di fedeltà alla donna amata (il padre infatti, scelse di sistemarsi con una donna di famiglia abbiente anziché
stare con la donna amata, più povera).
Si pone così un ulteriore conflitto di ambivalenza verso il padre (seguire le sue orme e tradire, oppure no) e verso
l’amata (amore vs frustrazione causata dal fatto che non la vedeva, non ci poteva scopare, non poteva avere figli e
dubitava della sua fedeltà)

Tutta questa componente critica rispetto alla donna amata ed al padre non riusciva ad esplicitarla coscientemente,
quindi lo fa inconsciamente nella fantasia dei topi (tornaconto primario).
Inoltre c’entrano anche i giochi di parole: zoccola = sorcola in spagnolo = sorci e giocatore d’azzardo = topo da gioco;
(topi rimanda verbalmente a questi due elementi).

Inoltre Ernst, durante la terapia, penserà che Freud voglia dargli in sposa sua figlia Anna.
La terapia durerà 1 anno circa, l’uomo dei topi morì successivamente nella 1° guerra mondiale.
È un esempio di transfert paterno per cui Ernst pensa che Freud voglia che lui segua l’esempio del
padre e sposi la figlia di una buona famiglia (che secondo lui era quella di Freud) e non, invece, la
donna amata.

Capitolo 16 – Leonardo da Vinci, Schreber: passione del sapere e teoria delle psicosi
e Introduzione al narcisismo
Lezione del 14 febbraio

Nel 1910 Freud scrive un saggio su LEONARDO DA VINCI nel quale cerca di spiegare alcuni tratti
del suo carattere, della sua creatività e della sua produzione, a partire dalle sparse notizie
bibliografiche sul suo conto ma soprattutto a partire da un suo ricordo infantile:
“ne la prima ricordazione della mia infanzia ‘e mi pareva che, essendo io in culla, che un nibbio venisse a me
e mi aprissi la bocca colla sua coda, e molte volte mi percotessi con tal coda dentro alle labbra”

Innanzitutto Freud ipotizza che questo possa essere un ricordo di copertura, generatosi per
coprire l’evento affettivamente rilevante dell’allattamento materno e l’idea del pene, con la
conseguente omosessualità.
Freud inoltre, interpreta la tendenza di Leonardo ad abbandonare le sue opere al loro destino
come un’identificazione con il padre che lo aveva abbandonato nei primi anni di vita (considerato
come “figlio illegittimo”) e, sempre come identificazione con il padre, Freud interpreta la passione
per il lusso e il bel vestire.
Per quanto riguarda la madre invece, Leonardo l’avrebbe rappresentata tramite il sorriso nella
Gioconda ed altri dipinti.

Inoltre, il disinteresse di Leonardo per la sessualità, sarebbe causato dalla sua pulsione
epistemofilica particolarmente accentuata.
Essa avrebbe, in origine, attirato a sé le pulsioni sessuali, rafforzandosi e mantenendosi nel tempo.
Il destino della pulsione epistemofilica per cui essa va a sostituirsi all’attività sessuale, è solo uno
dei 3 esiti della suddetta pulsione delineati da Freud:
1) finisce per essere inibita con il proseguire dello sviluppo psicosessuale
2) finisce per assumere la forma di un rimuginare ossessivo sterile

DANIEL SCHREBER, 51 anni, era il presidente della Corte d’Appello di Dresda.


Egli fu vittima di due episodi psicotici:
- ipocondria (a 42 anni)
- schizofrenia paranoide
I sintomi di questa seconda malattia erano un delirio di persecuzione sessuale…
Schreber pensava di essere stato evirato e trasformato in donna per poter abusare di lui; questo ad opera
del dottor Flechsig prima e di Dio poi
… che si trasformò in un delirio di grandezza religioso…
Schreber si convinse poi che questa trasformazione in donna fosse necessaria affinchè lui potesse assolvere
alla funzione di redentore del mondo e generatore di una nuova umanità
… e infine in un delirio di fine del mondo, per il quale tutti i viventi erano considerati “uomini fatti
fugacemente” dopo un disastro cosmico
durante l’evoluzione della malattia poi il sistema delirante divenne sempre più complesso e ricco di dettagli

In che modo Freud spiega i deliri di Schreber?

Delirio di persecuzione:
La frustrazione del desiderio di generare figli con la propria moglie, insieme all’insorgenza di una
crisi nervosa, aveva favorito la “regressione nostalgica” di Schreber a quel periodo di 10 anni
prima, in cui il caro Flechsig lo aveva guarito dalla prima malattia.
In questo modo si è verificato uno spostamento da una configurazione edipica positiva (amore per
la moglie, generare figli con lei) ad una negativa (amore per Flechsig/Dio, partorire un figlio a lui).
A quel punto, per rimuovere i desideri omosessuali passivi, inaccettabili, Schreber tramite la
formazione reattiva passa dall’amore all’odio e proietta questo sentimento verso Flechsig e Dio
che, a quel punto, “lo odiano” e vogliono perseguitarlo.

Delirio di grandezza e di fine del mondo:


La rimozione dei desideri omosessuali inaccettabili, viene inoltre attuata in Schreber anche
ritirando la propria libido da tutti gli oggetti e investendola sull’Io, regredendo così ad una fase
auto-erotica narcisistica.
A quel punto il mondo diviene affettivamente poco rilevante e poco degno di interesse.
A quel punto Schreber, per ristabilire la relazione con gli oggetti del mondo, proietterebbe su di
essi la sua ostilità interiore, creando così il delirio; esso sarebbe quindi un tentativo della malattia
di ricostruire la relazione con la realtà, un tentativo di guarigione.

IL NARCISISMO (“Introduzione al narcisismo”)

Per Freud il narcisismo è l’investimento libidico dell’Io.


In quanto la libido è la responsabile dell’interesse affettivo/erotico e della valutazione positiva
degli oggetti che investe, questi sentimenti sono rivolti essenzialmente a sé stessi.
Come visto in precedenza, il narcisismo umano si manifesta in alcuni sintomi clinici come l’ipocondria e il delirio di
grandezza e il distacco dalla realtà tipici della schizofrenia.

Per Freud il narcisismo insorgerebbe, all’interno dello sviluppo psicosessuale, nel momento in cui
iniziano a crearsi nel bambino rappresentazioni di sé come differenziate dagli oggetti (fase orale).
A quel punto il bambino, tramite l’incorporazione di ciò che è piacevole e l’espulsione di ciò che è
spiacevole, formerà un io-piacere-puro (il mondo esterno è odiato).
Questa condizione è definita da Freud narcisismo primario.
Questa condizione narcisistica primaria onnipotente, connessa al principio di piacere e all’appagamento allucinatorio e
all’identificazione primaria tra sé e la madre, verrebbe abbandonata soltanto in seguito delle frustrazioni imposte dalla
realtà; quando il bambino capisce che da solo non è in grado di appagare tutti i suoi desideri, egli è costretto ad
abbandonare l’orientamento narcisistico primario.
Il narcisismo primario verrà poi superato, in seguito alle frustrazioni imposte dalla realtà, in favore
di un investimento oggettuale (oggetti differenziati da sé).

L’investimento oggettuale può seguire 2 criteri di scelta:


1) investimento oggettuale “per appoggio”
La persona sceglie di investire libidicamente (quindi ama, idealizza) l’oggetto che gratifica le sue
pulsioni di autoconservazione (che lo nutre, lo accudisce, lo protegge: la madre e il padre all’inizio)
2) investimento oggettuale narcisistico
La persona sceglie l’oggetto che gli sembra più simile a sé; questo fa sì che la persona potrà amare
solo chi gli ricorda se stesso, chi originariamente apparteneva a lui o chi può vivere come colui che
gli permetterà di raggiungere il suo sé ideale* (che lo completa e lo rende orgoglioso)
Questa è anche una spiegazione dell’omosessualità per Freud: l’omosessuale si identifica con la madre (mediazione) e
sceglie oggetti che ricordano lui stesso.
(investimento narcisistico e oggettuale sono reciprocamente escludentisi)

*l’Ideale dell’Io è la rappresentazione di ciò che il soggetto pensa di dover essere per sentirsi
perfetto; è l’istanza psichica che rappresenta quello che il soggetto vorrebbe diventare
la coscienza morale è deputata a comparare il Sé reale con l’Ideale dell’Io, premiando con
sentimenti di orgoglio o punendo con sentimenti di colpa somiglianze e differenze tra i due Sé.

P.S: ci sarà sempre e comunque una quota di libido investita su di Sé, come “residuo del narcisismo
primario”; mentre prende il nome di narcisismo secondario la quota di libido che viene re-investita sul sé a
posteriori, ritirandola dagli oggetti (fenomeno regressivo)
Capitolo 17 – Il caso dell’uomo dei lupi: scena primaria e fantasie primarie come
organizzatori psichici

Sergej Pankeev è il figlio di un ricco proprietario terriero russo, 23enne quando inizia la terapia
con Freud.
10 anni dopo tornerà in terapia con Freud dopo avere perso tutti i suoi averi a causa della Rivoluzione di Ottobre; in
quell’occasione Freud farà una colletta insieme ad altri analisti per permettergli di pagarsi un’altra terapia
L’evento scatenante della sua sofferenza fu il rendersi conto di essere affetto da gonorrea
(infezione blenorragica), per cui viveva una crisi interiore.
Sergej era inoltre affetto da un’ostinata stitichezza.
Tutto il trattamento dell’uomo dei lupi si concentrerà sulle vicissitudini psichiche dei suoi primi anni di vita
La scena primaria a cui Sergej assiste da piccolo (1 anno e mezzo), sarà l’inizio delle vicissitudini
cliniche ed evolutive del paziente.
Essa verrà ricostruita da Freud e Sergej a partire da un sogno ricorrente che aveva come
protagonisti dei lupi bianchi.

Il caso dell’uomo dei lupi è utile a Freud per verificare, confutare od ampliare le sue ipotesi
teoriche e quelle dei suoi allievi e critici (Jung e Adler principalmente)

Attraverso l’analisi di alcuni ricordi di copertura di Sergej, emergono in lui delle memorie rimosse
che permettono a Freud di osservare le sue (di Sergej) vicissitudini edipiche, che porteranno poi
alle relative patologie adulte.

Il primo ricordo di copertura è quello della farfalla gialla, le cui ali avevano appendici appuntite.
Il colore giallo ricordava una varietà di pere di nome Gruŝa, la farfalla è un simbolo genitale femminile e le appendici
appuntite sono un simbolo fallico
Questo ricordo di copertura teneva nascosta la scena in cui Sergej vide la domestica Gruŝa china
sul pavimento e, eccitato, orinò per terra. Ella reagì minacciandolo di evirazione.
Questo successe all’età di 2 anni e mezzo

Il secondo ricordo di copertura è quello in cui alla stessa domestica (Gruŝa), durante una gita in
carrozza, vola via il cappello, con gran gusto dei bambini.
Freud disse a Sergej che questo ricordo di copertura alludeva ad un complesso di evirazione e
virilità; come conseguenza di questa affermazione, Sergej iniziò ad avere sogni ricorrenti
riguardanti il tema dell’aggressività contro la sorella e la governante (voleva strappargli i vestiti e
vederle nude).
A quel punto, dopo un po’, in una seduta Sergej si ricordò finalmente della scena in cui lui subì una
seduzione sessuale da parte della sorella, che gli aveva preso il pene in mano e ci aveva giocato.
Questo successe all’età di 3 anni e mezzo
In quella scena Sergej aveva un ruolo passivo, il quale minava la sua virilità, dunque era stata
rappresentata da lui all’opposto, con i sogni ricorrenti di natura sessuale attiva e aggressiva.

La minaccia di evirazione da parte della governante determinò la regressione della sessualità di


Sergej alla fase sadico-anale* (e da qui il suo radicale cambio di comportamento nei confronti
della governante), e il complesso di virilità fece sì che l’investimento libidico venisse spostato
dalla governante al padre: Sergej iniziò in quel periodo (3 anni e mezzo) a provocarlo per essere
da lui punito, alla ricerca di una forma primitiva, masochistica e passiva di amore.
*= fase in cui la castrazione non è contemplata
A 4 anni, Sergej fece per la prima volta il famoso sogno dei lupi, che agì come nuovo trauma.
“era notte e mi trovavo nel mio letto. Improvvisamente la finestra si aprì da sola, e io, con grande spavento,
vidi che sul grosso noce proprio di fronte alla finestra stavano seduti alcuni lupi bianchi. Erano sei o sette. I
lupi erano tutti bianchi e sembravano piuttosto volpi o cani da pastore, perché avevano una lunga coda
come le volpi, e le orecchie ritte come quelle dei cani quando stanno attenti a qualcosa. In preda al terrore –
evidentemente di essere divorato dai lupi – mi misi a urlare e mi svegliai.”

Tramite questo sogno infatti, Sergej comprese la natura della scena primaria precedentemente
osservata e la conseguenza che sarebbe derivata dall’assumere un ruolo passivo con il padre: la
castrazione.
Sergej sviluppa dunque una fobia per i lupi, come sostituti per spostamento del padre della scena
primaria (il quale lo avrebbe castrato), e la fobia di venire divorato da essi, come simbolo del
desiderio di venire posseduto sessualmente dal padre, rimosso poiché associato anch’esso alla
castrazione e alla paura di morire a causa di dissenteria (che si manifesterà in età adulta con la
stitichezza di cui era affetto il povero Sergej).
Il noce rappresentava la madre (nda)

Infine, verso i 5 anni, Sergej ebbe due episodi allucinatori, nel primo vedeva che il mignolo della sua mano era tagliato
e penzolava; nel secondo ricordava di aver inciso la corteccia di un noce e di avervi visto sgorgare del sangue.
Anche in questi due episodi si ripresentava in forma mascherata il tema dell’evirazione e quello della scena primaria
come gesto sadico compiuto dall’uomo sulla donna.

I problemi dell’uomo dei lupi si risolsero inizialmente grazie all’escamotage tecnico che Freud sperimentò in questo
caso: fissare una data in cui il trattamento sarebbe finito, qualunque fossero state le condizioni cliniche del paziente.
In questo modo Freud combatteva la mancanza di progressi data dalla fissazione e dal rapporto di dipendenza che i
pazienti avevano con lui.

Capitolo 19 – Setting e processo analitico, resistenze e transfert


Lezione del 27 febbraio

Come funzionava in concreto un’analisi ai tempi di Freud?


Le analisi duravano dai 6 ai 12 mesi e Freud vedeva i suoi pazienti 6 volte a settimana per la durata
di 1 ora (dati variabili a seconda della gravità della patologia).
Il paziente veniva steso su un lettino e l’analista si sedeva dietro di lui, in modo che fosse al di fuori
del suo campo visivo.
In questo modo l’analista poteva essere più rilassato nel lasciarsi andare all’ascolto fluttuante delle libere associazioni
del paziente, e quest’ultimo non veniva influenzato dalla vista dell’analista, dalle sue reazioni.
L’atteggiamento dell’analista doveva essere neutrale e benevolo: egli doveva restituire al paziente
l’immagine più obiettiva di ciò che succedeva dentro di lui, senza voler influenzare le sue scelte o
preferenze, in modo da aiutarlo semplicemente a conoscersi meglio anche negli aspetti inconsci.
La relazione era caratterizzata da anonimato, il paziente non doveva sapere nulla dell’analista, di quello che provava e
della sua vita privata; niente, in modo che il paziente potesse attribuire a lui tutto ciò voleva e rendere così più
semplice l’analisi del transfert.
L’analisi era condotta in uno stato di astinenza e frustrazione: l’analista non gratificava i desideri del paziente ed egli
doveva astenersi dal prendere decisioni rilevanti per la sua vita (esse avrebbero rischiato di essere “scelte nevrotiche”)
ed astenersi dal sesso (sia rapporti completi che soltanto masturbazione)
Il processo analitico
In origine, il fine ultimo di una psicoanalisi era quello di chiarire al paziente il senso e l’origine dei
suoi sintomi; questo era possibile grazie allo strumento dell’ipnosi prima (terapia catartica), della
suggestione poi (pressione della mano) e infine grazie alle libere associazioni.
Una volta tirato fuori il materiale grezzo dalle libere associazioni del paziente, il modo in cui i
contenuti inconsci, riguardanti senso e origine dei sintomi, divenivano coscienti, era tramite
l’interpretazione dell’analista.
L’interpretazione infatti fornisce delle rappresentazioni di parola, per quelle di cosa inconsce del paziente.

Tuttavia, quel controinvestimento energetico del Prec (vedi cap. 11), che faceva sì che ci fosse una
costante opposizione all’emergere alla coscienza di desideri, traumi e conflitti inconsci, si
manifestava anche nel processo analitico come resistenza, in quanto lo scopo del processo era
proprio quello di far divenire coscienti i contenuti inconsci.
La resistenza è qualsiasi forma di difficoltà/fatica a collaborare attivamente e in modo totale con l’analista.
esempi: difficoltà a ricordare; ad essere ipnotizzato; a seguire la regola fondamentale delle libere associazioni;
difficoltà ad accettare un’ipotesi o interpretazione
Le resistenze sono di fatto la controparte relazionale di meccanismi di difesa

Dunque, sulla base di questo assetto mentale, prima che di chiarire significato e origine dei
sintomi, il compito centrale dell’analista diventò quello di identificare le resistenze del paziente e
aiutarlo a superarle (anni 1910~)
perché a rigor di logica, una volta tolta la resistenza, i contenuti emergerebbero da sé

Un altro ostacolo alla buona riuscita della terapia era il transfert.


Con il transfert, vengono attribuiti al medico sentimenti negativi, di dipendenza o di sessualità
(appartenenti a figure rilevanti del passato), che disturbano la qualità della sua relazione col
paziente, necessaria per la buona riuscita della terapia
l’analisi è compromessa se la paziente si arrabbia, innamora o sviluppa troppa angoscia di dipendere dal dottore

Nel 1912, in “Dinamica della traslazione”, Freud distingue 3 tipi di transfert:


- transfert positivo irreprensibile
- transfert erotico
- transfert negativo

Il transfert positivo irreprensibile è quel rapporto di stima, fiducia ed affetto che il paziente
sviluppa nei confronti del medico. È un fenomeno alimentato da quella parte di libido che ha
percorso tutto lo sviluppo psicosessuale ed è orientata alla realtà, sotto il saldo dominio dell’Io.
È su questo transfert che si fa leva, nel corso del trattamento, per incoraggiare il paziente a superare le sue resistenze

Viceversa, il transfert erotico e il transfert negativo si manifestano in relazioni non-sane, in


quanto alimentati da quella parte di libido che, a causa dei fenomeni di fissazione e regressione,
era rimasta ad uno stato primitivo, infantile, dello sviluppo psicosessuale.
Di conseguenza, quanto più una persona versava in uno stato di frustrazione libidica, tanto più transfert erotico e
negativo diventavano rilevanti; ciò era ben osservabile nei pazienti nevrotici, che necessariamente vedevano frustrate
parti della loro libido.

Il transfert si manifesta soltanto nel contesto del trattamento analitico?


No, il transfert è un fenomeno universale e si manifesta in qualsiasi altro tipo di terapia o relazione intima
esempi: lo manifestavano le pazienti ricoverate negli ospedali psichiatrici, gli studenti nei confronti dei professori… il
transfert ce l’abbiamo tuti nei confronti di figure rilevanti della nostra vita.
Ma qual è la funzione del transfert nel corso dell’analisi? Perché si manifesta?
Perché la paziente stima, si innamora, dipende, si arrabbia con l’analista??
Il transfert è determinato dal principio di coazione a ripetere, ed è rafforzato dalla resistenza.
Oltre al principio di piacere, Freud introduce, per spiegare il fenomeno del transfert, il principio di coazione a ripetere,
per il quale le persone ripetono attivamente, e senza rendersene conto, configurazioni relazionali, esperienze passate.

Il transfert si manifesta dunque perché in questo modo i pazienti soddisfano il principio di


coazione a ripetere, ed allo stesso modo si oppongono (fanno resistenza), al processo analitico
(cioè alla presa di consapevolezza di sé, dolorosa), in quanto viene disturbato il rapporto medico-
paziente.
Da questo punto di vista il transfert sarebbe funzione anche del principio di piacere.
Ciò che evidenzia ancora di più la funzione di resistenza del transfert, è il fatto che esso si manifesta in forma più
violenta proprio prima che sta per riemergere nel paziente un materiale rimosso particolarmente rilevante.

Dal punto di vista tecnico, il transfert avviene quando gli affetti inconsci, per ripresentarsi nella
relazione con l’analista, si associano alle rappresentazioni preconsce di quest’ultimo.

N.B: il transfert è una forma di coazione a ripetere, non è una resistenza in sè

Il transfert dunque, è sì, una delle maggiori cause di resistenza al processo analitico, ma è anche la
maggiore fonte di informazioni sui problemi passati e presenti del paziente.

Ricapitolando...
Nella prima fase del processo analitico, l’analista aveva il compito di:
- sviluppare un transfert positivo irreprensibile
- identificare le resistenze* e invitare i pazienti a superarle
- chiarificare origine e senso di sintomi, sogni e lapsus
*= vedi cap. 22
Il transfert positivo irreprensibile è indispensabile per affrontare e superare le resistenze del paziente, lavoro molto
angosciante per lui

Una volta analizzati i sintomi del paziente, la libido che prima vi era vincolata si ritrova libera, e va
a convergere sulla figura dell’analista, che diviene allora l’oggetto degli investimenti cognitivi,
affettivi e motivazionali del paziente; si instaura così una nevrosi di transfert, artificiale, che va a
sostituire la nevrosi originale con cui il paziente aveva iniziato l’analisi.
Dunque a quel punto il problema del paziente non è più quello originario, sintomatico, ma il rapporto con l’analista

Inizia così la seconda fase del processo analitico, nella quale diviene centrale l’analisi della nevrosi
di transfert e il suo superamento.
La risoluzione della nevrosi di transfert è necessaria per la completa risoluzione dei sintomi, e si
attua nel momento in cui il paziente percepisce e vive l’analista in modo realistico.
In questa fase il paziente rivive appieno, con l’analista, gli elementi centrali dei suoi problemi nevrotici antichi.

Nella terza fase (l’ultima) del processo analitico, alla luce della risoluzione della nevrosi di
transfert, il paziente rielabora ciò che è stato il suo percorso di terapia, si rende conto delle
resistenze che ha scoperto in sé grazie all’analista e di come i suoi problemi lo abbiano influenzato
in vario modo.
La terza fase è come un ripasso, consapevole e maturo, di ciò che è stato il proprio percorso d’analisi (NdA)

Il succo dell’analisi è:
1. ricordare (lavoro iniziale sulle resistenze ed interpretazione dei sintomi)
2. ripetere (lavoro sulla nevrosi di transfert che si instaura con l’analista)
3. rielaborare (lavoro di ripasso, maturo e consapevole)
in tutto ciò è importante avere costruito fin dall’inizio un rapporto di collaborazione, fiducia e stima con il paziente,
per resistere ai casini (abbandono o interruzione della terapia, mancanza di collaborazione ecc.) che si sarebbero
potuti creare nel corso dell’analisi.

Successivamente (in “Analisi terminabile e interminabile”), Freud implementerà, in aggiunta al transfert positivo
irreprensibile, un ulteriore fattore per la buona riuscita di un’analisi: l’alleanza con l’analista (vedi cap. 23)

Capitolo 20 – La depressione secondo la psicanalisi


Lezione del 20 febbraio

A partire dagli anni ’10, a Freud si presentano sempre più spesso casi di depressione
(“melanconia” come veniva chiamata al tempo) ...

La prima cosa che Freud nota occupandosi di questa patologia è la somiglianza con il lutto,
fenomeno normale e fisiologico, nelle sue caratteristiche manifeste.
Sia melanconia che lutto sono caratterizzate da dolorosi sentimenti di tristezza, perdita di piacere, motivazione ed
interesse verso il mondo esterno; l’origine di entrambi i quadri clinici è la stessa: la perdita di un oggetto amato;
perdita che può essere sia concreta che astratta (esempi: perdere un’ideologia, la patria, l’amore o la stima di...)

Freud allora cerca di comprendere il significato del lutto, per potere avanzare così ipotesi
psicoanalitiche sulla sua controparte patologica: la melanconia, appunto.
Freud studiò la melanconia in dialogo con Karl Abraham

Come si spiega il lutto?


Il lutto è la conseguenza di un lavoro psichico necessario per adattarsi alla perdita.
In conseguenza dell’esame di realtà, il soggetto in lutto ha il dovere di svincolare,
rappresentazione per rappresentazione, la libido dall’oggetto perduto, “come per non morire
assieme a lui”.
Questo lavoro di disinvestimento libidico dalle rappresentazioni dell’oggetto perduto, è doloroso e
richiede molta energia d’investimento al soggetto in lutto; per questo motivo al soggetto resta
poca energia per tutto il resto, e si spiegano così i sintomi.
Freud spiega invece il dolore psichico del lutto dicendo che esso è causato dalla condizione di non appagabilità
dell’investimento oggettuale, in quanto l’oggetto d’investimento è stato perso.

Nella depressione tuttavia, c’è una caratteristica che non troviamo nel lutto: il senso di colpa
La persona melanconica accusa sé stessa di misfatti, difetti e mancanze e si auto-svaluta.
Nel lutto il mondo esterno della persona appare svuotato; nella melanconia l’Io appare svuotato.

Inoltre, nonostante le persone melanconiche abbiano una bassa stima di sè, non si vergognano a
comunicare la loro sofferenza ed auto-accuse agli altri.
La melanconia avrebbe dunque anche un elemento fastidioso/molesto, che ha origine nell’aggressività e che è
coinvolto nella patogenesi di questa patologia

Come si spiega questo senso di colpa, nella melanconia?


Continuando ad analizzare casi di pazienti melanconici, Freud nota che la relazione del
melanconico con l’oggetto perduto era spesso connotata da ambivalenza e narcisismo ...
ambivalenza perché il legame non era solamente di affetto/fiducia, ma aveva insieme molti elementi di frustrazione,
critica e rabbia; narcisismo perché il legame esisteva in funzione della regolazione dell’autostima del soggetto
... e che quelle critiche che il melanconico muoveva verso l’oggetto amato, erano le stesse che
rivolgeva poi a se stesso, una volta perso tale oggetto.

Freud fa 2+2 e arriva così all’ipotesi per cui la melanconia sarebbe il risultato di un processo di
introiezione dell’oggetto perduto, in conseguenza dell’incapacità di elaborarne la perdita.

Anziché elaborare la perdita, il melanconico la nega, identificandosi con l’oggetto perduto.


(NdA) Il paziente riesce così a non perdere l’oggetto, poichè lo ritrova in se stesso; in questo modo il paziente torna ad
appagare la libido legata a quell’oggetto (investim. narcisistico), anziché disinvestirla come un individuo sano farebbe
Così facendo, tutta la componente critica e di colpa che originariamente il melanconico rivolgeva a
quell’oggetto, viene rivolta verso se stesso.

Ma perché i melanconici non riescono ad elaborare normalmente una perdita?


I melanconici hanno un punto di fissazione alla fase sadico-orale, che facilita la regressione della
relazione oggettuale al narcisismo, tipico di quella fase.
Il narcisismo in questione sarebbe secondario, in quanto formatosi in conseguenza di un fenomeno regressivo

La regressione ad una fase di investimento oggettuale narcisistico, attuato tramite identificazione


con l’oggetto perso, appaga la componente libidica del rapporto con quell’oggetto, che a quel
punto non necessita più di un disinvestimento e quindi di un’elaborazione normale e sana.
Non ti trovi più in una condizione in cui la componente libidica del rapporto non può essere appagata perché hai perso
l’oggetto, poiché ora sei tu l’oggetto, che ami in modo narcisistico.

Gli elementi più importanti che la depressione mette in evidenza, e da cui Freud prenderà spunto
per riformulare la sua metapsicologia sono i seguenti:
- La coscienza morale ha una genesi relazionale ed è frutto di un’interiorizzazione degli oggetti
fondamentali della vita delle persone
- La coscienza morale, in certe circostanze patologiche, sa essere davvero spietata
Freud prenderà spunto anche da questo per affermare che il Super-io ha una natura aggressiva

Dunque lo sviluppo dell’apparato psichico è potentemente influenzato dall’interiorizzazione delle relazioni con gli altri

Freud infine spiegherà anche la presenza degli stati maniacali assieme a quelli melanconici, nella ciclotimia psicogena:
Nella mania l’Io deve essere riuscito in un momento a superare la perdita dell’oggetto, e ora tutto l’ammontare dei
controinvestimenti che la dolorosa sofferenza della melanconia aveva attinto all’Io per attrarlo e vincolarle a sé si
rende nuovamente disponibile.
Come l’esaltazione connessa all’ubriachezza e il piacere derivato dai motti di spirito, quindi, anche gli affetti di trionfo
ed eccitazione connessi alla mania possono essere spiegati con l’improvviso liberarsi delle energie psichiche prima
legate nella gestione del doloroso conflitto melanconico.

Capitolo 21 – La nuova teoria delle pulsioni e della struttura mentale (2° topica)
Lezione del 21 febbraio
Negli anni 1920-21 Freud si ritrova, anche per circostanze storiche, a doversi occupare di una
nuova classe di fenomeni, quelli ripetitivi di natura post-traumatica.

Cosa sono questi fenomeni ripetitivi di natura post-traumatica?


Il fatto che spesso le persone, senza volerlo, rivivono costantemente esperienze
rilevanti/traumatiche del passato, tramite flashback o sogni (nei reduci di guerra, per esempio),
giochi (nel caso dei bambini) o transfert (nel caso dei pazienti in analisi).
1) I reduci di guerra, nella vita quotidiana si ritrovano all’improvviso a ricordare, in forma estremamente vivida ed
emotivamente intensa, le scene più traumatiche da loro assistite; oppure queste gli appaiono in sogno, in maniera più
o meno esplicita.
2) Attraverso l’osservazione di un suo nipotino, Freud nota che questa ripetizione post-traumatica si manifestava
anche nel gioco dei bambini.
Questo nipotino continuava a ripetere un gioco basato sul gettare via un rocchetto di filo, per poi ritirarlo a sé; egli
pronunciava, dopo il primo lancio, il suono “o-o-o” che rimandava a “fort” e quindi “via!”, e successivamente, una
volta ritirato a sé il rocchetto, pronunciava “da!”, che significa “qua, eccolo!”.
Freud riconnette questo gioco all’esperienza traumatica dell’allontanamento della mamma, che spesso si assentava
però poi ritornava.

Qual è la spiegazione a questi fenomeni?


1) La prima spiegazione che si era dato Freud (nel 1899 con l’Interpretazione dei sogni) era basata
sul principio di piacere: le persone ripetevano queste esperienze nei sogni, nelle fantasie e nelle
azioni, per il tentativo di appagare desideri infantili rimossi connessi a queste scene.

Freud si accorge però che la prima spiegazione non andava più bene.
Questo perché egli notò che in conseguenza del transfert (di cui Freud si accorse nel 1901 con il
caso di Dora), così come in conseguenza dei flashback nei reduci di guerra e nel gioco dei bambini,
ci si trovava comunque a provare di nuovo esperienze penose, dolorose e angoscianti.
Non è plausibile che queste persone ripetano certe esperienze perché gli danno o gli hanno dato un qualche tipo di
piacere poiché hanno appagato i loro desideri!
L’esistenza dei sogni post-traumatici inoltre, è la prima violazione seria dell’ipotesi di Freud per cui i sogni fossero
tentativi di appagare desideri infantili rimossi; i sogni post-traumatici non sono spiegabili nemmeno come l’auto-
punizione, connessa a desideri infantili rimossi che il soggetto vorrebbe appagare, (perché questi eventi erano casuali
ed accidentali), come venivano spiegati gli incubi
Elabora dunque una seconda spiegazione...

2) La ripetizione è funzionale ad elaborare, a posteriori, il trauma.


Padroneggiare/elaborare un trauma vuol dire saperne modulare l’impatto emotivo e saperlo inserire nel proprio
vissuto complessivo
Rivivendo il trauma nel presente, la mente ha nuove possibilità di padroneggiarlo, in quanto:
- esso viene inserito nel vissuto complessivo delle rappresentazioni della persona; dunque non è
più un fattore isolato affettivamente violento, ma parte delle esperienze della persona
- la sua valenza emotiva e traumatica viene ridotta, dato che questa viene determinata dal fatto di
non essere preparati psicologicamente al trauma
i traumi erano spesso vissuti da soggetti che erano completamente impreparati alla possibilità che potessero accadere

Questa seconda spiegazione era tuttavia incompleta, poiché chiariva il manifestarsi e ripetersi
delle esperienze traumatiche nei flashback e nel gioco dei bambini, ma non giustificava il transfert,
per il quale l’esperienza ripetitiva sembrava essere fine a se stessa ed avere come unico scopo
quello di ostacolare il processo analitico.
Freud arriva così ad ipotizzare infine che, al di là del principio di piacere, esista un altro principio
organizzatore, che induce la mente a ripetere esperienze passate: la coazione a ripetere.
Cioè la mente non solo può essere spinta a cercare il piacere ed evitare il dolore (principio di piacere), non solo può
imparare a cercare ciò che è utile ed evitare ciò che è dannoso (principio di realtà), ma può anche tendere a ripetere
situazioni e configurazioni passate, secondo un ulteriore principio psichico, quello della coazione a ripetere

Freud arriverà a considerare la coazione a ripetere come una caratteristica di base delle pulsioni,
che a quel punto verranno viste come “spinte, insite nell’organismo vivente, a ripristinare stati
precedenti dell’essere al quale l’organismo ha dovuto rinunciare sotto l’influsso di forze
perturbatrici provenienti dall’esterno*”.
Questo valeva non solo per gli umani ma per tutti gli esseri viventi.
* = Che vuol dire? Vedi la “favola biologica” a pag. 266-269
Per Freud, la prima pulsione che emergerebbe nell’essere vivente sarebbe orientata a far sì che la materia organica ritorni alla condizione inorganica; e poi quando la
materia organica, inizialmente unitaria, finisce per essere divisa in tanti elementi diversi, emergerebbe una pulsione a ristabilire l’unità precedente.
Freud ipotizza che una pulsione nasca all’interno della materia vivente ogni volta che si verifica un cambiamento drammatico; la pulsione che ne emergerebbe sarebbe
orientata a ritornare allo stato precedente. Freud ipotizza che la vita pulsionale stessa sia caratterizzata dalla coazione a ripetere, cioè la tendenza a tornare ad una
condizione precedente.

In “Al di là del principio di piacere” (1920) Freud propone dunque una nuova teoria delle pulsioni.
Queste pulsioni, che hanno come coazione a ripetere la loro caratteristica di base, sono
riconducibili a due grandi categorie in contrapposizione: le pulsioni di vita e le pulsioni di morte.

Le pulsioni di vita, o Eros, avrebbero come scopo quello di creare unità vitali* sempre più grandi.
Perché hanno questo scopo? Secondo quella mega ricostruzione metafisico-biologica (pag. 266-269), le pulsioni di vita
sarebbero nate quando una forza esterna avrebbe frammentato la materia organica originariamente unita, e dunque,
secondo la coazione a ripetere, queste pulsioni avrebbero come fine il ristabilire quell’unità originaria del vivente.
Le pulsioni di vita sono le responsabili di tutte quelle attività, concrete e non, tese ad unire e
creare unità più vaste: processi anabolici fisiologici, forza di attrazione tra due individui ecc.
Esse includono le pulsioni sessuali (libido in tutte le sue forme: oggettuale, narcisistica, inibita
nella meta, sublimata ecc.) e le pulsioni di autoconservazione.
Le pulsioni di vita sarebbero inoltre connesse al principio di piacere, piacere ricondotto non più
alla riduzione degli stimoli ma alla loro piacevolezza intrinseca
Il piacere non fu più ricondotto all’azzeramento degli stimoli poichè Freud si accorse che alcuni stimoli (come quello
sessuale, ad esempio) erano di per sé piacevoli e non venivano vissuti come spiacevoli

Le pulsioni di morte, o Thanatos, tenderebbero invece a dividere e scomporre le unità vitali.


Perché hanno questo scopo? Sempre secondo la favoletta biologica, le pulsioni di morte sarebbero nate non appena
un ipotetico fattore esterno avrebbe trasformato la materia inorganica in materia organica. Per la coazione a ripetere,
le pulsioni di morte avrebbero dunque come fine il riportare l’organismo allo stato inorganico originario.
Le pulsioni di morte sono le responsabili dei processi catabolici, di repulsione e della distruttività
umana (sia rivolta verso se stessi che verso gli altri).
esempi di fenomeni repulsivi cognitivi: il rifiuto e la negazione; somatici: lo sputare e l’evacuare
Esse sarebbero connesse al principio di Nirvana, un nuovo principio concettualizzato da Freud,
secondo cui l’organismo avrebbe una tendenza a ridurre a zero gli stimoli.

* “unità vitali” = materia organica

Il principio di Nirvana sarebbe il primo principio, filogeneticamente parlando, dell’organismo.


Successivamente, Eros lo modifica e lo trasforma in principio di piacere, per cui a quel punto non si
ricerca più un azzeramento degli stimoli, ma si ricercano stimoli di per sé piacevoli.
Infine, l’incontro con la realtà esterna trasformerebbe a sua volta il principio di piacere in quello di
realtà (una parte dell’Es diventerà Io; adesso ci arriviamo).
In tutto questo, la coazione a ripetere sarebbe una caratteristica generale della pulsionalità.
(NdA) Ricapitolando...
L’organismo vivente in origine era una massa inorganica, poi era diventata organica (qui si sono create le pulsioni di
morte) e poi era stata frammentata (qui si sono create le pulsioni di vita) a causa di fattori esterni.
Entrambe le pulsioni sono quindi nate per ripristinare lo stato precedente alla loro “nascita”.
1) Principio di nirvana = azzeramento degli stimoli, connesso alle pulsioni di morte
2) Principio di piacere = ottenimento del piacere, connesso alle pulsioni di vita
3) Principio di realtà = ricerca dell’utile, evitamento del dolore
Coazione a ripetere = tendenza a restaurare uno stato di cose precedenti (insita nelle pulsioni)

Questi principi NON sono reciprocamente escludentisi.


Per esempio, anche una volta sviluppato il principio di realtà si può comunque perseguire il principio di piacere, nella
misura in cui esso non è dannoso per l’individuo; laddove è dannoso l’individuo lo lascia perdere per perseguire ciò
che è utile.

Freud inoltre affermerà che lo sviluppo psicosessuale implica un progressivo impasto tra le
pulsioni di vita e quelle di morte, per cui le prime mitigano le seconde;
quindi in un soggetto adulto sano non si avrà mai a che fare con manifestazioni pure di sole pulsioni di vita o di morte,
bensì con un loro impasto adattivo
Di converso, ciò implica che i fenomeni regressivi provocheranno un relativo disimpasto tra le due
pulsioni e quindi un liberarsi e rafforzarsi delle pulsioni di morte;
dunque più regredisci a fasi precoci e più sarà facile trovarti in presenza di manifestazioni di pura distruttività o libido

Nello stesso periodo in cui modifica la teoria delle pulsioni, Freud modifica anche la teoria
dell’apparato psichico.
Viene formulata la “2° topica”.

Ripasso...
Secondo la teoria che Freud aveva elaborato fino a quel momento, la mente sarebbe stata costituita da un sistema
inconscio, uno preconscio e uno cosciente (1° topica)
sistema Inconscio = costituito da affetti pulsionali e rappresentazioni di cosa; le energie che lo alimentano sono libere
di spostarsi da una rappresentazione all’altra secondo il processo primario;
RIMOZIONE
sistema Preconscio = costituito da pulsioni di autoconservazione e rappresentazioni di cosa unite a quelle di parola,
funzionerebbe secondo il processo secondario e il principio di realtà
SFORZO ATTENTIVO
Coscienza = istanza psichica che avrebbe energia libera ma non pulsionale

Secondo la 1° topica, il conflitto psichico alla base delle nevrosi era quello tra l’inconscio, con la
sua spinta ascensionale a divenire cosciente, e il preconscio, con le sue difese (barriere di
controinvestimento energetico).

Secondo questo schema però, mediante uno sforzo attentivo noi saremmo dovuti essere in grado
di renderci conto delle difese che adoperavamo. Perché questo non accadeva? Semplicemente
perché, capirà Freud, molte parti del preconscio e della coscienza (che lui a quel punto
racchiudeva entrambe nel termine “Io”) sono inconsce.
C’era inoltre il problema che l’Io (come insieme di rappresentazioni relative a se stessi) e l’ideale dell’Io (come istanza
nata dall’introiezione dell’immagine idealizzata dei genitori), evidenziate in Introduzione al narcisismo, non avevano
una posizione chiara nell’attuale apparato mentale

Dunque il criterio dell’accessibilità alla coscienza, usato fino ad allora per differenziare le parti
della mente e spiegare il conflitto psichico, non era più adeguato
Il nuovo criterio che propone Freud è quello del grado di coerenza e organizzazione.
La parte organizzata, cioè costituita da un insieme di funzioni* e rappresentazioni coerentemente
organizzate tra loro, e che è in parte cosciente, in parte preconscia e in parte inconscia, è l’IO.
La parte non organizzata, opposta all’Io, sede del rimosso, delle pulsioni e dei desideri, è l’ES.
* = vedi capitolo 18 (sistema P-C, accesso alla motilità, attenzione, memoria, giudizio, fantasia ecc. e anche le difese)

Nel dettaglio...
L’Io è la parte della mente che si è sviluppata a partire dall’Es in seguito all’impatto della realtà,
per mediarne i rapporti (esigenze della realtà VS desideri pulsionali dell’Es)
L’Io è allo stesso tempo anche il precipitato delle identificazioni del soggetto con i suoi oggetti,
anche quelli perduti*; ciò plasma il comportamento e il carattere della persona
*= si può ipotizzare quindi che l’introiezione dell’oggetto perduto e la regressione all’investimento narcisistico
secondario non siano meccanismi peculiari della melanconia, ma che questi avvengano anche in condizioni normali
L’Io è connesso agli organi di senso, ed infatti in esso sono presenti le rappresentazioni di cosa
unite a quelle di parola, come nel preconscio*. Nell’Es invece, non sono presenti le sole
rappresentazioni di cosa, come nell’inconscio, poiché esse, anche se non dispongono di una
“verbalizzazione” (rappresentazione di parola), sono comunque percezioni, e in quanto tali fanno
parte dell’Io. Nell’Es ci sarebbero dunque rappresentazioni di “qualche materiale ignoto”,
impercepibile, che per divenire coscienti dovranno connettersi ad una rappresentazione di cosa
prima e ad una di parola poi.
(per descrivere l’Es Freud ricorrerà infatti a metafore tipo “un calderone ribollente di pulsioni”)
*Gli input di parola dell’analista, nelle sue interpretazioni di associazioni libere, sogni ecc., sono percepite dall’udito e
ricordate con la memoria, entrambe funzioni dell’io.
L’Io può funzionare con tutti i principi psichici, scegliendone uno in base alla situazione (vedi
l’ultima NdA), mentre l’Es funziona solo con il principio di piacere e quello di coazione a ripetere.
Con questa 2° topica quindi, scompare anche la distinzione degli apparati mentali in base ai principi di funzionamento
psichico (tranne per il fatto che l’es sicuramente non può funzionare col principio di realtà)

In tutto ciò, il vecchio sistema C (coscienza) viene ricondotto semplicemente ad una parte limitata
dell’Io, responsabile della percezione e consapevolezza degli eventi: il sistema P-C.

Oltre a queste due istanze (le quali sono andate a rinnovare le tre precedenti, nella 1° topica),
Freud ne introduce una terza, in questa sua nuova teoria strutturale.

Questa istanza è quella che rappresentava il fenomeno di introiezione dell’immagine idealizzata


dei genitori* (grazie alla quale il bambino aveva superato il suo narcisismo), che in Introduzione al
narcisismo Freud aveva chiamato ideale dell’Io, e che adesso rinomina Super-io (über-ich).
Il super io nasce dunque dall’interiorizzazione delle figure genitoriali al termine del complesso edipico.

Il Super-io ha 3 funzioni:
- coscienza morale
l’insieme dei valori che indicano come ci si dovrebbe comportare per essere nel giusto;
essa ha più a che fare con una componente di interdizioni edipiche: NO all’incesto, al parricidio ed al cannibalismo
- ideale dell’Io
immagine di ciò che dovresti essere, fare e non fare per diventare perfetto (per diventare
onnipotente ed “autosufficiente”, come in origine)
- auto-osservazione
funzione che fa sì che tu paragoni te stesso con la coscienza morale e l’ideale dell’Io, valutandoti in
base ad eventuali somiglianze o differenze con essi (orgoglio in caso di corrispondenza; sensi di
colpa, inadeguatezza ed inferiorità in caso di difformità)
quando ti senti in colpa, quello che percepisci è una critica dovuta alla distanza tra il tuo comportamento e quello che
la tua coscienza morale impone; quando ti senti inadeguato e ti vergogni è perché l’auto-osservazione ha notato la
distanza tra ciò che sei davvero (il tuo Io) e il tuo ideale dell’io
Questa componente severa e di critica, che attacca l’Io provocando sensi di colpa e di inferiorità,
farebbe pensare ad il Super-io come alimentato da pulsioni aggressive.
Freud arriverà a dire che il Super-io sembra essere una “coltura pura” della pulsione di morte, cosa che traspare in
maniera più evidente in patologie come la malinconia.

Il Super-io è in gran parte inconscio.

Per mezzo delle ipotesi relative al Super-io, Freud riesce a spiegare 3 tipi di fenomeni paradossali...

- Le persone rovinate dal successo: coloro che, subito dopo avere conseguito un successo importante o aver
realizzato un desiderio di lunga data, finiscono per ammalarsi o farsi del male.
Secondo Freud, questo successo tanto agognato sarebbe l’equivalente del trionfo edipico, per cui si è
riusciti ad uccidere il genitore dello stesso sesso ed a possedere quello del sesso opposto.
Per questo ne consegue un senso di colpa per cui il successo o non deve essere conseguito, o dovrà essere
pagato a duro prezzo.
- I “criminali del senso di colpa”: coloro che, a causa di un senso di colpa di cui non riescono a spiegarsi
l’origine, commettono un crimine. Il crimine ha come obiettivo quello di procurarsi un motivo che
giustifichi, agli occhi della coscienza, quel senso di colpa (rimosso) di cui non ci si riesce a dare una
spiegazione. Il misterioso senso di colpa è lo stesso che affligge le persone rovinate dal successo: affonda le
sue radici nel complesso edipico (incesto/patricidio) e necessita di una punizione.
- La reazione terapeutica negativa: il peggioramento delle condizioni psichiche del paziente quando il
processo analitico sembra stare andando bene. Questo è spiegato in parte dal tornaconto secondario ed
altre motivazioni del paziente (sfida e rivalsa verso l’analista, intenso transfert negativo ecc.), ma
principalmente dai suoi sensi di colpa e bisogno di punizione inconsci, che rendono la malattia e la
sofferenza come un qualcosa di necessario e meritato

Il bisogno di punizione inconscio, derivato dal senso di colpa rimosso, è una delle maggiori forme di resistenza al
successo delle psicoterapie (il paziente crede di meritare di stare male); il problema nevrotico diventa una forma di
punizione inconsciamente cercata

A questo punto è possibile sostenere che il vero conflitto psichico avviene tra l’Es (desideri
pulsionali) e il Super-io (osservatore critico), mediato dall’Io.

IL MASOCHISMO
Il masochismo, per Freud, è in origine l’investimento libidico, del bambino, del tentativo di
padroneggiare il proprio corpo. Al masochismo seguirebbe una fase in cui il sé, come oggetto
libidico, viene sostituito con un oggetto esterno e di conseguenza si avrà il tentativo di controllare,
sopraffare e indurre dolore in un’altra persona per provare piacere (trasformazione in sadismo).
Il sadismo potrà successivamente investire nuovamente il sé, trasformandolo nel “masochismo
clinico”. Il masochismo in senso stretto sarebbe dunque un sadismo introiettato.

Masochismo primario = derivante dalle pulsioni di morte, esprime il piacere ottenuto tramite stimoli dolorosi intensi;
esso è la base per il masochismo femmineo e quello morale
Masochismo secondario = rivolgere verso di sé impulsi sadici dovuti ai sensi di colpa*
Masochismo femmineo = riconducibile ai sensi di colpa per la masturbazione legati al complesso edipico, si esprime
nelle fantasie masturbatorie e negli agiti perversi, con il desiderio nascosto di venire puniti in quanto “bambini cattivi”
Masochismo morale = è espressione di una relazione masochistica tra Io e Super-io, ovvero tra l’aspetto infantile
dell’Io e il padre interiorizzato; si manifesta nella reazione terapeutica negativa, ad esempio

IL FETICISMO
Per Freud il feticismo è un compromesso tra le esigenze dell’Es e quelle della realtà.
Esso rappresenterebbe una scissione dell’Io, per cui una parte dell’Io accetta una realtà dolorosa,
mentre l’altra parte dell’Io la rinnega.
La scissione dell’Io si verifica in seguito alla presa di consapevolezza del bambino che le donne non
hanno il pene, e che quindi anche lui potrebbe perderlo, venendo castrato ( realtà dolorosa).
La parte dell’Io che nega questa realtà, per giustificare l’assenza del pene nella donna, attribuisce
ad un’altra parte del suo corpo o ad un suo indumento un valore pari a quello del pene.
Il sostituto del pene viene scelto in base ad un nesso simbolico (es. il piede o un capo d’abbigliamento fallico) oppure
in base all’ultima parte del corpo su cui ci si è focalizzati prima di scoprire la reale natura del genitale femminile.
In questo modo il feticista, mediante il feticcio, è rassicurato riguardo al fatto che anche la donna
ha un pene e riesce quindi ad amarla, ad eccitarsi.
La donna sarebbe quindi la madre fallica che precede la scoperta della vera natura del genitale femminile.
La cosa buffa è che ovviamente l’uomo adulto è ben a conoscenza della differenza anatomica tra i sessi, tuttavia una
parte del suo Io la nega, poiché altrimenti si angoscerebbe e non riuscirebbe ad eccitarsi.
Le perversioni sono lette come incapacità di superare l’angoscia di castrazione e quindi il complesso edipico

I temi del complesso edipico dunque, non sono solo a nucleo delle nevrosi ma anche delle perversioni (e
delle psicosi, in quanto il diniego della realtà è tipico di quelle patologie).

Capitolo 22 – La seconda teoria dell’angoscia


Lezione del 26 febbraio

MEGA RIPASSO
A cavallo del 1920 Freud modifica radicalmente la sua concezione dell’apparato psichico, superando la precedente teoria che differenziava le strutture della mente sulla base dell’accesso alla consapevolezza: coscienza, preconscio e inconscio.
La coscienza era alimentata da energie non pulsionali libere, divisa dal preconscio da una barriera costruita dall’attenzione.
Il preconscio seguiva prevalentemente il principio di realtà e il processo secondario, ed era abitato da rappresentazioni di cosa unite a quelle di parola, con una barriera della rimozione che allontanava l’inconscio
Nell’inconscio ci sono le sole rappresentazioni di cosa, vige il principio di piacere e il processo primario.
Da questa concezione, Freud passa ad una concezione per cui il criterio per differenziare le diverse istanze della mente è il livello di organizzazione; le istanze diventano l’Io e l’Es.
L’Io è la parte organizzata della mente, che può seguire sia il principio di realtà che quello di piacere, le cui 2 rappresentazioni sono sia di cosa sia di parola poiché entrambe vincolate alle percezioni. L’Io viene definito come l’insieme di funzioni relativamente interrelate ed organizzate. Tra le
funzioni principali dell’Io, oltre alla regolazione dell’accesso alla coscienza deputata ad una sottostruttura dell’Io (sistema P-C), ci sono il pensiero, il linguaggio, l’apprendimento, gli accessi alla motilità, la capacità di regolare le emozioni cioè i meccanismi di difesa, la memoria ecc.
L’Io è diviso, sempre da una barriera della rimozione, dall’Es, che non è organizzato, che segue il processo primario (tranne nelle parti rimosse, che essendo state una volta Io, possono essere connesse anche in parte al processo secondario), segue il principio di piacere ma soprattutto la coazione a
ripetere. L’Es viene concettualizzato come un “calderone ribollente di passioni”, non si può dire nulla a riguardo perché qualsiasi accesso ai contenuti dell’Es deve essere necessariamente mediato dall’Io, visto che il processo di acquisizione della consapevolezza e del pensiero sono entrambi sue
funzioni.
L’Es è la parte non organizzata e direttamente a contatto col funzionamento del corpo.
Oltre a queste due strutture abbiamo anche una differenziazione all’interno dell’Io, che è il Super-io. Questo Super-io si costituisce in forma matura col tramonto del complesso edipico e possiede 3 funzioni: l’auto-osservazione critica, l’ideale dell’Io e la coscienza morale.
La funzione dell’ideale dell’Io si riconnette al narcisismo, perché è frutto dell’introiezione delle figure genitoriali su cui originariamente era stata proiettata l’immagine onnipotente del sé del bambino.
La funzione di coscienza morale ha più a che fare con una componente di interdizioni connessi all’Edipo: interdizione all’incesto, al parricidio, al cannibalismo.
Freud in quegli anni modifica anche la sua teoria delle pulsioni.
Originariamente Freud ipotizzava una contrapposizione tra la libido e i principi dell’etica e dell’estetica, per poi articolare meglio questa teoria motivazionale, differenziando la libido dalle pulsioni di autoconservazione. Tuttavia già negli anni 10-14, col concetto di narcisismo la contrapposizione fra
libido e pulsioni di autoconservazione era sfumata, perché una componente della libido, originariamente investita sull’io, permaneva come narcisismo primario e veniva rafforzata in via secondaria dalle frustrazioni, riguardanti la preservazione e l’accrescimento dell’Io, che favorivano la
regressione (narcisismo secondario).
Avevamo quindi allora una contrapposizione tra la libido narcisistica ed oggettuale da una parte e le maggior parte delle pulsioni di autoconservazione (o come le chiamerà Freud: “pulsioni dell’Io) dall’altra.
Con gli anni 20 Freud modifica anche quest’ultima teoria ed arriva all’ipotesi per cui la contrapposizione di base fra le pulsioni è quella fra pulsioni di vita e pulsioni di morte.
Alle pulsioni di vita vengono ricondotte tanto le pulsioni di autoconservazione quanto la libido (nella sua componente narcisistica ed oggettuale), e la caratteristica delle pulsioni di vita sarebbe quella di creare unità; da un punto di vista più “mitologico”, l’obiettivo era quello di restaurare
l’originario stato di unità della materia organica.
Alla pulsione di vita si contrapporrebbero le pulsioni di morte. Esse sarebbero ancora più originarie all’interno della storia dell’evoluzione dell’organismo vivente, perché nascerebbero proprio con la nascita stessa della vita organica e come tendenza a riportarla ad una condizione inorganica.
L’obiettivo delle pulsioni di morte sarebbe quello di dividere, scindere in unità più piccole. Le pulsioni di morte sarebbero rivolte originariamente all’interno dell’organismo ed è solamente col sopraggiungere delle pulsioni di vita che sarebbero deflesse verso l’esterno.
Le pulsioni di morte sono la spiegazione che Freud dà ai comportamenti auto-distruttivi e distruttivi, che prima venivano concepiti o come variante sadica e masochistica delle pulsioni libidiche, o come reazione del soggetto alle frustrazioni delle pulsioni di autoconservazione.
Un’istanza in un rapporto particolarmente stretto con le pulsioni di morte sarebbe il Super-io, che gestirebbe l’aggressività sotto forma di auto-accuse, in presenza di una violazione dei propri valori morali o uno scarto percepito fra Io e ideale dell’Io, cosa che appare particolarmente evidente nei
fenomeni depressivi.

Negli anni ’20 Freud apporterà anche un ulteriore cambiamento al suo impianto teorico,
modificando la teoria dell’angoscia.

Freud differenziava l’angoscia in 3 diversi tipi:


L’angoscia reale, che si prova in conseguenza di un reale pericolo esterno
L’angoscia nevrotica, che si prova in assenza di un reale pericolo (ingiustificata)
L’angoscia morale, che si prova di fronte ad una violazione dei propri valori morali
Ovviamente l’angoscia che necessitava di spiegazioni era quella nevrotica, poiché connessa ai sintomi e alle patologie
Freud aveva inoltre differenziato l’angoscia in: angoscia liberamente fluttuante (disturbo d’ansia generalizzato),
angoscia legata a stimoli specifici (fobie) e gli attacchi d’angoscia (attacchi di panico)

Fino a quegli anni, Freud aveva spiegato l’angoscia nevrotica osservabile nelle psiconevrosi e
nevrosi attuali, come esito di una vita sessuale non soddisfacente: la libido non veniva sfogata
completamente, quindi un ammontare di energia ad essa connessa finiva per rimanere all’interno
dell’apparato psichico, dove dava vita ai fenomeni neurovegetativi tipici dell’angoscia (tachicardia,
iperventilazione, sudorazione)
(Nda) un esempio di come la libido non veniva sfogata completamente era il non poter venire dentro la vagina della
donna (essere costretti quindi a fare il coito interrotto); ciò frustrava la vita sessuale dell’uomo

Il completo appagamento della propria vita sessuale e della libido infatti, spesso implicava desideri
sessuali riprovevoli, i quali venivano rimossi dall’Io;
esempio: tradire il proprio partner matrimoniale con qualcuno che avrebbe appagato i propri bisogni sessuali frustrati
in questo modo quindi i meccanismi di difesa impedivano l’appagamento completo dei desideri
del soggetto, provocando l’ingorgo libidico causa dei sintomi dell’angoscia.
(NdA) frustrazione  desiderio riprovevole  difesa  angoscia

Gli altri sintomi che poi si aggiungevano al quadro clinico, anch’essi compromessi tra moti
pulsionali (inconsci) e difese che vi si opponevano, seguivano una patogenesi parallela a quella
dell’angoscia.

(NdA) Quindi l’angoscia nevrotica secondo Freud era la manifestazione di un ingorgo libidico, dovuto ad uno sfogo solo
parziale dell’energia sessuale; questo a sua volta era causato da una vita sessuale frustrata, dove i desideri sessuali che
ne avrebbero permesso l’appagamento venivano necessariamente rimossi dall’Io, perché riprovevoli.
Era un’angoscia vegetativa, come ultimo tassello di una catena eziologica.

L’angoscia nevrotica era concettualizzata come la conseguenza delle difese psichiche che,
opponendosi a moti libidici riprovevoli per l’io, rendevano impossibile un’adeguata scarica della
libido; l’ingorgo di libido frustrata così formatosi dava vita ai sintomi d’angoscia.
Questa è la teoria dell’angoscia che Freud porta avanti fino al 1925

L’osservazione che porta Freud a modificare codesta teoria è semplicemente quella per cui se si
inibisce in un paziente la produzione di un suo sintomo (per esempio se impedisci ad un paziente
ossessivo di fare il suo rituale), il paziente si angoscia moltissimo.

Questa osservazione fa capire a Freud che il sintomo del paziente, frutto delle difese che si
oppongono ai desideri, è qualcosa che serve a proteggere dall’angoscia, e che quindi viene dopo di
essa. L’angoscia, considerata la reazione che si sperimenta di fronte ad un pericolo, diventa la
causa delle difese.

Quale pericolo? Nel caso dell’angoscia nevrotica, il pericolo è dato dall’immaginarsi,


inconsciamente o consciamente, le conseguenze che deriverebbero dall’appagamento di un
proprio desiderio; se il soggetto, in base all’esperienza passata, crede che queste conseguenze
implichino un pericolo per lui allora si scatena un’angoscia segnale.
“Attento, se provi a far questo si potrebbe verificare una situazione dolorosa, un trauma”
L’angoscia segnale è un allarme del principio di piacere, conseguente alla percezione d’un pericolo
(NdA) desiderio pericoloso  angoscia segnale  difese (il desiderio viene rimosso o deformato)
a quel punto se un fattore esterno, in genere una frustrazione o un trauma, determina un incremento delle pulsioni
tale da renderle più forti delle difese, nascerà il sintomo, come compromesso fra desideri e difese (es. sintomo della
coazione ossessiva: con il rituale ci si difende dall’angoscia ma si è legati ad una patologia  compromesso)

Quali sono le situazioni di pericolo prototipiche delle diverse età della vita?
La prima situazione di pericolo, fonte di angoscia, è per Freud la separazione dall’oggetto.
Durante la fase orale, il bambino teme di perdere l’oggetto (e quindi rinuncia a desideri tipo
divorare la mamma) perché senza di esso si troverebbe in balia delle proprie pulsioni, senza
possibilità di appagarle e quindi soffrirebbe.
In quel caso, per il principio di piacere si attiverebbe quindi un segnale d’angoscia che esigerebbe una difesa (es.
rimozione), per evitare di incorrere nel dolore.
In base all’esperienza, il bambino nota poi nella fase anale che anche sporcare e fare casino faceva
allontanare l’oggetto, dunque sviluppa, in aggiunta alla paura di perdere l’oggetto, anche la paura
di perdere l’amore dell’oggetto e per questa rinuncia ai desideri sadici.
(NdA) La paura è intesa come la percezione di un pericolo, cioè l’angoscia
Durante la fase fallica dei bambini la situazione di pericolo centrale è quella della castrazione,
poichè senza il pene l’Io del bambino si troverebbe allagato dalle proprie pulsioni, in quanto
queste sarebbero inappagabili (per questo motivo rinuncia ai desideri edipici).
Una volta superato il complesso edipico, e quindi con la nascita del Super-io, quella che emerge è
l’angoscia morale, che prende la forma di una paura di morire ovvero la paura di perdere l’amore
del Super-io e quindi della sua protezione contro le pulsioni di morte, in caso si violasse un
principio della coscienza morale.

Tutte queste situazioni di pericolo hanno in comune il fatto che, nel caso si verificassero,
provocherebbero una disorganizzazione dell’Io, poiché esso verrebbe invaso troppo velocemente
o intensamente da energie che non riuscirebbe ad elaborare; provocherebbero cioè un trauma.
Si può ipotizzare dunque che l’angoscia fondamentale nell’essere umano è quella da impotenza psichica.
Anche l’ingorgo libidico della precedente teoria rappresenta un trauma per cui percepire un pericolo e quindi
un’angoscia segnale.

Quando si verifica un trauma, si esperisce secondo Freud un’angoscia automatica.


Viceversa, l’angoscia scaturita dalla percezione di un pericolo è definita come angoscia segnale (ansietta)

La situazione traumatica prototipica per Freud è quella della nascita, nella quale si abbandona in modo imprevisto la
condizione intrauterina, venendo investiti in modo travolgente dai numerosi e intensi stimoli della realtà esterna.

In questa seconda teoria quindi, la funzione dell’angoscia è quella di segnale, per indicare che si è
in presenza di un pericolo e che se non si fa qualcosa si rischia poi di incorrere in un trauma.
È l’angoscia quindi, che sulla base del principio di piacere attiva i meccanismi di difesa, per
proteggere. L’angoscia non è più la conseguenza ma la causa delle difese; angoscia  difese
Laddove una frustrazione o un trauma si verificano per davvero, si avrà una disorganizzazione dell’Io e quindi
un’impotenza delle difese, che a quel punto non riusciranno più a gestire del tutto le pulsioni e potrà emergere il
sintomo, come formazione di compromesso tra pulsioni e difese indebolite.

Quando rivede la teoria dell’angoscia, Freud si concentra anche su 2 altri meccanismi di difesa,
legati tipicamente alla nevrosi ossessiva.
In quegli anni Freud torna ad utilizzare il termine meccanismi di difesa, che aveva abbandonato in favore dei più
specifici rimozione, condensazione, spostamento ecc.
Ripasso: la rimozione è quel meccanismo per mezzo del quale il preconscio ritira gli investimenti da alcune
rappresentazioni e contrappone a queste rappresentazioni dei controinvestimenti; ciò si manifesta in un’impossibilità
di accedere con uno sforzo attentivo alle rappresentazioni e gli affetti connessi ai contenuti rimossi.

Freud introduce, in Inibizione, sintomo e angoscia (1925), l’isolamento e l’annullamento retroattivo.

L’isolamento è un meccanismo di difesa per mezzo del quale l’Io separa un gruppo di
rappresentazioni dai loro affetti e dalle altre rappresentazioni.
I pazienti ossessivi, a differenza di quelli isterici, un evento traumatico possono raccontartelo fin dall’inizio (perché
esso non è stato escluso dalla coscienza, non è stato rimosso), ma lo fanno con un tono piatto, senza enfasi affettiva e
senza collegarlo ad altre rappresentazioni
Secondo Freud questo meccanismo di difesa è la prosecuzione psichica del tabù primitivo del contatto fisico
(impulsi sessuali e aggressivi). Si spiega così l’evitamento di toccamenti e “contagi” tipico della nevrosi ossessiva.
L’isolamento si compie per mezzo di pause, poste dopo aver fatto delle azioni o pensieri
significativi per la nevrosi, per cui il soggetto non pensa né fa più nulla.
in questo modo l’esperienza viene spogliata del suo affetto; il paziente racconta degli eventi più gravi e drammatici
della sua vita a mo’ di lista della spesa.

L’annullamento retroattivo, o “rendere non avvenuto” è il meccanismo di difesa che si basa su una
credenza magica, per cui se si compie un’azione o si fa un’affermazione opposta ad un’altra fatta
in precedenza, questa viene annullata, mai avvenuta.
Negli ossessivi, la prevenzione, seppur esagerata, è razionale; la revoca della prima azione, tramite la seconda, è
invece irrazionale, residuo di un funzionamento primitivo (regressione a convinzioni animistiche)
Esempi esplicativi della natura magica dell’annullamento retroattivo e della nevrosi ossessiva in generale...
- se ti do un pugno e subito dopo una carezza, allora tolgo il pugno che ti ho dato (lo rendo mai avvenuto)
- faccio rituali strani, cammino in un certo modo per evitare in incorrere in pericoli
Questa difesa si può osservare nei sintomi bifasici degli ossessivi, in cui la seconda azione revoca la
prima.
esempio: l’uomo dei topi camminando per una strada inciampa in un sasso; sapendo che la carrozza su cui viaggiava
l’amica avrebbe percorso quella strada, si ordinò di raccogliere il sasso e metterlo da parte, per scongiurare la
possibilità che all’amica potesse succedere qualcosa (tipo che la carrozza si cappottasse); pochi minuti dopo però,
pensò che ciò che aveva pensato e fatto era un’assurdità, e quindi dovette tornare indietro per rimettere il sasso al suo
posto, come se questa seconda azione potesse annullare la prima, a cui era associata una conseguenza pericolosa.

La nevrosi ossessiva mette in evidenza anche un’integrazione non compiuta delle pulsioni di vita e di morte, che però
non sono nemmeno del tutto scisse.
Ad esempio, in una coppia, se c’è una cosa che mi da fastidio ti attacco, ma poi mi sento troppo in colpa e ti voglio dire
una cosa carina, per cancellare quello che ti ho fatto/detto di cattivo.

Sempre in Inibizione, sintomo e angoscia (1925) Freud elenca le maggiori fonti di resistenza e
quindi di ostacolo al processo analitico:
ES
- la coazione a ripetere dell’Es, cioè la tendenza della mente a riproporre esperienze,
configurazioni e schemi relazionali passati
IO
- il transfert che ne deriva, per cui anziché diventare consapevoli dei propri rapporti passati i
pazienti li rivivono con l’analista
- la rimozione, per cui i pazienti non diventano consapevoli di temi, conflitti e desideri rimossi
perché sono spiacevoli e dolorosi
- il tornaconto secondario della malattia, per cui si ha difficoltà ad abbandonare una condizione
nevrotica in quanto essa assicura un certo tipo di sostegno da parte dell’ambiente esterno
SUPER-IO
- la reazione terapeutica negativa, per cui nonostante il processo analitico sembra stare andando
bene, le condizioni psichiche del paziente peggiorano, per la credenza di meritare di stare male a
causa dei sensi di colpa inconsci

Capitolo 23 – Costruzioni in analisi e Analisi terminabile e interminabile

In Costruzioni in analisi (1937), Freud approfondisce tre temi fondamentali.

Il 1° tema è quello della distinzione tra interpretazioni e costruzioni dell’analista.


Le interpretazioni sono le comunicazioni dell’analista che mirano a chiarire il senso inconscio dei
fenomeni quali sogni e lapsus, mentre le costruzioni sono le comunicazioni tese a chiarire una
parte di vita passata del paziente.

Il 2° tema è quello dei criteri di verifica e confutazione delle suddette comunicazioni dell’analista.
Il sì e il no diretti da parte del paziente NON sono adatti come metro di giudizio per valutare la bontà di
un’interpretazione o costruzione, poiché essi potrebbero essere falsati dalle difese.
Solitamente, si capisce che un’interpretazione o costruzione è sbagliata perché non suscita nel
paziente alcuna associazione, o viene ignorata.
Viceversa, si capisce che una comunicazione è corretta quando nel paziente emerge uno o più tra i
seguenti fenomeni:
- Il paziente risponde con un’affermazione tipo “a questo non ci avevo mai pensato”
che significa  “è vero, in questo caso Lei ha colto proprio l’inconscio”
- Il paziente effettua una conferma indiretta
con un lapsus, un atto mancato o un’associazione celante qualcosa che va proprio nel senso indicato dall’analista
- Il paziente peggiora le sue condizioni mentali quando convalida una comunicazione dell’analista
questo avviene nei pazienti che hanno un intenso bisogno masochistico di soffrire e che manifestano reazioni
terapeutiche negative
Dunque l’analista non crede fermamente alle interpretazioni che dà a prescindere, bensì le mette
alla prova osservando gli indizi che il paziente inconsciamente gli ridà.

Il 3° tema è quello della relazione tra costruzioni, ricordi e convincimento.


Osservando come, in seguito alle costruzioni, il paziente non ricordava nulla in più riguardo a
quella parte di vita passata, se non piccoli particolari, Freud capisce che il paziente sviluppa nei
confronti della costruzione un sicuro convincimento riguardo alla sua veridicità, dunque i suoi
effetti (quelli della costruzione “falsata”) non sono minori rispetto ai fatti reali.
Inoltre, il carattere particolarmente vivido di quello che ricordano i pazienti, starebbe a
testimoniare la veridicità di quelle esperienze.
Dunque quei piccoli particolari ricordati vividamente in seguito alle costruzioni sarebbero dei sostituti per
spostamento delle scene centrali, impossibili da ricordare poiché soggetti a rimozione troppo forte
Ciò significa che si può ipotizzare che allucinazioni e deliri psicotici (i quali sono vissuti molto
vividamente) riportati da alcuni pazienti siano reali, in quanto codesti sintomi sarebbero delle
formazioni difensive nate per mascherare eventi realmente accaduti della storia del paziente.
In Analisi terminabile e interminabile (1937), Freud riflette un’ultima volta su limiti e difficoltà
della terapia analitica.

La prima domanda che si pone Freud è se potesse mai essere possibile considerare un’analisi
davvero terminata.
Sul piano pratico, per considerare un’analisi terminata, il paziente non deve più soffrire dei sintomi
e deve essere stato reso cosciente di gran parte dei suoi contenuti inconsci (ciò è possibile).
Su un piano più ambizioso, l’analisi si può definire completa quando siamo sicuri che essa porti ad
una stabilità psichica permanente del paziente, al punto da escludere la possibilità che si
necessitino nuove analisi in futuro.
Ciò, dice Freud, non è possibile. È impossibile domare ed inglobare le pulsioni (causa dei sintomi)
nella vita sana del soggetto in modo permanente, poiché la loro componente quantitativa è
continuamente soggetta a potenziali rafforzamenti, dati da nuovi traumi e frustrazioni.
L’analisi è dunque uno strumento di cura solo circoscritto, e non illimitato.

In questo saggio Freud introduce il concetto di alleanza terapeutica, come ulteriore fattore alla
buona riuscita di un’analisi.
Secondo questa alleanza, la parte sana dell’Io del paziente stabilisce un accordo con l’analista, per
il quale si dovrà lavorare al fine di conoscere e risolvere i problemi della “parte nevrotica”.
Oltre alla dimensione affettiva, stima e di fiducia (transfert positivo irreprensibile) c’è dunque anche una dimensione
di lavoro, il paziente è un collaboratore dell’analista.
Un limite della psicanalisi era il non potere curare i pazienti psicotici o con gravi disturbi della personalità, proprio
perché con questi era impossibile stabilire un’alleanza terapeutica o un transfert positivo irreprensibile (i 2 criteri per
la buona riuscita di un’analisi).

Viene introdotta anche una nuova resistenza dell’Io, concettualizzata come “resistenza che si
oppone al palesamento delle resistenze”.

Con queste sue ultime considerazioni sui limiti della terapia analitica, Freud arriverà ad affermare che la psicanalisi,
negli anni a venire, sarebbe stata considerata importante più per i suoi contributi alla conoscenza umana che per le
sue virtù terapeutiche.

Capitoli 24, 25, 26 (pag. 305 - 324)


Lezione del 28 febbraio

Secondo Freud la civiltà è il frutto degli sforzi compiuti dall’uomo al fine di risolvere 3 problemi,
fonti di sofferenza.
1. La forza della natura
L’uomo tramite la civilizzazione è riuscito a contrastare i pericoli che vengono dalla natura (clima,
eventi naturali, animali)
esempi: costruzione di case, vestiti, utensili; capacità di domare il fuoco, di approvvigionarsi
2. I limiti del corpo umano
Compensamento dei limiti organici e malattie (con la medicina)
esempi: elettricità, microscopi, telescopi, occhiali, grammofoni, macchina fotografica, telefono, mezzi di trasporto ecc.
ANALOGIA COL FUNZIONAMENTO INFANTILE:
l’uomo, tramite gli strumenti della civiltà, cerca di riappropriarsi dell’onnipotenza che ha attribuito alle divinità, così
come il bambino, tramite l’introiezione dei genitori, cerca di riappropriarsi di quell’onnipotenza che aveva attribuito
narcisisticamente a se stesso
3. Le relazioni con gli altri esseri umani
Se non ci fossero le istituzioni, le norme e i tabù, sviluppati nel corso dell’incivilimento in migliaia
di anni, gli uomini si annienterebbero a vicenda, in preda ai loro moti pulsionali.

Quasi tutti gli uomini però, si oppongono a questi sistemi da loro stessi creati, e sentono il
convivere civile come pesante ed infelice, dice Freud. Perché?
- Per quanto riguarda l’opposizione al processo di incivilimento, Freud ipotizza che questo sia stato
un’imposizione, da parte di pochi uomini particolarmente evoluti psichicamente, su una
maggioranza ricalcitrante
la presenza di capi illuminati al giorno d’oggi manterrebbe questo processo di incivilimento
- Per quanto riguarda l’infelicità e il disagio che gli uomini provano nel convivere civile, Freud crede
che la causa risieda nelle frustrazioni pulsionali che la civiltà impone.
(NdA) Gli uomini vivono con disagio e opposizione la civiltà da loro stessi creata per difendersi l’un l’altro, perché
questa implica una frustrazione pulsionale, decisa per di più da altre persone

Le pulsioni frustate dalla civiltà sarebbero quelle sessuali, narcisistiche e di aggressività.


L’uomo è infelice perché nella civiltà non può sfogare su un altro essere umano la sua aggressività, sfruttandolo,
abusandone sessualmente senza il suo consenso, rubandone i beni, facendolo soffrire ed uccidendolo.

Freud arriva a queste ipotesi sulla civiltà basandosi sulle conoscenze antropologiche del tempo e
tramite l’analisi dell’evoluzione del concetto di famiglia nel corso delle migliaia di anni.

Tutto inizierebbe in un tempo primitivo in cui gli uomini vivevano in orde e tribù...
Queste primitive orde di uomini (probabilmente società di cacciatori e raccoglitori), erano dominate da un capo, il
quale aveva accesso privilegiato alle donne, e che puniva con la castrazione i membri dell’orda più giovani che
volevano appropriarsene.
Un giorno, tutti questi fratelli più giovani, stufi delle vessazioni del capo, si unirono e lo uccisero, poi per mangiarne le
carni (l’atto di cannibalismo fu spinto da sentimenti ambivalenti di ammirazione e odio).
Dopo questo atto parricida e cannibalico, i fratelli provarono un forte sentimento di rimorso e nostalgia che li spinse a
rivivere la figura del padre tramite il totem (civiltà totemistica).
Il divieto di uccidere il totem (patricidio), di cibarsi dell’animale totemico (cannibalismo) e di avere rapporti sessuali
endogamici (incesto) divennero dunque i primi tabù, espressioni del pentimento dei figli verso l’uccisione del padre,
che permettono la nascita della civiltà (e del superamento del complesso edipico  tema dei “fantasmi originari”)
Una volta venuto meno il padre, si pose il problema di come organizzare diversamente l’orda.
Sulla base delle esperienze passate, questi uomini crearono la comunità dei fratelli, per cui tutti rinunciavano in egual
misura alle proprie pulsioni sessuali, nessun membro poteva elevarsi gerarchicamente dagli altri e vennero fondate le
prime istituzioni inviolabili alla base della religione, della morale e del diritto; era inoltre una società basata sul
matriarcato.
Dopo essere tornati ad una società patriarcale, i miti degli eroi epici che si distaccano dalla massa per assumere il
ruolo da leader, caratterizzano il periodo in cui si forma l’ideale dell’Io.
Identificandosi con l’eroe epico gli uomini potevano così appagare in fantasia i loro desideri più rimossi, frustrati,
affinchè la civiltà potesse continuare ad esistere (anche qui analogia col complesso edipico).
Con il tempo la figura del padre passò dall’essere rappresentata dal totem al Dio, passando da una molteplicità di dei
ad un unico dio, con la religione ebraica.
(approfondimenti pag. 310-312)

La storia dell’orda primordiale è il punto di snodo del pensiero freudiano sul tema della civiltà e
della religione. L’incesto, il parricidio e il cannibalismo sono i desideri che devono essere
necessariamente frustrati affinchè una qualche forma di civiltà sia possibile.
Si tratta degli stessi desideri rimossi he sono alla base delle nevrosi

Quindi uno dei prezzi maggiori che si paga con la civiltà è una certa dose di infelicità.
Freud nel saggio “il disagio della civiltà” si concentra proprio su questo tema, come la vita civile sia quanto di più alto
l’uomo possa aver creato ma allo stesso tempo ha un prezzo, in termini di una relativa infelicità umana. D’altra parte
non è che senza civiltà saremmo felici, senza di essa saremmo esposti dai pericoli che vengono dalla natura, dagli
animali e ad una lotta patricida tra uomo e uomo.

N.B: è bene notare che le idee di Freud furono state molto influenzate dal periodo storico tragico
in cui viveva (a cavallo tra le 2 grandi guerre, movimenti politici aggressivi ecc.)

Tuttavia, è vero che la civiltà frustra i desideri sessuali, aggressivi e narcisistici, ma in cambio
fornisce forme di appagamento alternative.

Le forme di appagamento alternative più importanti che la civiltà ha prodotto sono l’arte, la
religione e la scienza. Si basano tutte su una sublimazione, per la quale le pulsioni vengono dirette
verso mete più socialmente accettate e valorizzate.
Rinuncia pulsionale, sublimazione e formazioni reattive sono i maggiori destini in cui incorrono le pulsioni nel
processo di incivilimento, proprio come avviene nello sviluppo del bambino che si trova a contatto con la realtà.
Con la sublimazione però, i piaceri derivati dall’appagamento delle pulsioni sono meno intensi.

Per Freud l’arte è un mezzo attraverso cui appagare, con rappresentazioni fantastiche, le proprie
pulsioni frustrate; ciò è possibile perché per l’arte è necessario solo il processo primario e spesso il
protagonista dell’opera è un eroe, incarnazione mascherata dell’onnipotente Io dell’autore, che
dopo varie difficoltà riesce a soddisfare i propri desideri.

I sistemi religiosi invece, secondo Freud sarebbero delle formazioni deliranti collettive, attraverso
cui evitare il doloroso contatto con la realtà, fonte di potenziali nevrosi.
In questo senso, la religione sviluppa una nevrosi artificiale (caratterizzata da fissazione ad un infantilismo psichico)
per evitare la nevrosi “naturale” che deriverebbe dall’accettare la realtà.
Attraverso la religione l’uomo può sanare le sue ferite narcisistiche, credendo di avere un posto
privilegiato nel creato e una vita dopo la morte.
La religione fornisce quindi all’uomo una consolazione illusoria rispetto al sentimento di
impotenza, e soddisfa il bisogno di avere figure genitoriali onnipotenti, come Dio, padre che ci
protegge e si prende cura di noi (riprendendo il mito dell’orda primordiale).

La scienza è vista in un certo senso da Freud come un mezzo per conoscere e modificare la realtà,
al fine da renderla più appagante per i bisogni dell’uomo.

Com’è comprensibile per quanto detto finora, per Freud è possibile stabilire un parallelismo tra lo
sviluppo psichico del singolo e l’incivilimento, entrambi passanti per la rinuncia alle soddisfazioni
delle pulsioni sessuali pregenitali e il passaggio dal principio di piacere al principio di realtà.

I fantasmi originari (cap. 26)


Per cui dal punto di vista freudiano il tabù dell’incesto, patricidio e in generale l’abbandono del complesso edipico
diventano di fatto l’inizio della civiltà. Questo per Freud significa che nella mente degli esseri umani ci sarebbero dei
“fantasmi originari”, cioè degli organizzatori delle vicissitudini affettive inconsci (quindi che sono parte dell’es) che non
sarebbero altro che il precipitato di questi eventi rilevanti della vita della specie. Cioè è come se ognuno di noi avesse
ereditato dai progenitori le tracce mnestiche, i segni, sotto forma di organizzatori, di questi drammi a cui i primi
uomini sono andati incontro e che continuano ad accompagnarci come parte della nostra eredità arcaica. Su questo
Freud ha un punto di vista neo-lamarkiano, cioè parte dal presupposto, che l’esperienza irrilevante del singolo
modifica il singolo (?) e che queste modifiche del singolo (?) cui il singolo (?) (non si capisce niente dalla registrazione)
è andato in contro nel corso della sua vita possano essere in qualche modo trasmesse ai suoi discendenti.
Definizione dal libro: tracce mnestiche dell’epopea dell’orda primordiale presenti nell’eredità arcaica dell’Es.

Capitolo 27 – Note sulla psicologia delle folle


Lezione del 21 febbraio

In Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921) Freud affronta il problema di come il
funzionamento mentale di un uomo cambi, quando questo si trova inserito in un gruppo
relativamente grande e non strutturato.
L’indagine di Freud su questi temi risente molto degli scritti di altri autori prima di lui: Le Bon, McDougall e Trotter.
Le Bon: ideologo della destra francese, osservò criticamente la rivoluzione francese
McDougall: psicologo dei fenomeni sociali, istinto gregario
Trotter: medico maestro di Ernest Jones, psicanalista

Folla = masse transitorie di individui eterogenei, riuniti per qualche motivo contingente
Masse o associazioni stabili = istituzioni organizzate in cui viviamo gran parte della nostra vita

Quando il gruppo è disorganizzato (nessuno ha uno scopo o funzione, il gruppo non ha una storia
passata), le persone si comportano in modo istintivo e disregolato, primitivo.
esempi: comizi, raduni politici, gruppi di persone che condividono un malcontento
Al contrario, in un gruppo organizzato, il funzionamento mentale è adulto e civile.

Avendo in quegli anni osservato le vicissitudini della rivoluzione d’ottobre e dell’affermazione del
nazismo e fascismo, Freud arriva all’idea che quei gruppi, relativamente disorganizzati, riuscivano
ad esistere poiché tenuti insieme da un capo o da un’ideologia.

- In un gruppo disorganizzato, la personalità cosciente di tutti i membri si annulla ed essi finiscono


per condividere un unico ideale dell’Io esterno, quello del capo; la presenza di questo ideale
dell’io esterno e condiviso, comune a tutti i membri di un gruppo, fa sì che questi si identifichino
reciprocamente l’uno con l’altro e rimangano uniti.

- Si crea così una condizione di suggestione tra i membri del gruppo e il capo, simile a quella tra il
bambino verso il padre (o l’ipnotizzato verso l’ipnotizzatore) e simile quindi a quella degli uomini
primitivi con il capobranco.

Nel gruppo quindi si verifica una regressione del funzionamento psichico ad un livello infantile e
primitivo, nel quale i vincoli della coscienza morale vengono meno poiché essa non c’è più ed è
sostituita da ciò che ordina di fare il capo.

Questi fenomeni di gruppo attireranno l’attenzione di Freud sulla centralità dei processi di
identificazione e di aggressività.

Nei saggi su L’uomo Mosè e la religione monoteistica Freud esplora la possibilità di ricostruire la verità storica dietro
alcuni elementi centrali della religione....
Secondo Freud, Mosè era un aristocratico egiziano seguace del faraone Ekhnatòn e della religione monoteistica da lui
propugnata. Una volta morto Ekhnatòn, Mosè si sostituì a lui al comando degli ebrei in Egitto, conservando la vecchia
religione del faraone defunto.
Tuttavia, proprio a causa di questa religione molto esigente*, Mosè, condottiero e guida spirituale degli ebrei egiziani,
venne ucciso proprio da loro.
A quel punto la tribù ebraica di cui Mosè era a capo (i Leviti, secondo Freud) si fuse con un’altra tribù ebraica vicina,
che venerava una divinità vulcanica meno evoluta del Dio di Ekhnatòn.
La religione ebraica a noi nota sarebbe nata dalla fusione tra questi due culti.
* = Dio non poteva essere rappresentato, i cerimoniali erano rifiutati, la circoncisione era obbligatoria e l’etica era a
fondamento della vita.

Conclusioni – Il destino delle idee di Freud nella psicanalisi contemporanea


Lezione del 28 febbraio

1938. Con l’affermarsi del nazismo in Germania e in Austria, tutti gli analisti (il 99,9% erano ebrei),
dovettero emigrare.
I nazisti confiscavano i loro beni, bruciavano i libri di Freud, mettevano sotto controllo la società psicanalitica locale
chiedendo che fosse diretta da un ariano; dopo un po’ gli analisti capirono che rischiavano anche la pelle.
Gli analisti emigrarono in quelli che erano i paesi di salvezza del tempo:
Regno Unito, Stati Uniti d’America e Sud America.
La psicoanalisi non aveva più come patria centrale l’Europa ma inizia a svilupparsi prevalentemente nel Regno Unito e
negli USA (soprattutto a New York), e in via minore anche in Sud America.

Nel Regno Unito, gli analisti europei freudiani si scontrarono con quelli britannici kleiniani.. .
Poiché nel frattempo, gli psicanalisti britannici erano stati influenzati dalle idee di Melanie Klein, psicanalista viennese
stabilitasi a Londra negli anni ’20, grazie all’ aiuto di Ernest Jones (fondatore della società psicanalitica britannica).
... e questo diede vita a 3 grandi scuole: gli annafreudiani, i kleiniani e gli indipendenti britannici.
Gli annafreudiani (“gruppo A”) avevano come autore di riferimento Freud e sua figlia Anna, i kleiniani (“gruppo B”)
avevano Melanie Klein e gli allievi diretti, mentre gli indipendenti britannici (“middle group”) non avevano figure di
riferimento in senso stretto.

Quali sono le differenze principali tra questi gruppi?


Anna Freud era attenta ai problemi dell’educazione ed era aperta all’osservazione diretta del bambino (apertura di
asili di guerra); era rimasta fedele alla teoria di suo padre, evolvendola ma senza stravolgerne i cardini; face studi
sistematici sui meccanismi di difesa, sulle funzioni e capacità dell’io nel corso del tempo, influenzata anche dalla
psicologia dell’Io statunitense, con cui era entrata in contatto.
Quella di Melanie Klein è l’unica scuola che mantiene la contrapposizione tra pulsioni di vita e di morte, pur rivedendo
la teoria dello sviluppo sessuale. La Klein si concentra molto sullo studio della fantasia inconscia per come traspare nel
gioco dei bambini, e sullo studio dello sviluppo delle primissime fasi della vita (grosso modo il 1 anno di vita). Oltre ai
bambini molto piccoli, la Klein applicava la psicanalisi anche ai pazienti psicotici e con gravi disturbi di personalità
Gli indipendenti britannici si caratterizzano per un’indagine sistematica di come l’ambiente reale, soprattutto nelle
prime fasi di vita, plasmino lo sviluppo della mente stessa; e di come il rapporto reale che si instaura tra paziente e
terapeuta influenzi l’andamento dell’analisi.

A causa dei bombardamenti della 2 guerra mondiale, a Londra c’era il problema dell’evacuazione degli sfollati: i
bambini e i loro genitori venivano spesso divisi, per ragioni tecniche, e allocati in altri luoghi.
Che cosa succede ai bambini quando vengono separati in modo forzuto dai genitori?
Molti di questi bambini sviluppavano una serie di problemi comportamentali in conseguenza di queste separazioni.
Dovevano essere quindi aiutati, e il comune di Londra si rivolgeva agli allora professionisti della salute mentale per
aiutare i bambini.
Tutti gli psicanalisti localizzati nel Regno Unito si trovarono dunque a dover lavorare con i bambini che avevano subito
il grosso trauma di essere allontanati dalle famiglie di origine.
C’è quindi una fonte di dati nuova, diretta che ha a che fare proprio con lo studio dell’interazione diretta con i bambini
subito dopo che un casino ci è stato.
Il peso della salute mentale durante la seconda guerra mondiale aumentò, perché c’era la necessità di gestire il
problema dei soldati che impazziscono, i quali venivano mandati in analisi dal fronte col compito “aggiustali e falli
ritornare a combattere”.
Subito dopo la fine della guerra si aveva poi il problema di come gestire quelli che erano tornati in patria vivi ma che
stavano fuori di testa. Questo tanto in America quanto in Inghilterra.

JOHN BOWLBY
A partire da queste osservazioni, uno psichiatra inizia a studiare gli effetti della separazione dai genitori sulla vita dei
bambini. Lui già si era interessato allo studio dei fenomeni di anti-socialità, che approfondirà per la World Health
Organization che gli chiese di fare un report delle conseguenze che ha l’ospedalizzazione dei bambini, che venivano
lasciati dai genitori, senza possibilità di andarli. Questo tizio era John Bowlby, futuro analista che aveva fatto a sua
volta l’analisi con una allieva della Klein.
Bowlby quindi era uno che stava facendo la formazione psicanalitica kleiniana, ma in realtà finirà per detestare tutta la
scuola kleiniana, specialmente per la sistematica svalutazione dell’impatto della realtà e delle madri reali sullo
sviluppo dei figli.

Negli Stati Uniti il modello psicanalitico prevalente tra gli anni ’40 e gli anni ’70 fu quello della
Psicologia dell’Io, inaugurata principalmente da Hartmann e Rapaport, analisti freudiani centro-
europei.
A partire dagli anni ’70 verrà poi elaborata la Psicologia del Sé di Kohut, che assieme agli studi
sull’infant research darà vita al modello intersoggettivista.

Gli psicologi dell’Io riprendono il pensiero di Freud, soprattutto quello di Inibizione, sintomo e angoscia, quindi la
centralità dell’Io e i problemi metapsicologici; essi lasciano perdere la teoria delle pulsioni di vita e di morte e la
riconcettualizzano come aggressività e libido; si mantengono sempre estremamente fedeli al pensiero freudiano e
cercano di trasformare la psicanalisi nel paradigma di riferimento della psicologia in generale.

In Sud America si creerà una scuola di psicanalisi di matrice kleiniana che resterà sempre un po’ marginale.

RIEPILOGO
Con la morte di Freud la psicanalisi si sposta come patria dal centro Europa al Regno Unito e agli USA. Nel Regno Unito
si sviluppano tre scuole.
La scuola di Melanie Klein si occupa di patologie gravi oltre che di bambini, da molta importanza alle primissime fasi
dello sviluppo e al concetto di fantasie inconsce, alle vicissitudini dell’aggressività, ed è l’unico approccio che conserva
la dicotomia tra pulsioni di vita e pulsioni di morte; rispetto all’analisi dei bambini si caratterizza per il tentativo di
mantenere il setting analitico più possibilmente invariato (il setting che si usava per gli adulti lo utilizzavano anche per i
bambini e i pazienti gravi, più o meno).
La scuola di Anna Freud portò avanti la teoria di Freud, soffermandosi in particolare sullo sviluppo delle funzioni dell’Io
nel corso del tempo, cioè dei meccanismi di difesa e altre capacità; il lavoro con i bambini aveva un setting meno
rigido di quello kleiniano e presupponeva una componente interattiva ed educativa maggiore; era in dialogo con la
psicologia dell’Io americana.
Gli indipendenti britannici prendono dei concetti kleiniani, tendenzialmente connessi alla posizione depressiva;
mantengono i contributi freudiani, soprattutto rispetto al complesso edipico e le nevrosi; si soffermano sull’indagine
del contributo delle relazioni reali nello sviluppo dell’Io del bambino, e della dimensione reale del rapporto terapeuta
paziente nell’analisi; i maggiori esponenti sono Winnicott e Fairbairn.
Negli Stati Uniti il paradigma dominante sarà la psicologia dell’Io, che non darà dei veri e propri contributi teorici di
grande rilievo ma cercherà di sistematizzare il sapere psicanalitico, in particolare di natura metapsicologica, e di
metterlo in dialogo con la psicologia accademica comportamentista, con la psicologia dello sviluppo piagetiana e
cercherà di far diventare la psicanalisi il paradigma di riferimento della psicologia in generale.

IL DESTINO DELLE IDEE DI FREUD

IPOTESI ABBANDONATE
Teoria strutturale: secondo gli analisti contemporanei il funzionamento psichico è funziona di stati
del Sé molteplici, vincolati a rappresentazioni multiple di sé e degli oggetti derivate da esperienze
relazionali reali di diverse età della vita, e influenzate da fattori temperamentali
Teoria delle pulsioni: nessuna scuola psicanalitica considera più le pulsioni e il loro sviluppo in fasi
come intesi da Freud; in generale, la centralità delle pulsioni ha ceduto il passo a quella delle
relazioni e degli affetti come fattori motivanti primari, e a una teoria dualistica basata su sessualità
e aggressività si preferiscono modelli multimotivazionali che contemplano altri sistemi
(esempi: regolazione psichica dei processi fisiologici, dell’esplorazione e dell’attaccamento)
Teoria dell’angoscia: viene data meno importanza all’angoscia di castrazione in favore di angosce
più primitive come quelle di frammentazione o annichilimento; i meccanismi di difesa sono
riconcettualizati come strategie di coping.
Complesso edipico: a parte alcuni autori freudiani o kleiniani, tutti gli altri analisti contemporanei
escludono le vicissitudini del complesso edipico come centrali per lo sviluppo psichico sano e
patologico; in generale oggi si tende a pensare a quella edipica come alla dimensione della
“triangolarità” relazionale, della capacità di auto-osservazione e preoccupazione responsabile.
Il processo analitico freudiano: l’insight non è più centrale nella cura psicanalitica ma viene
affiancato dalla dimensione relazionale (di attaccamento o cooperazione) che si instaura tra il
paziente e l’analista; al giorno d’oggi l’analisi delle resistenze ha in generale meno importanza
tecnica; gli analisti contemporanei sono meno anonimi rispetto al tempo di Freud; il setting
analitico non prevede più 6 sedute a settimana ma di meno (3-4, per motivazioni sociali ed
economiche) e il lettino non è più obbligatorio.

IPOTESI MANTENUTE
L’inconscio: in qualunque modo esso venga inteso, esso svolge un ruolo fondamentale nella vita
psichica normale e patologica del soggetto.
Il conflitto: uno dei compiti centrali della mente è quello di affrontare, risolvere o gestire la
conflittualità che le è intrinseca; i termini del conflitto possono essere motivazioni contrastanti,
rappresentazioni incompatibili, stati del Sé contrastanti ecc.
Le emozioni e la loro regolazione: le emozioni e la loro regolazione sono al centro del pensiero di
tutti gli analisti e della vita psichica del soggetto
attrazione, repulsione, depressione, amore, odio, angoscia, dolore, sicurezza, nostalgia e le strategie per regolarle
Le relazioni oggettuali: che siano reali o fantasmatiche, esterne o interne, parziali o intere,
diadiche o triadiche, gruppali, con se stessi o con gli altri, passate o presenti, la dimensione
relazionale è centrale per tutta la psicanalisi
L’infanzia: tutte le scuole psicanalitiche contemporanee ritengono che le basi della salute e della
patologia psichica e relazionale vengano gettate nell’infanzia, e attribuiscono una particolare
importanza ai primi 5-6 anni di vita

4/5/2019
Gabriele Deitinger
[email protected]
EXTRA
parti eliminate / non trattate / che non mi andava di integrare

Freud arriva alle libere associazioni con il caso di Emmy von N.; durante le conversazioni di piacere, lei
spesso riportava i pensieri angoscianti, e quindi Freud capisce che questi contenuti tendono a venire
fuori anche se non richiesti dal medico. Perché succeda questo però c’è sempre bisogno che ci sia il
rapporto di fiducia e stima con il medico (cit. Mattia Malena)

Freud capisce da Lucy R. che il sintomo isterico è dato da emozione + conversione, e che “per acquisire
l’isteria c’è un rapporto di incompatibilità tra l’io ed una rappresentazione”, risolto rimuovendo la
rappresentazione della coscienza e rendendola inaccessibile (cit. Mattia Malena)

Cos’è una pulsione parziale?


È una pulsione che coinvolge soltanto una parte del corpo; un insieme di pulsioni parziali si
organizzano nel primato genitale (cit. Gazzillo)

Lo spostamento e la proiezione hanno a che fare con la fobia

Proiezione = meccanismo di difesa (tipico dei casi di paranoia) per mezzo del quale inconsciamente si
attribuiscono ad un’altra persona sentimenti ed intenzioni che si nutrono in se stessi, ma che si rifiuta

Il meccanismo di difesa del diniego è tipico delle psicosi

Omosessualità letta come conseguenza della fissazione al complesso edipico negativo


Omosessualità letta come una conseguenza dell’incapacità di superare l’angoscia di evirazione
connessa al complesso edipico positivo dell’uno e dell’altro sesso per cui per angoscia rinunciavi
all’altro sesso e ti rivolgevi al genitore del tuo stesso sesso; o per l’angoscia di evirazione o per la paura
di essere frustrato.
Omosessualità = forma di inibizione dello sviluppo (quindi patologia), ma quello di Freud era
comunque un atteggiamento tollerante
(cit. Gazzillo)

Le libere associazioni funzionano come metodo per rivelare i contenuti inconsci poiché interrompono
l’azione di censura cosciente del sistema C e Prec (capitolo 19)

Altre fonti utili da cui puoi studiare:


- https://www.youtube.com/playlist?list=PLufwFtblC0Ru7FAFn7zmujmJK7k9njWdj
- https://www.cmt-ig.org/intro-alla-cmt/

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