Teologia II - Alberto
Teologia II - Alberto
Capitolo 8
CONCEZIONE CHE GESÙ HA DELLA VITA
Il valore della persona si rivela attraverso i gesti, ma per comprenderli serve una genialità umana è
caratterizzata da tre fattori: sensibilità, educazione e attenzione.
Questo sentimento è proprio della creatura umana ed è la radice stessa della religiosità.
Gesù dice spesso che è necessaria questa genialità per poterlo comprendere.
Nel Vangelo di Giovanni si dice che il mondo non lo riconobbe e che non venne compreso il suo
linguaggio. Questo perchè non fu ascoltato.
Anzi sempre nel vangelo secondo Giovanni si parla di atteggiamento legalistico, dato che dopo
la resurrezione di Lazzaro e la guarigione di un cieco dalla nascita, i religiosi del tempo cercarono
di metterlo in difficoltà e non riconobbero il valore dei suoi miracoli.
Per comprendere Gesù è necessaria una corrispondenza con lui. Come noi ci sentiamo capiti da
qualcuno che ci conosce, che ha qualcosa in sé di noi e abbia esperienze in comune con noi,
anche per comprendere Gesù c’è bisogno di un cammino.
È necessaria un’educazione impegnata e continua, c’è bisogno di sforzarsi per comprenderlo.
Non basta la spontaneità dello spirito, bisogna affiancarsi alla sua realtà e seguire la sua Parola.
Solo il divino può definire la moralità e il valore di una persona.
Ogni uomo è un’entità superiore a qualsiasi realtà del mondo. Tutto il mondo non vale la più
piccola vita umana.
Perchè la persona gode di un valore in sè che nessuno può attribuirgli o togliergli, valore che
racchiude lo scopo del proprio agire.
Il valore di ognuno è incommensurabile, per questo Gesù si prende cura di ogni singolo e vuole la
felicità di ogni individuo, perchè l’anima vale più di qualsiasi cosa materiale.
L’originale dipendenza:
Ma questo valore che abbiamo in noi stessi è in rapporto diretto con Dio. (collegati)
Da qui: “amerai il Signore e amerai il prossimo tuo come te stesso”
Questo rapporto è religiosità: senza il rapporto con Dio l’uomo non può essere persona e
protagonista del disegno totale.
O l’uomo è libero da tutto e dipendente solo da Dio, o è libero da Dio ma schiavo di ogni
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circostanza.
Il rapporto con dio conviene per salvare la propria persona.
La grandezza e la superiorità dell’uomo si fonda sulla dipendenza da Dio (la religiosità, il
rapporto con lui): questo rapporto è necessario perchè l’uomo realizzi sé stesso.
Primo dovere dell’educatore è insistere sulla religiosità, senza essa resta solo la vanitas vanitatum
(vacuità del tutto).
La religiosità è moralità: è la consapevolezza di dipendenza da Dio.
Ma chi ascolta deve poi mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù.
La moralità deve usare Dio come termine di paragone non l’io/la propria coscienza: Gesù dice
infatti “non posso fare nulla da me stesso, io ascolto Dio e mi baso sulla sua volontà, per questo
agisco correttamente.”
= libertà di coscienza: ci si libera dalla propria coscienza per affidarsi ad un potere esterno più
grande.
La religiosità e la moralità si esprimono tramite la preghiera.
Essa rende consapevoli della dipendenza da Dio.
Attraverso la preghiera si crea un rapporto intimo con Dio e porta alla consapevolezza che questo
rapporto è essenziale per la vita umana. Realizza che l’uomo dipende da questo Altro.
L’esistenza si realizza tramite il dialogo con questa Presenza interiore. Compagno indivisibile.
L’uomo deve pregare più che può per raggiungere piena coscienza delle sue azioni.
Tramite la preghiera l’uomo entra in contatto e diventa cosciente della volontà di Dio.
La preghiera significa domanda: tramite le domande rivolte a Dio alla ricerca di una sua risposta
su come raggiungere la felicità, l’uomo diventa consapevole della sua dipendenza a lui.
La completezza e la felicità suprema però si raggiungono tramite il soddisfacimento della volontà
di Dio: “sia fatta la tua volontà”
L’uomo per raggiungere questa felicità però deve sacrificarsi. Egli deve donare la propria vita al
mondo, agendo in nome di Dio, per far si che sia fatta la sua volontà e che venga il suo regno.
Perchè l’uomo è consapevole del rapporto tra lui e l’ordine delle cose (il tutto).
L’uomo è il risultato del sacrificio e dell’amore verso Dio.
L’uomo però spesso si allontana dai suoi doveri di amore e servizio, ma si concentra troppo su
sé stesso: “al posto di darsi prende, al posto di amare sfrutta” = egoismo.
Questo disordine dell’uomo viene attribuito dalla tradizione cristiana al peccato originale.
Ma Gesù chiarisce che la persona singola non ha energia a sufficienza per realizzare se stessa:
non si può essere se stessi da soli, ma è necessaria la compagnia/ la comunità cristiana per
affrontare questo cammino.
L’uomo per realizzare se stesso ha bisogno di accettare l’amore di un altro (Gesù infatti ha
donato la sua vita per i propri amici, più alta forma di amore).
Questo amore di Gesù deve essere accettato, l’uomo deve collaborare attraverso un amore libero.
(Libertà = capacità di soddisfazione totale = capacità d’infinito = sete di Dio = capacità dell’uomo
di realizzare completamente se stesso affidandosi a Dio.)
L’uomo però per raggiungere la libertà deve attraversare un percorso (libertà ancora
imperfetta) e in questo cammino ha la possibilità di scelta.
Spesso però è tentato da cose che lo discostano dal suo obiettivo finale.
Se non resiste alla tentazione sceglie il male.
È difficile resistere da soli alla tentazione, per questo soccorre Gesù: “rimanendo fedeli alla mia
parola (di Gesù) conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.”
Gesù non è venuto al mondo per sostituirsi all’uomo, ma vuole richiamarlo alla religiosità.
Gesù non risolve tutti problemi, ma indirizza l’uomo per risolverli.
La concezione della vita umana è una lotta, una ricerca di se stessi, tramite l’abbandono a
Gesù, che genera pace.
Compito della comunità cristiana (che ha già scoperto Gesù) è di cercare di risolvere questi
problemi umani in base al richiamo di Gesù: conoscenza del senso delle cose (verità), l’umana
convivenza (società e politica), problema dell’uso delle cose (lavoro)…
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Capitolo 9
- Gesù è uomo-Dio: non significa che Dio si è trasformato in uomo, ma significa che la persona
divina (Dio) possiede insieme alla natura divina anche la natura umana, incarnata in Gesù.
Non c'è confusione tra le due nature: l'incarnazione esprime la persona del Verbo, la natura divina
si esprime attraverso la natura umana con l’incarnazione.
- Esigenza di un cambiamento radicale:
Per riconoscere l'intervento di Dio nella nostra vita è necessario riconoscere questo nuovo
metodo, che si riassume attraverso la frase "Dio salva l'uomo attraverso l'uomo".
La differenza tra la Chiesa cattolica e le altre concezioni cristiane nasce soprattutto dal
riconoscimento di questo metodo.
- Questo metodo continua nella storia, "ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del
mondo".
Questo metodo implica che l'uomo è chiamato ad aderire sempre alla salvezza proposta, anche in
tempi nuovi. Gesù è sempre al centro.
- Resistenza istintiva che la ragione può avere di fronte all'annuncio dell’incarnazione:
È il rifiuto dell'uomo a credere che il mistero possa diventare fatto e parole umane.
Se l'incarnazione è vera, se il mistero si fa carne, tutta la vita deve ruotare attorno ad esso.
La resistenza al contenuto supremo del suo linguaggio si è subito verificata intorno a lui.
Molti credettero in lui. Molti invece, oggi come allora, accusarono l'incredibilità della pretesa di
Cristo. La critica è sempre la stessa: l'intollerabilità della sua umanità.
Questo è un tentativo che la ragione compie per imporre a Dio un'immagine ideale di lui.
- DOGMA:
Contro l'incarnazione, si è fissato nella storia, lungo i secoli, un dogma che dichiara la
impossibilità di Dio di farsi uomo.
Questo è il dogma moderno che deriva dalla cultura illuministica (quella che pensa solo in base
alla ragione): viene dichiarata una divisione fra la fede e la realtà mondana, quindi c'è una
“proibizione a Dio di intervenire nella vita dell'uomo stesso”.
Viene quindi attribuito a Dio ciò che piace alla ragione o ciò che la ragione decide: questo è il
limite estremo a cui si può spingere la pretesa idolatrica.
- Il fatto dell'incarnazione è rimasto immutato nella storia. Il cristianesimo è stato annunciato nei
secoli e ci raggiungi ancora. Il vero problema è che l'uomo lo riconosca.
- Incarnazione costituisce uno spartiacque sia nel campo della storia delle religioni sia nella
comprensione stessa dell’esperienza cristiana.
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LUIGI GIUSSANI, Perché la Chiesa
Se invece non ci si impegna consenso religioso e se sul fatto storico di Cristo non si prende
una posizione personale, allora la Chiesa potrà interessare solo in modo riduttivo.
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Parte 1, Cap II: PRIMA PREMESSA
Come raggiungere oggi la certezza sul fatto di Cristo
TRE ATTEGGIAMENTI
• Atteggiamento razionalistico: Gesù Cristo è un fatto del passato. Per trovare una
soluzione la ragione dell’uomo si sente spinta dapprima a raccogliere tutti i possibili
dati provenienti dal passato, i documenti, le fonti, dunque a vedere ciò che quel
“fatto” ha lasciato nella storia. Si passa dunque al paragone, al confronto, al giudizio
che sarà di certezza su alcuni fattori, di incertezza su altri. Questo metodo si può
chiamare della “ragion storica”. Questo metodo produce molte perplessità, ci si trova
di fronte a centinaia di interpretazioni differenti (come succede per molti “fatti
storici”) e porta verso una atteggiamento razionalistico.
Ricordiamo che il razionalismo come posizione mentale nasce da quel concetto di
ragione per cui essa è la misura di tutte le cose, e quindi la consistenza di tutte le cose
è quella data dalla ragione. Questo atteggiamento aprioristico porta la proiezione sul
reale di dimensioni già fissate e riconosciute dalla ragione. Questa posizione
contraddice, come abbiamo visto, la legge suprema del realismo, per cui è l’oggetto a
dettare il metodo.
“Il razionalismo è l’abolizione della categoria della possibilità: se infatti è possibile
solo quanto è misurabile, cioè dominabile da misure già possedute, in realtà viene
negata la vera categoria del possibile, dell’eventuale esistenza di qualcosa la cui
natura sconfini al di là dei limitati orizzonti cui giunge l’uomo, per quanto
dilatabili”
! L’atteggiamento razionalistico riduce il contenuto del messaggio cristiano prima
di averlo preso in considerazione. Si ha la tentazione di ridurre Dio, presente sempre,
alle immagini che noi abbiamo della presenza e dell’assenza.
1. Come si può distinguere se ciò che l’uomo “sente” deriva dallo Spirito o è
l’idealizzazione dei suoi pensieri? Come si può liberare questa metodologia
dall’ambiguità?
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Uno sguardo valorizzatore
Per quanto riguarda l’atteggiamento razionalistico, il terzo metodo non censura l’indagine
storica, ma colloca la persona nella possibilità di utilizzare tale indagine in un modo più
adeguato. La approfondisce.
Con questo metodo l’uomo può partecipare a quell’esperienza che è riportata nei documenti,
sperimentando una relazione con Cristo attraverso l’incontro con lui e, perciò, si può
comprendere a fondo ciò che la ricerca storica ci può dire.
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Parte 1, Cap III: SECONDA PREMESSA
Difficoltà odierna nel capire il significato delle parole Cristiane
MEDIOEVO E UMANESIMO
[Non bisogna esaltare l’aspetto negativo come spesso accade nella cultura moderna.
L’esistenza di una diffusa mentalità religiosa dava l’educazione necessaria per assimilare
un criterio che poteva essere applicato bene ma anche male. Nei moderni del XXI secolo,
siamo chiamati a capire che il principio, pur alterato nella applicazione, rispondeva alla
esigenza di giustizia sviluppato dall’educazione ecclesiale. Nel Medioevo una mentalità
religiosa autentica facilitava l’adesione e la convinzione religiosa stessa.
Dio era visto come la sorgente di ogni cosa, presenza suprema di ogni aspetto della vita.
Dio non era accanto alla vita concreta ma presente in qualunque cosa.
Ne deriva quindi la potente concezione di una familiarità con il Dio vivente.
Lo storico Gianni Villani diceva: “Pochissimi sono gli atei e condannati da tutti”]
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3) L’Umanesimo dal punto di vista della disarticolazione di una mentalità
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Parte 2, Cap I: La continuità di Gesù Cristo, radice della coscienza che la Chiesa ha di
sé
1. FATTORE COMUNITARIO
= ecclesia Dei = la comunità di Dio = i raccolti da Dio
Una realtà comunitaria sociologicamente identificabile
Il fatto cristiano innanzitutto si pone nella storia come comunità (Atti degli Apostoli).
Il primo fattore, dunque, con cui la Chiesa ha dimostrato di porsi come realtà è stato quello
di essere un gruppo individuabile, un insieme di persone che si sono legate tra di loro, con al
centro il loro seguire Cristo ed essere suoi testimoni.
Già dalla tradizione ebraica il popolo ebraico erano “il popolo di Dio”.
Nelle prime comunità cristiane però questo essere popolo in virtù del fatto che si è
testimoni di Cristo rappresentò una vera rivoluzione culturale (= popolo basato e unito dal
CREDO/FEDE).
L’essere parte di un popolo non era infatti più una questione etnica o di costume, né
geografica, ma questo popolo è formato da coloro che Dio mette insieme nella accettazione
della venuta di suo Figlio.
Si superava così radicalmente qualunque tipo di qualificazione nativa o “carnale” che può
distanziare gli esseri umani (non ci sono più differenze tra gli uomini).
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2. FATTORE CONSAPEVOLEZZA DI SÈ
= consapevolezza di essere dotati del dono dello Spirito
La comunità investita da una “Forza dall’alto”
Per la comunità cristiana stare assieme non vuol dire solo fisicamente, ma condividere uno
stesso valore, una stessa Fede. Già nelle prime comunità cristiane, l’idea dominante di chi
ve ne faceva parte era che la loro vita era stata mossa e trasformata dal “dono dello Spirito”,
e quindi erano consapevoli di essere stati vestiti del ruolo di testimoni fedeli di Cristo.
Vi era la consapevolezza di una “Forza dall’alto” che li spingeva ad agire e a
testimoniare. Essi erano anche coscienti che questo dono, questa cosa che accadeva era di
natura del tutto nuova ed eccezionale. (Nuova personalità di chi incontra Dio).
Essi sono scelti per servire Dio. Cristiano sperimenta un mondo nuovo. Aderisce ad una
nuova realtà.
Questa forza agiva sul loro cuore, cambiandolo nel profondo, facendolo ardere.
Chi conosce Cristo sperimenta una nuova maniera di rapportarsi a Dio e agli uomini.
La rivoluzione delle prima comunità cristiane non sta nel fatto del vivere in comunità, ma
nel “come” questa vita di comunità veniva vissuta.
Il libro parla di comunione = koinomia, cioè condividere un amore, come quello per Cristo.
Communio = condivisione vissuta nella dipendenza da Cristo.
I primi cristiani, seguendo il messaggio di amore di Cristo, tendevano a mettere comune le
loro risorse materiali e spirituali. Si preservava la libertà individuale.
Si costruiva però una unità sociale organica bene definita = nuovo fenomeno sociale.
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FATTORE GERARCHICO
La comunità dei cristiani non nasce fatto spontaneo, cioè affidato alla soggettività di
ciascuno, ma nasce dalla volontà di Gesù stesso.
Infatti nel Vangelo secondo Matteo c’è una dichiarazione esplicita di Gesù: ''Tu sei Pietro
e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di
essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli''
Con questa frase Gesù ha voluto dare alla comunità cristiana un principio gerarchico.
Egli ha designato a capo della gerarchia, come pietra sulla quale avrebbe edificato la
Chiesa, Pietro, uomo saggio, la vecchia “roccia”.
La Chiesa quindi è fondata su Pietro e sugli apostoli.
Quasi subito però, come ci trasmettono gli scritti, gli apostoli ebbero bisogno di
collaboratori che avessero il ruolo di “pastori”, i vescovi, a capo delle loro comunità, cui
perno era il vescovo di Roma.
IDEALE MISSIONARIO
Un fervore di comunicazione, un ideale missionario
Nonostante la definizione del principio gerarchico, la comunità cristiana non è mai stata una
societas chiusa in se stessa, ma sempre aperta e comunicativa del messaggio cristiano. La
chiesa ha infatti una essenziale funzione missionaria. Infatti Gesù ha chiesto a coloro che
lo seguono di proclamare la sua Parola e di testimoniare agli altri il suo Messaggio.
Quello di comunicare agli altri è stato e rimane il dovere determinante dei fedeli
cristiani.
San Paolo: “Santo” era usato nelle prime comunità per indicare qualcuno che apparteneva
all’Alleanza di Dio con l’uomo e per questo si protendeva in un cammino secondo il volere
di Dio. Quindi non stava ad indicare l’idea di un uomo perfetto, ma sta ad indicare la
volontà di seguire i precetti di Cristo.
La santità è possibile poiché v’è la certezza che Gesù Cristo può vittoriosamente
attraversare le nostre impotenze con la sua forza e mutarle in una energia operosa per il
bene.
Chi desidera applicare gli insegnamenti cristiani inizia la strada per realizzare se stesso.
Chi ha speranza in Cristo purifica se stesso, come lui è puro.
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Parte 3 “Come la Chiesa ha definito se stessa”, Cap I:
FATTORE UMANO
1. Attraverso l’umano
Tra il Messaggio (il “cosa”) ed il mezzo (l’uomo), c’è una grande sproporzione, come ne
era perfettamente consapevole già S. Paolo.
Vi è la coscienza della nostra umanità fatta di limiti.
Questo non deve però indurre l’uomo verso una rassegnazione poiché l’uomo è il mezzo
che Dio ha scelto per entrare (e restare) nella storia dell’umanità.
Esso deve protendere sempre verso l’Infinito e diffondere la Parola testimoniandola.
In poche parole: il fenomeno Chiesa è caratterizzato dal divino, il quale come metodo di
comunicazione di sé ha scelto di utilizzare l’umano.
Sebbene la Chiesa è realtà umana, dove si possono trovare anche persone negative, non si
può comunque negare la presenza del divino, indipendentemente dalla miseria dei suoi
componenti, nessuna miseria potrà annullare la paradossalità dello strumento scelto da Dio.
2. Implicazioni
FATTORI CONTINGENTI
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Se la Chiesa si definisce come il divino che si comunica attraverso l’umano, la singola
persona si esprimerà attraverso il suo temperamento e la sua mentalità.
B) Attraverso la libertà
Dio non solo deve tenere conto del particolare temperamento umano (carattere), ma anche
della sua particolare libertà.
Il messaggio cristiano è quindi legato alla serietà e moralità dell’uomo: un uomo potrà
benissimo trasmetterlo ma non non seguirlo.
Il metodo che Dio ha seguito gioca tutto sulla libertà. Il messaggio del divino deve passare
per forza attraverso la libertà delle persone, attraverso il veicolo umano, ma la libertà
umana non realizzerà mai integralmente l’ideale, sarà sempre inadeguato a
dimostrarlo. Questo perchè l’uomo è limitato e finito.
Se la Chiesa è una realtà fatta di uomini, che veicola il divino (paradosso), di fronte alla
debolezza degli uomini che la compongono non deve ritirarsi, ma deve cercare di
impegnarsi per limitare il difetto altrui.
Ogni giudizio sulla Chiesa non si può basare sul comportamento degli uomini, poiché tale
metodo è inadeguato, dato che la Chiesa include nella definizione di sé la possibile ed
inevitabile miseria umana. = la Chiesa è umana e divina.
Se la Chiesa fosse perfetta non potrebbe accogliere uomini “limitati”.
E’ vero però che la Chiesa chiama comunque noi uomini a una chiarezza morale.
Nei secoli la Chiesa è stata salvata da chi, perseguendo il vero e il reale, non si è
scandalizzato del veicolo umano limitato, ma ha mantenuto lo sguardo ed il cuore fisso sul
compito di testimoniare autenticamente il Messaggio.
(es. San Francesco e Santa Caterina da Siena)
La Chiesa è cosciente dei limiti che l’umanità, con tutte le sue debolezze, porta con sé.
La Messa, infatti, inizia ogni giorno con un “confesso”: atteggiamento di umiltà.
I valori che la Chiesa presenta, perciò, varieranno a seconda dell’epoca; avranno cioè dei
limiti legati al periodo storico in cui sono affermati.
Il vero cristiano però è capace di affermare Dio anche nelle peggiori circostanze.
Anche la struttura della Chiesa rispecchia sempre la mentalità e la cultura dell’epoca in cui
opera, infatti nella storia della Chiesa sono emerse esperienze cristiane diversissime.
In conclusione possiamo dire che il divino si incarna veramente, usa veramente l’umano
come strumento, MA usa anche i fattori contingenti come strumenti di salvezza.
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Parte 3, Cap II: Una missione della Chiesa verso l’uomo terreno
PROBLEMI UMANI
Questa parola definitiva può essere ricondotta a due espressioni “persona”, o anima, per
usare un termine evangelico, e “regno di Dio”.
La prima indica l’irriducibilità dell’ “io” a qualunque schema o categoria: la persona è
sorgente di valori, non è soggetta ad alcune dipendenza, se non quella originale, costituita da
Dio; l’uomo immortale, irriducibile, intangibile.
La seconda coincide con l’affermazione di un significato cui tutto tende, il luogo del
significato di tutti quei segmenti di cui non comprendiamo neppure l’orientamento, l’ordine
segreto delle cose.
E’ un richiamo continuo per condurre l’uomo a vivere questa coscienza di dipendenza totale
dal Mistero che ci parla. Perché questa è la legge della vita: la dipendenza dal Padre che in
ogni istante formula la nostra vita, sorgente continua del nostro esistere.
Categorie di problemi: cultura (ricerca della verità e del senso della realtà), amore (ricerca
di completezza personale), lavoro (esigenza di esprimere la sua personalità), politica
(problema della convivenza umana).
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Il lavoro di ogni uomo
La soluzione dei singoli problemi deve essere cercata dall’uomo, deve sforzarsi nelle 4
categorie di problemi.
La Chiesa non si occupa di risolvere i problemi dell’uomo, ma di indicargli la strada per
poterli risolvere.
La possibilità di trovare una soluzione è affidata alla libertà dell’uomo. Dio non obbliga
l’uomo, ma lo incita ad attuare l’atteggiamento religioso che facilita il raggiungimento del
risultato.
Per risolvere i problemi dell’uomo viene preso come punto di riferimento il Vangelo.
INADEGUATEZZA E TENSIONE
La Chiesa è cosciente che nella storia l’uomo spesso non accetterà di vivere
quell’atteggiamento religioso e, anche quando lo accettasse, non sempre riuscirà a
mantenersi in tale atteggiamento.
La religiosità quindi non è sempre vissuta in modo adeguato.
Per questo la messa inizia con il Confiteor = confesso, segno della inadeguatezza
dell’uomo al divino, sproporzione che seguirà fino all’ultimo dal storia dell’uomo.
I problemi umani avranno sempre degli aspetti irrisolti proprio perché il giusto
atteggiamento di fronte al reale da parte dell’uomo non sarà adeguatamente rispettato.
Sebbene la religiosità non sarà mai vissuta dall’umanità in modo adeguato la Chiesa dice
che l’uomo deve porsi con un atteggiamento di tensione/continuo vigilare.
Ognuno si deve continuamente sforzare di applicare ai problemi umani la religiosità
autentica. L’uomo deve agire ad immagine e somiglianza di Dio e dell’amore divino.
L’uomo cristiano può essere visto come l’“homo viator”, il viandante, consapevole del
fatto che la vita è un cammino, e che la soluzione è opera di Dio.
Solo la potenza di Dio ci può completare.
È un impegno senza tregua perchè è la ricerca di una completezza sempre maggiore.
Tensione sempre al meglio, l’uomo non deve essere mai soddisfatto.
Fariseo (leggi divine) VS Pubblicano (leggi statali): Pubblicano prova un disagio doloroso e
esprime tensione. Fariseo invece è soddisfatto di sé (impossibile per la Chiesa).
Nel concetto di pace troviamo l’idea della tensione morale (continua ricerca della verità di
se stesso, quindi della verità del mondo).
Non ci può essere una pace duratura se non ci si appoggia a Dio.
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Parte 3, Cap III: Il divino nella Chiesa
MAGISTERI E DOGMA
La vita umana è caratterizzata da un continuo porsi domande sulla propria esistenza, sul suo
scopo e sul come raggiungere la pienezza di vita. Cioè L’uomo vuole cioè conoscere la
verità. Dio, tramite la Chiesa, e tramite l’educazione religiosa richiamarci alla realtà delle
cose, alla dipendenza dell’uomo da Dio misericordioso, aiuta l’uomo a raggiungere la
verità.
1. Il magistero ordinario: il cristiano arriva alla verità divina tramite la Chiesa per una
via ordinaria, che tramite la vita stessa della comunità (Chiesa).
La condizione è che essa sia veramente ecclesiale, cioè unita al vescovo, a sua volta
unito al papa.
(Tradizione: la continuità è lo strumento più grande della comunicazione.
La memoria/tradizione è importante perchè quanto adesso insegna non può essere in
contrasto con quanto insegnava mille anni fa e non può presentare contrasti o
decadenze dal suo primo messaggio.
Il miracolo della Chiesa è quello di non essersi mai contraddetta.)
1) La verità che viene definita con uno di questi due interventi eccezionali riguarda
sempre qualcosa che fa già parte della vita della Chiesa.
Chiarisce quello che risulta da sempre, almeno implicitamente. Non v’è niente di
nuovo.
Quando nella Chiesa viene proclamato un dogma (da dokeo = credere/ritenere,
significa decreto/massima/convinzioni dottrinali) non è mai frutto di una nuova
convinzione, ma una presa di coscienza in maniera chiara conseguente a una
fondata convinzione, NON IMPOSIZIONE.
Per questo l’autorità della Chiesa, quando proclama un dogma, è molto attenta a
sondare la coscienza della comunità.
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Il dogma è “necessario” quando vi è una particolare questione che richiede chiarezza,
per evitare la possibilità di dubbio interpretativo.
(Es. Dogma: l’Immacolata Concezione)
La parola dogma non ha affatto quel senso dittatoriale che tanti commentatori le
attribuiscono, indica semplicemente il formularsi definitivo di una presa di coscienza
della verità di cui la Chiesa è già depositaria.
Era emersa dunque la necessità di una chiarezza. Questo dogma non ha carattere
dittatoriale (impositivo), ma indica la formulazione definitiva di una verità di cui la
Chiesa è già depositaria. (es. bambino che più cresce più prende coscienza di sé).
Così nella Chiesa, quando si prende coscienza di una verità, si può affermare che è
una sicurezza definitiva.
Infatti la Chiesa nel tempo prende sempre più coscienza di sé.
SACRAMENTI E LIBERTÀ
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b) La grazia santificante attraverso segni efficaci: i sacramenti
Sacramentum deriva da mysterion = i culti greci e orientali.
Da un lato indica la comunicazione del divino tramite la figura di Cristo, dall’altro indica un
patto di fedeltà (alleanza di Dio con l’uomo).
La Chiesa è il luogo dove cristo continua nel tempo, e dove anche i gesti di Cristo hanno
una continuità.
La grazia soprannaturale è il dono che Cristo dà agli uomini, cioè la partecipazione
profonda al mistero dell’Essere. Questa è una realtà che viene da Dio e che si comunica,
nella comunità ecclesiale, attraverso gesti chiamati “sacramenti”. = modo del comunicarsi
del divino, sono gli stessi segni con cui Cristo comunicava la salvezza, cioè se stesso.
Se Dio è libero, e non può non esserlo, e ha voluto comunicare all’uomo la sua realtà divina,
gli comunicherà anche la dimensione della libertà.
d) Risposta a un’obiezione
- Obiezione: se si insiste tanto sulla libertà, allora perché viene impartito il battesimo ai
bambini, che non hanno libertà di scelta?
- Risposta: La capacità di agire e di scegliere si forma in un contesto educativo, quindi il
battesimo è giustificato perchè tramite esso entrerà a far parte di una comunità in cui verrà
educato e in cui svilupperà il suo senso di libertà.
L’uomo è infatti profondamente legato agli altri uomini, e il bambino dipende dai genitori.
E’ vero che esso non ha ancora esplicita la sua capacità di libertà, tuttavia egli non è
estraibile dall’unità in cui nasce e di cui è parte.
In particolare, nel battesimo, il bambino è concepito dalla Chiesa come appartenente alla
comunità cristiana. In questo modo il piccolo realizzerà la grazia di conoscenza, di
sensibilità, di coscienza morale che Dio fa alla sua persona.
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Conclusione
Attraverso ogni sacramento l’uomo riconosce quello che è Cristo, afferma la sua gloria e la
testimonia al mondo.
Parte 4: “La verifica della presenza del divino nella vita della Chiesa”,
Cap I - Il luogo della verifica: L’ESPERIENZA UMANA
PIENEZZA E IMPEGNO
La Chiesa si rivolge alla nostra umanità, a quella capacità dell’uomo che abbiamo chiamato
esperienza elementare, vale a dire quel complesso di evidenze ed esigenze originali con
cui l’essere umano si protende sulla realtà cercando di immedesimarsi con essa.
La sfida della Chiesa si può riassumere in questo modo: essa scommette sull’uomo,
ipotizzando che il messaggio di cui essa è strumento, vagliato dall’esperienza elementare,
rivelerà la presenza prodigiosa.
Essa non chiede di adempiere meccanicamente, ma si affida al giudizio della nostra
esperienza, anzi, continuamente la sollecita a precorrere il suo cammino in completezza.
La Chiesa dice all’uomo: “Con me otterrai una esperienza di pienezza di vita che non
troveresti altrove”.
Del resto ognuno di noi, anche nella più semplice contingenza quotidiana, cerca proprio
quella maggiore pienezza. E’ questo il criterio che ci guida, anche nelle minime scelte: gli
uomini aderiscono a quello o all’altro invito, scelgono di stare con quella o quell’altra
persona perché da queste scelte sperano maggior soddisfazione, più intensa corrispondenza
del proprio desiderio. Essendo la libertà una forza di adesione all’oggetto cui si ispira,
l’uomo fatto per la felicità muove il suo libero dinamismo alla ricerca del “fascino più
grande”, diceva sant’Agostino, vale a dire una sempre maggiore pienezza di vita, un sempre
più totale processo dell’essere.
L’uomo però non può accingersi alla verifica della portata del Messaggio di verità di cui la
Chiesa è portatrice senza un impegno che coinvolga la sua vita.
L’uomo deve infatti impegnarsi ad accettare la sfida della Chiesa.
Per iniziare questo cammino, ci deve essere da parte dell’uomo una disponibilità
all’impegno che la tradizione cristiana chiama “povertà di spirito”/ricerca di maggiore
ricchezza.
Essa si traduce in un atteggiamento di accettazione di un desiderio più profondo che
costituisce il vero tesoro dell’uomo.
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Parte 4, Cap II: “Dal frutto si conosce l’albero”
Possiamo ravvisare, traendole dal patrimonio della tradizione cristiana, quattro categorie
di “frutti” degli insegnamenti di Cristo nella vita della Chiesa, attraverso i quali Egli
continua la sua azione nella storia.
1. Unità
- Unità di coscienza: la chiesa ha un atteggiamento unitario. Gesù dice “io sono la via, la
verità e la vita”. Possibilità di pace.
- Unità come spiegazione della realtà: l’unità di coscienza viene a contatto con le cose, gli
avvenimenti, gli uomini, organicamente tende a comprenderli in modo aperto a tutte le
possibilità e adeguato ad ogni incontro.
- Unità di impostazione di vita
2. Santità
Il santo è l’uomo vero, poiché aderisce a Dio e quindi all’ideale per cui vive.
N.B. La santità cristiana è agli antipodi del concetto di santità proprio a tutte le religioni,
cioè intesa come separazione dal “quotidiano”, dal “normale”.
La santità cristiana ha luogo infatti in tutta la realtà, poiché tutta la realtà è tempio di Dio.
Quindi non stava ad indicare l’idea di un uomo perfetto, ma sta ad indicare la volontà di
seguire i precetti di Cristo.
- Il miracolo: Il miracolo è un modo in cui Cristo attesta la sua potenza e dominio sulla
storia.
Si può definire come un avvenimento umano attraverso cui Dio costringe l’uomo a badare a
lui, ai valori di cui vuole renderlo partecipe, attraverso cui Dio richiama l’uomo perché
questi si accorga della sua realtà.
1. Da questo punto di vista tutte le cose sono miracolo, anche se non ce ne rendiamo conto.
2. Poi ci sono momenti particolari in cui Dio richiama il singolo (es. situazioni di gioia o
dolore)
3. Ma lo è specialmente là dove Dio interviene sulla sua creazione con un fatto
oggettivamente inspiegabile dalla ragione. E’ il caso in cui Dio vuole richiamare non solo il
singolo, ma la collettività alla sua presenza, offrendo fattori oggettivi documentabili per
tutti.
3. Cattolicità
L’apostolicità è la caratteristica della Chiesa che indica la sua capacità di affrontare in modo
unitario il tempo. E’ la dimensione storica: la Chiesa afferma la sua autorità nella storia.
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Come cristo ha voluto legare la sua opera e la sua presenza nel mondo agli apostoli,
indicando uno di essi come punto di riferimento autorevole, così la chiesa è legata ai
successori di Pietro e degli apostoli, il papa e i vescovi. Tale successione, storicamente
documentabile per il vescovo di Roma, è unitaria e ininterrotta proprio attraverso l’azione
del vescovo di Roma.
CONCLUSIONI
Punto di riferimento per il cristiano è la Madonna, Vergine e madre di Dio, splendore del
mattino.
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