Corte Conti 2021
Corte Conti 2021
Maggio 2021
REFERTO SUL SISTEMA UNIVERSITARIO
Maggio 2021
La Relazione, approvata nell’adunanza delle Sezioni riunite del 3 maggio 2021, è stata redatta da: Stefania
Petrucci, Giuseppina Mignemi, Sergio Gasparrini, Elena Papa e Marco Randolfi.
Hanno collaborato Anna Maria Pellegrino, Rosanna Vasselli, Virginia Pinti e Linda Cicalini.
Hanno contribuito Lucia Mauta, Nicola D’Elpidio ed Elettra Ferri.
L’editing è stato curato da Giuseppina Scicolone e Giuliano Nolè.
INDICE
Deliberazione
Premessa
SINTESI E CONCLUSIONI 3
CAPITOLO PRIMO
CONSIDERAZIONI GENERALI 17
1.1. L’area OCSE 17
1.1.1. Rapporti OCSE del 2018 18
1.1.2. Rapporti OCSE del 2019 21
1.1.3. Rapporti OCSE del 2020 27
1.2. L’area dell’Unione Europea 34
1.3. L’evoluzione della disciplina del settore dell’istruzione universitaria 39
1.3.1. L’evoluzione della disciplina europea 39
1.3.2. L’evoluzione della disciplina italiana 55
[Link]. L’evoluzione normativa fino al 2017 55
[Link]. L’evoluzione normativa da fine 2017 57
[Link]. L’incidenza dell’emergenza epidemiologica sull’assetto normativo 69
CAPITOLO SECONDO
CAPITOLO QUARTO
IL PERSONALE 125
4.1. Premessa 125
4.2. La programmazione del personale 125
4.3. Il reclutamento dei professori e dei ricercatori universitari 130
4.3.1. L’accesso al ruolo dei professori universitari 131
4.3.2. Il reclutamento dei ricercatori a tempo determinato 134
4.3.3. Le chiamate dirette di professori e ricercatori 138
4.4. Le altre figure professionali 141
4.5. Il personale tecnico-amministrativo 143
4.6. Il personale delle Università non statali 144
CAPITOLO QUINTO
CAPITOLO SESTO
CAPITOLO SETTIMO
Presidenti di sezione:
Carlo Chiappinelli, Ermanno Granelli, Anna Maria Lentini, Enrico Flaccadoro;
Consiglieri:
Leonardo Venturini, Bruno Domenico Tridico, Cinzia Barisano, Stefania Petrucci,
Giuseppina Mignemi, Sergio Gasparrini, Andrea Luberti, Elena Papa;
Primi Referendari:
Angelo Maria Quaglini, Marco Randolfi;
Referendari:
Tatiana Calvitto.
VISTO il testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con regio decreto 12
luglio 1934, n. 1214;
VISTO l’art. 85, comma 6, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito dalla
legge 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni e integrazioni;
VISTO il decreto del Presidente della Corte dei conti 4 novembre 2020, n. 291, con il
quale sono stati confermati i criteri per la composizione delle Sezioni riunite in sede
di controllo fissati dal precedente decreto del Presidente della Corte dei conti 8
maggio 2020, n. 149, come stabilito dal citato art. 85, comma 6, del decreto-legge 17
marzo 2020, n. 18, convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 e successive
modificazioni e integrazioni;
DELIBERA
I RELATORI IL PRESIDENTE
[Link] digitalmente Stefania Petrucci [Link] digitalmente Guido Carlino
[Link] digitalmente Giuseppina Mignemi
[Link] digitalmente Sergio Gasparrini
[Link] digitalmente Elena Papa
[Link] digitalmente Marco Randolfi
SINTESI E CONCLUSIONI
Introduzione
Il Referto sul sistema universitario si prefigge l’intento di esporre le risultanze di
una approfondita analisi sul sistema universitario nel suo complesso anche attraverso la
costruzione di un necessario collegamento con le evidenze rappresentate nel precedente
rapporto del 2017, redatto ad alcuni anni di distanza dal profondo mutamento introdotto
dalla legge 30 dicembre 2010, n. 240.
Il sistema universitario italiano era stato caratterizzato, fino al termine degli anni
‘80, da un forte indirizzo centralista e da una scarsa autonomia degli atenei. In tale ambito
un ruolo centrale era in particolare attribuito al Ministero, con uno scarso potere
organizzativo assegnato alle autorità accademiche.
Questa impostazione ha conosciuto i primi parziali tentativi di modifica attraverso
alcuni processi di riorganizzazione ispirati alle esperienze effettuate in ambito europeo,
considerate capaci di favorire una migliore efficienza del sistema. Gli interventi si sono
concentrati sull’autonomia istituzionale delle Università, sulla valutazione della qualità
della ricerca e della didattica e sui meccanismi competitivi di finanziamento.
Tale processo ha subìto, tuttavia, rallentamenti a causa, da un lato, della conferma
per gli atenei del carattere di enti a finanza derivata, dall’altro, per la mancanza degli altri
due elementi del modello di governance adottato a livello europeo: valutazione e
competizione.
La necessità di introdurre una maggiore responsabilizzazione per i risultati
conseguiti e una nuova attenzione all’efficienza e alla economicità della gestione, era alla
base delle prime misure correttive, concentrate, in particolare, nel settore della didattica,
caratterizzata dal proliferare di corsi e sedi universitarie, del reclutamento del personale
accademico e della stessa governance degli atenei.
Nel solco di tali indirizzi si pone la legge 30 dicembre 2010, n. 240 con l’obiettivo
prioritario di promuovere meccanismi di efficientamento del sistema universitario anche
nell’ottica della sostenibilità economica e del merito.
Dopo un primo momento di verifica intervenuto con il referto del 2017, a distanza
cioè di circa sette anni dall’approvazione della legge di riforma, le Sezioni riunite in sede
di controllo della Corte dei conti si propongono di esaminare i risultati ottenuti in una fase
di consolidamento degli effetti e quindi in una condizione di piena attuazione dei
programmi riformatori che hanno ispirato il radicale intervento proposto dal legislatore
al termine del 2010.
In questa prospettiva, il referto, previsto dall’art. 5, comma 21, della legge n. 537
del 1993, si propone l’obiettivo di offrire al Parlamento un quadro conoscitivo degli
attuali profili finanziari e gestionali del sistema universitario in relazione alla operatività
della riforma.
1. Confronti internazionali
Tra il 2009 e 2019, la quota di adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni con una
qualifica di istruzione terziaria è aumentata in tutti i Paesi dell’OCSE e nei Paesi partner,
raggiungendo nel 2019 rispettivamente il 45 ed il 28 per cento.
In Italia, nella stessa fascia di età, il 34 per cento delle donne ha una qualifica
terziaria rispetto al 22 per cento dei coetanei uomini; mentre, in media, nei Paesi
dell’OCSE, le quote sono del 51 per cento per le donne più giovani e del 39 per cento per
gli uomini più giovani.
In relazione all’incidenza in termini di occupazione il medesimo cluster registra,
nei Paesi dell’OCSE, un tasso di occupazione, nel 2019: del 61 per cento per coloro che
non possiedono un livello di istruzione secondaria superiore; del 78 per cento per chi ha
una qualifica secondaria superiore o post-secondaria non terziaria; dell’85 per cento in
casi di possesso di un livello d’istruzione terziaria. In Italia, le percentuali sono: del 53
per cento per un livello inferiore alla scuola secondaria superiore; del 64 per cento per i
diplomati della scuola secondaria superiore o post-secondaria non terziaria; del 68 per
cento per i laureati dell’istruzione terziaria.
In Italia, come anche in Austria, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca e Svezia,
chi consegue una laurea di primo livello (tasso di conseguimento: 31 per cento) ha
maggiori probabilità di iscriversi a un corso di laurea di secondo livello, rispetto ad altri
Paesi dell’OCSE.
Da un punto di vista retributivo, in Italia gli adulti con un’istruzione terziaria
guadagnano il 39 per cento in più degli adulti con un livello d’istruzione secondario
superiore ed il 57 per cento in più, in media, dei diversi Paesi dell’OCSE.
In Italia, nel 2019, la percentuale di persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni con
un livello di istruzione terziaria si attesta al 27,6 per cento; una percentuale superiore
all’obiettivo nazionale di “Europa 2020”, pari al 26-27 per cento, ma ben al di sotto della
media UE (40,3 per cento).
I laureati in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM) rappresentano il
24 per cento di tutti i laureati; una percentuale solo di poco inferiore alla media UE del
25,4 per cento. Con 19 punti percentuali, il divario di genere nelle discipline STEM è
notevolmente inferiore alla media UE, pari a 25 punti percentuali. La proporzione di
donne tra i laureati STEM è, infatti, superiore alla media UE in tutte le discipline, in
particolare ingegneria, dove le donne rappresentano il 32 per cento dei laureati totali (UE
28 per cento).
3. Il sistema contabile
L’analisi dell’andamento delle risorse finanziarie del sistema universitario nel
periodo 2016-2020 tiene conto dell’intervenuta modifica del sistema di classificazione
dei dati contabili (codificazione SIOPE) conseguente all’adozione del decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze (MEF) del 5 settembre 2017, che ha trovato
attuazione a decorrere dall’esercizio 2018. Per il biennio 2016-2017, la classificazione
seguiva i criteri fissati dal decreto MEF del 14 novembre 2006. Nonostante il
disallineamento dovuto al citato mutamento dei criteri di classificazione, si è comunque
proceduto ad una comparazione in serie storica, al fine di rappresentare l’andamento delle
principali grandezze finanziarie ed economiche del sistema universitario.
L’esame dei dati ha consentito di rilevare il quadro complessivo delle entrate delle
Università statali, al netto delle partite di giro, sino al 2019 caratterizzate da un trend in
lieve ma costante crescita, mentre, nell’esercizio 2020, su cui ha particolarmente inciso
l’emergenza epidemiologica, si è assistito ad una contrazione dell’ammontare delle
entrate dovuta principalmente alla riduzione delle entrate da trasferimenti correnti ed
extratributarie.
L’applicazione del vigente sistema di contabilità economico-patrimoniale ha
consentito di ricostruire il quadro complessivo dei proventi operativi, secondo la
suddivisione prevista dal conto economico delle Università in proventi propri e contributi.
I proventi per la didattica, costituiti da tasse universitarie e contribuzioni degli
studenti, da quote di iscrizione a master universitari e da contributi per esami di Stato
superano, nell’arco temporale 2016-2019, la cifra di 1,8 miliardi per l’intero sistema
universitario, con una maggiore incidenza per le Università del Nord-ovest. Con uno
sguardo prospettico, è utile evidenziare che la decretazione d’urgenza emanata
nell’ambito dello stato di emergenza epidemiologica (decreto rilancio), ha disposto un
ampliamento del numero degli studenti che beneficiano dell’esonero, totale o parziale,
dal pagamento del contributo onnicomprensivo annuale (art. 236, comma 3) e che la legge
di bilancio 2021 (art. 1, comma 518, legge n. 178 del 2020) ha confermato tale
orientamento mediante un apposito incremento del fondo di finanziamento ordinario.
Appare prevedibile, pertanto, che l’obiettivo del legislatore di ridurre i proventi per la
didattica, mediante gli esoneri dai pagamenti, potrà trovare adeguata compensazione nei
maggiori trasferimenti statali.
mostrano che a fronte di 28.9541 domande (di cui 10.054 per professore di prima fascia e
18.900 per professore di seconda fascia) sono state attribuite 16.379 abilitazioni, pari al
56 per cento del totale (60,2 per cento per i professori di prima fascia e 54,6 per cento per
i professori di seconda fascia).
Nel 2019, nell’ambito delle chiamate ai sensi della legge n. 240/2010, per il Centro,
l’università “La Sapienza” di Roma è quella che ha reclutato il maggior numero di
professori (456), seguita da quella di Bologna (283) per il Nord-est, da quella di Torino
(205) per il Nord-ovest, e da quella di Palermo (166) per il Sud e le Isole. Anche per la
chiamata di studiosi, si confermano ai primi posti l’università “La Sapienza” (101) e
quella di Bologna (95).
Dall’analisi dei dati emerge una crescita delle chiamate degli studiosi, in possesso
dell’abilitazione scientifica, ma non affiliati alle Università; chiamate volte, nelle
intenzioni del legislatore, a consentire una maggiore apertura delle carriere universitarie
a ricercatori che abbiano maturato significativi risultati scientifici in altre istituzioni.
Più numerose risultano le chiamate dei ricercatori a tempo indeterminato e dei
professori di seconda fascia in possesso dell’abilitazione (che assorbono il 76 per cento
delle chiamate 2016-2019) nel cui ambito, tuttavia, l’estensione ai docenti e ai ricercatori
in servizio nell’ateneo della procedura agevolata dettata per i ricercatori di categoria b)
ha, in parte, attenuato il peso delle procedure selettive, poste a base della nuova disciplina
del reclutamento. Tali figure, infatti, hanno la possibilità automatica, nell’ambito delle
risorse disponibili, al termine dei 3 anni, di passaggio a professore associato, previo
conseguimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale e previa valutazione del singolo
dipartimento.
Riguardo al rispetto del vincolo posto per favorire l’interscambio culturale (art. 18,
comma 4, della legge n. 240/2010), il numero delle chiamate relative al personale in
servizio presso la stessa Università che bandisce il posto (pari all’89 per cento degli
assunti) appare rilevante e non sembra garantire l’obiettivo perseguito dal legislatore. Con
ogni probabilità, la criticità riscontrata è conseguente al sistema dei “punti organico” che
tende a privilegiare le chiamate del personale già strutturato nell’ateneo (in quanto
suscettibili di assorbire una quota minore dei punti organico e, quindi, di risorse).
Il reclutamento dei ricercatori a tempo determinato, avvenuto sulla base della
disciplina introdotta dalla legge n. 240/2010, è stato caratterizzato dalla notevole
estensione temporale del periodo di permanenza del personale ricercatore in condizioni
di incertezza rispetto alle prospettive di inserimento stabile nella carriera universitaria.
Accanto al personale docente di ruolo e ai ricercatori a tempo determinato, il
sistema universitario utilizza ulteriore personale al fine di integrare le attività didattiche,
soprattutto nelle aree in cui si registrano maggiori uscite di docenti, in particolare di
ricercatori, per pensionamenti o promozioni.
Centro in cui il numero dei corsi professionalizzanti è pari al 27 per cento, mentre
rappresentano il 33 per cento al Nord. Con riferimento al numero degli immatricolati si
nota una elevata crescita degli stessi che passano da 257 nell’anno accademico
2018/2019, a 422 nell’anno accademico 2019/2020 e a 466 nell’anno accademico
2020/2021.
Periodicamente, l’ANVUR predispone un piano delle procedure di accreditamento
individuando gli atenei oggetto di visita, escludendo quegli atenei in cui si sia verificato
un recente cambio della governance o in cui si verifichino riorganizzazioni. Il calendario
delle visite di Accreditamento Periodico per il primo semestre 2021 è stato ridefinito con
delibera del Consiglio Direttivo ANVUR n. 214 del 28 ottobre 2020, in relazione ai
provvedimenti normativi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza
epidemiologica da Covid-19, che non hanno permesso le visite programmate nel primo
trimestre dell’anno accademico 2020/2021. Per l’anno 2019, per il regolare svolgimento
delle attività istituzionali, con particolare riferimento alle attività di accreditamento
periodico ed iniziale delle sedi universitarie e dei corsi di studio, nonché delle strutture e
dei corsi AFAM, l’Agenzia ha attivato circa 230 contratti di esperto della valutazione.
L’evoluzione tecnologica in atto nel campo dell’istruzione terziaria, e lo spazio
lasciato al sistema della didattica a distanza, conseguenti al fenomeno pandemico 2020-
2021, rendono di particolare interesse soluzioni già esistenti nell’ordinamento ed
utilizzate fino ad oggi in modo residuale. Si tratta delle Università costituite fin dall’inizio
in forma telematica, caratterizzate per l’utilizzo delle modalità e-learning, presenti
attualmente nel sistema universitario italiano in numero di 11, pari a circa un terzo delle
Università non statali, del cui gruppo fanno parte. Alla valutazione dopo il primo
quinquennio di attività, per gli esercizi 2016, 2017 e 2019, hanno avuto titolo a ricevere
contributi pubblici solo le Università con giudizio di accreditamento periodico positivo
(“soddisfacente”). Solo per l’anno 2018 sono state ammesse a contributo anche le
Università non statali con giudizio condizionato.
In questo quadro, accanto alle verifiche svolte dal MUR sulle politiche di
reclutamento ed alle valutazioni in materia di didattica e ricerca affidate agli organi a ciò
deputati, un ruolo non secondario, sotto il profilo del controllo più squisitamente
finanziario-contabile, risulta quello affidato dalla legge alla Corte dei conti anche
attraverso le sue articolazioni regionali.
In tale ambito, la Corte, giovandosi della propria struttura a rete diffusa su tutto il
territorio nazionale, continuerà a monitorare sistematicamente la gestione finanziaria e
contabile degli atenei, a raccogliere in un quadro di insieme le differenti modalità di
attuazione della legge di riforma e ad evidenziare le eventuali criticità e le best practices
in modo da offrire al Parlamento, in una visione unitaria, lo stato di attuazione e
l’evoluzione del sistema universitario ed eventualmente a formulare possibili proposte di
riforma.
CAPITOLO PRIMO
CONSIDERAZIONI GENERALI
1.1. L’area OCSE - 1.1.1. Rapporti OCSE del 2018 – 1.1.2. Rapporti OCSE del 2019
- 1.1.3. Rapporti OCSE del 2020 - 1.2. L’area dell’Unione Europea - 1.3.
L’evoluzione della disciplina del settore dell’istruzione universitaria - 1.3.1.
L’evoluzione della disciplina europea - 1.3.2. L’evoluzione della normativa italiana -
[Link]. L’evoluzione normativa fino al 2017 - [Link]. L’evoluzione normativa da
fine 2017 - [Link]. L’incidenza dell’emergenza epidemiologica sull’assetto
normativo
Considerazioni generali
Il sistema universitario è estremamente sensibile agli effetti della globalizzazione
e, contemporaneamente, presenta una spiccata attitudine ad influenzarla.
Per tale ragione, prima di approfondirne le dinamiche nazionali, si impone una
sintetica contestualizzazione del sistema universitario italiano nel quadro sovranazionale.
In questa prospettiva, utili elementi di comprensione possono essere tratti, in ordine
di grandezza geografica decrescente, dagli approfondimenti riferibili alla macroarea
OCSE-Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e da quelli riferibili
al bacino dell’Unione europea.
2 OECD anno 2018: OECD (2018), Education at a Glance 2018 - OECD Indicators, OECD Publishing, Paris,
[Link] OECD (2018), Education at a Glance 2018 - OECD Indicators (Summary in
Italian), OECD Publishing, Paris, [Link] OECD (2018), “Italia”, in Education at a
Glance 2018: OECD Indicators, OECD Publishing, Paris, [Link]
OECD anno 2019: OECD (2019), Education at a Glance 2019 - OECD indicators, OECD Publishing, Paris,
[Link] OECD (2019), Education at a Glance 2019 - OECD Indicators (Summary in
Italian), OECD Publishing, Paris, [Link] OECD (2019), Education at a Glance 2019 -
OECD Indicators (Summary in Italian), OECD Publishing, Paris, [Link]
OECD anno 2020: OECD (2020), Education at a Glance 2020 - OECD Indicators, OECD Publishing, Paris,
[Link] OECD (2020), “Italia”, in Education at a Glance 2020: OECD Indicators,
OECD Publishing, Paris, [Link] OECD (2020), The impact of Covid 19 on education,
impiego, non seguono percorsi di istruzione e, a differenza dei disoccupati, non sono alla
ricerca di un lavoro.
Nel 2017, sia nei Paesi OCSE che in Italia, i tassi di inattività sono risultati più alti
per le donne rispetto agli uomini, ma il divario di genere è inferiore per gli adulti più
giovani e con livelli d’istruzione più elevati.
In particolare, in Italia, il 30 per cento dei giovani 20-24enni era senza lavoro, non
studiava e non frequentava nessun corso di formazione, rispetto a una media del 16 per
cento nei Paesi dell’area OCSE. Questa quota varia solo leggermente in base al genere,
attestandosi al 31 per cento per gli uomini ed al 29 per cento per le donne.
La quota di NEET è più elevata per i giovani di età compresa tra 25 e 29
raggiungendo il 34 per cento complessivo, il 28 per cento tra gli uomini e il 40 per cento
tra le donne, la quinta percentuale più elevata tra i Paesi dell’area OCSE.
Anche nell’insieme dei Paesi dell’OCSE, il tasso di inattività è più elevato per le
donne; peraltro, in Italia, questo divario di genere è di poco più ampio, anche se
diminuisce al crescere del livello d’istruzione raggiunto.
Nel 2017, il 17 per cento della popolazione femminile italiana con un’istruzione
terziaria era inattivo, 7 punti percentuali in più rispetto agli uomini, e un simile divario è
osservabile a livello OCSE.
Il divario era di 20 punti percentuali per le donne con titolo di studio secondario
superiore o post-secondario non terziario e di 34 punti percentuali per le donne senza
titolo di studio secondario superiore.
All’opposto, tra i giovani adulti di età compresa tra 25 e 34 anni, il divario di genere
è molto inferiore per le laureate più giovani, solo 2 punti percentuali, ma ancora persiste
per le giovani donne che non hanno una laurea: 33 punti percentuali per le donne senza
titolo di studio secondario superiore e 19 punti percentuali per le donne con un titolo
secondario superiore o post-secondario non terziario.
Tra le diverse regioni italiane si osserva una grande differenza nella quota dei NEET
(età compresa tra i 15 e i 29 anni), che varia dal 12 per cento al 38 per cento.
In media, la percentuale di giovani NEET nelle regioni del Nord Italia non supera
di molto il 13 per cento, che corrisponde alla media dei Paesi dell’area OCSE in questa
fascia di età.
Nel dettaglio, è pari al 15 per cento nel Nord Ovest, al 18 per cento nel Nord Est, al
19 per cento nel Centro, al 31 per cento nel Sud e al 32 per cento nelle isole.
Come per la maggior parte dei Paesi dell’OCSE, in Italia il conseguimento di un
titolo di istruzione terziaria è più elevato per le donne rispetto agli uomini: nel 2017, il 20
per cento degli uomini e il 33 per cento delle donne della fascia di età compresa tra 25 e
34 anni aveva conseguito una laurea, rispetto alle medie OCSE del 38 per cento per gli
uomini e del 50 per cento per le donne.
Il divario è simile tra i neolaureati: in base a dati del 2016, in Italia, si prevede che
il 25 per cento degli uomini che non hanno ancora compiuto 30 anni e il 37 per cento
4 OECD (2019), Education at a Glance 2019 - OECD indicators, OECD Publishing, Paris,
[Link] OECD (2019), Education at a Glance 2019 - OECD Indicators (Summary in
Italian), OECD Publishing, Paris, [Link] OECD (2019), Education at a Glance 2019 -
OECD Indicators (Summary in Italian), OECD Publishing, Paris, [Link]
Tra il 2005 ed il 2016, in media, tra i Paesi dell’OCSE, la spesa per gli istituti
dell’istruzione terziaria è aumentata del 28 per cento. Più del doppio del tasso d’iscrizione
degli studenti, pari al 12 per cento.
Tuttavia, a partire dal 2010, sia il numero degli studenti che la spesa totale hanno
segnato un rallentamento.
Nel 2016, la spesa per studente iscritto nel sistema d’istruzione terziaria è stata pari
a 15.556 dollari statunitensi, di cui circa un terzo è stato stanziato per la ricerca e lo
sviluppo.
Nella metà dei Paesi OCSE con dati disponibili, sebbene fonti private abbiano
finanziato, in media, più del 30 per cento della spesa, le tasse d’iscrizione ai programmi
di laurea di primo livello sono aumentate di oltre il 20 per cento, tra il 2007 e il 2017.
Le risorse umane dell’istruzione terziaria sono, altresì, aumentate nella maggior
parte dei Paesi.
Tra il 2005 e il 2017, il personale docente a livello terziario è aumentato a un ritmo
dell’1 per cento l’anno; un tasso simile a quello delle iscrizioni nell’istruzione terziaria.
Anche il Rapporto dell’OCSE “Uno sguardo sull’istruzione 2019” evidenzia come,
in Italia, il conseguimento di un titolo di studio di istruzione terziaria stia aumentando per
le generazioni più giovani, nonostante, permanga, in assoluto, piuttosto basso.
In particolare, al 2018, il 19 per cento dei 25-64enni avevano un’istruzione terziaria,
a fronte di una media OCSE del 37 per cento, e questa quota era maggiore per le
generazioni più giovani.
La quota di giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni, che hanno un titolo
di studio di istruzione terziaria ha raggiunto il 28 per cento nel 2018 (34 per cento per le
giovani donne), nonostante il tasso di occupazione dei 25-34enni con un titolo di studio
terziario sia del 67 per cento, rispetto all’81 per cento dei 25-64enni.
Si stima che il 37 per cento degli italiani si iscriverà per la prima volta a un corso
di studio universitario prima dei 25 anni, a fronte di una media OCSE del 45 per cento.
Il tasso della prima iscrizione universitaria aumenta fino al 43 per cento, se si
includono le matricole internazionali e quelle di età superiore a 24 anni, rispetto alla
media OCSE del 58 per cento.
Le lauree di secondo livello sono relativamente apprezzate in Italia: si stima che il
22 per cento degli italiani dovrebbe iscriversi a un corso di studio di secondo livello prima
di aver compiuto 30 anni, rispetto al 14 per cento in media tra Paesi dell’OCSE.
In Italia, come anche in Austria, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca e Svezia,
chi consegue una laurea di primo livello (tasso di conseguimento: 31 per cento) ha
maggiori probabilità di iscriversi a un corso di laurea di secondo livello, rispetto ad altri
Paesi dell’OCSE.
Il tasso di conseguimento del diploma di secondo livello, in Italia, ha raggiunto il
22 per cento nel 2017, un valore superiore alla media OCSE, pari al 18 per cento.
studio, in forma di esenzione totale dalle tasse universitarie, è aumentata dal 17 per cento
al 39 per cento.
In Italia, la maggior parte degli studenti universitari (88 per cento) è iscritta nelle
Università pubbliche.
Almeno in parte, le Università pubbliche non applicano il numero chiuso e
l’iscrizione all’università ha come requisito minimo il diploma di maturità.
Il numero massimo di studenti e i test d’ingresso possono, comunque, limitare
l’accesso ad alcuni corsi di studio. Infatti, per alcuni corsi, sono fissati dei limiti per il
numero di studenti, che possono essere definiti autonomamente dalle Università o a
livello centrale; inoltre, una percentuale del numero totale di ammissioni è riservata agli
studenti stranieri.
Sebbene, in Italia, i titolari di un dottorato registrino un più ampio vantaggio
occupazionale rispetto ai titolari di una laurea di secondo livello, solo lo 0,5 per cento
degli adulti ha conseguito un dottorato, rispetto alla media OCSE dell’1,2 per cento.
Più donne che uomini conseguono un dottorato: la percentuale di donne raggiunge
il 53 per cento in scienze naturali, matematica e statistica; il 58 per cento, nelle discipline
artistiche e umanistiche e il 64 per cento nei settori della sanità e della previdenza sociale.
Più uomini che donne conseguono un dottorato in ingegneria, industria
manifatturiera ed edilizia (64 per cento); peraltro, la percentuale di donne in questo campo
(36 per cento) è comunque superiore alla media OCSE (32 per cento).
Nel 2018, l’Italia ha registrato la terza quota più elevata di giovani che non lavora,
non studia e non frequenta un corso di formazione (NEET) tra i Paesi dell’OCSE.
In particolare, il 26 per cento dei giovani di età compresa tra 18 e 24 anni è NEET,
rispetto alla media OCSE del 14 per cento.
Circa l’11 per cento dei 15-19enni sono NEET, ma questa quota triplica per i 20-
24enni, raggiungendo il 29 per cento per le donne e il 28 per cento per gli uomini nella
classe d’età in cui inizia la transizione verso l’istruzione terziaria e il mercato del lavoro.
Sebbene il livello d’istruzione sia più alto tra le donne, il tasso di giovani NEET
aumenta fino al 37 per cento per le donne di età compresa tra i 25 e i 29 anni e scende al
26 per cento per gli uomini della stessa età.
La quota dei NEET, anche per il 2018, varia secondo il livello d’istruzione.
Tra i 25-29enni, l’Italia registra la terza quota più elevata di NEET con un livello
d’istruzione terziaria dopo la Grecia e la Turchia e si attesta al 23 per cento, rispetto alla
media OCSE dell’11 per cento.
L’Italia e la Colombia sono gli unici due Paesi dell’OCSE con tassi superiori al 10
per cento, sia per gli inattivi che per i disoccupati tra i 18-24enni.
Inoltre, la Grecia e l’Italia sono gli unici Paesi in cui più della metà dei 18-24enni
è rimasta senza lavoro almeno per un anno.
Sebbene la spesa per studente, nel 2018, in termini assoluti, sia aumentata per i
livelli più alti d’istruzione, il divario rispetto alla media OCSE è diventato più ampio,
poiché la spesa per l’istruzione è cresciuta maggiormente in altri Paesi dell’OCSE.
La spesa è diminuita del 9 per cento, tra il 2010 e il 2016, sia per la scuola che per
l’università, scendendo più rapidamente rispetto al calo registrato nel numero di studenti,
che è diminuito dell’8 per cento nelle istituzioni dell’istruzione terziaria e dell’1 per cento
dall’istruzione primaria fino a quella post-secondaria non terziaria.
Le famiglie hanno contribuito al 5 per cento del finanziamento totale dell’istruzione
dalla scuola primaria alla scuola post-secondaria non terziaria e al 30 per cento al livello
d’istruzione terziaria.
Altre fonti private di finanziamento hanno contribuito solo all’istruzione terziaria
per un ammontare pari al 6 per cento della spesa.
Nel 2018, la quota del finanziamento privato, nell’istruzione terziaria, era pari al 36
per cento in Italia, lievemente superiore rispetto alla media dei Paesi dell’OCSE (32 per
cento).
In Italia, tra le fonti pubbliche, il finanziamento per l’istruzione terziaria grava
principalmente sullo Stato, con l’eccezione dell’Università di Trento, che, a norma del
[Link]. n. 142 del 2011, è finanziata ordinariamente dalla Provincia Autonoma di Trento.
Le amministrazioni regionali contribuiscono al 18 per cento del finanziamento pubblico
per l’istruzione terziaria.
6 OECD Anno 2020: OECD (2020), Education at a Glance 2020 - OECD Indicators, OECD Publishing, Paris,
[Link] OECD (2020), “Italia”, in Education at a Glance 2020: OECD Indicators,
OECD Publishing, Paris, [Link] OECD (2020), The impact of covid 19 on education,
insights education at a glance 2020, OECD Publishing, Paris, [Link]
[Link].
Con un andamento simile alla maggior parte dei Paesi dell’OCSE, in Italia il
vantaggio occupazionale diminuisce con l’età.
Per gli adulti 45-54enni, il tasso di occupazione degli adulti con una qualifica
secondaria superiore o post-secondaria non terziaria di indirizzo professionale è dell’81
per cento e del 72 per cento per gli adulti con una qualifica di indirizzo generale.
In Italia, tra gli adulti con un livello massimo d’istruzione secondaria superiore o
post-secondaria non terziaria di indirizzo professionale, il 75 per cento dei 55-64enni
(adulti più anziani), rispetto al 73 per cento dei 25-34enni (adulti più giovani) ha una
qualifica dell’istruzione professionale. In confronto, le medie OCSE equivalenti sono del
72 per cento per gli adulti più anziani e del 59 per cento per gli adulti più giovani.
Come già detto, l’espansione dell’istruzione terziaria è una tendenza mondiale. Tra
il 2009 e 2019, la quota di adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni con una qualifica
dell’istruzione terziaria è aumentata in tutti i Paesi dell’OCSE e nei Paesi partner.
Nello stesso periodo, in Italia, la quota è aumentata di 8 punti percentuali.
Un aumento inferiore rispetto alla media rilevata nei Paesi dell’OCSE di 9 punti
percentuali.
Nel 2019, il 28 per cento dei 25-34enni era titolare di una qualifica dell’istruzione
terziaria rispetto al 45 per cento, in media, nei Paesi dell’OCSE.
In una prospettiva di genere, le donne giovani sono più propense, rispetto ai
coetanei, a concludere studi terziari in tutti i Paesi dell’OCSE.
In Italia, il 34 per cento delle donne 25-34enni aveva una qualifica terziaria rispetto
al 22 per cento dei coetanei uomini; mentre, in media, nei Paesi dell’OCSE, le quote sono
del 51 per cento per le donne più giovani e del 39 per cento per gli uomini più giovani.
In Italia, l’età media degli iscritti per la prima volta nell’istruzione terziaria, nel
2018, era di 20 anni, inferiore all’età media di 22 anni nell’area dell’OCSE.
Fattori strutturali, come le procedure di ammissione, l’età tipica alla quale gli
studenti conseguono un diploma secondario superiore, le percezioni culturali del valore
delle esperienze professionali o personali in un ambito diverso rispetto a quello
dell’istruzione potrebbero spiegare le differenze dell’età media di iscrizione al ciclo
d’istruzione terziaria nei diversi Paesi.
Se le attuali tendenze restano invariate, si stima che, in media, nei Paesi dell’OCSE,
il 49 per cento dei giovani adulti si iscriveranno per la prima volta al ciclo d’istruzione
terziaria prima dell’età di 25 anni (esclusi gli studenti internazionali).
In Italia, il 46 per cento dei giovani adulti inizierà gli studi universitari entro
quell’età e la maggior parte di essi si iscriverà al programma di studi della laurea di primo
livello o a un livello equivalente.
I programmi terziari di ciclo breve sono generalmente concepiti per un
orientamento di tipo professionale e rappresentano il secondo percorso più diffuso di
accesso all’istruzione terziaria in media nei Paesi dell’OCSE, dopo i programmi di laurea
di primo livello.
Nel 2017, l’Italia ha speso meno per le istituzioni dell’istruzione dal livello primario
a quello terziario per ogni studente a tempo pieno, rispetto alla media OCSE. Gli
investimenti dell’Italia ammontano a 10.473 dollari statunitensi per studente, rispetto a
11.231 dollari statunitensi, in media, nei Paesi dell’OCSE.
Il modo in cui l’istruzione è fornita incide sulla distribuzione delle risorse tra i livelli
d’istruzione e tra le istituzioni pubbliche e private.
Nel 2017, l’Italia ha speso 10.036 dollari statunitensi per studente al livello
d’istruzione non terziaria (istruzione primaria, secondaria e post-secondaria non
terziaria); appena 37 dollari statunitensi in più rispetto alla media OCSE di 9.999 dollari
statunitensi.
Nell’istruzione terziaria, l’Italia ha speso 12.226 dollari statunitensi per studente;
una cifra inferiore di 4.101 dollari statunitensi rispetto alla media OCSE.
Nei Paesi dell’OCSE, in media, la spesa per studente delle istituzioni private
dell’istruzione è superiore rispetto alle istituzioni pubbliche.
Tuttavia, in Italia, la situazione è diversa, poiché la spesa totale per le istituzioni
pubbliche dell’istruzione dal livello primario al livello terziario ammonta a 10.687 dollari
statunitensi per studente, rispetto a 7.943 dollari statunitensi nelle istituzioni private.
Rispetto agli altri Paesi dell’OCSE, l’Italia figura tra i Paesi che hanno speso la
quota più bassa del proprio prodotto interno lordo (Pil) per le istituzioni dell’istruzione
dal livello primario a quello terziario.
Nel 2017, l’Italia ha speso il 3.9 per cento del Pil per le istituzioni dell’istruzione
dal livello primaria al livello terziario, ossia una spesa inferiore dell’1,1 per cento rispetto
alla media dell’OCSE.
Tra il 2012 e il 2017, la spesa per studente dall’istruzione primaria all’istruzione
terziaria è aumentata, registrando un tasso di crescita medio annuale dell’1,3 per cento
nei Paesi dell’OCSE.
In Italia, la spesa destinata alle istituzioni dell’istruzione è cresciuta registrando un
tasso medio dello 0,2 per cento all’anno, sebbene il numero di studenti sia diminuito in
media dello 0,1 per cento all’anno. Ciò ha portato a un tasso medio di crescita dello 0,3
per cento nella spesa per studente, durante questo periodo.
Le tasse d’iscrizione nelle istituzioni pubbliche, in Italia, nel 2019, si situano nella
media dei Paesi OCSE con dati disponibili, per i programmi di laurea di primo livello; gli
studenti italiani pagano 1.953 dollari statunitensi all’anno per una laurea di primo livello:
una somma superiore del 36 per cento rispetto a quanto pagavano in media nel 2007/2008.
In Italia, i trasferimenti di fondi pubblici verso il settore privato svolgono un ruolo
importante nel finanziamento dell’istruzione e nell’offerta di sostegno finanziario agli
studenti. Tali trasferimenti rappresentano l’11 per cento del totale dei finanziamenti
destinati alle istituzioni dell’istruzione terziaria, la sesta quota di finanziamento più
elevata tra i Paesi dell’OCSE.
Al fine di far fronte al possibile calo della quota degli studenti internazionali, l’Italia
ha attuato numerose iniziative. In particolare, le procedure di reclutamento internazionale
e di visto sono state completamente dematerializzate attraverso un portale web dedicato,
condiviso tra università, autorità consolari e il Ministero delle università e della ricerca;
gli studenti internazionali saranno, altresì, autorizzati ad iscriversi con modalità on-line e
a frequentare i corsi del primo semestre on-line.
Il Rapporto OCSE “The impact of Covid-19 on educations – Insights from
education at glance 2020” ha evidenziato, poi, come le conseguenze della pandemia da
Covid-19 colpiscano più duramente i soggetti maggiormente vulnerabili, anche con
riferimento all’istruzione, considerato che, mentre i soggetti più avvantaggiati hanno
potuto supplire alla chiusura di istituzioni primarie, secondarie e terziarie mediante
strumenti alternativi, come la didattica a distanza, i soggetti più svantaggiati sono rimasti
esclusi dall’apprendimento.
La pandemia ha, inoltre, fatto emergere numerose inadeguatezze e iniquità dei
sistemi educativi, dall’accesso alle reti internet, alla carenza di informatizzazione, alla
mancanza di formazione dei docenti.
È ipotizzabile che il blocco o, comunque, il ritardo nell’istruzione inciderà
negativamente sulle competenze, con effetti sulla produttività, nel lungo periodo.
La pandemia ha avuto gravi effetti anche sull’istruzione superiore, in ragione della
chiusura delle Università e dei confini nazionali e, sebbene, gli istituti di istruzione
superiore siano stati i più rapidi nell’adeguamento dei sistemi di apprendimento,
sostituendo le lezioni in presenza con le lezioni on line, comunque le chiusure hanno
determinato notevoli difficoltà per gli studenti internazionali, influenzando
negativamente l’apprendimento, gli esami e le condizioni degli studenti nei Paesi
ospitanti.
Peraltro, se, nel breve periodo, la pandemia ha determinato investimenti nella
scuola e nell’università, per far fronte alle necessità di adeguamento immediato dei
sistemi di istruzione, nel lungo periodo, la necessità di concentrare gli investimenti su
altre priorità, quali quelle sanitarie e assistenziali, potrebbe portare ad una riduzione degli
investimenti sull’istruzione.
Il Rapporto, in conclusione, invita alla riflessione sul ruolo dei sistemi educativi nel
promuovere società resilienti: la pandemia ha evidenziato la vulnerabilità alle crisi che
possono derivare dai più svariati fattori (politici, ambientali, economici) e la precarietà
delle economie; la capacità di reagire dipenderà dalla lungimiranza, dalla prontezza e
dalla preparazione dei governi nello sviluppo delle competenze e delle abilità per la
società del futuro, nella quale i sistemi educativi dovranno essere al centro della
pianificazione.
7 AlmaLaurea, 2019.
8
Monitoraggio Nazionale sul Sistema ITS Miur-Indire 2019.
9
Monitoraggio Nazionale sul Sistema ITS Miur-Indire 2019.
10 Codice dati online: educ_uoe_perp01.
Con riguardo alla mobilità ai fini dell’apprendimento, i diplomati in Italia che hanno
ottenuto un titolo ISCED dal 5° all’8° livello all’estero, nel 2019, sono stati il 4 per cento,
contro il 4,3 per cento a livello europeo.
I laureati (ISCED 5-8) che hanno ottenuto crediti all’estero, nel 2019, sono stati
l’8,9 per cento, contro il 9,1 per cento europeo.
Quanto agli investimenti per l’istruzione, la spesa pubblica, in percentuale sul Pil,
per i gradi di istruzione terziaria (ISCED 5-8), in Italia, nel 2009 era del 4,5 per cento e,
nel 2018, era del 4 per cento. In Europa, nel 2009, era del 5,1 per cento e, nel 2018, era
del 4,6 per cento.
La spesa per gli istituti pubblici e privati, per studente, in euro PPS (Purchasing
Power Standard)13, in Italia, nel 2012, era di euro 7.771 e, nel 2017, era di euro 8.514. In
Europa, nel 2012, era di euro 9.679 e nel 2016 di euro 9.977.
Con riguardo agli investimenti nell’istruzione e nella formazione, la Relazione ha
evidenziato come, nonostante un leggero aumento nel 2018, la spesa per l’istruzione
rimane tra le più basse nell’UE.
In particolare, nel 2018, la spesa pubblica per l’istruzione è aumentata dell’1 per
cento in termini reali rispetto all’anno precedente, ma resta ben al di sotto della media
UE, sia in percentuale del Pil (il 4 per cento, contro il 4,6 per cento UE), sia in percentuale
della spesa pubblica totale (l’8,2 per cento contro il 9.9 per cento UE).
Mentre la quota di Pil assegnata all’educazione pre-primaria, primaria e secondaria
è sostanzialmente in linea con gli standard europei, la spesa per l’istruzione terziaria è la
più bassa dell’UE, sia in percentuale del Pil (lo 0,3 per cento, contro lo 0,8 per cento), sia
in percentuale della spesa pubblica per l’istruzione (il 7,7 per cento, contro il 16,4 per
cento).
Inoltre, la spesa pubblica per l’istruzione è diminuita complessivamente del 7 per
cento, nel periodo 2010-2018, mentre la spesa per l’istruzione superiore, nello stesso
periodo, è diminuita del 19 per cento.
Il tasso di istruzione terziaria, in Italia, è leggermente diminuito, nel 2019, ed è uno
dei più bassi dell’UE.
Nel 2019, la percentuale di persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni con un livello
di istruzione terziaria si attesta al 27,6 per cento; una percentuale superiore all’obiettivo
nazionale di “Europa 2020”, pari al 26 per cento - 27 per cento, ma ben al di sotto della
media UE (40,3 per cento).
Tra le persone nate all’estero, si registra un tasso di istruzione terziaria
particolarmente basso, del 13,9 per cento (la media UE è del 35,3 per cento).
13
Il PPS-Purchasing Power Standard (in francese, SPA - “standard de pouvoir d'achat”) è una moneta artificiale che
riflette gli scarti tra i livelli dei prezzi nazionali, dei quali non tiene conto il tasso di cambio. Questa moneta artificiale
migliora la confrontabilità dei dati sul reddito tra i diversi Paesi europei.
14
Osservatorio Talents Venture 2020.
15 Istat 2019.
16
Conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 su “Un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore
dell’istruzione e della formazione («ET2020»)”.
18 Raccomandazione del Consiglio europeo 26/11/2018, n. 2018/C444/01, pubblicata nella G.U.U.E. 10 dicembre 2018,
n. C 444.
19 Regolamento (UE) 2019/499 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 marzo 2019, recante “Disposizioni per
il proseguimento delle attività di mobilità in corso ai fini dell’apprendimento a titolo del programma Erasmus+ istituito
dal regolamento (UE) n. 1288/2013, nel quadro del recesso del Regno Unito dall’Unione”, pubblicato nella G.U.U.E.
del 27 marzo 2019 n. L085I.
20 Ris. CE 18/11/2019, n. 2019/C389/01, pubblicata nella G.U.U.E. 18 novembre 2019, n. C 389.
Sempre il Consiglio europeo, con le conclusioni del 18.11.2019 “Sul ruolo chiave delle
politiche di apprendimento lungo tutto l’arco della vita nel dotare le società dei mezzi necessari per
affrontare la transizione tecnologica e verde a sostegno di una crescita inclusiva e sostenibile”
(2019/C389/07) 21, ha ritenuto che:
- la trasformazione tecnologica e digitale in atto nelle nostre società sta ridefinendo lo scenario
economico, il mondo del lavoro e la partecipazione civica e, di conseguenza, potrebbe avere un
impatto significativo sulla coesione e sull’equità sociali;
- nel definire le politiche europee per la trasformazione digitale, le politiche dell’istruzione e della
formazione sono essenziali per garantire benessere e crescita sostenibile in Europa e, quindi,
investire in nuove conoscenze, capacità e competenze è essenziale per rafforzare la competitività e
la produttività dell’Europa;
- lo sviluppo delle tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale (IA), offre possibilità notevoli
in termini di creazione di nuovi tipi di attività, competenze, lavori e servizi nei settori economico e
civico e, pertanto, occorre mettere a punto politiche, strumenti e misure efficaci in materia di
istruzione e formazione, per garantire che tutti dispongano delle conoscenze, delle capacità e delle
competenze adeguate per partecipare appieno a una società in evoluzione, aumentando nel
contempo la consapevolezza circa i rischi di natura etica, dovuti al possibile uso improprio delle
tecnologie;
- la trasformazione tecnologica sta facendo aumentare la domanda di capacità e competenze di alto
livello, di adattabilità e di competenze in materia di gestione della carriera; parallelamente,
diminuisce la domanda di competenze di basso livello applicabili a lavori di routine e ripetitivi e,
pertanto, offrire un buon livello di apprendimento lungo tutto l’arco della vita e di orientamento
permanente può contribuire a ridurre il divario tra lavoratori altamente e scarsamente qualificati
nel mercato del lavoro;
- in Europa, la sfida posta dalla riqualificazione e dal perfezionamento professionale della
popolazione adulta è immensa ed è, quindi, importante investire nelle competenze di base e nelle
competenze chiave;
21
Consiglio 2019/C 389/07 Conclusioni del Consiglio sul ruolo chiave delle politiche di apprendimento lungo tutto
l’arco della vita nel dotare le società dei mezzi necessari per affrontare la transizione tecnologica e verde a sostegno di
una crescita inclusiva e sostenibile, pubblicata nella G.U.U.E. DEL 18 novembre 2019 C 389
- le disuguaglianze nell’accesso e nell’offerta di istruzione degli adulti restano una sfida, in quanto
la partecipazione degli adulti alle attività di apprendimento è ancora bassa e gli adulti scarsamente
qualificati, in particolare, necessitano di un sostegno più intensivo per prendere parte alle attività
di apprendimento;
- i mutamenti demografici in atto presentano opportunità e sfide a livello sia del singolo che della
società; i minori tassi di natalità e la maggiore aspettativa di vita stanno spingendo le società verso
una struttura della popolazione più anziana in molti Stati membri;
- un migliore riconoscimento del potenziale degli anziani, come pure la promozione delle opportunità
e delle possibilità che a loro si offrono di partecipare alla società – anche in età più avanzata –
contribuiscono a creare società coese. L’apprendimento lungo tutto l’arco della vita è un fattore
essenziale per l’invecchiamento dei cittadini anziani in buona salute e per la loro partecipazione
attiva alla vita sociale ed economica;
- l’elevata qualità, l’inclusività e l’accesso all’educazione e alla cura della prima infanzia e
all’istruzione scolastica di base, così come le attività di apprendimento non formale, costituiscono
politiche essenziali nel rispondere ai mutamenti demografici, nel far sì che bambini e giovani
dispongano delle adeguate conoscenze, capacità e competenze per il futuro, nel far fronte al rischio
di abbandono scolastico, povertà ed esclusione sociale e nel garantire una vita degna di essere
vissuta;
- vi è l’urgente necessità di promuovere ulteriormente la parità di genere e di incoraggiare un accesso
equo all’istruzione e alla formazione, soprattutto nei settori e nelle professioni dominati da un unico
genere. Le donne sono sottorappresentate nei settori delle STEM in Europa, specie nel settore
digitale, dove la loro partecipazione continua a diminuire. Dotare le donne dei mezzi necessari nei
settori delle STEM, in particolare nel settore digitale, è importante per lo sviluppo delle società e
delle economie europee. L’istruzione e la formazione possono contribuire ad affrontare il divario
di genere nel settore digitale.
Il Consiglio, quindi, invitava gli Stati membri a mettere a punto approcci strategici per dare
impulso alle politiche di apprendimento lungo tutto l’arco della vita e a riconoscere il potenziale di
tale forma di apprendimento, a sostegno di una crescita inclusiva e sostenibile e in risposta alla
transizione tecnologica e verde, anche:
a) sviluppando sistemi di istruzione e formazione in maniera globale, al fine di consentire transizioni
e percorsi di apprendimento continui e fluidi per i singoli discenti;
b) rafforzando l’equità nel settore dell’istruzione attraverso lo sviluppo di politiche intese a
promuovere l’accesso a percorsi progressivi, consolidati per tutti e a scongiurare «binari morti»
educativi nei sistemi di istruzione e formazione;
c) aumentando la capacità di risposta dei sistemi di istruzione e formazione ai bisogni dei discenti e
ai rapidi mutamenti del mercato del lavoro e della società, prestando particolare attenzione ai
settori più interessati dall’evoluzione tecnologica e più pertinenti per i cambiamenti climatici,
come pure alla necessità di migliorare l’impronta ecologica e alla promozione dell’educazione
allo sviluppo sostenibile quale motore di innovazione, resilienza e azione trasformativa, tenendo
conto nel contempo dell’evoluzione dei differenti bisogni in termini di conoscenze, capacità e
competenze;
d) agevolando la transizione tra diversi livelli e settori di istruzione e formazione facilitando percorsi
di apprendimento alternativi, fornendo un orientamento, incoraggiando un’offerta diversificata di
apprendimento e ambienti di apprendimento versatili, nonché sostenendo nuovi metodi di
apprendimento e insegnamento a tutti i livelli e in tutte le forme di istruzione e formazione e
convalidando le capacità e le competenze indipendentemente da dove e come sono state acquisite,
ove possibile;
e) valutando le possibilità di creare percorsi di apprendimento flessibili, personalizzati e imperniati
sul discente, nonché un’offerta mirata per i gruppi vulnerabili, sulla base, ad esempio, di approcci
modulari e basati sui risultati dell’apprendimento, che consentano di calibrare più facilmente
l’apprendimento sui bisogni individuali e occupazionali;
f) ponendo l’accento sull’importanza dello sviluppo continuo delle competenze per insegnanti,
formatori dei docenti, dirigenti scolastici, professionisti dell’orientamento, istruttori
socioeducativi e consulenti per l’orientamento professionale, allo scopo di fornire capacità e
competenze a fini di apprendimento continuo accessibili a tutti;
g) promuovendo lo scambio e la disponibilità di dati pertinenti per dotare i discenti dei mezzi
necessari per gestire e utilizzare i dati relativi al proprio apprendimento e compiere scelte e
decisioni informate al riguardo per tutta la vita;
22 Com. 08/05/2020, n. 2020/C156/01 Comunicazione della Commissione: “Orientamenti sulla libera circolazione
degli operatori sanitari e sull’armonizzazione minima della formazione in relazione alle misure di emergenza legate
al Covid-19: raccomandazioni relative alla direttiva 2005/36/CE”, pubblicata nella G.U.U.E. 8 maggio 2020, n. C.
156.
23 Concl. 26/06/2020, n. 2020/C212I/03, pubblicata nella G.U.U.E. 26 giugno 2020, n. C 212 I.
24
Raccomandazione del Consiglio del 20 luglio 2020 sul programma nazionale di riforma 2020 dell’Italia e che formula
un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2020 dell’Italia (2020/C 282/12).
25
“Sull’istruzione digitale nelle società della conoscenza europee”, pubblicata su G.U.U.E., 2020/C 415/10 del 10
dicembre 2020.
In particolare:
a) durante la pandemia, è emerso che alcuni discenti, in misura diversa nei vari Stati membri,
non hanno potuto esercitare pienamente il loro diritto all’istruzione e alla formazione, per la
mancanza di un accesso fisico e tecnologico adeguato;
b) la sfida senza precedenti, connessa alla pandemia, ha messo in evidenza l’urgente necessità di
migliorare l’offerta di competenze digitali per tutti, al fine di garantire pari opportunità di
accesso all’istruzione e alla formazione per tutti gli individui e i cittadini, in particolare nelle
situazioni in cui l’istruzione e la formazione sono erogate a distanza. I discenti con bisogni
speciali hanno incontrato particolari difficoltà;
c) sebbene il passaggio all’istruzione digitale abbia subito una accelerazione durante la pandemia,
lo sviluppo e l’utilizzo di nuove forme di diffusione delle conoscenze possono, se non sono
realizzati in maniera consapevole, riprodurre forme più tradizionali di insegnamento e
apprendimento;
d) la pandemia ha comportato sfide per la continuità delle attività transnazionali di istruzione e
formazione. Tali sfide riguardano l’istruzione e la formazione transfrontaliere, nonché la
mobilità nell’ambito del programma Erasmus+, con particolare riferimento alla mobilità degli
studenti e del personale nel campo dell’istruzione superiore e dell’istruzione e formazione
professionale (IFP);
e) la chiusura delle istituzioni di istruzione e formazione causata dalla pandemia ha modificato il
ruolo di docenti, formatori, educatori e altro personale pedagogico, che hanno dovuto trovare
nuovi modi per rimanere in contatto con i discenti e per aiutarli a lavorare in maniera autonoma,
in contesti di apprendimento collaborativo o in altro modo. Ha, inoltre, evidenziato la necessità
di collaborazione, di sviluppo di capacità, di una formazione professionale specifica per
l’insegnamento digitale e di misure di assistenza fra docenti, formatori e reti di formazione dei
docenti, nonché fra istituzioni di istruzione e formazione.
Il Consiglio, quindi, ha riconosciuto che:
- il divario digitale, all’interno degli Stati membri e in tutta l’Unione, rimane una sfida, in quanto
può acuire altre disuguaglianze strutturali preesistenti, comprese le disuguaglianze
socioeconomiche e di genere;
26 Referto sul sistema universitario, adottato con delibera di queste Sezioni Riunite – novembre 2017.
27 Legge n. 168 del 1989.
28
Legge n. 341 del 1990.
29
Legge n. 210 del 1998.
30 D.m. n. 509 del 1999, varie volte modificato.
Veniva rilevato, nel precedente Referto, che l’attuazione della riforma si era svolta
nel contesto di un forte ridimensionamento del sistema universitario (riduzione del FFO,
vincoli al turn over, ecc.), che aveva inevitabilmente influenzato l’atteggiamento degli
atenei verso la riforma stessa e le potenzialità di innovazione.
34 Si veda, ad esempio, la riformulazione del percorso alternanza scuola – lavoro, modificato nel 2019 nel “Percorsi
per le competenze trasversali e per l’orientamento”, con una sollecitazione verso studi di carattere tecnico-scientifico
anche a livello post-secondario.
35 Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019), art.1, comma 275: “Nello stato di previsione del Ministero
dell’istruzione, dell’università e della ricerca è istituito il Fondo per i poli universitari tecnico-scientifici nel
Mezzogiorno, la cui dotazione è costituita dalle risorse provenienti dalle maggiori entrate derivanti dall’attuazione del
comma 273, che sono versate al bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero
dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Il Fondo di cui al precedente periodo è finalizzato al finanziamento a
favore delle università aventi sede nelle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e
Puglia, individuate con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, e in cui sia presente almeno un dipartimento in discipline tecnico-scientifiche e
sociologiche, per essere destinato a forme di sostegno diretto agli studenti, al finanziamento di assegni di ricerca,
nonché per studi e ricerche inerenti allo sviluppo del Mezzogiorno. Con il medesimo decreto sono ripartite le risorse
del Fondo nei limiti delle disponibilità dello stesso.”.
36 Legge di bilancio per il 2019, art. 1, comma 409: “Al fine di rafforzare la partecipazione dell’Italia al progresso
delle conoscenze e alla formazione post-laurea, anche mediante l’adesione alle migliori prassi internazionali, e per
assicurare una più equa distribuzione delle scuole superiori nel territorio nazionale, l’Università degli studi di Napoli
Federico II istituisce, in via sperimentale, nei propri locali, per il triennio costituito dagli anni accademici dal
2019/2020al 2021/2022, la Scuola superiore meridionale.”.
Comma 410: “La Scuola superiore meridionale organizza corsi: a) di formazione pre-dottorale e di ricerca e
formazione post-dottorato, rivolti a studiosi, ricercatori, professionisti e dirigenti altamente qualificati; b) di dottorato
di ricerca di alto profilo internazionale, che uniscano ricerca pura e ricerca applicata in collaborazione con le scuole
universitarie federate o con altre università; c) ordinari e di master; d) di laurea magistrale in collaborazione con le
scuole universitarie federate o con altre università.”.
Comma 411: “L’offerta formativa di cui al comma 410 è attivata sulla base di un piano strategico predisposto da un
apposito comitato ordinatore, nominato con decreto del Ministro dell’università e della ricerca e composto da due
membri designati rispettivamente dall’Università degli studi di Napoli Federico II e dalle scuole universitarie federate,
nonché da tre esperti di elevata professionalità scelti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Il
comitato ordinatore cura altresì l’attuazione del piano, ne coordina tutte le attività discendenti e formula ai competenti
organi dell’Università degli studi di Napoli Federico II le proposte e i pareri, prescritti dalla normativa vigente, in
materia di didattica, di ricerca e di servizi agli studenti. Ai componenti del comitato non spettano compensi, indennità,
gettoni di presenza o altri emolumenti comunque denominati, né rimborsi delle spese. Comma così modificato dall’art.
7-quinquies, comma 1, lett. a) e b), d.l. 8 aprile 2020, n. 22, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 giugno 2020, n.
41. Vedi, anche, l’art. 7-quinquies, comma 2, d.l. 8 aprile 2020, n. 22, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 giugno
2020, n. 41.” Comma 413: “A decorrere dal secondo anno di operatività e comunque non oltre lo scadere del triennio
sperimentale di cui al comma 409, previo reperimento di idonea copertura finanziaria, con apposito provvedimento
legislativo, e previa valutazione positiva dei risultati da parte dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema
universitario e della ricerca, la Scuola superiore meridionale assume carattere di stabilità e autonomia di bilancio,
statutaria e regolamentare. Previo parere favorevole del consiglio di amministrazione federato, la Scuola superiore
meridionale potrà entrare a far parte delle scuole universitarie federate. In caso di mancato reperimento delle risorse
necessarie o di valutazione non positiva dei risultati del primo triennio, le attività didattiche e di ricerca della Scuola
sono portate a termine dall’università degli studi di Napoli Federico II, nell’ambito delle risorse di cui al comma 412.
Comma così modificato dall’art. 7-quinquies, comma 1, lett. c), d.l. 8 aprile 2020, n. 22, convertito, con modificazioni,
dalla L.6 giugno 2020, n. 41.”
Tra gli interventi più recenti, il d.l. 19 maggio 2020, n. 34, convertito nella legge 17 luglio
2020, n. 77, per il 2020, ha previsto un incremento del Fondo per il finanziamento ordinario delle
università (FFO) di euro 165 milioni e un incremento del Fondo per il funzionamento
amministrativo e didattico delle AFAM di euro 8 milioni, allo scopo di ampliare il numero degli
studenti che beneficiano dell’esonero, totale o parziale, dal pagamento del contributo
onnicomprensivo annuale (art. 236, comma 3)38.
In attuazione, è intervenuto, anzitutto, il d.m. n. 234 del 26 giugno 2020, che ha disposto che
le Università statali provvedono, con riferimento alle iscrizioni ai corsi di laurea e di laurea
magistrale per l’a.a. 2020/2021:
a) all’esonero totale dal contributo onnicomprensivo annuale degli studenti che appartengono
a un nucleo familiare con ISEE non superiore a 20.000 euro. Al finanziamento di tale misura sono
destinati 50 milioni di euro;
b) ad incrementare l’entità dell’esonero parziale dal contributo onnicomprensivo annuale
degli studenti che appartengono a un nucleo familiare con ISEE superiore a 20.000 euro e non
superiore a 30.000 euro. Al finanziamento di tale misura sono destinati 65 milioni di euro;
c) a disporre ulteriori interventi di esonero autonomamente definiti. Al finanziamento di tale
misura sono destinati 50 milioni di euro.
Ai fini dell’erogazione delle risorse disponibili, le Università sono tenute a comunicare entro
il 15 novembre 2020 i dati parziali ed entro il 15 marzo 2021, i dati definitivi, necessari ai fini
dell’erogazione della prima quota e delle restanti risorse.
Successivamente, è intervenuto il d.m. n. 295 del 14 luglio 2020, che ha disposto che le
istituzioni AFAM statali provvedono, con riferimento alle iscrizioni ai corsi di diploma
accademico di primo e di secondo livello, per l’a.a. 2020/2021:
a) all’esonero totale dal contributo onnicomprensivo annuale degli studenti che appartengono
a un nucleo familiare con ISEE sia non superiore a 20.000 euro. Al finanziamento di tale misura
sono destinati euro 2,5 milioni;
b) ad incrementare l’entità dell’esonero parziale dal contributo onnicomprensivo annuale
degli studenti che appartengono a un nucleo familiare con ISEE superiore a 20.000 euro e non
superiore a 30.000 euro. Al finanziamento di tale misura sono destinati 3 milioni di euro della
contribuzione studentesca relativa agli studenti esonerati parzialmente per l’a.a. 2020/2021;
c) a disporre ulteriori interventi di esonero autonomamente definiti. Al finanziamento di tale
misura sono destinati 2,5 milioni di euro.
37 La legge di bilancio per il 2017, al comma 268, disponeva che: “Al fine di sostenere l’accesso dei giovani
all’università, e in particolare dei giovani provenienti da famiglie meno abbienti, il fondo integrativo statale per la
concessione di borse di studio, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68,
iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, è incrementato di 50
milioni di euro a decorrere dall’anno 2017.”. La legge di bilancio per il 2018, all’art. 1, comma 636, ha incrementato
il fondo integrativo di 20 milioni a decorrere dal 2020. La legge di bilancio per il 2019, all’art.1, comma 981, lo ha
incrementato di 10 milioni per l’anno 2019.
38 D.l. 19/05/2020, n. 34, recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di
politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.”, pubblicato nella Gazz. Uff. 19 maggio 2020,
n. 128, S.O., Capo IX “Misure in materia di università e ricerca”, art. 236 “Misure a sostegno delle università, delle
istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e degli enti di ricerca”, comma 3: “Al fine di riconoscere
al maggior numero di studenti l’esonero, totale o parziale, dal contributo onnicomprensivo annuale, il Fondo per il
finanziamento ordinario delle università, di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n.
537, è incrementato, per l’anno 2020, di 165 milioni di euro. Con decreto del Ministro dell’università e della ricerca,
sentita la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, sono individuate le modalità di definizione degli esoneri, totali o parziali, da parte delle università
e i criteri di riparto delle risorse tra le università. Per le medesime finalità di cui al primo periodo, il fondo per il
funzionamento amministrativo e per le attività didattiche delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e
coreutica statali è incrementato, per l’anno 2020, di 8 milioni di euro. Con decreto del Ministro dell’università e della
ricerca, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono individuate le modalità
di definizione degli esoneri, totali o parziali, da parte delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica
e i criteri di riparto delle risorse”.
Ai fini dell’erogazione delle risorse disponibili, le Università sono tenute a comunicare entro
il 15 novembre 2020 i dati parziali ed entro il 15 marzo 2021, i dati definitivi, necessari ai fini
dell’erogazione di una prima quota e delle restanti risorse.
Il medesimo d.l. 19 maggio 2020, n. 34, convertito dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, poi:
- per il 2020, ha riconosciuto ad alcune categorie di studenti iscritti ai corsi universitari e delle
istituzioni di alta formazione, nel limite di spesa di 10 milioni di euro, la concessione gratuita
di viaggio sulla rete ferroviaria italiana, per la durata di un mese a scelta e l’ingresso a titolo
gratuito, per il medesimo periodo, in musei, monumenti, gallerie e aree archeologiche situati
nel territorio nazionale e nelle mostre didattiche che si svolgono in essi (art. 182, comma 1-bis);
- ha previsto che i dottorandi di ricerca, titolari di borse di studio, che terminano il percorso di
dottorato nell’a.a. 2019/2020, possano chiedere una proroga di 2 mesi del termine finale del
corso di studio, con conseguente mantenimento della borsa di studio. A tal fine, per il 2020, il
FFO è stato incrementato di euro 15 milioni (art. 236, comma 5). Successivamente, il d.l. 28
ottobre 2020 n. 137, convertito con modificazioni nella legge 18 dicembre 2020, n. 176 (art.
21-bis) ha previsto, in considerazione del protrarsi dell’emergenza epidemiologica da Covid-
19, che i dottorandi che abbiano già beneficiato della proroga prevista dal d.l. n. 34 del 2020
possano presentare una ulteriore richiesta di proroga, non superiore a 3 mesi, del termine finale
del corso, con conseguente erogazione della borsa di studio. Della proroga possono fruire anche
i dottorandi non percettori di borsa di studio, nonché i pubblici dipendenti in congedo per la
frequenza di un dottorato di ricerca. A tali fini, il FFO è stato incrementato di euro 21,6 milioni,
per il 2021;
- ha previsto che, per il 2020, il termine per la conclusione della selezione per l’ammissione ai
corsi di dottorato era differito (dal 30 settembre) al 30 novembre (art. 236, comma 5);
- ha destinato euro 3 milioni annui, a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione -
programmazione 2014-2020, per il finanziamento, in via sperimentale, per gli anni dal 2021 al
2023, da parte dei Comuni presenti nelle aree interne del Paese, anche in forma associata, di
borse di studio per dottorati di ricerca (c.d. dottorati comunali) finalizzati allo studio e alla
realizzazione di strategie locali volte allo sviluppo sostenibile, in coerenza con l’Agenda 2030
(art. 243, comma 1, capoverso 65-sexies);
- ha previsto la possibilità di prorogare la durata degli assegni di ricerca - che possono riguardare
sia le università, che gli enti pubblici di ricerca - in essere al 9 marzo 2020, per il periodo di
tempo corrispondente alla eventuale sospensione dell’attività di ricerca intercorsa a seguito
delle misure di contenimento del contagio da Covid-19, nei limiti delle risorse relative ai
rispettivi progetti di ricerca o, comunque, nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio,
qualora ciò risulti necessario ai fini del completamento del progetto di ricerca (art. 236, comma
6). Inoltre, ha previsto che le procedure per il conferimento degli assegni di ricerca e le
procedure di reclutamento già bandite dagli enti pubblici di ricerca possano essere concluse con
la valutazione dei candidati e lo svolgimento di prove orali in videoconferenza (art. 250, comma
5).
E’ poi intervenuto il d.l. 14 agosto 2020, n. 104, convertito nella legge 13 ottobre 2020, n.
126, che ha previsto, limitatamente all’a.a. 2020/2021, ma, ove possibile, anche per l’a.a.
2019/2020, che le regioni, le province autonome, le università e le istituzioni AFAM, per gli
interventi di rispettiva competenza, possono rimodulare, nei limiti delle risorse disponibili,
l’entità delle borse di studio destinate agli studenti fuori sede e possono considerare come fuori
sede - in deroga all’art. 4, comma 8, lett. c), del dPCM 9 aprile 2001 - lo studente che, in quanto
residente in un luogo distante dalla sede del corso frequentato, prende alloggio a titolo oneroso
nei pressi di tale sede, utilizzando le strutture residenziali pubbliche o altri alloggi di privati o
enti, anche se l’alloggio sia utilizzato per un periodo inferiore a 10 mesi, purché non inferiore a
4 mesi (art. 33, comma 2)39.
39 D.l. 14/08/2020, n. 104, recante “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia.”, pubblicato nella Gazz.
Uff. 14 agosto 2020, n. 203, S.O., art. 33 “Misure urgenti per la continuità delle attività del sistema della formazione
superiore”, comma 2 “Limitatamente all’anno accademico 2020/2021, le regioni, le province autonome di Trento e
Bolzano e le università nonché le Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, per gli interventi di
rispettiva competenza, possono rimodulare, nei limiti delle risorse disponibili, l’entità delle borse di studio destinate
agli studenti fuori sede e, in deroga all’articolo 4, comma 8, lettera c), del decreto del Presidente del consiglio dei
ministri del 9 aprile 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 172 del 26 luglio 2001, considerare come fuori sede
lo studente residente in un luogo distante dalla sede del corso frequentato e che per tale motivo prende alloggio a titolo
Sempre con l’obiettivo della attuazione del diritto allo studio universitario, è
proseguito il sostegno ai collegi universitari di merito accreditati e alle residenze
universitarie statali41.
La legge 20 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021), al comma 522, ha, infatti,
previsto che lo stanziamento, iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero
dell’università e della ricerca e destinato alle residenze universitarie statali e ai collegi di merito
accreditati, di cui al decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, è incrementato, per l’anno 2021, di
4 milioni di euro.
Il successivo comma 523, al fine di valorizzare la vocazione collegiale delle università statali,
ha previsto l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell’università e della ricerca, del
“Fondo per la valorizzazione delle università a vocazione collegiale”, con una dotazione di 5
oneroso nei pressi di tale sede, utilizzando le strutture residenziali pubbliche o altri alloggi di privati o enti, anche per
un periodo inferiore a dieci mesi, purché non inferiore a quattro mesi. Le disposizioni di cui al presente comma trovano
applicazione, ove possibile, anche per l’anno accademico 2019/2020.”.
40 La norma prevede che, con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, da adottare entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza dei rettori delle università italiane, siano individuati
le modalità di definizione degli esoneri, totali o parziali, da parte delle università e i criteri di riparto delle risorse tra le
università.
Per le medesime finalità di cui al primo periodo, il fondo per il funzionamento amministrativo e per le attività didattiche
delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica statali è incrementato, a decorrere dall’anno 2021, di
8 milioni di euro annui.
Con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, sono individuati le modalità di definizione degli esoneri, totali o parziali, da parte delle istituzioni
di alta formazione artistica, musicale e coreutica e i criteri di riparto delle risorse.
Alla copertura degli oneri derivanti dall’incremento del fondo di cui al primo periodo concorrono, per 165 milioni di
euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, le risorse del Programma Next Generation EU.
41 [Link]. 29/03/2012, n. 68 recante “Revisione della normativa di principio in materia di diritto allo studio e
valorizzazione dei collegi universitari legalmente riconosciuti, in attuazione della delega prevista dall’articolo 5,
comma 1, lettere a), secondo periodo, e d), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e secondo i principi e i criteri direttivi
stabiliti al comma 3, lettera f), e al comma 6”, art. 13 “Tipologie di strutture residenziali destinate agli studenti
universitari”: “(…) 4. Le strutture residenziali universitarie, le cui caratteristiche tecniche peculiari sono stabilite con
il decreto di cui al comma 7, si differenziano in:
a) collegi universitari: strutture ricettive, dotate di spazi polifunzionali, idonee allo svolgimento di funzioni
residenziali, con servizi alberghieri connessi, funzioni formative, culturali e ricreative;
b) residenze universitarie: strutture ricettive, dotate di spazi polifunzionali, idonee allo svolgimento di funzioni
residenziali, anche con servizi alberghieri, strutturate in maniera tale che siano ottemperate entrambe le esigenze di
individualità e di socialità. A tali funzioni possono essere aggiunte funzioni di carattere formativo e ricreativo, ritenute
più idonee per la specificità di ciascuna struttura. (…).”.
milioni di euro, per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, da ripartire tra le università statali che
gestiscono, anche attraverso appositi enti strumentali, i collegi universitari di cui all’articolo 13,
comma 4, lett. a), del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68.
È, altresì, previsto che le modalità di riparto e le condizioni di accesso al fondo siano definite
con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia
e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, tenendo
conto del rapporto tra studenti iscritti all’ateneo e posti riservati nei collegi agli studenti iscritti
all’ateneo, dell’impegno economico sostenuto per la formazione degli studenti, delle
caratteristiche organizzative degli stessi, nonché della polifunzionalità degli spazi disponibili e
dei servizi offerti.
Di rilievo, nella legge di bilancio 2021, anche il comma 531, che, al fine di
promuovere e orientare le scelte professionali dei giovani verso le pubbliche
amministrazioni e il lavoro pubblico, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha
istituito un fondo, con una dotazione di 300.000 euro per l’anno 2021, gestito dal
dipartimento della funzione pubblica e destinato a finanziare cento borse di studio della
durata di sei mesi, per l’importo di 3.000 euro ciascuna, per lo sviluppo di progetti di
studio e di ricerca e formazione al lavoro di giovani meritevoli, studenti universitari nelle
aree giuridica, scientifico-tecnologica, economica e statistica, di età non superiore a
venticinque anni.
42 Relazione per paese relativa all’Italia 2020 che accompagna la “Comunicazione della Commissione al Parlamento
europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea e all’Eurogruppo - semestre europeo 2020:
Valutazione dei progressi in materia di riforme strutturali, prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici e
risultati degli esami approfonditi a norma del regolamento (UE) n. 1176/2011”, pag. 62.
43
Comma così modificato dall’art. 22-bis, comma 6, lett. a), del d.l. n. 50 del 2017, e, successivamente, dall’art. 1,
comma 641, lett. a), della legge n. 205 del 2017. Il fondo è, poi, stato rideterminato dall’art. 1, comma 637, della legge
27 dicembre 2017, n. 205.
44 Comma 244: “Il direttore è scelto dal Presidente del Consiglio dei ministri. Il comitato direttivo è composto da otto
membri, scelti: uno dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, uno dal Ministro dello sviluppo
economico, uno dal Ministro della salute, uno dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, uno
dalla Conferenza dei rettori delle università italiane, uno dal Consiglio universitario nazionale, uno dalla Consulta
dei presidenti degli enti pubblici di ricerca e uno dall’Accademia nazionale dei Lincei. La composizione del comitato
direttivo deve assicurare la parità di genere.”.
Comma 245, in vigore dal 15 settembre 2020, “ Il direttore e i membri del comitato direttivo sono nominati con decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri e restano in carica per quattro anni; sono selezionati tra studiosi, italiani o
stranieri, di elevata qualificazione scientifica con una profonda conoscenza del sistema della ricerca in Italia e
all’estero e con pluriennale esperienza in enti o organismi, pubblici o privati, operanti nel settore della ricerca,
appartenenti a una pluralità di aree disciplinari, all’interno di una rosa di venticinque nominativi, preventivamente
selezionati da una commissione di valutazione. La commissione di valutazione, istituita con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri, è composta da cinque membri di alta qualificazione designati, uno ciascuno, dal Ministro
dell’università e della ricerca, dal presidente del Consiglio direttivo dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema
universitario e della ricerca (ANVUR), dal presidente dell’European Research Council, dal presidente dell’European
Science Foundation e da un componente designato dal presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane
(CRUI), d’intesa con il presidente della Consulta dei presidenti degli enti pubblici di ricerca. Costituisce requisito
preferenziale l’avere esperienza nella gestione di progetti complessi o di infrastrutture strategiche di ricerca. Comma
così modificato dall’art. 19, comma 6, d.l. 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre
2020, n. 120.”.
Comma 250: “Il collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi e due supplenti, nominati con decreto
del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Un membro effettivo, che assume le funzioni di presidente,
e un membro supplente sono designati dal Ministro dell’economia e delle finanze. Il collegio dei revisori dei conti
svolge le funzioni di controllo amministrativo e contabile di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 30 giugno 2011,
n. 123. I componenti del collegio durano in carica tre anni e possono essere rinnovati una sola volta.”.
Comma 251: “Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è approvato lo statuto dell’Agenzia che ne disciplina le
attività e le regole di funzionamento. Il decreto di cui al presente comma definisce altresì la dotazione organica
dell’Agenzia, nel limite massimo di trentaquattro unità complessive di cui tre dirigenti di seconda fascia, nonché i
compensi spettanti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo. Al personale dell’Agenzia si applicano
le disposizioni del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ed il contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto
Istruzione e Ricerca.”.
Comma 252: “Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le procedure di semplificazione alternative in
materia amministrativo-contabile e le modalità di attuazione del presente comma. L’ANR, nella predisposizione del
piano di cui al comma 242, lettera c), tiene conto dei risultati conseguiti per effetto della semplificazione derivante
dall’applicazione del presente comma.”.
45 D.l. 19.5.2020, n. 34, art. 238 “Piano straordinario di investimenti nell’attività di ricerca”: “1. Al fine di sostenere
l’accesso dei giovani alla ricerca, l’autonomia responsabile delle università e la competitività del sistema universitario
e della ricerca italiano a livello internazionale, è autorizzata nell’anno 2021, in deroga alle vigenti facoltà assunzionali
e, comunque, in aggiunta alle assunzioni previste dall’articolo 6, comma 5-sexies del decreto-legge 30 dicembre 2019,
n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, l’assunzione di ricercatori di cui all’articolo
24, comma 3, lettera b), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, nel limite di spesa di 200 milioni di euro annui a
decorrere dall’anno 2021. Ai fini del riparto tra le università delle risorse di cui al presente comma, si applicano le
disposizioni di cui all’articolo 6, comma 5-sexies del decreto-legge n. 162 del 2019. Per le finalità di cui al presente
comma il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge
24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 200 milioni di euro a decorrere dall’anno 2021.
2. Per le medesime finalità di cui al comma 1, il fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca, di cui all’articolo
7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, è incrementato di 50 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021
per l’assunzione di ricercatori negli enti pubblici di ricerca. Le risorse di cui al presente comma, nella misura di 45
milioni di euro annui, sono ripartite tra gli enti pubblici di ricerca secondo i criteri di riparto del fondo ordinario per
gli enti e le istituzioni di ricerca di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204. I restanti 5 milioni
di euro sono destinati, per le medesime finalità di cui al comma 1, agli enti di ricerca di cui all’articolo 1 del decreto
legislativo 25 novembre 2016, n. 218, non compresi nel precedente periodo, fatta eccezione per l’Istituto superiore di
sanità e l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) destinatari
di specifiche disposizioni del presente decreto. I criteri di riparto sono stabiliti d’intesa con i Ministri vigilanti dei
singoli enti.
3. La quota parte delle risorse eventualmente non utilizzata per le finalità di cui ai commi 1 e 2 rimane a disposizione,
nel medesimo esercizio finanziario, per le altre finalità del fondo per il finanziamento ordinario delle università e del
fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca.
4. Al fine di promuovere il sistema nazionale della ricerca, di rafforzare le interazioni tra università e enti di ricerca e
favorire la partecipazione italiana alle iniziative relative ai programmi quadro dell’Unione Europea, il Ministro
dell’università e della ricerca, con proprio decreto, da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, definisce un nuovo programma per lo sviluppo di Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) i
quali, per complessità e natura, richiedano la collaborazione di più atenei o enti di ricerca. Per le finalità di cui al
presente comma, il Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST) di cui all’articolo 1,
comma 870, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 è incrementato, per l’anno 2021 di 250 milioni e per l’anno 2022 di
300 milioni di euro.
5. Al fine di promuovere l’attività di ricerca svolta dalle università e valorizzare il contributo del sistema universitario
alla competitività del paese, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, di cui all’articolo 5, comma 1,
lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato, per l’anno 2021, di 100 milioni di euro e, a decorrere
dall’anno 2022, di 200 milioni di euro. Con Decreto del Ministro dell’università e della ricerca, sentita la Conferenza
dei Rettori delle Università Italiane, da adottarsi entro il 31 luglio dell’anno precedente a quello di riferimento, sono
stabiliti i criteri di riparto tra le università delle risorse di cui al presente comma.
6. Per l’anno 2020 (590), le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 610, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, non
si applicano alle università, alle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e agli enti pubblici di
ricerca di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, e alla fondazione di cui all’articolo 4 del
decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
7. Nelle more di una revisione dei decreti di cui all’articolo 62 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con
modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, il Ministero dell’università e della ricerca può disporre l’ammissione
al finanziamento, anche in deroga alle procedure definite dai decreti del Ministro dell’istruzione, dell’università e
della ricerca 26 luglio 2016, n. 593, 26 luglio 2016, n. 594 e 18 dicembre 2017, n. 999, dei soggetti risultati ammissibili
in base alle graduatorie adottate in sede internazionale, per la realizzazione dei progetti internazionali di cui
all’articolo 18 del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 26 luglio 2016, n. 593.
8. All’articolo 1, comma 971, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, dopo le parole “di cui all’articolo 10-bis della
legge 31 dicembre 2009, n. 196” sono aggiunte le seguenti “e delle maggiori risorse assegnate, in ciascun anno di
riferimento, al Fondo per il finanziamento ordinario delle università, di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della
legge 24 dicembre 1993, n. 537”.
9. Agli oneri derivanti dai commi 1, 2, 4 e 5, pari a euro 600 milioni per l’anno 2021, a euro 750 milioni per l’anno
2022 e a euro 450 milioni a decorrere dall’anno 2023, si provvede ai sensi dell’articolo 265.”.
• per il 2020, la non applicazione, alle università, agli enti pubblici di ricerca e all’Istituto italiano
di tecnologia, delle previsioni in materia di risparmio di spesa nel settore informatico, introdotte
dalla legge di bilancio 2020 (art. 238, comma 6).
• l’ammissione al finanziamento, da parte del MUR, anche prima della nomina dell’Esperto
tecnico scientifico (ETS), dei soggetti risultati ammissibili, in base alle graduatorie adottate in
sede internazionale, per la realizzazione di progetti di ricerca e sviluppo di cooperazione
internazionale (art. 238, comma 7).
Sempre in materia di ricerca, la legge di bilancio per il 2021, all’art. 1, comma 194, al fine di
promuovere la ricerca, il trasferimento tecnologico e la formazione universitaria in ognuna delle
regioni Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche interessate dagli eventi sismici del 2016, nello stato di
previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, ha istituito un fondo da trasferire al
bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri - dipartimento per le politiche di
coesione, per il sostegno alla creazione o al potenziamento di centri di ricerca, al trasferimento
tecnologico e all’ampliamento dell’offerta formativa universitaria, con una dotazione di 5 milioni
di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, per ognuna delle suddette regioni. Il fondo è
ripartito, con decreto del Ministro per il Sud e la coesione territoriale, che ne stabilisce termini,
criteri e modalità di accesso e rendicontazione, tra i centri di ricerca e le università esistenti nel
territorio delle citate regioni dell’Italia centrale colpite dagli eventi sismici del 2016, selezionati
a seguito di apposito bando da parte dell’Agenzia per la coesione territoriale. Agli oneri derivanti
dalla presente disposizione, pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2023, si
provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per lo sviluppo e la coesione - periodo di
programmazione 2021-2027.
All’art. 1, comma 524, la legge di bilancio per il 2021, ha poi previsto che “Alla lettera b) del
comma 5-sexies dell’articolo 6 del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’alinea, le parole: «15 milioni di euro» sono sostituite dalle seguenti: «30 milioni di
euro»;
b) al numero 1), le parole: «per almeno il» sono sostituite dalle seguenti: «fino al»;
c) al numero 2), le parole: «per non più del» sono sostituite dalle seguenti: «per almeno il».”.
In buona sostanza, la disposizione, per quel che qui rileva, ha disposto che l’applicazione delle
misure di sostegno per l’accesso dei giovani alla ricerca e per la competitività del sistema
universitario italiano a livello internazionale, previste dall’articolo 1, comma 401, della legge 30
dicembre 2018, n. 145, è prorogata per l’anno 2021. Sono, pertanto, autorizzate, in deroga alle
vigenti facoltà assunzionali:
a) nell’anno 2020, l’assunzione di ricercatori di cui all’articolo 24, comma 3, lettera b), della
legge 30 dicembre 2010, n. 240, nel limite di spesa di 96,5 milioni di euro annui, a decorrere
dall’anno 2021. Con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, da adottare entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, le risorse sono ripartite
tra le università;
b) nell’anno 2022, la progressione di carriera dei ricercatori universitari a tempo
indeterminato in possesso di abilitazione scientifica nazionale, nel limite di spesa di «30 milioni»
di euro annui, a decorrere dall’anno 2022. Con decreto del Ministro dell’università e della ricerca,
da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
decreto, le risorse sono ripartite tra le Università. Con riferimento alle risorse di cui alla presente
lettera le Università statali sono autorizzate a bandire procedure per la chiamata di professori
universitari di seconda fascia riservate ai ricercatori universitari a tempo indeterminato in
possesso di abilitazione scientifica nazionale, secondo quanto di seguito indicato:
1) «fino al» 50 per cento dei posti, ai sensi dell’articolo 18 della legge 30 dicembre 2010, n.
240;
2) per almeno il 50 per cento dei posti, entro il 31 dicembre 2022, ai sensi dell’articolo 24,
comma 6, della legge 30 dicembre 2010, n. 240.
Con riferimento alla legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante “Norme in materia di
organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al
Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, è ridotto il limite di
contingente di cui all’articolo 18, relativo alla chiamata dei professori di prima e seconda fascia
ed è incrementato il limite di contingente di cui all’articolo 24, comma 6, relativo alla chiamata
nel ruolo di professore di prima e seconda fascia di professori di seconda fascia e ricercatori a
tempo indeterminato.
Le prime misure per il contenimento della diffusione del virus, recate dal d.l. 23 febbraio
2020, n. 6, convertito nella legge 5 marzo 2020, n. 13, hanno previsto la possibilità di introdurre,
con dPCM, la sospensione del funzionamento dei servizi educativi dell’infanzia, delle istituzioni
scolastiche del sistema nazionale di istruzione e degli istituti di formazione superiore, compresa
quella universitaria, salvo le attività formative svolte a distanza, nonché la sospensione dei viaggi
di istruzione, sia sul territorio nazionale, sia all’estero (art. 1, comma 2, lettere d ed f).
A seguire, diversi dPCM hanno precisato ed esteso, progressivamente, in termini temporali e
territoriali, tali previsioni.
In particolare, con il dPCM 4 marzo 2020, sull’intero territorio nazionale, dal 5 marzo 2020,
sono stati sospesi i servizi educativi per l’infanzia e le attività didattiche in presenza nelle scuole
E’, poi, intervenuto il d.l. 7 ottobre 2020, n. 125, convertito nella legge n. 159 del 2020, che
ha prorogato al 31 gennaio 2021 (nuovo termine dello stato di emergenza, dichiarato con delibera
del Consiglio dei Ministri 7 ottobre 2020) la possibilità di intervento con dPCM, prevista dall’art.
1, comma 1, del d.l. n. 19 del 2020, convertito nella legge n. 34 del 2020 e, conseguentemente,
ha prorogato alla stessa data quanto previsto dall’art. 3, comma 1, del d.l. n. 33 del 2020,
convertito nella legge n. 74 del 2020 (art. 1, comma 1, lett. a, e comma 2, lett. b).
Si sono, dunque, succeduti altri dPCM che, considerato il peggioramento della situazione
epidemiologica, hanno progressivamente esteso il ricorso alla didattica digitale integrata nelle
scuole di istruzione secondaria di secondo grado.
Per l’università, in particolare, il dPCM 3 novembre 2020 ha stabilito che, nelle regioni c.d.
gialle e arancioni, si potessero svolgere in presenza solo le attività relative al primo anno dei corsi
di studio, nonché quelle dei laboratori. Nelle regioni c.d. rosse, era, invece, sospesa la frequenza
delle attività formative delle università, fermo in ogni caso il proseguimento di tali attività a
distanza, fatta eccezione per i corsi post-universitari delle professioni sanitarie, che, come in
precedenza, potevano proseguire anche in presenza.
Il d.l. 2 dicembre 2020, n. 158, ha esteso da 30 a 50 giorni il termine massimo di vigenza delle
misure adottate con i dPCM, adottati ai sensi del d.l. n. 19 del 2020 (art. 1, comma 1).
E’, dunque, stato adottato il dPCM 3 dicembre 2020, che, per l’Università, ha confermato
quanto già previsto dal dPCM 3 novembre 2020.
Il d.l. 14 gennaio 2021, n. 2 ha prorogato al 30 aprile 2021 (nuovo termine dello stato di
emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri 13 gennaio 2021) la possibilità di
intervento con dPCM prevista dall’art. 1, comma 1, del d.l. n. 19 del 2020, convertito nella legge
n. 34 del 2020 e, conseguentemente, ha prorogato alla stessa data quanto previsto dall’art. 3,
comma 1, del d.l. n. 33 del 2020, convertito nella legge n. 74 del 2020 (art. 1, commi 1 e 2).
Da ultimo, è intervenuto il dPCM 14 gennaio 2021, le cui disposizioni si applicano dal 16
gennaio al 5 marzo 2021. In base al nuovo dPCM, per l’Università, ferme restando le disposizioni
limitative già previste per le regioni rosse, per le regioni gialle e arancioni è stata reintrodotta la
possibilità di erogare la didattica sia in presenza che a distanza, sulla base di piani di
organizzazione della didattica predisposti dalle università, sentito il Comitato universitario
regionale di riferimento, delle linee guida e del protocollo di cui si è già detto. Tali previsioni si
applicano anche, per quanto compatibili, alle istituzioni AFAM, ferme restando le attività che
devono necessariamente svolgersi in presenza.
Sono stati, poi, disposti interventi specifici per le Università e le istituzioni AFAM.
In particolare, il d.l. 17 marzo 2020, n. 18, convertito nella legge 24 aprile 2020, n.
27 ha introdotto misure intese a garantire i docenti, i ricercatori e gli studenti universitari
da eventuali effetti pregiudizievoli derivanti dalla sospensione delle attività didattiche in
presenza. L’efficacia di alcune previsioni, successivamente, è stata in parte prorogata ed
in parte stabilizzata.
Più in dettaglio, il citato d.l. n. 18 del 2020, convertito nella legge 24 aprile 2020, n. 27, ha
previsto che:
• in deroga alle disposizioni dei regolamenti di ateneo, l’ultima sessione delle prove finali
dell’anno accademico 2018/2019, per il conseguimento del titolo di studio, era prorogata al
15 giugno 2020. Inoltre, è prorogato ogni altro termine connesso all’adempimento di scadenze
didattiche o amministrative, funzionali allo svolgimento delle stesse prove (art. 101, comma
1). È poi prevista la validità delle attività formative svolte con modalità a distanza ai fini del
computo dei crediti formativi universitari (CFU), previa attività di verifica
dell’apprendimento, nonché ai fini dell’attestazione della frequenza obbligatoria (art. 101,
comma 5). L’efficacia di quest’ultima previsione è stata estesa, in un primo momento, fino al
15 ottobre 2020 dal d.l. 20.7.2020, n. 83, convertito nella legge 25 settembre 2020, n. 124 (art.
1).
• la sospensione fino al 30 giugno 2020 delle procedure elettorali degli organi di Università e
delle istituzioni AFAM, con la prosecuzione degli organi in carica fino al subentro dei nuovi
organi (art. 7). Successivamente, il d.l. n. 83 del 2020, convertito nella legge n. 124 del 2020
(art. 1, comma 3), il d.l. n. 125 del 2020, convertito nella legge n. 159 del 2020 (art. 1, comma
3, lett. a), e il d.l. n. 183 del 2020 (art. 19 e all. 1, n. 20) hanno prorogato - prima al 15 ottobre
2020, poi al 31 dicembre 2020 e, da ultimo, al 31 marzo 2021 - l’efficacia di alcune previsioni
finalizzate a garantire la continuità degli organi monocratici delle università.
Il d.l. 19 maggio 2020, n. 34, convertito nella legge 17 luglio 2020, n. 77, oltre a
quanto già esposto nel precedente paragrafo in ordine alle misure relative alla tutela del
diritto allo studio, ha escluso l’applicabilità delle disposizioni che prevedono il ricorso
agli strumenti di acquisto e negoziazione della Consip per l’acquisto di beni e servizi
informatici e di connettività inerenti all’attività didattica delle università statali e delle
istituzioni AFAM (art. 236, comma 2); ha posticipato, dal 2021 al 2023, l’applicazione
delle penalizzazioni economiche previste - nell’ambito dei criteri di ripartizione delle
risorse ordinarie - per le università statali che non abbiano rispettato il fabbisogno
finanziario programmato nell’esercizio precedente (art. 236, comma 7); con riferimento
allo stesso fabbisogno, ha previsto che, nel calcolo dell’ammontare complessivo da non
superare, si considerino (oltre all’incremento del tasso di crescita del PIL reale stabilito
dall’ultima nota di aggiornamento al documento di economia e finanze), le maggiori
risorse assegnate, in ciascun anno di riferimento, al FFO (art. 238, comma 8); ha
incrementato di 3 milioni di euro, per il 2020, le risorse stanziate per sostenere le attività
sportive universitarie e la gestione delle strutture e degli impianti per la pratica dello sport
nelle università, danneggiate dall’emergenza epidemiologica da Covid-19 (art. 217-bis).
Il d.l. 31 dicembre 2020, n. 183 (art. 6, comma 5) ha disposto che, per il 2021, alle Università
e alle istituzioni AFAM non si applicano le disposizioni in materia di risparmio di spesa nel
settore informatico, di cui all’art. 1, comma 610, della legge 27.12.2019, n. 16046, al fine di
permettere il regolare svolgimento della didattica a distanza.
La legge di bilancio per il 2021, all’art. 1, comma 520, ha previsto che, per l’anno 2021, i
contributi di cui all’articolo 2 della legge 29 luglio 1991, n. 24347, sono incrementati di 30 milioni
di euro.
Al successivo comma 521, al fine di assicurare un adeguato sostegno finanziario alle
Università non statali legalmente riconosciute del Mezzogiorno e, in particolare, di mitigare gli
effetti della crisi economica derivante dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, ha istituito,
nello stato di previsione del Ministero dell’università e della ricerca, il “Fondo perequativo a
46 Legge n. 160 del 27/12/2019, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio
pluriennale per il triennio 2020-2022”, pubblicata nella Gazz. Uff. 30 dicembre 2019, n. 304, S.O., art. 1 - Comma
610: “Le amministrazioni pubbliche e le società inserite nel conto economico consolidato della pubblica
amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell’articolo 1 della legge 31
dicembre 2009, n. 196, con esclusione delle regioni, delle province autonome di Trento e di Bolzano, degli enti locali
nonché delle società dagli stessi partecipate, assicurano, per il triennio 2020-2022, anche tramite il ricorso al riuso
dei sistemi e degli strumenti ICT (Information and Communication Technology), di cui all’articolo 69 del codice di cui
al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, un risparmio di spesa annuale pari al 10 per cento della spesa annuale
media per la gestione corrente del settore informatico sostenuta nel biennio 2016-2017.”
47
Legge n. 243 del 1991, art. 2: “1. Lo Stato può concedere contributi, nei limiti stabiliti dalla presente legge, alle
università e agli istituti superiori non statali legalmente riconosciuti che abbiano ottenuto l’autorizzazione a rilasciare
titoli di studio universitario aventi valore legale, ai sensi dell’articolo 6 della legge 7 agosto 1990, n. 245.”.
CAPITOLO SECONDO
2.1. La governance delle Università nella legge 30 dicembre 2010, n. 240 - 2.1.1. I
principi ispiratori della riforma – 2.1.2. Gli organi di governance - 2.1.3. L’assetto
organizzativo interno - 2.2. L’attuazione del nuovo modello organizzativo - 2.3. La
collaborazione tra università e altri enti - 2.4 Strutture dedicate al trasferimento
tecnologico: Uffici per il trasferimento tecnologico e imprese spin off
48Comma così modificato dall'art. 19, comma 1, lett. a), d.l. 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla
legge 11 settembre 2020, n. 120, a) all'articolo 1, comma 2, le parole: “che hanno conseguito la stabilità e sostenibilità
del bilancio, nonché risultati di elevato livello nel campo della didattica e della ricerca,” sono soppresse e l'ultimo
periodo è sostituito dal seguente “Con decreto del Ministero dell'università e della ricerca di concerto con il Ministero
dell'economia e delle finanze sono definiti i criteri per l'ammissione alla sperimentazione e le modalità di verifica
periodica dei risultati conseguiti, fermo restando il rispetto del limite massimo delle spese di personale, come previsto
dall'articolo 5, comma 6, del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49“.
che in più della metà degli atenei, il Rettore influenza direttamente la nomina dell’organo
(incidendo sulla nomina dei componenti esterni/interni), mentre nelle rimanenti
Università la scelta avviene nell’ambito della comunità universitaria, con prevalente peso
della componente accademica (Senato) e amministrativa.
In tale contesto, il ruolo assegnato dagli statuti al Rettore nella costituzione del
Consiglio di amministrazione rappresenta un elemento di diversificazione delle scelte di
autonomia organizzativa delle Università e permette di riconoscere l’impronta che
l’Ateneo ha inteso assegnare all’equilibrio tra i diversi organi strategici interni.
Per ciò che riguarda l’introduzione della figura del Direttore generale, in luogo del
Direttore amministrativo, molte Università hanno scelto, in una prima fase, di conferire
l’incarico di Direttore generale al vecchio Direttore amministrativo, tendenza che è andata
successivamente attenuandosi.
Relativamente alle nuove strutture introdotte dalla legge n. 240/10, dai dati forniti
dal Mur risulta confermato l’assetto organizzativo delle università delineato in sede di
prima attuazione della legge.
In particolare, per quanto riguarda i Dipartimenti, introdotti dalla riforma in luogo
delle Facoltà, la quantità complessiva di tali strutture si è notevolmente ridotta, scendendo
mediamente a meno della metà, nonostante gli atenei di grandi dimensioni abbiano
conservato un numero alto di Dipartimenti (ad esempio, ciò vale per l’Università di Roma
“La Sapienza”, l’Università di Bologna e l’Università di Milano). Tuttavia, pur essendosi
quasi dimezzato, il numero dei Dipartimenti è rimasto superiore a quello delle Facoltà.
Negli atenei di dimensioni maggiori e soprattutto nei mega atenei, invece, la riforma ha
portato alla creazione di nuovi Dipartimenti in numero talvolta sensibilmente più elevato
rispetto alle vecchie Facoltà.
Nei piccoli atenei l’attuazione della riforma ha comportato, di fatto, la
trasformazione delle Facoltà, presenti nell’ordinamento previgente in Dipartimenti,
ovvero la costituzione di nuove strutture organizzative intermedie di dimensione e
numero simili alle vecchie Facoltà, ciò che ha consentito di unificare in un’unica struttura
organizzativa le competenze prima attribuite alle Facoltà e ai Dipartimenti.
Così, mentre nei piccoli e medi atenei la riforma degli assetti organizzativi interni
ha comportato un’effettiva semplificazione, cioè una concentrazione delle decisioni in
unità organizzative delle dimensioni delle vecchie Facoltà, nei grandi atenei la
concentrazione delle decisioni è accompagnata da una polverizzazione delle unità
organizzative.
Secondo i dati del rapporto biennale ANVUR del 2018, al 1° gennaio 2017, i
dipartimenti nelle università statali sono 766, di cui quasi un terzo è localizzato negli
atenei del Mezzogiorno (32 per cento), il 27 per cento al Centro e rispettivamente il 20
per cento e 21 per cento nel Nord Ovest e nel Nord Est49.
49
ANVUR, Rapporto biennale sullo stato del sistema universitario e della ricerca 2018, (versione aggiornata al 9
gennaio 2019, in [Link]
Quanto alla distribuzione per classe dimensionale, è di dimensioni medie il 62,1 per
cento dei dipartimenti, con un numero di addetti compreso tra 50 e 99, mentre solo l’8,7
per cento è di dimensioni grandi, con un numero di addetti di almeno cento unità, ed il
29,1 per cento di dimensioni piccole, con un numero di addetti tra 20 e 4950.
Nell’ambito della selezione dei Dipartimenti di eccellenza, destinatari dei
finanziamenti di cui all’art. 1, comma 314-338, della L. 232/2016 che ha introdotto il
Fondo per il finanziamento quinquennale dei dipartimenti universitari di eccellenza, tra i
dipartimenti selezionati, il 32 per cento si trova nel Nord-Est, il 27 per cento nel Nord
Ovest e al Centro e solo il 14 per cento nel Mezzogiorno51.
La legge di riforma ha, poi, previsto la possibilità per gli atenei di istituire tra più
Dipartimenti, raggruppati in relazione a criteri di affinità disciplinare, fino a 12 strutture
di raccordo comunque denominate (struttura di raccordo, scuola, Facoltà), con compiti di
coordinamento e razionalizzazione delle attività didattiche e dei servizi di supporto.
Queste strutture di raccordo hanno avuto una diffusione piuttosto limitata, concentrata
nelle università di grandi dimensioni (in particolare, solo pochissimi atenei hanno
attualmente costituito un numero di Strutture di raccordo pari o superiori a 8). Inoltre, più
della metà delle Università italiane non ha ritenuto di dover ricorrere a tali strutture nella
propria organizzazione.
L’esperienza sin qui maturata ha dimostrato che gli atenei hanno adottato tutte le
soluzioni previste dalla riforma, privilegiando, specie negli atenei di piccole dimensioni,
l’istituzione di Dipartimenti con corsi di studio eterogenei; affidando, negli atenei più
grandi, la gestione dei corsi di studio al Dipartimento con il maggior numero di crediti
formativi o, in altri casi, a strutture trasversali ai Dipartimenti ovvero a strutture di
raccordo; ricorrendo, in altri casi ancora, ad un mix fra le varie soluzioni.
Sotto il profilo della riorganizzazione delle Università, è ormai a regime il modello
delineato dalla legge n. 240/2010, che ha rivolto la propria azione riformatrice proprio
alla ridefinizione della governance e delle procedure di reclutamento, affidando, invece,
alla legislazione delegata il terzo pilastro della riforma, incentrato sulla costruzione di
sistemi di misurazione e valutazione di qualità ed efficienza. Tale sistema, imperniato
sull’ANVUR, è di centrale importanza non solo ai fini della misurazione della qualità ed
efficienza delle strutture e delle attività istituzionali di ricerca e didattica delle università,
nonché dell’attività di terza missione, ma anche per la distribuzione delle risorse
finanziarie. È essenziale, pertanto, che ai fini della garanzia dell’autonomia riconosciuta
alle università dall’art. 33 della Costituzione, e richiamata dall’art. 1, comma 2 della
legge, sia garantita l’imparzialità e indipendenza della funzione di valutazione, nelle sue
diverse declinazioni. Diversamente, l’efficientamento del sistema universitario si
risolverebbe in un più penetrante controllo di processi e funzioni che sono oggetto di
garanzia costituzionale.
carattere internazionale. A tal fine il MUR eroga ai consorzi un contributo per le spese di
funzionamento che si aggiunge alla quota consortile versata dalle Università all’atto di
costituzione del consorzio, secondo le modalità previste dal decreto di riparto del Fondo
di finanziamento ordinario.
Le università possono intessere rapporti collaborativi anche con altri enti pubblici
e privati, e per finalità diverse da quella scientifica e tecnologica, come nell’ipotesi di cui
all’art. 60 del regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, recante Approvazione del testo unico
delle leggi sull’istruzione superiore. Tale norma prevedeva l’obbligo per i rettori e
direttori delle Università di promuovere la costituzione di consorzi tra enti pubblici e
privati “allo scopo di coordinare le iniziative nel modo più utile ed efficace ai fini del
mantenimento e funzionamento delle Università e Istituti”. I consorzi sono costituiti
mediante convenzioni tra gli enti interessati, che regolano i rapporti tra i partecipanti. Ad
essi è riconosciuta la personalità giuridica. In ogni caso, quale che sia lo scopo del
consorzio, la rilevanza pubblica delle funzioni istituzionali delle università comporta
deroghe all’applicazione della normativa civilistica sui consorzi, restando esclusa la
finalità di profitto o puramente economica degli stessi.
Un altro modello ricorrente nelle collaborazioni tra università e altri enti è quello
dell’associazione, disciplinata dagli artt. 14 e ss. del codice civile. Una fattispecie di
utilizzo del suddetto modello è quello della costituzione di cluster tecnologici,
aggregazioni organizzate di imprese, università, altre istituzioni pubbliche, o private di
ricerca, altri soggetti anche finanziari attivi nel campo dell’innovazione, focalizzate su
uno specifico ambito tecnologico e applicativo, con lo scopo di migliorare la
competitività internazionale sia dei territori di riferimento sia del sistema economico
nazionale. Il cluster può essere strutturato secondo diversi modelli organizzativi, con
l’obiettivo di stabilire e valorizzare ogni possibile connessione con analoghe esperienze
esistenti su tutto il territorio nazionale, attraverso progetti di ricerca interdisciplinari
connessi alle tecnologie abilitanti e alle loro relative applicazioni 52.
Riguardo alle fondazioni, l’art. 59 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante
disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2001) ha previsto la possibilità, per le Università, di costituire fondazioni di
diritto privato per lo svolgimento delle attività strumentali e di supporto alla didattica e
alla ricerca come, ad esempio, le acquisizioni di beni e servizi, quelli relativi all’edilizia
universitaria, le attività svolte per conto terzi, ecc.
I criteri e le modalità per la costituzione e il funzionamento delle fondazioni
universitarie sono stati definiti dal d.P.R. 24 maggio 2001, n. 254, che ha individuato le
tipologie di attività che possono essere svolte dalle fondazioni, fermo restando il principio
della strumentalità di esse rispetto alle funzioni istituzionali dell’Università. In base al
52
Cfr. il primo avviso per la costituzione di cluster tecnologici, emanato con nota MUR prot. 357/RIC del 30 maggio
2012, in attuazione del programma Horizon 2020.
TAVOLA 1
NUMEROSITÀ DELLE PARTECIPAZIONI IN ENTI E SOCIETÀ
variazione %
Area Geografica 2016 2017 2018 2019
2019-2016
Nord est 423 399 423 366 -13,5
Nord ovest 496 509 527 539 8,7
Centro 496 506 483 490 -1,2
Sud 738 717 668 663 -10,2
Isole 252 256 256 234 -7,1
Tot complessivo 2.405 2.387 2.357 2.292 -4,7
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
GRAFICO 1
NUMEROSITÀ DELLE PARTECIPAZIONI IN ENTI E SOCIETÀ PER AREE GEOGRAFICHE
3.000
2.500
GRAFICO 2
NUMEROSITÀ DELLE PARTECIPAZIONI IN ENTI E SOCIETÀ – TOTALE E PER AREE
TOTALE SISTEMA
2.427 2.387
UNIVERSITARIO 2.357 2.292
SUD E ISOLE 990 973
924
897
NORD OVEST 518
509
527
539
CENTRO 496
506
483
490
NORD EST 423
399
423
366
TAVOLA 2
NUMEROSITÀ DI PARTECIPAZIONI PER TIPOLOGIA DI ENTE E AREA GEOGRAFICA
Area geografica 2016 2017 2018 2019
Nord est
Associazione 59 52 67 54
Consorzio 51 35 34 32
Consorzio universitario 123 117 124 108
Fondazione 44 44 51 50
Società di capitali 146 151 147 122
TOT 423 399 423 366
Nord ovest
Associazione 167 155 178 198
Consorzio 100 101 101 95
Consorzio universitario 72 96 94 96
Fondazione 94 82 90 89
Società di capitali 63 75 64 61
TOT 496 509 527 539
Centro
Associazione 79 90 84 89
Consorzio 105 100 100 101
Consorzio universitario 141 134 137 139
Fondazione 30 33 34 50
Società di capitali 141 149 128 111
TOT 496 506 483 490
Sud
Associazione 132 118 98 93
Consorzio 235 225 209 210
Consorzio universitario 92 104 103 111
Fondazione 90 72 63 66
Società di capitali 189 198 195 183
TOT 738 717 668 663
Isole
Associazione 53 57 61 55
Consorzio 59 58 57 32
Consorzio universitario 73 73 72 80
Fondazione 23 25 26 29
Società di capitali 44 43 40 38
TOT 252 256 256 234
Totale complessivo 2.405 2.387 2.357 2.292
Fonte elaborazione Corte dei conti su dati MUR
scientifica, in qualsiasi termine intesi, dal soggetto che li ha prodotti ad un altro soggetto,
al fine di ottenerne lo sfruttamento economico.
Il diritto europeo conosce una definizione normativa di trasferimento tecnologico.
Nel regolamento CE 772/2004 che ha sostituito il 240/96, il trasferimento tecnologico è
definito come “un accordo di licenza di know how, un accordo di licenza di diritti
d’autore sul software o un accordo misto di licenza di brevetto, di know how o di diritti
d’autore sul software, compreso qualsiasi accordo di questo tipo contenente disposizioni
relative alla vendita e all’acquisto di prodotti o relativo alla concessione in licenza di
altri diritti di proprietà di beni immateriali o alla cessione di diritti di proprietà di beni
immateriali”.
Sotto la spinta delle sollecitazioni provenienti dall’Unione europea e nel contesto
delle iniziative di stimolo della competitività economica nazionale, le attività delle
università rivolte al trasferimento tecnologico verso distretti territoriali e imprese hanno
assunto sempre maggiore rilevanza e sono divenute oggetto di valutazione di qualità ed
efficienza del sistema universitario. Nel tempo, il concetto di trasferimento tecnologico
avente originariamente una connotazione più di tipo economico commerciale,
strumentale al miglioramento della competitività europea sui mercati globali, è venuto ad
estendersi alla realizzazione di progetti di grande rilevanza sociale, cioè finalizzati a
migliorare il welfare della società europea, ad esempio migliorando la salute, il cibo o
l’ambiente dei cittadini.
In questo contesto, accanto alle attività istituzionali tradizionali della didattica e
della ricerca, le università svolgono in misura sempre maggiore attività di cosiddetta terza
missione, che include sia le iniziative dirette al trasferimento tecnologico mediante la
valorizzazione commerciale dell’attività di ricerca, sia la partecipazione a iniziative di
ricerca in collaborazione per scopi di rilevanza sociale.
Nella VQR 2004-2010, l’ANVUR ha introdotto il concetto di Terza Missione come
“apertura verso il contesto socioeconomico mediante la valorizzazione e il trasferimento
delle conoscenze”, includendo in tale concezione, oltre alle attività di valorizzazione
economica della ricerca, anche iniziative dal valore socioculturale ed educativo.
La valutazione della attività di terza missione è avvenuta in occasione delle VQR
2004-10 e 2011-2014 e si è basata principalmente su indicatori quantitativi: gli importi
dei contratti di ricerca o consulenza acquisiti con committenza esterna; i brevetti concessi
di titolarità delle istituzioni; le imprese spin off attivate; la partecipazione a incubatori di
impresa e consorzi di trasferimento tecnologico; gli scavi archeologici attivi; i poli
museali; altre attività di terza missione non comprese tra le precedenti. Dopo il primo
esercizio di valutazione, è stato avviato un confronto con le istituzioni mirato ad
approfondire i temi e le esperienze legati alla terza missione e, soprattutto, le criticità
legate ai dati e agli indicatori disponibili54.
54Cfr., ANVUR, Rapporto biennale 2018. L’Agenzia ha messo a punto un primo modello di valutazione della terza
missione, basato sulla peer review informata delle attività di valorizzazione della ricerca e di produzione dei beni
TAVOLA 3
FUNZIONI DEGLI UFFICI DI TRASFERIMENTO TECNOLOGICO DI UNIVERSITÀ
ED ENTI DI RICERCA (UTT)
2018 2004
FUNZIONI
% sugli enti rispondenti
Gestione della PI 92,3 79,1
Supporto alla creazione di imprese spin-off 90,8 79,1
Gestione delle attività di licensing 81,5 72,1
Diffusione di informazioni e bandi 81,3
Richiesta di informazioni e consulenza 76,6
Valorizzazione PI con eventi di matchmaking, piattaforme, ecc 76,6
Partecipazione a gruppi di lavoro misti 62,5
Fonte: NETVAL-Aggiornamento dati Netval-CRUI 2017
Dal rapporto biennale dell’ANVUR 2018 risulta che le università italiane mostrano,
nel periodo 2011-14, una grande attenzione nella gestione delle attività di terza missione.
La gran parte gli atenei monitora le proprie attività di terza missione ed una metà di questi
ha provveduto ad armonizzare e integrare tutte le diverse funzioni (ufficio brevetti, career
service, industrial liason office, ufficio di trasferimento tecnologico, strutture di fund
pubblici. Conclusa la VQR 2011-14, è stato avviato un processo di revisione degli strumenti di valutazione con gli
obiettivi di rafforzare la dimensione dell’impatto, migliorare le definizioni e la qualità dei dati e alleggerire gli oneri
per gli atenei.
raising) nate nel corso degli anni in maniera indipendente. In 3 atenei su 4 è prevista una
figura apicale per la terza missione, quasi sempre con responsabilità
accademica/scientifica. Nel corso dei quattro anni considerati è cresciuto il numero di
queste strutture e in particolar modo degli Uffici di trasferimento tecnologico e degli uffici
di placement, a testimonianza del fatto che gli atenei stanno rafforzando il loro impegno
nella valorizzazione della ricerca. Nel 2014 il 70 per cento degli atenei dispone di un
ufficio di trasferimento o di altri uffici assimilabili, l’88 per cento si avvale di una struttura
per gestire il placement, il 33 per cento partecipa ad un incubatore di impresa, il 35 per
cento partecipa ad un parco scientifico e il 67 per cento fa parte di associazioni e consorzi
con finalità di terza missione.
Le attività brevettuali sono uno dei principali indicatori dell’andamento delle
attività di trasferimento tecnologico cui i sopra citati uffici sono preposti.
La tavola seguente mostra il notevole incremento della spesa per protezione della
proprietà intellettuale che, nel quadriennio 2016-2019, è più che raddoppiata, ed è quasi
raddoppiato il numero dei brevetti concessi. Il numero delle invenzioni identificate
subisce una netta diminuzione nel 2019, a fronte della crescita che si era verificata nel
biennio precedente, mentre cresce il numero dei contratti di licenza conclusi nel 2019
rispetto all’anno precedente, riportandosi su un valore medio di circa 100 all’anno.
TAVOLA 4
TRASFERIMENTO TECNOLOGICO: ATTIVITÀ BREVETTUALI
Come risulta dalla tavola 3 una delle funzioni caratterizzanti degli uffici di
trasferimento tecnologico è il supporto alle imprese spin-off.
Con riferimento alla diffusione e caratteristiche del trasferimento tecnologico
mediante costituzione di società spin-off, l’amministrazione ha rinviato alle analisi
contenute in uno studio dell’Associazione NETVAL, aggiornato a giugno 202055.
Il grafico 3 mostra, per il periodo considerato (2016-2019) una sostanziale stabilità
del fenomeno, con circa 120 nuove imprese costituite all’anno, e una forte riduzione per
l’anno 2020. Lo studio si riferisce alle imprese spin off, accreditate e non, provenienti
dalle università e dagli enti di ricerca.
55 NETVAL, Aggiornamento a giugno 2020 dei dati NETVAL presenti nel documento CRUI del 28 febbraio 2017.
In particolare, nello studio citato risulta che nel 2018 sono state costituite 127
imprese spin-off. Un numero ormai abbastanza stabile negli ultimi cinque o sei anni, in
lieve aumento rispetto alle 120 del 2017.
Dal rapporto risulta che, di fatto, il 66,5 per cento delle 1.695 imprese spin-off ad
oggi rilevate nel territorio nazionale, e facenti capo, come accennato a università ed enti
di ricerca, è stato costituito nel corso dell’ultimo decennio. Il trend di nascita delle
imprese spin-off ha raggiunto il suo culmine nel 2012, con 163 tra spin-off - accreditate e
non – provenienti dalle università e dagli enti di ricerca, in concomitanza con l’avvio di
più organiche politiche nazionali per il sostegno alla collaborazione tra università e altri
soggetti sul territorio, nell’ottica di valorizzare la ricerca scientifica a fini di
accrescimento della competitività di specifici territori e dell’economia nazionale.
Il fenomeno di creazione di imprese spin off della ricerca pubblica appare tuttora
concentrato e consolidato principalmente al Centro-Nord, ma in espansione anche al Sud
e nelle Isole: il 43,5 per cento delle imprese identificate è localizzato nell’Italia
Settentrionale, il Centro ne ospita il 33,1 per cento, mentre alla parte meridionale ed
insulare del Paese appartiene il residuo 23,4 per cento. In particolare, per quanto riguarda
le imprese spin off attive al 31 dicembre 2019 è il Lazio la regione con il maggior numero
di spin-off (11,9 per cento), seguita dalla Toscana (11,7 per cento) e dalla Lombardia
(10,0 per cento) e dal Piemonte (8,8 per cento). Livelli di concentrazione minori, seppure
elevati, si registrano in Emilia-Romagna (7,9 per cento), Veneto e Campania (6,2 per
cento), Puglia (5,1 per cento), Liguria (4,9 per cento), Marche (4,5 per cento) e Sicilia
(4,0 per cento); quote percentuali più contenute si rilevano in Calabria (3,7 per cento) e
nelle restanti regioni.
GRAFICO 3
NUMERO DELLE SOCIETÀ SPIN OFF DAL 1980 AL 2019
Per ciò che riguarda le imprese spin off facenti capo alle università rispondenti
all’indagine CRUI-Netval sopra citata, il loro numero appare sostanzialmente stabile nel
quadriennio considerato (2016-2019), passando dalle 1081 nel 2016 alle 1103 nel 2019.
La distribuzione media delle società spin off tra le università rispondenti
all’indagine nel periodo considerato è sostanzialmente stabile, attestandosi su un valore
di circa il 19 per cento.
TAVOLA 5
NUMERO DI SPIN-OFF ATTIVE
2016 2017 2018 2019
Numero medio 19 20,5 20 18,7
Numero totale 1081 1149 1140 1103
Numero di rispondenti 57 56 57 59
Fonte elaborazione MUR su dati Netval- CRUI
Alla luce di quanto sopra, ancorché siano funzioni relativamente nuove rispetto a
quelle istituzionalmente svolte dalle università (consistenti nella ricerca e nella didattica,
e assistite dalle garanzie costituzionali di libertà e autonomia, di cui agli art. 9 e 33 della
Costituzione), il trasferimento tecnologico e le attività di terza missione rappresentano, in
chiave prospettica, una grande occasione sia per l’ammodernamento tecnologico che per
lo sviluppo economico del paese.
Sotto il profilo dell’organizzazione di tale nuova funzione, si è già osservato che
l’assetto degli uffici dedicati al trasferimento tecnologico è rimesso all’autonomia delle
Università, attraverso il potere regolamentare. Pertanto, mentre per gli organi della
governance universitaria è dettata dalla legge di riforma una disciplina di carattere
generale e uniforme, l’assetto organizzativo della funzione del trasferimento tecnologico
sfugge ad una regolamentazione che ne definisca le caratteristiche e i principi generali.
Per un verso, la legge n. 240/2010 ha tracciato dettagliatamente l’ambito di operatività
dell’autonomia universitaria, imprimendo, come si è visto, una decisa modifica degli
equilibri dei centri decisionali, precedentemente incentrati nell’organo rappresentativo
della comunità accademica; dall’altro, sul fronte delle attività di terza missione, si limita
al richiamo ai vincoli relativi alla costituzione di imprese spin off, sotto il profilo della
disciplina del personale e non di quella organizzativa.
Tuttavia, come si è osservato, le attività di valorizzazione della ricerca, definite
dall’ANVUR come un processo di trasformazione dei risultati scientifici in conoscenza
produttiva, che può trovare applicazioni economiche e commerciali sul mercato hanno
assunto una importanza crescente per le università.
Sempre più numerose e varie sono le forme di collaborazione degli atenei con i
territori, come ad esempio attraverso la partecipazione a cluster tecnologici e parchi
scientifici e il trasferimento a terzi della conoscenza prodotta, attraverso lo sfruttamento
economico della proprietà intellettuale è oggetto di valutazione della qualità ed efficienza
del sistema universitario insieme con le attività cosiddette di terza missione, volte a
contribuire allo sviluppo economico e sociale del paese e dei singoli territori.
Nelle politiche di finanziamento della ricerca in sede europea e nazionale, il
carattere strumentale alla crescita economica e sociale della ricerca scientifica è sempre
più rilevante.
Come si è accennato, l’ANVUR include nella terza missione, ossia la ricerca
mission oriented, sia quella con finalità commerciali, sia quella volta a contribuire al
benessere economico e sociale, la cui valutazione si basa su indicatori diversi. Secondo
l’Agenzia “emerge un nuovo contratto sociale tra società e università che richiede alle
università di aprirsi e interagire con il sistema produttivo, ma anche con i cittadini”.
Alla luce delle considerazioni che precedono, tenuto conto della sempre maggiore
rilevanza delle attività di terza missione e della delicatezza delle funzioni svolte dagli
uffici di trasferimento tecnologico per ciò che riguarda, ad esempio, l’applicazione e
interpretazione delle norme sulla proprietà intellettuale sarebbe opportuna una riflessione
sulle possibili modalità di coordinamento dell’azione di tali uffici sul territorio e, più in
generale, sul tema della libertà della scienza e dell’autonomia delle università garantite
dalle richiamate norme della Costituzione.
In un contesto di sempre maggiore finalizzazione dei finanziamenti pubblici alla
ricerca alla realizzazione di obiettivi di rilevanza economico sociale definiti dai
programmi europei e nazionali, è più che mai indispensabile assicurare il rispetto
dell’autonomia e della libertà di scienza, garantendo alla comunità scientifica le
prerogative in merito alla definizione dei temi e organizzazione delle relative attività pur
nel quadro degli indirizzi programmatici generali.
CAPITOLO TERZO
56
L’art. 7, comma 3, del [Link]. n. 18 del 2012 aveva fissato il termine al 1° gennaio 2014, posticipato al 1° gennaio
2015 dall’art. 6, comma 2, del d.l. n. 150 del 2013 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 15/2014.
TAVOLA 6
LE ENTRATE DELLE UNIVERSITÀ STATALI – CODIFICA AL 2017
(in milioni)
RISCOSSIONI
DESCRIZIONE
2016 2017
Entrate proprie 3.377,09 3.181,01
Altre entrate 292,70 341,66
Entrate da trasferimenti 8.135,27 8.728,47
Alienazioni di beni patrimoniali e partite finanziarie 16,39 21,14
Entrate derivanti da accensione di prestiti 190,17 84,05
TOTALE (al netto partite di giro) 12.011,62 12.356,34
Entrate per partite di giro, contabilità speciali e gestioni speciali 4.331,53 5.286,34
TOTALE 16.343,16 17.642,68
Incassi da regolarizzare 0,01 22,63
TOTALE GENERALE INCASSI 16.343,17 17.665,31
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati Siope
57
Le precedenti edizioni del Manuale Tecnico Operativo sono state adottate con i decreti direttoriali n. 3112 del 2
dicembre 2015 e n.1841 del 26 luglio 2017.
TAVOLA 7
LE ENTRATE DELLE UNIVERSITÀ STATALI – CODIFICA DAL 2018
(in milioni)
RISCOSSIONI
DESCRIZIONE
2018 2019 2020
2. Trasferimenti correnti 9.003,57 9.806,09 9.276,03
2.01. Trasferimenti correnti 9.003,57 9.806,09 9.276,03
3. Entrate extratributarie 2.583,17 2.769,65 2.487,31
3.01. Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni 2.283,47 2.405,44 2.153,30
Proventi derivanti dall’attività di controllo e repressione delle irregolarità e degli
3.02. 7,62 8,40 11,81
illeciti
3.03. Interessi attivi 1,19 1,03 0,48
3.04. Altre entrate da redditi da capitale 0,21 0,27 0,13
3.05. Rimborsi e altre entrate correnti 290,68 354,52 321,60
4. Entrate in conto capitale 918,95 1.011,33 1.238,59
4.02. Contributi agli investimenti 868,40 979,00 1.184,96
4.03 Altri trasferimenti in conto capitale 34,52 21,21 42,78
4.04. Entrate da alienazione di beni materiali e immateriali 14,09 8,73 6,24
4.05. Altre entrate in conto capitale 1,93 2,40 4,61
5. Entrate da riduzione di attività finanziarie 47,91 6,05 4,62
5.01. Alienazione di attività finanziarie 47,67 5,55 1,89
5.03. Riscossione crediti di medio-lungo termine 0,03 0,05 0,03
5.04. Altre entrate per riduzione di attività finanziarie 0,21 0,45 2,70
6. Accensione Prestiti 39,13 29,97 85,82
6.03 Accensione mutui e altri finanziamenti a medio lungo termine 39,13 29,97 85,82
7. Anticipazioni da istituto tesoriere/cassiere 48,22 41,26 41,51
7.01. Anticipazioni da istituto tesoriere/cassiere 48,22 41,26 41,51
TOTALE (al netto partite di giro) 12.640,94 13.664,35 13.133,88
9. Entrate per conto terzi e partite di giro 4.547,52 4.667,03 4.646,56
9.01. Entrate per partite di giro 4.348,20 4.454,93 4.388,00
9.02. Entrate per conto terzi 199,32 212,10 258,56
TOTALE 17.188,45 18.331,38 17.780,44
Entrate da regolarizzare 0,09 0,86 408,95
TOTALE GENERALE INCASSI 17.188,55 18.332,24 18.189,38
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati Siope
L’analisi della composizione delle voci di entrata, pur dovendo tener conto, come
già rilevato, del differente sistema di codificazione Siope adoperato negli anni 2016 e
2017 rispetto ai successivi esercizi consente, in ogni caso, di effettuare un focus sulle voci
principali quali le entrate da trasferimenti, da alienazioni di beni e da accensioni di
prestiti.
Le entrate da trasferimenti correnti presentano, nel periodo considerato, un
andamento crescente passando da 8.135,27 milioni del 2016 a 9.806,09 milioni nel 2019
per flettere a 9.276,03 milioni nel 2020.
Le entrate da alienazioni di beni e partite finanziarie assommavano a 16,39 milioni
nel 2016 e 21,14 nel 2017, mentre con riferimento al triennio successivo, la vigente
codificazione distingue le entrate da alienazioni di beni materiali ed immateriali che
registrano un decremento da 14,09 milioni del 2018 a 6,24 milioni del 2020 dalle
alienazioni di attività finanziarie che, nell’esercizio 2018, assommano a 47,67 milioni per
diminuire notevolmente nei successivi esercizi (5,5 milioni nel 2019 e 1,89 nel 2020).
Particolarmente interessante si rileva l’andamento in costante crescita delle entrate
in conto capitale che, nell’esercizio 2018 assommano a 918 milioni, nel 2019 a circa 1
miliardo per giungere a 1,24 miliardi nel 2020 per effetto dell’aumento dei contributi agli
investimenti destinati al finanziamento di operazioni di investimento.
Le entrate derivanti dall’accensione di prestiti hanno subito una contrazione negli
anni successivi al 2016 ove si attestavano a 190,17 milioni riducendosi a 39,13 milioni
nel 2018 e 29,97 milioni nel 2019 per poi aumentare sino a 85,82 nel 2020.
L’art. 6 del citato [Link]. n. 49 del 2012 sancisce anche per le Università statali il
principio del divieto di indebitamento per spese diverse da quelle di investimento58 ed
introduce un apposito indicatore di indebitamento degli atenei calcolato rapportando
l’onere complessivo di ammortamento annuo, al netto dei relativi contributi statali per
investimento ed edilizia, alla somma algebrica dei contributi statali per il funzionamento
e delle tasse, soprattasse e contributi universitari nell’anno di riferimento, al netto delle
spese complessive di personale e delle spese per fitti passivi.
Il limite massimo dell’indicatore è fissato dal comma 6 della predetta norma al 15
per cento e soltanto due atenei superano tale soglia nel periodo 2016-2019 presentando
comunque nel 2019 una riduzione del superamento del limite59, segno del lieve
miglioramento della situazione debitoria.
Non devono, invece, includersi nel calcolo dell’indicatore di indebitamento le
operazioni di copertura finanziaria corrente che non comportano acquisizione di risorse
aggiuntive, ma consentono di superare, entro il limite massimo stabilito dalla normativa
vigente, una momentanea carenza di liquidità e di effettuare delle spese per le quali è già
prevista idonea copertura di bilancio; per tali operazioni, gli atenei sono tenuti a fornire
apposita comunicazione al Ministero.
58 La norma precisa che per spese di investimento devono intendersi esclusivamente quelle definite dall'articolo 3,
comma 18, della legge 24 dicembre 2003, n. 350.
59
Si tratta dell’università di Siena e dell’ateneo per stranieri di Siena che nel 2019 presentano rispettivamente una
percentuale del 20,47 per cento e del 19,46.
TAVOLA 8
PROVENTI OPERATIVI DEGLI ATENEI
(in milioni)
I. PROVENTI PROPRI II. CONTRIBUTI
TOTALE COMPLESSIVO
TOT I. PROVENTI PROPRI
2) Da Ricerche commissionate
finanziamenti competitivi
2) Da Regioni e Province
Amministrazioni centrali
organismi internazionali
6) Da altri (pubblici)
3) Da Ricerche con
7) Da altri (privati)
l) Da Miur e altre
l) Per la didattica
5) Da Università
ATENEI
per area autonome
locali
geografica
ANNO 2016
Nord est 454,64 61,86 103,75 620,24 1.479,84 187,85 3,39 45,39 6,17 26,41 59,02 1.808,08 2.428,33
Nord ovest 407,20 88,38 126,53 622,11 1.363,18 27,58 2,12 18,99 4,71 62,94 61,75 1.541,27 2.163,38
Centro 465,18 61,65 138,25 665,08 1.998,44 20,11 21,99 28,59 3,34 53,55 51,14 2.177,17 2.842,25
Sud e isole 482,37 44,91 144,10 671,38 2.312,27 110,69 6,59 30,21 6,02 61,25 29,31 2.556,33 3.227,71
TOT SISTEMA 1.809,40 256,80 512,63 2.578,82 7.153,73 346,25 34,10 123,17 20,24 204,15 201,22 8.082,85 10.661,67
ANNO 2017
Nord est 452,77 61,30 104,10 618,17 1.500,94 189,29 4,44 54,12 5,85 26,55 56,32 1.837,51 2.455,67
Nord ovest 515,65 106,02 158,56 780,23 1.692,74 33,86 1,39 12,04 5,95 63,58 57,60 1.867,17 2.647,39
Centro 451,05 61,20 118,22 630,47 2.015,89 21,21 20,64 37,24 4,71 43,65 47,52 2.190,84 2.821,31
Sud e isole 473,59 38,71 126,59 638,89 2.307,54 103,85 3,83 29,29 5,22 70,23 30,58 2.550,54 3.189,43
TOT SISTEMA 1.893,06 267,22 507,46 2.667,75 7.517,11 348,21 30,30 132,69 21,73 204,00 192,02 8.446,05 11.113,80
ANNO 2018
Nord est 439,82 64,93 147,03 651,78 1.532,90 166,79 5,11 44,45 6,34 24,78 54,17 1.834,54 2.486,32
Nord ovest 432,19 61,56 100,62 594,38 2.042,42 26,77 6,56 30,17 4,56 47,01 39,57 2.197,05 2.791,43
Centro 516,78 124,94 156,92 798,64 1.723,87 36,84 3,04 12,51 5,86 29,92 72,22 1.884,26 2.682,91
Sud e isole 438,12 39,77 117,95 595,85 2.350,60 93,94 4,38 30,72 3,72 60,80 26,57 2.570,73 3.166,58
TOT SISTEMA 1.826,92 291,20 522,53 2.640,65 7.649,79 324,34 19,09 117,86 20,48 162,51 192,53 8.486,59 11.127,24
ANNO 2019*
Nord est 458,45 56,97 148,74 664,15 1.581,10 176,68 7,22 39,89 7,07 27,76 56,93 1.896,64 2.560,79
Nord ovest 431,55 68,71 117,79 618,05 2.058,44 26,72 9,44 38,22 6,27 47,04 41,13 2.227,25 2.845,30
Centro 503,81 135,87 190,20 829,88 1.813,63 44,66 3,05 13,82 6,97 32,03 72,59 1.986,74 2.816,62
Sud e isole 426,22 45,76 141,86 613,84 2.441,40 99,79 4,19 36,70 4,89 63,70 28,89 2.679,55 3.293,39
TOT SISTEMA 1.820,03 307,31 598,59 2.725,92 7.894,57 347,85 23,89 128,62 25,19 170,52 199,53 8.790,17 11.516,10
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
TAVOLA 9 A
INCIDENZA CONTRIBUZIONE STUDENTESCA SULLE RISORSE DEGLI ATENEI
(in milioni)
AREA FINANZIAMENTO MIUR GETTITO % GETTITO / FINANZIAMENTO MIUR
GEOGRAFICA 2016 2017 2018 2019 2016 2017 2018 2019 2016 2017 2018 2019
Nord est 1.313,70 1.318,91 1.364,66 1.387,93 370,02 372,05 361,15 372,56 28,17 28,21 26,46 26,84
Nord ovest 1.470,31 1.482,75 1.530,23 1.577,53 452,36 462,28 464,03 447,41 30,77 31,18 30,32 28,36
Centro 1.704,45 1.702,26 1.739,27 1.748,20 390,78 373,64 352,51 313,13 22,93 21,95 20,27 17,91
Sud e isole 2.089,17 2.128,99 2.170,96 2.191,63 424,13 415,69 387,51 327,38 20,30 19,53 17,85 14,94
TOT ITALIA 6.577,63 6.632,90 6.805,11 6.905,30 1.637,29 1.623,67 1.565,19 1.460,47 24,89 24,48 23,00 21,15
Atenei che superano il 20% 44 45 37 30
% su tot atenei 73,30 75,00 61,70 50,00
N.B.: Il finanziamento statale comprende: FFO (da indicatori) + Progr. triennale
Il gettito comprende i contributi degli studenti dei corsi di laurea, laurea magistrale e vecchio ordinamento
I dati della contribuzione studentesca sono al netto di esoneri e rimborsi
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
TAVOLA 9 B
INCIDENZA CONTRIBUZIONE STUDENTESCA SULLE RISORSE DEGLI ATENEI ESCLUSO FUORI CORSO
(in milioni)
AREA FINANZIAMENTO MIUR GETTITO AL NETTO FUORI CORSO % GETTITO / FINANZIAMENTO MIUR
GEOGRAFICA 2016 2017 2018 2019 2016 2017 2018 2019 2016 2017 2018 2019
Nord est 1.313,70 1.318,91 1.364,66 1.387,93 260,46 270,32 261,10 280,25 19,83 20,50 19,13 20,19
Nord ovest 1.470,31 1.482,75 1.530,23 1.577,53 334,51 345,24 346,45 333,55 22,75 23,28 22,64 21,14
Centro 1.704,45 1.702,26 1.739,27 1.748,20 263,15 249,97 237,56 208,48 15,44 14,68 13,66 11,93
Sud e isole 2.089,17 2.128,99 2.170,96 2.191,63 272,22 256,81 220,49 191,44 13,03 12,06 10,16 8,74
TOT ITALIA 6.577,63 6.632,90 6.805,11 6.905,30 1.130,34 1.122,34 1.065,60 1.013,73 17,18 16,92 15,66 14,68
Atenei che superano il 20% 16 15 10 12
% su tot atenei 26,70 25,00 16,70 20,00
N.B.: Il finanziamento statale comprende: FFO (da indicatori) + Progr. triennale
Il gettito comprende i contributi degli studenti dei corsi di laurea, laurea magistrale e vecchio ordinamento
I dati della contribuzione studentesca sono al netto di esoneri e rimborsi
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
60 Al riguardo, si segnala che annualmente il Ministero dell’università e della ricerca emana il bando destinato al
finanziamento di Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN). Il nuovo programma, definito con decreto
direttoriale n. 1628 del 16 ottobre 2020, è finanziato per l’anno 2020 dalle risorse disponibili sul Fondo per gli
investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST) relative agli anni 2018, 2019 e 2020. La dotazione
complessiva disponibile per l’anno 2020 è pari ad euro 178.943.692,36. Per gli anni 2021 e 2022 le risorse annualmente
destinate al PRIN vengono incrementate rispettivamente di 250 milioni e di 300 milioni di euro, come disposto dal d.l.
n. 34 del 19 maggio 2020, art. 238, comma 4, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n.77, ove
confermate dalle leggi di bilancio.
61Ogni Università statale poteva concorrere al massimo a due obiettivi tra quelli indicati (lettera A, B e C), mentre le
Università non statali potevano concorrere solo agli obiettivi A e B; l’importo massimo di risorse attribuibili a ciascuna
Università non poteva superare il 2,5 per cento di quanto ad essa attribuito a valere sul Fondo di finanziamento ordinario
dell'anno 2015 ovvero, per le Università non statali legalmente riconosciute, il 2,5 per cento del contributo di cui alla
legge 29 luglio 1991, n. 243, dell'anno 2015.
seguenti criteri: chiarezza e coerenza del progetto rispetto agli obiettivi della
programmazione ministeriale; grado di fattibilità del progetto, adeguatezza economica,
cofinanziamento diretto aggiuntivo; capacità dell’intervento di apportare un reale
miglioramento rispetto alla situazione di partenza.
I risultati conseguiti dall’attuazione dei progetti sono stati, poi, oggetto di
monitoraggio annuale e valutazione al termine del triennio.
L’ammissione al finanziamento dei programmi degli atenei determina
l’assegnazione provvisoria dell’intero importo attribuito per il triennio e la conferma
dell’assegnazione definitiva al raggiungimento dei target prefissati al termine del
triennio, ovvero il recupero, a valere sul fondo di finanziamento ordinario o sul contributo
di cui alla legge n. 243/1991, delle somme attribuite in misura proporzionale allo
scostamento dai target.
Il seguente prospetto riporta l’assegnazione definitiva delle risorse al termine del
triennio 2016-2018 per effetto della valutazione conclusiva operata sulla base del
raggiungimento dei target prefissati dagli atenei.
TAVOLA 10
FFO RISORSE PER PROGETTI PRESENTATI DALLE UNIVERSITÀ
TRIENNIO 2016-2018
(in euro)
UNIVERSITÀ STATALI UNIVERSITÀ NON STATALI
Assegnazione iniziale (provvisoria) 144.576.570 1.482.375
Assegnazione definitiva 138.125.543 1.274.022
Recupero (a valere su fondi statali 2019) 6.451.027 208.353
Fonte: dati MUR
Con il successivo decreto ministeriale n. 989 del 25 ottobre 2019 sono state
delineate le nuove linee generali d’indirizzo della programmazione del sistema
universitario per il triennio 2019-2021, secondo la valorizzazione dell’autonomia
responsabile degli atenei rispetto al perseguimento dei seguenti cinque obiettivi: A.
didattica; B. ricerca, trasferimento tecnologico e di conoscenza; C. servizi agli studenti;
D. internazionalizzazione; E. politiche di reclutamento (solo per le Università statali).
Parimenti alle precedenti disposizioni ministeriali, anche tali programmi sono stati
valutati da un apposito comitato di valutazione chiamato a proporre l’ammissione o meno
al finanziamento delle azioni proposte da ciascuna Università.62
Conseguentemente le Università statali e le Università non statali (ivi comprese le
Università telematiche) già ammesse al contributo di cui alla legge n. 243/1991 entro
l’anno 2018, hanno potuto concorrere per l’assegnazione delle risorse, adottando ed
62 Il decreto del Capo Dipartimento del 9 dicembre 2019 ha poi specificato, secondo quanto previsto dall’articolo 2,
comma 3 del d.m. n. 989 del 2019, i seguenti criteri di valutazione dei programmi presentati dagli atenei: coerenza del
programma rispetto agli obiettivi della programmazione MIUR; chiarezza e fattibilità del programma rispetto alla
situazione di partenza e alla dimensione economica, anche tenendo conto di eventuali cofinanziamenti diretti; capacità
dell’intervento di apportare un reale miglioramento e di caratterizzare l’Ateneo in una chiara strategia di sviluppo.
TAVOLA 11
FFO - RISORSE PER PROGETTI PRESENTATI
ASSEGNAZIONE PROVVISORIA BIENNIO 2019-2020
(in euro)
TOT
ATENEI 2019 2020
2019 - 2020
Università statali 65.000.000 65.000.000 130.000.000
Università non statali 982.000 1.000.000 1.982.000
Fonte: dati MUR
TAVOLA 12
TRASFERIMENTI STATALI - CAPITOLI MUR - TRASFERIMENTI CORRENTI - DATI DI COMPETENZA
(in milioni)
STANZIAMENTO DEFINITIVO IMPEGNI
PROGRAMMI/CAPITOLI/pg
2016 2017 2018 2019 2020 2016 2017 2018 2019 2020
PROGRAMMA 1 - DIRITTO ALLO STUDIO E SVILUPPO DELLA FORMAZIONE SUPERIORE
Borse di studio post-laurea
1640 specializzandi medici (periodo 5,87 5,57 5,78 5,87 5,87 1,37 2,43 3,54 2,03 3,14
1983 - 1991)
Interventi di promozione e
1641 attuazione iniziative di 1,96 4,94 7,96 8,96 1,96 4,93 6,66 8,95
cooperazione scientifica e culturale
TAVOLA 13
TRASFERIMENTI STATALI - CAPITOLI MUR - CONTRIBUTI AGLI INVESTIMENTI-DATI DI COMPETENZA
(in milioni)
STANZIAMENTO DEFINITIVO IMPEGNI
PROGRAMMI/CAPITOLI/pg
2016 2017 2018 2019 2020 2016 2017 2018 2019 2020
PROGRAMMA 1 - DIRITTO ALLO STUDIO E SVILUPPO DELLA FORMAZIONE SUPERIORE
Contributo Azienda diritto allo studio di Teramo -
7250 realizzazione residenza studentesca
3,00
Concorso dello Stato per alloggi e residenze studenti
universitari (Art 1, comma 1, legge n. 338 del 2000)
18,05 18,05 18,05 36,66 37,53 18,05 18,05 18,05 36,66 37,53
di cui: Concorso dello Stato interventi alloggi universitari 18,05 18,05 18,05 18,05 18,05 18,05 18,05 18,05 18,05 18,05
7273
di cui: cofinanziamento residenze universitarie - riparto fondo
investimenti 2018 - comma 1072.
8,61 9,48 8,61 9,48
di cui: cofinanziamento residenze universitarie - riparto fondo
investimenti 2019 - comma 95.
10,00 10,00 10,00 10,00
Limiti d’impegno per alloggi e residenze universitarie 21,62 11,29 2,58 4,21 1,58 21,62 11,29 2,58 4,21 1,58
di cui: Primo limite d’impegno 10,33 10,33
7274 di cui: Secondo limite d’impegno 11,29 11,29 11,29 11,29
di cui: reiscrizione residui passivi perenti - servizi
assistenziali ricreativi
2,58 4,21 1,58 2,58 4,21 1,58
PROGRAMMA 2 - STITUZIONI DELL’ALTA FORMAZIONE ARTISTICA, MUSICALE E COREUTICA
7225 Contributi per interventi di edilizia in favore delle AFAM 4,00 4,00 4,00 8,00 4,00 4,00
PROGRAMMA 3 SISTEMA UNIVERSITARIO E FORMAZIONE POST-UNIVERSITARIA
Trasferimento dipartimenti scientifici università degli studi
7240 di Milano - Attività di progettazione
5,00 5,00
Contributi per interventi di edilizia universitaria 17,15 11,40 11,06 11,06 11,01 17,15 11,38 5,09 5,09 5,04
di cui: mutui università di Roma 1, 2 e 3 - legge 388/2000 5,97 5,97 5,97 5,97 5,97 5,97 5,97
di cui: mutui università Federico II di Napoli, Torino e
Bologna
5,77 5,77
di cui: oneri di ammortamento sui mutui delle università per
interventi di edilizia universitaria
0,32 0,33 0,32 0,32
7264
di cui: primo limite di impegno Università di Padova - Orto
botanico
0,05 0,05 0,05 0,05 0,05 0,05 0,05 0,05
di cui: secondo limite di impegno Università di Padova - Orto
botanico
0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04
di cui: insediamento sede universitaria di ingegneria di
Genova
5,00 5,00 5,00 5,00 5,00 5,00 5,00 5,00 5,00 5,00
Fondo edilizia universitaria e grandi attrezzature 6,00 20,00 80,00 6,00 60,00
7266 di cui: Fondo edilizia universitaria e grandi attrezzature 6,00 60,00 6,00 60,00
di cui: Riparto fondo investimenti 2019 - comma 95 20,00 20,00
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati RGS - aprile 2021
La tavola che segue espone i trasferimenti statali per mutui suddivisi per quota
interessi e quota capitale ed erogati direttamente alle Università o alla Cassa Depositi e
Prestiti.
TAVOLA 14
TRASFERIMENTI PER MUTUI DELLE UNIVERSITÀ
QUOTA INTERESSI E QUOTA CAPITALE-DATI DI COMPETENZA
(in milioni)
STANZIAMENTO DEFINITIVO/IMPEGNI
PROGRAMMI/CAPITOLI/pg 2016 2017 2018 2019 2020
INT CAP INT CAP INT CAP INT CAP INT CAP
TAVOLA 15
CONTRIBUTI ALLE UNIVERSITÀ PRIVATE
TRASFERIMENTI CORRENTI AD IMPRESE-DATI DI COMPETENZA
(in milioni)
STANZIAMENTO DEFINITIVO IMPEGNI
PROGRAMMI/CAPITOLI/pg
2016 2017 2018 2019 2020 2016 2017 2018 2019 2020
PROGRAMMA 3 SISTEMA UNIVERSITARIO E FORMAZIONE POST-UNIVERSITARIA
Contributi alle università e agli
istituti superiori non statali 67,41 69,31 68,20 68,31 75,31 64,83 66,44 65,18 65,09 71,78
legalmente riconosciuti
di cui: contributi alle università
67,41 69,31 68,20 68,31 68,31 64,83 66,44 65,18 65,09 65,03
1692 non statali
di cui: somme per misure
straordinarie di sicurezza anti
Covid, e iniziative a sostegno
7,00 6,75
ricerca o didattica a distanza
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati RGS - aprile 2021
64 Le risorse sono allocate sul cap. 1694 dello stato di previsione del Ministero dell’università e della ricerca.
65 L’art. 12-bis del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito dalla legge 3 agosto 2017 n. 123 ha previsto che
rientrano tra i fondi statali di incentivazione le quote destinate agli atenei diverse da quelle di seguito elencate: la quota
base, la quota premiale e l'intervento perequativo del fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO), il
fondo per la programmazione dello sviluppo del sistema universitario, il fondo per l'edilizia universitaria e per le grandi
attrezzature scientifiche e il fondo per le borse di studio universitarie post lauream.
66 L’art. 60, comma 1, del d.l. n. 69 del 21 giugno 2013, convertito dalla legge n. 98 del 9 agosto 2013 è intervenuto
sulle modalità di attribuzione della quota premiale del FFO prevedendo che la quota del Fondo destinata alla
promozione e al sostegno dell'incremento qualitativo delle attività delle università statali e al miglioramento
dell'efficacia e dell'efficienza nell'utilizzo delle risorse, di cui all'articolo 2 del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180,
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, e successive modificazioni, è determinata in misura
non inferiore al 16 per cento per l'anno 2014, al 18 per cento per l'anno 2015 e al 20 per cento per l'anno 2016, con
successivi incrementi annuali non inferiori al 2 per cento e fino ad un massimo del 30 per cento. Di tale quota, almeno
tre quinti sono ripartiti tra le università sulla base dei risultati conseguiti nella Valutazione della qualità della ricerca
(VQR) e un quinto sulla base della valutazione delle politiche di reclutamento, effettuate a cadenza quinquennale
dall'Agenzia nazionale per la valutazione dell'università e della ricerca (ANVUR).
67 Cfr. art. 11 legge 30 dicembre 2010, n. 240.
68 La norma prevede, in via transitoria che, per l'anno 2017, la quota del FFO ripartita in base al criterio del costo
standard per studente è fissata con il decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca relativo ai criteri
di riparto del fondo di finanziamento ordinario entro l'intervallo compreso tra il 19 per cento e il 22 per cento del
relativo stanziamento, al netto degli interventi con vincolo di destinazione. Al fine di assicurare il tempestivo riparto
dei finanziamenti sono utilizzati gli stessi importi del costo standard e i dati sugli studenti utilizzati per il riparto del
FFO dell'anno 2016.
La determinazione del modello di calcolo del costo standard per studente è definita
con apposito decreto ministeriale con validità triennale. Per il triennio 2018-2020 è
intervenuto il decreto 8 agosto 2018, n. 585 che ha previsto e che la percentuale del fondo
di finanziamento ordinario, al netto degli interventi con vincolo di destinazione, da
ripartire sulla base del costo standard è del 22 per cento per il 2018, del 24 per cento per
il 2019 e del 26 per cento per il 2020.
La disciplina in materia di costo standard per studenti, introdotta dal su richiamato
decreto-legge n. 91/2017, è intervenuta, inoltre, in seguito alla sentenza della Corte
costituzionale n. 104 del 2017 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 10
del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49 per eccesso di delega nella parte in cui
prevedeva che il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca individuasse
percentuali del FFO da ripartire in relazione al costo standard, precisando che “data
l’esistenza di una riserva di legge in materia di ordinamento universitario (artt. 33 e 34
Cost.), doveva ritenersi necessaria a fortiori una maggiore precisione del decreto
legislativo per la determinazione degli indici di quantificazione e della valorizzazione del
costo standard”.
Con riferimento alla quota premiale, invece, il d.m. n. 989 del 25 ottobre 2019,
recante le linee generali di indirizzo della programmazione delle Università per il triennio
2019-2021, ha previsto che una quota non superiore al 20 per cento deve essere distribuita
tra le Università tenendo conto dei risultati conseguiti e secondo le seguenti modalità: a)
per il 50 per cento in base ai livelli di risultato di ogni Ateneo relativamente agli indicatori
previsti; b) per il restante 50 per cento in base ai miglioramenti di risultato rispetto
all’anno precedente secondo i medesimi indicatori, ponderati con un fattore dimensionale
pari al peso del proprio costo standard.
Al fine di semplificare il sistema di finanziamento delle Università, sono confluiti
nell’ambito del Fondo di finanziamento ordinario, per effetto del disposto dell’art. 60 del
decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (convertito dalla legge 9 agosto 2013, n. 98) sia il
Fondo per la programmazione dello sviluppo del sistema universitario, istituto dall’art. 1,
comma 5, lettera c), della legge 537 del 1993 che il Fondo per il sostegno dei giovani e
per favorire la mobilità degli studenti istituito dal decreto-legge 9 maggio 2003, n. 105
(convertito dalla legge 11 luglio 2003, n. 170)69. Entrambi i predetti fondi risultano pari
a circa lo 0,80 per cento delle risorse complessive del fondo di finanziamento ordinario.
Il prospetto che segue evidenzia, relativamente al Fondo per il sostegno dei giovani
e per favorire la mobilità degli studenti, il totale delle risorse assegnate alle Università
69 Il fondo è finalizzato al finanziamento di interventi a favore degli studenti tra cui: a) il sostegno alla mobilità
internazionale degli studenti mediante l'erogazione di borse di studio integrative; b) l’assegnazione agli studenti capaci
e meritevoli, iscritti ai corsi di laurea specialistica, delle scuole di specializzazione per le professioni forensi, delle
scuole di specializzazione per gli insegnanti della scuola secondaria e ai corsi di dottorato di ricerca, di assegni per
l'incentivazione delle attività di tutorato di cui all'articolo 13 della legge 19 novembre 1990, n. 341, nonché per le
attività didattico-integrative, propedeutiche e di recupero; c) la promozione di corsi di dottorato di ricerca, inseriti in
reti nazionali ed internazionali di collaborazione interuniversitaria, coerenti con le linee strategiche del Programma
nazionale per la ricerca; d) il finanziamento di assegni di ricerca; e) l’incentivazione per le iscrizioni a corsi di studio
inerenti ad aree disciplinari di particolare interesse nazionale e comunitario.
statali e non statali nel quadriennio 2016-2019 e la ripartizione tra le varie azioni distinte
in mobilità internazionale, tutorato ed incentivi alle iscrizioni.
TAVOLA 16
ASSEGNAZIONE FONDO GIOVANI
UNIVERSITÀ STATALI
(in euro)
2016 2017 2018 2019
(d.m. 976/2014) (d.m. 1047/2017) (d.m. 1047/2017) (d.m. 989/2019)
Mobilità internazionale 44.400.000 75% 47.360.000 80% 47.360.000 80% 42.000.000 70%
Tutorato 8.880.000 15% 5.920.000 10% 5.920.000 10% 9.000.000 15%
Incentivi alle iscrizioni 5.920.000 10% 5.920.000 10% 5.920.000 10% 9.000.000 15%
di cui Piano Lauree Scientifiche 2.960.000 5% 2.960.000 5% 2.960.000 5% 3.000.000 5%
Tot stanziamento 59.200.000 100% 59.200.000 100% 59.200.000 100% 60.000.000 100%
Fonte: MUR
TAVOLA 17
ASSEGNAZIONE FONDO GIOVANI
UNIVERSITÀ NON STATALI
(in euro)
2016 2017 2018 2019
(d.m. 976/2014) (d.m. 1047/2017) (d.m. 1047/2017) (d.m. 989/2019)
Totale stanziamento
2.500.000 2.500.000 2.500.000 2.500.000
Mobilità internazionale 2.500.000 100% 2.500.000 100% 2.500.000 100% 2.500.000 100%
Fonte: MUR
I decreti ministeriali di riparto del predetto Fondo per il sostegno dei giovani
prevedono regolari monitoraggi sull’utilizzo delle risorse, con eventuali recuperi delle
somme non impiegate e riassegnazione tra gli atenei per la realizzazione di borse di
mobilità internazionale.
La tavola che segue riporta l’andamento del Fondo di finanziamento ordinario nel
quinquennio 2016-2020 ed evidenzia un progressivo incremento delle risorse che passano
da euro [Link] del 2016 a [Link] del 202070.
Dall’analisi delle componenti che compongono il Fondo si rileva che gli interventi
di quota base si attestano, nel periodo di riferimento, all’incirca al 60 per cento del Fondo
passando dal 67,64 per cento del 2016 al 60,29 per cento del 2020, mentre gli interventi
per quota premiale presentano una lieve crescita dal 20,51 per cento del 2016 al 24,68 per
cento del 2020.
Gli interventi di natura perequativa risultano sempre superiori al 2 per cento del
Fondo, dal 2,79 per cento del 2016 al 2,35 per cento del 2019 e 2,22 per cento del 2020.
70
Il predetto trend è confermato dalla legge di bilancio 2021 (legge n. 178/2020) che prevede l’importo di 8.242,3
milioni.
TAVOLA 18
COMPOSIZIONE FFO 2016-2020
(in milioni)
DM DM DM
552/2016 % sul 610/2017 % sul 587/2018 % sul DM % sul DM % sul
COMPOSIZIONE FFO DM DM DM
totale totale totale 738/2019 totale 442/2020 totale
998/2016 1049/2017 768/2018
Obbligazioni assunte precedenti esercizi e interventi
41,11 0,59 45,91 0,65 38,70 0,53 34,31 0,46 24,48 0,31
specifici
Interventi quota base 4.725,92 67,64 4.592,75 65,73 4.427,75 63,37 4.300,97 61,55 4.212,85 60,29
Interventi quota base Atenei (costo standard - quota
4.626,12 66,21 4.495,25 64,04 4.330,35 58,98 4.204,57 56,55 4.115,85 52,26
base -altro)
Interventi quota base Istituzioni ad ordinam. speciale 99,80 1,43 97,50 1,39 97,40 1,33 96,40 1,30 97,00 1,23
Quota premiale FFO 1.433,00 20,51 1.576,15 22,45 1.693,49 23,06 1.784,58 24,00 1.944,00 24,68
Università 1.416,50 20,27 1.557,97 21,22 1.673,93 22,80 1.763,98 23,73 1.921,55 24,40
Istituzioni ad ordinamento speciale 16,50 0,24 18,19 0,25 19,55 0,27 20,60 0,28 22,45 0,29
Intervento perequativo FFO 195,00 2,79 145,00 2,07 145,00 1,97 175,00 2,35 175,00 2,22
Incentivi per chiamate dirette 8,50 0,11 8,25 0,10
Incentivi per assunzioni docenti esterni all’ateneo 10,00 0,14 14,00 0,20 14,00 0,19
8,50 0,11 8,25 0,10
(dal 2019 solo professori)
DM DM DM
552/2016 % sul 610/2017 % sul 587/2018 % sul DM % sul DM % sul
COMPOSIZIONE FFO DM DM DM
totale totale totale 738/2019 totale 442/2020 totale
998/2016 1049/2017 768/2018
Programma “Rita Levi Montalcini” 5,00 0,07 5,00 0,07 5,50 0,07 5,50 0,07 7,00 0,09
Consorzi interuniversitari (dal 2019 Cineca Servizi
33,25 0,48 36,25 0,52 35,75 0,49 21,75 0,29 21,75 0,28
al Miur trasf. a altro cap.)
Interventi specifici a favore dell’ANVUR 1,30 0,02 1,00 0,01 1,50 0,02
Interventi per studenti 201,14 2,88 266,63 3,80 336,63 4,58 347,50 4,67 528,00 6,70
Interventi per studenti diversamente abili 6,50 0,09 7,50 0,11 7,50 0,10 7,50 0,10 8,00 0,10
Proroga dottorato DL 34/2020 Art. 236 c. 5 (l. 77/20) 15,00 0,19
Compensazione minor gettito contribuzione
55,00 0,78 105,00 1,43 105,00 1,41 105,00 1,33
studentesca Legge 232/2016 art. 1, c. 265 - 266
Ulteriore minor gettito da contribuzione studentesca
165,00 2,10
Legge 77/2020 art. 236 comma 3 (DL 34/2020)
Borse post lauream (Interventi precedentemente
135,44 1,94 139,93 1,99 159,93 2,18 170,00 2,29 170,00 2,16
imputati ad altri capitoli del MIUR)
Fondo giovani (Interventi precedentemente imputati
59,20 0,85 64,20 0,91 64,20 0,87 65,00 0,87 65,00 0,83
ad altri capitoli del MIUR)
Interventi previsti da disposizioni legislative 290,75 4,16 322,61 4,60 625,37 8,52 737,16 9,92 935,79 11,88
Piano straordinario prof. II fascia 171,75 2,46 171,75 2,45 171,75 2,34 171,75 2,31 171,75 2,18
Reclutamento straordinario ricercatori DM 924/2015 5,00 0,07 5,00 0,07
Reclutamento straordinario ricercatori DM 168/2018 12,00 0,16 76,50 1,03 76,50 0,97
Reclutamento straordinario ricercatori DM 204/2019 30,00 0,40 88,63 1,13
Piano straordinario chiamata prof. I fascia
6,00 0,09 10,00 0,14 10,00 0,14 10,00 0,13 10,00 0,13
L.208/2015 art. 1 c. 206
Piano straordinario reclutamento ricercatori tipo B
47,00 0,67 50,50 0,72 50,50 0,69 50,50 0,68 50,50 0,64
DM 78/2016
Progressione di carriera ricercatori a tempo ind. DM
10,00 0,13
364/2019
Incentivo attività base di ricerca prof. II fascia e
28,40 0,40 2,00 0,03
ricercatori Legge 232/2016 art.1 c. 295 - 302
Contenzioso ex lettori Legge 167/2017 art. 11 c. 1 8,71 0,12 8,71 0,12 8,71 0,12 8,71 0,11
Dipartimenti di eccellenza Legge 232/2016 art. 1 c.
271,00 3,69 271,00 3,65 271,00 3,44
314 -337
Compensazione blocco scatti stipendiali Legge
50,00 0,68 40,00 0,54 80,00 1,02
205/2017 art. 1 c.629
Istituzione centro formazione manageriale per
sostenibilità e i cambiamenti climatici - Università di 1,00 0,01 1,00 0,01 1,00 0,01
Bologna Legge 205/2017
Scuola Superiore Meridionale Legge 145/2018 art. 1
8,21 0,11 21,21 0,27
c. 412
SISSA - Trieste Legge 160/2019 art. 1 c. 268 1,00 0,01
Corsi di studio di genere - Legge 160/19 Art. 1 c. 354 1,00 0,01
Intervento straordinario emergenza COVID-19 DM
75,00 0,95
294/2020
Fondo programmazione (Interventi precedentemente
56,50 0,81 43,76 0,62 43,91 0,60 65,00 0,87 65,00 0,83
imputati ad altri capitoli del MIUR)
Integrazione INPS assegniste 3,50 0,05 3,50 0,05 2,00 0,03 2,00 0,03 2,00 0,03
Integrazione INPS ricercatrici (dal 2018) 1,50 0,02 1,50 0,02 1,50 0,02
Funzionamento commissioni ASN 1,00 0,01 1,00 0,01 1,00 0,01 1,00 0,01 1,00 0,01
Ulteriori interventi 5,00 0,07 15,00 0,21 20,30 0,28 10,00 0,13 8,50 0,11
Recupero risorse edilizia universitaria 30,00 0,43
interventi straordinari per eventi sismici 15,00 0,21
Contributo prove ammissione scuole
specializzazione medica (dal 2017 transitato su altro 0,85 0,01
cap.)
TOTALE 6.987,32 100,00 7.019,30 100,00 7.342,49 100,00 7.434,77 100,00 7.875,37 100,00
Fonte: MUR – d.m. ripartizione FFO
TAVOLA 19
LE SPESE DELLE UNIVERSITÀ STATALI – CODIFICA AL 2017
(in milioni)
PAGAMENTI
DESCRIZIONE
2016 2017
Risorse umane 6.849,80 6.771,42
Risorse per il funzionamento 1.573,23 1.568,94
Interventi a favore degli studenti 1.328,28 1.353,53
Oneri finanziari e tributari 608,39 598,83
Altre spese correnti 140,04 169,47
Trasferimenti 427,00 417,19
Acquisizione di beni durevoli e partite finanziarie 638,77 604,64
Rimborso di prestiti 202,19 173,98
Totale (al netto partite di giro) 11.767,69 11.657,99
Partite di giro, contabilità speciali e gestioni speciali 4.265,54 5.232,38
Totale 16.033,23 16.890,37
Pagamenti da regolarizzare 1,45 0,05
Totale generale pagamenti 16.034,68 16.890,42
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati Siope
TAVOLA 20
LE SPESE DELLE UNIVERSITÀ STATALI – codifica dal 2018
(in milioni)
PAGAMENTI
DESCRIZIONE
2018 2019 2020
1. Spese correnti 11.041,13 11.456,20 11.028,28
1.01. Redditi da lavoro dipendente 6.601,14 6.803,30 6.723,52
1.02. Imposte e tasse a carico dell’ente 485,46 501,02 471,11
1.03. Acquisto di beni e servizi 1.990,58 2.040,65 1.841,31
1.04. Trasferimenti correnti 1.677,15 1.784,35 1.730,13
1.07. Interessi passivi 35,59 37,45 33,45
1.08. Altre spese per redditi da capitale 0,07
1.09. Rimborsi e poste correttive delle entrate 72,95 60,17 51,70
1.10. Altre spese correnti 178,27 229,27 176,99
2. Spese in conto capitale 764,57 809,79 847,88
2.02. Investimenti fissi lordi e acquisto di terreni 703,23 728,42 766,46
2.03. Contributi agli investimenti 50,02 67,61 71,58
2.04. Altri trasferimenti in conto capitale 7,70 10,57 7,12
2.05. Altre spese in conto capitale 3,62 3,19 2,72
3. Spese per incremento attività finanziarie 9,52 4,97 9,83
3.01. Acquisizioni di attività finanziarie 7,05 2,32 6,39
3.03. Concessione crediti di medio-lungo termine 0,03 0,02 0,00
3.04. Altre spese per incremento di attività finanziarie 2,44 2,63 3,44
4. Rimborso Prestiti 105,86 97,61 86,98
4.02. Rimborso prestiti a breve termine 0,00 0,04 0,01
4.03 Rimborso mutui e altri finanziamenti a medio lungo termine 105,86 97,57 86,97
5. Chiusura Anticipazioni ricevute da istituto tesoriere/cassiere 50,08 43,44 43,35
5.01. Chiusura Anticipazioni ricevute da istituto tesoriere/cassiere 50,08 43,44 43,35
TOTALE (al netto partite di giro) 11.971,16 12.412,01 12.016,32
7. Uscite per conto terzi e partite di giro 4.427,55 4.541,32 4.623,77
7.01. Uscite per partite di giro 4.247,40 4.339,94 4.367,43
7.02. Uscite per conto terzi 180,15 201,38 256,34
TOTALE 16.398,71 16.953,33 16.640,09
Pagamenti da regolarizzare 0,03 0,10 201,16
TOTALE GENERALE PAGAMENTI 16.398,74 16.953,43 16.841,25
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati Siope
Quanto alle spese per rimborso prestiti, il quinquennio in esame registra una
sensibile contrazione passando da 202 milioni del 2016 a 105,86 milioni del 2017, 97,61
milioni del 2019 e 86,98 milioni del 2020.
Al riguardo, deve segnalarsi un’operazione di finanziamento straordinario disposta
dal Ministero in favore dell’Università di Cassino in seguito alla rilevazione ministeriale
del 2018 di significativa e conclamata tensione finanziaria 71 dovuta al mancato
versamento negli anni dal 2011 al 2016 dei contributi previdenziali (debito Inps).
L’Università di Cassino ha, pertanto, predisposto un piano di rientro al fine di
risanare la gestione economica e finanziaria con specifici interventi ed in particolare per
provvedere all’erogazione delle retribuzioni del personale dell’ultimo trimestre 2017.
La restituzione del finanziamento straordinario al Ministero è prevista in un arco
pluriennale per effetto della riduzione delle risorse del fondo di finanziamento ordinario
di spettanza dell’ateneo72.
Il d.m. n. 353 del 4 maggio 2018, nel dare attuazione al disposto dell’articolo 1,
comma 672 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio 2018) avente limite
temporale sino al 31 dicembre 2018 individuava i seguenti parametri indicativi di
situazioni di significativa e conclamata tensione finanziaria: 1) ricorso ad anticipazioni di
cassa nel corso dell’esercizio precedente; 2) situazione deficitaria relativa al mancato
regolare pagamento contributivo, previdenziale ed assistenziale del personale nel corso
dell’esercizio precedente; 3) indicatore di sostenibilità economico finanziaria, dato dal
rapporto tra l’82 per cento delle entrate di cui all’articolo 5, comma 1, del d. lgs. n. 49 del
2012, al netto delle spese per fitti passivi di cui all’articolo 6, comma 4, lettera c) del
medesimo decreto e la somma delle spese di personale e degli oneri di ammortamento
annuo a carico del bilancio di ateneo complessivamente sostenuti al 31 dicembre
71 L’attestazione di significativa e conclamata tensione finanziaria è deliberata dal Consiglio di amministrazione previa
verifica del Collegio dei revisori dei conti e comunicata al Ministero dell’università e della ricerca ed al Ministero
dell’economia e delle finanze, in caso di presenza di almeno due parametri tra quelli indicati.
72 In data 23 novembre 2017, è stato stipulato primo accordo di programma tra il Ministero e l’Università al fine di
mettere a disposizione un finanziamento straordinario e temporaneo finalizzato al pagamento degli stipendi del
personale in servizio presso l’Ateneo per l’ultimo trimestre del 2017, da recuperare con la riduzione della quota base
dell’FFO dell’Università nel corso di 5 anni (2019 – 2023) per un importo annuo pari ad 1,920 milioni euro annui. In
data 22.10.2018 e 28.11.2018 sono stati sottoscritti altri due accordi rendendo disponibili all’Università di Cassino e
del Lazio Meridionale complessivamente euro 22.600.000,00 e sono state definite le modalità di recupero mediante
riduzione dell’FFO nel periodo 2019-2026, in quote annuali costanti, di 5 e 7 anni in relazione al singolo accordo
stipulato. In data 6 dicembre 2019, è stato sottoscritto un nuovo accordo di programma e definite le diverse modalità
di recupero (mediante riduzione dell’FFO) della quota relativa all’anno 2019, pari ad euro 1.920.000,00 (prevista
nell’accordo di programma stipulato in data 23.11.2017), rinviando – a seguito della presentazione da parte
dell’Università di una dettagliata relazione che illustri le mutate esigenze, corredata da un piano di risanamento
aggiornato – ad un successivo accordo di programma la rimodulazione del recupero di tutti gli importi previsti dagli
accordi già stipulati per l’anno 2020 e successivi. In data 31 luglio 2020 è stato sottoscritto il nuovo accordo di
programma nel quale il recupero di euro 21.640.000, per gli anni dal 2020 al 2026 di cui agli accordi di programma
precedenti è stato rimodulato mediante riduzione dell'FFO per un importo di euro 1.100.000 per ciascuno degli anni
2020 e 2021, euro 1.400.000 per l’anno 2022, euro 2.100.000 per l’anno 2023, euro 2.440.000 per l’anno 2024 e euro
2.700.000 per ciascuno degli anni dal 2025 al 2029. L'Università si è impegnata a continuare ad inviare trimestralmente
al Ministero una relazione, approvata dal Consiglio di Amministrazione previa verifica e validazione del Collegio dei
revisori dei conti, contenente la situazione di cassa aggiornata, le proiezioni del successivo trimestre, il monitoraggio
relativo all’attuazione del piano di rientro, la regolarità dei versamenti relativi ai contributi previdenziali e assistenziali
del personale.
L’art. 4 del citato decreto ministeriale n. 248 del 2016 prevede che la capogruppo
deve informare gli enti ricompresi nell’area di consolidamento indicando tempi e
modalità di trasmissione dei bilanci di esercizio e della documentazione contabile,
impartire le direttive per la predisposizione del bilancio consolidato, indicare i criteri di
valutazione delle poste di bilancio e le modalità di consolidamento in linea con i principi
contabili emanati dall’Organismo nazionale di contabilità (OIC).
Pertanto, appare evidente che alla luce della disciplina vigente, la capogruppo
Università è responsabile dell’attendibilità del bilancio consolidato ed a tal fine la
valutazione delle poste del bilancio consolidato deve essere ispirata ai principi della
prudenza e della competenza economica.
Particolarmente rilevante si rileva, al riguardo, la previsione della redazione di
un’apposita nota integrativa allegata al bilancio consolidato che, dopo aver definito l’area
di consolidamento, deve illustrare il metodo di consolidamento adottato.
I valori del conto economico consolidato devono, poi, essere indicati, al netto delle
elisioni, che hanno interessato i proventi operativi derivanti da operazioni effettuate tra
membri appartenenti al gruppo.
Come rilevabile dal grafico e dalla tabella successiva trasmessa dal Ministero, la
disciplina in materia di redazione del bilancio consolidato da parte delle Università statali
è tuttora in corso di attuazione, tant’è che, per l’esercizio 2019, soltanto il 50 per cento
degli atenei ha provveduto all’adempimento, se pure deve considerarsi che ciò appare
riconducibile ai ritardi nella trasmissione della documentazione contabile da parte degli
organismi inclusi nell’area di consolidamento.
Si ritiene, pertanto, auspicabile, un progressivo incremento nella redazione dei
bilanci consolidati da parte degli atenei, al fine di consentire la piena realizzazione del
novellato vigente sistema contabile.
TAVOLA 21
ADEMPIMENTO REDAZIONE BILANCIO CONSOLIDATO 2019
BILANCIO PREVISTO BILANCIO PREVISTO BILANCIO NON
MACROREGIONE
E REDATTO MA NON ANCORA REDATTO PREVISTO
Nord est 6 2 4
Nord ovest 3 4 5
Centro 6 4 9
Sud e isole 5 9 10
TOT 20 19 28
Fonte: dati MUR
GRAFICO 4
CAPITOLO QUARTO
IL PERSONALE
4.1. Premessa
Il capitale umano e le politiche sottese all’andamento delle assunzioni e alla
dinamica retributiva rappresentano un elemento cruciale nell’analisi e nella valutazione
del sistema universitario, non solo per la rilevante quota delle risorse finanziarie assorbite,
ma soprattutto per l’effettiva realizzazione delle missioni affidate che presuppongono
un’organizzazione coerente con l’andamento degli studenti immatricolati ed in corso
nonché con l’evoluzione della domanda di formazione universitaria e dei conseguenti
sbocchi nel mercato del lavoro.
Anche su questo versante l’ambito di autonomia originariamente riconosciuto alle
Università si è progressivamente affievolito a seguito della previsione, in attuazione della
delega prevista dalla legge n. 240 del 2010, di una nuova disciplina per la
programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche di bilancio e di
reclutamento degli atenei e della introduzione delle nuove disposizioni, previste dalla
stessa legge, volte al superamento della precedente normativa in materia di assunzioni del
personale docente.
73
Con lo scopo di ottimizzare l’impiego delle risorse pubbliche disponibili e perseguire obiettivi di performance
organizzativa, efficienza, economicità e qualità dei servizi ai cittadini, il [Link]. 75/2017 all’art. 4 ha modificato gli
articoli 6 e 6 bis del [Link]. 165/2001 prevedendo che le Pubbliche Amministrazioni devono adottare un Piano Triennale
dei Fabbisogni di Personale (PTFP) in conformità sia con la pianificazione pluriennale delle attività e delle
performance, sia con le Linee di Indirizzo emanate dal Ministero per la Pubblica amministrazione (le ultime sono dell’8
maggio 2018).
74
Per il triennio 2018-2020 è il dPCM 28 dicembre 2018.
75 L’ultimo è il dPCM 7 luglio 2016 (art. 4, comma 5 [Link]. 49/2012).
all’inquadramento nel ruolo dei professori associati dei ricercatori titolari dei contratti
previsti all’art. 24 comma 3 lettera b) della legge, in caso di esito positivo della procedura
di valutazione (cd. tenure track); hanno l’obbligo di non utilizzare più di metà delle
risorse equivalenti a quelle necessarie per coprire i posti disponibili di professore di ruolo
per la chiamata di professori di prima e seconda fascia, di professori di seconda fascia e
ricercatori a tempo indeterminato, in servizio presso l’ateneo, che abbiano conseguito
l’abilitazione scientifica nazionale (art. 24, comma 6).
Secondo quanto previsto dal [Link]. n. 49 del 2012 (art. 4, comma 5), il dPCM del 7
luglio 2016 ha stabilito gli indirizzi per la programmazione triennale 76 del personale cui
gli atenei si devono attenere:
- realizzare una composizione dell’organico dei professori in modo che la percentuale
dei professori di I fascia sia contenuta entro il 50 per cento dei professori di I e II
fascia;
- il numero dei ricercatori di cui all’art. 24, comma 3, lettera b) della legge 240/2010
non può essere inferiore alla metà di quello dei professori di I fascia reclutati nel
medesimo periodo, nei limiti delle risorse disponibili;
- in caso di mancato rispetto dei parametri previsti dall’art. 18, comma 4, della legge
240/2010 e dall’art. 4, comma 2, lettere c) e c-bis) del [Link]. 49/2012 con riferimento
al triennio di programmazione precedente, obbligo di rientrare nei predetti parametri
dalla prima annualità successiva al suddetto triennio vincolando le risorse necessarie.
Il [Link]. n. 49 del 2012 ha, inoltre, imposto il vincolo del limite massimo della spesa
per personale delle Università (80 per cento) e la definizione dell’indicatore per
l’applicazione del limite massimo (art. 5); nonché il modello di calcolo del limite
assunzionale, collegato all’indicatore di spese di personale e alle cessazioni del personale
(art. 7).
Per il rispetto del limite delle spese di personale sono stati emanati successivi
dPCM, da ultimo il dPCM del 28 dicembre 2018, per il triennio 2018-2020, con cui sono
state definite le modalità di calcolo del limite assunzionale con il fine di assicurare ad
ogni ateneo un contingente minimo non superiore al 50 per cento della spesa media annua
relativa al personale cessato dal servizio nell’anno precedente e, esclusivamente per le
università con migliori indicatori di bilancio, la possibilità di disporre di maggiori margini
assunzionali proporzionali alla situazione di bilancio. Ha stabilito, inoltre, che le
università che si trovano in una situazione di significativa e conclamata tensione
finanziaria, non possono procedere ad assunzioni di personale.
Nel corso degli anni, sulla capacità assunzionale delle Università ha inciso anche il
limite imposto dalla politica di contenimento della spesa corrente, a partire dal d.l. n. 112
del 2008 (art. 66), con una disciplina speciale rispetto a quella generale. La normativa in
76
Con d.m. 989 del 25 ottobre 2019 sono state definite le linee generali d'indirizzo della programmazione del sistema
universitario per il triennio 2019-2021e i relativi indicatori per la valutazione dei risultati.
materia di turn over del sistema universitario nel suo complesso, recata dal comma 13-
bis dell’art. 66 del d.l. 112/2008 (legge 133/2008), è stata ripetutamente modificata.
Sulla base delle modifiche intervenute con le leggi di stabilità dal 2014 al 2016 (art.
1, comma 460, legge 147/2013, art. 1, comma 346, legge 190/2014, art. 1, comma 251,
legge 208/2015), le Università hanno potuto procedere ad assunzioni di personale a tempo
indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente
corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento per il biennio 2012-2013, al 50 per cento
per il biennio 2014-2015, al 60 per cento per il 2016 e all’80 per cento per il 2017 di
quella relativa al corrispondente personale cessato dal servizio nell’anno precedente. A
decorrere dal 2018, il sistema delle Università statali può procedere ad assunzioni di
personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di una
spesa pari al 100 per cento di quella relativa al corrispondente personale cessato dal
servizio nell’anno precedente.
Le risorse così individuate, riferite al sistema universitario nel suo complesso,
vengono assegnate annualmente dal MUR ai singoli atenei in termini di “Punti organico”
(PO), per l’assunzione di personale77.
I punti organico rappresentano la dotazione disponibile in ciascun ateneo per
reclutare nuovo personale o procedere ad avanzamenti di carriera. I punti organico sono
calcolati in proporzione al personale cessato in ciascun anno; il rapporto fra i punti
organico che vengono attribuiti e quelli rivenienti dalle cessazioni rappresenta il tasso di
turn over per ciascun ateneo.
Il “punto organico” è l’unità di misura utilizzata dal Ministero per definire la dimensione
annuale delle assunzioni effettuabili da parte delle Università. Ogni dipendente, sulla base
della tipologia (personale docente e personale tecnico – amministrativo) e del livello di
inquadramento corrisponde a un equivalente in punti organico:
• Un Professore Ordinario corrisponde a 1 punto organico;
• Un Professore Associato corrisponde a 0,70 punti organico;
• Un Ricercatore varia da 0,40 (per quelli di tipo A) a 0,50 punti organico (per quelli di
tipo B e a tempo indeterminato);
• Un Tecnico-Amministrativo (PTA) varia sulla base delle seguenti corrispondenze, cat.
B = 0,20 punti organico; cat. C = 0,25 punti organico; cat. D = 0,30 punti organico; cat. EP =
0,40 punti organico; Dirigente = 0,65 punti organico.
Dalle rilevazioni ministeriali per il 2019, il costo medio nazionale di 1 Professore di I
fascia, cui corrisponde il coefficiente stipendiale di 1 Punto Organico, è pari a euro 116.031.
77 Per il 2019 il d.m. 740 dell’8 agosto 2019 e per il 2020 il d.m. 441 del 10 agosto 2020.
Come emerge dalla seguente tavola – ove si registrano i punti organico disponibili,
quelli utilizzati e quelli residui - a fronte di 7.202,63 punti organico attribuiti dal MUR
nel periodo 2016-2019 ne risultavano congelati 70,30 a seguito della soppressione delle
Province e della razionalizzazione delle Camere di commercio (liberati nel 2016 e nel
2017). Al netto dei piani di recupero per il superamento dei limiti previsti dalla legge di
riforma, risultavano disponibili per la programmazione 7.134,24 punti organico mentre
20,09 non riuscivano ad essere programmati per indisponibilità di risorse.
Al termine del 2019 i punti organico programmati raggiungevano quindi i 7.157,77
dei quali 3.501,65 utilizzati, pari a circa il 48,9 per cento del complesso.
Consistente appare pertanto il numero dei punti organico residui al termine del 2019
(3.656,12 punti organico, pari al 51 per cento di quelli programmati), dovuto, in parte,
alle difficoltà finanziarie in cui versano alcuni atenei (in particolare, nel periodo 2010-
2014)78 e, in parte (per le ultime due annualità), alla tempistica nell’assegnazione degli
stessi da parte del MUR (le assegnazioni sono state disposte negli ultimi mesi dell’anno).
Poche risultano invece le Università che hanno utilizzato un maggior numero punti
organico rispetto a quelli disponibili, rendendo necessari, al termine del 2019, piani di
rientro per 7,99 punti organico.
TAVOLA 22
PUNTI ORGANICO
Punti organico disponibili per
Recupero per piani di rientro
% utilizzo su programmato
% residuo su programmato
Punti organico residui al
Punti organico congelati
la programmazione
compresi i residui
mobilità province
Punti organico
programmati
31.12.2019
utilizzati*
Anni
2016 1.193,67 37,80 2,60 35,20 3,94 1.151,93 0,08 1.187,05 1.120,43 94,4% 66,62 5,61%
2017 1.526,17 32,50 14,18 18,32 1,58 1.492,09 1,62 1.508,79 1.246,80 82,6% 261,99 17,36%
2018 2.038,54 1,26 2.037,28 13,34 2.023,94 963,32 47,6% 1.060,62 52,40%
2019 2.444,25 1,21 2.443,04 5,05 2.437,99 171,10 7,0% 2.266,89 92,98%
TOTALE 7.202,63 70,30 16,78 53,52 7,99 7.124,34 20,09 7.157,77 3.501,65 48,9% 3.656,12 51,08%
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
78 Nel periodo 2010-2014 i punti organico attribuiti risultato utilizzati per il 90 per cento.
ammessi solo concorsi per trasferimento tra sedi universitarie ai sensi dell’articolo 3 della
legge n. 210/1998.
La legge n. 240 del 2010 ha previsto, per l’accesso alla prima e alla seconda fascia
dei professori universitari (rispettivamente, ordinari e associati), il preliminare
conseguimento di un’abilitazione scientifica nazionale quale presupposto necessario per
partecipare alle procedure di chiamata indette dalle singole Università.
Nei confronti dei ricercatori la medesima legge ha disposto - previo il superamento
di una selezione di ateneo – la stipula di un contratto a tempo determinato, articolato in
due tipologie successive, e l’eventuale passaggio al ruolo degli associati, preceduto dal
conseguimento dell’abilitazione.
79 I macrosettori e i settori concorsuali sono stati determinati inizialmente con d.m. 29 luglio 2011, n. 336,
successivamente rideterminati con d.m. 12 giugno 2012, n. 159, e, da ultimo, a seguito della ridefinizione del numero
minimo di professori che vi devono afferire, con d.m. 30 ottobre 2015, n. 855. L'allegato D del d.m. 30 ottobre 2015 è
poi stato rettificato con d.m. 22 giugno 2016.
80 Per l’espletamento delle procedure, è stata prevista, ogni due anni, la costituzione di una commissione nazionale per
ciascun settore concorsuale, composta da cinque membri, di cui quattro professori ordinari di Università italiane
(sorteggiati all’interno di una lista formulata dal MUR) ed un quinto sorteggiato all’interno di una lista, predisposta
dall’ANVUR, composta da almeno quattro studiosi o esperti di pari livello, in servizio presso Università di un Paese
aderente all’OCSE, diverso dall’Italia. La commissione conclude la valutazione di ciascuna domanda nel termine di tre
mesi decorrenti dalla scadenza del quadrimestre nel corso del quale è stata presentata la candidatura. La commissione
ha la possibilità di acquisire pareri scritti pro veritate sull'attività scientifica dei candidati da parte di esperti revisori
aventi le stesse caratteristiche dei professori ordinari facenti parte delle commissioni giudicatrici.
81 Il d.m. n. 76 del 2012 ha definito i criteri e parametri utilizzabili ai fini della valutazione dei candidati e
dell’accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari. Con il medesimo decreto è stato fissato, altresì, il
numero massimo di pubblicazioni, distinto per fascia e per area, che ciascun candidato può presentare nella procedura
di abilitazione, comunque non inferiore a 12.
del Ministro dell’università e della ricerca, sentiti il CUN e l’ANVUR. In caso di mancato
conseguimento dell’abilitazione il candidato non può presentare una nuova domanda per
lo stesso settore e per la stessa fascia o per la fascia superiore nei 12 mesi successivi alla
data di presentazione della domanda; in caso di conseguimento dell’abilitazione, il
candidato non può presentare una nuova domanda per lo stesso settore e per la stessa
fascia nei 48 mesi successivi alla data di conseguimento della stessa.
Le prime due tornate di abilitazione scientifica nazionale sono state bandite nel
2012 (d.d. n. 222 del 2012) e nel 2013 (d.d. n. 161 del 2013). La terza tornata è stata
indetta nel 2016 (d.d. n. 1532 del 2016) previa approvazione delle modifiche concernenti
lo svolgimento delle valutazioni (d.P.R. n. 95 del 2016) e i criteri e i parametri per la
valutazione dei candidati e per l’accertamento della qualificazione dei commissari (d.m.
n. 120 del 2016). L’ultima tornata è stata indetta con d.d. n. 2175 del 2018 per il triennio
2018-2020, i cui termini sono stati differiti a causa dell’emergenza epidemiologica da
Covid-19, con il d.l. 18/2020 (art. 101) e il d.l. 22/2020 (art. 7-bis).
Una analisi significativa condotta dall’ANVUR82 sugli gli esiti dell’Abilitazione
Scientifica Nazionale relativi ai primi quattro quadrimestri della tornata 2016-1883 ,
confrontandoli con quelli della tornata 2012-13, ne ha evidenziato l’andamento in
relazione al numero sia delle domande presentate che dei candidati (numero, ovviamente,
molto inferiore attesa la possibilità per ogni candidato di chiedere l’abilitazione in più
settori concorsuali nonché, all’interno dello stesso settore, sia per la prima che per la
seconda fascia).
Le domande presentate nella tornata 2016-2018 sono state 28.95484 (di cui 10.054
per professore di prima fascia e 18.900 per professore di seconda fascia) e hanno
consentito l’attribuzione di 16.379 abilitazioni, pari al 56 per cento del totale (60,2 per
cento per i professori di prima fascia e 54,6 per cento per i professori di seconda fascia).
La percentuale di successo delle donne nell’ASN è superiore a quella degli uomini per la
prima fascia (62 per cento contro 59,4), mentre i tassi di abilitazione per genere sono
molto simili nella seconda fascia (dove conseguono l’abilitazione il 54,4 per cento delle
donne e il 54,8 per cento degli uomini). L’analisi per genere sull’ASN condotta
dall’ANVUR ha evidenziato l’assenza di una selezione svantaggiosa per le donne,
mostrando come la qualità scientifica degli uomini abilitati sia generalmente pari o
superiore a quella delle donne85.
È stato, inoltre, rilevato nello studio come per i candidati strutturati nel sistema
universitario si registrino tassi di abilitazione in genere nettamente superiori rispetto a
82 ANVUR– Rapporto biennale sullo stato del sistema universitario e della ricerca – 2018.
83 Al momento della pubblicazione ANVUR, i dati dell’ultimo quadrimestre non erano ancora disponibili.
84 Nel 2012 avevano presentato domanda 26.943 candidati.
85 Il CUN ha pubblicato nel dicembre 2020 un’analisi comparativa dei dati statistici (forniti dal Ministero
dell’Università e della Ricerca per il 2008 e per il 2018) relativi alla presenza delle donne nel sistema universitario
italiano, in cui ha messo in evidenza che il processo di miglioramento degli squilibri di genere, seppur visibile, è ancora
lento. Nei ruoli precari ci sono più donne che uomini, mentre nel ruolo di ingresso (RTDb) si evidenzia una
predominanza del numero degli uomini. Nel 2018 gli uomini costituiscono il 76 per cento dei PO (81 per cento nel
2008), mentre tra i PA il 38 per cento sono donne (erano il 33 per cento nel 2008).
quelli non strutturati86, anche se non è stato possibile determinare se, e in quale misura, i
diversi tassi di abilitazione fra candidati strutturati e non strutturati siano dovuti a
differenze di qualità scientifica nelle due tipologie di candidati. Nel confronto delle
domande sulla base della nazionalità dei candidati, per entrambe le fasce, la quota di
candidati stranieri è complessivamente pari a circa il 4 per cento. I tassi di successo dei
candidati stranieri e di quelli italiani sono simili tra di loro.
Una volta conseguita l’abilitazione scientifica, il reclutamento dei professori
universitari è affidato, in primo luogo, alla chiamata da parte delle singole Università ai
sensi dell’art. 18 e dell’art. 24, commi 5 e 6 della legge n. 240 del 201087.
La seguente tavola registra l’andamento delle chiamate da parte delle Università nel
quadriennio 2016-2019, con un totale di chiamate nel quadriennio pari a 11.640
professori.
TAVOLA 23
CHIAMATE DEI PROFESSORI UNIVERSITARI
Professori e
Chiamati ai Studiosi in Professori già ricercatori a Chiamati da
ANNO sensi della L. possesso in servizio tempo reclutamento art. 29,
240/10 dell’abilitazione (trasferimenti) indeterminato comma 8 L. 240/10
con abilitazione
2016 2.132 183 21 1.866 62
2017 2.232 335 4 1.835 58
2018 3.137 637 0 2.440 60
2019 4.139 1.399 0 2.677 63
Totale 11.640 2.554 25 8.818 243
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
Nel 2019, nell’ambito delle chiamate ai sensi della legge 240/2010, per il centro,
l’università “La Sapienza” di Roma è quella che ha reclutato il maggior numero di
professori (456), seguita da quella di Bologna (283), per il nord-est, da quella di Torino
86 I candidati strutturati includono le varie tipologie di ricercatori (a tempo indeterminato o determinato), i professori
associati e le figure in esaurimento. L’altra categoria, residuale, include tutte le altre posizioni presenti nelle Università
(ad esempio, assegnisti di ricerca) e posizioni esterne (ricercatori in enti esteri, in enti di ricerca nazionali, in altre
organizzazioni, cultori della materia e candidati provenienti dal mondo delle professioni).
87 Al procedimento di chiamata possono, in particolare, essere ammessi: a) gli studiosi in possesso dell’abilitazione
scientifica (per il settore concorsuale, ovvero per uno dei settori concorsuali ricompresi nel macrosettore cui afferisce
il settore concorsuale oggetto del procedimento, e per le funzioni oggetto del procedimento ovvero per funzioni
superiori, purché non siano già titolari delle medesime); b) gli studiosi in possesso della idoneità conseguita ai sensi
della legge n. 210 del 1998 (equiparata all’abilitazione limitatamente al periodo di durata della stessa ai sensi dell’art.
29, comma 8, legge n. 240 del 2010); c) i professori di prima e di seconda fascia già in servizio nella fascia
corrispondente a quella per la quale viene bandita la selezione; d) gli studiosi stabilmente impegnati all’estero in attività
di ricerca o insegnamento a livello universitario in posizioni di livello pari a quelle oggetto del bando.
Ai sensi del citato art. 24, comma 6, fino al decimo anno successivo alla data di entrata in vigore della legge, possono,
inoltre, essere sottoposti a valutazione da parte dell’Ateneo, ai fini della chiamata nel ruolo di professore di prima e
seconda fascia, i professori di seconda fascia e i ricercatori a tempo indeterminato in servizio nell’Università che
abbiano conseguito l’abilitazione scientifica.
I procedimenti di chiamata sono effettuati sulla base della programmazione triennale dei reclutamenti e si concludono
previa valutazione delle pubblicazioni scientifiche (di cui le Università possono stabilire il numero massimo che,
comunque, anche in tal caso, non può essere inferiore a 12), del curriculum e dell’attività didattica degli studiosi.
(205), per il nord-ovest, e da quella di Palermo (166), per sud e isole. Anche per la
chiamata di studiosi, si confermano ai primi posti l’università “La Sapienza” (101) e
quella di Bologna (95).
Dall’analisi dei dati emerge che comincia a rilevarsi una crescita delle chiamate
degli studiosi, in possesso dell’abilitazione scientifica, ma non affiliati alle Università;
chiamate volte, nelle intenzioni del legislatore, a consentire una maggiore apertura delle
carriere universitarie a ricercatori che avessero maturato significativi risultati scientifici
in altre istituzioni.
Più numerose risultano le chiamate dei ricercatori a tempo indeterminato e dei
professori di seconda fascia in possesso dell’abilitazione (che assorbono il 76 per cento
delle chiamate 2016-2019) nel cui ambito, tuttavia, l’estensione ai docenti e ai ricercatori
in servizio nell’Ateneo della procedura agevolata dettata per i ricercatori di categoria b)
ha in parte attenuato il peso delle procedure selettive, poste a base della nuova disciplina
del reclutamento. Tali figure, infatti, hanno la possibilità, nell’ambito delle risorse
disponibili, al termine dei 3 anni, di passaggio a professore associato, previo
conseguimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale e previa valutazione del singolo
Dipartimento.
Riguardo il rispetto del vincolo posto dall’art. 18, comma 488 della citata legge n.
240/2010, rilevante appare il numero delle chiamate relative al personale in servizio nella
stessa Università che bandisce il posto (l’89 per cento degli assunti), che non sembra
garantire il rispetto del vincolo posto dalla legge. Ciò in quanto il sistema dei “punti
organico” tende a favorire le chiamate del personale già strutturato nell’ateneo in quanto
suscettibili di assorbire una quota minore dei punti organico e, quindi, di risorse.
Sempre nell’ambito delle chiamate effettuate ai sensi della legge n. 240 del 2010
tra i professori e i ricercatori a tempo indeterminato dotati di abilitazione, va, inoltre,
segnalata la rilevante quota delle chiamate dei professori di seconda fascia (che assorbono
più del 75 per cento delle chiamate nel triennio).
88 Ciascuna Università statale, nell'ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno
un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell'ultimo triennio non hanno prestato
servizio quale professore ordinario di ruolo, professore associato di ruolo, ricercatore a tempo indeterminato, ricercatore
a tempo determinato di cui all'articolo 24, comma 3, lettere a) e b), o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero
iscritti a corsi universitari nell'università stessa.
La prima (tipo A) consiste in contratti di durata triennale, prorogabili per due anni,
per una sola volta, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte,
effettuata sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con d.m. 242/2011.
La seconda (tipo B) consiste in contratti triennali riservati a candidati che hanno
usufruito dei contratti di tipo A, o che hanno conseguito l’abilitazione scientifica
nazionale (ASN), o che sono in possesso del titolo di specializzazione medica, ovvero
che, per almeno tre anni anche non consecutivi, hanno usufruito di assegni di ricerca o di
borse post-dottorato, oppure di contratti, assegni o borse analoghi in Università straniere.
Tali contratti possono essere stipulati anche con coloro che hanno usufruito per almeno 3
anni di contratti a tempo determinato stipulati in base all’art. 1, comma 14, della L.
230/200589.
Ai sensi dell’art. 24, comma 5, della legge n. 240 del 2010, il titolare di tale seconda
tipologia di contratto che abbia conseguito l’abilitazione scientifica nazionale è sottoposto
alla valutazione dell’Università - in conformità a standard qualitativi riconosciuti a livello
internazionale e individuati con un apposito regolamento di ateneo nell’ambito dei criteri
fissati con d.m. 344 del 2011 – e se positiva, viene inquadrato, alla scadenza del terzo
anno, nell’ambito delle risorse per la programmazione, nel ruolo dei professori associati.
A tal fine, a decorrere dall’undicesimo anno dell’entrata in vigore della legge
240/2010, l’Università può utilizzare le risorse corrispondenti fino alla metà dei posti
disponibili di professore di ruolo per le chiamate a professore associato dei ricercatori che
hanno svolto la seconda tipologia di contratto e siano stati valutati positivamente (art. 24,
comma 6, ultimo periodo, legge n. 240 del 2010).
Il sistema che ne deriva, pur in linea con le esperienze internazionali, complica il
percorso di carriera del personale docente. L’abolizione del ruolo dei ricercatori
universitari a tempo indeterminato con l’introduzione della figura del ricercatore a tempo
determinato, con contratto triennale di tipo a), prorogabile di due anni, ed in seguito con
contratto triennale di tipo b), allunga, inoltre, il periodo non di ruolo, in particolare nei
confronti degli studiosi già titolari di assegno di ricerca, contribuendo ad alzare l’età
media di accesso al ruolo dei professori universitari.
La ratio della riforma attuata dalla legge n. 240/2010 si basava sull’idea che la
sostituzione delle figure a tempo indeterminato con quelle a tempo determinato avrebbe
dovuto aumentare competitività e selezione basata sul merito, portando i ricercatori più
meritevoli a transitare in poco tempo nel ruolo degli associati (tenure track). Tuttavia, il
percorso per approdare a professore associato è costellato da una serie di posizioni a
tempo determinato90, partendo dall’assegno di ricerca (che deve essere preceduto da tre
anni di dottorato), per una durata massima pari a quattro anni, cui segue un concorso per
ricercatore a tempo determinato di tipo A (la cui durata massima è di cinque anni), per
poi giungere al posto di ricercatore di tipo B, della durata di un triennio e suscettibile di
89
Art. 29, comma 5 della legge n. 240/2010.
90 Con il rischio che ci potrebbero essere anche mancati rinnovi.
conversione in professore associato, nel caso in cui sia stata conseguita l’Abilitazione
Scientifica Nazionale.
Su tale problematica, da ultimo è intervenuto il d.l. n. 76 del 2020 (art. 19, comma
1, lett. f) che ha previsto la possibilità, qualora l’università abbia le necessarie risorse
nella propria programmazione e nei limiti delle risorse assunzionali disponibili per
l’inquadramento nella qualifica di professore associato, di anticipare già dal termine del
primo anno di contratto per ricercatore a tempo determinato di tipo B il passaggio nel
ruolo dei professori associati.
TAVOLA 24
RICERCATORI A TEMPO DETERMINATO DELLE UNIVERSITÀ STATALI
2016 2017 2018 2019
AREA
GEOGRAFICA L. TIPO TIPO L. TIPO TIPO L. TIPO TIPO L. TIPO TIPO
TOT TOT TOT TOT
230 A B 230 A B 230 A B 230 A B
Nord - ovest 12 586 416 1.014 1 715 611 1.327 - 840 937 1.777 - 857 1.070 1.927
Nord - est 3 564 450 1.017 1 629 540 1.170 - 705 818 1.523 - 730 996 1.726
Centro 14 671 479 1.164 3 766 580 1.349 1 831 842 1.674 1 911 916 1.828
Sud 2 578 319 899 - 736 400 1.136 - 712 594 1.306 - 938 778 1.716
Isole 40 237 157 434 12 205 189 406 1 250 318 569 - 370 334 704
Tot. statali 71 2.636 1.821 4.528 17 3.051 2.320 5.388 2 3.338 3.509 6.849 1 3.806 4.094 7.901
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
L’andamento delle assunzioni nel periodo 2016-2019 evidenzia una netta flessione
dei ricercatori a tempo determinato disciplinati dalla precedente legge 230 del 2005
(anche in relazione al passaggio nella nuova categoria dei ricercatori di tipo b) ed una
progressiva crescita dei ricercatori assunti in attuazione della legge n. 240 del 2010,
passati dalle 4.528 unità del 2016 alle 7.901 unità del 2019.
L’aumento è da ricondurre agli interventi normativi degli ultimi anni, in particolare:
- la legge di bilancio per il 201691, ha incrementato il FFO di 47 milioni di euro per l’anno
2016 e di 50,5 milioni a decorrere dall’anno 2017, per l’assunzione di ricercatori tipo
B;
- la LB per il 2018 ha previsto un ulteriore incremento del FFO per l’assunzione di
ricercatori tipo B92, nonché l’istituzione del Fondo per il finanziamento quinquennale
dei dipartimenti universitari di eccellenza (art. 1, commi 314-338), la cui maggior parte
delle risorse destinate al reclutamento di professori e ricercatori;
- la LB per il 2019 (art. 1, comma 401) ha disposto che, a valere sulle risorse del FFO,
incrementate dalla stessa legge (comma 400) e in deroga alle vigenti facoltà
assunzionali, le Università sono autorizzate a stipulare contratti di ricerca a tempo
determinato di tipo B93;
91 Art. 1, commi da 247 a 250 (d.m. 18 febbraio 2016, n. 78, che ha previsto 861 assunzioni).
92 Art. 1, comma 633 (d.m. 28 febbraio 2018, n. 168, che ha previsto 1.305 assunzioni).
93
A tal proposito è stato emanato il d.m. 8 marzo 2019, n. 204, che ha previsto l'attivazione di 1.511 contratti. In seguito
all’emergenza da Covid-19, il d.m. 27 marzo 2020, n. 2 ha prorogato dal 30 aprile 2020 al 30 ottobre 2020 il termine
per l'attivazione dei contratti.
- il d.l. n. 162/2019, convertito dalla legge n. 8 del 2020, (art. 6, commi 5-sexies e 5-
septies) ha previsto l’assunzione, nel 2021, di 1.607 ricercatori a tempo determinato di
tipo B nelle Università, le cui risorse sono state ripartite tra le Università con d.m. 14
maggio 2020, n. 83. È stata inoltre prevista l’autorizzazione per le università, in deroga
alle vigenti facoltà assunzionali, a bandire procedure per la chiamata, dal 2022, di
professori universitari di seconda fascia riservate ai ricercatori universitari a tempo
indeterminato (ruolo ad esaurimento, a seguito della legge n. 240/2010) in possesso di
abilitazione scientifica nazionale94.
Da ultimo, il d.l. 34/2020, convertito dalla legge n. 77 del 2020, (art. 238, comma
1) ha previsto l’assunzione, nel 2021, di ricercatori a tempo determinato di tipo B nelle
università, in deroga alle vigenti facoltà assunzionali. Le risorse previste dal d.l. n.
34/2020, per complessivi 3.331 nuovi ricercatori di tipo B sono state ripartite con d.m. 16
novembre 2020, n. 856.
La legge di bilancio per il 2021 (art. 1, comma 524) ha, nel contempo, incrementato
le risorse previste nel 2022 per la progressione di carriera dei ricercatori a tempo
indeterminato95 e ha modificato la disciplina delle procedure di chiamata per i professori
di seconda fascia96.
Si ricorda, infine, che è ancora attivo il programma per giovani ricercatori “Rita
Levi Montalcini97“, che rappresenta una delle principali iniziative del Ministero per
consentire ai giovani ricercatori che lavorano all’estero di poter venire in Italia ed essere
chiamati da una Università statale per svolgere la propria attività di ricerca.
Il grafico seguente evidenzia il trend positivo dei ricercatori a tempo determinato
delle Università statali dal 2016 in poi, in tutte le aree geografiche.
94 Le risorse per la progressione di carriera nel ruolo di professore di seconda fascia di complessivi 1.034 ricercatori a
tempo indeterminato sono state ripartite con d.m. 14 maggio 2020, n. 84.
95 Portandole dai 15 milioni previsti ai 30 milioni.
96 Quelle di cui all'art. 18 della L. 240/2010 possono essere bandite per una quota fino al 50 per cento dei posti (e non
più per almeno il 50 per cento dei posti) e, corrispondentemente, che le procedure di valutazione di cui all'art. 24,
comma 6, della stessa L. 240/2010 sono attivate per almeno il 50 per cento dei posti (e non più per non più del 50 per
cento dei posti).
97 In relazione al programma “Rita Levi Montalcini”, il decreto di ripartizione del fondo di finanziamento ordinario per
le Università statali destina annualmente l’importo di 5,5 milioni a favore di giovani studiosi ed esperti, italiani e
stranieri, in possesso di titolo di dottore di ricerca o equivalente da non più di 6 anni e impegnati stabilmente all’estero
in attività di ricerca o didattica da almeno un triennio, finalizzato alla realizzazione di programmi di ricerca
autonomamente proposti presso Università italiane.
Sulla base di criteri stabiliti con apposito decreto ministeriale (da ultimo il d.m. n. 928 del 23 dicembre 2020) vengono
annualmente selezionati - sulla base del valore scientifico e del programma di ricerca che intendono realizzare in Italia
- ventiquattro studiosi impegnati stabilmente all’estero, al fine di consentirne il reclutamento presso le Università statali
attraverso la stipula di contratti ai sensi dell’art. 24, comma 3, lettera b), legge 30 dicembre 2010, n. 240 per un triennio
, salva la possibilità, già ricordata, di inquadrarlo, alle condizioni previste dall’art. 24, comma 5, della legge n. 240 del
2010, nel ruolo dei professori associati.
GRAFICO 5
2.000
1.500
1.000
500
-
NORD - OVEST NORD - EST CENTRO SUD ISOLE
98 Art. 1, comma 9: “Nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università possono procedere alla copertura
di posti di professore ordinario e associato e di ricercatore mediante chiamata diretta di studiosi stabilmente impegnati
all'estero in attività di ricerca o insegnamento a livello universitario da almeno un triennio, che ricoprono una
posizione accademica equipollente in istituzioni universitarie o di ricerca estere, ovvero che abbiano già svolto per
chiamata diretta autorizzata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nell'ambito del programma di
rientro dei cervelli un periodo di almeno tre anni di ricerca e di docenza nelle università italiane e conseguito risultati
scientifici congrui rispetto al posto per il quale ne viene proposta la chiamata, ovvero di studiosi che siano risultati
vincitori nell'ambito di specifici programmi di ricerca di alta qualificazione, identificati con decreto del Ministro
dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentiti l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della
ricerca e il Consiglio universitario nazionale, finanziati dall'Unione europea o dal Ministero dell'istruzione,
dell'università e della ricerca. Nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università possono altresì
procedere alla copertura dei posti di professore ordinario mediante chiamata diretta di studiosi di chiara fama. A tali
fini le università formulano specifiche proposte al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca il quale
concede o rifiuta il nulla osta alla nomina, previo parere della commissione nominata per l'espletamento delle
procedure di abilitazione scientifica nazionale, di cui all'articolo 16, comma 3, lettera f), della legge 30 dicembre 2010,
n. 240, e successive modificazioni, per il settore per il quale è proposta la chiamata, da esprimere entro trenta giorni
dalla richiesta del medesimo parere. Non è richiesto il parere della commissione di cui al terzo periodo nel caso di
chiamate di studiosi che siano risultati vincitori di uno dei programmi di ricerca di alta qualificazione di cui al primo
periodo, effettuate entro tre anni dalla vincita del programma. Il rettore, con proprio decreto, dispone la nomina
determinando la relativa classe di stipendio sulla base della eventuale anzianità di servizio e di valutazioni di merito”.
L’immissione nei ruoli della docenza universitaria, oltre che con le procedure
selettive, può avvenire anche tramite:
- Chiamata diretta di professori ordinari, associati e ricercatori universitari;
- Chiamata diretta di studiosi di chiara fama;
- Chiamata diretta di studiosi vincitori nell’ambito di specifici programmi di ricerca di
alta qualificazione.
Da segnalare che per procedere al reclutamento per chiamata diretta di professori
universitari, selezionati tra studiosi di elevato e riconosciuto merito scientifico, secondo
procedure che dovevano essere definite con un dPCM, mai emanato, l’art. 1, comma 207,
della L. 208/2015 aveva istituito, in via sperimentale, nello stato di previsione del MIUR,
il “Fondo per le cattedre universitarie del merito Giulio Natta”99, che è stato abrogato
dall’art. 1, comma 788 della legge di bilancio per il 2019.
TAVOLA 25
CHIAMATE DIRETTE DI PROFESSORI E RICERCATORI
CHIAMATE DIRETTE
Anno
TOT PO PA RU TI RU TD
2016 75 19 40 0 16
2017 101 30 53 0 18
2018 128 39 63 0 26
2019 115 34 57 0 24
Totale 419 122 213 0 84
CHIARA FAMA
Anno
TOT PO PA RU TI RU TD
2016 1 1 0 0 0
2017 1 0 1 0 0
2018 2 2 0 0 0
2019 2 1 1 0 0
Totale 6 4 2 0 0
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
Come emerge dalla tavola, tale forma di reclutamento risulta meno utilizzata delle
altre ed ha consentito, nel quadriennio, 419 chiamate dirette (concentrate nell’ambito dei
professori di seconda fascia) ed appena 6 chiamate per chiara fama.
D’altra parte, lo stesso CUN ha esposto più volte100 le problematiche relative alla
procedura di chiamata diretta, in particolare legata alla grande differenziazione delle
norme che regolano i sistemi universitari e della ricerca negli altri Paesi che rende
99 Il Fondo aveva una dotazione iniziale di 38 milioni nel 2016 e di 75 milioni annui dal 2017. Successivamente, la L.
205/2017 (L. di bilancio 2018) aveva destinato 50 milioni per il 2018 e 40 milioni per il 2019 del Fondo Natta alla
corresponsione ai professori e ricercatori universitari di un importo parzialmente compensativo del blocco degli scatti
stabilito per il periodo 2011-2015 (art. 1, comma 629). Ulteriori 8 milioni per il 2019 erano stati destinati all'incremento
delle risorse del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie (art. 1, comma 637). Infine,
5 milioni annui dal 2018 erano stati destinati all'adeguamento dell'importo delle borse di studio concesse per la
frequenza dei corsi di dottorato di ricerca (art. 1, comma 640).
100 Cfr. “Il sistema universitario italiano nelle analisi del Consiglio universitario nazionale 2017-2019”.
GRAFICO 6
DOCENTI DELLE UNIVERSITA' STATALI
A.A. 2019-2020
TOTALE
ISOLE
SUD
CENTRO
NORD - EST
NORD - OVEST
- 5.000 10.000 15.000 20.000 25.000 30.000 35.000 40.000 45.000 50.000
TAVOLA 26
QUADRO NAZIONALE DEI DOCENTI DI RUOLO
A.a. 2016/2017 A.a. 2017/2018 A.a. 2018/2019 A.a. 2019/2020
Ricercatori
Ricercatori
Ricercatori
Ricercatori
Docenti in
Docenti in
Docenti in
Docenti in
AREA Associati
Associati
Associati
Associati
Ordinari
Ordinari
Ordinari
Ordinari
totale
totale
totale
totale
GEOGRAFICA
Nord - ovest 2.634 4.230 2.903 9.767 2.675 4.273 2.586 9.534 2.799 4.459 2.152 9.410 2.923 4.745 1.828 9.496
Nord - est 2.597 4.272 2.637 9.506 2.587 4.293 2.374 9.254 2.633 4.415 2.043 9.091 2.750 4.787 1.657 9.194
Centro 3.101 4.655 4.084 11.840 3.036 4.713 3.725 11.474 3.048 4.835 3.191 11.074 3.099 5.211 2.753 11.063
Sud 2.566 3.940 3.743 10.249 2.536 3.948 3.465 9.949 2.588 4.056 3.102 9.746 2.677 4.303 2.696 9.676
Isole 1.260 1.848 1.844 4.952 1.184 1.855 1.750 4.789 1.235 1.910 1.498 4.643 1.279 2.053 1.227 4.559
TOT ITALIA 12.158 18.945 15.211 46.314 12.018 19.082 13.900 45.000 12.303 19.675 11.986 43.964 12.728 21.099 10.161 43.988
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
GRAFICO 7
TAVOLA 27
ALTRE FIGURE PROFESSIONALI
Docenti Personale in
Assegnisti di Collaboratori Collaboratori
Anni (attività attività di TOTALE
ricerca di ricerca linguistici
formative) tutorato
2016 9.919 4.083 13.549 8.172 1.494 37.217
2017 11.501 6.048 13.606 8.961 1.477 41.593
2018 14.009 7.362 13.568 9.680 1.444 46.063
2019 8.717 4.244 13.930 10.821 1.427 39.139
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
TAVOLA 28
PERSONALE ATA DELLE UNIVERSITÀ PER AREA FUNZIONALE E TIPOLOGIA DI CONTRATTO AL 31/12/2019
UNIVERSITÀ STATALI
Contratto di lavoro a Contratto di lavoro a Altre tipologie
Area funzionale TOTALE
tempo indeterminato tempo determinato contrattuali
Dirigenza amministrativa 265 68 2 335
Amministrativa ed
23.496 974 148 24.618
Amministrativa-gestionale
Biblioteche 2.700 16 4 2.720
Servizi generali e tecnici 3.243 32 2 3.277
Medico-odontoiatrica e
2.667 11 10 2.688
Sociosanitaria
Tecnica, Tecnico-scientifica
14.879 467 79 15.425
ed Elaborazione dati
Area non individuata 5 20 163 188
TOTALE 47.255 1.588 408 49.251
Fonte: MUR
ciclo della performance entrate in vigore a partire dal Piano della performance 2016,
limitando peraltro, la valutazione delle prestazioni attraverso obiettivi e indicatori, al solo
personale tecnico amministrativo.
Ne è conseguito, nell’ambito della maggioranza degli atenei, anche uno sforzo volto
a ricondurre tutti gli istituti che trovavano finanziamento nei contratti collettivi integrativi
ai criteri di premialità e merito, escludendo gli automatismi e la distribuzione
indifferenziata delle risorse e applicando puntuali strumenti di controllo (art. 18, comma
2 del [Link]. n. 150 del 2009).
Le Linee guida dell’ANVUR sono state integrate per la gestione del ciclo della
performance 2018-2020, in ottemperanza a quanto previsto dal [Link]. n.150/2009, come
modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 74 (art.13, c.12), che attribuisce
all’ANVUR un ruolo di coordinamento del sistema nazionale di valutazione della
performance per Università statali e enti di ricerca vigilati dal MUR.
In tale direzione anche gli istituti retributivi erogati tradizionalmente a cadenza
mensile, fissa e ricorrente (come l’indennità mensilizzata di ateneo) sono stati utilmente
riconciliati con la più recente normativa volta ricondurre la quota prevalente del
trattamento accessorio nell’ambito del finanziamento del ciclo della performance.
Le tavole seguenti riportano i dati per il personale delle Università non statali,
suddiviso per qualifica, tratti dal portale dei dati dell’istruzione superiore del MUR-
Ufficio Statistica e Studi.
Dai dati, risulta che nel 2019, nel complesso, il personale delle Università non statali
è aumentato del 14,3 per cento, rispetto al 2016.
In particolare, i titolari degli assegni di ricerca sono aumentati del 53,3 per cento,
del 20,4 per cento i docenti a contratto, del 19,2 i professori di I/II fascia e dell’11,4 per
cento i collaboratori di ricerca. Risultano, invece, in diminuzione i ricercatori a tempo
indeterminato/determinato (-12,4 per cento) e i collaboratori linguistici (-4,7).
101
Scuola Normale Superiore di Pisa; Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (SISSA); Scuola
Superiore Sant’Anna di Pisa; IUSS (Istituto Universitario di Studi Superiori) di Pavia; IMT (Istituti, Mercati e
Tecnologie) di Lucca; Gran Sasso Science Institute (GSSI) de L’Aquila
TAVOLA 29
PERSONALE PER QUALIFICA DELLE UNIVERSITÀ NON STATALI
AREE GEOGRAFICHE 2016 2017 2018 2019
NORD-OVEST 10.955 11.049 11.554 11.968
Professore I/II fascia (ordinario/associato) 1.131 1.173 1.218 1.286
Ricercatore a tempo indeterminato/determinato 974 942 881 859
Personale docente a contratto 3.600 3.533 3.830 3.982
Titolare di assegno di ricerca 296 354 384 400
Collaboratori in attività di ricerca 2.857 2.899 3.044 3.151
Collaboratori linguistici 66 63 62 65
Personale tecnico-amministrativo 2.031 2.085 2.135 2.225
NORD-EST 867 916 1.021 1.023
Professore I/II fascia (ordinario/associato) 95 102 112 119
Ricercatore a tempo indeterminato/determinato 110 124 35 146
Personale docente a contratto 193 215 264 232
Titolare di assegno di ricerca 57 97 115 156
Collaboratori in attività di ricerca 112 74 77 40
Collaboratori linguistici 44 42 6 48
Personale tecnico-amministrativo 256 262 272 282
CENTRO 5.997 6.263 6.737 7.035
Professore I/II fascia (ordinario/associato) 397 415 453 511
Ricercatore a tempo indeterminato/determinato 346 334 329 293
Personale docente a contratto 2.526 2.711 3.054 3.153
Titolare di assegno di ricerca 93 115 112 132
Collaboratori in attività di ricerca 642 576 601 669
Collaboratori linguistici 7 6 6 6
Personale tecnico-amministrativo 1.986 2.106 2.182 2.271
SUD 1.223 1.371 1.482 1.785
Professore I/II fascia (ordinario/associato) 107 108 117 133
Ricercatore a tempo indeterminato/determinato 92 85 81 65
Personale docente a contratto 525 673 746 871
Titolare di assegno di ricerca 16 8 14 20
Collaboratori in attività di ricerca 64 54 70 238
Collaboratori linguistici 43 46 29 34
Personale tecnico-amministrativo 376 397 425 424
ISOLE 286 266 285 281
Professore I/II fascia (ordinario/associato) 66 76 90 92
Ricercatore a tempo indeterminato/determinato 80 50 43 40
Personale docente a contratto 20 18 37 28
Collaboratori in attività di ricerca 19 22 15 18
Collaboratori linguistici 9 8 8 8
Personale tecnico-amministrativo 92 92 92 95
TOTALE COMPLESSIVO 19.328 19.865 21.079 22.092
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR-Ufficio Statistica e Studi
TAVOLA 30
PERSONALE PER QUALIFICA DELLE UNIVERSITÀ STATALI
AREE GEOGRAFICHE 2016 2017 2018 2019
NORD-OVEST 41.131 41.360 42.449 43.490
Professore I/II fascia (ordinario/associato) 6.864 6.957 7.258 7.668
Ricercatore a tempo indeterminato/determinato 3.916 3.904 3.923 3.753
Personale docente a contratto 5.649 5.599 5.626 5.449
Titolare di assegno di ricerca 3.588 3.686 3.761 3.932
Collaboratori in attività di ricerca 10.729 10.850 11.379 12.347
Collaboratori linguistici 175 164 154 147
Personale tecnico-amministrativo 10.210 10.200 10.348 10.194
NORD-EST 41.729 41.973 44.071 45.326
Professore I/II fascia (ordinario/associato) 6.869 6.880 7.050 7.538
Ricercatore a tempo indeterminato/determinato 3.655 3.542 3.565 3.382
Personale docente a contratto 4.268 4.773 4.843 5.002
Titolare di assegno di ricerca 4.043 4.195 3.994 4.041
Collaboratori in attività di ricerca 11.701 11.493 13.542 14.260
Collaboratori linguistici 362 359 367 361
Personale tecnico-amministrativo 10.831 10.731 10.710 10.742
CENTRO 46.350 46.414 46.591 47.194
Professore I/II fascia (ordinario/associato) 7.755 7.767 7.883 8.310
Ricercatore a tempo indeterminato/determinato 5.243 5.059 4.866 4.577
Personale docente a contratto 4.868 5.105 5.128 5.332
Titolare di assegno di ricerca 3.607 3.522 3.556 3.518
Collaboratori in attività di ricerca 10.725 10.866 11.310 11.778
Collaboratori linguistici 525 526 520 489
Personale tecnico-amministrativo 13.627 13.569 3.328 13.190
SUD 35.814 34.678 34.889 36.408
Professore I/II fascia (ordinario/associato) 6.504 6.485 6.643 6.979
Ricercatore a tempo indeterminato/determinato 4.643 4.597 4.403 4.413
Personale docente a contratto 2.982 2.942 2.962 3.208
Titolare di assegno di ricerca 1.749 1.648 1.716 1.831
Collaboratori in attività di ricerca 8.821 8.367 8.999 9.980
Collaboratori linguistici 320 311 299 290
Personale tecnico-amministrativo 10.795 10.328 9.867 9.707
ISOLE 18.626 17.451 17.774 17.961
Professore I/II fascia (ordinario/associato) 3.108 3.071 3.145 3.332
Ricercatore a tempo indeterminato/determinato 2.280 2.122 2.067 1.930
Personale docente a contratto 1.139 1.300 1.344 1.319
Titolare di assegno di ricerca 497 499 453 429
Collaboratori in attività di ricerca 5.935 4.872 5.385 5.809
Collaboratori linguistici 162 151 136 132
Personale tecnico-amministrativo 5.505 5.436 5.244 5.010
TOTALE COMPLESSIVO 183.650 181.876 185.774 190.379
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR-Ufficio Statistica e Studi
Il personale statale cresce, nel complesso, nel 2019, rispetto al 2016 del 3,7 per
cento. Nel caso delle Università statali, aumentano soprattutto i collaboratori di ricerca
(13,1 per cento), seguiti dai professori di I/II fascia (8,8 per cento), dai docenti a contratto
(7,4 per cento) e dai titolari di assegni di ricerca (2 per cento). Diminuiscono i ricercatori
a tempo indeterminato/determinato (-8,5), i collaboratori linguistici (-8,1) e il personale
amministrativo (-4,2).
Il grafico seguente evidenzia la composizione del personale nel sistema
universitario italiano (Università statali e non statali), mostrando la netta prevalenza dei
collaboratori in attività di ricerca102 e la forte componente del personale docente a
contratto, segnale da ricondurre probabilmente alle procedure più snelle nel reclutamento
di personale.
GRAFICO 8
IL PERSONALE NEL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO
A.A. 2019/2020
Il grafico seguente, sulla presenza femminile negli atenei italiani nel 2019, è tratto
da una recente pubblicazione del MUR (Focus “Il personale docente e non docente nel
sistema universitario italiano - a.a 2019/2020” - settembre 2020).
L’analisi ha messo in luce che complessivamente il genere maschile prevale di poco
(50,7 per cento) su quello femminile (49,3 per cento), ma esistono delle differenze tra le
varie tipologie di personale. Le donne rappresentano il 59,6 per cento del personale
tecnico-amministrativo, ma si riducono tra i docenti e i ricercatori, in cui costituiscono il
40,7 per cento della categoria. Per quanto riguarda le posizioni di vertice, la
rappresentanza femminile si abbassa: nell’area della Dirigenza amministrativa si attesta
al 39,0 per cento, mentre tra i professori di I o II fascia si riduce a poco meno del 34 per
cento.
102
Nel dato sono compresi i titolari di borse di studio e di ricerca per laureati, i contratti di prestazione autonoma per
programmi di ricerca, i contratti di formazione specialistica dell’area sanitaria, i tecnologi a tempo determinato e altro.
GRAFICO 9
DONNE NEGLI ATENEI STATALI E NON STATALI
PERCENTUALE SUL TOTALE DI PERSONALE DELLA STESSA TIPOLOGIA E QUALIFICA
DATI AL 31/12/2019
Fonte: MUR
CAPITOLO QUINTO
103 Il Processo di Bologna è un processo di armonizzazione dei vari sistemi di istruzione superiore europei, che ha
l'obiettivo di creare un'Area Europea dell'Istruzione Superiore in una visione internazionale delle competenze superiori.
È iniziato il 19 giugno 1999, quando i ministri di 29 paesi europei si sono incontrati a Bologna per sottoscrivere la
Dichiarazione di Bologna. Il principale obiettivo è la creazione di un'Area Europea dell'Istruzione Superiore in un
quadro di riconoscimento sovranazionale delle competenze accertate nei singoli Paesi aderenti. Gli obiettivi principali
individuati dalla Dichiarazione di Bologna, monitorati nella progressiva realizzazione attraverso una serie di
Conferenze Ministeriali tenutesi tra il 1999 e il 2020 (la conferenza del 2020 con sede a Roma si è svolta via web a
causa della pandemia), sono quelli di: adottare nei diversi Paesi un sistema di titoli di semplice leggibilità e
comparabilità; impostare il sistema di studi superiori in due cicli principali, di 1° livello, di almeno 3 anni, e 2° livello;
formare un sistema di crediti didattici o formativi omogeneo nei vari Paesi per favorire l’interscambiabilità dei percorsi
di studio; promuovere in tal modo la mobilità di studenti, docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo,
promuovere la cooperazione europea nella valutazione della qualità. In tale quadro il percorso in essere ha portato a
realizzare forme di cooperazione fra istituzioni universitarie, programmi di mobilità, piani di studio integrati,
formazione e ricerca.
Oggi il processo di Bologna è cresciuto fino a comprendere la più ampia area europea di istruzione superiore (EHEA),
che include attualmente 48 paesi europei più la Commissione europea e numerosi membri e partner consultivi,
rappresentanti autorità pubbliche, istituti di istruzione superiore, associazioni, agenzie di garanzia della qualità,
organizzazioni internazionali e altre parti interessate.
104 Invero la riforma del sistema universitario parte da lontano, con l’approvazione parlamentare della legge 15 maggio
1997, n. 127 (cosiddetta Bassanini-bis), recante all’art. 17, commi 95 e ss., disposizioni in merito all’autonomia
universitaria. Tutti gli interventi normativi successivi, compresa la riforma attuale realizzata con la legge n. 240/2010,
nonché le norme sulla valutazione della qualità, fino all’istituzione dell’ANVUR con decreto-legge 3 ottobre 2006, n.
262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 e successivo dPR 1° febbraio 2010, n. 76 si
pongono sul solco dei principi condivisi a livello europeo dal processo di Bologna.
105 “L'ordinamento degli studi dei corsi di diploma universitario, di laurea e di specializzazione di cui agli articoli 2,
3 e 4 della legge 19 novembre 1990, n. 341, è disciplinato dagli atenei, con le modalità di cui all'articolo 11, commi 1
e 2, della predetta legge, in conformità a criteri generali definiti, nel rispetto della normativa comunitaria vigente in
materia, sentiti il Consiglio universitario nazionale e le Commissioni parlamentari competenti, con uno o più decreti
del Ministro dell'Università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con altri Ministri interessati,
limitatamente ai criteri relativi agli ordinamenti per i quali il medesimo concerto è previsto alla data di entrata in
vigore della presente legge, ovvero da disposizioni dei commi da 96 a 119 del presente articolo. I decreti di cui al
presente comma determinano altresì:
a) la durata, il numero minimo di annualità e i contenuti minimi qualificanti per ciascun corso di cui al presente
comma, con riferimento ai settori scientifico-disciplinari;
b) modalità e strumenti per l'orientamento e per favorire la mobilità degli studenti, nonché la più ampia informazione
sugli ordinamenti degli studi, anche attraverso l'utilizzo di strumenti informatici e telematici;
c) modalità di attivazione da parte di Università italiane, in collaborazione con atenei stranieri, dei corsi universitari
di cui al presente comma, nonché di dottorati di ricerca, anche in deroga alle disposizioni di cui al Capo II del Titolo
III del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382”
106
Medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria, veterinaria, farmacia, chimica e tecnologie farmaceutiche,
architettura, ingegneria edile.
FIGURA 1
Fonte: MUR
Sono stati, inoltre, introdotti e regolati i crediti formativi universitari, ai fini della
comparazione a livello internazionale e del reciproco riconoscimento del percorso di studi
svolto, con fissazione nel numero di 60 dei crediti da conseguire annualmente 107.
Ulteriori effetti si sono avuti nel percorso di reciproco riconoscimento delle forme
di verifica e controllo della didattica e della ricerca universitaria.
Allo stato attuale, avendo a riferimento l’anno accademico 2019/2020, il sistema
universitario italiano è composto da 98 Università di cui 67 statali, che comprendono 3
Scuole Superiori e 3 Istituti di alta formazione108, nonché 31 Università non statali109, di
cui 11 telematiche.
Gli atenei statali localizzati al Nord sono 24, 19 sono al Centro e 24 al Sud-Isole.
Quanto alla dimensione degli atenei in relazione al numero degli studenti iscritti,
sono 13 gli atenei con un numero di iscritti inferiore a 10.000, 17 quelli con numero di
iscritti da 10.000 a 19.999, 14 con numero di iscritti da 20.000 a 29.999, 11 con numero
di iscritti da 30.000 a 59.999, 6 con oltre 60.000 iscritti. Gli atenei statali con più di 60.000
iscritti risultano essere presenti al Nord nel numero di 4, al Centro se ne conta 1 e, infine,
1 al Sud-Isole. Gli atenei di dimensioni più ridotte, con iscritti inferiori a 10.000, risultano
107 A un credito formativo universitario corrispondono 25 ore di lavoro per studente, comprensive sia delle lezioni
frontali che dello studio individuale (questo ultimo per il 60 per cento del tempo complessivo). Per le lauree a ciclo
unico sono previsti 300 crediti per Architettura, Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, Farmacia, Giurisprudenza,
Ingegneria Edile, Scienze della Formazione Primaria, Medicina Veterinaria e 360 crediti per Medicina e Chirurgia e
Odontoiatria e Protesi Dentaria.
La quantità media di lavoro di apprendimento in un anno per uno studente impegnato a tempo pieno è fissata in 60
crediti: e quindi 180 sono i crediti necessari per la laurea, altri 120 per la laurea magistrale.
108 Si tratta della Scuola Normale Superiore di Pisa, con sedi a Pisa e Firenze; della Scuola Superiore Sant’Anna di
Pisa; della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (SISSA); dell’Istituto Universitario di Studi
Superiori di Pavia (IUSS); della Scuola di alta formazione Istituti, Mercati, Tecnologie di Lucca (IMT); del Gran Sasso
Science institute de l’Aquila (GSSI), di più recente istituzione. È stato accreditato nel 2016, al termine di un periodo
sperimentale di tre anni come Centro di Studi Avanzati dell’INFN, nel corso del quale si è avvalso della collaborazione
d’istituzioni universitarie di eccellenza nel panorama nazionale e internazionale. Si ricorda, inoltre, la Scuola Superiore
Meridionale di Napoli istituita sperimentalmente per tre anni presso l'università degli Studi di Napoli Federico II dalla
legge n. 145/2018, commi 409-413.
109 Con d.m. del 28 novembre 2017, (pubblicato in GU Serie Generale n.3 del 04-01-2018 - Suppl. Ordinario n. 1), su
conforme parere dell'ANVUR è stata istituita e accreditata l'università non statale legalmente riconosciuta denominata
Saint Camillus International University of Health Sciences con sede a Roma (promotore: Fondazione Progetto Salute).
I corsi di studio sono stati attivati a decorrere dall' a.a. 2018/2019.
essere concentrati al Centro nel numero di 7 e al Sud sono 5, mentre solo 1 si trova al
Nord. L’offerta privata è data da atenei dislocati principalmente al Centro, nel numero di
14 (di cui 7 sono Università telematiche). Sono 10 gli atenei privati con sede al Nord (di
cui 1 Università telematica) e 7 quelli con sede al Sud-Isole (di cui 3 Università
telematiche). Tra questi, gli atenei con un numero di iscritti inferiore a 10.000 sono pari
a 24, di cui 6 Università telematiche.
Si contano 4.866 corsi attivi nell’anno accademico 2019/2020, con leggero ma
costante aumento rispetto all’a.a. 2016/2017, in cui erano 4.575. L’aumento si registra
soprattutto nei corsi di II livello in tutte le aree geografiche: nell’area Nord-ovest
l’incremento dei corsi è pari al 9,7 per cento, nel Nord-est del 7 per cento, al Centro dell’8
per cento, al Sud dell’8,4, mentre per le Isole l’incremento si evidenzia nei corsi di I
livello che risulta pari al 12 per cento.
TAVOLA 31
NUMERO DEI CORSI DI LAUREA ATTIVI PER ANNO ACCADEMICO
RIPARTIZIONE CORSI
a.a. 2016/17 a.a. 2017/18 a.a. 2018/19 a.a. 2019/20
GEOGRAFICA LAUREA
Con riguardo alla modalità di erogazione didattica, i corsi di studio possono essere
erogati in quattro distinte modalità, che richiedono scelte ordinamentali, procedure di
assicurazione della qualità e approvazioni da parte dell’Agenzia Nazionale di valutazione
del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) e del Consiglio Universitario
Nazionale (CUN). Le tipologie di erogazione previste dalla normativa sono:
TAVOLA 32
NUMERO DEI CORSI DI LAUREA PER MODALITÀ DELLA DIDATTICA PER ANNO ACCADEMICO
Tipo Università Modalità didattica a.a. 2016/17 a.a. 2017/18 a.a. 2018/19 a.a. 2019/20
110
I corsi di laurea a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Odontoiatria e Protesi Dentaria e in
Architettura, i corsi di studio delle Professioni sanitarie e in Scienze della formazione primaria possono essere istituiti
solo come corsi di studio convenzionali.
TAVOLA 33
NUMERO DI ISCRITTI AI CORSI DI LAUREA PER MODALITÀ DELLA DIDATTICA PER ANNO ACCADEMICO
Tipo Università Modalità didattica a.a. 2016/17 a.a. 2017/18 a.a. 2018/19 a.a. 2019/20
La tavola di cui sopra riporta il numero degli studenti iscritti ai corsi distinti per
differente modalità di erogazione. Nel quadriennio considerato, nelle Università statali,
risulta in netta crescita il numero degli studenti iscritti ai corsi di laurea con modalità
mista; diversamente nelle Università non statali crescono gli studenti iscritti ai corsi di
laurea con modalità a distanza, invero nel 2019 raggiungono un numero quasi pari agli
studenti iscritti ai corsi di laurea in modalità convenzionale.
111 Nel rilevamento le Università non statali comprendono anche le Università telematiche.
per cento degli iscritti alla Laurea Magistrale e del 24 per cento al Corso di Laurea di
durata triennale, al contrario si rileva un calo dell’1 per cento degli iscritti alla Laurea
Magistrale a ciclo unico. La diminuzione degli iscritti secondo il vecchio ordinamento
registra una diminuzione del 43 per cento.
TAVOLA 34
NUMERO DI ISCRITTI PER L’INTERO SISTEMA UNIVERSITARIO, TIPO DI UNIVERSITÀ E ANNO ACCADEMICO
TAVOLA 35
NUMERO DI ISCRITTI PER L’INTERO SISTEMA UNIVERSITARIO, TIPO DI UNIVERSITÀ, TIPO LAUREA E ANNO
ACCADEMICO
Anno accademico 2016/2017 2017/2018 2018/2019 2019/2020
Non Non Non Non
Tipo università Statale Statale Statale Statale
Statale Statale Statale Statale
Laurea 909.900 113.771 919.760 126.294 922.542 142.523 930.399 140.770
Laurea Magistrale 267.906 30.756 278.131 37.498 289.803 45.160 302.850 46.254
Laurea Magistrale
288.776 32.490 279.512 32.916 270.869 34.133 263.424 32.289
Ciclo Unico
Vecchio Ordinamento 21.150 477 17.921 403 14.418 321 11.747 271
TAVOLA 36
NUMERO DI IMMATRICOLATI SUPERIORE A 4.000 PER ATENEO STATALE, PER GENERE
ATENEO Sesso 2016/2017 2017/2018 2018/2019 2019/2020
Torino M 4.862 5.281 4.953 5.351
Torino F 7.638 8.078 8.000 8.312
Milano M 4.521 4.535 4.325 4.915
Milano F 6.689 6.599 6.309 7.619
Padova M 5.376 5.304 5.165 5.428
Padova F 5.872 5.719 5.558 5.902
Bologna M 6.335 6.141 6.019 6.275
Bologna F 7.912 7.601 7.678 7.977
Firenze M 3.785 3.886 3.588 3.849
Firenze F 5.065 5.041 4.639 5.049
Roma La Sapienza M 7.175 6.943 7.025 7.184
Roma La Sapienza F 9.495 9.272 9.735 9.938
Napoli Federico II M 5.797 5.814 6.223 6.419
Napoli Federico II F 6.436 6.746 7.376 7.558
Bari M 2.918 5.814 2.977 3.000
Bari F 4.320 6.746 4.331 4.445
Palermo M 3.022 3.006 3.131 3.489
Palermo F 3.846 3.791 4.040 4.679
Fonte: dati USTAT MUR-open data (aggiornamento gennaio 2021).
TAVOLA 37
PERCENTUALE DEI CFU CONSEGUITI DAGLI STUDENTI IMMATRICOLATI AL PRIMO ANNO RISPETTO AI CFU
DA CONSEGUIRE
AREA GEOGRAFICA A.A. 2016/2017 A.A. 2017/2018 A.A. 2018/2019 A.A. 2019/2020
5.2.3. I laureati
Nell’anno accademico 2019/2020, si registrano nell’intero sistema universitario
339.707 laureati, di cui 162.321 al Nord, 78.756 al Centro e 98.630 al Sud-Isole.
Nel confronto tra 2019/2020 - 2016/2017, secondo una ripartizione per aree
geografiche, al Nord si riscontra un aumento di laureati pari a 12.937 nelle Università
statali e pari a 3.872 nelle Università non statali. Al Centro l’aumento dei laureati nelle
Università statali è pari a 3.187, mentre in quelle private appare irrilevante. Al Sud si
registra una crescita di 1.515 laureati nelle statali, mentre il numero dei laureati nelle
Università non statali arriva quasi a raddoppiare. Infine, nelle Isole, a fronte di un aumento
minimo di laureati nelle non statali, si evidenzia una diminuzione dei laureati nelle
Università statali. Tale ultima diminuzione nell’area considerata si registra per tutto il
quadriennio analizzato.
La percentuale degli studenti laureati entro la durata del corso di laurea (L, LM e
LMCU) che hanno acquisito almeno 12 CFU 112 all’estero sul totale dei laureati risulta
essere ancora molto bassa, attestandosi al 12 per cento negli atenei statali nell’anno
accademico 2019/2020, sebbene si riconosca un modesto incremento nel quadriennio
2016-2019 in esame. Nelle Università non statali, invece, per lo stesso anno accademico,
la percentuale si attesta al 13 per cento, tuttavia, il trend risulta in diminuzione.
112
Per il conseguimento di una laurea triennale è necessario acquisire 180 CFU, mentre per ottenere una laurea
magistrale, i CFU sono120.
TAVOLA 38
PERCENTUALE DI LAUREATI ENTRO LA DURATA NORMALE DEL CORSO (L, LM E LMCU) CHE HANNO
ACQUISITO ALMENO 12 CFU ALL’ESTERO, SUL TOTALE DEI LAUREATI
AREA GEOGRAFICA A.A. 2016/2017 A.A. 2017/2018 A.A. 2018/2019 A.A. 2019/2020
TAVOLA 39
PERCENTUALE DEI CREDITI FORMATIVI UNIVERSITARI (CFU) CONSEGUITI ALL’ESTERO DAGLI STUDENTI
REGOLARI, SUL TOTALE DEI CFU CONSEGUITI NEL CORSO DI LAUREA (L, LM E LMCU) ENTRO LA DURATA
NORMALE DEI CORSI
AREA GEOGRAFICA A.A. 2016/2017 A.A. 2017/2018 A.A. 2018/2019 A.A. 2019/2020
Nella tavola che segue è riportato il valore percentuale degli studenti laureati di
primo livello che si sono iscritti ad un corso di laurea magistrale biennale o ad un master
universitario di I livello, ed emerge una crescita minima del valore percentuale negli anni
considerati.
Prosegue gli studi universitari dopo aver conseguito una laurea (L, LM, LCU),
iscrivendosi a un percorso di secondo livello, un numero maggiore di laureati proveniente
da famiglie in cui almeno un genitore è laureato, rispetto al numero inferiore di laureati
che provengono da famiglie con un background formativo modesto.
TAVOLA 40
NUMERO DI LAUREATI DI PRIMO LIVELLO CHE HANNO PROSEGUITO GLI STUDI L’ANNO SUCCESSIVO ALLA
LAUREA, ISCRIVENDOSI AD UN CORSO DI LAUREA MAGISTRALE BIENNALE O AD UN MASTER UNIVERSITARIO
DI I° LIVELLO PER ANNO DI CONSEGUIMENTO DEL TITOLO -VALORI PERCENTUALI
ANNO DI LAUREA %
2015 46,3
2016 48,4
2017 50,0
2018 52,0
Fonte: Ufficio di Statistica - MUR. Elaborazione su dati ANS (aggiornamento dati: gennaio 2021).
Nella tavola che segue è riportato il valore percentuale, molto basso e stabile negli
anni, degli studenti che, avendo conseguito una laurea a ciclo unico o una laurea
magistrale biennale, si sono iscritti, l’anno successivo, ad un dottorato di ricerca o a una
scuola di specializzazione o a un master di II livello.
Il valore percentuale registrato nel 2018 (ultimo dato a disposizione fornito dal
MUR) è solo del 10 per cento.
È leggermente maggiore rispetto a quest’ultimo - e pari al 13,9 per cento -, il valore
percentuale riferito alla stessa tipologia di studenti, ma che si sono iscritti ad un dottorato
di ricerca o a una scuola di specializzazione o a un master di II livello non
nell’immediatezza del conseguimento della laurea magistrale o della laurea a ciclo unico,
ma in un momento temporalmente successivo.
TAVOLA 41
5.2.4. L’internazionalizzazione
L’internazionalizzazione dell’offerta formativa vede gli atenei, nel recente periodo,
impegnati ad elaborare strategie e a promuovere pratiche efficaci che possano garantire
forme di apprendimento e sviluppo di competenze interculturali. Ciò trova riscontro
nell’aumento dei corsi di studio erogati interamente in lingua inglese ovvero in quelli che
utilizzano l’inglese solo per alcuni corsi del percorso formativo, le Università italiane
stanno investendo per attrarre anche studenti internazionali. Dal confronto tra l’anno
accademico 2016/2017 e 2019/2020 si evidenzia una crescita del numero di tali corsi pari
a 688 in 70 Università. Tuttavia, per comprendere l’attrattività del sistema universitario
nazionale e rappresentare il grado di internazionalizzazione raggiunto si è tenuto conto
dell’indicatore della numerosità degli studenti con cittadinanza straniera iscritti ed
immatricolati in Italia. Approfondendo l’analisi delle iscrizioni degli studenti con
cittadinanza straniera e mettendo a confronto gli anni accademici 2016/2017-2019/2020,
in quest’ultimo si evidenzia un aumento del 21 per cento degli iscritti nelle Università
statali, con una crescita pari a 8.528 iscritti al Nord, 4.373 iscritti al Centro e a 1.766 al
Sud-Isole. Anche nelle Università non statali risulta una crescita degli iscritti stranieri in
tutte le aree geografiche, con una maggiore concentrazione nel Nord dove si registra un
aumento di 1.719 iscritti con cittadinanza straniera. Se si guarda poi al tipo di corso di
laurea, nelle Università statali si registra il 45 per cento in più di iscritti stranieri nel corso
di laurea Magistrale, in quelle non statali, per lo stesso tipo di corso, l’aumento è pari al
49 per cento.
TAVOLA 42
NUMERO DI ISCRITTI CON CITTADINANZA STRANIERA PER L’INTERO SISTEMA UNIVERSITARIO, TIPO DI
UNIVERSITÀ E ANNO ACCADEMICO
Anno accademico 2016/2017 2017/2018 2018/2019 2019/2020
Non Non Non Non
Tipo università Statale Statale Statale Statale
Statale Statale Statale Statale
Iscritti 70.661 6.834 76.972 7.560 81.054 8.783 85.328 9.596
Totale 77.495 84.532 89.837 94.924
Fonte: Ufficio di Statistica - MUR. Elaborazione su dati ANS (aggiornamento dati: gennaio 2021)
TAVOLA 43
NUMERO DI ISCRITTI CON CITTADINANZA STRANIERA PER L’INTERO SISTEMA UNIVERSITARIO, TIPO DI
LAUREA, TIPO DI UNIVERSITÀ E ANNO ACCADEMICO
TAVOLA 44
NUMERO DI IMMATRICOLATI CON CITTADINANZA STRANIERA PER AREA GEOGRAFICA , TIPO DI UNIVERSITÀ E
ANNO ACCADEMICO
Isole, per contro al Centro diminuiscono di 71; per i corsi di master di II livello si registra
un aumento di 6 al Nord, mentre calano al Centro - 77 e al Sud-Isole -13. Per le scuole di
specializzazione, dal raffronto dell’anno accademico 2016/2017 con 2018/2019114, risulta
un aumento di 12 corsi al Nord, di 6 al Centro, cala, invece il numero al Sud-Isole (-6).
Considerando gli iscritti ai corsi di studio post-laurea nelle Università statali, al
Centro, nel quadriennio, si nota una stabilità del numero degli iscritti ai corsi di dottorato,
mentre aumentano nelle altre aree geografiche considerate. Si registra una diminuzione
degli iscritti ai master di I livello e II livello al Centro e nelle Isole, al Sud calano gli
iscritti ai corsi di master di I livello, ma si mantiene stabile il trend degli iscritti ai corsi
di master di II livello; al Nord cala il numero degli iscritti sia ai master di I livello sia a
quelli di II livello. Il numero degli iscritti alle scuole di specializzazione resta stabile al
Centro e al Sud-Isole nel triennio 2016/2018, mentre al Nord aumenta di 1.425 iscritti.
TAVOLA 45
NUMERO DI ISCRITTI PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA, UNIVERSITÀ STATALI, TIPO DI CORSO POST-LAUREA E
ANNO ACCADEMICO
114
Fonte: MUR 2021 “I dati relativi all’a.a. 2019/2020 per le scuole di specializzazione non sono disponibili in quanto
per decreto le scuole di specializzazione sono in ritardo di un anno accademico”.
Per quanto riguarda, invece, le Università non statali, il numero degli iscritti ai corsi
post-laurea registra una notevole crescita al Sud e al Nord con riguardo ai master di I
livello, mentre resta stabile per gli altri tipi di corsi.
Cala, invece, sia al Centro sia al Sud-Isole, il trend di iscrizione alle scuole di
specializzazione. Al contrario, il numero degli specializzandi cresce di 385 unità al Nord.
Nel 2019, alle Università statali di Torino, di Padova e a “La Sapienza” di Roma si
registrano circa 700 diplomati di master di I livello. Tra le Università non statali il numero
maggiore di diplomati in master di I livello si registra all’Università Cattolica del Sacro
Cuore, con circa 1.600 diplomati, seguita dalla LUISS, con circa 500, e dalla Bocconi,
con circa 300.
Appaiono interessanti i numeri offerti dalle Università telematiche, tra le quali nel
2019 Unitelma registra 1.400 diplomati di master di I livello, l’Università telematica di
Benevento Giustino Fortunato circa 2.000 e l’Università Novedrate e-Campus –
telematica 7.000.
Per quanto riguarda i master di II livello, nel 2019 si registra un numero di diplomati
pari a 500 negli atenei statali di Torino e di Padova, a circa 1.000 nell’ateneo “La Sapienza
“di Roma e a circa 400 nell’Ateneo “Federico II” di Napoli.
Per gli atenei non statali i diplomanti in master di II livello risultano essere nel
numero di circa 500 sia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sia alla LUISS
di Roma.
In relazione agli studenti con cittadinanza straniera iscritti ai corsi post-laurea nelle
Università statali nel quadriennio si registra un leggero incremento delle iscrizioni ai
dottorati di ricerca, in tutte le aree geografiche, di contro si evidenzia una riduzione delle
iscrizioni in tutti gli altri corsi post-laurea. Le iscrizioni nelle Università non statali di
studenti con cittadinanza straniera ai corsi post-laurea risultano in leggero aumento solo
al Nord per i master di I livello, è esigua la crescita delle iscrizioni nel 2019/2020 rispetto
al 2016/2017.
115Nelle ESG 2015 c’è una più chiara distinzione tra gli Standards e le Guidelines. Secondo i primi, le Istituzioni
dovrebbero garantire che i corsi di studio siano erogati in modo da incoraggiare gli studenti ad assumere un ruolo attivo
nello sviluppo del processo di apprendimento e che la verifica del profitto degli studenti rifletta tale approccio; le
seconde tengono conto della diversità degli studenti e delle loro esigenze, consentendo percorsi flessibili di
apprendimento e incentiva l’autonomia del discente, pur garantendo guida e sostegno adeguati da parte dei docenti.
seguito anche OS)116 cui hanno fatto seguito la formalizzazione delle attività preparatorie
per la valutazione delle OS117 e l’esecuzione di 2 visite, con accreditamento da parte del
MUR nel 2020 di due Scuole secondo i nuovi parametri118.
La regolamentazione dei Nuclei di Valutazione (NdV) ha visto con la legge n.
240/2010119 un profondo mutamento del loro ruolo, in quanto la riforma del sistema
universitario oltre a richiamare quanto previsto dalla legge n. 370/1999, include i NdV
tra gli organi di Ateneo e stabilisce che debbano essere composti in prevalenza da soggetti
esterni all’Ateneo, per garantire una maggiore indipendenza della funzione di
valutazione.
Nell’ambito del sistema AVA, secondo quanto previsto dal [Link]. n. 19/2012 artt. 8
e 9, i NdV svolgono un ruolo rilevante nel processo di accreditamento iniziale e periodico
dei corsi di studio, seguendo i criteri e gli indicatori stabiliti dall’ANVUR e recepiti dal
MUR con i decreti ministeriali relativi alle procedure di accreditamento120.
Il NdV svolge per l’Ateneo un’attività di valutazione delle politiche di AQ,
verificando l’attivazione, formale e sostanziale, delle strutture e delle procedure previste
dal sistema; formulando delle raccomandazioni, a seguito dell’analisi valutativa,
finalizzata al miglioramento dell’insieme dei processi organizzativi, didattici e di ricerca.
Inoltre, verifica l’efficacia delle strategie adottate per il superamento delle
raccomandazioni e delle condizioni formulate dalle Commissioni di esperti per la
valutazione (CEV) in occasione delle visite esterne e, in presenza di elementi critici, può
richiedere la redazione di Rapporti di Riesame Ciclico ravvicinati.
Oltre a quanto detto sopra è opportuno ricordare che con la legge n. 240/2010 il
NdV assolve le funzioni di Organismo Indipendente di Valutazione (OIV), di cui
all’art.14 del [Link]. n.150/2009, nell’ambito della Valutazione della performance.
Successivamente, le modifiche al [Link]. n.150/2009 introdotte dal [Link]. n. 74/2017
hanno consolidato il ruolo dei NdV nell’ambito del processo di valutazione della
performance degli atenei, attribuendo loro maggiori poteri e nuove responsabilità, a
partire dal parere vincolante sull’aggiornamento annuale del documento che definisce
116 Le Scuole a Ordinamento speciale sono le seguenti. IMT di Lucca, SISSA di Trieste, IUSS di Pavia, SNS di Pisa e
la Sant’Anna di Pisa, GSSI de L’Aquila.
117 In corso d’anno l’ANVUR ha espletato la selezione tramite Avviso pubblico degli esperti per la composizione delle
CEVS, conclusa con la pubblicazione dell’Albo Esperti per Scuole OS, nonché la successiva composizione delle CEVS
composte da 5 membri e integrate da 2 studenti dottorali o di corsi di laurea magistrale.
118 Cfr. d.m. n. 439/2013.
119 La norma conferma la composizione numerica del Nucleo di valutazione, ai sensi della legge n. 370/1999, ma «con
soggetti di elevata qualificazione professionale in prevalenza esterni all' ateneo, il cui curriculum è reso pubblico nel
sito internet dell'Università; il coordinatore può essere individuato tra i professori di ruolo dell'ateneo»; attribuisce al
Nucleo di valutazione la funzione di verifica della qualità e dell'efficacia dell'offerta didattica anche sulla base degli
indicatori individuati dalle commissioni paritetiche docenti-studenti […], nonché la funzione di verifica dell'attività di
ricerca svolta dai dipartimenti e della congruità del curriculum scientifico o professionale dei titolari dei contratti di
insegnamento di cui all'art. 23, comma 1 (affidamenti diretti ad esperti di alta qualificazione); attribuisce al Nucleo, in
raccordo con l'attività dell'ANVUR, le funzioni di OIV di cui all'articolo 14 del [Link]. n.150/2009, relative alle
procedure di valutazione delle strutture e del personale, al fine di promuovere nelle Università, in piena autonomia e
con modalità organizzative proprie, il merito e il miglioramento della performance organizzativa e individuale.
120
d.m. n. 6 del 7 gennaio 2019 “Autovalutazione, valutazione, accreditamento iniziale e periodico delle sedi e dei
corsi di studio”, come integrato dal d.m. n. 8 dell’8 gennaio 2021.
Come previsto dal d.m. n. 6/2019, art. 3, per ogni procedura di Accreditamento
periodico l’ANVUR nomina una Commissione di Esperti per la Valutazione (CEV) 121,
individuando i componenti, nel rispetto dei criteri di esclusione, tra coloro che sono iscritti
all’Albo degli esperti per la valutazione, pubblicato sul sito dell’Agenzia. Il processo di
Accreditamento periodico consiste in una serie di attività che prevedono un esame a
distanza sulla documentazione da parte della CEV, la visita in loco degli esperti nonché
la stesura di una relazione finale.
Periodicamente, l’ANVUR predispone un piano delle procedure di accreditamento
individuando gli atenei oggetto di visita, escludendo quegli atenei in cui si sia verificato
un recente cambio della governance o si verifichino riorganizzazioni. Inoltre, la visita in
loco ha sempre luogo nei periodi dell’anno per i quali è prevista piena attività didattica.
In riferimento al periodo dall’a.a. 2016/2017 all’a.a. 2019/2020, l’ANVUR ha effettuato
le visite di accreditamento periodico riportate nella seguente tavola.
TAVOLA 46
VISITE EFFETTUATE DALLE CEV-ANVUR NEL PERIODO 2016-2020
Data inizio
Ateneo Data fine visita
visita
Università commerciale “Luigi Bocconi” di Milano 03/10/2016 07/10/2016
Università degli Studi di URBINO “Carlo BO” 24/10/2016 28/10/2016
Università IUAV di VENEZIA 24/10/2016 28/10/2016
Università degli Studi di FERRARA 07/11/2016 11/11/2016
Università Politecnica delle MARCHE 07/11/2016 11/11/2016
Università degli Studi del Piemonte Orientale 28/11/2016 02/12/2016
Università degli Studi di UDINE 12/12/2016 16/12/2016
Università degli Studi di PALERMO 22/05/2017 26/05/2017
Università telematica “Giustino Fortunato” 10/07/2017 13/07/2017
Università Telematica “Universitas MERCATORUM” 26/09/2017 29/09/2017
Università degli Studi di TERAMO 02/10/2017 05/10/2017
Università degli Studi di CAGLIARI 16/10/2017 20/10/2017
Università Telematica PEGASO 06/11/2017 10/11/2017
Università degli Studi di PAVIA 06/11/2017 10/11/2017
121 Gli esperti di sistema devono essere in grado di esprimere adeguata conoscenza e competenze in riferimento ai
processi di valutazione del sistema Universitario e all’organizzazione e gestione centrale e periferica delle attività
accademiche istituzionali anche in riferimento alle politiche per l’AQ perseguite dalle agenzie europee di valutazione
riconosciute dall’ENQA; di garantire un’adeguata esperienza nell’assunzione di incarichi di responsabilità per lo
sviluppo, la programmazione e la gestione operativa del sistema di AQ istituzionale in strutture accademiche e per la
rilevazione e gestione dei dati per la valutazione ed il monitoraggio della qualità dell’offerta formativa. Gli esperti
disciplinari devono essere in grado di esprimere competenze educative, disciplinari e di valutazione dei processi
formativi maturate nell’ambito dell'istruzione superiore nel contesto nazionale o internazionale; di garantire adeguate
competenze per quanto riguarda le conoscenze correnti nella disciplina oggetto di valutazione, esperienza di
insegnamento adeguato al livello del corso di studio da valutare ed eventualmente competenze nel settore professionale
di riferimento. Gli esperti telematici devono essere in grado di esprimere adeguata conoscenza e competenza per quanto
riguarda l’evoluzione dei modelli teorici e tecnologici che caratterizzano i sistemi di apprendimento a distanza; di
garantire adeguate competenze per quanto riguarda le modalità di gestione e di valutazione della qualità delle
piattaforme di apprendimento mediante e-learning e dei relativi risultati di apprendimento. Gli studenti valutatori
devono essere in grado di dimostrare una adeguata conoscenza dell’intera struttura universitaria.
Data inizio
Ateneo Data fine visita
visita
Università degli Studi di FOGGIA 13/11/2017 17/11/2017
Università degli Studi della BASILICATA 19/11/2017 24/11/2017
Università degli Studi di BOLOGNA 27/11/2017 01/12/2017
Università degli Studi di CASSINO e del LAZIO MERIDIONALE 27/11/2017 01/12/2017
Università Telematica GUGLIELMO MARCONI 11/12/2017 14/12/2017
Università degli Studi di NAPOLI “Federico II” 11/12/2017 15/12/2017
Università degli Studi di TRENTO 16/04/2018 20/04/2018
Università degli Studi di Siena 07/05/2018 11/05/2018
Università degli Studi di ROMA “Tor Vergata” 14/05/2018 18/05/2018
Università Telematica “ITALIAN UNIVERSITY LINE” - IUL 29/05/2018 01/06/2018
Università “Ca’ Foscari” VENEZIA 15/10/2018 18/10/2018
Università degli Studi di MESSINA 22/10/2018 26/10/2018
Università degli Studi di FIRENZE 22/10/2018 26/10/2018
Università degli Studi di BARI ALDO MORO 12/11/2018 16/11/2018
Università degli Studi di PADOVA 12/11/2018 16/11/2018
Università degli Studi di GENOVA 19/11/2018 23/11/2018
Università degli Studi di TRIESTE 26/11/2018 29/11/2018
Università degli Studi di BERGAMO 26/11/2018 29/11/2018
Università degli Studi di VERONA 26/11/2018 07/12/2018
Università degli Studi di SALERNO 03/12/2018 07/12/2018
Università degli Studi di BRESCIA 10/12/2018 14/12/2018
Link Campus University 14/01/2019 18/01/2019
Mediterranea di REGGIO CALABRIA 26/02/2019 01/03/2019
Università degli Studi di MILANO-BICOCCA 11/03/2019 15/03/2019
“Sapienza” Università di ROMA 25/03/2019 29/03/2019
Libera Università di BOLZANO 09/04/2019 12/04/2019
Università degli Studi di NAPOLI “Parthenope” 14/05/2019 17/05/2019
Università degli Studi del SALENTO 20/05/2019 23/05/2019
Università degli Studi di SASSARI 20/05/2019 23/05/2019
Politecnico di BARI 21/05/2019 24/05/2019
Università degli Studi di ROMA “Foro Italico” 28/05/2019 31/05/2019
Università degli Studi del SANNIO di BENEVENTO 08/10/2019 11/10/2019
Università degli Studi INSUBRIA Varese-Como 15/10/2019 18/10/2019
Libera Università “Vita Salute S. Raffaele” di MILANO 21/10/2019 25/10/2019
Politecnico di MILANO 11/11/2019 15/11/2019
HUMANITAS University 18/11/2019 21/11/2019
Università degli Studi di NAPOLI “L’Orientale” 26/11/2019 29/11/2019
Università della Campania “Luigi Vanvitelli” 03/12/2019 06/12/2019
Università per Stranieri “Dante Alighieri” di REGGIO CALABRIA 12/10/2020 16/10/2020
Università “Carlo Cattaneo” - LIUC 26/10/2020 30/10/2020
Università degli Studi “Magna Graecia” di CATANZARO 02/11/2020 06/11/2020
Data inizio
Ateneo Data fine visita
visita
Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di NAPOLI 09/11/2020 13/11/2020
Università degli Studi ROMA TRE 23/11/2020 27/11/2020
Università degli Studi “G. d’Annunzio” di CHIETI-PESCARA 30/11/2020 04/12/2020
Università degli Studi di SCIENZE GASTRONOMICHE 30/11/2020 04/12/2020
Fonte: Mur relazione 2021 per Referto Universitario.
122Igiudizi di accreditamento periodico sono graduati secondo la scala prevista dall’art. 3, comma 3, del d.m. n. 6/2019,
per le Università con almeno il 70 per cento dei corsi in modalità convenzionale o mista, i livelli e i rispettivi giudizi
sono: a) molto positivo, b) pienamente soddisfacente; c) soddisfacente; d) condizionato; e) insufficiente.
TAVOLA 47
UNIVERSITÀ CON ALMENO IL 70 PER CENTO DEI CORSI IN MODALITÀ CONVENZIONALE O MISTA
PRIMO RAPPORTO ANVUR ACCREDITAMENTO GIUDIZIO DI ACCREDITAMENTO
PERIODICO GRADUATO SECONDO IL DM 6/2019
CENTRO
Università di Cassino e del Lazio Meridionale Soddisfacente
Università di Pisa Pienamente soddisfacente
Università di Roma “La Sapienza” Pienamente soddisfacente
Università di Roma “Foro Italico” Soddisfacente
Università di Roma “Tor Vergata” Soddisfacente
Università di Siena Soddisfacente
Università di Teramo Soddisfacente
SUD- ISOLE
Università di Bari “Aldo Moro” Pienamente soddisfacente
Università della Basilicata Soddisfacente
Università di Cagliari Pienamente soddisfacente
Università di Foggia Soddisfacente
Università “Mediterranea” di Reggio Calabria Soddisfacente
Università di Messina Soddisfacente
Università di Napoli “Parthenope” Pienamente soddisfacente
Università di Napoli “Federico II” Soddisfacente
Università di Palermo Soddisfacente
Università di Salerno Pienamente soddisfacente
Università del Sannio di Benevento Soddisfacente
NORD
Università di Bergamo Pienamente soddisfacente
Università di Brescia Soddisfacente
Università di Bologna Pienamente soddisfacente
Università di Genova Soddisfacente
Università di Milano Bicocca Pienamente soddisfacente
Università di Padova Molto positivo
Università di Parma Molto positivo
Università di Pavia Soddisfacente
Università di Trento Molto positivo
Università di Trieste Molto positivo
Università di Venezia “Ca’ Foscari” Pienamente soddisfacente
Università di Verona Pienamente soddisfacente
Fonte: ANVUR pubblicazione 10 ottobre 2019, rielaborazione Cdc.
2016/2019, riportati nelle due tavole soprastanti, si è ritenuto interessante esaminare per
alcune Università gli esiti della valutazione eseguita.
Ai fini dell’Accreditamento Periodico per l’Università “La Sapienza” di Roma,
l’attività di verifica ha preso avvio con l’esame a distanza della documentazione da parte
della Commissione di Esperti per la Valutazione (CEV) il 21 gennaio 2019,
successivamente la visita degli esperti ha avuto luogo nei giorni 25-29 marzo 2019. Oltre
al sistema di AQ a livello di ateneo, sono stati oggetto di valutazione anche quindici corsi
di studio e tre Dipartimenti, fra i quali quello di eccellenza, il Dipartimento di Fisica.
Dalla Relazione finale della CEV, trasmessa all’ANVUR il 30 ottobre 2020, emergono
punti di forza e aree di miglioramento in diversi ambiti. Tra gli elementi positivi
riscontrati si individuano: le diverse iniziative di orientamento e tutoraggio; la
programmazione e il monitoraggio dell’offerta formativa; le iniziative volte al
miglioramento dell’attrattività internazionale nonché all’incremento dell’offerta
formativa in lingua inglese. Migliorabile risulta, invece, il monitoraggio delle iniziative
di Terza Missione, in particolare in termini di impatto sullo sviluppo sociale, culturale ed
economico. Pertanto, le valutazioni espresse dalla Commissione di Esperti della
Valutazione hanno condotto al giudizio finale, espresso secondo la scala definita dal
decreto ministeriale, corrispondente a “pienamente soddisfacente”, con punteggio finale
pari a 7,41.
Per l’Università di Parma, l’esame a distanza della documentazione da parte della
Commissione di Esperti per la Valutazione (CEV), ha preso avvio il 24 gennaio 2019. La
visita della CEV presso la sede di Parma ha avuto luogo dall’8 al 12 aprile 2019 e, oltre
al sistema di AQ a livello di Ateneo, sono stati oggetto di valutazione anche nove corsi
di studio e due Dipartimenti. Dalla Relazione finale della CEV, trasmessa all’ANVUR
l’11 luglio 2019, emergono numerosi elementi positivi tra cui, la particolare attenzione
alle aspettative degli studenti, realizzate attraverso l’offerta di una gamma di servizi di
alta qualità e la progettazione di un’offerta formativa articolata per aree tematiche
strategiche, attenta alle eccellenze del territorio e in grado di promuovere percorsi
innovativi e interdisciplinari. Ancora da migliorare è risultato, sia il livello di
internazionalizzazione della didattica, in termini di rapporti e accordi internazionali e
partecipazione degli studenti ai programmi offerti sia la scarsa partecipazione degli
studenti per alcuni Corsi di Studio (CdS). Dalle valutazioni effettuate dagli esperti appare
come l’attività dell’Ateneo sia caratterizzata da una effettiva corrispondenza tra gli
obiettivi strategici posti e la declinazione degli stessi in azioni strategiche coerenti. Sulla
base delle valutazioni e della documentazione oggetto d’esame, il Consiglio Direttivo
dell’ANVUR il 9 ottobre 2019 ha deliberato una proposta al MIUR di accreditamento con
livello A, corrispondente al giudizio “molto positivo” con punteggio finale pari a 7,88.
Anche l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, sottoposta ad
accreditamento periodico, ha ricevuto la visita della CEV presso le varie sedi dall’11 al
15 dicembre 2017, successivamente all’esame a distanza della documentazione che aveva
123 Il decreto ha, inoltre, istituito un Comitato di esperti per il controllo dei requisiti di operatività delle Università
telematiche, poi sostituito dal CNVSU (d.m. 15 aprile 2005), che ha definito, nel doc. n. 10/05, i criteri di valutazione
per l’accreditamento degli atenei telematici e per l’accreditamento dei corsi di studio a distanza delle Università.
Successivamente l’ANVUR è succeduta in tali compiti a seguito del regolamento delle proprie funzioni con d.P.R. 1°
febbraio 2010, n. 76, emanato quattro anni dopo la sua costituzione, disposta dall’art. 2, comma 140, del decreto-legge
3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286.
124 Si tratta delle seguenti Università:
[Link]à Online Guglielmo Marconi, istituita con d.m 1° marzo 2004, Roma;
[Link]à Online Unitelma Sapienza, istituita con d.m. 7 maggio 2004, Roma;
[Link]à Online Internazionale Uninettuno – UTIU, istituita con d.m. 15 aprile 2005 Roma;
[Link]à Online Niccolò Cusano, istituita con d.m. 10 maggio 2006, Roma;
[Link]à Online eCampus, istituita con d.m. 30 gennaio 2006, Novedrate;
[Link]à Online San Raffaele, istituita con d.m. 8 maggio 2006, Roma e Milano;
[Link]à Online Mercatorum, autorizzata con d.m. 10 maggio 2006, Roma;
[Link]à Online Pegaso, istituita con d.m. 20 aprile 2006, Napoli;
[Link]à Online IUL, istituita con d.m. 2 dicembre 2005, Firenze;
[Link]à Online Giustino Fortunato, istituita con d.m. 13 aprile 2006 Benevento;
[Link]à Online Leonardo Da Vinci, istituita con d.m. 16 novembre del 2004, Torrevecchia Teatina (CH).
125 L’art. 2, comma 148, del d.l. n. 262/2006 dispone che “Per le finalità di cui all'articolo 26, comma 5, della legge
27 dicembre 2002, n. 289, si provvede con regolamento del Ministro dell'Università e della ricerca, di concerto con il
Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, fermi restando i princìpi e i criteri enunciati nella medesima disposizione e
prevedendo altresì idonei interventi di valutazione da parte del Comitato nazionale per la valutazione del sistema
universitario (CNVSU) sull'attività svolta, anche da parte delle Università e delle istituzioni già abilitate al rilascio
dei titoli accademici alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Fino alla data di
entrata in vigore del regolamento, non può essere autorizzata l'istituzione di nuove Università telematiche abilitate al
rilascio di titoli accademici.”. Il divieto di istituzione di nuove Università telematiche è stato sempre riproposto negli
anni fino ad oggi anche nelle Linee generali di indirizzo della programmazione delle Università di volta in volta
emanate dal Ministero su base triennale anche valorizzando un principio di sviluppo sostenibile del sistema
universitario (Cfr. art. 3 del d.m. 15 ottobre 2013 n. 827; art. 6, comma 1, del d.m. 08/08/2016, n. 635; art. 6, comma
2, del d.m. 25/10/2019, n. 989).
126 Invero con d.m. n. 50/2010 era stato previsto anche un divieto di istituzione di nuovi corsi di studio da parte delle
Università riconosciute, ma tale diposizione, limitativa di un potere ed esorbitante rispetto all’area del divieto della
fonte normativa primaria, è stata disapplicata dalla giurisprudenza amministrativa in quanto ritenuta illegittima. Cfr.
TAR Lazio, n. 4400/2012 per cui “l’art. 2, comma 148, ex d.l. del 2006, n. 262 facoltizza l’Amministrazione alla
sospensione dei procedimenti autorizzatori correlati alla sola “…istituzione di nuove Università telematiche abilitate
al rilascio di titoli accademici…”.” mentre il d.m. 23 dicembre 2010, n. 50 (paragrafo 25 all'All. B e par. 30 dell'All.
B) estende il divieto anche “… alla attivazione di nuovi corsi a distanza.” ed “alla istituzione di nuovi corsi di
studio…”. Il divieto imposto dalla legge cioè riguarda l’insorgenza di nuove figure soggettive universitarie e non opera
per l’attivazione di nuovi corsi di studio per figure soggettive universitarie già operanti, con la conseguenza che nella
specie tale prescrizione di salvaguardia risulta illegittimamente introdotta con mero atto amministrativo senza che la
stessa sia supportata da una specifica e tassativa previsione legislativa, non essendo consentito all'amministrazione di
adottare delle determinazioni soprassessorie in vista di future modifiche dell'assetto ordinamentale, al di fuori dei casi
tassativamente previsti della legge, con la conseguenza che l’attivato potere atipico soprassessorio ex d.m. 2010, n. 50
risulta recta via contrastante con i fondamentali principi di continuità della funzione amministrativa al fine anche di
scongiurare il rischio che all'effetto tipico di natura meramente cautelare si sovrapponga quello improprio di una
permanente compressione del diritto dei suoi cittadini destinatari, che rimarrebbero soggetti all'arbitrio della singola
Amministrazione e risulterebbe irrimediabilmente compressa la libertà e 1'autonomia delle Università sancite dall'
art. 33 della Costituzione, nonché l'imparzialità, l'efficacia e l'efficienza dell' azione amministrativa di cui all'art 97
della Costituzione.
Le suindicate misure soprassessorie ministeriali ex d.m. 2010, n. 50 si pongono pertanto in manifesta violazione del
disposto di cui all’ art. 2, comma 148 ex d.l. del 2006, n. 262 in quanto la legge sancisce il divieto esclusivamente nei
confronti dei procedimenti autorizzatori istitutivi di nuove Università telematiche abilitate al rilascio di titoli
accademici e non contempla …i procedimenti autorizzatori istitutivi di nuovi corsi a distanza o di nuovi corsi di
studio…”.
127
D.m. 2 marzo 2018, n. 196.
128 La norma faceva inoltre rinvio all’art. 2, comma 5, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio
1998, n. 25, in buona parte ad oggi abrogato e comunque non più applicabile alle telematiche per il sopravvenuto divieto
di nuova istituzione di cui alla legge n. 262/2006, citata nel testo.
129 Cfr. art. 1, comma 4, della legge n. 240/2010, che prevede che “il Ministero, nel rispetto della libertà di
insegnamento e dell'autonomia delle Università, indica obiettivi e indirizzi strategici per il sistema e le sue componenti
e, tramite l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) per quanto di sua
competenza, ne verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito (...)” e artt.
6 e 7 del d. lgs. del 27 gennaio 2012, n. 19 che prevedono che con decreto del Ministro siano adottati e rivisti ogni
triennio gli indicatori per l'accreditamento iniziale e periodico dei corsi e delle sedi e per la valutazione periodica
dell'efficienza, della sostenibilità economico-finanziaria delle attività e dei risultati conseguiti dalle singole Università
nell'ambito della didattica e della ricerca, delle Università statali e non statali legalmente riconosciute, ivi comprese le
Università telematiche, proposti dall'ANVUR, sulla base “delle linee generali d'indirizzo della programmazione delle
Università”.
Come accennato gli indici di valutazione della qualità delle Università telematiche
si differenziano da quelli delle Università che svolgono la prevalente attività in presenza,
prevedendo oltre ai requisiti numerici di rapporto docenti/studenti, una serie di requisiti
volti a garantire la qualità dell’erogazione della didattica a distanza e delle relative
dotazioni tecnologiche, l’aggiornamento tecnico, la coerenza delle scelte didattiche con
lo strumento di insegnamento adottato e la loro idoneità a garantire un’idonea
preparazione degli studenti.
Pertanto, i livelli di valutazione, proposti con i medesimi termini di giudizio adottati
per le Università in presenza, “A - molto positivo; B - pienamente soddisfacente; C –
soddisfacente; D – condizionato; E - insoddisfacente”, non rispecchiano i contenuti
valutativi delle Università telematiche. Proprio a marcare questa differenza, per queste
ultime le valutazioni sono classificate aggiungendo la specifica “tel” (telematica) a
seguire della corrispondente lettera di riferimento. Pertanto, per le telematiche i giudizi
sono: “A-tel, molto positivo; B-tel, pienamente soddisfacente; C-tel, soddisfacente; D-
tel, condizionato; E-tel, insoddisfacente”130. Rimane fermo che in caso di giudizio finale
condizionato le Università ricevono indicazioni verificate in sede di successivo follow up,
al fine del miglioramento delle criticità rilevate e che in caso di giudizio “insoddisfacente”
la sede viene conseguentemente soppressa.
Alla valutazione dopo il primo quinquennio di attività, per gli esercizi 2016, 2017
e 2019, hanno avuto titolo a ricevere contributi pubblici solo le Università con giudizio
di accreditamento periodico positivo (“soddisfacente”131). Solo per l’anno 2018 sono state
ammesse a contributo anche le Università non statali giudizio condizionato 132.
La tavola seguente esprime il valore in milioni di euro dei contributi ricevuti dalle
Università telematiche che presentavano valutazione positiva per gli esercizi 2016-2019.
Si deve tener conto che una percentuale pari al 20 per cento della contribuzione è destinata
alla quota premiale di cui all’art. 12 della legge n. 240/2010.
TAVOLA 48
CONTRIBUTI ALLE UNIVERSITÀ TELEMATICHE
(in milioni)
Programma/capitolo Stanziamento definitivo
130
Gli indici di valutazione per il periodo 2016-2019 sono riportati nel d.m. n. 987/2016.
131
Cfr. d.m. 29 dicembre 2016, n. 999; 29 dicembre 2017, n. 1050; 23 dicembre 2019, n. 1174.
132 Cfr. d.m. 23 marzo 2018, n. 240.
133
Cfr. d.m. 23 dicembre 2013, n. 1061, d.m. 2 dicembre 2015, n. 918.
Per l’Università telematica Leonardo da Vinci è disponibile la VQR sul periodo di visite 2004-2010, pubblicata da
134
CAPITOLO SESTO
evidente correlazione con il principio di eguaglianza tra i cittadini più e meno abbienti
sancito dall’art. 3 della Costituzione.
In tale quadro delineato dalla Carta fondamentale del nostro Paese, è stato emanato
il [Link]. n. 68 del 29 marzo 2012 che, in attuazione della delega prevista dall’art. 5 della
legge n. 240 del 30 dicembre 2010, ha disposto la “Revisione della normativa di principio
in materia di diritto allo studio e valorizzazione dei collegi universitari legalmente
riconosciuti” le cui disposizioni sono rivolte a tutti gli studenti iscritti ai corsi svolti dalle
università, dalle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) e
dalle Scuole superiori per mediatori linguistici abilitate a rilasciare titoli equipollenti ai
diplomi di laurea conseguiti presso le università.
L’intento del Governo è stato sia quello di conferire alla materia la necessaria
organicità normativa al fine di dare concreta attuazione al principio costituzionale
secondo il quale è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico
e sociale che limitano l’accesso all’istruzione superiore, sia di dare una definizione
pragmatica dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) erogate dalle università statali.
Il [Link]. n. 68/2012, in particolare agli artt. 2 e 3, ha previsto vari servizi e strumenti
nonché i relativi livelli essenziali delle prestazioni (LEP) al fine di garantire il diritto allo
studio sull’intero territorio nazionale, individuando le differenti competenze che fanno
capo ai diversi soggetti istituzionali coinvolti.
Nell’ambito del riparto di competenze delineato con il citato intervento normativo,
risulta attribuita allo Stato la competenza esclusiva in materia di determinazione dei livelli
essenziali delle prestazioni (LEP); rientra invece nelle prerogative delle Regioni a statuto
ordinario la competenza esclusiva in materia di diritto allo studio, assumendo le decisioni
e attivando gli interventi idonei al concreto ed effettivo esercizio di tale diritto. Alle
regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano viene
riconosciuto un maggiore spazio di manovra rispetto alle competenze ad esse spettanti
sulla base dei rispettivi statuti, tenuto conto dei LEP. È inoltre previsto che alle università
e alle istituzioni AFAM spetti di organizzare i propri servizi – compresi quelli di
tutoraggio ed orientamento – nei limiti delle risorse a disposizione, allo scopo di
permettere il pieno successo formativo, prevedendo anche attività di tipo culturale,
sportivo e ricreativo, ovvero mediante interscambi tra studenti di università straniere ed
italiane, anche nell’ambito di programmi europei e internazionali. Inoltre, secondo quanto
prescritto dall’art. 12, è compito del Ministero dell’università e della ricerca (MUR),
d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze, attraverso l’utilizzo di specifiche
risorse, favorire e sostenere accordi di programma e protocolli di intesa per favorire il
raccordo tra le diverse istituzioni preposte al successo formativo degli studenti e
potenziare la tipologia di servizi e interventi posti in essere dalle stesse.
In questo sistema di competenze ripartite, in particolare, al fine di garantire
l’erogazione dei LEP in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, l’art. 7, comma 7,
ha previsto che il MUR, con proprio decreto emanato di concerto con il MEF, d’intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano, sentito il Consiglio nazionale degli studenti universitari, determini
l’importo standard della borsa di studio da assicurare a tutti gli studenti aventi i requisiti
di eleggibilità previsti dall’articolo 8, nei limiti delle risorse disponibili.
Attualmente, il suddetto decreto attuativo è ancora in fase di predisposizione ed è
oggetto di approfondimento da parte di un Tavolo tecnico interistituzionale costituito da
tutti i soggetti istituzionali coinvolti. Va ricordato peraltro che un primo tentativo di dare
attuazione a tale previsione si era avuto già nel 2013: in quella occasione il MUR aveva
predisposto, di concerto con il MEF, uno schema di decreto ministeriale che indicava la
determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei requisiti di eleggibilità per il
diritto allo studio universitario, tuttavia non è stato possibile addivenire alla definizione
del decreto non essendo stata raggiunta l’intesa in sede di Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano.135
Secondo quanto previsto dall’art. 8 del [Link]. n. 68/2012, deve essere assicurata, nei
limiti delle risorse finanziarie stanziate sullo stato di previsione del Ministero,
l’erogazione del beneficio economico della borsa di studio agli studenti in possesso dei
requisiti economici e di merito, definiti con decreto ministeriale. In assenza della
definizione dei LEP e dell’adozione del citato decreto attuativo, continuano ad applicarsi
le disposizioni relative ai requisiti di merito e di condizione economica indicate dal dPCM
9 aprile 2001. Per i requisiti di merito si utilizzano come parametro i crediti formativi
universitari (CFU), mentre le condizioni economiche dello studente sono individuate
sulla base dell’indicatore ISEE. Sono, altresì, previste, come modalità integrative di
selezione, l’Indicatore della situazione economica all’estero e l’Indicatore della
situazione patrimoniale equivalente. I limiti massimi di ciascun indicatore – entro cui
regioni, province autonome e università possono fissare la soglia massima – sono
aggiornati annualmente con decreto ministeriale. Per quanto riguarda i livelli essenziali
delle prestazioni in materia di borse di studio, per ciò che attiene più specificamente alla
determinazione del quantum da erogare, il decreto legislativo all’art.7, comma 7, prevede
che con cadenza triennale con decreto emanato dal MUR di concerto con il Ministero
dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza permanente Stato-Regioni e
sentito il parere del Consiglio nazionale degli studenti universitari, l’importo da
corrispondere agli studenti beneficiari deve dipendere dalle differenze territoriali
correlate ai costi di mantenimento agli studi. Tale importo deve essere calcolato, in
maniera separata per gli studenti fuori sede, pendolari o in sede e in relazione alle
componenti di costo relative al materiale didattico, trasporti, ristorazione, alloggio e
accesso alla cultura136.
2020/2021.
137
Sul punto, si rimanda anche alle valutazioni espresse dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle
Amministrazioni dello Stato con la deliberazione 23 dicembre 2020, n. 16/2020/G in materia di finanziamento delle
borse di studio e funzionamento del fondo integrativo delle borse di studio.
dall’insieme delle regioni che accedono alla quota premiale, superi il 50 per cento del
totale della spesa per studenti idonei sostenuta da tutte le regioni, la percentuale di quota
premiale del FIS sarà pari al 20 per cento. La “quota premiale” del FIS è attribuita
esclusivamente alle regioni che, alla data del 30 aprile del medesimo anno del riparto,
avranno dedicato risorse proprie in misura superiore al 40 per cento dell’assegnazione del
FIS dell’anno precedente, tenendo conto che, in virtù anche di quanto specificato all’art.
18, comma 1, lettera c) del [Link]. n. 68/2012, nel computo delle risorse proprie non deve
essere considerato il gettito derivante dalla tassa regionale e, tenendo conto che le risorse
attribuite dallo Stato alle regioni quale quota premiale, non possono essere considerate ai
fini del calcolo della quota a carico delle regioni. Il riparto della quota premiale tiene
conto della sola quota in valore assoluto di risorse proprie che ecceda il 40 per cento del
FIS ed è effettuato sulla base dell’incidenza percentuale della spesa di ciascuna regione
ammessa a concorrere a tale quota premiale sul totale della spesa delle regioni ammesse,
pertanto più alta sarà la percentuale di risorse proprie impiegate dalle regioni rispetto alla
soglia minima del 40 per cento, più alta sarà la quota premiale che quella regione otterrà
in sede di riparto del FIS.
Si è ritenuto, al termine del primo triennio di attuazione, di intervenire sul D.I.
n.798/2017, che aveva cessato la sua vigenza, con alcuni correttivi, emanando il nuovo
decreto interministeriale MUR-MEF n. 853/2020 per la determinazione dei fabbisogni
finanziari regionali e la definizione dei criteri di riparto del FIS ai fini della concessione
delle borse di studio per il triennio 2020/2022.
Per quanto riguarda le risorse statali disponibili per l’erogazione delle borse di
studio, nella tavola che segue è indicato, per ogni esercizio finanziario l’importo FIS
assegnato per ciascuno degli anni accademici, dal 2016/2017 al 2020/2021.
TAVOLA 49
STANZIAMENTI DEL FONDO INTEGRATIVO STATALE
(in euro)
ESERCIZIO
ANNO ACCADEMICO IMPORTO FIS
FINANZIARIO
2016 2016/2017 216.814.548
2017 2017/2018 222.814.548
2018 2018/2019 237.357.372
2019 2019/2020 254.827.384
2020 2020/2021 307.835.399
Fonte: dati MUR
TAVOLA 50
PERCENTUALE DI RIPARTIZIONE DEL FIS PER AREE GEOGRAFICHE
RISORSE DISPONIBILI PER L’EROGAZIONE DELLE BORSE DI STUDIO E GRADO DI SODDISFAZIONE DEGLI
IDONEI
n. n. studenti
Importo n. studenti % di
Anno Spesa regionale* Importo FIS studenti non
complessivo beneficiari soddisfazione
idonei soddisfatti
TAVOLA 52
GRADO DI SODDISFAZIONE STUDENTI IDONEI PER REGIONI A.A. 2016/2017-2019/2020
RILEVAZIONE FIS 2017 RILEVAZIONE FIS 2018 RILEVAZIONE FIS 2019 RILEVAZIONE FIS 2020
REGIONI
soddisfazione
soddisfazione
soddisfazione
soddisfazione
Beneficiari
Beneficiari
Beneficiari
Beneficiari
Idonei
Idonei
Idonei
Idonei
%
%
Abruzzo 5.575 5.270 94,53 5.431 5.431 100 5.573 5.573 100 5.833 5.833 100
Basilicata 1.193 1.193 100 1.297 1.297 100 1.453 1.453 100 1.294 1.294 100
Calabria 7.989 5.767 72,19 9.219 8.942 97 10.010 9.034 90,25 10.882 10.815 99,38
Campania* 13.992 7.608 54,37 16.500 16.500 100 20.489 20.489 100 23.372 23.372 100
Emilia R. 20.950 20.950 100 21.135 21.135 100 22.945 22.945 100 23.983 23.983 100
Friuli V G. 4.957 4.883 98,51 4.952 4.952 100 5.521 5.521 100 5.746 5.746 100
Lazio 18.960 12.900 68,04 20.502 20.502 100 22.104 22.104 100 26.738 25.611 95,79
Liguria 3.054 3.054 100 3.174 3.174 100 3.097 3.097 100 3.297 3.297 100
Lombardia 19.107 18.377 96,18 21.109 20.532 97,27 23.314 22.523 96,61 25.291 24.412 96,52
Marche 5.157 5.157 100 5.414 5.414 100 5.666 5.666 100 5.780 5.780 100
Molise 683 632 92,53 640 591 92,34 690 630 91,3 689 628 91,15
Piemonte 10.299 10.299 100 12.261 12.261 100 13.715 13.715 100 13.779 13.779 100
Puglia 14.396 14.396 100 15.828 15.828 100 17.533 17.533 100 18.484 18.484 100
Sardegna 7.982 7.862 98,5 8.049 8.049 100 9.138 9.138 100 9.983 9.983 100
Sicilia 17.754 13.273 74,76 18.773 12.823 68,31 20.314 14.693 72,33 22.368 17.615 78,75
Toscana 14.074 12.894 91,62 13.482 13.482 100 13.814 13.814 100 14.719 14.719 100
Umbria 3.876 3.876 100 4.338 4.338 100 4.568 4.568 100 4.533 4.533 100
Valle
135 135 100 160 160 100 147 147 100 153 153 100
d’Aosta
Veneto 11.306 11.306 100 12.160 12.160 100 13.097 12.987 99,16 14.334 14.140 98,65
Totale 181.439 159.832 88,09 194.424 187.571 96,48 213.188 205.630 96,45 231.258 224.177 96,94
*Il dato della Campania relativo all’a.a. 2019/2020 riportato in tabella è riferito ad una data successiva a quella del 30 aprile
2020 (come comunicato al Ministero dalla Regione stessa con nota formale).
Fonte: dati MUR
TAVOLA 53
GRADO DI SODDISFAZIONE DEGLI STUDENTI IDONEI
2019 2020
Quota Fondo N. % Quota Fondo N.
Regioni Riparto Fondo N. studenti Riparto Fondo N. studenti %
Spese Regionali Integrativo studenti Spese Regionali Integrativo studenti
Integrativo 2019 beneficiari soddisfazione Integrativo 2020 beneficiari soddisfazione
2018 Idonei 2019 Idonei
ABRUZZO 6.685.281,54 7.657.632,83 7.995.410,76 5.573 5.573 100,00% 8.034.666,79 7.995.410,76 8.471.978,52 5.833 5.833 100,00%
BASILICATA 1.763.596,55 1.576.658,45 1.608.723,35 1.453 1.453 100,00% 1.354.514,85 1.608.723,35 1.788.271,19 1.294 1.294 100,00%
CALABRIA 15.597.490,36 16.316.838,88 16.161.988,23 10.010 9.034 90,25% 22.023.072,27 16.161.988,23 21.032.903,57 10.882 10.815 99,38%
CAM PANIA 18.556.940,23 9.194.147,37 11.224.034,92 20.489 20.489 100,00% 1.308.038,88 11.224.034,92 10.220.043,67 23.372 23.372 100,00%
EM ILIA-
39.818.611,76 28.209.044,50 31.314.421,39 22.945 22.945 100,00% 43.829.518,54 31.314.421,39 37.906.384,89 23.983 23.983 100,00%
ROM AGNA
FRIULI
VENEZIA 8.105.137,64 7.140.636,46 7.575.068,77 5.521 5.521 100,00% 7.905.777,00 7.575.068,77 9.148.302,59 5.746 5.746 100,00%
GIULIA
LAZIO 28.389.427,83 22.653.357,69 24.955.596,54 22.104 22.104 100,00% 46.408.581,65 24.955.596,54 32.977.572,79 26.738 25.611 95,79%
LIGURIA 2.493.877,66 3.942.357,74 3.926.414,14 3.097 3.097 100,00% 3.688.007,46 3.926.414,14 4.576.647,51 3.297 3.297 100,00%
LOM BARDIA 25.197.944,44 16.107.232,16 20.666.991,15 23.314 22.523 96,61% 27.141.024,45 20.666.991,15 25.566.494,14 25.291 24.412 96,52%
M ARCHE 8.545.130,92 10.495.215,33 10.932.879,53 5.666 5.666 100,00% 9.006.552,43 10.932.879,53 12.622.871,97 5.780 5.780 100,00%
M OLISE 118.165,78 960.090,51 707.415,48 690 630 91,30% 384.596,02 707.415,48 685.839,16 689 628 91,15%
PIEM ONTE 21.173.411,89 12.406.509,11 15.010.467,63 13.715 13.715 100,00% 19.091.665,17 15.010.467,63 19.191.004,71 13.779 13.779 100,00%
PUGLIA 25.723.874,67 19.453.391,73 20.679.644,28 17.533 17.533 100,00% 34.718.061,32 20.679.644,28 26.667.525,97 18.484 18.484 100,00%
SARDEGNA 15.797.116,72 12.020.483,41 13.909.348,45 9.138 9.138 100,00% 18.121.539,71 13.909.348,45 16.566.847,35 9.983 9.983 100,00%
SICILIA 6.636.758,61 25.934.307,39 23.196.974,84 20.314 14.693 72,33% 20.740.918,77 23.196.974,84 27.266.065,69 22.368 17.615 78,75%
TOSCANA 13.622.271,06 23.709.536,94 23.778.402,08 13.814 13.814 100,00% 28.903.727,92 23.778.402,08 28.292.726,06 14.719 14.719 100,00%
UM BRIA 7.726.501,15 6.736.017,69 7.673.248,53 4.568 4.568 100,00% 6.808.949,16 7.673.248,53 8.510.564,25 4.533 4.533 100,00%
VALLE
69.504,13 175.215,87 182.196,76 147 147 100,00% 154.263,25 182.196,76 181.111,15 153 153 100,00%
D'AOSTA
VENETO 14.742.904,37 12.668.698,03 13.328.157,17 13.097 12.987 99,16% 18.710.673,63 13.328.157,17 16.162.243,82 14.334 14.140 98,65%
TOTALE 260.763.947,31 237.357.372,08 254.827.384,00 213.188 205.630 96,45% 318.334.149,26 254.827.384,00 307.835.399,00 231.258 224.177 96,94%
corso”: in questo caso il contributo non può superare il 50 per cento della quota eccedente
i 13.000 euro. Vale la pena di anticipare sin d’ora che, a partire dall’a.a. 2020/2021, è
stata predisposta una ulteriore estensione della No Tax Area a seguito dell’adozione del
decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio
2020, n. 77.
Per ciò che riguarda gli incentivi alle iscrizioni per particolari corsi di studio, il
decreto-legge 15 maggio 2003, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 11
luglio 2003, n. 170, prevede l’esonero dalla contribuzione studentesca o altre forme di
supporto agli studi per gli iscritti a corsi di laurea ritenuti di particolare interesse strategico
per il Paese. Su base pluriennale il Ministero definisce quali sono gli ambiti disciplinari
oggetto di tale intervento e dal 2014 vi è sempre stata continuità rispetto agli ambiti di
intervento prescelti. Dal 2017 si è ritenuto di incentivare ulteriormente l’iscrizione delle
studentesse a questi corsi di laurea, considerando i differenti indici di iscrizione per
genere esistenti.
Per gli anni accademici dal 2014/2015 al 2018/2019, i dati forniti dal Ministero
riportati nella tavola sottostante, indicano una percentuale in netta crescita degli studenti
esonerati totalmente rispetto al totale degli iscritti negli atenei statali, anche negli atenei
non statali si registra una crescita percentuale seppure minima, al contrario negli atenei
statali telematici la percentuale è in calo.
TAVOLA 54
PERCENTUALE ESONERI TOTALI SU TOTALE ISCRITTI
Passando agli esoneri parziali, per lo stesso periodo, l’incidenza percentuale degli
studenti esonerati parzialmente rispetto al totale degli iscritti, aumenta negli atenei statali
dal 2014/2015 al 2017/2018 ma subisce un’inversione di tendenza nell’anno accademico
2018/2019.
Per gli atenei non statali e per gli atenei non statali telematici la percentuale è in
calo, ma è interessante notare il dato percentuale degli esonerati parziali rispetto al totale
degli iscritti per gli atenei non statali telematici che è nettamente superiore alla
percentuale degli stessi soggetti frequentanti gli atenei statali. Tale fenomeno appare
essere in diretta correlazione con le convenzioni che le università telematiche stipulano
con enti esterni, determinando agevolazioni e riduzioni nella retta di iscrizione.
TAVOLA 55
PERCENTUALE ESONERI PARZIALI SU TOTALE ISCRITTI
Non statali Non statali
Anno Statali
telematici esclusi telematici
2014/2015 7 3 9,5
2015/2016 7,8 23,7 7,2
2016/2017 8 39,1 7,4
2017/2018 12,1 35,7 6,4
2018/2019 10,7 32,5 6,4
Fonte: MUR -Ufficio VI Gestione patrimonio informativo
e statistica
Per l’anno accademico 2017/2018 hanno beneficiato dell’esonero totale per No Tax
Area 158.619 studenti, pari all’11 per cento degli iscritti e pari al 43,9 per cento degli
esonerati totali; per la stessa motivazione di esonero totale per l’anno accademico
2018/2019 il numero degli studenti sale a 171.950 ed è pari al 12 per cento degli iscritti e
al 43,4 per cento degli esonerati totali. Se si guarda agli esoneri totali di studenti con
disabilità nell’a.a. 2016/2017 il numero è pari a 29.138, il 2,1 per cento degli iscritti e
rappresentano il 15,7 per cento degli esonerati; per l’a.a. 2017/2018 il numero di studenti
sale a 51.172, pari al 3,6 per cento degli iscritti e al 14,2 per cento degli esonerati totali,
infine nell’a.a. 2018/2019 il numero degli esonerati totali per disabilità arriva a 80.830
studenti è il 5,6 per cento degli iscritti e il 20,4 per cento degli esonerati totali.
Nel periodo considerato (dall’a.a. 2014/2015 all’a.a.2018/2019) anche per gli
Istituti AFAM statali l’incidenza percentuale degli studenti esonerati totali dalle tasse sul
totale degli iscritti aumenta, mentre diminuisce la percentuale degli esonerati parziali sul
totale degli iscritti, come riporta la tavola che segue.
TAVOLA 56
INCIDENZA PERCENTUALE DEGLI STUDENTI ESONERATI TOTALMENTE E PARZIALMENTE DALLE TASSE NEGLI
ISTITUTI AFAM STATALI, PER TIPOLOGIA DI ISTITUTO - A.A. 2014/2015 - 2018/2019
Dalla tavola che segue si evidenzia per gli Istituti AFAM non statali, nello stesso
periodo, che la percentuale degli studenti esonerati totalmente e parzialmente dal
pagamento delle tasse resta quasi costante.
TAVOLA 57
attuazione della delega, ha indicato i requisiti necessari perché una struttura ricettiva sia
qualificata come struttura residenziale universitaria, disponendo che le strutture
residenziali universitarie si differenziano tra loro in base alle funzioni ospitate, ai servizi
erogati ed alle modalità organizzative e gestionali adottate. In particolare, si
differenziano:
- in residenze universitarie, ossia strutture ricettive, dotate di spazi polifunzionali,
idonee allo svolgimento di funzioni residenziali, anche con servizi alberghieri,
strutturate in maniera tale che siano ottemperate entrambe le esigenze di individualità
e di socialità. A tali funzioni possono essere aggiunte funzioni di carattere formativo e
ricreativo, ritenute più idonee per la specificità di ciascuna struttura;
- in collegi universitari, ossia strutture ricettive, dotate di spazi polifunzionali, idonee
allo svolgimento di funzioni residenziali, con servizi alberghieri connessi, funzioni
formative, culturali e ricreative.
Ai sensi degli artt. 15-17 del medesimo [Link]. n. 68/2012, i collegi universitari
legalmente riconosciuti sono strutture private a carattere residenziale, aperte a studenti di
atenei italiani o stranieri, di elevata qualificazione formativa e culturale, che perseguono
la valorizzazione del merito e l’interculturalità della preparazione, assicurando a ciascuno
studente, sulla base di un progetto personalizzato, servizi educativi, di orientamento e di
integrazione dei servizi formativi. Il Ministero dell’università e della ricerca concede, con
proprio decreto, il riconoscimento ai collegi universitari che ne avanzano richiesta e che,
a tal fine, devono dimostrare di possedere requisiti e standard minimi a carattere
istituzionale, logistico e funzionale138. L’accreditamento è concesso con decreto del
Ministro, su domanda, il requisito richiesto a tal fine è l’aver ottenuto il riconoscimento
da almeno cinque anni e deve essere dimostrato il possesso dei requisiti e standard minimi
a carattere istituzionale, logistico e funzionale. Le scuole universitarie di alta formazione
a carattere residenziale, attivate presso le università allo scopo di offrire servizi formativi
aggiuntivi rispetto ai corsi di studio, sono riconosciute e accreditate con decreto del
Ministro, su proposta dell’ANVUR.
L’art. 23, comma 2, del decreto legislativo suddetto ha previsto inoltre, che per i
collegi universitari legalmente riconosciuti alla data dell’entrata in vigore, restavano
ferme le disposizioni vigenti e gli stessi si consideravano riconosciuti ed accreditati,
gravando sui medesimi l’obbligo di adeguarsi agli standard e requisiti previsti entro due
anni dalla data di entrata in vigore del decreto di disciplina del riconoscimento. 139
L’accreditamento è condizione necessaria per la concessione del finanziamento statale,
le modalità e le condizioni di accesso ai finanziamenti statali sono definite – in attuazione
138 In attuazione di quanto disposto dall’art. 17 del [Link]. 68/2012, sono intervenuti il d.m. 672/2016 che ha disciplinato
il riconoscimento dei collegi universitari di merito e il d.m. 673/2016 che ne ha disciplinato l’accreditamento.
139
Il D.D. 2165/2019 ha decretato quali collegi universitari legalmente riconosciuti, che si sono adeguati ai nuovi criteri
di accreditamento di cui all’art. 17 del [Link]. 68/2012 mantengono la qualifica di collegio universitario di merito
accreditato acquisita ex lege in base all’art. 23, comma 2, del medesimo [Link]., e quali non la mantengono.
dell’art. 17 del [Link]. n. 68/2012 – dal d.m. 695/2017140 e dal d.m. 763/2018141. In
particolare, quest’ultimo, ha stabilito che lo stanziamento dello stato di previsione del
MUR destinato alle residenze universitarie e ai collegi universitari di merito accreditati,
deve essere ripartito tra le residenze universitarie statali dell’università degli studi della
Calabria, della scuola superiore normale di Pisa e della scuola superiore Sant’Anna di
Pisa, che possiedono la specifica natura di istituzione universitaria a “carattere
residenziale”, in misura pari al 25 per cento dello stanziamento annuale, ulteriormente
ripartito tra le tre residenze universitarie, proporzionalmente al numero degli studenti
iscritti, tenendo conto in ogni caso che la quota complessiva da assegnare non può essere
inferiore a 3 milioni annui. Ai collegi universitari di merito accreditati è attribuita la
restante quota pari al 75 per cento dello stanziamento annuale, da ripartire tra gli stessi
sulla base dei criteri indicati nel d.m. 695/2017. Il sostegno finanziario dello Stato
consente l’accesso anche a studenti in disagiate condizioni economiche mediante
l’erogazione di borse di studio.
TAVOLA 58
RISORSE PER IL FUNZIONAMENTO A.A. 2016/2017-2020/2021
Nella tavola sono evidenziati i contributi ministeriali erogati ai collegi non statali
legalmente riconosciuti e alle Residenze universitarie statali ed emerge che le risorse
assegnate sono rimaste sostanzialmente invariate nel quinquennio considerato.
Analizzando i dati riferiti alle Residenze universitarie, nella Scuola normale
superiore, gli studenti, oltre al rimborso delle tasse universitarie, a un piccolo contributo
140 Il d.m. disciplina il riconoscimento dei Collegi che a questo fine devono dimostrare di essere in possesso di undici
requisiti: la presenza di un comitato scientifico, di un direttore a tempo pieno, la sottoscrizione del progetto formativo
personalizzato, la valutazione da parte degli studenti, l’idoneità delle strutture residenziali, la presenza di strutture
didattiche scientifiche (aule, biblioteche e laboratori) e attività di orientamento, un bando di concorso aperto anche a
candidati internazionali, la valutazione del merito degli studenti, la presenza di studenti esteri, la presenza di un
responsabile a tempo pieno per le attività formative e culturali.
141 Il d.m. disciplina l’accreditamento e l’accesso al contributo dello Stato per i Collegio che dimostrino il possesso di
dieci requisiti: la presenza di accordi collaborazione con enti e aziende per l’orientamento, l’attività di formazione
continua per il proprio personale, il bilancio certificato, l’erogazione di borse di studio e agevolazioni agli studenti, la
sottoscrizione di un progetto formativo personalizzato, la presenza di accordi con istituzioni estere, la partecipazione a
progetti di mobilità internazionale e di scambio di studenti, la certificazione ISO 9001, un fondo di dotazione, la
gestione del Collegio come finalità statutaria esclusiva o prevalente.
TAVOLA 59
SERVIZI ABITATIVI – DOMANDE NON SODDISFATTE
Università della Calabria
A.A. 2016-2017
RICHIEDENTI IDONEI AMMESSI
3.148 2.496 1.990
A.A. 2017-2018
RICHIEDENTI IDONEI AMMESSI
3.469 2.726 1.868
A.A. 2018-2019
RICHIEDENTI IDONEI AMMESSI
3.711 2.984 2.157
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
Il Collegio di merito Lucchini riconosciuto ai sensi del d.m. 672/2018 con d.m. 415
del 28.02.2018 per l’anno accademico 2018/2019 a fronte di 52 richieste di ingresso ne
ha soddisfatte 50.
La disponibilità dei posti letto offerti dagli enti che gestiscono i collegi universitari
di merito è stata pari a 4.519 all’1.11.2019. Dalla tavola sottostante, si evidenzia che è
ancora elevato il numero degli studenti richiedenti l’ingresso presso i collegi universitari
di merito non soddisfatti.
TAVOLA 60
A.A. 2016-2017
RICHIEDENTI IDONEI AMMESSI
7.690 4.791 3.725
A.A. 2017-2018
RICHIEDENTI IDONEI AMMESSI
9.158 4.931 3.801
A.A. 2018-2019
RICHIEDENTI IDONEI AMMESSI
10.119 5.119 3.901
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR 2021
mercato del lavoro; i dati142 segnalano che ad un anno dalla laurea, il 97,5 per cento dei
neolaureati dei Collegi Universitari di Merito entra nel mondo del lavoro, in media, un
neolaureato collegiale impiega 2,5 mesi per trovare il primo impiego. Questo risultato è
particolarmente rilevante nel contesto italiano, in cui il tasso di occupazione dei
neolaureati, ad un anno dal conseguimento del titolo, è pari a 50,9 per cento.
142 “Ripartire dal merito” – elaborazione The European House Ambrosetti su dati Eurostat, 2020.
per favorirne l’accesso agli studi universitari o alle istituzioni statali dell’alta formazione
artistica, musicale e coreutica.
Infine, la legge 27 dicembre 2017, n. 205 all’art.1, comma 637 riporta l’espressa
previsione che, a decorrere dal 2020, l’autorizzazione di spesa di 20 milioni di cui all’art.
1, comma 286, della legge n. 232/2016 deve essere utilizzata quale copertura del
corrispondente incremento stabile del FIS di 20 milioni di euro annui.
6.7. Le borse di mobilità per gli studenti meritevoli (art. 59 del d.l. n. 69 del
2013, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 98).
L’intervento era a favore di studenti che, secondo criteri previsti dalla norma, si
erano iscritti per l’anno accademico 2013/2014 a corsi di laurea ovvero a corsi di laurea
magistrale a ciclo unico presso università statali o non statali, escluse le telematiche, con
sede in regioni diverse da quelle di residenza degli studenti stessi e delle famiglie di
origine, destinando 5 milioni di euro per ciascuno degli gli anni 2013 e 2014 e ulteriori 7
milioni per l’anno 2015 a copertura anche delle annualità di corso successive.
Il Ministero riferisce di aver dato attuazione all’intervento con il d.m. 4 settembre
2013, prot. n. 755, mediante il quale è stato emanato il bando “Borse di mobilità per
studenti universitari immatricolati nell’anno accademico 2013/2014”, gestito attraverso
una procedura telematica accessibile sul portale Universitaly, che prevedeva
l’attribuzione delle borse sulla base di una graduatoria nazionale unica predisposta dal
Ministero, le borse anticipate dagli atenei sono state successivamente rimborsate agli
stessi da parte del Ministero.
Per il mantenimento della borsa anche per le successive annualità di corso fino al
completamento del ciclo di studi, gli studenti dovevano mantenere i requisiti per ogni
annualità di corso. Il beneficio complessivo corrisposto a coloro i quali hanno mantenuto
i requisiti richiesti per tutto l’arco temporale del ciclo di studi è stato:
- per la Laurea triennale a euro 15.000;
- per la Laurea magistrale a ciclo unico di 5 anni a euro 25.000;
- per la Laurea magistrale a ciclo unico di 6 anni a euro 30.000.
Peraltro, il comma 8, dell’art. 3 del d.m. 755/2013, prevedeva inoltre che, a
decorrere dall’anno accademico 2014/2015, l’eventuale disponibilità di risorse derivanti
dalla perdita del beneficio per, mancanza di requisiti di cui all’art. 2, comma 2, poteva
essere utilizzata dal Ministero secondo il seguente ordine di priorità:
- attribuzione della borsa di mobilità a favore degli studenti idonei in graduatoria non
beneficiari nell’anno accademico precedente ma in possesso dei requisiti di cui all’art.
2 comma 2;
- incremento proporzionale dell’importo della borsa di mobilità fino ad un importo
massimo pari a 10.000 di euro annui.
TAVOLA 61
RISORSE ERASMUS+
(in euro)
COFINANZIAMENTO
ANNO FINANZIARIO ISTITUZIONI
IGRUE (gestione MUR)
opportunità per offrire supporto linguistico così da rendere la mobilità più efficiente e più
efficace e migliorare le performance di apprendimento contribuendo al raggiungimento
di uno degli obiettivi specifici del Programma.
Attraverso il Programma Erasmus+ si è cercato di promuovere l’equità e
l’inclusione, facilitando l’accesso sia ai partecipanti provenienti da ambienti svantaggiati
e con minori opportunità per ragioni economiche, sia a coloro che fossero svantaggiati da
ragioni di disabilità fisiche, sensoriali o di altro tipo, da differenze culturali.
Gli obiettivi specifici perseguiti dal Programma Erasmus+ nel settore
dell’istruzione e della formazione hanno previsto di migliorare il livello di competenze e
skills, richieste nel mercato del lavoro e necessarie per attuare una società più coesa,
promuovere l’internazionalizzazione degli istituti di istruzione e formazione aderenti al
Programma, attraverso una collaborazione transnazionale per la costituzione di un’area
di apprendimento permanente europea.
La mobilità degli studenti è stata prevista in qualsiasi ambito tematico e disciplina
accademica, assicurando compatibilità con gli obiettivi di apprendimento del corso di
studio e lo sviluppo personale dello studente. Il periodo di studio all’estero è stato parte
del programma di studi dello studente al fine di completare una laurea, un master o
equivalente, ovvero un dottorato. Oltre al periodo di studio all’estero è stato possibile
includere anche un periodo di tirocinio, parte integrante del programma di studio dello
studente, creando in tal modo sinergie nella formazione accademica e quella
professionale.
I tirocini all’estero sono stati finanziati se svolti durante corsi di studio a ciclo breve
o di primo, secondo e terzo ciclo e, in caso di mobilità nell’ambito dei paesi del
programma, al massimo dopo un anno dal conseguimento del diploma di laurea.
Per la prossima programmazione 2021-2027, la Commissione ha avanzato a maggio
2018 la proposta per il nuovo programma Erasmus (COM(2018) 367 final), che ha
l’obiettivo generale di sostenere lo sviluppo formativo, professionale e personale degli
individui nel campo dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport, in
Europa e nel resto del mondo, contribuendo in tal modo alla crescita sostenibile,
all’occupazione e alla coesione sociale come pure al rafforzamento dell’identità europea.
Il programma rafforza l’obiettivo di costruire uno spazio europeo dell’istruzione, di
sostenere l’attuazione della cooperazione strategica europea in materia di istruzione e
formazione e le relative agende settoriali, di realizzare la cooperazione in materia di
gioventù nell’ambito della strategia dell’Unione per la gioventù 2019-2027. Gli obiettivi
specifici del programma tendono a realizzare la mobilità degli studenti ai fini
dell’apprendimento come pure la cooperazione, l’inclusione, l’eccellenza, la creatività e
l’innovazione nel settore dell’istruzione e della formazione.
Gli obiettivi del programma sono perseguiti mediante tre azioni chiave: mobilità ai
fini dell’apprendimento (“azione chiave 1”); cooperazione tra organizzazioni e istituti
(“azione chiave 2”); sostegno allo sviluppo delle politiche e alla cooperazione (“azione
chiave 3”). Gli obiettivi sono inoltre perseguiti tramite le azioni Jean Monnet.
La programmazione 2014-2020 di Erasmus+ prevedeva uno stanziamento di circa
13,9 miliardi di euro.
Nella proposta revisionata di maggio 2020 della Commissione europea, le risorse
per il Programma Erasmus nel settennio 2021-2027 nell’ambito del QFP sono pari a 21,2
miliardi di euro.
TAVOLA 62
RISORSE PER ATTIVITÀ DI ORIENTAMENTO
(in euro)
ATTIVITÀ 2016 2017 2018 2019 2020
Con riferimento alle risorse stanziate per gli anni 2019 e 2020, tenendo conto
dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, il d.m. 6 agosto 2020, n. 435, ha destinato
tali risorse all’attuazione di piani per l’orientamento autonomamente definiti al fine di
sostenere le immatricolazioni agli anni accademici 2020/2021 e 2021/2022. Le risorse
per l’esercizio finanziario 2020 sono state integrate con le risorse non assegnate nel 2018
in occasione dei bandi PLS e POT 2017/2018, pari a 26.871 euro per il PLS ed euro
365.201 per il POT. A partire dal triennio 2021-2023 è previsto un nuovo bando per la
selezione di progetti nazionali.
143
L-27 (Scienze e tecnologie chimiche), L-30 (Scienze e tecnologie fisiche), L-35 (Scienze matematiche), L-41
(Statistica), L-02 (Biotecnologie), L-13 (Scienze Biologiche), L-31 (Scienze e tecnologie informatiche), L-32 (Scienze
naturali e ambientali), L-34 (Scienze Geologiche).
TAVOLA 63
RISORSE ASSEGNATE PER PLS
(in euro)
Assegnazione
Assegnazione Assegnazione
Punteggio progetto
Ateneo capofila Titolo Progetto progetto su progetto su e.
assegnato biennio
e.f. 2017 f. 2018
2017- 2018
PLS-Progetto Nazionale di
CATANIA 1,96 750.000 376.710 373.290
FISICA
Progetto Nazionale di
CATANIA BIOLOGIA e 1,73 1.346.200 676.169 670.031
BIOTECNOLOGIE
FIRENZE Progetto Nazionale Geologia 1,89 504.734 253.518 251.216
Progetto Nazionale
MILANO 1,82 581.000 291.825 289.175
Informatica
Progetto Nazionale di Scienza
MILANO-BICOCCA 1,89 220.000 110.502 109.498
dei Materiali
Progetto Nazionale di
MILANO-BICOCCA 1,96 750.000 376.710 373.290
Chimica
Progetto Nazionale Statistica
PALERMO 1,71 250.000 125.570 124.430
L41
Progetto Nazionale di
PAVIA 1,96 750.000 376.710 373.290
Matematica
Politecnica delle PNLS in Scienze Naturali e
1,71 741.195 372.286 368.909
MARCHE Ambientali
Totale 5.893.129 2.960.000 2.933.129
Fonte: dati da relazione MUR
Al termine dei progetti, è confermata l’assegnazione iniziale sulla base delle attività
svolte e del raggiungimento dei risultati attesi, misurati attraverso un set predefinito di
indicatori con i relativi target.
Il termine delle attività era inizialmente previsto per il 31 dicembre 2019, con
riferimento alle attività da realizzarsi nel corso dell’a.a. 2019/2020. Tenuto conto
dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, si è ritenuto necessario posticipare la
realizzazione delle attività al 2020/2021, mentre l’individuazione dei beneficiari è stata
effettuata nel rispetto della citata scadenza del 31 dicembre 2019.
I Piani per l’Orientamento e il Tutorato (POT) è un’iniziativa relativamente recente
istituita con l’adozione della legge n. 232/2016 e riferita con maggiore specificità
all’orientamento e al tutorato. In fase attuativa, sentiti gli Organi di consulenza del
Ministro nella predisposizione dei provvedimenti come previsto dalla normativa vigente,
si è ritenuto necessario riportare anche nei POT le positive esperienze del PLS e, pertanto,
includere nelle finalità dell’iniziativa anche quelle attività legate alla formazione degli
insegnanti e all’autovalutazione della preparazione degli studenti che si sono consolidate
nel PLS. Come il PLS, anche i POT sono finalizzati a:
- orientamento alle iscrizioni, anche promuovendo l’equilibrio di genere;
- riduzione dei tassi di abbandono;
- attività di tutorato;
- pratiche laboratoriali;
- attività di autovalutazione e recupero delle conoscenze per l’ingresso all’università;
TAVOLA 64
RISORSE ASSEGNATE PER POT
(in euro)
Assegnaz.
Punteggio Assegnaz. su Assegnaz. su
Ateneo capofila Titolo Progetto progetto biennio
assegnato e. f. 2017 e. f. 2018
2017 - 2018
Percorsi di orientamento e tutorato per
SIENA promuovere il successo universitario e 1,93 509.820 264.572 245.248
professionale
PAEC - Piano di orientamento e tutorato
UDINE 1,93 697.300 361.865 335.435
per l’area economica
Un primo passo verso il futuro -
PAVIA Acronimo V.A.L.E. - Vocational 1,86 400.000 207.581 192.419
Academic in Law Enhancement
Assegnaz.
Punteggio Assegnaz. su Assegnaz. su
Ateneo capofila Titolo Progetto progetto biennio
assegnato e. f. 2017 e. f. 2018
2017 - 2018
PADOVA unisco 1,7 610.000 316.561 293.439
FIRENZE essere, conoscere, scegliere - ecs.10 1,63 340.000 176.444 163.556
cobasco (competenze di base comuni) -
PADOVA 1,59 343.100 178.052 165.048
lettere
BOLOGNA POT Farmacia 1,58 514.837 267.176 247.661
oltre le due culture: per un dialogo
VERONA interdisciplinare fra logica, filosofia e 1,52 130.000 67.464 62.536
scienze della comunicazione
TORINO scopritalento pot 1,49 249.660 129.562 120.098
TORINO consapevoli verso il futuro - farmacia pot 1,48 68.400 35.496 32.904
sistema integrato di supporto agli studenti
PADOVA 1,47 420.232 218.080 202.152
di agraria
Napoli Federico II servizio [Link] 1,44 181.450 94.164 87.286
BARI prometheus 1,34 409.050 212.277 196.773
il futuro nello sport tra scuola e
SALENTO 1,3 81.000 42.035 38.965
università: progetto pot 2017-2018
TUSCIA pot economia lazio 1,08 720.000 373.646 346.354
VANVITELLI potdesign: educo/produco 1,04 512.500 265.963 246.537
pms - pratiche, mestieri e saperi per
UDINE 0,82 Non ammesso Non ammesso Non ammesso
l’educazione ai media
Totale 9.634.799 5.000.000 4.634.799
Fonte: dati da relazione MUR
TAVOLA 65
RISORSE ATTIVITÀ DI TUTORATO E ATTIVITÀ DIDATTICHE INTEGRATIVE
(in euro)
A.A.2016 A.A.2017 A.A.2018 A.A.2019 A.A.2020
Il peso delle risorse destinate al tutorato sul totale del Fondo Giovani è stato
modificato nel biennio 2017-2018 passando dal 20 per cento del 2016 al 15 per cento per
poi essere nuovamente incrementato fino al 20 per cento. Le risorse sono ripartite tra gli
atenei, sulla base di un criterio parametrico basato sulla proporzione del costo standard
relativo al totale degli studenti iscritti entro la durata normale del corso di studi che
abbiano acquisito almeno 40 CFU nell’anno solare precedente, affinché siano
ulteriormente attribuite dalle università agli studenti capaci e meritevoli, iscritti ai corsi
di laurea magistrale o dottorato di ricerca, assegni per l’incentivazione delle attività di
tutorato e per le attività didattico-integrative, propedeutiche e di recupero, così come
previsto dal [Link]. 68/2012. Per il monitoraggio periodico e la relazione finale sull’uso
delle risorse si fa ricorso ad un’apposita procedura telematica mentre la verifica dei
beneficiari del finanziamento avviene attraverso l’Anagrafe Nazionale degli Studenti.
Nella tabella sottostante è riportato il numero degli studenti beneficiari di intervento
nel triennio 2017-2020.
TAVOLA 66
adatte alla valutazione dei costi di mantenimento agli studi, nonché dei risultati ottenuti
dalle politiche adottate al fine di soddisfare il diritto. La norma ha previsto altresì la
presentazione al Ministro da parte dell’Osservatorio sia di proposte per il raggiungimento
su tutto il territorio nazionale dei LEP, sia di una relazione annuale sull’attuazione del
diritto allo studio a livello universitario nazionale.
Essendo l’Osservatorio chiamato a svolgere un’attività di monitoraggio
sostanzialmente volta a verificare l’impatto attuativo dell’impianto disegnato dal [Link]. n.
68/2012, la sua piena operatività è strettamente legata al fatto che si predisponga e
regolamenti, quel sistema di strumenti e servizi per il successo formativo previsto dalla
normativa, in particolare, si dia attuazione a quegli articoli del decreto stesso, sull’importo
minimo della borsa di studio e sui requisiti di eleggibilità per l’accesso ai LEP.
CAPITOLO SETTIMO
144 Si tratta del programma quadro di durata settennale per la ricerca per il periodo 2014-2020, adottato con il
Regolamento (UE) n. 1291/2013, in cui sono integrati tutti i finanziamenti europei per la ricerca e l'innovazione del
periodo.
145 Il target europeo per l’Italia al 2020 era un rapporto spesa in ricerca e sviluppo (R&S)/PIL pari all'1,53 per cento.
146 Con delibera 15 dicembre 2020 del CIPE è stato approvato il PNR per il periodo 2021-2027, al fine di allineare la
programmazione nazionale a quella europea. A tal fine, con decreto direttoriale MUR 24 aprile 2020 n. 544,
successivamente modificato dal decreto direttoriale 3 luglio 2020, n. 969, è stata istituita una Commissione di esperti,
composta per configurazioni tematiche, finalizzata alla definizione della proposta di un Programma nazionale per la
Ricerca 2021-2027. La Commissione è composta da oltre 200 esperti per le diverse aree tematiche. I componenti
appartengono a enti pubblici di ricerca e Università.
gli enti di ricerca con le risorse disponibili sui propri stati di previsione o bilanci, nel
rispetto dei loro ordinamenti autonomi.
L’attività del CIPE (oggi CIPESS147) ai fini della programmazione della ricerca e
dell’adozione del PNR è coordinata dal MUR, nell’ambito di un’apposita Commissione
per la ricerca148. Opera, inoltre, il Comitato di esperti per la politica della ricerca (CEPR),
nominato con dPCM, su proposta del MUR, composto da membri scelti tra personalità di
alta qualificazione del mondo scientifico, tecnologico, culturale, produttivo e delle parti
sociali, al fine di assicurare l’apporto di competenze diverse149. Il CEPR svolge anche
funzioni di consulenza e studio per conto del MUR su temi concernenti la politica e lo
stato della ricerca, nazionale e internazionale.
Lo strumento di raccordo tra la programmazione nazionale e quella europea è dato
dalla partecipazione al processo di adozione dei programmi di finanziamento dell’Unione
attraverso la nomina da parte del Ministero dell’Università di rappresentanti esperti nei
vari settori della ricerca che siedono nei Comitati nazionali chiamati ad interagire con la
Commissione150. Gli interessi degli stati membri nel campo della ricerca vengono discussi
e composti nell’ambito dei Programmi di lavoro (Work Programme o WP), di ciascun
gruppo di esperti nazionali (National Expert Group o NEG). I programmi di lavoro
vengono preparati in collaborazione con gruppi di stakeholders provenienti dal mondo
della ricerca, dell’industria e della società civile. I Work Programme riportano, in
147 A partire dal 1° gennaio 2021 il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) muta la sua
denominazione in CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo Sostenibile) ai
sensi dell’art. 1-bis del d.l. 14 ottobre 2019, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n.
141, recante “Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria e
proroga del termine di cui all’art. 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229”.
148 L’art. 2, comma 2, del [Link]. n. 204/1998 prevede che la Commissione sia istituita presso il CIPE ai sensi dell'articolo
1, comma 3, del decreto legislativo 5 dicembre 1997, n. 430. Invero detta Commissione è stata istituita solo nel 2020,
con la Delibera CIPE n. 74/ 2020 con cui è stato approvato il PNR 2021-2027. Essa è composta da un rappresentante:
del Ministro dell' Università e della ricerca con funzioni di Presidente; del Sottosegretario di Stato della Presidenza del
Consiglio dei ministri - Segretario del CIPE; dell'Autorità politica della Presidenza del Consiglio dei ministri delegata
alla programmazione economica e agli investimenti; del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
del Ministro dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare; del Ministro per i beni e le attività culturali e per il
turismo; del Ministro della difesa; del Ministro dell'economia e delle finanze - Ufficio di Gabinetto; del Ministro
dell'economia e delle finanze - Ragioneria generale dello Stato; del Ministro delle infrastrutture e trasporti; del Ministro
per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione; del Ministro dell'interno; del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali; del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali; del Ministro della salute; del Ministro dello sviluppo
economico; del Ministro per il Sud e la coesione territoriale dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI);
della Conferenza delle regioni e delle province autonome; dell'Unione delle province d'Italia (UPI). La Commissione,
che opera senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, si riunisce almeno due volte l’anno su convocazione
del Ministro, ed ha il compito di interloquire con gli stakeholders sul territorio, invitando alle riunioni anche
rappresentanti di altri Ministeri, Enti, Istituzioni, Università, Aziende in house, Fondazioni e strutture di ricerca,
Agenzie o altri soggetti non previsti dal precedente comma 5, la cui partecipazione sia ritenuta utile per approfondimenti
da svolgere relativamente alle tematiche poste all'ordine del giorno Il coordinamento delle attività, ai fini del
monitoraggio dell’attuazione del PNR, è assicurato da un apposito comitato, che si riunisce almeno ogni tre mesi.
149 Cfr. dPCM 27.12.2013.
150 Sulle procedure di costituzione delle commissioni di esperti nazionali, cfr.
[Link] I gruppi di esperti della Commissione sono
soggetti alle regole orizzontali stabilite con decisione della Commissione C(2016)3301, in combinato disposto con la
comunicazione della Commissione C(2016)3300.
151 Il FSC ha la sua origine nei Fondi per le aree sottoutilizzate (FAS), istituiti con la legge finanziaria per il 2003 (legge
27 dicembre 2002, n. 289 – articoli 60 e 61), presso il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero delle
attività produttive. Successivamente, con la legge 30 luglio 2010, n. 122 (articolo 7, commi 26 e 27) la gestione del
Fondo è stata attribuita al Presidente del Consiglio dei Ministri, che si avvale del Dipartimento per lo sviluppo e la
coesione economica, oggi istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e denominato Dipartimento per le
politiche di coesione (DPC) in applicazione del dPCM 15 dicembre 2014.
152
Relazione per paese relativa all'Italia 2020 (COM (2020) 150 final del 26 febbraio 2020).
limitati e non ha raggiunto l’obiettivo stabilito nel PNR di portare la spesa per R&S
all’1,53 per cento del PIL, concordato nell’ambito della strategia Europa 2020.
Come si evince dalla tavola che segue, infatti, nonostante il trend in lento aumento
dal 2008, l’Italia si posiziona al livello dell’1,41 per cento.
GRAFICO 10
Fonte: Eurostat
153
6 EC DG GROW/DG RTD (2020), European Innovation Scoreboard 2020, Publications Office of the European
Union, Luxembourg.
154 Con la Rilevazione statistica sulla Ricerca e Sviluppo nelle imprese, l’Istat raccoglie annualmente informazioni circa
le attività di R&S delle imprese italiane. I principali dati raccolti riguardano: 1) la spesa per R&S svolta direttamente
dalle imprese, all'interno delle proprie strutture e con proprio personale (R&S intra-muros); 2) il personale impegnato
in attività di R&S intra-muros, espresso in termini sia di numero di persone occupate in attività di R&S (a tempo pieno,
a tempo parziale o con contratto di formazione e lavoro), sia di unità di ‘equivalente tempo pieno’ (ossia, il tempo
medio annuale effettivamente dedicato all’attività di ricerca da ciascuna unità);
3) la spesa per l'attività di R&S commissionata a strutture esterne (R&S extra-muros). Altre informazioni rilevate
riguardano le fonti di finanziamento delle attività di R&S e il tipo di ricerca svolta (ricerca di base o applicata, sviluppo
sperimentale). La rilevazione è condotta sulla base dei criteri definitori e delle raccomandazioni metodologiche del
Manuale di Frascati che, dal 1963, rappresenta la base concettuale e metodologica per la misurazione delle attività di
R&S. La rilevazione sulla R&S è obbligatoria per gli Stati membri dell’Unione europea in base al Regolamento (UE)
2019/2152.
Oltre il 50 per cento della spesa complessiva per ricerca e sviluppo è sostenuta dal
settore privato (imprese e non profit). In questo quadro, l’Istat registra la crescita di spesa
delle imprese e delle istituzioni pubbliche in un valore percentuale rispetto all’anno
precedente pari a oltre il 7 per cento. In questo ambito l’aumento di spesa delle Università
è pari al 2,6 per cento155.
Per il 2019 i dati preliminari forniti dall’Istat segnalano comunque un aumento
rispetto al 2018 della spesa complessiva in R&S delle imprese, del settore pubblico e del
non profit. Piu specificamente, la spesa cresce del 7,6 per cento per il non profit, del 4,3
per cento per le istituzioni pubbliche e dell’1,9 per cento per le imprese.
Per quanto riguarda la spesa pubblica, gli stanziamenti in ricerca e sviluppo delle
Amministrazioni Centrali, Regioni e Province autonome salgono del 6,7 per cento,
passando dagli oltre 9 miliardi del 2018 (previsioni di spesa assestate) a oltre 9,6 miliardi
nel 2019 (previsioni di spesa iniziali).
Per quanto riguarda la distribuzione dei finanziamenti fra gli obiettivi
socioeconomici, quelli destinati alle Università sotto forma di Fondo di finanziamento
ordinario (FFO), continuano a costituire la quota più rilevante (41,9 per cento del totale).
Il resto degli stanziamenti è orientato in misura maggiore verso l’esplorazione e
utilizzazione dello spazio (11,4 per cento), le produzioni e le tecnologie industriali (10,2
per cento), la protezione e promozione della salute umana (9,8 per cento).
L’effetto dell’emergenza pandemica si riverbera sui dati preliminari sul 2020 156.
Infatti, le previsioni fornite da imprese e istituzioni per l’anno indicano un brusco calo
della spesa in R&S intra muros. La diminuzione riguarda prevalentemente le imprese (-
4,7 per cento rispetto al 2019, - 2,9 per cento rispetto al 2018). Solo la spesa delle
istituzioni pubbliche sembra crescere del 3 per cento, mentre rimane stabile quella delle
private non profit.
sostegno alla ricerca, da ripartire con decreto di riparto (progetti internazionali, ricerca fondamentale, cluster
tecnologici); il PG 02 è relativo alle spese relative al “Finanziamento aggiuntivo per i progetti di ricerca di interesse
nazionale presentati dalle Università (PRIN)”. B) azione 005 “Coordinamento e sostegno della ricerca in ambito
internazionale”, capitolo 7345 “Fondo per gli investimenti per la ricerca scientifica e tecnologica”. Nell’ambito del
capitolo, Il PG 02 è relativo alle spese per il sostegno alla ricerca in ambito internazionale.
internazionale, Cluster tecnologici), nel periodo 2016 – 2020. Emerge la prevalenza data
alla ricerca di base di Università ed Enti di ricerca a valere su programmi PRIN.
Si osserva inoltre che in corso di esercizio sopravvengono finanziamenti integrativi
registrati con variazione di bilancio. In particolare, emerge che per il 2017 le risorse
iniziali sono state integrate con uno stanziamento di ulteriori 10 milioni a favore di
progetti PRIN; per il 2018 e per il 2019 di ulteriori 30 milioni per il PRIN e 8,22 milioni
per la ricerca in ambito internazionale; per il 2020 di ulteriori 50 milioni per il PRIN e
8,22 milioni per il sostegno della ricerca in ambito internazionale.
Nel periodo 2016 – 2020 si registra una crescita delle risorse complessive assegnate
con più che compensazione del finanziamento integrativo (in aumento negli anni dai soli
10 milioni del 2017 ai 58,2 milioni del 2020), rispetto allo stanziamento iniziale in
diminuzione (dai 68,8 milioni del 2016 ai 32,9 milioni del 2020)158.
TAVOLA 67
STANZIAMENTI FIRST
(in milioni)
Ripartizione quote Risorse
Stanziamento
Progetti complessive
Anno Decreto iniziale da Cluster
FARE PRIN Cooper. con
ripartire tecnologici
Internaz. integrazioni
2016 DM 19/09/2016 n. 58,8 10 39,8 9 58,8
724
2017 DM 05/04/2017 n. 51,8 6,5 32,8 9,52 3,0 61,80*
208
2018 DM 19/01/2019 n. 45,08 10 25,8 7,04 2.25 83,30**
48
2019 DM 28/10/2019 n. 45,58 13,67 22,8 6,83 2,28 83,80 ***
996
2020 DM 8/5/2020 n. 64 32,9 24,53 6,7 1,64 91,10****
*Le risorse complessive sul FIRST per l’anno 2017 ammontano a 61.803.041,00, comprensive dello stanziamento aggiuntivo di 10
milioni per i PRIN (Decreto MEF n. 177410 del 16 ottobre 2017 che ha disposto la variazione di bilancio per l’anno 2017)
**Le risorse complessive sul FIRST per l’anno 2018 ammontano a 83.303.041,00, comprensive degli stanziamenti di 30 milioni e
di quelli 8.220.456,00, già destinati per natura della spesa, rispettivamente al PRIN (cap. 7245, PG02) e al sostegno della ricerca in
ambito internazionale (cap. 7345, PG01).
***Le risorse complessive sul FIRST per l’anno 2019 ammontano a 83.303.041,00, comprensive degli stanziamenti di 30 milioni
e di quelli 8.220.456,00, già destinati per natura della spesa, rispettivamente al PRIN (cap. 7245, PG02) e al sostegno della ricerca
in ambito internazionale (cap. 7345, PG01).
**** Le risorse complessive sul FIRST per l’anno 2020 ammontano a 91.103.041,00, comprensive degli stanziamenti di 50 milioni
e di quelli 8.220.456,00, già destinati per natura della spesa, rispettivamente al PRIN (cap. 7245, PG02) e al sostegno della ricerca
in ambito internazionale (cap. 7345, PG01).
Fonte: Elaborazione Corte dei conti su dati MUR
158
Per un’approfondita analisi sul tema dei fondi per la ricerca si veda Corte dei conti, Sezione centrale di controllo
sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, del. n. 8/2020/G.
7.4. I progetti di ricerca delle Università finanziati con il fondo FIRST, PRIN,
FARE-Progetti di cooperazione internazionale
7.4.1. Il programma PRIN
Il programma PRIN è volto sia al rafforzamento delle basi scientifiche nazionali,
che a rendere più efficace la partecipazione alle iniziative relative ai Programmi Quadro
dell’Unione Europea con forme di partecipazione finanziaria ai progetti coperti dai
Programmi Quadro.
I progetti a valere sul PRIN si caratterizzano per la particolare complessità e natura
che possono richiedere la collaborazione di più professori/ricercatori con esigenze di
finanziamento che eccedono la normale disponibilità delle singole istituzioni. Come noto,
la selezione dei progetti ammessi al finanziamento avviene attraverso procedure di
valutazione comparativa, sulla base di avvisi pubblicati dal MUR, secondo le disposizioni
procedurali per gli interventi di sostegno alla ricerca basati sul FIRST, dettate a norma
degli articoli 60, 61, 62 e 63 del d.l. n. 83/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge
n. 134/2012. Il procedimento di attivazione degli interventi relativi al PRIN nel periodo
2016 – 2019 è stato disciplinato dall’allora vigente d.m. 26 luglio 2016 n. 594, di recente
abrogato e sostituito dal decreto ministeriale 10 agosto 2020 n. 443. Sebbene quest’ultimo
decreto ministeriale regoli la procedura in modo maggiormente dettagliato rispetto a
quello del 2016, entrambi sono accomunati nelle linee fondamentali, sia per quanto
riguarda la modalità di selezione con bando, sia per la formazione dei Comitati di
selezione dei progetti da finanziare, sia per la fissazione di una scansione temporale di
solo alcuni degli adempimenti procedimentali, rivolti a regolamentare i tempi della
presentazione dei progetti (rimane priva di termini l’attività amministrativa di formazione
delle commissioni di selezione e di predisposizione della graduatoria finale).
In particolare, in entrambi i casi i Comitati di selezione dei progetti da finanziare
sono scelti dal Comitato nazionale dei garanti per la ricerca (CNGR) 159 e sono, poi,
integrati da ulteriori di tre esperti esterni.
159 Per l’art. 21, commi 1 e 2, della legge n. 240/2010 “1. Al fine di promuovere la qualità della ricerca e assicurare il
buon funzionamento delle procedure di valutazione tra pari previste dall'articolo 20, è istituito il Comitato nazionale
dei garanti per la ricerca (CNGR). Il CNGR è composto da sette studiosi, italiani o stranieri, di elevata qualificazione
scientifica internazionale, appartenenti a una pluralità di aree disciplinari, tra i quali almeno due donne e due uomini,
nominati dal Ministro, il quale sceglie in un elenco composto da non meno di dieci e non più di quindici persone definito
da un comitato di selezione. Il comitato di selezione, istituito con decreto del Ministro, è composto da cinque membri
di alta qualificazione, designati, uno ciascuno, dal Ministro, dal presidente del Consiglio direttivo dell'ANVUR, dal
vicepresidente del Comitato di esperti per la politica della ricerca (CEPR), dal presidente dell'European Research
Council, dal presidente dell'European Science Foundation.
2. Il CNGR indica criteri generali per le attività di selezione e valutazione dei progetti di ricerca, tenendo in massima
considerazione le raccomandazioni approvate da organismi internazionali cui l'Italia aderisce in virtù di convenzioni e
trattati; nomina gli studiosi che fanno parte dei comitati di selezione di cui al comma 1 dell'articolo 20 e coordina le
attività dei comitati suddetti; subentra alla commissione di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto del Ministro
dell'istruzione, dell' Università e della ricerca 26 marzo 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26 luglio
2004, nonché alla commissione di garanzia prevista per i programmi di ricerca di interesse nazionale. Le predette
commissioni sono soppresse dalla data in cui sono nominati i componenti del CNGR. Con specifici accordi di
programma dotati di adeguata copertura degli oneri da essi derivanti, il CNGR può provvedere all'espletamento delle
procedure di selezione dei progetti o programmi di ricerca attivati da enti pubblici o privati. Nell'esercizio delle sue
funzioni, il CNGR si avvale delle risorse umane, strumentali e finanziarie del Ministero relative alle attività contemplate
dal presente comma.
Questi solo sono scelti mediante una procedura telematica in grado di garantirne
l’anonimato, estraendoli dall’albo di esperti scientifici del MIUR (Reprise) (o dall’elenco
dei valutatori della Commissione europea) nel rispetto del criterio della competenza
scientifica160.
Infine, il Comitato di selezione nomina per ogni progetto un esperto, il rapporteur,
cui viene affidato il compito di redigere il Rapporto di valutazione da votarsi nell’ambito
del comitato stesso.
Anche la tempistica si ripropone nella disciplina rinnovata del 2020, in modo
analogo a quella del d.m. del 2016, che ha regolato il periodo di esame 2016 – 2019.
Infatti, è disposto che il Comitato di valutazione abbia 30 giorni dal completamento
delle procedure di valutazione e selezione dei progetti per la redazione delle graduatorie
“fino all’esaurimento delle risorse disponibili” e provveda, nei successivi 60 giorni, alla
pubblicazione dei decreti di ammissione al finanziamento. Nei successivi 60 giorni il
Ministero eroga i relativi contributi161.
È evidente che la definizione dei tempi del procedimento di selezione dei progetti
di ricerca e di assegnazione dei finanziamenti descritta è solo parziale, tanto che nessun
limite temporale è imposto al Ministero per l’espletamento delle prime fasi
dell’emanazione del bando e della costituzione dei Comitati di selezione. L’effetto di
questa vacatio si ripercuote sulla durata della procedura e più specificamente sui tempi di
inizio dell’attività di ricerca, che si avvia anche un anno dopo la presentazione del
progetto.
A titolo meramente esemplificativo basti ricordare che il bando PRIN 2015 fu
emanato con d.d. 4 novembre 2015 n. 2488 e fissava al 22 dicembre 2015 il termine di
presentazione delle domande. Le graduatorie dei progetti ammessi per i tre macrosettori
furono approvate con decreti direttoriali del 20 settembre 2016162, stabilendosi altresì il
termine del 5 ottobre 2016 per la presentazione, da parte dei coordinatori nazionali, delle
rideterminazioni dei costi e dei contributi spettanti alle singole unità di ricerca, sulla base
dei costi congrui definiti (per ogni progetto) dal relativo Comitato di Selezione.
Solo in data 7 novembre 2016 veniva emanato il decreto direttoriale di ammissione
a contributo dei progetti approvati relativi ai Macrosettori LS, PE e SH 163 (d.d. n. n. 2634
160 La suddivisione per “macrosettori” si articola in progetti nell’ambito delle Scienze della vita (LS); Scienze fisiche,
chimiche e ingegneristiche (PE); Scienze sociali e umanistiche (SH).
161 La disciplina descritta è contenuta agli artt. 3 del d.m. 594/2016 e 3 del d.m. 443/2020. Ulteriori termini
endoprocedimentali sono disposti una volta ultimato il progetto, per il quale deve essere redatta apposita
rendicontazione entro 60 giorni dalla conclusione (salve dilazioni per spese relative alla diffusione dei risultati, se
previste dal bando). Le verifiche amministrative e contabili dei progetti di ricerca fondamentale sono effettuate dal
MUR, anche mediante apposite commissioni, esclusivamente al termine dei progetti e previa acquisizione di idonea
documentazione che illustri i risultati di appositi audit interni effettuati dall’ente beneficiario. L'accertamento da parte
del MUR di violazioni di norme di legge, ferme restando le responsabilità civili e penali, comporta la revoca del
finanziamento e l'automatica esclusione del responsabile dai successivi bandi MUR per un periodo di cinque anni dalla
data dell'accertamento.
162 Nel settembre 2016, con decreti direttoriali n. 1826, 1827 e 1820 del 20 settembre 2016 sono stati approvati 300
progetti del bando PRIN 2015 per l'importo complessivo di 91,24 milioni di euro, suddivisi per macrosettore LS (n.109
progetti), PE (n. 95 progetti) e SH (n. 96 progetti).
163 LS, Life Science; PE, Mathematics, physical sciences, information and communication, engineering, universe and
del 7 novembre 2016), con decorrenza dei progetti al 90° giorno da detta data, e cioè dal
7 febbraio 2017.
Vi è da chiedersi se lo slittamento di più di un anno rispetto all’epoca di ideazione
di un progetto nel settore nella ricerca in un contesto come quello attuale in cui la rapidità
dell’evoluzione scientifica è eccezionale non infici la qualità del lavoro di ricerca e non
abbia effetti negativi sulla competitività del Paese a livello internazionale.
Nel caso di specie dal d.m. 12 marzo 2020 n. 340, risulta che i progetti PRIN 2015
si sono conclusi in data 5 febbraio 2020 che la procedura telematica di rendicontazione
deve essere conclusa entro il 6 aprile dello stesso anno. Tuttavia, in considerazione della
situazione epidemiologica da Covid-19, numerosi atenei hanno chiesto al MUR di
prorogare la scadenza del termine per la presentazione della rendicontazione. Pertanto, i
termini di scadenza per la presentazione della rendicontazione sono stati fissati al 30
giugno 2020.
Tale circostanza si riflette sulla disamina del numero di progetti PRIN attivi
nell’arco temporale. Infatti, come visto nell’esame della tavola precedente, il
finanziamento del programma PRIN è quello più ricco nel quadro delle risorse nazionali
destinate alla ricerca universitaria e a tale maggior provvista non può che corrispondere
un più elevato numero di progetti finanziati. La tavola seguente rappresenta tale dato
numerico, che reca, tra l’altro, la ripartizione temporale dei progetti rispetto agli anni di
pubblicazione dei bandi 2015 e 2017 (l’intervallo è, infatti, triennale), con valorizzazione
della crescita del numero di progetti nel tempo.
Rispetto a questo dato si deve tener conto che i progetti iniziati a valere su bandi
del 2015 non potevano che essere ancora in corso al 2017, sovrapponendosi a questi,
come visto, fino al 2020 (anche per effetto dei mesi di ritardo nella rendicontazione dovuti
all’emergenza Covid-19), data la sopra descritta tempistica del procedimento che porta
all’erogazione dei fondi e all’inizio dei progetti di ricerca e la durata triennale degli stessi.
Conseguentemente il dato totale del 2019 non fotografa solo la somma dei progetti iniziati
a partire dal 2015, ma anche il numero dei progetti ancora in corso.
Quanto alla ripartizione geografica, registrata rispetto all’area di riferimento del
proponente, si osserva un numero di progetti PRIN nettamente maggiore nelle Università
del Nord e del Centro rispetto al Sud, coerente con la complessiva maggiore attività di
ricerca svolta.
TAVOLA 68
NUMERO PROGETTI DA BANDI PRIN
TAVOLA 69
PROGETTI DA BANDI FARE
Dai dati forniti risulta (Procedura FARE 2016) che il 68,8 per cento del totale dei
progetti presentati è stato finanziato presso le Università del Nord Italia, il 20 per cento
al Centro e solo il 2 per cento al Sud, nessuno nelle isole. Sul totale delle Università l’8,8
per cento dei progetti ha visto come soggetti beneficiari le Università non statali.
164
Questa analisi considera, in particolare, elementi quali la rilevanza sociale della ricerca ma scarsa redditività di un
investimento privato, che determinano la necessità di intervento pubblico; la presenza di programmi di ricerca analoghi
e la necessità di evitare duplicazioni; la presenza o meno di interventi europei o internazionali sulla medesima tematica;
i principali punti di forza e di debolezza che la comunità scientifica nazionale può vantare rispetto alla tematica
considerata; la capacità dell’iniziativa di formare e attrarre giovani ricercatori e investimenti pubblici o di valorizzare
quelli pubblici, compresa la capacità di migliorare l’accesso ai Fondi Strutturali; le ricadute che la partecipazione
all’iniziativa può avere su competitività ed innovazione delle imprese; la coerenza con le tematiche trattate nel
Programma Nazionale per la Ricerca (PNR) 2015-2020 e le sinergie tra l’iniziativa proposta e il PNR; le ricadute sugli
investimenti in R&S nazionali nei settori di pertinenza (es. riduzione di costi di gestione, ecc.); le opportunità e i rischi
che la partecipazione all’iniziativa può fornire al sistema italiano della ricerca, oggi e/o in prospettiva; l’impatto atteso,
a medio (3 anni) e a lungo termine (10 anni), della partecipazione all’iniziativa di volta in volta considerata in termini
di qualità della vita dei cittadini e quantità/qualità della spesa pubblica; l’impegno finanziario del MUR per sostenere
il bando o i bandi che l’iniziativa intende lanciare e in che anno è necessario impegnare i fondi; l’eventuale presenza
ed ammontare del co-finanziamento europeo.
165 L’ ERA-NET Cofund è una tipologia di azione di cofinanziamento progettata per sostenere i partenariati pubblico-
pubblico (P2Ps). Il supporto si può rivolgere sia a iniziative di programmazione congiunta fra Stati membri, nella loro
preparazione, creazione di strutture di rete, progettazione, realizzazione e coordinamento delle attività congiunte, sia
ad azioni di supporto dell’Unione ad una call transnazionale. Le ERA-NET COFUND hanno una durata di 5 anni,
durante i quali il partenariato si impegna a lanciare e implementare almeno un bando transnazionale per il finanziamento
di progetti di ricerca e innovazione. Nel corso del progetto, il consorzio ha inoltre la facoltà di lanciare azioni
supplementari, quali attività di supporto della JPI di riferimento, oppure il lancio di ulteriori bandi non supportati da un
cofinanziamento comunitario.
166
A partire dal luglio 2017 la valutazione economico finanziaria delle proposte progettuali di ricerca delle Università
finanziati e/o cofinanziati con risorse europee (Conto IGRUE 5944) e FESR è passata alla partecipata Invitalia, essendo
scaduta la convenzione preesistente a tali fini precedentemente stipulata con istituti bancari.
TAVOLA 70
FINANZIAMENTI NAZIONALI ED EUROPEI PER PROGETTI DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE DELLE
UNIVERSITÀ
(in milioni)
Finanziamenti FIRST alle Finanziamenti IGRUE alle Finanziamenti FESR alle
Anno
Università Università Università
2016 3,94 1 2,61
2017 4,73 1,65 1,9
2018 8,44 1,09 0,73
2019 9,93 1,54 -
Totale 27,06 5,29 5,25
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati MUR
167Secondo la disciplina di cui al citato DD n. 2759 del 13.10.2017 (“Linee guida al d.m. del 26 luglio 2016 n. 593” -
“Disposizioni per la concessione delle agevolazioni finanziarie”, successivamente aggiornate con D.D. n. 2705 del 17
ottobre 2018) il procedimento di concessione del finanziamento prevede una fase “ex ante”, progetto non ancora
decretato con provvedimento di concessione, “in itinere”, progetto decretato con provvedimento concessorio e in corso
TAVOLA 71
PROGETTI DA BANDI PER COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
di realizzazione/rendicontazione, “concluso”, progetto le cui attività sono state concluse e verificate dall’esperto
tecnico-scientifico e dal soggetto convenzionato deputato ad emettere pareri in ordine alla valutazione economico-
finanziaria (Invitalia dal mese di settembre del 2017), per il quale è stata autorizzata l’erogazione a saldo.
TAVOLA 72
TOTALE PROGETTI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E BANDO FARE
Come si evince dalla tavola riassuntiva che segue, il 94 per cento di questi è riferito
ad Università statali (n. 276 progetti), mentre solo il 16 per cento è riferito a Università
non statali (16 progetti). Il 53,11 per cento dei progetti coinvolge Università del Nord
(150 progetti), mentre il 34,49 per cento quelle del sud e isole. Il 25,76 per cento dei
progetti finanziati riguarda le Università del centro. Il trend è in crescita negli anni 2018
e 2019 rispetto ai due anni precedenti.
168Con riferimento alla tipologia di personale impiegato nei suddetti progetti, l’amministrazione registra la
TAVOLA 73
La tavola dimostra la prevalenza dei progetti assegnati alle Università del Nord
Ovest, che assorbono il 26,6 per cento sul totale. Non molto inferiore è la percentuale
assegnata al Nord Est, pari al 23,86 per cento. Ulteriormente inferiore è la percentuale
riferita al Centro, pari al 20 per cento sul totale. Sud e Isole si collocano in coda con una
percentuale di progetti rispettivamente del 8,18 per cento e del 2,7 per cento.
Conclusivamente, oltre il 50 per cento dei progetti di programma quadro risultano
assegnati alle Università del Nord.
partecipazione delle figure degli assegnisti di ricerca e dei collaboratori continuativi (oltre al personale strutturato), che
costituisce una peculiarità italiana rispetto agli altri stati membri, fatta eccezione per la Francia il cui ordinamento
prevede l’assegno di ricerca. Si veda il paragrafo sul personale della ricerca, assegni di ricerca.
169 Con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 102065 del 27 dicembre 2016 concernente la
Ripartizione in capitoli delle Unità di voto parlamentare relative al bilancio di previsione dello Stato per l’anno
finanziario 2017 e per il triennio 2017-2019, il capitolo 7310 e il relativo stanziamento del “Fondo integrativo speciale
per la ricerca (FISR) sono stati iscritti nella Tabella afferente il Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca.
TAVOLA 74
FINANZIAMENTI FISR ALLE UNIVERSITÀ NEL 2016
(in euro)
TAVOLA 75
FINANZIAMENTI FISR ALLE UNIVERSITÀ NEL 2017
(in euro)
TOTALE 2.420.000
Fonte: MUR
170 Corte dei conti, Sezione centrale di controllo della gestione delle amministrazioni dello Stato, del. 5 settembre 2018,
n. 17/2018/G, (il fondo integrativo speciale della ricerca (FISR) 2014-2017. “Alla luce delle rilevate carenze, reputa
la Corte che il Ministero dell’istruzione, dell’ Università e della ricerca debba procedere a valutare la necessità di
predeterminare e pubblicizzare i criteri, i requisiti e le modalità cui lo stesso deve attenersi ai fini dell’ammissione al
finanziamento dei progetti e della loro eventuale rimodulazione, per una più razionale ed efficace gestione delle
risorse, per evitare la formazione di residui ….L’amministrazione, a seguito delle specifiche richieste istruttorie, ha
fatto presente che intende colmare dette lacune con l’avvio di un sistema di controllo e monitoraggio dell’attuazione
dei progetti finanziati con il Fisr e sui risultati raggiunti”.
destinatari di contributi, gli interventi di finanziamento dei progetti per gli anni 2018 e
2019 sono stati disciplinati da avvisi pubblici, adottati con decreti direttoriali del MUR.
In particolare, il Ministero ha predisposto, con il supporto del CINECA, una
specifica procedura che consente la presentazione delle proposte progettuali
esclusivamente tramite i servizi dello sportello telematico SIRIO
([Link] In tal modo, l’intera procedura, comprese le fasi di
valutazione, controllo e monitoraggio, si svolgono su piattaforma informatica,
ottenendosi maggiore trasparenza e semplificazione.
Anche con riferimento alla valutazione e monitoraggio dei progetti,
l’amministrazione ha adottato idonee procedure di controllo, avvalendosi del supporto di
esperti individuati nel Registro digitale di esperti scientifici indipendenti, italiani e
stranieri, (REPRISE) di cui al Decreto Ministeriale 380 del 13 giugno 2016. Inoltre, è
previsto che il soggetto beneficiario del contributo, fornisca al Ministero una relazione
tecnico-scientifica e amministrativo-contabile che dimostri e illustri le attività svolte in
esecuzione del progetto, che viene sottoposta al controllo dell’ANVUR e/o da un apposito
Panel di verifica, composto da due esperti scientifici esterni e un esperto amministrativo-
contabile di ruolo del Ministero.
Sulla base degli stanziamenti relativi al Fondo FISR per l’anno 2018, con d.d. n.
1179 del 18 giugno 2019 è stato pubblicato l’avviso per la presentazione di proposte
progettuali di ricerca.
Le risorse disponibili, a copertura del suddetto avviso sono pari a 27,82 milioni di
euro a valere sul capitolo 7310, di cui 5,89 milioni di euro in conto residui 2018 e 21,92
euro in conto competenza 2019. Possono essere ammessi a presentare le proposte
progettuali tutti i soggetti con personalità giuridica di diritto pubblico attivi nel settore
della ricerca scientifico-tecnologica, anche in collaborazione tra loro.
Sulla base delle disponibilità per il FISR per l’esercizio finanziario 2020, pari a
21,90 milioni di euro sul cap. 7310 è stato emanato un nuovo avviso con d.d. 5 maggio
2020 n. 562, diretto ad acquisire e selezionare proposte progettuali di ricerca di particolare
rilevanza strategica, finalizzate ad affrontare le nuove esigenze e questioni sollevate dalla
diffusione del virus SARS-Cov-2 e dell’infezione Covid-19. Possono essere ammessi a
presentare le idee progettuali le Università statali e non statali italiane legalmente
riconosciute e gli enti pubblici di ricerca vigilati da Amministrazioni centrali di cui all’art.
1, comma 1, del decreto legislativo 218/2016.
171 In proposito, nell’Adunanza del 13 febbraio 2019, il Consiglio Universitario Nazionale ha osservato che “per quel
che riguarda il requisito A4, “qualificazione del collegio dei docenti”, rileva con soddisfazione l’assenza di ogni
riferimento ai risultati conseguiti nell’esercizio della VQR dai docenti interessati, procedura che, come rilevato
ripetutamente da questo Consesso, configurerebbe un uso improprio degli esiti della VQR, oltretutto di necessità non
sincroni rispetto all’accreditamento dei corsi di dottorato”.
172 I dottorati industriali rientrano nella tipologia dei dottorati intersettoriali, ma non sono univocamente individuabili.
TAVOLA 76
CORSI DI DOTTORATO DEL XXXV CICLO (A.A. 2019/20) PER TIPO DI ATENEO (STATALE E NON STATALE) E
TIPO DI CORSO DI DOTTORATO
ATENEO
Tipo di corso
Statale Non Statale Totale
Tradizionale 328 26 354
Innovativo Intersettoriale 205 8 213
Innovativo Internazionale 349 42 391
Innovativo Interdisciplinare 149 23 172
Innovativo Internazionale/Intersettoriale 307 8 315
Innovativo Interdisciplinare/Intersettoriale 257 8 265
Innovativo Interdisciplinare/Internazionale 180 4 184
Innovativo Interdisciplinare/Internazionale/Intersettoriale 435 7 442
Fonte: MUR
TAVOLA 77
ISCRITTI AI CORSI DI DOTTORATO AL XXXV CICLO (A.A. 2019/20) PER TIPO DI ATENEO (STATALE E NON
STATALE) E TIPO DI CORSO DI DOTTORATO
ATENEO
Tipo di corso
Statale Non Statale Totale
Nessuno 1.154 143 1.297
Innovativo Intersettoriale 980 28 1.008
Innovativo Internazionale 1.308 150 1.458
Innovativo Interdisciplinare 745 125 870
Innovativo Internazionale/Intersettoriale 1.164 33 1.197
Innovativo Interdisciplinare/Intersettoriale 1.541 49 1.590
Innovativo Interdisciplinare/Internazionale 918 44 962
Innovativo Interdisciplinare/Internazionale/Intersettoriale 2.905 26 2.931
Totale 10.715 598 11.313
Fonte: MUR
non statali ed una contrazione del 42, 9 per cento delle borse di dottorato nelle Università
telematiche.
In valore assoluto rimane comunque tendenzialmente stabile nel quadriennio il
numero delle borse concesse da tali ultime Università e dalle Università statali, mentre
diminuisce lievemente quello delle Università non statali.
TAVOLA 78
CORSI DI DOTTORATO
AREA a.a. a.a. var. % a.a. var. % a.a. var. %
GEOGRAFICA 2015/2016 2016/2017 a.a. prec 2017/2018 a.a. prec 2018/2019 a.a. prec
NORD - OVEST 4.724 4.525 -4,2 4.778 5,6 4.899 2,5
NORD - EST 4.433 4.500 1,5 4.562 1,4 4.913 7,7
CENTRO 5.958 5.729 -3,8 5.982 4,4 6.114 2,2
SUD 3.413 3.392 -0,6 3.732 10 3.790 1,6
ISOLE 1.242 1.134 -8,7 1.238 9,2 1.435 15,9
TOTALE
19.770 19.280 -2,5 20.292 5,2 21.151 4,2
STATALI
NON STATALI 1.020 970 -4,9 997 2,8 971 -2,6
di cui Atenei di
140 166 18,6 120 -27,7 146 21,7
Bolzano e Aosta
di cui Atenei
21 11 -47,6 7 -36,4 4 -42,9
telematici
TOTALE ITALIA 20.790 20.250 -2,6 21.289 5,1 22.122 3,9
Fonte: MUR, Rilevazione “Contribuzione Studentesca ed Interventi in favore degli studenti”.
TAVOLA 79
PERCENTUALE DI BORSE FINANZIATE DALL’ESTERNO
CORSI DI DOTTORATO
var. per var. per var. per
AREA GEOGRAFICA a.a. a.a. a.a. a.a.
cento cento cento
2015/2016 2016/2017 2017/2018 2018/2019
a.a. prec. a.a. prec. a.a. prec.
NORD - OVEST 19 17,1 -10,2 20,4 19,3 21,5 5,4
NORD - EST 21,4 21,9 2,4 23,3 6,5 24,8 6,3
CENTRO 15 15,8 5,7 15 -5,4 15,1 0,7
SUD 24,5 18,8 -23,2 16,9 -10 19,3 14,1
ISOLE 15,5 22,8 47 38,2 67,3 40,3 5,6
TOTALE STATALI 19,1 18,5 -3,1 19,9 7,7 21,3 7
NON STATALI 17,5 17,7 1 19,6 10,3 23,2 18,5
di cui Atenei di Bolzano e Aosta 9,3 10,2 10,3 10 -2,4 18,5 84,9
di cui Atenei telematici 0 0 --- 0 --- 75 ---
TOTALE ITALIA 19 18,4 -2,9 19,9 7,9 21,4 7,5
Fonte: MUR rilevazione contribuzione studentesca ed interventi in favore degli studenti.
L’andamento del numero di borse di dottorato concesse nel passaggio alla nuova
organizzazione dei relativi corsi, si riflette sulla spesa complessiva per le borse medesime,
che subisce, nel 2017 una flessione dello 0,5 per cento rispetto al 2016, con riferimento
al totale delle Università statali e non statali. Scomponendo questo dato a livello
territoriale, si nota la maggiore flessione della spesa nelle Università statali del nord est
(-6,2 per cento), del Nord Ovest (-4,8 per cento), e delle isole (-4,5 per cento), mentre
nelle Università non statali la spesa cresce del 2,2 per cento. Questa diminuzione viene
più che compensata nell’anno accademico (2018) che fa registrare un aumento della spesa
complessiva del 12,3 per cento e un recupero del 13,4 per cento nelle Università del Nord
Est, del 7,4 per cento in quelle del Nord Ovest e del 13,1 per cento nelle Isole. L’aumento
della spesa è frutto dell’aumento dell’importo della borsa di dottorato, attuato con il d.m.
25 gennaio 2018, fissandolo a euro 15,34 milioni.
La tavola che segue rappresenta i valori di riferimento comprendendo le borse di
dottorato di ricerca ed altre borse a dottorandi (d.m. 8.02.2013 n. 45), la maggiorazione
della borsa per mobilità, per spese per attività di ricerca dei dottorandi.
TAVOLA 80
SPESA PER BORSE DI DOTTORATO
(in milioni)
CORSI DI DOTTORATO
var. per
AREA GEOGRAFICA var. per cento
anno 2016 anno 2017 anno 2018 cento
anno prec. anno prec.
NORD - OVEST 104,87 109,88 4,8 117,97 7,4
NORD - EST 85,21 79,94 -6,2 90,62 13,4
CENTRO 101,82 100,22 -1,6 113 12,7
SUD 54,05 54,76 1,3 64,94 18,6
ISOLE 22,06 21,07 -4,5 23,83 13,1
TOTALE STATALI 368,03 365,88 -0,6 410,38 12,2
NON STATALI[1] 15,35 15,68 2,2 18,3 16,7
]
di cui Atenei di Bolzano e Aosta 2,08 2,4 15,1 2,87 19,6
di cui Atenei telematici 0 0 --- 0 ---
TOTALE ITALIA 383,38 381.57 -0,5 428,68 12,3
[1]Sono esclusi i seguenti atenei non statali: Università telematica e-Campus di Novedrate (CO), Humanitas University
di Rozzano (MI), Università telematica Italian University line di Firenze, Link Campus University di Roma, Università
telematica UNICUSANO di Roma, Università telematica Leonardo da Vinci di Torrevecchia Teatin a (CH).
Fonte: MUR
TAVOLA 81
RICERCATORI DI TIPO A) E B) CON TITOLO DI DOTTORE DI RICERCA
2020
AREA GEOGRAFICA 2016 2017 2018 2019
(dato provvisorio)
NORD – OVEST 18 46 72 210 203
NORD – EST 27 54 83 202 143
CENTRO 15 70 88 225 178
SUD 14 24 99 148 117
ISOLE 9 21 27 62 49
TOTALE STATALI 83 215 369 847 690
NON STATALI 15 39 49 84 89
TOTALE ITALIA 98 254 418 931 779
Fonte: MUR, Archivi del personale docente e ricercatore.
TAVOLA 82
ASSEGNI DI RICERCA ASSEGNATI AI DOTTORI DI RICERCA
Numero di assegni di ricerca conferiti a soggetti in possesso del
titolo di dottore di ricerca
AREA GEOGRAFICA 2020
2016 2017 2018 2019 (dato
provvisorio)
NORD - OVEST 1.904 1.882 1.947 1.923 1.961
NORD - EST 2.157 2.152 2.042 2.004 2.003
CENTRO 2.044 2.082 2.104 2.019 2.067
SUD 1.216 1.167 1.233 1.315 1.251
ISOLE 347 361 329 313 340
TOTALE STATALI 7.668 7.644 7.655 7.574 7.622
NON STATALI 283 335 358 385 369
di cui “Libera Università di Bolzano” e “ Università
23 36 36 51 50
della Valle d’Aosta”)
TOTALE ITALIA 7.951 7.979 8.013 7.959 7.991
Fonte: MUR, Archivi del personale docente e ricercatore
TAVOLA 83
ASSEGNISTI DI RICERCA NEI PROGETTI PRIN
%
NORD - OVEST 8,40
NORD - EST 6,90
CENTRO 9,70
SUD 10,40
ISOLE 10,80
TOTALE STATALI 8,70
NON STATALI 12,90
TOTALE ITALIA 8,80
Fonte: MUR
L’impiego degli assegnisti nei progetti di ricerca, aventi per loro natura durata
limitata, è coerente con il carattere temporaneo della tipologia contrattuale.
Tuttavia, la tavola seguente evidenzia che la spesa complessiva per assegni di
ricerca è rimasta sostanzialmente stabile nel periodo 2016-2019, mostrando un lieve
173 Il rapporto ha al numeratore il numero di assegnisti inseriti nei rendiconti finali dei progetti finanziati e al
denominatore il numero totale di assegnisti attivi al 4/11/2015 (data di pubblicazione del bando PRIN). Il dato puntuale
su quanti assegnisti hanno partecipato ai progetti è disponibile solo quando viene compilato il consuntivo finale, ciò
implica che il progetto è stato anche ammesso al finanziamento. Sono esclusi quindi i progetti che, pur se valutati
positivamente, non sono stati finanziati per mancanza di fondi. Poiché si fa riferimento ai consuntivi finali, infine,
l'ultimo anno per cui l'informazione è disponibile è il 2015.
incremento nelle Università del Nord e del Centro e una lieve diminuzione nelle
Università delle Isole.
La relativa stabilità del dato della spesa denuncia un costante ricorso delle
Università a questa figura contrattuale contraddistinta invece dalla temporaneità, e dalla
limitata rinnovabilità, per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito di progetti che,
pur avendo durata definita, costituiscono comunque la modalità tendenzialmente
ordinaria dell’attività di ricerca svolta dalle Università, data la sistematica pubblicazione
dei relativi bandi e la diffusa partecipazione degli atenei.
TAVOLA 84
PAGAMENTI PER ASSEGNI DI RICERCA NEGLI ATENEI STATALI
(in milioni)
AREA GEOGRAFICA 2016 2017 2018 2019
NORD - OVEST 70,73 84,29 nd 88,77
NORD - EST 83,65 89,8 nd 88,67
CENTRO 76,78 74,84 nd 77,89
SUD 38,36 35,21 nd 33,2
ISOLE 10,81 10,06 nd 9,36
TOTALE STATALI 280,34 294,22 nd 297,92
Fonte: MUR, Omogenea redazione dei Conti Consuntivi - Prospetto “Siope”
NB: Anno 2018 non disponibile
Ciò avviene anche nel periodo 2016-2020, arco temporale in cui si registra, invece,
un incremento dei ricercatori a tempo determinato di tipo a) e b) (+74,49 per cento nel
quadriennio). A questo aumento del tempo determinato nella ricerca corrisponde peraltro
una flessione dei ricercatori a tempo indeterminato (- 33,20 per cento), che fanno parte di
un ruolo ormai ad esaurimento in conseguenza delle innovazioni introdotte dalla riforma
dell’Università di cui alla legge n. 240/2010.
In particolare, rispetto ad un tasso annuale di decrescita del numero complessivo
del personale impiegato per la ricerca, peraltro contenuto, la diminuzione dei ricercatori
di ruolo è più che compensata dall’aumento del personale a tempo determinato dei profili
di ricercatore e assegnista di ricerca.
Le tavole che seguono descrivono in modo evidente la tendenza all’utilizzo di
personale precario per lo svolgimento della funzione di ricerca.
Alla luce dei dati rilevati si ravvisa la necessità di un’attenta programmazione del
reclutamento di personale da dedicare alla ricerca, tenuto conto delle risorse pubbliche
investite per la formazione e remunerazione di personale di ricerca nei profili di
dottorando, assegnista e ricercatore a tempo determinato, a fronte di quelle destinate al
personale di ruolo, in considerazione del carattere strutturale che la ricerca, sia pur
articolata in progetti di durata definita, riveste nella missione istituzionale delle
Università.
TAVOLA 85
TAVOLA 86
VARIAZIONI PERCENTUALI ANNUE
TAVOLA 87
INCIDENZA PERCENTUALE DELLA TIPOLOGIA RISPETTO AL TOTALE
TAVOLA 88
RICERCATORI DIPENDENTI DA ENTI PUBBLICI DI RICERCA VIGILATI DAL MUR PROVENIENTI DALLE
UNIVERSITÀ DAL 2016 AL 2020
Gli enti presso i quali registra il maggior afflusso di ricercatori provenienti dall’
Università sono l’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e l’Istituto nazionale di alta
matematica Francesco Severi (INDAM).
Dai dati forniti dall’amministrazione risulta che gli ambiti disciplinari in cui
avviene con maggiore incisività il passaggio di ricercatori dall’ Università agli enti di
ricerca sono quelli afferenti alle discipline scientifiche, prevalentemente luogo scienze
fisiche, matematiche, chimiche e ingegneristiche. Tuttavia, nel caso dell’INDAM, si
registra un impiego anche di ricercatori universitari delle scienze economiche e
statistiche.
TAVOLA 89
ANAGRAFE NAZIONALE DELLA RICERCA
Con d.l. 10 novembre 2008 n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9
gennaio 2009, n. 1, è stata introdotta l’Anagrafe nazionale dei professori ordinari e
associati e dei ricercatori, contenente per ciascun soggetto l’elenco delle pubblicazioni
scientifiche prodotte. L’Anagrafe è aggiornata con periodicità annuale. La relativa
disciplina è stata dettata dall’ANVUR con la delibera n. 5 del 22 giugno 2011.
L’Anagrafe raccoglie i dati relativi alla produzione di ricerca dei professori,
ricercatori e assegnisti ed è strumentale all’omeogena valutazione del suddetto personale
per varie finalità (partecipazione ASN, valutazione delle politiche di reclutamento, VQR,
ecc.). Nell’anagrafe confluiscono, inoltre, le informazioni sul trasferimento tecnologico.
L’esigenza di una armonizzazione e potenziamento delle basi di dati sull’attività di
ricerca, a fini di monitoraggio e trasparenza e libera accessibilità delle informazioni, era
stata avvertita nel Programma nazionale della ricerca 2015-2020, che ha inteso
“promuovere l’implementazione dell’Anagrafe Nazionale delle Ricerche (prevista
dall’art. 3-bis della legge 1/2009) prevedendo l’accessibilità alle informazioni che
saranno pubblicate sulla stessa, in conformità con i principi dell’open data esplicitati a
livello nazionale.
Tuttavia, ad oggi non risulta implementata la banca dati integrata dei progetti di
ricerca in carico ai diversi fondi, sia nazionali che regionali, e dei soggetti che gestiscono
le relative attività.
Permane, pertanto, l’esigenza di superare la frammentazione e opacità delle
informazioni riguardanti le attività di ricerca finanziate con fondi pubblici, sia a fini di
trasparenza generale, sia a fini di semplificazione dei processi di valutazione dei soggetti
174 Art. 60, comma 1, d.l. 21 giugno 2013, n. 69, conv con mod. dalla legge 9 agosto 2013, n. 98: “La quota del Fondo
MUR supporto nel calcolo degli indicatori necessari alla distribuzione della quota
premiale dell’FFO.
Nel periodo 2016-2020 è stata portata a termine la valutazione relativa al
quadriennio 2011-2014 (VQR 2011-2014)175 ed è stata avviata la valutazione relativa al
quinquennio 2015-2019, con l’approvazione delle Linee Guida contenute nei Decreti
Ministeriali 1110/2019 e 444/2020176.
Per quanto attiene alla ricerca, nella valutazione della qualità rientra in senso lato
anche la procedura di verifica volta all’erogazione degli incentivi ai professori di seconda
fascia e ai ricercatori, ai sensi della legge 11 dicembre 2016, n. 232, che ha istituito un
“Fondo per il finanziamento delle attività base di ricerca” (FFABR)177.
L’ANVUR è finanziata a valere su apposito capitolo di bilancio (capitolo 1688,
PG01). Fondi ulteriori sono specificamente destinati all’Agenzia a valere sull’FFO e sul
FOE. Le risorse sono individuate dai decreti di riparto dei suddetti fondi.
per il finanziamento ordinario delle Università destinata alla promozione e al sostegno dell'incremento qualitativo delle
attività delle Università statali e al miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza nell'utilizzo delle risorse, di cui
all'articolo 2 del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009,
n. 1, e successive modificazioni, è determinata in misura non inferiore al 16 per cento per l'anno 2014, al 18 per cento
per l'anno 2015 e al 20 per cento per l'anno 2016, con successivi incrementi annuali non inferiori al 2 per cento e fino
ad un massimo del 30 per cento. Di tale quota, almeno tre quinti sono ripartiti tra le Università sulla base dei risultati
conseguiti nella Valutazione della qualità della ricerca (VQR) e un quinto sulla base della valutazione delle politiche
di reclutamento, effettuate a cadenza quinquennale dall'Agenzia nazionale per la valutazione dell'Università e della
ricerca (ANVUR)
175 Le istituzioni coinvolte nella VQR 2011-2014 sono state 132 (94 Università, 12 enti di ricerca vigilati dal MIUR e
26 enti di ricerca e consorzi che volontariamente hanno richiesto di essere valutati). Il numero dei prodotti conferiti per
la valutazione è stato pari a 118.000 (3 per ogni ricercatore). Terminata la fase valutativa, ANVUR ha continuato ad
analizzare i dati raccolti anche al fine di preparare il successivo esercizio VQR del quinquennio 2015-2019.
176 Il bando dell’ANVUR che tiene conto di entrambi i decreti è stato approvato dal Consiglio Direttivo dell’ANVUR
e adottato con Decreto del Presidente dell’Agenzia in data 25 settembre 2020. Alla data del 1° febbraio 2021 sono
inoltre stati adottati e pubblicati sul sito dell’Agenzia i documenti relativi alle modalità di valutazione dei prodotti della
ricerca e dei casi di studio definite dai GEV (Gruppi di esperti valutatori) e i documenti relativi alle modalità di
conferimento dei prodotti (valutazione della Ricerca) e dei casi studio (valutazione della Terza Missione). Come da
bando VQR 2015-2019 la conclusione dei lavori con la pubblicazione dei risultati è prevista per il 15 marzo 2022, cui
seguirà il Rapporto di valutazione ANVUR che sarà pubblicato entro il 30 giugno 2022.
177 Il finanziamento deve essere assegnato ai migliori ricercatori e professori associati che ne avevano fatto domanda,
scegliendo il top 75 per cento e top 25 per cento delle rispettive graduatorie, calcolate in base ad un indicatore di
produzione scientifica definito dall’ANVUR. È, inoltre, compito dell’ANVUR l’attività di valutazione dei Dipartimenti
di eccellenza, ai fini della ripartizione del Fondo quinquennale per il finanziamento dei Dipartimenti di eccellenza,
istituito dall’art. 1, commi 314-338 della legge 11 dicembre 2016, n. 232. A tal riguardo, viene in considerazione il
Fondo, iscritto nello stato di previsione del MIUR, come sezione del FFO, al “fine di incentivare l’attività dei
Dipartimenti delle Università statali che si caratterizzano per l’eccellenza nella qualità della ricerca e nella progettualità
scientifica, organizzativa e didattica, nonché con riferimento alle finalità di ricerca di «Industria 4.0»“, con uno
stanziamento di 271 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018. Infine, si ricorda la funzione di valutazione dei progetti
presentati da Consorzi interuniversitari già partecipanti alla VQR, ai fini dell’assegnazione di un cofinanziamento
nell’ambito del Fondo di Finanziamento. Per la valutazione dei progetti, ANVUR ha utilizzato i criteri di valutazione
specificati nei decreti di riparto del FFO relativi a: risultati raggiunti nella VQR 2011-2014; qualità del progetto di
ricerca; dimensione del progetto in termini di frazione dei consorziati partecipanti alla proposta rispetto al totale dei
consorziati; congruità del livello di cofinanziamento del progetto da parte dei soggetti consorziati o di soggetti terzi.
Sulla scorta di tali criteri, l’ANVUR ha valutato positivamente 5 progetti all’anno che hanno consentito al Ministero di
ammettere a finanziamento i relativi Consorzi interuniversitari.
TAVOLA 90
PROSPETTO DELLE RISORSE ASSEGNATE ALL’ANVUR (2016-2020)
(in euro)
CAP. 1688, PG01
INTERVENTI FFO INTERVENTI FOE
Anno (funzionamento FFO FOE
in euro in euro
ordinario)
1.700.000 destinati al
finanziamento
1.300.000 sono destinati dell’attività di
Art. 9, d.m. Art. 1 c. 4 lett.
svolgimento delle valutazione
2016 3.651.127 552 6 luglio e d.m.. 631
attività istituzionali di dell’ANVUR ai sensi
2016, dell’8/08/2016
valutazione dell’articolo 12, comma
7, del d.P.R. n. 76 del
2010;
2017 7.638.847
2018 7.638.704
1.000.000 sono destinati
quale quota parte delle
Art. 8 d.m. risorse necessarie per
2019 7.690.652 738 8 agosto l’esercizio di
2019 valutazione della qualità
della ricerca 2015-
2019(VQR 2015-2019).
1.500.000 sono destinati
all’ANVUR, quale Art. 1 comma 1.000.000 contributo
quota parte delle risorse 4 lettera d) per la VQR di ciascun
Art. 8, d.m.
necessarie per soggetto, ai sensi
2020 7.693.941 442 10
l’esercizio di dell’art. 12, co. 7,
agosto 2020
valutazione della qualità D.m. n. 744 secondo periodo, del
della ricerca 2015- dell’8/10/2020 d.P.R. n. 76/2010,
2019(VQR 2015-2019)
Fonte: dati MUR
178 Il d.l. 162/2019 (L. 8/2020: art. 6, comma 5-septies) ha incrementato il Fondo per il finanziamento ordinario delle
università (FFO) di euro 96,5 milioni per il 2021 e di euro 111,5 milioni annui dal 2022 ai fini – previsti dal comma 5-
sexies - dell'assunzione di ricercatori universitari a tempo determinato di tipo B, a decorrere dal 2021, e
dell'autorizzazione alle Università a bandire procedure per la chiamata, dal 2022, di professori universitari di seconda
fascia riservate ai ricercatori universitari a tempo indeterminato in possesso di abilitazione scientifica nazionale (ASN),
a tal fine attingendo, quanto a euro 96,5 milioni per il 2021, al “ Fondo per l'Agenzia nazionale per la ricerca – ANR”.
179 Sulla classificazione delle riviste si è aperto tra ANVUR e Università un vasto contenzioso che ha riguardato la
classificazione di riviste di discipline economico sociali, le sole per le quali è prevista la suddetta classificazione,
operata da ANVUR. Per i settori cd bibliometrici si applicano invece gli ordinari indici previsti a livello internazionale.
Si vedano, ex multis, Consiglio di Stato, sez. VI, 25 marzo 2015, n. 1584 e 12 maggio 2015, n. 3737 riguardanti,
rispettivamente la classificazione di due riviste giuridiche, Diritto e processo amministrativo e Cooperazione giuridica
internazionale. In entrambi i casi il giudice amministrativo ha condannato l’ANVUR a riformulare il proprio giudizio
in merito alla classe di appartenenza delle riviste affermando che “tanto maggiore è l’ambito di discrezionalità tecnica
che connota le operazioni valutative; tanto più occorre non introdurre parametri spuri e attenersi agli indici e alle
prescrizioni normative, il cui scopo, di patente garanzia, è di orientare e delimitare le modalità di esercizio di quella
stessa discrezionalità. Tanto, al fine di evitare che il (pur innegabile) esercizio di discrezionalità valutativa si traduca
nell’espressione di giudizi valoriali e soggettivi, riferiti a una gamma estranea rispetto alla finalità della valutazione
e potenzialmente indefinita (e indefinibile ex ante) di possibili oggetti, in tal modo rendendo possibile (in casi-limite)
lo sconfinamento in forme, palesi o dissimulate, di arbitrio valutativo.”.