Socrate
Socrate rappresenta un momento cruciale nella storia del pensiero antico. La riflessione si concentra
sull'uomo. Centrale è la sua riflessione etica politica e religiosa. Per Socrate la conoscenza non è fine a se
stessa, ma è qualcosa che ci deve guidare nelle scelte di ogni giorno. Nel 339 a.C. viene accusato di empietà
e di soverchiare i giovani, viene fatto un processo pubblico in cui verrà condannato a morte. Non scrisse
mai nulla perché pensava che la filosofia fosse una ricerca costante, è un continuo interagire di idee e con
altre persone, mentre una pagina scritta ha solo ciò che ha scritto sopra, nulla più. Le informazioni che
abbiamo su di lui ci vengono date dai suoi contemporanei, Socrate fu una figura che colpì parecchio,
soprattutto la sua morte per le proprie idee e la fede in esse. Ha fede in quella che è la legge dello stato,
nonostante le molte opportunità di scappare, non lo fece mai, decise di accettare la condanna. Una
testimonianza che ci porta Aristofane, nella commedia le Nuvole, era di grande polemica nei suoi confronti
e nei confronti del suo modo di comportarsi o di filosofare. Tutto ciò che gli veniva detto, non ci credeva,
voleva criticarla e ragionarsi sopra. Lui criticava continuamente la società e ciò che succedeva in essa.
Senofonte non capisce Socrate e lo presenta come un uomo umile, rispettoso delle regole di Atene. La
maggiore fonte di informazioni è Platone, il suo più importante discepolo, che scrisse tantissimo da lui e
venne sconvolto dalla sua condanna. Il problema di ciò che riporta Platone è che non si può mai capire
quando le parole del personaggio Socrate, siano effettivamente proprie o dell'autore.
Socrate è perfettamente incentrato nella filosofia del proprio tempo perché si incentra sull'uomo. Sostiene
che le risposte alle nostre domande non vengano date da nessuno, siamo noi che dobbiamo cercarle.
Secondo lui l'unico modo per poter arrivare alla verità è il ragionamento; tale verità è tale per tutti, per
questo è in grande conflitto con i sofisti e la filosofia relativista del periodo.
Il suo motto è conosci te stesso, il suo pensiero è riuscire a capire cos'è l'uomo e l'essere umano in
generale.
Socrate inizia a fare filosofia grazie al responso dell'Oracolo di Delfi che alla domanda, chi fosse l'uomo più
sapiente della Grecia, rispose sei tu Socrate, perché sai di non sapere. Quindi inizia a viaggiare e interrogare
gli altri per capire se è vero quello che gli è stato detto. Va ad interrogare quelli che vengono considerati i
grandi sapienti di quel tempo ma più va avanti nella ricerca e più si accorge che il loro sapere è vuoto e le
loro conoscenze non sono altro che un'illusione. Capisce che l'oracolo aveva ragione perché è l'unico che
consapevole della propria ignoranza ed essendone consapevole, si sforza di uscire da tale condizione.
Quindi dopo aver capito questo, inizia a contestare il pensiero ed il sapere altrui attraverso l'ironia.
Inizialmente quando incontra gli altri, finge di essere interessato e di non sapere ciò che stanno dicendo, si
fa aiutare dall'altro per capire, ma poi poi nel corso della discussione mette in dubbio tutte le risposte che
vengono date alle sue domande. L'altra persona quindi inizia a pensarci e a chiedersi se non è vero quello
che dice. Per lui è necessario e positivo demolire il falso sapere degli altri. Si paragona ad un ostetrico delle
idee, come sua madre faceva la nutrice. Inizia la sua concezione della maieutica. Inoltre dice che dentro
ogni uomo c'è la conoscenza. La maieutica è l'arte delle levatrici, le donne che passata l'età in cui erano
fertili, aiutano le altre donne nel momento del parto; sua madre faceva questo mestiere e lui prende l'idea
da lei poiché considera di poter aiutare gli altri uomini a partorire idee nuove, mentre lui non può più, come
le levatrici, la sua mente non è più fertile. Il metodo socratico in un primo momento si caratterizza
dell'interesse per l'argomento poi l'ironia e quando arrivano le risposte c'è la messa in dubbio, infine le
nuove idee. Mentre i sofisti usavano le macrologie, ovvero i discorsi lunghi, Socrate usava l’eristica, i
discorsi brevi, infatti interrompe continuamente l’interlocutore ed il suo ragionamento. Aristotele dirà di
Socrate che è colui che ha inventato il ragionamento induttivo. Socrate aveva l'esigenza di superare il
relativismo sofistico e di trovare dei concetti e delle idee che fossero universali ed uguali per tutti. Per lui il
sapere e la conoscenza portava al bene, perché sosteneva che chi facesse il male lo facesse per ignoranza,
solo chi non sa qual'è il suo bene fa il suo male. Stesso ragionamento per le vitù
Socrate 1. Vita 1.1. Nasce ad Atene nel 470 o nel 469 a.C. 1.2. Come i sofisti, mette al centro della sua
ricerca filosofica il mondo umano, lasciando invece da parte i problemi riguardanti il cosmo che avevano
interessato fino ad allora i filosofi della natura. 1.3. Nel 399 a.C., all’età di circa settant’anni, l’Atene
democratica lo mise sotto processo, con l’accusa di non credere negli dei tradizionali (empietà) e di
corrompere, con le sue idee, i giovani spingendoli al disordine sociale. 1.4. Fu condannato a morte: accettò
tranquillamente il verdetto e, rispettando le leggi della città, bevve la cicuta. 2. -- 2.1. Socrate fu considerato
come il primo intellettuale ucciso dal potere a causa del suo pensiero. 2.2. Non ha lasciato opere scritte,
tutto quello che sappiamo su di lui lo dobbiamo ai 'Dialoghi ' di Platone che era stato suo discepolo. 3.
L'arte del dialogo 3.1. Secondo Socrate, il primo passo per raggiungere la conoscenza della verità era quello
di ammettere la propria ignoranza. 3.2. La verità può essere raggiunta solo attraverso il dialogo e, quindi, il
confronto verbale tra due o più persone. 4. ...e la ricerca della verità 4.1. Ogni dialogo iniziava con Socrate
che poneva ai suoi interlocutori una domanda sui problemi fondamentali dell’uomo per esempio: «Che
cos’è la virtù?». 5. L'ironia 5.1. Il filosofo, utilizzando l’arma retorica dell’ironia, affermava di non conoscere
la risposta alla domanda che aveva posto e di volere, per questo, sentirla dagli altri. 5.2. L’interlocutore, di
solito, rispondeva dando degli esempi: «è virtuoso chi rispetta le leggi». 5.3. Ma Socrate, per nulla
interessato agli esempi, controbatteva confutando la risposta e chiedendo continuamente una definizione
precisa, cioè il concetto di cui si stava parlando. 5.4. L’interlocutore era così portato ad accorgersi che le sue
convinzioni erano solo il frutto dell’abitudine e ad ammettere anch’egli di non sapere. 5.5. L'ironia serviva a
distruggere le convinzioni false e poco fondate. 6. La maieutica 6.1. Dopo questa ammissione, Socrate e i
suoi interlocutori iniziavano un’altra serie di domande e risposte, che costituivano la vera e propria ricerca
della verità: essa, dunque, esiste ed è già dentro di noi, ma va tirata fuori attraverso il dialogo. 6.2. Socrate
definiva questo procedimento con l’espressione “maieutica” («arte di far partorire», «arte dell’ostetricia»).
6.3. La maieutica aveva lo scopo costruttivo di portare alla luce la verità che ogni uomo ha dentro di sé. 7.
La morale 7.1. Secondo Socrate la virtù è unica e corrisponde alla scienza del bene. 7.2. Essa riguarda
l’interiorità, cioè i valori dell’anima, e si fonda sulla ragione e sulla conoscenza: la virtù, come la verità,
esiste ed è dentro di noi. 7.3. La concezione di Socrate era rivoluzionaria, perché cancellava dal campo della
virtù tutti i valori legati alle cose esteriori come la ricchezza, la fama, la potenza. 7.4. La virtù ha tuttavia
come obiettivo l’utilità e la felicità della vita: è, quindi, l’arte di vivere. 7.5. Poiché per Socrate l’uomo è un
animale sociale, l’arte di saper vivere corrisponde all’arte di saper vivere con gli altri, cioè alla politica. 7.6.
Secondo il filosofo ateniese «nessuno pecca volontariamente» e «chi fa il male, lo fa per ignoranza del
bene». 8. Il demone e la religione 8.1. Socrate considerava il filosofare come una missione che gli era stata
assegnata da una divinità, da un demone che lo consigliava in tutti i momenti decisivi della sua vita. 8.2.
Ammetteva dunque l’esistenza di una divinità superiore, garante dell’ordine del mondo e massima forma di
intelligenza e di bene. 8.3. Per non venire meno agli obblighi del buon cittadino, egli celebrava in maniera
formale gli dei della religione tradizionale.