Nicola Sala
Nicola Sala
Fu ricevuto per alunno nel Conservatorio della Pietà de’ Turchini in tempo
che vi era per primo maestro Nicolò Fago detto il Tarantino, e per secon-
do maestro Geronimo Abos. Sotto la saggia direzion di costoro cominciò
Sala la sua musicale carriera, nella quale avrebbe più figurato, se avesse
avuto miglior idea di se stesso. Pusillanime fuggiva ogni lode, rispettava i
maestri, amava i compagni, riputandosi l’infimo fra di loro. Studiò indefes-
1
nicola sala, Regole del contrappunto pratico, Napoli, Stamperia Reale, 1794. Sul-
le Regole cfr. rosa cafiero, Un viaggio musicale nella scuola napoletana: note sulla
fortuna delle «Regole del contrappunto pratico» di Nicola Sala (Napoli, 1794), in ce-
cilia de carli - francesco tedeschi (a cura di), Il presente si fa storia. Scritti di storia
dell’arte in onore di Luciano Caramel, Milano, Vita & Pensiero, 2008, pp. 733-756;
ead., La trattatistica musicale, in francesco cotticelli - paologiovanni maione (a
cura di), Storia della musica e dello spettacolo a Napoli. Il Settecento, Napoli, Turchini
Edizioni, 2009, pp. 593-656 (il testo è disponibile anche in traduzione tedesca: Traktate
über Musik, in francesco cotticelli - paologiovanni maione (hrsg.), Musik und The-
ater in Neapel im 18. Jahrhundert, Kassel, Bärenreiter 2010, pp. 641-708); gaetano
stella, Le «Regole del contrappunto pratico» di Nicola Sala. Una testimonianza sulla
didattica della fuga nel Settecento napoletano, in gaetano stella (a cura di), Compo-
sizione e improvvisazione nella scuola napoletana del Settecento, numero monografico
della «Rivista di Analisi e Teoria Musicale», xv/1 (2009), pp. 116-138; claudia Jane
scroccaro, Le fughe di Domenico Scarlatti e la tradizione compositiva della Scuola
Napoletana: un’alternativa al modello bachiano, Tesi di laurea, Università agli Studi di
Roma “Tor Vergata”, 2009-2010.
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E siccome il fondamento dell’armonia sta fissato sul basso, dal cui movi-
mento nasce tutto il bello, il vario, ed il grande dell’armonia, così Sala studiò
profondamente su de’ bassi delle varie opere del Fago per propria istruzione:
e scorgendo in tale studio il gran vantaggio che avrebbe potuto ricavarne
l’arte medesima, prese a formar de’ bassi numerati sul gusto del maestro, il
quale avendogli osservati, l’animò a proseguir l’opera, che poteva divenire
di grande utile per gli alunni, e per l’arte musicale. Seguitò pertanto il Sala
l’incominciato lavoro, ma essendo morto Fago, Sala si scoraggì, e sospese
l’opera3.
Ammesso nel Conservatorio della Pietà de’ Turchini, ricevé le prime lezioni
dal Fago, dall’Abos, e da Leonardo Leo, di cui fu uno dei più dotti allievi, e
propagatore della sua scuola. [...]
2
carlo antonio de rosa marchese di villarosa, Memorie dei compositori di musica
del Regno di Napoli, Napoli, Stamperia Reale, 1840, pp. 191-192.
3
Ivi, p. 192.
4
Una ricostruzione della querelle fra “leisti” e “durantisti” è presente in rosa cafiero,
The early reception af Neapolitan Partimento theory in France: a surve, «Journal of
Music Theory» LI/1 (2007), pp. 137-159.
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Egli nel campo dell’arte può essere considerato come dotto grammatico,
valentissimo insegnante, e rigido religioso custode delle dottrine che aveva
apprese da Leonardo Leo5.
Così come Villarosa, anche Florimo limita le qualità di Nicola Sala sola-
mente all’attività didattica, giudicandolo, d’altro canto, un compositore
non particolarmente originale in nessun genere musicale. Come anche
in altri casi è possibile scorgere l’idea che Francesco Florimo voleva tra-
mandare circa l’impostazione didattica di Leonardo Leo. In quanto “lei-
sta”, infatti, anche Sala avrebbe dato la precedenza nelle sue composi-
zioni a uno sviluppo contrappuntistico artificioso e alla complessità delle
armonie a scapito della cantabilità della melodia e della semplicità della
condotta armonica.
Morì nel 1800, in età di quasi cento anni7 dopo aver consacrato la vita lun-
ga ed operosa a formare un seguito di metodiche lezioni sopra tutte le parti
della composizione, che per più di sessant’anni insegnò agli alunni del Con-
servatorio della Pietà, ove successe al Fago nella qualità di secondo maestro,
occupando, dopo la morte del Cafaro, avvenuta nel 1787, il posto di primo
maestro [...].
5
francesco florimo, La scuola musicale di Napoli e i suoi conservatorii, 4 voll., Na-
poli, Morano, 1880-1882, vol. iii, pp. 42-43.
6
Ivi, p. 43.
7
Florimo colloca la nascita di Nicola Sala nel 1701, mentre Villarosa nel 1732. I più
recenti dizionari enciclopedici, invece, riportano che Nicola Sala nacque a Benevento
nel 1713.
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Il Sala deve la fama di sapiente musicista a quelle lezioni, o, per dir meglio,
a quella raccolta di modelli di contrappunto e di fughe, che, ad insinuazione
e consiglio del Paesiello, furono pubblicate per le stampe. [...] Il vero si è che
l’opera del Sala è importantissima, contenendo quel contrappunto doppio
tradizionale che un maestro poteva mettere in luce col raccogliere quanto
dagli antichi maestri erasi sino allora fatto. Essa è composta di cadenze, sca-
le, movimenti, bassi, fughe, canoni, da una sino ad otto parti reali. Studian-
dola con attenzione, vi si scorge un artifizio di parti rivoltate, imitazioni in
tutti i gradi della scala fatte con chiarezza e precisione. Tal genere di musica
non dee però mai prendersi a modello, perché mancante d’ispirazione, di
canti e di effetti. Ma gioverebbe che si studiasse da coloro che si addicono
alla composizione, per sola loro istruzione, onde in qualche circostanza po-
tessero avere delle risorse dall’arte8.
Essendo venuto per maestro nel Conservatorio Pasquale Cafaro, Sala fu fat-
to secondo maestro, e per le sue ottime prerogative fu dal Cafaro molto
amato. Mostrò il Sala la sua opera al Cafaro, che la lodò moltissimo; ma
non approvò il pensiero di Sala di volerla pubblicar con le stampe, dimo-
strandogli che una opera utile solamente per gli organisti e Compositori
difficilmente si sarebbe trovata a esitare. Proseguì ciò non ostante il Sala ad
emendare in qualche parte la sua produzione, esaminandola attentamente,
e facendoci da volta in volta notabili accrescimenti, fisso avendo in mente
di pubblicarla: lo che per mancanza di mezzi non poté mai mandare in ese-
cuzione. Cafaro passò all’altra vita, e Sala fu rimpiazzato in sua vece; ed
introdotti nel Conservatorio i partimenti e solfeggi di Leo, e poscia quelli di
Cafaro, egli non volle far uso de’ suoi9.
8
florimo, La scuola musicale, vol. iii, pp. 42-43.
9
villarosa, Memorie, pp. 192-193.
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voce di soprano col solo basso» e «altri per voce di basso»10, Villarosa
segnala che
Ha inoltre il Sala composto varii solfeggi per basso - solfeggi di soprano col
basso - arie e duetti diversi - partimenti - solfeggio con accompagnamento di
piano-forte - ed una raccolta di lezioni numeriche11.
Le due raccolte di solfeggi per soprano e per basso, entrambe con l’ac-
compagnamento del basso continuo e segnalate da Villarosa e da Flo-
rimo, sono ancora presenti presso la Biblioteca del Conservatorio di
Napoli12.
Una testimonianza diretta, che chiarisce ancora più nel dettaglio la
funzione didattica dei solfeggi, in particolare di quelli di Leonardo Leo13,
nella scuola di canto dei conservatorî napoletani, è offerta da Giovanni
Battista Mancini, allievo del Maestro14. Mancini, nelle sue Riflessioni
pratiche sul canto figurato pubblicate a Milano nel 177715, fornisce agli
studiosi numerosi aneddoti sull’impiego dei solfeggi nella classe di Leon-
ardo Leo.
In proposito de’ solfeggi, pochi sono i maestri di canto che pensino con
quanta diligenza e maestria dovrebbero esser composti; se ne ascoltano alle
volte certi composti così barbaramente, senza naturalezza, senza senso e
senza buon gusto, che in vece di alletare, annojano e guastano il naturale del
giovane cantante. Usi dunque ogni studio ne comporre i solfeggi, che sian
naturali, grati e ben condotti con buona modulazione, e quando ch’egli non
10
florimo, La scuola musicale, vol. iii, p. 43.
11
villarosa, Memorie, p. 195.
12
nicola sala, Solfeggi in Chiave di Basso Del Sig.r D. Nicolò Sala, ms., 1778, I-Nc,
Solfeggio 385; id., Solfeggi a voce sola di Soprano Del Sig.r D. Nicolò Sala, ms., I-Nc,
Solfeggio 386.
13
Per i solfeggi di Leonardo Leo cfr. paolo sullo, I Solfeggi di Leo e lo studio della
forma nella Scuola Napoletana del Settecento, in stella (a cura di), Composizione e
improvvisazione, pp. 97-115; id., La fortuna europea delle raccolte di solfeggi di Leo-
nardo Leo, «Studi pergolesiani / Pergolesi Studies», 8 (2012), pp. 407-433.
14
Giovanni Battista Mancini (1714-1800) è stato allievo oltre che di Leonardo Leo a
Napoli, anche di Antonio Bernacchi e, per il contrappunto e la composizione, di Padre
Giovanni Battista Martini a Bologna.
15
giovanni battista mancini, Riflessioni pratiche sul canto figurato, Milano, Giusep-
pe Galeazzi Regio Stampatore, 1777.
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sia a portata di farli tali, procuri di farli comporre da chi sia perito nell’arte,
perché questo è un punto di grande importanza, da cui dipende un singolar
profitto del giovane cantante16.
16
Ivi, pp. 138-139.
17
Ivi, p. 248.
18
Ivi, pp. 248-249.
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19
leonardo leo, Solfeggi A voce sola di Soprano con Cembalo, ms., I-Nc, 34.2.5.
20
id., Solfeggi a Voce sola di Soprano con accompagnamento del Basso Del Sig.r Leo-
nardo Leo Libro 2°, ms., I-Mc, Noseda P 16-4.
21
id., Solfeggi a Voce sola di Soprano con accompagnamento del Basso Del Sig.r Leo-
nardo Leo Libro 3°, ms., I-Mc, Noseda P 16-5.
22
id., Solfeggi a Voce sola di Soprano con accompagnamento del Basso Del Sig.r Leo-
nardo Leo Libro 4°, ms., I-Mc, Noseda P 16-6.
23
id., Solfeggi a Voce sola di Soprano con Basso, ms., D-MÜs, SANT Hs 2369.
24
id., Solfeggi, ms., D-Dl, Mus. 2460-K-500.
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Nonostante Nicola Sala impieghi gli stessi schemi formali del suo ma-
estro Leonardo Leo, non ne riproduce la varietà della condotta sia del
basso continuo che della melodia. Forse per questo motivo preferiva uti-
lizzare proprio i lavori di Leo e Cafaro, che si presentavano certamente
più interessanti sotto il profilo musicale. Rispetto alle raccolte di Leonar-
do Leo, però, quelle di Nicola Sala contengono un numero maggiore di
solfeggi con uno sviluppo contrappuntistico, dove sono molto utilizzate
le tecniche del canone e della fuga. I canoni e i solfeggi fugati sono im-
piegati generalmente come secondo solfeggio della coppia.
Oltre alla produzione di Leonardo Leo, un riferimento importante per
Nicola Sala è stata certamente l’opera didattica di Alessandro Scarlatti.
Un documento che restituisce appieno l’influenza esercitata da Scarlatti
è il manoscritto Quindici Fughe a Due, custodito presso la Biblioteca del
Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli25. Le quindici fughe, infat-
ti, sono opera del lavoro di copiatura di Nicola Sala, che, aggiungendo
alle fughe di Scarlatti alcune indicazioni analitiche, fornisce agli studiosi,
oltre a una chiave interpretativa, anche un utile glossario di termini da
utilizzare.
25
I-Nc, 34-4-13.
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26
Della fuga di Sala trattano michelangelo abbate, Due autori per un testo di con-
trappunto di Scuola Napoletana: Leonardo Leo e Michele Gabellone, «Studi Musicali»,
xxxvi/1 (2007), pp. 157-159, scroccaro, Le fughe di Domenico Scarlatti, pp. 63-65.
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27
Per quanto riguarda la prassi della scuola napoletana di inserire nella fuga una nuo-
va esposizione al iv grado cfr. stella, Le «Regole del contrappunto pratico» di Nicola
Sala, pp. 122-136.
28
Il termine è di Nicola Sala.
29
florimo, La scuola musicale di Napoli, vol. ii, p. 77.
30
Fughe, ms., I-Nc, 19.5.15. Il documento può essere confrontato con altri due mano-
scritti successivi contenenti prove d’esame svolte nel medesimo modo: Pietà dei Turchi-
ni Concorso per Mastricelli, 1797, ms., I-Nc, 19.5.16 e Pietà dei Turchini Concorso per
Mastricello 1798, ms., I-Nc, 19.5.17.
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31
Circa i partimenti cfr. rosa cafiero, La didattica del partimento a Napoli fra Set-
tecento ed Ottocento: note sulla fortuna delle “Regole” di Carlo Cotumacci, in maria
caraci vela - rosa cafiero - angela romagnoli (a cura di), Gli affetti convenienti alle
idee, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1993, pp. 549-579; ead., Conservatories
and the Neapolitan school: a European model at the end of eighteenth century?, in mi-
chael fend - michel noiray (eds.), Music education in Europe (1770-1914): compo-
sitional, institutional and political chellenges, vol. i, Berlin, BWV Berlin Wissenschafts
Verlag, 2005, pp. 15-29; ead., The early reception af Neapolitan Partimento theory
in France: a survey, «Journal of Music Theory», li/1 (2007), pp. 137-159; ead. “La
musica è di nuova specie, si compone senza regole”: Fedele Fenaroli e la tradizione di-
dattica napoletana fra Settecento e Ottocento, in gianfranco miscia (a cura di), Fedele
Fenaroli il didatta e il compositore, Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2011; robert
gJerdingen, Music in the Galant Style, New York, Oxford University Press, 2007; id.,
Partimento, que me veux-tu?, «Journal of Music Theory», li/1 (2007), pp. 85-135; ni-
coleta paraschivescu, Una chiave per comprendere la prassi del partimento: la sonata
“Perfidia” di Francesco Durante, in stella (a cura di), Composizione e improvvisazio-
ne, pp. 52-67; giorgio sanguinetti, Decline and fall of the Celeste impero. The theory
of composition in Naples during the Ottocento, «Studi musicali», xxxiv/2 (2006),
pp. 451-502; id. The realization of partimenti: an introduction, «Journal of Music The-
ory», li/1 (2009), pp. 51-83; id., Il Gradus Ad Parnassum di Fedele Fenaroli, in miscia
(a cura di), Fedele Fenaroli, pp. 209-224; id., The Art of Partimento: History, Theory
and Practice, New York, Oxford University Press, 2012.
32
Fughe, p. 1.
33
Ivi, p. 2
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450
1. Il contralto non puol stare fermo colla terza, nel mentre che il So-
prano mette la quarta.
2. Il dolasolre del Basso vuole la terza e non la quarta.
3. Le parti non sono ben disposte e L’affaut del contralto non sta bene
tenuto sopra il Gesolreut del Basso34.
34
Ivi., p. 3.
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35
Una trascrizione della fuga di Spontini in chiavi di violino e basso è presente in ro-
bert gJerdingen, The Perfection of Craft Training in the Neapolitan Conservatories, in
stella (a cura di), Composizione e improvvisazione, pp. 26-49.
452
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Mentre per Leone e Spontini il giudizio è positivo, lo stesso non può dirsi
per le fughe di Benedetto Neri e Antonino Pittà:
Essendosi adunque fatta da’ [Link] [Link] Maestri quella necessaria osservaz.
ne sopra delle retroscritte [Link] e notati tutti gli errori che vi sono
hanno trovato, che Nicola Leone si è portato il migliore di tutti, doppo di
questo, Gaspare Spontino, e poi Benedetto Neri, giacché per Antonino Pittà
si è detto che altro non v’è che la semplice risposta della fuga […]36.
Gli studi di Spontini, quindi, nella classe di Nicola Sala si possono piena-
mente iscrivere nella didattica napoletana del Settecento, incentrata sullo
studio dei partimenti, delle fughe e dei solfeggi. Nicola Sala, avendo avu-
to come riferimento l’impostazione di Scarlatti per la fuga e di Leonardo
Leo per i partimenti e il solfeggio, contribuisce a formalizzare le nozioni
già trasmesse dai maestri che l’hanno preceduto. Sostanzialmente la pro-
duzione didattica di Nicola Sala testimonia un processo che in quegli
anni si stava per avviare: la progressiva scissione tra la musica insegnata
e quella, poi, realmente prodotta. Per questo motivo, forse, nei solfeggi
di Nicola Sala non è possibile ritrovare la creatività artistica e la varietà
della condotta sia del basso continuo che della voce superiore riscontrata
nei lavori di Leonardo Leo.
36
Ivi. p. 6.
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