Disfonie PDF
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DI OTORINOLARINGOLOGIA
E CHIRURGIA CERVICO-FACCIALE
Presidente: prof. D. Passàli
RELAZIONE UFFICIALE
LE DISFONIE: FISIOPATOLOGIA,
CLINICA ED ASPETTI MEDICO-LEGALI
di
DELFO CASOLINO
PACINIeditore
M E D I C I N A
Relatore:
DELFO CASOLINO
INDICE
Presentazione
D. Casolino .............................................................................................................. pag. 7
Abstract .................................................................................................................. » 11
Premesse Generali
O. Schindler, D. Casolino ........................................................................................ » 13
V. Le disfonie disfunzionali
1. (O. Schindler, M. Limarzi)........................................................................ » 201
4 Indice
2. Le disfonie psicogene
(P. Formigoni, B. Zecchini, E. Spinelli, A. Caroggio) .............................. pag. 221
3. Il parere dello psicologo in tema di disfonie psicogene
(F. Sgrignani) ............................................................................................ » 232
4. Il «Vocal Cord dysfunction»
(M. Forini, B. Farabollini, A. Pennacchi, A. Napoletano) ........................ » 245
PRESENTAZIONE
mentali (e del problema delle unità di misura), della clinica delle varie patologie, per
terminare poi con gli aspetti medico-legali.
Nonostante l’apparente banalità di questa sequenza, si è cercato di far emergere
quelle problematiche che, nel tempo, sono state oggetto di molte pagine critiche (co-
me le iniezioni intracordali) e di conflitti metodologici (come la valutazione percet-
tiva della voce) e quegli elementi di novità che, superata la fase sperimentale e dia-
lettica, si vanno consolidando nella pratica quotidiana (come la tiroplastica di I tipo).
Così è fuor di dubbio che costituiscono argomento di interesse non secondario
gli aggiornamenti in tema di microfisiologia delle corde vocali: una morfologia so-
stanzialmente semplice dell’organo vibrante (e del vocal tract) nasconde in realtà le
potenzialità di uno strumento eccezionalmente complicato, nel quale le caratteristi-
che meccaniche e biochimiche dell’epitelio e della sottomucosa giocano un ruolo
che sembra sempre più importante nella fine (non casuale) regolazione della vibra-
zione cordale (e delle sue anomalie); ne consegue una diversa, più cauta, considera-
zione degli approcci terapeutici.
Altrettanto ricca di implicazioni e di innovazione è la tecnologia di rilevazione
dei numerosi parametri fonatori (non tutti indifferentemente impiegabili nella prati-
ca clinica): spettrogramma, fonetogramma ed altre misure elettroacustiche, parame-
tri aerodinamici ed elettromiografici, aprono orizzonti di insospettabile ampiezza
nella ricerca sulla voce e nella valutazione delle disfonie.
Paradossalmente però la tecnologia non riesce a superare il limite biologico poi-
ché il più sensibile ed affidabile giudice della voce è senza alcun dubbio l’udito. Re-
sta quindi aperta la ricerca di un ragionevole (ma non immediato) compromesso tra
le indagini oggettive e soggettive.
Non meno significativo è il cambiamento che implica la capillare diffusione del-
le fibre ottiche e della videoregistrazione (analogica o digitale che sia) della obiet-
tività endoscopica: è opportuno ammettere che, superati gli ostacoli economici (or-
mai queste attrezzature hanno costi accessibili ai più), nessun centro, e segnata-
mente quelli pubblici, dovrebbe essere privo di questa tecnologia.
Tra i vari quadri patologici presi in considerazione, alcuni meritano menzione
particolare vuoi per gli elementi di novità, come il vocal cord dysfunction; vuoi per
il diverso credito che hanno acquisito, come le lesioni cordali congenite o la pato-
logia cicatriziale secondaria.
In altre circostanze sono addirittura i mass-media a far riflettere su sintomato-
logia e patologia correlata: è il caso della cosiddetta «malattia della marcia indietro»
o reflusso gastro-esofageo. Una patologia che colpisce il 20% della popolazione
(con ricadute tutt’altro che trascurabili nel nostro ambito specialistico) e che ha
stretti legami col modello di vita occidentale (ed in particolare con stress ed ali-
mentazione eccessiva e sbagliata).
Altre situazioni hanno mutato radicalmente tipo di approccio rispetto al passato:
la possibilità concreta di modificare la voce ha consolidato e diffuso provvedimenti
rimediativi quali la iniezione intracordale e le tiroplastiche (particolarmente efficaci
nelle monoplegie laringee), ma nello stesso tempo ha stimolato considerazioni etiche
e sul consenso più attente e rispettose sia di fronte a procedure finalizzate (come nel
caso della conversione andro-ginoide) sia negli esiti della chirurgia oncologica della
laringe e delle VADS (talora inevitabilmente devastanti per la parola).
Presentazione 9
Il capitolo sugli aspetti medico-legali apre spazi sino ad ora scarsamente fre-
quentati e tuttavia oggetto di forte interesse da parte dei professionisti otorinolarin-
goiatri.
Infatti sono state considerate le ripercussioni delle disfonie sulla integrità indi-
viduale così come variamente tutelate in sede civilistica, assicurativa privata e pub-
blica, penale, prendendo da tali ambiti lo spunto per definire nel modo più chiaro e
sintetico possibile, i tratti peculiari degli specifici criteri valutativi.
Non si sono volutamente considerati gli aspetti particolari della disfonia conse-
guente ad errore professionale, peraltro inquadrabili in alcuni dei siffatti ambiti, in
considerazione sia della volontà, nella Relazione, di privilegiare gli aspetti pratici,
sia per le caratteristiche dell'argomento, il quale da solo richiederebbe una ampia
trattatistica.
In questa prospettiva la risposta ai quesiti «quando» (range di normalità) e
«quanto» (entità della patologia) non può far astrazione dalla conoscenza della cri-
teriologia medico-legale nei vari ambiti di valutazione così da operare nel pieno ri-
spetto degli obblighi giuridici, del diritto del cittadino alla salute e dei doveri deon-
tologici della professione medica.
Il testo si completa infine con un glossario di circa 250 tra termini tecnici ed
acronimi che il redattore ha voluto raccolti per tentare di ridurre al minimo la "ba-
bele delle lingue" e per mantenere fede all'impegno di presentare un contributo uti-
lizzabile da un pubblico il più vasto possibile.
Per concludere, credo che valga la pena di rimarcare, che la Relazione ufficiale,
per il Coordinatore ed i Collaboratori, è un’occasione unica e particolare per rinsalda-
re non solo impegni professionali ma anche vincoli di amicizia e di reciproca fiducia.
Ed è proprio sulla base di questi sentimenti e per la stima per le qualità di espe-
rienza, cultura, capacità comunicativa dei Colleghi, che ho ritenuto di poter affron-
tare un tema di così ampia portata, certamente al di fuori delle mie specifiche qua-
lità e delle mie risorse personali e di gruppo. Evidentemente, se l’obiettivo di una
informazione aggiornata e dai contenuti facilmente traducibili in azione professio-
nale è stato raggiunto anche solo parzialmente, il merito è di tutti i Collaboratori.
A questi Colleghi indirizzo il mio più sincero e riconoscente ringraziamento.
Un grazie particolare sento poi di doverlo rivolgere alle assemblee dei soci
AOOI e SIO che hanno privilegiato la scelta di questo tema di relazione.
Mi piace anche ricordare, con senso vivissimo di gratitudine, alcuni autorevoli
maestri: Dino Felisati, Piero Miani, Giorgio Sperati ed alcuni amici sinceri e stima-
tissimi: Michele De Benedetto, Enrico de Campora, Pasquale Laudadio, Italo Sera-
fini, i quali mi hanno sostenuto ed incoraggiato quando ho azzardato la proposta di
questa Relazione al Congresso SIO di Cagliari ed in seguito mi hanno facilitato il
compito in modo determinante con i loro preziosi suggerimenti.
Da ultimo è con particolare e vivissima gratitudine che l’intero gruppo di lavo-
ro ringrazia la logopedista, sig.na Emanuela Lucchini, esperta e paziente assembla-
trice dei nostri contributi.
Febbraio 2002
Delfo Casolino
B
Abstract 11
12 Abstract
Premesse generali 13
PREMESSE GENERALI
O. Schindler, D. Casolino
U.O.A. D.U. Audiologia-Foniatria, Azienda Ospedaliera «S. Giovanni Battista» Università di Torino
14 O. Schindler
}
Fig. 1.
(da L. Rammage, M. Morrison, H.
Nichol, modificata).
16 O. Schindler
Fra questi fattori si tende sempre a dare maggiore importanza alle caratteristi-
che acustiche dell’ambiente dove viene effettuata la vociferazione, con riguardo
particolare al rumore di fondo (e all’inquinamento acustico) e conseguentemente al
rapporto segnale/rumore, dove per «segnale» s’intende il segnale acustico della vo-
ce di un determinato individuo, mentre per «rumore» si intende ogni altra vocifera-
zione contemporanea, e pertanto concorrente, e rispettivamente qualsiasi altro se-
gnale acustico nonché ovviamente il rumore di fondo (compreso il riverbero ecces-
sivo della propria voce).
B
I. FILOGENESI ED EMBRIOGENESI DELLA LARINGE
I
B
Filogenesi degli organi fonatori e della fonazione 21
INTRODUZIONE
I primi abbozzi dell’organo laringe compaiono circa 350 milioni di anni or so-
no con i Coanoitti, pesci polmonati abitanti in acque dolci, calde, basse e povere di
ossigeno; queste creature disponevano di due sistemi respiratori: uno branchiale e
uno polmonare 12. Nelle condizioni ambientali descritte l’esistenza di un sistema re-
spiratorio alternativo a quello branchiale costituiva un indubbio vantaggio per la so-
pravvivenza. Tuttavia la respirazione polmonare in assenza di una pompa aspirante,
U.O.A. D.U. Audiologia-Foniatria, Azienda Ospedaliera «S. Giovanni Battista» Università di Torino
*
IV Clinica Otorinolaringoiatrica, Azienda Ospedaliera, Polo Universitario «L. Sacco», Università di
Milano
I.
1
22 O. Schindler et al.
era assicurata da un sistema a spinta e da una valvola – l’abbozzo laringeo – che im-
pediva la fuoriuscita dell’aria; la stessa valvola aveva la funzione di protezione del-
le vie aeree nelle fasi in cui i Coanoitti erano immersi in acqua e respiravano attra-
verso la via branchiale. La nascita della laringe è quindi legata tanto alla funzione
respiratoria quanto a quella sfinterica protettiva.
Con la comparsa degli anfibi scompare il sistema branchiale e la laringe assume
una struttura rigida fibrosa, corredata di un potente muscolo dilatatore, oltre che di
un costrittore situati in sede posteriore. È così consentita un’apertura permanente
durante la vita sulla terra ferma, e una chiusura ermetica durante la vita acquatica.
I rettili sono i primi vertebrati terrestri a respirare unicamente aria. La laringe si
posiziona posteriormente alla base della lingua ed è fusa all’osso ioide. La musco-
latura laringea è formata da due muscoli dilatatori e due muscoli costrittori. Nei ret-
tili compare anche la muscolatura laringea estrinseca.
Con gli uccelli nasce l’omeotermia e quindi l’alta richiesta energetica e la ne-
cessità di una ventilazione molto efficiente. La laringe è di tipo rettiliano, priva di
corde vocali e con le cartilagini aritenoidi unite fra loro. L’organo fonatorio non è la
laringe, ma la siringe, un sistema muscolare complesso situato alla biforcazione tra-
cheale e innervato dal XII nervo cranico (Fig. 1). La trachea si unisce all’estremità
Fig. 1.
Rappresentazione schematica della siringe
(S), dei suoi rapporti con trachea e laringe e
della relativa innervazione ad opera dei ner-
vi cranici, indicati con i numeri romani (da
Purves e Litchman 10, modificata).
Filogenesi degli organi fonatori e della fonazione 23
Fig. 2.
Schema che evidenzia la diversa distanza tra palato molle ed epiglottide nelle scimmie antropomorfe e
nell’uomo.
superiore della siringe, mentre i bronchi si uniscono alla sua estremità inferiore. Al
di sotto della connessione fra siringe e bronchi si trovano una serie di anelli cartila-
ginei a forma di C; attraverso questi anelli si situano membrane vibranti – le mem-
brane timpaniformi – destra e sinistra, anatomicamente separate e dotate di inner-
vazione propria.
Nei marsupiati la cartilagine tiroidea si stacca dall’osso ioide. Le cartilagini ti-
roide e cricoide rimangono fuse fra loro, così come le aritenoidi.
Nei mammiferi la laringe assume aspetti e posizioni variabili. In tutti i casi,
però, l’osso ioide, le cartilagini tiroide, cricoide e aritenoide sono indipendenti fra
loro e mobili le une rispetto alle altre. Nei mammiferi la laringe ha anche la funzio-
ne di aumentare la pressione intratoracica e di stabilizzazione del torace 6. Nella
maggior parte dei mammiferi la laringe è situata a livello rinofaringeo con sovrap-
posizione fra epiglottide e velo palatino, condizione che evitando l’incrociamento
fra vie aeree e vie digestive, consente la funzioni respiratoria, olfattoria e deglutito-
ria contemporanee. Nelle scimmie antropomorfe la cartilagine tiroidea si trova a li-
vello della IV vertebra cervicale, mentre nell’Homo sapiens sapiens è situata a li-
vello della V-VI vertebra cervicale 7 (Fig. 2).
Se è nota la differenza di posizione laringea e quindi di lunghezza del vocal tract
fra la specie umana ed altre specie animali (Fig. 3), non è facile determinare quale
fosse la situazione nelle varie specie ominidi, anche se il ritrovamento di un osso
ioide di Homo Neanderthalensis 1, ha fatto supporre una posizione laringea relati-
vamente bassa in questa specie 9.
I.
1
24 O. Schindler et al.
Fig. 3.
Illustrazione dei rapporti tra vocal-tract ed estremità cefalica nel pitone, nella scimmia cappuccino, nel-
l’orangotango e nell’uomo; si noti il progressivo aumento del grado di curvatura tra laringe e cavità oro-
faringea (da Hauser 5, modificata).
L’evoluzione degli organi fonatori è cosa ben diversa dall’evoluzione della fona-
zione, che cercheremo ora di delineare nei suoi tratti principali. Nel corso della filo-
genesi ogni gruppo zoologico è stato portatore di una innovazione: gli insetti Ortot-
teri e Emitteri hanno introdotto caratteristiche acustiche quali la ripetizione, la di-
scontinuità, la sequenza, il motivo regolare e irregolare. Agli anfibi si deve l’intro-
duzione di spettri acustici con zone di concentrazione energetica, ossia le formanti 4.
Gli uccelli, infine, hanno apportato la linea melodica. Solo con la nostra specie si ha
tuttavia l’articolazione verbale.
È interessante notare alcune caratteristiche del comportamento acustico nelle
varie specie. Nei pesci polmonati la presenza di uno sfintere similaringeo ha proba-
bilmente consentito la produzione di sonorità parassite; per quanto ci è dato sapere
queste non avevano tuttavia significato comunicativo. Diversa è la situazione degli
anfibi; infatti questi sono in grado di produrre sonorità con caratteristiche specie-
specifiche. Le sonorità prodotte hanno valore comunicativo, ma il loro utilizzo è li-
mitato a un periodo ristretto dell’anno, quello degli amori, in cui le sonorità prodot-
te hanno funzione di segnale di avvertimento e di richiamo.
Filogenesi degli organi fonatori e della fonazione 25
Con gli uccelli si assiste alla nascita vera della fonazione. L’omeotermia rende
necessaria una ventilazione efficace e continua, cui si associa un fenomeno parassi-
ta ugualmente continuo: la fonazione. Queste specie inoltre da un punto di vista acu-
stico sono in grado di produrre linee melodiche con significative modificazione di
risonanza. Da un punto di vista percettivo gli uccelli sono le prime specie in grado
di percepire le frequenze acute. Le indagini neurofisiologiche hanno mostrato cor-
relazioni evidenti fra vie percettive e vie fonatorie, confermando l’importante ruolo
comunicativo e di sopravvivenza della fonazione.
Con la primatazione si afferma la cultura di gruppo e quindi la possibilità di tra-
smissione non genetica di informazioni, compresi i comportamenti acustici. All’o-
minazione è da collegare il pieno uso di protesi, cioè di dispositivi in grado di mo-
dificare le abilità fonatorie dell’individuo; questo fatto permette di ovviare alle va-
rie caratteristiche acustiche ambientali senza modificare necessariamente le caratte-
ristiche degli organi fonatori, contrariamente a quanto era avvenuto fino a quel mo-
mento.
Con l’Homo sapiens sapiens aumentano notevolmente le dimensioni e le relati-
ve funzioni telencefaliche, con sofisticazione notevole delle abilità di simbolizza-
zione; parallelamente cresce a dismisura la varietà di produzioni vocali. È così con-
sentita la produzione di un numero di sonorità con tratti distintivi propri – che pren-
dono il nome di fonemi nel parlato e di odemi nel cantato – specifici per ogni grup-
po culturale ma tuttavia infinitamente minore del corpus totale fonematico ed ode-
matico assoluto dell’umanità 10. In altri termini l’uomo moderno è in grado di pro-
durre un numero altissimo di sonorità parlate e cantate; tuttavia solo una parte di
queste è utilizzato in un determinato ambito culturale. Così per esempio la cultura
occidentale utilizza odemi completamente differenti da quanto faccia la cultura
orientale, nonostante l’abilità di produrre un tipo o l’altro di odemi sia la stessa per
ogni soggetto della nostra specie.
BIBLIOGRAFIA
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nate Italiane di Otoneurologia. Palermo: 31 Marzo 2001.
I.
1
26 P. Montesi et al.
PERIODO EMBRIONALE
Fig. 1.
Visione posteriore del rapporto tra cam-
po mesobranchiale ed archi branchiali
(da Souliè e Bardier 9, modificata).
Fig. 2.
Veduta dorsale della laringe prenatale (8a-10a-18a sett.) (da Souliè e Bardier 9, modificata).
I.
2
28 P. Montesi et al.
PERIODO FETALE
Terminato il periodo embrionale, fino alla fine del I trimestre della vita prena-
tale la laringe aumenta di dimensioni da 3 a 7 mm circa. Le lamine tiroidee conti-
nuano la loro fusione e si sviluppa la lamina cricotiroidea. In una fase precoce,
quando il feto raggiunge i 33 mm circa di lunghezza i legamenti vocali iniziano a
formarsi: i ventricoli e la glottide diventano sempre più evidenti tanto che i ventri-
coli presentano già i rispettivi sacculi. Le articolazioni cricoaritenoidee prima e
quelle cricotiroidee poi completano il loro processo di maturazione.
Raggiunti i 90 mm, la cavità laringea ha conseguito la sua forma adulta 9.
Durante il II trimestre, il laringe aumenta ulteriormente di lunghezza passando
da 8 a 15 mm circa. La cartilagine tiroidea si presenta come una struttura unica. Ini-
zia la condrificazione dell’epiglottide e la ossificazione dello ioide. Le articolazio-
ni acquisiscono i legamenti e le ghiandole iniziano a svilupparsi. In questo periodo
si riscontra la presenza di fibre elastiche nell’epiglottide 8.
Durante il III trimestre, le dimensioni del laringe aumentano ulteriormente da 15
a 20 mm circa, e la apertura della glottide raggiunge i 5 mm di diametro. La larin-
ge, a partire dalla vita embrionale e fetale fino alla maturità compie una lenta di-
scesa e questo è stato valutato considerando la variazione di alcuni punti di riferi-
mento (punta dell’epiglottide, osso ioide e bordo inferiore della cricoide) rispetto ai
livelli vertebrali. Questa discesa è ancor più evidente se si considera che durante il
suo accrescimento all’interno della laringe di assiste ad un aumento della distanza
tra loro di questi punti di riferimento (Fig. 3).
Fig. 3.
Rappresentazione schematica della «discesa» della laringe rispetto ai segmenti scheletrici durante la
crescita; si noti anche l’aumento della distanza tra i vari componenti della laringe.
I.
2
30 P. Montesi et al.
Anche durante il periodo fetale si assiste alla discesa dell’epiglottide da una po-
sizione cervicale alta ad una posizione più bassa rispetto alle altre strutture della via
aerea superiore che prosegue nelle successive fasi di sviluppo portando alla interru-
zione così della continuità della stessa via aerea 2 5 6.
Studi anatomici hanno documentato che alla 21a settimana l’epiglottide è suffi-
cientemente sviluppata e si situa in prossimità del palato molle. Tra la 23a e la 25a
settimana l’epiglottide e il palato molle si sovrappongono permettendo così l’inse-
rimento della laringe nel rinofaringe.
Studi ecografici della regione nell’utero hanno confermato la posizione alta e in-
tranarinale della laringe durante i movimenti di deglutizione del feto, suggerendo
che la distinzione tra via respiratoria e deglutitoria potrebbe essere costituita in epo-
ca prenatale 10. Questa posizione alta della laringe persiste nel periodo perinatale e
nella prima infanzia.
La laringe dei bambini rimane alta nel collo fino a 1,5-2 anni di età. Dal terzo
anno di vita la posizione della laringe diviene significativamente più bassa. Al set-
timo anno di età la laringe si trova in corrispondenza tra il bordo superiore di C3 e
il bordo inferiore di C5 mentre nell’adulto la posizione della laringe è ancora più
bassa (tra il margine inferiore di C3/margine superiore di C4 fino al margine supe-
riore di C7). La lingua conseguentemente, con il segmento posteriore, inferiormen-
te al forame cieco, assume una posizione più bassa nel collo formando la parete an-
teriore della faringe.
È interessante notare come lo sviluppo della laringe richiami l’evoluzione filo-
genetica così come i piccoli umani conservino un aspetto mammifero di base. La
successiva discesa nel corso dello sviluppo della laringe altera in modo considere-
vole tale configurazione.
Gli uomini adulti perdono la netta separazione tra il tratto digerente e quello re-
spiratorio ma ottengono un aumento della regione sopralaringea della faringe che
permette la produzione di vari suoni del parlato umano. Questo rappresenta un re-
gresso dal punto di vista del ruolo laringeo di protezione della via aerea superiore e
richiede l’attraversamento della via aerea superiore e dei sistemi digerenti, ma per-
mette una migliore fonazione e dunque è un compromesso tra le funzioni del larin-
ge.
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Wolfson VP, Laitman JT. Ultrasound investigation of fetal human upper respiratory anatomy. Anat
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I.
2
B
II. FISIOLOGIA DELLA FONAZIONE
II
B
Caratteristiche acustiche del suono glottico 35
W. De Colle
INTRODUZIONE
Nel corso della fonazione l’energia aerodinamica generata dal sistema respira-
torio è trasformata a livello laringeo in energia acustica; la laringe dunque, grazie
alla ritmica apertura e chiusura glottica, funziona come un trasduttore di energia ed
il flusso aereo continuo proveniente dalla trachea, viene modulato in un alternarsi di
compressione (zone a maggior pressione) e rarefazione (zone a minor pressione) del
sistema elastico aereo (segnale acustico glottico o laringeo). Tale energia acustica,
ulteriormente modificata dalle strutture sovraglottiche (condotto vocale), è irradiata
a livello delle labbra e viene definita VOCE.
La voce dunque, ed in accordo con la teoria acustica di Fant 3 e Flanagan 9, è il
risultato di una modificazione da parte di un filtro complesso e variabile nel tempo
di un segnale prodotto da una sorgente (teoria della sorgente-filtro). Il meccanismo
fisiologico che porta all’origine del segnale a livello della sorgente è inteso come
fonazione, mentre la modificazione dello stesso da parte del filtro come articolazio-
ne-risonanza (1). Il caso più semplice è la produzione dei suoni vocalici in cui la
sorgente è costituita dalle corde vocali, mentre il filtro è riferito alle strutture sovra-
glottiche. È a questa modalità di produzione che ci riferiremo anche se, oltre alla
sorgente glottica, il condotto vocale può essere eccitato da altri tipi di sorgente, a se-
de faringo-laringea od orale (pensiamo alla voce erigmofonica del laringectomizza-
to totale in cui la mancanza delle corde vocali è sostituita da uno sfintere faringo-
esofageo vibrante in modo più o meno periodico, o alla produzione di sonorità con-
sonantiche orali continue o transitorie) (per maggiori dettagli si veda più avanti il
capitolo relativo all’anatomo-fisiologia dell’apparato di risonanza e articolazione).
I fattori che influenzano le modalità di vibrazione cordale e quindi del suono
glottico sono numerosi, e solo in parte conosciuti, comprendendo fattori sottoglotti-
ci (pressione sottoglottica), glottici (proprietà biomeccaniche delle corde vocali) e
sovraglottici (resistenza sovraglottica e risonanza) 13. Tutti questi fattori di input so-
no stati variamente combinati e relazionati in numerosi modelli teorici al fine di
spiegare, in modo esauriente e plausibile, sia l’oscillazione delle corde vocali sia al-
cune particolari caratteristiche dell’output acustico fonatorio 17 22. Alcuni Autori 11
(1) Si può intendere l’articolazione come i diversi atteggiamenti assunti dagli organi articolatori al fi-
ne di produrre una particolare e determinata risonanza.
II.
1
36 W. De Colle
Fig. 1.
Tipico tracciato elettroglottografico; le frecce indicano le fasi di chiusura della glottide.
II.
1
38 W. De Colle
Parametro frequenza
La frequenza di apertura e chiusura glottica (cioè il numero di cicli glottici al se-
condo) rappresenta la frequenza del segnale complesso quasi periodico glottico,
cioè la sua frequenza fondamentale (fo). Dal punto di vista fisiologico il valore del-
la frequenza del segnale dipende dai numerosi fattori di input (sottoglottici, glottici
e sovraglottici), a sua volta dipendenti da fattori costituzionali, di età, sesso, tipo di
attività vocale 19 20. Le variazioni di fo tuttavia oscillano attorno ad un valore medio
definito frequenza fondamentale modale; il suo valore va dai 225 ai 440 Hz nei bam-
Caratteristiche acustiche del suono glottico 39
Fig. 2.
Segnale EGG («glottico») e segnale microfonico sincrono delle cinque vocali fondamentali italiane (ve-
di testo) (da De Colle, modificata).
bini, da 175 a 245 Hz nelle femmine adulte e da 105 a 160 Hz nei maschi adulti. Il
range frequenziale compreso fra il suono più grave ed il suono più acuto definisce
l’estensione vocale del soggetto (Tab. I).
Nella Figura seguente (Fig. 3) sono rappresentati 50 msec di forma d’onda del
segnale «glottico» (vocale [a]) e lo spettro di potenza corrispondente, di un maschio
e di una femmina.
Nel maschio la forma d’onda comprende in 50 msec circa 6 cicli glottici e dun-
que con un Periodo Fondamentale T di circa 8,3 msec corrispondente ad una fo di
circa 120 Hz. Nella femmina invece abbiamo in 50 msec 11 cicli con un T circa di
4,5 msec corrispondente ad una fo di circa 220 Hz. Nelle finestre riportanti gli spet-
tri di potenza, le frecce indicano la prima armonica o Frequenza Fondamentale. Le
armoniche di frequenza multipla intera sono rappresentate dai picchi successivi; si
osserva come nel maschio le armoniche siano meno distanziate fra loro rispetto a
quelle del soggetto femminile, e ciò per la minor frequenza nel maschio.
II.
1
40 W. De Colle
Tab. I.
Variazioni della fondamentale laringea in relazione all’età e sesso (in Hz) 23.
Fig. 3.
Forma d’onda del segnale «glottico» e spettro di potenza corrispondente di un maschio e di una fem-
mina (vocale [a]).
II.
1
42 W. De Colle
Fig. 4.
Spettrogramma e spettro di potenza del segnale «glottico» di un soggetto maschio affetto da paralisi ri-
correnziale sinistra (vedi testo).
Fig. 5.
A sinistra spettrogramma, come in Figura 4, con cursori che identificano un intervallo comprendente
una parte di vocalizzo con diplofonia, una parte senza ed ancora una parte con diplofonia. Lo stesso in-
tervallo è riportato a destra come forma d’onda in cui le diverse porzioni sono indicate rispettivamen-
te con 1, 2 e 3.
Parametro ampiezza
L’ampiezza del segnale laringeo dipende, come la frequenza, da fattori sotto-
glottici, glottici e sovraglottici. La pressione sottoglottica è il fattore ritenuto più im-
portante, con valori tuttavia strettamente legati al grado di adduzione cordale, alla
lunghezza ed alla rigidità delle corde vocali 8. Il tratto vocale sopraglottico può a sua
volta influenzare le modalità di vibrazione laringea.
L’ampiezza di un segnale complesso, come quello glottico e verbale, può esse-
Caratteristiche acustiche del suono glottico 43
Fig. 6.
In dettaglio le modificazioni della forma d’onda del segnale «glottico» diplofonico in 1 e 3, normale in
2 (vedi anche testo).
II.
1
44 W. De Colle
Fig. 7.
Diverse pendenze dello spettro
del segnale glottico.
parte compensata dall’effetto di radiazione del segnale a livello delle labbra in cui
si ha un aumento di 6 dB/ottava.
La forma dell’inviluppo spettrale del segnale glottico dipende dunque dal tipo
di fonazione (intensità, frequenza fondamentale, registro vocale), ma anche dalle ca-
ratteristiche individuali del soggetto. Nella produzione della voce il filtro sovra-
glottico agisce su questo suono sorgente che ne rappresenta il primum movens. Sen-
za di esso il tratto vocale potrebbe produrre rumori, carichi di significato, ma privi
di quelle modulazioni sovrasegmentali che tanta importanza hanno nella comunica-
zione umana.
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II.
1
46 G. Bergamini et al.
*
Servizio di Clinica ORL, Dipartimento di patologia neuro-psico-sensoriale, Università di Modena
**
U.O. di ORL, Ospedale Generale Regionale, Bolzano
***
U.O. di ORL, Ospedale «M. Bufalini», Cesena
Anatomo-fisiologia dell’apparato pneumo-fonatorio 47
Fig. 1.
Schema che dimostra gli spostamenti delle coste e dello sterno nell’inspirazione. In a, movimento a
«leva di pompa» della parte alta del torace (che si innalza). In b, movimento a «manico di secchio»
della parte bassa del torace (che si dilata).
II.
2
48 G. Bergamini et al.
Fig. 2.
Schema che mostra il movimento dello sterno nella respirazione (da Leuche 23, modificata).
quella addominale ed è costituito da una porzione muscolare periferica con fasci che
convergono verso la parte centrale aponevrotica la quale ha una forma grossolana-
mente a trifoglio. Ha inserzioni posteriori a livello delle prime vertebre lombari, in-
serzioni costali sulla faccia mediale ed i margini superiori delle ultime sei coste, una
inserzione sternale sulla faccia posteriore dell’appendice xifoidea. Presenta diversi
orifizi attraverso i quali passano dal torace all’addome l’esofago, strutture vascola-
ri (aorta, vena cava inferiore, vene azygos ed emiazygos, vasi toracici interni), il
dotto toracico e strutture nervose (catene del simpatico, vago, nervi grandi e picco-
li splancnici). È il muscolo respiratorio principale che contraendosi durante l’inspi-
razione si appiattisce vincendo la pressione positiva addominale; si verifica inoltre
Anatomo-fisiologia dell’apparato pneumo-fonatorio 49
una elevazione delle coste inferiori per accorciamento delle fibre muscolari che si
inseriscono a questo livello.
I muscoli intercostali esterni iniziano posteriormente a livello delle articolazio-
ni costo-trasversarie ed anteriormente arrivano in prossimità del punto di passaggio
fra porzione ossea e cartilaginea delle coste con inserzioni sul bordo inferiore della
costa soprastate e sul bordo superiore della sottostante. Hanno direzione obliqua
dall’alto in basso e dall’indietro in avanti e determinano un innalzamento delle co-
ste.
I muscoli scaleni (anteriore, medio, posteriore) si inseriscono sui processi tra-
sversi delle vertebre cervicali ed inferiormente sulla prima e seconda costa con azio-
ne di innalzamento inspiratorio esclusivamente con la modalità a leva di pompa.
Lo sterno-cleido-mastoideo, con inserzioni in alto sull’apofisi mastoidea ed in
basso sullo sterno e sulla clavicola, oltre ad una azione di flessione e rotazione del
capo interviene come elevatore del torace nella inspirazione forzata.
Il piccolo dentato si inserisce in alto sull’apice dei processi spinosi dell’ultima
vertebra cervicale e delle prime tre vertebre toraciche ed in basso sulla faccia ester-
na della II, III, IV, V costa che vengono quindi innalzate quando si contrae.
Il grande dentato che si inserisce sulla faccia esterna delle prime nove-dieci co-
ste e sul margine vertebrale della scapola ha anch’esso un’azione di innalzamento
delle coste.
Il grande pettorale è un voluminoso muscolo triangolare situato nella parte an-
teriore del torace dove si inserisce medialmente a varie strutture (due terzi anteriori
della clavicola, faccia anteriore dello sterno, faccia anteriore delle prime sei cartila-
gini costali, aponeurosi del retto addominale) e lateralmente al solco bicipitale del-
l’omero. Se il punto di inserzione fissa è in questa sede determina un innalzamento
delle coste.
Il muscolo piccolo pettorale, situato al di sotto del grande pettorale, prende ori-
gine sulla faccia esterna della III, IV, V costa e sale per inserirsi sul margine media-
le del processo coracoideo della scapola con azione di innalzamento delle coste.
Gli intercostali interni con un decorso dall’alto al basso e dall’avanti all’indie-
tro si inseriscono sulla faccia interna e sul bordo inferiore della costa sovrastante e
sul margine superiore della sottostante ed hanno un’azione di abbassamento delle
coste con meccanismo a «leva di pompa» e quindi sono implicati soprattutto nella
fase espiratoria quando la respirazione è di tipo costale superiore.
I muscoli addominali (trasverso, piccolo obliquo, grande obliquo) quando si
contraggono provocano un restringimento della parete addominale con conseguen-
te pressione sui visceri addominali, che sospingono il diaframma verso l’alto, ed ab-
bassamento degli archi costali inferiori; hanno un’azione determinante soprattutto
nell’ambito dell’antagonismo addomino-diaframmatico nella voce proiettata e nel
canto. Il grande retto, invece, abbassa il torace con meccanismo a «leva di pompa»
ed è flessore del tronco: interviene soprattutto nella voce di pericolo e nelle condi-
zioni di sforzo vocale.
Le vie aerofore iniziano con le narici e le labbra e sono costituite dalle cavità
nasali ed orali (una inspirazione orale si verifica non raramente mentre parliamo),
dal faringe, dalla laringe in atteggiamento respiratorio, dalla trachea e dai bronchi
fino alle più piccole diramazioni. Il rivestimento mucoso è costituito da un epitelio
II.
2
50 G. Bergamini et al.
VC: volume corrente (500 cc) CI: capacità inspiratoria (3500 cc)
VRI: volume di riserva inspiratoria (3000 cc) CRF: capacità residua funzionale (2400 cc)
VRE: volume di riserva espiratoria (1200 cc) CV: capacità vitale (4700 cc)
VR: volume residuo (1200 cc) CPT: capacità polmonare totale
II.
2
52 G. Bergamini et al.
tiroidea. L’epiglottide presenta una faccia laringea ed una faccia linguale; il suo
margine libero rappresenta il confine anteriore dell’aditus laringeo ed il suo bascu-
lamento in senso antero-posteriore concorre a modificarne la pervietà dell’aditus
contribuendo alla protezione delle vie aeree durante la deglutizione.
La connessione degli elementi cartilaginei fra di loro e con le strutture vicinio-
ri si realizza mediante membrane e legamenti ed attraverso l’apparato muscolare.
La membrana tiro-ioidea è tesa fra il bordo superiore della cartilagine tiroidea e
l’osso ioide ed è rinforzata nella zona centrale dal legamento tiro-ioideo mediano ed
ai due lati dai legamenti tiro-ioidei laterali che vanno dal corno superiore della car-
tilagine tiroidea all’estremità del grande corno dell’osso ioide. La membrana crico-
tiroidea si inserisce sul bordo inferiore della cartilagine tiroidea e sul bordo supe-
riore dell’anello cricoideo con un rinforzo anteriore (legamento crico-tiroideo me-
diano). La membrana crico-tracheale unisce il bordo inferiore della cricoide al pri-
mo anello tracheale. La membrana elastica della laringe costituisce lo strato profon-
do del chorion mucoso; presenta tre rinforzi: i legamenti ariteno-epiglottici che dai
bordi laterali dell’epiglottide raggiungono il bordo anteriore dell’aritenoide, i lega-
menti tiro-aritenoidei superiori che si inseriscono anteriormente nell’angolo diedro
della tiroide e percorrendo le false corde raggiungono la fossetta emisferica dell’a-
ritenoide, i legamenti vocali che si inseriscono in avanti sotto i precedenti e rag-
giungono posteriormente l’apofisi vocale dell’aritenoide. La parte inferiore della
membrana elastica che è in continuità con il legamento vocale forma il cono elasti-
co che si inserisce sul bordo superiore della cartilagine cricoide. Altri legamenti so-
no: i glosso-epiglottici ed i faringo-epiglottici, che si trovano all’interno delle pliche
omonime; il legamento crico-corniculato che dal bordo superiore del castone cri-
coideo sale verticalmente fra le due aritenoidi dividendosi per raggiungere le carti-
lagini corniculate.
I muscoli del laringe si dividono in due gruppi: muscoli intrinseci e muscoli
estrinseci.
I muscoli intrinseci sono così definiti perché hanno entrambe le inserzioni sul
laringe; la loro azione consente i diversi movimenti alle cartilagini. La muscolatura
intrinseca può essere classificata in base al ruolo funzionale, in tre gruppi: dilatato-
ri (crico-aritenoidei posteriori), tensori della corda vocale (crico-tiroidei), costritto-
ri (crico-aritenoidei laterali, inter-aritenoideo, tiro-aritenoidei superiori e inferiori).
Il crico-aritenoideo posteriore (CAP) origina dalla depressione della faccia po-
steriore della cricoide e le sue fibre si dirigono supero-esternamente convergendo in
un tendine il quale si inserisce sulla apofisi muscolare dell’aritenoide. La sua azio-
ne è quella di attirare verso il basso e posteriormente le apofisi muscolari determi-
nando lo spostamento verso l’alto e lateralmente delle apofisi vocali e, di conse-
guenza, l’apertura della glottide.
Il muscolo crico-aritenoideo laterale (CAL) prende origine dalla porzione late-
rale del bordo superiore dell’arco cricoideo, si dirige in direzione postero-superiore
fino a raggiungere la sua inserzione sull’apofisi muscolare dell’aritenoide omolate-
rale.
La sua azione è antagonista a quella del crico-aritenoideo posteriore perché por-
tando in avanti il processo muscolare fa ruotare medialmente l’apofisi muscolare in-
ducendo quindi la medializzazione della corda vocale che vi prende inserzione.
II.
2
54 G. Bergamini et al.
Fig. 4. Fig. 5.
Fig. 6. Fig. 7.
Anatomo-fisiologia dell’apparato pneumo-fonatorio 55
Fig. 8.
II.
2
56 G. Bergamini et al.
genza dalla faccia antero-laterale del bulbo, il vago si dirige verso il forame giugu-
lare (foro lacero posteriore), in cui decorre accostato al IX e all’XI nervo cranico ed
alla vena giugulare interna; fuoriuscito dalla base cranica esso si espande in due
gangli esclusivamente sensitivi: uno superiore di circa 4 mm di diametro, detto gan-
glio giugulare, ed uno inferiore, di forma allungata (circa 25 mm di lunghezza) chia-
mato ganglio plessiforme dal quale emerge il nervo laringeo superiore. Esso rag-
giunge il muscolo costrittore del faringe e a livello dell’osso ioide si divide in una
branca interna sensitiva, la quale perfora la membrana tiro-ioidea e penetra nel la-
ringe, ed una branca esterna con fibre miste. Quest’ultima decorre verso il basso sul-
la faccia esterna del fascio tiroideo del m. costrittore inferiore, innervando i due ca-
pi del m. CT, per poi perforare la membrana cricotiroidea, penetrando il laringe e
fornendo innervazione sensitiva alla zona anteriore della regione sottoglottica 13.
Dopo l’emergenza del laringeo superiore a sinistra il vago prosegue in basso,
posteriormente all’arteria carotide comune, fino ad incrociare la faccia anteriore del-
l’aorta; a questo livello emerge il nervo laringeo inferiore o ricorrente, il quale va a
circondare inferiormente quest’ultima arteria procedendo postero-medialmente per
poi decorrere verso l’alto nel solco tracheo-esofageo. Nel suo decorso verticale ver-
so l’alto passa dietro al lobo sinistro della ghiandola tiroide, sotto il bordo del mu-
scolo costrittore inferiore, posteriormente all’articolazione crico-tiroidea per poi pe-
netrare nel laringe tra l’ala della cartilagine tiroide ed il castone cricoideo e distri-
buirsi ai muscoli intrinseci ad eccezione del CT. Prima di penetrare nella laringe un
piccolo ramo lascia il ricorrente per anastomizzarsi con il ramo interno del laringeo
superiore dando origine all’ansa di Galeno. A destra il n. vago decorre lungo il mar-
gine postero-laterale della carotide comune fino ad incrociare la superficie anterio-
re della arteria succlavia destra dopo la sua emergenza dal tronco brachio-cefalico;
a questo livello nasce il ricorrente di destra che subito si ripiega verso l’alto circon-
dando inferiormente l’arteria succlavia e con una direzione da laterale a mediale e
dall’avanti all’indietro risale fino a raggiungere il solco tracheo-esofageo di destra;
esso passa dietro al lobo destro della ghiandola tiroide con un decorso più obliquo
in direzione mediale rispetto al n. ricorrente di sinistra. La successiva penetrazione
e distribuzione intralaringea del nervo è analoga al suo omologo controlaterale 13.
Non è infrequente (dal 35 all’80% dei casi) che il nervo subisca una suddivisione a
livello extralaringeo, emettendo da due fino ad otto branche 30 26. In alcuni casi (0,5-
1% a destra e 0,04% a sinistra) il nervo laringeo inferiore non è ricorrente ed emer-
ge a livello cervicale: si stacca dal vago all’altezza della parte media del lobo tiroi-
deo sulla cui faccia profonda decorre per raggiungere la laringe 28.
La mucosa della laringe è costituita da due tipi di epitelio: un epitelio cilindrico
cigliato pseudostratificato con interposte cellule caliciformi di tipo respiratorio ed
un epitelio pavimentoso stratificato non cheratinizzato che ricopre le zone sottopo-
ste a maggiori stimolazioni fisiche (il bordo libero e le parti attigue sulla faccia su-
periore e sulla faccia inferiore delle corde vocali; la faccia linguale, il bordo libero
e la parte inferiore della faccia laringea dell’epiglottide; i bordi delle pliche ari-epi-
glottiche. L’epitelio appoggia su una membrana basale e presenta al di sotto un cho-
rion con ghiandole sierose e mucose. A livello della corda vocale il chorion (lamina
propria) presenta uno strato superficiale costituito da pochi fibroblasti, fibre lasse
soprattutto di tipo elastico ed abbondante sostanza fondamentale (spazio di Reinke),
II.
2
58 G. Bergamini et al.
uno strato intermedio costituito principalmente di fibre elastiche che presenta due
ispessimenti (macula flava anteriore e macula flava posteriore) in prossimità della
commessura e dell’apofisi vocale, uno strato profondo con molte fibre collagene e
numerosi fibroblasti. Hirano 15 16 classifica da un punto di vista meccanico gli ele-
menti strutturali di una corda vocale in tre parti: il «cover» costituito dall’epitelio e
dallo strato superficiale della lamina propria che per la sua lassità e viscosità è fa-
cilmente sollevabile in pliche e consente l’ondulazione della mucosa, il «transition»
costituito dallo strato intermedio e profondo della lamina propria che rappresenta lo
strato di scorrimento, il «body» rappresentato dal muscolo vocale che è la struttura
rigida in grado di modificare le sue caratteristiche biomeccaniche con la contrazio-
ne.
La laringe può essere divisa in tre livelli: sopraglottico, glottico, sottoglottico.
La sopraglottide comunica con il faringe attraverso l’adito laringeo, orientato in sen-
so postero-superiore, che ha forma grossolanamente ovale con i margini costituiti
dal bordo libero dell’epiglottide, dalle pliche ari-epiglottiche, dal cappuccio arite-
noideo e dall’incisura interaritenoidea. La faccia anteriore è costituita dall’epiglot-
tide, le pareti laterali presentano due rilievi (false corde) e due concavità (ventrico-
li di Morgagni), la faccia posteriore corrisponde alla faccia laringea delle aritenoidi
ed al solco interaritenoideo. Il piano glottico è costituito da uno spazio triangolare
ad apice anteriore (commessura anteriore), che in fonazione diventa virtuale, deli-
mitato dalle corde vocali vere. La sottoglottide, a forma ad imbuto rovesciato, si al-
larga progressivamente in senso cranio-caudale per continuarsi con la trachea.
La laringe svolge tre ruoli fondamentali: la respirazione, la protezione delle vie
aeree e la fonazione. L’attività sfinterica è sicuramente la principale perché da essa
sono derivate, oltre alle funzioni inerenti alla protezione delle vie aeree, alcuni ri-
flessi come lo starnuto, la tosse il singhiozzo, il pianto, il riso ed alcuni atti fisiolo-
gici (defecazione, minzione, sollevamento di pesi) che richiedono un aumento del-
la pressione intratoracica; la fonazione è anch’essa correlata alla funzione sfinterica
rappresentandone la evoluzione filogeneticamente più recente.
La respirazione consta di due fasi nel corso delle quali le corde vocali sono più
o meno abdotte per l’azione del muscolo cricoaritenoideo posteriore. L’attività di ta-
le muscolo è strettamente legata a quella diaframmatica, infatti esso si attiva ad ogni
inspirazione, da 40 a 100 msec prima rispetto all’attivazione inspiratoria del dia-
framma 8. Vi è talvolta una sinergia funzionale con altri muscoli intrinseci ed in par-
ticolare con il crico-aritenoideo laterale che concorre a modificare la morfologia
della glottide intercartilaginea ed il crico-tiroideo che attivandosi durante l’inspira-
zione contribuisce ad aumentare lo spazio respiratorio. Nel corso della fase espira-
toria, la posizione delle corde vocali può variare secondo le esigenze della respira-
zione; una posizione relativamente addotta provoca un aumento della pressione al-
veolare polmonare, con un conseguente miglioramento degli scambi gassosi. Un
particolare atto respiratorio la cui fisiologia non è ancora completamente nota è lo
sbadiglio caratterizzato da una inspirazione lenta e profonda a bocca aperta che si
realizza a corde vocali completamente abdotte.
La protezione delle vie aeree può realizzarsi con un laringospasmo riflesso evo-
cato dalla improvvisa stimolazione della mucosa del vestibolo laringeo da parte di
corpi estranei o vapori irritanti, alimenti accidentalmente inalati, materiale da re-
Anatomo-fisiologia dell’apparato pneumo-fonatorio 59
flusso gastro-esofageo o nel corso della deglutizione attraverso una coordinata se-
quenza motoria caratterizzata da uno spostamento della laringe verso l’alto e verso
l’avanti e da una contrazione sequenziale dal basso verso l’alto delle corde vocali,
delle bande ventricolari, delle aritenoidi e delle pliche ari-epiglottiche. Oltre ad una
chiusura sfinterica ciò determina per l’abbassamento dell’epiglottide e l’amplia-
mento dei seni piriformi una facilitazione della progressione del bolo verso la boc-
ca dell’esofago.
La tosse 4 35 è un importante meccanismo riflesso finalizzato a rimuovere dal-
l’albero tracheo-bronchiale secrezioni patologiche o materiali accidentalmente ina-
lati. È caratterizzato da tre fasi: inspiratoria, compressiva, ed espulsiva. Il volume di
aria inspirata è notevole nelle tossi di origine bronchiale perché una iperdistensione
polmonare comporta un’apertura di tutte le unità bronco-alveolari, un migliore ri-
torno elastico del polmone, una attivazione della muscolatura espiratoria; in segui-
to a stimolazione meccanica laringea i volumi espiratori sono bassi o addirittura
manca la fase inspiratoria per prevenire o limitare la inalazione di materiale estra-
neo. La fase compressiva si realizza per la chiusura della glottide che consente per
il ritorno elastico del polmone e/o la energica e rapida contrazione dei muscoli espi-
ratori un notevole aumento della pressione intratoracica. La chiusura della glottide
può non essere completa ed in ogni caso non è essenziale ai fini di una tosse effica-
ce come dimostra il fatto che questa è possibile anche nei laringectomizzati nei qua-
li l’aumento della pressione intratoracica si realizza esclusivamente attraverso le
modificazioni della dinamica espiratoria. La fase espulsiva si verifica per una rapi-
da abduzione attiva delle corde vocali che ha luogo dopo circa 2 decimi di secondo
dalla sua chiusura. e che determina la fuoriuscita dell’aria in modo esplosivo a for-
te velocità.
Lo starnuto è un meccanismo analogo nel quale il riflesso è innescato da una
stimolazione trigeminale e la fase espulsiva si verifica attraverso le fosse nasali.
Il singhiozzo è invece caratterizzato da una contrazione spasmodica ripetitiva
dei muscoli inspiratori ed in particolar modo del diaframma a cui si associa una bru-
sca parziale chiusura della glottide per cui l’aria passando attraverso una brusca fes-
sura dà luogo ad un rumore caratteristico.
Il riso ed il pianto sono anch’essi dei singolari comportamenti respiratori inse-
riti nell’ambito di atti motoriamente complessi in cui la espirazione e la inspirazio-
ne sono intercise da contrazioni glottiche che interrompono bruscamente e momen-
taneamente il flusso aereo e si associano a particolari emissioni sonore.
Numerose teorie hanno tentato di spiegare il modo con cui la vibrazione corda-
le si realizza ed i meccanismi attraverso i quali può essere controllata e modificata
(Fig. 9).
Sommersa dalle critiche, soprattutto perché incompatibile con certi principi di
neurofisiologia, la teoria di Husson 18 che, basandosi sulle concezioni di anatomia
microscopica del muscolo vocale di Goerttler, identificava la vibrazione cordale co-
me un fenomeno attivo, le attuali teorie scaturiscono dagli studi di cinematografia
ultrarapida e di elettromiografia secondo i quali la ritmica apertura della rima glot-
tica è un fenomeno eminentemente passivo. Gli attuali punti di vista 19 convergono
su una teoria mioelastica-aerodinamica che è andata completandosi nel corso degli
anni dopo l’ipotesi iniziale del 1898 di Ewald con il contributo di Gremy 12, Van Den
II.
2
60 G. Bergamini et al.
Fig. 9.
Berg 33 34, Vallencien 32, Perello 27, Lafon e Cornut 21, Hirano 14, Dejonckere 6. La
componente mioelastica è l’insieme delle forze di natura muscolare ed elastica, le-
gate alla funzione della muscolatura intrinseca e alle caratteristiche strutturali della
corda vocale, che tendono ad addurre le corde vocali e che integrandosi in modo
coordinato con la pressione sottoglottica sono alla base del ritmico scostamento del
bordo cordale. L’energia aerodinamica è generata dal mantice polmonare che in fa-
se espiratoria a glottide chiusa dà origine nella regione sottoglottica ad una pressio-
ne in grado di vincere le forze di adduzione con conseguente apertura della glottide.
A causa della fuga d’aria si verifica una rapida diminuzione della pressione sotto-
glottica con conseguente nuovo prevalere delle forze mioelastiche di adduzione. Il
flusso d’aria attraverso la sottile fessura glottica determina, per effetto Bernoulli,
una retro-aspirazione che dà origine ad un’onda mucosa che si propaga dalla faccia
inferiore della corda vocale fino al ventricolo e contemporaneamente contribuisce
alla chiusura della glottide. L’insieme di questi eventi costituisce il ciclo vibratorio
che si ripete mediamente 110 volte in un secondo nell’uomo e 200 volte nella don-
na; la frequenza dei cicli vibratori è correlata all’altezza tonale del suono emesso
che può variare considerevolmente per una complessa interazione di forze.
Numerosi fattori strutturali e funzionali spesso intercorrelati influenzano le ca-
ratteristiche acustiche del prodotto vocale: la pressione sottoglottica e sovraglottica,
la pressione vibratoria di soglia (la minima pressione in grado di innescare il ciclo
vibratorio) e la resistenza glottica; la lunghezza, il volume e la massa vibrante del-
la corda vocale; la pressione, l’entità e la durata dell’accollamento dei bordi corda-
li; la viscosità dello strato superficiale della lamina propria, il tono e la tensione pas-
siva del muscolo vocale.
I tre principali parametri acustici della voce sono l’intensità, l’altezza tonale ed
il timbro.
L’intensità è l’ampiezza della variazione di pressione periodica dell’onda sono-
ra. Essa dipende soprattutto dalla pressione sottoglottica che non sia però controbi-
Anatomo-fisiologia dell’apparato pneumo-fonatorio 61
Tab. I.
Frequenza delle note in Hz nelle varie ottave per la3 = 440 Hz 1.
Ottave → 1 2 3 4 5
Note
↓
II.
2
62 G. Bergamini et al.
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II.
2
64 E. Cunsolo et al.
EPITELIO CORDALE
*
U.O. ORL Ospedale «C.A. Pizzardi», Bologna
**
U.O. ORL Ospedale «Bufalini», Cesena
***
Anatomia ed Istologia Patologica, Policlinico «S. Orsola», Bologna
La fisiologia cellulare delle corde vocali 65
II.
3
66 E. Cunsolo et al.
Fig. 1.
Superficie a battistrada dell’epitelio cordale. La microscopia
elettronica evidenzia cellule epiteliali che protrudono nel lu-
me; le cellule sono di forma poligonale-ovalare con scarsi mi-
crovilli superficiali; intercellulari di tipo desmosomiale. Non
sono presenti ciglia. Si osserva un elemento a citoplasma for-
temente elettrondenso verosimilmente in degenerazione.
Fig. 2.
CMC tracheale e sottoglottica nell’uomo (Da Gray 12, modificata).
La fisiologia cellulare delle corde vocali 67
Fig. 3.
Membrana basale cordale (Da Gray 12, modificata).
MEMBRANA BASALE
II.
3
68 E. Cunsolo et al.
posta (Area Sottobasale) deve assolvere alla necessità di garantire l’ancoraggio con
la lamina propria.
La Lamina Lucida offre appoggio alle cellule basali dell’epitelio squamoso ed è
attraversata da strutture fibrillari, definite Filamenti d’Ancoraggio, essenzialmente
costituite da collagene tipo IV, che «ancorano» gli emidesmosomi delle cellule epi-
teliali alla Lamina Densa. Da questa si distaccano le Fibre d’Ancoraggio, costituite
da collagene tipo VII che agganciano, con veri e propri loops, tale struttura agli stra-
ti superficiali della lamina propria (Fig. 4).
Fig. 4.
Costituenti della membrana basale cordale (Da Gray 12, modificata).
LAMINA PROPRIA
Le proprietà viscoelastiche della Lamina Propria (LP) della mucosa delle corde
vocali umani sono essenziali per la vibrazione cordale e dipendono essenzialmente
dalla sua matrice extracellulare.
La definizione delle caratteristiche morfo-funzionali della LP si deve fonda-
mentalmente agli studi di Hirano. Quest’autore accoppiò le osservazioni istologiche
sulla LP 22 23 alla «cover-body theory» della fonazione 25. La LP delle corde vocali è
La fisiologia cellulare delle corde vocali 69
Fig. 5.
I tre strati della lamina propia.
suddivisa in tre strati, secondo un criterio isto-morfologico basato sul diverso con-
tenuto d’elastina e fibre collagene: strato Superficiale della Lamina Propria (SSLP),
Strato Intermedio o Medio della Lamina Propria (SMLP) e Strato Profondo della
Lamina Propria (SPLP) (Figg. 5, 6, 7).
Sezione sagittale di laringe comprendente corde vocali vere e false; con la co-
lorazione per le fibre elastiche (Fig. 6) e reticolari (Fig. 7) si dimostra la ricchezza
di tessuto connettivo ed elastico della sottomucosa, particolarmente nelle corde vo-
cali vere.
Lo SSLP è un tessuto lasso, con poche fibre collagene ed elastiche. Lo SMLP
ha un elevato contenuto di fibre elastiche, mentre nello SPLP prevalgono le fibre
collagene. Lo SSLP definisce lo Spazio di Reinke (SR), mentre SMLP e SPLP nel
loro insieme formano il Legamento Vocale. Questa suddivisione istologica della LP
ben si accorda con la «cover-body theory» della fonazione, che prevede una porzio-
ne più superficiale di tessuti (cover) che scivoli, con ampia libertà di movimento in
tutte le direzioni, rispetto ad un corpo (body) tissutale profondo e rigido. Si viene
così a definire il substrato morfologico sul quale prende corpo l’onda mucosa. La
cover delle corde vocali è costituita dall’insieme Epitelio-MB-SSLP, mentre il body
è rappresentato dall’unità SPLP-Muscolo Vocale. Lo SMLP, dal punto di vista fun-
zionale, si può considerare come uno strato di transizione. Nella cover-body theory
viene individuata un’altra importante struttura: il legamento vocale, che risulta dal-
l’unione tra SMLP e SPLP. Questo è costituito da fibre collagene ed elastiche con
disposizione longitudinale, parallela alle fibre del muscolo vocale. Il ruolo funzio-
nale di questa struttura è di distribuire uniformemente, tra i vari strati muscolari, la
tensione derivante dalla contrazione muscolare e di garantire, nello stesso tempo,
una stabilità geometrica del muscolo vocale durante la vibrazione fonatoria.
Secondo Hirano, si viene pertanto a delineare una struttura delle corde vocali a
II.
3
70 E. Cunsolo et al.
Figg. 6, 7.
Sezione sagittale di laringe comprendente corde vocali vere e false; con la colorazione per le fibre ela-
stiche (Fig. 6) e reticolari (Fig. 7) si dimostra la ricchezza di tressuto connettivo ed elastico della sotto-
mucosa, particolarmente nelle corde vocali vere.
cinque strati istologici (epitelio, SSLP, SMLP, SPLM e Muscolo Vocale) e tre strati
biomeccanici (cover, strato transizionale e body), con rispettivi coefficienti di rigidità
di uno, otto e dieci. Tale organizzazione anatomo-strutturale non è però ugualmente
rappresentata lungo tutta l’estensione delle corde vocali e nelle diverse età della vita
24
. La LP presenta, infatti, differenze strutturali topografiche nelle diverse sezioni del-
le corde vocali e va incontro a modificazioni morfologiche al variare dell’età.
Alle due estremità delle corde vocali la LP s’ispessisce e forma anteriormente la
macula flava anteriore, sulla quale s’inserisce il tendine commisurale anteriore, e
posteriormente la macula flava posteriore, connessa all’apofisi vocale. Queste due
strutture funzionano come dissipatori della vibrazione cordale. Nel neonato non si
riconoscono i tre strati della LP e non esistono le macule flave ed il legamento vo-
cale. Questo comincia ad individualizzarsi tra il primo ed il quarto anno di vita,
mentre la tristratificazione della LP si rende completamente evidente alla pubertà.
Nell’anziano la LP perde il contenuto di fibre elastiche dello SMLP, mentre le fibre
collagene s’ispessiscono e si disorganizzano 28.
II.
3
72 E. Cunsolo et al.
Fig. 8.
Matrice extracellulare della lamina propria: proteine fibrose (da Gray 11, modificata).
La fisiologia cellulare delle corde vocali 73
Collagene
Il collagene presente nella LP è di tipo I, II e III 8, mentre i tipi IV e VII sono
localizzati nella MB 7. Gli studi sulla distribuzione dei diversi tipi di collagene nel-
la LP cordale normale sono ostacolati dal suo rapido deterioramento antigenico po-
st-mortem. Le fibre collagene sono orientate in senso antero-posteriore, parallela-
mente ai fasci del muscolo cordale. Quest’orientamento spaziale ottimizza il loro
ruolo funzionale, che è quello di resistere allo stiramento. Hammond 19 ha studiato
le variazioni della distribuzione delle fibre collagene della LP in funzione dell’età e
del sesso. In tutti i casi considerati si è confermata la prevalente localizzazione del
collagene negli strati profondi della LP. Non sono emerse differenze statisticamen-
te correlate all’età, mentre nella popolazione maschile il collagene è presente in
quantità statisticamente superiore rispetto alle donne. Nelle corde vocali il collage-
ne è presente anche sotto forma di fibre reticolari. Nel 1998 Sato 33 ha evidenziato
l’importanza funzionale della struttura tridimensionale (3-D) delle fibre reticolari
delle corde vocali. Queste sono costituite da sottili fibre collagene tipo III e forma-
no un reticolo tridimensionale particolarmente evidente negli strati più superficiali
della LP, a livello del margine libero delle corde vocali. Le fibre collagene reticola-
ri sono molto sottili (40 nm) e formano una rete a larghe maglie nella quale sono di-
sposte le fibre elastiche, le glicoproteine ed i proteoglicani. Rappresentano così un
elemento chiave nella stabilità strutturale delle corde vocali e nella definizione del-
le loro proprietà viscoelastiche.
Elastine
Nella LP l’elastina è presente secondo tre forme: elaunin, oxytalan e fibre d’e-
lastina 18. Solo quest’ultima forma si evidenzia con i coloranti per l’elastina usati per
l’esame istologico. La Microscopia ottica comporta perciò una sottovalutazione del
reale contenuto dell’elastina nella LP. Hammond et al. 18 hanno mostrato variazioni
significative del contenuto di elastina con l’età, ma non con il sesso. Nel bambino
vi è un contenuto d’elastina pari al 23% di quella che si riscontra nell’adulto, men-
tre nell’anziano si registra una vera e propria impennata, con una quantità dell’87%
superiore a quella misurata nell’adulto. A tutte le età l’elastina si concentra preva-
lentemente nello SMLP, con il diametro delle singole fibre che aumenta proporzio-
nalmente con l’età.
II.
3
74 E. Cunsolo et al.
Fig. 9.
Curva sforzo/tensione del legamento cordale umano (da Gray 13, modificata).
mostrerà un incremento lineare della tensione, quale espressione delle proprietà ela-
stiche dell’elastina. Raggiunto un valore di tensione critico («break-point») si regi-
strerà un’impennata della curva sforzo/tensione, dovuta alla marcata resistenza allo
stiramento, propria delle fibre collagene (Fig. 9) 13.
Fig. 10.
Matrice extracellulare della lamina propria.
Proteine Fibrose + Acido Ialuronico (da Gray 11, modificata).
II.
3
76 E. Cunsolo et al.
Fig. 11.
Matrice extracellulare della lamina propria.
Proteine Fibrose + Acido Ialuronico + Decorina (da Gray 11, modificata).
La fisiologia cellulare delle corde vocali 77
Fig. 12.
Matrice extracellulare della lamina propria.
Proteine Fibrose + Acido Ialuronico + Decorina + Fibromodulina (da Gray 11, modificata).
II.
3
78 E. Cunsolo et al.
Glicidi e Lipidi
Nella matrice extracellulare della LP delle corde vocali sono presenti anche ma-
cromolecole di natura non proteica, quali carboidrati e lipidi. Il loro ruolo funzio-
nale al momento non è però ben delineato, anche per la non antigenicità di tali so-
La fisiologia cellulare delle corde vocali 79
stanze che ne rende difficoltoso lo studio. Tale difficoltà metodologica non deve
però portare a sottovalutarne il ruolo funzionale, che si ritiene importante soprattut-
to per i lipidi. Chan e Titze 2 hanno, infatti, dimostrato che il tessuto adiposo ha
uguale viscosità rispetto alle corde vocali.
II.
3
80 E. Cunsolo et al.
CONCLUSIONI
Lo studio della fisiologia cellulare delle corde vocali delinea una nuova dimen-
sione per la comprensione della fisiopatologia della fonazione. È auspicabile un
sempre maggior sviluppo di quest’area di ricerca in quanto le conoscenze che ne de-
rivano non si limitano ad un ambito puramente speculativo, ma tendono a proporre
applicazioni cliniche in campo riabilitativo, medico e chirurgico.
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M. Accordi, W. De Colle
ANATOMIA
II.
4
84 M. Accordi et al.
Fig. 1.
Apparato di risonanza e articolazione.
Van den Berg 11 funge da filtro passa-basso nei confronti del suono sorgente larin-
geo.
La corda vocale falsa, estesa dall’angolo diedro della cartilagine tiroidea alla
cartilagine aritenoide, è una plica mucosa formata da connettivo lasso e pochissime
fibre muscolari; il suo margine libero con l’analogo controlaterale delimita la rima
del vestibolo.
Il vestibolo laringeo è delimitato anteriormente dalla faccia posteriore dell’epi-
glottide, lateralmente dalla faccia mediale delle pliche ari-epiglottiche e posterior-
mente dalla faccia anteriore della piega interaritenoidea.
Faringe
È un canale muscolo-membranoso, impari e mediano, che si estende dalla base
cranica, in alto, alla trachea ed esofago in basso. Posto al davanti dei corpi vertebrali
cervicali, da cui è separato dalla fascia prevertebrale e da sottile tessuto connettivo
lasso, abbraccia nella sua porzione inferiore la laringe, comunica in avanti con le
fosse nasali attraverso le coane e con la cavità orale mediante l’istmo delle fauci, e
lateralmente, attraverso la tuba di Eustachio, con la cavità del timpano. È costituita
da tre strati: mucosa, lamina fibroelastica e tonaca muscolare. In particolare la to-
naca muscolare è formata da sei muscoli per ogni lato, distinti in intrinseci ed estrin-
seci. I muscoli intrinseci, o costrittori in quanto hanno la funzione di ridurre il cali-
bro faringeo con azione sfinterico-peristaltica, sono rappresentati dal costrittore su-
periore, medio ed inferiore. I muscoli estrinseci agiscono invece da elevatori della
faringe aumentandone i diametri (muscoli elevatori). Sono costituiti dal muscolo sti-
lofaringeo, salpingofaringeo e palatofaringeo.
La faringe ha una lunghezza di 12-14 cm ed è suddivisa in:
– Rinofaringe o epifaringe (4-5 cm): estendendosi dalla base del cranio al mar-
gine inferiore del palato molle, ricca di tessuto linfatico, soprattutto nel bam-
Anatomofisiologia dell’apparato di risonanza e di articolazione 85
II.
4
86 M. Accordi et al.
• seno frontale: è situato nella parte inferiore dell’osso frontale; di volume va-
riabile, ma in media di 4,5 cm3, comunica con il meato medio attraverso il ca-
nale fronto-nasale;
• seno mascellare: grossa cavità scavata nell’osso mascellare con un volume
medio 11-12 cm3; comunica con la fossa nasale nel meato medio mediante il
canale mascellare;
• cellule etmoidali: piccole cavità in numero medio di 7-9 situate nelle masse
laterali dell’etmoide; sono distinte in un gruppo anteriore ed uno posteriore e
si aprono con numerosi piccoli orifici rispettivamente nel meato medio ed in
quello superiore;
• seno sfenoidale: cavità a forma di cubo delimitata dalla controlaterale da un
sottile setto osseo, si situa nel corpo dello sfenoide. Ha una capacità media di
5-6 cm ed è in rapporto anteriormente con le fosse nasali, posteriormente con
la base cranica, superiormente con l’ipofisi e fossa cranica media, inferior-
mente con il rinofaringe. Anteriormente è in comunicazione con l’estremo po-
steriore della volta della cavità nasale.
Cavità orale
È una cavità ovoidale a maggior asse antero-posteriore delimitata da sei pareti.
• Parete anteriore: costituita dal labbro superiore ed inferiore che delimitano la
rima orale. I numerosi muscoli che costituiscono il loro strato muscolare (or-
bicolare della bocca, compressore delle labbra, m. quadrato del labbro supe-
riore ed inferiore, m. incisivo del labbro superiore ed inferiore, m. canino del
labbro superiore, m. buccinatore, m. zigomatico, m. triangolare, m. risorio),
conferiscono alle labbra una ricca mobilità di fondamentale importanza nella
masticazione, fonazione, mimica, articolazione.
• Parete superiore: è costituita dal palato duro formato dai processi palatini dei
mascellari e dai processi orizzontali delle ossa palatine; anteriormente e late-
ralmente da entrambi i lati è delimitato dall’arcata alveolo-dentaria superiore.
• Parete posteriore: costituita dal velo palatino.
• Parete inferiore: o pavimento della bocca, è costituita dal piano muscolare dei
muscoli sottolinguali e sottomandibolari, ed in particolare al muscolo milo-
ioideo. Delimitata in avanti e lateralmente dal corpo della mandibola e poste-
riormente dall’osso ioide, divide la cavità orale dalla regione sopraioidea.
• Pareti laterali: sono costituite dalle guance limitate internamente dal fornice
vestibolare in cui la mucosa si continua con quella gengivo-alveolare, poste-
riormente dal pilastro palato-glosso ed anteriormente si continuano con le lab-
bra.
Le arcate alveolo-dentarie, a forma di ferro di cavallo, una superiore ed una in-
feriore, sono formate dai processi alveolari del mascellare e della mandibola, e dai
denti. Esse suddividono il cavo orale in due compartimenti: il vestibolo, più esterno
e stretto, e la cavità orale propriamente detta, più interna ed ampia. I due comparti-
menti comunicano attraverso gli spazi retrodentali situati posteriormente all’ultimo
dente.
Il vestibolo è uno spazio praticamente virtuale che termina con il fornice vesti-
II.
4
88 M. Accordi et al.
bolare; sulla linea mediana presenta due frenuli, superiore ed inferiore, che unisco-
no ciascun labbro alle arcate dentarie.
Lingua
Organo muscolare ricoperto da mucosa, dotato di notevole mobilità e quindi va-
lidamente adibito alle funzioni di presa degli alimenti, masticazione, formazione del
bolo alimentare, deglutizione ed articolazione; inoltre è sede dell’organo del gusto.
Ha forma di cono e comprende una parte anteriore o corpo ed una posteriore o ra-
dice (o base lingua); il limite fra le due porzioni è indicato da un solco a forma di V
aperto in avanti (solco terminale).
Il corpo linguale si dispone orizzontalmente ad occupare completamente la ca-
vità orale. Si distingue una superficie superiore (dorso della lingua) ed una inferio-
re che prende contatto con il pavimento orale. Il dorso linguale sulla linea mediana
presenta un solco, più o meno evidente, che divide la lingua in due metà e termina
posteriormente, all’apice del solco terminale, in una fossetta (forame cieco o foro di
Morgagni), vestigia dello sbocco del dotto tireo-glosso. Ricordiamo inoltre, sulla
superficie superiore, la presenza delle papille gustative (circumvallate, foliate, fun-
giformi e filiformi), sede di boccioli gustativi.
La faccia inferiore poggia sul pavimento orale cui è ancorata da una plica mu-
cosa (frenulo della lingua).
La base o radice della lingua si dispone invece verticalmente, dietro il V lin-
guale, e presenta una sola faccia libera, quella supero-posteriore o faringea. Poste-
riormente dalla radice si dipartono tre pliche che la uniscono all’epiglottide (pliche
glosso-epiglottiche); le pliche circoscrivono le due vallecole glosso-epiglottiche.
Tale connessione obbliga l’epiglottide a seguire la radice linguale nei suoi movi-
menti, come ad esempio nella deglutizione in cui la spinta indietro della lingua con-
tribuisce all’abbassamento dell’epiglottide verso l’adito laringeo.
La lingua è un potente organo muscolare, dotato di estrema mobilità e della pos-
sibilità di assumere diverse forme conservando il medesimo volume. Alcuni Autori
contano nella lingua ben 21 muscoli distinti in estrinseci ed intrinseci. Rimandiamo
ai testi già citati per chi volesse approfondire la fine anatomia degli stessi, limitan-
doci in tal sede alla sola nomenclatura.
I muscoli estrinseci (in numero di 17: 8 pari ed 1 impari) hanno fasci che rag-
giungono la lingua partendo da strutture viciniori: genio-glosso, io-glosso, condro-
glosso, stilo-glosso, palato-glosso, faringo-glosso, amigdalo-glosso, longitudinale
superiore (impari e mediano), longitudinale inferiore.
I muscoli intrinseci corrono nel corpo linguale senza particolari inserzioni ester-
ne alla lingua; sono in numero di 4 (2 muscoli pari): trasverso e verticale.
FISIOLOGIA
Sono già state ricordate alcune funzioni del tratto vocale sopraglottico, quali la
funzione respiratoria, alimentare (comprensiva della suzione, masticazione e deglu-
tizione), la funzione olfattiva e gustativa, di depurazione, riscaldamento ed umidifi-
Anatomofisiologia dell’apparato di risonanza e di articolazione 89
(1) La larghezza di banda è definita come l’intervallo frequenziale che include la frequenza della for-
mante e quelle frequenze in cui si ha una attenuazione di 3 dB rispetto al massimo di intensità. La lar-
ghezza di banda è tanto maggiore quanto più alta è la frequenza della formante.
II.
4
90 M. Accordi et al.
Fig. 2.
Spettro di potenza del segnale glottico (a sinistra) e del corrispondente segnale verbale (a destra).
Fig. 3.
Inviluppo delle cinque vocali fondamentali italiane.
Anatomofisiologia dell’apparato di risonanza e di articolazione 91
Fig. 4.
Spettrogramma a finestra corta con sovrapposto l’andamento temporale delle frequenze formantiche
delle cinque vocali fondamentali italiane.
le. Non è superfluo tuttavia precisare che nella risonanza l’apparato funziona sem-
pre in modo passivo limitandosi alla modificazione di un segnale sorgente che an-
che nel caso del laringectomizzato totale origina da uno sfintere vibrante in modo
più o meno periodico (neoglottide).
Il condotto vocale è un particolare tipo di risuonatore (o filtro), chiuso da un la-
to (a livello della glottide) ed aperto dall’altro (a livello di labbra e/o narici); grazie
alla notevole mobilità di alcune sue componenti (labbra, mandibola, lingua, velo pa-
latino), la sua lunghezza e volume sono estremamente variabili e quindi è in grado
di modificare le proprie frequenze di risonanza.
Nel caso più semplice e nella produzione di una vocale neutra in cui il condot-
to vocale è considerato privo di costrizioni, lo stesso può essere approssimato ad un
singolo tubo di sezione uniforme chiuso da un lato ed aperto dall’altro. Se la lun-
ghezza del tubo è di 17,5 cm (dimensioni del condotto vocale di un maschio adul-
to), le frequenze formantiche possono essere teoricamente calcolate con semplici
formule matematiche che forniscono i seguenti risultati:
F1 = 500 Hz
F2 = 1500 Hz
F3 = 2500 Hz
cioè le frequenze di risonanza sono multipli dispari (interi) della prima risonan-
za (F1) e le stesse sono inversamente proporzionali alla lunghezza del tubo: ad un
vocal tract di lunghezza minore le formanti avranno frequenza maggiore; è per que-
II.
4
92 M. Accordi et al.
sto che i bambini presentano formanti a frequenza maggiore rispetto agli adulti 4.
Nella realtà il condotto vocale presenta nelle sue variabili conformazioni diversi re-
stringimenti e quindi nel modello è necessario considerare più tubi in successione
che variamente contribuiscono alla risonanza complessiva. Nel caso poi di suoni na-
salizzati (consonanti nasali, vocali nasalizzate di particolari lingue o per effetti coar-
ticolatori, nasalizzazione di tutti i fonemi per insufficienza dello sfintere velofarin-
geo), il segnale sorgente è contemporaneamente irradiato attraverso la cavità orale
e nasale, per cui un tubo (nasale) è posto in parallelo a quello faringo-orale con con-
seguenze risonantiche particolari.
In tal caso una prima ed importante caratteristica è la riduzione dell’intensità del
segnale verbale rispetto a quello non nasalizzato. Ciò è da un lato dovuto al maggior
volume di aria e della maggior superficie del vocal tract con maggior assorbimento
dell’energia del segnale acustico, e dall’altro al fenomeno dell’antirisonanza. Se la
risonanza enfatizza alcune componenti con formazione a livello spettrale di picchi,
l’antirisonanza le de-enfatizza configurando nello spettro una valle o antiformante.
Risonanza (formanti) ed antirisonanza (antiformanti) variamente interferiscono ar-
rivando anche ad uno loro mutua cancellazione con inviluppi spettrali difficilmente
standardizzabili.
Un’altra conseguenza è la modificazione delle frequenze formantiche e la com-
parsa di nuove formanti; Ferrero 3 confrontando l’inviluppo spettrale di una vocale
nasale con quello della corrispondente orale rileva:
• presenza di una prima formante FN1 (formante nasale) a frequenza di circa
250 Hz;
• tendenza di F1 (formante orale) ad un valore frequenziale medio di 500 Hz con
sua significativa riduzione di ampiezza;
• comparsa di una seconda formante nasale (FN2) a circa 1000 Hz;
• non modificazioni di F2;
• comparsa di una terza formante nasale (FN3) verso i 2000 Hz;
• lieve spostamento di F3 ed F4 verso le alte frequenze.
Kent et al. 5 riportano invece la presenza di una formante nasale a bassa fre-
quenza, fra 250 e 500 Hz per un maschio adulto, un lieve aumento della frequenza
di F1, un abbassamento delle frequenze di F2 ed F3 e la presenza di una o più an-
tiformanti.
La configurazione assunta dal condotto vocale nell’emissione di diversi segnali
verbali è stata studiata in passato mediante stratigrafie in proiezione sagittale me-
diana e trasversa antero-posteriore. Attualmente sono utilizzate metodiche radiolo-
giche ad alta risoluzione (TAC, RMN) che consentono una rappresentazione tridi-
mensionale del tratto vocale sovraglottico. I dati ricavati dallo studio delle confor-
mazioni dell’apparato di articolazione e risonanza nelle diverse produzioni verbali,
sono utilizzati in particolare nella verifica della validità della teoria della produzio-
ne e trasmissione dei segnali vocali e nello studio della correlazione fra misure del
vocal tract e prodotti acustici 8.
Se in passato tali studi erano effettuati mediante la realizzazione di circuiti elet-
trici analoghi in cui invece di un’onda sonora si utilizzava un segnale elettrico 3, ora
le possibilità offerte dalla digitalizzazione dei segnali consente l’implementazione
di algoritmi che emulano sia la sorgente glottica che la funzione di filtraggio del vo-
Anatomofisiologia dell’apparato di risonanza e di articolazione 93
cal tract. In altre parole è possibile costruire la funzione di trasferimento del filtro
sovraglottico in modo più preciso verificando in tempo reale le modifiche dell’out-
put al variare dell’input e dei parametri del filtro stesso. L’applicazione pratica dei
risultati di questi studi non può altro che favorire la diagnostica strumentale in sog-
getti con disturbi di articolazione e/o risonanza.
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II.
4
B
III. INQUADRAMENTO DELLE DISFONIE
III
B
Inquadramento delle disfonie 97
INTRODUZIONE
La disfonia è una alterazione qualitativa e/o quantitativa della voce parlata che
consegue ad una modificazione strutturale e/o funzionale di uno o più organi coin-
volti nella sua produzione o ad una inadeguatezza delle relazioni dinamiche fra le
diverse componenti dell’apparato pneumo-fonatorio 33 30 31.
La complessità sintomatologica, che rende sicuramente più adeguata la defini-
zione di «sindrome disfonica» 29 31, è caratterizzata da segni oggettivi, di tipo acu-
stico (alterazioni di intensità, frequenza, timbro, tessitura), clinico (ispettivi; endo-
scopici: morfologici e dinamici), e/o soggettivi, di tipo fisico (fonastenia, parestesie
faringo-laringee), psicologico (sensazione di sgradevolezza od inadeguatezza della
propria voce), saltuariamente o costantemente presenti, in tutte o solo in particolari
situazioni comunicative.
Come già riportato in altro capitolo le strutture anatomiche essenziali per gene-
rare il prodotto acustico vocale (suono periodico complesso) sono: il mantice pol-
monare che genera la corrente aerea espiratoria e deve fornire flussi e pressioni ade-
guati, la laringe che attraverso la vibrazione (componente bio-meccanica) e l’ondu-
lazione della mucosa (effetto Bernoulli) genera l’energia sonora, le cavità sopra-
glottiche che modificando volumi, forma e caratteristiche di risonanza delle pareti
sono in grado di influenzare la distribuzione dell’energia nello spettro vocale. Su
questi effettori periferici il sistema nervoso con diversi livelli di coinvolgimento in
rapporto ai vari aspetti della produzione vocale esercita una funzione di program-
mazione, attivazione e controllo.
Qualsiasi alterazione anatomica o funzionale di questi molteplici distretti deter-
mina un disordine vocale.
A tuttora non esistono razionali classificazioni ed elencazioni dei quadri clinici
di disfonie 2 7 1b.
Il progetto di un catalogo nosologico deve preliminarmente affrontare il proble-
ma semantico per identificare una corretta denominazione per ciascuna entità pato-
logica, utilizzando una terminologia comprensibile e condivisibile da tutti gli ope-
ratori coinvolti nella gestione di un paziente disfonico.
*
Servizio di Clinica ORL, Dipartimento di patologia neuro-psico-sensoriale, Università di Modena
**
U.O. di Orl, Ospedale «M. Bufalini», Cesena
***
U.O.A. D.U. Audiologia-Foniatria, Azienda Ospedaliera «S. Giovanni Battista», Università di Torino
III
98 G. Bergamini et al.
Fig. 1.
Inquadramento delle disfonie 99
È sicuramente più utile da un punto di vista pratico una classificazione che pre-
veda due «contenitori principali» 16 25: disfonie organiche (sono presenti alterazioni
morfologiche o neuromuscolari di uno o più organi od apparati implicati nella pro-
duzione e nel controllo della voce) e disfonie non organiche o funzionali (assenza di
lesioni e di turbe motorie).
Nel valutare un paziente con una disfonia organica bisognerà porre attenzione
alla componente disfunzionale che, tranne pochi casi diagnosticati in fase di esor-
dio, è sempre presente e condizionerà la pianificazione terapeutica.
DISFONIE ORGANICHE
III
100 G. Bergamini et al.
Tab. Ia.
acute
LARINGITI aspecifiche
croniche
specifiche
displasia
epitelio carcinomi
papillomi
edemi di Reinke
polipi
noduli
lamina propria cisti
DISFONIE ALTERAZIONI cicatrici cordali
ANATOMICHE lesioni reattive
ORGANICHE DEL lesioni vascolari
PIANO GLOTTICO solchi
ulcera da contatto
mucosa aritenoidea
granulomi
diaframmi
commessura anteriore
sinechie
ESITI DI
CHIRURGIA
ONCOLOGICA
LARINGEA
DISTURBI anchilosi
DELLA
MOTILITÀ lesioni della via motoria
Tab. Ib.
miastenia
MALATTIE distrofie
MUSCOLARI dermatomiosite
miofibromatosi
tumori muscolari
ematoma intracordale
testosterone
corticosteroidi
antistaminici
FARMACI spasmolitici atropinici
psicofarmaci
vitamina C ad alte dosi
diuretici
ipotiroidismo
ipertiroidismo
iperestrogenismo premestruale
dismenorrea
DISFONIE gravidanza
DISTURBI ORMONALI menopausa - andropausa
ORGANICHE iperpituitarismo
ipogonadismi o iperestrogenismi
prepuberali nel maschio
iperandrogenismo prepuberale
nella femmina
diabete
amiloide
TESAURISMOSI lipidi
mucopolisaccaridi
INAPPROPRIATA
ALTEZZA cambio di sesso
TONALE
ALTERAZIONI DEL
«VOCAL TRACT»
III
102 G. Bergamini et al.
Tab. II.
surmenage vocale
malmenage vocale
ipercontrazione isometrica
posture ipercontrazione-iperadduzione laterale
laringee contrazione antero-posteriore sopraglottica
patologiche adduzione incompleta
ipotonia dei muscoli tiro-aritenoidei
iperadduzione glottica posteriore
III
104 G. Bergamini et al.
III
106 G. Bergamini et al.
sempre di breve durata non vengono avvertite nella conversazione ma solo nella
emissione vocale prolungata. La causa è quasi sempre vascolare con lesioni a cari-
co del tronco. Nelle lesioni cerebellari, caratterizzate da perdita della coordinazio-
ne muscolare (dissinergia) e dell’abilità a controllare l’entità del movimento (di-
smetria), la disfonia, se presente, è caratterizzata da improvviso ed irregolare incre-
mento dell’altezza e/o dell’intensità vocale o da grossolano tremore vocale (disfo-
nia atassica); le corde vocali sono morfologicamente e funzionalmente normali.
7 – Fra le malattie muscolari che colpiscono la laringe e possono determinare
disfonia ricordiamo: la miastenia (malattia autoimmune della giunzione neuromu-
scolare con presenza di anticorpi contro i recettori dell’acetilcolina) nella quale i
primi sintomi sono velari con iperrinofonia e successivamente laringei con voce sof-
fiata, intensità ed altezza tonale ridotte (i disturbi si accentuano con l’uso della vo-
ce); le distrofie muscolari (Duchenne, Erb, Landouzy-Dejerine) responsabili di di-
sfonia per atrofia dei muscoli respiratori e laringei; la dermatomiosite malattia del
collageno con interessamento cutaneo e muscolare nella quale una disfonia di tipo
ipocinetico si associa quasi sempre a disfagia; la miofibromatosi caratterizzata dal-
l’aumento volumetrico di una corda vocale che spesso assume un aspetto bernocco-
luto; i tumori muscolari a localizzazione cordale; l’ematoma intracordale che si ve-
rifica per una rottura di alcune fibre del muscolo vocale a causa di uno sforzo voca-
le particolarmente violento o per un trauma cervicale anteriore (deformazione della
cartilagine tiroide e successivo stiramento del muscolo tiro-aritenoideo nella fase di
ritorno elastico) e che, nel caso di incompleto riassorbimento, può evolvere in una
cicatrice nel contesto del muscolo.
8 – Alcuni farmaci possono interferire sulle caratteristiche della voce. Una pil-
lola anticoncezionale con dosaggio relativamente elevato di progesterone ma so-
prattutto una terapia con testosterone per osteoporosi in menopausa determinano un
aumento della massa del muscolo vocale ed una conseguente androfonia spesso as-
sociata a lieve raucedine. I corticosteroidi per inalazione sono responsabili di xe-
rofonia e dopo terapia protratta di voce soffiata per atrofia della mucosa e del mu-
scolo vocale. Si verifica xerofonia anche con altri farmaci (antistaminici, spasmoli-
tici atropinici, antidepressivi e psicofarmaci in genere, vitamina C in dosi molto ele-
vate, diuretici, ipotensivi con azione parasimpaticomimetica) che determinano co-
me effetto collaterale secchezza delle mucose.
9 – Alcune patologie endocrine o modificazioni fisiopatologiche dell’assetto
ormonale hanno influenza sulle caratteristiche della voce. Nell’ipotiroidismo il
«mixedema» delle corde vocali si associa ad abbassamento della Fo, raucedine, ri-
duzione della componente formantica e della tessitura, fonastenia; nell’ipertiroidi-
smo all’astenia dei muscoli respiratori e fonatori consegue voce soffiata e di inten-
sità ridotta, fonastenia; nelle tireotossicosi può essere presente anche tremore voca-
le.
Nella fase premestruale l’iperestrogenismo determina lieve edema delle corde
vocali e congestione vascolare con abbassamento della Fo, riduzione della tessitura
verso le note acute, voce leggermente rauca, riduzione delle armoniche, fonastenia;
la dismenorrea può rendere difficoltoso, a causa del dolore, l’utilizzo del diafram-
ma e della muscolatura addominale; in gravidanza si verificano: edema delle corde
vocali per ritenzione idrica, ridotta funzione del diaframma e dei muscoli addomi-
Inquadramento delle disfonie 107
DISFONIE DISFUNZIONALI
III
108 G. Bergamini et al.
Fig. 2. Fig. 3.
Fig. 4. Fig. 5.
Fig. 6. Fig. 7.
Fig. 8.
III
110 G. Bergamini et al.
III
112 G. Bergamini et al.
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III
B
IV. INDAGINI CLINICO-STRUMENTALI NELLE DISFONIE
IV
B
L’anamnesi e l’esame obiettivo laringeo 117
M. Accordi, F. Tesserin
Il primo approccio ad un paziente che presenta una patologia della voce è rap-
presentato dall’anamnesi e dall’esame obiettivo e semeiologico degli organi inte-
ressati nella fonazione.
La raccolta delle notizie anamnestiche avviene, generalmente, al primo incontro
tra il paziente ed il medico ed ha un’importanza basilare sul piano psicologico. Da
esso dipenderà il coinvolgimento del paziente nel suo trattamento e, di conseguen-
za, la riuscita dello stesso. Solo una metodologia corretta, associata alla capacità di
penetrare nella psiche del paziente, renderà possibile la sintesi diagnostica.
Si tratta, in sostanza, di individuare i deficit e le turbe del comportamento fona-
torio, di comprenderne il meccanismo e di apprezzarne i diversi fattori etiologici in
causa, in modo da poter programmare una terapia e stabilire una prognosi.
Essendo i criteri di «normalità della voce» non facilmente oggettivabili, se si
escludono naturalmente alcuni caratteri acustici della stessa, e, variando la qualità
della voce a volte in maniera considerevole a seconda che sia emessa in una o in
un’altra situazione, sarebbe importante non limitarsi all’apprezzamento della sola
voce di conversazione ma esaminarla anche in altre situazioni della vita quotidiana.
L’esame della voce «proiettata» (ed in particolare della voce di richiamo) e della vo-
ce cantata aiuterà senz’altro in questo senso.
È necessario, inoltre, comprendere come il paziente «vive» la sua fonazione e
ciò è possibile solo esaminando il comportamento fonatorio generale del paziente e
l’importanza che egli dà alla sua fonazione nella vita sociale e professionale ed alle
esigenze ed aspettative che ha nei confronti della propria voce.
ANAMNESI
IV.
1
118 M. Accordi et al.
IV.
1
120 M. Accordi et al.
ESAME OBIETTIVO
IV.
1
122 M. Accordi et al.
IV.
1
124 M. Accordi et al.
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La valutazione percettiva della voce 125
INTRODUZIONE
IV.
2
126 A. Ricci Maccarini et al.
Tab. I.
I parametri percettivi vocali individuati dalla Hammarberg e la loro definizione.
Parametri di Definizioni
qualità vocale
IV.
2
128 A. Ricci Maccarini et al.
Tab. II.
Grafico utilizzato per la valutazione percettiva della voce secondo la metodica GIRBAS.
0 1 2 3
I: grado di Instabilità
della voce
A: grado di Astenia
nella voce
Per ognuno dei parametri citati si fornisce un punteggio di grado compreso fra
1 (corrispondente a una situazione di neutralità) e 6 (corrispondente al massimo gra-
do di deviazione dalla normalità).
Lo schema proposto da Laver è apprezzabile soprattutto in quanto permette di
analizzare in modo sistematico gli aspetti di risonanza della voce; tuttavia non è in
grado di fornire una terminologia percettiva delle variazioni timbriche imposte dai
movimenti sovralaringei. Attualmente questa mancanza appare come uno dei pro-
blemi di maggior rilevo nella valutazione percettiva della voce.
La scala GRBAS, proposta dal comitato per la funzione fonatoria della Società
Giapponese di Foniatria e Logopedia, ha trovato larga diffusione grazie all’opera di
divulgazione di Hirano 14.
Con questo metodo vengono valutati cinque parametri qualitativi: grado genera-
le di disfonia (G, dall’inglese grade); raucedine (R, dall’inglese roughness); voce più
o meno soffiata (B, dall’inglese breathy); voce più o meno astenica (A, dall’inglese
asthenic); voce più o meno pressata (S, dall’inglese strained). Recentemente è stato
introdotto da Dejonckere il parametro I, indice di instabilità 5; la scala ha quindi ac-
quisito l’acronimo GIRBAS (Tab. II). Per ogni parametro si fornisce un punteggio in
una scala compresa fra 0 e 3, dove 0 rappresenta la condizione eufonica, mentre 1, 2,
e 3 corrispondono a gradi di devianza rispettivamente lieve, moderato e grave.
Per maggior chiarezza è importante sottolineare che con G si indica il grado
globale di alterazione della voce; I è un indice assai importante soprattutto per la
valutazione diacronica della voce ovvero per il giudizio sulla stabilità nel tempo
della funzionalità vocale; R rappresenta l’impressione psico-acustica dell’irrego-
La valutazione percettiva della voce 129
larità nella vibrazione delle corde vocali e può corrispondere a fluttuazioni irre-
golari della frequenza fondamentale o dell’ampiezza dell’onda sonora; B è il pa-
rametro che indica la presenza di fuga d’aria attraverso la glottide (come si può
verificare per esempio in una paralisi cordale in abduzione); A indica debolezza o
mancanza di forza nella voce e di frequente si correla a debole intensità nella sor-
gente glottica con povertà di armoniche nelle frequenze acute (per una ridotta ve-
locità della fase di adduzione glottica durante il ciclo vibratorio); S rappresenta
l’impressione psico-acustica degli stati iperfunzionali di fonazione, caratterizzati
anche da elevata frequenza fondamentale, rumore e ricchezza di armoniche nelle
frequenze acute.
La definizione dei parametri percettivi utilizzati ed i loro correlati elettroacusti-
ci costituiscono punti di particolare interesse per il clinico 3 6 31:
• il parametro R (voce rauca) viene messo in rapporto soprattutto con la pertur-
bazione della frequenza fondamentale glottica a breve termine (Jitter %); se
l’alterazione vibratoria perdura nel tempo compaiono diplofonie che si evi-
denziano come sub-armoniche nello spettro sonoro;
• il parametro B (voce soffiata) è in rapporto con la perturbazione dell’ampiez-
za dell’onda sonora (Schimmer %) e quindi dell’ampiezza della vibrazione
glottica;
• il grado globale di disfonia G è comparabile al rapporto tra le componenti di
rumore e le componenti armoniche (NHR ovvero noise harmonic ratio).
Dejonckere 6 suggerisce di aggiungere le annotazioni «d» e «t» per indicare la
presenza di diplofonie (d) e di tremore (t) rispettivamente nella casella relativa al
grado di voce rauca (R) e in quella relativa alla voce pressata (S) o astenica (A): ad
es. R3d e S3t o A3t etc.
Confrontando la scala GIRBAS con le altre si può notare quali sono i vantaggi
ed i limiti della metodica; infatti se da un lato si può apprezzare la rapidità di valu-
tazione e la semplicità d’uso, dall’altro si può constatare che le informazioni che si
ottengono sono orientate principalmente alla regolarità e al grado di chiusura glot-
tica, senza prendere in eccessiva considerazione la funzionalità delle strutture so-
vralaringee e gli aspetti temporali della funzione fonatoria quando quest’ultima si
accoppia a quella articolatoria. D’altra parte la scala GIRBAS ha dimostrato una
correlazione sufficientemente attendibile con alcuni parametri acustici 6, una bassa
variabilità intra- e inter-soggettiva ed una discreta capacità di discriminare diverse
tipologie di pazienti 8. Inoltre si è dimostrata la superiorità della valutazione ordi-
nale rispetto a quella visuo-analogica 32. I principali fattori che determinano diffe-
renze fra esperti nell’utilizzo di questa scala, sono rappresentati da voci fortemente
soffiate e fortemente rauche: la prima situazione (marcata Breathiness) rende diffi-
cile il giudizio di R (Roughness) e viceversa la seconda situazione (marcata Rou-
ghness) rende difficile il giudizio di B (marcata Breathiness) 19: anche per soggetti
di lingua italiana si è utilizzata la scala GIRBAS con buone correlazioni fra rileva-
zioni percettive e acustiche 25.
Questi elementi confermano che i vari parametri della scala GIRBAS hanno
un significato sufficientemente preciso, possono essere applicati da professionisti
differenti a numerose tipologie di voci patologiche con un alto grado di affidabi-
lità.
IV.
2
130 A. Ricci Maccarini et al.
DISCUSSIONE
così come modificazioni qualitative selettive della voce urlata o cantata possono es-
sere i primi segni di uno scompenso del sistema pneumo-fono-articolatorio. In al-
cuni casi queste modificazioni possono essere addirittura i principali indicatori di
una condizione patologica.
È singolare che i più importanti protocolli di valutazione percettiva non ten-
gano alcun conto delle particolari modificazioni che può assumere la voce in con-
dizioni di alterata regolazione neurologica. L’evoluzione della società e la signi-
ficativa modificazione dell’epidemiologia di numerosi quadri patologici, quali i
traumi cranici e le demenze, impongono per il futuro una maggiore attenzione.
Allo stato attuale possiamo affermare che particolare attenzione dovrebbe essere
posta nei confronti della stabilità sia dell’altezza tonale che dell’intensità della
voce.
Con i termini di tremore e flutter indichiamo fluttuazioni regolari delle frequenze
di vibrazione rispettivamente di 0-3 Hz nel primo caso e di 9-15 Hz nel secondo 27. In
molti casi le fluttuazioni della frequenza fondamentale e dell’intensità sono del tutto
irregolari. In generale nei casi di disfonia da alterazione neurologica l’attenzione per-
cettiva del clinico deve rivolgersi agli aspetti temporali e dinamici della fonazione.
Alcune considerazioni finali le merita la valutazione della voce alaringea, in re-
lazione anche all’ampia diffusione che stanno avendo le valvole fonatorie. Ricor-
diamo che in questi casi, così come nelle voci erigmofoniche, non si ha a che fare
con un segnale periodico, ma con un segnale complesso, quasi periodico 21.
Spesso nella valutazione percettiva di queste voci si confondono e si mescolano
pericolosamente le definizioni di voce e di parola. Così per esempio alcuni Autori
hanno introdotto il parametro intelligibilità, che per altro sarebbe di per sé attribui-
bile solo alla parola e non alla voce 1. Nelle voci esofagee e tracheo-esofagee rive-
ste un ruolo centrale la valutazione della durata fonatoria, della raucedine e del gra-
do di voce soffiata; si noti a tal proposito che in questi tipi di voce essendo il grado
di aperiodicità molto alto i valori di R e di B della scala GRBAS si influenzano no-
tevolmente l’uno con l’altro.
CONCLUSIONI
IV.
2
132 A. Ricci Maccarini et al.
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IV.
2
134 D. Casolino et al.
IV.3. LA LARINGOSTROBOSCOPIA
Fig. 1.
Principio della stroboscopia. Modalità «immagine fissa».
Fig. 2.
Principio della stroboscopia. Modalità «immagine in movimento».
IV.
3
136 D. Casolino et al.
Fig. 3.
La laringostroboscopia.
Tali tipi di attrezzature, che fino a qualche anno fa erano patrimonio di pochi
centri di ricerca a causa degli alti costi di acquisto e manutenzione, sono oggi ac-
cessibili a molti specialisti che si dedicano particolarmente alla laringologia ed alla
foniatria, poiché lo sviluppo tecnologico e la concorrenza tra le ditte produttrici han-
no consentito un ragguardevole abbattimento dell’impegno economico richiesto.
La laringostroboscopia permette di analizzare nei dettagli le caratteristiche fi-
siologiche e patologiche della vibrazione glottica 9 11 12, che si basano fondamental-
mente sulla teoria muco-ondulatoria formulata da Perello.
Le corde vocali hanno 2 tipi di movimenti: quello trasverso del corpo muscola-
re e quello verticale degli strati soprastanti, che è riferibile all’onda mucosa e che è
indicativo dell’elasticità della corda vocale. La stroboscopia consente di osservare
entrambi i movimenti.
Le fasi del ciclo vibratorio sono tre: apertura, avvicinamento e chiusura (Figg.
4 e 5).
Dal rapporto tra la durata delle varie fasi si individuano le modalità di vibrazio-
ne: normale, ipercinetica ed ipocinetica. I parametri da valutare durante la laringo-
stroboscopia, così come raccomandato da Hirano 8 sono:
IV.
3
138 D. Casolino et al.
Fig. 4.
Immagine schematica della vibrazione glottica. Sulla sinistra è raffigurata la corda vocale in sezione,
sulla destra la glottide vista dall’alto (da Schönhärl ed Hirano, modificata).
Fig. 5.
Schema del ciclo vibratorio glottico (da Prytz, modificato).
Fig. 6.
Simmetria glottica.
IV.
3
140 D. Casolino et al.
Fig. 7.
Simmetria glottica.
Fig. 8.
Periodicità glottica.
La laringostroboscopia 141
Fig. 9.
Chiusura glottica.
Fig. 10.
Chiusura glottica.
IV.
3
142 D. Casolino et al.
Fig. 11.
Ampiezza glottica.
nel caso della monocordite, in cui una riduzione dell’ondulazione mucosa sul-
la faccia superiore della corda vocale fa sospettare la presenza di una cisti in-
tracordale, o nel caso della glottide ovalare, in cui durante l’analisi della vi-
brazione glottica può evidenziare la presenza di un «sulcus» o di una «verge-
ture», nei quali l’aderenza della lesione al legamento vocale provoca l’arresto
della progressione dell’onda mucosa;
• nell’indicare al chirurgo la zona precisa ove effettuare la cordotomia, come
nel caso delle cicatrici cordali iatrogene in cui si cerchi di liberare la mucosa
dall’adesione al legamento vocale;
• Nelle monoplegie laringee, in cui permette di valutare il grado di insufficien-
za di chiusura della vibrazione glottica e di orientare la diagnosi differenziale
tra paralisi neurogene ed anchilosi crico-aritenoidea: nel primo caso infatti du-
rante la vibrazione stroboscopica la corda è flaccida;
• La laringovideostroboscopia è infine l’esame fondamentale nel follow-up do-
po interventi di fonochirurgia: in particolare dopo interventi di microchirurgia
laringea permette di valutare il ripristino dell’ondulazione mucosa, mentre ne-
gli interventi di iniezione intracordale o di tiroplastica consente di valutare il
miglioramento della competenza glottica.
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IV.
3
144 G. Peretti et al.
IV.4. LA VIDEOKIMOGRAFIA
Fig. 1.
Fig. 2.
IV.
4
146 G. Peretti et al.
Fig. 3.
studio negli Stati Uniti, mediante la selezione e registrazione «off-line» della stri-
scia glottica desiderata (Dati non pubblicati).
La valutazione dei parametri della VCG è al presente svolta in modo sostan-
zialmente qualitativo, basandosi sulla percezione soggettiva della simmetria della
vibrazione cordale, della presenza o meno di un’insufficienza glottica costante in
ogni fase del ciclo e dell’ampiezza della vibrazione di una corda rispetto alla con-
trolaterale. Queste valutazioni, quantunque utilissime nel singolo caso, rendono dif-
ficili le comparazioni tra differenti soggetti, diverse condizioni patologiche e casi-
stiche multicentriche. Per ovviare a questa limitazione, presso la nostra Clinica, do-
ve la VCG è routinariamente applicata come esame complementare alla VLS dal
Luglio 1999 3, sono state standardizzate varie misurazioni oggettive volte ad otte-
nere parametri numerici facilmente confrontabili tra loro. La misurazione in milli-
metri, eseguita su stampe di diverse videate di uno stesso esame, dell’ampiezza del-
la vibrazione cordale di un lato rispetto al controlaterale e l’espressione di questo
valore mediante un rapporto consentono infatti di quantificare le caratteristiche del-
l’onda mucosa di entrambe le corde, sia prese singolarmente che l’una in relazione
all’altra. Tale rapporto (R ampiezza) è un indice di asimmetrie nella vibrazione di
una corda vocale rispetto alla controlaterale. Nel caso di patologia glottica unilate-
rale, il rapporto viene per convenzione calcolato mettendo al numeratore l’ampiez-
za misurata a livello della corda sana (Fig. 4).
Nello stesso modo si possono misurare l’ampiezza di un’insufficienza glottica o
di una sovrapposizione compensatoria dei margini liberi superiori delle corde voca-
li. Un altro parametro utile all’oggettivazione di quei dati precedentemente valutati
in modo esclusivamente soggettivo è inoltre il rapporto tra la lunghezza d’onda del-
la vibrazione di entrambe le corde vocali. Tale rapporto (R lambda) è un indice in-
Fig. 4.
IV.
4
148 G. Peretti et al.
Fig. 5.
Fig. 6.
La videokimografia 149
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IV.
4
150 A. Ricci Maccarini et al.
ANALISI SPETTROGRAFICA
IV.
5
152 A. Ricci Maccarini et al.
Fig. 1.
Spettrogramma a «finestra lunga» (a sinistra) ed a «finestra corta» (a destra) della vocale [a] di una vo-
ce femminile normale (soggetto adulto). Lo spettrogramma a finestra lunga è stato ottenuto con un fra-
me di 512 punti (= 35,76 Hz) e frequenza di campionamento di 12.500 Hz. Lo spettrogramma a finestra
corta invece è stato ottenuto con frame di 200 punti (= 366,21 Hz) e frequenza di campionamento di
50000 Hz.
Fig. 2.
Spettrogramma a finestra lunga di voce femminile patologica (soggetto adulto con cisti cordale). Dopo
il terzo secondo del vocalizzo (/a/ tenuta) compaiono due tratti di diplofonia.
IV.
5
154 A. Ricci Maccarini et al.
Fig. 3.
Spettrogramma «storico», a banda stretta, range 0-8000 Hz, di vocalizzo bitonale di Demetrio Stratos.
Si individuano due suoni acuti non in relazione armonica tra loro, uno con fo di 3700 Hz circa e con re-
siduo di 2° armonica (indicata dal triangolo pieno) e un altro suono «puro» di frequenza superiore ai
5000 Hz (indicato dal triangolo vuoto) (da Ferrero et al., 1980).
gea in aggiunta alla normale sorgente glottica. La seconda sorgente può essere rap-
presentata dalla vibrazione delle false corde o delle aritenoidi (Fig. 3).
Situazione del tutto diversa è la voce difonica, la cui genesi è riconducibile al-
l’azione di filtraggio selettivo operata dal tratto vocale sul suono glottico. La sor-
gente sonora è in questo caso unica (la glottide) e produce un suono complesso nor-
male. Grazie a una particolare conformazione del tratto vocale ed ad un preciso ac-
cordo fono-articolatorio, una armonica della seconda formante viene esaltata a sca-
pito di quelle contigue, al punto da renderla percepibile come un secondo suono
«puro» 24 12.
Il «canto difonico» rappresenta quindi il massimo effetto dell’azione di filtrag-
gio del segnale glottico operato dal tratto vocale.
L’effetto di risonanza del tratto vocale sopraglottico è appunto quello di aumen-
tare l’ampiezza di alcune armoniche filtrandone altre; se l’inviluppo spettrale del se-
gnale glottico si presenta monotonamente discendente senza minimi o massimi ap-
prezzabili, il segnale verbale evidenzia picchi o zone a massima energia, denomina-
te Formanti (F1, F2, F3, F4, ecc.) 9. Le Formanti rappresentano le frequenze di riso-
nanza del condotto vocale. Lo studio delle loro caratteristiche (frequenza, ampiezza
e banda), come già ricordato (vedi cap. II.4), consente dunque una valutazione di co-
me il soggetto utilizza le proprie cavità sovraglottiche.
La metodica utilizzata nella caratterizzazione delle formanti è l’LPC (Linear
Predictive Coding) che, a partire dal segnale verbale e mediante opportune opera-
zioni matematiche, emula le caratteristiche di quel filtro complesso e variabile nel
tempo costituito dal condotto vocale. Mediante il sistema CSL 4300 B è possibile
da un lato rilevare l’andamento delle frequenze formantiche sovrapposto allo spet-
trogramma a finestra corta e dall’altro ottenere i dati numerici relativi (Fig. 5). Le
problematiche inerenti l’utilizzo dell’LPC sono state esaurientemente discusse in
letteratura ed a questa si rimanda 16 19 4.
L’esame spettroacustico della voce 155
Fig. 4.
Spettrogramma a finestra lunga di vocalizzo difonico di Trân Quâng Hai. Si evidenzia la ridotta inten-
sità della fo, che viene tenuta fissa su una sola nota e l’intensificazione selettiva di una armonica della
seconda formante, che varia nel tempo (prima secondo una scala discendente e poi ascendente).
IV.
5
156 A. Ricci Maccarini et al.
Fig. 5.
Andamento delle frequenze formantiche nel tempo della vocale [a] di soggetto femmina adulto nor-
mofonico sovrapposte ad uno spettrogramma a finestra corta. I valori numerici delle frequenze e bande
sono:
Formanti (Hz) Bande (Hz)
F1 872 170
F2 1343 312
F3 3064 197
F4 3982 126
F5 4956 386
Fig. 6.
Estrazione della fo con la metodica di autocorrelazione. Il segnale è la vocale [a] di un soggetto fem-
minile adulto; considerando un range di fo attesa compreso fra 100 e 300 Hz; per l’estrazione sono sta-
ti scelti i seguenti valori di pre-settaggio: lunghezza della finestra di analisi: 15 msec; passo di avanza-
mento: 15 msec, Fomin = 70 Hz, Fomax = 350 Hz; range frequenziale della finestra: 0-350 Hz. Il valore
medio ottenuto della fo è di 257 Hz.
L’esame spettroacustico della voce 157
nella dimensione temporale può dare informazioni sulla tenuta, sulla presenza di di-
plofonia, su modificazioni di rilievo del vocalizzo.
DETERMINAZIONE DELL’AMPIEZZA
Fig. 7.
Curva di intensità ottenuta con metodica RMS. A destra, di un soggetto femminile adulto normofonico;
a sinistra, di un soggetto femminile affetto da tremore vocale. In quest’ultimo caso si noti l’incapacità
a mantenere una regolare tenuta di emissione.
IV.
5
158 A. Ricci Maccarini et al.
PARAMETRI DI VOCALITÀ
quency Tremor Intensity Index) ed ATRI (Indice di profondità del tremore in am-
piezza: Amplitude Tremor Intensity Index).
Le variazioni percentuali complessive a breve ed a lungo termine, casuali o re-
golari, sono rilevate per la frequenza dal parametro vFo (Variazione di Fo: Funda-
mental Frequency Variation) e per l’ampiezza da vAm (Variazione di Ampiezza di
Picco: Peak Amplitude Variation), calcolate rispettivamente dal rapporto fra la de-
viazione standard ed il valore medio della fo e dell’Ampiezza.
I bilanci energetici spettrali in diversi range frequenziali sono espressi, in valo-
re assoluto, mediante i parametri:
• NHR (Rapporto Rumore-Armoniche: Noise to Harmonic Ratio): rapporto
medio di energia fra le componenti disarmoniche (rumore) nella banda 1500-
4500 Hz e le componenti armoniche nella banda 70-4500 Hz.
• VTI (Indice di Turbolenza: Voice Turbulence Index): rapporto medio fra le
componenti di energia spettrale disarmonica (di rumore) nella banda 2800-
5800 Hz e le componenti di energia spettrale armonica nella banda 70-4500
Hz. Il parametro dovrebbe essere altamente correlato con la turbolenza se-
condaria ad incompleta o lenta adduzione delle corde vocali, cioè con la voce
definita «soffiata».
• SPI (Indice di Fonazione Sommessa: Soft Phonation Index): rapporto medio
fra l’energia spettrale armonica nella banda 70-1600 Hz, e l’energia spettrale
armonica nella banda 1600-4500 Hz. Questo parametro non è una misura del
livello di rumore, ma piuttosto della struttura armonica dello spettro.
I rimanenti parametri sono relativi alla obbiettivazione della diplofonia (DSH in
% o grado di diplofonia: Degree of sub-harmonic components, ed NSH in valore as-
soluto o numero di segmenti diplofonici: Number of Sub-Harmonic Segments), del-
le interruzioni momentanee della sonorità (DVB in % o grado di rotture della sono-
rità: Degree of Voice Breaks, ed NVB in numero assoluto o numero di rotture della
sonorità: Number of Voice Breaks), e degli arresti irregolari della sonorità (DUV in
% o grado di sordità: Degree of Voiceless, ed NUV in numero assoluto o numero di
segmenti sordi: Number of Unvoiced Segments). Il valore normativo di questi è per
definizione uguale a zero in quanto una voce normale sostenuta non dovrebbe ave-
re zone di interruzione né segmenti diplofonici.
L’MDVP fornisce due videate grafiche di cui una consente di valutare «a vista»
i valori parametrici in soglia o che eccedono la normalità, costituendo per l’otorino-
foniatra quello che l’audiogramma è per l’audiologo, ed a ben ragione è dunque de-
finito «vocaligramma» 7 (Fig. 8).
L’utilizzo di questi parametri offre la possibilità di disporre di dati oggettivi in
grado di caratterizzare una determinata disfunzione vocale. In particolare permette
la integrazione con quella soggettività insita non solo nella valutazione uditivo-per-
cettiva della voce, ma anche nella stessa valutazione spettrografica. Infatti anche in
quest’ultima l’interpretazione si basa prevalentemente su una impressione visiva
che condiziona un giudizio ampiamente soggettivo.
Disporre di una vasta gamma di parametri di vocalità, come sopra elencato, può
risultare clinicamente utile in quanto alcuni di questi possono essere caratterizzanti
per una certa patologia. Ad esempio una voce soffiata può avere i parametri relativi
alle perturbazioni a breve termine nella norma, e valori dei parametri relativi alla
IV.
5
160 A. Ricci Maccarini et al.
Fig. 8.
Vocaligramma. Il segnale analizzato è costituito Fig. 9.
dalla vocale [a] emessa ad intensità ed altezza Riduzione dei 33 parametri di vocalità a 11. Il se-
confortevoli e costanti per tre secondi da un sog- gnale è lo stesso della Figura 5.
getto femmina disfonico. La circonferenza ester-
na della corona rappresenta i limiti normativi di
soglia dei diversi parametri. Questi sono indivi-
duati dai raggi che riportano al loro limite ester-
no i rispettivi acronimi. I valori sperimentali cal-
colati per ciascun parametro cadono nell’interse-
zione del proprio raggio col perimetro esterno di
un’area che presenta un colorito marrone se il va-
lore stesso è inferiore al valore di soglia, o rosso
se eccede la normalità. Il sistema MDVP calcola
in totale 33 parametri, ma solo 22 sono graficati
nella modalità rappresentata in figura.
turbolenza anomali. Così pure i parametri relativi al tremore che misurano l’insta-
bilità della voce a lungo termine possono risultare patologici in pazienti affetti da
morbo di Parkinson e normali in altre patologie laringee 8.
D’altra parte molti dei parametri elencati sono certamente ridondanti poiché
esprimono, con algoritmi diversi, una identica caratteristica vocale. Numerose ri-
cerche da un lato suggeriscono di ridurre i parametri MDVP convenzionalmente uti-
lizzabili a soli undici (Fig. 9) e dall’altro sottolineano la opportunità che ogni labo-
ratorio si attrezzi di una propria normativa 14 15 2 4. Infatti, a parità di utilizzo del me-
desimo sistema di analisi, ogni gruppo di lavoro può presentare modalità assai di-
verse sia per la registrazione, le situazioni di rumore ambientale, i microfoni … etc.
Questi fattori, insieme alla diversa tipologia della popolazione considerata e al di-
verso giudizio di qualità vocale, possono determinare con relativa facilità variazio-
ni non trascurabili della soglia di normalità e quindi della categorizzazione nosolo-
gica del soggetto.
Presenteremo ora alcuni esempi clinici.
Caso 1: soggetto di sesso femminile, età 37 anni, normofonico.
In Figura 10, nelle diverse finestre, sono rappresentati: A: forma d’onda della
L’esame spettroacustico della voce 161
Fig. 10.
Analisi acustica di un soggetto femminile normofonico (vedi testo).
IV.
5
162 A. Ricci Maccarini et al.
Tab. I.
Valori parametrici vocaligrafici del soggetto di cui sopra.
Fig. 11.
Analisi acustica prima della terapia logopedica di soggetto maschio affetto da paralisi cordale sinistra
(vedi testo).
L’esame spettroacustico della voce 163
Tab. II.
Valori numerici vocaligrafici pre-terapia logopedia.
Fig. 12.
Analisi acustica successiva alla terapia logopedica.
IV.
5
164 A. Ricci Maccarini et al.
Tab. III.
Valori numerici degli indici di vocalità post-trattamento logopedico.
FONETOGRAFIA
Fig. 13.
Fonetogramma di un cantante maschio in modalità «Restricted Plotto TargetTone», vocale [a]. L’esten-
sione tonale è di circa 3 ottave. La freccia indica il «passaggio di registro».
Fig. 14.
Fonetogramma ottenuto con modalità «Plot All Inputs» di una voce femminile; range tonale di circa 2
ottave.
Il range tonale nei soggetti normali è di almeno due ottave (24 note successive
o «semitoni»); esso può aumentare fino a tre ottave nei cantanti professionisti e può
ridursi a pochi semitoni in caso di patologia laringea.
La dinamica della intensità è massima nelle note centrali dell’estensione tonale
e si riduce sia verso le note più gravi sia verso le più acute.
I più importanti parametri di valutazione sono:
a) il range in semitoni; b) la massima frequenza; c) la minima intensità; d) la ri-
IV.
5
166 A. Ricci Maccarini et al.
duzione di dinamica in intensità che si può osservare nella nota del «passaggio di
registro» (Fig. 13) (I).
La fonetografia ha una notevole importanza nella classificazione della voce can-
tata e nella diagnosi delle disodie, ma attualmente si assiste ad una sua sempre mag-
giore applicazione anche nella diagnostica e nel follow-up delle disfonie 26 27 5.
Con la combinazione di diversi parametri acustici Wuyts et al. (IV) hanno pro-
posto un indice caratterizzante la gravità della disfonia (Dysphonia Severity Index
– Indice di Severità della Disfonia). I parametri acustici utilizzati sono il Tempo Fo-
natorio Massimo in sec. (MPT), la massima frequenza in Hz (Fo – High), la mini-
ma intensità in dB (I – Low) e il Jitter in %. I valori di massima frequenza e mini-
ma intensità sono ottenuti dal fonetogramma, mentre il valore del Jitter viene otte-
nuto dal grafico dell’MDVP. Mediante un’analisi discriminativa lineare di Fisher gli
AA definiscono la seguente formula:
DSH = 0,13 x TMF + 0,0053 x Fo max – 0,26 x I min – 1,18 x Jitter % + 12,4
Una voce normale ottiene valori di DSI intorno a + 5, mentre una disfonia lie-
ve (G1) corrisponde ad un DSI di + 1, una disfonia moderata (G2) corrisponde ad
un DSI di - 1,4 ed una disfonia grave (G3) corrisponde ad un DSI di - 5. Secondo
l’esperienza degli Autori, eventuali artefatti o irregolarità nel calcolo del DSI pos-
sono avvenire soprattutto se non viene valutato accuratamente il valore della mi-
nima intensità nel fonetogramma. Questa metodica merita di essere presa in con-
siderazione nella batteria delle indagini per la valutazione della voce, anche se ne-
cessita di essere sperimentata da vari operatori del settore per la sua validazione
definitiva.
Negli ultimi cinque anni abbiamo messo a punto, presso i nostri laboratori di fo-
niatria, un protocollo per l’effettuazione dell’esame spettroacustico della voce. Dal
1° gennaio del 2000 il protocollo viene eseguito nella sua versione «definitiva». Es-
so prevede l’utilizzo dello spettrografo computerizzato CSL 4300B della Kay Ele-
metrics (attualmente nella versione «DOS» ma prossimamente nella versione «win-
dows»), contenente i principali programmi per l’effettuazione della spettrografia
(CSL50), il calcolo dei parametri di vocalità (Multi Dimensional Voice Program –
MDVP) e il fonetogramma (VRP).
Lo scopo di questa standardizzazione dell’esame spettroacustico è quello di of-
frire al foniatra una metodica di facile e rapida esecuzione, che nel contempo dia le
principali informazioni per una caratterizzazione quali-quantitativa della voce nor-
male e patologica (similmente a quanto fu proposto per l’esame spettroacustico del-
la voce cantata) 22.
Questo protocollo fa parte di un più ampio progetto realizzato dalla Società Ita-
liana di Foniatria e Logopedia per la proposta di un protocollo standardizzato per la
valutazione soggettiva od oggettiva della voce 23.
L’esame spettroacustico della voce 167
Tab. IV.
Metodica procedurale da seguire per l’esame spettroacustico della voce (De Jongkere 5; De Colle 4; Di
Nicola 8).
METODICA E PROCEDURA
Tab. V.
Limiti normativi superiori ottenuti con la media più una e due deviazioni standard. Sono riportati an-
che i limiti proposti a default 5.
IV.
5
168 A. Ricci Maccarini et al.
G 0
I 0
R 0
B 0
A 0
S 0
Fig. 15.
MDVP di soggetto maschile normofonico. A lato viene riportata la valutazione percettiva.
• cognome e nome;
• i numeri da 1 a 10;
• la parola /aiuole/;
• le cinque vocali I, E, A, O, U prolungate per almeno 4 sec;
• la frase di una nota canzone: «Fra Martino, campanaro, dormi tu».
Tale messaggio può essere registrato direttamente su PC con l’utilizzo dei di-
versi programmi (CSL50 o altri software da questo supportati) o su DAT (Digital
Audio Tape).
Questo esempio vocale può essere utilizzato sia per l’analisi acustica sia per la
valutazione percettiva della voce. Come già riportato nel capitolo (vedi cap. IV.2),
per la valutazione percettiva della voce utilizziamo la metodica «GIRBAS», secon-
do le indicazioni del Committee of Phoniatrics della European Laryngological So-
ciety 6.
3. Analisi spettrografica della vocale /a/ mediante il programma CSL.
Il segnale viene previamente «decampionato» da 50.000 Hz a 10.000 Hz e quin-
di viene eseguito lo spettrogramma a «finestra lunga» (600 punti) nel range fre-
quenziale 0-4000 Hz, al fine di visualizzare le componenti armoniche, le compo-
nenti di rumore e le eventuali diplofonie. L’interpretazione dello spettrogramma si
basa essenzialmente sulla valutazione della componente di rumore. A tale scopo non
potendo essere utilizzata la classificazione di Yanagihara, che necessita di uno spet-
trogramma con cinque vocali, è possibile utilizzare la seguente classificazione, de-
dotta dalla prima, ma basata solo sulle regioni frequenziali (e non anche sulle re-
gioni formantiche):
L’esame spettroacustico della voce 169
Fig. 16.
Spettrogramma a sinistra e grafico MDVP a destra della stessa vocale [a] di un soggetto maschile con
disfonia da sulcus glottidis. Esame pre-operatorio.
IV.
5
170 A. Ricci Maccarini et al.
Fig. 17.
Spettrogramma a sinistra e vocaligramma a destra della vocale [a] dello stesso soggetto della figura pre-
cedente. Esame post-operatorio.
sti cordale. Anche qui il programma MDVP non riporta un valore corretto: si tratta
in questo caso del grado di diplofonia (DSH), che risulta nei limiti della norma. In
realtà la voce è fortemente diplofonica, tanto da presentare sub-armoniche continue
in tutti i tre secondi analizzati. La frequenza fondamentale sub-armonica (di 135 Hz)
viene considerata dal programma MDVP come la normale frequenza fondamentale
(normale per un soggetto maschile!) e di conseguenza il valore del DSH risultava
nella norma. Lo spettrogramma mette invece in evidenza la diplofonia.
5. Studio spettrografico della parola /aiuole/ utilizzando sempre il programma
CSL50 ed applicando il settaggio della finestra a 600 punti. Se il segnale vie-
ne registrato direttamente nel CSL si utilizza un campionamento di 10.000
Fig. 18.
Spettrogramma a sinistra e vocaligramma a destra della stessa vocale [a] di un soggetto femminile con
disfonia da cisti intracordale.
L’esame spettroacustico della voce 171
Fo: 123 Hz
Fig. 19.
Spettrogramma della parola /aiuole/ di soggetto maschile normofonico. È riportato sovrapposto anche il
valore della fo media
IV.
5
172 A. Ricci Maccarini et al.
Fig. 20.
Fonetogramma di soggetto maschile normofonico.
Caso 1
Donna di 40 anni, con disfonia da paralisi della corda vocale sinistra.
G 2
I 2
R 1
B 3
A 3
S 1
Fig. 21.
MDVP. Si evidenziano valori alterati di Jitter, Shimmer, VTI e DSH. La valutazione percettiva (sul la-
to destro) evidenzia una disfonia moderata (G2) con marcata alterazione tipo «voce soffiata» (B3).
TMF: 7 sec
Fig. 22.
Spettrogramma della vocale /a/ utilizzata per
l’MDVP. Si evidenziano componenti di ru-
more classificabile come tipo III (sec. Yana-
gihara modificato). A lato viene riportato il
valore del Tempo Massimo Fonatorio.
IV.
5
174 A. Ricci Maccarini et al.
Fo: 199 Hz
Fig. 23.
Spettrogramma della parola /aiuole/.
Classe di rumore tipo III. A lato viene ri-
portato il valore della frequenza fonda-
mentale media.
Fig. 24.
Fonetogramma. Range: 16 semitoni.
L’esame spettroacustico della voce 175
G 1
I 1
R 0
B 1
A 1
S 1
Fig. 25.
MDVP. Jitter migliorato, così come il VTI ed il DSH, ma Shimmer peggiorato. La valutazione percet-
tiva evidenzia un miglioramento del grado globale di disfonia (G1 disfonia lieve) e in particolare della
«voce soffiata» (B1).
Fig. 26.
Spettrogramma della vocale /a/ utilizza-
ta per l’MDVP. Classe di rumore tipo I.
Tempo Massimo Fonatorio aumentato.
IV.
5
176 A. Ricci Maccarini et al.
Fo: 205Hz
Fig. 27.
Spettrogramma della parola /aiuole/. Lieve diplofonia nella /a/. Classe di rumore: tipo I.
Fig. 28.
Fonetogramma. Range: 14 semitoni.
L’esame spettroacustico della voce 177
Caso 2
Donna di 54 anni, con disfonia da paralisi della corda vocale sinistra.
G 2
I 3
R 3
B 2
A 1
S 3
Fig. 29.
MDVP. Si evidenziano valori alterati di Jitter, Shimmer, VTI e soprattutto DSH. La valutazione percet-
tiva evidenzia una disfonia moderata (G2), con marcata alterazione della «voce rauca» con la presenza
di diplofonia (R3).
Fig. 30.
Spettrogramma della /a/ utilizzata per
l’MDVP. Si evidenzia marcata diplofo-
nia. Classe di rumore di tipo IId.
IV.
5
178 A. Ricci Maccarini et al.
Fig. 31.
Spettrogramma della parola /aiuole/. Si evidenziano diplofonie in tutte le vocali. Classe di rumore di ti-
po IId.
Fig. 32.
Fonetogramma. Campo vocale molto
«povero». Range di 8 semitoni.
L’esame spettroacustico della voce 179
G 0
I 1
R 1
B 0
A 0
S 0
Fig. 33.
MDVP. Si evidenzia ancora alterazione del DSH, del Jitter, dello Shimmer e del VTI, mentre la valuta-
zione percettiva risulta pressoché nella norma.
TMF: 8 sec
Fig. 34.
Spettrogramma della vocale /a/ utilizza-
ta per l’MDVP. L’entità della diplofonia
è ridotta e la classe di rumore è di tipo II.
Il Tempo Massimo Fonatorio rimane di
8 sec.
IV.
5
180 A. Ricci Maccarini et al.
Fig. 35.
Fonetogramma. Il campo vocale è ora
ben rappresentato sia in intensità che in
frequenza, con un range di 10 semitoni.
CONCLUSIONI
Questo protocollo per l’analisi acustica della voce è stato da noi applicato fino-
ra a 1160 soggetti; è risultato di facile e veloce applicabilità e di grande utilità nel
follow-up dopo un trattamento medico, logopedico e/o chirurgico.
L’analisi acustica è stata associata alle altre indagini clinico-strumentali con-
template nel protocollo per la valutazione della voce proposto dalla Società Italiana
di Foniatria e Logopedia 23, in accordo con quanto proposto dal Committee of Pho-
niatrics della European Laryngological Society 6.
Come già ribadito da molti Autori 6 5, la valutazione del prodotto vocale deve es-
sere multidimensionale perché multidimensionale è il meccanismo della sua produ-
zione; essa deve comprendere una valutazione percettiva, videostroboscopica, acu-
stica, aerodinamica, e soggettiva da parte del paziente. Una buona diagnosi può sca-
turire solo dall’integrazione ragionata di tutti questi dati.
In ambito prettamente acustico valgono le stesse considerazioni: i numerosi e
nuovi dati parametrici offerti dalla moderna tecnologia digitale non possono in al-
cun modo fornire una valutazione completa delle caratteristiche vocali del soggetto.
Essi sono dati aggiuntivi rispetto alle più tradizionali analisi quali la spettrografia e
la fonetografia. Gli stessi parametri forniti dall’MDVP, pur nella loro pregnante og-
gettività, sono dati mediati e quindi carenti nel fornire informazioni sulle variazioni
temporali del prodotto vocale. Inoltre gli stessi algoritmi utilizzati possono in alcu-
ni casi essere inadeguati nel processare un segnale complesso come quello vocale,
fornendo risultati in contrasto con quelli rilevati allo spettrogramma e/o alla valuta-
zione percettiva (come negli esempi precedentemente riportati).
Le nuove metodiche di analisi dunque devono essere confrontate ed integrate
con quelle tradizionali per addivenire ad una diagnosi sempre più affidabile, evitan-
do grossolani errori valutativi.
L’esame spettroacustico della voce 181
Così come l’esame audiometrico o altri esami audiologici più complessi (vedi
l’ABR) vengono eseguiti dai tecnici audiometristi, analogamente le diverse fasi del-
l’analisi acustica (allenamento del paziente, settaggio della strumentazione, regi-
strazione del materiale vocale, analisi del segnale) possono essere eseguite dai lo-
gopedisti, fermo restando che l’interpretazione dei dati e quindi la diagnosi, in que-
sto caso acustica, rimane compito del medico specialista foniatra. Ciò è auspicabile
in quanto aumenta notevolmente il numero degli operatori esperti nel settore. Inol-
tre, la diffusione sempre maggiore di sistemi per l’analisi strumentale della voce,
costituiti da un semplice software da applicare al Personal Computer (vedi capitolo
seguente), contribuisce ad eliminare anche l’ostacolo economico all’affermazione
dell’esame acustico come indagine strumentale indispensabile nella valutazione del
paziente disfonico.
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L’esame spettroacustico «ambulatoriale» 183
G. Migliori
L’esame spettroacustico della voce può essere oggi agevolmente realizzata nel-
l’ambulatorio specialistico ORL-foniatrico, grazie a prodotti software «low-cost».
Questi software di analisi vocale (Dr. Speech – Multi-Speech – SoundScope)
permettono, in ambiente Windows o Macintosh, di catturare ed analizzare il cam-
pione vocale (DSP – digital signal processing) nell’ambito di un PC multimediale.
La nostra esperienza si è realizzata con il «Multi-Speech 3700» della Kay Ele-
metrics Corp.
Non è indispensabile che il PC sul quale installare il software abbia un proces-
sore particolarmente potente; la Kay richiede un Pentium maggiore di 266 MHz con
almeno 16 MB di memoria Ram, nettamente inferiore all’attuale standard medio di
un comune PC multimediale (Pentium 3 a 700 MHz con 64 MB di memoria Ram).
Come tutti i programmi basati su un hardware multimediale anche quelli in og-
getto sono alquanto limitati dalle specifiche performance della scheda sonora, so-
prattutto nei riguardi della qualità del rapporto segnale/rumore (SNR: signal-to-noi-
se ratio), abitualmente 40-60 dB contro gli 86 dB del CSL 4300B.
La maggior parte delle schede sonore abitualmente installate sui computer mul-
timediali non hanno particolari funzioni per «l’audio input» che è generalmente al-
quanto semplice e quasi sempre descritto nelle sue caratteristiche senza dettaglio. È
pertanto indispensabile, per effettuare un corretto esame spettroacustico, installare
sul proprio PC schede sonore «professionali» che possano migliorare le caratteristi-
che dell’acquisizione audio, supportando adeguatamente un microfono ad alta sen-
sibilità.
È ottimale che la cattura del segnale vocale avvenga in una cabina silente; ove
non fosse disponibile è raccomandabile che il rumore di fondo dell’ambulatorio non
superi i 40 dB per non inficiare la successiva analisi del segnale vocale.
Il microfono professionale consigliato dalla Kay per il Multi-Speech è il «AKG
Acoustic Model C-410» posizionato a 5 cm dalle labbra (per evitare interferenze del
rumore ambientale) con una angolazione di 45° (per evitare perturbazioni del flus-
so aereo).
IV.
6
184 G. Migliori