Tristano v3
Tristano v3
2012-2013
Fondazione Stagione 2012-2013
Teatro La Fenice di Venezia Lirica e Balletto
Richard Wagner
Tristan
Richard Wagner Tristan und Isolde
I
und
solde Tristano e Isotta
INGRESSO LIBERO Tutti gli incontri avranno luogo presso la Sala Concerti
del Conservatorio di Musica Benedetto Marcello di Venezia.
FONDAZIONE TEATRO LA FENICE
DI VENEZIA
Stato Italiano
SOCI SOSTENITORI
SOCI BENEMERITI
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
Giorgio Orsoni
presidente
Giorgio Brunetti
vicepresidente
Marco Cappelletto
Fabio Cerchiai
Cristiano Chiarot
Achille Rosario Grasso
Mario Rigo
Luigino Rossi
Francesca Zaccariotto
Gianni Zonin
consiglieri
sovrintendente
Cristiano Chiarot
direttore artistico
Fortunato Ortombina
direttore principale
Diego Matheuz
SOCIETÀ DI REVISIONE
PricewaterhouseCoopers S.p.A.
ALBO DEI FONDATORI
SOCI ORDINARI
Tristan und Isolde
(Tristano e Isotta)
Teatro La Fenice
domenica 18 novembre 2012 ore 15.30 turno A
venerdì 23 novembre 2012 ore 17.00 turno B
domenica 25 novembre 2012 ore 15.30 turno C
mercoledì 28 novembre 2012 ore 17.00 turno D
sabato 1 dicembre 2012 ore 17.00 turno E
La Fenice prima dell’Opera 2012-2013 2
Locandina della prima rappresentazione di Tristan und Isolde al Teatro Nazionale di Corte di Monaco, 1865.
La Fenice prima dell’Opera 2012-2013 2
Sommario
7 La locandina
9 ‘Tristanismi’ fin de siècle
di Michele Girardi
13 Virgilio Bernardoni
«Ewig, ewig ein»: interiorizzazione poetica
e azione musicale in Tristan und Isolde
31 Guido Paduano
La storia d’amore (parafrasi di Tristano e Isotta)
51 Tristan und Isolde: libretto e guida all’opera
a cura di Riccardo Pecci
155 Tristan und Isolde in breve
a cura di Gianni Ruffin
157 Argomento – Argument – Synopsis – Handlung
165 Riccardo Pecci
Bibliografia
171 Dall’archivio storico del Teatro La Fenice
La prima volta alla Fenice di Antonio Guarnieri
a cura di Franco Rossi
178 Biografie
Teatro la Fenice di Venezia
Stagione 2012-2013
doppia inaugurazione
16 novembre 2012 – otello
18 novembre 2012 – Tristan und Isolde
freundeskreis des
teatro la fenice
Gérard Auguier
Massimo Benetello
Barbara e Alberto Berlingieri
Alessandra Biasutti
Mariuccia e Marco Bortoli
Paolo Cantarella
Lino Cazzavillan
Fabio Cerchiai
Franca e Piergiorgio Coin
Iaia e Vittorio Coin
Matteo Corvino
Lorenza de’ Medici
Barbara e Lodovico di Valmarana
Alessandro Favaretto Rubelli
Tinetta Gardella
Paolo Jucker
Gaetano Maccaferri
Carla Macola Bonsembiante
Chantal e Alain Mérieux
Claude Paluc
Irene Pellegrini Falck
Giovanna Pitteri Larghieri
Vittorio Radice
Agnès e Louis Schweitzer
Alessandra Talarico
Andrea Tomat
Massimo Zanetti
Lucia Zavagli Ricciardelli
Jérôme-François Zieseniss
Cäsar Willich (1825-1886), Richard Wagner (1862). Olio su tela. Musikbibliothek der Stadt Leipzig.
Tristan und Isolde
(Tristano e Isotta)
azione in tre atti WWV 90
libretto e musica di
Richard Wagner
dal romanzo in versi Tristan di Gottfried von Straßburg
prima rappresentazione assoluta:
Monaco di Baviera, Königliches Hof- und Nationaltheater, 10 giugno 1865
edizione critica a cura di Isolde Vetter ed Egon Voss
editore proprietario Schott Music, Mainz
rappresentante per l’Italia Sugarmusic, Milano
personaggi ed interpreti
Tristan Ian Storey
Re Marke Attila Jun
Isolde Brigitte Pinter
Kurwenal Richard Paul Fink
Melot Marcello Nardis
Brangäne Tuija Knihtilä
Un pastore Mirko Guadagnini
Un pilota Armando Gabba
Un giovane marinaio Gian Luca Pasolini
maestro concertatore e direttore
Myung-Whun Chung
regia Paul Curran
scene e costumi Robert Innes Hopkins
light designer David Jacques
1 Puccini sarebbe morto il 29 novembre del 1924: Marotti aveva fornito una data più verosimile raccontan-
do lo stesso episodio nel suo Giacomo Puccini intimo, Firenze, Vallecchi, 1942, pp. 203-204; in ogni caso le te-
stimonianze di Marotti sono intrise di retorica e faziosità e vanno sempre vagliate con cura.
2 GUIDO MAROTTI, Incontri e colloqui col Maestro, «L’approdo musicale», II/6, 1959, pp. 53-71: 63-64.
10 MICHELE GIRARDI
to da Goethe, dopo che Charlotte ha lasciato la stanza del protagonista nel tragico fi-
nale terzo, il tenore tenta di riscuotersi per un attimo dall’angoscia, si guarda intorno,
è solo e tormentato: su di lui piomba il peso della propria disfatta amorosa che trova
in quell’accordo
la medesima premessa ineluttabile alla sorte mortale di Tristan, e che qui vivifica una
fitta rete di rapporti intertestuali.
Il nostro viaggio nella musica fin de siècle (e oltre) potrebbe continuare a lungo: nel
contesto dell’enorme letturatura secondaria dedicata al musicista di Lipsia, il tema del-
la ricezione musicale e drammatica di Tristan und Isolde è affascinante e fra i più su-
scettibili di sviluppo,3 ma questo esempio mi pare già significativo dell’ampiezza d’in-
teressi sollecitati da quell’accordo fin dalla sua prima comparsa. L’argomento viene
ripreso da Riccardo Pecci nelle pagine di questo volume, in una stimolante guida al-
l’opera ricca di spunti critici nuovi che mette la partitura del capolavoro wagneriano
sotto la lente d’ingrandimento, e propone il testo del libretto, secondo i moderni orien-
tamenti, in una versione più vicina a quella che Wagner stesso avrebbe probabilmente
auspicato. La sezione saggistica, come quella di Otello, viene dal programma di sala
pubblicato dalla Fenice nel 2002. Se l’ispirata ‘parafrasi’ di Guido Paduano (in realtà
una potente chiave ermeneutica della drammaturgia di Tristan) riappare con pochi ri-
tocchi, il saggio iniziale di Virgilio Bernardoni esce in una nuova versione, aggiornata
dall’autore.
Michele Girardi
3 Si legga, sin d’ora, una lunga lista di autori e titoli che arriva sin quasi ai giorni nostri, proposta e com-
mentata con intelligenza musicale e drammatica da STEVEN HUEBNER, «Tristan»’s Traces, in Richard Wagner: «Tri-
stan und Isolde», a cura di Arthur Groos, Cambridge, Cambridge University Press, 2011, pp. 142-166, 195-198.
Sui rapporti fra l’estetica wagneriana e l’intertestualità legata al Tristanakkord, si veda MICHELE GIRARDI, Masse-
net à Puccini, «Heureux de votre grand triomphe»: un maître français pour un génie italien, di prossima pubbli-
cazione negli atti del convegno internazionale Massenet aujourd’hui: héritage et postérité, Saint-Étienne, 25-26 ot-
tobre 2012.
Robert Innes Hopkins, modellini scenici (I) per Tristan und Isolde al Teatro La Fenice di Venezia, 2012; regia di
Paul Curran, costumi di Robert Innes Hopkins.
Robert Innes Hopkins, modellini scenici (II; III) per Tristan und Isolde al Teatro La Fenice di Venezia, 2012; regia
di Paul Curran, costumi di Robert Innes Hopkins.
Virgilio Bernardoni
«Ewig, ewig ein»: interiorizzazione poetica
e azione musicale in Tristan und Isolde
1. Un dramma duale
È insita nella materia di Tristan und Isolde una fondamentale radicalizzazione degli op-
posti: il senso dell’azione si compendia nella negazione pertinace della volontà di vive-
re e nell’affermazione parimenti persistente della valenza eterna della volontà di ama-
re. Su questo dualismo, e sul significato anti-sociale di un valore che s’attesta al di là
delle sfere del diritto e della morale, lo stesso Wagner concentra l’attenzione nel com-
mento al Vorspiel zu «Tristan und Isolde» redatto a Parigi nel 1859:
Il fido vassallo aveva richiesto a nome del proprio re la mano di Isotta, ch’egli stesso, senza in
cuor suo riconoscerlo, amava: e Isotta, che lo seguitava come sposa promessa del di lui re, era
a sua volta irresistibilmente soggiogata dal pretendente per procura. Ma la dea d’amore, inge-
losita, volle vendicare l’oltraggio, pravamente inflitto ai suoi diritti: mediante un equivoco in-
gegnoso, essa induce la giovane coppia a delibare il filtro che, secondo l’uso di quei tempi, la
premurosa madre della sposa aveva distillato per infiammare d’amore il matrimonio regale,
dettato dalla mera politica; nell’ardore amoroso che il filtro ha acceso in loro, i due giovani ri-
conoscono la passione che indissolubilmente li lega. Si scatena il desiderio, la bramosia, la vo-
luttà, la pena dell’amore: il mondo, la forza, la gloria, il fasto, la cavalleria, la fedeltà, l’amici-
zia, tutto si dilegua come un sogno evanescente: non sopravvive altro che il desiderio, lo
struggimento, la brama insaziabile e sempre più impetuosa – lo spasimo, assetato e inestingui-
bile, unica estrema redenzione – la morte, la consunzione, la dissoluzione, il sonno perpetuo!1
In questo profilo, in cui traccia le linee programmatiche del dramma, Wagner dedi-
ca minima attenzione agli eventi tangibili, i quali sono riconducibili essenzialmente al-
le premesse della vicenda (l’attività di procuratore matrimoniale svolta da Tristano per
conto di re Marke) e all’episodio della delibazione del filtro magico, e fa passare total-
mente sotto silenzio gli eventi dell’atto terzo (la fuga di Tristano ferito nella nativa Ka-
reol, l’attesa spasmodica di Isotta, il perdono di re Marke). Per contro, egli rileva in mo-
1 RICHARD WAGNER, Vorspiel zu «Tristan und Isolde», traduzione parziale di Lorenzo Bianconi, in CARL DA-
HLHAUS, I drammi musicali di Richard Wagner [Richard Wagners Musikdramen, 1971], Venezia, Marsilio, 1984,
pp. 65-66. Wagner allegò questo documento, redatto per il pubblico parigino della versione da concerto del Pre-
ludio e Morte d’Isotta, alla lettera a Mathilde Wesendonck del 19 dicembre 1859 (facsimile in Richard Wagner an
Mathilde Wesendonk. Tagebuchblätter und Briefe 1853-1871, a cura di Wolfgang Golther, Berlin, Verlag von Ale-
xander Duncker, 1904, Handschrift-Nachbildung zu Seite 202, f.t.).
14 VIRGILIO BERNARDONI
do particolare gli agenti del processo di redenzione – la bramosia della felicità nella
morte, nella consunzione, nella dissoluzione, nel sonno perpetuo – che s’irradiano da-
gli ‘eventi’ riferiti all’interiorità di Tristano e Isotta, quali sono rappresentati in tutte le
loro implicazioni nella scena del filtro magico (I.5), nel duetto della notte d’amore (II.2)
e nel canto della trasfigurazione di Isotta (III.3).
Con singolare e evidente parallelismo, i tre atti di Tristan und Isolde sono costruiti
sulla transizione dagli eventi tangibili della vicenda agli eventi soggettivi dell’interiori-
tà. Si presentano perciò come un triplice itinerario verso un’unica verità, che trascende
il mondo fenomenico per svelarne una dimensione più profonda. Ciascun atto, infatti,
inizia con un effetto sonoro che proviene da una fonte invisibile, ma reale (il canto sen-
za accompagnamento del giovane marinaio nel primo, la fanfara di caccia nel secondo,
la ‘vecchia aria’ del pastore di Cornovaglia nel terzo) e, attraverso una serie di azioni
rese visibili sulla scena, va a focalizzarsi sulle azioni interiori che riguardano i due pro-
tagonisti. Ciascun atto termina con la conferma del loro particolare concetto di felici-
tà, ribadito ogni volta nei medesimi termini lessicali: «höchste Liebeslust» e «höchste
Lust», che Guido Manacorda traduce in italiano con «altissima gioia d’amore» – o an-
che «suprema voluttà d’amore» – e con «suprema letizia». Arthur Groos ha acuta-
mente rilevato come l’ambiguità lessicale insita nei termini Lust e Liebeslust diventi il
punto focale delle emozioni dei protagonisti e ne esprima i livelli di autocoscienza, e sia
in qualche misura responsabile anche dell’irrisolta tensione interna al dramma:
Il termine tedesco Lust possiede due serie di significati: felicità (beatitudine, diletto, piacere,
ecc.) e la sua anticipazione (volontà, desiderio, brama, ecc.). La medesima ambiguità caratte-
rizza anche l’insolito composto Liebeslust […]. È importante sottolineare come nei momenti
culminanti di Tristan und Isolde l’ambiguità di Liebeslust e Lust esprima una tensione parti-
colarmente intensa fra desiderio e realizzazione, tensione che negli atti primo e secondo è so-
spesa dall’arrivo di re Marke, che tutt’a un tratto trasforma la felicità in bramosia, rendendo
ambigua, forse, perfino l’apparente risoluzione delle loro morti [di Tristano e Isotta] alla fine
dell’atto terzo.2
La serie di opposizioni (di ambiguità) in relazione complementare che riguardano il
senso dell’azione visibile (volontà di vivere versus volontà di amare) e le sue modalità
narrative (da evento fenomenico a tensione interiore dei protagonisti), si collega a sua
volta a una costellazione di dualismi che ne sostengono e rafforzano il significato sim-
bolico e la funzione. Sul piano dell’azione esteriore, i precedenti delle relazioni fra Tri-
stano e Isotta sono grondanti di sangue, di efferatezze, di pulsioni di vendetta represse
e laceranti. Nell’antefatto, Tristano aveva fatto recapitare a Isotta la testa mozza del
suo promesso sposo, da lui stesso ucciso in un duello in cui era stato ferito mortalmente
dalla spada avvelenata di lui; quindi, era stato costretto a rifugiarsi sotto falso nome
2 ARTHUR GROOS, Between memory and desire: Wagner’s libretto and late Romantic subjectivity, in Richard
Wagner: Tristan und Isolde, a cura di Arthur Groos, Cambridge, Cambridge University Press, 2011, p. 41.
«EWIG, EWIG EIN»: INTERIORIZZAZIONE POETICA E AZIONE MUSICALE 15
presso Isotta, l’unica persona in grado di curarlo. Isotta lo aveva riconosciuto e avreb-
be voluto rendere giustizia all’amato defunto, ma al momento opportuno non aveva
trovato la determinazione per trafiggerlo, in preda a quell’attrazione inconscia che la
vicenda rappresentata fa emergere alla coscienza. All’inizio del dramma Isotta può co-
sì vedere in Tristano un eroe ambiguo, ad un tempo «eletto» e «perduto», «prode» e
«vile» (I.2). La riuscita della missione di Tristano implicherebbe la separazione da Isot-
ta – destinata sposa a re Marke – e invece comporta il riavvicinamento tormentoso dei
due e l’avvio di quel processo d’identificazione interiore che è essenziale al compiersi
della loro unanime redenzione, al loro affrancarsi dalla schiavitù del giorno e alla cele-
brazione della sublime verità nell’oscurità della notte.
Le relazioni tra Tristano e re Marke (lo zio, il re senza prole che ha scelto il giova-
ne principe senza terra come amico, figlio adottivo ed erede) s’avviluppano anch’esse
in un intrico di dualismi. Valutato col metro delle leggi e degli usi, il tradimento di Tri-
stano nei confronti di Marke è colpa grave, che infrange i vincoli dell’amicizia e trava-
lica i limiti dell’onore e del contegno che la società cavalleresca impone al vassallo: e di
questo, appunto, il re desolato e affranto chiede ragione. Mentre per Tristano, passato
attraverso l’esperienza del filtro e della passione e condotto dalla personificazione del-
l’amore, «Frau Minne», sulla via di un destino inesorabile, la sua attitudine verso il re
è parte dello svelamento di un arcano inspiegabile, che le creature del giorno e il mon-
do mai potranno conoscere.3 Ad esse, conscio del divario di conoscenze e di esperien-
ze che li separa, Tristano non può che rivolgersi con gli occhi pieni di «compassione»
(II.3). Insomma, la progettata unione matrimoniale del sovrano e della figlia del re d’Ir-
landa è un fatto che riguarda la realtà storica. Viceversa, la passione fatale di Tristano
e Isotta, nella sua indifferenza alla realtà, è condizione essenziale della palingenesi del-
l’umano.
Pure l’agente cardine della narrazione e dello sviluppo della sua componente inte-
riore e mitica, il filtro magico, possiede tratti marcatamente ambivalenti: è la determi-
nazione di bere il filtro di morte a indurre Tristano e Isotta a bere il filtro d’amore; quin-
di, è lo scambio delle pozioni ad opera di Brangania e sono le componenti drammatiche
implicite nella simbologia del filtro – l’inganno, il rimescolamento delle carte, la ridefi-
nizione delle posizioni tra apparire ed essere – a far emergere alla coscienza dei prota-
gonisti la passione che da tempo agiva nel loro inconscio. È il duplice e illusorio influsso
del filtro che spinge Tristano verso l’amore eterno e verso la spada di Melot e fa sì che
per morire d’amore egli debba attendere Isotta negli spasimi e nell’angoscia. Al destino
crudelmente duale della vicenda personale di Tristano si riferisce infatti Isotta nel duet-
to d’amore (II.2):
3 «TRISTAN | O König, das | kann ich dir nicht sagen; | und was du frägst, | das kannst du nie erfahren». (O re,
questo | non posso io dirti; | e quel che tu chiedi, | tu non potrai mai sapere), II.3; cito la versione italiana dalla tra-
duzione di Guido Manacorda, adottata anche nel Libretto e guida all’opera, a cura di Riccardo Pecci, qui alle pp.
50-150.
16 VIRGILIO BERNARDONI
2. Azione e immaginazione
Il dramma di Tristano e Isotta si svolge dunque sull’asse della polarità fra azione visi-
bile (sintetizzata nelle tematiche della legge cavalleresca, del costume, del giorno, della
vita) e azione interiore (resa scenicamente percepibile attraverso il mare, il filtro, la pas-
sione d’amore, la notte, la morte), in una dinamica narrativa che comporta una pro-
gressiva interiorizzazione degli eventi. Tale polarità individua nel complesso il Tristan
come forma ‘privata’ del dramma del puramente umano, dell’uomo nuovo, libero e re-
dento, che è mèta costante del teatro wagneriano; laddove, invece, il ciclo del Ring des
Nibelungen ne fornirebbe una rappresentazione collettiva e universale. Allo stesso tem-
po, il processo di interiorizzazione illumina di una luce particolare il concetto di ‘azio-
ne’ (Handlung) col quale Wagner volle definire la peculiarità di Tristan:4 si tratta infatti
di un agire che oltrepassa gli eventi visibili e si serve di essi per rivelare l’essenza della
condotta degli uomini.
Pochissimi elementi hanno a che fare esclusivamente con la dimensione visibile del
dramma e sono gli eventi reali che riguardano la cornice fenomenica che dà l’avvio a
ciascun atto. Neppure queste scene, tuttavia, sono esenti da ripercussioni nell’intimo
dei personaggi. La battuta di caccia del re nella «chiara, deliziosa notte d’estate», per
esempio, è un evento determinato unicamente sul piano sonoro, realizzato mediante il
progressivo allontanarsi della musica dei corni posti dietro il fondo della scena: una
musica di scena di natura diegetica, di effetto realistico tanto immediato, quanto con-
venzionale. Isotta, però, non ne intende il segnale concreto e riesce a percepirla soltan-
to come suono di natura che in modo soggettivo riconduce alle metafore dell’acqua e
del viaggio per mare e, nell’impeto del desiderio, interpreta come annuncio della venu-
ta di Tristano (II.1):
Nicht Hörnerschall
tönt so hold;
des Quelles sanft
rieselnde Welle
rauscht so wonnig daher:
4 Cfr. DAHLHAUS, I drammi musicali di Richard Wagner cit., pp. 65-67 e ID., La concezione wagneriana del
dramma musicale [Wagners Konzeption des musikalischen Dramas, 1971], Fiesole, Discanto, 1983, pp. 129-135.
«EWIG, EWIG EIN»: INTERIORIZZAZIONE POETICA E AZIONE MUSICALE 17
Tristan und Isolde (atto II). Incisione da un disegno per la rappresentazione a Lipsia, Stadttheater, 1882, appar-
sa sulle pagine del periodico «Il teatro illustrato».
5 «BRANGÄNE | Dich täuscht des Wunsches | Ungestüm, | zu vernehmen, was du wähnst. | (Sie lauscht.) Ich hö-
re der Hörner Schall.» (Te illude del desiderio | l’impeto | di udire, quel che tu pensi. | (Presta ascolto.) Io odo il
suono dei corni), II.1.
18 VIRGILIO BERNARDONI
trapassa in modo quasi impercettibile dagli ultimi echi della musica della caccia regale
al suono ‘di natura’ interiormente sentito da Isotta e descritto nel disegno ondeggiante
di clarinetto basso, violini e viole.6
ESEMPIO 1 – II.1, B30.7
6 Per un’interpretazione complessiva delle funzioni della musica ‘interna’ ai personaggi cfr. THOMAS GREY, In
the realm of the senses: sight, sound and the music of desire in «Tristan und Isolde», in Richard Wagner: Tristan
und Isolde cit., pp. 65-94.
7 Si cita dalla prima edizione della partitura: RICHARD WAGNER, Tristan und Isolde, Leipzig, Breitkopf & Här-
tel, s.a. [1860], n.e. 10000; il luogo s’individua mediante l’atto e la scena, seguiti dal riferimento alla lettera di chia-
mata in apice, a destra (se la segue), a sinistra (se la precede).
«EWIG, EWIG EIN»: INTERIORIZZAZIONE POETICA E AZIONE MUSICALE 19
rivela unicamente per ciò, che essa è richiesta e provocata dal più profondo dell’anima, ed ap-
pare manifesta così come l’intimo l’ha profondamente immaginata.8
L’espressione musicale dell’intenzione poetica del dramma in Tristan non può pre-
scindere dunque dalla dimensione profonda dell’azione; tanto che, istituendo col testo
poetico un rapporto a tratti intermittente, la musica rinuncia a rendere esplicite alcune
delle sue articolazioni di senso più superficiali e determinate. Carl Dahlhaus, riferendosi
al contenuto della lettera di Wagner a Mathilde Wesendonck del 29 ottobre 1854, in
cui il musicista svela il «segreto» della propria concezione della forma musicale, ha in-
dividuato la peculiarità compositiva di Tristan nell’«arte della transizione», ossia nella
tendenza a costituire fisionomie motiviche fluttuanti, per cui «non soltanto i motivi so-
no riferiti l’uno all’altro […], bensì straripano l’uno dentro l’altro e sconfinano poi nel-
l’indefinito e nell’intangibile».9 Wagner, da parte sua, descriveva tale tecnica come mo-
dalità di trapasso progressivo, capace di regolare anche ciò che è «brusco e repentino»,
purché «l’animo sia stato tanto accuratamente predisposto alla transizione improvvisa
da esigerla esso stesso».10
In Tristan la cosiddetta arte della transizione agisce da principio di costruzione a va-
sto raggio nei momenti di maggiore intensità musicale della partitura, come il preludio
all’atto primo, il grande duetto d’amore nell’atto secondo (per Wagner il «capolavoro
supremo nell’arte della transizione sottile e graduale»), il Liebestod di Isotta nell’atto
terzo: brani nei quali è possibile ravvisare i processi di mediazione musicale tra piani
narrativi esterni e piani narrativi interni ai personaggi.
Prendiamo, per esempio, la parte centrale del duetto Tristano-Isotta dell’atto secon-
do, quella che attacca con l’invocazione alla notte «O sink hernieder, | Nacht der Liebe»
(Oh scendi quaggiù, | notte dell’amore). Nell’economia del duetto rappresenta la sezio-
ne per così dire cantabile, distinta sia dalla parte dialogica che la precede, sia da una sor-
ta di quasi-cabaletta, dal ritmo via via più animato, che la segue a partire da «O ew’ge
Nacht, | süsse Nacht!» (O notte eterna, | dolce notte!). In «O sink hernieder» è svolto il
tema fondamentale del dramma, quello della liberazione dell’io dal mondo sancita dal-
l’unione fisica dei corpi degli amanti, protratta nel delirio dei sensi e, infine, invocata nel-
la suprema comunione della morte. Il testo poetico e la musica si presentano sotto for-
ma di dialogo prolungato tra Tristano e Isotta, il cui flusso è interrotto dalle
interpolazioni costituite dagli ammonimenti della voce di Brangania e dall’anticipazione
musicale del motivo del Liebestod, della Morte d’amore, che qui si determina nel suo si-
gnificato ‘poetico’ alle parole di Tristano «So starben wir, | um ungetrennt, | ewig einig
| ohne End’» (Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine).
8 RICHARD WAGNER, Musica dell’avvenire. Ad un amico francese (Fr. Villot) [Lettre sur la Musique. À Mon-
sieur Frédéric Villot, 1861; Zukunftsmusik. Brief an einen französischen Freund, 1861], trad. di Luigi Torchi, To-
rino, Bocca, 1893, 19243, p. 68.
9 DAHLHAUS, I drammi musicali di Richard Wagner cit., p. 79.
10 Lettera a Mathilde Wesendonck del 29 ottobre 1859, in Richard Wagner an Mathilde Wesendonk, cit., pp.
I discorsi rapiti degli amanti, sul piano delle relazioni tonali, si tengono assai disco-
sti dalle intromissioni della voce di Brangania, tanto quanto, sul piano spaziale, la sce-
na del duetto è separata dal luogo da cui proviene la voce di Brangania. Gli ammoni-
menti di quest’ultima circa l’incombere del giorno e l’approssimarsi dell’ora del
risveglio, opponendosi alle apologie del sonno eterno e della morte pronunciate da Tri-
stano e Isotta, agiscono da potenti richiami alla realtà della vita. Proprio gli avverti-
menti di Brangania consentono infatti di gettare un ponte narrativo fra il duetto e la
scena successiva, fino al punto in cui la realtà dell’azione esteriore si presenta col volto
inorridito con cui re Marke e Melot sorprendono i due amanti immersi nel loro mon-
do di sogno, suscitando per reazione l’invettiva convulsa di Tristano.11 Dal punto di vi-
sta del contenuto drammatico, perciò, il duetto è un brano incompleto, interrotto nel
suo momento risolutivo da un principio di realtà che produce un anticlimax rispetto al-
la sua tensione protratta (enormemente più dilatata che in qualsiasi altra scena) al-
l’evasione dal reale.
Gli elementi musicali preminenti di «O sink hernieder» sono quelli in cui tradizional-
mente l’analisi musicale riconosce le connotazioni motiviche del Sogno d’amore, presen-
te nelle prime battute del canto (es. 3), e dell’Estasi dei sensi (es. 4), proposto per la pri-
ma volta in coincidenza con la descrizione di Isotta della sua congiunzione con Tristano,
«Herz an Herz dir, | Mund an Mund» (il mio cuore sul tuo, | sulla tua la mia bocca):
ESEMPIO 3 – II.2, 15V, motivo del Sogno d’amore.
11 «TRISTAN | Tagsgespenster! | Morgenträume! | täuschend und wüst! | Entschwebt! Entweicht! (Spettri del
Modellino del bozzetto scenico di Angelo Quaglio II (1829-1890) per la prima assoluta di Tristan und Isolde al
Königliches Hof- und Nationaltheater di Monaco, 1865.
Il Sogno d’amore e l’Estasi dei sensi appartengono alla sfera dei ‘motivi espressivi’
di Tristan, quelli che s’incardinano sul lato interiore dell’azione drammatica e sfuggo-
no a determinazioni musicali e a denominazioni stabili. Nella sezione centrale del duet-
to essi convivono con altri motivi appartenenti alla sfera delle connotazioni ‘allegori-
che’ – come i motivi del Giorno e della Morte – tendenti, all’opposto, a tradurre in
figurazioni musicali dirette e univoche le metafore narrative del testo poetico.12
Il motivo dell’Estasi, variamente denominato anche come «motivo della pace d’amo-
re» oppure «motivo del sopore», presenta caratteri e funzionalità drammatiche singo-
lari. Innanzi tutto, è nato prima del testo poetico, tanto che lo si potrebbe definire l’idea
12 Per la classificazione dei motivi del Tristan in ‘espressivi’ e ‘allegorici’, che confuta alcuni giudizi di Theo-
dor W. Adorno (cfr. Versuch über Wagner [1956], trad. it. Wagner, Torino, Einaudi, 2008, pp. 39-58) sulla tecni-
ca motivica nei drammi wagneriani, cfr. DAHLHAUS, I drammi musicali di Richard Wagner cit., p. 78.
«EWIG, EWIG EIN»: INTERIORIZZAZIONE POETICA E AZIONE MUSICALE 23
primigenia di Tristan: Wagner lo annota per la prima volta in un abbozzo del dicem-
bre 1856, coevo alla lettera nella quale comunica a Marie Wittgenstein che una nuova
e irresistibile attrazione per il soggetto del romanzo di Tristano e Isotta lo distoglie da-
gli sforzi fin lì compiuti per districarsi con la realizzazione della partitura del Siegfried.
In secondo luogo, la sua connotazione formale è più quella di un tema che di un Leit-
motiv. Nella configurazione estesa, che si sente con funzione d’interludio sinfonico tra
la prima interpolazione di Brangania e la ripresa sommessa del dialogo dei due aman-
ti (es. 5), si presenta infatti come melodia di otto battute, poi ripresa e sviluppata nel
contesto del duetto secondo criteri di tipo sinfonico.
ESEMPIO 5 – II.2, 27Z.
‘poeticizzante’ delle otto battute dell’interludio sinfonico e calata in una nuova entità
‘prosodica’, di tipo bi-motivico, costituita per la prima metà dalle battute 1-4 dell’Estasi
e nella seconda metà, alla risposta di Tristano «Laß mich sterben!» (Lasciami morire!),
dal cosiddetto secondo motivo della Morte, ossia dal motivo associato all’idea della
morte liberatrice dalle sofferenze del giorno e della vita (es. 6).
ESEMPIO 6 – II.2, 19Z, combinazione del motivo dell’Estasi e del motivo della Morte.
Questa combinazione si mantiene invariata in tutto il corso del dialogo, così che la ‘me-
lodia finita’ dell’,Estasi – espressione del lato interiore dell’azione – vi si attesta in modo
inequivocabile come ‘melodia infinita’, prodotta dalla congiunzione con un motivo alle-
gorico, realmente determinato come Leitmotiv dal testo poetico, e mediante quest’ulti-
mo è predisposta alla dialogizzazione del tessuto musicale. In seguito, ai passi «Unsre
Liebe?» (Il nostro amore?) e «Stürb ich nun ihr» (Morissi anche io d’amore) di Trista-
no, «Doch unsre Liebe» (Ma il nostro amore) di Isotta e «Was stürbe dem Tod» (Che
cosa soccomberebbe alla morte) di Tristano l’entità bi-motivica di «Lausch, Geliebter!»
«EWIG, EWIG EIN»: INTERIORIZZAZIONE POETICA E AZIONE MUSICALE 25
Tristano e Isotta (atto I). Incisione dallo spartito Ricordi, Milano 1907.
di dialoghi che gli interlocutori svolgono sotto forma di flussi dell’intimo. Ciò comporta
anche il costituirsi di una rete parallela di relazioni musicali. Un caso di nesso leitmo-
tivico di tipo transitivo nell’àmbito dei motivi connessi con la sfera interiore si indivi-
dua nel nesso sotterraneo che lega il motivo della Desolazione dell’es. 7 B (il frammen-
to di scala diatonica Sol-La -Si -Do), che introduce la prima scena dell’atto terzo e che
è parte significativa del suo materiale sonoro, al motivo del Desiderio (il frammento di
scala cromatica Sol -La-La -Si), che si sente in testa al preludio e che è parte cospicua
della materia sonora dei primi due atti (es. 7 A).
ESEMPIO 7 A – Einleitung, bb. 1-3.
Nel duetto dell’atto secondo, un filo sottile lega i passi in cui i due protagonisti si per-
dono in elucubrazioni sul valore eterno dell’uno, dell’«ein», dell’indissolubile unità psi-
chica e fisica generata dal vincolo d’amore. Il tema è fatto affiorare da Isotta nell’on-
data degli «impetuosi amplessi» coi quali all’inizio Tristano e Isotta guadagnano il
13 Cfr. GREY, In the realm of the senses cit., pp. 77-79 e LAWRENCE KRAMER, Opera and Modern Culture: Wa-
gner and Strauss, Berkeley-Los Angeles-London, University of California Press, 2004, pp. 224-225.
28 VIRGILIO BERNARDONI
proscenio,14 ed è quindi sviluppato nelle riflessioni sulla congiunzione «und» che pre-
cedono l’anticipazione del Liebestod.15
Nella parte antecedente a quella che qui si è definita sezione ‘cantabile’, il passo
«Himmelhöchstes | Weltentrücken!» (Altissimo celeste | rapimento dal mondo!) intro-
duce nel testo poetico una struttura dialogica peculiare, basata sullo scambio incrocia-
to di parole e concetti, che Isotta e Tristano letteralmente si rinviano dall’uno all’altro.
Un sequenza dialogica analoga si trova nella parte centrale del duetto, nei due passi che
seguono le interpolazioni di Brangania e che contengono le risposte elusive degli aman-
ti ai suoi appelli. L’idea poetica dell’intreccio delle identità, del desiderio di diventare
una cosa sola, in questo caso è realizzata sia sul piano testuale che su quello musicale.
Le sticomitie verbali del primo episodio ritornano infatti in perfetta identità di senso e
spesso di dettato, ma a parti rovesciate, nel secondo episodio:
I. II.
ISOLDE Lausch, Geliebter! TRISTAN Soll ich lauschen?
TRISTAN Lass mich sterben! ISOLDE Lass mich sterben!
ISOLDE Neid’sche Wache! TRISTAN Muss ich wachen?
TRISTAN Nie erwachen! ISOLDE Nie erwachen!
ISOLDE Doch der Tag TRISTAN Soll der Tag
muss Tristan wachen? noch Tristan wecken?
TRISTAN Lass den Tag ISOLDE Lass den Tag
dem Toden weichen! dem Toden weichen!
I. II.
ISOTTA Odi, mio caro! TRISTANO Devo prestare ascolto?
TRISTANO Lasciami morire! ISOTTA Lasciami morire!
ISOTTA Invidiosa vigilia! TRISTANO Debbo vegliare?
TRISTANO Mai più svegliarsi! ISOTTA Mai più svegliarsi!
ISOTTA Eppure il giorno TRISTANO Dovrà il giorno
dovrà svegliare Tristano? ancora svegliare Tristano?
TRISTANO Lascia che il giorno ISOTTA Lascia che il giorno
ceda alla morte! ceda alla morte!
In entrambi i casi la musica si basa sull’elemento bi-motivico costituito dalla sintesi dei
motivi dell’Estasi e della Morte. Dal punto di vista dell’articolazione formale, il secon-
do episodio si configura dunque come ripresa variata del primo. Tuttavia, l’ulteriore pro-
cesso di sviluppo del motivo dell’Estasi, così come la progressiva accelerazione agogica
mediante la quale il secondo episodio conduce l’intero cantabile a «O ew’ge Nacht» ne
fanno una nuova elaborazione e un’intensificazione del nucleo motivico-drammatico
14 «ISOLDE | Himmelhöchstes | Weltentrücken! | Mein! Tristan mein! | Mein und dein! | Ewig, ewig ein!» (Al-
tissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Tristano mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno!)
15 «ISOLDE | Doch unsre Liebe, | heisst sie nicht Tristan | und – Isolde? | Dies süsse Wörtlein: und, | was es bin-
det, | der Liebe Bund, | wenn Tristan stürb, | zerstört’ es nicht der Tod? (Ma il nostro amore | non si chiama Tri-
stano | e… Isolda? | Questa dolce paroletta: e | quel ch’essa congiunge, | questo vincolo d’amore, | se Tristano mo-
risse, | non verrebbe distrutto dalla morte?).
«EWIG, EWIG EIN»: INTERIORIZZAZIONE POETICA E AZIONE MUSICALE 29
fondamentale del duetto. In questo caso, l’azione musicale divenuta visibile e l’artificio
della transizione da essa attuata sono motivati dal testo poetico, a sua volta concepito
in vista della realizzazione delle potenzialità drammatiche della musica.
In Tristan, dunque, la sintesi, l’eternamente uno, è raggiunta soltanto attraverso l’in-
treccio inestricabile delle unità di senso, mediante il contrappunto dinamico delle enti-
tà motiviche e dei processi psichici. La verità del dramma è quindi una verità indicibi-
le e Tristano, che ad essa si consacra, ne è perfettamente conscio: «Des Schweigens
Herrin | heißt mich schweigen» (La signora del silenzio | m’ordina il silenzio, I.5). Su
queste basi Wagner interpreta il soggetto del romanzo medievale di Gottfried von
Straßburg in una dimensione mitica. Lo sottrae alla dinamica dei conflitti umani e ai
confini ristretti di ciò che è storicamente e eticamente determinato e ne fa la rappre-
sentazione della sfera del profondo, il cui scopo è l’eternità, la dimensione a-storica,
l’incondizionato. Tristan und Isolde, infatti, non sviluppa il dramma dell’onore morti-
ficato da un amore fuorilegge, bensì il tema – fondamentale per Wagner – della frattu-
ra insanabile tra le apparenze della vita diurna e l’assoluta verità mistica della notte,
simbolo della totalità nella quale la forza suprema dell’amore riunisce i singoli indivi-
dui e li redime dalla finitezza delle loro nature.
Ancor più della morte di Tristano – determinata da un conflitto umano e nell’appa-
renza scenica favorita dalla ferita tangibile infertagli da Melot – è la dolce trasforma-
zione di Isotta sul cadavere di lui a dar forma scenica alla metafora dello smarrimento
dell’individuo e della sua ricongiunzione nel tutto del cosmo, del naufragio «nell’ar-
monia sonora»16 e del conseguimento definitivo dell’assoluto, della felicità, dell’eterni-
tà, dell’«ewig ein». La sublime bellezza del Liebestod – che Wagner definisce anche Ver-
klärung, trasfigurazione – e dellla melodia «così meravigliosa e sommessa, […] tutto
esprimente», che «verso l’alto si libra»,17 svincolata dall’intreccio con le allegorie mo-
tiviche della vicenda esteriore, diventa il compimento sonoro della voluttà, del supera-
mento dei confini del mondo e del conseguimento dell’infinito, di cui è artefice piena-
mente cosciente il personaggio dominante di Isotta, colei che vive al di là della morale.
Con ciò, la musica compie un’ultima azione: l’assoluto del destino d’amore d’Isotta si
fonda sul potere incommensurabile e sull’effetto ipnotico della musica assoluta, la sola
in grado di superare il conflitto io/mondo e la dualità tra il condizionato delle basi sto-
rico-sociali che fanno da cornice all’azione visibile di Tristan e la loro incondizionata
interiorizzazione sotto specie di poesia.
Concludo con un rilievo più generale di poetica. Un appunto segnato nel Libro bru-
no nel maggio 1868 a proposito di un progetto intitolato Die Sieger (I vincitori) ci fa
attribuire un valore quasi programmatico alla trasfigurazione musicale di Isotta. Dal-
16 «ISOLDE | In dem wogenden Schwall, | in dem tönenden Schall, | in des Weltatems | wehendem All, – | er-
trinken, | versinken, – | unbewusst, – | höchste Lust! (Nell’ondeggiante oceano | nell’armonia sonora, | del respiro
del mondo | nell’alitante Tutto… | naufragare, | affondare… | inconsapevolmente… | suprema letizia!), III.3.
17 «ISOLDE | diese Weise, | die so wunder- | voll und leise | […] | alles sagend, | […] | auf sich schwinget», III.3.
30 VIRGILIO BERNARDONI
Tristano e Isotta (atto III). Incisione dallo spartito Ricordi, Milano 1907.
18 Un’efficace interpretazione della teoria wagneriana dei rapporti tra poesia e musica come equivalente del
rapporto uomo-donna nei drammi wagneriani (in particolare nel ciclo del Ring) è formulata in JEAN-JACQUES NAT-
TIEZ, Wagner l’androgino. Saggio sull’interpretazione, Torino, Einaudi, 1997 (su Tristan cfr. in particolare le pp.
149-156).
Guido Paduano
La storia d’amore (parafrasi di Tristan und Isolde)
Fa rotta sulla Cornovaglia una splendida nave agli ordini del principe bretone Trista-
no, con a bordo Isotta, figlia del re d’Irlanda, che Tristano ha chiesto in sposa per con-
to dello zio Marke, re di Cornovaglia. Questo matrimonio mette fine al conflitto in cui
Tristano ha ucciso il guerriero irlandese Morold, promesso sposo di Isotta, che aveva
imposto a Marke un feroce tributo.
Dall’alto dell’albero, un marinaio canta una canzone d’amore: amore di terre lonta-
ne per una giovane irlandese, rimasta suo malgrado in patria, mentre il vento, sintono
ai sospiri di lei, riporta l’amato nella sua.
La canzone fa sobbalzare Isotta come parlasse di lei, che invece suo malgrado navi-
ga verso il paese straniero; l’allusione innocente alla contrapposizione tra i popoli la
strappa al torpore assorto in cui si trova e che respinge ai suoi margini il viaggio e la me-
ta: è la sua confidente Brangania a dirle che la navigazione sta per finire, e a nominare
la verde terra che le attende. Esplode allora, apparentemente dal trauma dell’estraneità
etnica, intesa come sconfitta e prigionia, come vergogna, la spaventevole furia di Isotta:
come sua madre ella possiede le arti della magia, ma ridotta alla manipolazione delle er-
be, dopo che ha perso l’antico controllo sugli elementi, sul mare, sui venti. Però la di-
struzione, che non è in suo potere, occupa appassionatamente i suoi desideri: che la na-
ve si spezzi e si inabissi, e vada dispersa ogni vita che essa contiene.
Brangania resta attonita, ma in questa esplosione vede almeno la fine del disperante
silenzio di Isotta, che ha lasciato senza un saluto il padre e la madre e ha attraversato il
mare fredda, pallida e muta, senza prendere cibo né sonno. Dal candore di Brangania
emergono così segnali ambigui, perché associati, per lunga tradizione, non al genere del-
l’angoscia, ma a quella sua specie che è il disagio amoroso. Lo stesso vale per l’ostina-
zione nel silenzio, che copre una realtà definita inconfessabile dal codice della virtù fem-
minile. Ma l’ineffabile è detto con altri linguaggi: con la canzone del marinaio che torna
a farsi sentire, con lo sguardo di Isotta che immediatamente trova Tristano e resta lega-
to a lui, infine con parole che, provenendo da profondità e autenticità remote, si cristal-
lizzano in un assoluto non comunicabile: «Da me scelto, da me perduto, nobile e sacro,
ardito e vile. Capo consacrato alla morte! Cuore consacrato alla morte!».
La coincidenza degli opposti viene subito spiegata: il vincitore di tutte le battaglie te-
me ed evita lo sguardo di Isotta.
32 GUIDO PADUANO
che ne fa una regina, è lui che l’ha conquistata e la dona allo zio. L’insinuazione che
Isotta non sia dopotutto che una preda di guerra, si sviluppa nella canzone che Kur-
wenal intona a squarciagola, seguito dalla ciurma: una canzone di guerra in onore di
Tristano, che ricorda la sconfitta di Morold.
Perfino Brangania ora è offesa, ma a Isotta importa solo di ciò che ha detto precisa-
mente Tristano: quando le vengono ripetute la sue parole sulla necessità di stare al timo-
ne per giungere da re Marke, le ripete una terza volta, pervertendo nel sarcasmo il rispetto
dovuto al re, e tornando dolorosamente all’idea di sé come oggetto. Le parti si sono in-
vertite: tocca all’Irlanda pagare tributo, e questo tributo è la sua stessa persona.
Ma se adesso è lei in potere di Tristano, una volta è stato lui in suo potere: su una
piccola barca approdò in Irlanda un uomo pallido e malato che si faceva chiamare, per
inquieta astuzia, con le sillabe del suo nome disposte in ordine inverso, Tantris: ma la
sua malattia era indotta da una ferita infertagli in combattimento, e una tacca nella sua
spada corrispondeva a una scheggia nella testa di Morold, mandata da Tristano in Ir-
landa come lugubre trofeo. Isotta allora volle ucciderlo e alzò su di lui la spada; ma Tri-
stano la guardò negli occhi – lui che adesso evita il suo sguardo – e lei lo risparmiò, cu-
rando anzi con le sue arti di maga la ferita. Eterna riconoscenza fu promessa dall’eroe:
ma invece egli tornò trasformato da vinto in vincitore, per chiederla in sposa per lo zio,
lo stanco re di Cornovaglia. Attraverso l’epiteto passa appena un’ombra dell’antico te-
ma della malmaritata, ma è pretestuoso come tutto ciò che sostituisce la verità ineffa-
bile, per cui invece la colpa di Tristano consiste tutta e sola nel rifiuto di sé, nel man-
care di fede al muto impegno dello sguardo, nel far prevalere su di esso le ragioni del
mondo, che destinano Isotta ad essere pegno di pace, e lui ad esserne il conquistatore:
per questo ruolo Isotta ha pronta una parola orribile: avventura.
Pretestuoso in particolare è il rigurgito di orgoglio nazionale che le fa disprezzare
Marke come tributario o vassallo, e dunque indegno della sua mano. Come le ha ri-
cordato Kurwenal, e come lei stessa ha appena detto, proprio le imprese di Tristano
hanno ribaltato lo status politico.
Con pazienza Brangania, che in una subitanea illuminazione ricorda di avere lei stes-
sa assistito Tantris, ritesse la tela delle argomentazioni ragionevoli. Come si può accu-
sare Tristano di essere ingrato per aver adempiuto insieme all’obbligo feudale e a quel-
lo verso la sua salvatrice, riunendoli in uno solo? In cambio del suo aiuto ha offerto a
Isotta un regno su cui egli stesso avrebbe potuto vantare dei diritti, e uno sposo nobile
e mite (ecco come si può addolcire il termine «stanco»). Ma Brangania va anche oltre,
e troppo oltre: come si può disprezzare Marke, quando il più nobile degli eroi gli è co-
sì devoto?
Le ragioni di Brangania smantellano l’alibi politico, e sotto quella corazza scoprono
la sostanza dolorante dell’amore, che Isotta, adesso, non può più sottrarsi a comunica-
re, a meno di rinunciare non solo al dialogo con Brangania e alla consolazione che di-
scende dal riconoscimento della propria infelicità, ma più in generale all’espressione
della sua identità: «Non amata, vedere sempre accanto a me il più nobile degli uomi-
ni! Come potrei sopportare un simile strazio?»
34 GUIDO PADUANO
Eppure anche di fronte a questa esplicitezza la strategia del tabu trova modo di oscu-
rare il messaggio. Senza nominare Tristano, Isotta ha ripetuto con una minima varia-
zione la perifrasi con cui Brangania lo ha appena designato («il più nobile degli eroi»),
ma in Brangania il bisogno di normalità e di pace è così grande da renderla più cieca
di quando non ha riconosciuto Tristan/Tantris, e da farle credere che Isotta tema di non
avere l’amore di Marke, l’amore canonico e legittimo. Sorride di questa ipotesi, Bran-
gania, orgogliosa del fascino della sua signora come Kurwenal lo è del mito di Trista-
no: chi potrebbe non amare Isotta? Si potrebbe ammettere solo in un uomo stregato da
una magia, ma anche a questo è facile mettere rimedio con i farmaci che la regina d’Ir-
landa ha donato alla figlia nel partire. Senza questi aiuti, il suo amore materno non
l’avrebbe esposta ai rischi di una terra straniera. Sì, risponde amaramente Isotta, ma il
farmaco che dà maggior aiuto è quello su cui lei stessa ha inciso un forte segno, il fil-
tro di morte che ha in sé il potere di vendicare il tradimento (che è il nome da lei dato
alla presunta unilateralità del suo amore), e dare pace all’angoscia dell’anima.
Mentre Brangania arretra spaventata, si sentono le grida della ciurma che ammaina
le vele: la nave sta per approdare. Entra infatti Kurwenal per chiedere a Isotta, da par-
te di Tristano, di prepararsi ad accompagnarlo incontro al re.
Tristano dunque sembra aver vinto la sua battaglia ed essere riuscito ad avvolgere
l’amore di Isotta in un silenzio definitivo, giacché le voci dei marinai scandiscono lo sca-
dere del tempo possibile per un colloquio intimo. Ma proprio la disperazione del mo-
mento estremo, la tragicità irrimediabile dell’ipotesi che nulla accada, ribalta la situa-
zione: improvvisamente Isotta decide di sfruttare la vulnerabilità di Tristano alle
ragioni politiche che si risolvono nella lealtà verso Marke; la conosce bene perché ne è
stata già vittima, quando l’uomo da lei salvato si è ripresentato a trattare la pace. In
base a questo codice, nessun altro che Tristano può accompagnare Isotta davanti al re:
lui stesso, del resto, ha fatto parola a Brangania di questa imprescindibilità. Qui dun-
que Tristano può essere colpito (e si può anche dire ricattato): Isotta non camminerà al
fianco di Tristano se prima Tristano non otterrà il suo perdono per una colpa non espia-
ta. Kurwenal, che in Isotta vede solo uno smodato orgoglio, annuncia seccamente che
riferirà il messaggio.
Rimasta sola con Brangania, Isotta prorompe in un addio al mondo e ai genitori che
lascia Brangania attonita e incredula. Isotta è decisa a usare il filtro di morte su se stes-
sa, oltre che sul traditore Tristano, e con amara ironia ritorce le parole di Brangania:
sì, sua madre ha ben provveduto ai rischi di una terra straniera, si deve esserle grati per
il farmaco che cura la più profonda sofferenza, il più alto dolore. Lo prepari dunque
Brangania, in nome della sua fedeltà.
Annunciato da Kurwenal, entra Tristano, ma passa un lungo tempo prima che il dia-
logo inizi, lasciando l’impressione che lui e Isotta saggino il terreno e prendano posi-
zione come per un duello – discorsivo, ma mortale, e finalmente diretto, dopo le avvi-
saglie e le mediazioni della doppia ambasceria.
Parla per primo Tristano, con le parole apparentemente neutre e minimali della cor-
tesia: «Ditemi, signora, che cosa desiderate». Apparentemente, perché l’appellativo di
LA STORIA D’AMORE (PARAFRASI DI TRISTAN UND ISOLDE) 35
«signora» è una volta per tutte uscito dal codice con l’uso esasperato che ne ha fatto
prima Isotta; inoltre Tristano, ignorando la parte specifica del messaggio di Kurwenal,
quella relativa all’espiazione, dà l’impressione di rispondere, tardivamente, alla prima
convocazione di Isotta. Ciò lo mette in una posizione di debolezza di cui Isotta appro-
fitta subito, rimproverandogli adesso di persona la poca attenzione usata verso di lei.
Responsabile di ciò, risponde Tristano, è il senso dell’onore e l’obbedienza verso il re,
e all’incredulità ironica di Isotta (come è possibile che l’obbligo di onorare il re si ri-
solva nel rifiutare obbedienza alla regina?), esplicita il dettato socio-antropologico: «il
costume del mio paese insegna che durante il viaggio nuziale chi ha condotto la tratta-
tive di nozze si deve tenere lontano dalla sposa».
Perché, per quale preoccupazione? Ovvero, che cosa si teme che succeda? La do-
manda bruciante e impudica di Isotta esplode accanto a Tristano, che evita il passaggio
al dialogo intimo, ricorrendo all’autoreferenzialità del codice: «Chiedetelo al costume».
Su questo punto Isotta non può che dichiararsi sconfitta, ma sul terreno di questa
provvisoria vittoria, Tristano ha lasciato la coerenza della sua argomentazione: più nes-
suna traccia dell’obbligo di tenere ininterrottamente il timone! Le conseguenze di que-
sta dimenticanza sono radicali: se le ragioni addotte sono dalla loro stessa varietà ridi-
mensionate a pretesti, si apre uno spiraglio in direzione di un’autenticità di Tristano,
anche nel suo caso opposta al significato superficiale delle sue parole, e destinata piut-
tosto a inverare il misterioso sguardo che un tempo ha alzato sugli occhi di Isotta. In
questa luce, proprio l’ostinata resistenza di Tristano a mettersi nelle condizioni forma-
li di recepire il messaggio di Isotta diviene prova della sua impossibilità a resistere alla
sostanza del messaggio.
In ogni caso, la vittoria del codice sociologico permette alla pur sconfitta Isotta di
addurlo anche a proprio vantaggio, aggrappandosi ancora al mascheramento offerto
dal contenzioso politico, ovvero dal fantasma, ricorrente solo a questa finalità, della na-
zionalità offesa: costume infatti altrettanto inveterato è la conciliazione con un nemico
tramite l’espiazione dell’offesa. Quale nemico, chiede, stavolta ingenuamente, Tristano
e, come aveva fatto già prima Brangania, ricorda che si è celebrata una solenne conci-
liazione pubblica. Ma quella non conta per Isotta: in quella è stata promessa a Marke
come una sposa cadavere e, conseguentemente, non si è ritenuta coinvolta in nessun im-
pegno: ma c’è una vendetta privata che non è stata compiuta, quella di Morold giura-
ta dalla sua promessa, a quanto ella stessa dice. Proprio questa riserva fa Tristano: toc-
ca a lui ora infatti rivolgere una domanda impetuosa, provocante e impudica: davvero
v’importa di questo? Anche in questo caso demistificare il pretesto indica una via per
penetrare nell’abisso della causa vera. Ma la principessa irlandese non può che soste-
nere il suo pretesto: «Osi schernirmi? A me era promesso, il nobile eroe irlandese, io
avevo benedetto le sue armi, nel mio nome entrava in battaglia. Quando egli cadde,
cadde il mio onore». È lei adesso ad adottare il tono della mitologia cortese e fiabesca
che prima, a proposito di Tristano e di Marke, usava solo con sarcasmo: anche a lei
dunque il mondo preesistente all’amore era caro, ma la strumentalizzazione che ne vie-
ne fatta riverbera su di esso una nostalgia inattuale. E comunque la promessa, l’onore,
36 GUIDO PADUANO
la benedizione delle armi, le insegne: non è d’amore che si parla, la finzione non si spin-
ge a nominare invano l’ineffabile.
Come finzione questa si rivela implacabilmente quando deve integrare nel sistema
argomentativo un resoconto dell’incontro fra Isotta e Tantris differente da quello for-
nito a Brangania, che è inconfutabile come tutto ciò che sulla scena viene comunicato
ai confidenti; ma la nuova versione è funzionale a stabilire la necessità dell’espiazione,
e la contorsione didascalica del discorso marca penosamente la funzionalità: «Malato
e stanco, in mio potere, perché non ti ho ucciso? Posso risponderti facilmente». Non
per ciò che solo l’eufemismo obbligava, nel dialogo con Brangania, a chiamare «pietà»,
Isotta ha risparmiato Tristano, ma per un barocco perfezionismo della cavalleria: il ne-
mico doveva essere perfettamente guarito perché venisse consumata su di lui la ven-
detta in combattimento. Ma nel frattempo l’abilità diplomatica di Tristano, quella stes-
sa che ha fatto di lei una sposa cadavere, gli ha conquistata l’amicizia di tutti: chi
dunque adesso deve colpire Tristano?
Tristano non sfugge alla strettoia logica: deve colpire Tristano la sola persona estra-
nea al patto della conciliazione: «Se Morold ti era tanto caro, allora riprendi in mano
la spada, e vibrala con mano forte e salda, in modo da non farla cadere!»
L’insieme delle affermazioni di Isotta rende chiaro tuttavia che la sua estraneità alla
conciliazione non concerne il permanere in lei del desiderio di vendetta, ma l’inconci-
liabilità dell’amore respinto. È questo chiaro anche a Tristano? Sì: un solo grandioso
particolare lo indica. Le sue parole seguono con precisione ineccepibile il percorso ap-
parente di Isotta: ma improvvisamente, in questo momento e per la prima volta, le si
rivolge con il tu: c’è in questo una verità più forte di ogni contenuto mistificatorio, ed
è questo a mostrare sincera la sua offerta della vita, che di conseguenza va letta non co-
me acquiescenza a una vendetta tutta esterna, ma come dono d’amore: il primo, l’ulti-
mo, il solo possibile. Sono dunque già vicinissimi Tristano e Isotta, quanto quest’offer-
ta è vicina alla morte data col veleno come violenza amorosa.
Senza il tu, sarebbe legittimo pensare che Tristano porti alle estreme conseguenze
l’architettura di Isotta proprio per scoprirne la mistificazione (volgarmente parlando,
che sia andato a ‘vedere’ il suo bluff). Questa è infatti proprio la sensazione di Isot-
ta, che si sente prigioniera del suo discorso e ne esce con una fatica tortuosa, simile
a quella necessaria per costruirlo; uccidendo Tristano non solo offenderebbe Marke,
il suo sposo, ma ancor più offenderebbe se stessa, accettando di essere sottovalutata:
uccidere Tristano, infatti, vorrebbe dire negare l’importanza del dono che lui solo era
in grado di portargli, quello che ha scelto con uno sguardo misuratore, posato sul suo
corpo ad affermare sì un possesso, ma il possesso gelido e interlocutorio di un sensa-
le. Isotta parla dello sguardo che le ha rivolto Tantris quando lei ha alzato la spada
per ucciderlo, lo stesso sguardo che lei stessa ha posto all’origine del suo amore. In
questa velenosa ambiguità sta la possibilità di capire perché Isotta considera Trista-
no un traditore.
Brangania ha preparato il filtro; altre grida dei marinai fanno intendere che l’appro-
do sta per avvenire: lo avverte Isotta, disperatamente vigile, prima di Tristano, assorto
LA STORIA D’AMORE (PARAFRASI DI TRISTAN UND ISOLDE) 37
Tristano beve il filtro magico e L’arrivo di Isotta a Kareol, xilografie da Hienach volget die Histori von Herren Tri-
strant und der schönen Isalden von Irlannde, Augsburg, Anton Sorg, 1484 (rist. anastatica Hildesheim, Olms,
1989), versione in prosa del romanzo in versi Tristrant di Eilhart von Oberg (sec. XII).
38 GUIDO PADUANO
nello stesso oscuro altrove in cui Isotta è apparsa all’inizio. Capisce quello che Isotta gli
ha taciuto, la verità amorosa sotto la maschera dell’ostilità; tace a sua volta quello che
lei non ha capito, che la sua rinuncia a lei è anch’essa e da sempre atto d’amore. Vero è
che la sua verità è sepolta ben più profondamente di quella che traspare da Isotta con
commovente immediatezza; e però, non abbastanza profondamente.
Quando Isotta gli offre la coppa, tornando con lo strazio ossessivo dell’ironia a de-
scrivere l’offerta cerimoniale e oggettuale della sua persona a re Marke, Tristano gliela
strappa di mano: in bocca a lui, gli ultimi ordini alla ciurma, che segnano la consuma-
zione del suo ruolo sociale e il congedo da esso, precedono un giuramento che attesta
l’onore e la fedeltà al suo re, ma insieme l’infelicità, la coscienza della resistenza attua-
ta contro se stesso e dell’inganno portato al suo proprio cuore, e l’accettazione consa-
pevole del veleno come rimedio: l’ultimo farmaco che gli viene dalla regina dell’Irlan-
da per la sua guarigione piena.
Ma Isotta gli strappa a sua volta la coppa: berla da solo sarebbe un nuovo tradi-
mento, dopo la separatezza che Tristano ha creato con la riconciliazione pubblica, e ap-
plicato nell’incubo sordo del viaggio.
Passano lunghi attimi nell’attesa consapevole della fine. Ma la fine non sopravverrà,
perché l’affetto di Brangania ha supplito al principio di conservazione che in Isotta è
stato ucciso dall’amore, e nella precipitazione del gesto irreversibile ha scambiato il fil-
tro di morte con quello d’amore. È questo dunque che opera, ma l’effetto è soltanto
quello di estrarre da entrambi il solo aspetto dell’amore ancora ignoto, la tenerezza im-
mediata, le parole equivalenti a carezze, «caro», «cara»: in esse si addolcisce, perma-
nendo, il rimprovero di Isotta, si libera il silenzio di Tristano. Identico, armonioso, uni-
sonico è il linguaggio dei corpi.
Ma Brangania è subito sbigottita e pentita: la lunga sofferenza che germoglierà dal
suo atto le fa rimpiangere la morte rapida che ha impedito.
Dal loro mondo esclusivo, inopinatamente raggiunto, con terribile ironia, proprio
mentre raggiungono il mondo sociale, Tristano e Isotta guardano indietro al penoso iti-
nerario dei fantasmi sconfitti: l’onore di Tristano, la vergogna di Isotta. Respinti insie-
me nello stesso limbo, benché la vergogna di Isotta sia sempre stata inautentica, e l’ono-
re di Tristano sempre autentico, ma all’inautenticità lo fa regredire l’autenticità
superiore dell’amore.
Eppure una differenza si riproduce nell’ambito pragmatico, più angosciosa che mai:
mentre l’Irlanda è definitivamente alle spalle di Isotta, l’universo degli obblighi di Tri-
stano preme dalla riva e dal castello che corona la scogliera, e preme tanto più rischio-
samente quanto più Tristano lo disconosce: quando Kurwenal gli annuncia l’arrivo del
re, ansioso di incontrare la sua sposa, la risposta di Tristano, fortunatamente quasi di-
spersa dall’esultanza collettiva, è «Quale re?»: il sacro legame di fedeltà, l’asse portan-
te dell’agire, non è solo sconfitto, è precipitato nell’ignoto e nell’assurdo.
Ma ha appena il tempo Brangania di spiegare ad Isotta che cosa è successo, mentre
la avvolge nel mantello reale e tutt’intorno squillano le trombe a ribadire la saldezza
della regalità e del sistema imperniato su di essa, che torna a Tristano la coscienza del
LA STORIA D’AMORE (PARAFRASI DI TRISTAN UND ISOLDE) 39
II
Nelle stanze della regina, Isotta e Brangania sono sole: il re e il suo seguito sono appe-
na partiti per una battuta di caccia; i loro corni echeggiano allontanandosi. Abbastan-
za lontani li giudica Isotta perché a Tristano possa venir dato il segnale di accorrere da
lei, ma non è di questo parere la prudente Brangania: suono e distanza sono in funzio-
ne dei loro stati d’animo, che a vicenda si rimproverano. Per Isotta, Brangania si fa in-
gannare dalla paura, fino a sentire il segnale d’allarme dove è soltanto la voce amiche-
vole degli elementi, il riso del vento sulle fronde, il mormorio della fonte. Per
Brangania, Isotta ingloba anche la natura nell’avidità della sua passione.
Ma le sue preoccupazioni vanno ben oltre il calcolo del tempo che può garantire la
tranquillità al convegno amoroso: teme piuttosto che la relazione fra Tristano e Isotta
non sia ignota a tutti come Isotta confida. Certo l’agitazione della sposa al momento
dell’arrivo è stata attribuita dal buon re Marke ai disagi del viaggio; ma c’è qualcuno
che da allora sospetta e li spia, Melot.
Più che mai su questo dissente Isotta: certo che Melot sa, ma essendo buon amico
di Tristano favorisce il loro amore; è stato lui a progettare la caccia che Brangania so-
spetta invece essere una trappola. Con la stessa perentorietà con cui proclama que-
st’amicizia, Isotta ordina a Brangania di spegnere la lampada, solo segnale di luce nel-
la notte che già avvolge i cuori in un brivido di piacere. Di nuovo Brangania si sottrae:
la lampada è utile a mettere in guardia dal pericolo che incombe costantemente su di
loro, da quando lei stessa ha preparato per la sua padrona il disonore, anziché la mor-
te che le era stata richiesta. Ma Isotta la libera da ogni responsabilità: in quella circo-
stanza è stato l’amore stesso, la Minne, ad affermare la sua sovranità su vita e morte,
e sulla persona che arbitrariamente aveva scelto la morte. A Brangania che ripete il suo
invito alla prudenza, Isotta ripete la forza imperativa dell’amore che risplende nella not-
te, non tollerando altre luci; il suo ordine deve essere eseguito anche a costo che la lam-
pada spenta configuri lo spegnimento della vita. Dopo avere accettato la morte come
esito disperato dell’amore, Isotta accetta adesso la morte come rischio della scommes-
sa amorosa. Sconfitta nelle sue richieste, Brangania manifesterà la sua fedeltà stando di
guardia.
Al lume spento, e al cenno che Isotta fa con un fazzoletto, entra Tristano. L’incon-
tro tra i due amanti è un crescendo inarrestabile di passione, di appropriamento, di cer-
tezza, di splendore dei sensi, di idoleggiamento del corpo, di aspirazione all’unità. Con
tenero sollievo riappare in questa prospettiva il vicino passato della loro lontananza:
Tristano lamenta di avere a lungo aspettato il calare del sole, segno nemico, segno di
impossibilità e separatezza, e quando finalmente il sole è calato, una luce artificiale si è
assunta gli stessi compiti, finché Isotta l’ha spenta, sfidando nel giorno, più ancora che
il rischio temuto da Brangania la pertinace negazione dell’amore.
40 GUIDO PADUANO
Sul giorno si avventa l’odio di Tristano: vorrebbe poterlo spegnere in tutta la sua va-
sta capacità di provocare sofferenza, con la stessa semplicità del gesto con cui Isotta ha
spento la lampada – tardi tuttavia rispetto all’ansia del desiderio.
Ben altro ritardo, tuttavia, può Isotta, con ferma tenerezza, rimproverare a Trista-
no: nelle sue parole, assieme all’ampiezza simbolica del giorno si estende la sua demo-
nizzazione, fondata sulla rievocazione delle vicende precedenti al filtro di Brangania. La
luce respingente del giorno rappresenta l’insieme degli ostacoli posti alla libertà amo-
rosa, e dunque, per una metafora che irrompe a questo punto nel dialogo con valore
fondante, l’insieme delle relazioni mondane che con la loro stessa esistenza escludono
la solitudine a due. In testa a tutte, per valore significativo e per concreta nocività, la
relazione di dipendenza e fedeltà fra Tristano e Marke, in nome della quale è stato sta-
bilito che non per sé ma per lo zio Tristano chiedesse Isotta in sposa.
Sì, conferma Tristano: ma una forma del giorno era anche la bellezza stessa di Isot-
ta, e l’onore pubblicamente e universalmente a lei tributato, che gliela facevano sentire
inattingibile: «nella chiara luce del giorno, come poteva Isotta essere mia?»
Isotta nega: lei era sua per il solo fatto di averlo scelto. Meno condizionabile dalle
esigenze del mondo, su cui fa prevalere la propria volontà, Isotta è, proprio per questo,
meno radicale nel rifiutarle. Si capovolge così la presentazione iniziale, con l’antitesi fra
la perfetta cortesia di Tristano e la selvaggia incomunicabilità di Isotta: solo circostan-
ziale questa seconda, mascheramento della scissione interiore la prima.
La vicenda di questa scissione Tristano ora la racconta con un ritmo ansioso, esa-
sperando la contraddizione per cui Isotta gli si è insieme presentata come icona glorio-
sa del mondo e come portatrice di un ideale segreto, maturato nella profondità incon-
scia del suo io, caro proprio perché inattingibile. Inoltre, rivela che il mondo sociale ha
agito su di lui non solo nella forma positiva della fedeltà verso lo zio, ma anche nel-
l’invidia, nella diffidenza, nella meschinità che hanno esercitato su di lui un’azione pro-
vocatrice, determinando in risposta il suo sacrificio.
Nella sua risposta, Isotta rivive la sofferenza bruciante che il sacrificio di Tristano le
ha procurato, e che, in forma poco meno esplicita, già prima del filtro aveva manife-
stato: esplicita ora diventa soltanto la compresenza, o anche l’identità, fra l’amore e
l’odio che nutriva per lui. Vengono rievocati il riserbo di Tristano nel sottrarsi a Isotta,
e l’arma con cui Isotta l’ha contrastato e che adesso viene reinterpretata nei termini del-
l’opposizione notte/giorno: Isotta rivendica infatti l’adozione del veleno come negazio-
ne del giorno ‘traditore’, come ingresso nello spazio notturno privo di inganni, sede di
un amore eterno, fondato e consacrato dalla morte comune. Tristano conferma, e con-
ferma anche di avere con il medesimo spirito accolto il presunto veleno. Che fosse in-
vece il filtro amoroso ha rilievo soltanto – e non è poco – per il fatto che il legame amo-
roso, comunque eternamente stabilito in quell’attimo, può o deve manifestarsi sulla
terra, nella sopravvivenza empirica delle due persone.
Il dialogo tra Tristano e Isotta affronta infatti a questo punto e a questo proposito
la sua fase più ricca e sofferta, mettendo in discussione due antitesi che possono, o no,
essere intese come equivalenti: quella tra vita e morte e quella tra giorno e notte.
LA STORIA D’AMORE (PARAFRASI DI TRISTAN UND ISOLDE) 41
te e della morte, e dilatandolo fino a fare della morte l’altra nemica dell’amore, oltre al
giorno. Dall’una e dall’altro partono infatti aggressioni simmetriche e complementari al-
l’amore: mentre il giorno ne attacca i valori (cui è puntualmente avverso), la morte ne at-
tacca la sussistenza empirica, avvolgendolo nella sua vanificazione universale.
Non è così per Tristano, il quale sostiene che la morte non rappresenta una vera mi-
naccia per l’amore. Per il corpo, per la vita sì, ma l’amore non può morire assieme ad es-
si, perché è eterno e dunque immortale. Ma se non può morire l’amore, nemmeno Tri-
stano può morire, cioè venir meno all’amore, che rappresenta la sostanza del suo essere.
Isotta non si lascia persuadere: per quanto l’amore sia una forza eterna, esso si rea-
lizza nel legame temporale tra due esistenze limitate, legame rappresentato dalla soave
e fragile congiunzione «e», che associa i loro nomi, ma anche la concreta presenza dei
loro corpi. Esso non potrebbe che scomparire assieme alla vita delle persone.
No, ribatte Tristano, non la congiunzione sarebbe vanificata, ma al contrario le im-
perfezioni e i limiti che adesso la vita empirica pone alla totalità dell’amore. Il corpo è
dunque visto come la sede della limitazione e della ricattabilità umana (nella fattispe-
cie rispetto alle esigenze mondane rappresentate dal giorno), piuttosto che come quel
meraviglioso strumento di comunicazione amorosa che pure sta vibrando nell’intensi-
tà del loro dialogo.
Isotta ancora obietta: la domanda paradossale di Tristano (se l’amore è immortale,
come può morire la persona dedicata interamente all’amore?) ha secondo lei una sem-
plice risposta: con la morte della persona amata.
E tuttavia questa prospettiva della fine comune ha così grande dolcezza, e così grande
maturazione rispetto al medesimo progetto che selvaggiamente Isotta aveva formulato
utilizzando il filtro di morte, che si tramuta senza soluzione di continuità in una fantasia
idoleggiata. Implicitamente, nel linguaggio intenso dei gesti, anche Isotta accetta l’idea
che la morte sia la rimozione delle impurità e il compimento perfetto dell’amore.
La morte anzi è già un calmo possesso, che si può addirittura collocare nel passato,
e in tal modo conferisce carattere definitivo alla precarietà che la vita amorosa condi-
vide con qualunque altra forma di vita: «Così morimmo senz’essere separati, per l’eter-
nità una cosa sola, senza fine, senza risveglio, senza angoscia, senza nome, abbracciati
nell’amore, totalmente devoti a noi stessi, vivendo soltanto per l’amore».
Fedelmente Isotta riprende una per una queste parole, tranne proprio all’inizio:
«Così morremmo», dice, anziché «così morimmo». Per lei l’iniziazione alla morte è an-
cora una prospettiva ipotetica, da cui la separa un tenerissimo brivido.
Ma appena di nuovo risuona in lontananza la voce di Brangania a chiedere atten-
zione e a prospettare i limiti della notte, le parti si invertono rispetto a prima: è Isotta
a invocare la morte contro quei limiti, e a chiedere che «il giorno ceda alla morte» – la
stessa frase che prima aveva sollevato le sue obiezioni e aperto il grande dibattito.
Al posto di esso, c’è ora una nuova invocazione alla notte d’amore, dolce ed eterna,
che impercettibilmente trasmette la propria mitologia alla morte: morte bella, morte
d’amore. La morte che non ispira più timore, ma ospita il calore antico e primigenio,
libero dall’angoscia del risveglio, il luogo della fida solitudine a due, l’eternità di un fo-
LA STORIA D’AMORE (PARAFRASI DI TRISTAN UND ISOLDE) 43
colare domestico dilatato in spazi smisurati: qui per Tristano Isotta non è più Isotta, è
Tristano, e Isotta a sua volta si rivolge a Tristano chiamandolo non più Tristano, ma
Isotta. Rinunciare al proprio nome, distintivo e parziale, è abolire coscientemente ogni
residuo di separazione: ma mentre nello sfavillare della soggettività attraverso l’alteri-
tà arriva a compimento la vicenda amorosa, precipita improvvisamente sulla scena il
risveglio del mondo.
Si ode prima il grido tardivo di Brangania, poi quello di Kurwenal che all’ultimo
momento la sostituisce nella guardia, appena prima che entrino Marke e il suo segui-
to. In un silenzio spettrale albeggia, e Tristano accoglie per l’ultima volta il livido gior-
no – ugualmente nel suo aspetto astronomico e nelle sue valenze simboliche.
È Melot, sul conto del quale non si era ingannata Brangania, a rivendicare la veri-
dicità della denuncia che ha avanzato contro Tristano, mettendo in pegno la sua testa,
e si vanta di avere salvaguardato il nome e l’onore del re. Risponde Marke, con infini-
ta amarezza, che ben diversamente stanno le cose: il tradimento di Tristano, che con il
suo atto più libero, la sua scelta più essenziale, l’ha colpito a morte, è una privazione
affettiva che nessuno può riparare, tanto meno Melot – di cui Marke si vendica con il
disprezzo aristocratico e implicito che gli spetta per avere a sua volta tradito uno dei
frastagliati e contraddittori obblighi feudali, l’amicizia per Tristano.
Questo e gli altri fantasmi del giorno Tristano li esorcizza ed espelle tutti con vio-
lenza dall’universo segreto. Ma non è facile farlo rispetto a Marke che gli chiede con-
to della sua relazione con lui: mondana sì, ma tanto profonda da avere a lungo fron-
teggiato, e addirittura apparentemente prevalso sull’amore.
Per Marke non c’è più al mondo né fedeltà né onore né virtù, se non si possono più
ritrovare in Tristano: la storia dei suoi passati servigi si riduce all’assurdo, se essi de-
vono venire ripagati dal disonore del re. Eppure Marke aveva mostrato la sua ricono-
scenza facendo di Tristano il suo erede e trattandolo, una volta rimasto vedovo senza
figli, come un figlio. Proprio per salvaguardare la sua eredità, Marke non avrebbe vo-
luto risposarsi, ma aveva ceduto alle pressioni della corte e del paese, e soprattutto del
medesimo Tristano, che minacciò lo zio di andarsene per sempre dalla Cornovaglia se
non avesse ricevuto l’incarico di andare lui stesso a procurargli una sposa: la donna me-
ravigliosa in cui si rintraccia la quintessenza della felicità, e alla quale Marke mai avreb-
be osato aspirare.
Questo comportamento di Tristano sembra a posteriori ispirato alla crudeltà più fe-
roce: la felicità che egli ha procurato allo zio si risolve in un maggior rischio di perdita
e di dolore – e lui stesso ha procurato entrambi allo zio. Non solo: ha seminato in lui
il veleno del sospetto, ha inquinato la sua fiducia, costringendolo a tendergli un umi-
liante agguato, il successo del quale si identifica con l’infelicità e il disonore. C’è in que-
sta massima divaricazione dei suoi comportamenti un mistero inesplicabile.
Tristano annuisce: ai perché del re non c’è risposta; lo straziato, superstite affetto nei
suoi confronti si esprime solo nel tono tenero che assume il rifiuto di rispondere.
Ma il lamento di Marke ha fatto rivedere da una nuova prospettiva il travagliato iter,
già noto dal racconto di Tristano, che ha portato l’eroe in Irlanda a chiedere la mano di
44 GUIDO PADUANO
Isotta: lo scontro tra ragioni del giorno e interiorità notturna fa ora intravedere un luci-
do accanimento suicida, un percorso verso l’annientamento intrapreso soffocando
l’amore e confinandolo nella zona ineffabile, dove Tristano lo ha mantenuto fino alla fi-
ne del viaggio per nave: un percorso non essenzialmente diverso da quello che porta
l’amore, una volta esplicitato, a cercare nella sparizione fisica il suo compimento.
Tristano infatti si rivolge a Isotta, invitandola a seguirlo nella sua terra: lo spazio
oscuro, primario, prenatale, che abbandonò per venire alla luce, quando sua madre
morì nel partorirlo. Questa richiesta ha il carattere formale di una proposta di matri-
monio, e negli stessi termini risponde Isotta, contrapponendola alla richiesta, fattale un
tempo, di andare in una terra straniera, sposa di un estraneo (che dolorosamente la
ascolta). Allora obbedì a forza; ora che Tristano la richiede per sé e per la sua terra, che
comprende tutti i mondi, e che in quella stessa notte essa ha accettata come propria, il
suo assenso è pieno, e lietamente riprende l’antica formula matrimoniale: dove è la ca-
sa e il focolare di Tristano, là sarà Isotta.
Questa castissima cerimonialità suscita il furore di Melot, che incita il re a vendi-
carsi. Con amare parole Tristano commenta il comportamento dell’uomo che un tem-
po era suo amico, e che è stato abbagliato a sua volta dalla bellezza di Isotta: avendo
agito per gelosia, Melot non è il restauratore dei valori sociali offesi, ma, appunto, il
traditore di un traditore.
Questa accusa è accompagnata dal gesto con cui Tristano sfida a duello Melot; ma
appena questi sguaina la spada, Tristano se ne lascia trafiggere, lasciando cadere la sua.
III
Gravemente ferito, ma vivo, Tristano è stato trasportato da Kurwenal nel fatiscente ca-
stello dei suoi avi, a Kareol in Bretagna. Ora è sprofondato in una specie di coma o
trance, e Kurwenal e un pastore, anch’egli fedelissimo, aspettano che si risvegli; ma
Kurwenal teme che il risveglio di Tristano coincida con la sua morte, e ripone ogni su-
perstite fiducia nell’arrivo di Isotta. Per questo il pastore è stato mandato di vedetta: il
suono ineffabilmente triste della sua zampogna segnala appunto una risposta negativa,
sia pure provvisoriamente negativa.
È questo suono a destare Tristano con la voce di una remota familiarità: «l’antica
melodia!». Kurwenal è invaso da immensa gioia, e infaticabilmente risponde alle lente
domande di Tristano, per quanto esse testimonino disagio, pena e fatica del riadattar-
si all’esistere. Il mondo, che lo ha richiamato a sé, gli sfugge nella nettezza dei suoi con-
fini: lo sbigottiscono il richiamo ai suoi antenati e ai suoi beni – che inutilmente Kur-
wenal tenta di riportargli alla memoria, ricordandogli che ha donato il suo castello al
popolo quando partì per la Cornovaglia. Per l’ultima volta la citazione delle sue im-
prese eroiche prende il tono trionfale dell’inno.
Tristano chiede allora se si trova in Cornovaglia: è dunque in grado di afferrare sin-
goli nuclei semantici collegati a singole parole, non la dimensione sintattica del discor-
so e neppure dunque la diacronia temporale che essa riflette. Pur scoraggiato, Kurwe-
LA STORIA D’AMORE (PARAFRASI DI TRISTAN UND ISOLDE) 45
AUBREY BEARDSLEY (1872-1898), How La Beale Isoud Nursed Sir Tristram, illustrazione da Sir THOMAS MALORY,
The Birth Life and Acts of King Arthur, London, Dent, 1893 (edizione moderna di ID., Le Morte d’Arthur, Lon-
don, William Caxton, 1485).
46 GUIDO PADUANO
nal ripete con pazienza le vicende che, dopo il duello, hanno riportato Tristano nella
sua vera terra, sotto il vecchio sole, che dovrebbe restituirgli la sanità. Tuttavia lo sfor-
zo generoso e commovente di riaccendere in Tristano l’appartenenza si infrange contro
il suo quieto scetticismo: non crede alla guarigione, e neppure al ritrovamento della ve-
ra patria: tale egli considera piuttosto lo spazio senza sole, già da lui promesso a Isot-
ta, al quale lo ha strappato il risveglio; la notte cosmica indicibile, dove il sapere coin-
cide con l’oblio. Ma al giorno Tristano è stato riportato da un richiamo nostalgico di
Isotta, che appartiene ancora a quel mondo, al regno del sole.
Dobbiamo intendere che Isotta è ancora prigioniera dell’universo sociale o, per
esprimersi più sbrigativamente e brutalmente, di Marke? Non pare che sia così: la sua
appartenenza al giorno sembra piuttosto data dal solo fatto di essere ancora viva; vale
a dire, di nuovo e più che mai d’ora in avanti, la notte si sovrappone alla morte, e il de-
siderio amoroso si spinge nella vita come in una regione ostile, che prende ad ostaggi
l’amore e l’amata. In ciò si realizza l’ansia del giorno che divora Tristano, e che non ha
più nulla a che fare col sistema degli obblighi feudali: quel giorno è effettivamente spun-
tato per l’ultima volta con l’irruzione di Marke nella notte amorosa. Ma altrettanto è
respinta da Tristano una nuova immagine del giorno, che ha forzato adesso le porte del-
la notte e lo ha riportato, con un impeto selvaggio, dentro l’inganno della luce. Anche
senza i contenuti mondano-sociali, ma per il solo fatto di essere identificata con la vi-
ta, essa si oppone all’amore, ed è equiparata, nel ricordo dell’eroe, alla lampada che
Isotta tardava a spegnere.
Come allora, Tristano aspetta con impazienza che essa sia spenta, e che si faccia fi-
nalmente buio nella casa nuziale sua e di Isotta. Ricompare dunque l’equivalenza sim-
bolica tra lo spegnimento della lampada e quello della vita, ma non più come il prezzo
che Isotta era disposta a pagare, nell’asprezza della lotta mondana, per avere Tristano,
bensì come desiderio autonomo, coerente e univoco.
La commovente purezza di Kurwenal fraintende diametralmente l’appello di Trista-
no alla sua amata: mentre egli torna a chiederle la morte, come nel terribile momento
dell’approdo in Cornovaglia, il servo fedele insiste nell’aspettarla come sola chance del
risanamento. Chi ha curato la ferita di Morold, un nemico gigantesco e implacabile, sa-
prà bene curare il colpo portato da un traditore meschino. Per questo l’ha mandata a
chiamare, e Tristano vivrà, purché ella stessa sia ancora viva – cosa che Tristano con-
ferma prolungando l’equivoco: il rovello che l’ha destato è proprio il sussistere di Isot-
ta in vita, o meglio, dovremmo dire, nei limiti e nella prigionia nella vita.
Ma se anche sono opposte le finalità per cui Tristano e Kurwenal aspettano Isotta,
la notizia del suo arrivo esplode dentro Tristano nelle forme della gratitudine per Kur-
wenal. Alla sua fedeltà tocca un riconoscimento che fa da commosso congedo all’inte-
ro mondo cavalleresco: essa ha orientato il suo agire sempre, senza riserve, per Marke
e contro Marke, contro Isotta e per Isotta, e sempre nella abnegazione di sé. È la più
nobile e integra fra tutte le manifestazioni del giorno.
In nome della fedeltà e ingenuità di Kurwenal, così strettamente connesse che Kur-
wenal vive per Tristano senza mai capirlo, l’eroe gli chiede di andare di vedetta e dedi-
LA STORIA D’AMORE (PARAFRASI DI TRISTAN UND ISOLDE) 47
care tutta la sua attesa all’arrivo di Isotta, che si presenta impetuosamente alla sua im-
maginazione. Kurwenal non vorrebbe lasciarlo solo; una notizia ancora negativa arri-
va dalla triste nenia del pastore, che già prima aveva richiamato Tristano alla veglia.
Tristano vi riconosce lo stesso suono delle notizie angosciose che ricevette nella sua
infanzia, la morte del padre e la morte della madre. Essa è dunque la melodia che espri-
me il suo destino: quello di nutrire un desiderio infinito e inappagabile in vita, che si
traduce in una inappagata volontà di morte. Due volte Isotta è stata vicinissima a dar-
gliela: la prima volta quando, dopo averlo guarito dalla ferita, riconobbe in lui l’ucci-
sore del suo fidanzato, la seconda quando gli offrì quello che entrambi credevano il ve-
leno della riconciliazione.
Ma la speranza di una definitiva guarigione – non da una ferita, ma dalla vita – fu
vanificata dal filtro di Brangania, che prima Tristano aveva difeso contro Isotta, ma che
adesso è lui invece a maledire per la sofferenza immensa che gli ha procurato.
Il fatto è che, rispetto alla situazione precedente, al filtro è qui assegnato un diverso
ruolo, in riferimento a un diverso conflitto. La possibilità di una esistenza notturna con-
trapposta all’esistenza sociale, che allora il filtro schiudeva, impedendo la morte, ades-
so è eliminata dal riconoscimento della morte come unico spazio amoroso – che è il
grande evento compiutosi nella notte d’amore.
Conseguentemente, il filtro che impedisce la morte è considerato a posteriori, senza
troppi riguardi per la farmacia di Brangania, nemico a sua volta dell’amore. Tanto è ve-
ro che assume i caratteri del bruciore, della luce, del soffocamento, i caratteri cioè del
giorno che ogni volta rinasce per dare in pasto al sole, come a un uccello rapace, la sof-
ferenza interminabile. Inoltre, mentre un tempo il filtro ha creato l’unione degli aman-
ti, abolendo la distanza creata dai doveri sociali di Tristano, adesso è accusato di ave-
re creato un desiderio solitario e unilaterale, che Isotta è chiamata non già ad appagare,
ma a spegnere nella quiete suprema e definitiva.
Del resto la composizione del filtro come la definisce Tristano («io stesso l’ho pre-
parato con l’angoscia di mio padre, con la sofferenza di mia madre, con le lacrime
d’amore di ogni tempo, col riso e col pianto, con le gioie e con le ferite») richiama ben
più la varietà contraddittoria e la vicenda dell’esistere che non l’immutabile valore del-
la Minne, alla quale invece Isotta lo attribuiva.
È dunque forse ancora e solo l’ingenuità di Kurwenal a leggere quella di Tristano co-
me una maledizione dell’amore, quando invece è più plausibile che sia soltanto una ma-
ledizione della vita, rivolta cioè a «quello che ci disturba, che impedisce a Tristano di
amare Isotta per sempre, di vivere eternamente per lei».
Svenuto al culmine della sua invettiva, Tristano rinviene invocando l’arrivo della na-
ve di Isotta, prefigurando la sua dolce immagine apportatrice di pace e conforto, e del
perdono che un tempo gli aveva offerto. «Come sei bella!», dice, e anche la visione di
lei che trascorre le onde fiorite sembra ricreare la condizione primaria dell’innamora-
mento.
E finalmente la certezza interna di Tristano (Isotta, che è tutto il suo mondo, non
può essere scomparsa dal mondo) contagia la realtà: appena ha invitato Kurwenal a ve-
48 GUIDO PADUANO
dere ciò che lui vede così chiaro e luminoso, risuona di nuovo la zampogna, ma in un
tono eloquente di letizia. Allora Kurwenal sale al posto di vedetta e scorge la nave: im-
magine di forza, di bellezza, di gioia.
E gioia è anche in Tristano per questa visione che pure occupa la luce del giorno; la
si misura dalla sua preoccupazione e angoscia, quando la nave, compiendo il suo per-
corso regolare, scompare dietro uno scoglio. Teme la risacca, l’inesperienza o la mala-
fede del pilota, che potrebbe essere amico di Melot; si sente perduto nei brevi attimi che
solo per la sua impazienza costituiscono un ingiustificato ritardo della nave nel riappa-
rire; insulta Kurwenal, poi si unisce al suo grido di gioia quando la nave riappare, ed
esprime la sua gratitudine per lui destinandogli tutti i suoi averi (Kurwenal non avver-
te l’immediatezza sinistra di questa promessa). Già si distingue a bordo Isotta, che sal-
ta subito a terra dopo l’approdo. Su pressante richiesta di Tristano, Kurwenal si preci-
pita ad aiutarla, dopo avere raccomandato a Tristano di rimanere nel suo letto.
Ma una volta solo, Tristano è preso dalla più grande agitazione; il desiderio che bru-
cia in lui prospetta un’immagine ancora diversa del giorno: una radiosa voluttà assola-
ta, una gioia delirante e febbrile, che si ribella e si svincola dalla morte. O almeno dal-
l’attendere passivamente la morte come un dono dalle mani di Isotta. Tornato l’eroe di
un tempo, Tristano vuole conquistarla, e conquistare con essa Isotta, che solo così po-
trà essere eternamente sua.
A entrambe va incontro, non solo trascurando il consiglio prudente di Kurwenal,
ma strappandosi le bende e versando il proprio sangue, come già contro Morold: mar-
ca lucente dell’offerta eroica, ma segno anche di una trionfale fretta di far sparire il
mondo.
Si sente in lontananza la voce carezzevole di Isotta, che giunge a Tristano come il se-
gno carnale della vita, e dunque come la lampada che tarda a spegnersi. Andare verso
di lei con l’ultimo impeto amoroso, significa finalmente spegnere la lampada e conqui-
stare il buio amato. Pronunciando in risposta all’appello di Isotta il nome di lei, Tri-
stano muore.
Sul suo corpo, Isotta pronuncia un disperato lamento, che è insieme un rimprovero.
Morendo da solo, Tristano l’ha ancora una volta tradita: come quando si disponeva a
bere da solo il veleno, e prima ancora, come quando ha separato i loro destini, obbli-
gandola a sposare re Marke. Così a Isotta è stata sottratta la parte più preziosa della
propria esistenza, l’ultima ora che ha sognato nell’angoscia dei giorni separati, la sola,
eternamente breve, ultima felicità del mondo. Poi sarebbero morti insieme, secondo la
promessa celebrata nella loro notte, e che aveva sedato gli ultimi dubbi dettati dalla vo-
lontà di vivere – quella stessa che ora, nel desiderio frustrato dell’ultima ora, più che
mai pulsa ribelle.
Non da solo doveva morire Tristano e non della ferita che lei avrebbe potuto sana-
re, se non fosse arrivata troppo tardi. E tuttavia, in questa sensazione di essere beffata
da un destino ironicamente sordo e squallido, Isotta legge meno precisamente che non
nel suo rimprovero a Tristano. Non sarebbe infatti arrivata troppo tardi, se Tristano
non avesse con feroce passione anticipato la propria fine; e dunque non è vero che Tri-
LA STORIA D’AMORE (PARAFRASI DI TRISTAN UND ISOLDE) 49
stano sia morto della ferita, ucciso da un maligno agente estraneo. Anche a non voler
ricordare che quella ferita è il prodotto preciso di una sua scelta, che ha armato la ma-
no di Melot sottraendosi contemporaneamente alla difesa, Tristano se n’è una seconda
volta appropriato, usandola come strumento di una precipitosa devozione alla notte e
alla morte: questa è dunque la causa del suo ultimo tradimento, mentre i precedenti di-
scendevano al contrario dalla sua servitù nei confronti del giorno.
Invocando ripetutamente, con meravigliosa infantile testardaggine, il risveglio di
Tristano, Isotta si abbatte svenuta sul suo cadavere, quando rumori confusi annuncia-
no l’inaspettata irruzione del mondo fin qui escluso.
Il pastore comunica a Kurwenal l’approdo di un’altra nave; su essa Kurwenal rico-
nosce Marke e Melot – il re che ispirava le più alte perifrasi del linguaggio cortese è
adesso nominato con sbrigativa brutalità, equiparato al detestatissimo nemico.
Anche nel linguaggio, Kurwenal rende testimonianza di un’idea univoca del mondo,
incentrata sull’eroe appena morto. Poi, contro il presunto attacco, si dispone alla dife-
sa con ordinata disperazione. Sbarra la porta e resta sconcertato di fronte alla opposta
richiesta di Brangania, che con grande sorpresa vede fra i ‘nemici’ e accusa di tradi-
mento. Quando l’ordine di sgombrare gli viene da Melot, Kurwenal assapora con gio-
ia feroce la possibilità di vendicare il tradimento subito dal suo signore. Infatti Melot è
abbattuto da lui, e muore col nome di Tristano sulle labbra.
Ancora Brangania cerca Isotta per darle notizie a suo dire buone, di fortuna, di sal-
vezza, e inutilmente tenta di fermare Kurwenal, che si scaglia contro Marke e il suo se-
guito, dopo aver rivolto al re poche parole dignitose: «Qui infuria la morte. Qui non
c’è altro da prendere, re. Se la vuoi, vieni!». Viene colpito e cade ai piedi del cadavere
di Tristano, dopo averlo indicato all’ansiosa richiesta del re. Morendo si scusa con il
suo signore di raggiungerlo nella morte che, a differenza di lui, non aveva desiderato –
lui che era quasi impazzito di felicità a veder tornare sulle labbra di Tristano la dolcez-
za della vita.
Come Isotta, anche Marke chiede disperatamente a Tristano di svegliarsi, e come
Isotta si sente tradito dalla sua morte, che gli impedisce di dargli la più alta prova del
suo affetto.
Le sue parole vengono subito dopo spiegate da Brangania, che ha preso Isotta tra le
sue braccia, cercando di farla rinvenire: è stata lei a confessare al re la propria respon-
sabilità nello scambio dei filtri. «Come fui felice, dice Marke, di trovare l’amico libero
da ogni colpa!». Né il buon re si è limitato ad assolvere Tristano: riconoscendo che il
filtro, che lo aveva portato a rompere il suo patto di fedeltà, portava alla luce una va-
lore più profondo e più autentico, Marke ha rinunciato ai suoi diritti sulla sposa, e le
è corso dietro per celebrare la propria rinunzia e l’unione di lei con Tristano.
Ma anche lui è arrivato troppo tardi, in tempo soltanto per accrescere il raccolto del-
la morte. Chi porta la pace, non può gareggiare in velocità con l’impeto della sventura.
Forse però la generosa utopia di Marke incontra un ostacolo più specifico della ge-
nerale vulnerabilità dell’uomo: anche nel suo caso essere arrivato troppo tardi è solo un
modo di esprimere l’inattingibilità di chi è oggetto del beneficio; non è facile immagi-
50 GUIDO PADUANO
nare sposato a Isotta quel Tristano che la aspettava – e poi neppure l’ha aspettata – per
morire; e che già nel loro primo incontro si chiedeva, con piena e candida certezza:
«nella chiara luce del giorno, come poteva Isotta essere mia?».
La benignità come l’ostilità del mondo esterno sono ugualmente marginali, se non
irrilevanti, alla storia d’amore.
Isotta infatti avverte appena l’affetto che la circonda, e solo per coinvolgere i pre-
senti nella sua ultima invocazione e contemplazione di Tristano.
Come nella notte d’amore, a un’affermazione tenace e dolente della volontà di vita
tiene dietro da parte sua un’appropriazione sovrana della morte come essenza dell’ani-
ma amante. Qui non c’è di mezzo un ragionamento persuasivo, ma il risveglio dallo
svenimento che la porta a guardare il corpo dell’amato con altri occhi, aspettando da
lui non la resurrezione individuale ma il fluire intoccabile della vita cosmica: «Dolce e
lieve, come sorride, come apre graziosamente gli occhi, lo vedete, amici? Non lo vede-
te? Come il cuore fieramente gli si gonfia e pieno e nobile sgorga nel petto! Come dal-
le labbra gioiosamente dolci fluisce un dolce respiro! Amici, vedete: non sentite, non ve-
dete? Odo io soltanto questa melodia, che così lieve e meravigliosa, piangendo nella
gioia, esprimendo tutto, dolce e conciliante, risuona da lui e penetra in me, si libra in
alto, echeggia soavemente e mi avvolge nel suono? I suoni limpidi che mi circondano
sono forse onde di morbide brezze? O sono vortici di piacevoli vapori? Come si gon-
fiano e mormorano intorno a me! Devo respirarli, ascoltarli? Devo berli, immergermi
in loro? Dolcemente esalare nei vapori? Nel mare ondeggiante, nel tutto palpitante del
respiro del mondo, naufragare, affondare inconsciamente, piacere supremo!».
tristan
und isolde
Libretto di Richard Wagner
Tristan und Isolde, e basta: non dramma, non «azione» (Handlung) in tre atti. È con
la lapidaria nudità di tre parole, senza sottotitoli di sorta, che Wagner apre il libretto
del Tristan nella veste da lui stesso curata per le sue Gesammelte Schriften und Dich-
tungen:1 un’anomala nudità che ben si presta ad enfatizzare il ruolo del tutto speciale
che Tristan ricopre nella storia del teatro musicale europeo. In linea con recenti opera-
zioni editoriali,2 si è deciso appunto di utilizzare come base dell’edizione del libretto del
Tristan und Isolde il testo delle Gesammelte Schriften.3 È infatti certamente questa (per
assetto metrico, scelte ortografiche, punteggiatura) la forma attentamente meditata nel-
la quale Wagner avrebbe voluto che il suo poema si presentasse agli occhi dei suoi let-
tori: forma preferibile, per attenzione ai valori poetico-letterari, a quella che viene nor-
malmente offerta al pubblico.4 Ad essa sono state nondimeno apportate tutte le
modifiche strettamente necessarie per riallinearlo al testo effettivamente intonato nella
partitura, cui si attiene a sua volta la storica traduzione italiana di Guido Manacorda5
(autore negli anni Venti e Trenta del secolo scorso di versioni commentate dei poemi
wagneriani per la Biblioteca Sansoniana Straniera «che per precisione, qualità lettera-
ria e vastità dell’apparato esegetico hanno pochi termini di confronto anche fuori del
nostro paese»).6 I punti di divergenza della partitura rispetto alla lezione delle Gesam-
1 RICHARD WAGNER, Gesammelte Schriften und Dichtungen, 10 voll., Leipzig , E. W. Fritzsch, 1871-1883, VII,
1873.
2 Vedi RICHARD WAGNER, Tristan und Isolde. Textbuch mit Varianten der Partitur, a cura di Egon Voss, Stutt-
gart, Reclam, 2003, e anche Wagner’s «Ring of the Nibelung»: A Companion. The full German text with the ac-
claimed English translation by Stewart Spencer and commentaries by Barry Millington, Elisabeth Magee, Roger Hol-
linrake and Warren Darcy, a cura di Stewart Spencer e Barry Millington, London, Thames & Hudson, 1993. Questa
edizione del poema del Ring des Nibelungen pubblica il testo delle Gesammelte Schriften, rettificandone didascalie e
testo sulla base delle varianti della partitura – tra l’altro, ben più sostanziose che non nel caso del Tristan. (Con una
scelta infelice, tuttavia, le didascalie sono offerte solo in traduzione inglese, senza possibilità di riscontro a fronte.)
3 Secondo l’edizione stabilita da Egon Voss (cfr. nota precedente). Si è tenuto conto anche del testo del poe-
ma in RICHARD WAGNER, Werke, Schriften und Briefe, a cura di Sven Friedrich, Berlin, Direct Media, 2004, pp.
3070-3188.
4 Un esempio classico di edizione in commercio del libretto del Tristan è ID., «Tristan und Isolde»: Textbuch,
Einführung und Kommentar, a cura di Kurt Pahlen e Rosmarie König, Mainz, Schott, © 1998, 2010 (19801).
5 ID., Tristano e Isolda, a cura di Guido Manacorda, Firenze, Le Lettere, 1994 (ed. or. Firenze, Sansoni,
19322).
6 MAURIZIO GIANI, Luigi Torchi traduttore di Wagner, in Tra le note. Studi di lessicologia musicale, a cura di
Fiamma Nicolodi e Paolo Trovato, Fiesole, Cadmo, 1996, pp. 93-104: 93.
54 RICCARDO PECCI
ATTO PRIMO p. 63
ATTO SECONDO p. 93
ATTO TERZO p. 124
APPENDICI: L’orchestra p. 151
Le voci p. 153
7 Parole, versi e didascalie in grassetto grigio senza alcun esponente di nota devono essere intesi come aggiunte
della partitura al testo delle Gesammelte Schriften (sigla GS); nei casi invece in cui sono seguiti da un esponente in
cifre romane, esso rinvia a una nota a piè di pagina dove si riporta la lezione delle Gesammelte Schriften. Sono
state segnalate anche alcune divergenze grafiche o di interpunzione che incidono sul significato del verso.
8 Tali cambiamenti sono segnalati dal grassetto grigio. Per rispetto dell’integrità dei versi di Manacorda si so-
no conservati i nomi dei personaggi da lui scelti – peraltro o di uso comune (Tristano, Brangania) o di suggestivo
«sapore» wagneriano, per usare un termine dello stesso Manacorda (Isolda, in luogo del più corrente Isotta). Ab-
biamo fatto un’unica eccezione per «Marco», che non ci è parso adeguatamente giustificato ed è stato sostituito –
in linea con le traduzioni più recenti – con il nome tedesco (Marke). Qualche intervento sulla punteggiatura è sta-
to effettuato tacitamente. Abbiamo conservato le occasionali parentesi quadre di Manacorda, con le quali il tra-
duttore indicava alcune integrazioni atte a rendere la sua versione più comprensibile.
9 RICHARD WAGNER, Tristan und Isolde. Handlung in 3 Aufzügen WWV 90, a cura di Isolde Vetter ed Egon
Voss, Mainz, Schott, 1990-1993 (Sämtliche Werke, Reihe A: Notenbände mit Kritischem Bericht im Anhang,
Band 8/I-III). Cfr. la ristampa negli Eulenburg Miniature Scores: ID., Tristan und Isolde, London-Mainz-Madrid,
Eulenburg, 2001. Abbiamo consultato anche l’edizione Peters della partitura (circa 1911: rist. New York, Dover,
1973) e della riduzione per canto e pianoforte (di Felix Mottl e Gustav F. Kogel: EP Nr. 3407, © 1942); entram-
be recano le annotazioni scenico-musicali di Mottl (1856-1911), direttore nel 1886 della prima esecuzione a Bay-
reuth del Tristan. I luoghi citati sono individuati mediante l’atto e il numero di battute; le note con iniziale maiu-
scola identificano tonalità maggiori (Si = Si bemolle maggiore), minuscola per le minori.
Richard Wagner
tristan
und isolde
PERSONEN
TRISTAN Tenor I
KÖNIG MARKE Baß
ISOLDE Sopran
KURWENAL Bariton
MELOT Tenor
BRANGÄNE Sopran
EIN HIRT Tenor
EIN STEUERMANN Bariton
EIN JUNGER SEEMANN Tenor
Männerchor: Schiffsvolk, Ritter und Knappen 1. und 2. Tenor, 1. und 2. Bass
I
Il testo segnalato in grassetto grigio nel frontespizio non proviene da GS bensì dalla prima
edizione della partitura (Leipzig, Breitkopf & Härtel, 1860).
Richard Wagner
TRISTANO
E ISOLDA
PERSONAGGI
TRISTANO Tenore
RE MARKE Basso
ISOLDA Soprano
KURWENAL Baritono
MELOT Tenore
BRANGANIA Soprano
UN PASTORE Tenore
UN PILOTA Baritono
UN GIOVANE MARINAIO Tenore
Coro di voci maschili: equipaggio, cavalieri e scudieri Tenori I e II, Bassi I e II
LUOGHI DELL’AZIONE
Atto primo: In mare, sul ponte della nave di Tristano, durante la traversata
dall’Irlanda alla Cornovaglia.
Atto secondo: Nel castello reale di Marke in Cornovaglia.
Atto terzo: Castello di Tristano in Bretagna.
«Fra le spire d’un grande serpente»:
il preludio a Tristan und Isolde
Il ‘serpente’ che inquietava Puccini (si veda il racconto di Guido Marotti, qui a p. 9),
ha sì la testa protesa in avanti, ma anche una coda saldamente ancorata al passato. La
modernità di Tristan und Isolde, al tempo stesso, affonda radici profonde (spesso mi-
sconosciute) nella tradizione. Guardiamo dunque un poco dentro questo preludio – o
meglio, Einleitung, «introduzione», come lo definisce la partitura. Nelle parole di Wa-
gner, il tema di questa introduzione orchestrale è il «desiderio [Sehnsucht]»: un deside-
rio «inestinguibile, una brama [Verlangen] che si rigenera eternamente». Al punto che
è possibile un’«unica liberazione [Erlösung]: morire, perire, soccombere [Untergehen],
non svegliarsi più [Nichtmehrerwachen]!».1
Questa intenzione di fondo ispira a Wagner «un passaggio molto sviluppato e arti-
colato» che copre circa dieci minuti di musica: nel corso del preludio, «la brama insa-
ziabile [das unersättliche Verlangen]» viene mostrata dall’orchestra nella sua evoluzione
dalla confessione più rattenuta, dall’attrazione più tenera e passando attraverso sospiri ansio-
si, speranze e sgomenti, lamenti e desideri, piacere e tormento, fino a toccare l’impeto più tra-
volgente, lo sforzo violento di trovare una breccia […]. Invano! Impotente il cuore torna a
struggersi di desiderio, un desiderio senza meta perché ogni meta è solo un nuovo desiderio.
Finché, nell’estremo languore, allo sguardo ormai velato si affaccia il presentimento di una vo-
luttà estrema: è la volontà della morte, del non-essere-più [des Nichtmehrseins].
In queste poche righe, come vedremo, è impresso con ragguardevole precisione l’iti-
nerario musicale del Vorspiel. S’inizia appunto dalla «confessione più rattenuta»: i
violoncelli intonano pianissimo il motivo del Dolore (Leidensmotiv: x nell’es. 1),2
una linea melodica che si flette verso il basso con passo semitonale, alla quale repli-
1 RICHARD WAGNER, Programmatische Erläuterungen. I. «Tristan und Isolde»: Vorspiel, in ID., Werke, Schrif-
ten und Briefe, a cura di Sven Friedrich, Berlin, Direct Media, 2004, pp. 6626-28. La traduzione (modificata) è quel-
la di ID., Scritti scelti, a cura di Dietrich Mack, introduzione di Ernst Bloch, Parma, Guanda, 1988, pp. 140-141.
2 I nomi che attribuiamo per comodità ai Leitmotive della partitura sono quelli suggeriti da ALFRED LORENZ,
Das Geheimnis der Form bei Richard Wagner, 4 voll., II: Der musikalische Aufbau von Richard Wagners «Tristan
und Isolde», Berlin, Max Hesse, 1926 (rist. Tutzing, Schneider, 1966). A sua volta, Lorenz segue largamente (ma
non pedissequamente) le classiche proposte di HANS VON WOLZOGEN, Thematischer Leitfaden durch die Musik zu
Richard Wagner’s «Tristan und Isolde», nebst einem Vorworte über den Sagenstoff des Wagner’schen Dramas,
Leipzig, Feodor Reinboth, 18883; integrandole con qualche spunto di ERNST KURTH, Romantische Harmonik und
ihre Krise in Wagners «Tristan», Berlin, Max Hesses Verlag, 19233.
58 RICCARDO PECCI
seventh chord), o ‘accordo semi-diminuito’, la cui struttura intervallare è omologa alla cosiddetta 7ª di terza spe-
cie della nostra manualistica.
4 WOLZOGEN, Thematischer Leitfaden cit., p. 15.
5 THOMAS S. GREY, Wagner’s musical prose: texts and contexts, Cambridge, Cambridge University Press,
1995, p. 355.
«FRA LE SPIRE D’UN GRANDE SERPENTE»: IL PRELUDIO A TRISTAN UND ISOLDE 59
6 Cfr. ALFRED LORENZ, Die Formale Gestaltung des Vorspiels zu «Tristan und Isolde», «Zeitschrift für Mu-
sikwissenschaft», 5, 1922/23, pp. 546-557 (ripubblicato in Zur musikalischen Analyse, a cura di Gerhard Schuh-
macher, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1974, pp. 455-474, poi confluito in ID., Das Geheimnis
der Form, pp. 12-28). Una traduzione inglese è in RICHARD WAGNER, Prelude and Transfiguration from «Tristan
and Isolde», a cura di Robert Bailey, New York, Norton, 1985, pp. 204-20: il volume più ampio finora consa-
crato al nostro preludio, che ripubblica i principali studi analitici sull’argomento. Questa raccolta va ora integra-
ta almeno con il capitolo VI di ERIC CHAFE, The Tragic and the Ecstatic: The Musical Revolution of Wagner’s «Tri-
stan und Isolde», Oxford, Oxford University Press, 2005, e JOSEPH KERMAN, The Prelude and the play, in Richard
Wagner: «Tristan und Isolde», a cura di Arthur Groos, Cambridge, Cambridge University Press, 2011, pp. 53-68.
7 KURTH, Romantische Harmonik, p. 320.
60 RICCARDO PECCI
Incapace di saziarsi, il desiderio cresce nella musica verso «l’impeto più travolgente, lo
sforzo violento di trovare una breccia», in uno slancio che si giova di una nuova figu-
ra plastica degli archi:
ESEMPIO 4 (bb. 63-64)
Ma l’es. 4 è appena la superficie della musica: la figura dissimula infatti una ripresa in-
tegrale del complesso formato dai due temi del Desiderio e dello Sguardo (da b. 66),
8 ERNEST NEWMAN, Le opere di Wagner [The Wagner Operas, 1991], Milano, Mondadori, 1981, p. 219.
9 KERMAN, The Prelude and the play cit., p. 56.
«FRA LE SPIRE D’UN GRANDE SERPENTE»: IL PRELUDIO A TRISTAN UND ISOLDE 61
che lungo un crescendo mozzafiato tentano effettivamente di aprirsi una breccia. Tale
è lo sforzo che l’asse tonale ne viene provvisoriamente spostato verso il Mi , una toni-
ca remotissima da quella originaria. «Invano!», scriveva laconico Wagner: e infatti, nel-
la sezione finale del preludio (da b. 86), la musica sconfitta ripiega su se stessa e recu-
pera i toni sommessi dell’apertura, in una ripresa frammentaria e dolente del complesso
tematico Desiderio-Sguardo, che si lascia alle spalle il la e muove verso il do della pri-
ma scena dell’atto (rivelando il suo carattere di introduzione). Alla fine del preludio,
non resta in orchestra che una volontà di morte, del «non-essere-più».
Della musica di questo preludio, lo scorcio iniziale si è ormai imposto come una sor-
ta di ‘firma’ di Wagner: ed è regolarmente contrabbandato come manifesto di un’origi-
nalità irriducibile a qualunque schema. Eppure, come abbiamo visto, il ‘serpente’ sin-
fonico del Vorspiel si mostra in bilico tra passato e futuro. La sovversione wagneriana
non rinuncia cioè a giocare ambiguamente con gli elementi forniti dalla tradizione: ad
esempio, utilizzando lo schema Esposizione-Ripresa, e perfino il consueto bitematismo
sonatistico (il secondo tema del preludio si permette addirittura di cominciare regolar-
mente nella tonalità relativa di la, Do). Anche per quanto riguarda l’avvio del preludio,
la caccia ai possibili modelli ha individuato precedenti in Beethoven, Spohr, Liszt, Ber-
lioz ecc. Senza bisogno di moltiplicare gli esempi e di uscire dal grande repertorio del-
la musica europea, in fondo ascoltiamo qualcosa di non molto lontano dalle battute
iniziali del Tristan già nell’‘insospettabile’ Jupiter di Mozart (si provi a decelerare men-
talmente un passaggio dal Molto Allegro dal Finale, di cui riproduciamo un frammen-
to nell’es. 5).
ESEMPIO 5: Mozart, Sinfonia in Do maggiore KV 551 Jupiter, IV, bb. 243-46
62 RICCARDO PECCI
Tavola dei Leitmotive redatta da Carl Waack e riprodotta nello spartito di Tristan und Isolde stampato a Lipsia
da Breitkopf & Härtel, 1914.
ERSTER AUFZUG ATTO PRIMO
(Isolde auf einem Ruhebett, das Gesicht in die Kis- (Isolda su un divano, il viso stretto tra i cuscini. –
sen gedrückt. – Brangäne, einen Teppich zurückge- Brangania tenendo rialzato il lembo d’un tappeto,
schlagen haltend, blickt zur Seite über Bord) guarda di lato, sopra bordo)
STIMME EINES JUNGEN SEEMANNES (aus der Höhe, wie VOCE DI UN GIOVANE MARINAIO (si sente come se ve-
vom Maste her, vernehmbar) nisse dall’alto dell’albero)
West-wärts1 Verso occidente
schweift der Blick; erra lo sguardo;
ost-wärts verso oriente
streicht das Schiff. scivola il naviglio.
Frisch weht der Wind Fresco soffia il vento
der Heimat zu: – verso la patria:
I
GS:la suddivisione in scene manca.
1 I violoncelli soli avevano inaugurato la musica del preludio: ora tocca alla voce nuda di un marinaio l’intona-
zione di una composita melodia in do (che inizia con un’allusione discreta agli intervalli del motivo del Dolore,
es. 1x). La stessa melodia vocale tornerà al principio della scena successiva, serrando tonalmente e motivicamente
la prima scena di Tristan und Isolde. Scena emblematica del metodo di lavoro del Wagner maturo, alla quale non
a caso è stata dedicata nel 1895 un’analisi pionieristica, quella di Jean Hubert (Étude sur quelques pages de Ri-
chard Wagner), che ci servirà a entrare nel linguaggio formale del Tristan. Qui Hubert mostra come Wagner rea-
lizzi un’unità di tipo sinfonico utilizzando un materiale tematico gerarchizzato, e sottoposto a procedimenti di
frammentazione, ripetizione, progressione, imitazione e trasformazione dei motivi. Quattro battute energiche
(kräftig) del canto del marinaio (es. 6) forniscono il «tema generatore» (thème générateur) della musica, che fun-
zionerà da pivot (da cardine, da elemento centrale) per l’intera scena.
ESEMPIO 6 (I, bb. 116-119)
Ad esso Wagner affianca vari «temi sussidiari, complementari» (thèmes subsidiares): distinguibili a loro volta, se-
condo Hubert, in motivi che «sono già stati uditi e lo saranno ancora lungo l’opera» (e che dunque riguardano
il dramma nella sua interezza) e motivi che invece posseggono un mero valore locale. Tra i primi, il motivo del-
lo Sguardo (es. 2y), che in una versione lebhaft («vivace») scuote Isolde dalla sua immobilità iniziale. E quello
del Desiderio (es. 1y), che viene qui peraltro intonato per la prima volta (alle parole «zu tobender Stürme | wü-
thendem Wirbel!»: «Di rombanti procelle | al furente vortice!») nell’esplosione selvaggia di Isolde («Entartet Ge-
schlecht»: «Razza degenere») che fa da centro della scena, incorniciata dagli interventi di Brangäne. Ma questo
gruppo di motivi conta anche quello debuttante della Collera di Isolde (Zornmotiv: es. 7), che accompagna ner-
voso nel forte degli archi lo scatto della donna in apertura di scena («Wer wagt mich zu höhnen?»: «Chi osa
schernirmi?»).
64 RICHARD WAGNER
segue nota 1
II
GS: «in». Merita un’osservazione anche la parola Westen («occidente»), attestata sia dalle Gesammelte Schrif-
ten che dalla partitura. Il termine sembra infatti palesemente fuori posto: se si naviga dall’Irlanda verso la Cor-
novaglia, si procede «verso levante» (ost-wärts), come canta il giovane marinaio, dunque le «strisce azzurre» del-
la terraferma non potranno sorgere a ponente! Ciò spiega perché nelle edizioni musicali e in quelle del libretto
(compresa la fonte utilizzata da Manacorda) la parola venga spesso rettificata in Osten: «oriente», come tradu-
ce appunto Manacorda.
III
GS: «nicht».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 65
IV
GS: «Weh! O weh!».
66 RICHARD WAGNER
V
GS: «wild verstört, | starr und elend, –».
VI
GS: «ich’s,».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 67
Sind’s deiner Seufzer Wehen, Sono gli aliti dei tuoi sospiri,
die mir die Segel blähen? – che mi gonfiano le vele?
Wehe! Wehe, du Wind! Ve’ ve’, o vento!
Weh! Ach wehe, mein Kind! ve’! ah! ve’, mia bimba!
ISOLDE (deren Blick sogleich Tristan fand, und starr ISOLDA (il cui sguardo ha subito scorto Tristano, ed è
auf ihn geheftet bleibt, dumpf für sich) rimasto rigido e fisso su di lui, sordamente, tra sé)
Mir erkoren, – Per me eletto,
mir verloren, – per me perduto,
hehr und heil, alto e puro,
kühn und feig –: prode e vile!
Tod geweihtes Haupt!2 Capo sacro alla morte!
Tod geweihtes Herz! Cuor sacro alla morte!
(Zu Brangäne, unheimlich lachend) (A Brangania, con riso sinistro)
Was hältst du von dem Knechte? Che ne pensi, di quel servo?
BRANGÄNE (ihrem Blicke folgend) BRANGANIA (seguendo il suo sguardo)
Wen meinst du? Di chi parli?
ISOLDE ISOLDA
Wen meinst du?Dort den Helden Di chi parli?Di quell’eroe colà,
der meinem Blick che al mio sguardo
den seinen birgt, il suo nasconde,
in Scham und Scheue che pudico e timido,
abwärts schaut: – guarda altrove:
sag, wie dünkt er dich? dimmi, che te ne pare?
2
Introdotto da una lenta scala cromatica, che inanella una serie incalzante di motivi del Desiderio (es. 1y) sul
crescendo in tremolo degli archi («Mir erkoren, –» ecc.), udiamo dalla voce di Isolde il motivo della Morte (To-
desmotiv: es. 8) che incorpora (alla lettera x dell’es. 8) il profilo di quello Fato (es. 2x). Motivo indissociabile dal-
la sua armonia, che trascolora nel timbro muovendosi tra legni e ottoni.
ESEMPIO 8 (bb. 318-324)
Sono le ultime battute controllate dalla tonalità della prima scena, do: intorbidata però (nella terza battuta del
motivo) dall’inserzione di una triade maggiore sul La (tenuta in pianissimo da trombe, tromboni e timpani) che
fa di questa musica il perfetto pendant alle enigmatiche parole della protagonista.
68 RICHARD WAGNER
BRANGÄNE BRANGANIA
Frägst du nach Tristan, Chiedi tu di Tristano,
teure Frau, cara Signora?
dem Wunder aller Reiche, Della meraviglia di tutti i reami,
dem hochgepriesnen Mann, dell’uomo altamente celebrato?
dem Helden ohne Gleiche, Dell’eroe senza pari,
des Ruhmes Hort und Bann? tesoro e vanto di gloria?
ISOLDE (sie verhöhnend) ISOLDA (beffandola)
Der zagend vor dem Streiche Colui che tremante di fronte al colpo
sich flüchtet wo er kann, fugge, dov’egli può,
weil eine Braut er als Leiche perché una sposa cadavere
für seinenVII Herrn gewann! – al suo sovrano ha conquistato!
Dünkt es dich dunkel, Oscuro ti sembra
mein Gedicht? il mio enigma?
Frag ihn denn selbst, Chiedi dunque a lui stesso,
den freien Mann, all’uomo libero
ob mir zu nahn er wagt? s’egli osa avvicinarsi a me?
Der Ehren Gruß Il saluto d’onore
und zücht’ge Acht ed il costumato omaggio,
vergißt der Herrin oblia di fronte alla signora,
der zage Held, quel timido eroe;
daß ihr Blick ihn nur nicht erreiche – purché lo sguardo di lei non raggiunga
den HeldenVIII ohne Gleiche! l’eroe senza pari!
O, er weiß Oh, ei sa
wohl warum! – sicuramente, perché!
Zu dem Stolzen geh, A quel superbo va,
meld ihm der Herrin Wort: e la parola annunzia della sua signora!
meinem Dienst bereit Pronto al mio servizio,
schleunig soll er mir nahn. rapido a me s’accosti.
BRANGÄNE BRANGANIA
Soll ich ihn bitten, Devo pregarlo
dich zu grüßen? di salutarti?
ISOLDE ISOLDA
Befehlen ließ’ Ho fatto comandare
dem Eigenholde al mio servo,
Furcht der Herrin timore della sua signora;
ich, Isolde. io Isolda!
(Auf Isoldes gebieterischen Wink entfernt sich (Al cenno imperativo di Isolda, Brangania si allon-
Brangäne, und schreitet verschämt dem Deck entlang tana e si dirige vergognosa lungo la coperta verso
dem Steuerbord zu, an den arbeitenden Seeleuten poppa, passando avanti ai marinai che lavorano.
vorbei. Isolde, mit starrem Blicke ihr folgend, zieht Isolda, mentre la segue con lo sguardo fisso, retro-
sich rücklings nach dem Ruhebett zurück, wo sie sit- cede, camminando all’indietro, verso il divano, do-
VII
GS: «er seinem».
VIII
GS: «Kühnen».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 69
zend während des Folgenden bleibt, das Auge unab- v’ella rimane a sedere durante la scena che segue,
gewandt nach dem Steuerbord gerichtet) l’occhio fisso verso poppa)
KURWENAL (der BRANGÄNE kommen sieht, zupft, oh- KURWENAL (che scorge Brangania venire, senza alzar-
ne sich zu erheben, Tristan am Gewande) si, tira Tristano per la veste)
Hab Acht, Tristan! Attento, Tristano!
Botschaft von Isolde. Messaggio d’Isolda.
TRISTAN (auffahrend) TRISTANO (trasalendo)
Was ist? – Isolde? – Che c’è? Isolda?…
(Er faßt sich schnell, als Brangäne vor ihm anlangt (Si riprende rapidamente, allorché Brangania giunge
und sich verneigt) presso di lui e s’inchina)
Von meiner Herrin? – Dalla mia signora?
Ihr gehorsam A lei obbediente,
was zu hören che cosa udire
meldet höfisch cortesemente annunzia
mir die traute Magd? a me, la fedele ancella?
BRANGÄNE BRANGANIA
Mein Herre Tristan, Signor mio Tristano,
euchIX zu sehen di vedervi
wünscht Isolde, desidera Isolda,
meine Frau. la mia signora.
TRISTAN TRISTANO
Grämt sie die lange Fahrt, Se l’affligge il lungo viaggio,
die geht zu End’; esso volge alla fine;
eh noch die Sonne sinkt, prima ancora che tramonti il sole,
sind wir am Land: siamo giunti a terra.
was meine Frau mir befehle, quel che mi comanda la mia sovrana
treulich sei’s erfüllt. fedelmente s’adempia.
BRANGÄNE BRANGANIA
So mög’ Herr Tristan Che sire Tristano voglia dunque
zu ihr gehn: da lei andare:
das ist der Herrin Will’. questo è il volere della mia signora.
TRISTAN TRISTANO
Wo dort die grünen Fluren Laggiù dove le verdi pianure
dem Blick noch blau sich färben, ancora si colorano d’azzurro alla vista,
harrt mein König il mio re attende
meiner Frau: la mia signora;
zu ihm sie zu geleiten per accompagnarla a lui,
bald nah’ ich mich der Lichten; presto io m’accosterò alla luminosa:
keinem gönnt’ ich a nessuno cederei
diese Gunst. questo onore.
BRANGÄNE BRANGANIA
Mein Herre Tristan, Mio signor Tristano,
höre wohl: odi bene:
IX
GS: «dich».
70 RICHARD WAGNER
ISOLDE ISOLDA
Doch als du deutlich mahntest? Ma quando chiaramente l’ammonisti?
BRANGÄNE BRANGANIA
Da ich zur Stell’ Quando immantinente
ihn zu dir rief: a te io lo chiamai:
wo er auch steh’, dovunque egli stia,
so sagte er, così egli disse,
getreulich dien’ er ihr, fedelmente egli serve a colei,
der Frauen höchster Ehr’; ch’è onore supremo delle donne;
ließ’ er das Steuer s’egli lasciasse il timone,
jetzt zur Stund’, così senz’altro,
wie lenkt er sicher den Kiel come drizzerebbe sicuro il naviglio
zu König Markes Land? alla terra di re Marke?
ISOLDE (schmerzlich bitter) ISOLDA (dolorosamente amara)
»Wie lenkt’ er sicher den Kiel «Come drizzerebbe sicuro il naviglio
zu König Marke’s Land« – alla terra di re Marke?»
(Grell und heftig) (Con stridula violenza)
den Zins ihm auszuzahlen, Per pagargli il tributo
den er aus Irland zog! ch’egli ha tratto d’Irlanda!
BRANGÄNE BRANGANIA
Auf deine eignen Worte Alle tue proprie parole
als ich ihm die entbot, quando io glie le riportai,
ließ seinen Diener X Kurwenal – lasciò che il suo servitore Kurwenal!…
ISOLDE ISOLDA
Den hab’ ich wohl vernommen; Bene io l’ho udito:
kein Wort, das mir entging. nessuna parola, che mi sia sfuggita.
Erfuhrest XI du meine Schmach, Poiché hai conosciuto la mia onta,
nun höre, was sie mir schuf. – odi ora quel che me l’ha procurata.
Wie lachend sie3 Come ridendo coloro
mir Lieder singen, mi han cantato canzoni,
X
GS:
«Treuen».
XI
GS: «Erfuhrst».
3 Nella scena precedente, il dileggio sgarbato di Kurwenal e della ciurma nei confronti di Isolde e della sua an-
cella ha introdotto un tipo di linguaggio nuovo: quello del rude Lied popolaresco in due parti che Kurwenal ha
cantato dietro a Brangäne («Wer Kornwalls Kron’»; «Herr Morold zog»). Questo è appunto il linguaggio del
‘giorno’, nella sua forma più cinica e sguaiata. Da esso prendiamo nuovamente le distanze tornando con Bran-
gäne dietro le cortine chiuse della tenda. Il racconto di Isolde si articola in due ampie sezioni, ben riconoscibili.
Nella prima, Isolde rivela come avesse risanato il malconcio Tantris-Tristan: il «tema generatore» della musica –
come avrebbe detto Hubert – è qui un motivo nuovo, introdotto forte e sehr bewegt («molto mosso») da legni e
violini primi, il motivo di Tristan infermo (Motiv des siechen Tristan, x nell’es. 9).
ESEMPIO 9 (bb. 602-604)
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 73
segue nota 3
Il profilo cromatico discendente può essere sentito come un prolungamento del motivo del Dolore (es. 1x). L’in-
tera pagina è solcata da questo motivo, condotto attraverso un’inesauribile gamma di sfumature di tempo e in-
tensità. Verso la fine, una viola sola intarsia sehr ausdrucksvoll und zart («con molta dolcezza ed espressione») il
motivo dello Sguardo (es. 2y), legandone indissolubilmente il significato all’incontro degli occhi dell’infermo e
della sua guaritrice («er sah mir in die Augen»). Dopo una cadenza in mi, la seconda parte del racconto («Er
schwur mit tausend Eiden»: «Ei giurò con mille giuramenti») attacca sehr feurig («con molto fuoco»), mentre
Isolde avvampa di rabbia per la slealtà e l’infamia di Tristan, e urla propositi di vendetta: negli archi e nei legni
gravi imperversa il motivo della Collera (es. 7).
XII
GS: «Küste».
XIII
GS: «Bette».
74 RICHARD WAGNER
XIV
GS: «das ließ ich».
XV
GS:«kehrt’».
XVI
GS: «begehrt’».
XVII
GS: «zinspflichtigen».
XVIII
GS: «O».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 75
XIX
GS: «schweigend ihn».
XX
GS: «Wege».
76 RICHARD WAGNER
XXI
GS: «Hör’ mich! Komme! | Setz dich her! – | (Sie zieht Isolde allmählich nach dem Ruhebett.) | Welcher
Wahn?».
4 Dalla furia di Isolde e dal suo motivo della Collera (es. 7) approdiamo al suadente «Welcher Wahn?» di Bran-
gäne attraverso un passaggio che dimostra tutta la capacità wagneriana di «mediare e legare intimamente tra lo-
ro [Vermittelung und innige Verbindung] tutti i momenti della transizione fra gli stati estremi» (come scrive Wa-
gner nella nota lettera a Mathilde Wesendonck sull’arte della transizione del 29 ottobre 1859). In un rassicurante
e sommesso Mi , ora l’ancella si assume l’ingrato compito di placare Isolde e di «presentarle la situazione in una
luce diversa» (così l’abbozzo in prosa del 1857). Dopo le convulsioni della sua signora, il canto di Brangäne si
distende in periodi di otto battute, tracciando simmetrie insinuanti e carezzevoli quanto i gesti dell’ancella.
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 77
Dem ein hehrster Held Di colui, al quale il più nobile degli eroi
so treulich dient, così fedelmente serve,
wer möchte sein Glück nicht teilen, chi rifiuterebbe di partecipare alla fortuna,
als Gattin bei ihm weilen? e vicino a lui di vivere qual sposa?
ISOLDE (starr vor sich hin blickend) ISOLDA (guardando fissa e trasognata innanzi a sé)
Ungeminnt Non amata,
den hehrsten Mann il più nobile degli uomini
stets mir nah zu sehen, – vedere sempre presso di me:
wie könnt’ ich die Qual bestehen! come potrei questo supplizio tollerare?
BRANGÄNE BRANGANIA
Was meinstXXII du Arge? Cattiva, che dici?
Ungeminnt? – Non amata?
(Sie nähert sich ihr wieder schmeichelnd und kosend) (Si avvicina a lei vezzeggiandola e carezzandola)
Wo lebte der Mann, Dove vivrebbe mai un uomo,
der dich nicht liebte? che non t’amasse?
Der IsoldenXXIII säh’, che vedesse Isolda,
und in Isolden ed in Isolda
selig nicht ganz verging’? beatamente tutto non si perdesse?
Doch, der dir erkoren, Pure, se colui che ti è stato scelto
wär’ er so kalt, così gelido fosse,
zög’ ihn von dir e da te lo distogliesse
ein Zauber ab, una magia,
den bösen wüßt’ ich il maligno saprei io
bald zu binden; subito incatenare;
ihn bannte der Minne Macht. la potenza dell’amore lo incanterebbe.
(Mit geheimnißvoller Zutraulichkeit ganz nahe zu (Con misteriosa confidenza, vicinissima a Isolda)
Isolden)5
Kennst du der Mutter Non conosci di tua madre
Künste nicht? le arti?
Wähnst du, die alles Pensi tu, che colei la quale tutto
XXII
GS:
«wähnst».
XXIII
GS:
«Isolde».
5 L’allusione misteriosa di Brangäne alle arti magiche della madre di Isolde introduce una brusca cesura nella
musica. Dopo un fremito dei violoncelli soli, i legni reintroducono il motivo del Desiderio in un contesto e in una
tonalità (Sol 3-La3-La 3-Si3) che sono quelle delle prime battute del Vorspiel (ossia l’es. 1). Da questo momento,
il preludio si reimpossessa della scena musicale: l’orchestra moltiplica i riferimenti alle pagine introduttive del Tri-
stan, mescolandole a una cupa pulsazione dei timpani e interpolandovi il motivo della Morte (es. 8: «Rache für
den Verrat, –»: «Vendetta per il tradimento…»). Tra i molti lacerti riconoscibili del preludio ci sono anche la ca-
denza d’inganno con appoggiatura del motivo del Fato (es. 2), il poderoso crescendo dell’es. 3x nei fagotti e ne-
gli ottoni gravi («Du irrst, ich kenn’ ihn besser») e perfino l’es. 4 («So reihte sie die Mutter»). L’improvviso ri-
chiamo della ciurma dall’esterno («Ho! he! ha! he!») spezza però questo esercizio di memoria musicale e
introduce il canto gioioso dei marinai (il primo di Wagner dai tempi lontani dell’Olandese volante), che si ap-
propria anche del «Frisch weht der Wind» della prima scena (es. 6), piegato alla misura di . La chiassosa pa-
rentesi però non dura molto: rispedito Kurwenal a convocare Tristan, Isolde tornerà a occuparsi dei filtri mater-
ni con Brangäne. Così farà anche l’orchestra: nel momento in cui Isolde ritorce violenta contro la «malfida
ancella» le sue stesse parole («Kennst du der Mutter»), il motivo del Desiderio si ripresenta nella forma dell’es.
1. Seguito, ancora una volta, da brandelli del preludio.
78 RICHARD WAGNER
XXIV
GS: «Der Trank ist’s, der mir frommt. | (Sie ergreift ein Fläschchen und zeigt es)».
XXV
GS: «He! ha! ho!».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 79
KURWENAL KURWENAL
Auf, auf! Ihr Frauen! Su! Su! Donne!
Frisch und froh! Vive e vispe!
Rasch gerüstet! Presto, preparatevi!
Fertig nun, hurtig und flink! Su, pronte, agili e preste!
(Gemessener) (Moderandosi)
Und Frau Isolden Ed a madonna Isolda
sollt’ ich sagen dovrei dire,
von Held Tristan, da parte di sire Tristano,
meinem Herrn: – mio signore:
vom Mast der Freude Flagge, dall’albero il gagliardetto di gioia
sie wehe lustig ins Land; gaiamente sventoli verso terra;
in Markes Königschlosse nel reale castello di Marke,
mach’ sie ihr Nah’n bekannt. renda noto l’avvicinarsi di lei.
Drum Frau Isolde E però madonna Isolda
bät’ er eilen, egli pregherebbe d’affrettarsi,
fürs Land sich zu bereiten, ad apprestarsi allo sbarco,
daß er sie könnt’ geleiten. così che la possa accompagnare.
ISOLDE (nachdem sie zuerst bei der Meldung in ISOLDA (trasalisce dapprima all’annunzio rabbrivi-
Schauer zusammengefahren, gefaßt und mit Würde) dendo; poi riprendendosi e con dignità)
Herrn Tristan bringe A sir Tristano porta
meinen Gruß, il mio saluto,
und meld ihm was ich sage. – ed annunziagli quel che io dico.
Sollt’ ich zur Seit’ ihm gehen, Se io dovessi camminargli al fianco,
vor König Marke zu stehen, per presentarmi a re Marke,
nicht möcht’ es nach Zucht non potrebbe questo secondo il costume
und Fug geschehn, e la legge avvenire,
empfing’ ich Sühne s’io non ricevessi soddisfazione
nicht zuvor prima,
für ungesühnte Schuld: per una colpa non ancora espiata:…
drum such’ er meine Huld. e però, cerchi la mia clemenza.
(Kurwenal macht eine trotzige Gebärde. Isolde fährt (Kurwenal fa un gesto di sfida. Isolda continua con
mit Steigerung fort) maggior forza)
Du merke wohl Tu intendi bene,
und meld es gut! – e riferisci bene!
Nicht woll’XXVI ich mich bereiten, Non io mi preparerò
ans Land ihn zu begleiten; ad accompagnarlo nello sbarco;
(Sich mäßigend) (Contenendosi)
nicht werd’ ich zur Seit’ ihm gehen, non io gli camminerò al fianco,
vor König Marke zu stehen, per presentarmi a re Marke,
XXVI
GS: «wollt’».
80 RICHARD WAGNER
XXVII
GS: «ist’s?».
XXVIII
GS: «sollt’».
XXIX
GS: «Treu».
XXX
GS: «wies.».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 81
BRANGÄNE BRANGANIA
Der Trank – für wen? Il filtro… per chi?
ISOLDE ISOLDA
Wer mich betrog. Per chi mi ha ingannata.
BRANGÄNE BRANGANIA
Tristan? Tristano?
ISOLDE ISOLDA
Tristan?? Trinke mir Sühne. Tristano?Mi beva la riconciliazione.
BRANGÄNE (zu Isoldes Füßen stürzend) BRANGANIA (precipitandosi ai piedi d’Isolda)
Entsetzen! Schone mich Arme! Orrore! Risparmia me misera!
ISOLDE (sehr heftig) ISOLDA (con molta forza)
Schone du mich, Risparmiami tu,
untreue Magd! – serva infedele!
Kennst du der Mutter Non conosci di mia madre
Künste nicht? le arti?
Wähnst du, die alles Pensi tu, che colei, la quale tutto
klug erwägt, accortamente pondera,
ohne Rat in fremdes Land senza consiglio in paese straniero
hätt’ sie mit dir mich entsandt? mi avrebbe con te inviata?
Für Weh und Wunden Per fiere ferite,
gab sie Balsam; ella donò balsamo,
für böse Gifte per violenti veleni,
Gegen-Gift: contraveleni!
für tiefstes Weh, per il più profondo male,
für höchstes Leid – per il più alto dolore…
gab sie den Todes-Trank. ella donò il filtro della morte.
Der Tod nun sag’ ihr Dank! Che la morte dunque le sia grata!
BRANGÄNE (kaum ihrer mächtig) BRANGANIA (sostenendosi appena)
O tiefstes Weh! O profondissimo male!
ISOLDE ISOLDA
Gehorchst du mir nun? Dunque, mi obbedisci?
BRANGÄNE BRANGANIA
O höchstes Leid! O altissimo dolore!
ISOLDE ISOLDA
Bist du mir treu? Mi sei fedele?
BRANGÄNE BRANGANIA
Der Trank? Il filtro?
KURWENAL (die Vorhänge von außen zurückschla- KURWENAL (aprendo dall’esterno le cortine)
gend)
Der Trank?Herr Tristan. Il filtro?Sire Tristano.
BRANGÄNE (erhebt sich erschrocken und verwirrt) BRANGANIA (si rialza atterrita e smarrita.)
ISOLDE (sucht mit furchtbarer Anstrengung sich zu ISOLDA (con terribile sforzo cerca di rimettersi)
fassen)
Herr Tristan trete nah. Che sire Tristano s’appressi.
82 RICHARD WAGNER
6 La fissità e il silenzio di questa apertura di scena sono movimentati e riempiti da una delle invenzioni temati-
che più memorabili del Wagner tristaniano. Per due volte corni e legni suonano un disegno di quattro note con-
traddistinto da una drammatica escursione dinamica (piano < fortissimo: x dell’es. 10); per altrettante volte, gli
archi rispondono con una serie di accordi staccati e molto pesanti, cui contribuisce la quarta corda dei violini
(motivo delle Usanze: Sittemotiv, y dell’es. 10).
ESEMPIO 10 (bb. 1318-1324)
Il primo (es. 10x) è una variante del motivo del Fato (es. 2x); il secondo (es. 10y) ricorda invece il contorno del-
la seconda frase del motivo dello Sguardo (che nel preludio coinvolgeva a sua volta la quarta corda dei violini:
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 83
TRISTAN TRISTANO
Begehrt, Herrin, Comandate, signora,
was ihr wünscht. quel ch’è vostro desiderio.
ISOLDE ISOLDA
Wüßtest du nicht Non sai tu forse
was ich begehre, quel ch’io desidero;
da doch die Furcht da poi che la paura
mir’s zu erfüllen di adempierlo
fern meinem Blick dich hielt? ti ha tenuto lontano dalla mia vista?
TRISTAN TRISTANO
Ehr-Furcht Rispetto
hielt mich in Acht. mi ha trattenuto.
ISOLDE ISOLDA
Der Ehre wenig Poco onore
botest du mir: m’hai reso;
mit offnem Hohn con aperto dispregio
verwehrtest du rifiutasti
Gehorsam meinem Gebot. obbedienza al mio comando.
TRISTAN TRISTANO
Gehorsam einzig Obbedienza soltanto
hielt mich in Bann. m’ha tenuto appartato.
ISOLDE ISOLDA
So dankt’ ich Geringes Così poco dovrei io essere grata
deinem Herrn, al tuo signore,
riet dir sein Dienst se il suo servizio t’ha indotto
Un-Sitte a mal costume
gegen sein eigen Gemahl? verso la sua stessa consorte?
TRISTAN TRISTANO
Sitte lehrt Il costume insegna
wo ich gelebt: dove io ho vissuto;
zur Brautfahrt nel condurla allo sposo,
segue nota 6
es. 2z). Le due idee punteggiano la contesa iniziale sulle usanze, nella quale la deferenza di Tristan («Begehrt,
Herrin») viene messa a dura prova dalle obiezioni di Isolde, che evoca infine il debito di sangue sulle armonie del
motivo della Morte (es. 8) («Blut-Schuld»). Una versione mitigata del motivo della Collera (es. 7) ci parla dei sen-
timenti rattenuti della donna: ora, sulle note del motivo di Tristan infermo (es. 9), Isolde rievoca la stanza nella
quale l’uomo giaceva malato in suo potere, e il voto che le resta da adempire («Da stand er herrlich»: «Là egli si
drizzava splendido»). Nel resto della scena, l’es. 9 continuerà a giocare un ruolo da contraltare lirico dell’es. 10x.
Il proposito di vendetta di Isolde contro l’uccisore del principe irlandese che le era destinato («Rache für Mo-
rold») riporta infatti in orchestra il motivo iniziale dei corni (es. 10x) in una versione particolarmente bellicosa
e in accelerando. Ma gli accenti guerreschi cedono ancora una volta al timbro degli archi, e al languido croma-
tismo del motivo di Tristan infermo: Isolde offre il brindisi alla pace in un assolo di intensità elevatissima («Wie
sorgt’ ich schlecht»). Siamo al punto culminante della scena, annunciato a ripetizione dagli ottoni gravi con il
motivo dell’es. 3x sul tremolo degli archi: mentre Brangäne prepara esitante la coppa, dall’esterno irrompe di
nuovo il suono delle voci della ciurma, che produce però qui un effetto allucinato. Sulle note di un’ultima tra-
sformazione del motivo di Tristan infermo, Isolde rinnova con successo la sua offerta di riconciliazione («Du
hörst den Ruf?»).
84 RICHARD WAGNER
XXXI
GS: «vor».
XXXII
GS: «schwur».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 85
doch was einst mit Hand pure quel che un giorno con la mano
und Mund ich gelobt, e con la bocca giurai,
das schwur ich schweigend zu halten. questo in silenzio giurai di mantenere.
Nun will ich des Eides walten. Ora io voglio adempiere al mio giuramento.
TRISTAN TRISTANO
Was schwurt ihr, Frau? Che giuraste, madonna?
ISOLDE ISOLDA
Rache für Morold. Vendetta per Morold.
TRISTAN TRISTANO
Müht euch die? Vi sta a cuore?
ISOLDE ISOLDA
Wagst du zu höhnen?XXXIII Osi schernirmi?
Angelobt war er mir, A me fidanzato era
der hehre Irenheld; il nobile eroe d’Irlanda;
seine Waffen hatt’ ich geweiht, le sue armi io avevo consacrato;
für mich zog er zumXXXIV Streit. per me egli traeva a battaglia.
Da er gefallen, Com’egli cadde
fiel meine Ehr’; cadde il mio onore;
in des Herzens Schwere nell’angoscia del mio cuore
schwur ich den Eid, giurai il giuramento:
würd’ ein Mann den Mord nicht sühnen, se nessun uomo avesse vendicato quella morte,
wollt’ ich Magd mich dess’ erkühnen. – io, fanciulla, l’avrei osato.
Siech und matt Malato, languente
in meiner Macht, in mio potere,
warum ich dich da nicht schlug?XXXV perché allora io non ti colpii?
Das sag dir selbst mit leichtem Fug.XXXVI Te lo dirò io stessa, con aperta ragione.
Ich pflag des Wunden, Io mi curai del ferito,
daß den heil Gesunden affinché sano e integro,
rächend schlüge der Mann, lo colpisse con la sua vendetta l’uomo,
der Isolden ihn abgewann. – che lo togliesse di mano a Isotta.
Dein Los nun selber La tua sorte, dunque, tu stesso
magst du dir sagen: puoi dirti:
da die Männer sich all’ ihm vertragen, poiché tutti gli uomini con lui vivono d’accordo,
wer muß nun Tristan schlagen? chi deve ormai colpire Tristano?
TRISTAN (bleich und düster) TRISTANO (pallido e cupo)
War Morold dir so wert, Se Morold t’era così caro,
nun wieder nimm das Schwert, prendi dunque nuovamente la sua spada,
und führ es sicher und fest, e vibrala salda e sicura,
(Er reicht ihr sein Schwert dar) (Le porge la sua spada)
daß du nicht dir’s entfallen läßt.XXXVII così che non te la lasci sfuggire.
XXXIII
GS:
«mir Hohn? –».
XXXIV
GS:
«in».
XXXV
GS: «schlug,».
XXXVI
GS: «dir mit leichtem Fug: –».
XXXVII
GS: «daß du nicht dir’s entfallen läßt. | (Er reicht ihr sein Schwert hin)».
86 RICHARD WAGNER
ISOLDE ISOLDA
Wie sorgt’ ich schlecht Come male io provvederei
um deinen Herren; al tuo signore;
was würde König che direbbe re
Marke sagen, Marke,
erschlüg’ ich ihm se io gli uccidessi
den besten Knecht, il miglior suo servo,
der Kron’ und Land ihm gewann, che terra e corona gli ha guadagnato,
den allertreusten Mann? l’uomo suo più fedele?
Dünkt dich so wenig Ti sembra così poco
was er dir dankt, quel ch’egli ti deve,
bringst du die Irin da poi che porti l’irlandese
ihm als Braut, a lui fidanzata;
daß er nicht schölte, che egli non avesse a prendersela,
schlüg’ ich den Werber, s’io gli uccidessi colui che ha chiesto la mia mano,
der Urfehde-Pfand ed in pegno della conciliazione
so treu ihm liefert zur Hand? – così fedelmente in sua mano consegna?
Wahre dein Schwert! Conserva la tua spada!
Da einst ich’s schwang, Giacché io la brandii
als mir die Rache quando a me la vendetta
im Busen rang, lottava nel cuore:…
als dein messender Blick quando il tuo sguardo scrutatore
mein Bild sich stahl, segretamente s’appropriava la mia immagine,
ob ich Herrn Marke per giudicare. se io a re Marke
taug’ als Gemahl: valessi quale sposa:…
das Schwert – da ließ ich’s sinken. quella spada… allora, io la lasciai cadere.
Nun laß uns Sühne trinken! Dunque beviamo la riconciliazione!
(Sie winkt Brangäne. Diese schaudert zusammen, (Ella accenna a Brangania, la quale trasalisce, bar-
schwankt und zögert in ihrer Bewegung. Isolde colla e indugia nel suo muoversi. Isolda la incita
treibt sie durch gesteigerte Gebärde an. Als con gesto più imperioso. Nel momento in cui
Brangäne zur Bereitung des Trankes sich anläßt, Brangania si accinge a preparare la bevanda, si ode
vernimmt man den Ruf des) il grido della)
SCHIFFSVOLKES (von außen) CIURMA (dal di fuori)
Ho! he! ha! he! Ho! he! ha! he!
Am Obermast All’albero maestro
die Segel ein! raccogliete le vele!
Ho! he! ha! he! Ho! he! ha! he!
TRISTAN (aus finsterem Brüten auffahrend) TRISTANO (riscotendosi da una cupa meditazione)
Wo sind wir? Dove siamo?
ISOLDE ISOLDA
Hart am Ziel. Ormai alla meta.
Tristan, gewinn’ ich Sühne? Tristano, otterrò la conciliazione?
Was hast du mir zu sagen? Che hai da dirmi?
TRISTAN (düster) TRISTANO (cupamente)
Des Schweigens Herrin La signora del silenzio
heißt mich schweigen: m’ordina il silenzio:…
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 87
XXXVIII
GS: «dich».
88 RICHARD WAGNER
XXXIX
GS:
«büßen».
XL
GS:
«ab!».
7 Isolde canta questo verso su una deformazione del gesto iniziale della partitura, il motivo del Dolore (es. 1x)
cantato dai violoncelli: che ora diventa La 3-Fa4-Mi4- Mi 4, e si chiude su una riorchestrazione in fortissimo del
primo ‘accordo del Tristan’ (es. 1z: Fa2-Si2-Re 3-Sol 3, sia pure annotato come Fa2-Do 2- Mi 3- La 3). Non è una
coincidenza: il liquido della coppa proietta Tristan e Isolde dentro la musica del Vorspiel, del quale (dopo le so-
stanziose allusioni a metà atto: vedi nota 5) ora udiamo una ripresa pressoché integrale – sia pure riorganizzata
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 89
(Sie trinkt. Dann wirft sie die Schale fort. – Beide, (Ella beve. Quindi getta via la coppa. – Ambedue,
von Schauer erfaßt, blicken sich mit höchster presi da un brivido, si guardano con suprema esal-
Aufregung, doch mit starrer Haltung, unverwandt tazione, ma senza muoversi, fissamente negli occhi;
in die Augen, in deren Ausdruck der Todestrotz bald nei quali l’espressione di una sfida alla morte presto
der Liebesglut weicht. – Zittern ergreift sie. Sie fas- cede a quella della fiamma d’amore. – Un tremito li
sen sich krampfhaft an das Herz, – und führen die assale. Si portano spasmodicamente la mano al cuo-
Hand wieder an die Stirn. – Dann suchen sie sich re… e la riportano nuovamente alla fronte. – Poi si
wieder mit dem Blicke, senken ihn verwirrt, und cercano nuovamente con lo sguardo, lo abbassano
heften ihn von Neuem mit steigender Sehnsucht auf smarriti, e quindi nuovamente lo fissano l’uno sul-
einander) l’altra con crescente passione)
ISOLDE (mit bebender Stimme) ISOLDA (con voce tremante)
Tristan! Tristano!
TRISTAN (überströmend) TRISTANO (prorompendo)
Tristan!Isolde! Tristano!Isolda!
ISOLDE (an seine Brust sinkend) ISOLDA (cadendo nelle sue braccia)
Treuloser Holder! Amico infedele!
TRISTAN (mit Glut sie umfassend) TRISTANO (abbracciandola con ardore)
Seligste Frau! Dolcissima donna!
(Sie verbleiben in stummer Umarmung. Aus der Fer- (Rimangono in muto amplesso. Di lontano si sento-
ne vernimmt man Trompeten und Posaunen, von no trombe e tromboni; ed all’esterno sul vascello il
außen auf dem Schiffe den Ruf der) grido degli)
MÄNNER UOMINI
Heil! Heil! Salve! Salve!
König Marke! Re Marke!
König Marke Heil! Re Marke, salve!
BRANGÄNE (die, mit abgewandtem Gesicht, voll Ver- BRANGANIA (che col viso distolto, piena di smarri-
wirrung und Schauder sich über den Bord gelehnt mento e di orrore, si era appoggiata al parapetto, si
hatte, wendet sich jetzt dem Anblick des in Liebes- volge ora a guardare la coppia sprofondata nel-
umarmung versunkenen Paares zu, und stürzt hän- l’amoroso amplesso, e si precipita torcendosi le ma-
deringend, voll Verzweiflung, in den Vordergrund) ni per la disperazione verso il davanti della scena)
Wehe! Weh! Guai! Guai!
Unabwendbar Ineluttabile
ew’ge Not eterno soffrire
für kurzen Tod! invece d’una rapida morte!
Tör’ger Treue Di una folle fedeltà
trugvolles Werk la frodolenta opera
blüht nun jammernd empor! fiorirà ormai nel dolore!
(Tristan und Isolde fahren verwirrt aus der Umar- (Tristano e Isolda si svincolano smarriti dall’abbrac-
mung auf) cio)
segue nota 7
e tutt’altro che letterale. Ripresa drammaticamente disturbata dal mondo del ‘giorno’ (le grida degli uomini che
salutano re Marke, la lucida disperazione di Brangäne), che preme dall’esterno e reclama i suoi diritti. Dopo que-
sta prima interruzione, il Vorspiel riprende febbrilmente il suo corso, fino a infrangersi – all’apertura delle corti-
ne – sull’eloquente Do della musica del ‘giorno’: quella della festa rumorosa dei cavalieri e dei marinai, alla qua-
le si uniscono le fanfare di trombe e tromboni dietro le quinte (combinate con una riscrittura del motivo di
«Frisch weht der Wind»: es. 6). Per l’ultima volta il Vorspiel riguadagna la scena («Was ist, Brangäne?»), per es-
sere spazzato via dalle ultime battute di esultanza collettiva in Do.
90 RICHARD WAGNER
TRISTAN TRISTANO
Was träumte mir Che cosa mi sognai
von Tristans Ehre? dell’onor di Tristano?
ISOLDE ISOLDA
Was träumte mir Che cosa mi sognai
von Isoldes Schmach? dell’onta di Isolda?
TRISTAN TRISTANO
Du mir verloren? Tu perduta per me?
ISOLDE ISOLDA
Du mich verstoßen? Io da te respinta?
TRISTAN TRISTANO
Trügenden Zaubers D’ingannevole magia
tückische List! perfida astuzia!
ISOLDE ISOLDA
Törigen Zürnens D’una folle ira,
eitles Dräun! vana minaccia!
TRISTAN TRISTANO
Isolde! Isolda!
ISOLDE ISOLDA
Isolde!Tristan! Isolda!Tristano!
TRISTAN TRISTANO
Süßeste Maid! Dolcissima fanciulla!
ISOLDE ISOLDA
Trautester Mann!XLI Dilettissimo uomo!
BEIDE AMBEDUE
Wie sich die Herzen Come i cuori
wogend erheben! ondeggiando balzano!
Wie alle Sinne Come tutti i sensi
wonnig erbeben! tremano di voluttà!
Sehnender Minne D’una bramosa passione
schwellendes Blühen, ondeggiante fiorire,
schmachtender Liebe d’un languente amore
seliges Glühen! ardere beato!
Jach in der Brust Súbita nel petto
jauchzende Lust! gioia gioiosa!
Isolde! Tristan! Isolda! Tristano!
Tristan! Isolde! Tristano! Isolda!
Welten-entronnen Sottratto al mondo,
du mir gewonnen! o tu a me conquistato!
Du mir einzig bewußt, A me solo cognita
höchste Liebes-Lust! altissima gioia d’amore!
XLI
GS: «ISOLDE | Trautester Mann! | TRISTAN | Süßeste Maid!».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO PRIMO 91
(Die Vorhänge werden weit auseinander gerissen. (I cortinaggi vengono aperti in tutta la loro ampiez-
Das ganze Schiff ist von Rittern und Schiffsleuten er- za; tutto il vascello è pieno di cavalieri e marinai, che
füllt, die jubelnd über Bord winken, dem Ufer zu, al di sopra del parapetto accennano alla riva, la qua-
das man, mit einer hohen Felsenburg gekrönt, nahe le, coronata da un alto castello, si vede vicina. Tri-
erblickt. Tristan und Isolde bleiben, in ihren gegenseiti- stano ed Isolda rimangono perduti nella loro reci-
gen Anblick verloren, ohne Wahrnehmung des um sie Vor- proca contemplazione, senza avvedersi di quel che
gehenden) avviene intorno a loro.)
BRANGÄNE (zu den Frauen, die auf ihren Wink aus BRANGANIA (alle donne che al suo cenno salgono so-
dem Schiffsraum heraufsteigen) pra coperta)
Schnell den Mantel, Presto il mantello,
den Königsschmuck! l’ornamento regale!
(Zwischen Tristan und Isolde stürzend) (Precipitandosi fra Tristano e Isolda)
Unsel’ge! Auf! Infelici! Su!
Hört wo wir sind. Udite dove siamo.
(Sie legt Isolden, die es nicht gewahrt, den Mantel (Ella impone ad Isolda, che non se ne avvede, il
um. Trompeten und Posaunen, vom Lande her, im- mantello. Trombe e tromboni, dalla terraferma, sempre
mer deutlicher.) più distinti.)
ALLE MÄNNER TUTTI GLI UOMINI
Heil! Heil! Salve! Salve!
König Marke! Re Marke!
König Marke Heil! Re Marke, salve!
Heil! Heil dem König! Salve! Salve al re!
KURWENAL (lebhaft herantretend) KURWENAL (avanzandosi con vivacità)
Heil Tristan! Salve Tristano!
Glücklicher Held! – Fortunato Eroe!
ALLE MÄNNER TUTTI GLI UOMINI
Heil König Marke! Re Marke, salve!
KURWENAL KURWENAL
Mit reichem Hofgesinde Con ricco seguito
dort auf Nachen colà sulla barca
naht Herr Marke. s’appressa re Marke.
Hei! wie die Fahrt ihn freut, Evviva! Come lo allieta il tragitto
daß er die Braut sich freit! per congiungersi alla fidanzata!
TRISTAN (in Verwirrung aufblickend) TRISTANO (levando smarrito lo sguardo)
Wer naht? Chi s’appressa?
KURWENAL KURWENAL
Wer naht?Der König. Chi s’appressa?Il re.
TRISTAN TRISTANO
Welcher König? Quale re?
(Kurwenal deutet über Bord.) (Kurwenal accenna oltre il parapetto.)
DIE MÄNNER (die Hüte schwenkend) GLI UOMINI (agitando il berretto)
Heil! König Marke! Salve! Re Marke!
(Tristan starrt wie sinnlos nach dem Lande)XLII (Tristano guarda verso la terra con gli occhi fissi, co-
me fuori di coscienza)
XLII
GS: «TRISTAN | Marke! Was will er? | (Er starrt wie sinnlos nach dem Lande)».
92 RICHARD WAGNER
XLIII
GS: «Was ist? Brangäne! | Ha! Welcher Ruf?».
XLIV
GS: «DIE MÄNNER | Heil dem König! | Kornwall Heil!».
ZWEITER AUFZUG ATTO SECONDO
8 L’«introduzione» orchestrale (Einleitung) dell’atto secondo si oppone a quella del primo per il piglio sehr leb-
haft («molto vivace») del tempo, e per la dinamica fortissimo delle battute d’esordio: e tuttavia, anche qui il pri-
mo accordo è carico di tensione (Mi -Sol-Re) e risolve su un accordo a sua volta dissonante, dunque bisognoso
di risoluzione (la settima diminuita Mi -Sol-Si -Re ). È il consueto principio tristaniano: «un desiderio senza me-
ta perché ogni meta è solo un nuovo desiderio». Del resto, l’atto si apre all’insegna della continuità con l’ultima
scena del primo: nulla è cambiato da quando, sul ponte del vascello di Tristan, si è messo in moto il «desiderio
inestinguibile» degli amanti. In questo incipit flauti, oboi e violini incidono il motivo del Giorno (Tagesmotiv):
ESEMPIO 11 (II, bb. 1-3)
Sul tremolo degli archi, la dinamica collassa immediatamente verso il piano, e in poche battute ci troviamo in at-
tesa sulla dominante della tonalità che governa l’introduzione e la prima scena nel suo complesso, Si . Ad ani-
mare la sosta è il profilo ascendente del motivo dell’Impazienza (Thema der Ungeduld), nel piano del clarinetto
basso, sotto le figure febbrili degli archi divisi:
ESEMPIO 12 (bb. 9-10)
Ma l’introduzione ha in serbo un altro paio di idee musicali che saranno decisive per il resto del dramma. La pri-
ma si combina senza intralciarlo con l’incedere costante dell’es. 12, all’altra estremità dello spettro sonoro, nel
timbro del flauto (motivo del Richiamo d’amore: Liebesrufmotiv):
ESEMPIO 13 (bb. 29-32)
94 RICHARD WAGNER
(Jagdgetön. Brangäne, auf den Stufen am Gemache, (Fanfare di caccia. Brangania, sui gradini che con-
späht dem immer entfernter vernehmbaren ducono alla camera, presta ascolto al tumulto della
Jagdtrosse nach. Brangäne blickt ängstlich in das caccia che sempre più s’allontana. Guarda impensieri-
Gemach zurück, darin sie Isolde nahen sieht. Isolde tritt, ta dietro di sé nella camera e vi scorge Isolda che si ap-
feurig bewegt, aus dem Gemach zu BrangäneI) prossima. Uscendo dalla camera, Isolda viene verso
Brangania, in grande agitazione.)
ISOLDE ISOLDA
Hörst du sie noch? Li odi tu ancora?
Mir schwand schon fern der Klang. Già a me sparve lontano il clamore.
BRANGÄNE (lauschend) BRANGANIA (prestando orecchio)
Noch sind sie nah: Ancora sono vicini;…
deutlich tönt’s da her. da questa parte si sente chiaro il rumore.
ISOLDE (lauschend) ISOLDA (prestando ascolto)
Sorgende Furcht Un timore angoscioso
beirrt dein Ohr; inganna il tuo orecchio.
dich täuscht des Laubes T’illude del fogliame
säuselnd Getön’, la sussurrante canzone,
das lachend schüttelt der Wind. cui ridendo agita il vento.
BRANGÄNE BRANGANIA
Dich täuscht desII Wunsches Te illude del desiderio
Ungestüm, l’impeto,
segue nota 8
La seconda, presentata dai violini in fortissimo (motivo della Beatitudine: Seligkeitsmotiv), è ben altrimenti cari-
ca di passionalità e compare all’apice di un molto crescendo innescato dal motivo del Desiderio (es. 1y):
ESEMPIO 14 (bb. 45-46)
Al levarsi del sipario, infine, dalle quinte giunge ovattato il suono della fanfara di sei corni (sfruttati da Wagner
nel loro potenziale di Jagdhörner, di strumenti da caccia), che scompare lentamente con un effetto di dissolven-
za orchestrato con precisione dal compositore. Il resto della scena indugia su tutti questi materiali tematici, che
dipingono l’ascolto inquieto, l’agitazione, il desiderio di Isolde. È un magistrale quadro notturno pieno di om-
bre, sussurri (sordine, suoni chiusi dei corni e sul ponticello degli archi) e accensioni improvvise, con il quale Wa-
gner ha dischiuso non poche vie alla modernità. Un ulteriore, importante elemento tematico viene dall’assolo di
Isolde su Monna Minne – ovvero «Dama Passione», come traduce letteralmente Franco Serpa («Frau Minne ken-
ntest du nicht?»). Il coronamento di questa pagina è infatti un tema d’Amore in La (Liebesthema: es. 15), impa-
rentato con il Richiamo d’amore (es. 13) e cantato dai violini in ottave, sul quale Isolde si dichiara posseduta dal-
la Dama («wie sie es wendet» ecc.):
ESEMPIO 15 (bb. 419-420)
I
GS: «Zu ihr tritt aus dem Gemache, feurig bewegt, Isolde».
II
GS: «deines».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 95
III
GS: «Schweigen der».
IV
GS: «Warnen!».
V
GS: «Da».
96 RICHARD WAGNER
VI
GS: «lieb».
VII
GS: «du mir».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 97
VIII
GS:
«Die Gefahr laß».
IX
GS:
«sie».
X
GS: «ihrer Wunder».
XI
GS: «ihr untertan,».
XII
GS: «meiner Macht es».
98 RICHARD WAGNER
XIII
GS: «kühret,».
XIV
GS: «führet».
XV
GS: «ISOLDE | (auf die Fackel zueilend und sie erfassend)».
XVI
GS: «Sie hat die Fackel herabgenommen und verlöscht sie am Boden».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 99
einer äußeren Treppe die Zinne zu ersteigen, wo sie gere, salendo una scala esterna, la terrazza merlata,
langsam verschwindet. Isolde lauscht und späht, zu- sulla quale essa lentamente scompare. (Isolda orec-
nächst schüchtern, in einen Baumgang. Von wachsendem chia e spia, dapprima timidamente, in un viale.
Verlangen bewegt, schreitet sie dem Baumgang näher Mossa da crescente desiderio, s’accosta al viale e
und späht zuversichtlicher. Sie winkt mit einem Tuche, spia con maggior sicurezza. Ella accenna con un faz-
erst seltener, dann häufiger, und endlich, in leiden- zoletto, dapprima a rari intervalli, poi più spesso, ed
schaftlicher Ungeduld, immer schneller. Eine Gebärde des infine con appassionata impazienza, sempre più ra-
plötzlichen Entzückens sagt, daß sie den Freund in der pidamente. Un gesto di gioia improvvisa dice che ha
Ferne gewahr geworden. Sie streckt sich höher und höher, scorto l’amico in lontananza. Ella si drizza sempre
und, um besser den Raum zu übersehen, eilt sie zur più, sempre più, e per dominare meglio il terreno,
Treppe zurück, von deren oberster Stufe aus sie dem retrocede in fretta alla scala, dal gradino più alto
Herannahenden zuwinkt.XVII) della quale, ella accenna all’amico che s’avvicina.)
TRISTAN TRISTANO
Isolde! Geliebte! Isolda! Cara!
ISOLDE ISOLDA
Tristan! Geliebter! Tristano! Caro!
(Stürmische Umarmungen beider, unter denen sie in den (Impetuosi amplessi, durante i quali essi raggiungo-
Vordergrund gelangen) no il proscenio.)
XIX
ISOLDE ISOLDA
Bist du mein?9 Sei tu mio?
TRISTAN TRISTANO
Hab’ ich dich wieder? Ti ho nuovamente?
ISOLDE ISOLDA
Darf ich dich fassen? Ti posso abbracciare?
XVII
GS: «Isolde blickt erwartungsvoll in einen Baumgang. Sie winkt. Ihre entzückte Gebärde deutet an, daß sie
den von fern herannahenden Freund gewahr geworden. Ungeduldige höchste Spannung. –».
XVIII
GS: «Tristan stürzt herein; sie fliegt ihm mit einem Freudenschrei entgegen. Glühende Umarmung».
XIX
GS: l’intera sequenza di versi fino a «Ewig, ewig ein!» è attribuita a entrambi i personaggi; si è provveduto a
segnalare il cambio di personaggio in base alla partitura.
9
È il momento, per dirla con Wagner, delle «effusioni dei sentimenti a lungo repressi» e delle «alte esclamazio-
ni di gioia» (dall’abbozzo in prosa del 1857). Dall’istante in cui Isolde ha scorto Tristan in lontananza, l’orche-
stra ha cominciato a ripetere in modo ossessivo un disegno (es. 16) che – con l’abbraccio della coppia – ha ce-
duto il posto a un frenetico motivo della Beatitudine (es. 14). Ora, durante i rapidi scambi dei due amanti, l’es.
16 riprende quota, si fa canto («O süße, hehrste») e dialoga con il tema d’Amore (es. 15). Il tutto, mentre Tri-
stan e Isolde celebrano ripetutamente l’essere-uno, la soppressione della distanza, con l’unisono delle loro voci.
L’es. 16 e il tema d’Amore continuano poi a impegnare l’orchestra mentre gli amanti rievocano la desolazione
della lontananza («Wie lange fern!»); ai due motivi si aggiunge qui il profilo affine del Richiamo d’amore (es. 13).
ESEMPIO 16 (bb. 531-532)
100 RICHARD WAGNER
TRISTAN TRISTANO
Kann ich mir trauen? Posso credere a me stesso?
ISOLDE ISOLDA
Endlich! Endlich! Finalmente! Finalmente!
TRISTAN TRISTANO
An meiner Brust! Al mio cuore!
ISOLDE ISOLDA
Fühl’ ich dich wirklich? Veramente ti sento?
TRISTAN TRISTANO
Seh’ ich dich selber?XX Proprio te vedo?
ISOLDE ISOLDA
Dies deine Augen? Sono questi i tuoi occhi?
TRISTAN TRISTANO
Dies dein Mund? Questa la tua bocca?
ISOLDE ISOLDA
Hier deine Hand? Qui la tua mano?
TRISTAN TRISTANO
Hier dein Herz? Qui il tuo cuore?
ISOLDE ISOLDA
Bin ich’s? Bist du’s? Sono proprio io? Sei proprio tu?
Halt’ ich dich fest? Ti tengo stretto?
TRISTAN TRISTANO
Bin ich’s? Bist du’s? Sono proprio io? Sei proprio tu?
Ist es kein Trug? Non è un inganno?
BEIDE AMBEDUE
Ist es kein Traum? Non è un sogno?
O Wonne der Seele! O delizia dell’anima,
O süße, hehrste, o dolce, nobilissima,
kühnste, schönste, arditissima, bellissima,
seligste Lust! beatissima gioia!
TRISTAN TRISTANO
Ohne Gleiche! Senza pari!
ISOLDE ISOLDA
Überreiche! Traboccante!
TRISTAN TRISTANO
Überselig! Sovrumana!
ISOLDE ISOLDA
Ewig! Eterna!
TRISTAN TRISTANO
Ewig!Ewig! Eterna!Eterna!
XX
GS: «Bist du es selbst?».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 101
ISOLDE ISOLDA
Ungeahnte, Non presentita,
nie gekannte, mai conosciuta,
TRISTAN TRISTANO
überschwänglich sconfinata,
hoch erhab’ne! alta, sublime!
ISOLDE ISOLDA
Freude-Jauchzen! Ebrezza di gioia!
TRISTAN TRISTANO
Lust-Entzücken! Estasi di piacere!
BEIDE AMBEDUE
Himmel-höchstes Altissimo celeste
Welt-Entrücken! rapimento dal mondo!
ISOLDE ISOLDA
Mein! Tristan mein!XXI Mio! Tristano mio!
TRISTAN TRISTANO
Mein! Isolde mein!XXII Mia! Isotta mia!
BEIDE AMBEDUE
Mein und dein! Mio e tuo!
Ewig!XXIII Eternamente!
ISOLDE ISOLDA
Tristan mein, Tristano mio,
Isolde ewig dein! Tristan! Isolda eternamente tua! Tristano!
TRISTAN TRISTANO
Isolde mein! Isolde! Isolda mia! Isolda!
BEIDE AMBEDUE
Ewig, ewig ein! Eternamente, eternamente uno!
ISOLDE ISOLDA
Wie lange fern! Quanto tempo lontani!
Wie fern so lang’! Come lontani per tanto tempo!
TRISTAN TRISTANO
Wie weit so nah! Così lontani [essendo] così vicini!
So nah wie weit! Così vicini [eppure] così lontani!
ISOLDE ISOLDA
O Freundesfeindin, O nemica degli amici
böse Ferne! maligna lontananza!
TrägerXXIV Zeiten Di pigri tempi
zögernde Länge! indugiante lentezza!
XXI
GS:«Mein Tristan!».
XXII
GS:«Mein Isolde!».
XXIII
GS: «Immer ein!».
XXIV
GS: «O träger».
102 RICHARD WAGNER
TRISTAN TRISTANO
O Weit’ und Nähe, O lontananza e vicinanza,
hart entzweite! duramente separate!
Holde Nähe, Grata vicinanza,
öde Weite! desolata lontananza!
ISOLDE ISOLDA
Im Dunkel du, Tu all’oscuro,
im Lichte ich! io alla luce!
TRISTAN TRISTANO
Das Licht! Das Licht! La luce! La luce!
O dieses Licht! O questa luce,
Wie lang verlosch es nicht! per quanto tempo non si è spenta!
Die Sonne sank, Tramontato era il sole
der Tag verging; e scomparso il giorno;
doch seinen Neid pure la propria invidia
erstickt’ er nicht: egli non soffocava:
sein scheuchend Zeichen il suo segnale che allontana
zündet er an, egli accende;
und steckt’s an der Liebsten Türe, e lo infigge presso la porta dell’amata,
daß nicht ich zu ihr führe. perché io non possa recarmi da lei.
ISOLDE ISOLDA
Doch der Liebsten Hand Ma la mano dell’amica
löschte das Licht. ha spento la luce;
Wess’ die Magd sich wehrte, di quello che l’ancella non osò
scheut’ ich mich nicht; non ebbi io paura:
in Frau Minnes Macht und Schutz nella potenza e nella protezione di monna Minne
bot ich dem Tage Trutz. io lanciai al giorno la mia sfida.
TRISTAN10 TRISTANO
Dem Tage! Dem Tage!XXV Al giorno! Al giorno!
Dem tückischen Tage, Al frodolento giorno,
dem härtesten Feinde al più crudele dei nemici
Haß und Klage! odio ed accusa!
Wie du das Licht, Come tu la luce,
o könnt’ ich die Leuchte, oh potess’io la fiaccola,
der Liebe Leiden zu rächen, per vendicare i dolori dell’amore,
dem frechen Tage verlöschen! al prepotente giorno spengere!
10 Inizia qui il cosiddetto Tagesgespräch, la ‘conversazione sul giorno’ nella quale indugiano i due amanti: con-
versazione davvero lunga (al punto che Wagner ne meditò un accorciamento: vedi nota XXXV) e che musicalmente
rappresenta la prima vera cesura dalla riunione di Tristan e Isolde in avanti. Ed è una sorta di ‘festa orgiastica’
(Lorenz) del motivo del Giorno (es. 11), che proprio in queste prime battute fa il suo drammatico reingresso. Co-
me ‘tema generatore’ di queste pagine (nel solito senso di Hubert), il motivo del Giorno verrà infatti piegato in-
faticabilmente dalla mano di Wagner a inflessioni le più diverse, che interessano ritmo, intervalli, dinamica, tim-
bro, armonia, intonazione espressiva. Un virtuosismo manipolatorio che ha probabilmente pochi termini di
confronto in tutto il Tristan – e non solo.
XXV
GS: «Dem Tag! Dem Tag!».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 103
XXVI
GS:«betrog.».
XXVII
GS:
«hehrster».
XXVIII
GS: «Isolde».
XXIX
GS: «mein».
104 RICHARD WAGNER
XXX
GS:«hehrer».
XXXI
GS:«schaun».
XXXII
GS: «Königs-Braut».
XXXIII
GS: «erweckt».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 105
XXXIV
GS: «umfangen».
106 RICHARD WAGNER
XXXV
TRISTAN TRISTANO
In deiner Hand Nella tua mano
den süßen Trank,XXXVI il dolce filtro
als ich ihn erkannt quand’io lo riconobbi
den sie mir bot; ch’ella m’offriva;
als mir die Ahnung quando un presentimento
hehr und gewiß nobile, certo,
zeigte, was mir mostrò quel che a me
die Sühne verhieß: la riconciliazione prometteva,
da erdämmerte mild allora sorse, come un dolce crepuscolo
erhabner Macht di sublime potenza,
im Busen mir die Nacht; nel mio cuore la notte;
mein Tag war da vollbracht. fu il mio giorno consumato.
ISOLDE ISOLDA
Doch ach! Dich täuschte Pure, ahimè, t’illuse
der falsche Trank, il perfido filtro,
daß dir von Neuem così che a te nuovamente
die Nacht versank; s’affondò la notte:
dem einzig am Tode lag, colui, che solo pensava alla morte,
den gab er wieder dem Tag. il filtro donò nuovamente al giorno!
TRISTAN TRISTANO
O Heil dem Tranke! Oh! benedetto quel filtro!
Heil seinem Saft! Benedetto il suo succo!
Heil seines Zaubers Benedetto della sua magia
hehrer Kraft! il nobile potere!
Durch des Todes Tor, A traverso la porta della morte,
wo er mir floß, là dove per me fu versato,
weit und offen ampio ed aperto
er mir erschloß, esso mi schiuse
darin ich sonstXXXVII nur träumend gewacht, quello che io non avevo ancora visto che in sogno:
das WunderreichXXXVIII der Nacht. il reame meraviglioso della notte.
Von dem Bild in des Herzens Dall’immagine, del cuore
bergendem Schrein nel celeste scrigno [racchiusa],
scheucht’ er des Tages esso cacciò del giorno
täuschenden Schein, l’ingannevole luce,
daß nacht-sichtig mein Auge affinché il mio occhio veggente nella notte
wahr es zu sehen tauge. valesse a contemplarla nella sua realtà.
ISOLDE ISOLDA
Doch es rächte sich Pure si vendicò
XXXV
Secondo le intenzioni di Wagner (da lui realizzate in diverse esecuzioni e confermate a Hermann Levi nel
1880) la sezione seguente del Tagesgespräch di Tristan e Isolde, fino al verso «Wie ertrag’ ich’s noch?» (corri-
spondente alle bb. 933-1036 della partitura) può essere tagliata.
XXXVI
GS: «Tod».
XXXVII
GS: «sonst ich».
XXXVIII
GS: «Wonnereich».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 107
11
L’ultima parola prima del ‘tempo lento’ della scena d’amore (vedi nota 12) spetta a Tristan, che devia defini-
tivamente la conversazione dal ‘giorno’ alla «santa notte» della morte e alla «beatitudine d’amore» (Liebes-Won-
ne) che vi si cela. Clarinetto e oboe reintroducono il motivo del Richiamo d’amore (es. 13) («In des Tages eitlem
Wähnen»), mentre il motivo della Morte (es. 8) torna nella voce di Tristan («das Sehnen hin | zur heil’gen
Nacht») e nell’orchestra in una riscrittura egemonizzata dalla sonorità del Tristanakkord (es. 1z) – una riscrittu-
ra che presto si consoliderà in una nuova forma (vedi y dell’es. 17).
XXXIX
GS: «blenden nicht mehr | unsre Blicke».
XL
GS: seguono questi versi, che non sono stati musicati: «Selbst um der Treu’ | und Freundschaft Wahn | dem
treusten Freunde | ist’s getan, | der in der Liebe | Nacht geschaut, | dem sie ihr tief | Geheimnis vertraut».
108 RICHARD WAGNER
XLI
GS: «(zu immer innigerer Umarmung auf einer Blumenbank sich niederlassend)».
12 Su un morbido tappeto accordale ritmato dagli archi divisi e con sordina, Tristan intona i suoi primi due ver-
si su una melodia che scompone il Tristanakkord del preludio (es. 1z: ora notato come Mi 3-Fa3-La 3-Do 4), se-
guito da Isolde. È il principio del cosiddetto ‘canto notturno’ (Nachtgesang) dei due amanti, due strofe con coda
in tempo «moderatamente lento» (Mäßig langsam) che gravitano attorno al La e danno il via al lungo ‘tempo
lento’ della scena. Il Nachtgesang attinge parte dei suoi materiali da Träume (Sogni): l’ultimo dei Fünf Gedichte
für eine Frauenstimme mit Pianoforte-Begleitung WWV 91 (Wesendonck-Lieder), piccolo ciclo liederistico com-
posto e rivisto tra il 1857 ed il 1858 da Richard Wagner su testi ‘tristaneggianti’ firmati da Mathilde Wesen-
donck. È interessante notare come Wagner intessa nel filo melodico vocale-strumentale della prima strofa anche
il motivo del Giorno (es. 11), il cromatismo del Desiderio (es. 1y) e perfino allusioni a quello dello Sguardo (es.
2y). La seconda strofa (da «Barg im Busen») ripristina il tempo iniziale e (da «Herz an Herz dir») aggiunge ai
materiali precedenti un’anticipazione del motivo del Sopore (Schlummermotiv: vedi x nell’es. 17), e quella ri-
scrittura a base di Tristanakkorde del motivo della Morte (es. 8) che fisserà la sua forma definitiva alla conclu-
sione in forte della strofa («liebe-heiligstes Leben»: cfr. y dell’es. 17). La coda del brano sfuma nel ‘canto di ve-
glia’ (Wachtgesang) che la voce di Brangäne diffonde dallo spalto, in dialogo con due coppie di violini: una pagina
costruita sui materiali del Nachtgesang sui quali l’ancella lascia fluttuare la sua lenta, ipnotica melodia (a sua vol-
ta modellata sugli intervalli del motivo del Giorno). I due amanti reagiscono agli avvertimenti di Brangäne con
un ‘canto dell’alba’ (Morgenlied) in Sol («Lausch, Geliebter!»), su un impasto di archi in pianissimo, che intro-
duce subito la forma definitiva del motivo del Sopore (es. 17x: una trasformazione dell’es. 4), a fianco della nuo-
va veste del motivo della Morte (es. 17y).
ESEMPIO 17 (bb. 1266-1272)
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 109
segue nota 12
Dopo l’intermezzo della filosofica riflessione sulla «soave paroletta» e (che l’orchestra accompagna con un flui-
do movimento dedotto dall’incipit dell’es. 17x), il tempo lento si chiude simmetricamente con un secondo canto
a due («So starben wir»), seguito da una ripresa accorciata dell’avvertimento di Brangäne e del ‘canto dell’alba’
di Tristan e Isolde («Soll ich lauschen?»). «So starben wir» è il celeberrimo ‘canto di morte’ (Sterbelied) della cop-
pia, in sul tremolo impercettibile degli archi con sordina (es. 18), che ‘ruota’ su se stesso in progressioni e gio-
cherà un ruolo cruciale nella scena conclusiva di Tristan (vedi nota 24).
ESEMPIO 18 (bb. 1377-1380)
XLII
GS: l’intera sequenza di versi fino a «hold bewußter Wunsch» è attribuita a entrambi i personaggi; si è prov-
veduto a segnalare il cambio di personaggio in base alla partitura.
110 RICHARD WAGNER
TRISTAN TRISTANO
all’ Gedenken, ogni ricordo…
ISOLDE ISOLDA
all’ Gemahnen, ogni sovvenire,…
BEIDE AMBEDUE
heil’ger Dämmrung di un sacro crepuscolo
hehres Ahnen l’augusto presagio
löscht des Wähnens Graus l’orrore dell’illusione scioglie,
Welt-erlösend aus. liberando dal mondo.
ISOLDE ISOLDA
Barg im Busen [Da poi che] s’è nascosto in cuore
uns sich die Sonne, a noi il sole,
leuchten lachend splendono ridendo
Sterne der Wonne. stelle di voluttà.
TRISTAN TRISTANO
Von deinem Zauber Dal tuo incanto
sanft umsponnen, lievemente circonfuso,
vor deinen Augen davanti ai tuoi occhi
süß zerronnen, dolcemente perduto;
ISOLDE ISOLDA
Herz an Herz dir, il mio cuore sul tuo,
Mund an Mund, sulla tua la mia bocca;
TRISTAN TRISTANO
Eines Athems di un solo respiro
Ein’ger Bund; – unico vincolo;…
BEIDE AMBEDUE
bricht mein Blick sich si smarrisce il mio sguardo
wonn’-erblindet, abbagliato dalla voluttà,
erbleicht die Welt impallidisce il mondo
mit ihrem Blenden: col suo barbaglio.
ISOLDE ISOLDA
die unsXLIII der Tag Quel mondo, che il giorno
trügend erhellt, ingannevolmente illumina,
TRISTAN TRISTANO
zu täuschendem Wahn per mentita illusione
entgegengestellt, a noi contrapposto,
BEIDE AMBEDUE
selbst – dann io stesso, dunque,
bin ich die Welt, sono quel mondo:
wonne-hehrstes Weben sacra trama di voluttà
liebe-heiligstes Leben,XLIV santa vita di passione
XLIII
GS: «mir».
XLIV
GS: «liebe-heiligstes Leben, | wonne-hehrstes Weben».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 111
XLV
GS: «(Mit zurückgesenkten Häuptern lange schweigende Umarmung Beider)».
112 RICHARD WAGNER
XLVI
GS:«bedroht’».
XLVII
GS:«der Liebe | so willig».
XLVIII
GS: «nur ihr».
XLIX
GS: «Doch das Wörtlein: und».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 113
L
GS: «ohne Bangen».
LI
GS: «TRISTAN | Ewig einig – | ISOLDE | Ohne End’ – | TRISTAN | Ohn’ Erwachen – | ISOLDE | Ohne Bangen – | TRI-
STAN | Namenlos | in Lieb’ umfangen – | ISOLDE | Ganz uns selbst gegeben, | der Liebe nur zu leben?».
114 RICHARD WAGNER
LII
GS: seguono questi versi, che non sono stati musicati: «TRISTAN: Soll der Tod | mit seinen Streichen | ewig uns
| den Tag verscheuchen? | ISOLDE: Der uns vereint, | den ich dir bot, | laß ihm uns weihn, | dem süßen Tod! | Muß-
te er uns | das eine Tor, | an dem wir standen, | verschließen; | zu der rechten Tür’, | die uns Minne erkor, | hat sie
den Weg nun gewiesen».
13 Preparata da una graduale intensificazione dinamica e agogica (cominciata a «Des Tages Dräuen»), ha inizio
la sezione in tempo Allegro della scena d’amore (Sehr lebhaft und schnell: «molto vivace e veloce»), sulle note del
nuovo motivo della Morte (es. 17y). La climax di tutta la scena coincide con uno sviluppo pressoché ininterrot-
to prima del ‘canto di morte’ (es. 18), poi del motivo della Beatitudine (es. 14), che cattura l’«ardente esaltazio-
ne» degli amanti abbracciati. Nell’insieme è riconoscibile una forma AA’B, imperniata sulla tonalità di Si: le due
sezioni A (rispettivamente da «Wie sie fassen?» e da «traut allein») allineano una catena di progressioni sul ‘can-
to di morte’, poi regolarmente ornate da una figura dolce di Trasfigurazione introdotta dal clarinetto (Verklä-
rungsfigur: x nell’es. 19), e si chiudono su una combinazione di motivo del Fato (es. 2x) e del Desiderio (es. 1y);
infine, la tensione così accumulata si scarica sulla sezione B («endlos ewig | ein-bewußt»: l’acme dell’estasi), che
raggiunge il parossimo in un lungo crescendo basato sul motivo della Beatitudine. Finché la musica si installa sul-
la dominante di Si, pronta a cadenzare sulla tonica, mentre il movimento si fa «ancora più incalzante» (Noch
drängender). Ma il grido di Brangäne e l’ingresso di Kurwenal armato faranno deragliare violentemente la con-
clusione.
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 115
segue nota 13
LIII
GS:
«O süße Nacht! | Ew’ge Nacht!».
LIV
GS:
l’intera sequenza di versi fino alla conclusione della scena è attribuita a entrambi i personaggi; si è prov-
veduto a segnalare il cambio di personaggio in base alla partitura.
LV
GS: «es».
116 RICHARD WAGNER
TRISTAN TRISTANO
sanftes Sehnen, mite aspirare;
ISOLDE ISOLDA
ohne Bangen senza timore
TRISTAN TRISTANO
süß Verlangen; dolce desiderare;
ohne Wehen senza dolore
BEIDE AMBEDUE
hehr Vergehen, alto disciogliersi;
ISOLDE ISOLDA
ohne Schmachten senza languire,
BEIDE AMBEDUE
hold Umnachten; grato annottare;
TRISTAN TRISTANO
ohne Meiden, senza distacco,
BEIDE AMBEDUE
ohne Scheiden,LVI senza separazione,
traut allein, caramente soli,
ewig heim, ad un focolare eterno,
in ungemess’nen Räumen in interminati spazi,
übersel’ges Träumen. sovrumano sognare.
ISOLDE ISOLDA
Du Isolde, Tu Isolda,
Tristan ich, io Tristano,
nicht mehr Isolde! non più Isolda!
TRISTAN TRISTANO
Tristan du, Tu Tristano,
ich Isolde, io Isolda,
nicht mehr Tristan!LVII non più Tristano!
ISOLDE ISOLDA
ohne Nennen, Senza chiamarsi,
ohne Trennen, senza separarsi,
neu Erkennen, nuovo riconoscere,
neu Entbrennen; nuovo ardere;
BEIDE AMBEDUE
endlos ewig senza fine eternamente,
ein-bewußt: intimamente consci:
heiß erglühter Brust cuore ardente come la fiamma,
höchste Liebes-Lust! suprema voluttà d’amore!
LVI
GS: «ohne Scheiden, | ohne Meiden».
LVII
GS: «Du Isolde, | Tristan ich, | nicht mehr Tristan, | nicht Isolde;».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 117
KURWENAL (stürzt mit entblößtem Schwerte herein)LVIII KURWENAL (entra precipitosamente con la spada
sguainata)
Rette dich, Tristan! Sálvati, Tristano!
(Er blickt mit Entsetzen hinter sich in die Szene zurück. (Egli guarda atterrito dietro di sé, verso la scena.
Marke, Melot und Hofleute [in Jägertracht], kommen aus Marke, Melot e cortigiani [in abito di cacciatori] s’av-
dem Baumgange lebhaft nach dem Vordergrunde und viano in fretta dal viale verso il davanti della scena,
halten entsetzt der Gruppe der Liebenden gegenüber e si arrestano inorriditi di fronte al gruppo degli
an.LIX Brangäne kommt zugleich von der Zinne her- amanti. Brangania scende subito dalla terrazza mer-
ab, und stürzt auf Isolde zu. Diese, von unwillkürli- lata ed accorre presso Isolda. La quale, presa da in-
cher Scham ergriffen, lehnt sich mit abgewandtem consapevole pudore, si appoggia, volgendo il viso,
Gesicht auf die Blumenbank. Tristan, in ebenfalls sul sedile fiorito. Tristano, con movimento egual-
unwillkürlicher Bewegung, streckt mit dem einen mente inconscio, apre con un braccio il mantello,
Arme den Mantel breit aus, so daß er Isolde vor den così ch’egli nasconde Isolda alla vista dei venienti. In
Blicken der Ankommenden verdeckt. In dieser questa posizione rimane un tempo abbastanza lun-
Stellung verbleibt er längere Zeit, unbeweglich den go, immobile, lo sguardo rigido e fisso sugli uomini,
starren Blick auf die Männer gerichtet, die in ver- che con vario contegno lo fissano alla loro volta. –
schiedener Bewegung die Augen auf ihn heften. – Primi albori.)
Morgendämmerung)
TRISTAN (nach längerem Schweigen) TRISTANO (dopo un silenzio piuttosto lungo)
Der öde Tag – L’ignobile giorno
zum letzten Mal! per l’ultima volta!
LX
MELOT (zu Marke) MELOT (a Marke)
Das sollst du, Herr, mir sagen, Questo, o signore, mi dirai,
ob ich ihn recht verklagt? se io l’abbia con ragione accusato?
Das dir zum Pfand ich gab, Se quel che in pegno io t’ho dato,
ob ich mein Haupt gewahrt? la mia testa, l’abbia salvata?
Ich zeigt’ ihn dir Io te l’ho mostrato
in offner Tat: in fatto aperto:
Namen und Ehr’ nome ed onore
hab’ ich getreu fedelmente io t’ho
vor Schande dir bewahrt. dall’onta preservato.
MARKE (nach tiefer Erschütterung, mit bebender Stim- MARKE (con profonda commozione e con voce tre-
me)LXI mante)
Tatest du’s wirklich?14 Questo veramente hai fatto?
LVIII
GS: «(Man hört einen Schrei Brangänes, zugleich Waffengeklirr. – Kurwenal stürzt, mit gezücktem Schwerte
zurückweichend, herein)».
LIX
GS: «Unmittelbar folgen ihm, heftig und rasch, Marke, Melot und mehrere Hofleute, die den Liebenden ge-
genüber zur Seite anhalten, und in verschiedener Bewegung die Augen auf sie heften».
LX
GS: aggiunge «der in sprachloser Erschütterung steht».
LXI
GS: «(mit zitternder Stimme)».
14 Per il lamento di Marke Wagner immagina un fondo orchestrale essenziale, sparso di silenzi, realizzato dai so-
li archi privati del loro registro acuto (i violini per lo più tacciono), ai quali si uniscono quasi esclusivamente fa-
118 RICHARD WAGNER
segue nota 14
gotti e corni. A dividere la scena con Marke è invece il clarinetto basso, sorta di ‘doppio’ strumentale della voce
addolorata del re tradito, che articola il lamento in tre parti. È questo strumento a prendere la parola per primo,
con il profilo della figura dell’Afflizione (Trauerfigur: es. 20), discendente e cromatico come quello del Dolore (es.
1x), che si aggira vanamente su se stesso un po’ come le linee contorte di basso della frustrazione di Wotan nel-
l’Anello del Nibelungo.
ESEMPIO 20 (bb. 1689-1696)
Ed è sempre il clarinetto basso a inaugurare la parte centrale con il Markemotiv (o ‘motivo di Marke’), subito ce-
duto alla voce del re (es. 21: «Wozu die Dienste»). Nella voce dello strumento i due motivi si fondono, ed è ap-
punto con la combinazione Trauerfigur + Markemotiv che il clarinetto basso vara la parte finale del lungo mo-
nologo, che conferma la tonica di re («Nun, da durch solchen»).
ESEMPIO 21 (bb. 1758-1760)
LXII
GS: «feindlichstem».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 119
LXIII
GS: «sein».
LXIV
GS: «er».
LXV
GS: «Dem».
120 RICHARD WAGNER
LXVI
GS:«Reiche».
LXVII
GS:«gegen».
LXVIII
GS: «mit Güt’ und List».
LXIX
GS: «wunderhehre».
LXX
GS: «erwarb».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 121
LXXI
GS:
«es».
LXXII
GS:
«gesunden».
LXXIII
GS: «Den unerforschlich | furchtbar tief».
15 Le parole della laconica risposta di Tristan sono interpolate nella ripresa letterale – ben altrimenti eloquente
– del tema del Desiderio (il Sehnsuchtsthema, ossia il primo tema del preludio all’atto primo), ristrumentato per
soli legni e corni. Tema che viene ‘congelato’ all’altezza della prima battuta dell’es. 2, per lasciare il posto al mo-
tivo del Sopore (es. 17x). È il momento del congedo degli amanti («Wohin nun Tristan scheidet»), due strofe af-
fini (la prima cantata da Tristan, la seconda da Isolde), nelle quali si infiltrano memorie musicali dal tempo len-
to della scena d’amore. Il tempo torna Lebhaft («vivace») e l’orchestra si riempie di scalette febbrili quando
Melot estrae la spada e affronta l’amico di un tempo. A portare a conclusione la scena è una coda in diminuen-
do, nella quale le prime quattro note del motivo di Marke (es. 21) si rincorrono dolorosamente verso il grave per
un paio di ottave sopra la triade tenuta di tonica di re, fino a spegnersi nel più piano nei corni. Ma è una vio-
lenta triade di re nel tutti dell’orchestra a siglare l’atto.
122 RICHARD WAGNER
(Er wendet sich zu Isolde, die sehnsüchtig zu ihm auf- (Si volge verso Isolda, che lo guarda con passione)
blickt)LXXIV
Wohin nun Tristan scheidet, Dove Tristano ora se n’andrà,
willst du, Isold’, ihm folgen? vuoi tu seguirlo, Isolda?
Dem Land, das Tristan meint, Alla terra, a cui pensa Tristano,
der Sonne Licht nicht scheint: non luce luce di sole:
es ist das dunkel è dessa l’oscura
nächt’ge Land, notturna terra,
daraus die Mutter onde mia madre
mich entsandt,LXXV mi inviò,
als, den im Tode quando, me che in morte
sie empfangen, aveva concepito,
im Tod sie ließ in morte ella fece
an dasLXXVI Licht gelangen. ch’io giungessi alla luce.
Was, da sie mich gebar, Quel che, quando mi partorì
ihr Liebesberge war, era il suo asilo d’amore,
das Wunderreich der Nacht, il mirabile regno della notte,
aus der ich einst erwacht, – ond’io un giorno mi svegliai;
das bietet dir Tristan, quello a te offre Tristano,
dahin geht er voran. colà egli ti precede:
Ob sie ihm folge se lo seguirà
treu und hold, dolce e fedele,…
das sag’ ihm nun Isold’. questo ora gli dica Isolda.
ISOLDE ISOLDA
AlsLXXVII für ein fremdes Land Quando per una terra straniera
der Freund sie einstens warb, l’amico un giorno la richiese,
dem Un-holden lui non benigno,
treu und hold, fedele e benigna
mußt’ Isolde folgen. dovette Isolda seguire.
Nun führst du in dein Eigen, Ora tu mi conduci nel tuo regno,
dein Erbe mir zu zeigen; per mostrarmi il tuo retaggio;
wie flöh’ ich wohl das Land, come fuggirei io il paese
das alle Welt umspannt? che comprende tutti i mondi?
Wo Tristans Haus und Heim, Dov’è la casa ed il focolare di Tristano,
da kehr’ Isolde ein: là torni Isolda:
auf dem sie folge la via ov’ella lo segua
treu und hold, dolce e fedele;
den Weg nun zeig Isold’! la via mostra ad Isolda!
(Tristan neigt sich langsam über sie und küßt sie sanft (Tristano si curva lentamente su di lei e la bacia lie-
auf die Stirn. Melot fährt wütend auf.) vemente sulla fronte. Melot balza in furore.)
LXXIV
GS: «(Er wendet sich seitwärts zu Isolde, welche die Augen sehnsüchtig zu ihm aufgeschlagen hat)».
LXXV
GS:«einst mich sandt’».
LXXVI
GS: «zum».
LXXVII
GS: «Da».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO SECONDO 123
16 Il Mäßig langsam («moderatamente lento») che inaugura l’atto terzo è probabilmente la pagina più nota di
una sorta di ‘micro-filone’ interno al Musikdrama wagneriano, ossia quella del ‘preludio di desolazione’; filone
che include almeno il corrispondente preludio di Parsifal e l’introduzione/transizione alla fuga di Siegmund e Sie-
glinde nell’atto secondo di Walküre. Affine, nei tre casi citati, è la strategia strumentale: la quarta corda dei vio-
lini dà l’avvio a un melodizzare ‘desolato’, scavato sul registro grave degli altri archi. Affine, soprattutto, è la pe-
culiare strategia che li accomuna: la sorpresa di un’alterazione radicale di un filo musicale particolarmente
importante del tessuto leitmotivico. L’atto si apre infatti su una sconcertante riscrittura diatonica in fa del moti-
vo cromatico del Desiderio (es. 1y):
ESEMPIO 22 (III, bb. 1-4)
L’es. 22 si sfalda poi in una successione di terze e tritoni (es. 23), che – come scriveva Maurice Kufferath alla fi-
ne dell’Ottocento – «lasciano una singolare impressione di vuoto e di solitudine [une singulière impression de vi-
de et de solitude]; pare di trovarsi dinanzi all’infinito dell’oceano inflessibile, mentre lo sguardo interroga invano
il triste orizzonte».
ESEMPIO 23 (bb. 5-8)
Introdotto sempre piano da corni e violoncelli, udiamo poi il motivo della Privazione d’amore (Liebesentbeh-
rungsmotiv: es. 24), caratterizzato da una mistura di cromatismo e consonanza che avrà grandi sviluppi in
Parsifal.
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 125
zont. Das Ganze macht denI Eindruck der Herrenlo- zonte di mare. L’insieme dà l’impressione della man-
sigkeit, übel gepflegt, hie und da schadhaft und be- canza dei padroni; mal mantenuto, qua e là danneg-
wachsen. Im Vordergrunde, an der inneren Seite, giato e coperto d’erbe. Sul davanti della scena, nella
liegt, unter dem Schatten einer großen Linde, Tri- parte interna, giace Tristano sotto l’ombra d’un gran
stan, auf einem Ruhebette schlafend, wie leblos aus- tiglio, dormiente sopra un divano, steso come un
gestreckt. Zu Häupten ihm sitzt Kurwenal, in corpo esanime. Al suo capezzale siede Kurwenal
Schmerz über ihn hingebeugt, und sorgsam seinem dolorosamente curvo su di lui, in atto di spiare con
Atem lauschend. – Von der Außenseite her hört ansia il suo respiro. – Dalla parte esterna si ode, al-
man, beim Aufziehen des Vorhanges, einen Hirten- l’alzarsi del sipario, una danza pastorale, nostalgica-
reigen, sehnsüchtig und traurig auf einer Schalmei mente e tristemente suonata da una zampogna. Infi-
geblasen. Endlich erscheint der Hirt selbst über der ne appare il pastore con la parte superiore del corpo
Mauerbrüstung mit dem Oberleibe, und blickt teil- al di sopra del parapetto del muro e guarda dentro
nehmend herein.) con curiosità).
segue nota 16
Gli ess. 22-24 provengono in realtà da Im Treibhaus (Nella serra), il terzo dei già citati Wesendonck-Lieder (ve-
di nota 12), indicato da Wagner stesso come Studie zu «Tristan und Isolde». I versi ‘notturni’ della Wesendonck
compiangevano il «destino» delle «misere piante» strappate al luogo natio e confinate tra le pareti di una serra
inospitale: a queste piante ora l’atto terzo del dramma di Wagner dà un nome ed un volto – quelli del Tristan vi-
sionario strappato ad Isolde e condotto morente in Bretagna. Su questi motivi Wagner imbastisce l’introduzione
strumentale: al levarsi del sipario, udiamo da dietro le quinte il «suono nostalgico e triste» della cornamusa (in
realtà, un corno inglese). Mentre l’orchestra tace, lo strumento suona la alte Weise, l’«antica canzone» (ancora
in fa: es. 25) che sarà riconosciuta da Tristan:
ESEMPIO 25 (bb. 52-57)
La successiva conversazione tra il pastore e Kurwenal conferma il fa come tonalità di controllo e vede il ritorno
della desolazione strumentale del preludio: l’azione scenica viene sorretta dallo stesso tessuto motivico-orche-
strale di una cinquantina di battute che abbiamo udito prima del sipario (sia pure, s’intende, con tutte le sosti-
tuzioni, le soppressioni, i dislocamenti resi necessari dal dramma).
I
GS: «einen».
126 RICHARD WAGNER
(Kurwenal wendet ein wenig das Haupt nach ihm)II (Kurwenal volge un poco il capo verso di lui)
Wacht er noch nicht? Non si sveglia ancora?
KURWENAL (schüttelt traurig mit dem Kopf) KURWENAL (scuote tristemente il capo)
Erwachte er, Se si svegliasse,
wär’s doch nur sarebbe soltanto
um für immer zu verscheiden, per lasciarci per sempre:
erschien zuvor a meno che prima non apparisse
die Ärztin nicht, la sanatrice,
die einz’ge, die uns hilft. la sola, che ci può soccorrere…
Sah’st du noch nichts? Non hai visto ancora niente?
Kein Schiff noch auf der See? – Nessun vascello ancora sul mare?
HIRT IL PASTORE
Eine and’re Weise Un’altra aria
hörtest du dann, sentiresti allora,
so lustig als ich sie nurIII kann. così gaia, come meglio io posso.
Nun sag’ auch ehrlich, Ora dimmi sinceramente,
alter Freund: mio vecchio amico:
was hat’s mit unsrem Herrn? che è successo al nostro signore?
KURWENAL KURWENAL
Laß die Frage; – Lascia la domanda:
du kannst’s doch nie erfahren. – non potrai mai saperlo.
Eifrig späh, Scruta diligentemente,
und siehst du einIV Schiff, e se tu vedi un naviglio,
V
so spiele lustig und hell! suona un’aria gaia e serena!
HIRT (sich wendend und mit der Hand über’m Auge, IL PASTORE (voltandosi e scrutando verso il mare con la
nach dem Meer spähend) mano sugli occhi)
Öd’ und leer das Meer! – Deserto e vuoto il mare!
(Er setzt die Schalmei an den Mund und entfernt sich (Egli accosta la zampogna alle labbra e si allontana
blasend)VI suonando)
TRISTAN (nach langem Schweigen, ohne Bewegung, TRISTANO (dopo un lungo silenzio, immobile, cupo)
dumpf)
Die alte Weise –17 La vecchia aria;…
was weckt sie mich? a che ella mi desta?
(Die Augen aufschlagend und das Haupt wendend) (Aprendo gli occhi e volgendo un poco il capo)
Wo – bin ich? Dove sono?
II
GS:
«(Da Kurwenal das Haupt nach ihm wendet)».
III
GS:
«wie ich sie».
IV
GS: «das».
V
GS: «dann».
VI
GS: «(Er setzt die Schalmei an und verschwindet blasend: etwas ferner hört man längere Zeit den Reigen.)».
17 La ripetizione dell’«antica canzone» del corno inglese desta infine Tristan. Ma è un risveglio apparente, come
la musica esprime con ineguagliabile efficacia: Tristan non rientra affatto nel mondo del ‘giorno’, rappresentato
invece dal fido Kurwenal. Che non ha capito granché di quanto è successo al suo signore, e torna qui a parlare
con entusiasmo l’unico linguaggio che conosca – quello appunto del ‘giorno’ e delle salde architetture dei suoi
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 127
segue nota 17
Lieder. Kurwenal cerca così prima di imbastire una gioiosa forma vocale-strumentale per celebrare Kareol, e poi
(«Nach Kornwall») ci fa risentire perfino un accenno del canto derisorio su Morold dell’atto primo (cfr. nota 3).
Invano: la sua ‘musica del giorno’ è continuamente – e quanto emblematicamente! – compromessa da Tristan,
con i suoi interventi che assomigliano (secondo Alfred Lorenz) a delle pause sognanti, senza tempo, interpolate
nel flusso della musica rigidamente scandita del suo scudiero.
VII
GS: «(ist erschrocken aufgefahren, lauscht und beobachtet)».
VIII
GS: «die».
IX
Didascalia in GS; la partitura vi sostituisce «matt».
X
GS: «Schau».
128 RICHARD WAGNER
TRISTAN TRISTANO
Meine Herde? I miei greggi?
KURWENAL KURWENAL
Herr, das mein’ ich! Signore, lo credo bene!
Dein das Haus, Tua la casa,
Hof und Burg. il cortile, il castello.
Das Volk, getreu Il popolo fedele
dem trauten Herrn, all’amato signore,
so gut es konnt’, come meglio poteva,
hat’s Haus und Hof XI gepflegt, ha curato casa e podere,
das einst mein Held che un giorno il mio eroe
zu Erb’ und Eigen in eredità e possesso
an Leut’ und Volk verschenkt, donò alla sua gente ed al suo popolo,
als Alles er verließ, quando tutto lasciò
in fremdeXII Land’ zu ziehn. per andare in terre lontane.
TRISTAN TRISTANO
In welches Land? In quale terra?
KURWENAL KURWENAL
Hei! nach Kornwall; Oh! in Cornovaglia:
kühn und wonnig ardito e gioioso
was sich da Glanzes, quale splendore colà
GlückesXIII und Ehren di fortuna e d’onore
Tristan, mein Held, hehr ertrotzt! Tristano, il mio eroe, nobilmente si conquistò!
TRISTAN TRISTANO
Bin ich in Kornwall? Sono in Cornovaglia?
KURWENAL KURWENAL
Nicht doch: in Kareol. Ma no: in Kareol.
TRISTAN TRISTANO
Wie kam ich her? Come me ne venni qui?
KURWENAL KURWENAL
Hei nun, wie du kamst? Ah, dunque! Come venisti?
Zu Roß rittest du nicht; A cavallo di certo non venisti;
ein Schifflein führte dich her; una navicella ti condusse qui:
doch zu dem Schifflein però alla navicella
hier auf den Schultern su queste spalle
trug ich dich: die sind breit, io ti portai:… esse sono larghe:
sie trugenXIV dich dort zum Strand. – esse ti portano colà alla spiaggia.
Nun bist du daheim zu Land, Ora tu sei a casa tua, a casa tua, a terra!
im echten Land, nella tua vera terra
im Heimat-Land, nella terra tua patria;
XI
GS:«Herd».
XII
GS:«ferne».
XIII
GS: «Glückes | Glanz ».
XIV
«die brachten».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 129
auf eigner Weid’ und Wonne, nella delizia dei tuoi pascoli,
im Schein der alten Sonne, sotto i raggi del vecchio sole:
darin von Tod und Wunden ivi dalla morte e dalle ferite
du selig sollst gesunden. felicemente guarirai.
(Er schmiegt sich an Tristans Brust) (Si stringe al petto di Tristano)
TRISTAN (nach einem kleinen Schweigen) TRISTANO (dopo un breve silenzio)
Dünkt dich das, –18 Questo a te sembra?
ich weiß es anders, Io la so altrimenti,
doch kann ich’s dir nicht sagen. ma non te la posso dire.
Wo ich erwacht, Dov’io mi sono svegliato,…
weilt’ ich nicht; non mi sono trattenuto;
doch wo ich weilte, però dov’io mi son trattenuto
das kann ich dir nicht sagen. non te lo posso dire.
Die Sonne sah ich nicht, Io non vidi il sole,
noch sah ich Land undXV Leute: né vidi io terra né popolo:
doch was ich sah, pure quel ch’io vidi
das kann ich dir nicht sagen. non te lo posso dire.
Ich war – Io ero
wo ich von je gewesen, dove sono sempre stato,
wohin auf je ich gehe: dove per sempre tornerò:
im weiten Reich nell’ampio reame
der Welten Nacht. della notte dei mondi.
Nur ein Wissen Solo un sapere
18 Wagner stesso ci ha consegnato una definizione vagamente paradossale dell’atto terzo, che si applica perfet-
tamente a quanto Tristan – e noi spettatori con lui – sta per sperimentare: una sorta di ‘furia’, di ‘follia’, di ‘de-
lirio sinfonico’ (secondo un’annotazione di Cosima relativa al settembre 1878). Ossimoro, per dirla con Thomas
Grey, che evoca una dialettica affascinante quanto impossibile tra due poli mutuamente esclusivi: tra il paradig-
ma indiscusso del controllo in musica (la ‘sinfonia’) e la sua negazione, la perdita del controllo (quale appunto la
‘furia’, la ‘follia’, il ‘delirio’). Il paradosso di un ‘delirare sinfonicamente’ (conciliazione dell’apparentemente in-
conciliabile, di ‘sinfonia’ e ‘follia’) è appunto al centro di queste famose pagine del Tristan. Nell’eccellente lettu-
ra freudiana di Joseph Kerman, «la lunga scena del ‘delirio’ documenta il tentativo di Tristan di riconquistare il
dominio di sé, dragando la propria vita passata e i propri passati sentimenti per raggiungere una nuova sintesi».
Un tentativo che avrà successo, realizzando una sorta di conversione del personaggio (vedi nota 19). Soprattut-
to, la scena sfrutta ai fini della conversione il parallelismo musicale e drammatico di un «ampio doppio ciclo sim-
metrico»: per due volte consecutive, infatti, Tristan evolve dall’introspezione all’«estatica pregustazione» dell’ar-
rivo di Isolde, attraversando con l’orchestra i quattro episodi ricordo – maledizione – ricaduta – attesa.
Un’articolazione quadripartita che (quanto alla musica) indusse nel 1906 Karl Grunsky a leggere nel ciclo una
sorta di «saldatura dei quattro movimenti della sinfonia [der symphonischen Viersätzigkeit]». Qui siamo al-
l’apertura del primo ciclo: la memoria di Tristan è sfocata, poi inizia a funzionare riportando a galla la melodia
delle strofe di congedo degli amanti della fine dell’atto precedente (nota 13). È poi la volta di altri reperti musi-
cali del passato. Ma, mentre il motivo del Giorno dilaga (es. 11), il ricordo cede il passo a una furibonda tirata
contro tutte le immagini del luminoso – «giorno» (Tag), «luce» (Schein, Licht), «fiaccola» (Leuchte), «scintilla»
(Zünde): più o meno, le parole di ‘un pesce lasciato ad essiccare al sole’, per stare ad un irriverente parallelo del-
lo stesso Wagner. La maledizione al ‘giorno’ sfinisce Tristan, che ricade sul suo giaciglio. Poi però inizia l’attesa
(«Isolde kommt!»): un «molto vivace» (Sehr lebhaft) solcato da una figura giubilante in orchestra, imparentata
con l’es. 16, che tende al cromatismo del Desiderio (es. 1y). Finché l’anelito diventa illusione: l’immagine della
nave in procinto di attraccare eccita Tristan («Es naht, es naht») che, sui caldi accordi del Nachtgesang, dal duet-
to dell’atto secondo, pregusta la liberazione dal mondo con Isolde.
XV
GS: «nicht sah ich Land noch».
130 RICHARD WAGNER
XVI
GS:
«jagt mich’s».
XVII
A partire dal 1863, Wagner ha ripetutamente messo in chiaro che la sezione della partitura compresa tra l’in-
tonazione di questo verso e quella del verso «von ihr mich scheuchte!» (bb. 350-418) dovrebbe essere omessa
dall’esecuzione.
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 131
XVIII
GS: «mein».
XIX
GS: «Nacht».
XX
GS: «(heftig ergriffen)».
132 RICHARD WAGNER
KURWENAL KURWENAL
Lebt sie denn, S’ella vive,
so laß dir Hoffnung lachen. – lascia dunque che ti rida la speranza.
Muß Kurwenal dumm dir gelten, Se anche Kurwenal ti deve parere sempliciotto,
heut sollst du ihn nicht schelten. oggi non avrai a lagnarti di lui.
Wie tot lagst du Come morto sei giaciuto
seit dem Tag, dal giorno
da Melot, der Verruchte, in cui Melot, lo scellerato,
dir eine Wunde schlug. ti inferse una ferita.
Die böse Wunde, La cattiva ferita,
wie sie heilen? come guarirla?
Mir tör’gem Manne A me uomo semplice
dünkt’ es da, parve allora,
wer einst dir Morolds che colei che un giorno a te di Morold
Wunde schloß, la ferita chiuse,
der heilte leicht die Plagen costei facilmente guarirebbe le piaghe
von Melots Wehr geschlagen. inferte dall’arma di Melot.
Die beste Ärztin La migliore sanatrice
bald ich fand; subito trovai;
nach Kornwall hab’ ich in Cornovaglia ho io
ausgesandt: inviato:
ein treuer Mann un uomo fedele
wohl übers Meer bene attraverso il mare
bringt dir Isolden her. ti porterà qui Isolda.
TRISTAN (außer sich) TRISTANO (fuori di sé)
Isolde kommt! Isolda viene!
Isolde naht! – Isolda s’appressa!
(Er ringt gleichsam nach Sprache) (Come cercando a stento l’espressione)
O Treue! hehre, O fede! Nobile
holde Treue! dolce fede!
(Er zieht Kurwenal an sich und umarmt ihn) (Trae a sé Kurwenal e lo abbraccia)
Mein Kurwenal, Mio Kurwenal,
du trauter Freund, amico caro!
du Treuer ohne Wanken, O fedele senza vacillare,
wie soll dir Tristan danken? come ti deve ringraziare Tristano?
Mein Schild, mein Schirm, Mio scudo, mio schermo,
in Kampf und Streit in lotta e battaglia,
zu Lust und Leid in piacere e patire,
mir stets bereit: a me sempre pronto:
wen ich gehaßt, colui che io ho odiato
den haßtest du, tu hai odiato,
wen ich geminnt, colui che io ho amato
den minntest du. tu hai amato.
Dem guten Marke, Al buon Marke,
dient’ ich ihm hold, quand’io fedelmente lo servivo,
wie warst du ihm treuer als Gold! a lui fosti più fedele dell’oro!
Mußt’ ich verraten Quand’io dovetti tradire
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 133
re» spegne la speranza e fa ripiombare la musica in tonalità minore (il fa dell’alte Weise della cornamusa). Isol-
134 RICHARD WAGNER
segue nota 19
de non giunge ancora, e Tristano ricomincia «con crescente tristezza» il suo esame introspettivo sulle note del-
l’alte Weise del corno inglese, che aveva varato il primo ciclo ed ora torna a lanciare il secondo. I livelli di ten-
sione, come suggerisce Kerman, sono dosati accuratamente: all’interno di entrambi i cicli, gli episodi «aumenta-
no di emotività» fino alla ricaduta, mentre nelle coppie di passi paralleli il secondo «è sotto ogni aspetto più
profondo e più decisivo di quello precedente». A cominciare dal momento del ricordo: che diventa ora (secondo
l’analisi illuminante di Grey) una sorta di ‘conversazione musicale a tre attori’, collocati in tre luoghi differenti
dello spazio teatrale: (1) la alte Weise della cornamusa, dietro le quinte; (2) la voce di Tristan, sul palcoscenico;
(3) l’orchestra. Dei tre, la prima ad iniziare è l’«antica canzone» del pastore, cui spetta indubbiamente il ruolo
più esposto: la sua funzione è infatti quella di ‘attivatore’ della conversazione. Nella prima fase (Mäßig langsam:
«moderatamente lento») la melodia passa dal corno inglese dietro le quinte ai fiati in orchestra e viceversa. Nel-
la seconda fase («Nein! ach nein!»), la alte Weise attiva anche il resto dell’orchestra, che – sollecitata – prende a
funzionare come una specie di «cassa di risonanza della memoria» di Tristano. Questa ‘cassa’ sprigiona attività
leitmotivica nella forma di «un affollarsi di motivi passati», che si intrecciano con la melodia stessa in uno svi-
luppo di densità crescente. Sviluppo che finisce col debordare in una «polifonia da incubo» (nightmarish poly-
phony), cui si attaglia perfettamente quell’etichetta di ‘delirio sinfonico’ sulla quale ci siamo soffermati nella no-
ta 18 (con buona pace di Grunsky, che rifiutava recisamente si potesse cogliere qualcosa di «patologico» ed
«isterico» in questo secondo ciclo del monologo tristaniano). Questa volta, però, il ricordo non sfocia più nel-
l’esteriore maledizione del ‘giorno’: Tristan è ritornato in contatto con il suo passato traumatico, e ora è dispo-
sto a riconoscere che i veleni del filtro sono stati distillati dalle sue stesse mani («ich selbst, ich selbst – ich hab’
ihn gebraut!»). Questa consapevolezza è intonata su un gesto che amplifica il cromatismo discendente del moti-
vo del Dolore (es. 1x), e che viene subito adottato dall’orchestra (motivo della Maledizione dell’amore: Liebe-
sfluchmotiv, es. 26). Se la memoria questa volta scava più a fondo, anche la ricaduta è più drammatica di quel-
la del primo ciclo: Kurwenal teme per la vita di Tristan. Ma anche l’attesa porta a un epilogo diverso: l’unica
«guaritrice» (Ärztin), Isolde, sta giungendo davvero (vedi nota 20).
ESEMPIO 26 (bb. 810-11)
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 135
XXIII
GS aggiunge un verso: «sterben – und mich sehnen!».
XXIV
GS: «nicht».
XXV
GS: «nach».
136 RICHARD WAGNER
XXVI
GS: «Herz».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 137
XXVII
GS: «je sich Minne».
XXVIII
GS: «das».
XXIX
GS: «sanften».
XXX
GS: «licht».
138 RICHARD WAGNER
XXXI
GS:
«wie hold, wie schön bist du! –».
XXXII
GS:
«einen lustigen Reigen vernehmen».
20 Una elementare melodia in Do del corno inglese (ma Wagner suggerisce la fabbricazione di un apposito Al-
penhorn: vedi appendice alla guida) suggerisce l’avvistamento della nave di Isolde. L’orchestra si unisce al giubi-
lo con una pagina Sehr lebhaft («molto vivace»), in cui si giova anche della melodia di «Barg im Busen» (vedi
nota 12), appena reintrodotta nel tessuto leitmotivico.
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 139
KURWENAL (von der Warte zurückrufend, jauchzend) KURWENAL (volgendosi a chiamare dal posto di ve-
detta, giubilante)
Hahei! Heiha!XXXIII Hahei! Heiha!
Wie es mutig steuert! Come naviga baldanzosamente!
Wie stark derXXXIV Segel sich bläht! Con quanta forza si gonfia la vela!
Wie es jagt! Wie es fliegt! Come corre! Come vola!
TRISTAN TRISTANO
Die Flagge? Die Flagge? La bandiera? La bandiera?
KURWENAL KURWENAL
Der Freude Flagge Bandiera di gioia,
am Wimpel lustig und hell. pressi il gagliardetto, gaia e luminosa.
TRISTAN (auf dem Lager hoch sich aufrichtend) TRISTANO (drizzandosi alto sul giaciglio)
HaheiXXXV der Freude! Evviva! Quale gioia!
Hell am Tage Luminosa nel giorno
zu mir Isolde, a me Isolda!
Isolde zu mir! – Isolda a me!
Siehst du sie selbst? La vedi tu in persona?
KURWENAL KURWENAL
Jetzt schwand das Schiff Ora il vascello è scomparso
hinter dem Fels. dietro la rupe.
TRISTAN TRISTANO
Hinter dem Riff? Dietro la scogliera?
Bringt es Gefahr? Porterà pericolo?
Dort wütet die Brandung, Là la risacca infuria,
scheitern die Schiffe. – e naufragano i vascelli!
Das Steuer, wer führt’s? Il timone chi lo tiene?
KURWENAL KURWENAL
Der sicherste Seemann. Il pilota più sicuro.
TRISTAN TRISTANO
Verriet’ er mich? Mi vorrebbe tradire?
Wär’ er Melots Genoß? Sarebbe compagno di Melot?
KURWENAL KURWENAL
Trau ihm wie mir! Di lui fidati come di me!
TRISTAN TRISTANO
Verräther auch du! – Traditore anche te!
Un-seliger! Sciagurato!
Siehst du sie wieder? La vedi nuovamente?
KURWENAL KURWENAL
Noch nicht. Non ancora.
TRISTAN TRISTANO
Noch nicht.Verloren! Non ancora.Perduta!
XXXIII
GS: «Hahei!».
XXXIV
GS: «das».
XXXV
GS: «Heiaha!».
140 RICHARD WAGNER
XXXVI
GSaggiunge: «Im sich’ren Strom | steuert zum Hafen das Schiff».
XXXVII
GS: «erbst du noch heut».
XXXVIII
GS: «zum Strand».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 141
XXXIX
GS: «Ha,».
21 È sempre la melodia di «Barg im Busen», che pulsa sincopata, irrequieta e molto crescendo nei bassi dell’or-
chestra, a esprimere l’insofferenza di Tristan che si agita sul suo letto, impaziente di correre incontro alla sua
‘guaritrice’. È una pagina allucinata e originalissima: ad un certo punto la frenesia ritmica s’impadronisce del pla-
cido motivo del Sopore (es. 17x), stravolgendolo nel fortissimo di una versione sghemba e brutale (Wagner lo ri-
scrive nel tempo assai insolito di ). Nel momento culminante, quando l’uomo si precipita barcollando tra le brac-
cia di Isolde, il complesso Dolore-Desiderio (i due temi del preludio: ess. 1-2) riconquista prepotentemente la
scena musicale, in modo analogo a quanto era accaduto alla fine dell’atto primo, dopo la libagione del filtro (ve-
di nota 7). Il parallelismo ovviamente non è casuale. Su un tempo in costante dilatazione (un allargando), Tristan
si spegne sulla prima frase del motivo dello Sguardo (2y) e il filo melodico viene reciso: i violoncelli lasciano la
frase incongruamente sospesa sul Si 3 – un attimo prima dello «Ha!» di Isolde.
XL
GS: «Hahei!».
XLI
GS: «auf ewig».
142 RICHARD WAGNER
XLII
GS:
«(Er hat sich ganz aufgerafft, und springt jetzt vom Lager)».
XLIII
GS:
«Er stürzt taumelnd der hereineilenden Isolde entgegen».
XLIV
GS: «(in Isoldes Arm sinkend)».
XLV
GS: «(Den Blick zu ihr aufgeheftet, sinkt er leblos in ihren Armen langsam zu Boden)».
XLVI
GS: «(nach einem Schrei)».
XLVII
In GS segue il verso: «Achtest du nicht?».
22 Il lamento di Isolde è articolato da un refrain basato sul cosiddetto motivo del Dubbio di morte (Motiv des
Todesfrage: es. 27): una serie di sincopi angosciose e dissonanti (nell’oboe) che si scaricano in una linea melodi-
ca inquieta almeno quanto il secondo motivo della Morte (es. 17y), con il quale il Dubbio di morte condivide la
sonorità del Tristanakkord (Re2-La 2-Do3-Fa3) e la clausola melodica (x nell’es. 27) nella forma del motivo del
Fato (es. 2x).
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 143
segue nota 22
HIRT IL PASTORE
Kurwenal! Hör’! Kurwenal! Odi!
Ein zweites Schiff. Un altro vascello.
XLVIII
In GS seguono due versi supplementari: «Treuloser Tristan, | mir diesen Schmerz?».
XLIX
GS:
«Zu spät! | Zu spät!».
L
GS: segue il verso «– Nacht!».
LI
GS: «ohnmächtig».
23 Tremoli e veloci scalette degli archi ci introducono all’ecatombe che si consuma rapidamente sulla scena: Isol-
de è esanime sul cadavere di Tristan, quando cadono Melot e Kurwenal. L’orchestra insiste particolarmente sul-
la figura di giubilo imparentata col Desiderio (es. 1y) che aveva suggellato l’attesa delirante di Tristan (vedi no-
ta 18): quasi a sottolineare ironicamente il potenziale tragico della brama, della «volontà di vivere [Wille zum
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 145
(Kurwenal fährt auf und blickt über Brüstung, wäh- (Kurwenal trasalisce con violenza ed osserva al di là
rend der Hirt aus der Ferne erschüttert auf Tristan del parapetto, mentre il pastore guarda di lontano,
und Isolde sieht) commosso, Tristano e Isolda)
KURWENAL KURWENAL
Tod und Hölle! Morte e inferno!
(In Wut ausbrechend)LII (Rompendo in furore)
Alles zur Hand! Che tutto sia pronto!
Marke und Melot Marke e Melot
hab’ ich erkannt. – ho riconosciuto.
Waffen und Steine! Armi e pietre!
Hilf mir! Ans Tor! Aiuto! Alla porta!
(Er springt mit dem Hirt an das Tor, das Beide in der (Si affretta col pastore alla porta, che in fretta cer-
Hast zu verrammeln suchen) cano di sprangare)
DER STEUERMANN (stürzt herein) IL PILOTA (si precipita dentro)
Marke mir nach Marke mi segue
mit Mann und Volk! con la sua masnada:
Vergebne Wehr! inutile difesa!
Bewältigt sind wir. Siamo sopraffatti.
KURWENAL KURWENAL
Stell dich, und hilf! – Mettiti alla difesa ed aiutami!
So lang ich lebe, Per quanto vivrò,
lugt mir keiner herein! nessuno mi metterà piede qui dentro!
BRANGÄNES STIMME (außen, von unten her) LA VOCE DI BRANGANIA (fuori, dal basso)
Isolde, Herrin! Isolda! Signora!
KURWENAL KURWENAL
Brangänens Ruf? Il grido di Brangania?
(Hinabrufend) (Gridando verso il basso)
Was suchst du hier? Che cerchi tu qui?
BRANGÄNE BRANGANIA
Schließ nicht, Kurwenal! Non chiudere, Kurwenal!
Wo ist Isolde? Dov’è Isolda?
KURWENAL KURWENAL
Verrät’rin auch du? Traditrice anche tu?
Weh dir, Verruchte! Guai a te, infame!
segue nota 23
Leben]» schopenhaueriana. Come prima Isolde, tocca ora a Marke intonare la sua – e la nostra – costernazione
(«O Trug und Wahn!») sulle note in orchestra del Dubbio di morte (es. 27), poi sul suo motivo dell’atto secon-
do (es. 21: «Trautester Freund!»). Incastonata nel cordoglio di Marke, la voce di Brangäne ci regala una delle
sua pagine più intense («Sie wacht! Sie lebt!»), che si inerpica esitante sulle note del motivo del Desiderio (es. 1y)
fino a un indimenticabile La 4 («dir zu ent-sa-gen»). I gemiti del re e dell’ancella interrompono ripetutamente il
‘canto di morte’ dal tempo lento della scena d’amore (vedi nota 12 e l’es. 18), già rimesso in gioco dal pianto di
Isolde (da «daß wonnig und hehr»: vedi nota 22): violini e corni con sordina lo rilanciano piano per tre volte, in
tre tonalità che disegnano una lenta ascesa cromatica (Fa-Sol -Sol ).
LII
GS: «KURWENAL (in Wut ausbrechend) | Tod und Hölle!».
146 RICHARD WAGNER
LIII
GS: «dort nicht!».
LIV
GS: «KURWENAL | Heiaha».
LV
GS: «da».
LVI
GS: «ihn».
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 147
Kurwenal mit dessen Helfern zurückgetrieben, und dalla porta, irrompe. Kurwenal, gravemente ferito,
dringt herein. Kurwenal, schwer verwundet, retrocede barcollando davanti a lui, sul davanti del-
schwankt vor ihm her nach dem Vordergrunde) la scena)
MARKE MARKE
O Trug und Wahn! O inganno e delirio!
Tristan, wo bist du? Tristano! Dove sei?
KURWENAL KURWENAL
Da liegt er – Qui egli giace…
hier – wo ich – liege.LVII qui… dove io… giaccio.
(Er sinkt bei Tristans Füßen zusammen) (S’abbatte ai piedi di Tristano)
MARKE MARKE
Tristan! Tristan! Tristano! Tristano!
Isolde! Weh! Isolda! Guai!
KURWENAL (nach Tristans Hand fassend) KURWENAL (prendendo la mano di Tristano)
Tristan! Trauter! Tristano! Caro!
Schilt mich nicht, Non t’avere a male,
daß der Treue auch mit kommt! che anche il tuo fedele venga con te!
(Er stirbt) (Muore)
MARKE MARKE
Tot denn Alles! Tutti morti, dunque!
Alles tot? Tutti morti!
Mein Held! Mein Tristan! Mio eroe, mio Tristano!
Trautester Freund! Caro fra tutti gli amici,
Auch heute noch anche oggi
mußt du den Freund verrathen? devi tradire il tuo amico?
Heut, wo er kommt Oggi, mentr’egli viene
dir höchste Treu’ zu bewähren? a provarti la sua più alta fede?
Erwache! Erwache! Svegliati! Svegliati!
Erwache meinem Jammer, Svegliati al mio lamento!
(Schluchzend über die Leiche sich herabbeugend) (Curvandosi sul cadavere e singhiozzando)
du treulos treuster Freund! O fedelissimo infedele amico!
BRANGÄNE (die in ihren Armen Isolde wieder zu sich BRANGANIA (che ha preso nuovamente Isolda tra le
gebracht) sue braccia)
Sie wacht! Sie lebt! È sveglia! Vive!
Isolde! Hör mich, Isolda! Ascoltami,
vernimm meine Sühne!LVIII apprendi la mia espiazione!
des Trankes Geheimnis Il segreto del filtro
entdeckt’ ich dem König: ho scoperto al re:
mitLIX sorgender Eil’ con impaziente fretta
stach er in See,LX s’è posto in mare
LVII
GS:
«Da liegt er – da – | hier, wo ich liege –!».
LVIII
GS:
«Isolde, hör! Hör mich, süßeste Frau! | Glückliche Kunde | laß mich dir melden: | vertrautest du nicht
Brangänen? | Ihre blinde Schuld | hat sie gesühnt; | als du verschwunden, | schnell fand sie den König:».
LIX
GS: «erfuhr der kaum, | als mit ».
LX
GS: «in See er stach,».
148 RICHARD WAGNER
LXI
GS:
«dem».
LXII
GS:
«ward enthüllt».
LXIII
GS: «(die theilnahmlos vor sich hingeblickt, ohne zu vernehmen, heftet das Auge endlich auf Tristan)».
24 L’epilogo del Tristan und Isolde è familiare ai frequentatori delle sale da concerto quale seconda metà del bra-
no universalmente noto come Vorspiel und Isoldens Liebestod («Preludio e morte d’amore di Isolde»). La pater-
nità dell’abbinamento tra il preludio all’atto primo e la morte di Isolde è di Wagner stesso, e l’idea è documen-
tata già nel 1862 (il brano composito fu diretto per la prima volta dal compositore l’anno seguente). Non è invece
di stretto conio wagneriano il titolo, che è fonte di qualche confusione. È vero che il termine Liebes-Tod compa-
re in uno dei versi della scena d’amore dell’atto secondo («sehnend verlangter | Liebes-Tod!»: «o ardentemente
invocata | morte d’amore!»; vedi nota 13), ma – a ingarbugliare le cose – Wagner lo adopera sempre per riferir-
si proprio al preludio dell’atto primo, e non alla morte di Isolde (in altre parole, il Liebestod per lui coincide con
il Vorspiel – idea spiazzante che dischiude interessanti prospettive di riflessione). Mentre il titolo riservato da Wa-
gner alla sezione conclusiva del Tristan è Verklärung («trasfigurazione»: per inciso, il responsabile della trasfor-
mazione della Verklärung in Liebestod fu nientemeno che il suocero di Wagner, Franz Liszt, che nel 1867 intito-
lò appunto Isolden’s Liebes-Tod la sua fortunata riduzione del monologo finale). Abbiamo dunque a che fare con
la trasfigurazione di Isolde, e non con la ‘morte d’amore’. Una Verklärung che riprende il filo del ‘canto di mor-
te’ (Sterbelied: es. 18), interrotto a più riprese nei minuti precedenti (vedi nota 23): e finalmente l’ascesa croma-
tica Fa-Sol -Sol trova il suo compimento nel La di «Mild und leise», che ci fa innanzitutto udire lo Sterbelied
TRISTAN UND ISOLDE – ATTO TERZO 149
segue nota 24
per intero. Ora però il canto di morte s’immette direttamente nel suo svolgimento ‘rotatorio’ (ossia in progres-
sioni) e a climax che avevamo ascoltato nel tempo veloce conclusivo della scena d’amore (nota 13), sia pure de-
bitamente rallentato. Torna anche la tonalità che aveva governato questa pagina del secondo atto: quella di Si.
Gli snodi strutturali dell’estasi sono dunque gli stessi di allora (sezione A, canto di morte + figura di Trasfigura-
zione: «Seht ihr’s nicht? | Wie das Herz ihm»; sezione A’: «Höre ich nur»; sezione B, basata sul motivo della Beat-
itudine, l’es. 14: «Heller schallend»). A cambiare radicalmente è però l’esito finale. Mentre nell’atto secondo la
cadenza alla tonica veniva scardinata con violenza, ora il motivo della Beatitudine sfocia per due volte in una ca-
denza plagale con flessione minore della sottodominante maggiore (Mi-Sol -Si), che ci conduce morendo alla to-
nica: un topos di Wagner – secondo Hermann Danuser, il suo personale «simbolo musicale della fine», che non
a caso Wagner collocherà anche nelle battute estreme del Crepuscolo degli dèi e perfino nella sua revisione del-
l’Olandese volante. La seconda volta, la cadenza incorpora l’es. 1: il profilo cromatico del Desiderio (Sol 3-La3-
La 3-Si3: es. 1y) nel timbro dell’oboe, combinato con il Tristanakkord (Fa2-Si2-Re 3-Sol 3: es. 1z), conducendoli
entrambi alla risoluzione sulla tonica di Si (vedi le parti di archi, oboe e corno inglese nell’es. 28). La tonica con-
clusiva è sussurrata (pianissimo) nel tutti dell’orchestra, dal quale Wagner elimina significativamente il solo cor-
no inglese, e la sua voce così pungente e caricata di dolore lungo le pagine della partitura. E finalmente, con que-
sta cadenza plagale il Tristan und Isolde raggiunge una meta che non è simultaneamente un nuovo desiderio: al
contrario, per dirla con Wagner, è l’«appagamento più beato dell’ardente brama [die seligste Erfüllung des glü-
henden Sehnens]». E forse, anche di quella degli spettatori del Tristan.
ESEMPIO 28 (III, bb. 1695-97)
LXIV
GS: «wie er leuchtet, | wie er minnig | immer mächt’ger, | Stern-umstrahlet | hoch sich hebt: | seht ihr, Freun-
de, | säh’t ihr’s nicht?».
150 RICHARD WAGNER
LXV
GS:«auf sich schwingt, | in mich dringt, | hold erhallend | um mich klingt?».
LXVI
GS: «Wogen».
LXVII
GS: «In des Wonnemeeres | wogendem Schwall, | in der Duft-Wellen | tönendem Schall,».
L’orchestra
Com’è noto, Tristan und Isolde deve la sua stesura ai lunghi anni ‘sabbatici’ presi da
Wagner dal suo Siegfried. È dunque interessante misurare le forze orchestrali del Tri-
stan con quelle che Wagner aveva messo in campo per la «seconda giornata» del Ring
des Nibelungen. Balza subito agli occhi un alleggerimento dell’impressionante poten-
ziale di volume sonoro di Siegfried, nella direzione di un organico più ‘normale’: una
‘normalità’, per inciso, che avrebbe dovuto ispirare il Tristan nel suo complesso, se-
condo le intenzioni originarie (e invero ottimistiche) di Wagner.
Scompaiono innanzitutto le poderose Tenortuben e Basstuben, espressamente con-
cepite da Wagner (forse ispirato dal saxhorn di Adolphe Sax) per ispessire il suono del
Ring nel registro medio. E, con le ‘tube wagneriane’, viene eliminato dall’organico an-
che il secondo quartetto di cornisti, ai quali esse vengono affidate. Dalle file degli otto-
ni si volatilizzano anche le altre novità dell’Anello: la tromba bassa e il trombone con-
trabbasso, così come quella tuba contrabbassa utilizzata come corposo sostegno ai
corni e alle tube wagneriane.
Nel Ring, uno dei motivi di queste aggiunte era il desiderio di disporre di ‘famiglie’
timbriche omogenee di quattro strumenti: famiglie che ora vengono ridimensionate a
gruppi di tre anche nei legni, con l’eliminazione dell’ottavino (ora suonato solo dal III
152 APPENDICE – L’ORCHESTRA
cile per un’Isolde entrare nella parte, lungo l’atto primo, se si ritrova come interlocu-
trice una mediocre Brangäne – voce alla quale peraltro Wagner riserva pagine intensis-
sime e cruciali (si pensi al «Welcher Wahn?» dell’atto primo, al ‘canto di veglia’ nel
secondo, a «Sie wacht! Sie lebt!» nel terzo…). Un danno analogo lo producono i Kur-
wenal dalla vocalità troppo grossière o viceversa troppo solenne, ieratica: un danno ai
Tristan di turno, s’intende, soprattutto lungo la prima scena dell’atto terzo. Per non di-
re dei Marke: che non sono molto presenti in scena, ma che talvolta riescono – con le
loro sole forze – ad affossare l’atto secondo, con il loro «Tatest du’s wirklich?». I do-
dici minuti del lamento del re occupano infatti una posizione decisiva e invero arri-
schiata. È un po’ come se il duetto fra Cio-Cio-San e Pinkerton di Madama Butterfly
sfociasse in una lunga tirata di Sharpless: mal eseguiti, quei minuti possono raffredda-
re irrimediabilmente gli entusiasmi del pubblico dopo la scena d’amore, per quanto in-
candescente sia stata resa dai suoi interpreti. E invece «Tatest du’s wirklich?» può co-
ronare superbamente l’atto, se il basso riesce a intonarlo – parafrasando una bella frase
di Didier van Moere – quasi come fosse un Lied di una Winterreise immaginaria.
Tristan und Isolde in breve
a cura di Gianni Ruffin
Per la storia della musica, del teatro musicale e dell’arte tout court, il 10 giugno 1865 fu una da-
ta determinante: al «Königliches Hof- und Nationaltheater» di Monaco di Baviera fu rappre-
sentata Tristano e Isotta di Richard Wagner. Che cosa avesse in mente l’artefice nel concepire un
simile lavoro lo illustra nel modo più lampante una sua celeberrima lettera a Liszt nel 1854: «poi-
ché in vita mia non ho mai gustato la vera felicità dell’amore, voglio erigere al più bello dei miei
sogni un monumento nel quale dal principio alla fine sfogherò appieno questo amore. Ho sboz-
zato nella mia testa un Tristano e Isotta; un concetto musicale della massima semplicità, ma pu-
ro sangue; col bruno vessillo che sventola in fine del dramma, voglio avvolgermi per morire!».
L’idea era chiarissima, la «tinta» anche: non restava (si fa per dire) che renderla concreta, mette-
re nero su bianco l’intuizione artistica e drammatica.
La scelta del modello letterario cui attingere era non a caso caduta sul più atipico dei capo-
lavori medievali: l’incompiuto omonimo poema scritto nel 1205-1210 da Gottfried von Stra-
ßburg, un testo che «rispetto al suo tempo ed al suo mondo possiamo tranquillamente definire
una mostruosità», scrive Peter Wapnewski, argomentando: «là dove […] la stella del destino vie-
ne strappata giù dalla volta celeste e dalla sfera del divino e imperiosamente accasata nel singo-
lo petto, là il Medioevo è finito». In un certo senso fortuna volle che il capolavoro di Gottfried
rimanesse incompiuto: Wagner ebbe libera scelta nel delinearne la conclusione, compendiando
nel finale la più sconvolgente concezione dell’amore, della vita e della morte mai fino ad allora
apparsa.
Il modo in cui il Tristan wagneriano affronta (e porge) il tema dell’amore ha qualcosa di as-
soluto, come una trasgressione, per così dire, altamente morale: destino e amore vi coincidono
assolutamente, in un modo tale che delitto sarebbe non assecondarli, o, peggio, ostacolarli. Solo
una categoria freudiana come quella definita dal concetto di «regressione» sembra in grado di re-
stituirci il senso dell’analogia profonda che lega l’idea di amore a quella della pulsione di morte:
la morte comune dei due amanti è infatti presentata nel Tristan non alla stregua della luttuosa
fatalità che, in molte opere romantiche, più o meno accidentalmente, interviene come sola pos-
sibile via d’uscita da una situazione senza rimedio, bensì come l’assolutamente necessaria conse-
guenza dell’amore, il suo compimento.
Assecondando un destino che li sovrasta, li travolge, e del quale si fanno entusiasticamente
carico, i due amanti obliano ogni vincolo sociale, ogni senso d’appartenenza, qualsiasi legame
d’amicizia. I valori fondativi dell’etica cavalleresca (onore, gloria, rispetto, fedeltà, altruismo)
sono tutti presentati come simboli e frutti della vanità «diurna» e della falsità delle convenzio-
ni sociali. Contrapposta alle meschine e superficiali menzogne del mondo, la sola verità che av-
vince i due amanti è l’anelito all’eterno indistinto della notte e della morte. Scriverà Nietzsche
che «ogni gioia vuole eternità»; oggetto ultimo del desiderio di Tristan e di Isolde sarà dunque
la morte perché solo la morte è eterno superamento della finitezza, dell’isolamento dell’io: solo
156 GIANNI RUFFIN
nel grembo della notte eterna, infatti, la reciproca unione dei due amanti sarà assoluta e defini-
tiva. Per capire a fondo questo capolavoro bisogna avere il coraggio di ammettere che il suo è
un finale positivo.
Molteplici furono le istanze, le esperienze, le sollecitazioni confluite in simile concezione. Si-
curamente un ruolo importante spettò all’esperienza biografica. Il riferimento, ben noto, è alla
tempestosa vicenda sentimentale con Mathilde Wesendonck, della quale ricorderemo i Lieder
musicati da Wagner, fra cui i due «studi per Tristan», Träume e Im Treibhaus, il primo dei qua-
li Wagner definì «la cosa più bella che ho scritto (tremo sino alle radici più profonde dei miei ner-
vi quando lo sento)».
Pertinente è anche il riferimento a Schopenhauer ed al suo pessimismo cosmico, purché si ten-
ga presente l’ambivalenza, il risvolto terribilmente positivo poc’anzi spiegato della volontà di
morte di Tristan e di Isolde. Non secondario dovrebbe risultare inoltre il richiamo alla metafisi-
ca della musica (intesa come diretto riferimento all’essenza del mondo) sviluppata dalla filosofia
schopenhaueriana, che identifica in quest’arte la manifestazione dell’oscura pulsione della «vo-
lontà»: impossibile non evocare, di fronte a simile idea, la travolgente fluvialità dell’orchestra wa-
gneriana che – secondo la definizione wagneriana del Tristan come «azioni della musica divenu-
te visibili» – «trascina» i due amanti al compimento del destino.
Un influsso provenne anche dalla mitologia romantica d’amore, com’è ovvio: meno ovvio è
notare come, essendo quella di amore, in Tristan, un’idea assoluta e totalizzante, essa non si li-
miti all’aspetto spirituale, ma coinvolga anche quello carnale. Senz’altro pertinente è anche il ri-
chiamo al retroterra filosofico fondante il romanticismo tedesco; Tristan ne implica concetti fon-
damentali come Zerrissenheit (il dissidio, il sentimento profondo di una lacerazione fra io e
mondo) e Sehnsucht (lo struggimento, il «male del desiderio», il «desiderio infinito» che, in quan-
to infinito, si appaga del proprio inappagamento: concetto del quale il più diretto traslato musi-
cale è raffigurato nell’ambiguità armonica – e nella correlativa inesausta tensione – del cosiddet-
to Tristanakkord).
Epocali furono le conseguenze del Tristano sull’arte, sulla musica, sul teatro, sulla filosofia,
forse persino sulla vita di molti… è da sottolineare come, se assoluta è la portata del capolavo-
ro in ordine a contenuti di tale entità, ciò si verifica perché di livello altrettanto assoluto è la ri-
sposta che alle sollecitazioni concettuali del testo ha saputo dare il compositore. Di particolare
evidenza è l’originalità della concezione armonica: non meno che massiccio è il ricorso alla dis-
sonanza, alla risoluzione eterodossa, al cromatismo. Con tali mezzi Wagner si spinge fino a deli-
neare tensioni sonore estreme, paradossalmente ad un tempo dolcissime e dilaceranti, in più d’un
caso di fatto inspiegabili nei termini dell’armonia tradizionale. Poderosa è la mobilitazione delle
risorse sinfonico-orchestrali in una musica fluviale e travolgente che, dei trasgressivi contenuti
notturni del Tristan und Isolde, appare come la sola, e conseguente, possibile espressione.
Argomento - Argument - Synopsis - Handlung
Argomento
ATTO PRIMO
In mare, sul ponte della nave di Tristano, durante la traversata dall’Irlanda alla Cornovaglia. Isot-
ta è sulla tolda della nave che la sta portando dall’Irlanda alla Cornovaglia. Tristano la scorta da
re Marke, suo zio, cui Isotta deve andare in sposa. Un marinaio intona una canzone in cui si ac-
cenna ad una «vergine irlandese», e alle orecchie di Isotta le parole di quel canto suonano come
un insopportabile oltraggio alla sua condizione di principessa. Quando l’ancella Brangania le an-
nuncia che la nave sta per giungere in Cornovaglia, Isotta inveisce furiosa contro il proprio po-
polo, colpevole di essersi piegato vilmente al nemico.
Nella seconda scena Tristano è anch’egli sul ponte della nave e fissa assorto il mare, accanto al
fido scudiero Kurwenal. Isolde ordina a Brangania di ingiungere a Tristano di renderle omaggio,
visitandola nella sua tenda. Tristano rifiuta cortesemente, e Kurwenal spiega a suo modo a Bran-
gania il motivo di tale diniego: Tristano è un eroe, ha ucciso l’irlandese Morold, promesso sposo
di Isotta, poiché egli vessava la Cornovaglia, terra di re Marke, imponendo iniqui tributi; ora, do-
po l’annientamento di Morold, Tristano porta Isotta a re Marke in sposa come segno della pro-
pria vittoria. Saputo del racconto beffardo di Kurwenal, Isotta inveisce contro Tristano ed il suo
seguito e narra all’ancella di quando una piccola nave aveva portato sulle coste dell’Irlanda un uo-
mo gravemente ferito, che ella aveva preso a curare con le arti magiche ereditate dalla madre. Nel-
l’uomo Isotta aveva riconosciuto Tristano e subito aveva progettato di ucciderlo per vendicare
Morold, ma era stata vinta dallo sguardo dell’eroe, che aveva suscitato nel suo cuore un misto di
attrazione e pietà. Aveva così deciso di strapparlo alla morte con le sue cure. Tristano, guarito, era
partito, ma dopo poco era tornato per portare Isotta, principessa d’Irlanda, in isposa a Marke, un
semplice vassallo.
Terminato il racconto, Isotta, furibonda al ricordo di quest’ultima ingiuriosa sopraffazione, de-
cide di vendicarsi di Tristano offrendogli, con la scusa di un brindisi pacificatorio, un filtro vele-
noso. Kurwenal avvisa le due donne di prepararsi allo sbarco poiché la nave è ormai prossima al-
la costa, ma Isotta invita lo scudiero a mandare da lei Tristano per un brindisi di riconciliazione.
Giunto l’eroe, Isotta gli porge la coppa preparata da Brangania. Entrambi bevono, ma invece del-
la morte li coglie un’inestinguibile corrente di reciproca attrazione: l’ancella infatti, incapace di as-
secondare la distruttiva volontà di Isotta, ha versato nel liquido della coppa non il filtro venefico,
ma il filtro dell’amore. Tristano ed Isotta, ormai avvinti da una passione incoercibile, si scambia-
no parole di estatico rapimento mentre le fanfare di benvenuto e le urla di giubilo della folla an-
nunciano l’arrivo in Cornovaglia.
158 ARGOMENTO - ARGUMENT - SYNOPSIS - HANDLUNG
Tristan und Isolde (atto I). Litografia di Michael Echter (1812-1879) da un disegno di Angelo Quaglio II (1829-
1890) per la prima rappresentazione assoluta, avvenuta a Monaco, Königliches Hof- und Nationaltheater, il 10
giugno 1865.
ATTO SECONDO
Nel castello di re Marke in Cornovaglia. Nel giardino del castello di re Marke, in una ammalian-
te notte estiva, Isotta attende con impazienza l’arrivo dell’amato Tristano, mentre in lontananza
echeggiano i suoni della battuta di caccia che re Marke sta compiendo con il suo seguito. Bran-
gania invita però Isotta ad essere cauta e in particolare a diffidare di Melot, infido amico di Tri-
stano e segretamente innamorato di Isotta, che ha organizzato la caccia come trappola per allon-
tanare re Marke e sorprendere poi i due amanti clandestini.
Isotta liquida con impazienza quelli che ritiene sospetti infondati e spegne la torcia che arde nei
pressi: sarà quello il segnale che annuncerà a Tristano che nulla ostacola il loro incontro. Quindi,
in preda ad un crescente, irrefrenabile desiderio, attende impaziente l’amato, che finalmente giun-
ge dalle tenebre della notte che protegge il loro incontro: essi si scambiano parole di estatico ra-
pimento e, congiunti in un grandioso duetto, innalzano una sorta di inno alla notte, regno del nul-
la e dell’amore, opposto al mondo del giorno, infido e nemico. Mentre gli amanti sono al culmine
della passione, Brangania, che vegliava guardinga sull’incontro notturno, annuncia l’irrompere
sulla scena di re Marke, seguito da Melot e dal suo seguito. Il re, offeso dal tradimento di Trista-
ARGOMENTO - ARGUMENT - SYNOPSIS - HANDLUNG 159
no, colto in flagrante con la sua promessa sposa, interroga addolorato l’amato nipote sui motivi
del suo oltraggioso comportamento. Tristano non risponde, rapito nell’estasi amorosa e ormai di-
mentico del mondo e del suo stesso onore, e invita Isotta a seguirlo nel regno della notte. A quel
punto Melot, colmo di gelosia, sfida Tristano a duello: i due estraggono le spade, ma l’eroe porge
il proprio petto al nemico, che furiosamente lo trafigge.
ATTO TERZO
Nel castello di Tristano in Bretagna. Ai piedi di un grande albero giace Tristano ormai morente,
vegliato dal fido Kurwenal, mentre risuona la desolata melodia della zampogna di un pastore. Lo
scudiero chiede quindi al pastore di intonare un canto gioioso se, scrutando il mare, vedrà appa-
rire la nave di Isotta. Alle parole di Kurwenal Tristano riprende lentamente coscienza ed in una
sorta di delirio esalta il regno della notte, al quale ormai egli appartiene, anche se nel contempo il
giorno lo richiama, per attendere Isotta, maledicendo il chiarore della torcia che divide i due
amanti ed evita che possano ricongiungersi nel regno delle tenebre e del nulla. Quindi, arso dalla
febbre, egli crede di veder giungere la nave di Isotta, ma alla sua angosciata richiesta a Kurwenal
di confermargli l’arrivo del vascello dell’amata risponde la dolorosa melodia del pastore. Tristano
ricorda allora che udì quella canzone da fanciullo quando i suoi genitori morirono e d’improvvi-
so è colto dalla visione di Isotta, che lo raggiunge solcando il mare. Ma un nuovo gioioso motivo
del pastore annuncia che la nave di Isotta sta realmente raggiungendo la costa. In preda ad una
crescente eccitazione, Tristano si strappa le bende dalla ferita anelando al ricongiungimento con
l’amata. Quando Isotta finalmente lo raggiunge, egli spira tra le sue braccia.
Irrompono quindi in scena Brangania e Melot, che viene ucciso da Kurwenal. Giunge anche re
Marke che, saputo dell’inganno del filtro, era giunto per perdonare e riunire i due amanti e ora
lamenta affranto la desolata scena di morte che lo accoglie. Isotta, estranea ormai a ciò che acca-
de attorno a lei, anela solo a ricongiungersi a Tristano oltre la soglia del giorno ed in un lungo
monologo conclusivo ella si trasfigura e muore accanto all’amato, mentre un luminoso e sereno
accordo in maggiore conclude l’opera.
Argument
PREMIER ACTE
En pleine mer, sur le pont du navire de Tristan, pendant la traversée d’Irlande en Cornouailles.
Iseult se trouve sur le pont du navire qui l’emmène d’Irlande en Cornouailles. Tristan l’escorte
jusque chez son oncle, le roi Marc, qu’elle doit prendre pour époux. Un marin entonne une chan-
son qui fait allusion à une «vierge irlandaise». Les paroles de ce chant résonnent aux oreilles
d’Iseult comme un outrage insupportable à sa condition de princesse. Lorsque sa servante Bran-
gäne lui révèle que le navire s’apprête à aborder en Cornouailles, Iseult lance des invectives contre
son peuple qui s’est lâchement plié aux volontés de l’ennemi.
Dans la deuxième scène, Tristan se trouve aussi sur le pont du navire et il fixe la mer, absorbé
dans ses pensées; à ses côtés se tient son fidèle écuyer, Kurwenal. Iseult ordonne à Brangäne d’en-
joindre Tristan à venir lui rendre hommage en daignant lui accorder une visite. Tristan refuse et
Kurwenal explique à Brangäne les raison de son refus: Tristan est un héros; il a tué l’Irlandais Mo-
rold, le fiancé d’Iseult, parce que ce dernier infligeait aux habitants de la Cornouailles, terre de
Tristan et du roi Marc, des impôts exorbitants. Après avoir mis fin aux jours de Morold, Tristan
conduit Iseult au roi Marc, en signe de victoire. Lorsqu’Iseult entend le récit railleur de Kurwenal,
160 ARGOMENTO - ARGUMENT - SYNOPSIS - HANDLUNG
elle peste contre Tristan et sa suite et elle raconte alors à sa servante qu’un petit bateau avait amené
un jour sur les côtes d’Irlande un homme grièvement blessé, qu’elle soigna grâce aux pratiques ma-
giques que sa mère lui avait transmises. Iseult, qui avait bien reconnu Tristan en cet homme, avait
songé dans un premier temps à le tuer, pour venger Morold, mais elle finit par céder au regard du
héros, qui éveilla en son coeur un mélange d’attirance et de pitié. Elle décida donc de l’arracher à
la mort en lui prodiguant ses soins. Une fois guéri, Tristan partit mais il revint peu de temps après,
pour la conduire, elle qui était princesse d’Irlande, au roi Marc, qu’elle devait épouser alors qu’il
n’était qu’un simple vassal.
À la fin de son récit Iseult, furieuse devant cet abus offensant, décide de se venger de Tristan en
lui offrant une boisson empoisonnée, sous prétexte de prendre un verre avec lui en signe de paix.
Kurwenal prévient les deux femmes qu’il est temps de se préparer, car le navire approche des côtes,
mais Iseult demande à l’écuyer de lui envoyer Tristan, pour boire à leur réconciliation. Tristan ar-
rive et Iseult lui offre la coupe préparée par Brangäne. Tous deux boivent ce breuvage mais au lieu
de trouver la mort, ils se sentent saisis d’une attirance réciproque: en effet, incapable de suivre la
volonté destructrice d’Iseult, la servante avait versé dans la coupe non pas un poison, mais un phil-
tre d’amour. Tristan et Iseult, désormais en proie à une passion effrénée, s’échangent des paroles
brûlantes d’amour, tandis que les fanfares de bienvenue et les cris de joie de la foule annoncent
l’arrivée en Cornouailles.
DEUXIÈME ACTE
Dans le château du roi Marc, en Cornouailles. Dans le parc du château du roi Marc, au cours
d’une douce nuit d’été, Iseult attend avec impatience l’arrivée de son bien-aimé Tristan, tandis
qu’on entend au loin les cris de la battue à laquelle se livrent le roi Marc et sa suite. Brangäne in-
vite cependant Iseult à être prudente et à se méfier tout particulièrement de Melot: en effet, ce der-
nier n’est pas un ami loyal; il aime Iseult en secret et c’est lui qui a organisé cette chasse nocturne
pour pouvoir éloigner le roi Marc et surprendre ainsi les deux amants clandestins.
Mais Iseult n’a cure de ces soupçons, qui sont à ses yeux dénués de fondement et elle s’empresse
d’éteindre le flambeau qui luit à ses côtés. Tel est le signal qui laisse entendre à Tristan que plus
rien ne s’oppose à leurs retrouvailles. L’amant, qui attendait impatiemment, animé d’un désir
croissant et sans mesure, rejoint sa bien-aimée dans les ténèbres de la nuit, qui enveloppent leur
rencontre d’un halo protecteur; ils échangent des paroles pleines d’extase et réunis en un duo gran-
diose, ils entonnent un hymne à la nuit, le royaume du néant et de l’amour, qui s’oppose au monde
du jour, trompeur et ennemi. Tandis que les amants parviennent au comble de la passion, Bran-
gäne, qui veillait prudemment sur leur rencontre, annonce d’un cri soudain l’irruption sur scène
du roi Marc, suivi de Melot et de sa cour. Le roi, profondément blessé à la vue de la trahison de
Tristan, qu’il surprend en flagrant délit avec sa future épouse, demande à son cher neveu, la mort
dans l’âme, les raisons de son comportement outrageux. Tristan ne répond pas, car son extase
amoureuse l’emporte et lui fait oublier le monde et son code de l’honneur, et il invite Iseult à le
suivre dans le règne de la nuit. Mais Melot, dont la jalousie atteint le paroxysme, provoque Tris-
tan en duel; tous deux tirent l’épée, mais le héros livre sa poitrine à l’ennemi qui le transperce.
TROISIÈME ACTE
Dans le château de Tristan, en Bretagne. Au pied d’un grand arbre gît Tristan; il est mourant et
Kurwenal le veille, fidèlement, tandis qu’on entend un berger jouer une triste mélodie sur sa cor-
nemuse. L’écuyer demande à ce dernier d’entonner un air joyeux dès qu’il verra apparaître au loin
le navire qui transporte Iseult. Aux paroles de Kurwenal, Tristan reprend peu à peu conscience et,
ARGOMENTO - ARGUMENT - SYNOPSIS - HANDLUNG 161
plongé dans une sorte de délire, il exalte le royaume des ténèbres, auxquelles il appartient désor-
mais, mais il demande en même temps un retour temporaire au jour, en attendant qu’Iseult re-
vienne; il maudit la lueur de la torche qui sépare les deux amants et les empêche de se retrouver
dans le règne des ténèbres et de la nuit. En proie à la fièvre, il croit apercevoir le navire d’Iseult,
mais lorsqu’il demande à Kurwenal, le coeur étreint par l’angoisse, de lui confirmer l’arrivée du
vaisseau de sa bien-aimée, il entend pour toute réponse la douloureuse mélodie du berger. Tristan
se souvient alors avoir entendu cette chanson lorsqu’il apprit, enfant, la mort de ses parents et il
est soudain envahi par une vision où Iseult se précipite vers lui, bravant la mer. Mais un nouvel
air joyeux, joué par le berger, lui annonce que le navire d’Iseult est véritablement sur le point
d’aborder au port. Dans son délire croissant, Tristan arrache les bandes qui protègent sa blessure
et aspire de toutes ses forces à retrouver sa bien-aimée. Mais lorsqu’Iseult le retrouve enfin, il ex-
pire entre ses bras.
Brangäne entre alors en scène, suivie de Melot qui meurt sous le fer de Kurwenal. Puis arrive
aussi le roi Marc qui, ayant appris le subterfuge du philtre d’amour, était venu exprimer son par-
don aux amants, mais déplore à présent, le coeur brisé, la scène funèbre qui se déploie sous ses
yeux. Iseult, désormais étrangère à tout ce qui l’entoure, n’a plus qu’un seul désir: retrouver Tris-
tan par delà le seuil du jour, et tout au long du monologue final, elle se transfigure peu à peu puis
elle meurt, aux côtés de son bien-aimé, tandis que l’opéra s’achève sur un accord en majeur, em-
preint de lumière et de sérénité.
Synopsis
ACT ONE
The scene is laid on board Tristan’s ship, during the crossing from Ireland to Cornwall. Isolde is
on the deck of the ship which is carrying her from Ireland to Cornwall. Tristan is escorting her to
his uncle, King Marke, whom she is to marry. Isolde bristles with rage when she hears a sailor
singing a song about an «Irish virgin», for she considers his taunting words an insult to her roy-
al lineage. When her attendant, Brangäne, tells her that the ship is approaching Cornwall, Isolde
vents her anger at her people for having yielded to the enemy in such a cowardly way.
In the second scene, Tristan is standing on the ship’s deck, moodily contemplating the sea, with
his loyal squire, Kurwenal, beside him. Isolde orders Brangäne to summon Tristan to her quarters
to pay his respects. Tristan refuses, and Kurwenal explains why: Tristan has heroically slain Isol-
de’s former betrothed, the tyrannical Irishman Morold who, after conquering Cornwall (home-
land of Tristan and King Marke), had crippled the populace with high taxes. Now that Morold is
dead, Tristan is taking Isolde to King Marke as a token of his victory. Angered by Kurwenal’s in-
solent manner, Isolde rails against Tristan and his retinue. She tells Brangäne how a small ship,
bearing a gravely wounded man, had landed on Irish shores and that, having inherited her moth-
er’s magic potions, she had taken care of him. Realising that the man was Tristan, Isolde’s initial
plan had been to kill him; but the look in his eyes had stirred up a mixture of attraction and pity
in her heart, and she had instead nursed him back to health. His strength restored, Tristan had de-
parted, only to return soon afterwards to convey the Irish princess to be the bride of King Marke,
a mere vassal.
After ending her tale, Isolde flares up anew at the recollection of Tristan’s unjust and arrogant
behaviour, and resolves to take her revenge on him. She will invite him to drink a toast to their
reconciliation - but the cup of friendship will in fact contain poison. The ship is nearing the coast,
162 ARGOMENTO - ARGUMENT - SYNOPSIS - HANDLUNG
and Kurwenal tells the women to prepare to go ashore. Isolde asks the squire to send Tristan to
her, so that they may drink to the end of their strife. But Brangäne, unable to bring herself to com-
ply with Isolde’s wishes, has substituted a love potion for the poison. As soon as they drink the
potion, the couple are overwhelmingly drawn to each other. Dizzy with longing, Tristan and Isol-
de ecstatically exchange endearments while, in the background, a loud fanfare and the jubilant
cries of the crowd proclaim their arrival in Cornwall.
ACT TWO
King Marke’s castle in Cornwall. It is a summer’s night, and the air is full of magic. Isolde is in the
garden of King Marke’s castle, awaiting Tristan’s arrival with mounting excitement. King Marke
and his courtiers are out hunting, and the sound of their bugles echoes in the distance. Brangäne
warns Isolde to be cautious and, above all, to beware of the treacherous Melot, who is secretly in
love with her. Melot has organised the hunting party to persuade King Marke to leave the castle,
knowing full well that on his return he will catch the lovers together.
Isolde brusquely dismisses her suspicion as unfounded, and extinguishes the torch burning on
the castle wall, thereby signalling to Tristan that they can meet in safety. Isolde can scarcely con-
ceal her growing desire as she impatiently awaits her lover. At long last, Tristan emerges from the
dark, protective cloak of night. Falling rapturously into each other’s arms, they launch into a ma-
jestic duet, a song of praise to the night – the kingdom of nothingness and of love, contrasting
with the hostile, faithless day. As they reach the height of ecstasy, Brangäne shouts from her
watching place that King Marke is approaching. The courtiers, led by Melot and King Marke,
burst in and discover the lovers locked in an embrace. Deeply wounded by his nephew’s betrayal,
King Marke demands an explanation for his outrageous behaviour. Tristan does not answer;
swept away by passion, he has banished all thoughts of the world and of his very honour, and he
begs Isolde to follow him into the kingdom of night. Wildly jealous, Melot challenges Tristan to
a duel, and the two men draw their swords. Tristan bares his breast, into it his foe immediately
thrusts his weapon.
ACT THREE
Tristan’s castle in Brittany. Mortally wounded, Tristan lies at the foot of a huge tree, attended by
the faithful Kurwenal. A shepherd plays a melancholy strain on his pipe. Kurwenal asks the shep-
herd to keep watch for Isolde’s ship, and to play a cheerful melody as soon as it comes into sight.
At the sound of Kurwenal’s voice, Tristan slowly regains consciousness. Lapsing into a trancelike
state, he sings out in praise of the realm of night, which by now has claimed him, but revives
briefly at the prospect of Isolde’s arrival. He curses the glimmering torch which keeps the lovers
apart, barring them from finding eternal joy in the sphere of darkness and nothingness. Burning
with fever, Tristan is convinced that Isolde’s ship is drawing towards the coast. He questions Kur-
wenal excitedly, only to be answered by the plaintive sound of the shepherd’s pipe. Tristan recalls
hearing the same tune as a boy, when his parents died; suddenly, he is blinded by a vision of Isol-
de sweeping through the waves to join him. The shepherd’s pipe gives out a lively melody, an-
nouncing that Isolde’s ship is landing. Isolde rushes toward Tristan who, desperate to be reunited
with his loved one, frenziedly tears the bandages from his wound. But when Isolde finally reach-
es him, he dies in her arms.
Brangäne appears, followed by Melot, whom Kurwenal kills. Also King Marke enters: having
been informed of the exchange of potions, he intends to pardon the lovers. Instead, he is greeted
with a chilling scene that fills him with despair. Isolde, no longer aware of what is happening,
ARGOMENTO - ARGUMENT - SYNOPSIS - HANDLUNG 163
yearns only to join Tristan in the kingdom of night. In a prolonged final monologue, she is trans-
figured. As Isolde sinks lifeless over her lover’s body, a pure, peaceful note rings out, highlighting
the tragic conclusion of the opera.
Handlung
ERSTER AKT
Auf dem offenen Meer, an Deck des Schiffes Tristans, auf der Überfahrt von Irland nach Cor-
nwall. Isolde ist auf dem Oberdeck des Schiffes, das sie von Irland nach Cornwall bringt. Tristan
geleitet sie zu seinem Onkel, König Marke, dem sie als Braut versprochen ist. Vom Maste her er-
klingt das Lied eines jungen Seemanns, der seiner irischen Maid in Sehnsucht gedenkt. Die Worte
des Liedes erscheinen Isolde, der Prinzessin, grob und wie eine Beleidigung. Als die Magd Bran-
gäne Isolde mitteilt, dass der Strand Cornwalls bald erreicht sei, findet dieselbe nur böse Worte für
ihr eigenes Volk, dem sie vorwirft sich auf niederträchtige Art dem Feinde unterworfen zu haben.
Im zweiten Bild sieht man Tristan, in Begleitung seines getreuen Knappen Kurwenal, auf dem
Deck des Schiffes, in Gedanken versunken auf das Meer schauend. Mit dem Befehl ihr, Isolde, in
ihrem Zelt aufzuwarten schickt sie Brangäne zu Tristan. Mit höflichen Worten weicht dieser aus
und Kurwenal erklärt Brangäne den Grund der Ablehnung: Tristan sei ein Held da er den Irlän-
der Morold, Verlobten Isoldes, getötet habe der Cornwall, Tristans und König Markes Heimat,
mit ungerechten Abgaben geplagt habe. Als Zeichen seines Sieges bringe er nun Isolde König Mar-
ke als Braut. Isolde, unterrichtet von den höhnischen und zynischen Worten Kurwenals, ist verär-
gert über Tristan und seine Getreuen. Sie erzählt ihrer Magd von dem Tag, an dem ein kleines
Schiff einen schwerverletzten Mann an die Küste Irlands brachte, der sich ihr, da sie die magischen
Heilkünste ihrer Mutter geerbt habe, zur Heilung anvertrauen wollte. In diesem Mann habe sie
Tristan erkannt und beschlossen ihn zu töten, um den Tod Morolds zu rächen. Aber als er die Au-
gen geöffnet habe, sei sie von einem Gefühl des Mitleids erfüllt worden und habe daher beschlos-
sen ihn zu pflegen und dem Tod zu entreißen. Gesundet sei Tristan nach Cornwall zurückgekehrt,
bald jedoch wiedergekommen um sie, Isolde, irländische Prinzessin, als Braut Markes, ihrem ein-
fachen Untertan, fortzuführen.
Verletzt durch dieses beleidigende Verhalten beschließt sie sich an Tristan zu rächen, in dem sie
ihm, anstatt eines angekündigten Friedenstranks, einen Todestrank verabreichen will. Kurwenal
kündet den beiden Frauen die nahe Landung an. Isolde bittet den Knappen, Tristan zu ihr zu
schicken, um mit ihm vor der Landung noch Frieden zu schließen und einen Friedenstrunk zu tei-
len. Tristan erscheint, Isolde reicht ihm den von Brangäne bereiteten Kelch. Beide trinken, aber an-
statt des erwarteten Todes, durchströmt sie ein unendliches Liebesgefühl, denn die Magd, unfähig
der Weisung Isoldes zu folgen, hat statt des Todestrankes den Kelch heimlich mit dem Liebestrank
gefüllt. Während die Musikkapelle und die Willkommensrufe der Menge die Ankunft des Schiffes
ankündigen, tauschen Tristan und Isolde ekstatische Liebesworte aus.
ZWEITER AKT
Im Schloß von König Marke in Cornwall. Im Garten des Schlosses, in einer bezaubernden Som-
mernacht, harrt Isolde in sehnsuchtsbanger Erwartung des Geliebten, Tristan, während ferne
Hornklänge König Marke und sein Gefolge zur Jagd rufen. Brangäne warnt Isolde vor Melot, dem
treulosen Freund Tristans und heimlich verliebt in Isolde, der die nächtliche Jagd organisiert hat,
um König Marke zu entfernen und dann die beiden heimlichen Geliebten zu überraschen.
164 ARGOMENTO - ARGUMENT - SYNOPSIS - HANDLUNG
Isolde weist ungeduldig den Verdacht der Magd zurück und löscht die Fackel die in ihrer Nä-
he brennt, deren Verlöschen für Tristan das Zeichen ist, dass er nahen darf. Ungeduldig und er-
fasst von unbezwingbarem Sehnen erwartet sie den Geliebten, der endlich aus der tiefen Finsternis,
die ihre Zusammenkunft schützen wird, erscheint. In ekstatischer Entrücktheit und vereint in ei-
nem überwältigendem Duett erheben sie einen Hymnus an die Nacht, als das Reich des Nichts
und der Liebe, indes der Tag feindlich und treulos erscheint. Während sich die Geliebten traum-
verloren sich ihrer Passion hingeben, erschallt der Mahnruf Brangänes, die aufmerksam über die
Zusammenkunft gewacht hat, der die Rückkehr König Markes mit seinem Gefolge und Melot an-
kündigt. Der König, verletzt vom Verrat Tristans, befragt den geliebten Neffen nach dem Warum
seines Handelns. Tristan muss die Antwort schuldig bleiben. Überwältigt von der Liebe, die Welt
und seine eigene Würde vergessend, bittet er Isolde ihm in das Land der Nacht zu folgen. Melot
aber, von Eifersucht verzehrt, fordert ihn zum Zweikampf. Beide ziehen die Schwerter, doch Tri-
stan stürzt sich in die Waffe des Gegners.
DRITTER AKT
Im Schloss Tristans in der Bretagne. Betreut von seinem ehrenhaften Kurwenal liegt Tristan ster-
bend im Schatten eines großen Baumes, während aus der Ferne eine elegische Hirtenschalmei er-
klingt. Kurwenal bittet den Hirten eine fröhliche Weise anzustimmen sobald sich das Schiff Isoldes
auf dem Meer zeigt. Bei den Worten Kurwenals erwacht Tristan und beginnt, in einer Art Deliri-
um, das Reich der Nacht, dem er schon angehört, zu preisen. Er bittet jedoch ihn vorerst noch
dem Reich des Tages zurückzugeben, um auf Isolde warten zu können. Er verdammt das Licht der
Fackel, das die Liebenden trennt und ihnen die Wiedervereinigung im Reich der Finsternis und des
Nichts verweigert. Im Fieberwahn glaubt er das Schiff Isoldes nahen zu sehen. Seine angstvolle
Frage an Kurwenal findet Antwort in der traurigen Hirtenweise. Tristan erinnert dieses Lied schon
als Kind, als seine Eltern starben, gehört zu haben. Er sieht Isolde vor sich, die auf den Wellen
schreitend zu ihm kommt. Plötzlich aber kündet die fröhliche Hirtenweise, dass das Schiff Isoldes
wirklich naht. In rasender Ekstase rafft er sich auf, reißt den Verband von seiner Wunde und tau-
melt der Ersehnten entgegen, die ihn, sterbend, in ihren Armen auffängt.
Brangäne erscheint gefolgt von Melot, der von Kurwenal getötet wird. König Marke, unter-
richtet vom Geheimnis des Liebestranks, gekommen um die Liebenden zu vereinen, steht erschüt-
tert vor diesem Bild des Todes. Isolde, wie aus tiefer Ohnmacht erwacht, der Welt schon entrückt,
hat nur den Wunsch sich mit Tristan zu vereinen. Nach einem langen Monolog stirbt sie neben
dem Geliebten, während ein strahlender und reiner Dur-Dreiklang die Oper abschließt.
Bibliografia
a cura di Riccardo Pecci
Visti i rapporti piuttosto stretti che legano il «gran Maestro del Vendramin» (e Tristan und Isol-
de) ai luoghi del nostro paese, colpisce il disinteresse ostentato – oggi più che mai – dall’editoria
italiana per il fenomeno Wagner. Mentre nuovi libri compaiono col contagocce, i vecchi sono
scomparsi inesorabilmente, uno dopo l’altro, dagli scaffali delle librerie (specializzate e non). E
l’impressione è che non sia un arrivederci. Possiamo solo sperare si tratti della classica quiete pri-
ma della tempesta: quella editoriale, s’intende, che dovrebbe (auspicabilmente) scatenarsi l’anno
venturo, in coincidenza con il duecentesimo compleanno di Richard Wagner.
Sia come sia, la falla rende attualmente il corpo a corpo con le lingue straniere quasi inevita-
bile. Un quadro complessivo relativamente aggiornato degli studi su Wagner è offerto dall’edizio-
ne 2001 del New Grove,1 dalla voce firmata da Barry Millington con apporti di John Deathrid-
ge, Carl Dahlhaus e Robert Bailey. Il contesto biografico, storico e culturale nel quale prese forma
Tristan è ricostruito nelle molte monografie basate sullo schema ‘vita e opere di Wagner’, delle
quali (almeno questo, per fortuna!) si può leggere una buona scelta in lingua italiana, anche se
esclusivamente nelle biblioteche (poco o nulla è ormai in libreria): Mayer, Gutman, Westernhagen,
Gregor-Dellin2 – da integrare, ora, con il recente volume di Köhler.3 Chi ami le spudorate agio-
grafie, potrà deliziarsi anche con il ‘vangelo’ di Curt von Westernhagen.4 Gli spettatori veneziani
potranno invece trovare particolarmente interessante la rievocazione di Wagner appunto come
«gran Maestro del Vendramin», che si spegne sul Canal Grande di Venezia nel pomeriggio del 13
febbraio 1883, in procinto di festeggiare i suoi settant’anni.5 Per i cultori del dettaglio biografico,
1 The New Grove Dictionary of Music and Musicians, 29 voll., a cura di Stanley Sadie, London, MacMillan,
20012.
2 HANS MAYER, Richard Wagner, Milano, Mondadori, 1967 (trad. di Anmerkungen zu Wagner, Frankfurt am
Main, 1966); ROBERT W. GUTMAN, Wagner, l’uomo, il pensiero, la musica, Milano, Rusconi, 1983 (trad. di Ri-
chard Wagner. The Man, his Mind, and his Music, New York, Harcourt Brace Jovanovich, 1968); CURT VON
WESTERNHAGEN, Wagner. L’uomo, il creatore, Milano, Mondadori, 1983 (trad. di Wagner, Zürich-
Freiburg, Atlantis, 1979); MARTIN GREGOR-DELLIN, Wagner, Milano, Rizzoli, 1983 (trad. di Richard Wagner. Sein
Leben, sein Werk, sein Jahrhundert, München-Zürich, Piper, 1980).
3 JOACHIM KÖHLER, Der Letzte der Titanen: Richard Wagners Leben und Werk, Berlin, Claassen, 2001 (trad.
inglese: Richard Wagner: the Last of the Titans, New Haven and London, Yale University Press, 2004).
4 Ossia CURT VON WESTERNHAGEN, Wagner, Milano, Accademia, 19772 (trad. di Wagner, Zürich-
te und unter Benutzung der Beobachtungen des Herrn Dr. Friedrich Keppler, Augsburg, Gebrüder Reichel, 1883:
trad. in Richard Wagner a Venezia, edizione italiana e tedesca a cura di Quirino Principe, Venezia, Marsilio, 2000,
pp. 78 e 226.
166 RICCARDO PECCI
6 ERNEST NEWMAN, The Life of Richard Wagner, 4 voll., Cambridge, Cambridge University Press, 19762.
7 Cambridge, Cambridge University Press, 2008; lo precedono PETER BURBIDGE e RICHARD SUTTON, The Wag-
ner Companion, London, Faber & Faber, 1979; BARRY MILLINGTON, Wagner, London, Dent and Sons, 1984;
JOHN DEATHRIDGE e CARL DAHLHAUS, The New Grove Wagner, New York, Norton, 1984; ULRICH MÜLLER e PE-
TER WAPNEWSKI, Richard-Wagner-Handbuch, Stuttgart, Kröner, 1986 (trad. inglese Wagner Handbook, Harvard,
Harvard University Press, 1992); The New Grove Wagner, a cura di Barry Millington, London, St Martins Press,
2001; The Wagner Compendium, a cura di Barry Millington, London, Thames & Hudson, 20012.
8 QUIRINO PRINCIPE, Il teatro d’opera tedesco 1830/1918, Palermo, L’Epos, 2004.
9 HERBERT BARTH, DIETRICH MACK, EGON VOSS, Richard Wagner. Leben und Werk in zeitgenössischen Bil-
dern und Dokumenten, a cura di Egon Voss, Zürich, Atlantis, 19983 (ed. inglese: Richard Wagner. A Documen-
tary Study, New York, Thames and Hudson, 1984).
10 RICHARD WAGNER, Werke, Schriften und Briefe, a cura di Sven Friedrich, Berlin, Direct Media, 2004.
11 Ricordiamo almeno la rist. anastatica (Hildsheim, Olms, 1976) di ID., Gesammelte Schriften und Dich-
tungen, 10 voll., Leipzig, Fritzsch, 1887-882, e la successiva Jubiläumausgabe (uscita appunto nel centenario del-
la morte di Wagner): ID., Dichtungen und Schriften, a cura di Dieter Borchmeyer, 10 voll., Frankfurt am Main, In-
sel, 1983. Per quanto riguarda il Tristan, una cernita di materiale facilmente reperibile online è EDWIN LINDNER,
Richard Wagner über «Tristan und Isolde»: Aussprüche des Meisters über sein Werk aus seinen Briefen und Schrif-
ten zusammengestellt und mit erläuternden Anmerkungen, Leipzig, Breitkopf & Härtel, 1912.
12 ID., Autobiografia, Milano, Dall’Oglio, 1983 e La mia vita, a cura di Massimo Mila, Torino, UTET, 1953
comunicazione ai miei amici, trad. di Francesco Gallia, Pordenone, Studio Tesi, 1985; quanto ad Oper und Dra-
ma, è sì accessibile ma in una versione da maneggiare con cautela – ossia quella ottocentesca preparata per la Bi-
blioteca Artistica dei torinesi Fratelli Bocca: Opera e dramma, trad. italiana eseguita sulla seconda edizione tede-
sca da Luigi Torchi, Bocca, Torino, 1894, 19292. Fondamentali sono alcuni dei testi raccolti in RICHARD WAGNER,
«Musikdrama». Scritti teorici sulla musica, trad. di Francesco Gallia, Pordenone, Studio Tesi, 1988 e ID., Scritti
scelti, a cura di Dietrich Mack, introduzione di Ernst Bloch, Parma, Guanda, 1988.
14 Ad esempio: DIETER BORCHMEYER, Richard Wagner: Theory and Theatre, Oxford, Clarendon Press, 1991
(trad. riveduta di Das Theater Richard Wagners. Idee-Dichtung-Wirkung, Stuttgart, 1982); THOMAS S. GREY,
BIBLIOGRAFIA 167
Wagner’s musical prose: Texts and contexts, Cambridge, Cambridge University Press, 1995; MAURIZIO GIANI, Un
tessuto di motivi. Le origini del pensiero estetico di Richard Wagner, Torino, De Sono-Paravia, 1999.
15 Vedi la nostra introduzione all’edizione del libretto.
16 BARRY MILLINGTON, The New Grove Guide to Wagner and His Operas, Oxford, Oxford University Press,
2006.
17 CARL DAHLHAUS, I drammi musicali di Richard Wagner, Venezia, Marsilio, 1984 (trad. di Die Musikdra-
«Tristan und Isolde», nebst einem Vorworte über den Sagenstoff des Wagner’schen Dramas, Leipzig, Feodor Rein-
both, 18883.
19 MAX CHOP [M. CHARLES], Vademecum für Wagnerfreunde. Führer durch Richard Wagner’s Tondramen,
Leipzig, Rossberg, 1893; OTTO NEITZEL, Richard Wagners Opern, Stuttgart-Berlin, Cotta’sche Buchhandlung,
19084.
20 ERNEST NEWMAN, Le opere di Wagner, Milano, Mondadori, 1981 (trad. di The Wagner Nights, London,
Putnam, 1949; pubblicato anche come The Wagner Operas, New York, Knopf, 1949, e ora Princeton, Princeton
University Press, 1991).
21 GIOVANNI PIANA, Teoria del sogno e dramma musicale. La metafisica della musica di Schopenhauer, Mila-
contra Wagner», Milano, Adelphi, 1979. Sull’inesauribile triangolo Nietzsche-Cosima-Wagner vedi ora DIETER
BORCHMEYER, Nietzsche, Cosima, Wagner. Porträt einer Freundschaft, Frankfurt, Insel, 2008. Per una visione più
168 RICCARDO PECCI
provocatoria, ma estremamente documentata del rapporto fra il filosofo e la coppia di Bayreuth si veda JOACHIM
KÖHLER, Friedrich Nietzsche e Cosima Wagner, Milano, Pratiche, 1997 (trad. di Friedrich Nietzsche und Cosima
Wagner. Die Schule der Unterwerfung, Berlin, Rowohlt, 1996).
24 RICHARD WAGNER, Sulla vivisezione. Lettera aperta al signor Ernst von Weber, autore dello scritto «Le ca-
mere di tortura della scienza», a cura di Sandro Barbera e Giuliano Campioni, Pisa, ETS, 2006.
25 JEAN-JACQUES NATTIEZ, Wagner androgino: saggio sull’interpretazione, Torino, Einaudi, 1997 (trad. di
Princeton, Princeton University Press, 2003 (trad. di Richard Wagner. Ahasvers Wandlungen, Frankfurt/Leipzig,
Insel, 2002).
29 FRANCESCO ORLANDO, Proposte per una semantica del Leit-Motiv nell’«Anello del Nibelungo», «Nuova
Rivista Musicale Italiana» X, 1975, pp. 230-247; LUCA ZOPPELLI, «Der Ring des Nibelungen»: proposta per una
lettura narratologica dell’epos wagneriano, «Studi musicali» XX, 1991, pp. 317-338; cfr. anche ID., L’opera come
racconto. Modi narrativi nel teatro musicale dell’Ottocento, Venezia, Marsilio, 1994.
30 EGON VOSS, Studien zur Instrumentation Richard Wagners, Regensburg, Bosse, 1970.
31 KLAUS KROPFINGER, Wagner and Beethoven. Richard Wagner’s reception of Beethoven, Cambridge, Cam-
sono leggere in Richard Wagner: «Tristan und Isolde», Milano, Teatro alla Scala, 2007 (programma di sala).
34 WILLEM P. GERRITSEN, ANTHONY G. VAN MELLE, Miti e personaggi del Medioevo. Dizionario di storia, let-
teratura, arte, musica, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Bruno Mondadori, 1999.
35 BÉROUL, Il romanzo di Tristano, a cura di Luciana Cocito, Milano, Jaca Book, 1983; THOMAS, Tristano e
Ludwig Schnorr von Carolsfeld (1836-1865) e la moglie Malwine (Malvina Garrigues; 1825-1904), primi inter-
preti di Tristan und Isolde al Königliches Hof- und Nationaltheater di Monaco, 1865. Fotografia di Joseph Al-
bert (1825-1886). München, Staatliche Verwaltung der Schlösser.
principio del XIII)36 e magari con il classico – quanto controverso – rifacimento fin de siècle di Jo-
seph Bédier (Le roman de Tristan et Iseut: «un giardino neogotico orlato di merletti come una por-
cellana dell’Ottocento»).37
Infine, tra le decine di titoli consacrati al Tristan und Isolde, ecco l’elenco dei saggi cui rinvia
la guida o che comunque sono stati utili alla sua compilazione, e che potrebbero interessare il let-
tore: gli studi fin de siècle di Maurice Kufferath, Jean Hubert e Karl Grunsky;38 l’analisi dell’ar-
36 GOFFREDO DI STRASBURGO, Tristano, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Monda-
stan et Iseult, Paris, Fischbacher, 18943 (trad. it. Tristano e Isotta di Riccardo Wagner. Note e appunti, Torino, Bocca,
1897); JEAN HUBERT, Étude sur quelques pages de Richard Wagner, Paris, Fischbacher, 1895; KARL GRUNSKY, Wa-
gner als Sinfoniker, «Richard Wagner-Jahrbuch», a cura di Ludwig Frankenstein, I, 1906, pp. 227-44.
170 RICCARDO PECCI
monia tristaniana di Ernst Kurth e il discusso ma irrinunciabile Geheimnis der Form di Alfred Lo-
renz (con il quale si misura praticamente ogni nota del nostro lavoro);39 l’ampia messe di saggi –
filologici e critici – sul cosiddetto Vorspiel und Isoldens Liebestod, raccolta in un volume curato
negli anni Ottanta da Robert Bailey;40 il capitolo tristaniano di Joseph Kerman in Opera as Dra-
ma e le considerazioni di Carolyn Abbate sulla teoria wagneriana della modulazione;41 gli studi
sugli schizzi di Ulrich Bartels42 e le analisi armoniche di Richard Bass;43 le riflessioni di Linda e
Michael Hutcheon sul binomio Eros-Thanatos.44 Tra le pubblicazioni del nuovo millennio, infi-
ne, la monografia di Eric Chafe45 e il volume a più mani recentemente curato da Arthur Groos,
già autore di un saggio piuttosto noto sul libretto del Tristan.46
Su tutt’altro fronte, il bimestrale francese «L’Avant-Scène Opéra» ci offre una vasta disco- e vi-
deografia aggiornata al 2011, una selezione di allestimenti e qualche interessante intervista a in-
terpreti tristaniani del calibro di Birgit Nilsson, Jon Vickers, Waltraud Meier.47
Il lettore curioso non dovrebbe neppure perdere d’occhio (e d’orecchio) i Wesendonck-Lieder,
che – come abbiamo ricordato – intrattengono relazioni significative con il Tristan und Isolde.48
Così come potrebbe trovare stimolante il libro di Adriana Guarnieri sulla ricezione di Wagner e
del Tristan nella cultura italiana.49 Nella sua ricognizione dal 1860 fin dentro al Novecento, la
studiosa ha la possibilità di stilare un bilancio decisamente corposo: speriamo lo sia altrettanto
quello del secolo appena iniziato.
39 ERNST KURTH, Romantische Harmonik und ihre Krise in Wagners «Tristan», Berlin, Max Hesses Verlag,
19233; ALFRED LORENZ, Das Geheimnis der Form bei Richard Wagner, 4 voll., II: Der musikalische Aufbau von
Richard Wagners «Tristan und Isolde», Berlin, Max Hesse, 1926 (rist. Tutzing, Schneider, 1966). Cfr. anche ID.,
Die formale Gestaltung des Vorspiels zu «Tristan und Isolde», «Zeitschrift für Musikwissenschaft», 5, 1922-1923,
pp. 546-557 (ripubblicato in Zur musikalischen Analyse, a cura di Gerhard Schuhmacher, Darmstadt, Wissen-
schaftliche Buchgesellschaft, 1974, pp. 455-474).
40 RICHARD WAGNER, Prelude and Transfiguration from «Tristan and Isolde», a cura di Robert Bailey, New
ner, «On modulation» and «Tristan», «Cambridge Opera Journal», I/1, 1989, pp. 33-58.
42 ULRICH BARTELS, Analytisch-entstehungsgeschichtliche Studien zu Wagners «Tristan und Isolde» anhand
der Kompositionsskizze des zweiten und dritten Aktes, Köln, Studio, [1995].
43 RICHARD BASS, From Gretchen to Tristan: The Changing Role of Harmonic Sequences in the Nineteenth
2011; ARTHUR GROOS, Wagner’s «Tristan und Isolde»: in Defence of the Libretto, «Music and Letters», VI/4,
1988, pp. 465-481.
47 «L’Avant-Scène Opéra», 34-35, 20112 (acquistabile anche in formato PDF: http://www.asopera.com/fr/).
48 MARTIN STAEHELIN, Von den «Wesendonck-Liedern» zum «Tristan», in Zu Richard Wagner. Acht Bonner
Beiträge im Jubiläumsjahr 1983, a cura di Helmut Loos e Günther Massenkeil, Bonn, Bouvier, 1984, pp. 45-73;
KLAUS KÖRNER, Richard Wagner: die «Tristan»-Studien: «Im Treibhaus» und «Träume». Wege im Schweizer Exil
in eine zukunftsweisende Klangwelt, Köln, Tonger, 1998.
49 ADRIANA GUARNIERI CORAZZOL, Tristano, mio Tristano. Gli scrittori italiani e il caso Wagner, Bologna, Il
Mulino, 1988.
Dall’archivio storico del Teatro La Fenice
a cura di Franco Rossi
Stamani alle 5:21 negli strumenti dell’Osservatorio è incominciata una impressionante, straordinaria re-
gistrazione: le ampiezze dei tracciati sono state così grandi che non sono entrate nei cilindri: misurano
oltre 40 centimetri. Da qualche parte sta succedendo qualcosa di grave.
Con queste parole gli addetti all’Osservatorio Ximeniano di Firenze registrano all’alba del 28 di-
cembre 1908 l’eccezionale scossa che aveva devastato le città di Messina e di Reggio Calabria.
Sommato agli incendi dovuti alle fughe di gas e alle tre ondate di maremoto che devastarono la
costa, il terremoto distrusse il novanta per cento degli edifici messinesi. Il 27 dicembre la città ave-
va trascorso una serata tranquilla, impegnata nella celebrazione della festa di Santa Barbara; pro-
prio per arricchire le festività, a teatro era stata allestita la prima di Aida; il grande successo del
tenore Angelo Gamba, ovviamente Radames, fu pagato a carissimo prezzo, dal momento che spa-
rì sotto le macerie dell’Hotel Europa, insieme alla moglie e ai due figli.
È in questo stato d’animo che si svolge alla Fenice la stagione di carnevale del 1908-1909, che
offre un cartellone di notevole interesse: accanto a Eidelberga mia! di Ubaldo Pacchierotti, appa-
iono per la prima volta a Venezia Madama Butterfly di Puccini e Tristano e Isotta di Wagner. A
completare la stagione una delle numerose riprese di Aida, allestita per la quarta volta alla Feni-
ce. La presidenza dell’assemblea dei soci è affidata a Giacomo Levi, mentre il direttore agli spet-
tacoli è Marco Sullam; a completare l’insieme della dirigenza Pierluigi Zannini, Augusto Mayne-
ri (direttore anziano) e Giuseppe Lazzari (direttore cassiere), mentre l’impresa è affidata a Pasquale
Zeni di Montagnana, per la prima e unica volta alla guida della Fenice, nonostante il buon esito
della stagione.1
Come di norma, anche in questa stagione l’appalto prevede una gara tra impresari diversi. Tra
questi troviamo Enrico Corti, già appaltatore nella stagione 1904-1905 (con Sigfrido, Germania
di Franchetti, La traviata e Otello), che propone una stagione non dissimile da quella che poi ve-
drà la luce, salvo un Battista in luogo di Eidelberga mia!, e che per il cast vocale impone una clau-
sola secondo la quale «il soprano e il baritono per la Butterfly verranno concordati colla casa Ri-
cordi la quale si riserva il diritto di scegliere gli artisti che ritiene più convenienti».2 Anche
l’impresa Cambiaggio manifesta interesse per la stagione: accanto alle tre opere che vedranno la
luce propone al posto della novità Eidelberga mia! una più sicura Gioconda. Ma anche qui le spe-
se a carico del teatro (fra cui il direttore d’orchestra) sembrano decisamente troppe. Poiché l’im-
presario Crestani aveva nel frattempo firmato l’accordo con Trieste, a Venezia non resta dunque
1 In questi anni molto difficilmente gli impresari possono contare su un reincarico, anche al di là dell’esito
Palazzo Giustinian Brandolini d’Adda, prima abitazione veneziana di Wagner. Tra il settembre 1858 e il marzo
1859 Wagner compose in questo palazzo il secondo atto di Tristan und Isolde. Incisione di Marco Moro, 1846.
che Pasquale Zeni: dopo estenuanti trattative nelle quali si inserisce spesso anche la casa editrice
Ricordi, sempre più parte attiva in molte gestioni teatrali, e dopo aver accarezzato l’ipotesi di pro-
durre un più facile Elisir d’amore, si giunge con qualche mugugno alla formalizzazione dell’ap-
palto, che viene siglato il 15 dicembre, undici giorni prima dell’alzata del sipario.
Zeni propone una compagnia di canto formata dai soprani Cecilia David e Nina Tezza Gallo,
dal mezzo Ladislava Hotkowska, dai tenori David Henderson e Angelo Bendinelli, dai baritoni
Bellantoni e Federici e dal basso Carrozzi; oramai nei contratti vengono indicati anche ruoli che
anni prima non avrebbero goduto degli onori delle cronache: il direttore d’orchestra veneziano
Antonio Guarnieri (con il sostituto vicentino Arrigo Pedrollo) e il maestro di coro Vittore Vene-
ziani. Interessante è anche la lettura dei contratti siglati con gli artisti e dei relativi compensi: La-
dislava Hotkowska percepirà 5.250 lire per interpretare tre opere su quattro (in particolare Aida
e Tristano e Isotta), Giuseppina Piccoletti 4.000 lire per Madama Butterfly e Eidelberga mia!, Da-
vid Henderson (anch’egli per Aida e Tristano e Isotta) arriverà a 11.500 lire, Giuseppe Bellanto-
ni (tre opere su quattro) ne ricaverà 6.500 lire, Angelo Bendinelli (due opere su quattro) 8.000 li-
re. Sono cifre significative, tanto più se vi sommiamo i compensi dei comprimari; non è difficile
allora comprendere come spesso si possa giungere a stagioni economicamente traballanti.
La stagione andò comunque abbastanza bene: trentasette recite complessive di cui sedici di Ai-
da, nove di Tristano e Isotta, otto di Madama Butterfly e quattro di Eidelberga mia!. In linea con
questi risultati gli incassi: 35.804,35 lire per Aida (con una media di 2.238 lire a recita), 16.132,85
per Tristano e Isotta (1.793 a serata), solo 9.909,95 per Madama Butterfly (1.239 lire) e 5.171,6
LA PRIMA VOLTA ALLA FENICE DI ANTONIO GUARNIERI 173
lire per Eidelberga mia! (con una media di 1.293 lire a sera). Se era facilmente prevedibile il suc-
cesso di Aida (ed è abbastanza naturale considerare che la media degli incassi resti comunque la
più elevata), meno lo era quello di Tristano e Isotta; e parallelamente, se prevedibile era il mode-
sto esito del lavoro nuovo (che non fu peraltro, come annunciato, una prima assoluta), qualche
perplessità suscita la tiepida ricezione di Madama Butterfly: il ricordo ancor vivo del fiasco della
première (1904) aveva forse reso diffidenti anche i veneziani, e se otto recite non sono poche, l’esi-
guità dell’incasso stupisce un poco, sia noi sia, probabilmente, l’impresa: il felice esito iniziale, poi
smentito dalle riprese, aveva portato l’ente a felicitarsi con editore e compositore, e l’archivio con-
serva gelosamente il telegramma di congratulazioni di quest’ultimo: «Ringrazio vivamente per
gentile comunicazione successo Butterfly. Prego complimentare maestro Guarnieri valenti artisti
ossequi. Puccini».
La presentazione di Tristano e Isotta (la traduzione italiana era di prassi allora) è affidata, co-
me di consueto, a un ampio articolo pubblicato il giorno stesso della prima. Non solo troviamo
trama e commenti entusiasti dell’evento, ma addirittura una breve cronologia della tradizione ese-
cutiva dell’opera:
Il 10 giugno 1865, a Monaco, l’opera alla sua prima comparsa ebbe quel che oggi si direbbe un succes-
so di stima, inferiore a quello della trilogia che l’argomento rendeva d’un subito popolare. I tempi e il
pubblico non eran maturi – e pure non si trattava del tanto bistrattato pubblico italiano, al quale non si
può neanche rimproverare lo snobismo, perché gliel’hanno imposto a forza di dargli dell’ignorante!
L’opera ebbe tardo e lento il cammino: alcune date lo dimostrano. Prima ripresa di poche recite a Mo-
naco nel 1869, seconda ripresa e questa decisiva nel 1872. Poi il cammino si fa più rapido: Weimar
(1874), Londra (1882), Vienna (1883), Parigi (nei concerti Lamoureux 1884-85), Bologna (1888), Bru-
xelles (1894), Torino (1894), Parigi (Opéra 1895). […] Arturo Toscanini, dopo aver diretto Tristano a
Torino (1894), lo riprese nel 1900 alla Scala, e da quell’anno i maggiori teatri d’Italia gareggiano nel ri-
produrlo: Roma 1903 (Mancinelli), Ravenna 1904 (Vanzo), Scala 1906, Brescia 1906, Bologna e Trie-
ste 1907, Napoli, Parma e Genova 1908. E Venezia 1909. Accontentiamoci.3
La serata inaugurale del 30 gennaio 1909 dovette cogliere nel segno, almeno a giudicare dai
toni della recensione apparsa poche ore dopo (è proprio il caso di dire, visto che il lavoro si era
concluso all’una del mattino):
L’avvenimento artistico si è felicemente compiuto. Tristano e Isotta ha trionfato. Si può ben parlare di
trionfo, ché il successo dell’opera fu il più pronto, il più immediato, il più convinto fra quanti ne conta-
rono a Venezia i melodrammi wagneriani. Il teatro era magnifico, quantunque non completamente af-
follato. Il pubblico era preparato, raccolto, attento in modo tale da fargli veramente onore. E il racco-
glimento e l’attenzione furon continui, e continua e vigile la intolleranza di un rumore di ritardatari, di
ogni bisbiglio, di ogni colpo di tosse. Un pubblico quale l’opera esige e si merita, un pubblico, per dir
tutto in una parola, confortante. […] Lungamente durò l’applauso finale, e il pubblico tardò a sfollare,
malgrado l’opera sia finita all’una precisa, per salutare colla più viva cordialità interpreti e direttore.4
Ma è grazie ai borderò conservati in archivio che è possibile cogliere la sintesi estrema dello
spettacolo: non solo vengono indicati gli incassi serali, ma viene addirittura rilevato il tempo at-
mosferico («nevoso» alla prima, «bello» per tutte le altre recite ad eccezione dell’ultima, dove
«tutta la mattinata nevicò»), così come la concorrenza cittadina: ogni sera erano aperti i teatri
Rossini, Goldoni e Malibran, o almeno due su tre. In realtà sembra la scelta del giorno della set-
timana che influisce maggiormente sul successo. Infatti, oltre all’ovvio prevalere della prima rap-
presentazione (che incassa il doppio della seconda), i giorni più gettonati sono naturalmente il sa-
bato e la domenica.
Ma qual è la realtà nella quale la Fenice si trova ad operare? A fronte del raffinato program-
ma ‘tedesco’ della Fenice, il Teatro Rossini ricorre a un successo assicurato:
Per l’ultima rappresentazione di Traviata il Rossini era ieri gremito da cima a fondo di pubblico che fe-
ce all’opera e agli esecutori le più cordiali accoglienze.
E la sera successiva è la volta del Trovatore, eseguito «dalle signore Ida Giacomelli [già protago-
nista della Norma], Flora Perini [che il 27 dicembre cantava al Massimo di Messina ed era scam-
pata per miracolo al disastro], tenore Colazza, baritono Nicoletti». Ma anche nelle serate succes-
sive, quando si ricorre alla prosa, il teatro vanta il tutto esaurito.5
Ma non è solo il Rossini a concorrere con la Fenice: anche il Goldoni ci mette del suo con com-
medie di Goldoni, Morais e Ottolenghi6, mentre al Malibran va in scena l’operetta Primavera sca-
pigliata su musiche di Josef Strauss arrangiate da Ernst Reiterer.7
A maggior ragione dobbiamo quindi tenere nella più alta considerazione la felice accoglienza
che Venezia riserva a Tristano e Isotta: alla seconda rappresentazione il teatro non sembra essere
troppo affollato, ma
l’esecuzione fu eccellente, e i cinque interpreti principali, la signore Grisi e Hotkowska, i signori Hen-
derson, Bellantoni e Carrozzi, si confermarono degni di ogni maggior elogio per voce, per azione, per se-
vero senso d’arte. Il Guarnieri diresse splendidamente e l’orchestra lo seguì – così ci parve – più anima-
ta ed energica dell’altra sera, risentendo l’effetto benefico di un po’ di riposo.
Veneziano, violoncellista, l’allora ventinovenne Guarnieri aveva iniziato cinque anni prima a Sie-
na la sua carriera di direttore ed era reduce da un memorabile Tristano alla Hofoper di Vienna,
di cui nel 1912 sarebbe stato nominato direttore principale. Si sarebbe presto affermato come
uno dei maggiori direttori italiani contemporanei di Toscanini, insieme rigoroso e curioso del
nuovo, con una predilezione particolare per il repertorio wagneriano. Con Aida, Butterfly, Tri-
stano ed Eidelberga debuttava alla Fenice. Vi sarebbe tornato tante altre volte, e nel 1940 di nuo-
vo con Tristano.
5 «Stasera per la prima volta a Venezia Giovanni Grasso interpreta Pietra fra pietre di Ermanno Sudermann,
nova e dell’annunciato monologo. […] Questa sera avremo la penultima recita della stagione con un program-
ma sempre bene accetto: L’avvocato difensor di Mario Morais e In pretura di Giuseppe Ottolenghi», ivi, 30 gen-
naio 1909.
7 «Iersera la signorina Roma Criscuolo ha avuto con Primavera scapigliata la sua serata d’onore. Vide un
teatro affollatissimo e riscosse applausi interminabili. La graziosa attrice dopo il secondo atto cantò alcune can-
zonette premiate all’ultimo concorso di Piedigrotta con grande successo», ivi.
LA PRIMA VOLTA ALLA FENICE DI ANTONIO GUARNIERI 175
7. Hermann Winkler 8. Hans Habietinek 9. Fritz Uhl – M° conc.: Wolfgang Sawallisch; m° coro: Sante Zanon;
reg. e scen.: Wolfgang Wagner; cost.: Kurt Palm; Orchestra e Coro del Teatro La Fenice; allestimento dei Bay-
reuther Festspiele 1957.
** Le recite celebravano il 75° anniversario della morte di Richard Wagner.
MYUNG-WHUN CHUNG
Maestro concertatore e direttore d’orchestra. Nato a Seoul in Corea, inizia l’attività musicale co-
me pianista debuttando all’età di sette anni, e a ventuno vince il secondo premio al Concorso Pia-
nistico Cajkovskij di Mosca. Si perfeziona al Mannes College e alla Juilliard School di New York
e nel 1979 diviene assistente di Carlo Maria Giulini alla Los Angeles Philharmonic, di cui nel
1981 è nominato direttore associato. Dal 1984 al 1990 è direttore musicale dell’Orchestra Sin-
fonica della Radio di Saarbrücken, dal 1987 al 1992 direttore ospite principale del Teatro Co-
munale di Firenze, dal 1989 al 1994 direttore musicale dell’Orchestra dell’Opéra di Parigi, dal
1997 al 2005 direttore principale dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia. Nel 1995 fon-
da la Asia Philharmonic, e nel 2005 è nominato direttore principale della Seoul Philharmonic Or-
chestra. Dal 2000 è direttore musicale dell’Orchestre Philharmonique de Radio France e nel 2011
è stato nominato direttore ospite principale della Staatskapelle Dresden. Ha diretto le più presti-
giose orchestre europee e statunitensi, fra cui Berliner e Wiener Philharmoniker, Concertgebouw
di Amsterdam, le principali orchestre di Londra e Parigi, Orchestra Filarmonica della Scala,
Bayerischer Rundfunk, Dresden Staatskapelle, Orchestra del Metropolitan di New York, New
York Philharmonic, orchestre di Cleveland, Philadelphia, Boston e Chicago. Ha ricevuto nume-
rosi riconoscimenti tra cui in Italia il Premio Abbiati e il Premio Toscanini e in Francia la Légion
d’Honneur (1992), la nomina ad Artista dell’anno dal Sindacato della critica drammatica e mu-
sicale (1991), il premio Victoires de la Musique (1995 e 2002) e la nomina a Commandeur dans
l’ordre des Arts et des Lettres (2011). Parallelamente alla sua attività musicale, è impegnato in
iniziative di carattere umanitario e di diffusione della musica classica tra le giovani generazioni,
nonché di salvaguardia dell’ambiente. Ambasciatore del programma delle Nazioni Unite per il
controllo internazionale della droga (UNDCP), nel 1995 è stato nominato Uomo dell’anno dal-
l’UNESCO e nel 1996 il Governo della Corea del Sud gli ha conferito il Kumkuan, il più impor-
tante riconoscimento coreano in campo culturale. È attualmente Ambasciatore onorario per la
cultura della Corea e dal 2008 è Ambasciatore di buona volontà dell’UNICEF. Nel 2012 è riusci-
to a riunire per la prima volta alla Salle Pleyel di Parigi la Unhasu Orchestra della Corea del Nord
e l’Orchestre Philharmonique de Radio France.
PAUL CURRAN
Regista. Nato a Glasgow in Scozia e diplomato in regia teatrale presso il National Institute of
Dramatic Art di Sydney e presso la Suomen Kansallisooppera di Helsinki, è stato direttore arti-
stico della Norske Opera di Oslo dal 2007 al 2011. Ha lavorato nei principali teatri europei (Co-
vent Garden, Welsh National Opera, Garsington Opera, Festival di Wexford, Scala, Opera di
Roma, Napoli, Firenze, Venezia, Bologna, Cagliari, Trieste, Vlaamse Opera di Anversa, Staats-
BIOGRAFIE 179
theater di Stoccarda, São Carlos di Lisbona, Teatro Mariinskij di San Pietroburgo) e internazio-
nali (Lyric Opera di Chicago, Santa Fe Opera, Washington Opera, Spoleto Festival USA, Disney
Hall di Los Angeles, Canadian Opera, Bunka Kaikan di Tokyo) mettendo in scena lavori di Mon-
teverdi (L’incoronazione di Poppea), Cavalli (La Statira), Mozart (La finta giardiniera, Die Zau-
berflöte), Rossini (La Cenerentola), Bellini (I Capuleti e i Montecchi), Verdi (I lombardi alla pri-
ma crociata, Rigoletto, Il trovatore, Otello), Puccini (La bohème, Tosca), Wolf-Ferrari (I gioielli
della Madonna), Massenet (Chérubin), Thomas (Hamlet), Wagner (Tannhäuser, Tristan und
Isolde), Johann Strauss (Die Fledermaus), Humperdinck (Königskinder, Premio Abbiati 2003),
Richard Strauss (Die Frau ohne Schatten, Ariadne auf Naxos, Daphne), Zemlinsky (Eine floren-
tinische Tragödie), Berg (Lulu), Borodin (Il principe Igor), Rimskij-Korsakov (La fidanzata del-
lo zar), Rachmaninov (Il cavaliere avaro), Šostakovic (Una Lady Macbeth del distretto di
Mcensk), Foerster (Eva), Martinu (Mirandolina), Britten (Billy Budd, Albert Herring, Peter Gri-
mes, The Rape of Lucretia, A Midsummer Night’s Dream), Sondheim (A Funny Thing Happened
on the Way to the Forum, A Little Night Music), Leigh (Man of La Mancha), Pesson (la prima
assoluta di Pastorale), Sallinen (Kullervo). Tra gli impegni della stagione 2011-2012 ricordiamo
Die Zauberflöte a Oslo, Rusalka a Tokyo, Pagliacci a Copenaghen, Tosca a Toronto, Albert Her-
ring a Los Angeles, A Midsummer Night’s Dream all’Opera di Roma, Peter Grimes a Savonlin-
na. Per il Teatro La Fenice ha firmato le regie di Ariadne auf Naxos nel 2003 e Daphne nel 2005.
IAN STOREY
Tenore, interprete del ruolo di Tristan. Nato in Inghilterra, studia disegno e grafica all’Universi-
tà di Loughborough, trasferendosi poi in Nuova Zelanda dove inizia lo studio del canto. Prose-
gue gli studi a Londra con Laura Sarti e in Italia con Carlo Cossutta. Debutta nel 1991 in The
Rape of Lucretia di Britten, La bohème e Aida e nel 1993 prende parte ai corsi del National Ope-
180 BIOGRAFIE
ra Studio di Londra, esibendosi in seguito in numerose produzioni della Scottish Opera di Glas-
gow e della Welsh National Opera di Cardiff. Nel 1997 debutta in Italia in Turandot a Torre del
Lago, iniziando un’importante carriera internazionale che l’ha portato ad esibirsi nei principali
teatri europei (Scala, San Carlo di Napoli, Comunale di Bologna, Fenice di Venezia, Arena di Ve-
rona, Cagliari, Palermo, Genova, Glyndebourne, Amsterdam, Madrid, Barcellona, Lisbona,
Montpellier, Zurigo, San Gallo, Bregenz, Staatsoper e Deutsche Oper di Berlino, Francoforte,
Düsseldorf, Riga) e americani (Los Angeles, Washington, San Francisco, São Paulo). Il reperto-
rio debuttato comprende lavori di Beethoven (Fidelio), Verdi (Il trovatore, Un ballo in masche-
ra, La forza del destino, Otello), Puccini (La bohème, Tosca, Madama Butterfly, La fanciulla del
West, Turandot), Mascagni (Cavalleria rusticana), Smareglia (Nozze istriane), Berlioz (Les
troyens), Bizet (Carmen), Saint-Saëns (Samson et Dalila), Wagner (Tannhäuser, Der fliegende
Holländer, Tristan und Isolde), Strauss (Ariadne auf Naxos, Elektra), Berg (Lulu), Musorgskij
(Boris Godunov), Cajkovskij (La dama di picche), Sostakovic (Una Lady Macbeth del distretto
di Mcensk), Janácek (Vec Makropulos, Kát’a Kabanová, Jenufa). Ha collaborato con direttori
quali Barenboim, Chailly, Gatti, Inbal, Metzmacher, Plasson, Armstrong, Jurowski, Rizzi.
ATTILA JUN
Basso, interprete del ruolo di re Marke. Nato a Seoul in Corea, inizia gli studi all’Università di
Seoul con Philip Kang e a 21 anni debutta in ruoli quali Sarastro, Filippo II, Colline e Daland.
Dopo aver vinto tre concorsi in Corea ed essere stato premiato ai concorsi Belvedere di Vienna
e Re Manfredi di Manfredonia si trasferisce nel 1998 in Germania per completare gli studi con
Hans Sotin alla Musikhochschule di Colonia. Debutta in Europa nel 1998 alla Staatsoper di
Stoccarda, della cui compagnia fa parte dal 1999. Oltre che a Stoccarda, si è esibito nei princi-
pali teatri e festival europei (Bayreuth, Deutsche Oper di Berlino, Amburgo, Wels, Staatsoper di
Vienna, Salisburgo, Amsterdam, Anversa, Copenaghen, Manchester, Tolosa, Barcellona, Madrid,
La Coruña, Scala di Milano, Opera di Roma, Firenze, Venezia), a San Francisco e Tokyo. Il suo
repertorio spazia da Mozart (il Commendatore, Sarastro), Bellini (Oroveso), Verdi (Messa da Re-
quiem) e Puccini (Timur, Messa di Gloria) a Weber (l’eremita nel Freischütz), Wagner (il langra-
vio, Heinrich der Vogler, Daland, Hunding, Hagen, re Marke, il guardiano notturno, Gurne-
manz) e Strauss (l’Holsteiner in Friedenstag). Ha collaborato con direttori quali Sinopoli,
Steinberg, Pappano, Thielemann, Eschenbach, Tate, Minkowski, Dudamel, Lopez-Cobos,
Mehta, Elder, Maazel. Nel 2011 ha debuttato il ruolo di Gurnemanz in Parsifal alla Staatsoper
di Stoccarda e ha debuttato alla Staatsoper di Vienna come Hagen nella Götterdämmerung; nel
2012 ha debuttato alla Deutsche Oper di Berlino come Hunding nella Walküre e ha cantato Ha-
gen nella Götterdämmerung alla Bayerische Staatsoper di Monaco con Nagano e Ramfis in Ai-
da al Liceu di Barcellona. Nell’aprile 2011 è stato nominato Kammersänger della Staatsoper di
Stoccarda. Alla Fenice è stato il Commendatore in Don Giovanni nel 2010 e Fafner nel Rhein-
gold nel 2011.
BRIGITTE PINTER
Soprano, interprete del ruolo di Isolde. Nata in Austria, debutta alle Wiener Festwochen con
Claudio Abbado, che la spinge a perfezionarsi alla Juilliard School di New York. Rientrata in Eu-
ropa, è tra i vincitori del Concorso Belvedere di Vienna e inizia un’importante carriera interna-
zionale come mezzosoprano che la porta ad esibirsi tra l’altro alla Scala di Milano (Klementia in
Sancta Susanna di Hindemith, interpretata anche, con Muti, a Ravenna e New York), all’Opera
di Roma (Jocaste in Oedipus Rex), al Massimo di Palermo (Erika in Vanessa di Barber, la Ge-
BIOGRAFIE 181
schwitz in Lulu di Berg), alla Deutsche Oper di Berlino (Venus in Tannhäuser), ad Amburgo
(Ariane et Barbe-Bleue), Francoforte (Ulrica in Un ballo in maschera, Brangäne in Tristan und
Isolde), Zurigo (Penelope nel Ritorno di Ulisse in patria), Salisburgo (Mescalina nel Grand Ma-
cabre). Dopo aver interpretato Marie in Wozzeck a Lisbona, nel 2008 completa un progressivo
passaggio al repertorio di soprano drammatico debuttando come Elektra al Teatro La Fenice con
Inbal. Nel 2009-2010 debutta come Eurydike in Orpheus und Eurydike di Krenek alla Konzert-
haus di Berlino con Zagrosek, canta Erwartung di Schoenberg al Capitole di Tolosa e l’Ottava
Sinfonia di Mahler a Colonia. Nel 2011 debutta come Brünnhilde in Siegfried e Götterdämme-
rung all’Opéra Bastille di Parigi con Jordan, canta Rusalka (la principessa straniera) al New Na-
tional Theatre di Tokyo e Das Lied von der Erde al Brucknerfest di Linz. Nel 2012 è di nuovo
Klementia in Sancta Susanna di Hindemith a Ravenna con Muti. Ha collaborato con direttori
quali Muti, Jordan, Maazel, Abbado, Harnoncourt, Inbal, Salonen, Welser-Möst, Fedoseyev, e
registi quali Sellars, Flimm, Guth, Grüber, Braunschweig, Wilson, Curran. Debutta alla Fenice il
ruolo di Isolde.
MARCELLO NARDIS
Tenore, interprete del ruolo di Melot. Ha iniziato lo studio della musica in tenera età diploman-
dosi in pianoforte, canto e musica vocale da camera. Contemporaneamente si è laureato sia in let-
tere classiche che in archeologia cristiana. Pianista, ha debuttato come tenore nel 2003 cantando
per il Santo Padre in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù di Toronto. Da quel mo-
mento ha affiancato all’attività teatrale operistica una intensa attività concertistica che lo ha por-
tato ad esibirsi sui principali palcoscenici internazionali, dal Teatro alla Scala al New National
Theatre di Tokyo, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia al Liceu di Barcellona, dal San Car-
182 BIOGRAFIE
lo di Napoli al Mozarteum di Salisburgo, collaborando con direttori quali Inbal, Muti, Shamba-
dal, Steinberg o Soudant, con formazioni quali i Wiener Philharmoniker o Les Talens lyriques e
con pianisti come Shetler, Deutsch, Drake, Canino o Ballista. Particolarmente dedito al repertorio
liederistico, è membro onorario della International Schubert Society di New York ed ha all’attivo
più di settanta esecuzioni pubbliche della schubertiana Winterreise, talvolta nella doppia veste,
contemporaneamente, di pianista e cantante. Al Teatro La Fenice è stato Sujskij in Boris Godu-
nov e, per l’inaugurazione 2012, Hendrik Gillot in Lou Salomé di Giuseppe Sinopoli.
TUIJA KNIHTILÄ
Mezzosoprano, interprete del ruolo di Brangäne. Nata in Finlandia, ha studiato all’Accademia
Sibelius di Helsinki perfezionandosi poi alla Hochschule der Künste di Berlino e all’Internatio-
nales Opernstudio dell’Opernhaus di Zurigo. È ospite regolare dell’Opera Nazionale Finlandese
di Helsinki e dal 2004 del Festival di Savonlinna. Il suo repertorio include lavori di Mozart (Che-
rubino nelle Nozze di Figaro, Dorabella in Così fan tutte, seconda dama nella Zauberflöte), Ros-
sini (Angelina nella Cenerentola, Rosina nel Barbiere di Siviglia), Bizet (Carmen), Cajkovskij (Ol-
ga in Evgenij Onegin, Polina nella Dama di picche), Wagner (Waltraute nella Walküre,
Wellgunde in Götterdämmerung, una fanciulla-fiore in Parsifal), Strauss (Adelaide in Arabella, il
compositore in Ariadne auf Naxos), Sallinen (la donna in Ratsumies). In ambito concertistico ha
cantato la Missa solemnis di Beethoven e il Requiem di Verdi con le principali orchestre scandi-
nave ed europee collaborando con direttori quali Segerstam, Salonen e Franck. Nelle ultime sta-
gioni ha cantato Dorabella in Così fan tutte, Maddalena in Rigoletto, Carmen in Carmen e Am-
neris in Aida all’Opera Nazionale Finlandese, il compositore in Ariadne auf Naxos e Venus in
Tannhäuser alla Norske Opera di Oslo, Brangäne in Tristan und Isolde al Nationaltheater di
Weimar (debutto nel ruolo) e a Oslo, Ortrud in Lohengrin al Festival di Savonlinna (debutto nel
ruolo).
MIRKO GUADAGNINI
Tenore, interprete del ruolo del pastore. Ha studiato al Conservatorio di Milano. Il suo reperto-
rio spazia dalla musica barocca a Mozart agli autori del XX secolo. Ha interpretato i ruoli di Enea
(Dido and Aeneas), Renaud (Armide di Gluck), Don Ottavio (Don Giovanni), Tamino (Die Zau-
berflöte), Almaviva (Il barbiere di Siviglia di Paisiello), Cassio (Otello di Verdi), Fenton (Falstaff),
Tom Rakewell (The Rake’s Progress), Hortensio (Kiss Me Kate di Cole Porter) in prestigiosi tea-
tri italiani ed esteri (Scala, Firenze, Torino, Trieste, Venezia, Jesi, Châtelet di Parigi, Lione, Mon-
tpellier, Monte-Carlo, Ginevra, Lisbona, Tel Aviv), con direttori quali Roberto Abbado, Campa-
nella, Chung, Flor, Mehta, Muti, Pidò, Renzetti, Viotti. In ambito barocco ha cantato L’Orfeo di
Monteverdi, L’olimpiade di Pergolesi, Alcina e Rinaldo di Händel, con direttori quali Alessan-
drini, Gardiner, Christie, Neumann, Dantone, Biondi, De Marchi. Ha partecipato alle prime ese-
cuzioni assolute del Dissoluto assolto di Corghi, Antigone di Fedele (Premio Abbiati 2007),
Phaedra di Henze (Premio Abbiati 2008), Patto di sangue di D’Amico, Il killer di parole di Am-
brosini (Premio Abbiati 2010). Nella stagione 2011-2012 ha cantato Il ritorno di Ulisse in pa-
tria alla Scala con Alessandrini e la regia di Wilson, Vec Makropulos a Firenze con Mehta e la
regia di Friedkin e Il killer di parole a Nancy con Molino e la regia di Micheli.
ARMANDO GABBA
Baritono, interprete del ruolo del pilota. Nato a Parma, vince nel 1982 il Concorso Voci Verdia-
ne di Busseto e canta in Rigoletto con Sinopoli. Perfezionatosi alla Juilliard School di New York,
BIOGRAFIE 183
svolge un’intensa attività in Italia (Scala, Opera di Roma, Parma, Torino, Genova, Macerata, Fi-
renze, Venezia, Verona, Trieste, Napoli, Palermo, Reggio Emilia, Salerno) e all’estero (Darm-
stadt, Zurigo, Amburgo, Bonn, Montpellier, Israele, Cipro, Tokyo), in un vasto ed eclettico re-
pertorio comprendente opere di Gluck, Meyerbeer, Gounod, Offenbach, Lalo, Bizet, Massenet,
Ponchielli, Leoncavallo, Mascagni, Giordano, Pizzetti, Strauss, Lehár, Berg, Bernstein, Tutino,
con una particolare predilezione per i titoli di Verdi e Puccini. Nel 2012 ha cantato Candide di
Bernstein all’Opera di Roma e La bohème (Schaunard), La traviata (Douphol) e Rigoletto (Ma-
rullo) alla Fenice di Venezia.
Abbonati Sostenitori
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia Area Artistica
◊ a termine
* nnp nominativo non pubblicato per mancato consenso
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia Struttura Organizzativa
SOVRINTENDENZA
Cristiano Chiarot sovrintendente
Rossana Berti
Cristina Rubini
DIREZIONI OPERATIVE
PERSONALE E SVILUPPO MARKETING - COMMERCIALE AMMINISTRATIVA E CONTROLLO
ORGANIZZATIVO E COMUNICAZIONE
◊ a termine
* nnp nominativo non pubblicato per mancato consenso FONDAZIONE TEATRO LA FENICE
DI VENEZIA
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia Struttura Organizzativa
DIREZIONE ARTISTICA
Fortunato Ortombina direttore artistico
Diego Matheuz direttore principale
Bepi Morassi direttore della produzione
Franco Bolletta consulente artistico per la danza
ARCHIVIO MUSICALE
Gianluca Borgonovi
Marco Paladin
◊ a termine
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia Area Tecnica
◊ a termine
* nnp nominativo non pubblicato per mancato consenso FONDAZIONE TEATRO LA FENICE
DI VENEZIA
LIRICA E BALLETTO 2012-2013
Teatro La Fenice Teatro La Fenice Teatro Malibran
16 / 20 / 22 / 24 / 27 / 29 / 30 18 / 19 / 20 / 21 / 22 dicembre 2012 25 / 27 gennaio
novembre 2012 Eesti Rahvusballett 1 / 3 / 8 / 9 febbraio 2013
Otello (Balletto Nazionale Estone) Il barbiere di Siviglia
musica di Giuseppe Verdi Lo schiaccianoci musica di Gioachino Rossini
personaggi e interpreti principali coreografia di Ben Stevenson personaggi e interpreti principali
Otello Gregory Kunde / Walter musica di Pëtr Il’č Čajkovskij Il conte d’Almaviva Maxim Mironov
Fraccaro interpreti Bartolo Omar Montanari
Jago Lucio Gallo / Dimitri Platanias primi ballerini, solisti e corpo di ballo Rosina Chiara Amarù
Desdemona Leah Crocetto / Carmela del Balletto Nazionale Estone Figaro Vincenzo Taormina
Remigio ripresa della coreografia Basilio Luca Dall’Amico
maestro concertatore e direttore Timothy O’Keefe regia Bepi Morassi
Myung-Whun Chung scene e costumi Tom Boyd scene e costumi Lauro Crisman
regia Francesco Micheli
scene Edoardo Sanchi
Orchestra del Teatro La Fenice Orchestra e Coro
direttore Mihhail Gerts del Teatro La Fenice
costumi Silvia Aymonino
maestro del Coro
Orchestra e Coro Claudio Marino Moretti
del Teatro La Fenice Teatro La Fenice allestimento Fondazione Teatro La Fenice
maestro del Coro 18 / 20 / 22 / 24 / 26 gennaio 2013
Claudio Marino Moretti
I masnadieri Teatro La Fenice
nuovo allestimento Fondazione Teatro musica di Giuseppe Verdi 7 / 10 / 12 / 13 / 14 / 15 / 16 / 17 / 19 /
La Fenice in coproduzione con la 20 febbraio 2013
Fondazione Arena di Verona nel personaggi e interpreti principali
bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi
Carlo Andeka Gorrotxategui La bohème
Francesco Artur Rucin’ski musica di Giacomo Puccini
Amalia Maria Agresta personaggi e interpreti principali
Teatro La Fenice
maestro concertatore e direttore Rodolfo Aquiles Machado
18 / 23 / 25 / 28 novembre
Daniele Rustioni Marcello Simone Piazzola / Julian Kim
1 dicembre 2012
regia Gabriele Lavia Mimì Maria Agresta / Jessica Nuccio
Tristan und Isolde scene Alessandro Camera
Musetta Ekaterina Bakanova /
(Tristano e Isotta) Francesca Dotto
costumi Andrea Viotti
musica di Richard Wagner maestro concertatore e direttore
personaggi e interpreti principali
Orchestra e Coro Diego Matheuz
del Teatro La Fenice regia Francesco Micheli
Tristan Ian Storey
maestro del Coro scene Edoardo Sanchi
Re Marke Attila Jun
Claudio Marino Moretti
Isolde Brigitte Pinter costumi Silvia Aymonino
Kurwenal Richard Paul Fink nuovo allestimento Fondazione Teatro
Brangäne Tuija Knihtilä
La Fenice in coproduzione con il Teatro di Orchestra e Coro
San Carlo di Napoli nel bicentenario della del Teatro La Fenice
maestro concertatore e direttore nascita di Giuseppe Verdi
maestro del Coro
Myung-Whun Chung Claudio Marino Moretti
regia Paul Curran allestimento Fondazione Teatro La Fenice
scene e costumi Robert Innes
Hopkins
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
maestro del Coro
Claudio Marino Moretti
nuovo allestimento Fondazione Teatro La
Fenice nel bicentenario della nascita di
Richard Wagner
spettacolo sostenuto dal Freundeskreis des
Teatro La Fenice
FONDAZIONE TEATRO LA FENICE
DI VENEZIA
LIRICA E BALLETTO 2012-2013
Teatro La Fenice Teatro La Fenice
15 / 17 / 19 / 21 / 23 marzo 2013 Teatro La Fenice 21 / 22 / 23 / 25 / 26 / 27 / 28 / 29 / 30
giugno 2013
Věc Makropulos 30 aprile – 28 maggio 2013
(L’affare Makropulos) Progetto Mozart Madama Butterfly
musica di Leoš Janáček imaestro concertatore e direttore musica di Giacomo Puccini
prima rappresentazione a Venezia Antonello Manacorda personaggi e interpreti principali
personaggi e interpreti principali regia Damiano Michieletto Cio-Cio-San Amarilli Nizza / Svetlana
scene Paolo Fantin
Kasyan
Emilia Marty Ángeles Blancas Gulín
F. B. Pinkerton Andeka Gorrotxategui /
Albert Gregor Ladislav Elgr costumi Carla Teti Giuseppe Varano
Jaroslav Prus Martin Bárta Sharpless Vladimir Stoyanov / Elia
Orchestra e Coro
maestro concertatore e direttore del Teatro La Fenice Fabbian
Gabriele Ferro maestro del Coro maestro concertatore e direttore
regia Robert Carsen Claudio Marino Moretti Omer Meir Wellber
scene Radu Boruzescu scene e costumi Mariko Mori
costumi Miruna Boruzescu 30 aprile 4 / 10 / 14 / 17 / 21 / 24 / 28
maggio 2013 Orchestra e Coro
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
del Teatro La Fenice Don Giovanni maestro del Coro
maestro del Coro musica di Claudio Marino Moretti
Claudio Marino Moretti Wolfgang Amadeus Mozart nuovo allestimento Fondazione Teatro La
nuovo allestimento Fondazione Teatro La personaggi e interpreti principali Fenice in collaborazione con la Biennale di
Fenice in coproduzione con Opéra National Venezia, evento speciale della 55.
Don Giovanni Simone Alberghini / Esposizione Internazionale d’Arte
du Rhin di Strasburgo e Staatstheater di Alessio Arduini / Markus Werba
Norimberga spettacolo sostenuto dal Circolo La Fenice
Donna Anna Carmela Remigio / Maria
Bengtsson
Don Ottavio Marlin Miller
Teatro Malibran Donna Elvira Maria Pia Piscitelli Cortile di Palazzo Ducale
16 / 20 / 22 / 24 / 28 marzo Leporello Nicola Ulivieri 10 / 14 / 17 luglio 2013
12 / 14 / 16 / 17 aprile 2013
allestimento Fondazione Teatro La Fenice Otello
La cambiale musica di Giuseppe Verdi
di matrimonio 5 / 11 / 15 / 18 / 22 / 25 maggio 2013 maestro concertatore e direttore
musica di Gioachino Rossini Le nozze di Figaro Myung-Whun Chung
personaggi e interpreti principali musica di regia
Tobia Mill Omar Montanari Wolfgang Amadeus Mozart Francesco Micheli
Fannì Marina Bucciarelli personaggi e interpreti principali scene Edoardo Sanchi
Edoardo Milfort Giorgio Misseri costumi Silvia Aymonino
Il conte di Almaviva Simone Alberghini
Slook Marco Filippo Romano
La contessa di Almaviva Marita Solberg
maestro concertatore e direttore Orchestra e Coro
Susanna Rosa Feola
Stefano Montanari del Teatro La Fenice
Figaro Vito Priante
maestro del Coro
regia Enzo Dara allestimento Fondazione Teatro La Fenice Claudio Marino Moretti
scene e costumi
Scuola di Scenografia nuovo allestimento Fondazione Teatro
12 / 16 / 19 / 23 / 26 maggio 2013 La Fenice nel bicentenario della nascita
dell’Accademia di Belle Arti Così fan tutte di Giuseppe Verdi nell’ambito del festival
di Venezia «Lo spirito della musica di Venezia»
musica di
Orchestra del Teatro La Fenice Wolfgang Amadeus Mozart
Orchestra del Conservatorio personaggi e interpreti principali
Benedetto Marcello Fiordiligi Maria Bengtsson
di Venezia (12 / 14 / 16 / 17 aprile) Dorabella Josè Maria Lo Monaco
nuovo allestimento Guglielmo Alessio Arduini
Fondazione Teatro La Fenice Despina Caterina Di Tonno
nell’ambito del progetto Don Alfonso Luca Tittoto
Atelier della Fenice al Teatro Malibran
allestimento Fondazione Teatro La Fenice
LIRICA E BALLETTO 2012-2013
Teatro La Fenice Teatro Malibran Teatro La Fenice
30 / 31 agosto 2 / 4 / 5 / 8 / 10 ottobre 2013 13 / 15 / 19 / 25 / 30 ottobre 2013
1 / 3 / 6 / 7 / 8 / 17 / 19 / 21 / 24 / 25 /
27 / 28 settembre 2013 Aspern L’elisir d’amore
musica di Salvatore Sciarrino musica di Gaetano Donizetti
La traviata prima rappresentazione a Venezia personaggi e interpreti principali
musica di Giuseppe Verdi
maestro concertatore e direttore Adina Irina Dubrovskaya
personaggi e interpreti principali Nemorino Shi Yijie
Marco Angius
Violetta Valéry Ekaterina Bakanova / Belcore Marco Filippo Romano
Jessica Nuccio / Elena Monti Facoltà di
regia, scene e costumi
Il dottor Dulcamara Elia Fabbian
Alfredo Germont Piero Pretti / Shalva Design e Arti IUAV di Venezia
Mukeria maestro concertatore e direttore
Orchestra del Teatro La Fenice Stefano Montanari
Giorgio Germont Dimitri Platanias /
Simone Piazzola nuovo allestimento Fondazione Teatro regia Bepi Morassi
La Fenice in collaborazione con la Biennale
maestro concertatore e direttore di Venezia nell’ambito del 57. Festival scene e costumi Gianmaurizio
Diego Matheuz Internazionale di Musica Contemporanea Fercioni
regia Robert Carsen Orchestra e Coro
scene e costumi Patrick Kinmonth del Teatro La Fenice
coreografia Philippe Giraudeau Teatro La Fenice
maestro del Coro
12 / 17 / 20 / 24 / 27 / 29 / 31 ottobre
Orchestra e Coro 2013 Claudio Marino Moretti
del Teatro La Fenice Madama Butterfly allestimento Fondazione Teatro La Fenice
maestro del Coro musica di Giacomo Puccini
Claudio Marino Moretti
personaggi e interpreti principali
allestimento Fondazione Teatro La Fenice
Cio-Cio-San Fiorenza Cedolins /
Svetlana Kasyan
F. B. Pinkerton Andeka Gorrotxategui /
Teatro La Fenice Giuseppe Varano
15 / 18 / 20 / 22 / 29 settembre Sharpless Elia Fabbian
16 / 18 / 26 ottobre 2013
maestro concertatore e direttore
Carmen Omer Meir Wellber
musica di Georges Bizet
scene e costumi Mariko Mori
personaggi e interpreti principali
José Stefano Secco / Luca Lombardo Orchestra e Coro
Escamillo Alexander Vinogradov del Teatro La Fenice
Micaëla Ekaterina Bakanova maestro del Coro
maestro concertatore e direttore Claudio Marino Moretti
Diego Matheuz nuovo allestimento Fondazione Teatro La
Fenice in collaborazione con la Biennale di
regia Calixto Bieito Venezia, evento speciale della 55.
scene Alfons Flores Esposizione Internazionale d’Arte
costumi Mercè Paloma spettacolo sostenuto dal Circolo La Fenice
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
maestro del Coro
Claudio Marino Moretti
coproduzione Gran Teatre del Liceu
di Barcellona, Teatro Massimo di Palermo,
Teatro Regio di Torino e Teatro La Fenice
di Venezia
LIRICA E BALLETTO 2013-2014
Teatro La Fenice Teatro Malibran Teatro La Fenice
22 / 24 / 26 / 28 / 30 novembre 17 / 19 / 21 / 23 / 25 gennaio 2014 20 / 22 / 26 febbraio
3 dicembre 2013 2 / 5 / 7 / 9 marzo 2014
La scala di seta
L’africaine musica di Gioachino Rossini Il barbiere di Siviglia
(L’africana) musica di Gioachino Rossini
regia Bepi Morassi
musica di Giacomo Meyerbeer personaggi e interpreti principali
scene, costumi e luci Scuola di
personaggi e interpreti principali scenografia dell’Accademia di Giorgio Misseri
Il conte d’Almaviva
Inès Jessica Pratt Belle Arti di Venezia Figaro Julian Kim
Vasco de Gama Gregory Kunde
maestro concertatore e direttore
Sélika Veronica Simeoni Orchestra del Teatro La Fenice
Diego Matheuz
maestro concertatore e direttore nuovo allestimento Fondazione Teatro
La Fenice nell’ambito del progetto Atelier regia Bepi Morassi
Emmanuel Villaume
della Fenice al Teatro Malibran scene e costumi Lauro Crisman
regia Leo Muscato
scene Massimo Checchetto Orchestra e Coro
costumi Carlos Tieppo Teatro La Fenice del Teatro La Fenice
24 / 26 / 28 / 30 gennaio maestro del Coro
Orchestra e Coro 1 febbraio 2014 Claudio Marino Moretti
del Teatro La Fenice
maestro del Coro
La clemenza di Tito allestimento Fondazione Teatro La Fenice
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
maestro del Coro
Claudio Marino Moretti
allestimento Fondazione Teatro La Fenice
PUBBLICAZIONI
Il Teatro La Fenice. I progetti, l’architettura, le decorazioni, di Manlio Brusatin e Giuseppe Pavanel-
lo, con un saggio di Cesare De Michelis, Venezia, Albrizzi, 19871, 19962 (dopo l’incendio);
Il Teatro La Fenice. Cronologia degli spettacoli, 1792-1991, di Michele Girardi e Franco Rossi, con
il contributo di Yoko Nagae Ceschina, 2 volumi, Venezia, Albrizzi, 1989-1992;
Gran Teatro La Fenice, a cura di Terisio Pignatti, con note storiche di Paolo Cossato, Elisabetta Mar-
tinelli Pedrocco, Filippo Pedrocco, Venezia, Marsilio, 19811, 19842, 19943;
L’immagine e la scena. Bozzetti e figurini dall’archivio del Teatro La Fenice, 1938-1992, a cura di Ma-
ria Ida Biggi, Venezia, Marsilio, 1992;
Giuseppe Borsato scenografo alla Fenice, 1809-1823, a cura di Maria Ida Biggi, Venezia, Marsilio,
1995;
Francesco Bagnara scenografo alla Fenice, 1820-1839, a cura di Maria Ida Biggi, Venezia, Marsilio,
1996;
Giuseppe e Pietro Bertoja scenografi alla Fenice, 1840-1902, a cura di Maria Ida Biggi e Maria Tere-
sa Muraro, Venezia, Marsilio, 1998;
Il concorso per la Fenice 1789-1790, di Maria Ida Biggi, Venezia, Marsilio, 1997;
I progetti per la ricostruzione del Teatro La Fenice, 1997, Venezia, Marsilio, 2000;
Teatro Malibran, a cura di Maria Ida Biggi e Giorgio Mangini, con saggi di Giovanni Morelli e Cesa-
re De Michelis, Venezia, Marsilio, 2001;
La Fenice 1792-1996. Il teatro, la musica, il pubblico, l’impresa, di Anna Laura Bellina e Michele Gi-
rardi, Venezia, Marsilio, 2003;
Il mito della fenice in Oriente e in Occidente, a cura di Francesco Zambon e Alessandro Grossato, Ve-
nezia, Marsilio, 2004;
Pier Luigi Pizzi alla Fenice, a cura di Maria Ida Biggi, Venezia, Marsilio, 2005;
A Pier Luigi Pizzi. 80, a cura di Maria Ida Biggi, Venezia, Amici della Fenice, 2010.
FONDAZIONE
AMICI DELLA FENICE
Built in 1792 by Gian Antonio Selva, Teatro La Board of Directors
Fenice is part of the cultural heritage of not Luciana Bellasich Malgara, Alfredo Bianchini,
only Venice but also the whole world, as was Carla Bonsembiante, Jaja Coin Masutti, Emilio
shown so clearly by the universal emotion Melli, Antonio Pagnan, Orsola Spinola, Paolo
expressed after the fire in January 1996 and the Trentinaglia de Daverio, Barbara di Valmarana
moving participation that was behind the President Barbara di Valmarana
rebirth of La Fenice, which once again arose Treasurer Luciana Bellasich Malgara
from the ashes. Auditors Carlo Baroncini, Gianguido Ca’ Zorzi
In modern-day society, enterprises of spiritual Accounting Nicoletta di Colloredo
and material commitment such as these need Organizational secretary Maria Donata
the support and encouragement of actions and Grimani
initiatives by private institutions and figures. Music trips Teresa De Bello
Hence, in 1979, the Association “Amici della
Fenice” was founded with the aim of Members have the right to:
supporting and backing the Opera House in its • Invitations to conferences presenting
multiple activities and increasing interest in its performances in the season’s programme
productions and programmes. • Take part in music trips organized for the
The new Fondazione Amici della Fenice [Friends members
of La Fenice Foundation] is awaiting an answer • Invitations to music initiatives and events
from music lovers or anyone who has the opera • Invitations to «Premio Venezia», piano
and cultural history of Venice at heart: the competition
success of our project depends considerably on • Discounts at the Fenice-bookshop
you, and your active participation. • Guided tours of Teatro La Fenice
Make yourself a living part of our Theatre! • First refusal in the purchase of season tickets
Become a member and tell all your friends of and tickets as long as seats are available
music, art and culture about our initiatives. • Invitation to rehearsals of concerts and
operas open to the public
Membership fee
Regular Friend € 60
Supporting Friend € 120 The main initiatives of the Foundation
Honoray Friend € 250 • Restoration of the historic curtain of Teatro
Premium Friend € 500 La Fenice: oil on canvas, 140 m2 painted by
Ermolao Paoletti in 1878, restoration made
To make a payment: possible thanks to the contribution by Save
Iban: IT50Q0634502000100000007406 Venice Inc.
Cassa di Risparmio di Venezia, • Commissioned Marco Di Bari with an opera
Gruppo Intesa San Paolo to mark the 200th anniversary of Teatro La
In the name of Fenice
Fondazione Amici della Fenice • Premio Venezia Piano Competition
Campo San Fantin 1897, San Marco • Meetings with opera
30124 Venezia
Tel and fax: +39 041 5227737
«La Fenice prima dell’Opera», 2012 «La Fenice prima dell’Opera», 2012-2013
a cura di Michele Girardi – ISSN 2280-8116 a cura di Michele Girardi – ISSN 2280-8116
WOLFGANG AMADEUS MOZART, Così fan tutte, 1, 176 pp. ess. GIUSEPPE VERDI, Otello, 1, 174 pp. ess. mus.: saggi di Guido
mus.: saggi di Luca Fontana, Emanuele d’Angelo, Ema- Paduano, Anselm Gerhard, Marco Marica, Francesco Mi-
nuele Bonomi cheli, Emanuele Bonomi
VINCENZO BELLINI, La sonnambula, 2, 150 pp. ess. mus.: saggi RICHARD WAGNER, Tristan und Isolde, 2, 204 pp. ess. mus.:
di Federico Fornoni, Michele Girardi, Emanuele Bonomi saggi di Virgilio Bernardoni, Guido Paduano, Riccardo
THOMAS ADÈS, Powde Her Face, 3, 150 pp. ess. mus.: saggi di Pecci
Daniela Tortora, Philip Hensher, Valentina Brunetti,
Emanuele Bonomi
GEORGES BIZET, Carmen, 4, 208 pp. ess. mus.: saggi di Miche-
le Girardi, Tommaso Sabbatini, Emanuele Bonomi
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia
Responsabile musicologico
Michele Girardi
Redazione
Michele Girardi, Elena Tonolo
con la collaborazione di
Pierangelo Conte
Progetto e realizzazione grafica
Marco Riccucci
Edizioni del Teatro La Fenice di Venezia
a cura dell’Ufficio stampa
Supplemento a
La Fenice
Notiziario di informazione musicale culturale e avvenimenti culturali
della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia
dir. resp. Cristiano Chiarot
aut. trib. di Ve 10.4.1997
iscr. n. 1257, R.G. stampa
concessionarie per la pubblicità
A.P. Comunicazione
VeNet comunicazioni
finito di stampare
nel mese di novembre 2012
da L’Artegrafica S.n.c. - Casale sul Sile (TV)
0
0
15,
€
Presidente
Fabio Cerchiai
Consiglio d’Amministrazione
Fabio Achilli
Ugo Campaner
Fabio Cerchiai
Cristiano Chiarot
Franca Coin
Jas Gawronski
Vittorio Radice
Francesco Panfilo
Luciano Pasotto
Responsabile
Giusi Conti
Collegio Sindacale
Giampietro Brunello
Presidente
Giancarlo Giordano
Paolo Trevisanato
FEST srl
Fenice Servizi Teatrali
2 La Fenice prima dell’Opera 2012-2013 2
2012-2013
Fondazione Stagione 2012-2013
Teatro La Fenice di Venezia Lirica e Balletto
Richard Wagner
Tristan
Richard Wagner Tristan und Isolde
I
und
solde Tristano e Isotta