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Il Seicento

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Llettori che desiderano informarsi sui libre sallinsicme delle ativita della Societa editrice il Mulino possono consultare il sito Tmernet wwwanulino.it Letteratura italiana 1. Dalle origini al Seicento a cura di ANDREA BATTisTINI Seritti di Erminia Ardissino, Riccardo Bruscagli, Luigi Susdich Societa editrice il Mulino 4410 carroto seer pattizioni da 20 canti a 24 fibri (alla maniera di Omeros e si oti come gid il passaggio dal «canto» romanzesco al «libro» epico dia il senso della riforma); inoltze, modifica lo scheletro della Liberata con veri e propri calchi dell Miede, incrementando Papparato epico attraverso la riduzione, anche se non l'climina- zione, degli episod: amorosi,e soprattutto cercando una minuta corrispondenza di personaggi ed cventi tra la sua nuova favola cauella omerica. Cost, solo per fare qualche esempio, Aladino si ricalca strettamente su Priamo, e ne acquista la numerosa figliolanza; Argante diventa Panalogo di Ettore, ¢ compare qui debitamente coniugato con Lucetia (Andromaca); Erminia (ora Nicea) viene assai artificiosamente rimodellata, almeno in parte, su Elena, ¢ cosi via. Determinante 2 l'assimilazione di Rinaldo (adesso Riccardo) ad Achille: la funzione eminen- temente ‘achilleica’ del personaggio era centrale anche nella Liberata (Lassenza dell'eroe «fatale» che ingenera il disastro dei suoi), maa nella Conguéstata Tasso ristruttura tutta la favola affiancando a Riccardo un Galealto-Patroclo, ¢ immaginando che non basti la sua liberazione da Armida, per reimmettersi efficacemente nella compagine dell’esercito cristiano, ma che sia necessaria, invece, la morte dell'amico, come nell Hiade. In tal modo il nuovo poema non solo si obbliga ad un omerisino eucrale cogente e restrittivo, ma distrugge il delicate equilibrio fra epos ¢ ‘romanz0’, aarmi pietose» ed «ezranza» che regpeva Vantica favola della Liberata. Rotto quell’equilibrio, non rimane che un’ortodossia epica perseguita tramite un'ingegnosa quanto disanimata imitazione del modello, La Conguistata, come gia visto, & dedicata al nipote del papa, Cinzio Aldrobrandini. Roma & infatti Pultimo approdo dell’inquieto poeta. Qui, nel marzo del 1595, mentre si prepa- rava ln sua incoronazione poetica sul Campicloglio, epli cade arnmalato e, fattosi portare nel convento di Sant’ Onofrio, qui si spegne pochi giorni dopo, il 25 aprile. Parte terza Il Seicento di Etminia Ardissino Capitalo ventunesineo La cultura barocca T1Seicento fu un secolo ricco di spinte innovative, segnato dalla volonta di differenziarsi dal petiodo precedente e dalla consapevolezza che una nuova era ~ quella che & per noi 'et& moderna — prendeva avvio, Questo non significd rinnegare il passato, anzi, in ogni ambito gli esponenti di spicco della cul- tura di questo secolo tennero in conto la lezione degli antichis il desiderio di sperimentare sorgeva sul fondamento di una tradizione venerata, na molte novita, quali gli sviluppi della stampa, gli apporti dal nuovo mondo, un sistema di elficienti comunicazioni epistolari, nuove conoscenze naturali, portavano a innovare in ogni cempo. Tali sforei sono parsi spregevoli all’etit razionalistica che segui, ¢ da li iniziata una denigrazione per il Scicento durata secoli, Di fatto gli studi pit: recenti ci offrono immagine di un secolo dalle molteplici sfaccettarure, che ha profondamente meditato sull'uomo e sulle sue contraddizioni, sulle illusioni ¢ sulle inquietudini della conoscenza, sulla societi ¢ sull’or- ginizeazione dello stato, in un'et’ di profonda crisi, dovuta a guerte ed epidemic, a rivolgimenti politici ed epistemologici 1, Le éstttectioné 1A, I luoghi det sapere Uno dei primi eventi earatterizzanti il nuovo secolo in hia- lia ® Ia nascita dell’ Accademia dei Lincei (cap. XXIII § 1.2): tun gruppo di giovani studiosi della nobiles romana nel 1603 fonda un’istituzione destinata a rinnovare il sapere non solo in Italia, ma in Europa c nel mondo. Nonostante le sfortune ele difficolta incontrate, tramite anche il contribute del suo 411 carrove varus pid illustre socio, Galileo Galilei (cap. XXIII § 1), "Accademia dei Lincei tiesce davvero a imporre una nuova epistemologia lo spirito di osservazione, che essa promuove, @ alla base di nuove conoscenze che soppiantano pscudoscienze come Valchimia ¢ l'astrologia. I Lincei si propongono Pineremento ¢ la diffusione del sapere, da cui dovrebbe anche venire un rinnovamento etico; corrispondono con i sapienti di tutta Europa e raccolgono notizic ovunque, anche dai paesi arabic persiani, Diventeranno il modello di altre societi scientifiche secentesche, italiane ed europec nate nel secolo, Poli culturali sono nel Seicento ancora le corti. Profonda- mente cambiate rispetto a quelle rinascimentali, divenute ormai ceniti di potete assoluto, si servono tuttavia del prestigio che le lettere, le atti e gli spettacoli possono offrire, e coltivano di conscguenza le attivita culturali e artistiche. Ma, sia per lo sviluppo della borghesia sia per le difficol’& del rapporto con ua principe assoluto, sempre pit le citta le soppiantano come Inoghi di cultura, Le universita ¢ le accademie divengono infatti le vere sedi della produzione e circolazione delle idee. Ogni citta, anche piccola, ha la sua accademia, motore di incontri ¢ di dibattiti, di spettacolie recite poetiche, a volte limitaca a una dimensione provinciale, a volte invece promotrice di indirizzi nuovi a livello nazionale, come avviene per l’Accademia degli Incogniti di Venezia, degli Umotisti ¢ dei Desiosi di Roma, dei Gelati ¢ della Notte di Bologna, degli Oziosi di Napoli. Altre accademie si propongono obiettivi specifici, come Ia promo- zione del toscano per gli accedemici della Crusca di Firenze, indagine in vari campt per gli lavestiganti di Napoli, quella spetimentale per il Cimento di Firenze. Anche i privati con il collezionismo si fanno promotori di sviluppo delle conoscenze. Con la saccolta, Pesposizione, il confronto di piante, animali, oggetti, contribuiscono a miglio- rare le tecniche usate dai naturalisti per lo studio della natura. Le Wanderkanmern o ‘gabinctti delle curiosita’ si diffondono, ita la fine del Cinquecento e la prima meta del Seicento, tanto che ogni importante citta italiana pud vantare un collezioni- sta, che di norma si fa conoscere attraverso pubblicazioni di cataloghi, scambi di oggetti o anche solo di lettere. Queste raccolte fanno il vanto dell'arisiocrazia cittadina, sono micro- cosini di espetienze messi insieme da medici, speriali, studiosi della natura, ¢ vengono visitati da viaggiatori provenienti da Lacunrom ranoeca 415 tutta Europa. Le collezioni private, ammassi degli oggetti pit diversi, di cui si di talora un’iaterpretazione non Jontana da quella allegoriea che viene dai testi medieval, sono un impor tante passaggio per Vavvio della scienza classificatoria, cost come i teatri anatomici costituiscono un luogo decisive per lo sviluppo di conoscenze mediche, Collezionare significa poter vedere direttamente e poter anatomizzare gli oggetti natural, esaminarli, classifica 1! microscopio, come il telescopio, viene poi a perfezionare queste analisi, a mosteare gli straordinari meecanisini del funzionamento dei corpi animati. Si diffondono le biblioteche pubbliche, si aprono teatri a pagamento cui ¢ ammesso il pubblico borghese per spettacoli di alta qualita ¢ alto impeguo letterario e tecnico. Soprattutto si velocizza ed espande la comunicazione, si infittsce la cor- rispondenza politica e diplomatica, si intessono carteggi fra dotti, leticrati scienziati, si stampano periodicamente che riferiscono di avvenimenti politic, fatti di cronsca, eventi cultural, feste religiose, spet- tacoli. Sono anticipi delle gazzette e dei moderni giornali. La citcolazione di questo materiale, come delle letere, & favorito da un sistena postale che ha raggiunto un’eflicienza moderna git all’cpoca del Concilio di Trento, Lo scambio culturale riguarda libri ¢ pezzi da colleziane, dal reperto archeologico alPoggetto artistico, dal fossile alla conchiglia poco comune, dallanimale imbalsamato all'oggetto esotico, dalla reliquia di tun martire alla foglia essiccata. libro starapato ron é pi un prodotto raro. In forme molto piccole e per soggetti di interesse molto largo (quello religioso in genere) raggiuage anche un pubblico popolare. Venezia & sempre uno dei centri pid importanti del mercato librario in Eu- ropa, ma Amsterdam ha ormai il primato. Si pubblicano molti libri illustrati, che se-vono per lz propaganda (parola appena coniata) di collezioni museali, di corti in ascesa e in cerca di pre~ stigio, di nuovi ordini religiosi. Sono prodotti di alto livello, che tuniscono immagine alla parola per illustrare al mondo storia ¢ natura di queste istituzioni, indicandone insieme Ia forza e Pin traprendenza, La volont di raggiungere un pubblico pitt vasto ¢ a combinazione di parole e immagini agiscono anche sulle scelee i Galileo, Contro queste massificazioni emerge pero il deside- tio dina cultura di élite, che se ne distingua, anche con l'uso di un linguaggio ricercato ¢ con una letteratuta icelizzante. 416 carmeuo vexsunssueo Si awerte vivissiino nel Seicento il caratiere progressivo della conoscenza. Soprattutto dopo le scoperte della scienza sperimentale, if primato dei moderni non si pud facilmente mettere in discussione, Sebbene fioriscano i lodatoti del passato, che hanno facile argomento in quell’eta di crisi, contrassegnata dalla violenza e dalle calamita, vi é una forte coscienza dellosi- sinalita del secolo, che si riconduce alla creativita dell’ingegno, alla liberta di sperimentare nuove vie ¢ forme. I ‘novatori’ cui ilmondo del passato appare come rovina, sostengono il valore delle recenti conquiste. Sulopposizione antichi-moderui si sviluppa una ricea letteratura di cui & exempio Lloggid? overo if mondo non peggiore né pitt calamitoso del passato (1623) di Secondo Lancellotti, che rifiuta i modelli e le autorita norma- tive della tradizione, 1.2. La Chiesa ‘Molti sono in Italia i centei propulsori della cultura nel Seicento, ognuno con caratteristiche sne proprie, ma su tutti eccelle Roms, sia per essere il punto di raccolta delle forze pitt vive e attive del monclo ecclesiastico sia per essere il centro della cristianita. Forte della riforma avviata con il Concilio di Trento, che le consente di progettare una diffusione del ctistianesimo su scala mondiale, Roma ritorna a essere caput ‘mundi. Al suo splendore contribuisce il mecenatismo di papi come Urbano VIL, al secolo Maffeo Barberini, che instaura una fase felice, detta appunto eta barberiniana, feconda di produzione artistica ¢ letteraria. E perd Urbano VILL, lo splendido mecenate, il papa sotto cui avviene il processo a Galileo con la definitiva condanna delle teotie copemnicane e il diviero di divulgace le nuove idec, che si credevano contrarie al testo biblico, Se da una parte dunque da Roma viene lo splendore di una nuova civilti, dalPaltra essa mostra anche i limiti della cultura italiana del Seicento, Nel mondo cattolico, a causa della censura che grava sulla produzione libraria dopo la promulgazione dell Index librorum probibitorum © per il divieto di tradurre e discute- re il testo biblico in volgare, viene a mancare quel fecondo rapporto tra fede © conoscenza che aveva rappresentato la vitalita del? Umanesimo italiano, Molte sono le forze all’inter ACoUTURAMAROUEA 417 no della Chiesa che mantengono viva questa interazione, che continuano a sviluppare con profitto la lezione umanistica, ma sono costrette a fare i conti con le dispesizioni che orientano verso una stretta ortodossia ¢ un nuovo dogmatismo. II titorno alla scolastica prevale su una spiritualita pitt intetiore, anzi i mistici vengono guardati con molto sospetto ¢ nella seconda meti del secolo cade su alcuni di loro, i quictisti, la severa condatina della Chiesa. Nel clima di controllo ¢ di inquisizione suggellato dal rogo di Giordano Bruno (1600) (cap. XIX § 12) le opere proble- matiche, da quelle di Galileo (dopo la condanna) a quelle di Campanella (cap. XXIV § 1 ¢ cap. XXVI § 1.5), vengono portate all’estero e li pubblicate. Da Ti ritornano clandestine in Italia, articchendo il dibattito la couoscenza, Nonostante questo clima di censvra, che colpisce anche esponenti della Chiesa, la nuova cattolicita ha la forza di farsi promulgattice di un'idea alta di cristianita, La Chiesa @ tutt’altro che uniforme, al suo interno vi sono cortenti ¢ voci plurime, a volte in netta divergenza, Lincontro fra gli educatori (c retori) della Compa gnia di Gest ela Curia romana modella un nuovo rinascimento cristiano, una sintesi di vired religiose e di cultura umanistica e classica, Anziché aspetti troppo rigidi di una riforma cattolica volta esclusivamente verso I'antichita cristiana c la severiti medievale, Roma coltiva un'idea di veriti coniugata con la dellezza, che si manifesta nelle eleganze dell architestuta, delle arti, della musica, dellaliturgia ¢ dell’oratoria, Fonda cost il suo potere politico-religioso non sulla forza o sull’autorita derivata dal divino, ma sul fascino delle forme, cariche di memorie di una tradizione prestigiosa. Strumenti di acculturazione nel mondo ecclesiastico diven gono i seminar ci collegi dei vari ordini, soprattutto quelli dei gesuiti, che forniscono anche i quadri politici del secolo, La Ratio studiorurs, owvero il loro progetto educativo inaugurato nel 1581 ¢ fedelmente seguito per tutto il secolo, ha come fondamento la formazione umanistica attraverso Peducazione della parola e dell'espressione. Nei collegi gesuiti percid si coltivano persino gli spettacoli, come educazione controllata dell'immaginazione, del sentimento e del corpo. Limpegno della Chiesa & volto anche a formulare degli inditizei culturali. Accanto al contollo sui libri si hanno me- todi propositivi, che suggeriseono, puidano ¢ indirettamente 418 cautoe veUNEINO disciplinano, La Bibliotheca selecta (1593) del gesuita Antonio Possevino, pet esempio, offre un quadro della cultura e delle scienze in una prospertiva cristiana per rimuovere il pericalo delle eresic. Ripastiti secondo le varie discipline, vi sono elencati c illustrati tutti testi che possono servire al sapere. opera, che ebbe larga diffusione, eostituisce il manifesto evidente di tuna cultura che non vuole solo reprimere, ma farsi promotrice di una nuova combinazione di fede e conoscenza. ; La Chiesa si pone inolite alla ricerca di nuove forme di coinvolgimento dei fedeli attraverso la predicazione. La gran- de diffusione dell'oratoria sacra comporta anche Pimpiego di forme innovative, sia nella composizione del testo, sia nella veste linguistico-lenteraria, sia nei tempi, luoghi © modi di realizzazione. Il predicatote del Seicento proviene spesso dai nuovi ordini, come gesuiti, teatini, cappuccini, ¢ costituisce élite intellettuale ecclesiastica, Consapevole, preparuto, & ca- pace di inventare sistemi comunicativi efficaci e gradevoli per trasmettere principi di fede al pubblico sia colto sia popolare, sia di campagna sia di citta, Le parrocchie tentano anche un incremento della cultusa dei ceti pit bassiattrwverso le scuole della dottrina cristiana, che, destinate all'insegnamento del catechism, allargano comunque I'alfabetizzazione e la consape- volezza umana di un popolo diseredato e trascurato dal potere. Si deve inoltte alla Chiesa e alla ricerca delle sue radici la valorizzazione in questo secolo dell’archeologia cristiana, della filologia ¢ della storia per 'accertamento della tadizione agiografica c liturgica 13. La corte ¢ le cited Sela religione & uno dei poli della cultura barocca, Paltro @ la politica, La corte nell’eta dell'assolutismo irradia splendore ¢ potere, prestigio e onore. E il centro da cui dipendono le sorti dei singoli e dei popoli, quello su cui non vi sono meccanismi di controllo, Ma le corti italiane hanno perso quel primato che avevano ancora nell’Europa del Cinquecento ¢ vivono di riflesso le decisioni prese altrove, nelle prandi corti di Madrid, di Parigi o di Londra. Sola eccezione & Roma, che conosce un petiodo di grande splendore. Corte cosmopolita e raffinata, raccoglie il meglio di TAcuruMAmMocA 419 usicisti pittor, scultori, architett, poeti, leterati che, attirati da tutta Europa, ne fanno il centro propulsore di nuovi inditizzi artistci. I mecenatismo dei papi consente cteszioni artistiche quali quelle di Caravaggio, Borromini, Bernini. Roma determina uno stile per tutta la cristianita, improntato a una spiritualta vitale e aperta, di cui sono promotori alcuni nuovi ordini: oratotiani, gesuiti, teatini. Le loro sedi. divengono centri propa gatori di cultura, come Oratorio della Vallicella e il Collegio Romano, coinvolti direttamente in imprese artistiche € culturali, Napoli ¢ Milano, legate dallo stesso controllo spagnolo, conoscono all'inizio del Seicento un’intensa atcivita culturale, ma sono coinvolte nell’inesorabile decadenza dell'Impero che le governa ¢ vedono nel secolo declinare le loro risorse umane ed economiche. Fucina di un nuove inditizzo poetico ¢ di una ricca produzione dialettale, Napoli conosce periodi di rivolca, come quella guidata da Masaniello del 1647-48, ma riesce comunque a mantenere viva una ttadizione di poesia e di studi, che riavranno momenti glotiosi nel primo Settecento con Vico, Milano, nonostante la dipendenza dalla Spagna, & favorita dalPeredita spirituale di san Carlo dalPattivith di Federico Borromeo, ambedue cardinali e vescovi della citta, e sviluppa una cultura di austera impronta religiosa, che di un forte impulso all’editoria, al teatro, all'arte. A Torino Carlo Emanuele I conduce una politica altale- ante tra Francia e Spagna che, se non da frutti positivi dal punto di vista di ingranclimenti terzitoriali ¢ della tranquillita, ali consente almeno di rimanere libero da pesanti condizio. namenti da parte dele pit forti potenze europee, Questo petmette inoltre al piccolo Ducato di Savoia un‘autonoma affermazione politico culturale. La eitti, da poco scelta come capitale, riflette nellurbanistica, nell'architetcura, nell'atte © nel mecenatismo, anche lettcrario, dei duchi le ambizioni della dinastia. I Savoia tiescono a mantenersi abbastanza auconomi. dalle ingerenze inguisitoriali per difendere, se non la liberta, almeno una certa garanzia per Je vali valdesi ele aree calviniste del lozo territorio. Resiste in modo pit: deciso al potere spagnolo ¢ romano a Repubblica di Venezia, la Serenissima, che mantiene salda Ja sua autonomia anche con una scontro contro Pautorita pontificia, dovuto proprio alla volonta di far prevalere il con- trollo dello stato su quello della Chiesa in materia giuridica 420 exomoLo vectunsin Per la sua resistenza subisce linterdetto (cap. XXIV §§ 23 ¢ 3.1), ma con Paiuto della Francia riesce a patteggiare una resa onorevole. Nella sua universita, a Padova, vige una liberti € una circolazione di idee ignote negli altri stati italiani. Nel Seicento Venezia conosce una straordinatia fioritura delle arti figurative, della musica e dello spettacolo, per cui continua ad aitrarre steanieri, riuscendo ad amalgamare le novita impostate con la propria cultura. Cosi maschera il declino economico € politico, in cui sta inesorabilmente scivolando dope l'apertura delle move rotte commerciali verso I'Atlantico. ‘Tramontati centri come Mantova, Ferrara (cap. XIII), Urbino, gid irraggianti cultura nel Rinascimento, ora relegati ai margini, solo Firenze, wa le vecchie signorie, conserva un suo prtimato culturale cui contribuiscono ancora i Medici, tunica famiglia che riesce a mantenere un mecenatismo pari a {quello det miglior’ momenti del Rinascimento, L'Accademia del Cimento (cap. XXIII §§ 2.2 e 2.3), destinata a raccoglicre Ferediti galileiana e a favorire il progresso delle conoscenze in anatomia, scienze natural, fisica € meccanica, @ voluta dai granduchi c riesce a mantenersi in contatto con i fronti pit, avanzati della scienza europea. La cultura letteraria fiorentina @ alimentata dall'atzivita dell’ Accademia della Crusca che, man~ tenendo viva la tradizione della lingua e letteratura toscana, consente a Firenze di serbare una tradizione classicista che argina gli aspetti estremi del Barocco. Pare Genova, stretia fra lo strapotere spagnolo, cui é legata peri commercie le attivita finanziatic, cla volonta di espansione dei Savoia, ha una presenza importante nella cultura barocea. E Phanno anche citti non capitali, come Bologna, che gode di un'intensa vita culturale, letteraria € artistica, impronrata a moderazione compostezza, ruotante intorno all'universita e alle locali accademie. Se lo sguardo esce poi dai centei politict per inaltrarsi nelle aree periferiche, il Seicento in Italia appace anche qui ricchissimo in soluzioni artistiche e urbanistiche deccezione, come dimostrano Lecce ¢ Noto. Il secalo impegna molte energie nelle arti e lascia un'eredica cospicua. Tn parti colare nelle citta menzionste, soprattutto Roma e Venezia, si sviluppano modelli architettonici, scuole di pittura e scultura, invenzioni musicali che fanno del secolo uno dei pitt riechi dal punto di vista delle atti visive e della musica. Ritenendosi che attraverso la vista ¢ udito passi anche la percezione dell'ignoto racunromamwoces 421 € del trascendente, ‘a rappresentazione artistica diventa un mezzo per rivelare, oltre al fascino delle forme € della luce, Villusorieta dell’ apparenza. Essa fa intrayedere qualcosa al di 1a dei fenomeni senza mai rivelare il mistero. Il irompe-leeil, assai usato dall'arte barocca per far vedere ei8 che non ce, & anche una filosofia della conoscenze, ‘ Nel Seicento si ratica moltissimo Tarte effimera delle feste di corte (matrinoni, battesimi, ricevimenti di principi € ambasciatori) e sacre (canonizzazioni, funerali, celebrazio- ni liturgiche, feste di santi), Hanno sempre un loro risvolto esteriore e popolare, che si riversa sulla citta con spettacoli, processioni, decori, anche questa una forma di comunica zione e di pedagogia del potere. Persino il melodramma, nato e sviluppato nel Seicento, pitt che un genere musicale & una forma di espressione del mondo interiore, delle passioni, su cui molto si interroge anche la filosofia del secolo. Lo splendote artistico sembra mascherare quello che fu anche il Scicento, un secolo di guerre, di pesti ticorrenti, di poverta endemica e di declino sociale, vissuti drammaticamen- te dai ceti meno abbienti. Attraverso i contrast, immagine complessiva che ci viene restivuita é ben diversa da quella, pit armonica ¢ luminosa, del Cinquecento. . 14, La lingua I grande evento linguistico del Seicento italiano la pub- blicazlone, nel 1612, del primo Vonubolero dell Acadia della Crusca. Formate a Firenze nel 1583 intorno a Lionardo Salviati dal gruppo di studiosi che aveva ezedicato dal filologo Vincenaio Borghini la passione per la difesa ¢ Ia promozione della lingua toscana (cap. XV § 6.5), la Crusca ha tra i suoi obiettivi di organizzare un dizionario del volgare letteratio, basato sugli autori del «buon secolo della lingua italiana, ossia del Trecento, Essa gong al completamento dellopera dopo un lungo ¢ meticolose lnvora di spoglio degli autori maggiori (Dante, Petrarca, Boccaccio, Giovanni vil de cette minoti e di alcuni autori pia vicini (ma con molte cautele) per quelle voci che dai primi non crano state usate. Uf citetio estremamente selettivo della Crusca da subito adito « opposizioni ¢ polemiche dei non toscani contro le 222 cxMoLo venue ristrettezze della scelta di un secolo che non rappresenta che Painfanzia» della lingua italiana, come sostiene Alessandro Tassoni (cap. XXVI § 3.1), oppure contro i modelli proposti, impraticabili, persino «turgidi», come afferma Paolo Beni (cap. XXII § 3.1). La seconda edizione del Voeabolario del 1623 non introduce significativi ampliamenti. E solo la terza cedizione, uscita in tre volumi nel 1691, a vedere una dilatazione clfettiva dei lemmi con accoglienza'di termini modetni ¢ di poeti come Torquato Tasso, fino allora escluso. Nonostante i suai limiti, il Vocabolario costituisce uno strumento normative per Ia lingua toscana, che conosce nel secolo una diffusione Capillare e un allargamento su terreni fino allora occupati saldamente dal latino, Tl volgare viene accolto pure in quegli ambiti che erano tradizionale prerogativa del latino, come nel campo della comu- nicazione selec, storie eguridica, Galileo, che pubblica le sue prime scopette in latino, opta poi pet il volgare sia pet courenzs con Vinditizzo culturale della Firenze medicea, presso cui lavora dal 1610, sia per un proposito divulgativo, per rendere le scaperte accessibili anche @ coloro che non intendono il latino. : ‘Attraverso la predicazione, tenuta ormai per imposizione del Concilio in volyare, per la prima volta la lingua italiana si presenta uniforme anche ai ceti pitt bassi ¢ su tutto il tertito- Ho nazionale, Tutto questo non impedisce lo sviluppe di una Jetteratura dialeitale, che cerca dignita per il proprio dialetto, ‘modellandosi sull’taliano, ¢ la difesa di valori alternativi a quelli della cultura dominante. 2. Le periodiceaione II Seicento @ eta del Barocco, ma non é con questo stile petfettamente identificabile. Allavvio del secolo le forme del ‘Manierismo ancora perdurano e, anche quando i] nuovo gusto si impone, permangono inelinazioni costanti verso il classici ‘smo (cap. XXII § 1), La fiducia in qualcosa di cetto, stabile © permanente, che existe al di a del contingente, molteplice ¢ yario, che aveva determinato Pequilibrio ¢ V'armonia rinasci mentali, viene a motite con le scoperte della nuova scienza Cosi si esaurisce la convinzione dell'unita esistente fra Dio, tacoma rasocca 423 uomo € cosmo, ereditata dalla filosofia antica ¢ fatta propria dal cristianesimo. Prende forza una visione del mondo meno ordinata, favorita da eventi catastrofici, di cui non @ facile interpretare il senso. II dubbio diventa presupposto del pen- sieto, che vive di antinomie, di polarita {ra ordine e disordine, fra eterno contingente, fra. vero e illusotio-accidentale. Nel Scicento si avverte ur rinnovato anelito verso la trascendenza, che si tisolve a volte in forme di misticismo, a volte in un ri” tomo alla scolastica, a volte nella ricerca ascetica e nelle opere di catiti. Nasce un nuovo conflitto fra la sfeta dell'individuo € quella della societa, entra in gioco la soggettivita percepita anche nella dimensione emotiva. La linea di demareazione cronologica fia Manierismo Barocco non @ facilmente tracciabile. Ambedue i fenomeni appartengono alla stessa cultura di corte © ugualmente ricer- cano V'infrazione alla norma ¢ alla naturalezza rinaseimentali, ‘ma essi poi ben si differenziano per le soluzioni prospettate Se il Manierismo riflette un‘arte introversa e preziosa, il Ba rocco partecipa di una situazione teatralmente grandiosa ed espansiva, rutilante nel suo esibizionismo; se uno persegue un’aulica raflinatezza, Paltro mostra aache una tendenza pitt popolare ed emotiva, specie nellattivita di proselitismo degli cordini religiosi; se il primo predilige Ia concentrazione del virtuosismo, il secondo mira a espandersi con la lussutia e Pabbondanza esagera:a, dissipando i suoi tesori in modo da stordire e stordirsi in un delitio megalomane (Battisti Tcaratteri pid mareati del Barocco sone la ricerca del nuovo ¢ Feffetco della meraviglia. Anzitutto 'ordine e la misura del classicismo rinascimertale laseiano il posto non pitiall'atificio regolamentato del Manicrismo, ma all’inedito ¢ al bizzatto, la cui ricerca esasperata si sottomette al gusto del fruitore, Entra infatti nelle scelte degli scrittori un nuovo criterio: il giudizio e il gusto del pubblico. Per Pallargarsi del consumo ¢ della circolazione librati, per le mutate condizioni del mercato, si presta nuova attenzione alle reazioni dei lettori. Gli autori si propongono di soddisfarli, Parte diviene ‘gusto’ mutevole ¢ telativo. Si cereano generi nuovi ¢ forme miste nell obieitivo di creare la noviti: tutto & accettato purché porti allo stupore, alFnatteso, alla meraviglia, Nella crisi del rapporto fra natura ¢ ragione si individuano nuove sistemazioni della conoscenza, l«ingegno (ingenio in 424 camroue veerusese0 spagnolo, esprit in francese, wit in inglese) diventa la facol- i protagonista, perché sintetica e aggregatrice. Secondo la psicologia aristotelica, ancora valida nel Seicento, lintelletto conosce attraverso L-kapprensione corporea» 0 «immaginativay © efantasticam; le immagini conservate nella «memoria» sono poi rielaborate a costruire con processi mentali, I'«ingegno> rea le associazioni dla cui derivano le metafore € le arguzic. E questa la facolta primaria per il Barocco: una meravigliosa forza delI'intelletto eapace di penetrate le caratteristiche degli ‘oggetti e metterle in relazione, Fsso incrementa lo stupore € In meraviglia attiaverso la costruzione di analogie, accresce ill piacere della conoscenza per mezzo di una costruzione che nasconde significati ultetiori da decriptare. Ingegno @ ovvia- mente anche la capacita di decodificare questi processi, di associare il fruitore ‘arguto’ al ercatore, @ abilira non comune, che richiede una superiorita intellettuale ¢ culturale propria , poi classi- ficandone le forme, i luoghi ¢ i modi da cui eriginarle, infine specificandone i vii ¢ suggerendo cautcle. Pur ponendosi come fustigatore di un uso sconsiderato di questo mezzo, egli ne tivela la forza conoscitiva, che colloca nel «legamento>. Mostra cio? che l'acutezza non & questione di texmini, di clo: cuzione, ma di anslogie, quindi della creazione di nuovi sensi, di nuove prospettive nell'interpretazione della realt. analogia & un mezzo di coesione nel dispersivo mondo dell’esperienza, seinpre pili aperto c dilatato dalle nuove conoscenze, ¢ significa un tichiamo all'armonia e alla toralita originaria, Peregrini le assegna quindi valenze conoscitive. Le manifestazioni del Barocco non sono uniformi, perché la ricerca del mirabile ¢ delVinedito, Vimpicgo di concetti ¢ acutezze devono fare i conti con chi si appella ai canoni di giudizio della tradizione classica, alla misura, all’equilibrio, al valore etico della parola. Esiste un classicismo barocco che prende le distanze dalle prove pit esasperate del nuovo gusto, Esso persiste nei propri intenti piuttoste in sordina, celtivato soprattutto nell’etd barberiniana a Roma ¢ un po’ per tutto il secolo nella Firenze medicea e eruscante, per poi affermarsi e assumere, verso la fine del secolo, una nuova idea di classicita. 2.2. «ll cannocchiale aristotelico» di Emanuele Tesauro 11 piti felice documento della concezione retorica in auge nella prima met’ del secolo & I! cannoccbiale aristotelico di Emanuele Tesauro, Sintesi del gusto barocco, il rattato esce nel 1654 (ma lautore lo ri ora ancora fino al 1670), quando la moda é all’apogeo, anzi gil verso il declino. Il percorso che porta alla scrittura ci questa epitome delle poetiche barocche @ lungo e progressivo, e prende il via nei primi decenni del secolo con una tiflessione sulle imprese e sull'oratoria sacra Totinese, Tesauto (1592-1675) entré nella Compagnia di Gesit presto, ¢ fu per qualche anno a Milano come docente di retorica nel Collegio di Brera, Usci dalla Compagnia © fu presso i Savoia storico, epigrafista ¢ precettore. Condusse, favorito dalla famiglia ducale, una propria linea politica, tra simpatic ¢ antipatic per la Spagoa, garantendosi comungue la tranguillita per organizzare il suo maggiore trattato di retorica (cil maggiore del secolo), opere storiche, morali e drammatiche (cap, XXVIT§ 3.1), I! cannocehiale avistotelico combina antico e moderno. Lo strumento che aveva consentito a Galileo (cap. XXII § 1.1) di scalzare i fondamenti dell autorita di Avistotcle & qui abbinato alla Paetiea aristotelica, come misura e vaglio dellelocuzione moderna, ‘lesauzo si prefigge infatti di esaminare secondo i 430 carmowo vewrinuesNo principi aristotelici le forme retoriche preferite dalla propria eta. Gran parte dell’opera & dedicata alla metafora come «il pit alto colo delle figure ingegnose», di cui esplica le otto tipologie aristoteliche (di proporzione, attribuzione, equivo- €0, ipotiposi, iperbole, laconismo, opposizione, decezione), Ma largomento principale 2 Pacutezza, che viene ripartita in tre forme: semplici parole ingegnose, proposizioni ingegnose (sia verbali sia simboliche) e argomenti ingegnosi. Vengono anche trattate lungamente le espressioni rappresentative del gusto dell’epoca: il concetto predicabile e le imprese, definite «catgutezze eroiche». II concetto predicabile é lo sviluppo me taforico di un'idea tratta dalla Sacra Scrittura, con cui vengono allepoca, anche per ragioni mnemotecniche, organizzate le prediche. Lispresa, combinazione di figura ¢ di motto, & un genere tra letteratio ¢ Ligueativo usato per rappresentarsi o pet rappresentare un’istituzione o Videale di una vita (per questo si poteva dire ‘etoica’). Per Tesauto Pargutezza @ un processo che riguarda tutte le forme di significazione, inclusi i linguaggi non verbali, come quello di Dio, degli angeli, della natura. Il linguaggio & considerato estetiorita, infatti le cose «risplendono» nel loro travestimento linguistico, come figure meravigliose. Solo in Dio ce nelle menti angeliche, egli serive, la comunicazione avviene senza mezzo: & questo l’unico caso in cui significante ¢ signi- ficato coincidono. Il linguaggio stesso dunque & metafora che dice altro da quello che &, poiché irasmette il pensiero per via di simboli esteriori, non essendo possibile la trasmissione da pensiero a pensiero, senza la via dei sensi. Tesauro sviluppa le varie tipologie di segni: vocali, muti (i cenni), composti (di figura ¢ parola). arguzia parte quindi dallattvita del pensiero nel momento in cui crea i segni o i simboli per comunicare, ma cerea di distinguersi dallo stile quotidiano con qualche elemento di noviti, «Ogni arguzia - scrive ‘Tesauro - @ un parlar figura- to, ma non ogni parlar figurato @ un’arguzia. Quelle figure propiamente si chiamano arguzie le quai consistono nella significazione ingegnosa». Le figure retoriche sono tutte forme che differenziano una serittura espressiva: aleune soddisfano il senso, altre li afetti alire intelletto, Solo queste ulrime sono arguzic, Tngegnosi per Tesauro sono anzitutio i modi usati da Dio per comunicare eon essere umano (che si rivelano ai soli sapienti per via di simboli 0 enigmi, svelabili per allegorie), agli angeli (trasmessi in oracoli, sogni, visioni), dalla natura (apparenti in colori, costellazioni, comete, cadute di fulmini, fenomeni tutti da interpretare simbolicamente),e dagli ani {il cui comportamento base dellesemplarita delle favole) Ingegnose possono essere infine le espressioni umane, se sono frutto della forza di un intelletto perspicace e versatile, ‘Tesauro offre anche una tecnica combinatoria (di categorie aristoteliche ¢ delle loro parti) che con l’aiuto di un inventazio pud meccanicamente generare un’infinita di analogie meta- foriche. La trasfigurazione del reale consente godimento, di rallegrare gli uditori convineendoli con la piacevolezza di un argomento. Ma infine Pautore stesso definisce V'arguzia una -. ‘Aimeta sta lo stile attico (ciceroniano), che «senza l'insipidezza dell’asiano, senza Voscurita del laconico, fa la chiarezza di quello e Tefficacia di questo». Bartoli opta per una varieta controllata, conforme alla varicta delle cose che si trattano. Fali si rifa al mondo della natura per coglicrne le regole e seguitle come modell, La parola deve possedere la forza degli alfeiti, coniugare arte e vigare. II suo trattato ebbe subito larghissima diffusione e stuzzicd la suscettibilita dell'autorevole Malvezzi, che ne scrisse al nipote, Sforza Pallavicino, confratello del Bartoli, per manifestaze il suo disappunto. 4.2, Sforza Pallevicino ¢ la prose winsegnativa» Alla definizione di uno stile per la prosa didascalica ¢ scientifiea si impegna invece, attraverso una meditazione che si snoda in due tratiati, il gesuita Sforza Pallavicino (1607- 1667), autore di scritture edificanti, di tragedie e della Storia del Concilio di Trento (cap. XXIV $3.4). Le sue idee retoriche sono esposte gia nel Del bene (1644), trattato etico-filosofico che dal terzo libro affzonta a questione dello stile per cui ‘opta, ¢ poi nel Trattato dello stile e dll dialogo (1662), dedicato specificamente alle scritture «insegnativen, «a fissare i termini di una letteratura filosofica, efficace e severa» (Raimond). Opera dialogica la prima, Del bene, pone un problema es- senziale per Pallavicino, cio’ quile grado di verit sia riservato alla poesia, Possono essere i poeti, che hanno come scopo s0- prattutto il diletto, oltre che portatori di exerspla, anche serittoti di verita morali? Egli individua, quasi precorrendo Vico, una facolta apprensiva prelogica, che pud essere forma di cono- scenza indotta dalla poesia, «Unico scopo delle poetiche favole ~scrive —si2 'adomar ntelletto nostro d’immagini, o vogliam dire d'apprensioni, sontuose, nuove, mirabili, splendides Tl Trateato dello stile e del dialogo costiuisce in certo qual modo la prosccuzione della meditazione svolta in Del bene, anche se oggetto non é un problema morale, ma la forma adatta agli scritt filosofici calla moderna prosa scientific in senso lato se a questa trattatistica convengano gli omamenti dell’clogquen- za, 3¢ pit le sia propria la chiarezza o ’eleganza, se debbba usare i 438 canro.o vernouisn termini «barbari» introdotti dalla scolastica. Lo scritto «insegna- tivo» per Pallavicino deve anzitutto perseguire la verita «nel suo semplicissimo aspetto», perché l'uso dell ornamento rischiu di velare la chiarezza, Ogni operazione elocutiva pud costituire una maschera che si sovrappone ¢ nesconde la veriti, che tuttavia, senza adeguata elocuzione, pud apparite eccessivamenteispida, Il linguaggio proprio, per Pallavicino, non & tuttavia in grado di rendere sensibile ed evidente il concetto da appren- dere, per cui si rende necessario un certo grado di elabora- zione retorica. Non sari la metafora la figura adatta a questa prosa: piit adeguata @ la similitudine, e raro deve essere Puso del concerto, delle figure degli ornamenti della parola, piti adatti alla poesia, E evidente in Pallavicino la convinzione che il pensiero acquista forza dall’ornato, Pertanto egli propone come yenere della scrittura scientifica e didattica il dialogo, poiché la «gentilezza> nello stile dialogico si trova coniugata alla sottigliezza della dottrina. I! dialogo consente di ovviare alla severiti del trattato, senza cadere nel dilettevole, che non deve essere obiettivo delle scritture «insegnative», le quali hanno come fine l'insegnamento ma usano il piacere per mantener Yattenzione, imprimere la dottrina nella memoria, Pallavicino rifiuta sia uno stile eccessivamente fiorito, piacevole e leggiadro, sia uno stile asciutto e privo di amenita, per privilegiare un’equilibrata mistione di utile ¢ dolce. Della precisione ¢ del vigore di cui necessita la prosa scientifica fa prova la sua stessa prosa, che manifesta un ideale di ordine e di risura, che esclude ogni affettazione ma anche ogni monotonia ‘Listanga ‘scientifica’ del Pallavicino conduce a una prosa meto- dica, fondata su un movimento logico, su scioltezza espressiva etensione dialettica, che apre alla prosa ravionale e moderna. 5. Verso il Settecento Tra il 1687 e il 1689 esce a Venezia il Tribunal della criti- ca, quinta parte (o esattamente «quinto latrato») dell'«opera massimay di Francesco Fulvio Frugoni, I! cane di Diogene. Quando ormai la sensibiliti barocea volge verso il buon gusto, espressione della nuova cultura tazionalistica che si sta facendo lentamente strada, Frugoni propone una specie di riassunto della cultura del secolo, ancora con piena simpatia e adesione. rome remroncue 439 Ul Tribunal della critica appartiene al genere satitico, ha un orientamento morale ed educativo. In teoria Frugoni si pone come un fustigatore degli eccessi, difende l'utilita delle regole, pur polemizzando contro di esse, ina in realta si lascia pervade: re dal gusto concettista, dando mano libera alla sua creativith, alla facolr’ combinatoria ¢ associativa, utilizzando ampiamente i concetti ¢ facendo delle arguie uno strumento della satira Freqitenti i giochi di parole, le allitterazioni, gli accumuli, le ripetizioni sinonimiche, tutto Pimpasto tipico di una prosa barocea, da cui lautore vortebbe mostrarsi indenne e staccato, ultimo volume dell'opera di Frugoni esce a un anno dalla fondazione dell’ Accademia dell’ Arcadia (1690). La sensibilita di quel tempo é gid tivolta, o almeno lo cra da tempo in certi ambienti di punta, verso altre poctiche ¢ altri criteri fondati sul buon gusto, sul decoro, sulla chiarezza, sull’cleganza, TL nuovo oricntamento non é frutto dell’estinguersi di una poe- tica (ancora vivissima), ma del modo di avvicinarsi al reale € di esprimerne le concezioni. E un mutamente conoscitivo, © non @ casuale che proprio a Firenze, dove i letterati vivevano in stretta relazione con gli scienziati di formazione galileiana, anzi i lerterati erano anche scienziati, si avverta il primo rin. novamento delle letiere, ancor prima che venga formalizzato a Roma nell’Accademia dell” Arcadia. Ta Poetica di Benedetto Menzini (1646-1704), pubblicata nel 1688, rappresenta il versante pitt schiettamente leticratio della cultura fiorentina. Lo stesso ritorno a una formulazione di poctica & significativo, implica la ricerca di regole, di un canone, il confronto con la tradizione. La Poetica di Menzini, frutto di un diverso atteggiamento spitituale e culturale, si Tifa a Orazio ¢ alla tradizione italiana di Petrarca, Ariosto, Tasso, per uno stile che coniughi i classici latini ¢ greci con quelli italiani, Llobiettivo 2 un'espressione chiara, pura e piana. Sua preoccupazione é, oltre che Pabbandono del fraseggiare barocco, anche la comprensibiliti del testo. La poesia infatti deve aspirare a un carattere di amabilit’ ¢ socievolezza, unica garanzia di raggiungere gli intenti morali che si prefigge. Le indicazioni operative della Poetica di Menzini saranno poi sviluppate e raflinate dai teorici, di ben maggiore spessore critico, che si raccolgono intorso all’Accademia dell’ Arcadia e improntano le loro scelte a principi di semplicita di pensiezo di espressione, al razionalismo € alla classicit2. Capitolo ventitreesinso Galileo e la prosa scientifica La nascita della scienza moderna coincide con la nascita della prosa scientifica italiana, Non fu. Galileo il primo a usare ‘I volgare per le couoscenze naturali, ma fu il primo a usatlo con intento divulgativo e con grande maestria retorica, per difendere le sue scaperte ¢ il loro significato. 1! saggiatore, iI Dialogo sopra i due massimt sistemi, le lettere hanno un valore epistemologico e lerterario insieme. La sua prosa, che impiega metafore, similitudini, apologhi, mostra una consa- pevolezza espressiva inconsueta, su cui prevale comungue la precisione, che assegna una qualita nuova alls comunicazione Scientifica, T suoi allievi e seguaci ereditarono, insieme alla passione pet Vinclagine sperimentale, anche questo alto grado di letterariet’. Castelli, Torricelli, Borelli ci hanno lasciato pagine affasci- anti, oltre che fordamentali per le scoperte di cui parlano. Questa abilita di scrittura si accresce negli scienziati raccolti nella fiorentina Accademia del Cimento che furono legati alla Crusca; Redi, Bellini, Magalotti. Agisce anche in Malpighi, che lavord in loro contiguita. 1, Galileo Galilei Lil. Dagli studi pisani al «Sidereus nismcis» Galileo ¢ i suci allievi sono i principal protagonisti di quel tadicale mutamento nella conoscenza dei fenomeni na- turali che va sotto il nome di rivoluzione scientifica. Con le sue osservacioni celesti Galileo trova la via per scardinare il paradigma arisiotelico-tolemaico, riesce a matematizzaze le leggi cosmiche e dinamiche che deduce dalle sue osservazioni, 42 carro wineremisMo cesprime in un linguaggio preciso ¢ accessible la sua nuova vi- sione del mondo. Con la nuova epistemologia cambia anche il comportamento dello scienziato, che, da decifratore dei segni che la natura gli offre da interpretare e su cui esercita un pote- re magico, passa al rispetto di ess, alla fede nella semplicits ¢ regolarita delle sue leggi, che non sono pitt dominabili in taro dallessere umano, ma conoscibili in piccole, minute patti Galileo (1564-1642) fu indirizeato dapprima dal padre Vincenzio, musicologo affermato e legato alla Camerata de? Bardi (cap. XLX § 6 ¢ XXVIT § 4.1) alla professione medica. Iscritto nel 1580 alla Facolii di Arti del? Universita di Pisa, non portd a termine gli studi per la precoce disaffezione verso la scienza tradizionale e il suo insegnamento, Si avvi- cind invece alla letteratura ¢ allo studio della geometria, che voleva apprendere per coltivare pittura, prospetiiva e musica Compose studi su Dante, consistenti in due Lezfoné circa fa Figura e grandezza dellinferno di Dante, che recitd all’ Acca demia Fiorentina nel 1588, postilld Petrarca, Ariosto ¢ Tasso Ma fu la geometria a rivelargli la vocazione per gli studi ‘matematici, quella «natural disposizione» che egli stesso pi tardi riconosceva essere pitt feconda «che mille precettotin. Oxeenuto nel 1589 l'insegnamento di matematica a Pisa, che era allora connesso a quello cosmografico, mise mano a nuove ‘eutzo x1A paoeaseuaernca 443 icerche sul moto nacurale, sul rapporto tra peso e caduta dei gravi, pronunciandosi contro P’imprecisione di coloro che si professavano jn linea con la scienza peripatetica e affermando il primato della matematica nel discernete il vero dal falso. Chiamato nel 1592 allinsegnamento delle matematiche all'Universita di Padova, poté entrare in un ambiente pit aperto, sia per la lunga tradizione accademica padovana, sia pér la ptesenza di numerosi studenti provenienti da aleri paesi europe, sia per la liberta di pensiero professata nel ter- Htorio della Serenissima, Galileo familiarizz® con gli studiosi padovani e con circoli di intellettuali veneziani, come quello dei Motosini, dove conobbe Paolo Sarpi (eap. XXIV $9 2.3 © 3.1) e Giovanfrancesco Sagredo. Le sue lezioni padovane fiscossero siecesso ¢ interesse per i risvolti pratici delle sue competenze. Llesito degli studi teorici di questo periodo fu raccolto in opuscoli e nel trattato Le mecaniche, un testo di scienza meccanica, sul concetto di forza € sulle macchine, che citcold allora manoscritto Trimpulso a perseguire gli studi astronomici venne dall'ap- parizione nel 1604 di una ova, una stella mai vista. Non fu Galileo a osservarla per primo, sna sul fenomeno egli espresse chiaramente Midea che cid che stava oltre Porbe Innace non era immutabile, come asserivano invece i peripatetici, A que sto proposito forse Galileo collabord al Dialogo de Ceeco di Ronchitti attribuito a Girolamo Spinelli (cap. XXIX § 3), che irattava, in dialetto pavano, della noviti celeste. Qualcuno anzi pensa che ne sia stato addirittura Pautore. Nelfestate del 1609 costrui il suo primo telescopio, strumento che ebbe ‘un impatto straordinacio sulla cultura dell’epoca, ¢ che egli conobbe tratnite notizie provenienti dall’Olanda. Lo potenzi ¢ migliord, offrendolo dapprima in servizio alla Serenissima ¢ facendolo poi divenire, con le sue scoperte, l'emblema del secolo ¢ dell intraprendenza dello spirito umano. primi risultati dell'impicgo del telescopio in, astronomia appatvero a pochi mesi dalla sua costruzione. Galileo tra la fine del 1609 ¢ i primi di marzo del 1610 lo usd, passando Je notti al’aperto, per scrutare il cielo, giungendo a scoperte che avrebbero rivoluzionato il sapere contemporaneo. Le consegnd a un piccolo libro, il Sidereus nuncius, che appar ve il 13 marzo 1610. In un latino scarno vi presentava, con sue illustrazioni, Ie scoperte, che concernevano la superficie 424 carnrovo voxnnansac ineguale della Luna, limmensita del numero delle stelle e la natura delle nebulose e della Via Lattea, individu: quattro satelliti di Giove, che egli chiamd Medicei. Sebbene sctivesse in latino, «Galileo era rivoluzionario anche nella scclta stilistica adottata, modernissimo nella serittura limpida mente effettuale, facile a leggersi, sobrio e asciutto ancorché ardente di un fervore sotterzanco che qua ¢ la fa traspatire un’emozione vibratile e commossa> (Battistini). Le scoperte sealzavano una volta di piti le certezze della scienza tradi- zionale: il mondo celeste non era meno imperfetto di quello sublunare, limmensita del numero cl stelle lasciava presapire Tinfinita anche dello spazio che doveva contenerle, i satelliti rendevano plausibile l'ipotesi copernicana, [opera suscitd subito ammirazione ¢ aspri dissensi, che non fetmarono le ricerche di Galileo. Lo seienviato artivd nello stesso 1610 a dcfinite le fasi di Venere, i period dei satelliti di Giove, la configurazione di Saturno, 1.2. L’Accademia dei Lineei ¢ Galileo Chiamato nel giugno del 1610 a Firenze a coprire l'incarico di matematico ¢ filosofo di corte, ruolo che gli consentiva di dedicarsi alla sola ricerca, Galileo, certo che per le sue scoperte ‘la scienza dei moti celesti [...] in gran parte sia rinnovata e tratta fuori dalle tenebre», si reco a Roma per propagarle. Tl viaggio, svolto per convincere gli ultimi riluttanti promuo- vere le proprie scoperte negli ambienti culeurali romani, fu un successo. Fu ricevuto dal papa ed ebbe confermate le sue osservazioni dal Collegio dei gesuiti, Non mancatono indizi i dubbi, ina Galileo era troppo preso dal valore di cid che proponeva per accorgersi del peticolo in cui incorreva nel promuovere l'ebbandono del sistema tolemaico per quello copernicano, Nel viaggio romano gli fu offesta anche Pisctizione all’ Ac cademia dei Lincei (cap. XI § 1.1). Fondata nel 1603 per iniziativa del nobile Federico Cesi, di Francesco Stelluti, Anastasio de Fihis ¢ del medico olandese Joaanes Van Heck, dopo un periodo di sospensione per le ostiliti della famiglia Cosi, ’Accademia si era ricostituita © aveva associato il pid noto esponente della scienza magica del tempo, Giovan Bat- tista Della Porta, Limpostazione magica, elitaria ed eschusiva del sapere che questi portava con sé, fu bilanciata e superata dalPingresso di Galileo, Cesi, avendolo conosciuto nella visita romana, riteneva le sue osservezioni «officio veramente da Lincei» ed ebbe sempre per Galileo un'ammirazione ¢ una dedizione speciali. Vayversione verso il tradizionalismo ari- stotelico lo portava a simpatizzare con le ricerche galileiane a offrire loro yeneroso sostegno. Nel discorso Del natural desiderio di sapere, tenuto da Cesi ai membri dell’ Accacemia nel 1616, si vede linflusso notevole ‘che Galileo ebbe su quei giovani. In una prosa non clegante, mma animata da un fe-vore ¢ da una forte passione speculativa che lasciano trasparire anche un impegno etico, Cesi riflette sullo statuto della conoscenza ai suoi tempi e sulle difficolta e possibilira di sviluppo, Indica la direzione ai Lincei che, legati da stretta amicizia e ¢cortispondenza di volonti», devono coltivare particolarmente i «due gran campi delle filosofiche fe matematiche dotrine [sich». lavita alla (Battistini). In quatiro giotnate tre dialoganti, Giovanfrancesco Sagre- do, Filippo Salviati e Simplicio, trattano delle due convinzioni COMALEO SLARONASCHENTIFICS 435 cosmologiche, facendo spazio, con frequenti digressioni, a molti temi. Gii interlocutori non sono semplicentente rappre- sentativi di tesi opposie, ma portano in gioco il loro vissuto di uomini e, come nota Battistini, anche il temperamento dclPautore, Salviati, portavoce di Galileo, si presenta con la severa nobiltd del nobile fiorentino, ma anche con Ia calma, Pautorevolezza, [a prudenza dello scienziato, guidando verso la scoperta della veriti con un lento e umile filosofare socratico, Sagredo, come ingegnoso interlocutore non intendente, quin- di non corrotto dalle scuole filosofiche, con le sue domande movimenta il discorso, introduce delle deviazioni, orienta la discussione verso questioni laterali ma non secondarie. Teli porta nel dialogo sia la fervida passione per la conoscenza che era del vero Sagredo sia la arapidita aiguta» © Peagilita del tagionamento» proprie di Galileo. Simplicio ¢ lo sciocco € ostinato difensore delle tesi aristatcliche. Impossibile non vedere litonia gia contenuta nella scelta del nome, che indica In cbalordaggine della sua scola», come ebbe a osservare Bene- detto Castelli. La sua «intransigenza, la mancanza di itonia, il profilo stilizzato del pedante vanitoso, incompetente, borioso, ‘ostinato, pieno di sussiego, senza curiosita, sono funzionali alla sowersione della sus filosofia nemica di ogni cambiamento» GBattistini). Anche questa volia Galileo parte da lontano, nella prefazio. rne menziona in modo allusivo l'editto del 1646 e i limité della conoscenza umana, ma poi procede deciso alla difesa delle tesi cliocentriche. Le prove apportate si tiassumono nelle apparenti stazioni e retrogradazioni dei pianeti, nella ivoluzione del Sole su se stesso provata dalle macchie solari, dall'alternarsi del’ alta bassa marea, assur-o quest’ultimo a prova principale, Ma il dialogo si presta anche all'inserimento di molte alize matere, di digressioni che divagano dal principale argomento, imi. tando, secondo un gusto caro al Barocco, la variera del vero dialogo, aperto ed elasiico alla multiforme varieta del reale D'altra parte eta intenzione dello stesso Galileo di comporre un’«opera assai grande e copiosa di molte noviti Nella prima gioinata sono abbattuti i presupposti della scienza aristotelica, ovvero la differenza fra Terra ¢ cieli, considerati tutti ugualmente corruttibili. La discussione & incotniciata da un‘apertura e chiusura sullintelletto umano che, nonostante le sne deboleze e la sua limitatezza sispet- to al sapere divino, riesce tutavia a realizzare «invenzioni stupendes. La seconda giornata 8 dedicata a dimostrare la possibilité del moto di rotazione della verra e a smantellare le ine contrarie, usando il principio della relativita altrove introdotto da Galileo, ma qui presentato con ricchezza di particolari. Segue, nella successiva gicrnata, la tetza, la presentazione del moto della terra intorno al sole, pit difficile da dimostrare perché fa violenza alla percezi ne sensibile. La giornata si apre con il ritardo di Simplicio all’appuntamento, « causa dell abbassarsi della marea che non consente alla gondola di procedeve, F Pannuncio velato del tema trattato nella quarta giomata, pit: breve e rapida delle precedlenti: le maree come prova del moto della terra, ‘La scelta dialogica cra gia implicita, come si & visto, nelle molte voci che entrano nella forma epistolare del Saggiatore, cosi come lo scioceo Simplicio & gi anticipato dal personaggio marionetta di Sarsi-Grassi, Galileo crea perd nel Dialogo un reale spazio di conversazione, movimenta la storia, suddivi dendola in quattro conversazioni, di cui indica gli inizi c le conclusioni, conferisce una personalitA ai personagsi. «Gali- leo approda ad una soluzione che gli permette di aumentare la tensione dialettica, di sfogare a sua vocazione polemica, di realizzate in proprio quel gusto scenico che [...] aveva coltivato ¢ alimentato attraverso Ja lettura» (Altieri Biagi). Tl Gialogo tisulta per’ anche il genere che consente l'espressione delle diverse posizioni, da voce agli aristotelici, non tanto per obiettivita, perché comunque la negativita di Simplicio non fa che esalzare le tesi galilciane, ma per il bisogno della nuova scienza di privilegiare il momento della ricerca su quello della scoperta, intendere piuttosto che lo scoprire, la discussione piuttosto che Vaffermazione di una verita, Le dimostrazioni, espresse in linguaggio matematico e geo- metrico, sono tigorose, mia vergono sostenute con un discorrere pedagogico, che prende per mano il lettore incompetente ¢ lo guida a comprendere € familiarizzarsi con i principi della nuova fisica attraverso le molte esperienze descritte. Galileo ama moltiplicare le prove, si aiuta con similitudini, apologhi fe digressioni che presentano Ia realta quotidiana con un lin- ‘guaggio naturale concreto, quasi visibile, e un’alternanza di registri notevole, Il suo procedere non esclude perd le me talore, addiriteura il concettismo, usa un lessico espressivo, GALS BLA PROSASCHRNTIRCA, 455 contamina il discorso scientifico con la satira. I suoi «aculei» ironici funzionano perché «squalificano le tesi dell’ wwversazio con la sanzione del tiso, spingendo il fettore a solidarizzaze con Galileo, lo metiono in guardia contro la frode intellettuales (Battistini). D'altra parte, in assenza di prove dimostrabili, solo con un’abile operazione retorica lo scienziato poteva convincere © raggiungere l'obicitivo che si era posto, di «rifar i cervelli», un’espressione che bene rende l'idea dell’ambiziosa riforma radicale del sapere che si prcfiggeva, Simplicio rappresenta i pid dogmatici tra gli aristoteici. I suo stesso linguaggic lo rende oggetto di beffa: «appartiene a un antiquato universo di discorso, € petsino il suo volgare ne rispecchia la cultura, non tanto per la frequenza del lessico scolastico, [...] quanto per il goffa e insistito ricorso al pleo: nasmo ¢ alle proposizioni enumerative, la cui vacua sonorita & sovente marcata dall'inelegante rosario delle rime» (Battistini). La fissita del suo sistema non gli consente nessuna mobilits, nessuna ironia, mencre le battute ironiche ¢ le occasioni di comicit3 alle sue spalle sono numerosissime. 1.6. Le lettere __ Nella chiusa del Déalogo, Galileo pone in bocca a Simpli- cio l'obiezione che Urbano VITT gli aveva sempre opposto: la libert di Dio di fare che le cose potessero andare diversamente dalle leggi che Galileo, o la sapienza umana, credono di avere individuato nel funzionamento della natura, Fu forse questo modo di trattare le indicazioni del pontefice a preparare il ter- reno ea portare al processo contro Galileo, accusato di avere trasgredito le ingiunzioni del 1616. Nonostante gli interventi numerosi a favore di Galileo, dei diplomatici di Toscana e degli amici, gli fu intimato di presentarsi a Roma per rispondere al Sant'Utfizio di ben etto capi di accusa, che riguardavano la presentazione della tesi copernicana, Pittisione della filosofia tradizionale, la parita tra intelletto umano e divino. Galileo tenté in ogni modo di evitare i viaggio (era ormai settantenne ¢ in cattiva salute), ma dovetie cedere ¢ presentarsi a Roma, dove ricevette infine una condanna assai pia dura di quanto si aspettasse: doveva abiurare, subire una pena detentiva, impegnarsi a non trattare pi della mobilita della terra e della stabilita del sole, Il Dialogo venne proibito, leliocentrismo, per espressa dichiarazione papale, fu considerato contratio alla fede, quindi eretico. NelPabiura, accettata senza resistenza da Galileo, fallivano tite le speranze di rinnovare il sapere fondandolo sulla conciliazione della nuova cosmologia con Te Sacre Scritture. Alla fine del 1633 gli venne consentito di tomate a casa, ma con il divieto di ricevere visitatori. Era una forma di segregazione domestica, che pero fu particolarmente dura perché di ft a qualche mese gli venne anche a mancare Yainata figlia Virginia, suor Maria Celeste, che dal convento slicra sempre stata vicina, Al igore della segregavione trovava conforto solo nella corrispondenza con estimator! curopei con amici, che alleviarono anni resi cupi anche dalla malattia e, per ultimo, dalla cecita, Galileo scrisse moltissime lettere, che sfortunatamente non. ci sono rimaste al completo. II suo epistolario si estende dal 1588 al 1642, i allarga a tutta l'Europa c coinvolge le massime personalita della storia intellettuale italiana ed europea, Sono rivolte a familiati a scienziati, a ecclesiastici, a uomini di stato. lustrano proposizioni e teoremi scientifici oppure trattano del rapposte tra scienza c fede, ma spess0 registrano le variazioni del suo anima. Le lettere delineano una biogralia umana e intellettuale di straordinario vigore, ricostruiscono la figura dell'uomo ¢ dello scienziato attraverso le sue stesse parole ¢ consentono una conoscenza pili profonda della mentalita ¢ personalit’ di Galileo. ’ gli amava evidentemente questo mezzo di comunicazione, cui affidava la sua ansia di proselitismo anche tra i non specia: list, la simpatia per coloro che si avvicinavano alla curiosita di sapere da posizioni lontane. La leitera si prestava alla comuni- cazione quotidiana della scienza, gli consentiva quell'affabilita del discorso che cetcava anche nei trattati pid impegnativi, permetteva Dimpiego di un linguaggio non esoterico. La sua pazienza pedagogica siestendeva anche agli aristotelici, che gli si opponevano ancora negli ultimi anni, Ma a quelli che come lui pativano il desiderio di liberare il pensiero dalle angustie contemporance egliaffidava quasi con innocenza il suo animo. Le lettere di Galileo accompagnano tutta la sua vita, anzi si fanno pit intense nei periodi di maggiore sconlorto, e ci rivelano aspetti che nelle prose taglienti del Saggiasore c del Dialogo o in quelle tecniche di tante altre sue opere non hanno GMMED ELA PROSASKIENTINCA 457 spazio. Vi appare le sorpresa ¢ Ventusiasmo per la scoperta, lo stupore e la meraviglia per la configurazione dell'universo, Pumile accettazione del suo layoro come un mandato divino, Ma vi é anche lo sconforto nelle prove, siano esse le malevo. lenze o siano le angosce dellesistenza. Mostrano il lato meno evidente dei suoi seritti polemici, cio’ Pingenuiti con cui & incapace di vedere le trame che sltri gia intravedono intorno a lui, relative per esempio alle posizioni del Sant’Uffizio, deli- neano i retroscena celle condanne, l’agire delle varic forze in campo, religiose, intelettuali, politiche sul teatro della diplo mazia romana. Commovente & a volte il picyarsi di Galileo ai sentimenti piti umani, come dopo ls perdita della figlia, quando sconfortato confessa di sentirsi da lei chiamato alla morte. Lo scopo comunicativo prevale, la scrittura & controllata ¢ raramente eccede o esce dal soggetto di cui si occupa. Sono scritti dettati dalla necessita di comunicazione ma rivelano una grande petizia retorica, sebbene non lascino campo a digres- sioni leticrarie. Le strategie nel’ organizaazione dei pensieri ¢ nella scelta Linguistica e stilistica sono sempre perfettamente calibrate. Le lettere di Galileo, per la bellexza c il nitore della lingua, per la combinazione di inventivita c rigore, per | tensitd degli affetti, per la limpiditi e chiarezza nel trattare di problematiche scientifiche, per la lucidita e la competenza con cui affrontano il problema della conciliazione della fede con le indagini sulla natura, peril coraggio e la costanza che mostrano nella ricerca come nelle avversit’, sono tra le pagine pit belle della nostra storia letteraria, In esse emerge la straordinaria associazione di precisione ed eleganza, emblematica di tutta In prosa galileiana, di franchezza e liberta di pensare, che si manifesta in un provedere tranquillo, sicuro e non forzato, Abbinano storia della scienza, autobiografia, cultura umanistica © molti interessi che Galileo coltivava, come 1a musica e le arti. Si tratta anche di una serittura dalla forte marca etica, per l'ardore nella ricerca di verita e per lapertura e vivacita dei rapporti umani instaurat Nel 1638 fu concesso a Galileo di porer lasciate la casa di Arcetti per recarsi a ricevere cure a Firenze. Si dedicava in guegli anni alla stesura dei Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, un testo che apparve nel 1638 a Strasburgo. Era ancora un dialogo con gli stessi personaggi, Sagredo, Salviati, Simplicio, ma usciva fuori d'ltalia, dove erano 458 cAntovo vETEEESINO nel fraitempo state pubblicate anche le traduzioni latine del Dialogo (Systema cosmicum, 1635) e della Lettera a Cristina di Lorena (Nov-antiqua (...] doctrina, 1636) a cura dei fedeli seguaci Elia Diodati, Nicold Fabri di Peiresc e Matthias Ber- negget: Hgli continuava a lavorare, condiuvato dal 1639 dal giovane Vincenzio Viviani, che viveva nella sua casa, Lrultima sua opera, la Lestera al Principe Leopoldo di Toscana (1640), riguarda la luce lunare e costituisce la risposta a Fortunio Liceti, un aristotelico ittiducibile. Si spense ad Arcetri nel geanaio 1642, dopo breve malattia, La sua sepoltura fu attristata dalle rettezza della condanna, ma i suoi libri circolavano ormai ampiamente oltralpe e le sue idee anche in Talia 2. I galileiani 2.1. Collaboratori e allievi di Galileo T giovani che ebbero a conoscere Galileo, personalmente © per via epistolaze, a seguirne le lezioni, a collaborare con lui furono facilmente conquistati dalla sua cordialita, schiettezza ¢ umanita, dalle sue scoperte, dalla novit’ del suo metodo. Nonostante le sconfitte e gli ostacoli il seguito di studiosi fu largo, solidale e fecondo olive che in scoperte, che aprirono la strada alle auove discipline sperimentali, anche in opere che, pet le esigenze del nuovo metodo, preferiscono il volgare € tuna prosa esatta, ticca di partecipazione umana ¢ letteraria’ mente consapevole. Questi scritti volevano rispettare e cogliere immensa ricchezza del reale, che Vrrigidimento della scienza aristotelica, ligia a forme e linguaggi paralizzati sulla tradizionc, non consentiva di vedere. Te censure subite da Galileo agirono in qualche modo negativamente sulla comunicabilita delle nvove conquiste: Jo si vede dal fatto che il dialogo non fu pith praticato dagli allievi di Galileo, né dal matematico Bonaventura Cavalieri né da Benedetto Castelli, perché si presentava come un genere troppo tischioso. ‘Castelli (1578-1643), benedettino, professore di matematica a Pisa, destinatario di una delle Lettere copernicane, sodale del maestro nell'ambiente accademico toscano e presso la corte dei Medici, opcrose difensore ¢ consigliere nei difficili anni della cuuz0 Pt TRosAscunrica 439 denuncia ¢ delle poleniche romane, abbandond la cosmologia ¢ e prefes gli studi di idraulica, tratando cost delle acque, uno dei temi pit: amati dalla letteratura barocea. Compose Della tmisura dell acque corsenti (1628), in cui applicd i principi della fisica galileiana alla dinamica dei fluidi, la Seriteura sulle Paludi Pontine, per la loro bonifica, ¢ le Considerazioni intorno alla laguna di Venezia, per la salvaguardia di quelle acque. Lespetienza personale @ di grande imporsanza nei suoi seritti, le sue incagini nascono dalla sua inesausta curiosita, lal suo desiderio di osservare, sperimentare, problematizzare. La sua prosa é limpica, chiara e scandita. Spica la de precisa che traduce losservazione del fenomeno; dietto Focchio appare attiva T'intellgenza che scruta ¢ indaga, scopre rela- zioni e formula quesiti c domande. Senso, ragione, esperienza coincidono per la conquista di un nuovo sapere. Sebbene in genere domini una cordialita sorridente, non manca di aculei ironici, come nel trattatello epistolare noto come La mattona- ta, E questa una letera indirizzata a Galileo il 13 agosto del 1637 in cui spiega il fenomeno del calore in rapporto ai colori. Protagonisti sono, oltre allo scrivente, un ragazzino sveglio che coglie i problemi in campo e un maestro aristotelico dileggiato pet [a sua fedelti a una filosofia libresca. Castelli attraversa in poche pagine tutti i registri, da quello novellistico dell’aned- doto al lamento per la sorte dell’Ttalia, dal rigore geometrico della dimostrazione alla spiegazione resa familiare attraverso similitudini ¢ metafore Fu sempre vicino al maestro, procurandogli allievi, che potevano cosi beneficiare dell’insegnamento di Galileo, assicurandogli una compagnia degna: Torricelli e Viviani giunsero a Galileo attraverso Castelli. Egli stesso continuo a inviargli, quando fu colpito dalla cecita, i risulrati delle proprie oxservazioni. Le sue lettere ci restituiscono l'immagine di un uomo di schietta coerenza ¢ capace di umana partecipazione ai ‘casi della vita, Sottrasse i suoi studi alla filosofia per dedicarli sempre pid all’ingegneria, utile, come egli dichiara, all’univer- so, Amé insomma rendere pratica la sua scienza, rivolgendo la speculazione teorica al servizio di un sapere finalizzato alla «pubblica utilitin. Una prosa inquicta, che riflette la personalita del suo autore, si ha nelle opere in volgare di Evangelista Torricelli (1608-1647), Dopo i petiode accanto a Galileo, fu segretario 460. caomeco venreae#si90 di Giovanni Ciampoli, che influi di certo sulla sua formazione letteraria. Fu poi nominato filosofo e matematico ducele dai Medici, lavord quindi assicuamente a Firenze, portando a felice accertamento i suoi esperimenti sul vuoto ¢ sulla pressione. Dopo il giovanile tratiato De motu proieccorum e altre opere gcomettiche, scritze in latino proprio perché rivolte a «filosoli» @ non a del fatto, ingegno «pid maturo che acuto», «pesato giudizio» e «abito della prudenzer, Lo storico ha il dovere di cercare le ragioni delle azioni, non accontentarsi dei fatti che soddisfano una mera curiosita. E dunque un indagatore di cause, un interprete degli eventi, un formulatore di ipotesi Approssimarsi alla verita & frutto non solo della sua onesta ¢ della possibilita di accedete agli archivi, ma anche della forza delle congetture che sa formulare, La storia per Mascardi & narrazione, tessitura delle gesta, @ «verificato racconto delle cose accadute e non le stesse cose aceadlute», non & fatta delle reliquie ovvero degli oggetti, che appartengono all’antiquaria, né deve trasformare il personaggio in eroe. Deve essere un racconto che giova per diletto, pur non cedendo al verisimile, ‘ma armandosi del vero; servira da incitamento alla vievti ¢ alla grandezza delle azioni. Pet Mascardi la storia insegna ¢ della storia ci si deve giovare perché la sola esperienza non pud consentire quel grado di prudenza necessario alla gestione politica. La memoria degli avvenimenti umani non é in sé fine, ‘ma mezzo, menire fine uktimo & utile congiunto al diletto. 33. La scrittura spevzata di Virgilio Malvexi Se Agostino Mascardi prende a modello Livio, & Tacito lo storico che pitt affascina il Seicento, perché meglio sa rivelare i segreti di un impero, Linteresse per Tacito induce a guardate gli arcani nascosti dictro i fatti umani, a passare dalla storiogcalia tetorica di stampo ciceroniano a quella politica, Ma la vitalica di Tacito va cezcata anche nelle soluzioni stlistiche, nella sua prosa seeca e vibrante, rica di svolte impreviste, di echi in- termi, e negli elementi moralistici che egli ingloba agli eventi. La storia secentesca infatti abbandona volentieri la natrazione per la formulazione di aforismi e di una lezione morale. ‘Questo problematico atteggiamento verso la storia associato al modello di Tacito appare nello scrittore bolognese Virgilio Malvezzi (cap. XXII § 4.1), autore di trata politici, di bio- grafie romanzate, di opere storico-propagandistiche, di pagine di acuta osservazione morale. In lui la ricostruzione storica trare anzitutto limprevedibiliti dei casi umani, quindi evidi delfinsegnamento che dalla storia si pud trarse. Egli sostiene piuttosto che la sola esperienza o la sola riflessione sui fatti umani possono essere maestre di vita Cosi la sua scrittura @ fatta di intermittenze e di sospensioni, alla nartazione fa seguire pagine di sentenze e aforismi, in cui couelea problemi c rilessioni, Anche lo stile spezzato e laconico sembra tradire Patteggiamento sfiduciato rispecto alls possibilita di capire e financo di ricostruire il passato con coerenza. Eali assorhe la lezione del neo-stoicismo, come rinuncia all’azione, mma proprio nello studio dei casi e dei comportamenti umani attinge per illuminare enigmatica natura umana. La sua prima opera, Diseorsi sopra Cornelio Tacito (1622), rratta della zagion di stato riproponendo sostanzialmente le idee di Machiavelli. Nei romanzi storici che seguono, Romulo del 1629, Tarquinio Superbo del 1632, Davide perseguitato del 1634, la narrazione @ continuamente interrotta da giudizi mo- rali, expressi in forma di massima, Lo studio dei meecanisini del potere conduce Malvezzi a un pessimismo che si riversa nel giudizio sulla sua eta. Lo stile, sopratrutto dell'ultimo rac conto, & lapidario, non indulge a metafore, concetti ¢ iperboli, ma tende ad assumere la forma del?aforisma, Dal pessimisma sull’womo nasce il ricorso al rispetto delle legai di Dio e di natura, alla moralita che sola distingue Puomo dalla bestia. Ma la 'virvi non garantisce il successo, che dipende invece dalla fortuna. Emblematica rappresentazione di un ministro, simbolo di govern, & il Ritratto del privato politico cristiano, uscito nel 1635 ¢ tradotio subivo in diverse lingue curopee. Il «privato» & qui il Conte Duca ¢’Olivares, favorito del re di Spagna, colui che wha da essere privato della propria volonta e di tutti i sui alfetti, di tutte le sue passioni, e trasformato solamente nel servizio di Dio ¢ in quello del suo signore». Malvezzi costruisce un personaggio tutto dedito al sto compito, fedele al sovrano e capace di ogni sactificio per la causa del suo re, La funzione di «privato» € quasi una missione, un’ascesi, un cammino di perfezione verso Pannullamento delle proprie volonta. Anche in questo tratiato storico sono mescolati narrazione e aforismi 480 cansrace vexnquarnso Gia apprezzato per il Romolo da Baltasar Gracin, Mal- vezzi ottenne con il Riératto tale sucesso da essere chiamato alla corte di Spagna come storico ufficiale. In questo ruolo fu anzitutto un apologeta, indirizzato a costruire il consenso intomo al re e al Conte Duca, La sua idea era questa: che un cattivo principe, in un panorama europeo disastroso, fosse comunque meglio della tisannia e che un sovrano assoluto ‘ottimo potesse migliorare Ic sorti umane pid di utopici sogni. 3.4, L’sistoria del Conctlio di Trento» di Sforza Pallavicino & altra storiografia La condanna all'Indice, cui venne sottoposta Popera di Sarpi, non fece che renderla pitt appetibile all’Europa prote- scante, mentre la Chiesa non era stata ancora in grado di office aleuna ricostruzione dell’evento che fosse da essa accreditata, Tincarico fu affidato dapprima al gesuita Terenzio Alciati, che raccalse un’infinita mole di documenti, ma non giunse alla stesuca di una replica. Alla sua morte il compito venne alfidato al confratello Sforza Pallavicino (cap. XXTT § 4.2), che in pochi anni riusci a orgenizzare il materiale raccolte dall’Alciati in una Istoria del Concilio di Trento in ventiquattro libri, che vide le stampe tra il 1656 e il 1657, Pallavicino valle per la sua Istoriz anche una revisione linguistica, secondo i dettami della Crusca, ¢ aggiunse un ulteriore volume nella seconda edizione del 1664. U papato ziusci cosi ad avere non una mera controffensiva apologetica, ma un testo capace di far fronte a quello di Sarpi, perché costruito con chiarezza in un’efficace forma letteraria La differenza fa le due Istorée conciliari sta proprio nel di- verso peso della materia documentaria: Puna @ frutto di una Ficostruzione personale, interpretativa dei fati, caratterizaata da passione e veemenza, Valera, esposta in bella forma, mo- stra l'abilita di Pallavicino nel ricostruire sistematicamente i fatti € nell’esporli con una prosa chiara, distinta, logica ed efficace. Non per questo rinuncia a essere esempio di storia mista d’apologia Pallavicino si avvale di una metodologia della sicerca storica profondamente rinnovata dal confronto fra cattolici e protestant. Ogni confessione si richiamava alla tradizione e attraverso la ricostruzione della storia del crstianesimo morivava le scelte teologiche. Lintento di «dileguar (...] quell’ombre sparse d’intorno al Concilio» & dichiarato espressamente apertamente da Pallavicino, che professa la sua appartenenza al cattolicesimo, garanzia per lui di verita e di rispetzo dell’ope- rato di chi aveva voluto quel Concilio. La sua non fu perd una storia fortunata, perché edita in un tempo troppo lontane dai fervori che Vayevano generata, quando ormai Europa, e con essa la Chiesa di Roma, uscivano dalla guerra dei Trenvanni con equilibri ¢ forze del tutto mutate. Fondamentale per Ia ricerca storica era stata la lezione di Cesare Baronio, discepolo di san Filippo Neti, che, coadiuvato de-un folto gruppo di collaboratori, compose gli Annales eccle- siastici fondati sulla base di una solide erudizione, ricostruzione storica, filclogia, Queste ricerche insegnarono il tigore nell'uso dei documenti ¢ favorirono la ricostruzione della storia della Chiesa delle origini ¢ la rivisitazione delle catacombe, quindi la nascita della sistematica indagine antiquaria Linteresse degli storici si sposta nel Scicento sull’Europa, poiché Tilia appare evidentemente ai margini dei grandi eventi Hel epoes. Mall sono gl toric iepegnat pellealeostrasions e deserizione degli eventi del secolo. L’accadimento che suscita maggior interesse é la guerra di Fiandra, su cui scrive Guido Bentivoglio Delle guerre di Fiandra in ventiquattre libri usciti tra il 1632 e il 1639. Fondandosi su sicure fonti diplomatiche e sulla sua esperienza di ambasciatore, Bentivoglio rivela gli {nttighi delle corti in pagine eloquenti e commosse. La sua ptosa 2 senza interventi motalistici, sceglie uno stile classicheggiante, disdegnando effetti di soxpresa € meraviglia Anche gli eventi di Francia, le guerre di religione ¢ Pin- staurarsi di un regno assoluto furono oggetto di attenzione. Interessante ricostruzione, anche interpretativa, ne fa Enrico Caterino Davila, che, nella Istoria delle guerre civil di Francia (1630), sostiene la tesi che non di lotte confessionali si sia trattato, ma di confliti di interessi politiei divergent, gestiti secondo i principi dela ragion di stato Una delle prove pit interessant della storiogeafia secentesea & Vistoria della Compagnia di Gest (1653-1673) del gesuita Daniello Bartoli (cap. XXII § 4.1 e cap. XXIII § 3). Si com- pone di diverse parti, di eui le piit nuove sono le ricostruzioni delle vicende dei missionari gesuiti in Asia ¢ in Giappone. 482 cumrexo wrngmarTseamo Fondandosi sulle lettere ¢ le relazioni che dalle missioni i padei mandavano regolarmente ai confratelli a Roma, Bartoli traccia un grande, preciso e scrupoloso disegno degli eventi, certamente ccelebrativo apologetico, ma suggestivo nella presentazione di mondi esotici e meravigliasi, paesaggi pittoreschi ¢ inusuali. | missionari agiscono come etoi della fede e vengono rievocati con pattecipazione umana e con uno spirito di osservazione mobile e attento. ‘Anche la storiografia artistica conosce un capitolo impor tante, che risente dell'influenza del modello vasariano (cap. Y $72) In forma di hiegelle infant tone cotinorte le originali Vite de’ pittori, scultori ed architetti moderné (1672) del bolognese Giovan Pietro Bellori. Fal si ferma pit sulla de- sctizione di opere e su osservazioni tecnico-stilistiche che sulle notizie biografiche, Bellori & lontano da una visione platonica dell'arte ma anche dagli eccessi dell'artficio e dallinteresse per la rappresentazione naturalistica. 4, Letica in corte 4.1. La Dissimulaxione onesta» di Torquato Accetto _La pessione pet l’indagine sull’essere umano, che si vede in Malvezzi, fu un denominatore comune del secolo, Il Seicento fu attraversato da tensioni e sofferenze, contraddizioni e miserie, guerre totali e contrasti acuti, che invitavano a interrogarsi su cosa sia 'uomo. Un modo di teagire allinstabilita della eondi- zione umana fu V'interpsetazione cristiana della filosofia stoica Le resistenza morale di fronte agli eventi sconvolgenti della storia era stata proposta da Giusto Lipsio, filosofo fiammingo che quella instabilita aveva sperimentato e contro di essa avewa tovato rifugio nello studio di Seneca e di Tacito, Il suo De constantia, radotto anche in italiano (Della costanza, 1621), offi un modello di ascetismo cristiano e di edueazione della volon- 12, Liessere morale, secondo il neostoicismo di Lipsio, doveva affrontare il male per vincetlo, Caesistendo il male cal bene per disegno divino, lindividuo ha il dovere di non ignorarlo, ‘ma attuaze nella convivenza con gli altzi esseri umani la virtit, owvero essere fedele alla legge umana e divina. Lo stoicismo divenne una sorta di complementarieta al cristianesimo, specie LLAraosasronica now aD per i pensatoti scettci, ¢ di stoicismo si animazono i moralisti credenti come Malvezzi, In ambito teatrale se ne setvirono i drammaturghi nel costruire gli eroi della volonta, perno delle tragedie cristiane (cap. XXVIL § 3.1) Lo studio dell’essere umano, alimentato anche dalle rela- zioni dei viaggiatori e dei missionari, trasse materia dagli eventi del momenta per lanalisi dei comporamenti, delle ambiguita dei segni e del linguaggio, della guerra permanente dell’'uomo conto altri uomini, evidenziando lopposizione fra essere ¢ apparire. L'individuo avvertiva drammaticamente la necessita di sapersi orientare in un mondo minaccioso e oscuro, in una societa dominata de poteti assoluti, In quest'epoca di soprusi ¢ violenze venne ripreso il vecchio adagio «homo homini Lupus». In tale quadro appariva evidente che Fessere umano doveva continuamente stare sulla difensiva rispetco ad altti per salyaguardate il proprio esistere e dargli senso. Anche se poco diffuse all’epoca, il breve trattato di Terqua- to Accetto Della dissimulazione onesta tappresenta Vanalisi pitt emblematica di questa difficile condizione dell’essere umano nel Seicento, Il volumetto usci nel 1641 a Napoli, dove l'autore, nato a Trani forse nel 1590, si era trasferito come segretario dei duchi di Carafa eAndria, Ti Accetto poté frequentace FAccademia degli Otiosi e comporre rime amorose (uscite tra il 1621 e il 1638). Di lui nulla si sa pit dopo il 1641. Nella Dissirzulazione onesta Acceso sostiene che la verita & da venerare, ma eppartiene alla dimensione divina, Nella condizione umana, caduta per il peccato, invece nulla é fermo, tutto 2 apparenza, arche «un volto di rose [...] gid non & altro che un cadavere dissimulator. La carne ci rende «simili ai lupip, percid dissimulare é un bene, fa superare la limitarezza dell’essere umano, é una virtii non un vizio. La dissimulazione nasce con Pessere unano, o meglio col peccato, ed & frutto della cacciata dall Eden, della consapevolezea del’indegniti umana, Non @ solo difesa e convenienza, una «corazza per il cuore», ma un dovere per la civile convivenza, una regola di «creanza>. Nulla di buono @ nella manifestazione delPessere com’, 'uomo é soggetto al mutamento e non é pitt ogei quel che era icri, La volonti di palesarsi @ sconveniente, poiché non si conosce mai essere vero, Dietro ’apparenza ¢@ una sostanza fatta di «duel oggetti», tra cui essere umano @ il pid labile ed evanescente, 484 carmovo vaenquireso Accetto, riflettendo sul comportamento generale, deduce che per la pace ela quiete nella societi @ meglio nascondersi, cosi & amator di pace chi dissimula con lonesto fine che dico, tollerando, tacendo, aspettando, e mentre si va rendendo conforme a quanto gli succede, gode in un certo mode anche delle cose che non ha, quando { violeati non sanno goder di quelle che hanno, perché nell’uscir da se medesimi, non si accorgono della strada ch’é verso il precipizion. if Ma quale valenza etiea ha questo senza di essa, Ma Ja dissimulazione & un’arte che si apprende, sauna profession, della quale non si pud far professione, se non nella scola del proprio pensiero». Essa corrisponde a un disegno di superiore ordine ed & percid per Accetto alleata della Provvidenza, In particolare essa consente allindividuo indifeso di costruite intorno a sé una fortezza ¢ di isolarsi come fanno i potenti: «senza tanta spesa, pud ogni uomo, ancorch'esposto alla vista di tutti, nasconder i suoi affari nella vasta ed insieme segreta casa del suo cuore». Necessaria alla vita, la dissimulazio: ne difende la verita, armandola, La trasparenza dell’essere pet Accetto 2 solo un sogno, un artificio letterario. Tl trattato ha una sua corrispondenza nella letteratura europea, La segretezza @ l'aspetto piti proprio dell’uomo barocco, che si nasconde nelle ipocrisie ¢ nelle malizic, ¢ nel buio meglio conosce la sua profondita, pit liberamente agisce, el bene e nel male. 42. I «saviow e la corte Accetto fa della dissimulazione una vist tanto publica quanto privata, ma é legpibile tra le righe un indiizzo pretta- Lavina stoea ea 45 mente politico del trattato, La corte @ il luogo per eccellenza in cui prudenza e pazienza sono messe a prova, tanto che & ben evidente loppos.zione principe-segretario nel titratto che Accetto fa del primo, chiuso nel suo studiolo, difeso e pro- tetto, «segregaton, della cui condizione il segretario & invano desideroso, La dissimulazione resta per quest’ ultimo la sola difesa praticabile, Lamaggior parte dei trattati di comportamento del Seicento riguardano proprio le condizione dell’ uomo di studio (il savio, il letterato, il segretario, il consigliere) nella corte, Nella terza decade del secalo Pargomento ebbe uno specifico spazio in una disputa della bolognese Accademia della Notte c vide due tesi opposte divenire opere ben ponderate ¢ documentate. Dei due incaricati di vagliare la questione, Mattco Peregtini (cap. XXII § 2.1) comineid con una tesi espressa in Che af savio & convenevole il cortegztare (1624), cui segui I! servizio negato at savio (1626) dell’oppositore Giovan Battista Manzini (cap. XXVIIL § 1.3). Presupposto del Peregrini @ che la socialita sia condizione naturale, quindi dovere dell'uomo, Al savio, che per sua sapien- za pud vivere bene anche isolato, spetta percid di collaborare al governo della cosa publica, come consigliere del principe, ovvero aintelletio della repubblices. Deve tesmettere la vera sapienza, dono divino, che aiuta a realizzare il bene pubblico anche contro astuzie ¢ soperchicric, La vita nella corte non intacca la liberta che gli dettano ragione ¢ virti, ma il suo ruolo & inequivocabilmente dipendente dal principe, signore assoluto della cosa pubblica. Alle tesi del Peregrini si oppongono quelle di Giovan Batti sta Manzini (1599-1664) che, basandosi sull’autorita indiscussa del principe, nega l'uilit& dellimpegno del «savio» nella corte. Contro i capricci del principe che oppone difficolta, quando non aperta ostiita e inganni, il «savio», secondo Manzini, non uo, con i suoi meriti personali, fare nulla per la costruzione di un sapiente reggimento pubblico, La corie percid appare come un teatro, dove si insccnano i piti forti antagonistni, le sptegiudicatezze, le astuzie, un Iuogo dove tra bene © male non si fa differenza. Quindi il «savio» non pud figurarvi che come «pappagallon, «cimia», «cane». Tl solo luogo della sag- Reza é la solitudine, in cui solo si pud esercitare un servizio di bene pubblico. 486 camaro enquermsNo 11 dibattito nel giro di qualche anno si spostd a Roma, dove altre figure, quali Sforza Pallavicino e Agostino Mascardi, fe- cero eco nelle accademie romane degli Umoristi e dei Desiosi. Mascardi pubblicd una raccolta di Saggé accademici (1630), in cui rinnovava Pargomentazione a sostegno della presenza del «savio» in corte a beneficio del bene comune. Secondo Mascardi la «corte cristianay non pud avere i difetti delle corti antiche e pagane, essendo animata da intenti di bene, quindi la diffidenza verso di essa non ha motivo di esistere Matteo Peregrini replicd al Manzini una decina di anni dopo, ribadendo pli stessi prineipi, con la Difesa del savio in corte (1634) ¢ Della pratica comune a principi ¢ servidori loro (1634), NelV’ultima opera sull’argomento, la Politica neassina (1640), Peregrini ancora riflete sulla figura del letterato in corte ¢ fa derivare la qualita del goyerno dai ministri: «le calamit’ de’ popoli hanno cagione ordinariumente non dal sovrano, ma cla’ ministri cattivi». Peregrini ritorna sul problema della ragion di stato, cui attribuisce il carattere scellerato di alcune scelte dei principi. Quando il principe finalizza il governo alla sola «conservazione», ovvero alla ragion di stato, negando il legame fra govemno e religione, pecea persino, a suo avviso, di desa maesti divina>. 5. La parola dello spirito 5.1. Voratorta sacra La forte spinta innovativa che il Concilio di Trento (1545- 1563) rappresentd per il mondo cattolico ebbe un influsso indiretto ma notevole anche in ambito letterario. Tutte le for me di significazione e di comunicazione, da quella liturgica a quella ofatoria, da quella artistica a quella musicale, da quella architettonica a quella poetica, vennero investite del compito di trasmettere Portodossin e di incentivare il disciplinamento voluto dal Coneilio. Il genere che meglio rappresenta questo fervore intorno alla parola & quello delloratoria sacra. La predicazione di quest’et® cottispose a uno sforzo immane di uniformazione spirituale & di crescita culturale del mondo cattolico, un impegno pensa to secondo un piano di ampio respiro, che fu realizzato con ‘tammasa stonea nwoRM? 487 diversa intensitd e diversi metodi, adattandolo alle necessita e ai gusti del pubblico. La cultura barocca @ una cultura di persuasione e la predicazione fu il mezzo di comunicazione di massa privilegiato; di qui la proliferazione di trattati di oratoria sacra, di repertori di materiale predicabile, di raccolte di prediche e di panegizici, sermonari, quaresimali, relazioni, che testimoniano unattivita feconda intorno alla trasmissione della parola e alla preparazione del clero in fanzione della proclamazione dell'aapuncio evangelico, La predicazione si approprio di tutti gli strumenti di per: suusione ereditati dala tradizione classica e umanistica, ovvero dei trattati di retorica di Aristotele, Cicerone © Quintiliano, rivisitati attraverso sant’ Agostino ed Erasmo. Fecondlissimo fut lo scambio con il mondo letterario, I predicatori, che spesso erano gli ecclesiastici pitt avvertiti ne osservare V'evolversi del gusto, giocarono un tuolo importante nel determinare la moda letreratia del secolo. I trattati di oratoria sacra si imposero come manuali di retorica non solo funzionali alla predica. Poiché la lingua volgare costituiva ovviamente il veicolo linguistic del predicatore, le retoriche sacre attinscro alla levteratura italiana esemplificazioni ¢ ne interpretarono le figure € gli stili. Ogni ordine religioso cercé di dotarsi di un manuale in cui rifletteva i suoi criteri retorici, ‘Di particolare fortuna fu la predica a concetto, che si era imposta gia alla fine del Cinguecento, Nel sue Carznocebiale aristotelico (cap. XXUI § 2.2) Tesauzo la definisce come un com- posto di «materia sacra, fondata nella divina autorita» (Sacre Scritture), e di «forma arguta, fondata in qualche metafora». I aconcetto predicabiles, di cui si compongono le prediche alla moda, risulta cio una frase della Bibbia combinata con un’applicavione metaforica, percid destinata, peril suo carattere ingegnoso, a soddisfare il gusto di un pubblico colto ¢, per il suo carattere figurato, a soddisfare anche quello meno colo, proprio per l'efletto di meraviglia che muove limmaginario delPuditore. Non fu per ragioni decorative che la predicazione si arziechi di tanta retorica, ma pet necesita comunic Limpegno fu tale che Poratoria sacra divenne un genere alla moda, con risvolti letterari tanto importanti da indurre persino uno scrit- tore profano ¢ versato in altri generi, Giambattista Marino, a misurarsi con il genere nelle sue Dicerte sacre (cap. XXV 488 cxPMOLoviNNIOURrERESINO § 3), che propongono un nuevo modo di predicare, definito poi predica a impresa, incentrato su una figura sola su cui si articola, con un dispiego inusuale di erudizione, una trattazione ampia, che trova nellimpiego morale e spirituale la sua gi stificazione e che avra una larghissima fortuna, Verso la m del secolo si avvertirono le prime critiche verso questo modo claborato di predicare. Non che ne risultasse un improvviso cambiamento, perché per molti decenni ancora si predicd secondo i modello impresistico ed enciclopedico, ma nelle espressioni tcoriche iniziarono a formularsi avvedute critiche € propositi alternativi. 5.2. Paolo Segneri e i quietisti La predicazione del gesuita Paolo Segneri (1624-1694) mise in atto il rifiuto di questa moda oratoria ed & in genere assunta come spartiacque tra una predicazione fiorita di ornamenti, metafore, similitudini, concetti imprese, simboli, che sembrano soffocare la materia sacra, e una predicazione che si fonda su un’eloquenza «soda ¢ popolare» (Muratari), Segneti, nativo di Nettuno, studid al Collegio Romano sotto la guida di un maestro d'eccezione come il cardinale Sforza Pallavicino, che influi profondamente sulla sua formazione letteraria. Autore di trattati moral, If cristiano istrudto, L'incredulo senza scuse, La manna del! anima, Sepneri fu poi consigliere del Grandu di Toscana e del Duca di Parma, ma si dedicd per molti anni ai cicli di predicazione quaresimale e missionaria, rivolta agli umili nelle campagne italiane. In queste predicazioni egli poneva la retorica in secondo piano, fondando la persuasione sul convin- cimento interiore. Nei trattati di oratoria sacra dei gesuiti gia all’inizio del secolo si raccomandava ai predicatori Fattenzione alle passioni e Tinfluenza sugli affett, con cui la persuasione poteva insinuarsi negli animi piti soavemente. Questa forma di predicazione mirava ad umanizzare la dottrina cristiana, agendo sulla volonta, mentre quella concettista agiva sull'intellctto. Nelle prediche stampate, i Panegirieé sacri (1664) e il Quare- simale (1679), che @ considerato il capolavoro dell'oratoria sacra barocea, appare tuttavia Ia competenza retorica del Segn Con una parola penetrante, amabile e sorridente egli 1 a audo i problemi morali: ipocrisie, violenze, prevaricazioni, LAIHOSASTOMCA ENORALE 489 ingiustizie, orgoglio, sofismi, la cultura delVonore della nobilta Utilizza anche il meraviglioso, non come gioco elocutivo ma come sostanza di una religione che propone i miracoli come materia di fede. Segneri ricorre anche alla tradizione poetica italiana, Dante, Petrarea, Tasso, segno della ricerca di classiita che caratterizza la sua prosa, Nella predicazione popolare im- piega anche azioni diammatiche ed espedienti emotivi conform alle pratiche teatrali, impiegate dai gesuiti nella loro attivita pedagogica (cap. XXVII § 1.2). Negi ultimi anni della sua vita Segneri fu impegnato nella baitaglia contro il quietismo. Fra questo un movimento spi situale interno al cattolicesimo, che riponeva piena fiducia in Dio e invitava il credente ad abbandonargli !a sua anima e la 1. In questo modo venivano annullate le responsabilita indivicuali € il valore delle opere. Segneri nel suo trattato Concordia tra la fatica e la quiete nell orazione (1680) si mo- sira diffidente verso la forma quictista di abbandono in Dio, esprime sospetto verso le visioni, unioni, rapimenti che essa comporta ¢ incita a unize Ja quiete della contemplazione alla fatica dell orazione, sul modello dei santi Tpit attivo interprete del quietismo in Ltalia fu il vescovo Pier Matteo Petrucci, che scelse perd una scrittura intenzional- mente semplice, nonostante le abilita letterarie che si vedono per esempio nelle sue poesic, E questa la scelta operata da molti autori di spizitualita del periodo: Pabbondante produ zioue di trattati di ascesi, di preghiera, di guide spitituali del Scicento & caratterizzata da un impegno esemplare nell'analisi delP'anima piuttosto che nella forma, 5.3. Religione e sapere: «La ricreazione del saviow di Daniello Bartoli Gi ecclesiastici che si oceuparono di spiritualita non furono del tutto estranci al procedere delle conoscenze scientifiche ¢ naturali che caratterizzarono il secolo. Impiegarono i fenomeni naturali per una letrura simbolica: in essi ritcnevano si potesse vedere limpronta de! Creatore, fa sua traccia 0 orma, che con- sentiva di conoscere linvisibile actraverso il visibile, Nell inter- pretazione di queste tracce individuavano insegnamenti moral, perché le cose naturali erano considerate caratteti di Dio, da 490 camoLa veiquariRisIno leggersi come un libro della natura corrispondente alla Bibbia. Questa 2 una metafora medievale, ripresa assai frequentemente (anche da Galileo: cap, XXIII § 1.3) in un'epoca caratterizzaca da infinite scoperte delle meraviglie della natura, che venivano impiegate come strumenta pera conoscenza delle veritl ultime, Sur questi elementi sifonda Le ricreazione del savio (1659) di Danicllo Bartoli (cap. XXIT§ 4.1 e cap. XXIIL § 3), un’opera composta, come egli dice, per «sollevamento> dell’animo dalle fatiche della ricostruzione storica. La sicreazione & Votive che consente la contemplazione, guida alla verita e alla perfezione morale, Bartoli 2 assai propenso al simbolismo, visibile anche in alive sue opere, Det simboli trasportati af morale (1677) © La geografia (rasportata al morale (1664), @ cui associa una rappresentazioue attenta della realta. ‘Le pagine della Ricreazrone sono una suecessione ragionata di descrizioni, perché Bartoli ritiene che le cose natural siano da ammirare per lo stupore che destano, quindi da contem- plare e da conoscere nel loro funzionamento. La conoseenza per il gesuira é un volo del pensiero che vale per se stessa, ‘enelle opere della natura il primo utile che si trae dal saperle & il saperle», e consente infine di giungere a una beatitudine derivata dal vero intendere. Tossetvazione ¢ la deserizione sono rese con uno straor- dinatio dominio delle forme, in cui 'abbondanza barocea & contenuta nella compostezza classica. La ricchezza della sua rosa appare anche nell uso dei sinonimi, l'espressione & sem- pre precisa e appropriata, funzionale alla varieta espositiva. La descrizione sembra voler contenere geometticamente una fan- tasia fervida, Le figure retoriche sono anche figure del pensiero: Fopera @ organizzata per antitesi che riflettono le opposizioni fondamentali del pensicro cristiano (anima/corpo, visibile/in- visibile, sensibile/spirituale, finito/infinito). La concordia delle antitesi immagine dell’armonia del mondo, che @ unit’ nell’e- temo dei discordi elementi terreni. Ne emerge il quadro di un mondo ordinato, che si oppone al disordine della storia umana, 6. Serittura femminile E quasi solo in ambito religioso che le donne entrano nella Jetteratura del Seicento, con rare eccezioni: l'attrice Isabella TAPROSASTUEA EMORALE 491 Andreini, di cui abbiamo un’interessante raccolta di lettere a difesa della professione teatrale (cap. XXVIL §6 1.1 © 2), la veneziana Lucrezia Marinelli, che si muove tra sacro e profano, ela poetessa Margherita Sarrocchi. Diorigini napoletane, la Sarrocchi ricevette ua‘ottima edu- cazione, non solo umanistica, che le consent di intratteneze uno scambio epistalare con Galileo. Fu in corrispondenza anche con ‘Tasso © amica di Marino; alcune sue possie venneto inserite nelle raccolie poetiche del tempo. Pubblicd nel 1606 i primi canti di un poema in ottave sulle imprese dell'eroe albanese, Giorgio Castriota Scenderberg, in guetta contro i Tutchi, che fu edito completo selo postumo nel 1623. ‘Un poema epico, ’Enrico o la Bisanzio conguistata (1635), pubblica anche Luczezia Marinelli, quando & autrice gia af- fermata per il successo del giovanile poema allegotico, Amore innamorato e inpazaato (1598), € sopeuttutto del prosimetro LArcadia felice (1605), che, riprendendo il modello de! San- nazaro, crea peré una trama cosi articolata da apparire come il romanzo pastorale italiano pitt conforme al gusto europeo. Marinelli si segnala in particolare per i suoi scritti sulle donne. Nel 1600, per rispondere a uno seritta misogino, entea nella polemica sul ruolo delle donne con il erattato Della nobilea ef eccellenza delle donne. Tn terra veneta il dibattito aveva una lung tradizione, iniziata con un Dialogus di Isorta Nogarola della prima meta del XV secolo su chi fosse piti colpevole, Adamo 0 Eva. Nel Ginquecento il problema fu assai sentito, ravvivato anche dal tattato di Cornelius Agrippa, De nobilitate et praccellentia foeminei sexus, tradotto in italiano nel 1530, Gidia Venera li difesu mulielre aveva trovato espressione con Umerito delle donne (postumo, 1592) di Moderata Fonte, una narrazione-dialogo, in cui sette donne protagoniste conversano durante due giornate, assumendo vari atteggiamenti e portan- do a prova del «merito» femminile molte citazioni letterarie, filosofiche, simboliche. Marinelli nella prima parte del suo trattato, che dimostra una solida cultura umanistica, confuta con fondamenti filosofic, storici e letterari la tesi aristotelica della debolezza delle donne ¢ costruisce una valorizzazione della donna attraverso episodi raccolti dalle storie. Nella se- conda parte espone ¢ contrasto i difetti degli uomini, Ma alla fine della vita Marinelli publica un’opera, Essortazione alle donne ¢ agli altri (1645), in cui sitratta la coraggiosa presa di 462. caonovo vemnguarmnsoio posiziong giovanile, consigliando alla donna di rinchiudersi in casa. E questo ua libro amaro, di rassegnata sconfitta, che riflette Pumiliazione di un secolo che alle donne ha offerto davvero poche possibilita, Marinelli ¢ anche autrice di poemi agiografici: La colomba sacra (1595), ln Vita di Maria Vergine, imperatrice dell universo (1602), la Vira del serafico e glorioso san Francesco (1597), © in prosa De’ gesti eroici ¢ della vita meravigliosa della serafica sarta Caterina da Siena (1624}, in cui. la narrazione delle vi- cissitudini di un'anima nel suo travagliato percorso verso Dio assume talora ua timbro epico. Forse il mutato atteggiamento della Marinelli risponde al clima fortemente misogino che si era sviluppato a Venezia per azione dell’ Accademia degli Incogniti, a cui peraltro porevano partecipare le donne. Proprio una delle frequentatrici, Elena “Tarabotti o suor Arcangela, diede alle stampe alcuni dei trateati pitt radicali del tempo, contro la pratica abusata di obbligare in convento le figlic. Ne Linferno monacale e ne Ht paradiso monacale, con rigore, acume ¢ spregiucicatezza mete a nudo lo status monacale femminile del suo tempo. Ma & ne La sem plicitd ingarnata che la ‘Tarabotti dimostra con pitt decisione ‘come la titannia patena porti ingiustamente molte donne a tuna vita religiosa a cui non sono chiamate dalla volonti divina, negando anche quella grazia che pud solo venire da un voto sincero. Tl tiattato @ argomentato con molte citazioni letterarie ¢ bibliche, @ una scrittura colta che dimostra le capacit’ di una serittrice autodidatta Ma se dalla Tarabotti viene Pesempio che sembra antici- pare la tragica storia della Gertrude manzoniana, nelle molte pagine di diatio di una santa dell'epoca, Veronica Giuliani (1660-1727), clarissa cappuceina a Citta di Castello, viene jinvece una storia che ribalta Pidea di una tirannia paterna Narrando ripetutamente la sua infanzia, in cui individua la tadice della sua vocazione e delle sue visioni, Veronica costrui- sce una biografia spirituale di grande intensita in cui parla tra Paliro della sua scekta, resa difficile proprio dal padre che la voleva fuori dal convento, Purtroppo la serittura della Gin- liani, assai gradevole, & parcellizzata nelle migliaia di pagine che fu costreita a sctivere per ordine dei confessori, che ne vyolevano controllare la santit2, e non compone un’opera coesa ¢ facilmente divulgabile. Capitoto ventecinquesimo Giambattista Marino Nel panorama let-eratio del Seicento Giambattista Marino & figura preminente, in quanto furono le sue scelte a fare scuola a determinare il gusto del secolo. Formatosi nella Napoli di fine Cinquecento, fortemente influenzata dalleredita di Tasso, Marino conobbe i centri culturali pid attivi all’epoca: Roma, Venezia, Bologna, Torino, approdando infine a Parigi. La sua raccolta di liriche, La lira, fa tanto ammirata da lasciare un seguito di imitatori definiti poi marinisti; le sue Dicerie sacre determinarono una svelta nel modo di predicare; Vidillio si pud dire una sua invenzione; La galerta creo un nuovo modo di abbinare pittura e poesia; L’Adone infine ebbe larghissima fortuna in Italiae in Europa e rappresentd il poema del secolo, oltre che il superamento definitive dell'epica. Marino seppe mettere a frutto gli sperimentalisini di due decenni, coglieze Faspirazione a nuove modalita nazrative, dar forma alla passione del secolo per lespressione musicale e iconica, 1. Da Napoti a Parisi ‘Matino raccontd egli stesso, sotto la maschera del pastore Fileno, parte della sua vita nel maggiore poema (L’Adone IX, 59-91), dandone una rappresentazione movimentata, tra amori, fughe e poesia, ma non tanto movimentata quanto realmente appare oggi dai document d’archivio, Nato a Napoli nel 1569, avviato dal pade agli studi giuzidici, subi preste il fascino per la poesia ¢ si avvicind ai cireoli poetici della cit’, aban donando le direttive paterne, Entrato nell’Accademia degli Svegliati, partecipé al cibattito poetico e divenne segretatio del Principe Matteo di Capua, presso cui si poté giovare di una ricchissima bibliotecs. Le sue prime prove e sperimentazioni 484 caomravo weencaNquEsINe Jo segnalarono subito come astra nascente della poesia, tanto che Camillo Pellegrino ne fece il propugnatore di un nuovo concerto di poesia nel suo dialogo Del concetta poetico. Gli anni napoletani furono segnati dallideazione di ambiziosi progetti (anche di un poema epico, Ia Gerusalemme distrutta) € da questioni con la giustizia, che lo portarono ben due volte in carcere (una con accuse di falsificazioni, Paltea per ragioni non del tutto chiare), esperienze che occasionarono poi la serittura di capitoli burleschi. Si trasferi quindi a Roma, nel cui cosmopolita clima culturale trovd conferma per il proprio immaginatio poetico. 1} approatd una raccolta di liriche che egli stesso porta a Venezia per seguirne la stampa presso il pill importante editore del tempo. La pubblicazione nel 1602 delle prime due parti delle sue Rime, ristampate poi con la terza parte con il titolo La Lira (1614), costituiscono il primo evento lerteratio significativo del Seicento lirico, oltre che un indiscusso e immediato successo per il poeta Il canzoniere del 1602 @ una cospicua raccolta di pitt di seicento componimenti. La prima parte, la pidi corposa, costituita da sonetti organizzati in ime Amorose, Marittime, Boscherecce, Fraiche, Lugubri, Morali, Sacre, Varie, con un finale gruppo di Proposte e Risposte; la seconda parte, Can- zoni e madriali, ® tematicamente indistinta, ma contiene rime amorose, sacre, d’occasione, nelle due forme annunciate dal titolo. Gia la disposizione rompe con la tradizionale successione autobiografica petrarchesea, riprendendo in qualche modo la tripartizione tassiana (rime d'amore, d’encomio e sacre), ma anche allinterno delle singole sezioni Pagercyazione & fram. mentata in molteplici temi. Le rime si caratterizzano pet le catene di metafore, per arditi concetti, per gli effetti cromatici e soprattutto fonici. Nuovi poi sone alcuni temi ricorrenti, come Ja predicazione della donna in varie attivita, 0 la canzone i madrigali dei baci Con il successo delle Rénve Marino ottenne a Roma la protezione di Pietro Aldorandini, nipote del papa, e inizid tuna stagione nuova, fatta di progetti di poemetti brevi di tema vario: mitologici, sacri, encomiastici (di questi anni I! Tebro Jestante, celebrazione di Leone XI), Dovette perd all'inizio del 1606 trasferirsi al segnito del sue protettore a Ravenna, sede episcopale dell’Aldobrandini, In tale ambiente margi nale poté concentrarsi sulle letture {importante quella delle Dionisiache di Nonno di Panopoli), ma anche frequentare altri centri culturali, come Bologna, Modena, Parma e ancora ‘Venezia. Di questi anni sono gli epitalami pet i Doria (Venere pronuba e L’anello) © per le nozze delle figlie di Carlo Ema- nnuele I di Savoia (I! balfetto delle Muse e Il letto), per i cui festeggiamenti venne a contatto con la corte sabauda, Questi componimenti, che usano la lezione dei classici per proposte di indubbia audacis erotica, ma con novita formali come la predilezione del set:enario, uscirono a stampa solo nel 1616 con altri composti in seguito. Git impegnato sulla scrittura dell'Adone, Marino compose in questi anai anche I'idillio Europa (1607) ¢ un poemetto encomiastico, I! ritratto di Don Carlo Emanuello (1608), un pancgirico in sestine che elogiava il Duca di Savoia, metrendo a frutto la propensione figurativa e la forza iconica della sua poesia. opera ¢ indiizzata allartisca ¢ teorico Ambrogio Figino. Nel 1608 si trasferi a Torino, dove conquistd subito i favori della corte, generando malumori e invidie nel rivale Gaspare Murtola, poeta di corte, poco disposta ad assistere al successo dell’intraso. Il diverbio generd uno scambio di sonettiassai aggtessivi le Résate del Murtola e le Fischiate del Marino, che citcolarono manoseritti anche fuori Torino. Dopo un primo periode di successi, confermati dalla nomina di Marino a 496 cavoLn vatianuist0 Cavaliere dell’ordine dei SS. Maurizio e Lazaro, i rapporti con il Duca degenerarono, portando Marino in carcere, con il sequestro degli scritti. Sul Marino perd si addensavano anche nubi assai pitt gravi generate da una denuncia del Sant’Uffizio che lo aecusava di scritti empi ¢ osceni ¢ lo voleva giudicare a Roma. Marino evitd di sottoporsi al giudizio romano, ma nonostante i numerosi interventi di personalita in vista do- vette rimanere in carcere a Torino pit di un anno, Una volta liberato, Marino rimase per poco # Torino, dando alle stampe nel 1614 la terza parte delle rime, La lira, e le Dicerie sacre, quindi si dedicd pienamente al poema mitologico, cui continud a lavorare dopo il trasferimento in Francia avwenuto nel 1615. 2. «La hiram La fira usci sia in edizione singola sia riprendendo i primi due volumi di rime gia edite. Questa terza parte, costituita da altre tre centinaia di componimenti di varie forme mettiche, si suddivide in Amoré, Lodi, Lagrimze, Divoxioni, Caprice. orga nizzazione riprende quella della prima parte, ma pili compatte sono le sequenze tematiche; la variszione delle forme metriche offre soluzioni argute con evidente desiderio di spetimentazio- ne; diverse liriche elaborano un singolo concetto. La raccolta & prelata da una letiera a firma Onozato Claretti, ma attzibibile al Marino, in cui si annunciano i progetti dell’autore. Si tratta di un canzoniere frammentato, per cui é difficile ricostruize la cronologia dei componimenti. Le varie sezion indicano un'impostazione ben atchitettata, non di casuale miscellanea, sebbene non si tratti di una storia sentimentale al modo dei Rerum vulgarium fragmenta. Evidente la volonta delPautore di comporre un'opera grande e di porsi come in novatore nel superamento del modello petrarchesco e tassiano, Nelle rime Marino mette a frutto le sue sterminate letture, che spaziano dai poeti delPantichita, Ovidio soprattutio, ai poeti napoletani, sodali nella ricerca espressiva. I suoi riferi- menti coprono tutta la linea dei petrarchisti, da Bembo a Della Casa, i poeti di area meridionale, da Sannazaro a Tansillo, gli astti del momento, Tasso e Guatini, non ultimi anche i ‘con- cettist’ settentrionali, come Grillo, e gli spaguoli come Lope de Vega. La volonta di spetimentazione, coniugata con una ccuxmyrnsea use 497 straordinaria padronanza del linguaggio poetico, consent a Marino di divenire interpzete di punta del percorso manieri- stico napoletano, di una scrittura volta alla ricerea di spunti ingegnosi, di concetti poetici, che innescano mentazione cla portano all'arguzia finale, Senza artficiosita, senza vie tuosismi, senza asprezze giunse a risultati mirabili grazie alla padronanza della retorica e della mettica ¢ a una naturale musicalita della sua parola [Nei versi cicerca un piacere che mia all’effetto intellettuale di sotpresa oltre a quello melodioso. Marino vuole che le sue rime siano costellate di ebrilli di poesia vivay. Scrive infatti ad ‘Antonio Bruni «i poeti che dettano rime senza vivezze fabbti- cano cadaveri, non poesie». Suo obiettive é mostrare fantasia € versatilita, gusto della rarita e della novita, dell’eccezione pitt che della regola, II repertotio classico e cinquecentesco, che costituisce il suo bagaglio d’avvio, non resta passivo, é vitaliz- zato da un allargarsi dell’attenzione a oggetti figure insolite. ‘Anche la donna & ritratta in diversi atteggiamenti, descritta in esti € con particolari fisici inusuali al mondo poetico della tradizione. Da Tasso etedita i temi cortigiani e alla moda, che rielabora con un gioco concettoso di metafore, similitudini, antitesi. Se nelle prime rime appare un approccio pit disini bito alleros, che indulge a una seasibilita accentuata, di cui significative sono le rime sui baci e gli inviti amorosi, negli ‘Amori molte time sono dedicate alla dipartita, alla lontananza, al canto dell’amata, ai sogni, che indicano unattitudine pit meditata ¢ languida, cui fanno da contrasto le rime dedicate ai giochi ¢ ai «tvastulli>. ‘Tnumerosi madigali indicano come Marino abbia trovato tuna sua forma espressiva, giocando con forme pit attificiose, che avranno un eno:me suecesso presso i musicisti. Pid equi- librate nelle scelte formali le ultime rime, che mostrano una sicurezza espressiva e uno stile individuale ormai conquistato. In tanta destrezza formale anche lapproccio amoroso si fa pid sfrontaro, Non easuale @ il titolo Caprice? anziché Varie, che sottolinea la curiosita verso le provocazioni conoscitive dell'esperienza Nelle Divozioni, che si differenziano dalle sacre per non essere disette alla divinita, Marino sperimenta nuovi metri ¢ uovi temi, Olire alle rime su temi devozionali (santi, passione di Cristo, la Vergine), molti componimenti sono dedicati a 198 cxrmToLoeNneNquesIG question’ teologiche, meditazioni, riflessioni bibliche, ovvero a soggetti meno scontati. Le rime di Marino, che divennero presto rappresentative del gusto lirico del secolo, sono in realti caratterizzare da equilibrio ed eleganza nell'uso della metafora, dalla rinuncia agli estremi gradi del concettismo. Gon uno stile che epli stesso defini «morbido, vezzoso ed attrattiven, con una materia nuova, fatta di «morbide tenezezzen, Marino volle «xccomodar{si} all'umore del secolo, per lusingare Pappetito del mondo», e seppe tiuscirvi. 3. Le «Dicerie sacre» In contemporanea con La lira, ma presso un editore to rinese, uscirono le tre prediche fittizie che costituiscono le Dicerie sacre (cap. XXIV, § 5.1), Esse non ambiscono a una funzione liturgica ma appartengono a tutti gli effetti a’ oratoria sacra, in quanto sono discorsi che si incentrano su tematiche religiose, anche se le morivazioni profonde sembrano piuttosto di natura encomiastiea e politica, Riflettono il clima culturale torinese, sia nella scelta del genere (alla casa Savoia erano legati gl oratori sacri pit in vista), sia nei temi, la Sindone (celiquia identivaria per il Ducato di Savoia), la musica (i Savoia ebbero notevole attenzione per la musica sacra) e Vordine equestre dei santi Maurizio e Lazaro (sabauda & anche la venerazione di questi sant, oltre che l'istituzione onorifica), sia nella scelta dei dedicatari, tutti personaggi in vista della famiglia ducale. La prima, intitolata La pittura, Diceria prima sopra le Santa Sindone, prende Ia pittura come termine analogico dell’im- pressione del corpo di Cristo sul lenzuolo della Sindone. La seconda, intitolata La musica. Diceria seconda sopra le sette parole dette da Cristo és eroce, teatva, in analogia con la mu- sica, un tema ricorrente della pieta e nella poesia all’epoca, derivato dalla spiritualita e dalla teologia © che approder’ nel Settecento agli adagi di Haydn, La terza, If cielo, mette in analogia la volta celeste con POrdine dei Cavalieri dei SS Maurizio e Lazzaro. La disposizione dei tre discossi per la stampa non rispetta la successione cronologica, in quanto la prima, Le pittura, & senz‘altro la meglio articalata, quindi appare Pultima ad essere stata composta, mentre la terza, che ‘ianarnsta wana 499 @ associata all’assegnavione dell’onorificenza nel 1609, certo la prima a essere stata terminata. Incerta é la cronologia della seconda, che sembra aver avuto diverse tappe redazionali, iniziate forse gia a Ravenna. ‘Le Dicerte di Marino sono prediche a impresa, che consi- stono nello sviluppare un nodo iniziale tematico percorrendolo in tutti i detagli: «ciascun discorso contiene una metafora sola, si per la vivezza dello stile e per la maniera del concettare spiritoso» (Marino), un modo nuovo annunciato con grande centusiasmo orgoglio: «faranno stupire il mondo [...} parra cosa stravagante ed inaspettata, [...] ma opera da me pattico- laemente stimata ed in cui ho durato fatica lunghissima, Spero che piaceranno, si per la novit’ e bizzarria della invenzione>. Lautore introduce nella predica un’erudizione inusuale: la pri- ma diceria 2 un vero e proprio trattato sulla pittura; la seconda mette in relazione le proporzioni srmoniche, il microcosmo ¢ Parmonia delle sfere; la terza & uo trattato astronomico sulla Sfera. Marino ambisce cio? ad una scrittura enciclopedica, ha Paria insomma di spesimentare, prima delle oxtave pid impe sghative dell’ Adone, cosa significhi scrivere di temi grandi mostra l'amnbizione di misurarsi con una scrittura impegnata, cui concorre l'esibito bagaglio di citazioni patristiche, sclbbene di seconda mano e derivato dalla trattatistica dell’ epoca. Nella scelta del genere in cui tradurre un'aspirazione enciclopedica, per Marino ha forse inciso proprio la straordinaria importanza che avevano allora i predicatori nel contesto culturale non solo dell'Talia, ma di tutta Europa, cattolica e protestante, ¢ del mondo intiero, a cui si allargavano, con le missioni, Ie tendenze culturali romane. Marino tenta una modalita nuova di orazione, di grande impegno, atta a una corte che intendeva imporsi sulla scena politica anche coltivando arte e mostrando particolare impegno nella cultura religiosa. Non é questa Tunica prova di prosa mariniana. Sullo stesso stile oratorio, fondato su tessere erudite, egli compone nello stesso periodo una lettera burlesca a Iudovico di Aglit sulla catcetazione, ¢ tre anni dopo in Francia una bruciante invettiva, Le sferza, in cui inveisce contro un gruppo di pastori tugonotti che avevano difeso la loro interpretazione biblica. Si tratia di una prosa ritmata, molto veemente, supportata da molta erudizione, anche teologica. Marino progettava anche tun volume di letteze, genere assai in voga all'epoca, suddiviso 500 exmoLa varanquisseo in sezioni («gravi, famigliari, amorose ¢ burlesche»), ma solo poche lettere videro la stampa autonome, 4, ada galeria» ¢ «La sampogna» Il passaggio di Marino in Prancia nel 1615 non fu la tispo: sta a una chiamata ma la ricerca di una sistemazione lontana dalla pressione del Sant Uffizio e rappresentd per Marino ua periodo di intenso lavoro, unito anche a un certo grado di coinvolgimento politico. Prima ancora di artivare egli sostd a Lione a pubblicare If fempio (1615), un cncomio in sestine per Maria de’ Medici, che ne celcbrava Vinfanzia, le nozze, la perdita dello sposo Enrico IV, la reggenza, Veducazione di Luigi XIII. Nel 1616 manda a stampa gli epitalami, giunti ormai a ben undici componimenti. A quelli erotici, gia menzionati, si aggiungevano nuovi componimenti tra cui la Francia consolata, suggerito dal contesto delle guerre di rcligione, dove la materia mitologica si fonde con quella encomiastica, per invocare la pacificazione del paese, Anche se Marino dovette vivere in un momento politico incerto per la Francia, riusci a non farsi travolgere dagli a venimenti e focaliza6 le sue energie nellimpegno letweratio, sperando in un prossimo ritorno in Tealia, carico di un presti- so che gli consentisse di dedicarsi totalmente alla poesia. In Francia porto a termine opete a cui a lungo si era dedicato. Tn due tappe (1619 e 1620) pubblicd La galeria, una sorta di poesia encomiastica diretta ad artisti. Le liriche sono divise in due sezioni impari fra loro: Pitture (con 542 componimenti) © Saultare (82 componimenti). Le pitture indudono Favole, Istorie, Ratratti, Capricei; le sculture si compongono di Statue, Rilievi, Capricci. Nella Galeria Marino mete a sego una particolare retorica delle immagini sfruttando il suo creativo amore per le arti figurative: i componimenti «non tendono ad una icastica resa verbale del figurato, piuttosio ne doppiano Ja trattazione> (Russo). Eli stesso definisce la raccolta una «pinacoteca», che «contiene quasi tutte le favole antiche». Il procedimento @ cosi sintetizzato da Marino: «ciascuna favola viene espressa in un disegna di mano di valent’uomo; sopra ogni disegno io fo un breve elogio in loda di quel msestro, © poi vo scherzando intorno ad esso con qualche capriccio eusmarasranauno 50 poetico». Liopera ha un’architettura complessa, potrebbe riprodusre Porganizzazione di alcune delle gallerie d'arte che Matino frequentava, ma egli la dice dettata dalla fantasia «alla giornata», T componimenti, sonetti, madrigali, ottave, terzine, canzoni, quartine, contengono significazioni allusive, ma raramente allegoriche: sono «scherzin suggeriti da una cstione visiva, talora giceano sul nome. | ritratti, la parte pid) corposa, sono divisi in sezioni che vanno dai principi ed etoi ai pontefici 2 cardinali, dai negromanti ed eretici ai tiranni ¢ «scelerati», dagli orator ai filosofi ai poeti infine le donne, ritzatte in belle e magnanime o scellerate e impudiche © bellicose e virtuose, Le sculture riguardano figure mitiche, storiche contemporanee, ma non hanno ulteriore ripartizione. Nel 1620 usei anche La sanpogna, una raccolta di dodici idilli, Marino mostx® presto interesse per la poesia pastorale sul modello dell’Aminta di Tasso, e alcune sue egloghe usci- roto a stampa a Napoli in sua assenza, ma erano a livello di esercizi. La prima prova compiuta 2 Pidillio Europa, pubblicato a Lucca nel 1607 (allora gia con il titolo Detla sampogne), che rivela una precoce consapevolezza della novita del genere ¢ dell'accoglienza favorevole del pubblico. Un secondo iillio segui nel 1611: Téstamento amoroso, in forma epistolare, Marino progettava la composizione di un volume che doveva «comprendefre] forse cinguanta o sessanta idilli, una parte astorali ed un’altta favolosi» (Marino), ma quando lopera vide la luce conteneva solo otto idillifavolosi, Orfeo, Aiteone, Arianna, Europa, Proserpina, Dafii, Siringa, Piramo e Tisbe (quest ultimo una traduzione da Montemayor), € quattro idilli pastoral, La bruna pastorelle, La winfa avara, La disputa amorosa, Sospirt d’Ergasto, Sono componimenti di lunghezza vatiabile, da qualche centinaio a pid ci mille versi, che vedono ilfelice concorrere della lezione delle ati figurative, delle vaste lettre mitologiche, della suggestione della musica. La petizia poetica di Marino e la sua maturazione stilistica appaiono nellabilita di orchestrate vari livelli stilistici, dall’intonazione alta a quella rustica, nella modulazione di sequenze favolose con episodi capticciosi, dialoghi galanti ¢ arguti. La tragedia viene spesso espressa con forme recitate, che mostrano la lezione del recitar cantando in uso gi nel melodrama, IL ttioco dei suoni prevale questa volta sul gioco concettista, ¢ si combina a rese icastiche. Nei primi testi (i favolosi) la lezione 502 caravo vewnequest dei classici, Ovidio, Claucliano, Virgilio, Nonno, & siformulara con attenzione ai moderni: Poliziano, Sannazaro, Ariosto, Tasso. Gli idilli pastorali invece si muovono verso un «controcantoy (Russo) che arriva a esaltare Poro, anziché Peta dell’oro, ¢ mostrano come Marino sapesse guardare al genere da poco creato, di cui prospettava anche una versione sacra, con ironia. 5. L’Adones Liitinezario compositivo del maggiore poema del Marino del Seicento fu lungo ed elaborato. Marino eoltiva idea di un poema grande alla maniera tassiana dapprima nella forma del poema epico, la Gerusalemme distrutta (di cui abbiamo solo il VII canto, edito postumo), quindi di tun poema enciclo- pedico, a Pofixnia, «piena di buona dottrina e varia, di cui da notizia nel 1604 ¢ che nel 1619 dice prossimo alle stampe. La suggestione di Tasso era presente pure nellideazione di questo pocma, che doveva essere composto di inni: partendo dagli elementi, «abbraccia quasi tutte le creature dell Universo, tratta di tutte le virti ed arti nobili, e discorre tutta la scala della Natura, infino a tanto che di sfera in siera pervicne agli Angioli, si conduce ai Santi e artiva allo sicsso Dio» (Marino) Doveva apparire come un poema esameronico aperto, senza la struttura biblica unitaris. Ma di esso rimane solo Pindice delle materie. Pit prossimo all’Adone @il progetto di un poema alla maniera ovidiana sulle Trasformazioni, di cui non rimane alcun frammento (ma doveva contenere, a deta del poeta, «forse otto mila favole»), Abbandonati dunque questi propositi, Marino si dedica a claborare una favola mitica, per farne un poema alternativo al sucesso tassiano. Lideazione risale ancora all’epoca napo- Jetana, ma la crescita fu lenta e accompagnd il pocta in tutti i suoi spostamenti, si pud dire in tutta la sua vita. Bgli parla spesso nelle lettere della progression nel lavoro, con prospet- tive anche di pubblicazione ravvicinata, Nel 1605, prima della ectura delle Dionisiacbe di Nonno, che fu con Ovidio una delle fonti per lo sviluppo dell'opera, il poema ha ancora la consistenza di un poemetto idillico articolato in tre parti. Da allora prende a svilupparsi senza interruzione, prima in dodi- ci, poi in ventiquattro canti, La crescita improvvisa, relativa Ccusmacrsea aus 503 alla parte cosmogonica (aggiunta dei canti VI-XI), avviene tra I'ultimo periodo passato a Torino ¢ l'inizio del soggiorno parigino, Esce alle stampe solo nel 1623 a Parigi, in formato inusuale, in quarto grande, una veste sontuosa che gid attesta il prestigio dell’edizione. Le dedica sul frontespizio é a Luigi XIU, all’interno a Maria de’ Medici, reggente di Francia. Liedizione include una lettera introdustiva di Jean Chapelain, ‘uno dei pid influenti intellettusli dell’Accademia di Francia, © per ogni canto gli argomenti di Fortuniano Sanvitale, un amico parmense di Marino, con le allegorie di Lorenzo Scoto, un amico parmense che fu anche poeta autore di una favola stort pe se inzialmente LAdone si presenta come un possibile idillio, gia nel 1614 Marino esprime con chiarezza l’intenzio- ne di farne un «nuovo genere non pitt tentato da’ volgatin Lesile trama mitologica, che, anche a suo dire, «& angusta ed incapace di yarieti d'accidentin, viene arricchita con molti inserti di episodi correlati e altre favole. L’eroismo @ affidato al tema amoroso coa una sorta d’inversione: mentre amore normalmente cede alle armi, qui le armi cedono all'amore LAdone pus cosi essere letto come Pepica della pace, come volle definirlo il prefatore francese, Jean Chapelain. Si presenta in venti canti, pit di cinquemila o:tave, un testo immenso, tre volte la Liberata, ma azchivettato con somma petizia ¢ caleolo, Ebbe subito un grande sucesso. ‘Venere @ personaggio preminente. La storia prende il via da una vendetta di Cupido che spinge la madre a innamorarsi di Adone, il quale, spinto da Fortuna allisola di Cipro (dove Venere vive) viene introdotto al palazzo della dea da Clizio (figura del?amico del Marino, Giovan Vincenzo Imperiali Adone, recatosi alla caccia, viene visto addormentato da Venere, che se ‘ne innamora, Puntasi il piede in una rosa, @ medicata da Adone, che cade innamorato a sua volta, Dopo che gli sono state narrate le vicende di Paride, Amore e Psiche, ¢ altri miti ovidiani, Adone viene condowto al giardino del piacere, costrui- to secondo Panatomia umana. Sono cingue le suddivisioni, tuna per ogni senso; in ciascuna viene descritto l'organo e i godimenti a cui pora, Nel giardino del tatto Adone ¢ Venere si congiungono in matrimonio. I due poi passano allisola della poesia, al cielo della Luna, di Mercurio, di Venere, tutte occasioni di divagazioni conoscitive, anche con I'uso di una ‘501 eartrote vasmensnnsnco rappresentazione e concerto sulla storia di Attcone. Ritornati in terra, la quiete della coppia @ turbata dalla gelosia di Mar- te. Comtro Adone si scatenano le forze negative della magia € del male, cil giovane & costretto dalla furia del dio a mofte negative avventure. Riusciri poi a ricongiungersi con Pamata nel canto XV, ma per un fuggevole momento, La partenza di Venere, a curiositi di Adone, Postilita di Diana portano il giovane ad una pericolosa caccia, in cui Marte istiga contro di lui un cinghiale che ne causa la morte, Glivultimi due canti consistono nella consolazione di Venere e asi giochi funebri in memoria dell’amato. Dal punto di vista narrative il pocma atricchisce Fesile trama del mito degli Amori di Venere e Adone, che anche altrove hanno interessato il poeta (La galeria, La lire), con a moltiplicazione degli episodi. Confessa Vautore: «mi sono ingegnato d’arricchirlo d’azioni episodiche, come meglio mi é stato possibile». Per esempio Vincontro tra Venere e Adone & raccontato tre volte prima che ottenga Veffetto dell’innamo ramento, infatti per ben due volte Venere pud contemplare Adone dormiente, senza che avvenga reciproca conoscenza € amore, Inolize vi @ Finseraione di poemi nel poema: per esempio Ia favola di Amore e Psiche © tutti i racconti sugli amori tra uomini ¢ dei o la consolazione di Venere sono oceasioni per allungare all'inverosimile l'esigua trama miti- ca. Il pocma appare come una swrma delle narrazioni, con una grande varietd di generi inglobati, dall’autobiografia del canto di Fileno, alla novella (quasi fiaba) di Psiche ¢ Amore, dal dramma (la storia di Atteone & rapprescntata a teatro) al poema eroicomico (le vergogne degli dei), dal comico basso {il mostro Tricane) alla satira (racconto di Momo). Ma questa infinita di avventure non tocea il nucleo narrativo principale, che non ha sostanzialmente avventure, tranne Pinnamoramento iniziale ¢ la morte di Adone. La condizione paradisiaca, che era rappresentata nei poemi rinascimentali dallisola di Alcina © da quella di Armida, occupa la prima meti del poema, dal momento che é ambientato in un luogo che ha tutto dellede- nico; il contrasto delle forze avverse di un mondo sotvecraneo e mosso da passioni sregolate, con il dispiegarsi di orrori ¢ della potenza della morte, occupa V'altra met, che si risolleva dal tono cupo solo nel momentance ticongiungimento degli amanti nel canto XV e alla fine con i giochi del canto XX. i Causearrsta NARNO 505 La composizione appare a blocchi narrativi: la sezione dedicata all'ecucazione sensitiva di Adone (VI-VIID), i canti delleducazione intellettuale (X-X1), la parte romanzesea degli tie dell’azione magica (canti XIL-XIV), i blocchi di inserti mitologiei (canti -V e XTX), la materia storico-encomiastica (Xe XX). Una struttura dunque complessa, che non consente di ridurre il poema a una formula unitaria. La ricca materia narrativa appare piut:osto organizzata intorno ai moment ¢s- senziali dell'innamoramento, dell'amore e delallontanamento, su cui si innestano diramazioni e inserti. Ma nello stesso tempo la nasrazione appare strutturata seconda un'ottiea bifocale, poiché gli eventi si duplicano: duc incontri (canto TIT ¢ XV), due momenti di felicta (canto VIII e XV), due volte le forze del male intervengono (canto XVII ¢ XVIII). Le vicende si rispecchiano e si tichiamano a distanza LAdone si pud considerare anche un hungo idillio, che perd poi sfocia nel genere dell’epitalamio, quando cio® racconta degli amoti di Venere e Aone. Le parti liriche consentono tutie le situazioni, in cui si alternano voci maschili e femminili, come tun canzoniere dalle molteplici sfaccettature. Marino tra tutte le possibilita letterarie di trattare la materia erotica sceglie quella lirica. La tensione sessuale costituisce un codice che merte in rapporto i protagonisti con tutte le creature, secondo il principio platonico-ficiniano dell’amote come anima del mondo. La narraziore velge infine verso il patetico, perché, come viene dichiarato fin dall’avvio, «smoderato piacer termi- tna in doglia» (I, 10). La propasta di una morale di equilibrio tuttavia non sembra reggere in una narrazione che continua a muoversi secondo una leggerezza divertita. Piuttosto l'ideale del pocma appare essere Ia apotenza incoercibile di Amore», «che muove omini ¢ natura e che finisce per rappresentare Loggetto principale dei versi» (Russo). Me su tutto si allunga Yombra della morte (quella di Adone @ amticipata da numerose prolessi) ¢ dello scorrere del tempo, che viene segnalato dal susseguitsi delle ore del giorno e delle stagioni, una ripetizione che scandisce il poema segnando un richiamo continuo alla caducit umaua ¢ al suo inarrestabile correre verso la fine € Poblio (tema topico della poesia barocca). Anche la memoria di Adone si perde gia nei giochi in suo onore, anzi & proprio la fragilisa di questo personaggio, che eroe non &, perché fugge tutti { pericoli(tranne quelli della eaccia), ad aver dato adito a 306 exrrronn WeRTIERUESIO una lettura erasmiana del poema. Lungi dal rappresentare una filosofia sistcmatica, impossibile alla poesia, L’Adone avrebbe una vena tragica (Corradini) che non si svolge secondo le regole della tragedi2, non si esplica secondo un archetipo tragico, ‘ma rinssume la caducita e la debolezza umana secondo un modulo detivato da sporadiche ma provate letture di Erasmo da Rotterdam (Colombo), La vicenda si svolge tutta nell'sola di Cipro, con pochi scarti, Lo spazio ha un’organizzazione simbolica, il palazzo di Venere, che non & mai descritto, costruito in modo da rappre- sentare il corpo umano e percorso con l'uso dei sensi in un itinerario concenttico, che ha al suo centro la camera da letto, luogo di godimento sensuale, La salita al cielo 8 Finiziazione al godimento intellettuale di Adone, che ha per culmine il pianeta Venere, paradiso alternativo a Cipro. Marino assegna grande importanza al tema della conoscenza, mostrando notevole tempestivita nell'impiego della materia scientfica, relativa alle conoscenze astronomiche, anatomiche, meccaniche, nell uso dei termini e nella ceeazione di metafore sul linguaggio settoriale di scienza e di tecnica. L’Adone ha una fittissima rete di brani didascalici, tanto da apparire quasi una parlata senza fine, La descrizione é un ulteriore modo per espandere il racconto. Marino aspira a fare del suo pocma un equivalente del Mondo creato di ‘Tasso, tentativo gia messo in campo con il progetto della Polinria, poi accantonato. Egli & convinto che un grande poema necessiti di materia enciclopedica, Pertanto costruisce i canti VI-XI, dove narta i processi conoscitivi di Adone, sull'dea di un mondo creato ¢ animato da prineipi vitalistici che si esplicano in mutazioni continue. In Marino non c@ sfiducia nella scienza, anzi la scienza entra come forma di linguaggio che promuove una nuova realta, percid & pure inclusa una lode per Galileo e il cannocchiale. Lispirazione classicista rappresenta l'ossatura del poctns, ona teaspaiono in fiigrana le alire sterminate letture matiniane Il poema si allarga anche a temi contemporanei, includendo materiale della storia di Francia, in forma di omaggio. Lo sguardo sull’Ttalia, che pure non manca con aceenni alle prin- cipali citta conosciute, Napoli, Genova, Venezia e soprattutto Torino, con la sua corte e le sue guerre, & di una melanconica assegnazione, come di realta fuori dalla storia. D’altra parte @ Marino stesso, esule da una patria che noa gli consente di essere poeta, che guarda al suo mondo con nostalgia, come se potesse essere il suo rifugio in cui vivere la sua autonomia come poeta di corte ma libero da ogni cortigianeria. Gli eventi sono rappresentati o in effigie, come medaglioni nella struttura, © con P'inserzione di personaggi nella vicenda, con effetto anacronistico di rendere antico il presente, Con quest’asse- gnazione al passato degli eventi che lo eoinvolgono, Marino tion si esime dall'impegno ideologico del poema cpico, ma lo distanzia, Lultimo canto, con la comparsa di due etoi che allegorizzano Francia ¢ Spagna, sembra avviare Vinclusione di «una vera epica della storia presente» (Cherchi). Non poche sono le occasioni in cui la corte @ denigeata, secondo il mo- dello tassiano ma anche secondo una pid intima ispirazione. L’Adone & per questo definito il poema della nuova letteratura del privato e del disimpegno, non a caso avvicinato al nuovo genere romanzesco, Prendere a modello Nonno e Ovidio significava gia archiviare epica italiana che si era rifatta a Omero e Virgilio. Anche la materia sacra 2 inclusa, assunta in chiave mondana dall'agiografia, Marino esprime stati amorosi con linguaggio mistico, creando un rapporto tra exotismo e misticisto, So- ppratcutto il personaggio di Adone pud essere visto secondo il modello di Cristo: il suo corpo morto ricalca i modi della deposizione. Molti cpisodi della storia del giovane ripercorrono vicende delle vite dei santi, sconsacrando cost i miti eristiani ‘La macchina testuale @ perfetta anche se smisurata, L'infi. nita di avventure, che non incidono sull’avventura principale, muovono i meccanismi narrativi. La struttura del poema & simmetrica, quasi prendesse a modello un sistema armonico, che pereorre tutti gli stili, con inusuali invenzioni meliche, aperture lessicali, iconografic, Per difendere il suo poema dai detrattori, che non gli volevano assegnare Ia qualifica di eroico> perché non aveva un eroe, Marino rispose che lo avrebbe chiamato «divino, perché patla de’ dei». Marino si misuré, oltre che con il non compiuto poema epico, anche cou un poema sacro, Le strage de gl'Tnnocenti, che fu in cantiere per molti anni (gia nel 1609 patlava di dar- lo alle stampe), lavorandovi ¢ mutandolo ripetute volte, fino alla risolutiva soluzione di stamparlo al ritorno in Italia, forse pet ingraziarsi Pambiente barberiniano e farsi perdonare gli ‘eecessi dell’ Adone, Venne pubblicato perd postumo dal nipote S08 camaro mv mauisiMe nel 1632, B un breve poema diviso in quattro canti in cui si narra del concilio infemale dove Lucifero trama la vendetta che viene ispirata a Erode da Crudelta, La Pieta cerca inu tilmente di evitare la strage, solo il Sonno riesce ad avisare Giuseppe, Tutto il terzo canto & dedicato alla strage, mentee il quarto si chiude col canto di Davide all'ingresso degli In- noceati nel limbo. Marino defini il poema (quando era ancora in lavorazione) «una delle migliori composizioni che mi siano uscite dalla pena», Alla sua ispirazione contribuirono sia la memoria figurativa delle rappresentazioni della storia biblica sia la trattazione che ne fa PArctino nella sua Umanita dé Cristo (cap. XIX § 9). 6. Le polemiche sull'«Adones Gia apprezzato nelle occasioni in cui Marino lo presentd al pubblico, per la facilita dei versi, per la loro grazia e per il piacere che atrecavano, attesissimo in Italia, ’Adone lascid dopo la sua uscita un seguito di polemiche che lo portarono rapidamente alleclisse. Anzitutto a Roma, dove eta stato appena eletto papa Urbano VIII, letteratissimo ma fautore di una linea severa di poesia, il poema apparve subito da correg. gere. Marino, nonostante evidenti riconoscimenti, si ritird a Napoli, dove mori nel 1625. A Roma rimase invece un antico avversario di Marino, Tommaso Stigliani (cap. XVI § 2.1), che per primo prese posizione contro il poema. Formatosi nello stesso ambiente post-tassiano da cui era emerso Marino, si era aperto presto ai nuovi spiriti barocchi, ma, preferen- do mediare la varieta dei soggetti e la vivezza delle arguzie moderne con la puriti di Petrarca e Pequilibrio di Ariosto, aveva poi optato per forme piti limpide e si era avvicinato ai classicisti romani. Nel’ Occhiale (1627) egli rimproverava all'Adone Vassenza di unit ¢ il mancato rispetto delle regole aristoteliche, che sole avrebbero garantito a suo avviso decoro e gravird, Ne criticava Ia lingua per l'impiego di parole nuove, basse, vili, leceesso di espressioni metaioriche, limmoralit& ¢ i numerosi prestiti nascosti. Tutto il fenomeno baroeco venne messo in discussione dallo Stigliani, come bizzarria che nulla poteva insegnare, come sudditanza al gusto dei lettori, come produzione sterile ¢ ripetitiva. CGuSEATTETA ARNO 509 A difesa di Marino si posero i suoi estimatori, Anzitutto uscirono presto una serie di biografie apologetiche (di Baiacea, Chiaro, Loredan, Ferrari), che perd non riuscicono a dare suf ficiente valore all'esperienza poetica mariniana. Nonostante la condanna dell Indice (1627) ¢ mentre se ne tentava una stampa purgata, Girolamo Aleandri con la Difesa dell’«Adanes (1629, second parte 1630) rivalutd il pocma, vedendovi un’iaven- ione’in gara con i modelli antichi e sottolineandone il lato dilettevole. «La nobi. dicitura e Faltre gentilezze addolciscono quasi inebriano talnente il lettore che non pud apprendere quella cosa per impossibile». Scipione Errico nello stesso anno diede alle stampe il suo Ocehiele apparinato, che difendeva LAdone come genere idillico, cui non appartiene la geavitd, € per la liberti che va siconosciuta a ogni poeta. Alltzi teorici cercarono di esprimere un giudizio pit equi librato. Cosi Nicola Villani, nell Uceellatura (1630) ¢ nelle Consideraziont di Messer Fagiano (1631), si pone in posizione di cauta critica, Consapevole che lingua c letteratura sono in movimento, egli non rimpiange la perfezione rinascimentale, ma tiene conto del cecoro e del verisimile come i soli criteri che possano convincere il lettore. Apprezza la positiva conqui- sta della leggiadria di Marino © non ne rinnega i risultati, ma cerea nuovi equilibri per le conquiste poetiche dei moderni Labbondanza di metafore &, a suo avviso, un erzore perché la metafora € nata per levidenza del favellare e non come ornamento. La polemica sull’Adone @ importante non tanto per cid che fu detto 0 per le motivazioni addotte (spesso agirono pit Pinvidia ¢ il livore che la teotia), ma perché mostrd come acquisita 1a poetica marinista, seppur condannandone i lati negativi. Anche se Marino non ha lasciato testi di poetica, ma si @ piuttosto affermato in qualita di sperimentatore, sempre alla ticerca di nuovi percorsi espressivi, sia con soluzioni metriche nuove sia cogliendo dalle arti sorelle suggestioni originali, da lui venne il maggior contributo allo stile baroceo. Capitolo ventiseiesinen La poesia Come scrisse Croce, Marino «seppe accendere e disfrenare gli animi dei giovani amanti di poesia» e incise profondamente nell'indiri: lirico del secolo, tanto che viene riconosciuta nella produzione poetica del Seicento una corrente di poeti marinisti, Anehe le figure pid singolari non si allontanarono significativamente delle sue proposte, talora addirittura le accentuarono. Solo il circolo che si formé a Roma intorno a papa Urbano VIII costitui un modello alternative, volto a un rinato classicismo ¢ a una pocsia sostanziata di veritae di etica, Abbondantissima fu nel secolo la produzione di poemi epici sacri sul modello della Liberata. Rappresentavano sia una risposta al bisogno di letture edificanti sia una conseguenza letteraria del sucesso tassiano, ma rimasero ben al di sotto del loro modello, Generi nuovi furono il poema eroicomico, di cui é esemplare Le seochia rapita di Alessandro Tassoni, ¢ Vidilli, Coltivate furono anche la satira e la poesia burlesca. 1. La birice LiL. Sperimentalisnti tra Cinque e Seicento Per tutto Pultimo ventennio del Cinquecento si repistsano tentativi di svincolarsi dalla tradizione lirica petrarchesca sia in ambito stilistico e metrico sia in quello tematico. Gia Tor quato Tasso, pur simanendo fedele al «dolce stile lirico» di Petrarca, era stato un deciso innovatore e lascid un indelehile segno in quelli che lo seguicono. Allinizio del secolo si collo- cano poi la sperimentalita di Battista Guarini, 'abbondante produzione di madrigali, le soluzioni classicheggianti e inge goose di Gabriello Chiabrera (cap. XXL § 3.1). Il madrigale, 512 carmowo veseuséno saggiato in varie combinazioni di settenari ed endecasillabi, sollecitava Pinteresse di una cultura lirica fortemente melica, assai propensa ad avvicinare il proprio linguaggio alla musica. Punta massima di questa sperimentazione fu I! garegeiamento poetico, raccolta di quasi duemila madrigali di pit: di cento ‘autoti uscita nel 1611. Decisamente innovative, rispetto a tutia la tradizione precedente, furono le rime di Chiabrera (1552. 1638): tra il 1591 € i 1604 uscirono le raccolte di Canzoni, Canzonette, Scherei ¢ canzonette morali, Rime sacre, in. cui il poeta comunicava immediati ¢ naturali affetti attraverso un modo ritmico ed espressivo, che si rifaceva ai lirici greci ¢ ai francesi della Pléiade, soprattutto Ronsard, con giochi fonici di straordinatia levita. Le naviti in campo lirico non sono slo formali, perché Jo sguardo si allarga a poetare su oggetti inconsueti nella tra dizione, non per creare effetti di realismo, ma per esplorare 1a realta senza predlusioni e allargare la possibilita di giochi concettistici ¢ simbelici, costruiti sulle relazioni metaforiche. Marino seppe fare dei concetti un uso esemplare per efficacia ed equilibrio, ma non ne fu l'iniziatore, anzi, prima di lui Ce “asoni, Angelo Grillo testimoniarono con {loro versi il successo della moda concertista. Persino Tomma- so Stigliani, che in seguito redargui lo stile «metaforuto> del Marino, ne fece un uso abbondante nel suo canzoniere, uscito nel 1601. Un suo esempio baster’ a rappresentare questo inditizzo: «Fatto quasi il mio petto / una viva fucina / ove ‘Amor fabbro affina / Yor del mio puro affetto: / con foco di desiri, / mantici di sospiti, / ¢ mavtel di dolore / su la misera incudine del core». Tl concersismo, gid presente nella poesia sacra di Tasso, registra una forte concentrazione proprio nella poesia religio- sa, 0 per contiguiti con il concettismo della predicazione 0 come tentativo di esprimere una materia per cui si avvertono i limiti del linguaggio umano. La poesia sacta tenta in questo modo una difficile uscita dagli schemi del classicismo petrar- chista optando per scelte astificiose, In altri casi predilige xitmi funzionali alla cantabilita e albespressione immediata dell'interiorita, come nei Péetost affetti (1590, ma rivisti ¢ ac- cresciut fino al 1629) del genovese Angelo Grillo (1550-1629), che offre alla matctia religiosa nuove immagini ¢ traduce la devorione nella semplicita di versi amorosi. E, quello sacro, Larosa 313 Vambito poetico in cui Puso della metafora pitt spinto. La metaforicita in Casoni diventa persino visiva: il suo poeta La passione di Cristo (1626) & un esempio di poesia Ligurata. segno diventa esso stesso significante, le parole sono composte infatti in modo da rappresentare gli sirumenti della passione: croce, chiodi, martelo, 1.2. Modi e tenet Leeffetto del’infuenza marinista determind un rinnova mento profondo della tradizione liziea, {rutto di una ricerca complessa, non individuale, di sperimentatori inquieti che portarono a un ideale nuovo di poesia, «nuovo nelle situazioni, nelle emozioni, nelle forme ¢ nelle parole» (Getto). Anche se Petrarca non @ del tutto abbandonato, persiste filtrato ormai dalle scelte di Tasso e di Marino, Entrano in poesia nuovi soggetti poetabili, quindi un nuove lessico e un linguaggio pit concreto, che rinvigerisce il verso ¢ le immagini. Non & ricerca di realismo, ma di nuovi spazi o nuova linfa lerteraria, Il dato ‘matetiale non é pit in funzione della realta spirituale, ma reso per la sua corporeiti, Come gli esploratori del pensiero, del mondo e della natura, i poeti del Seicento assagpiano il gusto della rappresentazione (assai spesso metaforica) delle forme svariate della vita (animali, fiori, piante, giacdini, fontane, stagioni) ¢ delle nuove tecniche (cannocchiale, maechine, reli, orologi, fontane). Le opzioni metriche restano prevalentemente quelle ttadizionali: sonetto, canzone, madrigale. Le ripartizioni stesse delle raccolte in rime amorose, en- comiastiche ¢ saeze, praticate da quasi tutti i poeti, indicano i temi dominant Il poeta d'amore rappresente la donna nella sua concretezza, preferendo alle caratteristiche generiche nuove connotazioni precise, che talora ereano abbondante decorazione, talaltra olfrono Poccasione per sviluppi metaforici La ricerca di variazioni spinge a esplorare nuove possibilita Non solo si arricchisce 'aggettivazione sulla donna, ma viene rappresentata in vari lavori con attenzione efficace al movi- mento. Si ha la donna che canta uaa nenia cullando il bimbo, che ricama, che insegna Parte della tessitura, che si tuffa, che tilega libri, che gioca a palle di neve, che chiede lelemosina, che vende polli, che si lava i capelli, che fa la sarta, la ballerina, 514 castor vss la giocoliera, la pastora, la contadina, che raccoglie castagne. Infinito sazebbe Pelenco delle situazioni, quasi la poesia vo lesse dare nuovo peso alla vita reale, domestica, alle sue cose, cogliendole con i sensi. ‘Le espressioni del poeta innamorato diventano pitt variate € accemtuano i toni erotici, Per amore della variera di situs- zioni, entra in poesia il brutto, pid che per gusto dell’oggetto deforme 0 mostruoso, per un’aspirazione a esibire la roxalita, ad assolvere al compito di tutto cappresentare, Non si tratta del ritratto bernesco della donna beutta 0 vecchia, che sfocia nellironia o nel comico (cap. XIX § 8), ma della ricerea di rappresentare il possibile: la donna bella balbuziente, la bella mendicante, la bella zoppa. Sono queste nuove aceasioni di metafore o di rappresentazioni d’effetro, L’amore & complimento galante, calda sensualiti, ia non & mai appagante. [una percezione tormentosa dell'inestinguibi- lithe insaziabilita del sentimento amoroso, in cui si trasferisce il senso di instabilita e inquietudine, che 2 tipico della visione barocea della vita, La stessa bellerza femminile & vista nella sua caducita, corrosa dal tempo, dall’avanzare della vecchiaia ¢ dallo svanire della giovinezza. Appare anche il motivo della bellezza rapita da morte immatura, perché laccostarsi della poesia batocca alle cose e alla vita ‘porta con sé un ulteriore senso della precarieta ¢ della labilita delPesistenza. tema della morte, della fugacita del vivere, & uno dei pit praticati dalla poesia del Seicento, condotto secondo sugee- stioni bibliche, ma anche con la coscienza acuta e sofferta del mutare delle cose, della vita che corre al nulla, della vaniti di ogni cosa terrena, e sopratrutto della precarieta dell'esistenza. La poesia riflette cost una sensibilita tipica dell’epoca. T molti poemi sull'orologio mostrano la coscienza acuta e sofferta dello scotrere del tempo ¢ la lacerazione che produce sull’essere umano il suo inarrestabile corso. Cost il tema delle rovine, emblema dell’eifimero, fa parte dellimmaginatio poetico di quest’etd. Il senso della vanita dell’esistenza riprende spesso, come nei testi di spiritualita, espressioni bibliche: «E [T’essere umano] fior, che nell'april nasce ¢ languisce; / & balen, che nelParia arde e trapassa; / & fumo, che nel ciel s'alza e svani- sce» (Giovanni Leone Sempronio). Linstabilita del presente ron @ in questa poesia, bilanciata dalla fede ¢ da una fidu- ciosa aspettativa della vita furura, Al pensiero della morte si assonsta 515 accompagnano piuttoste le figure lugubri del sepolero, della putrefazione, dello scheletro. Alla ricerea di varieti corrisponde anche Pamore per la rappresentazione del mutevole e del cangiante, delle scorrere delle scagioni, delle creature di breve vita, come la lucciola 0 Ja farfalla, che simbo‘eggiano Ja labilita dellesistemza. Di fatto i liriet prestano grande attenzione alla varieta della natura, anche se la rappresentazione del reale @ frammentatia, non costituisce paesaggio, piuttosto occasione di enumerazioni, di accumuli, di catalogazioni. Talvalta gli oggetti entrano ne- ali schemi dellencomio e genezano una fantasia metaforica, spesso cteano rappresentazioni inconsuete, cui callaborano tutti i sensi: messi dorate, frutti polposi, foglie multicolori. La natura rappresentata trabocea di realei, Non & Tidillio pa storale generico; la poesia si aggrappa alle qualita sensorie 0 corre all'evasione fantastica, creando comunque nuove forme di letteratieta. Anche se la soluzione concertistica ¢ P'clabo- razione metaforica ne accentuano l'sspetto intellettualistico, questa poesia non é priva di pathos. ‘Il genere encomiastico abbondantissimo, In esso troviamo celebrazioni di citti, soprattutto Roma, Napoli Venezia, in cui non solo si ricordano Ie loro bellezze, ma anche eventi della loro storia, come tumulti, terremoti, siccita. Molta attenzione 2 volta ai giardini, alle acque, alle fontane. «Ne tisultano, al solito, disegni di cose ¢ squarei di realta succosi di veriti ¢ di vita, in cui la parola si esercita a ritrarre quel che era rimasto estraneo al mondo della poesia, a cogliere le visioni pitt tieche di movimento e di stupore, a cimentarsi nella difficolté della loro resa verbal» (Getto) La teligiosita espressa nelle moltissime rime di argomento sacro verte sulla Passione di Cristo, sulla Vergine, sui santi Per lo pitt si impiegano le forme del concettismo, eccezion fatta per pochi poeti o di semplice immediatezza 0 di forte spiritualita, come Maria Albergheti, il cui Giardino di poesie spirituali (postamo, 1674) @ improntata a modi semplici e musicali, addicittura ingenui, anche se nutriti di dottrina ¢ di sapienza teologica ¢ mistica, Le rime sacre del secolo sono talora parti di un canzoniere (come in Marino), talaltra medi- tazioni di ampio respiro su un solo tema {come nelle ruccolte Monte Calvario di Giovanni Botero 0 Dio, sonetti ed inni di Francesco de Lemene). 516 cammoLo venues 1.3. Liriei baroechi Marino fu subito riconosciuto come maestro da poeti come Claudio Achillini, Girolamo Preti, Antonio Bruni, con cui era in relazione e che pure avevano gil sperimentato per conto Joro le soluzioni concettiste, La sua influenza fu profonda ¢ ampia, determinando un’abbondantissima produzione lirica, tanto pervasiva da interessare tutte le aree culturali italiane (con la sola cecezione di Firenze) e da allargarsi all Europa. Lo stesso Marino era ben consapevole della fortuna presso i contemporanei ¢ scriveya: « miei libri, che son fatti contro le regole, si vendono dieci scudi il pezzo a chi ne pud avere, fe quelli che son regolati se ne stanno a scopar la polvere delle librarie. Le «meraviglie» e gli «stupori», o addirittura, per dirla con lo Stigliani, i «tasecolamenti e strabiliazioni», divennero allora un ctitetio compositivo. Artifici e metafore, eccentriche immagini, accordo di senzazioni diverse, caratte- Fizzarono quella stagione poetica, Napoli 2 ambiente dove Marino ebbe maggiore influenza, ma non meno diffusa fu la moda nell'Italia settentrionale, nelle capitali del Barocco, ¢ in centri minoti, Merita seghalare in questa abbondante produzione la poesia civile di Fulvio Testi, Fu autore di un pocmetto di quarantatré stanze conosciuto come Pianto d'Italia (1617, della stessa data Vedizione delle giovanili Rime), in cui in forma di visione fa parlare I'Italia della sua grandezza passata e della servitis pre- sente. A questa precoce consapevolezza storica manca pero un sentimento autentico di italianita’, tanto che in ari versi Testi scrive per il re di Spagna. Pit che scelta politica la sua é scelta di moralista, che predilige i componimenti eacomiastci, in cui trova modo di lamentare i viz dei tempi. In aleri luoghi deplora anche la clecadenza morale della poesia italiana. Accanto alla ovita tematica egli sperimenta metti liberi: Je sue canzoni costituirono il modello aleernativo alla canzone petrarchesca. Ta sta poesia & fatta di un moralismo un po’ generico, ma le sue lettere meglio rivelano la complessa personalita, P'attenta osservazione della realta e il severo giudizio sui costumi del suo tempo. 5 Lo stesso tisentito malcontento nei confronti della realta si vede nella lirica di Ciro di Pers. Nelle sue Poesie (1666), ristampate molte volte fino alla fine del secolo, i componimenti avronsia 317 d'amore ed encomiastic, abbastanza convenzionali, sono asso- ciati a liriche piti personali ¢ meditative, in cui dominante & il tema ossessivo della morte, della fuga del tempo, della brevita della vita umana. II tratto peculiare di questa litica ossessione ¢ il suo trasferimen:o nellimmagine dell’ozologio, emblema tecnico di un problema tutto interioze, Egli sa trasfigurare i suoi disagi in meditazione Lilosofica, dando valore ai scar significant il tempo: la sabia della clessidra indica la nullita dellessere che & polvere, Je ruote dell'orclogio meccanico con i suoi fissi meccanismi enunciano la legge universale della morte, il sole che traccia le ombre sulla meridiana in- segna la vanita delle , 2. Lpoemi 2.1, Poem epici e secri Nonostante le profonde innovazioni, nel sistema letteratio del Seicento il poema epico mantiene un ruolo importante sia per 'abbondantissima produzione, per lo pitt di non alta levatura, sia perché l'epica costituisce ancora un riferimento per altri geneti, sia per alcune riflessioni teoriche, come quella di Paolo Beni (cap. XXII § 3.1), che pone Tasso all’altezza dei grandi delPantichiti. Domina in questo ambito Pinfluenza ine- guagliata della Liberata. Talora i poemi rinnovano le avventure dei personage’ del pocma tassiano, in altri casi raccontano la 522 camoLo vecrssesnu0 vicenda di un confronte di religioni, che si manifesta nellassedio diuna cita, alire volte optano per un evento emblematico, di matice biblica o stoic. Tl modello tassiano non funziona solo per la scelta del soggetto, ma anche per gli episodi e per le loro orpanizzazione: inruzioni di forze diaboliche che guastano le azioni degli eroi cristiani, sviamenti ¢ traviamenti di eroi per opera di figure femminili, interventi cclestiali risolutivi, visioni, rassegne di eserciti, giardini incantati, duelli tra amanti in incognito. A volte questi elementi sono accentuati secondo il gusto del se- colo, come i matcati contrasti fra viet e vizio il sensualismo nelle scene di seduzione, "aumento delle peripezic ¢ agnizioni © Finfrazione alle regole tassiane nella scelta dei soggetti di storia antica © recente, Il modello tassiano & efficace pero anche nelle scelte metriche ed elocutive. Ricorrente opgetto delf'epica secentesca, anche in lingua latina, é la scoperta del nuovo mondo. Spesso l'evento & pre- sente come profezia in altre narrazioni, ma & soggerto principale nel Movtdo nuovo di Tommaso Stigliani (prima edizione del 1617 in venti canti; edizione completa in trentaquattro canti del 1628). Il poema, dedicato alla scoperta, alla conquista e alle eristianizzazione del continente americano, fu proposto dal suo autoze come altemativo all’ Adone, ma la critica non lo accolse favorevolmente per lo stile che mescolava la varieta di regisitiariosteschi con la graviti di Tasso, Stigliani infati insert nella trama epica molte avventure, anche di tipo novellistico Di particolate tilieva per incidenza letteraria fu il poema Dello stato rustica (1607 € 1611) di Giovan Vincenzo Imperiali, una specie di esaltazione delleti dell'oro e del mito pastorale. Tn endecasillabi sciolt, racconta del viaggio del pastore Clizio, guidato dalla musa Euterpe, da Genova, patria dell’autore, al monte Elicona, muovendosi attraverso 'Ttalia, Esplorando ge- ner Jetterati diversi (clepia, lirica, poesia didascalica), Imperiali passa in rassegna anche i poeti del suo tempo. Si tratta di un poema di iniziazione, che fu tenuto in gran conto da Marino, Un altio genere fortunatissimo nel Seicento él pocma sacro, che concerne materia biblica, agiografica, spirituale. Poiché il santo é in sé personaggio eroica, di un eroismo fatto di virt © obbedienza alle divine leggi, poiché spesso le sue imprese consistono in loite contro le potenze infernali e la virth eroica cera un principio necessatio per la canonizaazione, il modello Avorn 523 tassiano della Liberata & tenuto ben presente anche da questa produzione, piuttosto mediocre sna assai diffusa, Gli stessi autori abbinano le definizioni di sacto ed etoico. A volte la tematica & morale o teologica o meditativa, senza avventura, come avviene nel Rosario della Madonra (1600) di Capoleone Ghelfucci o nella Vite dell anima (1614) ci Bartolomeo Cambi, poemi devozionali che combinano i canti in ottave ad imma gini, per favorire la meditazione. Anche le soluzioni formali impongono un’affinita col poema epico, essendo rarissimo P'uso di terzine sul modelo dantesco. Con il poema sacro si genera, concentrato soprattutto nella prima meta del secolo, un filone che ambisce a unire Pedificante con Vintrattenimento, utile col dilettevole. Alcuni poemi cbbero numerose edizioni, ma per lo pitt si attestano in edizione unica Dei soggetti biblict i temi piti sfruttati sono quelli intorno alla cteazione e caduta edenica, alle figure fernminili di Giuditia e ci Ester, della Vergine e della Maddalena. Frequentatissimo il genere delle ‘lacrime’ (di Maria Vergine, di Cristo, della Maddalena). Sul modello del Mondo creato di Tasso escono La creazione del mondo (1608) di Gasparo Murtola, poema narrativo in ottave che sfocia nella catalogazione della natura, in un'esuberante rappresentazione di flora e fauna, ¢ il pitt meditativo Essarrerone (1609) di Felice Passero, in endecasil labi sciolti, sieco di riferimenti ai Padri della Chiesa, ma non disattento alle conquiste della poesia contemporan 3. I generi nuovi 3.1. Uf poema eroicomico, «La secchia rapita» di Alessandro ‘Tassoni Contro la massiccia produzione del genere epico, fondato su materia grave, di natura ideologica, che esclude ogni fles- sione di registro ¢ ogni ingerenza di umile e comico, nasce nel Seicento un nuovo genere misto, il poema eroicomico. Esso si artiene per lo pit alla normativa dell’epica, ma, nell’applicarla a materia che di questa geavita non & degna, si appropria di tba Compotcite lolics, Hun geners che coasente ld meses lanza dei due livell, alto basso, e che acquista ovviamente natura polemica e satirica, Laccostamento del comico all’epico 524 camtoto venseN tende evicente Pesauritsi del sistema letterario rinascimentale ela volonta di ritrovare una certa corrispondenza con la con- temporaneita. Tafatti, anche se non @ del tutto errato vedere rel pocma eroicomico V'itrisione degli ideali anacronistici di tun mondo aristocratico al tramonto, che ancora aspira alla restaurazione di privilegi feudali, la nascita del genere deve exsere pi propriamente collocato negli schemi letterari, cio come processo di disfacimento di un sistema di valori espresso nell epica ¢ come segno di predilezione per forme nuove, per lo pid ibride, che contaminano i generie che rifiutano le regole degli antichi. II nuovo genere si fonda sullironia verso ideali avvertiti ormai come relitti del passato e consente immissio- ne di materia municipale, che contribuisce a demistificare le grandi ideologic c le gesta dell'epica. Il pitt fortunato di questi prodotti & La secchia rapita di ‘Alessandro ‘Tassoni (cap. XXII § 3.1). Di nobile famiglia imodenese, addortorato inn utrogue ture, Tassoni (1556-1635) intraprese la professione di segretatio e diplomatico, lavorando a Roma, in Spagna, a Torino, e maturando una forte avversione ‘pet la monarchia spagnola. Si cimentd in diversi generi letterari (tragedia, epica, critica, aforistica, oratoria), mostrando aurono- mia e vis polemica rispetto alle autorita letterarie riconosciute. Questo atteggiamento é alPorigine del poema eroicomico, con cui intese proporre un genete in sintonia con l’antieraica sua contemporaneiti. La secehia rapita (1618) racconta della guerra fra ghibellini modenesi e guelfi bolognesi per il possesso di -aun'infelice © vil secchia di legno», sottratta nottetempo da un pozzo bolognese. Vi si trova tutto quanto era necessario per un pocina epico, ma in funzione parodiea. La storia € collocata all'epoca delle rivaliti comunali, include episodi storici veri, come le guerre contro te Enzo, ¢ altti di pura finzione, Il conteasto fra Peroico ¢ il comico, realizzato per mezzo di un rapido searto stilistico dall’aulico verso il basso, fa scontrare gli ideali di alcuni protagonisti con la realta e produce uno svuotamento dei valori, comicit2, sorpresa e meraviglia. Si amalgamano perci6 nel poema satira letteraria (contro gi usi del toscano areaizzante e contro le ristretterze delle poetiche aristoteliche) c satira politica (contro il mondo comunale dagli orizzonti limitati ¢ contro una classe nobiliate tanto sprezzante quanto priva di autentiche virta). ‘La parodia non & contro il genere epico, di cui Tassoni aveva Lamesn 25 tentato una prova, simasta incompiuta, Oceano, sull'impresa di Colombo, ma contro il suo uso tipetitivo e piatto, in un contesto che di eraico non ha pitt nulla. Anche nelle Félippéche (1615), orazioni pubblicate anonime, in cui si scaglia contro Ja Spagna, si insinuano forme di comico e di ironia accanto alla violenta polemica La comicita della Secabia rapita, lo dichiara lo stesso autore, sta nel rivestire di veste epica un’azione vile: «recuperare una secchia di legno ha molto pitt del meraviglioso che se si fossero armate [molte citta] per recuperare una teina, come fecero i Greci». Tassoni, esercitato alla riflessione critica e teorica, & con- sapevole che il Suo @ uno scopo preminentemente letieratio, di create un nuovo genere, accoppiando i contrati, «cioe il costu me eroico 'l comico, come gli antichi non seppero fare», sicuro del favore dei lettori per la componente dilettevole e giocosa che il nuovo genere comporta. La parodia degli stereotipi dell'epica convive in ‘Tassoni con la satira politica, sociale, indirizzata a una precisa realta locale, fino a inserirvi personaggi veri. Nel conte di Culagna, 'antieroe del poema, & messo alla berlina un suo personale nemico, il conte Brusantini. E intorno a questo personaggio che vengono costruite le piti comiche vicende, cui danno luogo la sua codardia, imbecillita, presunzione. Diffuso largamente manoscritto, il poema di Tassoni venne preceduto in tipografia dalla pubblicazione nello stesso 1618 di quattordici canti dello Scherno degli dei di Prancesco Braccio- lini, che poté cost ventarsi di aver inaugurato il genere, dando fuogo a una contese letteraria con Tassoni. Bracciolini aveva sperimentato divers: forme di poema (sacro, cpico, pastora le) oltve a tragedie ¢ intermezzi teatrali. Lo Scherno degli dei castruisce su mater’a mitologica una narrazione pitt giocosa che ironica, in cui gli dei, dopo una serie di beffe architettate da Venere ai danni di Vulcano, vengono affrontati in battaglia dagli uomini. La consapevolezza teorica di costruire qualcosa di nuovo & dichiaraca nella prefazione costruita a dialogo fra Talia, musa della commedia, ¢ Urania, musa dell'epics. 3.2. Lidillio barocco Nel 1607 a Lucea esce I’Europa di Masino, con il titolo precortitore Della sanspogna, cui segui anno successive La 526 caoLe vexrseIsINO Salmace di Girolamo Preti. Queste opere aprono la stagione delldillio barocco. Marino mostra cost una precoce consape- volezza della novita ¢ dell accoglienza favorevole del pubblico al nuovo genere poctico. Nel 1620, quando da alle stampa La sampogna, Vidillio & quindi un genere gi affermato, frutto di quello sforzo di sinnovamento dei generi letterari e di speri- mentazione a tutto campo che investe il Seicento. Nel 1612 cera stata pubblicata a Milano una raccolta di cingue idilli che comprendeva quelli gia editi di Preti e Marino, con Llamorosa ambesciatrice &i Claudio Achillini (1612), la Leucofoe e i Bom biai di Giovanni Capponi (del 1609 c del 1610). La raccolta segnala la costituzione del’idillio a genere, cui fa seguito una produzione tanto abbondante quanto concentrata nel solo arco di qualche decennio. Lidillio barocco combina il poemetto mitologico e le composizioni bucoliche, Pegloga e la pastorale. Anai, con quest'ulrimo genere condivide il success secentesco, ma mentre la pastorale si indiizza verso la musica ¢ if melo: dramma, Vdillio resta testo poetico, a volte dialogato a volte anche nécrative. Si tratta di un genere che tenta di superare Je costrizioni dell’ottava, mescola modi lirici e bucolici, ende- casillabi e settenari sciolti, eanto da apparire come madtigale enormemente dilarato, L’elocuzione normalmente largheggia in vexzeggiativi e artifici retorici, che creano morbidezza e pisceyolezza melodica, Ldillio assume le caratteristiche della bucolica per volgersi al favoloso, liberandosi persino dell'am- bicntazione pastorale, risultando a volte matittimo, piscatorio, baschereccio. La suggestione fondamentale @ ovidiana, I] genere sfrutta da una parte il gusto per l'sintrattenimento in Villa» e dallaltra quello per la natura animata da ua erotismo diffuso. Indugia spesso nella descrizione di loci amoent, che lasciano talora spazio a elencuzioni e catalogazioni di aspetti della natura. Nell’aura favolosa, che richiama la mitica eta dell’ero, sono collocati episodi amorosi narrati o con garbata zalanteria o con lieve sensualita Una varieta dellidillio contempla, invece delle galanterie amorose, il amento dell'abbandonato, sul modello delle Froid ovidiane, Ne sono esemplari gli idilli dell’ Achillini, L'anorosa ambasciatrice ¢ I] testamento amoroso (1612), altecttante dichia- razioni epistolari della passione e della fedelta della donna, in cui non mancano sviluppi metaforici. La moda conobbe pure asonsia 527 le sue forme parodistiche nell'Amante disperato e amante stoltisavia di Tommaso Stigliani, che si prese facile gioco del linguaggio e delle situazioni melense, tipiche del gencre. Ab- bondante fur anche la produzione di idilli sacri, che gi aveva avuto nel Cinquecento qualche esperimento in latino, Lidillio sacto ragginnse 'apice nella seconda meta del secolo con gli Milli sacri di Pier Matteo Petrucci (cap. XXIV § 5.2). 4. La poesia giocose e satirica Nel Seicento si registra una ricca producione di poesia giocosa, che guarda anzitutto a Berni come modello (cap. XIX § 8), ma intraprende anche vie sperimentali e talvolta impiega il lating, il macaronico (cap. XIX § 10), quando non il dialetto, Spesso @ espressione di realta locali, che assegnano nel genere tuna forma letteraria al gergo © una sua promozione a lingua, ma ha percid circolazione limitata. A Firenze, in particolare, sono coltivate le forme della poesia rusticale, come sono le ottave del Revanelfo alle Nenciotta e della Risposta della Nenciotta di Francesco Bracciolini. Ancora fiorentino é Pinteresse per Tenigma, come la raccolta di Antonio Malatesti, cui concorse anche Galileo con un sonetto intitolato La sfinge, o la frequen tazione dei capitoli bemneschi, come quelli di Michelangelo Buonarroti il Giovane (cap. XXVII § 2). Di natura pitt morale sono Je raccolte di epigrammi gio: cosi di Anton Giulio Brignole Sale (cap, XXVIII $5 1.3 2.2), It satirico innocente (1648), che raccoglie oltre trecento componimenti rival: contro i costumi dei suoi tempi, Attra- verso la satira, che guarda ad Ariosto, a Dante © a Petrarca come modell, vengono presi di mira i detentori del potere © i vizi del tempo. Certe, ipocrisia, ineostanza, avarizia, sono i pid comuni oggetti di un’ironia a volte assai bonaria, con un pacato intento morale, come nelle cicalate del menzionaio Buonarroti, a volte risentita, come nelle Satire del napoletano Salvator Rosa (1615-1673). Strettamente correlate con la sua attivith di artista sono le prime tre: Musica, Poesia, Pittura, in cui inveisce contto le degenerazioni dell'arte dei suoi tempi. Liaticggiamento di Rosa & di severo censore, animato da au- tentica passione etica e civile, anche se ormai disilluso per ta distanza sempre maggiore che egli vede tra virtit e fortune. 52 caeruovinnsmseio Le altte satire sono rivolte contro i mali del tempo: guerra, invidia, corruzione. Nutrita di ironia e di gusto per lo scherzo, invertiva di Rosa, sebbene cariea di problemi etici, si gonfia talora nell’enfasi La propensione alla sperimentazione nel genere buclesco si tivela particolarmente felice nella poesia dititambica, lirica di soggetto bacchico, che impiega un metro classic ed esalta con entusiasmo i sensi. Vi si cimentd Francesco Redi (cap. XXIII § 2.3) nel Bacco in Toscana (1685), che riprende un’e sposizione in prosa di Lorenzo Magalorti (cap. XXIII § 2:3), Sopra il desto di Galileo: «ll vino & un composto di umore luce, Nel ditirambo, assai praticato in ambiente fiorentino, la scienza spesso si combina con la poesia per un csercizio ludico. Lorenzo Bellini (cap. XXIII § 2.3) a sua volta celebrd le lezioni di Magalorti sui buccheri in un poema intitolato La buechereide. Anche quest ultimo compose in versi, a prova del legame fra poesia e studi in quel circolo di scienziati fortemen- te legati da esperienze di vita oltze che da comuni interessi poetici e scientific. irenze, che per tutto il secolo aveva mantenuto fede alla tradizione e allo spirito classico, nell'ultimo decennio compie il distacco dal Barocco in nome di una parola schietta e naturale, precisa, attenta alla xealté conereta, che con i ditirambi gli sperimentalisti ccuscanti passavano nel linguaggio poctico in forme scherzose e piacevoli. Si guardava agli antichi modelli di Anacreonte, Pindaro, Lucrezio, ripresi sia tramite Chiabrera sia tramite tinnovate traduzioni. II poeta pit rappresentativo di questa linea ¢ Benedetto Menzini, autote di poem (Del terrestre paradiso), satire ¢ di una Poetica in versi (cap. XXII § 5), in cui propone una normativa sulla base della tradizione italiana. Questa sensibilita rinnovata si diffonde un po’ in tutta Tralia, La scrittura poetica viene posta sotto linsegna della semplicita ¢ chiarezza, di una sensibilita razionalistica, del rinnovamento della tradizione. A Milano é la poesia di Carlo Maria Maggi (cap. XXIX § 4), con la raccolta di rime edite sotto il patronato della Crusca nel 1688, a farsi per primo interprete del rinnovamento. Simile ansia di novita si avverte pure negli ambienti napoletani, ma trova modo di formalizzarsi in un preciso indirizzo e in una poctica solo con la fondazione dell’Accademia dell’Arcadia a Roma nel 1690. Capitoto ventivetesiana Tl teatro I Seicento @ il grande secolo del teatro: nasce i teatro pubblico, si organizzano professioni ¢ spazi specifici per le rappresentazioni, si impone Timpiego della musics, ma soprattutto il teatro acquisisce quei caratteri di visionarieta simulazione, illusoriet, che fanno della scena lo spazio per ogni fantasia che rappresenti il mondo. La teatraliti spinge verso tuna cura sempre maggiore della performance, che porta alla specializeazione dei comici dell’Atte: ssi fissano il repestorio, il modo di recitare, V'uso delle maschere, Accanto alle seritture tradizionali, tragedia e commedia, nascono e si sviluppano generi nuovi, il dramma pastorale, il melodramma, Poracorio, Ik tagedia ctistiana. Quest ultima, usata in specie nelle recite dei collegi dei gesuiti, come parte del loro progetto educativo, coneilia le potenzialica catastiche ¢ i miti della classicita con la sensibilita © gli intenti edificanti del cristianesimo. 1. Una civilta teatrele 1.1. Lo spettacolo Mentre si afferms nel Seicento la moderna civilta teatrale, il teatro assurge a metafora, rappresentazione stessa del mon do, inteso come gioco, travestimento, commedia o tragedia, in cui ognuno recita una parte. Gli effetti illusionistici teatrali divengono cmblema di un’idea della vita umana fondata sul senso della provvisorieta dellesistenza, sulla vanita di tutte le forme. La spettacoleriti @ a tutti presente nelle cclebrazioni di feste, per cui vengono preparati apparati effimeri, archi trionfali, decori e staruarie, sempre con forte valore iconico ¢ simbolico, seguiti spesso da rappresentazioni drammatiche. Tl 530 cron yaxmsarresine rinnovamento della drammaturgia nel Seicento fu determinato perd da tre fenomeni concomitanti: la diffusione delle compa- goic di attori, Ia definizione dell'edificio teatrale moderno, i rinnoyamento del pubblico, non pitt costituito solo da nobili, ma da una borghesia pagante, La prima compagnia di comici si era formata gia nel 1545 a Padova e fu presto seguita dall’organizzazione di altre com- pagnic, guidate da figure che hanno lasciato notevole traccia nella storia della drammaturgia italiana ed europea: France sco Andreini (1548-1624) ¢ la moglie Isabella (1562-1604) formarono 1a compagnia dei Gelosi il figlio Giovan Battista Andreini (1579 ca-1654) con la moglie Virginia Ramponi (1583-1628) animé la compagnia dei Fedeli; Pier Maria Cec- chini (1563-1645) fu direttore depli Accesi e Flaminio Scala (1547-1624) dei Confidenti. Essi profusero le loro energie nella specializzazione dei loro attori, nella difesa della dignita del loro mestiere, nella diffusione dell'arte italiana presso le corti ¢ il pubblico delle citta europee (soprattutto spagnole, francesi, tedesche). Nelle grandi citta si riservavano degli spazi, le ‘stanze de le comedie’, per Pesibizione dei comici. Ma presto le corti si preoccuparono di attrezzarsi o attrezzare le loro cittd con sale destinate ad accoglicre in modo ottimale i sempre piti complicati spettacoli. Dopo iniziali rappresentazioni nei costli dei palazzi, nacque nel Seicento il teatzo allitaliana, modellao, sull'esem pio dei cinquecenteschi teatri di Vicenza, di Sabbioneta e di Firenze, su pianta a U allungeta, con palchetti a gradinate, platee in pendenza, palcoscenico, quinte ¢ fondale, prospetto scenico con siparid, fossa per Porchestra. Molto spesso era Paristocrazia cittadina, raggruppata in accademie, a fatsi promotrice di manifestazioni ¢ costruzioni teatcali. Gestiti da impresari, i teatri si aprirono al pubblico cittadino pagante e diventarono espressione della vita di societa. La creazione della rete di teatri pubblici fece di Venezia il primo centro teatrale Europa. A fianco di questi spazi deputati resté sempre, come luoge di rappresentazione, di feste 0 di spettacoli, la piazza cittadina, con scena libera ¢ aperta dove agivano girovaghi e si svolgevano drammi e atti sacri. Per rispondere a un pubblico sempre pili esigente, lo spettacolo si arricch? del contributo di figure specializeate nella costruzione della scenogeatia, nella creazione di machine osm 931 stupefacenti per gcandiositi e impegno, nell’accompagnamento di musiche adatee alla scena. Nacquero nuove professioni tea trali; musicisti per il teatro, librettisti, scenografi, macchinisti, pittori, architetti e ingepneri, Béfersi di meraviglia e illusione potentissimi erano resi con macchine sceniche complesse: sotto Pocchio dello spettatore si reaizzavano mutamenti atmosferici, inondazioni, battaglie navali, discese dal cielo di nuvole, ax gel, divinita pagane. Il teatro divenne veramente un portento illusionistico, una macchina della visione, di cui I'Italia ebbe molti maestri. Su tutti si ricorda P'architetto-scultore Lorenzo Bernini, operante a Roma, la cui simulazione di un cataclisma fu cosi efficace da indusre i pubblico a fuggire dal teatro, Questa sapienza illusionistica, ricea di una tradizione nobile, che andava da Leonardo a Galileo, fu riassunta da Nicola Sabatino nella Pratica di fabbricar scene e macchine ne! teatri (1637-38). Sebbene sullo spettacolo gravasse la condanna del Concilio li Trento, nella prassi si applicd, almeno in Tralia, una notevole tolleranza, Presto la Chiesa colse anche tutte le potenzialita ec cative insite nello spettacolo e, da atteggiamenti di condanna, ppass0 a distinguere onesto da cattivo teatro, infine a utilizzaulo ampiamente, Si intui che il fascino esercitato dallo spettacolo poteva divenize strumento di redenzione, come git nel pensiero atistotelico era mezzo di ectucazione e moralizzazione attraverso Ia catarsi. A questo matato attepgiamento contribuirono quegli attori che difesero il loro ruolo aitivamente, come Niccolé Barbieri, detto Beltrame, che nella Supplica ovvero discorso familiare diretto a quelli che scrivendo 0 parlando trattano de’ comici trascurando i meriti delle loro azioni virtuose (1628) sostenne '«onesti» del lavoro del comico. 1.2. I teatro dei gesuiti I gesuiti fecero presto del teatto uno strumento educativo, previsto persino nella loro Ratio studiorum. La recitazione era considerata ua esezcizio scolastico regolare, che sfociava in due saggi annuali su testi in latino preparati dai professori di reto rica (la recitazione apparteneva all'ambito degli studi retorici. Quel pit riuseiti passavano di collegio in collegio, in un primo tempo prodotti recitati in Tatino, ¢ solo pitt tardi tradorti 0 592 eantoLo vewuserneson compost in italiano. Per la rappresentazione venivano anche impiegati molti studenti, con cui si realizzavano effetti di massa che le compagnie teatrali non potevano permettersi, Non erano covviamente previste atirici, né contemplate parti femminilis solo pit tardi si fece eecezione per le Vergine Maria, le sanie ce donne di alta virti, ma gia Vesibizione sul palcoscenico di un travestimento comportava qualche problema. Agli spettacoli si accompagnavano, per le feste pid importanti, anche apparati, decorazioni e complessi macchinati scenogralici per realizzare effetti meravigliosi. Per questo alcune loro rappresentazioni timasero meritamente famose. Lobiettivo dei gesuiti era di trasformare la societa trasfor mando individuo, per cui i loro spetracoli rivelavano una tiflessione sull'essere umano, sulle sue facolta, sui pracessi di conoscenza e di scelta. Si interrogavano sulla funzione della parola (come yoce drammatica, poesia, oratoria, iscrizioni) e dellimmagine (come decorazione ¢ gestualita), sul modo con cui agiscono sulla formazione dellindividuo ¢ influiscono sulla volonta. Non @ un caso che tra i difensori del teatro si annaverino gesuiti come Giovan Domenica Ottonelli, che nel suo Della eristiana moderazione del teatro (in pitt voluini usciti tra il 1646 ¢ il 1652) mira a riformare in senso etico il teatro, © ‘larquinio Galluzzi, che serive una Renovazione dell antica razedia (1621 il primo trattato, 1633 altri due), in cui, traendo le conseguenze dal successo dei drammi recitati nei collegi, sit scosta dai precetti aristotcici. Eyli non assegna alla uagedia il fine della catarsi attraverso il terrore e la pieta, ma quello che egli considera il fine originario della tragedia greca: di fare diate i tiranni e di fare amare e ammirare ali eroi. Ll clima tragico ne risulta modifieato per far posto all’ammirazione e alla pioia di vedere i buoni ricompensati ci cattivi puniti dalla Provvidenza. Anche nelle regole e nel rispetto del verisimile Galluzzi lascia maggior liberti di Aristotele, soprattutto per Vobiettivo di piacere e convincere, utilizzando risorse visive ecori. Teroe delle tragedie dei gesuiti non &, come nelle tragedie classiche, in conflitto fre il dovere politico ¢ le seelte morali © sentimentali, ma é un individuo totalmente votato al bene, che si trova perd in contrasto con il mondo estemno, malvagio e ostile. La coerenza con se stesso lo conduce inevitabilmente al sacrilicio di sé, fino al martitio. I soggetti sono attinti dalla arears0 333 Bibbia, dalla storia del cristianesimo delle origini, dalle vite dei santi, dalle recenti guerre di religione, ma non vengono disdegnati i soggetti ele tematiche pid trasgressivi offerti dalla drammaturgia classica (Edipo, Ippolito, Alceste, ad esempio) rivisitati perd con sensibilita cristiana. Lobiettivo della formazione del buon cristiano e del retto cittadino porta a preciligere questa forme di socializzazione, in cui lo studente del collegio si deve misuraze con I'uso pubblico della patola e con il controllo del proprio corpo. La tecita insegna a dominare le emorioni, a esprimetsi in gesti, danze, esercizi, mettendo in aceordo mentee corpo, Malo spettacolo deve anche coltivare gli affetti e le passioni, che sono dai gesuiti intesi come l'energia vitale che porta l'uomo a scegliere tra male e bene, e ad agire di conseguenza. Gli effetti delPazione, cioé Tammirazione, lo stupore, la compassione, sono poi confermati dai cori, che non rappresentano solo una ripresa di classicita ma un modo per ribadire prineipi insegnati tutto l'anno. Per questo impegno morale le iragedie cxistiane si avvicinano alla sacra tappresentazione. Esiste anche un teatro nei collegi femminili, di cui si han. 1 testimonianze soprattutto per i conventi francescani della ‘oscana, ma nessuna delle molte composizioni raggiunge un livello letteratio. 2. La commedia dell'Arte e altri generi comict Con finalita ben diverse da quelle della rappresentazione figurale e sacra si svolgevano gli spettacoli di finzione, illusione, intrattenimento hudico praticati dagli attori-autori professionist, volti a distrarre, dile:tare, illudere, affascinare. Tuttaltro che sprowveduti, i comici dell’Arte fornivano un repertorio assai vasio, che andava dale commedie ai drammi sacti, alle teage- die, Essi dominavano con maestria la parola da sceneggiare € hanno lasciato testi e invenzioni di grande successo, il cui contributo maggiore si calloca ovviamente nell’ambito comico. T comici dell’ Arte recitavano prevalentemente «all’improv: viso», cioé con battute pid o meno spontanee innestate su un intreccio fissato da un testo, Viaggiando, erano necessitati a semplificare il loro repertorio, sorpassare l'ostacolo linguistico, renderlo duttile per eventuali variazioni del gruppo ai attori, 34 canrouo vensersi farlo piacevole e intrigante, affidandosi al lingnaggio universale della gestualita. I loro spettacoli avevano percio personaggi caratterizzati da maschere, che immediatamente suscitavano curiosita e sorpresa; da giochi verbali e gestuali, i cosiddetti 0 «sce. nari»; da seduzioni musicali, istsioniche, giullaresche. ‘Arce’ indica appunto questo sapere applicato a un talento cteativo, che si divulga tramite le compagnie ¢ per pid di due secali caratterizza il teatra europeo. Lopera improvvisata & un genere del tutto nuovo, che coordina diversi pezzi, monologhi, contrasti, pantomime, brani cantati, giochi di destrezza, ci cui sono incaricati diversi attori. In questo modo essi mescolano testi letterari e forme rappresentative, stili linguagpi. Dalla commedia classica as sumono i personaggi degli innamorati, dei servi e dei vecchi, ma per rielaborarli in forme autonome: gli innamorati, che recitano pezzi alti e patetici, sono senza maschera e parlano in italiano. I servi rifletzono la loro derivazione regionale anni & veneziano, Arlecchino bergamasco, Pulcinells napo- letano), vestono ¢ parlano secondo la loro regione porvano Ja maschera. Altrettanto tipicizzati, come riechi e libidinosi, i vecchi: il Pantalone veneziano e il Dottore bolognese. Anche se poi queste maschere acquistano carattere popolase, viven- do anche fuori dalle scene, in origine esse rispondono @ una professionalita attoriale molto alta Gli attori scelgono per le compagnie nomi di prestigio che le accomunano alle accademie (i Desiosi, i Gelosi, i Fedeli, i Confidenti, gli Uniti), cio& aspirano a essere considerati in- tellettuali di alto livello. Sono infatti in possesso di specifiche competenze letterarie spesso sono autori in proprio. Non pubblicano i canovacci, piuttosto le baituie del loro perso- naggio o le loro posizioni teoriche. Francesco Andreini diede alle stampe nel 1607 le sue parti con il titolo Le bravure del Capitano Spavento, che ebbe numerose edizioni, fu tradotto in francese e utilizzato da altri comici. Il personaggio, erede del miles gloriosus plautino, ha in sé del comico ¢ del tragi- co, & eroe superbo ¢ ambizioso, vaneggiante © generoso che combatte gliinfedeli, Dell’Andzeini sono anche i Ragionansenti fantastici, del 1612. Attraverso una sapiente strategia edito- tiale egli pubblicd, postume, Ie lettere della moglie Isabella, presentandone un'immagine inconsueta di donna devota alla mma 395 famiglia, madre esemplare, scrittrice cclebrata, che servi non poco a dare digniti alla figura dell'attrice. ‘Queste operazioni editoriali prepararono un terreno favo- ievole al lavoro del fglio Giovan Battista Andreini, che con- tinud, con nome darte Telio, Popera dei genitori, lavorando tra Pltalia ¢ la Francia ¢ cimentandosi nella composizione di opere appartenenti ai diversi generi teatrali: dalle sacre rappre. sentazioni alle commedie, dalle tragicommedie alle pastorali, dalle tragedie ai tratiatie poesie. Fu uno dei pid fecondi autor! di testi comici ¢ tra i pit: versatili drammaturghi. Compose ¢ mise in scena storie d’amore, che mostrano evidente la matrice platonica e 1a complessita della sua invenzione, come Amore allo specchio del 1622, Egli ama il gioco del doppio teatrale, che utilizza anche ir. Le due commedie in commedia ¢ Li due Leli simils, che mettono in scena il teatro attraverso i suoi protagonist, i commedianti ¢ le loro vicende domestiche, che si sciolgono’ proprio grazie alla vita in scena, Altrove invece Andreini mescola e moltiplica i linguaggi, i generi, le pro- spettive; dai suoi testi si ricavano preziose informuzioni sulla scenogratia dell’epoca. Egli corceda persino la pubblicazione dell’Adamo (sacra rappresentazione) di preziose illustrazioni per la messa in scens. Sempre legata alla compagnia dei Gelosi & un’altra opera che indica gli strumenti della commedia dell'Art, il Teatro delle {favole rappresentative anvero la ricreazione comica, boscareccia e ‘tragica, che Flaminio Scala diede alle stampe nel 1611, prima di fondare una sua compagnia dei Confidenti. E una raccolta vasta e ordinata di canovacei suddivisi in cinquanta giornate, sul modello del Decameron. La letterarieti é nella scelta del modello, ma nei canovacci il gesto prevele sulla parola. Sono volti a fornire colleghi ¢ dilettanti di un adeguato repertorio, in cui si elenca tutto cid che serve, dai personaggi alle robe, riassumendo l'intreccio in argomenti, dando le didascalie per Ie-azioni, la posizione sulla scena, la psicologia delle sequennze. TI predominio del gesto traduce V’idea della superiorita della drammaturgia scenica su quella letteraria, che egli rivendica anche nei prologhi premessi all’edizione di una sua commedia, I! finto marito (1618). Altri testi e indicazioni sceniche si ricavano dalle com- medie di Pier Masia Cecchini La Flaminia schiava © Lamnico tradito (rispettivamente 1610 € 1633), Turbolento ma esperto 336 cxemovo vnsernEsINO impresario ferracese, difese l'attivita dei comici con Brevi discorsi intorno alle comedic, comedianti e spettatori del 1616. Un repertorio dettagliaro di regole per dilettanti & fornito alla fine del secalo dal nepoletano Andrea Perruccl nel suo Dell’arte rappresentativa (1699), in cui sostienc la superiorita di questa tipo di spettacolo rispetto alla recitazione premeditata, considerata meno creativa ¢ meno ingegnosa. ‘Molti altri testi sono rimasti manoseritti, ma i canovacct conservati non rendono affatto lo spessore intellettuale di questi attori. Significativo il loro contributo alle traduzioni, dovuto al fatto che, quando si trovavano a costo di testi oppure avevano la necessith di soddisfare la curiosita intelletruale di un pubblico scelto, ricorrevano a testi stranieri (spagnoli ¢ francesi soprattutto), facendo circolare opere che altrimenti avrebbero avuto un pubblico sistretto ¢ forse circolazione solo su stampa. T decenni suceessivi riservarono a questo capitolo della storia del teatro un declino inesorabile: messi alle stsette dalla concorrenza del melodramma, i comici abbassarono il livello delle loro prestazioni, riperendo stili ¢ repertori c por- tando a quello scacimento di cui furono accusati dagli uomini di teatro del Settecento, La commedia lettcraria ebbe nel Seicento soprattutto una dimensione cortigiana regionale. Le migliori prove dram- maturgiche in questo ambito sono quelle di Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1642) (cap. XXVI§ 4), nipote del grande artista, Legato alla corte medicea, a Firenze e alle sue accademie, compose una farsa rusticale in ottave, La Tancia, ‘essa in scena nel 1611, ¢ un’originale commedia, La fiera, allestita nef 1619 e poi pid volte ripresa con allungamenti che ne dilatarono il testo a dismisura, fino a divenire un insieme di cinque commedie in cinque atti ciascuna, In ambedue le opere egli mantenne vive la tradizione toscana del linguaggio rusticano € popolare, utilizzd i tipi convenzionali, come il contadino, il vecehio, piuttosto che le maschere. Alla fine del secolo proprio questi aspetti spettacolari lasciano il posto, in ambito comico, alla vita quotidiana, al quadro dimesso ma pit vero della realti di ogni giorno. Nelle commedie del milanese Catlo Maria Maggi (cap. XXIX § 4) si intravede l'avvio di quel percorso che porter’ alla rivoluzione goldoniana, al bonatio umorismo con cui, secondo Pinsegnamento di Moligre, si davano a teatro lezioni morali wteamo 557 3, Il tragico 3.1, La tregedia cristina, Federico della Valle ed Emanuele Tesauro La tragedia, sia essa religiosa o storica, & nel Seicento un contenitare atto ad accogliere riflessioni sull’animo umano, un esemplare modo di riflettere sui casi della vita, Tale principio meditativo si associa a quello parenetico nella tragedia di argomento cristiano. Il Crsspus di Bernardino Stefonio (1560- 1620), Ia pitt fortunata delle tragedie dei collegi dei gesuiti, ripropone il dramma dell Ippolito di Eusipide o della Fedra di Scneca, ma trasposto ai tempi di Costantino. Rappresentara per la prima yolta in latino al Collegio Romano nel 1597, fu tradotta in italiano presto, forse gia nel 1602. Crispo, figlio di primo letto dell'imperatore, @ vessato fino al marcirio dalla matrigna Fausta, per Pamore da lei coltivato verso il giovane, Bi questo dunque un eroe del tutto pasitivo, un innocente perseguitato che induce alla purificazione non per un processo catartico, cio® per la tragica fine dovuta & suoi efrori, ma per un processo cmotivo-mimetico, La commozione suscitata dalla vista d: un innocente perseguitato induce all’am rmirazione, all’emozione non priva di adesione razionale, con cui lo spettatore Finisce per immedesimarsi con il protegonista virtuoso. Nella vicenda, interpretata come operazione diabolica che tents, attraverso Fausta, di intaccare la gloria di Costantino, Vimperatore che ha dato liberta al ctistianesimo, vi @ anche un intento apologetico per la Chiesa. Nonostante In diversa collocazione, la tragedia che attinge al mito antico dimostra che i casi umani si ripetono all'infinito. Laltea tragedia dello Stefonio, Flavia (edita nel 1621, ma precedentemente rappre- sentata), ha invece una dimensione piti devorionale. Parla dei martiti caduti con le persecuzioni di Domiziano ed & collegata all’opetazione di tiscoperta e di rilettura delle catacombe, delle storie dei martiri e cella prima Roma cristiana. Con temi storici ¢ biblici si misura Ia scrittura tragica dell'astigiano Federico Della Valle (1560 ca-1628 ca). Vissuito ta'Torino ¢ Milano, compose una tragicommedia, Adelonda di Frigia (rappresentata gi nel 1595), ¢ tre tragedie edite postume: La reina di Scozia (la prima stesura data 1591), Judit ed Ester (critte ambedue probabilmente tra il 1590 e il 1600). Le tre 338 eamovovnessersio tragedie hanno in comune una visione apioprafica ¢ rflettono la pteoccupazione, del tutto contemporanea, sulle sorti del cattolicesimo in Europa. La Ester & una riscrittura fedele della storia biblica, con accentuata sensibilita per il variare delle sorti umane € per l'ambiguita degli ambienti cortigiani. La ludit ¢ la Reina di Scozia in modo piti complesso fanno interagire le sorti individuali con la ‘ragion di stato’. Judit & la storia della biblica figura della donna ebrea che libera la sua citta assediata dapli Assiri, fingendo di accondiscendere alle profferte amorose di Olofeme per poi approfittare della sua ubriachezza per decapitarlo, Nella scrittura di Della Valle fanno da contrasto la lussuosa mollezza della corte con la rozzezea delle voci ¢ dell’agire militare che sono sullo sfondo. Ludit € Teroina sfuggente irrequieta, profondamente religiosa ¢ mesta per il suo popolo colpevole, che sente di ayere un compito da adempiere per volere divino. La sua non @ personale azione, ma Pesecuzione dell’imponderabile giustizia divina. Della vittoria finale ella non si glorierd infatti, annunciando sempli- cemente al suo popolo li guadagnata liberea senza la perdita della propria castita. La reina di Scozia rappresenta la figura di Maria Stuact, che era stata decapitata nel 1587 per ordine di Elisabetta 1. Della Valle mette in scena non la sua storia, ma solo l'ultima sua prigionia, lnvorando alla trasformazione della regina a martire. Circondata dalle damigelle e da pochi fidi, la donna piange anzitempo la sua morte € con parole cariche di pathos manifesta Ia sua accettazionc della condanna come ‘mattitio ovvero sacrificio per una santa causa In tutte e tre le tragedic vi sono figure negative: Aman, Vambizioso consigliere del re persiano, che tenta di ingannatlo mettendo in cattiva luce il popelo ebzeo cui Ester appartienc; Vagao, 'adulatore di Oloferne, che si fa invadere dl fremito i sensualita che percorre il suo re; Elisabetta che, attraverso Je sue leggi (ella non compare in scena), appare come l'incar- nazione della crudelta e della petfidia, sposate alla ragion di stato. Altro elemento comune é la prodilezione di Delia Valle per le situazioni piuttosto che per P'individuo: lo splendore Vinganno delle corti nella Ester; la notte e il fremito di liberta che serpegaia in Betulia assediata nella Iudir; Vopptessione del carcere, cui contrasta la nostalgia di spazi aperti, nella Reina di Scozia. Lannuncio del tema pet tutte e tre le tragedie é dato in prologhi recitati da figure simboliche: un’ombra (nella Resa), Teas 939 una nube (in Ester), un angelo (in ludit), che, rappresentando la mutevolezza delle forme, rendono partecipi gli spettatori della variabilita di fortuna, della condizione di vanita e di dolore della vita umana, Ne deriv fin dall’avvio un clima religioso, un senso di morte che non preclude perd lo sviluppo di temi erotici e ppaesageistici nella ludir, di delicate rappresentazioni dell'animo femminile nella Reina ¢ della casta bellezea di sposa in Ester. Unaltro martite & protagonista della tragedia di Emanuele Tesauro (cap. XXII § 2.2) Hermegildus, rappresentata nel Collegio milanese di Breta nel 1621, trasposta in volgace solo nel 1659 e stampata nel 1661 con il titolo Erreegildo. Se la ver- sione latina segue i eanoni del dramma gesuitico, la riscrittura in italiano contiene sostanziali variazioni nella distribuzione della materia e persino nel finale. Ta storia di due fratellustri, Enmegildo ¢ Recaredo, figli del re di Siviglia, Leovigildo. Im- magini del bene e del male (fedele e razionale il primo, ferino ¢ pissionale il secondo), si contendono l'eredita del regno rappresentano due diversi fronti religiosi, dell’ortodossia c delarianesimo, Cherinto, cattivo consigliere di corte, muove occultamente l'azione, claborando una strategia giocata sulla simulavione, Inganna il re facendogli credere che Ermegildo, erede legittimo, prepari contro il padre un colpo di stato. I vecchio, debole ed esitante, dilaniato dall'affetto patemo, dai prineipi di onore ¢ lealta, dall’amore per la moglic, che vuole favorite ovviamente il propsio figlio, si fa manipolare dalla cone. Ermegildo a sun vlia, ecessvamentefiucoso nella ropria integrita, causa la propria fine, rifiutando compromessi Crablure, e acceta la condanna come sacrifici. Infati sulla sua morte, una volta riconosciutane La lealta, si potri fondare un nuovo ordine giusto. La tragedia, che attinge sia a fonti patristiche sia a Seneca, rispetta Puniea di tempo e di Iuogo, & divisa in cinque atti, mantiene i coti che introducono figure allegoriche, come la Discordia, o concrete, come i cittadini. Dal problema della successione dinastics si sviluppano gli elementi fondanti il dramma classico (la lotta per il potere, i contrasti degli affetti privati con il ruolo pubblico, i giochi di interesse e della ragion di stato) ¢ quelli della tragedia cristiana (i contrasti religiosi, la costanza nella fede). Le figure del martire e del tiranno sono in certo modo complementari, ambedue necessatieall'esercizio del potere, Infine Ermcgilde appare come la vittima volon 50. eareroce werner taria e consapevole, libera dalla fatalita dei miti classici, che tichiama lesempio di Gesil. Da questo gesto @ tratto alla fede il fratello, come dovrebbe avvenire per lo spettarore. Olrre al precoce Libero arbitrio, sacta rappresentazione ideata per Je scuole milanesi della dostrina cristiana, in cui il silenzio di fronte alle accuse @ visto come una debolezza e un'inettitudi ne cui si deve rimediare con Pausilio della retorica, ‘Tesauro compose altre tragedie. Riscrittura di materia classica sono Ippolito, Alcesti, Edipo, in cui vengono immessi elementi propti del cristianesimo, come il perdono, il pentimente, il sacrificio innocente, In Ippolito, riconducibile a Seneca, la perdita della virth moderatrice conduce al mostruoso. In’ Alcesti Peroina innocente riesce a difendersi con la retorica e nella storia si sviluppa un‘intensa riflessione sul rapporto tra veriti e parola, ‘A Roma nel 1644 usei Id martire Ermcenegildo di Sforza Pallavicino (cap. XXII § 4.2 © cap. XXIV § 3.4) con un"ampia postfazione in cui vengono difese le scelte drammaturgiche ¢ testuali. Lautore, che manifesta una notevole consapevolezza sulla letteratura drammatica cingue-secentesca, sostiene la regolaritd della sua opera, ne difende la rappiesentabiliti, rida valore alle indicazioni aristoteliche, sostenendo quindi il primato della parola sulla sccnotcenica. E dunque una trage- dia che rivendica una pari dignita con le opere elaborate in ambiti professionali, 3.2. La tagedia classica. L'eAristodemo» di Carlo de’ Dottoré Anche lo scrittore di tagedie si interroga talvolta sulla rappresentabilita della sua opera, sul fatto che il dramma é spet- tacolo e che Ia scena deve dilettare, commuovere, persuadere. Ma la produzione tragica rimane nel Seicento finalizeata pit alla lettura che alla rappresentazione, Unica ad avere un reale successo di scene @ la tragedia II Sofimano (1620) di Prospero Bonarelli. Ambientata in esotiche contrade, verte su intrighi di corte ¢ amori infelici. Per snellire Popera c renderla rappresen- tabile, Fautore elimina addirittura i cori, i soliloqui, il prologo, aggiunge invece strani casi e accident, frutto di fantasia, alla storia di Solimano i Magnifico. La trasgressione delle regole ¢ Pallontanamento dalla verosimiglianza ne determinarono il successo ¢ precoce fama anche all'estero, Se nuc trapica secentesca appare come espressione privilegiata di una societa aristocratica, profondamente incerta del proprio essere sulla scena del mondo, tra onori terreni, aspi- tazioni all'eterno e consapevolezza delle ombre che si nescondo no nella coscienza umana, Fondamentale resta 'impostazione azistotelica del dibattito cinquecentesco (cap. XIX § 6), fatto proprio dalle poetiche drammaturgiche secentesche. Non solo i tragediografi acccttano il principio che la tragedia deve suscitare pietA e rerrore, quindi purificare gli animi attraverso la catarsi, € si preoccupano dell’efferto che provocano sul pubblico, ma assorbono dalla tragedia classica i conflittitragici fondamentali: Ja mutazione di fortuna, Popposizione trail volere del singolo e quello dei superiori (Dio, il potere, il destino), riproposti talora sitraverso i miti di Edipo, Medea, Merope, Antigone, Fedra, Tigenia, talaleca per mezzo di figure bibliche o attinte dalla storia o dai poemi tassiani. Assai frequentata @ anche la storia romana, come aviene nelle tragedie del penovese Ansaldo Ceba (1565-1623) e in quelle del veneziano Giovanni Dolfin (1617- 1699). Queste opere sono perd pid adatte alla lettura, per i toni sentenziosi e per le frequenti riflessioni. Tmpostata su una vicenda classica, ['Avistodemo di Carlo de’ Dottori (1618-1686) (cap. XXVIIT § 5.1) & considerata la migliore tragedia italiana del Seicento, Lautore coltiva interessi scientific, pubblicd diverse raccolte di rime, un romanzo, poemetti di argomento mitologico, satirico ed eroicomico. Si impegné in vari generi drammaturgici: tragicommedia, melo- dramma, dramma in prosa, che non sono allaltezza della sua ‘opera pili fortunata, 1a tragedia composta nel 1654 e data alle stampe tre anni dopo. Ti tema & desunto da Pausania ¢ sacconta il dramma del re della Messenia che, dovendo salvare il suo regno per mezzo del sactificio di una vittima, dopo la fuga della fanciulla Arena, de- signata dalla sorte per il sacrificio, dispone che venga immolata Ia propria figlia, Merope. Mentre la fanciulla si prepara alla crudelta del suo destino, perché vede in esso unica possibilit’ diliberarc dalla minaccia degli det il suo popolo, quindi anche Pamato Policare, questi non ne accetta la rassegnazione, ma organiza un inganno pet salvarla, Alla notizia che Merope non pud essere vittima atta al sacrificio, perché non pid vergine, Ari- siodemo, ossessionato dal suo dovere e dalla grandezza regale, decide di uceiderla, Morta la casta e innocente Merope, Atisto- 542 cummaovesmsernes¥ demo vive ancora per istigare il popolo a uccidere Policare e per sapere che anche Arena, ormai uccisa dagli arcieri reali, era sua figliaillegittima. Sentendosi «un mostro», «in odio al mondo, alla Natura, al Cielo», vedendo Pabisso della sua colpa, chiede di essere lasciato a se stesso e si uccide. Questa tragedia offre una visione della vita alla luce della morte dell eternita, dunque he un profonde significato teligio- s0¢ si sviluppa intorno a tre motivi: «grandezza, morte, tenerez- za» (Getto). Il personaggio di Aristodemo 2 preso soprattutto dalla sua funzione regale, dal suo indiscusso potere cui sotto: mette anche la sua persona c isuoi affett. Ma di grandezza croi caé dotata anche Merope quando erede che la propria morte sia un sacrificio per la patria, quindi portatrice di bene ¢ di gloria Mentre il desiderio di grandezza di Mecope la rende sovrumana, quello di Aristodemo lo fa disumano, Egli& portatore di morte, che disttibuisce agli altri Ginfine anche a se stesso), per un fine politico. Invece la morte & avvertita da Merope come limite e prezzo dell’umanita, Essa & onnipresente nel pensieri della fan- cinlla, come momento supremo che di significato allesistere ma anche come temibile assenza di vita, privazione del calore degli affetti, Ala morte si oppongono la tenerezza ela doleezea della vita, che appaiono sia nell’amore dei genitori per Merope sia nel reciproco affetto di Policare e di Merope, anzi nella passione di lei per lamato, cui vuole donare un futuro coniugale del quale lei & defraudata, La privazione della gloria nella sua morte ¢ Pumile accettazione della violenza paterna sono un'esperienza profondamente spiritusle, esempio di consapevolezza del nulla dell'umano esistere, trasceso da un significato ulteriore. «La tra- gedia, senza naturalmente proporsi nulla da dimostrare, seatu. risce da una penetrante folgorazione della superiore grandezza ctistiana, in contrasto con la grandezza, pit rigida e angusta, di tipo stoico» (Getto), La morte di Mesope appare infatti come un ato di santita, l’'accenno a un’alteriti pura. 4, Nuove forme drammatiche 4.1, Tragicommedia e melodrama Ii grande mutamento che aviene nel Seicento nella cultura © pratica teatzale & preparato da intensi dibattiti avvenuti alla wma 585 fine del Cinquecente, nati dal confronto fra le esigenze del tempo e il rispetto per l'eredita classica, Da una parte If Pa- stor fido di Battista Guarini caus una polemica, sorta ancor prima della sua uscita, sulla legittimita ci un genere misto come la tragicommedia (cap, XTX § 6). Dall'altra un gruppo di musicist e di eruditi, riuniti intorno al nobile Giovanni de? Bardi, nellimpegno di ricostruire l'antica tragedia, nella quale, si sapeva, era essenziale la musica, porté alla ricostruzione di uno spertacolo musicato che diede come esito un genere nuovo, i melodramma, I due dibautiti registravano le attese ¢ la vitalita che si riversavano sulla pratica della scriteura della messinscena ¢ produssezo due generi di tale successo da divenire emblematici del secolo. Sintesi perfetta di diverse spinte letterarie (eroica, trapica, morale), a conferma delle intuizioni di Guarini, un’esemplare fortuna spettd alla Filli di Sciro di Guidobaldo Bonarell Rappresentata a Ferrara nel 1607, ebbe tale successo che con Ia forza di ben trenta edizioni pass® nel repertorio delle compagie dei professionisti La riflessione della Camerata de’ Bardi (di cui fece parte anche Vincenzio Galilei) portd all'ideazione di uno spettacolo interamente in musica: un testo ispirato a temi mitologici, costruito con un intreecio lineare ¢ unitario, recitato in canto monodico in modo da soztolineare gli atti implicit nel testo poctico. I primi tentativi ebbero un pubblico forse privato, ma nell ottobre 1600, in aecasione delle feste peril matrimonio di Maria de’ Medici con Enrico TV di Francia, si esegut I"Euridice di Ottavio Rinuccini, con musiche di Jacopo Peri (cap. XIX § 6). Nello spettacolo concorrevano tutte le arti, realizzando persino un mutamento di scena, da quella boschereccia a quella infernale. Nella stessa occasione venne proposto I! rapimento di Cefalo di Gabriello Chiabrera (cap. XI § 3.1 e cap. XXVI§ 1.1), con musiche di Giulio Caccini. Le due ‘opere exano molto d-verse, perché Chiabrera abbandonava la lineariti Ia semplicita classica per una trama romanzesca, perché vennero usate macchine ed effetti scenici complessi, coreografie monumeatali (si parla dell’impiego di mille operai per il funzionamente). Pochi anni dopo nel 1608 a Mantova, in occasione della festa per le nozze di Francesco Gonzaga e Margherita di Savor ia, Claudio Monteverdi musicd Ariana, cui Rinuecini, chia- mato per Poceasione, forni un resto tragico, con un lingnaggio alto, un intreccio politicamente concreto, sebbene collocaro sullo sfondo di una mitica Arcadia, Lanno prima Monteverdi aveva gia proposto, con la collaborazione di Alessandro Strig gio (il figlio del pits noto musicista), i suo Orfeo. Il genere era ormai un'acquisizione definita, diventera lo spettacolo caratteristico del teatro baracco, esportato in tutta Italia ed Europa, presto accessible anche al largo pubblico, fuori delle corti, nei teatri public Con Rinuccini si definisce quindi la figura del librettista, abile adattatore dei miti alle necessita della musica e della rappresentazione, che avviene non senza il sacrificio del testo, appiattito su un’aggettivazione monatona, un lessico povero, ricercato piii per i suoi effetti sonori che di significato, e fondato su metafore gid patrimonio della uradizione petrar chesea. Significativa € anche la scelta dei miti ovidiani: la metamorfosi non & solo trama, ma rappresenta il trascolorate delle sensazioni nella fusione di parola e musica. Tl nuavo genere melodrammatico utilizaa, sul modello della pastorale, versi sciolti, endecasillabi ¢ settenari, con ritmo variabile per il recitativo, mentre per le azie, i cori e tutte quelle parti che consistono in effusioni liriche e giudizi morali si impiegano strofe chiuse, Ta produzione mclodrammatica continu intensa per tutto il secolo e a Venezia, sotto Pimpulso di Monteverdi e di un pubblico attento, si trasformd in opera drammatica, Venne a contagiare anche la commedia, producendo un genere, opera buffa, destinato a lungs vita. 42. Loratorio ¢ il melodrarama a Roma La diffusione del genere melodrammatico in Italia portd significative diversificazioni. A Roma, dove si cra avuto un allestimento che contendeva a Firenze almeno il primato nell'uso del termine «ecitar cantando, prevalsero tem sacti e agiografici, Nel febbraio 1600 Emilio de’ Cavalieri, mettendo in scena nell’oratorio dei filippini di Santa Maria in Vallicella 1a Rappresentazione di Anima e di Corpo, col testo di Agostino Manni, trasferiva lo stile monodico delle laude al teatro © al Gramma saero, Tl «recitar cantando» intendeva muoyere «a diversi affetti, come a pictd c a giubilo, a pianto ea riso» (dalla ptefazione). La Rappresentazione metteva in scena il deamina di un'anima divisa fra viai e virti, il demonio © Pangelo: e tuna vera rappresentazione allegori¢o-morale, con coreograf costumi e scene. Per il suo argomento religioso e morale la Rappresentazio- ne si apparenta con le cantate che vanno sotto il nome di ora- torio, che & perd genere privo di scenografia. Lorigine dell’o- ratorio @ oscura, da collocatsi presumibilmente nello stesso ambiente dei filippini, che usavano accompagnare prediche e lezioni della dotirina cristiana con il canto di laude per ti creazione spirituale. II termine, che indica originariamente un Inogo di preghiera, era usato a proposito delle confraternite religiose dove si svolgevano anche frequenti sacre rappre- seatazioni. Per influsso della musica profana, all’esccuzione polifonica laudistica praticata da san Filippo’ Neri e ai suoi tempi si sostituisce il dialogo monodico, che costituisee poi la caratteristica dell‘oratorio, Il genere si diffonde subito ad altre congregazioni e sisulta estremamente vario e instabile, inclu- dendo testi anche in latino, che sviluppano Puso del motterto, Loratorio si diffonde con ritardo fuori di Roma, a Firenze con il Martirio di sant'Agata di Catania di Jacopo Cicognini nel 1622 € a Venezia con la Vorgine in Egitio del 1662, ma diventera alla fine de! secolo e nel Settecento patrimonio di tutta Europa cattolica Tl grande momento del melodramma sacro e profano a Roma coincide con la munificenza di Urbano VIII, quando fu inaugurato da Francesco e Antonio Barberini, nipoti del papa, un teatro privato nel loro palazzo, destinato a rappresentazi grandiose che prediligevano le tematiche epico-cavalleresche € agiografiche, cui segui una fioritura di teatri di palazzo. La spettacolarita delle scenografie ricevette un contriburo notevole dallattivita di Lorenzo Bernini. La grandiosita delle messe in scena divenne lo scopo del melodramma romano, come avvenne per il Sané‘Alessio di Giulio Rospigliosi, musicato da Stefano Landi, che inaugurd nel 1632 la produzione melodrammat sacta ¢ profana, del futuro papa Clemente IX. Fino alla vi della morte, quindi anche dopo Felezione al soglio pontilicio, Rospigliosi continud a comporze attingendo a soggett lettezasi (Erminta sul Giordano, 1633; Palazzo incantato d’Atlante, 1642), anche traducendo da auitori spagaoli 546 exrmovo versersesie 4.3. Lopera veneciana Claudio Monteverdi, che aveva ottenuto a Venezia, dopo la morte di Vincenzo Gonzaga, impiego come maestro di cappella a San Marco, poté trovare nella citta lagunare un pubblico vasto ¢ ricercato, in grado di apprezzare il suo lavoro, La mancanza di una corte non significava mancanza di occasioni celebra- tive, ma fu la richiesta di poter rappresentare a pagamento il dramma cantato, rivolta al Consiglio dei Dieci da musicisti centro-italiani, a fondare nel 1637 il teatro pubblico di San Cassian, Nel giro di dieci anni di tentativi per stabilizzare il genere si attud a Venezia la profonda trasformazione nell: produzione e fruizione del melodramma. Musicist, librettisti, nobili, accademiei, concorsero nell’elaborare e finanziare ope- re che attingevano al repertorio mitologico, croico o storico, epico-cavalleresco. Pur mantenendo i tee atti, Popera veneziana abbandona le normative e il decoro per V'inserzione di personaggi comici, il iravestimento e lo scambio tra i sessi, insieme con i riferimenti alla contemporaneita ¢ soluzioni formali nuove, come il lamen- to e i contrasti, Raramente perd succede che 'equilibrio fra parole, musica ¢ scene si realizzi come avviene nella fortunata Incoronatione di Poppee, messa in scena nel 1642 su testo di Gian Francesco Busenello (cap. XXIX § 3). Prima della fine del secolo a Venezia furono aperti ben quindici teatri pubblici esi affermé l'uso di portare fuori Ve- nezia Jo spettacolo per opera di compagnie che preparavano un loro repertorio. Ladattamento alle diverse citta produsse una grande vatieta di situazioni sceniche ¢ un'apparente assenza diregole, anche metriche, il complicarsi delle trame, con esito sempre comico e con soluzioni drammaturgiche ripetitive. Si accolsero travestimenti e scambi di persone, agnizioni, raddop- pio della copia di innamorati, contaminazione dei soggetti di storia greca, romana, medievale, con evidenti anacronismi. La sceneggiarura si arricci di assedi, crolli di edifici,allagamemt, incendi, quadretti domestici. Comune @ lo scarso impegno stilistica dei librettisti veneziani, che aumentano il numero delle atie e canzonette destinate all’espressione degli affetti, farte pero pit. brevi per rendeme possibile lesecuzione. Sari questa tipologia dell’opera veneziana a invadere i teatri europei nel Settecento. Capitolo ventottesimaa La narrativa La narrativa del Seicento, sia nella forma lunga del roman- zo sia in quella breve della novella, vive, come tutti li altvi gener letterari, della tensione fra tradizione e innovazione, fra regole e sperimentazione. Linsoddisfazione e inquictudine alla ricerca di forme nuove (piti che di contesiuti) che soddisfino il desiderio di ammodernamento degli scrittori e il volubile gusto del pubblico portano all'aifermazione di modi nastativi 10vi. Si diffonde il romanzo in prosa, un gencre per altro fi Frequentato nel Cinquecento, anche se ancora poco noto e studiato (cap. XIX § 5); anche la novella, pur mantenendo esteriormente la lezione di Boccaccio, si rinnova profonda- mente; la favola ¢ Papologo vengono praticati con inconsuete soluzioni narrative. Ricca ¢ variata @ la letteratura di viaggio. 1. UW romanzo LL. Un nuovo genere T1Scicento é il secolo in cui esplode in Italia, come nel resto dell’Europa, Vinteresse per il romanzo. Allinizio del secolo si verte lesigenza di un genere narrativo che possa rispondere al desiderio di letture d'evasione ¢ di diletto senza sattostare alle regole fissate dal dibattito letterario rinascimentale per il Renere epico o epico-cavalleresco, Si cerca cio’ una scrittura intrattenimento che tratti una materia pit comune e pid vicina alla realtd dei letori, che proponga anche modelli ideali di comportamento. A queste esigenze di soddisfazione non tanto un nuovo tipo di racconto in yersi quanto la nartazione romanzesca, che usa la veste meno ambiziosa della prosa senza rinunciare alle aspiruzioni di un intreccio complesso, alla cx tattetizzazione di luoghi e di figure idéali, all’esigenza di porsi come modello di comportamento per i lettor Per romanzo nel Rinascimento si intendeva la narrazione fitizia di avventure amorose ed eroiche raccontate dai poemi cavallereschi come l'Orlando Innamorato, il Furtoso e dai loro mumerosi epigoni ¢ imitator. Il vomanzo secentesco ne assume senvaltro le caratteristiche, ma nello stesso tempo assorbe anche Veredita di altri modeli: anzitutto dei romanzi ellenistici, che, tradotti fine Cinquecento, hanno subito un grande sucesso di pubblico. Anche I’Arcedia, il tomanzo pastorale di Sannazaro, si offre come modello di evasione e di sogno idillico, seguito ad esempio dalla Marinelli nel suo Arcadia felice (1605). Cosi commedie ¢ tragicommedic portano exempi di agnizione, di mascheramento, di colpi di scena risolutivi. Influenzano il romanzo secentesco anche la storia vera, per gli intrighi della vita di corte e della pratica della ragion di stato, le biografie € agiografie, pet la costruzione dei personaggi ¢ Vorganizza- zione delle vite, a libellistica (di Aretino in particolare), pet contenuti provocatori ¢ aneddotici. I! poema tassiano infine fornisce suggerimenti per Papprofoadimento patetico ¢ per il suo inesauribile zepertorio tematico. Sotto Vinflusso della diffusione in Europa di racconti romanzeschi in prosa, che presto sagginngono, in originale ¢ in traduzione, il pubblico italiano {influente fu l"Argenis di Barclay, tradotto nel 1629), nella terza decade del secolo prende il via una produzione italiana di romanzi che diventa subito rigogliosa e che occupa con successo il mercato editoriale con quasi duecento tito. E l’Eromena di Giovan Francesco Biondi, uscito nel 1624, di materia avventuroso-amorosa, a inaugurare questa feconda stagione. ‘Quella romanzesca & una letteratura narrativa che si adegua al costume sociale ¢ letterario del secolo, rispondendo ai bisogni immaginativi, sentimentali ¢ culturali di un pubblico compo- sito, fatto di patrizi o alto-borghesi con aspirazioni nobiliar, donne e intellettuali dilettanti che cercano letwure di evasione idealizzanti, ma senza V'impegno ideologico riscrvato ancora allepica, I’ romanziere ne interpreta i miti ¢ aspira a offrire ai suoi letiori dei modelli di iniziazione alla vita eroica, alla formazione etica e sentimentale della vita mondana, ai mecca- nisi della politica e ai misteri delle corti, al sentimentalismo ¢ all erotismo. Il genere si avvantaggia delle nuove condizioni 2aNaRIMA 59 del mereato libratio: non é un caso che la citta pit incline per questa produzione sia proprio Venezia, sede di un'industria tipografica attivissima, Del romanzo secentesco manca una trattazione teotica dell’epoca, sia perché di norma il Seicento & poco propenso alla codificazione dei singoli genesi, sia perché il romanzicre & ben consapevole di rispondere al gusto del pubblico, quin di di lavorare & un genere soggetto a condizioni contingenti € variabili, La mancanza di codificazione appare una scelta consapevole, che corsente maggiore liberta allo serittore, non restringendo il campo ¢ le possibilita espressive, ma sfruttando il pitt ampio raggio di registe stilistici e tematici. Poche sono, anche nelle prefazioni alle opere, le riflessioni sul genere: il romanziere riserva il suo scritto a un ambito ludico, quasi non Jo ritenga degno di impegno teorico. Tuttavia i romanzi del Seicento non sono narrativa d’appendice: appartengono a un ambito di letteraricta, hanno consapevoli intenti artistici, anche se coniugati con aspetti della letteratura di consumo ¢ divul gativa, Sebbene coltivino piti suggestioni che valori o ideali, toccano orizzonti vaste impegnati, dalletica alla politica, dalla storia alla spiritual. Si preliggono un intento moralistico- edificante: il programma di contribuire all'edificazione del lettore emerge evidente nelle prefazioni e nei commenti degli autoti che accompagnano le azioni narrate. Spesso perd essi non sono conform ai principietici vigent, per cui sulla ‘men zogna romanzesca’ cadono presto le invettive moralistiche di suanti ne stizmatizzano Ta vacua ¢ la lontananza dalla vita dalla verita I romanzo del Seicento @ un genere composite, quasi tuna summa inclusiva ed enciclopedica di genesi letterari, in cui confluisce materiale di ogni tipo, nel generale dilatarsi ¢ sfaldarsi delle struttuce solide del poema epico e della novella, ‘Tromanzieri si avvantaggiano di un repertorio gia precostituito, di figure © personaggi tipici, di convenzioni natrative speri- mentate, di moduli stlistici familiar, che vengono organizeati come epopea in prosa, Nel romanzo vengono anche inseriti poesie, lettete, novels, prediche, trattati didascalici. La trama costituisce un canovaccio entro cui l’autore pud far entrare ogni ‘materia, ma primario & l'obiettiva di meravigliare e dilettare, di soddisfare lo asvogliato gusto del pubblico». Proprio per Ja natura composita © onnicomprensiva, per la sua duteilit ¢ ampiezza di forme, il romanzo apparc, come scrive nella premessa del suo Cretideo (1637) Giovan Battista Manzini, genere complesso, il pit difficile, «quando sia fatto a disegno aelVarten, aa risulta ela pid stupenda e glotiosa macchina che fabbrichi Vingegno». 1.2. La prima meta del secolo: if romanzo erotico-auventuroso Proprio per Ja mancanza di regole, il romanzicre pud conseguire, meglio che in ogni altro genere, quell’estetica della profusione © abbondanza che caratterizza il Barocco, cos} lontana dall'armonia rinascimentale. Con l'ageiumta di personaggi € avvenimenti egli pnd complicare la trama ¢ su. scitare meraviglia anche a danno del verisimile del decoro, in opposizione all'essenzialiti classica, lasciata all'epica come sua pretogativa, Larte e l'abilita del romanziere stanno nella disposizione della favola, nella costruzione dell'intreccio, nel modo con cui vengono concatenati gli episodi. Prevale nella prima meta del secolo I'elemento fantastico, che genera romanzi su trame avventurose, sentimentali, etoi- che, con personagei per lo pill inventati. Sono vicende che comprendono lunghe peregrinazioni per terra e per mare, colpi di scena ¢ agnizioni; lo sfondo vicino ¢ lontano & sem- pre una corte, cui tendono Je peripezie dei personaggi. Dopo LEromena, Giovan Francesco Biondi (1572-1644) da alle stampe nel 1627 La donzella desterrada e nel 1632 II Coralbo, che insieme costituiscono una trilogia solidamente strutturata, Fgli si pone cosi come capostipite ¢ modello esemplare per Pabilita con cui costruisce intorno ai temi prineipali di amo- re e guerra un complesso intreceio di eventi organicumente connessi. Pur considerando il romanzo «sogpetto da giovani», ‘enemico della graviti», Biondi si fa carico del compito «i promuovere gli animi ad azioni nobili e generose> e di con- durte il lettore «dagli umori del senso all’amore della virtio». La sua 8 un'epopea aristocratica, che si svolge prevalcntemen- te sul mare ¢ ha momenti macabri e orrorosi, La storia vera penetza nel romanzo ¢ consente un'acuta analisi della ragion i stato © dei costumi di un’aristocrazia ancora permeata di tendenze barbariche, T meccanismi del potere sono demudati con penetrazione psicologica, facendo emergere unimmagine canwmutra 351 della corte ricca e variata, divisa tra l'eleganza ¢ la violenza passionale, Biondi costituisce anche un modello stilistico per i succes- soti, per la microscopica anilisi del mondo che rappresenta, quasi una descrizione al rallentatore, ¢ per la dizione manierata, che gli viene perd anche rimproverata come un «prosare in to- ‘manzi con locuzion monea e storpiatay (Stigliani). 'ambizione a fare del romanzo un genere meglio tispondente alle aspetta- tive dei moderni impegna gli autori a fomire delle soluzioni formali elevate. Come gli scenari, i luoghi e i personaggi sono esemplari, cost il linguaggio @ elevato e aulico, piti vicino a quello dei poemi che alla realti umana rappresentata, Spesso si riversano nella narrazione anche le attese di uno stile ricer cato, con soluzioni concertistiche 0 sentenziose, rispondenti alle suggestioni delle poctiche del Barocco, Venezia, dove ne: giro di pochi anni escono decine di ro- manzi, si colloca subito come centro propulsore ¢ diramatore di tendenze molteplici. Listoria def Cavalier Perduto di Pace Pasini (1583-1644) presenta una trama fantastica, costruita su peripezie avventurose ed erotiche. Edito nel 1644, il romanzo haun intreccio compesso per i molteplici episod ¢ personagai che continuamente proliferano intorno alla storia principale. I ricchissimo racconto, che in qualche suo episodio ha forse suggestionato Manzoni, si fraziona in taate stotie particolari tenute insieme dal fatto che ruotano tutte intorno al personag io principale. Anche qui all’amore si unisce l'analisi politica sullo sfondo di una corte. Ma questi sono elementi aggsegati, perché Ja preoccupazione di Pasini @ il congeeno nacrativo, imperniato dapprima sulla ricerca di identita del protagonista, Quando il Cavalier Perduto, che cosi si chiama perché non conosce le sue origini, si riconosce figlio del re di Benevento, diviene il Ritrovato e continua le sue peripezie sullo sfonde di anacronistiche guerre tra Goti ¢ Bizantini. Alla materia fantastica, avventuroso-sentimentale, ap- partiene il romanzo pid fartunato del Seicento, verso cui si mantenne vivo 'interesse dei secoli successivi, tanto da essere stampato ancora a fine Ottocento: I! Calloandro fedele del genovese Giovanni Ambrogio Marini (1594 ca-1650 ca). La prima parte, col titolo Calloandro sconosciuto, usci a Bracciano nel 1640; segui l'anno successive la pubblicazione a Genova della seconda parte ¢, nello stesso anno, dell’opera nella sua 552 canmroio vewreressI0 interezza. Il romanzo venne poi rivisto e moralizzato trail 1652 el 1653 (fedele & Pattributo che deriva al protagonista appunto dall’climinazione dell’episodio del suo cedimento amoroso). Lintreecio del Calloundro fedele @ fatto di complicatissime ayventure ambicmate tra Costantinopoli, ! Egitto, !'Ungheria, che hanno come centro l'amore di Calloandro e di Leonilda, due giovani contrassegnati da una straordinaria somiglianza che consente loro di scambiare frequentemente i ruoli ¢ dare luogo « situazioni amorose ambigue. Le avventure sentimentali sono movimentate da quelle politiche: imprigionamenti, guerre, duelli rendono la storia assai avvincente. [ssa offre materia patctica, evasiva ed eroica, risolta in una solida struttura e con abili especienti narrativi che fanno da cemniera fra le avventure. Le vicende amorose non approfondiscono molto la psicologia ¢ la fenomenologia amorosa, ma funzionano molto bene sul piano nartativo, perché l'eres & sempre dilazionato, in modo da far proliferate gli episodi nella ricerca di soddisfarlo. Nella seconda versione @ il binomio fedelta-castta a costituire il mo tore della ricerca narrativa, fino al raggiungimento dell'unione di Calloandro ¢ Leonilda 13. IE vomanzo dell" interiorita Genova costituisce, a fianco di Venezia, un altro centro di produzione romanzesca, che prende ill via poco dopo Paffermazione del romanzo veneto, I temi sono pit variati, spesso otientati all’approfondimento dell’interiorita. Nel romanzo ligure i conflitti interiori fra amore ed etica, fra morale individuale e ragion di stato, fra ragione ¢ passione sfociano persino i i agiografici e seligiosi, Se Listoria spagruola (1642) di Anton Giulio Brignole Sale (1605-1665), ambientato sullo sfondo della guerra fra cristianie saraceni per la conquista di Granada, ha trama cavalleresco-sentimentale, la precedente opera di Brignole Sale, la Maria Maddalena, convertita e penstente del 1636, & un vero c proprio romanzo religioso € costituisce il pit) notevole esempio di questo tipo di narrazione, assai praticata nel Seicento. Il romanzo attinge ai Vangeli, ma non si tratta di un racconto agiografico, perché ha una forte costruzione letieraria, specie nella prima parte, quando si narra della protagonista come di una prostituta in raNauarnn 353 ambienti ricercati. Anche dopo Ia conversione la vicenda di Maria Maddalena @ movimentata, perché ella agisce come eroina della propagazione della fede in Provenza, Pure il Sant’Alessio & un romanzo devoto, che propone una storia di santit in forma di predicazione. Storie di santi aveva composto pure il genovese Luca Asse rino (1602-1672), che conosce perd fortuna per La Stratonica, pubblicato tra il 1635 ¢ il 1637. Il romanzo é ricavato dalla hen nota storia di Seleueo, figlio di Antioco, innamorato della ‘matrigna Stratonica, ma, contrariamente alle versioni antiche, Assarino fa della donna un soggetto di straordinasia intensita psicologica. L'autore predilige dichiaratamente «le delizie pitt molli dell'affetto» e sulle siumature ¢ casistiche sentimentali costruisce la sua trama: lanalisi psicologica strutturail romanzo. Ebbe quindici edizioni in quattro anni, numerose traduzioni ¢ continud a essere ris:ampato per tutto il secolo. Per lo sviluppo psicologico del personaggio femminile ha un equivalente solo nell’Anorosa Clarice (1625) del salentino Ferdinando Donno, scritto a imitazione della Fammetta del Boccaccio. Romanzo religioso-edificante, ma sempre fantastico, am. bientato parte nell'Inghilterra protestante, parte su un Mediter- raneo infestato dai corsari, la Rosalinda di Bernardo Morando (1589-1656), uscito nel 1650, Mercante genovese trasferito a Piacenza, Morando narra le avventure di una giovane donna cattolica che deve abbandonare lInghilterra protestante, dove & cresciuta, proprio per gli eventi rivoluzionari. Ma la storia & solo Jo sfonde che consente gli sviluppi narrativi successivi, perché interesse @ rivolto alle esperienze individuali anche interiori. Liimpegno nella fede @ personale, privato, Per Pattenzione al gioco degli affetti ¢ alf'interiorit’, per la volonta di provocare emozioni pid che stupefatte meraviglie, questo romanzo si colloca isolato. Ebbe grande fortuna anche tradotto in Europa Tsegno dell'interesse di questa tematica & dato dal sucesso del Cappuccino scozzese del bolognese Giambattista Rinuccini Uscito a Macerata nel 1644, cbbe sette ristampe in due annie fu edito ancora nell’Ottocento. La trama racconta di un giovs he calvinista, convertitosi al cattolicesimo e divenuto a Roma cappuccino, quindi inviato nella sna patria per fare proscliti Larea bolognese @ un altro attivo ceatro di produzione roman- zesca, in cui appare dominante il tema della fede, La storia del romanzo bolognese si apre con la Vita di san Eustachto reartire 554 canoun vavrornso di Giovan Battista Manzini (cap. XXIV § 4.2) nel 1631. Per- sino il suo Cretideo, romanzo eroico avyenturoso, in fondo & di argomento morale c rcligioso. Manzini predilige infatti temi agiografici c biblici, considerandoli superior ai «libri vani» dei racconti romanzeschi, ¢ in questo ambito lo segue il fratello Luigi (1604-1657), che da alle stampe riscritture bibliche: Le turbolenze d'Tsracle del 1632, Le battaglie d'Israele del 1634, La vita di Tobia del 1637, Flegra én Betulia del 1649. 14, If romanzo storico politico Lattenzione alla realta multiforme porta nel romanzo anche umori polemici ¢ libertini, di cui sono esemplari la Dianea (1627) di Giovan Francesco Loredan (1606-1661) ¢ i molti romanzi di Ferrante Pallavicino (1616-1644), Dopo un’iniziale abbondantissima produzione di tematica sacra (La Susanna, 1636; I Giuseppe, 1637; If Sansone, 1638; Bersabec, 1639), in cui affronta temi importanti come la giustizia, il potere, la morale, Pallavicino passa a seritture ‘mondane’, rivolte contro il porete nella sua proteiforme realti: La pudicizia schernita (1638), Il principe ermafrodito (1640), Le due Agrippine (1642), Lambasciatore invidiato (1648). Approda persino a racconti fortemente polemici anche contro la Chiesa con I! corriere svaligiato (1640), costruito sulla lettura di 49 lettere rubate a tun corriere del governatore di Milano. La lettura genera aspre critiche verso le istituzioni, le donne, la morale corrente. Nel 1643 este If divorzio celeste, allegoria della Chiesa di papa Urbano VII, «divorziata» da Cristo, ‘Tutto questo nel giro di tuna breve vita: Pallavicino venne decapitato a soli ventinove anni. La sua scrittura ha sapgiato tutte le possibiliti del codice romanzesco, religioso, politico, classico ¢ polemico. La storia ¢ la politica sono sli ingredienti fondamentali di un ricco filone romanzesco, di cui esemplare & Il Demetri moscovita di Maiolino Bisaccioni (1582-1663), edito nel 1643. Liautore crea un racconto ispirato alla vicenda delP ultimo fi- alio di Ivan il Terribile. La sua & una storia ricca di interesse, di suspense, ma anche di osservazioni sull’arte del governo, sulla ragion di stato, sul modo di organizzare le armi, sulla figura del principe. Il torto pitt grave che egli attribuisce al suo personaggio @ quello di non aver saputo scindere la vita amend 335 privata da quella politica. Infatti nella storia sono intreceiate le vicende sentimentali di Demetrio e della moglic Anna Marina. Tl loro amore cresce con gli intrighi di corte: Jo stesso letto nuziale & luogo di deiberazioni politiche tra moglie e marito, Tautore racconta con piglio di storico e di politico che ha ben appreso la lezione di Machiavelli, interviene spesso, sia pet indicare i modi del suo procedere sia per commentsre gli eventie dare lezioni di arte politica. Nenasce anche una lezione fica, perché Bisaccioni dichiara che suo intento @ presentare Finstabilita delle cose umane, il precipitare verso la catastrofe di eventi che appaiono spesso pitt carichi di meraviglia delle stesse invenzioni. Romanzi che giovano pure sull'avventuroso amoroso, ma collocandolo sullo sfondo di problematiche, se nom di eventi, he hanno la loro giustificazione nella storia del momento sono quelli della trilogia di Poliziano Mancini, If Principe Aliomiro di Lusitania: Fortunato (1640 0 1644), ‘Travagliato (1644), Re- grante (1650). Mancini dichiara di voler reagire alle «profane renzioni», ma la sua opzione per la storia, pitt che intaccare Parchitettura natrativa¢ le soluzioni formali, concerne Fimpian~ to ideologico, L'autore dice di voler «disegnalre] con Ja pena un Preneipe, o Cavaliere, il quale mentre sitrova combattuto fra passioni veementi delle armi e degli amori, non si dilungs (allon tana] per gran tratto da’ costumi eristiani». L'ideologia soffoca pera la costruzione narrutiva, che procede su uno schema linea- re, in cui gli eventi si inseriscono per digressioni. Questiracconti molecolari introducono elementi esotici, magie e stregonerie, azioni violente e crude, torbidi c orrendi fatti, quasi da legpenda. 15. I secondo Seicento: il romanzo di costume Nella seconda meta del secolo si avvertono segni di star chezza per quelle grandi machine narrative che avevano conquistato i lettori della prima meti del Seicento. Hl gusto si evolve verso il romanzo di costume, come avviene nella trilogia di Girolamo Brusoai (1614 ca-1686): La gondola a tre remé (1657), If carroxzino alla moda (1658), La peota smarrita (1662). La natrazione fa perno sul personaggio principale: Burano Glisomiro (anagranima di Girolamo Brusoni), galante liberti ‘no, sempre in movimento c in fuga dalla noia, di cui perd non 556 eanTowo warorisiNo @ offerta una caratterizzazione profonda, Si tratta di romanzi di materia contemporanea, che abbandonano le grandi trame croico-avventurose pet orientarsi verso storie pit concre misure pid modeste prospeitive pit: quotidiane. Si possono definite romanzi di costume, anche se ritraggono certo pit i sogai c le pretese dell’autore che noa la reale societa veneziana, Il protagonista infatti, piti che un'incarnazione dell’autore, & tuna ‘proiezione iperbolica’ di quello che I'autore voleva forse essere. Egli @ il centro degli eventi, specie amorosi; tutte le figure femminili sono in qualche modo a lui inceressate ¢ con Inj intrecciano i loro destini, creando situazioni poco verisimili Pitt che azione, nei romanzi si alzernano conversari accademici, con inserti poeticie disquisizioni sull’amore cull lettere, Ma a questo mondo accademico e galantess affianca quello plebco, che porta nella pagina i suoi lingguaggi, wn mondo da cui Vautore sembra attraito e respinto allo stesso tempo. Alla staticita dell’a- zione contribuisce anche 'abbondanza di desctizioni, di vol abiti,stanze, e soprattutto della straordinaria luce lagunare. Questa, della cronaca e dellasservazione del mondo quo tidiano, @ la strada che imbocchera il romanzo moderno del Settecento, Le prove successive, i molti racconti di Gregorio Leti (1630-1701), costruiti come opere polemiche per denun- are le «miserie della politica e della religione», hanno una dimensione diversa, provocatoria ¢ cosmopolita, II suo Sindicavo di Alessandro VII, del 1675, presentato come opera di pitt autori (non vi @ i nome di Leti nel frontespizio della prima edizione), & il racconto di un viaggio nellaliro mondo che pone al vaglio il pontificato di quel papa. Limpegno polemico & palese: lautore dichiara di non voler biasimare i riti della Chiesa Romana, ma solo coloro che la guidano indegnamente a causa dei foro vizi, soprattutto il nepotismo ¢ la tirannide papale. La cronace contemporanea fa pressione ed entra nel fomanzo giustificata anche tcoricamente 2. La novella 24, Raccolte di novelle Quasi coincidente con il periodo di miglior sviluppo della natrativa romanzesca ¢ quello della novellistica, che vede la LANAI 357 pid rappresentativa ¢ abbondante produzione a Venezia nei decenni centrali del secolo, tra il 1620 e il 1670 (le Duecento novelle di Celio Malespini, uscite nel 1609, appartengono in realta al secolo precedente, perché scritte intorno al 1595). La Junga durata del modello di Boccaccio continua ad agire sulla scrittusa di novelle ben oltre il Ginquecento ¢ persiste, in modo evidente, anche durante il Seicento. Ma, come per ali altri generi, in questo secolo i narratori devono conciliare Fossequio verso la tradizione con lu loro volonta di sperimen- tare e di soddisfare il pubblico. Percid i confini del genere novellistico si sgretolano, le regole si scardlinano, ne emergono nuove forme, nuovi temi e nuovi moduli. narrativi La raccolta di novelle pit esemplare del secolo & costituita dalle Cento novelle amorose de i Signort Accademici Incogniti, prodotte da un gruppo di letterati veneziani che si erano costituiti nella locale Accademia degli Incogniti, organizeata da Giovan Francesco Loredan, il Principe dellistituzione. Ta raccolta, cui ogni accademico contribui con non pity di sei racconti, mostra immediatamente nella scelta numerica Padeguamento al modello del Decameron. La prima edizione del 1641 conteneva trenta novelle, una seconda edizione ne propose altre trenta nel 1643, promettendo pero gi di rag~ iungere il canonico aumero di cento, che venne completato solo nel 1651, con un’edizione di altre quaranta novelle. Ma Padeguamento al Decavteron & solo nel numero, poiché gran- de & la diversita dei temi e delle forme, dovuta certo anche alla pluralita degli autori, Non vi & cornice ¢ la disposizione terna di grande artificiosita, istema di contrapposizioni tematiche. Le soluzioni narrative sono le pid varie, con la prevalenza della propensione a complicare Pintreccio e a tendere al romanzesco, dando ai racconti una forte impronta esotica e passionale. Sono spesso storie tragiche, dove risaltano tradimenti, perfidie, passioni che sfociano nella violenza, Liamoze € presente in tutte le sue varietd, con solu- zioni narrative abbastanza convenzionali. Alcune novelle sono brevissime, quasi riassunti, altre hanno respiro di romanzo, La materia libettina si accompagna a conclusioni moralistiche. In fondo le novelle rispecchiano Videologia degli Incogniti, che si muovono tra individualismo divertito ¢ amoralismo seettico. Toro disimpegno giustifica la seelta di soddisfare il pubblico di optare per una materia mondana. 938 caMzoLe MAOLIESINO ‘Venezia é evidentemente il crocevia di esperienze narrative, sede di pubblicazione di diverse altze raccolte di novelle, opere degli stessi Accademici autori del volume collettivo. E questo il segno di una viva propensione a portare nella soluzione narrativa novellistica i problemi e le inquieradini intellettuali, comportamentali e religiosi della societh veneta. La scrittara ¢ la vita si intzecciano: attentati, processi, carcete, non sono solo nelle novelle, ma sono parte delle biografie degli autori. Si intravede nei racconti la lezione dello scetticismo vigente nell’universita padovana, una forte vocazione all’eterodossia, ambizioni di avventuce cortigiane, disegni letterari in collabo- razione col potere politico, Girolamo Brusoni compone una saccolta di ventiquattro Curiosisséme novelle amorose (1663) € Maiolino Bisaccioni da alle stampe tra il 1638 ¢ il 1664 quattro raccolte di novelle: Le nave, Lalbergo, Lisola, Il porto, in cui il tema del viaggio fa da elemento organizzatore dei racconti 2.2. Novelle e comversari accadenict Nel Seicento le accademie letteraric, oltre a incentivare la produzioue di novelle, ne improntano anche la forma. Spesso, specie nella parte riservata alla cornice, le raccolte di novelle si sviluppano come incontri di bepli ingegni, discussioni argute condotte sul filo di concetti, sentenze ¢ bei modi di dire. Le raccolte novellistiche, che conciliano cosi il debito verso la ttadizione boccacciana con lo spirito del secolo e il suo amore per Ie arguzic, mettono in scena gruppi di giovani che, per sfuggire alla peste o alla noia, si iuniscono in un Iuogo ideale (in campagna, in un castello, su una nave), eleggono un ‘te’, © trascorrono le giornate diletiandosi con le parole e gli artifici della retorica. Spesso questa cornice, che mantiene comunque Ja scansione in giornate, @ essa stessa narrazione. Una notevole tensione intellertuale caratterizza Le instabi- lita dell’ingegno (1635) di Anton Giulio Brignole Sale, dove i conversari le invenzioni (poctiche pili che narrative) sono il passatempo di quattro coppie di giovani che, per evitare la peste, abbandonano Genova e si isolano a trascorrere il tempo in colloqui aceademici, con invenzioni retoriche di vario genere, che mettono a prova Pacutezza del loro ingegno, alla ricerca di artifici squisitamente barocchi. Simile struttura hanno pure Le sere d’Adda (1639) di Giovanni Agostino Della Lengueglia, in cui gli incontri tra quattro giovani si svolgono su vari argomenti: siti delle citta, navigazione, caccia, pesca, viaggi, con scambi di battute e versi su un registro arguto. ‘Aache VArcadia in Brenta (1667) di Giovanni Sagredo (1617-1682) si conforma a questo modello: sei giovani veheziani trescorrono sul burchiello, in viaggio sul Brenta, otto giorni dedicandosi a narravioni e giochi di parole per ovviare alla noia. Anche qui predominano non le novelle ma i componimenti poetici, pli scherzi, le battute di spitito, tanto brillanti quanto ceffimeri. La stessa cornice ha un ruolo importante, & narrazione che rappresenta la vita di un’aristocrazia senza idcali, volta al puro intzaicenimento per fuggire la malinconia: la comnice si fa racconto pet idealizzare i modi di vita di un’élite aristoctatica © borghese. Limpegro non & intellettuale, ma un passatempo di societi, una vacanza della mente. Lo stesso Loredan, Vir requieto principe degli Incogniti, pubblico, oltre ai romanzi, diverse novelle in un'opera dal titolo Bizzarrie accademiche (1638) con tre sole novelle amorose, collocate tra discorsi ¢ recite di poesie. A Firenze, intorno a un’accademia di diversa natura, quella della Crusca, si muovono i pochi novellatori fiorentini: Andrea Cavalcanti ¢ Carlo Roberto Dati, i cui racconti non hanno avuto significativa citcolazione al di fuori della loro area culturale. Tn ambito fiorentine meglio note sono le brevi narrazioni degli scienziati galileiani, come Francesco Redi (cap. XXIII § 23 € cap. XXVI§ 4) e Lorenzo Magalosti (cap. XXIII § 2.3 ¢ cap. XXVI§ 4), che, oltre ad animare la loro prosa con racconti esemplari di brillante carattere letterario, composero novelle, motti ¢ facezie, secondo la migliore tradizione toscana, Nella novella secentesca campaiono spesso le beffe, le azioni esiremamente savie o estremamente scioeche dei villani, Cosi avviene nei Trastulli di villa im sette giornate (1627) di Adriano Banchieri (1568-1634) (cap. XXIX § 1), costruito in forma dialogica come un testo teatrale. Ambientato nelle campagne di un immaginatio Perd, dave diversi personaggi, di cui il principale é la nazratrice Nicolosa, conversano, raccontano, recitano versi, viaggiando verso la corte del re’ Attalapippa. Ongetto delle beffe di tutti @ un bambino, Tamburlino, che pero é anche capace di pronte risposte e di spirito. Particolare anche Pattenzione prestata ai linguaggi non letterari (dialetti) 5) cxemroun verso Pera Pamore & l'argomento prediletto del navellaze secen- tesco, contemplato sovente in una casistica strana, contorta, che si intreccia con vicende di onore sociale ¢ ha spesso esito violento, Prepotenze ¢ intrighi sono componenti di vicende private ¢ pubbliche, collocate nella storia o nella contempora neita. Se il modelo della novella antica agisce ancora in modo determinante, si awvertono perd interferenze della tradizione italiana pit recente, soprattutto einquccentesca, ¢ delle raccolte di novelle che provengono dal resto d’Europa. Leeditoria ita- liana & precoce nel presentare in traduzione raccolte di novelle francesi, spagnole, inglesi. Anche un’esperienza dialeteale, Lo canto de li cunti di Giambattista Basile (cap. XXTX §§ 2.2-3), attesta bene come il racconto breve secentesco si muova in strutture consolidate dalla tradizione, ma assai creativamente, 3. Tra romanzo e novella 3.1. «La lucerna» di Francesco Pona La prova di quanto sia difficile nel Seicento porte dei confini di genere per la novella @ data da una delle opere narrative pit interessanti e nuove del secolo, La fucerna (1625) del veronese Francesco Pona (1595-1655). L’autore, che partecipa anche alla raccolta degli Incogniti, costruisee qui una narrazione a intarsi che si potrebbe bea annoverare tra i romanai, essendo una scrittura continuativa che raccorda molteplici episodi. Per la diversita dei protagonisti, dei luoghi e degli eventi, La lucerna sembra perd piti una serie di novelle con cornice ‘Ogai episodio pud sicuramente essere considerato isolaza- mente. Principio del racconto @ la metempsicosi di un’ anima che &, al momento, incamata nella lucerna del giovane stu- dente Eureta. Una sera essa inizia a raccontare delle varie incarnazioni attraverso i secoli. Prendendo le vesti di animali, persone, oggett, la lucerna ha immagazzinato una quantita ¢ varieta di esperienze che propone in quattro sere. Poiché non iene memoria delle precedenti incamazioni, ogni racconto presenta un’esperienza autonoma. Ne derivano narrazioni di misura assai varia, molto lunghe o molto corte, che appat- tengono al genere della novella tradiziouale, dell'aneddotica, della cronaca, Talora seguono anche il modello del romanzo sasuanim 61 alessandrino € della pastorale. TI dialogo fra il giovane e la Iucerna compare in titte le sere ¢ al suo interno sono inserite Ie ‘favole’, che hanno per protagonisti figure scoriche zemote © prossime, personaggi inventati e reali. Tutto si risolve in una visione desolata del mondo, dominato da passioni, forze irrazionali, istint in lotta con strutture repressive, violenza, Sano sopratzutto le figure femminili a essere delineate. Pona ze mette in risalto la grazia ¢ il fascino, ma ne tenta anche una rappresentazione non superticiale, Gli uomini hanno ruoli per lo pitt marginali, come garanti del modus vivendi e delle ideologie e consuetudini social Le fonti che ispirano Pona per la struttura, come stesso indica, sono la Résposta della lucerna del polemista veneto Niccold Franco (cap. XIX § 9) e Vantico dialogo I! gallo o il sogno di Luciano di Samosata. Liintento @ da una parte la satira contro i costumi dell'epoca, dallaltra il piacere della narrazione, La moralita divieae per Pona ossessiva dopo Vesperienza della peste de! 1630: egli riscrive Popera, intito- landola Antilucerna (1648), e sconiessa, con una lettera alla Congregazione dell'Indice, la precedente. 3.2. Dialoghi e racconti epistolari Un racconto unitario, una storia d'amore fra un naufrago e tuna dama di corte, compone Le cene del Principe d’ Agrigento (1637) di Carlo Della Lengueglia, cenendo insieme le conversa- joni amorose di un gruppo di giovani in txe sere, durante tee cene. Serie di quindici lezioni costituiscono la Rettorica delle puttane di Ferrante Pallavicino. Unite da uno schema dall'avvio ‘quasi romanzesco, scguone il modello delle Sei giornate di Are- tino, ma si propongono un intento ideologico forte, nella con- danna dell ipocrisia religiosa, che approda a una contestazione filosolico-dottrinale che raggiunge i termini dell’eresia. Come sié visto, anche I! corriero soaligiato di Ferrante Pallavicino @ un cacconto dalPoriginale soluzione: 49 lettere, rubate a un corriere postale, vengono lette da quattro uomini, che appren- dono cosi i vizi cle ipocrisie degli ambienti di corte ed eccle- siastici. La verve polemica del Pallavicino ¢ la sua sfortunata condanna a morte non lasciarono indifferente l'ambiente in cui aveva operato, Con falsi riferimenti tipografici e con falsa data 562 casa vaxrorrosino (Villafranca 1643) un quindicennio dopo 1a sua morte usci un dialogo, rimasto anonimo, Lantima di Ferrante Pallavicino, Con forte tensione morale c intelletiuale racconta la sfortunata storia del romanziere libertino come una conversazione, di notevole efficacia polemica e di fine ragionamento, fra la sua anima e un intezlocutore di nome Entico. Romanzo epistolare fortemente polemico & L’esploretore turco (1684) di Giovan Paolo Marana (1642-1693 ca), che anticipa il romanzo epistolare pseudo-esotico del Settecento. Le prime trenta lettere, che si fingono scritte da un turco in Viaggio in Europa e ritrovate pitt tardi, furono pubblicare a Parigi nel 1684, altre seguirono fino a éentodue (altte lettere aggiunte sono di incerta attribuzione). Il romanzo ebbe diffu- sione pid in Europa, con il titolo Espion du Grand Setgneur, che in Tialia, Rilevante non @ solo l'abile invenzione dello straniero, giudice della societ® occidentale, ma anche l'itoni il divertito sarcasmo con cui vengono viste certe abitudini europee, ¢ 'apertura idcologica fatta di molti dubbi pid che di certezze. Llesperienza europea dell’autore, esule dall'Italia, lo potta a orizzonti ben diversi da quelli in cui si muove all’epoca Ja narrativa italiana e a superate, anche nella forma, i limiti del macchinoso romanzo italiano. Questo racconto epistolare & riconosciuto persino come uno dai testi che prepararono la ctisi della coscienza europea alla vigilia dell'Mluminisino, 4. Favole e apologhi Il Seicento fece un massiccio uso del racconto breve, che centr non solo nei libri di novelle, favole ed esempi, ma anche nei trattati politic, di comportamento, scientifici, medici, pole- ici. E questo il secolo delle Fables ci La Fontaine, ma prima ancora in Italia il genere favolistico conobbe grande vitalita, Nella narrativa esemplare la forma breve @ impiegata per la trasmissione di insegnamenti: con il fascino del piacevole si propongono utili ammaestramenti. Nell'abbondante produzione favolistica che, in veste di animali, mette in scena tipi umani, vizie virth, per trasmettere con modi vellutati insegnamenti importanti per la vita mon- dana, notevole & il Brancaleone, lungo racconto attribuito 4 Giovan Pietro Giussani, La prima edizione (1610) non porta Lananeania 369 il nome delPautore, ma per i caratteri linguistici & indubbio che il racconto & stato prodotta in ambiente milanese, da un autore che doveva essere vicino al circolo dei Borromeo. Tl sottortitalo dell’opera & indicativo: «storia piacevole e morale dalla quale pud ciasceno avere utilissimi documeati per governo di se stessi c «altri. Si tratta di un ‘romanzo di formazione’, il cui protagonista @ perd un asino. In una storia principale, che natra la vita dellanimale, sono inscriti novelle ¢ apologhi, favole e racconti d'atimali e d’uomini, in un rapido susseguirsi di narrazioni che possono essere dinvenzione o di tradizione (autore attinge a Esopo, Luciano, Apuleio, al Parsctatanira, a repertoti di proverbi ¢ sentenze). Queste integrazioni morali mostrano Ia forte propensione etica dello scrittore, ma non pesano sulla struttura nazrativa, che & anzi una delle pitt go: dibili del periodo, data la varieta che guida la composizione. Non si tratta di racconti con eotnice, ma di un libro di natura composita. La morale illumina i racconti in modo diretto, in quanto le storie sono commentate c giudicate, ed & fornita anche un'allegoria pelitica che va in direzione antimachiavellica, Lutile ool dolce & il titolo emblematico della taccolta di Carlo Casalicchio (1624-1700), che si compone di pitt di quattro centurie di tacconti, pubblicate dal 1671 al 1716 (ma Ta quaria centuria, postuma, & di incerta attribuzione). Ogni centuria @ composta di dieci decadi di diect «arguzie>, ciot di cento brevi narrazioni esemplari che hanno il valore di dimostrazioni. Sono novelle, motti, favole, apologhi, facezic, detti, traiti da fonti storiche, letterarie, popolati, raccontati con piglio predicarorio perché vogliono insegnare. Gesuita Iucano, Casalicchio fu predicatore a Napoli e, nonostante la forte impronta didaitica che da alle sue storie, non manca di estto natrativo, Anche se il suo racconto ha tone dimesso, guotidiano, affabile, nella brevita si racchiude originalita @invenzione e di scluzione narrativa 5. Letteratura di viaggio e dell'io 5.1. Forme autobiografiche ¢ lettere Nonostante che il Scicento sia un secolo decisivo per lo svi- luppo dell’sttitudine introspettiva, non si possono riconoscere 564 eanoto vevrorrEno che pochi casi narrativi in cui autore, nartatore e persona coincidono, in cui si realizza cioé il presupposto essenziale per un racconto autobiografico. Pit frequenti © pitt consapevoli delle strategie narrative sono le biografie, sia di intelleteuali sia di santi nuovi e antichi Forma autobiografica hanno Le confessions (1695) di Carlo de’ Dottori (cap. XXVIT§ 3.2), dalla forte inclinazione medi- tativa e devozionale, ma non prive di pagine vivaci (sull’onore, sul duello, sulla morte del figlio). Compasto sul modello agosti- nniano, di cui riprende il titolo, quest'ultimo scritto, pubblicato dal Dottori con lo pseudonimo di Eleuterio Dularete, consiste in uno sguardo che lo serittore, ormai yeechio, fa sulle cattive inclinazioni che riconosce di aver avuto nella sua vita passata, Jn questo contesto meditativo, il Linguaggio é assai frequente mente ricalcato su quello biblico. Confessioni, diati, relazioni della propria esperienza in. teriore sono le scritture delle mistiche, il solo settore in eui ampia @ la presenza di donne scrittriei, Sebbene interessanti sono perd opere prive di intenti letterari, spesso vergate in condizioni diffi, come nel caso dei diari di Veronica Giuliani (cap. XXIV § 6), che seriveva per ordine del confessore su fogli che le venivano subito sottratti senza che potesse darvi una rilettura. Eppure proprio i Diari di Veronica Giuliani sono affascinanti per la loro immediatezza e profondita, Comunque Ja pratica degli esercizi spirituali ¢ i principi pedagogici dei gesuiti favorirono V'introspezione e il ripiegamento su di sé. Questa nuova coscienza della vita individuale costitui le pre- messe per levalversi del genere autobiogralico, che concbbe Ia sua piena affermazione nel Setrecento, Il genere meglio deputato per la presentazione dello & allepoca la lettera. Leepistolografia aveva nel Cinquecento abbandonato progressivamente il carattere assunto con la pro- duzione umanistica ed era divenuta un prodotto de! mereato libratio (cap. XIX § 9). I lasciti epistolati del Seicento sono ab- bondantissimi. Sono lettere per comunicare, dalla motivazione immediata, ma sono nondimeno fondate su una consapevole retorica, tale da renderle opere letterarie di pregio. La letvera & prodotta spesso per ragioni diplomatiche (molti sono gli episto- Jari che provengono dalle attivita di una cancellesia) o per comu- nicazioni scientifiche (Ftissima era la rete di scambi fra scien ziati europe, di cui il earteggio linceo © quello di Galilei sono sanguin 363 cesemplati) (cap, XXIII §§ 1.2 e 1.6), Ma vi sono anche raceolte ‘organizzate con Fintento di costruire un'immagine dell’autore, E il caso delle lettere, pubblicate postume, delPattrice Isabella Andreini, o di quelle di Giambaitista Marino, il cui epistalario appare come una forma di «esibizionisino calcolato in funzione clic leggi pubblicicasie pit efficaci per la conquista del mereato editoriale» (Battistind). Atzaverso lettere ben calibrate nei con: tenuti nello stile, Merino costruisce la propria immagine, esata la sua generosita, il scaso dell’amicizia, occulta i vizi, elogia la sua intelligenza, anche attraverso la condanna della miopia dei ‘ediocri In un gruppo di quattro lettere «burlesche» Marino si presenta poi come nacratore estroso e divertito, mentre racconta casi propre altrui 3.2. Letteratura di viaggio II pid praticato genere di scrittura in cui autore c narratore coincidono @ in questo secolo, la relazione di viaggio. Essa @ oriencata alla considesazione dei popoli, dei loro costumi, dei modi di vita, dei governi, delle forme organizzative, delle culture e manifestazioni artistiche dei paesi visitati. Contribui- sce notevolmente allavvio della scienza antropologica, che nel Seicento si fa stmada, definendo il suo campo d’indagine proprio razie al contribute dei viaggiatori oltre che dei moralisti ¢ dei ilosofi, Attraverso il confronto intensificato con altri popoli e ‘gcogtalie, matura lentamente anche Pacquisizione del concetta di relativita di ogni prospettiva culturale. Le relazioni dei viaggi provengono spesso da mercanti, come il fiorentino Francesco Carletti (1573-1636), uno degli autoti pili noti perché riesee a innalzare il viaggio commerciale al livello di un'avveatura cultutale, seguendo il modello dei grandi viaggiatori-scrittori italiani come Marco Polo © Ame- Figo Vespucci. I suo: Ragionamenti del mio viaggio intorno al mondo (editi solo nal 1701), rivolti al granduca di Toscana, hanno natura conversevole: Pautore narra con attento realismo Vesperienza della citcumnavigazione del globo, cercando di penetrate il senso di cid che osserva, frutto di un’esperienza che aon @ di esplomtore ma di mercante e di avventuriero. La scrittura possiede una componente scientifica, che esamina con curiosita i fenomeni umani ¢ natucali incontrati, 566 cotrovo vectors LU modo di viaggiace pid intrigante per la storia letveraria & quello dei viaggiatori per passione, che per curiosita e senza scopi precisi percorrono I’Europa e |’Asia via terra. I loro re- soconti seguono pitt il ilo della memoria ¢ la costruzione della fantasia che una steuttura preordinata, Di questi viaggiatori i piii noto é Piciro Della Valle (1586-1652), che per dodici anni percorse I’Asia, lasciandoci poi un resoconto di migliaia di pa ine in I viaggé di Pietro della Valle il Pellegrino. Per consiglio diun amico nel 1614 intcaprese il viapgio che doveva portarlo da Napoli a Costantinopoli, poi, attraverso la Terra Santa e TEgiuto, in Persia, A Baghdad sposd una giovane cristiana, Sitti Maani Gioerida, prosegui il viaggio sostando per piti di due anni in Persia, dove tent® di contribuire allinserimento dei cristiani nella compagine statale, coltivando il sogno di fondare li una Nuova Roma, Dovette assistere impotente alla morte delfamatissima moglie, cui corpo elle portare con sé imbalsamato per seppellirlo a Roma, Si trasfeti ancora in India ¢ a Goa, poi inizid il ritorno via terra T Viaggi sono ripartiti in tre parti, sulla Turchia (1690), sulla Persia (1652) ¢ sull’India (1663). La prospettiva da cui racconta é quella di un nobile educato in Europa, che mantiene una viva nostalgia della civita che ha lasciato, con i suoi con- versari accademici, le nobili maniere ¢ le comodita degli studi. ‘Tuttavia i suoi resoconti delle avvencure strabilianti vissute ¢ favolose recepite sono avvincenti e conquistarono. liani ed curopei (i Viaggé furono subito tradoui in varie lingue). I tono & discorsivo e confidenziale. Molti relatori erano missionari. I gesuiti regolarmente inviavano ogni anno le relazioni dalle terve in cui tentavano Ja propagazione della fede, per rendere note ai confrateli e ai feceli dell'Europa le loro imprese. Anche altri ordini missio- nati, sebbene non con la stessa regolarit’, hanno tramandato relazioni sul tentativo di fare proseliti in culture assai lontane Altro tipo di viaggiatore ‘professionale’ & lo scienziato, le cui opere tentano una scrittura, se non legata alloggertvita,almeno attenta alle cose pitt che alle reazioni interiori. Verso la fine del secolo Francesco Negri (1623-1698) de- scrisse nel suo Viaggio settentrionale i pacsi nordeuropei, che visitd nel 1663, dopo aver deciso di lasciare Ja sua attivita di parroco per indagare il mondo. Coltivé le scienze fin dalla gioventii © raggiunse Capo Nord alla ricerca di curiosita e Laxamanve 567 prodigiosi effetti di natura, che cegistrd in una relazione sotto forma epistolare (otto lestere) che vide la luce solo postuma nel 1700. Questi racconti di imprese itineranti, sante 0 eroiche o personali, cui si unisce Finformazione sulle terre e sui popoli, cercano spesso di colpire l'uditore o il lettore sorprendendolo con la rappresentazione delle meraviglie di quelle vette. Au- che le scritture pitt consapevoli mirano ad accentuare il dato altra parte ogni terra e ogni popolo riservano che ben possono interessare un pubblico proteso verso la ricerca del meraviglioso anche nella scrittura pit con: sueta di poesia narrativa. Nei viaggiatori laici matura presto un atteggiamento di indifferenza verso le questioni religiose, essendo il loro sguardo pit sensibile alla convivenza pacifica fra fedi diverse. Spesso individuano anche le difficola in cui vivono i popoli visitati oppure intravedono nello specchio del mondo la decadenzs in cui versano le maguiozi citta d'Tealia, TL contrasto con la vitaliti degli altri paesi d’Europa tisalta nei Viaggi per Europa (1693) di Giovanni Francesco Gemelli Careri (1651-1725). Una spiccata sensibilita per i mutamenti sociali e culturali, che si avvertono alla fine del secolo, si nota nel suo Giro del mondo (1699-1700), resoconto di un periplo intorno al globo compiuto dal 1693 al 1698 e raccontato guardando con spregiudicatezaa e senza prevenzioni i costu mi dei popoli visitati. Con Gemelli Careri sembra iniziato un nuovo tipo di viagatore, interessuto a percorrere il mondo per necessita intellertuale © per conoscere: una modalita che diverri tipica del Settecento. Capitolo ventinevesima Letterature regionali e dialettali Molte regioni italiane producono nel Seicento una lette satura dai caratteri marcatamente locali, quando non espressa nei dialetti effetivamente parlati, Si tratta di una produzione tutt’altro che minore che annovera un capolavoro assoluto come Lo cunto de ti cunti di Giovan Battista Basile, giudicato da Benedetto Croce «il pit bel libro italiano baroccom, prodotto in una citta, Napoli, che trovd nel dialetto una feconda via di valorizzazione delia sua realta con altsi autori come Giulio Cesare Cortese, Cosi al dialetto fanno ricorso, per un'adesio- te intima alla cultura che esprime, scrittori sia a Venezia sia a Milano sia a Bologna. Patticolarmente vivace quest’ultima anche per la produzione di Giulio Cesare Croce, che crea il fortunato personaggio di Bertoldo, un esempio di letteratura carnevalesca che attinge al mondo dci villani, 1. Bologna Bologna nel Seicento & un centro culturale capace, come sié visto, di segnare una direzione per tutta FTtalia in ambiio sia artistico sia letterario. Forte della sua condizione di citta universitaria, aperta alle novita e in grado di assimilarle senza rotture con il passato, essa & una vatiegata fucina di forme peculiaci del Barocco ¢ peculiare & anche pet le espressioni della cultura locale, Dal 1575 nella citta era attivo, come cantore di piazz: Giulio Cesare Croce (1550-1609). Originario del comtado, si era trasferito a Bologna esercitando principalmente Patti di fabbro e componendo parallelamente in versi e in prosa, in lingua e in dialetto, opere che poi stampava e vendeva. Va stissima ¢ di duratura fortuna fu la sua produzione di natura 570 camerouo veNnwovisiMo popolare e camevalesea, comunque sempre di tono dimesso, atia a tispondere alle esigenze del suo pubblico. Oltre ad alcune commedie, tra cui La Ferinella (1609), compose opere burlesche come Le ventisette mascherate piacevolissimre (1604), prediche carnevalesche, psendo-ticette mediche, pronostici scherzosi, persino opere devavionali. Ta sua fama @ legata al personaggio di Bertoldo, che rappresentd in due racconti dialogati, Le sottilisime astuzse di Bertoldo e Le piacevoli e ridicolose simplicita di Bertoldino, Edite la prima volta nel 1602, le storie sono un rifacimento dell'anonimo Dialogus Salomonis et Marcolphi e raccontano elle imptese del contadino Bertoldo, buffone c doxto delle cose del mondo, che viene accolto alla corte di Alboino a Verona per Pammirazione che il re nutre per la sua sapien- za. Seppure ostcgeiato dalla regina, vittima a sua volta della misoginia del villano, egli tiesce a difendersi, ma anziché portare avanti la protesta delle plebi, contro Tevidente op- pressione, si adegua alla regal c diviene suddito stravagan- te ma fedele, Paga con la morte (dovuta al cibo ricco delle mense regali, cui non @ ovviamente abituato) il cambiamento di stato, A Bertoldo succede il figlio Bertoldino, ugualmente brutto ma anche stolto, strappato alla selva dalla geaerosita del re, autore di sciocchezze che la madre Marcolfe tenta invano di correggere. ‘Le sottilissime astuaie di Bertoldo consta sopratrutto di dialoghi che mostrano la retorica scalera di Bertoldo, che non tisponde mai alle domande direttamente, ma fraintende, divaga. Il suo @ un parlare «alla roversa», secondo la norma carnevalesca della realté rovesciata, Tl dislogo & talora anche jl pretesto per creare giochi di parole, sprologui; il parlare di Bertoldo allora cede al gusto del gioco verbale ¢ la stotia si muove st battute da commedia, Egli é perd anche il depasitario di una recondita saggezza, «portavoce di una morale diversa, di tuna verita alternativa, che, quantungue bassa ¢ umile, turba e inquieta i presunti savin; la sua storia segna «la rivincita della campagna contro il castello» (Camporesi). Bertoldo infatti incarna la saggezza: quasi un Sileno, il suo corpo deforme di voce a una parola limpida e veritiera, che soggioga anche il re ela corte. Il trionfo della pazzia, l'clogio del vagabondo, del azo, del buffone, indicano il tramonto dell'immagine rina- scimentale dell’uomo. La satira si ritorce contro il villano ne srmesancsiciowaLre oaLETAA TL Le piacevoli e ridicolose simplicta di Bertoldino, dal saom hell balonds gis tf pailde pore caret Lt oe Pincivilta della montagna. I genere fu continuato da Adriano Banchieri nella Novella 4 Cacasenno figlio del semplice Bertoldino (1641). Banchicri (1568-1634) (cap. XXVIM § 2.2), musicista © madrigalista volse in forme parodistiche composizioni madrigalesche, rodicendovi dato bolognese, ci cui asseriva la premi- rrenza sul toscano in un testo teotico, il Di Fingua bolognese (1630) peso el ee 2. Napoli 2.1. Giulio Cesare Cortese Un'altrettanto viva presenza del dialetto in ambito lette- cuit conosce a Napoli straordinro rogilo linguistic, che si avverte soprattutto nelle espressioni orali c performati {aotevoli quelle ci Svio Fiorillo, i arte Capitan Matamoros, inventore della maschera di Pulcinella), Nella citta partenopea si incontrano l'influenza del'taliano letterario di Tasso, lin- guagai stranieri, spagnolo én primis, dialetto locale. Una prima forma di operazione letterasia napoletana é oferta dal Ritratto 0 modello delle grandexze, delizie e meraviglie della nobilissima cutee di Napoli di Giowan Battista Del Tufo (1548 ca-1600). Rimasto manoseritto, rappresenta la varieti della vita locale con il suo corrispondente lessicale, Ma & con la Vaiassetde di Giulio Cesare Cortese (1570 ca-1640 ca) che si inaugura la fervida stagione di lerceratura dialettale napoletana, Cortese aveva avuto un titocinio poetico in lingua tosca- fa, con componimenti encomiestici in cui si nomina «Pastor Sebcio». Nel 1612 eice il suo poema delle «vniasse» ovvero delle serve, un universo picaresco che racconta le esperienze pid romanzesche di una folla plebea femminile, che anima il tessuto urbano pastenopeo. Fil bisogno di una vita intima, di famiglia e di affetti, che muove queste donne verso avventure che tiescono nel matrimonio o falliscono nella prostituzione 0 con la morte. Questo umano bisogno le fa protagoniste di un momento etoico, che le chiama alla storia di cui si occupano in genere Pepica e Ia poesia colta, cui Cortese non di rado Sm niro.e vesEmEvENO ammicea. Diviso in cinque canti, raccontato da un narratore che adotta la parlata napolctana per essere inteso dai suoi e per dar voce alla poesia spontanea della citti, il poera impiega tun idioma dalla marcata fisicita, dalla comicitA trasgressiva (ma non eversiva). Le lertere introduttive e riassuntive del poema recano la firma di Gian Alesio Abbattutis, anagramma di Gio- van Battista Basile, il quale condivide con Cortese 'opzione pet iI dialeito, che porta ambedue verso ulteriori forme letterarie napoletane e di sucesso, ‘Poetiche sono ancora le successive prove di Cortese: i poemi Micco Passaro ’nnamorato (1619) e Lo Cerriglio 'ncantato (1628), La Rosa, favola pastorale (1621) e I! viaggio di Parnaso (1621). Tl primo racconta le gesta, tra i quartieri popolari di Napoli el’Abruzzo, delle petipezie dell'eroe eponimo ed @ una felice invenzione eroicomica. II secondo, in sette canti, @ dedicato 4 una famosa tavetna napoletana, paradiso dei buongustai ¢ dei conviti, trasformata in un regno assaltato da Sarchiapone dai suoi compagni dei quartieri poveri di Napoli, con continue avventue magiche, amorose e cavalleresche. La Rosa racconta le traversie, anche amorose, di una fanciulla innamorata rapita dai Turchi, che ricompare travestita da uomo. La movimentata trama & corredata dallinvenzione di un personaggio, Gioia, che esptime i suoi giudizi sul mondo. I! viaggio di Parnaso Ia giustificazione teorica delle scelte napoletane ofite affermazioni di poetien, giudizi critici sulla letteratura contemporanea ¢ amare considerazioni, anche autobiografiche, sulla condizione del letterato. In sette canti viene esaltata la naturalezza della poesia napoletana. Tl tono é burlesco, con aneddoti, racconti, persino fiabe. * ind ‘A parte le opere dovute al sodalizio che lo lega a Basile, il modello offerto da Cortese ha un seguito ricco, anche per la naturale poeticita della lingua, che ha la sua espressione mi- tliore nel poema De la tiorba g taccone (1646), a ui avtribuito (nel frontespizio appare come autore Felippo Sgruttendio de Scafato). Si tratta dell’esaltazione di questo strumento musicale Gaccompagnamento, con parodie della firica petrarchesca € dei canzonieri barocchi. La lode della donna, Cecca, ® con dota con una ereativita e una forza espressiva che superano ja semplice parodia o il gioco. Sono impiegati diversi metti con un linguaggio vitalistico e corposo, con freschezza e spre- giudicatezza immaginativa ¢ lessicale. LCTHATURESRETERLLE DIALSTMAGE 5B 2.2. Giovan Battista Basile La letteratura dialetale napolerana afferma le sue ragioni culturali ela sua straordinaria vitalita con Giovan Battista Basile (1572 ca-1632). Bgli non ebbe solo un titocinio poetico in lingua toscana, ma continud una feconda attivit’ letteraria italiana anche quando aveva gia iniziato a scrivere in napo- letano. Grazie alla sorella Adriana, ‘virtosissima’ cantatrice nota in tutta Italia, poté sperimentare la corte di Mantova, dove fu apprezzato, insignito del titolo di Cavaliere e Conte Palatino, © dove poté anche pubblicare aleune sue raccolte poetiche. Accanto allattivita di combatiente a Candia per la Screnissima, governatore € amministratore in luoghi marginali del Viceregno, si dedicd con acume alla filologia dei testi cinquecenteschi, di Bembo ¢ di Della Casa, Di lui si hanno in lingua componimenti sacti, encomiastici ¢ amorosi, che ti- spondono agli indirizzi poetici correnti: I! pianto dedla Vergine (1608), tre libri di Madrigal e ode (1609, 1613, 1617), Egloghe amorose ¢ lagubri (1612), il deamma pastorale Le avventurose disavventure (1611), la favola tragica Venere abbandonata (1612), due idilli, ’Aretusa (1619) e I! guerriero amante (1620), Sacri sospiri (1630), e la tiseritiura delle Etiopicbe di Eliodoro in ottave, intitolata Teagene. Compose versi anche in spagnolo. Le duc lettere che introducono la Vaiasseide dell'amico Giulio Cesare Cortese costituiscone l'avvio di un modo diverso disctivere, non pitt per Ia mods, ma per una gioiosa bizzarria, in cui emerge, atttaverso un vortice di parole costruito con abiliti, la parodia estrosa del repertotio poctico tradizionale, Gli accumuli esibiscono la realti e limmaginatio popolare, loro costruzione & lontana dal natutalismao linguistico, idescenza funambolica di giochi verbali, un'esplosione ben controllata. Solo verso la fine della vita Basile riprende questa scrittura dialetiale, tanto che ambedve le sue opere in napoletano escono postume: Le muse napoletane nel 1635 ¢ Lo cunto de ti cunti in tre tempi, in edizioni popolarissime, nel 1634, 1635, 1636 a cura dei familiari ¢ di Salvatore Scarano. Ti primo lavoro & un composto di nove egloghe di scttcnari ed endecasillabi, in cui € combinata per ogni musa un’attivith tipica dellestro’ napoletano. Sono quadti di costume locale in forma dialogata: per Clio sono rappresentati due giocatori di carte che giungono alla rissa; per Euterpe & mesa in di St4 caguovo vena scussione la cecita dell'innamoramento di un giovane per una cortigiana; per Talia si loda la taverna del Certiglio, la famosa osteria napoletana dove si incontrano tutti i tipi loschis per ‘Melpomene sono tappresentate donne in rissa; per Tersicore & Ja volta di un matrimonio popolate e delle doleezze e speranze della condizione di sposa; per Erato si tratta la difficolti di prender moglic; per Polimnia siridicoleggia il vecchio che vuole sposare una giovinetta; pet Urania si iprova l'esibizionismo di chi si@ arricchito, anche poco onestamente, contro la povertit di chi non ha che un abito; per Calliope si loda la musica che vaal cuote, contro quella antficiosa venuta di moda nelle corti ‘Ancora una volta @ la citti protagonista con i suoi modi, i suoi saperi, le sue tradizioni, i suoi tipi, le sue credenze, espresse in un linguaggio ricco, musicale, inventivo, in cui il gioco non é fine a se stesso, ma divertito. Questo mondo fervido di vita non & disgiunto da un tratto moralistico, in cui si esprime la nostalgia per il passato, l'invito ad accontentarsi della saggezza popolare per ovviate alla corruzione, all'ipoctsia, all'invidia. Su tutto domina lo sguardo dell’autore, che veste i pani del moralista pronto all'invettiva, all’ammonimento, ma animato soprattutto da ingenuo candore, da affetto pet i suoi concittadini, per la loro probita, la loro popolare sapienza, la sincera bonta 23. «Lo cunto de li cunti» Liamore per Napoli ¢ per la sua lingua spinge Basile a saccoglicre in una sorta di Decameron popolate le habe che si narravano a Napoli, E Perstamerone fu presto il titolo attribruito alla raccolta che Basile aveva chiamato Lo eunto de li cunti ‘overo lo trattenenriento de’ peccerille (La fiaba delle fiabe ovvero Apassatempo dei bambini). Tlibeo non & pero, come parrebbe dal titolo, rivolto ai bambini, ma forse fu pensato per coloro che frequentavano i citcoli letterari napoletani. Lo scopo é in effetti quello di dase un modello normativo per innalzare il dialetto a livello leuteratio; lo stile & elaborato ¢ ben riflette, anche se in modo fantasioso, 'artficiosita barocea, P Tiracconto iniziale che fa da cornice mette in scena Ia regein di Vallepelosa, dove il re si dispera perché la figlia Zoza non tide mai, Fa allora costruire davanti alla reggia una fontana VIREATUHS REGIONAL = HALEEYAL) 575 sptizzante olio, convinto che, nel vedere le acrobazie della gente che evita di. sporcarsi o sdrucciola, la principessa sara indotta a tidere, E in effetti la trovata ha esito positivo, poiché Ja ragazza ride del gesto sconcio di una yecchina, che, andata ad attingere un po’ d’olio alla fontana, si ritrova Pampolla rotta dalla sassata di un paggio. La veechia manda una male dizione sul ragazz0 coinvolgendo la povera giovane, colpevole di averla derisa: prendera marito solo se sapea risvegliare i principe di Camporotondo, che giace nella tomba e che potra essere risuscitato da una donna che sappia riempire di lacrime un'intera brocea in tre giomi, La fanciulla si pone in cetca del giovane; dopo sette anni di ticerche e laiuto di tre fate lo ; piange quasi quanto necessario, ma si addormenta ed & defraudata del giusto compenso da un’astuta donna mora, che si impossessa della brocca, la colma e sposa dunque il princi- pe. Zoza disperata, con Paiuto dei doni concessile dalle fate, suscita nella sposa novella il desiderio di ascoltare racconti. T principe convoca allora le dieci pits brave narrattici del regno. Ciascuna racconta una storia al giorno per einque giorni, ma Pultima nella quints giomata si ammala e lascia il posto a Zoza, che ha percid Voccasione di far emergere la verita. Fark condannare 'usurpatrice e sposera il principe. Quarantanove sono dunque i racconti, perché il cinquantesimo chiude la vicenda con eui si era aperta opera Con questa artificiosa struttura narrativa Basile riesce a creare un meccanismo affabulatorio, Poceasione per dispiegare tutto l'universo delle fiaba popolare archestrandola secondo diversi registri linguistici ¢ retorici. [I Pertamerone & un libro «gaiamente baroccox (Praz), in cui la retoriea entra in modo bizzatro ¢ fantasioso: abbondano le iperboli, che sone spinte all'estremo; i discorsi dei personagi sono condotti con tichiami eruditi, acutezze, bisticci. Ma soprattutto @ onnipresente la metafora, usata in modo stravayante 0 sottile. Si avverte che Basile tratta la lingua dialettale con una liberta che egli non sa usare nella lingua italiana, impicgata per le sue altre compo- sizioni. Nel dialetto trova liberta ia espressioni stereotipate 0 di queste pud farsi gioco, come si vede quando usa immagini desunte dal petrarch:smo e Je siclabora in parodia. «Gli eccezionali fiori di retorica Iussureggianti in questo tardo autunno dellarte barocca formano uno scenario ade- guato agli cecezionali re, alle steabilianti regine, agli orchi € 576 cheuraLo vENTINCWESIMO alle cenerentole del monde fiabesco del Basile» (Praz). Tutta questa materia é trattata con umorismo, non con. distacco, per conferire arguzia c brio alle invenzioni popolaresche. Abbon- ddano le immagini attinte al mondo della gastronomia e quelle Tegate alla gestualita, si moltiplicano le variazioni sinonimiche. Lautore gioca con le onomatopee, la materia verbale prolifera au se stessa. «Il barocco vi esegue una sua danza allegra e vi appare per dissolversi: fu gia torbido barocco, ed @ ora diven tato limpida gaiezza» (B. Croce). ‘Le trame ugualmente crescono in modo imprevedibile con viaggi, prove, avventure, magie, che mostrano la struordinaria ricchezza del mondo della fiaba, come se Basile avesse intuito |a fantastica ricchezza del pattimonio orale. Non manca una sottile e leggera moralita. Sono i personaggi stessi a dare un valore esemplare alle loro azioni: le fanciulle oneste sono perseguitare ma poi remunerate dalla fortuna, le bambine sanno essere generose, modeste e gentili, enon mancano nelle introduzioni ¢ nelle conclusioni le osservazioni dell'autore. In aggiunta egli chiude le prime quattro giomate con un'egloga dialogica (sul modello delle Muse napolitane), in cui vengono satircggiati i vizi della cupidigia, dell’ambizione, della falsita, trattando di alchimia, pittura, imitazione e curiosita, Alla raccolta noa arrise se non una fortuna secentesca: tre le edizioni nel secolo. Pochi anni dopo la prima edizione la raccolta ebbe un imitazione nella Posilicheata (1649) di Pompeo Sarnelli, che raccoglie cinque fiabe napoletane in una cornice. Poi Lo cunto de ti cunti fu scoperto dagli studiosi del folklore ttocenteschi, che lo riconobbero come il pitt ricco ¢ il pit artistico fra tutti i libri di fiabe popolari. Fu in Italia quasi misconosciuto fino alla traduzione in italiano di Benedetto Croce del 1924. 3. Venezia e Padova Venezia presenta nel Seicento una copiosa e variata pro- duzione dialettale, che fonda le sue radici nella coltivazione della poesia veneziana di un gruppo di poeti attivi verso la fi del Cinguecento, di cui si ricorda Angelo Ingegneri pet i suoi Versi alla veniziana (1613). Pid tardi Gian Francesco Busenel- lo, meglio noto pet la scritruza melodrammatica (cap. XXVIL LSTERSTURERECIONALERONALEETALE 577 § 4.3), ha lasciato versi satizici rimasti per lo pit: manoseritti e, nella seconda meta del secolo, Dario Varotari ha pubbli- cato sotto il titolo di Vespaio stuzzicato (1671) composizioni satiriche e moraleggianti. Allattivita dialettale della capitale si affianca quella della terraferma, di Padova soprattutto, che 2 nonostante la suc lunga tradizione colta e universicaria, «la capitale incontrastata del plusilinguismo italiano» (Contini). Nel 1605 esce in dialetto pavana un Dialago de Cecco dt Ron chitti da Bruzene in perpuosito de ta Stella Nuova, attribuito a Girolamo Spinelli, in cui dimostra che le scoperte della nuova scienza possono essere diffuse anche tra i villani, Allideazione non fu estraneo Galileo (cap. XXIII § 1.1) Lopera pit notevole in dialetto veneziano & La carta def navegar pitoresco (1660) di Marco Boschini (1613-1678), un fancasioso dialogo in tima fra un senatore veneziano, chiamato «Eccellenza», e un professore di pittura, nominato «Compare», che si dice essere stato amico di moltissimi pittori veneziani, Si divide in otto canti detti «Venti»; ogni «Vento» @ com- posto in quartine, a rime incrociate, ed & preceduto da un argomento. La conversazione, che spiega le ragioni storiche della grandezza veneziana e dell'eccellenza della sua scuola pittorica, si svolge in viaggio sul Canal Grande, occasione per Jodare anche la bellezza della citta e il passeggio in yondola Boschini paragona it pittore a un negramante e sostiene che la chiesa di San Giorgio supera i palazzi incantati di Tasso € Marino, Avverte chela pittura attraverso lesaltazione dei valori spirituali pia sconosciuti scopre un mondo che é quello dei sentimenti ¢ della fantasia. Davanti alle bellezze della pittura diSan Rocco, Boschini fa esclamare al suo petsonaggio: «Resto con tal fragranza in la mia mente, / me sento si purge de l'in- teleto, / che 'l cuor me salta d’alegreza in peto, / Panima ruta a piubilar se sente». Condanna Vasari per non aver compreso il Tintoretto, che invece egli paragona a Colombo per la sua ricerca di nuovi mondi espressivi La materia @ intellettualmente viva, il linguaggio si innova per esprimere realta figurative che gli sono proprie. L dialecto vyeneziano risulta evidentemente il solo veicolo che abbia per Boschini sufficionte forza rappresentativa per la cultura pitto- rica della sua cittd. Le carta & una miniera di espressioni del tempo e dell'ambience, di immagini della vita veneziana, ma non é poesia popolare, semmai encomiastica. Boschini mostra 578 coutro.o vennwovrsxo un gusto del grottesco che ironizza su argomenti seri, come la sitologia o la Bibbia, Le metafore nascono I'una dall’aera, Per questi effetti di accumulazione, per Vaggettivazione frondosa, pet le forme immaginative si tratta di poesia barocca e barocea @ anche Pattenzione per la musica e per il teatro. 4, Milano La stessa urgenza espressiva, accreseiuta da un forte con- vincimento morale, motiva la scelta dialettale del milanese Carlo Maria Maggi. Se non molta era stata la produzione in vetnacolo a Milano, Maggi le assegna subito una dignita ¢ una collocazione alta, che apre una tradizione di lunga durata che, pasando atiraverso Porta e Dossi, giunge al Novecento con il plurilinguismo di Gadda e la poesia di Loi. ‘Mapai (1630-1699), studioso e docente di filosofia morale, dopo un luago cammino poetico in italiano con la produzione ‘di melodrammi e di rime, di cui una scelta, le Rite varie, ap parve nel 1688 sotto il patronato dell’ Accademia della Crusca, si convetti al dialetto, I distacco dal formalismo barocco corri- spose anche a un avvicinamento al pubblico, dettato dalla sua attivita di drammaturgo, La riforma letteratia e morale coincise cioé con la volonta di riforma del teatro. Dopo la scrittura di alcuni drammi sacri ¢ ladattamento di antiche tragedie per rappresentazioni moderne, compose quattro commedic, Id ‘manco male, It Barone di Birbanza, I consiglt di Meneghino, I falso filosofo, un atto unico, If concorso de’ Meneghini, e aleuni intermezzi, tutti tra il 1695 e il 1698, Inquadrando le azioni nella sola citta di Milano, egli caraiterizad le situazioni ¢ le funzioni comunicative per ceto e classe sociale, ottenendo un effetto di realismo con tonalita liriche. Nei dialoghi combina italiano e dialetto, senza ricerca di parodia o satira, ma per chiarezza e scmplicita, come strumento ci moralita e verit’. Compose anche rime milanesi, di cui la pit: nota & Id trateeni- mento delleatore in villa. Simile intento anima Francesco de Lemene (1634-1704) nella sua commedia La sposa Francesca del 1694. Scritta in dialetto lodigiano, fin dal titolo indica Vopzione popolare dell’autore. «Sposw» @ infatti l’equivalente basso di ‘signora’, perché Francesca @ appunto una madre vedova che affronta il LITMUE MIEN KITS 979 difficile compito di sposare una figlia poco desiderata perché senza dore, Se queste sono le realtz che sanno esprimere letterature dialettali di grande forza espressiva, la varieta linguistica del? talia all'epoca @ ancora vastissima. Ben la ritrae la commedia di Vergilio Verucci I diversi Hngueggé, pubblicata a Vitezbo nel 1609, in cui dieci personaggi, di dieci aree geografiche diverse, agiscono esprimendosi in dieci diverse parlate dialettali, ite appartenent all'Italia 598 rm sarrave mi XX. Torquato Tasso L, Caretti, Taso, in Antiché © moderné, Torino, Binaudi, 1971, pp, 161-194; G, Baldassarti, “Inferno” e “cielo”. Tipologia e funaione el “racraviglioso” nelle «lcheratan, Roma, Bulzoni, 197; E, Raimondi, Poesia come retorics, Firenze, Olschki, 1980; R. 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