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Letteratura italiana
1. Dalle origini al Seicento
a cura di ANDREA BATTisTINI
Seritti di Erminia Ardissino, Riccardo Bruscagli,
Luigi Susdich
Societa editrice il Mulino4410 carroto seer
pattizioni da 20 canti a 24 fibri (alla maniera di Omeros e si
oti come gid il passaggio dal «canto» romanzesco al «libro»
epico dia il senso della riforma); inoltze, modifica lo scheletro
della Liberata con veri e propri calchi dell Miede, incrementando
Papparato epico attraverso la riduzione, anche se non l'climina-
zione, degli episod: amorosi,e soprattutto cercando una minuta
corrispondenza di personaggi ed cventi tra la sua nuova favola
cauella omerica. Cost, solo per fare qualche esempio, Aladino
si ricalca strettamente su Priamo, e ne acquista la numerosa
figliolanza; Argante diventa Panalogo di Ettore, ¢ compare
qui debitamente coniugato con Lucetia (Andromaca); Erminia
(ora Nicea) viene assai artificiosamente rimodellata, almeno
in parte, su Elena, ¢ cosi via. Determinante 2 l'assimilazione
di Rinaldo (adesso Riccardo) ad Achille: la funzione eminen-
temente ‘achilleica’ del personaggio era centrale anche nella
Liberata (Lassenza dell'eroe «fatale» che ingenera il disastro
dei suoi), maa nella Conguéstata Tasso ristruttura tutta la favola
affiancando a Riccardo un Galealto-Patroclo, ¢ immaginando
che non basti la sua liberazione da Armida, per reimmettersi
efficacemente nella compagine dell’esercito cristiano, ma che
sia necessaria, invece, la morte dell'amico, come nell Hiade. In
tal modo il nuovo poema non solo si obbliga ad un omerisino
eucrale cogente e restrittivo, ma distrugge il delicate equilibrio
fra epos ¢ ‘romanz0’, aarmi pietose» ed «ezranza» che regpeva
Vantica favola della Liberata. Rotto quell’equilibrio, non rimane
che un’ortodossia epica perseguita tramite un'ingegnosa quanto
disanimata imitazione del modello,
La Conguistata, come gia visto, & dedicata al nipote del
papa, Cinzio Aldrobrandini. Roma & infatti Pultimo approdo
dell’inquieto poeta. Qui, nel marzo del 1595, mentre si prepa-
rava ln sua incoronazione poetica sul Campicloglio, epli cade
arnmalato e, fattosi portare nel convento di Sant’ Onofrio, qui
si spegne pochi giorni dopo, il 25 aprile.
Parte terza
Il Seicento
di Etminia ArdissinoCapitalo ventunesineo
La cultura barocca
T1Seicento fu un secolo ricco di spinte innovative, segnato
dalla volonta di differenziarsi dal petiodo precedente e dalla
consapevolezza che una nuova era ~ quella che & per noi 'et&
moderna — prendeva avvio, Questo non significd rinnegare il
passato, anzi, in ogni ambito gli esponenti di spicco della cul-
tura di questo secolo tennero in conto la lezione degli antichis
il desiderio di sperimentare sorgeva sul fondamento di una
tradizione venerata, na molte novita, quali gli sviluppi della
stampa, gli apporti dal nuovo mondo, un sistema di elficienti
comunicazioni epistolari, nuove conoscenze naturali, portavano
a innovare in ogni cempo.
Tali sforei sono parsi spregevoli all’etit razionalistica che
segui, ¢ da li iniziata una denigrazione per il Scicento durata
secoli, Di fatto gli studi pit: recenti ci offrono immagine di
un secolo dalle molteplici sfaccettarure, che ha profondamente
meditato sull'uomo e sulle sue contraddizioni, sulle illusioni
¢ sulle inquietudini della conoscenza, sulla societi ¢ sull’or-
ginizeazione dello stato, in un'et’ di profonda crisi, dovuta a
guerte ed epidemic, a rivolgimenti politici ed epistemologici
1, Le éstttectioné
1A, I luoghi det sapere
Uno dei primi eventi earatterizzanti il nuovo secolo in hia-
lia ® Ia nascita dell’ Accademia dei Lincei (cap. XXIII § 1.2):
tun gruppo di giovani studiosi della nobiles romana nel 1603
fonda un’istituzione destinata a rinnovare il sapere non solo
in Italia, ma in Europa c nel mondo. Nonostante le sfortune
ele difficolta incontrate, tramite anche il contribute del suo411 carrove varus
pid illustre socio, Galileo Galilei (cap. XXIII § 1), "Accademia
dei Lincei tiesce davvero a imporre una nuova epistemologia
lo spirito di osservazione, che essa promuove, @ alla base
di nuove conoscenze che soppiantano pscudoscienze come
Valchimia ¢ l'astrologia. I Lincei si propongono Pineremento
¢ la diffusione del sapere, da cui dovrebbe anche venire un
rinnovamento etico; corrispondono con i sapienti di tutta
Europa e raccolgono notizic ovunque, anche dai paesi arabic
persiani, Diventeranno il modello di altre societi scientifiche
secentesche, italiane ed europec nate nel secolo,
Poli culturali sono nel Seicento ancora le corti. Profonda-
mente cambiate rispetto a quelle rinascimentali, divenute ormai
ceniti di potete assoluto, si servono tuttavia del prestigio che
le lettere, le atti e gli spettacoli possono offrire, e coltivano
di conscguenza le attivita culturali e artistiche. Ma, sia per lo
sviluppo della borghesia sia per le difficol’& del rapporto con
ua principe assoluto, sempre pit le citta le soppiantano come
Inoghi di cultura, Le universita ¢ le accademie divengono infatti
le vere sedi della produzione e circolazione delle idee. Ogni
citta, anche piccola, ha la sua accademia, motore di incontri ¢
di dibattiti, di spettacolie recite poetiche, a volte limitaca a una
dimensione provinciale, a volte invece promotrice di indirizzi
nuovi a livello nazionale, come avviene per l’Accademia degli
Incogniti di Venezia, degli Umotisti ¢ dei Desiosi di Roma, dei
Gelati ¢ della Notte di Bologna, degli Oziosi di Napoli. Altre
accademie si propongono obiettivi specifici, come Ia promo-
zione del toscano per gli accedemici della Crusca di Firenze,
indagine in vari campt per gli lavestiganti di Napoli, quella
spetimentale per il Cimento di Firenze.
Anche i privati con il collezionismo si fanno promotori di
sviluppo delle conoscenze. Con la saccolta, Pesposizione, il
confronto di piante, animali, oggetti, contribuiscono a miglio-
rare le tecniche usate dai naturalisti per lo studio della natura.
Le Wanderkanmern o ‘gabinctti delle curiosita’ si diffondono,
ita la fine del Cinquecento e la prima meta del Seicento, tanto
che ogni importante citta italiana pud vantare un collezioni-
sta, che di norma si fa conoscere attraverso pubblicazioni di
cataloghi, scambi di oggetti o anche solo di lettere. Queste
raccolte fanno il vanto dell'arisiocrazia cittadina, sono micro-
cosini di espetienze messi insieme da medici, speriali, studiosi
della natura, ¢ vengono visitati da viaggiatori provenienti da
Lacunrom ranoeca 415
tutta Europa. Le collezioni private, ammassi degli oggetti pit
diversi, di cui si di talora un’iaterpretazione non Jontana da
quella allegoriea che viene dai testi medieval, sono un impor
tante passaggio per Vavvio della scienza classificatoria, cost
come i teatri anatomici costituiscono un luogo decisive per lo
sviluppo di conoscenze mediche, Collezionare significa poter
vedere direttamente e poter anatomizzare gli oggetti natural,
esaminarli, classifica 1! microscopio, come il telescopio, viene
poi a perfezionare queste analisi, a mosteare gli straordinari
meecanisini del funzionamento dei corpi animati.
Si diffondono le biblioteche pubbliche, si aprono teatri a
pagamento cui ¢ ammesso il pubblico borghese per spettacoli
di alta qualita ¢ alto impeguo letterario e tecnico. Soprattutto
si velocizza ed espande la comunicazione, si infittsce la cor-
rispondenza politica e diplomatica, si intessono carteggi fra
dotti, leticrati scienziati, si stampano periodicamente
che riferiscono di avvenimenti
politic, fatti di cronsca, eventi cultural, feste religiose, spet-
tacoli. Sono anticipi delle gazzette e dei moderni giornali. La
citcolazione di questo materiale, come delle letere, & favorito
da un sistena postale che ha raggiunto un’eflicienza moderna
git all’cpoca del Concilio di Trento, Lo scambio culturale
riguarda libri ¢ pezzi da colleziane, dal reperto archeologico
alPoggetto artistico, dal fossile alla conchiglia poco comune,
dallanimale imbalsamato all'oggetto esotico, dalla reliquia di
tun martire alla foglia essiccata.
libro starapato ron é pi un prodotto raro. In forme molto
piccole e per soggetti di interesse molto largo (quello religioso
in genere) raggiuage anche un pubblico popolare. Venezia &
sempre uno dei centri pid importanti del mercato librario in Eu-
ropa, ma Amsterdam ha ormai il primato. Si pubblicano molti
libri illustrati, che se-vono per lz propaganda (parola appena
coniata) di collezioni museali, di corti in ascesa e in cerca di pre~
stigio, di nuovi ordini religiosi. Sono prodotti di alto livello, che
tuniscono immagine alla parola per illustrare al mondo storia ¢
natura di queste istituzioni, indicandone insieme Ia forza e Pin
traprendenza, La volont di raggiungere un pubblico pitt vasto ¢
a combinazione di parole e immagini agiscono anche sulle scelee
i Galileo, Contro queste massificazioni emerge pero il deside-
tio dina cultura di élite, che se ne distingua, anche con l'uso di
un linguaggio ricercato ¢ con una letteratuta icelizzante.416 carmeuo vexsunssueo
Si awerte vivissiino nel Seicento il caratiere progressivo
della conoscenza. Soprattutto dopo le scoperte della scienza
sperimentale, if primato dei moderni non si pud facilmente
mettere in discussione, Sebbene fioriscano i lodatoti del passato,
che hanno facile argomento in quell’eta di crisi, contrassegnata
dalla violenza e dalle calamita, vi é una forte coscienza dellosi-
sinalita del secolo, che si riconduce alla creativita dell’ingegno,
alla liberta di sperimentare nuove vie ¢ forme. I ‘novatori’ cui
ilmondo del passato appare come rovina, sostengono il valore
delle recenti conquiste. Sulopposizione antichi-moderui si
sviluppa una ricea letteratura di cui & exempio Lloggid? overo
if mondo non peggiore né pitt calamitoso del passato (1623) di
Secondo Lancellotti, che rifiuta i modelli e le autorita norma-
tive della tradizione,
1.2. La Chiesa
‘Molti sono in Italia i centei propulsori della cultura nel
Seicento, ognuno con caratteristiche sne proprie, ma su tutti
eccelle Roms, sia per essere il punto di raccolta delle forze pitt
vive e attive del monclo ecclesiastico sia per essere il centro
della cristianita. Forte della riforma avviata con il Concilio
di Trento, che le consente di progettare una diffusione del
ctistianesimo su scala mondiale, Roma ritorna a essere caput
‘mundi. Al suo splendore contribuisce il mecenatismo di papi
come Urbano VIL, al secolo Maffeo Barberini, che instaura
una fase felice, detta appunto eta barberiniana, feconda di
produzione artistica ¢ letteraria.
E perd Urbano VILL, lo splendido mecenate, il papa sotto
cui avviene il processo a Galileo con la definitiva condanna
delle teotie copemnicane e il diviero di divulgace le nuove idec,
che si credevano contrarie al testo biblico, Se da una parte
dunque da Roma viene lo splendore di una nuova civilti,
dalPaltra essa mostra anche i limiti della cultura italiana del
Seicento, Nel mondo cattolico, a causa della censura che grava
sulla produzione libraria dopo la promulgazione dell Index
librorum probibitorum © per il divieto di tradurre e discute-
re il testo biblico in volgare, viene a mancare quel fecondo
rapporto tra fede © conoscenza che aveva rappresentato la
vitalita del? Umanesimo italiano, Molte sono le forze all’inter
ACoUTURAMAROUEA 417
no della Chiesa che mantengono viva questa interazione, che
continuano a sviluppare con profitto la lezione umanistica, ma
sono costrette a fare i conti con le dispesizioni che orientano
verso una stretta ortodossia ¢ un nuovo dogmatismo. II titorno
alla scolastica prevale su una spiritualita pitt intetiore, anzi i
mistici vengono guardati con molto sospetto ¢ nella seconda
meti del secolo cade su alcuni di loro, i quictisti, la severa
condatina della Chiesa.
Nel clima di controllo ¢ di inquisizione suggellato dal rogo
di Giordano Bruno (1600) (cap. XIX § 12) le opere proble-
matiche, da quelle di Galileo (dopo la condanna) a quelle di
Campanella (cap. XXIV § 1 ¢ cap. XXVI § 1.5), vengono
portate all’estero e li pubblicate. Da Ti ritornano clandestine
in Italia, articchendo il dibattito la couoscenza, Nonostante
questo clima di censvra, che colpisce anche esponenti della
Chiesa, la nuova cattolicita ha la forza di farsi promulgattice di
un'idea alta di cristianita, La Chiesa @ tutt’altro che uniforme,
al suo interno vi sono cortenti ¢ voci plurime, a volte in netta
divergenza, Lincontro fra gli educatori (c retori) della Compa
gnia di Gest ela Curia romana modella un nuovo rinascimento
cristiano, una sintesi di vired religiose e di cultura umanistica e
classica, Anziché aspetti troppo rigidi di una riforma cattolica
volta esclusivamente verso I'antichita cristiana c la severiti
medievale, Roma coltiva un'idea di veriti coniugata con la
dellezza, che si manifesta nelle eleganze dell architestuta, delle
arti, della musica, dellaliturgia ¢ dell’oratoria, Fonda cost il suo
potere politico-religioso non sulla forza o sull’autorita derivata
dal divino, ma sul fascino delle forme, cariche di memorie di
una tradizione prestigiosa.
Strumenti di acculturazione nel mondo ecclesiastico diven
gono i seminar ci collegi dei vari ordini, soprattutto quelli dei
gesuiti, che forniscono anche i quadri politici del secolo, La
Ratio studiorurs, owvero il loro progetto educativo inaugurato
nel 1581 ¢ fedelmente seguito per tutto il secolo, ha come
fondamento la formazione umanistica attraverso Peducazione
della parola e dell'espressione. Nei collegi gesuiti percid si
coltivano persino gli spettacoli, come educazione controllata
dell'immaginazione, del sentimento e del corpo.
Limpegno della Chiesa & volto anche a formulare degli
inditizei culturali. Accanto al contollo sui libri si hanno me-
todi propositivi, che suggeriseono, puidano ¢ indirettamente418 cautoe veUNEINO
disciplinano, La Bibliotheca selecta (1593) del gesuita Antonio
Possevino, pet esempio, offre un quadro della cultura e delle
scienze in una prospertiva cristiana per rimuovere il pericalo
delle eresic. Ripastiti secondo le varie discipline, vi sono elencati
c illustrati tutti testi che possono servire al sapere. opera,
che ebbe larga diffusione, eostituisce il manifesto evidente di
tuna cultura che non vuole solo reprimere, ma farsi promotrice
di una nuova combinazione di fede e conoscenza. ;
La Chiesa si pone inolite alla ricerca di nuove forme di
coinvolgimento dei fedeli attraverso la predicazione. La gran-
de diffusione dell'oratoria sacra comporta anche Pimpiego di
forme innovative, sia nella composizione del testo, sia nella
veste linguistico-lenteraria, sia nei tempi, luoghi © modi di
realizzazione. Il predicatote del Seicento proviene spesso dai
nuovi ordini, come gesuiti, teatini, cappuccini, ¢ costituisce
élite intellettuale ecclesiastica, Consapevole, preparuto, & ca-
pace di inventare sistemi comunicativi efficaci e gradevoli per
trasmettere principi di fede al pubblico sia colto sia popolare,
sia di campagna sia di citta, Le parrocchie tentano anche un
incremento della cultusa dei ceti pit bassiattrwverso le scuole
della dottrina cristiana, che, destinate all'insegnamento del
catechism, allargano comunque I'alfabetizzazione e la consape-
volezza umana di un popolo diseredato e trascurato dal potere.
Si deve inoltte alla Chiesa e alla ricerca delle sue radici
la valorizzazione in questo secolo dell’archeologia cristiana,
della filologia ¢ della storia per 'accertamento della tadizione
agiografica c liturgica
13. La corte ¢ le cited
Sela religione & uno dei poli della cultura barocca, Paltro @
la politica, La corte nell’eta dell'assolutismo irradia splendore ¢
potere, prestigio e onore. E il centro da cui dipendono le sorti
dei singoli e dei popoli, quello su cui non vi sono meccanismi
di controllo, Ma le corti italiane hanno perso quel primato
che avevano ancora nell’Europa del Cinquecento ¢ vivono di
riflesso le decisioni prese altrove, nelle prandi corti di Madrid,
di Parigi o di Londra.
Sola eccezione & Roma, che conosce un petiodo di grande
splendore. Corte cosmopolita e raffinata, raccoglie il meglio di
TAcuruMAmMocA 419
usicisti pittor, scultori, architett, poeti, leterati che, attirati
da tutta Europa, ne fanno il centro propulsore di nuovi inditizzi
artistci. I mecenatismo dei papi consente cteszioni artistiche
quali quelle di Caravaggio, Borromini, Bernini. Roma determina
uno stile per tutta la cristianita, improntato a una spiritualta
vitale e aperta, di cui sono promotori alcuni nuovi ordini:
oratotiani, gesuiti, teatini. Le loro sedi. divengono centri propa
gatori di cultura, come Oratorio della Vallicella e il Collegio
Romano, coinvolti direttamente in imprese artistiche € culturali,
Napoli ¢ Milano, legate dallo stesso controllo spagnolo,
conoscono all'inizio del Seicento un’intensa atcivita culturale,
ma sono coinvolte nell’inesorabile decadenza dell'Impero
che le governa ¢ vedono nel secolo declinare le loro risorse
umane ed economiche. Fucina di un nuove inditizzo poetico
¢ di una ricca produzione dialettale, Napoli conosce periodi
di rivolca, come quella guidata da Masaniello del 1647-48, ma
riesce comunque a mantenere viva una ttadizione di poesia e
di studi, che riavranno momenti glotiosi nel primo Settecento
con Vico, Milano, nonostante la dipendenza dalla Spagna, &
favorita dalPeredita spirituale di san Carlo dalPattivith di
Federico Borromeo, ambedue cardinali e vescovi della citta,
e sviluppa una cultura di austera impronta religiosa, che di
un forte impulso all’editoria, al teatro, all'arte.
A Torino Carlo Emanuele I conduce una politica altale-
ante tra Francia e Spagna che, se non da frutti positivi dal
punto di vista di ingranclimenti terzitoriali ¢ della tranquillita,
ali consente almeno di rimanere libero da pesanti condizio.
namenti da parte dele pit forti potenze europee, Questo
petmette inoltre al piccolo Ducato di Savoia un‘autonoma
affermazione politico culturale. La eitti, da poco scelta come
capitale, riflette nellurbanistica, nell'architetcura, nell'atte ©
nel mecenatismo, anche lettcrario, dei duchi le ambizioni della
dinastia. I Savoia tiescono a mantenersi abbastanza auconomi.
dalle ingerenze inguisitoriali per difendere, se non la liberta,
almeno una certa garanzia per Je vali valdesi ele aree calviniste
del lozo territorio.
Resiste in modo pit: deciso al potere spagnolo ¢ romano
a Repubblica di Venezia, la Serenissima, che mantiene salda
Ja sua autonomia anche con una scontro contro Pautorita
pontificia, dovuto proprio alla volonta di far prevalere il con-
trollo dello stato su quello della Chiesa in materia giuridica420 exomoLo vectunsin
Per la sua resistenza subisce linterdetto (cap. XXIV §§ 23
¢ 3.1), ma con Paiuto della Francia riesce a patteggiare una
resa onorevole. Nella sua universita, a Padova, vige una liberti
€ una circolazione di idee ignote negli altri stati italiani. Nel
Seicento Venezia conosce una straordinatia fioritura delle arti
figurative, della musica e dello spettacolo, per cui continua ad
aitrarre steanieri, riuscendo ad amalgamare le novita impostate
con la propria cultura. Cosi maschera il declino economico €
politico, in cui sta inesorabilmente scivolando dope l'apertura
delle move rotte commerciali verso I'Atlantico.
‘Tramontati centri come Mantova, Ferrara (cap. XIII),
Urbino, gid irraggianti cultura nel Rinascimento, ora relegati
ai margini, solo Firenze, wa le vecchie signorie, conserva un
suo prtimato culturale cui contribuiscono ancora i Medici,
tunica famiglia che riesce a mantenere un mecenatismo pari a
{quello det miglior’ momenti del Rinascimento, L'Accademia
del Cimento (cap. XXIII §§ 2.2 e 2.3), destinata a raccoglicre
Ferediti galileiana e a favorire il progresso delle conoscenze
in anatomia, scienze natural, fisica € meccanica, @ voluta dai
granduchi c riesce a mantenersi in contatto con i fronti pit,
avanzati della scienza europea. La cultura letteraria fiorentina
@ alimentata dall'atzivita dell’ Accademia della Crusca che, man~
tenendo viva la tradizione della lingua e letteratura toscana,
consente a Firenze di serbare una tradizione classicista che
argina gli aspetti estremi del Barocco.
Pare Genova, stretia fra lo strapotere spagnolo, cui é legata
peri commercie le attivita finanziatic, cla volonta di espansione
dei Savoia, ha una presenza importante nella cultura barocea.
E Phanno anche citti non capitali, come Bologna, che gode
di un'intensa vita culturale, letteraria € artistica, impronrata a
moderazione compostezza, ruotante intorno all'universita e
alle locali accademie. Se lo sguardo esce poi dai centei politict
per inaltrarsi nelle aree periferiche, il Seicento in Italia appace
anche qui ricchissimo in soluzioni artistiche e urbanistiche
deccezione, come dimostrano Lecce ¢ Noto. Il secalo impegna
molte energie nelle arti e lascia un'eredica cospicua. Tn parti
colare nelle citta menzionste, soprattutto Roma e Venezia, si
sviluppano modelli architettonici, scuole di pittura e scultura,
invenzioni musicali che fanno del secolo uno dei pitt riechi dal
punto di vista delle atti visive e della musica. Ritenendosi che
attraverso la vista ¢ udito passi anche la percezione dell'ignoto
racunromamwoces 421
€ del trascendente, ‘a rappresentazione artistica diventa un
mezzo per rivelare, oltre al fascino delle forme € della luce,
Villusorieta dell’ apparenza. Essa fa intrayedere qualcosa al di
1a dei fenomeni senza mai rivelare il mistero. Il irompe-leeil,
assai usato dall'arte barocca per far vedere ei8 che non ce, &
anche una filosofia della conoscenze, ‘
Nel Seicento si ratica moltissimo Tarte effimera delle
feste di corte (matrinoni, battesimi, ricevimenti di principi
€ ambasciatori) e sacre (canonizzazioni, funerali, celebrazio-
ni liturgiche, feste di santi), Hanno sempre un loro risvolto
esteriore e popolare, che si riversa sulla citta con spettacoli,
processioni, decori, anche questa una forma di comunica
zione e di pedagogia del potere. Persino il melodramma, nato
e sviluppato nel Seicento, pitt che un genere musicale & una
forma di espressione del mondo interiore, delle passioni, su
cui molto si interroge anche la filosofia del secolo.
Lo splendote artistico sembra mascherare quello che fu
anche il Scicento, un secolo di guerre, di pesti ticorrenti, di
poverta endemica e di declino sociale, vissuti drammaticamen-
te dai ceti meno abbienti. Attraverso i contrast, immagine
complessiva che ci viene restivuita é ben diversa da quella, pit
armonica ¢ luminosa, del Cinquecento. .
14, La lingua
I grande evento linguistico del Seicento italiano la pub-
blicazlone, nel 1612, del primo Vonubolero dell Acadia
della Crusca. Formate a Firenze nel 1583 intorno a Lionardo
Salviati dal gruppo di studiosi che aveva ezedicato dal filologo
Vincenaio Borghini la passione per la difesa ¢ Ia promozione
della lingua toscana (cap. XV § 6.5), la Crusca ha tra i suoi
obiettivi di organizzare un dizionario del volgare letteratio,
basato sugli autori del «buon secolo della lingua italiana, ossia
del Trecento, Essa gong al completamento dellopera dopo
un lungo ¢ meticolose lnvora di spoglio degli autori maggiori
(Dante, Petrarca, Boccaccio, Giovanni vil de cette
minoti e di alcuni autori pia vicini (ma con molte cautele) per
quelle voci che dai primi non crano state usate.
Uf citetio estremamente selettivo della Crusca da subito
adito « opposizioni ¢ polemiche dei non toscani contro le222 cxMoLo venue
ristrettezze della scelta di un secolo che non rappresenta che
Painfanzia» della lingua italiana, come sostiene Alessandro
Tassoni (cap. XXVI § 3.1), oppure contro i modelli proposti,
impraticabili, persino «turgidi», come afferma Paolo Beni
(cap. XXII § 3.1). La seconda edizione del Voeabolario del
1623 non introduce significativi ampliamenti. E solo la terza
cedizione, uscita in tre volumi nel 1691, a vedere una dilatazione
clfettiva dei lemmi con accoglienza'di termini modetni ¢ di
poeti come Torquato Tasso, fino allora escluso. Nonostante i
suai limiti, il Vocabolario costituisce uno strumento normative
per Ia lingua toscana, che conosce nel secolo una diffusione
Capillare e un allargamento su terreni fino allora occupati
saldamente dal latino,
Tl volgare viene accolto pure in quegli ambiti che erano
tradizionale prerogativa del latino, come nel campo della comu-
nicazione selec, storie eguridica, Galileo, che pubblica
le sue prime scopette in latino, opta poi pet il volgare sia
pet courenzs con Vinditizzo culturale della Firenze medicea,
presso cui lavora dal 1610, sia per un proposito divulgativo,
per rendere le scaperte accessibili anche @ coloro che non
intendono il latino. :
‘Attraverso la predicazione, tenuta ormai per imposizione
del Concilio in volyare, per la prima volta la lingua italiana si
presenta uniforme anche ai ceti pitt bassi ¢ su tutto il tertito-
Ho nazionale, Tutto questo non impedisce lo sviluppe di una
Jetteratura dialeitale, che cerca dignita per il proprio dialetto,
‘modellandosi sull’taliano, ¢ la difesa di valori alternativi a
quelli della cultura dominante.
2. Le periodiceaione
II Seicento @ eta del Barocco, ma non é con questo stile
petfettamente identificabile. Allavvio del secolo le forme del
‘Manierismo ancora perdurano e, anche quando i] nuovo gusto
si impone, permangono inelinazioni costanti verso il classici
‘smo (cap. XXII § 1), La fiducia in qualcosa di cetto, stabile
© permanente, che existe al di a del contingente, molteplice ¢
yario, che aveva determinato Pequilibrio ¢ V'armonia rinasci
mentali, viene a motite con le scoperte della nuova scienza
Cosi si esaurisce la convinzione dell'unita esistente fra Dio,
tacoma rasocca 423
uomo € cosmo, ereditata dalla filosofia antica ¢ fatta propria
dal cristianesimo. Prende forza una visione del mondo meno
ordinata, favorita da eventi catastrofici, di cui non @ facile
interpretare il senso. II dubbio diventa presupposto del pen-
sieto, che vive di antinomie, di polarita {ra ordine e disordine,
fra eterno contingente, fra. vero e illusotio-accidentale. Nel
Scicento si avverte ur rinnovato anelito verso la trascendenza,
che si tisolve a volte in forme di misticismo, a volte in un ri”
tomo alla scolastica, a volte nella ricerca ascetica e nelle opere
di catiti. Nasce un nuovo conflitto fra la sfeta dell'individuo
€ quella della societa, entra in gioco la soggettivita percepita
anche nella dimensione emotiva.
La linea di demareazione cronologica fia Manierismo
Barocco non @ facilmente tracciabile. Ambedue i fenomeni
appartengono alla stessa cultura di corte © ugualmente ricer-
cano V'infrazione alla norma ¢ alla naturalezza rinaseimentali,
‘ma essi poi ben si differenziano per le soluzioni prospettate
Se il Manierismo riflette un‘arte introversa e preziosa, il Ba
rocco partecipa di una situazione teatralmente grandiosa ed
espansiva, rutilante nel suo esibizionismo; se uno persegue
un’aulica raflinatezza, Paltro mostra aache una tendenza pitt
popolare ed emotiva, specie nellattivita di proselitismo degli
cordini religiosi; se il primo predilige Ia concentrazione del
virtuosismo, il secondo mira a espandersi con la lussutia e
Pabbondanza esagera:a, dissipando i suoi tesori in modo da
stordire e stordirsi in un delitio megalomane (Battisti
Tcaratteri pid mareati del Barocco sone la ricerca del nuovo
¢ Feffetco della meraviglia. Anzitutto 'ordine e la misura del
classicismo rinascimertale laseiano il posto non pitiall'atificio
regolamentato del Manicrismo, ma all’inedito ¢ al bizzatto, la
cui ricerca esasperata si sottomette al gusto del fruitore, Entra
infatti nelle scelte degli scrittori un nuovo criterio: il giudizio
e il gusto del pubblico. Per Pallargarsi del consumo ¢ della
circolazione librati, per le mutate condizioni del mercato, si
presta nuova attenzione alle reazioni dei lettori. Gli autori si
propongono di soddisfarli, Parte diviene ‘gusto’ mutevole ¢
telativo. Si cereano generi nuovi ¢ forme miste nell obieitivo
di creare la noviti: tutto & accettato purché porti allo stupore,
alFnatteso, alla meraviglia,
Nella crisi del rapporto fra natura ¢ ragione si individuano
nuove sistemazioni della conoscenza, l«ingegno (ingenio in424 camroue veerusese0
spagnolo, esprit in francese, wit in inglese) diventa la facol-
i protagonista, perché sintetica e aggregatrice. Secondo la
psicologia aristotelica, ancora valida nel Seicento, lintelletto
conosce attraverso L-kapprensione corporea» 0 «immaginativay
© efantasticam; le immagini conservate nella «memoria» sono
poi rielaborate a costruire con processi mentali, I'«ingegno>
rea le associazioni dla cui derivano le metafore € le arguzic.
E questa la facolta primaria per il Barocco: una meravigliosa
forza delI'intelletto eapace di penetrate le caratteristiche degli
‘oggetti e metterle in relazione, Fsso incrementa lo stupore €
In meraviglia attiaverso la costruzione di analogie, accresce ill
piacere della conoscenza per mezzo di una costruzione che
nasconde significati ultetiori da decriptare. Ingegno @ ovvia-
mente anche la capacita di decodificare questi processi, di
associare il fruitore ‘arguto’ al ercatore, @ abilira non comune,
che richiede una superiorita intellettuale ¢ culturale propria
, poi classi-
ficandone le forme, i luoghi ¢ i modi da cui eriginarle, infine
specificandone i vii ¢ suggerendo cautcle. Pur ponendosi
come fustigatore di un uso sconsiderato di questo mezzo, egli
ne tivela la forza conoscitiva, che colloca nel «legamento>.
Mostra cio? che l'acutezza non & questione di texmini, di clo:
cuzione, ma di anslogie, quindi della creazione di nuovi sensi,
di nuove prospettive nell'interpretazione della realt. analogia
& un mezzo di coesione nel dispersivo mondo dell’esperienza,
seinpre pili aperto c dilatato dalle nuove conoscenze, ¢ significa
un tichiamo all'armonia e alla toralita originaria, Peregrini le
assegna quindi valenze conoscitive.
Le manifestazioni del Barocco non sono uniformi, perché
la ricerca del mirabile ¢ delVinedito, Vimpicgo di concetti ¢
acutezze devono fare i conti con chi si appella ai canoni di
giudizio della tradizione classica, alla misura, all’equilibrio, al
valore etico della parola. Esiste un classicismo barocco che
prende le distanze dalle prove pit esasperate del nuovo gusto,
Esso persiste nei propri intenti piuttoste in sordina, celtivato
soprattutto nell’etd barberiniana a Roma ¢ un po’ per tutto il
secolo nella Firenze medicea e eruscante, per poi affermarsi e
assumere, verso la fine del secolo, una nuova idea di classicita.
2.2. «ll cannocchiale aristotelico» di Emanuele Tesauro
11 piti felice documento della concezione retorica in auge
nella prima met’ del secolo & I! cannoccbiale aristotelico di
Emanuele Tesauro, Sintesi del gusto barocco, il rattato esce
nel 1654 (ma lautore lo ri ora ancora fino al 1670), quando
la moda é all’apogeo, anzi gil verso il declino. Il percorso che
porta alla scrittura ci questa epitome delle poetiche barocche
@ lungo e progressivo, e prende il via nei primi decenni del
secolo con una tiflessione sulle imprese e sull'oratoria sacra
Totinese, Tesauto (1592-1675) entré nella Compagnia di
Gesit presto, ¢ fu per qualche anno a Milano come docente
di retorica nel Collegio di Brera, Usci dalla Compagnia © fu
presso i Savoia storico, epigrafista ¢ precettore. Condusse,
favorito dalla famiglia ducale, una propria linea politica, tra
simpatic ¢ antipatic per la Spagoa, garantendosi comungue la
tranguillita per organizzare il suo maggiore trattato di retorica
(cil maggiore del secolo), opere storiche, morali e drammatiche
(cap, XXVIT§ 3.1),
I! cannocehiale avistotelico combina antico e moderno. Lo
strumento che aveva consentito a Galileo (cap. XXII § 1.1) di
scalzare i fondamenti dell autorita di Avistotcle & qui abbinato
alla Paetiea aristotelica, come misura e vaglio dellelocuzione
moderna, ‘lesauzo si prefigge infatti di esaminare secondo i430 carmowo vewrinuesNo
principi aristotelici le forme retoriche preferite dalla propria
eta. Gran parte dell’opera & dedicata alla metafora come «il
pit alto colo delle figure ingegnose», di cui esplica le otto
tipologie aristoteliche (di proporzione, attribuzione, equivo-
€0, ipotiposi, iperbole, laconismo, opposizione, decezione),
Ma largomento principale 2 Pacutezza, che viene ripartita in
tre forme: semplici parole ingegnose, proposizioni ingegnose
(sia verbali sia simboliche) e argomenti ingegnosi. Vengono
anche trattate lungamente le espressioni rappresentative del
gusto dell’epoca: il concetto predicabile e le imprese, definite
«catgutezze eroiche». II concetto predicabile é lo sviluppo me
taforico di un'idea tratta dalla Sacra Scrittura, con cui vengono
allepoca, anche per ragioni mnemotecniche, organizzate le
prediche. Lispresa, combinazione di figura ¢ di motto, & un
genere tra letteratio ¢ Ligueativo usato per rappresentarsi o pet
rappresentare un’istituzione o Videale di una vita (per questo
si poteva dire ‘etoica’).
Per Tesauto Pargutezza @ un processo che riguarda tutte
le forme di significazione, inclusi i linguaggi non verbali,
come quello di Dio, degli angeli, della natura. Il linguaggio &
considerato estetiorita, infatti le cose «risplendono» nel loro
travestimento linguistico, come figure meravigliose. Solo in Dio
ce nelle menti angeliche, egli serive, la comunicazione avviene
senza mezzo: & questo l’unico caso in cui significante ¢ signi-
ficato coincidono. Il linguaggio stesso dunque & metafora che
dice altro da quello che &, poiché irasmette il pensiero per via
di simboli esteriori, non essendo possibile la trasmissione da
pensiero a pensiero, senza la via dei sensi. Tesauro sviluppa
le varie tipologie di segni: vocali, muti (i cenni), composti (di
figura ¢ parola).
arguzia parte quindi dallattvita del pensiero nel momento
in cui crea i segni o i simboli per comunicare, ma cerea di
distinguersi dallo stile quotidiano con qualche elemento di
noviti, «Ogni arguzia - scrive ‘Tesauro - @ un parlar figura-
to, ma non ogni parlar figurato @ un’arguzia. Quelle figure
propiamente si chiamano arguzie le quai consistono nella
significazione ingegnosa». Le figure retoriche sono tutte forme
che differenziano una serittura espressiva: aleune soddisfano il
senso, altre li afetti alire intelletto, Solo queste ulrime sono
arguzic, Tngegnosi per Tesauro sono anzitutio i modi usati da
Dio per comunicare eon essere umano (che si rivelano ai soli
sapienti per via di simboli 0 enigmi, svelabili per allegorie),
agli angeli (trasmessi in oracoli, sogni, visioni), dalla natura
(apparenti in colori, costellazioni, comete, cadute di fulmini,
fenomeni tutti da interpretare simbolicamente),e dagli ani
{il cui comportamento base dellesemplarita delle favole)
Ingegnose possono essere infine le espressioni umane, se sono
frutto della forza di un intelletto perspicace e versatile,
‘Tesauro offre anche una tecnica combinatoria (di categorie
aristoteliche ¢ delle loro parti) che con l’aiuto di un inventazio
pud meccanicamente generare un’infinita di analogie meta-
foriche. La trasfigurazione del reale consente godimento, di
rallegrare gli uditori convineendoli con la piacevolezza di un
argomento. Ma infine Pautore stesso definisce V'arguzia una
-.
‘Aimeta sta lo stile attico (ciceroniano), che «senza l'insipidezza
dell’asiano, senza Voscurita del laconico, fa la chiarezza di
quello e Tefficacia di questo». Bartoli opta per una varieta
controllata, conforme alla varicta delle cose che si trattano. Fali
si rifa al mondo della natura per coglicrne le regole e seguitle
come modell, La parola deve possedere la forza degli alfeiti,
coniugare arte e vigare. II suo trattato ebbe subito larghissima
diffusione e stuzzicd la suscettibilita dell'autorevole Malvezzi,
che ne scrisse al nipote, Sforza Pallavicino, confratello del
Bartoli, per manifestaze il suo disappunto.
4.2, Sforza Pallevicino ¢ la prose winsegnativa»
Alla definizione di uno stile per la prosa didascalica ¢
scientifiea si impegna invece, attraverso una meditazione che
si snoda in due tratiati, il gesuita Sforza Pallavicino (1607-
1667), autore di scritture edificanti, di tragedie e della Storia
del Concilio di Trento (cap. XXIV $3.4). Le sue idee retoriche
sono esposte gia nel Del bene (1644), trattato etico-filosofico
che dal terzo libro affzonta a questione dello stile per cui
‘opta, ¢ poi nel Trattato dello stile e dll dialogo (1662), dedicato
specificamente alle scritture «insegnativen, «a fissare i termini
di una letteratura filosofica, efficace e severa» (Raimond).
Opera dialogica la prima, Del bene, pone un problema es-
senziale per Pallavicino, cio’ quile grado di verit sia riservato
alla poesia, Possono essere i poeti, che hanno come scopo s0-
prattutto il diletto, oltre che portatori di exerspla, anche serittoti
di verita morali? Egli individua, quasi precorrendo Vico, una
facolta apprensiva prelogica, che pud essere forma di cono-
scenza indotta dalla poesia, «Unico scopo delle poetiche favole
~scrive —si2 'adomar ntelletto nostro d’immagini, o vogliam
dire d'apprensioni, sontuose, nuove, mirabili, splendides
Tl Trateato dello stile e del dialogo costiuisce in certo qual
modo la prosccuzione della meditazione svolta in Del bene,
anche se oggetto non é un problema morale, ma la forma adatta
agli scritt filosofici calla moderna prosa scientific in senso lato
se a questa trattatistica convengano gli omamenti dell’clogquen-
za, 3¢ pit le sia propria la chiarezza o ’eleganza, se debbba usare i438 canro.o vernouisn
termini «barbari» introdotti dalla scolastica. Lo scritto «insegna-
tivo» per Pallavicino deve anzitutto perseguire la verita «nel suo
semplicissimo aspetto», perché l'uso dell ornamento rischiu di
velare la chiarezza, Ogni operazione elocutiva pud costituire una
maschera che si sovrappone ¢ nesconde la veriti, che tuttavia,
senza adeguata elocuzione, pud apparite eccessivamenteispida,
Il linguaggio proprio, per Pallavicino, non & tuttavia in
grado di rendere sensibile ed evidente il concetto da appren-
dere, per cui si rende necessario un certo grado di elabora-
zione retorica. Non sari la metafora la figura adatta a questa
prosa: piit adeguata @ la similitudine, e raro deve essere Puso
del concerto, delle figure degli ornamenti della parola, piti
adatti alla poesia, E evidente in Pallavicino la convinzione che
il pensiero acquista forza dall’ornato, Pertanto egli propone
come yenere della scrittura scientifica e didattica il dialogo,
poiché la «gentilezza> nello stile dialogico si trova coniugata
alla sottigliezza della dottrina. I! dialogo consente di ovviare alla
severiti del trattato, senza cadere nel dilettevole, che non deve
essere obiettivo delle scritture «insegnative», le quali hanno
come fine l'insegnamento ma usano il piacere per mantener
Yattenzione, imprimere la dottrina nella memoria,
Pallavicino rifiuta sia uno stile eccessivamente fiorito,
piacevole e leggiadro, sia uno stile asciutto e privo di amenita,
per privilegiare un’equilibrata mistione di utile ¢ dolce. Della
precisione ¢ del vigore di cui necessita la prosa scientifica fa
prova la sua stessa prosa, che manifesta un ideale di ordine e di
risura, che esclude ogni affettazione ma anche ogni monotonia
‘Listanga ‘scientifica’ del Pallavicino conduce a una prosa meto-
dica, fondata su un movimento logico, su scioltezza espressiva
etensione dialettica, che apre alla prosa ravionale e moderna.
5. Verso il Settecento
Tra il 1687 e il 1689 esce a Venezia il Tribunal della criti-
ca, quinta parte (o esattamente «quinto latrato») dell'«opera
massimay di Francesco Fulvio Frugoni, I! cane di Diogene.
Quando ormai la sensibiliti barocea volge verso il buon gusto,
espressione della nuova cultura tazionalistica che si sta facendo
lentamente strada, Frugoni propone una specie di riassunto
della cultura del secolo, ancora con piena simpatia e adesione.
rome remroncue 439
Ul Tribunal della critica appartiene al genere satitico, ha un
orientamento morale ed educativo. In teoria Frugoni si pone
come un fustigatore degli eccessi, difende l'utilita delle regole,
pur polemizzando contro di esse, ina in realta si lascia pervade:
re dal gusto concettista, dando mano libera alla sua creativith,
alla facolr’ combinatoria ¢ associativa, utilizzando ampiamente
i concetti ¢ facendo delle arguie uno strumento della satira
Freqitenti i giochi di parole, le allitterazioni, gli accumuli, le
ripetizioni sinonimiche, tutto Pimpasto tipico di una prosa
barocea, da cui lautore vortebbe mostrarsi indenne e staccato,
ultimo volume dell'opera di Frugoni esce a un anno dalla
fondazione dell’ Accademia dell’ Arcadia (1690). La sensibilita
di quel tempo é gid tivolta, o almeno lo cra da tempo in certi
ambienti di punta, verso altre poctiche ¢ altri criteri fondati
sul buon gusto, sul decoro, sulla chiarezza, sull’cleganza, TL
nuovo oricntamento non é frutto dell’estinguersi di una poe-
tica (ancora vivissima), ma del modo di avvicinarsi al reale €
di esprimerne le concezioni. E un mutamente conoscitivo, ©
non @ casuale che proprio a Firenze, dove i letterati vivevano
in stretta relazione con gli scienziati di formazione galileiana,
anzi i lerterati erano anche scienziati, si avverta il primo rin.
novamento delle letiere, ancor prima che venga formalizzato
a Roma nell’Accademia dell” Arcadia.
Ta Poetica di Benedetto Menzini (1646-1704), pubblicata
nel 1688, rappresenta il versante pitt schiettamente leticratio
della cultura fiorentina. Lo stesso ritorno a una formulazione
di poctica & significativo, implica la ricerca di regole, di un
canone, il confronto con la tradizione. La Poetica di Menzini,
frutto di un diverso atteggiamento spitituale e culturale, si
Tifa a Orazio ¢ alla tradizione italiana di Petrarca, Ariosto,
Tasso, per uno stile che coniughi i classici latini ¢ greci con
quelli italiani, Llobiettivo 2 un'espressione chiara, pura e piana.
Sua preoccupazione é, oltre che Pabbandono del fraseggiare
barocco, anche la comprensibiliti del testo. La poesia infatti
deve aspirare a un carattere di amabilit’ ¢ socievolezza, unica
garanzia di raggiungere gli intenti morali che si prefigge. Le
indicazioni operative della Poetica di Menzini saranno poi
sviluppate e raflinate dai teorici, di ben maggiore spessore
critico, che si raccolgono intorso all’Accademia dell’ Arcadia
e improntano le loro scelte a principi di semplicita di pensiezo
di espressione, al razionalismo € alla classicit2.Capitolo ventitreesinso
Galileo e la prosa scientifica
La nascita della scienza moderna coincide con la nascita
della prosa scientifica italiana, Non fu. Galileo il primo a usare
‘I volgare per le couoscenze naturali, ma fu il primo a usatlo
con intento divulgativo e con grande maestria retorica, per
difendere le sue scaperte ¢ il loro significato. 1! saggiatore,
iI Dialogo sopra i due massimt sistemi, le lettere hanno un
valore epistemologico e lerterario insieme. La sua prosa, che
impiega metafore, similitudini, apologhi, mostra una consa-
pevolezza espressiva inconsueta, su cui prevale comungue la
precisione, che assegna una qualita nuova alls comunicazione
Scientifica, T suoi allievi e seguaci ereditarono, insieme alla
passione pet Vinclagine sperimentale, anche questo alto grado
di letterariet’.
Castelli, Torricelli, Borelli ci hanno lasciato pagine affasci-
anti, oltre che fordamentali per le scoperte di cui parlano.
Questa abilita di scrittura si accresce negli scienziati raccolti
nella fiorentina Accademia del Cimento che furono legati alla
Crusca; Redi, Bellini, Magalotti. Agisce anche in Malpighi, che
lavord in loro contiguita.
1, Galileo Galilei
Lil. Dagli studi pisani al «Sidereus nismcis»
Galileo ¢ i suci allievi sono i principal protagonisti di
quel tadicale mutamento nella conoscenza dei fenomeni na-
turali che va sotto il nome di rivoluzione scientifica. Con le
sue osservacioni celesti Galileo trova la via per scardinare il
paradigma arisiotelico-tolemaico, riesce a matematizzaze le
leggi cosmiche e dinamiche che deduce dalle sue osservazioni,42 carro wineremisMo
cesprime in un linguaggio preciso ¢ accessible la sua nuova vi-
sione del mondo. Con la nuova epistemologia cambia anche il
comportamento dello scienziato, che, da decifratore dei segni
che la natura gli offre da interpretare e su cui esercita un pote-
re magico, passa al rispetto di ess, alla fede nella semplicits ¢
regolarita delle sue leggi, che non sono pitt dominabili in taro
dallessere umano, ma conoscibili in piccole, minute patti
Galileo (1564-1642) fu indirizeato dapprima dal padre
Vincenzio, musicologo affermato e legato alla Camerata de?
Bardi (cap. XLX § 6 ¢ XXVIT § 4.1) alla professione medica.
Iscritto nel 1580 alla Facolii di Arti del? Universita di Pisa,
non portd a termine gli studi per la precoce disaffezione
verso la scienza tradizionale e il suo insegnamento, Si avvi-
cind invece alla letteratura ¢ allo studio della geometria, che
voleva apprendere per coltivare pittura, prospetiiva e musica
Compose studi su Dante, consistenti in due Lezfoné circa fa
Figura e grandezza dellinferno di Dante, che recitd all’ Acca
demia Fiorentina nel 1588, postilld Petrarca, Ariosto ¢ Tasso
Ma fu la geometria a rivelargli la vocazione per gli studi
‘matematici, quella «natural disposizione» che egli stesso pi
tardi riconosceva essere pitt feconda «che mille precettotin.
Oxeenuto nel 1589 l'insegnamento di matematica a Pisa, che
era allora connesso a quello cosmografico, mise mano a nuove
‘eutzo x1A paoeaseuaernca 443
icerche sul moto nacurale, sul rapporto tra peso e caduta dei
gravi, pronunciandosi contro P’imprecisione di coloro che si
professavano jn linea con la scienza peripatetica e affermando
il primato della matematica nel discernete il vero dal falso.
Chiamato nel 1592 allinsegnamento delle matematiche
all'Universita di Padova, poté entrare in un ambiente pit
aperto, sia per la lunga tradizione accademica padovana,
sia pér la ptesenza di numerosi studenti provenienti da aleri
paesi europe, sia per la liberta di pensiero professata nel ter-
Htorio della Serenissima, Galileo familiarizz® con gli studiosi
padovani e con circoli di intellettuali veneziani, come quello
dei Motosini, dove conobbe Paolo Sarpi (eap. XXIV $9 2.3
© 3.1) e Giovanfrancesco Sagredo. Le sue lezioni padovane
fiscossero siecesso ¢ interesse per i risvolti pratici delle sue
competenze. Llesito degli studi teorici di questo periodo fu
raccolto in opuscoli e nel trattato Le mecaniche, un testo di
scienza meccanica, sul concetto di forza € sulle macchine, che
citcold allora manoscritto
Trimpulso a perseguire gli studi astronomici venne dall'ap-
parizione nel 1604 di una ova, una stella mai vista. Non fu
Galileo a osservarla per primo, sna sul fenomeno egli espresse
chiaramente Midea che cid che stava oltre Porbe Innace non
era immutabile, come asserivano invece i peripatetici, A que
sto proposito forse Galileo collabord al Dialogo de Ceeco di
Ronchitti attribuito a Girolamo Spinelli (cap. XXIX § 3), che
irattava, in dialetto pavano, della noviti celeste. Qualcuno
anzi pensa che ne sia stato addirittura Pautore. Nelfestate
del 1609 costrui il suo primo telescopio, strumento che ebbe
‘un impatto straordinacio sulla cultura dell’epoca, ¢ che egli
conobbe tratnite notizie provenienti dall’Olanda. Lo potenzi
¢ migliord, offrendolo dapprima in servizio alla Serenissima
¢ facendolo poi divenire, con le sue scoperte, l'emblema del
secolo ¢ dell intraprendenza dello spirito umano.
primi risultati dell'impicgo del telescopio in, astronomia
appatvero a pochi mesi dalla sua costruzione. Galileo tra la
fine del 1609 ¢ i primi di marzo del 1610 lo usd, passando
Je notti al’aperto, per scrutare il cielo, giungendo a scoperte
che avrebbero rivoluzionato il sapere contemporaneo. Le
consegnd a un piccolo libro, il Sidereus nuncius, che appar
ve il 13 marzo 1610. In un latino scarno vi presentava, con
sue illustrazioni, Ie scoperte, che concernevano la superficie424 carnrovo voxnnansac
ineguale della Luna, limmensita del numero delle stelle e la
natura delle nebulose e della Via Lattea, individu:
quattro satelliti di Giove, che egli chiamd Medicei. Sebbene
sctivesse in latino, «Galileo era rivoluzionario anche nella
scclta stilistica adottata, modernissimo nella serittura limpida
mente effettuale, facile a leggersi, sobrio e asciutto ancorché
ardente di un fervore sotterzanco che qua ¢ la fa traspatire
un’emozione vibratile e commossa> (Battistini). Le scoperte
sealzavano una volta di piti le certezze della scienza tradi-
zionale: il mondo celeste non era meno imperfetto di quello
sublunare, limmensita del numero cl stelle lasciava presapire
Tinfinita anche dello spazio che doveva contenerle, i satelliti
rendevano plausibile l'ipotesi copernicana, [opera suscitd
subito ammirazione ¢ aspri dissensi, che non fetmarono le
ricerche di Galileo. Lo seienviato artivd nello stesso 1610 a
dcfinite le fasi di Venere, i period dei satelliti di Giove, la
configurazione di Saturno,
1.2. L’Accademia dei Lineei ¢ Galileo
Chiamato nel giugno del 1610 a Firenze a coprire l'incarico
di matematico ¢ filosofo di corte, ruolo che gli consentiva di
dedicarsi alla sola ricerca, Galileo, certo che per le sue scoperte
‘la scienza dei moti celesti [...] in gran parte sia rinnovata e
tratta fuori dalle tenebre», si reco a Roma per propagarle. Tl
viaggio, svolto per convincere gli ultimi riluttanti promuo-
vere le proprie scoperte negli ambienti culeurali romani, fu
un successo. Fu ricevuto dal papa ed ebbe confermate le sue
osservazioni dal Collegio dei gesuiti, Non mancatono indizi
i dubbi, ina Galileo era troppo preso dal valore di cid che
proponeva per accorgersi del peticolo in cui incorreva nel
promuovere l'ebbandono del sistema tolemaico per quello
copernicano,
Nel viaggio romano gli fu offesta anche Pisctizione all’ Ac
cademia dei Lincei (cap. XI § 1.1). Fondata nel 1603 per
iniziativa del nobile Federico Cesi, di Francesco Stelluti,
Anastasio de Fihis ¢ del medico olandese Joaanes Van Heck,
dopo un periodo di sospensione per le ostiliti della famiglia
Cosi, ’Accademia si era ricostituita © aveva associato il pid
noto esponente della scienza magica del tempo, Giovan Bat-
tista Della Porta, Limpostazione magica, elitaria ed eschusiva
del sapere che questi portava con sé, fu bilanciata e superata
dalPingresso di Galileo, Cesi, avendolo conosciuto nella visita
romana, riteneva le sue osservezioni «officio veramente da
Lincei» ed ebbe sempre per Galileo un'ammirazione ¢ una
dedizione speciali. Vayversione verso il tradizionalismo ari-
stotelico lo portava a simpatizzare con le ricerche galileiane
a offrire loro yeneroso sostegno.
Nel discorso Del natural desiderio di sapere, tenuto da Cesi
ai membri dell’ Accacemia nel 1616, si vede linflusso notevole
‘che Galileo ebbe su quei giovani. In una prosa non clegante,
mma animata da un fe-vore ¢ da una forte passione speculativa
che lasciano trasparire anche un impegno etico, Cesi riflette
sullo statuto della conoscenza ai suoi tempi e sulle difficolta e
possibilira di sviluppo, Indica la direzione ai Lincei che, legati
da stretta amicizia e ¢cortispondenza di volonti», devono
coltivare particolarmente i «due gran campi delle filosofiche
fe matematiche dotrine [sich». lavita alla (Battistini).
In quatiro giotnate tre dialoganti, Giovanfrancesco Sagre-
do, Filippo Salviati e Simplicio, trattano delle due convinzioni
COMALEO SLARONASCHENTIFICS 435
cosmologiche, facendo spazio, con frequenti digressioni, a
molti temi. Gii interlocutori non sono semplicentente rappre-
sentativi di tesi opposie, ma portano in gioco il loro vissuto
di uomini e, come nota Battistini, anche il temperamento
dclPautore, Salviati, portavoce di Galileo, si presenta con la
severa nobiltd del nobile fiorentino, ma anche con Ia calma,
Pautorevolezza, [a prudenza dello scienziato, guidando verso la
scoperta della veriti con un lento e umile filosofare socratico,
Sagredo, come ingegnoso interlocutore non intendente, quin-
di non corrotto dalle scuole filosofiche, con le sue domande
movimenta il discorso, introduce delle deviazioni, orienta la
discussione verso questioni laterali ma non secondarie. Teli
porta nel dialogo sia la fervida passione per la conoscenza
che era del vero Sagredo sia la arapidita aiguta» © Peagilita
del tagionamento» proprie di Galileo. Simplicio ¢ lo sciocco
€ ostinato difensore delle tesi aristatcliche. Impossibile non
vedere litonia gia contenuta nella scelta del nome, che indica
In cbalordaggine della sua scola», come ebbe a osservare Bene-
detto Castelli. La sua «intransigenza, la mancanza di itonia, il
profilo stilizzato del pedante vanitoso, incompetente, borioso,
‘ostinato, pieno di sussiego, senza curiosita, sono funzionali alla
sowersione della sus filosofia nemica di ogni cambiamento»
GBattistini).
Anche questa volia Galileo parte da lontano, nella prefazio.
rne menziona in modo allusivo l'editto del 1646 e i limité della
conoscenza umana, ma poi procede deciso alla difesa delle tesi
cliocentriche. Le prove apportate si tiassumono nelle apparenti
stazioni e retrogradazioni dei pianeti, nella ivoluzione del Sole
su se stesso provata dalle macchie solari, dall'alternarsi del’ alta
bassa marea, assur-o quest’ultimo a prova principale, Ma il
dialogo si presta anche all'inserimento di molte alize matere,
di digressioni che divagano dal principale argomento, imi.
tando, secondo un gusto caro al Barocco, la variera del vero
dialogo, aperto ed elasiico alla multiforme varieta del reale
D'altra parte eta intenzione dello stesso Galileo di comporre
un’«opera assai grande e copiosa di molte noviti
Nella prima gioinata sono abbattuti i presupposti della
scienza aristotelica, ovvero la differenza fra Terra ¢ cieli,
considerati tutti ugualmente corruttibili. La discussione &
incotniciata da un‘apertura e chiusura sullintelletto umano
che, nonostante le sne deboleze e la sua limitatezza sispet-to al sapere divino, riesce tutavia a realizzare «invenzioni
stupendes. La seconda giornata 8 dedicata a dimostrare la
possibilité del moto di rotazione della verra e a smantellare le
ine contrarie, usando il principio della relativita
altrove introdotto da Galileo, ma qui presentato
con ricchezza di particolari. Segue, nella successiva gicrnata,
la tetza, la presentazione del moto della terra intorno al sole,
pit difficile da dimostrare perché fa violenza alla percezi
ne sensibile. La giornata si apre con il ritardo di Simplicio
all’appuntamento, « causa dell abbassarsi della marea che non
consente alla gondola di procedeve, F Pannuncio velato del
tema trattato nella quarta giomata, pit: breve e rapida delle
precedlenti: le maree come prova del moto della terra,
‘La scelta dialogica cra gia implicita, come si & visto, nelle
molte voci che entrano nella forma epistolare del Saggiatore,
cosi come lo scioceo Simplicio & gi anticipato dal personaggio
marionetta di Sarsi-Grassi, Galileo crea perd nel Dialogo un
reale spazio di conversazione, movimenta la storia, suddivi
dendola in quattro conversazioni, di cui indica gli inizi c le
conclusioni, conferisce una personalitA ai personagsi. «Gali-
leo approda ad una soluzione che gli permette di aumentare
la tensione dialettica, di sfogare a sua vocazione polemica,
di realizzate in proprio quel gusto scenico che [...] aveva
coltivato ¢ alimentato attraverso Ja lettura» (Altieri Biagi). Tl
Gialogo tisulta per’ anche il genere che consente l'espressione
delle diverse posizioni, da voce agli aristotelici, non tanto per
obiettivita, perché comunque la negativita di Simplicio non fa
che esalzare le tesi galilciane, ma per il bisogno della nuova
scienza di privilegiare il momento della ricerca su quello della
scoperta, intendere piuttosto che lo scoprire, la discussione
piuttosto che Vaffermazione di una verita,
Le dimostrazioni, espresse in linguaggio matematico e geo-
metrico, sono tigorose, mia vergono sostenute con un discorrere
pedagogico, che prende per mano il lettore incompetente ¢
lo guida a comprendere € familiarizzarsi con i principi della
nuova fisica attraverso le molte esperienze descritte. Galileo
ama moltiplicare le prove, si aiuta con similitudini, apologhi
fe digressioni che presentano Ia realta quotidiana con un lin-
‘guaggio naturale concreto, quasi visibile, e un’alternanza di
registri notevole, Il suo procedere non esclude perd le me
talore, addiriteura il concettismo, usa un lessico espressivo,
GALS BLA PROSASCHRNTIRCA, 455
contamina il discorso scientifico con la satira. I suoi «aculei»
ironici funzionano perché «squalificano le tesi dell’ wwversazio
con la sanzione del tiso, spingendo il fettore a solidarizzaze con
Galileo, lo metiono in guardia contro la frode intellettuales
(Battistini). D'altra parte, in assenza di prove dimostrabili, solo
con un’abile operazione retorica lo scienziato poteva convincere
© raggiungere l'obicitivo che si era posto, di «rifar i cervelli»,
un’espressione che bene rende l'idea dell’ambiziosa riforma
radicale del sapere che si prcfiggeva,
Simplicio rappresenta i pid dogmatici tra gli aristoteici. I
suo stesso linguaggic lo rende oggetto di beffa: «appartiene a
un antiquato universo di discorso, € petsino il suo volgare ne
rispecchia la cultura, non tanto per la frequenza del lessico
scolastico, [...] quanto per il goffa e insistito ricorso al pleo:
nasmo ¢ alle proposizioni enumerative, la cui vacua sonorita &
sovente marcata dall'inelegante rosario delle rime» (Battistini).
La fissita del suo sistema non gli consente nessuna mobilits,
nessuna ironia, mencre le battute ironiche ¢ le occasioni di
comicit3 alle sue spalle sono numerosissime.
1.6. Le lettere
__ Nella chiusa del Déalogo, Galileo pone in bocca a Simpli-
cio l'obiezione che Urbano VITT gli aveva sempre opposto: la
libert di Dio di fare che le cose potessero andare diversamente
dalle leggi che Galileo, o la sapienza umana, credono di avere
individuato nel funzionamento della natura, Fu forse questo
modo di trattare le indicazioni del pontefice a preparare il ter-
reno ea portare al processo contro Galileo, accusato di avere
trasgredito le ingiunzioni del 1616. Nonostante gli interventi
numerosi a favore di Galileo, dei diplomatici di Toscana e degli
amici, gli fu intimato di presentarsi a Roma per rispondere al
Sant'Utfizio di ben etto capi di accusa, che riguardavano la
presentazione della tesi copernicana, Pittisione della filosofia
tradizionale, la parita tra intelletto umano e divino.
Galileo tenté in ogni modo di evitare i viaggio (era ormai
settantenne ¢ in cattiva salute), ma dovetie cedere ¢ presentarsi
a Roma, dove ricevette infine una condanna assai pia dura di
quanto si aspettasse: doveva abiurare, subire una pena detentiva,
impegnarsi a non trattare pi della mobilita della terra e dellastabilita del sole, Il Dialogo venne proibito, leliocentrismo,
per espressa dichiarazione papale, fu considerato contratio
alla fede, quindi eretico. NelPabiura, accettata senza resistenza
da Galileo, fallivano tite le speranze di rinnovare il sapere
fondandolo sulla conciliazione della nuova cosmologia con
Te Sacre Scritture. Alla fine del 1633 gli venne consentito di
tomate a casa, ma con il divieto di ricevere visitatori. Era una
forma di segregazione domestica, che pero fu particolarmente
dura perché di ft a qualche mese gli venne anche a mancare
Yainata figlia Virginia, suor Maria Celeste, che dal convento
slicra sempre stata vicina, Al igore della segregavione trovava
conforto solo nella corrispondenza con estimator! curopei
con amici, che alleviarono anni resi cupi anche dalla malattia
e, per ultimo, dalla cecita,
Galileo scrisse moltissime lettere, che sfortunatamente non.
ci sono rimaste al completo. II suo epistolario si estende dal
1588 al 1642, i allarga a tutta l'Europa c coinvolge le massime
personalita della storia intellettuale italiana ed europea, Sono
rivolte a familiati a scienziati, a ecclesiastici, a uomini di stato.
lustrano proposizioni e teoremi scientifici oppure trattano del
rapposte tra scienza c fede, ma spess0 registrano le variazioni
del suo anima. Le lettere delineano una biogralia umana e
intellettuale di straordinario vigore, ricostruiscono la figura
dell'uomo ¢ dello scienziato attraverso le sue stesse parole ¢
consentono una conoscenza pili profonda della mentalita ¢
personalit’ di Galileo. ’
gli amava evidentemente questo mezzo di comunicazione,
cui affidava la sua ansia di proselitismo anche tra i non specia:
list, la simpatia per coloro che si avvicinavano alla curiosita di
sapere da posizioni lontane. La leitera si prestava alla comuni-
cazione quotidiana della scienza, gli consentiva quell'affabilita
del discorso che cetcava anche nei trattati pid impegnativi,
permetteva Dimpiego di un linguaggio non esoterico. La sua
pazienza pedagogica siestendeva anche agli aristotelici, che gli
si opponevano ancora negli ultimi anni, Ma a quelli che come
lui pativano il desiderio di liberare il pensiero dalle angustie
contemporance egliaffidava quasi con innocenza il suo animo.
Le lettere di Galileo accompagnano tutta la sua vita, anzi
si fanno pit intense nei periodi di maggiore sconlorto, e ci
rivelano aspetti che nelle prose taglienti del Saggiasore c del
Dialogo o in quelle tecniche di tante altre sue opere non hanno
GMMED ELA PROSASKIENTINCA 457
spazio. Vi appare le sorpresa ¢ Ventusiasmo per la scoperta,
lo stupore e la meraviglia per la configurazione dell'universo,
Pumile accettazione del suo layoro come un mandato divino,
Ma vi é anche lo sconforto nelle prove, siano esse le malevo.
lenze o siano le angosce dellesistenza. Mostrano il lato meno
evidente dei suoi seritti polemici, cio’ Pingenuiti con cui &
incapace di vedere le trame che sltri gia intravedono intorno
a lui, relative per esempio alle posizioni del Sant’Uffizio, deli-
neano i retroscena celle condanne, l’agire delle varic forze in
campo, religiose, intelettuali, politiche sul teatro della diplo
mazia romana. Commovente & a volte il picyarsi di Galileo ai
sentimenti piti umani, come dopo ls perdita della figlia, quando
sconfortato confessa di sentirsi da lei chiamato alla morte.
Lo scopo comunicativo prevale, la scrittura & controllata
¢ raramente eccede o esce dal soggetto di cui si occupa. Sono
scritti dettati dalla necessita di comunicazione ma rivelano una
grande petizia retorica, sebbene non lascino campo a digres-
sioni leticrarie. Le strategie nel’ organizaazione dei pensieri ¢
nella scelta Linguistica e stilistica sono sempre perfettamente
calibrate. Le lettere di Galileo, per la bellexza c il nitore della
lingua, per la combinazione di inventivita c rigore, per |
tensitd degli affetti, per la limpiditi e chiarezza nel trattare di
problematiche scientifiche, per la lucidita e la competenza con
cui affrontano il problema della conciliazione della fede con le
indagini sulla natura, peril coraggio e la costanza che mostrano
nella ricerca come nelle avversit’, sono tra le pagine pit belle
della nostra storia letteraria, In esse emerge la straordinaria
associazione di precisione ed eleganza, emblematica di tutta
In prosa galileiana, di franchezza e liberta di pensare, che si
manifesta in un provedere tranquillo, sicuro e non forzato,
Abbinano storia della scienza, autobiografia, cultura umanistica
© molti interessi che Galileo coltivava, come 1a musica e le
arti. Si tratta anche di una serittura dalla forte marca etica,
per l'ardore nella ricerca di verita e per lapertura e vivacita
dei rapporti umani instaurat
Nel 1638 fu concesso a Galileo di porer lasciate la casa
di Arcetti per recarsi a ricevere cure a Firenze. Si dedicava in
guegli anni alla stesura dei Discorsi e dimostrazioni matematiche
intorno a due nuove scienze, un testo che apparve nel 1638 a
Strasburgo. Era ancora un dialogo con gli stessi personaggi,
Sagredo, Salviati, Simplicio, ma usciva fuori d'ltalia, dove erano458 cAntovo vETEEESINO
nel fraitempo state pubblicate anche le traduzioni latine del
Dialogo (Systema cosmicum, 1635) e della Lettera a Cristina
di Lorena (Nov-antiqua (...] doctrina, 1636) a cura dei fedeli
seguaci Elia Diodati, Nicold Fabri di Peiresc e Matthias Ber-
negget: Hgli continuava a lavorare, condiuvato dal 1639 dal
giovane Vincenzio Viviani, che viveva nella sua casa, Lrultima
sua opera, la Lestera al Principe Leopoldo di Toscana (1640),
riguarda la luce lunare e costituisce la risposta a Fortunio Liceti,
un aristotelico ittiducibile. Si spense ad Arcetri nel geanaio
1642, dopo breve malattia, La sua sepoltura fu attristata dalle
rettezza della condanna, ma i suoi libri circolavano ormai
ampiamente oltralpe e le sue idee anche in Talia
2. I galileiani
2.1. Collaboratori e allievi di Galileo
T giovani che ebbero a conoscere Galileo, personalmente
© per via epistolaze, a seguirne le lezioni, a collaborare con lui
furono facilmente conquistati dalla sua cordialita, schiettezza
¢ umanita, dalle sue scoperte, dalla novit’ del suo metodo.
Nonostante le sconfitte e gli ostacoli il seguito di studiosi fu
largo, solidale e fecondo olive che in scoperte, che aprirono la
strada alle auove discipline sperimentali, anche in opere che,
pet le esigenze del nuovo metodo, preferiscono il volgare €
tuna prosa esatta, ticca di partecipazione umana ¢ letteraria’
mente consapevole. Questi scritti volevano rispettare e cogliere
immensa ricchezza del reale, che Vrrigidimento della scienza
aristotelica, ligia a forme e linguaggi paralizzati sulla tradizionc,
non consentiva di vedere.
Te censure subite da Galileo agirono in qualche modo
negativamente sulla comunicabilita delle nvove conquiste:
Jo si vede dal fatto che il dialogo non fu pith praticato dagli
allievi di Galileo, né dal matematico Bonaventura Cavalieri né
da Benedetto Castelli, perché si presentava come un genere
troppo tischioso.
‘Castelli (1578-1643), benedettino, professore di matematica
a Pisa, destinatario di una delle Lettere copernicane, sodale del
maestro nell'ambiente accademico toscano e presso la corte dei
Medici, opcrose difensore ¢ consigliere nei difficili anni della
cuuz0 Pt TRosAscunrica 439
denuncia ¢ delle poleniche romane, abbandond la cosmologia ¢
e prefes gli studi di idraulica, tratando cost delle acque, uno
dei temi pit: amati dalla letteratura barocea. Compose Della
tmisura dell acque corsenti (1628), in cui applicd i principi della
fisica galileiana alla dinamica dei fluidi, la Seriteura sulle Paludi
Pontine, per la loro bonifica, ¢ le Considerazioni intorno alla
laguna di Venezia, per la salvaguardia di quelle acque.
Lespetienza personale @ di grande imporsanza nei suoi
seritti, le sue incagini nascono dalla sua inesausta curiosita,
lal suo desiderio di osservare, sperimentare, problematizzare.
La sua prosa é limpica, chiara e scandita. Spica la de
precisa che traduce losservazione del fenomeno; dietto Focchio
appare attiva T'intellgenza che scruta ¢ indaga, scopre rela-
zioni e formula quesiti c domande. Senso, ragione, esperienza
coincidono per la conquista di un nuovo sapere. Sebbene in
genere domini una cordialita sorridente, non manca di aculei
ironici, come nel trattatello epistolare noto come La mattona-
ta, E questa una letera indirizzata a Galileo il 13 agosto del
1637 in cui spiega il fenomeno del calore in rapporto ai colori.
Protagonisti sono, oltre allo scrivente, un ragazzino sveglio che
coglie i problemi in campo e un maestro aristotelico dileggiato
pet [a sua fedelti a una filosofia libresca. Castelli attraversa in
poche pagine tutti i registri, da quello novellistico dell’aned-
doto al lamento per la sorte dell’Ttalia, dal rigore geometrico
della dimostrazione alla spiegazione resa familiare attraverso
similitudini ¢ metafore
Fu sempre vicino al maestro, procurandogli allievi, che
potevano cosi beneficiare dell’insegnamento di Galileo,
assicurandogli una compagnia degna: Torricelli e Viviani
giunsero a Galileo attraverso Castelli. Egli stesso continuo a
inviargli, quando fu colpito dalla cecita, i risulrati delle proprie
oxservazioni. Le sue lettere ci restituiscono l'immagine di un
uomo di schietta coerenza ¢ capace di umana partecipazione ai
‘casi della vita, Sottrasse i suoi studi alla filosofia per dedicarli
sempre pid all’ingegneria, utile, come egli dichiara, all’univer-
so, Amé insomma rendere pratica la sua scienza, rivolgendo
la speculazione teorica al servizio di un sapere finalizzato alla
«pubblica utilitin.
Una prosa inquicta, che riflette la personalita del suo
autore, si ha nelle opere in volgare di Evangelista Torricelli
(1608-1647), Dopo i petiode accanto a Galileo, fu segretario460. caomeco venreae#si90
di Giovanni Ciampoli, che influi di certo sulla sua formazione
letteraria. Fu poi nominato filosofo e matematico ducele dai
Medici, lavord quindi assicuamente a Firenze, portando a felice
accertamento i suoi esperimenti sul vuoto ¢ sulla pressione.
Dopo il giovanile tratiato De motu proieccorum e altre opere
gcomettiche, scritze in latino proprio perché rivolte a «filosoli»
@ non a del fatto, ingegno «pid maturo che acuto», «pesato
giudizio» e «abito della prudenzer, Lo storico ha il dovere
di cercare le ragioni delle azioni, non accontentarsi dei fatti
che soddisfano una mera curiosita. E dunque un indagatore
di cause, un interprete degli eventi, un formulatore di ipotesi
Approssimarsi alla verita & frutto non solo della sua onesta ¢
della possibilita di accedete agli archivi, ma anche della forza
delle congetture che sa formulare, La storia per Mascardi &
narrazione, tessitura delle gesta, @ «verificato racconto delle
cose accadute e non le stesse cose aceadlute», non & fatta delle
reliquie ovvero degli oggetti, che appartengono all’antiquaria,
né deve trasformare il personaggio in eroe. Deve essere un
racconto che giova per diletto, pur non cedendo al verisimile,
‘ma armandosi del vero; servira da incitamento alla vievti ¢ alla
grandezza delle azioni. Pet Mascardi la storia insegna ¢ della
storia ci si deve giovare perché la sola esperienza non pud
consentire quel grado di prudenza necessario alla gestione
politica. La memoria degli avvenimenti umani non é in sé fine,
‘ma mezzo, menire fine uktimo & utile congiunto al diletto.
33. La scrittura spevzata di Virgilio Malvexi
Se Agostino Mascardi prende a modello Livio, & Tacito lo
storico che pitt affascina il Seicento, perché meglio sa rivelare i
segreti di un impero, Linteresse per Tacito induce a guardate gli
arcani nascosti dictro i fatti umani, a passare dalla storiogcalia
tetorica di stampo ciceroniano a quella politica, Ma la vitalica
di Tacito va cezcata anche nelle soluzioni stlistiche, nella sua
prosa seeca e vibrante, rica di svolte impreviste, di echi in-
termi, e negli elementi moralistici che egli ingloba agli eventi.
La storia secentesca infatti abbandona volentieri la natrazione
per la formulazione di aforismi e di una lezione morale.
‘Questo problematico atteggiamento verso la storia associato
al modello di Tacito appare nello scrittore bolognese Virgilio
Malvezzi (cap. XXII § 4.1), autore di trata politici, di bio-
grafie romanzate, di opere storico-propagandistiche, di pagine
di acuta osservazione morale. In lui la ricostruzione storica
trare anzitutto limprevedibiliti dei casi umani,
quindi evidi delfinsegnamento che dalla storia
si pud trarse. Egli sostiene piuttosto che la sola esperienza o la
sola riflessione sui fatti umani possono essere maestre di vita
Cosi la sua scrittura @ fatta di intermittenze e di sospensioni,
alla nartazione fa seguire pagine di sentenze e aforismi, in cui
couelea problemi c rilessioni, Anche lo stile spezzato e laconico
sembra tradire Patteggiamento sfiduciato rispecto alls possibilita
di capire e financo di ricostruire il passato con coerenza. Eali
assorhe la lezione del neo-stoicismo, come rinuncia all’azione,
mma proprio nello studio dei casi e dei comportamenti umani
attinge per illuminare enigmatica natura umana.
La sua prima opera, Diseorsi sopra Cornelio Tacito (1622),
rratta della zagion di stato riproponendo sostanzialmente le
idee di Machiavelli. Nei romanzi storici che seguono, Romulo
del 1629, Tarquinio Superbo del 1632, Davide perseguitato del
1634, la narrazione @ continuamente interrotta da giudizi mo-
rali, expressi in forma di massima, Lo studio dei meecanisini
del potere conduce Malvezzi a un pessimismo che si riversa
nel giudizio sulla sua eta. Lo stile, sopratrutto dell'ultimo rac
conto, & lapidario, non indulge a metafore, concetti ¢ iperboli,
ma tende ad assumere la forma del?aforisma, Dal pessimisma
sull’womo nasce il ricorso al rispetto delle legai di Dio e di
natura, alla moralita che sola distingue Puomo dalla bestia.
Ma la 'virvi non garantisce il successo, che dipende invece
dalla fortuna.
Emblematica rappresentazione di un ministro, simbolo di
govern, & il Ritratto del privato politico cristiano, uscito nel
1635 ¢ tradotio subivo in diverse lingue curopee. Il «privato»
& qui il Conte Duca ¢’Olivares, favorito del re di Spagna, colui
che wha da essere privato della propria volonta e di tutti i sui
alfetti, di tutte le sue passioni, e trasformato solamente nel
servizio di Dio ¢ in quello del suo signore». Malvezzi costruisce
un personaggio tutto dedito al sto compito, fedele al sovrano
e capace di ogni sactificio per la causa del suo re, La funzione
di «privato» € quasi una missione, un’ascesi, un cammino di
perfezione verso Pannullamento delle proprie volonta. Anche
in questo tratiato storico sono mescolati narrazione e aforismi480 cansrace vexnquarnso
Gia apprezzato per il Romolo da Baltasar Gracin, Mal-
vezzi ottenne con il Riératto tale sucesso da essere chiamato
alla corte di Spagna come storico ufficiale. In questo ruolo
fu anzitutto un apologeta, indirizzato a costruire il consenso
intomo al re e al Conte Duca, La sua idea era questa: che un
cattivo principe, in un panorama europeo disastroso, fosse
comunque meglio della tisannia e che un sovrano assoluto
‘ottimo potesse migliorare Ic sorti umane pid di utopici sogni.
3.4, L’sistoria del Conctlio di Trento» di Sforza Pallavicino &
altra storiografia
La condanna all'Indice, cui venne sottoposta Popera di
Sarpi, non fece che renderla pitt appetibile all’Europa prote-
scante, mentre la Chiesa non era stata ancora in grado di office
aleuna ricostruzione dell’evento che fosse da essa accreditata,
Tincarico fu affidato dapprima al gesuita Terenzio Alciati,
che raccalse un’infinita mole di documenti, ma non giunse
alla stesuca di una replica. Alla sua morte il compito venne
alfidato al confratello Sforza Pallavicino (cap. XXTT § 4.2),
che in pochi anni riusci a orgenizzare il materiale raccolte
dall’Alciati in una Istoria del Concilio di Trento in ventiquattro
libri, che vide le stampe tra il 1656 e il 1657, Pallavicino valle
per la sua Istoriz anche una revisione linguistica, secondo i
dettami della Crusca, ¢ aggiunse un ulteriore volume nella
seconda edizione del 1664.
U papato ziusci cosi ad avere non una mera controffensiva
apologetica, ma un testo capace di far fronte a quello di Sarpi,
perché costruito con chiarezza in un’efficace forma letteraria
La differenza fa le due Istorée conciliari sta proprio nel di-
verso peso della materia documentaria: Puna @ frutto di una
Ficostruzione personale, interpretativa dei fati, caratterizaata
da passione e veemenza, Valera, esposta in bella forma, mo-
stra l'abilita di Pallavicino nel ricostruire sistematicamente i
fatti € nell’esporli con una prosa chiara, distinta, logica ed
efficace. Non per questo rinuncia a essere esempio di storia
mista d’apologia
Pallavicino si avvale di una metodologia della sicerca
storica profondamente rinnovata dal confronto fra cattolici e
protestant. Ogni confessione si richiamava alla tradizione e
attraverso la ricostruzione della storia del crstianesimo morivava
le scelte teologiche. Lintento di «dileguar (...] quell’ombre
sparse d’intorno al Concilio» & dichiarato espressamente
apertamente da Pallavicino, che professa la sua appartenenza
al cattolicesimo, garanzia per lui di verita e di rispetzo dell’ope-
rato di chi aveva voluto quel Concilio. La sua non fu perd una
storia fortunata, perché edita in un tempo troppo lontane dai
fervori che Vayevano generata, quando ormai Europa, e con
essa la Chiesa di Roma, uscivano dalla guerra dei Trenvanni
con equilibri ¢ forze del tutto mutate.
Fondamentale per Ia ricerca storica era stata la lezione di
Cesare Baronio, discepolo di san Filippo Neti, che, coadiuvato
de-un folto gruppo di collaboratori, compose gli Annales eccle-
siastici fondati sulla base di una solide erudizione, ricostruzione
storica, filclogia, Queste ricerche insegnarono il tigore nell'uso
dei documenti ¢ favorirono la ricostruzione della storia della
Chiesa delle origini ¢ la rivisitazione delle catacombe, quindi
la nascita della sistematica indagine antiquaria
Linteresse degli storici si sposta nel Scicento sull’Europa,
poiché Tilia appare evidentemente ai margini dei grandi eventi
Hel epoes. Mall sono gl toric iepegnat pellealeostrasions
e deserizione degli eventi del secolo. L’accadimento che suscita
maggior interesse é la guerra di Fiandra, su cui scrive Guido
Bentivoglio Delle guerre di Fiandra in ventiquattre libri usciti
tra il 1632 e il 1639. Fondandosi su sicure fonti diplomatiche
e sulla sua esperienza di ambasciatore, Bentivoglio rivela gli
{nttighi delle corti in pagine eloquenti e commosse. La sua ptosa
2 senza interventi motalistici, sceglie uno stile classicheggiante,
disdegnando effetti di soxpresa € meraviglia
Anche gli eventi di Francia, le guerre di religione ¢ Pin-
staurarsi di un regno assoluto furono oggetto di attenzione.
Interessante ricostruzione, anche interpretativa, ne fa Enrico
Caterino Davila, che, nella Istoria delle guerre civil di Francia
(1630), sostiene la tesi che non di lotte confessionali si sia
trattato, ma di confliti di interessi politiei divergent, gestiti
secondo i principi dela ragion di stato
Una delle prove pit interessant della storiogeafia secentesea
& Vistoria della Compagnia di Gest (1653-1673) del gesuita
Daniello Bartoli (cap. XXII § 4.1 e cap. XXIII § 3). Si com-
pone di diverse parti, di eui le piit nuove sono le ricostruzioni
delle vicende dei missionari gesuiti in Asia ¢ in Giappone.482 cumrexo wrngmarTseamo
Fondandosi sulle lettere ¢ le relazioni che dalle missioni i padei
mandavano regolarmente ai confratelli a Roma, Bartoli traccia
un grande, preciso e scrupoloso disegno degli eventi, certamente
ccelebrativo apologetico, ma suggestivo nella presentazione di
mondi esotici e meravigliasi, paesaggi pittoreschi ¢ inusuali. |
missionari agiscono come etoi della fede e vengono rievocati
con pattecipazione umana e con uno spirito di osservazione
mobile e attento.
‘Anche la storiografia artistica conosce un capitolo impor
tante, che risente dell'influenza del modello vasariano (cap.
Y $72) In forma di hiegelle infant tone cotinorte le
originali Vite de’ pittori, scultori ed architetti moderné (1672)
del bolognese Giovan Pietro Bellori. Fal si ferma pit sulla de-
sctizione di opere e su osservazioni tecnico-stilistiche che sulle
notizie biografiche, Bellori & lontano da una visione platonica
dell'arte ma anche dagli eccessi dell'artficio e dallinteresse
per la rappresentazione naturalistica.
4, Letica in corte
4.1. La Dissimulaxione onesta» di Torquato Accetto
_La pessione pet l’indagine sull’essere umano, che si vede in
Malvezzi, fu un denominatore comune del secolo, Il Seicento fu
attraversato da tensioni e sofferenze, contraddizioni e miserie,
guerre totali e contrasti acuti, che invitavano a interrogarsi su
cosa sia 'uomo. Un modo di teagire allinstabilita della eondi-
zione umana fu V'interpsetazione cristiana della filosofia stoica
Le resistenza morale di fronte agli eventi sconvolgenti della
storia era stata proposta da Giusto Lipsio, filosofo fiammingo
che quella instabilita aveva sperimentato e contro di essa avewa
tovato rifugio nello studio di Seneca e di Tacito, Il suo De
constantia, radotto anche in italiano (Della costanza, 1621), offi
un modello di ascetismo cristiano e di edueazione della volon-
12, Liessere morale, secondo il neostoicismo di Lipsio, doveva
affrontare il male per vincetlo, Caesistendo il male cal bene
per disegno divino, lindividuo ha il dovere di non ignorarlo,
‘ma attuaze nella convivenza con gli altzi esseri umani la virtit,
owvero essere fedele alla legge umana e divina. Lo stoicismo
divenne una sorta di complementarieta al cristianesimo, specie
LLAraosasronica now aD
per i pensatoti scettci, ¢ di stoicismo si animazono i moralisti
credenti come Malvezzi, In ambito teatrale se ne setvirono i
drammaturghi nel costruire gli eroi della volonta, perno delle
tragedie cristiane (cap. XXVIL § 3.1)
Lo studio dell’essere umano, alimentato anche dalle rela-
zioni dei viaggiatori e dei missionari, trasse materia dagli eventi
del momenta per lanalisi dei comporamenti, delle ambiguita
dei segni e del linguaggio, della guerra permanente dell’'uomo
conto altri uomini, evidenziando lopposizione fra essere ¢
apparire. L'individuo avvertiva drammaticamente la necessita
di sapersi orientare in un mondo minaccioso e oscuro, in una
societa dominata de poteti assoluti, In quest'epoca di soprusi
¢ violenze venne ripreso il vecchio adagio «homo homini
Lupus». In tale quadro appariva evidente che Fessere umano
doveva continuamente stare sulla difensiva rispetco ad altti per
salyaguardate il proprio esistere e dargli senso.
Anche se poco diffuse all’epoca, il breve trattato di Terqua-
to Accetto Della dissimulazione onesta tappresenta Vanalisi pitt
emblematica di questa difficile condizione dell’essere umano
nel Seicento, Il volumetto usci nel 1641 a Napoli, dove l'autore,
nato a Trani forse nel 1590, si era trasferito come segretario
dei duchi di Carafa eAndria, Ti Accetto poté frequentace
FAccademia degli Otiosi e comporre rime amorose (uscite tra
il 1621 e il 1638). Di lui nulla si sa pit dopo il 1641.
Nella Dissirzulazione onesta Acceso sostiene che la verita
& da venerare, ma eppartiene alla dimensione divina, Nella
condizione umana, caduta per il peccato, invece nulla é fermo,
tutto 2 apparenza, arche «un volto di rose [...] gid non & altro
che un cadavere dissimulator. La carne ci rende «simili ai
lupip, percid dissimulare é un bene, fa superare la limitarezza
dell’essere umano, é una virtii non un vizio. La dissimulazione
nasce con Pessere unano, o meglio col peccato, ed & frutto
della cacciata dall Eden, della consapevolezea del’indegniti
umana, Non @ solo difesa e convenienza, una «corazza per il
cuore», ma un dovere per la civile convivenza, una regola di
«creanza>. Nulla di buono @ nella manifestazione delPessere
com’, 'uomo é soggetto al mutamento e non é pitt ogei quel
che era icri, La volonti di palesarsi @ sconveniente, poiché
non si conosce mai essere vero, Dietro ’apparenza ¢@ una
sostanza fatta di «duel oggetti», tra cui essere umano @ il pid
labile ed evanescente,484 carmovo vaenquireso
Accetto, riflettendo sul comportamento generale, deduce
che per la pace ela quiete nella societi @ meglio nascondersi,
cosi & amator di pace chi dissimula con lonesto fine che
dico, tollerando, tacendo, aspettando, e mentre si va rendendo
conforme a quanto gli succede, gode in un certo mode anche
delle cose che non ha, quando { violeati non sanno goder di
quelle che hanno, perché nell’uscir da se medesimi, non si
accorgono della strada ch’é verso il precipizion. if
Ma quale valenza etiea ha questo
senza di essa, Ma Ja dissimulazione & un’arte che si apprende,
sauna profession, della quale non si pud far professione, se
non nella scola del proprio pensiero». Essa corrisponde a un
disegno di superiore ordine ed & percid per Accetto alleata della
Provvidenza, In particolare essa consente allindividuo indifeso
di costruite intorno a sé una fortezza ¢ di isolarsi come fanno
i potenti: «senza tanta spesa, pud ogni uomo, ancorch'esposto
alla vista di tutti, nasconder i suoi affari nella vasta ed insieme
segreta casa del suo cuore». Necessaria alla vita, la dissimulazio:
ne difende la verita, armandola, La trasparenza dell’essere pet
Accetto 2 solo un sogno, un artificio letterario.
Tl trattato ha una sua corrispondenza nella letteratura
europea, La segretezza @ l'aspetto piti proprio dell’uomo
barocco, che si nasconde nelle ipocrisie ¢ nelle malizic, ¢ nel
buio meglio conosce la sua profondita, pit liberamente agisce,
el bene e nel male.
42. I «saviow e la corte
Accetto fa della dissimulazione una vist tanto publica
quanto privata, ma é legpibile tra le righe un indiizzo pretta-
Lavina stoea ea 45
mente politico del trattato, La corte @ il luogo per eccellenza
in cui prudenza e pazienza sono messe a prova, tanto che &
ben evidente loppos.zione principe-segretario nel titratto che
Accetto fa del primo, chiuso nel suo studiolo, difeso e pro-
tetto, «segregaton, della cui condizione il segretario & invano
desideroso, La dissimulazione resta per quest’ ultimo la sola
difesa praticabile,
Lamaggior parte dei trattati di comportamento del Seicento
riguardano proprio le condizione dell’ uomo di studio (il savio,
il letterato, il segretario, il consigliere) nella corte, Nella terza
decade del secalo Pargomento ebbe uno specifico spazio in
una disputa della bolognese Accademia della Notte c vide due
tesi opposte divenire opere ben ponderate ¢ documentate. Dei
due incaricati di vagliare la questione, Mattco Peregtini (cap.
XXII § 2.1) comineid con una tesi espressa in Che af savio &
convenevole il cortegztare (1624), cui segui I! servizio negato
at savio (1626) dell’oppositore Giovan Battista Manzini (cap.
XXVIIL § 1.3).
Presupposto del Peregrini @ che la socialita sia condizione
naturale, quindi dovere dell'uomo, Al savio, che per sua sapien-
za pud vivere bene anche isolato, spetta percid di collaborare
al governo della cosa publica, come consigliere del principe,
ovvero aintelletio della repubblices. Deve tesmettere la vera
sapienza, dono divino, che aiuta a realizzare il bene pubblico
anche contro astuzie ¢ soperchicric, La vita nella corte non
intacca la liberta che gli dettano ragione ¢ virti, ma il suo
ruolo & inequivocabilmente dipendente dal principe, signore
assoluto della cosa pubblica.
Alle tesi del Peregrini si oppongono quelle di Giovan Batti
sta Manzini (1599-1664) che, basandosi sull’autorita indiscussa
del principe, nega l'uilit& dellimpegno del «savio» nella corte.
Contro i capricci del principe che oppone difficolta, quando
non aperta ostiita e inganni, il «savio», secondo Manzini, non
uo, con i suoi meriti personali, fare nulla per la costruzione
di un sapiente reggimento pubblico, La corie percid appare
come un teatro, dove si insccnano i piti forti antagonistni, le
sptegiudicatezze, le astuzie, un Iuogo dove tra bene © male
non si fa differenza. Quindi il «savio» non pud figurarvi che
come «pappagallon, «cimia», «cane». Tl solo luogo della sag-
Reza é la solitudine, in cui solo si pud esercitare un servizio
di bene pubblico.486 camaro enquermsNo
11 dibattito nel giro di qualche anno si spostd a Roma, dove
altre figure, quali Sforza Pallavicino e Agostino Mascardi, fe-
cero eco nelle accademie romane degli Umoristi e dei Desiosi.
Mascardi pubblicd una raccolta di Saggé accademici (1630),
in cui rinnovava Pargomentazione a sostegno della presenza
del «savio» in corte a beneficio del bene comune. Secondo
Mascardi la «corte cristianay non pud avere i difetti delle corti
antiche e pagane, essendo animata da intenti di bene, quindi
la diffidenza verso di essa non ha motivo di esistere
Matteo Peregrini replicd al Manzini una decina di anni
dopo, ribadendo pli stessi prineipi, con la Difesa del savio in
corte (1634) ¢ Della pratica comune a principi ¢ servidori loro
(1634), NelV’ultima opera sull’argomento, la Politica neassina
(1640), Peregrini ancora riflete sulla figura del letterato in corte
¢ fa derivare la qualita del goyerno dai ministri: «le calamit’
de’ popoli hanno cagione ordinariumente non dal sovrano,
ma cla’ ministri cattivi». Peregrini ritorna sul problema della
ragion di stato, cui attribuisce il carattere scellerato di alcune
scelte dei principi. Quando il principe finalizza il governo alla
sola «conservazione», ovvero alla ragion di stato, negando il
legame fra govemno e religione, pecea persino, a suo avviso,
di desa maesti divina>.
5. La parola dello spirito
5.1. Voratorta sacra
La forte spinta innovativa che il Concilio di Trento (1545-
1563) rappresentd per il mondo cattolico ebbe un influsso
indiretto ma notevole anche in ambito letterario. Tutte le for
me di significazione e di comunicazione, da quella liturgica a
quella ofatoria, da quella artistica a quella musicale, da quella
architettonica a quella poetica, vennero investite del compito
di trasmettere Portodossin e di incentivare il disciplinamento
voluto dal Coneilio.
Il genere che meglio rappresenta questo fervore intorno alla
parola & quello delloratoria sacra. La predicazione di quest’et®
cottispose a uno sforzo immane di uniformazione spirituale &
di crescita culturale del mondo cattolico, un impegno pensa
to secondo un piano di ampio respiro, che fu realizzato con
‘tammasa stonea nwoRM? 487
diversa intensitd e diversi metodi, adattandolo alle necessita
e ai gusti del pubblico. La cultura barocca @ una cultura di
persuasione e la predicazione fu il mezzo di comunicazione
di massa privilegiato; di qui la proliferazione di trattati di
oratoria sacra, di repertori di materiale predicabile, di raccolte
di prediche e di panegizici, sermonari, quaresimali, relazioni,
che testimoniano unattivita feconda intorno alla trasmissione
della parola e alla preparazione del clero in fanzione della
proclamazione dell'aapuncio evangelico,
La predicazione si approprio di tutti gli strumenti di per:
suusione ereditati dala tradizione classica e umanistica, ovvero
dei trattati di retorica di Aristotele, Cicerone © Quintiliano,
rivisitati attraverso sant’ Agostino ed Erasmo. Fecondlissimo fut
lo scambio con il mondo letterario, I predicatori, che spesso
erano gli ecclesiastici pitt avvertiti ne osservare V'evolversi del
gusto, giocarono un tuolo importante nel determinare la moda
letreratia del secolo. I trattati di oratoria sacra si imposero come
manuali di retorica non solo funzionali alla predica. Poiché la
lingua volgare costituiva ovviamente il veicolo linguistic del
predicatore, le retoriche sacre attinscro alla levteratura italiana
esemplificazioni ¢ ne interpretarono le figure € gli stili. Ogni
ordine religioso cercé di dotarsi di un manuale in cui rifletteva
i suoi criteri retorici,
‘Di particolare fortuna fu la predica a concetto, che si era
imposta gia alla fine del Cinguecento, Nel sue Carznocebiale
aristotelico (cap. XXUI § 2.2) Tesauzo la definisce come un com-
posto di «materia sacra, fondata nella divina autorita» (Sacre
Scritture), e di «forma arguta, fondata in qualche metafora».
I aconcetto predicabiles, di cui si compongono le prediche
alla moda, risulta cio una frase della Bibbia combinata con
un’applicavione metaforica, percid destinata, peril suo carattere
ingegnoso, a soddisfare il gusto di un pubblico colto ¢, per il
suo carattere figurato, a soddisfare anche quello meno colo,
proprio per l'efletto di meraviglia che muove limmaginario
delPuditore.
Non fu per ragioni decorative che la predicazione si arziechi
di tanta retorica, ma pet necesita comunic Limpegno
fu tale che Poratoria sacra divenne un genere alla moda, con
risvolti letterari tanto importanti da indurre persino uno scrit-
tore profano ¢ versato in altri generi, Giambattista Marino,
a misurarsi con il genere nelle sue Dicerte sacre (cap. XXV488 cxPMOLoviNNIOURrERESINO
§ 3), che propongono un nuevo modo di predicare, definito
poi predica a impresa, incentrato su una figura sola su cui si
articola, con un dispiego inusuale di erudizione, una trattazione
ampia, che trova nellimpiego morale e spirituale la sua gi
stificazione e che avra una larghissima fortuna, Verso la m
del secolo si avvertirono le prime critiche verso questo modo
claborato di predicare. Non che ne risultasse un improvviso
cambiamento, perché per molti decenni ancora si predicd
secondo i modello impresistico ed enciclopedico, ma nelle
espressioni tcoriche iniziarono a formularsi avvedute critiche
€ propositi alternativi.
5.2. Paolo Segneri e i quietisti
La predicazione del gesuita Paolo Segneri (1624-1694) mise
in atto il rifiuto di questa moda oratoria ed & in genere assunta
come spartiacque tra una predicazione fiorita di ornamenti,
metafore, similitudini, concetti imprese, simboli, che sembrano
soffocare la materia sacra, e una predicazione che si fonda su
un’eloquenza «soda ¢ popolare» (Muratari), Segneti, nativo
di Nettuno, studid al Collegio Romano sotto la guida di un
maestro d'eccezione come il cardinale Sforza Pallavicino, che
influi profondamente sulla sua formazione letteraria. Autore
di trattati moral, If cristiano istrudto, L'incredulo senza scuse,
La manna del! anima, Sepneri fu poi consigliere del Grandu
di Toscana e del Duca di Parma, ma si dedicd per molti anni ai
cicli di predicazione quaresimale e missionaria, rivolta agli umili
nelle campagne italiane. In queste predicazioni egli poneva la
retorica in secondo piano, fondando la persuasione sul convin-
cimento interiore. Nei trattati di oratoria sacra dei gesuiti gia
all’inizio del secolo si raccomandava ai predicatori Fattenzione
alle passioni e Tinfluenza sugli affett, con cui la persuasione
poteva insinuarsi negli animi piti soavemente. Questa forma di
predicazione mirava ad umanizzare la dottrina cristiana, agendo
sulla volonta, mentre quella concettista agiva sull'intellctto.
Nelle prediche stampate, i Panegirieé sacri (1664) e il Quare-
simale (1679), che @ considerato il capolavoro dell'oratoria sacra
barocea, appare tuttavia Ia competenza retorica del Segn
Con una parola penetrante, amabile e sorridente egli 1
a audo i problemi morali: ipocrisie, violenze, prevaricazioni,
LAIHOSASTOMCA ENORALE 489
ingiustizie, orgoglio, sofismi, la cultura delVonore della nobilta
Utilizza anche il meraviglioso, non come gioco elocutivo ma
come sostanza di una religione che propone i miracoli come
materia di fede. Segneri ricorre anche alla tradizione poetica
italiana, Dante, Petrarea, Tasso, segno della ricerca di classiita
che caratterizza la sua prosa, Nella predicazione popolare im-
piega anche azioni diammatiche ed espedienti emotivi conform
alle pratiche teatrali, impiegate dai gesuiti nella loro attivita
pedagogica (cap. XXVII § 1.2).
Negi ultimi anni della sua vita Segneri fu impegnato nella
baitaglia contro il quietismo. Fra questo un movimento spi
situale interno al cattolicesimo, che riponeva piena fiducia in
Dio e invitava il credente ad abbandonargli !a sua anima e la
1. In questo modo venivano annullate le responsabilita
indivicuali € il valore delle opere. Segneri nel suo trattato
Concordia tra la fatica e la quiete nell orazione (1680) si mo-
sira diffidente verso la forma quictista di abbandono in Dio,
esprime sospetto verso le visioni, unioni, rapimenti che essa
comporta ¢ incita a unize Ja quiete della contemplazione alla
fatica dell orazione, sul modello dei santi
Tpit attivo interprete del quietismo in Ltalia fu il vescovo
Pier Matteo Petrucci, che scelse perd una scrittura intenzional-
mente semplice, nonostante le abilita letterarie che si vedono
per esempio nelle sue poesic, E questa la scelta operata da
molti autori di spizitualita del periodo: Pabbondante produ
zioue di trattati di ascesi, di preghiera, di guide spitituali del
Scicento & caratterizzata da un impegno esemplare nell'analisi
delP'anima piuttosto che nella forma,
5.3. Religione e sapere: «La ricreazione del saviow di Daniello
Bartoli
Gi ecclesiastici che si oceuparono di spiritualita non furono
del tutto estranci al procedere delle conoscenze scientifiche ¢
naturali che caratterizzarono il secolo. Impiegarono i fenomeni
naturali per una letrura simbolica: in essi ritcnevano si potesse
vedere limpronta de! Creatore, fa sua traccia 0 orma, che con-
sentiva di conoscere linvisibile actraverso il visibile, Nell inter-
pretazione di queste tracce individuavano insegnamenti moral,
perché le cose naturali erano considerate caratteti di Dio, da490 camoLa veiquariRisIno
leggersi come un libro della natura corrispondente alla Bibbia.
Questa 2 una metafora medievale, ripresa assai frequentemente
(anche da Galileo: cap, XXIII § 1.3) in un'epoca caratterizzaca
da infinite scoperte delle meraviglie della natura, che venivano
impiegate come strumenta pera conoscenza delle veritl ultime,
Sur questi elementi sifonda Le ricreazione del savio (1659) di
Danicllo Bartoli (cap. XXIT§ 4.1 e cap. XXIIL § 3), un’opera
composta, come egli dice, per «sollevamento> dell’animo dalle
fatiche della ricostruzione storica. La sicreazione & Votive che
consente la contemplazione, guida alla verita e alla perfezione
morale, Bartoli 2 assai propenso al simbolismo, visibile anche
in alive sue opere, Det simboli trasportati af morale (1677) ©
La geografia (rasportata al morale (1664), @ cui associa una
rappresentazioue attenta della realta.
‘Le pagine della Ricreazrone sono una suecessione ragionata
di descrizioni, perché Bartoli ritiene che le cose natural siano
da ammirare per lo stupore che destano, quindi da contem-
plare e da conoscere nel loro funzionamento. La conoseenza
per il gesuira é un volo del pensiero che vale per se stessa,
‘enelle opere della natura il primo utile che si trae dal saperle
& il saperle», e consente infine di giungere a una beatitudine
derivata dal vero intendere.
Tossetvazione ¢ la deserizione sono rese con uno straor-
dinatio dominio delle forme, in cui 'abbondanza barocea &
contenuta nella compostezza classica. La ricchezza della sua
rosa appare anche nell uso dei sinonimi, l'espressione & sem-
pre precisa e appropriata, funzionale alla varieta espositiva. La
descrizione sembra voler contenere geometticamente una fan-
tasia fervida, Le figure retoriche sono anche figure del pensiero:
Fopera @ organizzata per antitesi che riflettono le opposizioni
fondamentali del pensicro cristiano (anima/corpo, visibile/in-
visibile, sensibile/spirituale, finito/infinito). La concordia delle
antitesi immagine dell’armonia del mondo, che @ unit’ nell’e-
temo dei discordi elementi terreni. Ne emerge il quadro di un
mondo ordinato, che si oppone al disordine della storia umana,
6. Serittura femminile
E quasi solo in ambito religioso che le donne entrano nella
Jetteratura del Seicento, con rare eccezioni: l'attrice Isabella
TAPROSASTUEA EMORALE 491
Andreini, di cui abbiamo un’interessante raccolta di lettere a
difesa della professione teatrale (cap. XXVIL §6 1.1 © 2), la
veneziana Lucrezia Marinelli, che si muove tra sacro e profano,
ela poetessa Margherita Sarrocchi.
Diorigini napoletane, la Sarrocchi ricevette ua‘ottima edu-
cazione, non solo umanistica, che le consent di intratteneze uno
scambio epistalare con Galileo. Fu in corrispondenza anche con
‘Tasso © amica di Marino; alcune sue possie venneto inserite
nelle raccolie poetiche del tempo. Pubblicd nel 1606 i primi
canti di un poema in ottave sulle imprese dell'eroe albanese,
Giorgio Castriota Scenderberg, in guetta contro i Tutchi, che
fu edito completo selo postumo nel 1623.
‘Un poema epico, ’Enrico o la Bisanzio conguistata (1635),
pubblica anche Luczezia Marinelli, quando & autrice gia af-
fermata per il successo del giovanile poema allegotico, Amore
innamorato e inpazaato (1598), € sopeuttutto del prosimetro
LArcadia felice (1605), che, riprendendo il modello de! San-
nazaro, crea peré una trama cosi articolata da apparire come
il romanzo pastorale italiano pitt conforme al gusto europeo.
Marinelli si segnala in particolare per i suoi scritti sulle
donne. Nel 1600, per rispondere a uno seritta misogino, entea
nella polemica sul ruolo delle donne con il erattato Della nobilea
ef eccellenza delle donne. Tn terra veneta il dibattito aveva una
lung tradizione, iniziata con un Dialogus di Isorta Nogarola
della prima meta del XV secolo su chi fosse piti colpevole,
Adamo 0 Eva. Nel Ginquecento il problema fu assai sentito,
ravvivato anche dal tattato di Cornelius Agrippa, De nobilitate
et praccellentia foeminei sexus, tradotto in italiano nel 1530,
Gidia Venera li difesu mulielre aveva trovato espressione con
Umerito delle donne (postumo, 1592) di Moderata Fonte, una
narrazione-dialogo, in cui sette donne protagoniste conversano
durante due giornate, assumendo vari atteggiamenti e portan-
do a prova del «merito» femminile molte citazioni letterarie,
filosofiche, simboliche. Marinelli nella prima parte del suo
trattato, che dimostra una solida cultura umanistica, confuta
con fondamenti filosofic, storici e letterari la tesi aristotelica
della debolezza delle donne ¢ costruisce una valorizzazione
della donna attraverso episodi raccolti dalle storie. Nella se-
conda parte espone ¢ contrasto i difetti degli uomini, Ma alla
fine della vita Marinelli publica un’opera, Essortazione alle
donne ¢ agli altri (1645), in cui sitratta la coraggiosa presa di462. caonovo vemnguarmnsoio
posiziong giovanile, consigliando alla donna di rinchiudersi
in casa. E questo ua libro amaro, di rassegnata sconfitta, che
riflette Pumiliazione di un secolo che alle donne ha offerto
davvero poche possibilita,
Marinelli ¢ anche autrice di poemi agiografici: La colomba
sacra (1595), ln Vita di Maria Vergine, imperatrice dell universo
(1602), la Vira del serafico e glorioso san Francesco (1597), ©
in prosa De’ gesti eroici ¢ della vita meravigliosa della serafica
sarta Caterina da Siena (1624}, in cui. la narrazione delle vi-
cissitudini di un'anima nel suo travagliato percorso verso Dio
assume talora ua timbro epico.
Forse il mutato atteggiamento della Marinelli risponde al
clima fortemente misogino che si era sviluppato a Venezia per
azione dell’ Accademia degli Incogniti, a cui peraltro porevano
partecipare le donne. Proprio una delle frequentatrici, Elena
“Tarabotti o suor Arcangela, diede alle stampe alcuni dei trateati
pitt radicali del tempo, contro la pratica abusata di obbligare
in convento le figlic. Ne Linferno monacale e ne Ht paradiso
monacale, con rigore, acume ¢ spregiucicatezza mete a nudo
lo status monacale femminile del suo tempo. Ma & ne La sem
plicitd ingarnata che la ‘Tarabotti dimostra con pitt decisione
‘come la titannia patena porti ingiustamente molte donne a
tuna vita religiosa a cui non sono chiamate dalla volonti divina,
negando anche quella grazia che pud solo venire da un voto
sincero. Tl tiattato @ argomentato con molte citazioni letterarie
¢ bibliche, @ una scrittura colta che dimostra le capacit’ di
una serittrice autodidatta
Ma se dalla Tarabotti viene Pesempio che sembra antici-
pare la tragica storia della Gertrude manzoniana, nelle molte
pagine di diatio di una santa dell'epoca, Veronica Giuliani
(1660-1727), clarissa cappuceina a Citta di Castello, viene
jinvece una storia che ribalta Pidea di una tirannia paterna
Narrando ripetutamente la sua infanzia, in cui individua la
tadice della sua vocazione e delle sue visioni, Veronica costrui-
sce una biografia spirituale di grande intensita in cui parla tra
Paliro della sua scekta, resa difficile proprio dal padre che la
voleva fuori dal convento, Purtroppo la serittura della Gin-
liani, assai gradevole, & parcellizzata nelle migliaia di pagine
che fu costreita a sctivere per ordine dei confessori, che ne
vyolevano controllare la santit2, e non compone un’opera coesa
¢ facilmente divulgabile.
Capitoto ventecinquesimo
Giambattista Marino
Nel panorama let-eratio del Seicento Giambattista Marino &
figura preminente, in quanto furono le sue scelte a fare scuola
a determinare il gusto del secolo. Formatosi nella Napoli di
fine Cinquecento, fortemente influenzata dalleredita di Tasso,
Marino conobbe i centri culturali pid attivi all’epoca: Roma,
Venezia, Bologna, Torino, approdando infine a Parigi. La sua
raccolta di liriche, La lira, fa tanto ammirata da lasciare un
seguito di imitatori definiti poi marinisti; le sue Dicerie sacre
determinarono una svelta nel modo di predicare; Vidillio si
pud dire una sua invenzione; La galerta creo un nuovo modo
di abbinare pittura e poesia; L’Adone infine ebbe larghissima
fortuna in Italiae in Europa e rappresentd il poema del secolo,
oltre che il superamento definitive dell'epica. Marino seppe
mettere a frutto gli sperimentalisini di due decenni, coglieze
Faspirazione a nuove modalita nazrative, dar forma alla passione
del secolo per lespressione musicale e iconica,
1. Da Napoti a Parisi
‘Matino raccontd egli stesso, sotto la maschera del pastore
Fileno, parte della sua vita nel maggiore poema (L’Adone IX,
59-91), dandone una rappresentazione movimentata, tra amori,
fughe e poesia, ma non tanto movimentata quanto realmente
appare oggi dai document d’archivio, Nato a Napoli nel 1569,
avviato dal pade agli studi giuzidici, subi preste il fascino
per la poesia ¢ si avvicind ai cireoli poetici della cit’, aban
donando le direttive paterne, Entrato nell’Accademia degli
Svegliati, partecipé al cibattito poetico e divenne segretatio del
Principe Matteo di Capua, presso cui si poté giovare di una
ricchissima bibliotecs. Le sue prime prove e sperimentazioni484 caomravo weencaNquEsINe
Jo segnalarono subito come astra nascente della poesia, tanto
che Camillo Pellegrino ne fece il propugnatore di un nuovo
concerto di poesia nel suo dialogo Del concetta poetico. Gli
anni napoletani furono segnati dallideazione di ambiziosi
progetti (anche di un poema epico, Ia Gerusalemme distrutta)
€ da questioni con la giustizia, che lo portarono ben due volte
in carcere (una con accuse di falsificazioni, Paltea per ragioni
non del tutto chiare), esperienze che occasionarono poi la
serittura di capitoli burleschi. Si trasferi quindi a Roma, nel
cui cosmopolita clima culturale trovd conferma per il proprio
immaginatio poetico. 1} approatd una raccolta di liriche che
egli stesso porta a Venezia per seguirne la stampa presso il
pill importante editore del tempo. La pubblicazione nel 1602
delle prime due parti delle sue Rime, ristampate poi con la
terza parte con il titolo La Lira (1614), costituiscono il primo
evento lerteratio significativo del Seicento lirico, oltre che un
indiscusso e immediato successo per il poeta
Il canzoniere del 1602 @ una cospicua raccolta di pitt di
seicento componimenti. La prima parte, la pidi corposa,
costituita da sonetti organizzati in ime Amorose, Marittime,
Boscherecce, Fraiche, Lugubri, Morali, Sacre, Varie, con un
finale gruppo di Proposte e Risposte; la seconda parte, Can-
zoni e madriali, ® tematicamente indistinta, ma contiene rime
amorose, sacre, d’occasione, nelle due forme annunciate dal
titolo. Gia la disposizione rompe con la tradizionale successione
autobiografica petrarchesea, riprendendo in qualche modo la
tripartizione tassiana (rime d'amore, d’encomio e sacre), ma
anche allinterno delle singole sezioni Pagercyazione & fram.
mentata in molteplici temi. Le rime si caratterizzano pet le
catene di metafore, per arditi concetti, per gli effetti cromatici e
soprattutto fonici. Nuovi poi sone alcuni temi ricorrenti, come
Ja predicazione della donna in varie attivita, 0 la canzone i
madrigali dei baci
Con il successo delle Rénve Marino ottenne a Roma la
protezione di Pietro Aldorandini, nipote del papa, e inizid
tuna stagione nuova, fatta di progetti di poemetti brevi di tema
vario: mitologici, sacri, encomiastici (di questi anni I! Tebro
Jestante, celebrazione di Leone XI), Dovette perd all'inizio
del 1606 trasferirsi al segnito del sue protettore a Ravenna,
sede episcopale dell’Aldobrandini, In tale ambiente margi
nale poté concentrarsi sulle letture {importante quella delle
Dionisiache di Nonno di Panopoli), ma anche frequentare
altri centri culturali, come Bologna, Modena, Parma e ancora
‘Venezia. Di questi anni sono gli epitalami pet i Doria (Venere
pronuba e L’anello) © per le nozze delle figlie di Carlo Ema-
nnuele I di Savoia (I! balfetto delle Muse e Il letto), per i cui
festeggiamenti venne a contatto con la corte sabauda, Questi
componimenti, che usano la lezione dei classici per proposte
di indubbia audacis erotica, ma con novita formali come la
predilezione del set:enario, uscirono a stampa solo nel 1616
con altri composti in seguito. Git impegnato sulla scrittura
dell'Adone, Marino compose in questi anai anche I'idillio
Europa (1607) ¢ un poemetto encomiastico, I! ritratto di Don
Carlo Emanuello (1608), un pancgirico in sestine che elogiava
il Duca di Savoia, metrendo a frutto la propensione figurativa e
la forza iconica della sua poesia. opera ¢ indiizzata allartisca
¢ teorico Ambrogio Figino.
Nel 1608 si trasferi a Torino, dove conquistd subito i favori
della corte, generando malumori e invidie nel rivale Gaspare
Murtola, poeta di corte, poco disposta ad assistere al successo
dell’intraso. Il diverbio generd uno scambio di sonettiassai
aggtessivi le Résate del Murtola e le Fischiate del Marino, che
citcolarono manoseritti anche fuori Torino. Dopo un primo
periode di successi, confermati dalla nomina di Marino a496 cavoLn vatianuist0
Cavaliere dell’ordine dei SS. Maurizio e Lazaro, i rapporti
con il Duca degenerarono, portando Marino in carcere, con il
sequestro degli scritti. Sul Marino perd si addensavano anche
nubi assai pitt gravi generate da una denuncia del Sant’Uffizio
che lo aecusava di scritti empi ¢ osceni ¢ lo voleva giudicare
a Roma. Marino evitd di sottoporsi al giudizio romano, ma
nonostante i numerosi interventi di personalita in vista do-
vette rimanere in carcere a Torino pit di un anno, Una volta
liberato, Marino rimase per poco # Torino, dando alle stampe
nel 1614 la terza parte delle rime, La lira, e le Dicerie sacre,
quindi si dedicd pienamente al poema mitologico, cui continud
a lavorare dopo il trasferimento in Francia avwenuto nel 1615.
2. «La hiram
La fira usci sia in edizione singola sia riprendendo i primi
due volumi di rime gia edite. Questa terza parte, costituita da
altre tre centinaia di componimenti di varie forme mettiche, si
suddivide in Amoré, Lodi, Lagrimze, Divoxioni, Caprice. orga
nizzazione riprende quella della prima parte, ma pili compatte
sono le sequenze tematiche; la variszione delle forme metriche
offre soluzioni argute con evidente desiderio di spetimentazio-
ne; diverse liriche elaborano un singolo concetto. La raccolta &
prelata da una letiera a firma Onozato Claretti, ma attzibibile
al Marino, in cui si annunciano i progetti dell’autore.
Si tratta di un canzoniere frammentato, per cui é difficile
ricostruize la cronologia dei componimenti. Le varie sezion
indicano un'impostazione ben atchitettata, non di casuale
miscellanea, sebbene non si tratti di una storia sentimentale
al modo dei Rerum vulgarium fragmenta. Evidente la volonta
delPautore di comporre un'opera grande e di porsi come in
novatore nel superamento del modello petrarchesco e tassiano,
Nelle rime Marino mette a frutto le sue sterminate letture,
che spaziano dai poeti delPantichita, Ovidio soprattutio, ai
poeti napoletani, sodali nella ricerca espressiva. I suoi riferi-
menti coprono tutta la linea dei petrarchisti, da Bembo a Della
Casa, i poeti di area meridionale, da Sannazaro a Tansillo, gli
astti del momento, Tasso e Guatini, non ultimi anche i ‘con-
cettist’ settentrionali, come Grillo, e gli spaguoli come Lope
de Vega. La volonta di spetimentazione, coniugata con una
ccuxmyrnsea use 497
straordinaria padronanza del linguaggio poetico, consent a
Marino di divenire interpzete di punta del percorso manieri-
stico napoletano, di una scrittura volta alla ricerea di spunti
ingegnosi, di concetti poetici, che innescano mentazione
cla portano all'arguzia finale, Senza artficiosita, senza vie
tuosismi, senza asprezze giunse a risultati mirabili grazie alla
padronanza della retorica e della mettica ¢ a una naturale
musicalita della sua parola
[Nei versi cicerca un piacere che mia all’effetto intellettuale
di sotpresa oltre a quello melodioso. Marino vuole che le sue
rime siano costellate di ebrilli di poesia vivay. Scrive infatti ad
‘Antonio Bruni «i poeti che dettano rime senza vivezze fabbti-
cano cadaveri, non poesie». Suo obiettive é mostrare fantasia €
versatilita, gusto della rarita e della novita, dell’eccezione pitt
che della regola, II repertotio classico e cinquecentesco, che
costituisce il suo bagaglio d’avvio, non resta passivo, é vitaliz-
zato da un allargarsi dell’attenzione a oggetti figure insolite.
‘Anche la donna & ritratta in diversi atteggiamenti, descritta in
esti € con particolari fisici inusuali al mondo poetico della
tradizione. Da Tasso etedita i temi cortigiani e alla moda, che
rielabora con un gioco concettoso di metafore, similitudini,
antitesi. Se nelle prime rime appare un approccio pit disini
bito alleros, che indulge a una seasibilita accentuata, di cui
significative sono le rime sui baci e gli inviti amorosi, negli
‘Amori molte time sono dedicate alla dipartita, alla lontananza,
al canto dell’amata, ai sogni, che indicano unattitudine pit
meditata ¢ languida, cui fanno da contrasto le rime dedicate
ai giochi ¢ ai «tvastulli>.
‘Tnumerosi madigali indicano come Marino abbia trovato
tuna sua forma espressiva, giocando con forme pit attificiose,
che avranno un eno:me suecesso presso i musicisti. Pid equi-
librate nelle scelte formali le ultime rime, che mostrano una
sicurezza espressiva e uno stile individuale ormai conquistato.
In tanta destrezza formale anche lapproccio amoroso si fa
pid sfrontaro, Non easuale @ il titolo Caprice? anziché Varie,
che sottolinea la curiosita verso le provocazioni conoscitive
dell'esperienza
Nelle Divozioni, che si differenziano dalle sacre per non
essere disette alla divinita, Marino sperimenta nuovi metri ¢
uovi temi, Olire alle rime su temi devozionali (santi, passione
di Cristo, la Vergine), molti componimenti sono dedicati a198 cxrmToLoeNneNquesIG
question’ teologiche, meditazioni, riflessioni bibliche, ovvero
a soggetti meno scontati.
Le rime di Marino, che divennero presto rappresentative
del gusto lirico del secolo, sono in realti caratterizzare da
equilibrio ed eleganza nell'uso della metafora, dalla rinuncia
agli estremi gradi del concettismo. Gon uno stile che epli stesso
defini «morbido, vezzoso ed attrattiven, con una materia nuova,
fatta di «morbide tenezezzen, Marino volle «xccomodar{si}
all'umore del secolo, per lusingare Pappetito del mondo», e
seppe tiuscirvi.
3. Le «Dicerie sacre»
In contemporanea con La lira, ma presso un editore to
rinese, uscirono le tre prediche fittizie che costituiscono le
Dicerie sacre (cap. XXIV, § 5.1), Esse non ambiscono a una
funzione liturgica ma appartengono a tutti gli effetti a’ oratoria
sacra, in quanto sono discorsi che si incentrano su tematiche
religiose, anche se le morivazioni profonde sembrano piuttosto
di natura encomiastiea e politica, Riflettono il clima culturale
torinese, sia nella scelta del genere (alla casa Savoia erano legati
gl oratori sacri pit in vista), sia nei temi, la Sindone (celiquia
identivaria per il Ducato di Savoia), la musica (i Savoia ebbero
notevole attenzione per la musica sacra) e Vordine equestre
dei santi Maurizio e Lazaro (sabauda & anche la venerazione
di questi sant, oltre che l'istituzione onorifica), sia nella scelta
dei dedicatari, tutti personaggi in vista della famiglia ducale.
La prima, intitolata La pittura, Diceria prima sopra le Santa
Sindone, prende Ia pittura come termine analogico dell’im-
pressione del corpo di Cristo sul lenzuolo della Sindone. La
seconda, intitolata La musica. Diceria seconda sopra le sette
parole dette da Cristo és eroce, teatva, in analogia con la mu-
sica, un tema ricorrente della pieta e nella poesia all’epoca,
derivato dalla spiritualita e dalla teologia © che approder’
nel Settecento agli adagi di Haydn, La terza, If cielo, mette
in analogia la volta celeste con POrdine dei Cavalieri dei SS
Maurizio e Lazzaro. La disposizione dei tre discossi per la
stampa non rispetta la successione cronologica, in quanto
la prima, Le pittura, & senz‘altro la meglio articalata, quindi
appare Pultima ad essere stata composta, mentre la terza, che
‘ianarnsta wana 499
@ associata all’assegnavione dell’onorificenza nel 1609, certo
la prima a essere stata terminata. Incerta é la cronologia della
seconda, che sembra aver avuto diverse tappe redazionali,
iniziate forse gia a Ravenna.
‘Le Dicerte di Marino sono prediche a impresa, che consi-
stono nello sviluppare un nodo iniziale tematico percorrendolo
in tutti i detagli: «ciascun discorso contiene una metafora sola,
si per la vivezza dello stile e per la maniera del concettare
spiritoso» (Marino), un modo nuovo annunciato con grande
centusiasmo orgoglio: «faranno stupire il mondo [...} parra
cosa stravagante ed inaspettata, [...] ma opera da me pattico-
laemente stimata ed in cui ho durato fatica lunghissima, Spero
che piaceranno, si per la novit’ e bizzarria della invenzione>.
Lautore introduce nella predica un’erudizione inusuale: la pri-
ma diceria 2 un vero e proprio trattato sulla pittura; la seconda
mette in relazione le proporzioni srmoniche, il microcosmo ¢
Parmonia delle sfere; la terza & uo trattato astronomico sulla
Sfera. Marino ambisce cio? ad una scrittura enciclopedica, ha
Paria insomma di spesimentare, prima delle oxtave pid impe
sghative dell’ Adone, cosa significhi scrivere di temi grandi
mostra l'amnbizione di misurarsi con una scrittura impegnata,
cui concorre l'esibito bagaglio di citazioni patristiche, sclbbene
di seconda mano e derivato dalla trattatistica dell’ epoca. Nella
scelta del genere in cui tradurre un'aspirazione enciclopedica,
per Marino ha forse inciso proprio la straordinaria importanza
che avevano allora i predicatori nel contesto culturale non
solo dell'Talia, ma di tutta Europa, cattolica e protestante,
¢ del mondo intiero, a cui si allargavano, con le missioni, Ie
tendenze culturali romane. Marino tenta una modalita nuova
di orazione, di grande impegno, atta a una corte che intendeva
imporsi sulla scena politica anche coltivando arte e mostrando
particolare impegno nella cultura religiosa.
Non é questa Tunica prova di prosa mariniana. Sullo
stesso stile oratorio, fondato su tessere erudite, egli compone
nello stesso periodo una lettera burlesca a Iudovico di Aglit
sulla catcetazione, ¢ tre anni dopo in Francia una bruciante
invettiva, Le sferza, in cui inveisce contro un gruppo di pastori
tugonotti che avevano difeso la loro interpretazione biblica. Si
tratia di una prosa ritmata, molto veemente, supportata da
molta erudizione, anche teologica. Marino progettava anche
tun volume di letteze, genere assai in voga all'epoca, suddiviso500 exmoLa varanquisseo
in sezioni («gravi, famigliari, amorose ¢ burlesche»), ma solo
poche lettere videro la stampa autonome,
4, ada galeria» ¢ «La sampogna»
Il passaggio di Marino in Prancia nel 1615 non fu la tispo:
sta a una chiamata ma la ricerca di una sistemazione lontana
dalla pressione del Sant Uffizio e rappresentd per Marino ua
periodo di intenso lavoro, unito anche a un certo grado di
coinvolgimento politico. Prima ancora di artivare egli sostd
a Lione a pubblicare If fempio (1615), un cncomio in sestine
per Maria de’ Medici, che ne celcbrava Vinfanzia, le nozze, la
perdita dello sposo Enrico IV, la reggenza, Veducazione di Luigi
XIII. Nel 1616 manda a stampa gli epitalami, giunti ormai a
ben undici componimenti. A quelli erotici, gia menzionati, si
aggiungevano nuovi componimenti tra cui la Francia consolata,
suggerito dal contesto delle guerre di rcligione, dove la materia
mitologica si fonde con quella encomiastica, per invocare la
pacificazione del paese,
Anche se Marino dovette vivere in un momento politico
incerto per la Francia, riusci a non farsi travolgere dagli a
venimenti e focaliza6 le sue energie nellimpegno letweratio,
sperando in un prossimo ritorno in Tealia, carico di un presti-
so che gli consentisse di dedicarsi totalmente alla poesia. In
Francia porto a termine opete a cui a lungo si era dedicato.
Tn due tappe (1619 e 1620) pubblicd La galeria, una sorta di
poesia encomiastica diretta ad artisti. Le liriche sono divise in
due sezioni impari fra loro: Pitture (con 542 componimenti)
© Saultare (82 componimenti). Le pitture indudono Favole,
Istorie, Ratratti, Capricei; le sculture si compongono di Statue,
Rilievi, Capricci. Nella Galeria Marino mete a sego una
particolare retorica delle immagini sfruttando il suo creativo
amore per le arti figurative: i componimenti «non tendono ad
una icastica resa verbale del figurato, piuttosio ne doppiano
Ja trattazione> (Russo). Eli stesso definisce la raccolta una
«pinacoteca», che «contiene quasi tutte le favole antiche». Il
procedimento @ cosi sintetizzato da Marino: «ciascuna favola
viene espressa in un disegna di mano di valent’uomo; sopra
ogni disegno io fo un breve elogio in loda di quel msestro,
© poi vo scherzando intorno ad esso con qualche capriccio
eusmarasranauno 50
poetico». Liopera ha un’architettura complessa, potrebbe
riprodusre Porganizzazione di alcune delle gallerie d'arte
che Matino frequentava, ma egli la dice dettata dalla fantasia
«alla giornata», T componimenti, sonetti, madrigali, ottave,
terzine, canzoni, quartine, contengono significazioni allusive,
ma raramente allegoriche: sono «scherzin suggeriti da una
cstione visiva, talora giceano sul nome. | ritratti, la parte
pid) corposa, sono divisi in sezioni che vanno dai principi
ed etoi ai pontefici 2 cardinali, dai negromanti ed eretici ai
tiranni ¢ «scelerati», dagli orator ai filosofi ai poeti infine le
donne, ritzatte in belle e magnanime o scellerate e impudiche
© bellicose e virtuose, Le sculture riguardano figure mitiche,
storiche contemporanee, ma non hanno ulteriore ripartizione.
Nel 1620 usei anche La sanpogna, una raccolta di dodici
idilli, Marino mostx® presto interesse per la poesia pastorale
sul modello dell’Aminta di Tasso, e alcune sue egloghe usci-
roto a stampa a Napoli in sua assenza, ma erano a livello di
esercizi. La prima prova compiuta 2 Pidillio Europa, pubblicato
a Lucca nel 1607 (allora gia con il titolo Detla sampogne), che
rivela una precoce consapevolezza della novita del genere ¢
dell'accoglienza favorevole del pubblico. Un secondo iillio
segui nel 1611: Téstamento amoroso, in forma epistolare,
Marino progettava la composizione di un volume che doveva
«comprendefre] forse cinguanta o sessanta idilli, una parte
astorali ed un’altta favolosi» (Marino), ma quando lopera
vide la luce conteneva solo otto idillifavolosi, Orfeo, Aiteone,
Arianna, Europa, Proserpina, Dafii, Siringa, Piramo e Tisbe
(quest ultimo una traduzione da Montemayor), € quattro
idilli pastoral, La bruna pastorelle, La winfa avara, La disputa
amorosa, Sospirt d’Ergasto, Sono componimenti di lunghezza
vatiabile, da qualche centinaio a pid ci mille versi, che vedono
ilfelice concorrere della lezione delle ati figurative, delle vaste
lettre mitologiche, della suggestione della musica. La petizia
poetica di Marino e la sua maturazione stilistica appaiono
nellabilita di orchestrate vari livelli stilistici, dall’intonazione
alta a quella rustica, nella modulazione di sequenze favolose
con episodi capticciosi, dialoghi galanti ¢ arguti. La tragedia
viene spesso espressa con forme recitate, che mostrano la
lezione del recitar cantando in uso gi nel melodrama, IL
ttioco dei suoni prevale questa volta sul gioco concettista, ¢ si
combina a rese icastiche. Nei primi testi (i favolosi) la lezione502 caravo vewnequest
dei classici, Ovidio, Claucliano, Virgilio, Nonno, & siformulara
con attenzione ai moderni: Poliziano, Sannazaro, Ariosto, Tasso.
Gli idilli pastorali invece si muovono verso un «controcantoy
(Russo) che arriva a esaltare Poro, anziché Peta dell’oro, ¢
mostrano come Marino sapesse guardare al genere da poco
creato, di cui prospettava anche una versione sacra, con ironia.
5. L’Adones
Liitinezario compositivo del maggiore poema del Marino
del Seicento fu lungo ed elaborato. Marino eoltiva idea di
un poema grande alla maniera tassiana dapprima nella forma
del poema epico, la Gerusalemme distrutta (di cui abbiamo
solo il VII canto, edito postumo), quindi di tun poema enciclo-
pedico, a Pofixnia, «piena di buona dottrina e varia, di cui
da notizia nel 1604 ¢ che nel 1619 dice prossimo alle stampe.
La suggestione di Tasso era presente pure nellideazione di
questo pocma, che doveva essere composto di inni: partendo
dagli elementi, «abbraccia quasi tutte le creature dell Universo,
tratta di tutte le virti ed arti nobili, e discorre tutta la scala
della Natura, infino a tanto che di sfera in siera pervicne agli
Angioli, si conduce ai Santi e artiva allo sicsso Dio» (Marino)
Doveva apparire come un poema esameronico aperto, senza
la struttura biblica unitaris. Ma di esso rimane solo Pindice
delle materie. Pit prossimo all’Adone @il progetto di un poema
alla maniera ovidiana sulle Trasformazioni, di cui non rimane
alcun frammento (ma doveva contenere, a deta del poeta,
«forse otto mila favole»),
Abbandonati dunque questi propositi, Marino si dedica
a claborare una favola mitica, per farne un poema alternativo
al sucesso tassiano. Lideazione risale ancora all’epoca napo-
Jetana, ma la crescita fu lenta e accompagnd il pocta in tutti
i suoi spostamenti, si pud dire in tutta la sua vita. Bgli parla
spesso nelle lettere della progression nel lavoro, con prospet-
tive anche di pubblicazione ravvicinata, Nel 1605, prima della
ectura delle Dionisiacbe di Nonno, che fu con Ovidio una
delle fonti per lo sviluppo dell'opera, il poema ha ancora la
consistenza di un poemetto idillico articolato in tre parti. Da
allora prende a svilupparsi senza interruzione, prima in dodi-
ci, poi in ventiquattro canti, La crescita improvvisa, relativa
Ccusmacrsea aus 503
alla parte cosmogonica (aggiunta dei canti VI-XI), avviene
tra I'ultimo periodo passato a Torino ¢ l'inizio del soggiorno
parigino, Esce alle stampe solo nel 1623 a Parigi, in formato
inusuale, in quarto grande, una veste sontuosa che gid attesta
il prestigio dell’edizione. Le dedica sul frontespizio é a Luigi
XIU, all’interno a Maria de’ Medici, reggente di Francia.
Liedizione include una lettera introdustiva di Jean Chapelain,
‘uno dei pid influenti intellettusli dell’Accademia di Francia,
© per ogni canto gli argomenti di Fortuniano Sanvitale, un
amico parmense di Marino, con le allegorie di Lorenzo Scoto,
un amico parmense che fu anche poeta autore di una favola
stort
pe se inzialmente LAdone si presenta come un possibile
idillio, gia nel 1614 Marino esprime con chiarezza l’intenzio-
ne di farne un «nuovo genere non pitt tentato da’ volgatin
Lesile trama mitologica, che, anche a suo dire, «& angusta ed
incapace di yarieti d'accidentin, viene arricchita con molti
inserti di episodi correlati e altre favole. L’eroismo @ affidato
al tema amoroso coa una sorta d’inversione: mentre amore
normalmente cede alle armi, qui le armi cedono all'amore
LAdone pus cosi essere letto come Pepica della pace, come
volle definirlo il prefatore francese, Jean Chapelain. Si presenta
in venti canti, pit di cinquemila o:tave, un testo immenso, tre
volte la Liberata, ma azchivettato con somma petizia ¢ caleolo,
Ebbe subito un grande sucesso.
‘Venere @ personaggio preminente. La storia prende il via
da una vendetta di Cupido che spinge la madre a innamorarsi
di Adone, il quale, spinto da Fortuna allisola di Cipro (dove
Venere vive) viene introdotto al palazzo della dea da Clizio
(figura del?amico del Marino, Giovan Vincenzo Imperiali
Adone, recatosi alla caccia, viene visto addormentato da Venere,
che se ‘ne innamora, Puntasi il piede in una rosa, @ medicata
da Adone, che cade innamorato a sua volta, Dopo che gli sono
state narrate le vicende di Paride, Amore e Psiche, ¢ altri miti
ovidiani, Adone viene condowto al giardino del piacere, costrui-
to secondo Panatomia umana. Sono cingue le suddivisioni,
tuna per ogni senso; in ciascuna viene descritto l'organo e i
godimenti a cui pora, Nel giardino del tatto Adone ¢ Venere
si congiungono in matrimonio. I due poi passano allisola
della poesia, al cielo della Luna, di Mercurio, di Venere, tutte
occasioni di divagazioni conoscitive, anche con I'uso di una‘501 eartrote vasmensnnsnco
rappresentazione e concerto sulla storia di Attcone. Ritornati
in terra, la quiete della coppia @ turbata dalla gelosia di Mar-
te. Comtro Adone si scatenano le forze negative della magia
€ del male, cil giovane & costretto dalla furia del dio a mofte
negative avventure. Riusciri poi a ricongiungersi con Pamata
nel canto XV, ma per un fuggevole momento, La partenza di
Venere, a curiositi di Adone, Postilita di Diana portano il
giovane ad una pericolosa caccia, in cui Marte istiga contro
di lui un cinghiale che ne causa la morte, Glivultimi due canti
consistono nella consolazione di Venere e asi giochi funebri
in memoria dell’amato.
Dal punto di vista narrative il pocma atricchisce Fesile
trama del mito degli Amori di Venere e Adone, che anche
altrove hanno interessato il poeta (La galeria, La lire), con
a moltiplicazione degli episodi. Confessa Vautore: «mi sono
ingegnato d’arricchirlo d’azioni episodiche, come meglio mi
é stato possibile». Per esempio Vincontro tra Venere e Adone
& raccontato tre volte prima che ottenga Veffetto dell’innamo
ramento, infatti per ben due volte Venere pud contemplare
Adone dormiente, senza che avvenga reciproca conoscenza
€ amore, Inolize vi @ Finseraione di poemi nel poema: per
esempio Ia favola di Amore e Psiche © tutti i racconti sugli
amori tra uomini ¢ dei o la consolazione di Venere sono
oceasioni per allungare all'inverosimile l'esigua trama miti-
ca. Il pocma appare come una swrma delle narrazioni, con
una grande varietd di generi inglobati, dall’autobiografia del
canto di Fileno, alla novella (quasi fiaba) di Psiche ¢ Amore,
dal dramma (la storia di Atteone & rapprescntata a teatro) al
poema eroicomico (le vergogne degli dei), dal comico basso
{il mostro Tricane) alla satira (racconto di Momo). Ma questa
infinita di avventure non tocea il nucleo narrativo principale,
che non ha sostanzialmente avventure, tranne Pinnamoramento
iniziale ¢ la morte di Adone. La condizione paradisiaca, che
era rappresentata nei poemi rinascimentali dallisola di Alcina
© da quella di Armida, occupa la prima meti del poema, dal
momento che é ambientato in un luogo che ha tutto dellede-
nico; il contrasto delle forze avverse di un mondo sotvecraneo
e mosso da passioni sregolate, con il dispiegarsi di orrori ¢
della potenza della morte, occupa V'altra met, che si risolleva
dal tono cupo solo nel momentance ticongiungimento degli
amanti nel canto XV e alla fine con i giochi del canto XX.
i
Causearrsta NARNO 505
La composizione appare a blocchi narrativi: la sezione
dedicata all'ecucazione sensitiva di Adone (VI-VIID), i canti
delleducazione intellettuale (X-X1), la parte romanzesea degli
tie dell’azione magica (canti XIL-XIV), i blocchi di inserti
mitologiei (canti -V e XTX), la materia storico-encomiastica
(Xe XX). Una struttura dunque complessa, che non consente
di ridurre il poema a una formula unitaria. La ricca materia
narrativa appare piut:osto organizzata intorno ai moment ¢s-
senziali dell'innamoramento, dell'amore e delallontanamento,
su cui si innestano diramazioni e inserti. Ma nello stesso tempo
la nasrazione appare strutturata seconda un'ottiea bifocale,
poiché gli eventi si duplicano: duc incontri (canto TIT ¢ XV),
due momenti di felicta (canto VIII e XV), due volte le forze
del male intervengono (canto XVII ¢ XVIII). Le vicende si
rispecchiano e si tichiamano a distanza
LAdone si pud considerare anche un hungo idillio, che perd
poi sfocia nel genere dell’epitalamio, quando cio® racconta degli
amoti di Venere e Aone. Le parti liriche consentono tutie le
situazioni, in cui si alternano voci maschili e femminili, come
tun canzoniere dalle molteplici sfaccettature. Marino tra tutte
le possibilita letterarie di trattare la materia erotica sceglie
quella lirica. La tensione sessuale costituisce un codice che
merte in rapporto i protagonisti con tutte le creature, secondo
il principio platonico-ficiniano dell’amote come anima del
mondo. La narraziore velge infine verso il patetico, perché,
come viene dichiarato fin dall’avvio, «smoderato piacer termi-
tna in doglia» (I, 10). La propasta di una morale di equilibrio
tuttavia non sembra reggere in una narrazione che continua a
muoversi secondo una leggerezza divertita. Piuttosto l'ideale
del pocma appare essere Ia apotenza incoercibile di Amore»,
«che muove omini ¢ natura e che finisce per rappresentare
Loggetto principale dei versi» (Russo). Me su tutto si allunga
Yombra della morte (quella di Adone @ amticipata da numerose
prolessi) ¢ dello scorrere del tempo, che viene segnalato dal
susseguitsi delle ore del giorno e delle stagioni, una ripetizione
che scandisce il poema segnando un richiamo continuo alla
caducit umaua ¢ al suo inarrestabile correre verso la fine €
Poblio (tema topico della poesia barocca). Anche la memoria
di Adone si perde gia nei giochi in suo onore, anzi & proprio
la fragilisa di questo personaggio, che eroe non &, perché fugge
tutti { pericoli(tranne quelli della eaccia), ad aver dato adito a306 exrrronn WeRTIERUESIO
una lettura erasmiana del poema. Lungi dal rappresentare una
filosofia sistcmatica, impossibile alla poesia, L’Adone avrebbe
una vena tragica (Corradini) che non si svolge secondo le regole
della tragedi2, non si esplica secondo un archetipo tragico,
‘ma rinssume la caducita e la debolezza umana secondo un
modulo detivato da sporadiche ma provate letture di Erasmo
da Rotterdam (Colombo),
La vicenda si svolge tutta nell'sola di Cipro, con pochi
scarti, Lo spazio ha un’organizzazione simbolica, il palazzo di
Venere, che non & mai descritto, costruito in modo da rappre-
sentare il corpo umano e percorso con l'uso dei sensi in un
itinerario concenttico, che ha al suo centro la camera da letto,
luogo di godimento sensuale, La salita al cielo 8 Finiziazione al
godimento intellettuale di Adone, che ha per culmine il pianeta
Venere, paradiso alternativo a Cipro. Marino assegna grande
importanza al tema della conoscenza, mostrando notevole
tempestivita nell'impiego della materia scientfica, relativa alle
conoscenze astronomiche, anatomiche, meccaniche, nell uso dei
termini e nella ceeazione di metafore sul linguaggio settoriale
di scienza e di tecnica. L’Adone ha una fittissima rete di brani
didascalici, tanto da apparire quasi una parlata senza fine, La
descrizione é un ulteriore modo per espandere il racconto.
Marino aspira a fare del suo pocma un equivalente del
Mondo creato di ‘Tasso, tentativo gia messo in campo con il
progetto della Polinria, poi accantonato. Egli & convinto che
un grande poema necessiti di materia enciclopedica, Pertanto
costruisce i canti VI-XI, dove narta i processi conoscitivi di
Adone, sull'dea di un mondo creato ¢ animato da prineipi
vitalistici che si esplicano in mutazioni continue. In Marino
non c@ sfiducia nella scienza, anzi la scienza entra come forma
di linguaggio che promuove una nuova realta, percid & pure
inclusa una lode per Galileo e il cannocchiale.
Lispirazione classicista rappresenta l'ossatura del poctns,
ona teaspaiono in fiigrana le alire sterminate letture matiniane
Il poema si allarga anche a temi contemporanei, includendo
materiale della storia di Francia, in forma di omaggio. Lo
sguardo sull’Ttalia, che pure non manca con aceenni alle prin-
cipali citta conosciute, Napoli, Genova, Venezia e soprattutto
Torino, con la sua corte e le sue guerre, & di una melanconica
assegnazione, come di realta fuori dalla storia. D’altra parte
@ Marino stesso, esule da una patria che noa gli consente di
essere poeta, che guarda al suo mondo con nostalgia, come
se potesse essere il suo rifugio in cui vivere la sua autonomia
come poeta di corte ma libero da ogni cortigianeria. Gli eventi
sono rappresentati o in effigie, come medaglioni nella struttura,
© con P'inserzione di personaggi nella vicenda, con effetto
anacronistico di rendere antico il presente, Con quest’asse-
gnazione al passato degli eventi che lo eoinvolgono, Marino
tion si esime dall'impegno ideologico del poema cpico, ma
lo distanzia, Lultimo canto, con la comparsa di due etoi che
allegorizzano Francia ¢ Spagna, sembra avviare Vinclusione di
«una vera epica della storia presente» (Cherchi). Non poche
sono le occasioni in cui la corte @ denigeata, secondo il mo-
dello tassiano ma anche secondo una pid intima ispirazione.
L’Adone & per questo definito il poema della nuova letteratura
del privato e del disimpegno, non a caso avvicinato al nuovo
genere romanzesco, Prendere a modello Nonno e Ovidio
significava gia archiviare epica italiana che si era rifatta a
Omero e Virgilio.
Anche la materia sacra 2 inclusa, assunta in chiave mondana
dall'agiografia, Marino esprime stati amorosi con linguaggio
mistico, creando un rapporto tra exotismo e misticisto, So-
ppratcutto il personaggio di Adone pud essere visto secondo
il modello di Cristo: il suo corpo morto ricalca i modi della
deposizione. Molti cpisodi della storia del giovane ripercorrono
vicende delle vite dei santi, sconsacrando cost i miti eristiani
‘La macchina testuale @ perfetta anche se smisurata, L'infi.
nita di avventure, che non incidono sull’avventura principale,
muovono i meccanismi narrativi. La struttura del poema &
simmetrica, quasi prendesse a modello un sistema armonico,
che pereorre tutti gli stili, con inusuali invenzioni meliche,
aperture lessicali, iconografic, Per difendere il suo poema
dai detrattori, che non gli volevano assegnare Ia qualifica di
eroico> perché non aveva un eroe, Marino rispose che lo
avrebbe chiamato «divino, perché patla de’ dei».
Marino si misuré, oltre che con il non compiuto poema
epico, anche cou un poema sacro, Le strage de gl'Tnnocenti,
che fu in cantiere per molti anni (gia nel 1609 patlava di dar-
lo alle stampe), lavorandovi ¢ mutandolo ripetute volte, fino
alla risolutiva soluzione di stamparlo al ritorno in Italia, forse
pet ingraziarsi Pambiente barberiniano e farsi perdonare gli
‘eecessi dell’ Adone, Venne pubblicato perd postumo dal nipoteS08 camaro mv mauisiMe
nel 1632, B un breve poema diviso in quattro canti in cui si
narra del concilio infemale dove Lucifero trama la vendetta
che viene ispirata a Erode da Crudelta, La Pieta cerca inu
tilmente di evitare la strage, solo il Sonno riesce ad avisare
Giuseppe, Tutto il terzo canto & dedicato alla strage, mentee
il quarto si chiude col canto di Davide all'ingresso degli In-
noceati nel limbo. Marino defini il poema (quando era ancora
in lavorazione) «una delle migliori composizioni che mi siano
uscite dalla pena», Alla sua ispirazione contribuirono sia la
memoria figurativa delle rappresentazioni della storia biblica
sia la trattazione che ne fa PArctino nella sua Umanita dé
Cristo (cap. XIX § 9).
6. Le polemiche sull'«Adones
Gia apprezzato nelle occasioni in cui Marino lo presentd
al pubblico, per la facilita dei versi, per la loro grazia e per
il piacere che atrecavano, attesissimo in Italia, ’Adone lascid
dopo la sua uscita un seguito di polemiche che lo portarono
rapidamente alleclisse. Anzitutto a Roma, dove eta stato
appena eletto papa Urbano VIII, letteratissimo ma fautore di
una linea severa di poesia, il poema apparve subito da correg.
gere. Marino, nonostante evidenti riconoscimenti, si ritird a
Napoli, dove mori nel 1625. A Roma rimase invece un antico
avversario di Marino, Tommaso Stigliani (cap. XVI § 2.1),
che per primo prese posizione contro il poema. Formatosi
nello stesso ambiente post-tassiano da cui era emerso Marino,
si era aperto presto ai nuovi spiriti barocchi, ma, preferen-
do mediare la varieta dei soggetti e la vivezza delle arguzie
moderne con la puriti di Petrarca e Pequilibrio di Ariosto,
aveva poi optato per forme piti limpide e si era avvicinato
ai classicisti romani. Nel’ Occhiale (1627) egli rimproverava
all'Adone Vassenza di unit ¢ il mancato rispetto delle regole
aristoteliche, che sole avrebbero garantito a suo avviso decoro
e gravird, Ne criticava Ia lingua per l'impiego di parole nuove,
basse, vili, leceesso di espressioni metaioriche, limmoralit& ¢
i numerosi prestiti nascosti. Tutto il fenomeno baroeco venne
messo in discussione dallo Stigliani, come bizzarria che nulla
poteva insegnare, come sudditanza al gusto dei lettori, come
produzione sterile ¢ ripetitiva.
CGuSEATTETA ARNO 509
A difesa di Marino si posero i suoi estimatori, Anzitutto
uscirono presto una serie di biografie apologetiche (di Baiacea,
Chiaro, Loredan, Ferrari), che perd non riuscicono a dare suf
ficiente valore all'esperienza poetica mariniana. Nonostante la
condanna dell Indice (1627) ¢ mentre se ne tentava una stampa
purgata, Girolamo Aleandri con la Difesa dell’«Adanes (1629,
second parte 1630) rivalutd il pocma, vedendovi un’iaven-
ione’in gara con i modelli antichi e sottolineandone il lato
dilettevole. «La nobi. dicitura e Faltre gentilezze addolciscono
quasi inebriano talnente il lettore che non pud apprendere
quella cosa per impossibile». Scipione Errico nello stesso anno
diede alle stampe il suo Ocehiele apparinato, che difendeva
LAdone come genere idillico, cui non appartiene la geavitd, €
per la liberti che va siconosciuta a ogni poeta.
Alltzi teorici cercarono di esprimere un giudizio pit equi
librato. Cosi Nicola Villani, nell Uceellatura (1630) ¢ nelle
Consideraziont di Messer Fagiano (1631), si pone in posizione
di cauta critica, Consapevole che lingua c letteratura sono in
movimento, egli non rimpiange la perfezione rinascimentale,
ma tiene conto del cecoro e del verisimile come i soli criteri
che possano convincere il lettore. Apprezza la positiva conqui-
sta della leggiadria di Marino © non ne rinnega i risultati, ma
cerea nuovi equilibri per le conquiste poetiche dei moderni
Labbondanza di metafore &, a suo avviso, un erzore perché
la metafora € nata per levidenza del favellare e non come
ornamento.
La polemica sull’Adone @ importante non tanto per cid
che fu detto 0 per le motivazioni addotte (spesso agirono pit
Pinvidia ¢ il livore che la teotia), ma perché mostrd come
acquisita 1a poetica marinista, seppur condannandone i lati
negativi. Anche se Marino non ha lasciato testi di poetica, ma si
@ piuttosto affermato in qualita di sperimentatore, sempre alla
ticerca di nuovi percorsi espressivi, sia con soluzioni metriche
nuove sia cogliendo dalle arti sorelle suggestioni originali, da
lui venne il maggior contributo allo stile baroceo.Capitolo ventiseiesinen
La poesia
Come scrisse Croce, Marino «seppe accendere e disfrenare
gli animi dei giovani amanti di poesia» e incise profondamente
nell'indiri: lirico del secolo, tanto che viene riconosciuta
nella produzione poetica del Seicento una corrente di poeti
marinisti, Anehe le figure pid singolari non si allontanarono
significativamente delle sue proposte, talora addirittura le
accentuarono. Solo il circolo che si formé a Roma intorno a
papa Urbano VIII costitui un modello alternative, volto a un
rinato classicismo ¢ a una pocsia sostanziata di veritae di etica,
Abbondantissima fu nel secolo la produzione di poemi epici
sacri sul modello della Liberata. Rappresentavano sia una
risposta al bisogno di letture edificanti sia una conseguenza
letteraria del sucesso tassiano, ma rimasero ben al di sotto
del loro modello, Generi nuovi furono il poema eroicomico,
di cui é esemplare Le seochia rapita di Alessandro Tassoni, ¢
Vidilli, Coltivate furono anche la satira e la poesia burlesca.
1. La birice
LiL. Sperimentalisnti tra Cinque e Seicento
Per tutto Pultimo ventennio del Cinquecento si repistsano
tentativi di svincolarsi dalla tradizione lirica petrarchesca sia
in ambito stilistico e metrico sia in quello tematico. Gia Tor
quato Tasso, pur simanendo fedele al «dolce stile lirico» di
Petrarca, era stato un deciso innovatore e lascid un indelehile
segno in quelli che lo seguicono. Allinizio del secolo si collo-
cano poi la sperimentalita di Battista Guarini, 'abbondante
produzione di madrigali, le soluzioni classicheggianti e inge
goose di Gabriello Chiabrera (cap. XXL § 3.1). Il madrigale,512 carmowo veseuséno
saggiato in varie combinazioni di settenari ed endecasillabi,
sollecitava Pinteresse di una cultura lirica fortemente melica,
assai propensa ad avvicinare il proprio linguaggio alla musica.
Punta massima di questa sperimentazione fu I! garegeiamento
poetico, raccolta di quasi duemila madrigali di pit: di cento
‘autoti uscita nel 1611. Decisamente innovative, rispetto a tutia
la tradizione precedente, furono le rime di Chiabrera (1552.
1638): tra il 1591 € i 1604 uscirono le raccolte di Canzoni,
Canzonette, Scherei ¢ canzonette morali, Rime sacre, in. cui il
poeta comunicava immediati ¢ naturali affetti attraverso un
modo ritmico ed espressivo, che si rifaceva ai lirici greci ¢ ai
francesi della Pléiade, soprattutto Ronsard, con giochi fonici
di straordinatia levita.
Le naviti in campo lirico non sono slo formali, perché
Jo sguardo si allarga a poetare su oggetti inconsueti nella tra
dizione, non per creare effetti di realismo, ma per esplorare
1a realta senza predlusioni e allargare la possibilita di giochi
concettistici ¢ simbelici, costruiti sulle relazioni metaforiche.
Marino seppe fare dei concetti un uso esemplare per efficacia
ed equilibrio, ma non ne fu l'iniziatore, anzi, prima di lui Ce
“asoni, Angelo Grillo testimoniarono con
{loro versi il successo della moda concertista. Persino Tomma-
so Stigliani, che in seguito redargui lo stile «metaforuto> del
Marino, ne fece un uso abbondante nel suo canzoniere, uscito
nel 1601. Un suo esempio baster’ a rappresentare questo
inditizzo: «Fatto quasi il mio petto / una viva fucina / ove
‘Amor fabbro affina / Yor del mio puro affetto: / con foco di
desiri, / mantici di sospiti, / ¢ mavtel di dolore / su la misera
incudine del core».
Tl concersismo, gid presente nella poesia sacra di Tasso,
registra una forte concentrazione proprio nella poesia religio-
sa, 0 per contiguiti con il concettismo della predicazione 0
come tentativo di esprimere una materia per cui si avvertono
i limiti del linguaggio umano. La poesia sacta tenta in questo
modo una difficile uscita dagli schemi del classicismo petrar-
chista optando per scelte astificiose, In altri casi predilige
xitmi funzionali alla cantabilita e albespressione immediata
dell'interiorita, come nei Péetost affetti (1590, ma rivisti ¢ ac-
cresciut fino al 1629) del genovese Angelo Grillo (1550-1629),
che offre alla matctia religiosa nuove immagini ¢ traduce la
devorione nella semplicita di versi amorosi. E, quello sacro,
Larosa 313
Vambito poetico in cui Puso della metafora pitt spinto. La
metaforicita in Casoni diventa persino visiva: il suo poeta La
passione di Cristo (1626) & un esempio di poesia Ligurata.
segno diventa esso stesso significante, le parole sono composte
infatti in modo da rappresentare gli sirumenti della passione:
croce, chiodi, martelo,
1.2. Modi e tenet
Leeffetto del’infuenza marinista determind un rinnova
mento profondo della tradizione liziea, {rutto di una ricerca
complessa, non individuale, di sperimentatori inquieti che
portarono a un ideale nuovo di poesia, «nuovo nelle situazioni,
nelle emozioni, nelle forme ¢ nelle parole» (Getto). Anche se
Petrarca non @ del tutto abbandonato, persiste filtrato ormai
dalle scelte di Tasso e di Marino, Entrano in poesia nuovi
soggetti poetabili, quindi un nuove lessico e un linguaggio pit
concreto, che rinvigerisce il verso ¢ le immagini. Non & ricerca
di realismo, ma di nuovi spazi o nuova linfa lerteraria, Il dato
‘matetiale non é pit in funzione della realta spirituale, ma reso
per la sua corporeiti, Come gli esploratori del pensiero, del
mondo e della natura, i poeti del Seicento assagpiano il gusto
della rappresentazione (assai spesso metaforica) delle forme
svariate della vita (animali, fiori, piante, giacdini, fontane,
stagioni) ¢ delle nuove tecniche (cannocchiale, maechine, reli,
orologi, fontane). Le opzioni metriche restano prevalentemente
quelle ttadizionali: sonetto, canzone, madrigale.
Le ripartizioni stesse delle raccolte in rime amorose, en-
comiastiche ¢ saeze, praticate da quasi tutti i poeti, indicano
i temi dominant Il poeta d'amore rappresente la donna nella
sua concretezza, preferendo alle caratteristiche generiche
nuove connotazioni precise, che talora ereano abbondante
decorazione, talaltra olfrono Poccasione per sviluppi metaforici
La ricerca di variazioni spinge a esplorare nuove possibilita
Non solo si arricchisce 'aggettivazione sulla donna, ma viene
rappresentata in vari lavori con attenzione efficace al movi-
mento. Si ha la donna che canta uaa nenia cullando il bimbo,
che ricama, che insegna Parte della tessitura, che si tuffa, che
tilega libri, che gioca a palle di neve, che chiede lelemosina,
che vende polli, che si lava i capelli, che fa la sarta, la ballerina,514 castor vss
la giocoliera, la pastora, la contadina, che raccoglie castagne.
Infinito sazebbe Pelenco delle situazioni, quasi la poesia vo
lesse dare nuovo peso alla vita reale, domestica, alle sue cose,
cogliendole con i sensi.
‘Le espressioni del poeta innamorato diventano pitt variate
€ accemtuano i toni erotici, Per amore della variera di situs-
zioni, entra in poesia il brutto, pid che per gusto dell’oggetto
deforme 0 mostruoso, per un’aspirazione a esibire la roxalita,
ad assolvere al compito di tutto cappresentare, Non si tratta
del ritratto bernesco della donna beutta 0 vecchia, che sfocia
nellironia o nel comico (cap. XIX § 8), ma della ricerea di
rappresentare il possibile: la donna bella balbuziente, la bella
mendicante, la bella zoppa. Sono queste nuove aceasioni di
metafore o di rappresentazioni d’effetro,
L’amore & complimento galante, calda sensualiti, ia non &
mai appagante. [una percezione tormentosa dell'inestinguibi-
lithe insaziabilita del sentimento amoroso, in cui si trasferisce
il senso di instabilita e inquietudine, che 2 tipico della visione
barocea della vita, La stessa bellerza femminile & vista nella
sua caducita, corrosa dal tempo, dall’avanzare della vecchiaia
¢ dallo svanire della giovinezza. Appare anche il motivo della
bellezza rapita da morte immatura, perché laccostarsi della
poesia batocca alle cose e alla vita ‘porta con sé un ulteriore
senso della precarieta ¢ della labilita delPesistenza.
tema della morte, della fugacita del vivere, & uno dei pit
praticati dalla poesia del Seicento, condotto secondo sugee-
stioni bibliche, ma anche con la coscienza acuta e sofferta del
mutare delle cose, della vita che corre al nulla, della vaniti di
ogni cosa terrena, e sopratrutto della precarieta dell'esistenza.
La poesia riflette cost una sensibilita tipica dell’epoca. T molti
poemi sull'orologio mostrano la coscienza acuta e sofferta dello
scotrere del tempo ¢ la lacerazione che produce sull’essere
umano il suo inarrestabile corso. Cost il tema delle rovine,
emblema dell’eifimero, fa parte dellimmaginatio poetico di
quest’etd. Il senso della vanita dell’esistenza riprende spesso,
come nei testi di spiritualita, espressioni bibliche: «E [T’essere
umano] fior, che nell'april nasce ¢ languisce; / & balen, che
nelParia arde e trapassa; / & fumo, che nel ciel s'alza e svani-
sce» (Giovanni Leone Sempronio). Linstabilita del presente
ron @ in questa poesia, bilanciata dalla fede ¢ da una fidu-
ciosa aspettativa della vita furura, Al pensiero della morte si
assonsta 515
accompagnano piuttoste le figure lugubri del sepolero, della
putrefazione, dello scheletro.
Alla ricerea di varieti corrisponde anche Pamore per la
rappresentazione del mutevole e del cangiante, delle scorrere
delle scagioni, delle creature di breve vita, come la lucciola 0
Ja farfalla, che simbo‘eggiano Ja labilita dellesistemza. Di fatto
i liriet prestano grande attenzione alla varieta della natura,
anche se la rappresentazione del reale @ frammentatia, non
costituisce paesaggio, piuttosto occasione di enumerazioni,
di accumuli, di catalogazioni. Talvalta gli oggetti entrano ne-
ali schemi dellencomio e genezano una fantasia metaforica,
spesso cteano rappresentazioni inconsuete, cui callaborano
tutti i sensi: messi dorate, frutti polposi, foglie multicolori.
La natura rappresentata trabocea di realei, Non & Tidillio pa
storale generico; la poesia si aggrappa alle qualita sensorie 0
corre all'evasione fantastica, creando comunque nuove forme
di letteratieta. Anche se la soluzione concertistica ¢ P'clabo-
razione metaforica ne accentuano l'sspetto intellettualistico,
questa poesia non é priva di pathos.
‘Il genere encomiastico abbondantissimo, In esso troviamo
celebrazioni di citti, soprattutto Roma, Napoli Venezia, in cui
non solo si ricordano Ie loro bellezze, ma anche eventi della
loro storia, come tumulti, terremoti, siccita. Molta attenzione
2 volta ai giardini, alle acque, alle fontane. «Ne tisultano, al
solito, disegni di cose ¢ squarei di realta succosi di veriti ¢ di
vita, in cui la parola si esercita a ritrarre quel che era rimasto
estraneo al mondo della poesia, a cogliere le visioni pitt tieche
di movimento e di stupore, a cimentarsi nella difficolté della
loro resa verbal» (Getto)
La teligiosita espressa nelle moltissime rime di argomento
sacro verte sulla Passione di Cristo, sulla Vergine, sui santi
Per lo pitt si impiegano le forme del concettismo, eccezion
fatta per pochi poeti o di semplice immediatezza 0 di forte
spiritualita, come Maria Albergheti, il cui Giardino di poesie
spirituali (postamo, 1674) @ improntata a modi semplici e
musicali, addicittura ingenui, anche se nutriti di dottrina ¢ di
sapienza teologica ¢ mistica, Le rime sacre del secolo sono
talora parti di un canzoniere (come in Marino), talaltra medi-
tazioni di ampio respiro su un solo tema {come nelle ruccolte
Monte Calvario di Giovanni Botero 0 Dio, sonetti ed inni di
Francesco de Lemene).516 cammoLo venues
1.3. Liriei baroechi
Marino fu subito riconosciuto come maestro da poeti come
Claudio Achillini, Girolamo Preti, Antonio Bruni, con cui era
in relazione e che pure avevano gil sperimentato per conto
Joro le soluzioni concettiste, La sua influenza fu profonda ¢
ampia, determinando un’abbondantissima produzione lirica,
tanto pervasiva da interessare tutte le aree culturali italiane
(con la sola cecezione di Firenze) e da allargarsi all Europa.
Lo stesso Marino era ben consapevole della fortuna presso i
contemporanei ¢ scriveya: « miei libri, che son fatti contro
le regole, si vendono dieci scudi il pezzo a chi ne pud avere,
fe quelli che son regolati se ne stanno a scopar la polvere
delle librarie. Le «meraviglie» e gli «stupori», o addirittura,
per dirla con lo Stigliani, i «tasecolamenti e strabiliazioni»,
divennero allora un ctitetio compositivo. Artifici e metafore,
eccentriche immagini, accordo di senzazioni diverse, caratte-
Fizzarono quella stagione poetica, Napoli 2 ambiente dove
Marino ebbe maggiore influenza, ma non meno diffusa fu la
moda nell'Italia settentrionale, nelle capitali del Barocco, ¢ in
centri minoti,
Merita seghalare in questa abbondante produzione la poesia
civile di Fulvio Testi, Fu autore di un pocmetto di quarantatré
stanze conosciuto come Pianto d'Italia (1617, della stessa data
Vedizione delle giovanili Rime), in cui in forma di visione fa
parlare I'Italia della sua grandezza passata e della servitis pre-
sente. A questa precoce consapevolezza storica manca pero un
sentimento autentico di italianita’, tanto che in ari versi Testi
scrive per il re di Spagna. Pit che scelta politica la sua é scelta
di moralista, che predilige i componimenti eacomiastci, in cui
trova modo di lamentare i viz dei tempi. In aleri luoghi deplora
anche la clecadenza morale della poesia italiana. Accanto alla
ovita tematica egli sperimenta metti liberi: Je sue canzoni
costituirono il modello aleernativo alla canzone petrarchesca.
Ta sta poesia & fatta di un moralismo un po’ generico, ma le
sue lettere meglio rivelano la complessa personalita, P'attenta
osservazione della realta e il severo giudizio sui costumi del
suo tempo. 5
Lo stesso tisentito malcontento nei confronti della realta
si vede nella lirica di Ciro di Pers. Nelle sue Poesie (1666),
ristampate molte volte fino alla fine del secolo, i componimenti
avronsia 317
d'amore ed encomiastic, abbastanza convenzionali, sono asso-
ciati a liriche piti personali ¢ meditative, in cui dominante & il
tema ossessivo della morte, della fuga del tempo, della brevita
della vita umana. II tratto peculiare di questa litica ossessione
¢ il suo trasferimen:o nellimmagine dell’ozologio, emblema
tecnico di un problema tutto interioze, Egli sa trasfigurare
i suoi disagi in meditazione Lilosofica, dando valore ai scar
significant il tempo: la sabia della clessidra indica la nullita
dellessere che & polvere, Je ruote dell'orclogio meccanico
con i suoi fissi meccanismi enunciano la legge universale
della morte, il sole che traccia le ombre sulla meridiana in-
segna la vanita delle ,
2. Lpoemi
2.1, Poem epici e secri
Nonostante le profonde innovazioni, nel sistema letteratio
del Seicento il poema epico mantiene un ruolo importante
sia per 'abbondantissima produzione, per lo pitt di non alta
levatura, sia perché l'epica costituisce ancora un riferimento
per altri geneti, sia per alcune riflessioni teoriche, come quella
di Paolo Beni (cap. XXII § 3.1), che pone Tasso all’altezza dei
grandi delPantichiti. Domina in questo ambito Pinfluenza ine-
guagliata della Liberata. Talora i poemi rinnovano le avventure
dei personage’ del pocma tassiano, in altri casi raccontano la522 camoLo vecrssesnu0
vicenda di un confronte di religioni, che si manifesta nellassedio
diuna cita, alire volte optano per un evento emblematico, di
matice biblica o stoic.
Tl modello tassiano non funziona solo per la scelta del
soggetto, ma anche per gli episodi e per le loro orpanizzazione:
inruzioni di forze diaboliche che guastano le azioni degli eroi
cristiani, sviamenti ¢ traviamenti di eroi per opera di figure
femminili, interventi cclestiali risolutivi, visioni, rassegne di
eserciti, giardini incantati, duelli tra amanti in incognito. A
volte questi elementi sono accentuati secondo il gusto del se-
colo, come i matcati contrasti fra viet e vizio il sensualismo
nelle scene di seduzione, "aumento delle peripezic ¢ agnizioni
© Finfrazione alle regole tassiane nella scelta dei soggetti di
storia antica © recente, Il modello tassiano & efficace pero
anche nelle scelte metriche ed elocutive.
Ricorrente opgetto delf'epica secentesca, anche in lingua
latina, é la scoperta del nuovo mondo. Spesso l'evento & pre-
sente come profezia in altre narrazioni, ma & soggerto principale
nel Movtdo nuovo di Tommaso Stigliani (prima edizione del
1617 in venti canti; edizione completa in trentaquattro canti
del 1628). Il poema, dedicato alla scoperta, alla conquista e
alle eristianizzazione del continente americano, fu proposto
dal suo autoze come altemativo all’ Adone, ma la critica non lo
accolse favorevolmente per lo stile che mescolava la varieta di
regisitiariosteschi con la graviti di Tasso, Stigliani infati insert
nella trama epica molte avventure, anche di tipo novellistico
Di particolate tilieva per incidenza letteraria fu il poema
Dello stato rustica (1607 € 1611) di Giovan Vincenzo Imperiali,
una specie di esaltazione delleti dell'oro e del mito pastorale.
Tn endecasillabi sciolt, racconta del viaggio del pastore Clizio,
guidato dalla musa Euterpe, da Genova, patria dell’autore, al
monte Elicona, muovendosi attraverso 'Ttalia, Esplorando ge-
ner Jetterati diversi (clepia, lirica, poesia didascalica), Imperiali
passa in rassegna anche i poeti del suo tempo. Si tratta di un
poema di iniziazione, che fu tenuto in gran conto da Marino,
Un altio genere fortunatissimo nel Seicento él pocma sacro,
che concerne materia biblica, agiografica, spirituale. Poiché il
santo é in sé personaggio eroica, di un eroismo fatto di virt
© obbedienza alle divine leggi, poiché spesso le sue imprese
consistono in loite contro le potenze infernali e la virth eroica
cera un principio necessatio per la canonizaazione, il modello
Avorn 523
tassiano della Liberata & tenuto ben presente anche da questa
produzione, piuttosto mediocre sna assai diffusa, Gli stessi
autori abbinano le definizioni di sacto ed etoico. A volte la
tematica & morale o teologica o meditativa, senza avventura,
come avviene nel Rosario della Madonra (1600) di Capoleone
Ghelfucci o nella Vite dell anima (1614) ci Bartolomeo Cambi,
poemi devozionali che combinano i canti in ottave ad imma
gini, per favorire la meditazione. Anche le soluzioni formali
impongono un’affinita col poema epico, essendo rarissimo P'uso
di terzine sul modelo dantesco. Con il poema sacro si genera,
concentrato soprattutto nella prima meta del secolo, un filone
che ambisce a unire Pedificante con Vintrattenimento, utile
col dilettevole. Alcuni poemi cbbero numerose edizioni, ma
per lo pitt si attestano in edizione unica
Dei soggetti biblict i temi piti sfruttati sono quelli intorno
alla cteazione e caduta edenica, alle figure fernminili di Giuditia
e ci Ester, della Vergine e della Maddalena. Frequentatissimo
il genere delle ‘lacrime’ (di Maria Vergine, di Cristo, della
Maddalena). Sul modello del Mondo creato di Tasso escono
La creazione del mondo (1608) di Gasparo Murtola, poema
narrativo in ottave che sfocia nella catalogazione della natura,
in un'esuberante rappresentazione di flora e fauna, ¢ il pitt
meditativo Essarrerone (1609) di Felice Passero, in endecasil
labi sciolti, sieco di riferimenti ai Padri della Chiesa, ma non
disattento alle conquiste della poesia contemporan
3. I generi nuovi
3.1. Uf poema eroicomico, «La secchia rapita» di Alessandro
‘Tassoni
Contro la massiccia produzione del genere epico, fondato
su materia grave, di natura ideologica, che esclude ogni fles-
sione di registro ¢ ogni ingerenza di umile e comico, nasce nel
Seicento un nuovo genere misto, il poema eroicomico. Esso si
artiene per lo pit alla normativa dell’epica, ma, nell’applicarla
a materia che di questa geavita non & degna, si appropria di
tba Compotcite lolics, Hun geners che coasente ld meses
lanza dei due livell, alto basso, e che acquista ovviamente
natura polemica e satirica, Laccostamento del comico all’epico524 camtoto venseN
tende evicente Pesauritsi del sistema letterario rinascimentale
ela volonta di ritrovare una certa corrispondenza con la con-
temporaneita. Tafatti, anche se non @ del tutto errato vedere
rel pocma eroicomico V'itrisione degli ideali anacronistici di
tun mondo aristocratico al tramonto, che ancora aspira alla
restaurazione di privilegi feudali, la nascita del genere deve
exsere pi propriamente collocato negli schemi letterari, cio
come processo di disfacimento di un sistema di valori espresso
nell epica ¢ come segno di predilezione per forme nuove, per
lo pid ibride, che contaminano i generie che rifiutano le regole
degli antichi. II nuovo genere si fonda sullironia verso ideali
avvertiti ormai come relitti del passato e consente immissio-
ne di materia municipale, che contribuisce a demistificare le
grandi ideologic c le gesta dell'epica.
Il pitt fortunato di questi prodotti & La secchia rapita di
‘Alessandro ‘Tassoni (cap. XXII § 3.1). Di nobile famiglia
imodenese, addortorato inn utrogue ture, Tassoni (1556-1635)
intraprese la professione di segretatio e diplomatico, lavorando
a Roma, in Spagna, a Torino, e maturando una forte avversione
‘pet la monarchia spagnola. Si cimentd in diversi generi letterari
(tragedia, epica, critica, aforistica, oratoria), mostrando aurono-
mia e vis polemica rispetto alle autorita letterarie riconosciute.
Questo atteggiamento é alPorigine del poema eroicomico, con
cui intese proporre un genete in sintonia con l’antieraica sua
contemporaneiti. La secehia rapita (1618) racconta della guerra
fra ghibellini modenesi e guelfi bolognesi per il possesso di
-aun'infelice © vil secchia di legno», sottratta nottetempo da
un pozzo bolognese. Vi si trova tutto quanto era necessario
per un pocina epico, ma in funzione parodiea.
La storia € collocata all'epoca delle rivaliti comunali,
include episodi storici veri, come le guerre contro te Enzo,
¢ altti di pura finzione, Il conteasto fra Peroico ¢ il comico,
realizzato per mezzo di un rapido searto stilistico dall’aulico
verso il basso, fa scontrare gli ideali di alcuni protagonisti
con la realta e produce uno svuotamento dei valori, comicit2,
sorpresa e meraviglia. Si amalgamano perci6 nel poema satira
letteraria (contro gi usi del toscano areaizzante e contro le
ristretterze delle poetiche aristoteliche) c satira politica (contro
il mondo comunale dagli orizzonti limitati ¢ contro una classe
nobiliate tanto sprezzante quanto priva di autentiche virta).
‘La parodia non & contro il genere epico, di cui Tassoni aveva
Lamesn 25
tentato una prova, simasta incompiuta, Oceano, sull'impresa
di Colombo, ma contro il suo uso tipetitivo e piatto, in un
contesto che di eraico non ha pitt nulla. Anche nelle Félippéche
(1615), orazioni pubblicate anonime, in cui si scaglia contro
Ja Spagna, si insinuano forme di comico e di ironia accanto
alla violenta polemica
La comicita della Secabia rapita, lo dichiara lo stesso autore,
sta nel rivestire di veste epica un’azione vile: «recuperare una
secchia di legno ha molto pitt del meraviglioso che se si fossero
armate [molte citta] per recuperare una teina, come fecero i
Greci». Tassoni, esercitato alla riflessione critica e teorica, & con-
sapevole che il Suo @ uno scopo preminentemente letieratio, di
create un nuovo genere, accoppiando i contrati, «cioe il costu
me eroico 'l comico, come gli antichi non seppero fare», sicuro
del favore dei lettori per la componente dilettevole e giocosa che
il nuovo genere comporta. La parodia degli stereotipi dell'epica
convive in ‘Tassoni con la satira politica, sociale, indirizzata a
una precisa realta locale, fino a inserirvi personaggi veri. Nel
conte di Culagna, 'antieroe del poema, & messo alla berlina un
suo personale nemico, il conte Brusantini. E intorno a questo
personaggio che vengono costruite le piti comiche vicende, cui
danno luogo la sua codardia, imbecillita, presunzione.
Diffuso largamente manoscritto, il poema di Tassoni venne
preceduto in tipografia dalla pubblicazione nello stesso 1618 di
quattordici canti dello Scherno degli dei di Prancesco Braccio-
lini, che poté cost ventarsi di aver inaugurato il genere, dando
fuogo a una contese letteraria con Tassoni. Bracciolini aveva
sperimentato divers: forme di poema (sacro, cpico, pastora
le) oltve a tragedie ¢ intermezzi teatrali. Lo Scherno degli dei
castruisce su mater’a mitologica una narrazione pitt giocosa
che ironica, in cui gli dei, dopo una serie di beffe architettate
da Venere ai danni di Vulcano, vengono affrontati in battaglia
dagli uomini. La consapevolezza teorica di costruire qualcosa
di nuovo & dichiaraca nella prefazione costruita a dialogo fra
Talia, musa della commedia, ¢ Urania, musa dell'epics.
3.2. Lidillio barocco
Nel 1607 a Lucea esce I’Europa di Masino, con il titolo
precortitore Della sanspogna, cui segui anno successive La526 caoLe vexrseIsINO
Salmace di Girolamo Preti. Queste opere aprono la stagione
delldillio barocco. Marino mostra cost una precoce consape-
volezza della novita ¢ dell accoglienza favorevole del pubblico
al nuovo genere poctico. Nel 1620, quando da alle stampa La
sampogna, Vidillio & quindi un genere gi affermato, frutto di
quello sforzo di sinnovamento dei generi letterari e di speri-
mentazione a tutto campo che investe il Seicento. Nel 1612
cera stata pubblicata a Milano una raccolta di cingue idilli che
comprendeva quelli gia editi di Preti e Marino, con Llamorosa
ambesciatrice &i Claudio Achillini (1612), la Leucofoe e i Bom
biai di Giovanni Capponi (del 1609 c del 1610). La raccolta
segnala la costituzione del’idillio a genere, cui fa seguito una
produzione tanto abbondante quanto concentrata nel solo arco
di qualche decennio.
Lidillio barocco combina il poemetto mitologico e le
composizioni bucoliche, Pegloga e la pastorale. Anai, con
quest'ulrimo genere condivide il success secentesco, ma
mentre la pastorale si indiizza verso la musica ¢ if melo:
dramma, Vdillio resta testo poetico, a volte dialogato a volte
anche nécrative. Si tratta di un genere che tenta di superare
Je costrizioni dell’ottava, mescola modi lirici e bucolici, ende-
casillabi e settenari sciolti, eanto da apparire come madtigale
enormemente dilarato, L’elocuzione normalmente largheggia
in vexzeggiativi e artifici retorici, che creano morbidezza e
pisceyolezza melodica, Ldillio assume le caratteristiche della
bucolica per volgersi al favoloso, liberandosi persino dell'am-
bicntazione pastorale, risultando a volte matittimo, piscatorio,
baschereccio. La suggestione fondamentale @ ovidiana, I]
genere sfrutta da una parte il gusto per l'sintrattenimento in
Villa» e dallaltra quello per la natura animata da ua erotismo
diffuso. Indugia spesso nella descrizione di loci amoent, che
lasciano talora spazio a elencuzioni e catalogazioni di aspetti
della natura. Nell’aura favolosa, che richiama la mitica eta
dell’ero, sono collocati episodi amorosi narrati o con garbata
zalanteria o con lieve sensualita
Una varieta dellidillio contempla, invece delle galanterie
amorose, il amento dell'abbandonato, sul modello delle Froid
ovidiane, Ne sono esemplari gli idilli dell’ Achillini, L'anorosa
ambasciatrice ¢ I] testamento amoroso (1612), altecttante dichia-
razioni epistolari della passione e della fedelta della donna, in
cui non mancano sviluppi metaforici. La moda conobbe pure
asonsia 527
le sue forme parodistiche nell'Amante disperato e amante
stoltisavia di Tommaso Stigliani, che si prese facile gioco del
linguaggio e delle situazioni melense, tipiche del gencre. Ab-
bondante fur anche la produzione di idilli sacri, che gi aveva
avuto nel Cinquecento qualche esperimento in latino, Lidillio
sacto ragginnse 'apice nella seconda meta del secolo con gli
Milli sacri di Pier Matteo Petrucci (cap. XXIV § 5.2).
4. La poesia giocose e satirica
Nel Seicento si registra una ricca producione di poesia
giocosa, che guarda anzitutto a Berni come modello (cap. XIX
§ 8), ma intraprende anche vie sperimentali e talvolta impiega
il lating, il macaronico (cap. XIX § 10), quando non il dialetto,
Spesso @ espressione di realta locali, che assegnano nel genere
tuna forma letteraria al gergo © una sua promozione a lingua, ma
ha percid circolazione limitata. A Firenze, in particolare, sono
coltivate le forme della poesia rusticale, come sono le ottave
del Revanelfo alle Nenciotta e della Risposta della Nenciotta
di Francesco Bracciolini. Ancora fiorentino é Pinteresse per
Tenigma, come la raccolta di Antonio Malatesti, cui concorse
anche Galileo con un sonetto intitolato La sfinge, o la frequen
tazione dei capitoli bemneschi, come quelli di Michelangelo
Buonarroti il Giovane (cap. XXVII § 2).
Di natura pitt morale sono Je raccolte di epigrammi gio:
cosi di Anton Giulio Brignole Sale (cap, XXVIII $5 1.3
2.2), It satirico innocente (1648), che raccoglie oltre trecento
componimenti rival: contro i costumi dei suoi tempi, Attra-
verso la satira, che guarda ad Ariosto, a Dante © a Petrarca
come modell, vengono presi di mira i detentori del potere ©
i vizi del tempo. Certe, ipocrisia, ineostanza, avarizia, sono i
pid comuni oggetti di un’ironia a volte assai bonaria, con un
pacato intento morale, come nelle cicalate del menzionaio
Buonarroti, a volte risentita, come nelle Satire del napoletano
Salvator Rosa (1615-1673). Strettamente correlate con la sua
attivith di artista sono le prime tre: Musica, Poesia, Pittura, in
cui inveisce contto le degenerazioni dell'arte dei suoi tempi.
Liaticggiamento di Rosa & di severo censore, animato da au-
tentica passione etica e civile, anche se ormai disilluso per ta
distanza sempre maggiore che egli vede tra virtit e fortune.52 caeruovinnsmseio
Le altte satire sono rivolte contro i mali del tempo: guerra,
invidia, corruzione. Nutrita di ironia e di gusto per lo scherzo,
invertiva di Rosa, sebbene cariea di problemi etici, si gonfia
talora nell’enfasi
La propensione alla sperimentazione nel genere buclesco
si tivela particolarmente felice nella poesia dititambica, lirica
di soggetto bacchico, che impiega un metro classic ed esalta
con entusiasmo i sensi. Vi si cimentd Francesco Redi (cap.
XXIII § 2.3) nel Bacco in Toscana (1685), che riprende un’e
sposizione in prosa di Lorenzo Magalorti (cap. XXIII § 2:3),
Sopra il desto di Galileo: «ll vino & un composto di umore
luce, Nel ditirambo, assai praticato in ambiente fiorentino,
la scienza spesso si combina con la poesia per un csercizio
ludico. Lorenzo Bellini (cap. XXIII § 2.3) a sua volta celebrd
le lezioni di Magalorti sui buccheri in un poema intitolato La
buechereide. Anche quest ultimo compose in versi, a prova del
legame fra poesia e studi in quel circolo di scienziati fortemen-
te legati da esperienze di vita oltze che da comuni interessi
poetici e scientific.
irenze, che per tutto il secolo aveva mantenuto fede alla
tradizione e allo spirito classico, nell'ultimo decennio compie il
distacco dal Barocco in nome di una parola schietta e naturale,
precisa, attenta alla xealté conereta, che con i ditirambi gli
sperimentalisti ccuscanti passavano nel linguaggio poctico in
forme scherzose e piacevoli. Si guardava agli antichi modelli
di Anacreonte, Pindaro, Lucrezio, ripresi sia tramite Chiabrera
sia tramite tinnovate traduzioni. II poeta pit rappresentativo di
questa linea ¢ Benedetto Menzini, autote di poem (Del terrestre
paradiso), satire ¢ di una Poetica in versi (cap. XXII § 5), in
cui propone una normativa sulla base della tradizione italiana.
Questa sensibilita rinnovata si diffonde un po’ in tutta
Tralia, La scrittura poetica viene posta sotto linsegna della
semplicita ¢ chiarezza, di una sensibilita razionalistica, del
rinnovamento della tradizione. A Milano é la poesia di Carlo
Maria Maggi (cap. XXIX § 4), con la raccolta di rime edite
sotto il patronato della Crusca nel 1688, a farsi per primo
interprete del rinnovamento. Simile ansia di novita si avverte
pure negli ambienti napoletani, ma trova modo di formalizzarsi
in un preciso indirizzo e in una poctica solo con la fondazione
dell’Accademia dell’Arcadia a Roma nel 1690.
Capitoto ventivetesiana
Tl teatro
I Seicento @ il grande secolo del teatro: nasce i teatro
pubblico, si organizzano professioni ¢ spazi specifici per
le rappresentazioni, si impone Timpiego della musics, ma
soprattutto il teatro acquisisce quei caratteri di visionarieta
simulazione, illusoriet, che fanno della scena lo spazio per ogni
fantasia che rappresenti il mondo. La teatraliti spinge verso
tuna cura sempre maggiore della performance, che porta alla
specializeazione dei comici dell’Atte: ssi fissano il repestorio,
il modo di recitare, V'uso delle maschere, Accanto alle seritture
tradizionali, tragedia e commedia, nascono e si sviluppano
generi nuovi, il dramma pastorale, il melodramma, Poracorio,
Ik tagedia ctistiana. Quest ultima, usata in specie nelle recite
dei collegi dei gesuiti, come parte del loro progetto educativo,
coneilia le potenzialica catastiche ¢ i miti della classicita con la
sensibilita © gli intenti edificanti del cristianesimo.
1. Una civilta teatrele
1.1. Lo spettacolo
Mentre si afferms nel Seicento la moderna civilta teatrale,
il teatro assurge a metafora, rappresentazione stessa del mon
do, inteso come gioco, travestimento, commedia o tragedia,
in cui ognuno recita una parte. Gli effetti illusionistici teatrali
divengono cmblema di un’idea della vita umana fondata sul
senso della provvisorieta dellesistenza, sulla vanita di tutte le
forme. La spettacoleriti @ a tutti presente nelle cclebrazioni
di feste, per cui vengono preparati apparati effimeri, archi
trionfali, decori e staruarie, sempre con forte valore iconico ¢
simbolico, seguiti spesso da rappresentazioni drammatiche. Tl530 cron yaxmsarresine
rinnovamento della drammaturgia nel Seicento fu determinato
perd da tre fenomeni concomitanti: la diffusione delle compa-
goic di attori, Ia definizione dell'edificio teatrale moderno, i
rinnoyamento del pubblico, non pitt costituito solo da nobili,
ma da una borghesia pagante,
La prima compagnia di comici si era formata gia nel 1545
a Padova e fu presto seguita dall’organizzazione di altre com-
pagnic, guidate da figure che hanno lasciato notevole traccia
nella storia della drammaturgia italiana ed europea: France
sco Andreini (1548-1624) ¢ la moglie Isabella (1562-1604)
formarono 1a compagnia dei Gelosi il figlio Giovan Battista
Andreini (1579 ca-1654) con la moglie Virginia Ramponi
(1583-1628) animé la compagnia dei Fedeli; Pier Maria Cec-
chini (1563-1645) fu direttore depli Accesi e Flaminio Scala
(1547-1624) dei Confidenti. Essi profusero le loro energie
nella specializzazione dei loro attori, nella difesa della dignita
del loro mestiere, nella diffusione dell'arte italiana presso le
corti ¢ il pubblico delle citta europee (soprattutto spagnole,
francesi, tedesche).
Nelle grandi citta si riservavano degli spazi, le ‘stanze de
le comedie’, per Pesibizione dei comici. Ma presto le corti si
preoccuparono di attrezzarsi o attrezzare le loro cittd con sale
destinate ad accoglicre in modo ottimale i sempre piti complicati
spettacoli. Dopo iniziali rappresentazioni nei costli dei palazzi,
nacque nel Seicento il teatzo allitaliana, modellao, sull'esem
pio dei cinquecenteschi teatri di Vicenza, di Sabbioneta e di
Firenze, su pianta a U allungeta, con palchetti a gradinate,
platee in pendenza, palcoscenico, quinte ¢ fondale, prospetto
scenico con siparid, fossa per Porchestra. Molto spesso era
Paristocrazia cittadina, raggruppata in accademie, a fatsi
promotrice di manifestazioni ¢ costruzioni teatcali. Gestiti da
impresari, i teatri si aprirono al pubblico cittadino pagante e
diventarono espressione della vita di societa. La creazione della
rete di teatri pubblici fece di Venezia il primo centro teatrale
Europa. A fianco di questi spazi deputati resté sempre, come
luoge di rappresentazione, di feste 0 di spettacoli, la piazza
cittadina, con scena libera ¢ aperta dove agivano girovaghi e
si svolgevano drammi e atti sacri.
Per rispondere a un pubblico sempre pili esigente, lo
spettacolo si arricch? del contributo di figure specializeate
nella costruzione della scenogeatia, nella creazione di machine
osm 931
stupefacenti per gcandiositi e impegno, nell’accompagnamento
di musiche adatee alla scena. Nacquero nuove professioni tea
trali; musicisti per il teatro, librettisti, scenografi, macchinisti,
pittori, architetti e ingepneri, Béfersi di meraviglia e illusione
potentissimi erano resi con macchine sceniche complesse: sotto
Pocchio dello spettatore si reaizzavano mutamenti atmosferici,
inondazioni, battaglie navali, discese dal cielo di nuvole, ax
gel, divinita pagane. Il teatro divenne veramente un portento
illusionistico, una macchina della visione, di cui I'Italia ebbe
molti maestri. Su tutti si ricorda P'architetto-scultore Lorenzo
Bernini, operante a Roma, la cui simulazione di un cataclisma
fu cosi efficace da indusre i pubblico a fuggire dal teatro,
Questa sapienza illusionistica, ricea di una tradizione nobile,
che andava da Leonardo a Galileo, fu riassunta da Nicola
Sabatino nella Pratica di fabbricar scene e macchine ne! teatri
(1637-38).
Sebbene sullo spettacolo gravasse la condanna del Concilio
li Trento, nella prassi si applicd, almeno in Tralia, una notevole
tolleranza, Presto la Chiesa colse anche tutte le potenzialita ec
cative insite nello spettacolo e, da atteggiamenti di condanna,
ppass0 a distinguere onesto da cattivo teatro, infine a utilizzaulo
ampiamente, Si intui che il fascino esercitato dallo spettacolo
poteva divenize strumento di redenzione, come git nel pensiero
atistotelico era mezzo di ectucazione e moralizzazione attraverso
Ia catarsi. A questo matato attepgiamento contribuirono quegli
attori che difesero il loro ruolo aitivamente, come Niccolé
Barbieri, detto Beltrame, che nella Supplica ovvero discorso
familiare diretto a quelli che scrivendo 0 parlando trattano de’
comici trascurando i meriti delle loro azioni virtuose (1628)
sostenne '«onesti» del lavoro del comico.
1.2. I teatro dei gesuiti
I gesuiti fecero presto del teatto uno strumento educativo,
previsto persino nella loro Ratio studiorum. La recitazione era
considerata ua esezcizio scolastico regolare, che sfociava in due
saggi annuali su testi in latino preparati dai professori di reto
rica (la recitazione apparteneva all'ambito degli studi retorici.
Quel pit riuseiti passavano di collegio in collegio, in un primo
tempo prodotti recitati in Tatino, ¢ solo pitt tardi tradorti 0592 eantoLo vewuserneson
compost in italiano. Per la rappresentazione venivano anche
impiegati molti studenti, con cui si realizzavano effetti di massa
che le compagnie teatrali non potevano permettersi, Non erano
covviamente previste atirici, né contemplate parti femminilis
solo pit tardi si fece eecezione per le Vergine Maria, le sanie
ce donne di alta virti, ma gia Vesibizione sul palcoscenico di un
travestimento comportava qualche problema. Agli spettacoli si
accompagnavano, per le feste pid importanti, anche apparati,
decorazioni e complessi macchinati scenogralici per realizzare
effetti meravigliosi. Per questo alcune loro rappresentazioni
timasero meritamente famose.
Lobiettivo dei gesuiti era di trasformare la societa trasfor
mando individuo, per cui i loro spetracoli rivelavano una
tiflessione sull'essere umano, sulle sue facolta, sui pracessi di
conoscenza e di scelta. Si interrogavano sulla funzione della
parola (come yoce drammatica, poesia, oratoria, iscrizioni) e
dellimmagine (come decorazione ¢ gestualita), sul modo con
cui agiscono sulla formazione dellindividuo ¢ influiscono
sulla volonta. Non @ un caso che tra i difensori del teatro si
annaverino gesuiti come Giovan Domenica Ottonelli, che nel
suo Della eristiana moderazione del teatro (in pitt voluini usciti
tra il 1646 ¢ il 1652) mira a riformare in senso etico il teatro,
© ‘larquinio Galluzzi, che serive una Renovazione dell antica
razedia (1621 il primo trattato, 1633 altri due), in cui, traendo
le conseguenze dal successo dei drammi recitati nei collegi, sit
scosta dai precetti aristotcici. Eyli non assegna alla uagedia
il fine della catarsi attraverso il terrore e la pieta, ma quello
che egli considera il fine originario della tragedia greca: di fare
diate i tiranni e di fare amare e ammirare ali eroi. Ll clima
tragico ne risulta modifieato per far posto all’ammirazione e
alla pioia di vedere i buoni ricompensati ci cattivi puniti dalla
Provvidenza. Anche nelle regole e nel rispetto del verisimile
Galluzzi lascia maggior liberti di Aristotele, soprattutto per
Vobiettivo di piacere e convincere, utilizzando risorse visive
ecori.
Teroe delle tragedie dei gesuiti non &, come nelle tragedie
classiche, in conflitto fre il dovere politico ¢ le seelte morali
© sentimentali, ma é un individuo totalmente votato al bene,
che si trova perd in contrasto con il mondo estemno, malvagio
e ostile. La coerenza con se stesso lo conduce inevitabilmente
al sacrilicio di sé, fino al martitio. I soggetti sono attinti dalla
arears0 333
Bibbia, dalla storia del cristianesimo delle origini, dalle vite
dei santi, dalle recenti guerre di religione, ma non vengono
disdegnati i soggetti ele tematiche pid trasgressivi offerti dalla
drammaturgia classica (Edipo, Ippolito, Alceste, ad esempio)
rivisitati perd con sensibilita cristiana.
Lobiettivo della formazione del buon cristiano e del retto
cittadino porta a preciligere questa forme di socializzazione, in
cui lo studente del collegio si deve misuraze con I'uso pubblico
della patola e con il controllo del proprio corpo. La tecita
insegna a dominare le emorioni, a esprimetsi in gesti, danze,
esercizi, mettendo in aceordo mentee corpo, Malo spettacolo
deve anche coltivare gli affetti e le passioni, che sono dai gesuiti
intesi come l'energia vitale che porta l'uomo a scegliere tra male
e bene, e ad agire di conseguenza. Gli effetti delPazione, cioé
Tammirazione, lo stupore, la compassione, sono poi confermati
dai cori, che non rappresentano solo una ripresa di classicita
ma un modo per ribadire prineipi insegnati tutto l'anno. Per
questo impegno morale le iragedie cxistiane si avvicinano alla
sacra tappresentazione.
Esiste anche un teatro nei collegi femminili, di cui si han.
1 testimonianze soprattutto per i conventi francescani della
‘oscana, ma nessuna delle molte composizioni raggiunge un
livello letteratio.
2. La commedia dell'Arte e altri generi comict
Con finalita ben diverse da quelle della rappresentazione
figurale e sacra si svolgevano gli spettacoli di finzione, illusione,
intrattenimento hudico praticati dagli attori-autori professionist,
volti a distrarre, dile:tare, illudere, affascinare. Tuttaltro che
sprowveduti, i comici dell’Arte fornivano un repertorio assai
vasio, che andava dale commedie ai drammi sacti, alle teage-
die, Essi dominavano con maestria la parola da sceneggiare
€ hanno lasciato testi e invenzioni di grande successo, il cui
contributo maggiore si calloca ovviamente nell’ambito comico.
T comici dell’ Arte recitavano prevalentemente «all’improv:
viso», cioé con battute pid o meno spontanee innestate su un
intreccio fissato da un testo, Viaggiando, erano necessitati a
semplificare il loro repertorio, sorpassare l'ostacolo linguistico,
renderlo duttile per eventuali variazioni del gruppo ai attori,34 canrouo vensersi
farlo piacevole e intrigante, affidandosi al lingnaggio universale
della gestualita. I loro spettacoli avevano percio personaggi
caratterizzati da maschere, che immediatamente suscitavano
curiosita e sorpresa; da giochi verbali e gestuali, i cosiddetti
0 «sce.
nari»; da seduzioni musicali, istsioniche, giullaresche. ‘Arce’
indica appunto questo sapere applicato a un talento cteativo,
che si divulga tramite le compagnie ¢ per pid di due secali
caratterizza il teatra europeo.
Lopera improvvisata & un genere del tutto nuovo, che
coordina diversi pezzi, monologhi, contrasti, pantomime,
brani cantati, giochi di destrezza, ci cui sono incaricati diversi
attori. In questo modo essi mescolano testi letterari e forme
rappresentative, stili linguagpi. Dalla commedia classica as
sumono i personaggi degli innamorati, dei servi e dei vecchi,
ma per rielaborarli in forme autonome: gli innamorati, che
recitano pezzi alti e patetici, sono senza maschera e parlano
in italiano. I servi rifletzono la loro derivazione regionale
anni & veneziano, Arlecchino bergamasco, Pulcinells napo-
letano), vestono ¢ parlano secondo la loro regione porvano
Ja maschera. Altrettanto tipicizzati, come riechi e libidinosi, i
vecchi: il Pantalone veneziano e il Dottore bolognese. Anche
se poi queste maschere acquistano carattere popolase, viven-
do anche fuori dalle scene, in origine esse rispondono @ una
professionalita attoriale molto alta
Gli attori scelgono per le compagnie nomi di prestigio che
le accomunano alle accademie (i Desiosi, i Gelosi, i Fedeli, i
Confidenti, gli Uniti), cio& aspirano a essere considerati in-
tellettuali di alto livello. Sono infatti in possesso di specifiche
competenze letterarie spesso sono autori in proprio. Non
pubblicano i canovacci, piuttosto le baituie del loro perso-
naggio o le loro posizioni teoriche. Francesco Andreini diede
alle stampe nel 1607 le sue parti con il titolo Le bravure del
Capitano Spavento, che ebbe numerose edizioni, fu tradotto
in francese e utilizzato da altri comici. Il personaggio, erede
del miles gloriosus plautino, ha in sé del comico ¢ del tragi-
co, & eroe superbo ¢ ambizioso, vaneggiante © generoso che
combatte gliinfedeli, Dell’Andzeini sono anche i Ragionansenti
fantastici, del 1612. Attraverso una sapiente strategia edito-
tiale egli pubblicd, postume, Ie lettere della moglie Isabella,
presentandone un'immagine inconsueta di donna devota alla
mma 395
famiglia, madre esemplare, scrittrice cclebrata, che servi non
poco a dare digniti alla figura dell'attrice.
‘Queste operazioni editoriali prepararono un terreno favo-
ievole al lavoro del fglio Giovan Battista Andreini, che con-
tinud, con nome darte Telio, Popera dei genitori, lavorando
tra Pltalia ¢ la Francia ¢ cimentandosi nella composizione di
opere appartenenti ai diversi generi teatrali: dalle sacre rappre.
sentazioni alle commedie, dalle tragicommedie alle pastorali,
dalle tragedie ai tratiatie poesie. Fu uno dei pid fecondi autor!
di testi comici ¢ tra i pit: versatili drammaturghi. Compose ¢
mise in scena storie d’amore, che mostrano evidente la matrice
platonica e 1a complessita della sua invenzione, come Amore
allo specchio del 1622, Egli ama il gioco del doppio teatrale,
che utilizza anche ir. Le due commedie in commedia ¢ Li due
Leli simils, che mettono in scena il teatro attraverso i suoi
protagonist, i commedianti ¢ le loro vicende domestiche, che
si sciolgono’ proprio grazie alla vita in scena, Altrove invece
Andreini mescola e moltiplica i linguaggi, i generi, le pro-
spettive; dai suoi testi si ricavano preziose informuzioni sulla
scenogratia dell’epoca. Egli corceda persino la pubblicazione
dell’Adamo (sacra rappresentazione) di preziose illustrazioni
per la messa in scens.
Sempre legata alla compagnia dei Gelosi & un’altra opera
che indica gli strumenti della commedia dell'Art, il Teatro delle
{favole rappresentative anvero la ricreazione comica, boscareccia e
‘tragica, che Flaminio Scala diede alle stampe nel 1611, prima
di fondare una sua compagnia dei Confidenti. E una raccolta
vasta e ordinata di canovacei suddivisi in cinquanta giornate,
sul modello del Decameron. La letterarieti é nella scelta del
modello, ma nei canovacci il gesto prevele sulla parola. Sono
volti a fornire colleghi ¢ dilettanti di un adeguato repertorio,
in cui si elenca tutto cid che serve, dai personaggi alle robe,
riassumendo l'intreccio in argomenti, dando le didascalie per
Ie-azioni, la posizione sulla scena, la psicologia delle sequennze.
TI predominio del gesto traduce V’idea della superiorita della
drammaturgia scenica su quella letteraria, che egli rivendica
anche nei prologhi premessi all’edizione di una sua commedia,
I! finto marito (1618).
Altri testi e indicazioni sceniche si ricavano dalle com-
medie di Pier Masia Cecchini La Flaminia schiava © Lamnico
tradito (rispettivamente 1610 € 1633), Turbolento ma esperto336 cxemovo vnsernEsINO
impresario ferracese, difese l'attivita dei comici con Brevi
discorsi intorno alle comedic, comedianti e spettatori del 1616.
Un repertorio dettagliaro di regole per dilettanti & fornito
alla fine del secalo dal nepoletano Andrea Perruccl nel suo
Dell’arte rappresentativa (1699), in cui sostienc la superiorita di
questa tipo di spettacolo rispetto alla recitazione premeditata,
considerata meno creativa ¢ meno ingegnosa.
‘Molti altri testi sono rimasti manoseritti, ma i canovacct
conservati non rendono affatto lo spessore intellettuale di
questi attori. Significativo il loro contributo alle traduzioni,
dovuto al fatto che, quando si trovavano a costo di testi oppure
avevano la necessith di soddisfare la curiosita intelletruale di
un pubblico scelto, ricorrevano a testi stranieri (spagnoli ¢
francesi soprattutto), facendo circolare opere che altrimenti
avrebbero avuto un pubblico sistretto ¢ forse circolazione solo
su stampa. T decenni suceessivi riservarono a questo capitolo
della storia del teatro un declino inesorabile: messi alle stsette
dalla concorrenza del melodramma, i comici abbassarono il
livello delle loro prestazioni, riperendo stili ¢ repertori c por-
tando a quello scacimento di cui furono accusati dagli uomini
di teatro del Settecento,
La commedia lettcraria ebbe nel Seicento soprattutto una
dimensione cortigiana regionale. Le migliori prove dram-
maturgiche in questo ambito sono quelle di Michelangelo
Buonarroti il Giovane (1568-1642) (cap. XXVI§ 4), nipote del
grande artista, Legato alla corte medicea, a Firenze e alle sue
accademie, compose una farsa rusticale in ottave, La Tancia,
‘essa in scena nel 1611, ¢ un’originale commedia, La fiera,
allestita nef 1619 e poi pid volte ripresa con allungamenti che
ne dilatarono il testo a dismisura, fino a divenire un insieme
di cinque commedie in cinque atti ciascuna, In ambedue le
opere egli mantenne vive la tradizione toscana del linguaggio
rusticano € popolare, utilizzd i tipi convenzionali, come il
contadino, il vecehio, piuttosto che le maschere. Alla fine del
secolo proprio questi aspetti spettacolari lasciano il posto, in
ambito comico, alla vita quotidiana, al quadro dimesso ma pit
vero della realti di ogni giorno. Nelle commedie del milanese
Catlo Maria Maggi (cap. XXIX § 4) si intravede l'avvio di quel
percorso che porter’ alla rivoluzione goldoniana, al bonatio
umorismo con cui, secondo Pinsegnamento di Moligre, si
davano a teatro lezioni morali
wteamo 557
3, Il tragico
3.1, La tregedia cristina, Federico della Valle ed Emanuele
Tesauro
La tragedia, sia essa religiosa o storica, & nel Seicento un
contenitare atto ad accogliere riflessioni sull’animo umano, un
esemplare modo di riflettere sui casi della vita, Tale principio
meditativo si associa a quello parenetico nella tragedia di
argomento cristiano. Il Crsspus di Bernardino Stefonio (1560-
1620), Ia pitt fortunata delle tragedie dei collegi dei gesuiti,
ripropone il dramma dell Ippolito di Eusipide o della Fedra di
Scneca, ma trasposto ai tempi di Costantino. Rappresentara
per la prima yolta in latino al Collegio Romano nel 1597, fu
tradotta in italiano presto, forse gia nel 1602.
Crispo, figlio di primo letto dell'imperatore, @ vessato fino
al marcirio dalla matrigna Fausta, per Pamore da lei coltivato
verso il giovane, Bi questo dunque un eroe del tutto pasitivo,
un innocente perseguitato che induce alla purificazione non
per un processo catartico, cio® per la tragica fine dovuta & suoi
efrori, ma per un processo cmotivo-mimetico, La commozione
suscitata dalla vista d: un innocente perseguitato induce all’am
rmirazione, all’emozione non priva di adesione razionale, con
cui lo spettatore Finisce per immedesimarsi con il protegonista
virtuoso. Nella vicenda, interpretata come operazione diabolica
che tents, attraverso Fausta, di intaccare la gloria di Costantino,
Vimperatore che ha dato liberta al ctistianesimo, vi @ anche
un intento apologetico per la Chiesa. Nonostante In diversa
collocazione, la tragedia che attinge al mito antico dimostra
che i casi umani si ripetono all'infinito. Laltea tragedia dello
Stefonio, Flavia (edita nel 1621, ma precedentemente rappre-
sentata), ha invece una dimensione piti devorionale. Parla dei
martiti caduti con le persecuzioni di Domiziano ed & collegata
all’opetazione di tiscoperta e di rilettura delle catacombe, delle
storie dei martiri e cella prima Roma cristiana.
Con temi storici ¢ biblici si misura Ia scrittura tragica
dell'astigiano Federico Della Valle (1560 ca-1628 ca). Vissuito
ta'Torino ¢ Milano, compose una tragicommedia, Adelonda di
Frigia (rappresentata gi nel 1595), ¢ tre tragedie edite postume:
La reina di Scozia (la prima stesura data 1591), Judit ed Ester
(critte ambedue probabilmente tra il 1590 e il 1600). Le tre338 eamovovnessersio
tragedie hanno in comune una visione apioprafica ¢ rflettono
la pteoccupazione, del tutto contemporanea, sulle sorti del
cattolicesimo in Europa. La Ester & una riscrittura fedele della
storia biblica, con accentuata sensibilita per il variare delle sorti
umane € per l'ambiguita degli ambienti cortigiani.
La ludit ¢ la Reina di Scozia in modo piti complesso fanno
interagire le sorti individuali con la ‘ragion di stato’. Judit & la
storia della biblica figura della donna ebrea che libera la sua
citta assediata dapli Assiri, fingendo di accondiscendere alle
profferte amorose di Olofeme per poi approfittare della sua
ubriachezza per decapitarlo, Nella scrittura di Della Valle fanno
da contrasto la lussuosa mollezza della corte con la rozzezea
delle voci ¢ dell’agire militare che sono sullo sfondo. Ludit €
Teroina sfuggente irrequieta, profondamente religiosa ¢ mesta
per il suo popolo colpevole, che sente di ayere un compito da
adempiere per volere divino. La sua non @ personale azione,
ma Pesecuzione dell’imponderabile giustizia divina. Della
vittoria finale ella non si glorierd infatti, annunciando sempli-
cemente al suo popolo li guadagnata liberea senza la perdita
della propria castita. La reina di Scozia rappresenta la figura di
Maria Stuact, che era stata decapitata nel 1587 per ordine di
Elisabetta 1. Della Valle mette in scena non la sua storia, ma
solo l'ultima sua prigionia, lnvorando alla trasformazione della
regina a martire. Circondata dalle damigelle e da pochi fidi,
la donna piange anzitempo la sua morte € con parole cariche
di pathos manifesta Ia sua accettazionc della condanna come
‘mattitio ovvero sacrificio per una santa causa
In tutte e tre le tragedic vi sono figure negative: Aman,
Vambizioso consigliere del re persiano, che tenta di ingannatlo
mettendo in cattiva luce il popelo ebzeo cui Ester appartienc;
Vagao, 'adulatore di Oloferne, che si fa invadere dl fremito
i sensualita che percorre il suo re; Elisabetta che, attraverso
Je sue leggi (ella non compare in scena), appare come l'incar-
nazione della crudelta e della petfidia, sposate alla ragion di
stato. Altro elemento comune é la prodilezione di Delia Valle
per le situazioni piuttosto che per P'individuo: lo splendore
Vinganno delle corti nella Ester; la notte e il fremito di liberta
che serpegaia in Betulia assediata nella Iudir; Vopptessione del
carcere, cui contrasta la nostalgia di spazi aperti, nella Reina di
Scozia. Lannuncio del tema pet tutte e tre le tragedie é dato in
prologhi recitati da figure simboliche: un’ombra (nella Resa),
Teas 939
una nube (in Ester), un angelo (in ludit), che, rappresentando la
mutevolezza delle forme, rendono partecipi gli spettatori della
variabilita di fortuna, della condizione di vanita e di dolore della
vita umana, Ne deriv fin dall’avvio un clima religioso, un senso
di morte che non preclude perd lo sviluppo di temi erotici e
ppaesageistici nella ludir, di delicate rappresentazioni dell'animo
femminile nella Reina ¢ della casta bellezea di sposa in Ester.
Unaltro martite & protagonista della tragedia di Emanuele
Tesauro (cap. XXII § 2.2) Hermegildus, rappresentata nel
Collegio milanese di Breta nel 1621, trasposta in volgace solo
nel 1659 e stampata nel 1661 con il titolo Erreegildo. Se la ver-
sione latina segue i eanoni del dramma gesuitico, la riscrittura
in italiano contiene sostanziali variazioni nella distribuzione
della materia e persino nel finale. Ta storia di due fratellustri,
Enmegildo ¢ Recaredo, figli del re di Siviglia, Leovigildo. Im-
magini del bene e del male (fedele e razionale il primo, ferino
¢ pissionale il secondo), si contendono l'eredita del regno
rappresentano due diversi fronti religiosi, dell’ortodossia c
delarianesimo, Cherinto, cattivo consigliere di corte, muove
occultamente l'azione, claborando una strategia giocata sulla
simulavione, Inganna il re facendogli credere che Ermegildo,
erede legittimo, prepari contro il padre un colpo di stato. I
vecchio, debole ed esitante, dilaniato dall'affetto patemo, dai
prineipi di onore ¢ lealta, dall’amore per la moglic, che vuole
favorite ovviamente il propsio figlio, si fa manipolare dalla
cone. Ermegildo a sun vlia, ecessvamentefiucoso nella
ropria integrita, causa la propria fine, rifiutando compromessi
Crablure, e acceta la condanna come sacrifici. Infati sulla
sua morte, una volta riconosciutane La lealta, si potri fondare
un nuovo ordine giusto.
La tragedia, che attinge sia a fonti patristiche sia a Seneca,
rispetta Puniea di tempo e di Iuogo, & divisa in cinque atti,
mantiene i coti che introducono figure allegoriche, come la
Discordia, o concrete, come i cittadini. Dal problema della
successione dinastics si sviluppano gli elementi fondanti il
dramma classico (la lotta per il potere, i contrasti degli affetti
privati con il ruolo pubblico, i giochi di interesse e della ragion
di stato) ¢ quelli della tragedia cristiana (i contrasti religiosi, la
costanza nella fede). Le figure del martire e del tiranno sono
in certo modo complementari, ambedue necessatieall'esercizio
del potere, Infine Ermcgilde appare come la vittima volon50. eareroce werner
taria e consapevole, libera dalla fatalita dei miti classici, che
tichiama lesempio di Gesil. Da questo gesto @ tratto alla fede
il fratello, come dovrebbe avvenire per lo spettarore. Olrre
al precoce Libero arbitrio, sacta rappresentazione ideata per
Je scuole milanesi della dostrina cristiana, in cui il silenzio di
fronte alle accuse @ visto come una debolezza e un'inettitudi
ne cui si deve rimediare con Pausilio della retorica, ‘Tesauro
compose altre tragedie. Riscrittura di materia classica sono
Ippolito, Alcesti, Edipo, in cui vengono immessi elementi propti
del cristianesimo, come il perdono, il pentimente, il sacrificio
innocente, In Ippolito, riconducibile a Seneca, la perdita della
virth moderatrice conduce al mostruoso. In’ Alcesti Peroina
innocente riesce a difendersi con la retorica e nella storia si
sviluppa un‘intensa riflessione sul rapporto tra veriti e parola,
‘A Roma nel 1644 usei Id martire Ermcenegildo di Sforza
Pallavicino (cap. XXII § 4.2 © cap. XXIV § 3.4) con un"ampia
postfazione in cui vengono difese le scelte drammaturgiche ¢
testuali. Lautore, che manifesta una notevole consapevolezza
sulla letteratura drammatica cingue-secentesca, sostiene la
regolaritd della sua opera, ne difende la rappiesentabiliti,
rida valore alle indicazioni aristoteliche, sostenendo quindi il
primato della parola sulla sccnotcenica. E dunque una trage-
dia che rivendica una pari dignita con le opere elaborate in
ambiti professionali,
3.2. La tagedia classica. L'eAristodemo» di Carlo de’ Dottoré
Anche lo scrittore di tagedie si interroga talvolta sulla
rappresentabilita della sua opera, sul fatto che il dramma é spet-
tacolo e che Ia scena deve dilettare, commuovere, persuadere.
Ma la produzione tragica rimane nel Seicento finalizeata pit
alla lettura che alla rappresentazione, Unica ad avere un reale
successo di scene @ la tragedia II Sofimano (1620) di Prospero
Bonarelli. Ambientata in esotiche contrade, verte su intrighi di
corte ¢ amori infelici. Per snellire Popera c renderla rappresen-
tabile, Fautore elimina addirittura i cori, i soliloqui, il prologo,
aggiunge invece strani casi e accident, frutto di fantasia, alla
storia di Solimano i Magnifico. La trasgressione delle regole
¢ Pallontanamento dalla verosimiglianza ne determinarono il
successo ¢ precoce fama anche all'estero,
Se
nuc trapica secentesca appare come espressione
privilegiata di una societa aristocratica, profondamente incerta
del proprio essere sulla scena del mondo, tra onori terreni, aspi-
tazioni all'eterno e consapevolezza delle ombre che si nescondo
no nella coscienza umana, Fondamentale resta 'impostazione
azistotelica del dibattito cinquecentesco (cap. XIX § 6), fatto
proprio dalle poetiche drammaturgiche secentesche. Non solo i
tragediografi acccttano il principio che la tragedia deve suscitare
pietA e rerrore, quindi purificare gli animi attraverso la catarsi,
€ si preoccupano dell’efferto che provocano sul pubblico, ma
assorbono dalla tragedia classica i conflittitragici fondamentali:
Ja mutazione di fortuna, Popposizione trail volere del singolo e
quello dei superiori (Dio, il potere, il destino), riproposti talora
sitraverso i miti di Edipo, Medea, Merope, Antigone, Fedra,
Tigenia, talaleca per mezzo di figure bibliche o attinte dalla
storia o dai poemi tassiani. Assai frequentata @ anche la storia
romana, come aviene nelle tragedie del penovese Ansaldo Ceba
(1565-1623) e in quelle del veneziano Giovanni Dolfin (1617-
1699). Queste opere sono perd pid adatte alla lettura, per i toni
sentenziosi e per le frequenti riflessioni.
Tmpostata su una vicenda classica, ['Avistodemo di Carlo
de’ Dottori (1618-1686) (cap. XXVIIT § 5.1) & considerata la
migliore tragedia italiana del Seicento, Lautore coltiva interessi
scientific, pubblicd diverse raccolte di rime, un romanzo,
poemetti di argomento mitologico, satirico ed eroicomico. Si
impegné in vari generi drammaturgici: tragicommedia, melo-
dramma, dramma in prosa, che non sono allaltezza della sua
‘opera pili fortunata, 1a tragedia composta nel 1654 e data alle
stampe tre anni dopo.
Ti tema & desunto da Pausania ¢ sacconta il dramma del re
della Messenia che, dovendo salvare il suo regno per mezzo del
sactificio di una vittima, dopo la fuga della fanciulla Arena, de-
signata dalla sorte per il sacrificio, dispone che venga immolata
Ia propria figlia, Merope. Mentre la fanciulla si prepara alla
crudelta del suo destino, perché vede in esso unica possibilit’
diliberarc dalla minaccia degli det il suo popolo, quindi anche
Pamato Policare, questi non ne accetta la rassegnazione, ma
organiza un inganno pet salvarla, Alla notizia che Merope non
pud essere vittima atta al sacrificio, perché non pid vergine, Ari-
siodemo, ossessionato dal suo dovere e dalla grandezza regale,
decide di uceiderla, Morta la casta e innocente Merope, Atisto-542 cummaovesmsernes¥
demo vive ancora per istigare il popolo a uccidere Policare e per
sapere che anche Arena, ormai uccisa dagli arcieri reali, era sua
figliaillegittima. Sentendosi «un mostro», «in odio al mondo,
alla Natura, al Cielo», vedendo Pabisso della sua colpa, chiede
di essere lasciato a se stesso e si uccide.
Questa tragedia offre una visione della vita alla luce della
morte dell eternita, dunque he un profonde significato teligio-
s0¢ si sviluppa intorno a tre motivi: «grandezza, morte, tenerez-
za» (Getto). Il personaggio di Aristodemo 2 preso soprattutto
dalla sua funzione regale, dal suo indiscusso potere cui sotto:
mette anche la sua persona c isuoi affett. Ma di grandezza croi
caé dotata anche Merope quando erede che la propria morte sia
un sacrificio per la patria, quindi portatrice di bene ¢ di gloria
Mentre il desiderio di grandezza di Mecope la rende sovrumana,
quello di Aristodemo lo fa disumano, Egli& portatore di morte,
che disttibuisce agli altri Ginfine anche a se stesso), per un fine
politico. Invece la morte & avvertita da Merope come limite e
prezzo dell’umanita, Essa & onnipresente nel pensieri della fan-
cinlla, come momento supremo che di significato allesistere ma
anche come temibile assenza di vita, privazione del calore degli
affetti, Ala morte si oppongono la tenerezza ela doleezea della
vita, che appaiono sia nell’amore dei genitori per Merope sia nel
reciproco affetto di Policare e di Merope, anzi nella passione di
lei per lamato, cui vuole donare un futuro coniugale del quale
lei & defraudata, La privazione della gloria nella sua morte ¢
Pumile accettazione della violenza paterna sono un'esperienza
profondamente spiritusle, esempio di consapevolezza del nulla
dell'umano esistere, trasceso da un significato ulteriore. «La tra-
gedia, senza naturalmente proporsi nulla da dimostrare, seatu.
risce da una penetrante folgorazione della superiore grandezza
ctistiana, in contrasto con la grandezza, pit rigida e angusta, di
tipo stoico» (Getto), La morte di Mesope appare infatti come un
ato di santita, l’'accenno a un’alteriti pura.
4, Nuove forme drammatiche
4.1, Tragicommedia e melodrama
Ii grande mutamento che aviene nel Seicento nella cultura
© pratica teatzale & preparato da intensi dibattiti avvenuti alla
wma 585
fine del Cinquecente, nati dal confronto fra le esigenze del
tempo e il rispetto per l'eredita classica, Da una parte If Pa-
stor fido di Battista Guarini caus una polemica, sorta ancor
prima della sua uscita, sulla legittimita ci un genere misto
come la tragicommedia (cap, XTX § 6). Dall'altra un gruppo
di musicist e di eruditi, riuniti intorno al nobile Giovanni de?
Bardi, nellimpegno di ricostruire l'antica tragedia, nella quale,
si sapeva, era essenziale la musica, porté alla ricostruzione
di uno spertacolo musicato che diede come esito un genere
nuovo, i melodramma, I due dibautiti registravano le attese
¢ la vitalita che si riversavano sulla pratica della scriteura
della messinscena ¢ produssezo due generi di tale successo da
divenire emblematici del secolo.
Sintesi perfetta di diverse spinte letterarie (eroica, trapica,
morale), a conferma delle intuizioni di Guarini, un’esemplare
fortuna spettd alla Filli di Sciro di Guidobaldo Bonarell
Rappresentata a Ferrara nel 1607, ebbe tale successo che
con Ia forza di ben trenta edizioni pass® nel repertorio delle
compagie dei professionisti
La riflessione della Camerata de’ Bardi (di cui fece parte
anche Vincenzio Galilei) portd all'ideazione di uno spettacolo
interamente in musica: un testo ispirato a temi mitologici,
costruito con un intreecio lineare ¢ unitario, recitato in canto
monodico in modo da soztolineare gli atti implicit nel testo
poctico. I primi tentativi ebbero un pubblico forse privato, ma
nell ottobre 1600, in aecasione delle feste peril matrimonio di
Maria de’ Medici con Enrico TV di Francia, si esegut I"Euridice
di Ottavio Rinuccini, con musiche di Jacopo Peri (cap. XIX
§ 6). Nello spettacolo concorrevano tutte le arti, realizzando
persino un mutamento di scena, da quella boschereccia a
quella infernale. Nella stessa occasione venne proposto I!
rapimento di Cefalo di Gabriello Chiabrera (cap. XI § 3.1
e cap. XXVI§ 1.1), con musiche di Giulio Caccini. Le due
‘opere exano molto d-verse, perché Chiabrera abbandonava la
lineariti Ia semplicita classica per una trama romanzesca,
perché vennero usate macchine ed effetti scenici complessi,
coreografie monumeatali (si parla dell’impiego di mille operai
per il funzionamente).
Pochi anni dopo nel 1608 a Mantova, in occasione della
festa per le nozze di Francesco Gonzaga e Margherita di Savor
ia, Claudio Monteverdi musicd Ariana, cui Rinuecini, chia-mato per Poceasione, forni un resto tragico, con un lingnaggio
alto, un intreccio politicamente concreto, sebbene collocaro
sullo sfondo di una mitica Arcadia, Lanno prima Monteverdi
aveva gia proposto, con la collaborazione di Alessandro Strig
gio (il figlio del pits noto musicista), i suo Orfeo. Il genere
era ormai un'acquisizione definita, diventera lo spettacolo
caratteristico del teatro baracco, esportato in tutta Italia ed
Europa, presto accessible anche al largo pubblico, fuori delle
corti, nei teatri public
Con Rinuccini si definisce quindi la figura del librettista,
abile adattatore dei miti alle necessita della musica e della
rappresentazione, che avviene non senza il sacrificio del testo,
appiattito su un’aggettivazione monatona, un lessico povero,
ricercato piii per i suoi effetti sonori che di significato, e
fondato su metafore gid patrimonio della uradizione petrar
chesea. Significativa € anche la scelta dei miti ovidiani: la
metamorfosi non & solo trama, ma rappresenta il trascolorate
delle sensazioni nella fusione di parola e musica. Tl nuavo
genere melodrammatico utilizaa, sul modello della pastorale,
versi sciolti, endecasillabi ¢ settenari, con ritmo variabile per
il recitativo, mentre per le azie, i cori e tutte quelle parti che
consistono in effusioni liriche e giudizi morali si impiegano
strofe chiuse,
Ta produzione mclodrammatica continu intensa per tutto
il secolo e a Venezia, sotto Pimpulso di Monteverdi e di un
pubblico attento, si trasformd in opera drammatica, Venne a
contagiare anche la commedia, producendo un genere, opera
buffa, destinato a lungs vita.
42. Loratorio ¢ il melodrarama a Roma
La diffusione del genere melodrammatico in Italia portd
significative diversificazioni. A Roma, dove si cra avuto un
allestimento che contendeva a Firenze almeno il primato
nell'uso del termine «ecitar cantando, prevalsero tem sacti
e agiografici, Nel febbraio 1600 Emilio de’ Cavalieri, mettendo
in scena nell’oratorio dei filippini di Santa Maria in Vallicella
1a Rappresentazione di Anima e di Corpo, col testo di Agostino
Manni, trasferiva lo stile monodico delle laude al teatro © al
Gramma saero, Tl «recitar cantando» intendeva muoyere «a
diversi affetti, come a pictd c a giubilo, a pianto ea riso» (dalla
ptefazione). La Rappresentazione metteva in scena il deamina
di un'anima divisa fra viai e virti, il demonio © Pangelo: e
tuna vera rappresentazione allegori¢o-morale, con coreograf
costumi e scene.
Per il suo argomento religioso e morale la Rappresentazio-
ne si apparenta con le cantate che vanno sotto il nome di ora-
torio, che & perd genere privo di scenografia. Lorigine dell’o-
ratorio @ oscura, da collocatsi presumibilmente nello stesso
ambiente dei filippini, che usavano accompagnare prediche
e lezioni della dotirina cristiana con il canto di laude per ti
creazione spirituale. II termine, che indica originariamente un
Inogo di preghiera, era usato a proposito delle confraternite
religiose dove si svolgevano anche frequenti sacre rappre-
seatazioni. Per influsso della musica profana, all’esccuzione
polifonica laudistica praticata da san Filippo’ Neri e ai suoi
tempi si sostituisce il dialogo monodico, che costituisee poi la
caratteristica dell‘oratorio, Il genere si diffonde subito ad altre
congregazioni e sisulta estremamente vario e instabile, inclu-
dendo testi anche in latino, che sviluppano Puso del motterto,
Loratorio si diffonde con ritardo fuori di Roma, a Firenze
con il Martirio di sant'Agata di Catania di Jacopo Cicognini
nel 1622 € a Venezia con la Vorgine in Egitio del 1662, ma
diventera alla fine de! secolo e nel Settecento patrimonio di
tutta Europa cattolica
Tl grande momento del melodramma sacro e profano a
Roma coincide con la munificenza di Urbano VIII, quando fu
inaugurato da Francesco e Antonio Barberini, nipoti del papa,
un teatro privato nel loro palazzo, destinato a rappresentazi
grandiose che prediligevano le tematiche epico-cavalleresche
€ agiografiche, cui segui una fioritura di teatri di palazzo. La
spettacolarita delle scenografie ricevette un contriburo notevole
dallattivita di Lorenzo Bernini. La grandiosita delle messe in
scena divenne lo scopo del melodramma romano, come avvenne
per il Sané‘Alessio di Giulio Rospigliosi, musicato da Stefano
Landi, che inaugurd nel 1632 la produzione melodrammat
sacta ¢ profana, del futuro papa Clemente IX. Fino alla vi
della morte, quindi anche dopo Felezione al soglio pontilicio,
Rospigliosi continud a comporze attingendo a soggett lettezasi
(Erminta sul Giordano, 1633; Palazzo incantato d’Atlante, 1642),
anche traducendo da auitori spagaoli546 exrmovo versersesie
4.3. Lopera veneciana
Claudio Monteverdi, che aveva ottenuto a Venezia, dopo la
morte di Vincenzo Gonzaga, impiego come maestro di cappella
a San Marco, poté trovare nella citta lagunare un pubblico vasto
¢ ricercato, in grado di apprezzare il suo lavoro, La mancanza
di una corte non significava mancanza di occasioni celebra-
tive, ma fu la richiesta di poter rappresentare a pagamento il
dramma cantato, rivolta al Consiglio dei Dieci da musicisti
centro-italiani, a fondare nel 1637 il teatro pubblico di San
Cassian, Nel giro di dieci anni di tentativi per stabilizzare il
genere si attud a Venezia la profonda trasformazione nell:
produzione e fruizione del melodramma. Musicist, librettisti,
nobili, accademiei, concorsero nell’elaborare e finanziare ope-
re che attingevano al repertorio mitologico, croico o storico,
epico-cavalleresco.
Pur mantenendo i tee atti, Popera veneziana abbandona le
normative e il decoro per V'inserzione di personaggi comici, il
iravestimento e lo scambio tra i sessi, insieme con i riferimenti
alla contemporaneita ¢ soluzioni formali nuove, come il lamen-
to e i contrasti, Raramente perd succede che 'equilibrio fra
parole, musica ¢ scene si realizzi come avviene nella fortunata
Incoronatione di Poppee, messa in scena nel 1642 su testo di
Gian Francesco Busenello (cap. XXIX § 3).
Prima della fine del secolo a Venezia furono aperti ben
quindici teatri pubblici esi affermé l'uso di portare fuori Ve-
nezia Jo spettacolo per opera di compagnie che preparavano un
loro repertorio. Ladattamento alle diverse citta produsse una
grande vatieta di situazioni sceniche ¢ un'apparente assenza
diregole, anche metriche, il complicarsi delle trame, con esito
sempre comico e con soluzioni drammaturgiche ripetitive. Si
accolsero travestimenti e scambi di persone, agnizioni, raddop-
pio della copia di innamorati, contaminazione dei soggetti di
storia greca, romana, medievale, con evidenti anacronismi. La
sceneggiarura si arricci di assedi, crolli di edifici,allagamemt,
incendi, quadretti domestici. Comune @ lo scarso impegno
stilistica dei librettisti veneziani, che aumentano il numero
delle atie e canzonette destinate all’espressione degli affetti,
farte pero pit. brevi per rendeme possibile lesecuzione. Sari
questa tipologia dell’opera veneziana a invadere i teatri europei
nel Settecento.
Capitolo ventottesimaa
La narrativa
La narrativa del Seicento, sia nella forma lunga del roman-
zo sia in quella breve della novella, vive, come tutti li altvi
gener letterari, della tensione fra tradizione e innovazione, fra
regole e sperimentazione. Linsoddisfazione e inquictudine alla
ricerca di forme nuove (piti che di contesiuti) che soddisfino
il desiderio di ammodernamento degli scrittori e il volubile
gusto del pubblico portano all'aifermazione di modi nastativi
10vi. Si diffonde il romanzo in prosa, un gencre per altro
fi Frequentato nel Cinquecento, anche se ancora poco noto
e studiato (cap. XIX § 5); anche la novella, pur mantenendo
esteriormente la lezione di Boccaccio, si rinnova profonda-
mente; la favola ¢ Papologo vengono praticati con inconsuete
soluzioni narrative. Ricca ¢ variata @ la letteratura di viaggio.
1. UW romanzo
LL. Un nuovo genere
T1Scicento é il secolo in cui esplode in Italia, come nel resto
dell’Europa, Vinteresse per il romanzo. Allinizio del secolo si
verte lesigenza di un genere narrativo che possa rispondere
al desiderio di letture d'evasione ¢ di diletto senza sattostare
alle regole fissate dal dibattito letterario rinascimentale per il
Renere epico o epico-cavalleresco, Si cerca cio’ una scrittura
intrattenimento che tratti una materia pit comune e pid
vicina alla realtd dei letori, che proponga anche modelli ideali
di comportamento. A queste esigenze di soddisfazione non
tanto un nuovo tipo di racconto in yersi quanto la nartazione
romanzesca, che usa la veste meno ambiziosa della prosa senza
rinunciare alle aspiruzioni di un intreccio complesso, alla cxtattetizzazione di luoghi e di figure idéali, all’esigenza di porsi
come modello di comportamento per i lettor
Per romanzo nel Rinascimento si intendeva la narrazione
fitizia di avventure amorose ed eroiche raccontate dai poemi
cavallereschi come l'Orlando Innamorato, il Furtoso e dai loro
mumerosi epigoni ¢ imitator. Il vomanzo secentesco ne assume
senvaltro le caratteristiche, ma nello stesso tempo assorbe anche
Veredita di altri modeli: anzitutto dei romanzi ellenistici, che,
tradotti fine Cinquecento, hanno subito un grande sucesso di
pubblico. Anche I’Arcedia, il tomanzo pastorale di Sannazaro,
si offre come modello di evasione e di sogno idillico, seguito
ad esempio dalla Marinelli nel suo Arcadia felice (1605). Cosi
commedie ¢ tragicommedic portano exempi di agnizione, di
mascheramento, di colpi di scena risolutivi. Influenzano il
romanzo secentesco anche la storia vera, per gli intrighi della
vita di corte e della pratica della ragion di stato, le biografie
€ agiografie, pet la costruzione dei personaggi ¢ Vorganizza-
zione delle vite, a libellistica (di Aretino in particolare), pet
contenuti provocatori ¢ aneddotici. I! poema tassiano infine
fornisce suggerimenti per Papprofoadimento patetico ¢ per il
suo inesauribile zepertorio tematico.
Sotto Vinflusso della diffusione in Europa di racconti
romanzeschi in prosa, che presto sagginngono, in originale
¢ in traduzione, il pubblico italiano {influente fu l"Argenis di
Barclay, tradotto nel 1629), nella terza decade del secolo prende
il via una produzione italiana di romanzi che diventa subito
rigogliosa e che occupa con successo il mercato editoriale con
quasi duecento tito. E l’Eromena di Giovan Francesco Biondi,
uscito nel 1624, di materia avventuroso-amorosa, a inaugurare
questa feconda stagione.
‘Quella romanzesca & una letteratura narrativa che si adegua
al costume sociale ¢ letterario del secolo, rispondendo ai bisogni
immaginativi, sentimentali ¢ culturali di un pubblico compo-
sito, fatto di patrizi o alto-borghesi con aspirazioni nobiliar,
donne e intellettuali dilettanti che cercano letwure di evasione
idealizzanti, ma senza V'impegno ideologico riscrvato ancora
allepica, I’ romanziere ne interpreta i miti ¢ aspira a offrire
ai suoi letiori dei modelli di iniziazione alla vita eroica, alla
formazione etica e sentimentale della vita mondana, ai mecca-
nisi della politica e ai misteri delle corti, al sentimentalismo
¢ all erotismo. Il genere si avvantaggia delle nuove condizioni
2aNaRIMA 59
del mereato libratio: non é un caso che la citta pit incline per
questa produzione sia proprio Venezia, sede di un'industria
tipografica attivissima,
Del romanzo secentesco manca una trattazione teotica
dell’epoca, sia perché di norma il Seicento & poco propenso
alla codificazione dei singoli genesi, sia perché il romanzicre
& ben consapevole di rispondere al gusto del pubblico, quin
di di lavorare & un genere soggetto a condizioni contingenti
€ variabili, La mancanza di codificazione appare una scelta
consapevole, che corsente maggiore liberta allo serittore, non
restringendo il campo ¢ le possibilita espressive, ma sfruttando
il pitt ampio raggio di registe stilistici e tematici. Poche sono,
anche nelle prefazioni alle opere, le riflessioni sul genere: il
romanziere riserva il suo scritto a un ambito ludico, quasi non
Jo ritenga degno di impegno teorico. Tuttavia i romanzi del
Seicento non sono narrativa d’appendice: appartengono a un
ambito di letteraricta, hanno consapevoli intenti artistici, anche
se coniugati con aspetti della letteratura di consumo ¢ divul
gativa, Sebbene coltivino piti suggestioni che valori o ideali,
toccano orizzonti vaste impegnati, dalletica alla politica, dalla
storia alla spiritual. Si preliggono un intento moralistico-
edificante: il programma di contribuire all'edificazione del
lettore emerge evidente nelle prefazioni e nei commenti degli
autoti che accompagnano le azioni narrate. Spesso perd essi
non sono conform ai principietici vigent, per cui sulla ‘men
zogna romanzesca’ cadono presto le invettive moralistiche di
suanti ne stizmatizzano Ta vacua ¢ la lontananza dalla vita
dalla verita
I romanzo del Seicento @ un genere composite, quasi
tuna summa inclusiva ed enciclopedica di genesi letterari, in
cui confluisce materiale di ogni tipo, nel generale dilatarsi ¢
sfaldarsi delle struttuce solide del poema epico e della novella,
‘Tromanzieri si avvantaggiano di un repertorio gia precostituito,
di figure © personaggi tipici, di convenzioni natrative speri-
mentate, di moduli stlistici familiar, che vengono organizeati
come epopea in prosa, Nel romanzo vengono anche inseriti
poesie, lettete, novels, prediche, trattati didascalici. La trama
costituisce un canovaccio entro cui l’autore pud far entrare ogni
‘materia, ma primario & l'obiettiva di meravigliare e dilettare,
di soddisfare lo asvogliato gusto del pubblico». Proprio per
Ja natura composita © onnicomprensiva, per la sua duteilit¢ ampiezza di forme, il romanzo apparc, come scrive nella
premessa del suo Cretideo (1637) Giovan Battista Manzini,
genere complesso, il pit difficile, «quando sia fatto a disegno
aelVarten, aa risulta ela pid stupenda e glotiosa macchina che
fabbrichi Vingegno».
1.2. La prima meta del secolo: if romanzo erotico-auventuroso
Proprio per Ja mancanza di regole, il romanzicre pud
conseguire, meglio che in ogni altro genere, quell’estetica
della profusione © abbondanza che caratterizza il Barocco,
cos} lontana dall'armonia rinascimentale. Con l'ageiumta di
personaggi € avvenimenti egli pnd complicare la trama ¢ su.
scitare meraviglia anche a danno del verisimile del decoro,
in opposizione all'essenzialiti classica, lasciata all'epica come
sua pretogativa, Larte e l'abilita del romanziere stanno nella
disposizione della favola, nella costruzione dell'intreccio, nel
modo con cui vengono concatenati gli episodi.
Prevale nella prima meta del secolo I'elemento fantastico,
che genera romanzi su trame avventurose, sentimentali, etoi-
che, con personagei per lo pill inventati. Sono vicende che
comprendono lunghe peregrinazioni per terra e per mare,
colpi di scena ¢ agnizioni; lo sfondo vicino ¢ lontano & sem-
pre una corte, cui tendono Je peripezie dei personaggi. Dopo
LEromena, Giovan Francesco Biondi (1572-1644) da alle
stampe nel 1627 La donzella desterrada e nel 1632 II Coralbo,
che insieme costituiscono una trilogia solidamente strutturata,
Fgli si pone cosi come capostipite ¢ modello esemplare per
Pabilita con cui costruisce intorno ai temi prineipali di amo-
re e guerra un complesso intreceio di eventi organicumente
connessi. Pur considerando il romanzo «sogpetto da giovani»,
‘enemico della graviti», Biondi si fa carico del compito «i
promuovere gli animi ad azioni nobili e generose> e di con-
durte il lettore «dagli umori del senso all’amore della virtio».
La sua 8 un'epopea aristocratica, che si svolge prevalcntemen-
te sul mare ¢ ha momenti macabri e orrorosi, La storia vera
penetza nel romanzo ¢ consente un'acuta analisi della ragion
i stato © dei costumi di un’aristocrazia ancora permeata di
tendenze barbariche, T meccanismi del potere sono demudati
con penetrazione psicologica, facendo emergere unimmagine
canwmutra 351
della corte ricca e variata, divisa tra l'eleganza ¢ la violenza
passionale,
Biondi costituisce anche un modello stilistico per i succes-
soti, per la microscopica anilisi del mondo che rappresenta,
quasi una descrizione al rallentatore, ¢ per la dizione manierata,
che gli viene perd anche rimproverata come un «prosare in to-
‘manzi con locuzion monea e storpiatay (Stigliani). 'ambizione
a fare del romanzo un genere meglio tispondente alle aspetta-
tive dei moderni impegna gli autori a fomire delle soluzioni
formali elevate. Come gli scenari, i luoghi e i personaggi sono
esemplari, cost il linguaggio @ elevato e aulico, piti vicino a
quello dei poemi che alla realti umana rappresentata, Spesso
si riversano nella narrazione anche le attese di uno stile ricer
cato, con soluzioni concertistiche 0 sentenziose, rispondenti
alle suggestioni delle poctiche del Barocco,
Venezia, dove ne: giro di pochi anni escono decine di ro-
manzi, si colloca subito come centro propulsore ¢ diramatore
di tendenze molteplici. Listoria def Cavalier Perduto di Pace
Pasini (1583-1644) presenta una trama fantastica, costruita su
peripezie avventurose ed erotiche. Edito nel 1644, il romanzo
haun intreccio compesso per i molteplici episod ¢ personagai
che continuamente proliferano intorno alla storia principale.
I ricchissimo racconto, che in qualche suo episodio ha forse
suggestionato Manzoni, si fraziona in taate stotie particolari
tenute insieme dal fatto che ruotano tutte intorno al personag
io principale. Anche qui all’amore si unisce l'analisi politica
sullo sfondo di una corte. Ma questi sono elementi aggsegati,
perché Ja preoccupazione di Pasini @ il congeeno nacrativo,
imperniato dapprima sulla ricerca di identita del protagonista,
Quando il Cavalier Perduto, che cosi si chiama perché non
conosce le sue origini, si riconosce figlio del re di Benevento,
diviene il Ritrovato e continua le sue peripezie sullo sfonde
di anacronistiche guerre tra Goti ¢ Bizantini.
Alla materia fantastica, avventuroso-sentimentale, ap-
partiene il romanzo pid fartunato del Seicento, verso cui si
mantenne vivo 'interesse dei secoli successivi, tanto da essere
stampato ancora a fine Ottocento: I! Calloandro fedele del
genovese Giovanni Ambrogio Marini (1594 ca-1650 ca). La
prima parte, col titolo Calloandro sconosciuto, usci a Bracciano
nel 1640; segui l'anno successive la pubblicazione a Genova
della seconda parte ¢, nello stesso anno, dell’opera nella sua552 canmroio vewreressI0
interezza. Il romanzo venne poi rivisto e moralizzato trail 1652
el 1653 (fedele & Pattributo che deriva al protagonista appunto
dall’climinazione dell’episodio del suo cedimento amoroso).
Lintreecio del Calloundro fedele @ fatto di complicatissime
ayventure ambicmate tra Costantinopoli, ! Egitto, !'Ungheria,
che hanno come centro l'amore di Calloandro e di Leonilda,
due giovani contrassegnati da una straordinaria somiglianza
che consente loro di scambiare frequentemente i ruoli ¢ dare
luogo « situazioni amorose ambigue. Le avventure sentimentali
sono movimentate da quelle politiche: imprigionamenti, guerre,
duelli rendono la storia assai avvincente. [ssa offre materia
patctica, evasiva ed eroica, risolta in una solida struttura e con
abili especienti narrativi che fanno da cemniera fra le avventure.
Le vicende amorose non approfondiscono molto la psicologia
¢ la fenomenologia amorosa, ma funzionano molto bene sul
piano nartativo, perché l'eres & sempre dilazionato, in modo
da far proliferate gli episodi nella ricerca di soddisfarlo. Nella
seconda versione @ il binomio fedelta-castta a costituire il mo
tore della ricerca narrativa, fino al raggiungimento dell'unione
di Calloandro ¢ Leonilda
13. IE vomanzo dell" interiorita
Genova costituisce, a fianco di Venezia, un altro centro
di produzione romanzesca, che prende ill via poco dopo
Paffermazione del romanzo veneto, I temi sono pit variati,
spesso otientati all’approfondimento dell’interiorita. Nel
romanzo ligure i conflitti interiori fra amore ed etica, fra
morale individuale e ragion di stato, fra ragione ¢ passione
sfociano persino i i agiografici e seligiosi, Se Listoria
spagruola (1642) di Anton Giulio Brignole Sale (1605-1665),
ambientato sullo sfondo della guerra fra cristianie saraceni per
la conquista di Granada, ha trama cavalleresco-sentimentale,
la precedente opera di Brignole Sale, la Maria Maddalena,
convertita e penstente del 1636, & un vero c proprio romanzo
religioso € costituisce il pit) notevole esempio di questo tipo
di narrazione, assai praticata nel Seicento. Il romanzo attinge
ai Vangeli, ma non si tratta di un racconto agiografico, perché
ha una forte costruzione letieraria, specie nella prima parte,
quando si narra della protagonista come di una prostituta in
raNauarnn 353
ambienti ricercati. Anche dopo Ia conversione la vicenda di
Maria Maddalena @ movimentata, perché ella agisce come
eroina della propagazione della fede in Provenza, Pure il
Sant’Alessio & un romanzo devoto, che propone una storia di
santit in forma di predicazione.
Storie di santi aveva composto pure il genovese Luca Asse
rino (1602-1672), che conosce perd fortuna per La Stratonica,
pubblicato tra il 1635 ¢ il 1637. Il romanzo é ricavato dalla
hen nota storia di Seleueo, figlio di Antioco, innamorato della
‘matrigna Stratonica, ma, contrariamente alle versioni antiche,
Assarino fa della donna un soggetto di straordinasia intensita
psicologica. L'autore predilige dichiaratamente «le delizie pitt
molli dell'affetto» e sulle siumature ¢ casistiche sentimentali
costruisce la sua trama: lanalisi psicologica strutturail romanzo.
Ebbe quindici edizioni in quattro anni, numerose traduzioni ¢
continud a essere ris:ampato per tutto il secolo. Per lo sviluppo
psicologico del personaggio femminile ha un equivalente solo
nell’Anorosa Clarice (1625) del salentino Ferdinando Donno,
scritto a imitazione della Fammetta del Boccaccio.
Romanzo religioso-edificante, ma sempre fantastico, am.
bientato parte nell'Inghilterra protestante, parte su un Mediter-
raneo infestato dai corsari, la Rosalinda di Bernardo Morando
(1589-1656), uscito nel 1650, Mercante genovese trasferito a
Piacenza, Morando narra le avventure di una giovane donna
cattolica che deve abbandonare lInghilterra protestante, dove &
cresciuta, proprio per gli eventi rivoluzionari. Ma la storia & solo
Jo sfonde che consente gli sviluppi narrativi successivi, perché
interesse @ rivolto alle esperienze individuali anche interiori.
Liimpegno nella fede @ personale, privato, Per Pattenzione al
gioco degli affetti ¢ alf'interiorit’, per la volonta di provocare
emozioni pid che stupefatte meraviglie, questo romanzo si
colloca isolato. Ebbe grande fortuna anche tradotto in Europa
Tsegno dell'interesse di questa tematica & dato dal sucesso
del Cappuccino scozzese del bolognese Giambattista Rinuccini
Uscito a Macerata nel 1644, cbbe sette ristampe in due annie
fu edito ancora nell’Ottocento. La trama racconta di un giovs
he calvinista, convertitosi al cattolicesimo e divenuto a Roma
cappuccino, quindi inviato nella sna patria per fare proscliti
Larea bolognese @ un altro attivo ceatro di produzione roman-
zesca, in cui appare dominante il tema della fede, La storia del
romanzo bolognese si apre con la Vita di san Eustachto reartire554 canoun vavrornso
di Giovan Battista Manzini (cap. XXIV § 4.2) nel 1631. Per-
sino il suo Cretideo, romanzo eroico avyenturoso, in fondo &
di argomento morale c rcligioso. Manzini predilige infatti temi
agiografici c biblici, considerandoli superior ai «libri vani» dei
racconti romanzeschi, ¢ in questo ambito lo segue il fratello
Luigi (1604-1657), che da alle stampe riscritture bibliche: Le
turbolenze d'Tsracle del 1632, Le battaglie d'Israele del 1634,
La vita di Tobia del 1637, Flegra én Betulia del 1649.
14, If romanzo storico politico
Lattenzione alla realta multiforme porta nel romanzo anche
umori polemici ¢ libertini, di cui sono esemplari la Dianea
(1627) di Giovan Francesco Loredan (1606-1661) ¢ i molti
romanzi di Ferrante Pallavicino (1616-1644), Dopo un’iniziale
abbondantissima produzione di tematica sacra (La Susanna,
1636; I Giuseppe, 1637; If Sansone, 1638; Bersabec, 1639),
in cui affronta temi importanti come la giustizia, il potere, la
morale, Pallavicino passa a seritture ‘mondane’, rivolte contro
il porete nella sua proteiforme realti: La pudicizia schernita
(1638), Il principe ermafrodito (1640), Le due Agrippine (1642),
Lambasciatore invidiato (1648). Approda persino a racconti
fortemente polemici anche contro la Chiesa con I! corriere
svaligiato (1640), costruito sulla lettura di 49 lettere rubate a
tun corriere del governatore di Milano. La lettura genera aspre
critiche verso le istituzioni, le donne, la morale corrente. Nel
1643 este If divorzio celeste, allegoria della Chiesa di papa
Urbano VII, «divorziata» da Cristo, ‘Tutto questo nel giro di
tuna breve vita: Pallavicino venne decapitato a soli ventinove
anni. La sua scrittura ha sapgiato tutte le possibiliti del codice
romanzesco, religioso, politico, classico ¢ polemico.
La storia ¢ la politica sono sli ingredienti fondamentali
di un ricco filone romanzesco, di cui esemplare & Il Demetri
moscovita di Maiolino Bisaccioni (1582-1663), edito nel 1643.
Liautore crea un racconto ispirato alla vicenda delP ultimo fi-
alio di Ivan il Terribile. La sua & una storia ricca di interesse,
di suspense, ma anche di osservazioni sull’arte del governo,
sulla ragion di stato, sul modo di organizzare le armi, sulla
figura del principe. Il torto pitt grave che egli attribuisce al
suo personaggio @ quello di non aver saputo scindere la vita
amend 335
privata da quella politica. Infatti nella storia sono intreceiate le
vicende sentimentali di Demetrio e della moglic Anna Marina.
Tl loro amore cresce con gli intrighi di corte: Jo stesso letto
nuziale & luogo di deiberazioni politiche tra moglie e marito,
Tautore racconta con piglio di storico e di politico che ha
ben appreso la lezione di Machiavelli, interviene spesso, sia
pet indicare i modi del suo procedere sia per commentsre gli
eventie dare lezioni di arte politica. Nenasce anche una lezione
fica, perché Bisaccioni dichiara che suo intento @ presentare
Finstabilita delle cose umane, il precipitare verso la catastrofe
di eventi che appaiono spesso pitt carichi di meraviglia delle
stesse invenzioni.
Romanzi che giovano pure sull'avventuroso amoroso, ma
collocandolo sullo sfondo di problematiche, se nom di eventi,
he hanno la loro giustificazione nella storia del momento sono
quelli della trilogia di Poliziano Mancini, If Principe Aliomiro
di Lusitania: Fortunato (1640 0 1644), ‘Travagliato (1644), Re-
grante (1650). Mancini dichiara di voler reagire alle «profane
renzioni», ma la sua opzione per la storia, pitt che intaccare
Parchitettura natrativa¢ le soluzioni formali, concerne Fimpian~
to ideologico, L'autore dice di voler «disegnalre] con Ja pena
un Preneipe, o Cavaliere, il quale mentre sitrova combattuto fra
passioni veementi delle armi e degli amori, non si dilungs (allon
tana] per gran tratto da’ costumi eristiani». L'ideologia soffoca
pera la costruzione narrutiva, che procede su uno schema linea-
re, in cui gli eventi si inseriscono per digressioni. Questiracconti
molecolari introducono elementi esotici, magie e stregonerie,
azioni violente e crude, torbidi c orrendi fatti, quasi da legpenda.
15. I secondo Seicento: il romanzo di costume
Nella seconda meta del secolo si avvertono segni di star
chezza per quelle grandi machine narrative che avevano
conquistato i lettori della prima meti del Seicento. Hl gusto si
evolve verso il romanzo di costume, come avviene nella trilogia
di Girolamo Brusoai (1614 ca-1686): La gondola a tre remé
(1657), If carroxzino alla moda (1658), La peota smarrita (1662).
La natrazione fa perno sul personaggio principale: Burano
Glisomiro (anagranima di Girolamo Brusoni), galante liberti
‘no, sempre in movimento c in fuga dalla noia, di cui perd non556 eanTowo warorisiNo
@ offerta una caratterizzazione profonda, Si tratta di romanzi
di materia contemporanea, che abbandonano le grandi trame
croico-avventurose pet orientarsi verso storie pit concre
misure pid modeste prospeitive pit: quotidiane. Si possono
definite romanzi di costume, anche se ritraggono certo pit i
sogai c le pretese dell’autore che noa la reale societa veneziana,
Il protagonista infatti, piti che un'incarnazione dell’autore, &
tuna ‘proiezione iperbolica’ di quello che I'autore voleva forse
essere. Egli @ il centro degli eventi, specie amorosi; tutte le
figure femminili sono in qualche modo a lui inceressate ¢ con
Inj intrecciano i loro destini, creando situazioni poco verisimili
Pitt che azione, nei romanzi si alzernano conversari accademici,
con inserti poeticie disquisizioni sull’amore cull lettere, Ma
a questo mondo accademico e galantess affianca quello plebco,
che porta nella pagina i suoi lingguaggi, wn mondo da cui Vautore
sembra attraito e respinto allo stesso tempo. Alla staticita dell’a-
zione contribuisce anche 'abbondanza di desctizioni, di vol
abiti,stanze, e soprattutto della straordinaria luce lagunare.
Questa, della cronaca e dellasservazione del mondo quo
tidiano, @ la strada che imbocchera il romanzo moderno del
Settecento, Le prove successive, i molti racconti di Gregorio
Leti (1630-1701), costruiti come opere polemiche per denun-
are le «miserie della politica e della religione», hanno una
dimensione diversa, provocatoria ¢ cosmopolita, II suo Sindicavo
di Alessandro VII, del 1675, presentato come opera di pitt
autori (non vi @ i nome di Leti nel frontespizio della prima
edizione), & il racconto di un viaggio nellaliro mondo che
pone al vaglio il pontificato di quel papa. Limpegno polemico
& palese: lautore dichiara di non voler biasimare i riti della
Chiesa Romana, ma solo coloro che la guidano indegnamente
a causa dei foro vizi, soprattutto il nepotismo ¢ la tirannide
papale. La cronace contemporanea fa pressione ed entra nel
fomanzo giustificata anche tcoricamente
2. La novella
24, Raccolte di novelle
Quasi coincidente con il periodo di miglior sviluppo della
natrativa romanzesca ¢ quello della novellistica, che vede la
LANAI 357
pid rappresentativa ¢ abbondante produzione a Venezia nei
decenni centrali del secolo, tra il 1620 e il 1670 (le Duecento
novelle di Celio Malespini, uscite nel 1609, appartengono in
realta al secolo precedente, perché scritte intorno al 1595).
La Junga durata del modello di Boccaccio continua ad agire
sulla scrittusa di novelle ben oltre il Ginquecento ¢ persiste,
in modo evidente, anche durante il Seicento. Ma, come per
ali altri generi, in questo secolo i narratori devono conciliare
Fossequio verso la tradizione con lu loro volonta di sperimen-
tare e di soddisfare il pubblico. Percid i confini del genere
novellistico si sgretolano, le regole si scardlinano, ne emergono
nuove forme, nuovi temi e nuovi moduli. narrativi
La raccolta di novelle pit esemplare del secolo & costituita
dalle Cento novelle amorose de i Signort Accademici Incogniti,
prodotte da un gruppo di letterati veneziani che si erano
costituiti nella locale Accademia degli Incogniti, organizeata
da Giovan Francesco Loredan, il Principe dellistituzione.
Ta raccolta, cui ogni accademico contribui con non pity di
sei racconti, mostra immediatamente nella scelta numerica
Padeguamento al modello del Decameron. La prima edizione
del 1641 conteneva trenta novelle, una seconda edizione ne
propose altre trenta nel 1643, promettendo pero gi di rag~
iungere il canonico aumero di cento, che venne completato
solo nel 1651, con un’edizione di altre quaranta novelle. Ma
Padeguamento al Decavteron & solo nel numero, poiché gran-
de & la diversita dei temi e delle forme, dovuta certo anche
alla pluralita degli autori, Non vi & cornice ¢ la disposizione
terna di grande artificiosita, istema di
contrapposizioni tematiche. Le soluzioni narrative sono le
pid varie, con la prevalenza della propensione a complicare
Pintreccio e a tendere al romanzesco, dando ai racconti una
forte impronta esotica e passionale. Sono spesso storie tragiche,
dove risaltano tradimenti, perfidie, passioni che sfociano nella
violenza, Liamoze € presente in tutte le sue varietd, con solu-
zioni narrative abbastanza convenzionali. Alcune novelle sono
brevissime, quasi riassunti, altre hanno respiro di romanzo, La
materia libettina si accompagna a conclusioni moralistiche. In
fondo le novelle rispecchiano Videologia degli Incogniti, che
si muovono tra individualismo divertito ¢ amoralismo seettico.
Toro disimpegno giustifica la seelta di soddisfare il pubblico
di optare per una materia mondana.938 caMzoLe MAOLIESINO
‘Venezia é evidentemente il crocevia di esperienze narrative,
sede di pubblicazione di diverse altze raccolte di novelle, opere
degli stessi Accademici autori del volume collettivo. E questo
il segno di una viva propensione a portare nella soluzione
narrativa novellistica i problemi e le inquieradini intellettuali,
comportamentali e religiosi della societh veneta. La scrittara
¢ la vita si intzecciano: attentati, processi, carcete, non sono
solo nelle novelle, ma sono parte delle biografie degli autori.
Si intravede nei racconti la lezione dello scetticismo vigente
nell’universita padovana, una forte vocazione all’eterodossia,
ambizioni di avventuce cortigiane, disegni letterari in collabo-
razione col potere politico, Girolamo Brusoni compone una
saccolta di ventiquattro Curiosisséme novelle amorose (1663) €
Maiolino Bisaccioni da alle stampe tra il 1638 ¢ il 1664 quattro
raccolte di novelle: Le nave, Lalbergo, Lisola, Il porto, in cui
il tema del viaggio fa da elemento organizzatore dei racconti
2.2. Novelle e comversari accadenict
Nel Seicento le accademie letteraric, oltre a incentivare la
produzioue di novelle, ne improntano anche la forma. Spesso,
specie nella parte riservata alla cornice, le raccolte di novelle si
sviluppano come incontri di bepli ingegni, discussioni argute
condotte sul filo di concetti, sentenze ¢ bei modi di dire. Le
raccolte novellistiche, che conciliano cosi il debito verso la
ttadizione boccacciana con lo spirito del secolo e il suo amore
per Ie arguzic, mettono in scena gruppi di giovani che, per
sfuggire alla peste o alla noia, si iuniscono in un Iuogo ideale
(in campagna, in un castello, su una nave), eleggono un ‘te’, ©
trascorrono le giornate diletiandosi con le parole e gli artifici
della retorica. Spesso questa cornice, che mantiene comunque
Ja scansione in giornate, @ essa stessa narrazione.
Una notevole tensione intellertuale caratterizza Le instabi-
lita dell’ingegno (1635) di Anton Giulio Brignole Sale, dove
i conversari le invenzioni (poctiche pili che narrative) sono
il passatempo di quattro coppie di giovani che, per evitare
la peste, abbandonano Genova e si isolano a trascorrere il
tempo in colloqui aceademici, con invenzioni retoriche di
vario genere, che mettono a prova Pacutezza del loro ingegno,
alla ricerca di artifici squisitamente barocchi. Simile struttura
hanno pure Le sere d’Adda (1639) di Giovanni Agostino Della
Lengueglia, in cui gli incontri tra quattro giovani si svolgono
su vari argomenti: siti delle citta, navigazione, caccia, pesca,
viaggi, con scambi di battute e versi su un registro arguto.
‘Aache VArcadia in Brenta (1667) di Giovanni Sagredo
(1617-1682) si conforma a questo modello: sei giovani veheziani
trescorrono sul burchiello, in viaggio sul Brenta, otto giorni
dedicandosi a narravioni e giochi di parole per ovviare alla noia.
Anche qui predominano non le novelle ma i componimenti
poetici, pli scherzi, le battute di spitito, tanto brillanti quanto
ceffimeri. La stessa cornice ha un ruolo importante, & narrazione
che rappresenta la vita di un’aristocrazia senza idcali, volta al
puro intzaicenimento per fuggire la malinconia: la comnice si fa
racconto pet idealizzare i modi di vita di un’élite aristoctatica
© borghese. Limpegro non & intellettuale, ma un passatempo
di societi, una vacanza della mente. Lo stesso Loredan, Vir
requieto principe degli Incogniti, pubblico, oltre ai romanzi,
diverse novelle in un'opera dal titolo Bizzarrie accademiche
(1638) con tre sole novelle amorose, collocate tra discorsi ¢
recite di poesie.
A Firenze, intorno a un’accademia di diversa natura, quella
della Crusca, si muovono i pochi novellatori fiorentini: Andrea
Cavalcanti ¢ Carlo Roberto Dati, i cui racconti non hanno avuto
significativa citcolazione al di fuori della loro area culturale.
Tn ambito fiorentine meglio note sono le brevi narrazioni degli
scienziati galileiani, come Francesco Redi (cap. XXIII § 23 €
cap. XXVI§ 4) e Lorenzo Magalosti (cap. XXIII § 2.3 ¢ cap.
XXVI§ 4), che, oltre ad animare la loro prosa con racconti
esemplari di brillante carattere letterario, composero novelle,
motti ¢ facezie, secondo la migliore tradizione toscana,
Nella novella secentesca campaiono spesso le beffe, le azioni
esiremamente savie o estremamente scioeche dei villani, Cosi
avviene nei Trastulli di villa im sette giornate (1627) di Adriano
Banchieri (1568-1634) (cap. XXIX § 1), costruito in forma
dialogica come un testo teatrale. Ambientato nelle campagne
di un immaginatio Perd, dave diversi personaggi, di cui il
principale é la nazratrice Nicolosa, conversano, raccontano,
recitano versi, viaggiando verso la corte del re’ Attalapippa.
Ongetto delle beffe di tutti @ un bambino, Tamburlino, che
pero é anche capace di pronte risposte e di spirito. Particolare
anche Pattenzione prestata ai linguaggi non letterari (dialetti)5) cxemroun verso
Pera Pamore & l'argomento prediletto del navellaze secen-
tesco, contemplato sovente in una casistica strana, contorta,
che si intreccia con vicende di onore sociale ¢ ha spesso esito
violento, Prepotenze ¢ intrighi sono componenti di vicende
private ¢ pubbliche, collocate nella storia o nella contempora
neita. Se il modelo della novella antica agisce ancora in modo
determinante, si awvertono perd interferenze della tradizione
italiana pit recente, soprattutto einquccentesca, ¢ delle raccolte
di novelle che provengono dal resto d’Europa. Leeditoria ita-
liana & precoce nel presentare in traduzione raccolte di novelle
francesi, spagnole, inglesi. Anche un’esperienza dialeteale, Lo
canto de li cunti di Giambattista Basile (cap. XXTX §§ 2.2-3),
attesta bene come il racconto breve secentesco si muova in
strutture consolidate dalla tradizione, ma assai creativamente,
3. Tra romanzo e novella
3.1. «La lucerna» di Francesco Pona
La prova di quanto sia difficile nel Seicento porte dei confini
di genere per la novella @ data da una delle opere narrative pit
interessanti e nuove del secolo, La fucerna (1625) del veronese
Francesco Pona (1595-1655). L’autore, che partecipa anche alla
raccolta degli Incogniti, costruisee qui una narrazione a intarsi
che si potrebbe bea annoverare tra i romanai, essendo una
scrittura continuativa che raccorda molteplici episodi. Per la
diversita dei protagonisti, dei luoghi e degli eventi, La lucerna
sembra perd piti una serie di novelle con cornice
‘Ogai episodio pud sicuramente essere considerato isolaza-
mente. Principio del racconto @ la metempsicosi di un’ anima
che &, al momento, incamata nella lucerna del giovane stu-
dente Eureta. Una sera essa inizia a raccontare delle varie
incarnazioni attraverso i secoli. Prendendo le vesti di animali,
persone, oggett, la lucerna ha immagazzinato una quantita ¢
varieta di esperienze che propone in quattro sere. Poiché non
iene memoria delle precedenti incamazioni, ogni racconto
presenta un’esperienza autonoma. Ne derivano narrazioni di
misura assai varia, molto lunghe o molto corte, che appat-
tengono al genere della novella tradiziouale, dell'aneddotica,
della cronaca, Talora seguono anche il modello del romanzo
sasuanim 61
alessandrino € della pastorale. TI dialogo fra il giovane e la
Iucerna compare in titte le sere ¢ al suo interno sono inserite
Ie ‘favole’, che hanno per protagonisti figure scoriche zemote
© prossime, personaggi inventati e reali. Tutto si risolve in
una visione desolata del mondo, dominato da passioni, forze
irrazionali, istint in lotta con strutture repressive, violenza,
Sano sopratzutto le figure femminili a essere delineate. Pona
ze mette in risalto la grazia ¢ il fascino, ma ne tenta anche
una rappresentazione non superticiale, Gli uomini hanno ruoli
per lo pitt marginali, come garanti del modus vivendi e delle
ideologie e consuetudini social
Le fonti che ispirano Pona per la struttura, come
stesso indica, sono la Résposta della lucerna del polemista
veneto Niccold Franco (cap. XIX § 9) e Vantico dialogo I!
gallo o il sogno di Luciano di Samosata. Liintento @ da una
parte la satira contro i costumi dell'epoca, dallaltra il piacere
della narrazione, La moralita divieae per Pona ossessiva dopo
Vesperienza della peste de! 1630: egli riscrive Popera, intito-
landola Antilucerna (1648), e sconiessa, con una lettera alla
Congregazione dell'Indice, la precedente.
3.2. Dialoghi e racconti epistolari
Un racconto unitario, una storia d'amore fra un naufrago e
tuna dama di corte, compone Le cene del Principe d’ Agrigento
(1637) di Carlo Della Lengueglia, cenendo insieme le conversa-
joni amorose di un gruppo di giovani in txe sere, durante tee
cene. Serie di quindici lezioni costituiscono la Rettorica delle
puttane di Ferrante Pallavicino. Unite da uno schema dall'avvio
‘quasi romanzesco, scguone il modello delle Sei giornate di Are-
tino, ma si propongono un intento ideologico forte, nella con-
danna dell ipocrisia religiosa, che approda a una contestazione
filosolico-dottrinale che raggiunge i termini dell’eresia. Come
sié visto, anche I! corriero soaligiato di Ferrante Pallavicino @
un cacconto dalPoriginale soluzione: 49 lettere, rubate a un
corriere postale, vengono lette da quattro uomini, che appren-
dono cosi i vizi cle ipocrisie degli ambienti di corte ed eccle-
siastici. La verve polemica del Pallavicino ¢ la sua sfortunata
condanna a morte non lasciarono indifferente l'ambiente in cui
aveva operato, Con falsi riferimenti tipografici e con falsa data562 casa vaxrorrosino
(Villafranca 1643) un quindicennio dopo 1a sua morte usci un
dialogo, rimasto anonimo, Lantima di Ferrante Pallavicino, Con
forte tensione morale c intelletiuale racconta la sfortunata storia
del romanziere libertino come una conversazione, di notevole
efficacia polemica e di fine ragionamento, fra la sua anima e un
intezlocutore di nome Entico.
Romanzo epistolare fortemente polemico & L’esploretore
turco (1684) di Giovan Paolo Marana (1642-1693 ca), che
anticipa il romanzo epistolare pseudo-esotico del Settecento.
Le prime trenta lettere, che si fingono scritte da un turco in
Viaggio in Europa e ritrovate pitt tardi, furono pubblicare a
Parigi nel 1684, altre seguirono fino a éentodue (altte lettere
aggiunte sono di incerta attribuzione). Il romanzo ebbe diffu-
sione pid in Europa, con il titolo Espion du Grand Setgneur,
che in Tialia, Rilevante non @ solo l'abile invenzione dello
straniero, giudice della societ® occidentale, ma anche l'itoni
il divertito sarcasmo con cui vengono viste certe abitudini
europee, ¢ 'apertura idcologica fatta di molti dubbi pid che di
certezze. Llesperienza europea dell’autore, esule dall'Italia, lo
potta a orizzonti ben diversi da quelli in cui si muove all’epoca
Ja narrativa italiana e a superate, anche nella forma, i limiti
del macchinoso romanzo italiano. Questo racconto epistolare
& riconosciuto persino come uno dai testi che prepararono la
ctisi della coscienza europea alla vigilia dell'Mluminisino,
4. Favole e apologhi
Il Seicento fece un massiccio uso del racconto breve, che
centr non solo nei libri di novelle, favole ed esempi, ma anche
nei trattati politic, di comportamento, scientifici, medici, pole-
ici. E questo il secolo delle Fables ci La Fontaine, ma prima
ancora in Italia il genere favolistico conobbe grande vitalita,
Nella narrativa esemplare la forma breve @ impiegata per la
trasmissione di insegnamenti: con il fascino del piacevole si
propongono utili ammaestramenti.
Nell'abbondante produzione favolistica che, in veste di
animali, mette in scena tipi umani, vizie virth, per trasmettere
con modi vellutati insegnamenti importanti per la vita mon-
dana, notevole & il Brancaleone, lungo racconto attribuito 4
Giovan Pietro Giussani, La prima edizione (1610) non porta
Lananeania 369
il nome delPautore, ma per i caratteri linguistici & indubbio
che il racconto & stato prodotta in ambiente milanese, da un
autore che doveva essere vicino al circolo dei Borromeo. Tl
sottortitalo dell’opera & indicativo: «storia piacevole e morale
dalla quale pud ciasceno avere utilissimi documeati per governo
di se stessi c «altri. Si tratta di un ‘romanzo di formazione’,
il cui protagonista @ perd un asino. In una storia principale,
che natra la vita dellanimale, sono inscriti novelle ¢ apologhi,
favole e racconti d'atimali e d’uomini, in un rapido susseguirsi
di narrazioni che possono essere dinvenzione o di tradizione
(autore attinge a Esopo, Luciano, Apuleio, al Parsctatanira, a
repertoti di proverbi ¢ sentenze). Queste integrazioni morali
mostrano Ia forte propensione etica dello scrittore, ma non
pesano sulla struttura nazrativa, che & anzi una delle pitt go:
dibili del periodo, data la varieta che guida la composizione.
Non si tratta di racconti con eotnice, ma di un libro di natura
composita. La morale illumina i racconti in modo diretto, in
quanto le storie sono commentate c giudicate, ed & fornita
anche un'allegoria pelitica che va in direzione antimachiavellica,
Lutile ool dolce & il titolo emblematico della taccolta di
Carlo Casalicchio (1624-1700), che si compone di pitt di
quattro centurie di tacconti, pubblicate dal 1671 al 1716 (ma
Ta quaria centuria, postuma, & di incerta attribuzione). Ogni
centuria @ composta di dieci decadi di diect «arguzie>, ciot
di cento brevi narrazioni esemplari che hanno il valore di
dimostrazioni. Sono novelle, motti, favole, apologhi, facezic,
detti, traiti da fonti storiche, letterarie, popolati, raccontati
con piglio predicarorio perché vogliono insegnare. Gesuita
Iucano, Casalicchio fu predicatore a Napoli e, nonostante la
forte impronta didaitica che da alle sue storie, non manca di
estto natrativo, Anche se il suo racconto ha tone dimesso,
guotidiano, affabile, nella brevita si racchiude originalita
@invenzione e di scluzione narrativa
5. Letteratura di viaggio e dell'io
5.1. Forme autobiografiche ¢ lettere
Nonostante che il Scicento sia un secolo decisivo per lo svi-
luppo dell’sttitudine introspettiva, non si possono riconoscere564 eanoto vevrorrEno
che pochi casi narrativi in cui autore, nartatore e persona
coincidono, in cui si realizza cioé il presupposto essenziale per
un racconto autobiografico. Pit frequenti © pitt consapevoli
delle strategie narrative sono le biografie, sia di intelleteuali
sia di santi nuovi e antichi
Forma autobiografica hanno Le confessions (1695) di Carlo
de’ Dottori (cap. XXVIT§ 3.2), dalla forte inclinazione medi-
tativa e devozionale, ma non prive di pagine vivaci (sull’onore,
sul duello, sulla morte del figlio). Compasto sul modello agosti-
nniano, di cui riprende il titolo, quest'ultimo scritto, pubblicato
dal Dottori con lo pseudonimo di Eleuterio Dularete, consiste
in uno sguardo che lo serittore, ormai yeechio, fa sulle cattive
inclinazioni che riconosce di aver avuto nella sua vita passata,
Jn questo contesto meditativo, il Linguaggio é assai frequente
mente ricalcato su quello biblico.
Confessioni, diati, relazioni della propria esperienza in.
teriore sono le scritture delle mistiche, il solo settore in eui
ampia @ la presenza di donne scrittriei, Sebbene interessanti
sono perd opere prive di intenti letterari, spesso vergate in
condizioni diffi, come nel caso dei diari di Veronica Giuliani
(cap. XXIV § 6), che seriveva per ordine del confessore su
fogli che le venivano subito sottratti senza che potesse darvi
una rilettura. Eppure proprio i Diari di Veronica Giuliani sono
affascinanti per la loro immediatezza e profondita, Comunque
Ja pratica degli esercizi spirituali ¢ i principi pedagogici dei
gesuiti favorirono V'introspezione e il ripiegamento su di sé.
Questa nuova coscienza della vita individuale costitui le pre-
messe per levalversi del genere autobiogralico, che concbbe
Ia sua piena affermazione nel Setrecento,
Il genere meglio deputato per la presentazione dello &
allepoca la lettera. Leepistolografia aveva nel Cinquecento
abbandonato progressivamente il carattere assunto con la pro-
duzione umanistica ed era divenuta un prodotto de! mereato
libratio (cap. XIX § 9). I lasciti epistolati del Seicento sono ab-
bondantissimi. Sono lettere per comunicare, dalla motivazione
immediata, ma sono nondimeno fondate su una consapevole
retorica, tale da renderle opere letterarie di pregio. La letvera &
prodotta spesso per ragioni diplomatiche (molti sono gli episto-
Jari che provengono dalle attivita di una cancellesia) o per comu-
nicazioni scientifiche (Ftissima era la rete di scambi fra scien
ziati europe, di cui il earteggio linceo © quello di Galilei sono
sanguin 363
cesemplati) (cap, XXIII §§ 1.2 e 1.6), Ma vi sono anche raceolte
‘organizzate con Fintento di costruire un'immagine dell’autore,
E il caso delle lettere, pubblicate postume, delPattrice Isabella
Andreini, o di quelle di Giambaitista Marino, il cui epistalario
appare come una forma di «esibizionisino calcolato in funzione
clic leggi pubblicicasie pit efficaci per la conquista del mereato
editoriale» (Battistind). Atzaverso lettere ben calibrate nei con:
tenuti nello stile, Merino costruisce la propria immagine, esata
la sua generosita, il scaso dell’amicizia, occulta i vizi, elogia la
sua intelligenza, anche attraverso la condanna della miopia dei
‘ediocri In un gruppo di quattro lettere «burlesche» Marino si
presenta poi come nacratore estroso e divertito, mentre racconta
casi propre altrui
3.2. Letteratura di viaggio
II pid praticato genere di scrittura in cui autore c narratore
coincidono @ in questo secolo, la relazione di viaggio. Essa
@ oriencata alla considesazione dei popoli, dei loro costumi,
dei modi di vita, dei governi, delle forme organizzative, delle
culture e manifestazioni artistiche dei paesi visitati. Contribui-
sce notevolmente allavvio della scienza antropologica, che nel
Seicento si fa stmada, definendo il suo campo d’indagine proprio
razie al contribute dei viaggiatori oltre che dei moralisti ¢ dei
ilosofi, Attraverso il confronto intensificato con altri popoli e
‘gcogtalie, matura lentamente anche Pacquisizione del concetta
di relativita di ogni prospettiva culturale.
Le relazioni dei viaggi provengono spesso da mercanti,
come il fiorentino Francesco Carletti (1573-1636), uno degli
autoti pili noti perché riesee a innalzare il viaggio commerciale
al livello di un'avveatura cultutale, seguendo il modello dei
grandi viaggiatori-scrittori italiani come Marco Polo © Ame-
Figo Vespucci. I suo: Ragionamenti del mio viaggio intorno al
mondo (editi solo nal 1701), rivolti al granduca di Toscana,
hanno natura conversevole: Pautore narra con attento realismo
Vesperienza della citcumnavigazione del globo, cercando di
penetrate il senso di cid che osserva, frutto di un’esperienza
che aon @ di esplomtore ma di mercante e di avventuriero.
La scrittura possiede una componente scientifica, che esamina
con curiosita i fenomeni umani ¢ natucali incontrati,566 cotrovo vectors
LU modo di viaggiace pid intrigante per la storia letveraria
& quello dei viaggiatori per passione, che per curiosita e senza
scopi precisi percorrono I’Europa e |’Asia via terra. I loro re-
soconti seguono pitt il ilo della memoria ¢ la costruzione della
fantasia che una steuttura preordinata, Di questi viaggiatori i
piii noto é Piciro Della Valle (1586-1652), che per dodici anni
percorse I’Asia, lasciandoci poi un resoconto di migliaia di pa
ine in I viaggé di Pietro della Valle il Pellegrino. Per consiglio
diun amico nel 1614 intcaprese il viapgio che doveva portarlo
da Napoli a Costantinopoli, poi, attraverso la Terra Santa e
TEgiuto, in Persia, A Baghdad sposd una giovane cristiana,
Sitti Maani Gioerida, prosegui il viaggio sostando per piti di
due anni in Persia, dove tent® di contribuire allinserimento
dei cristiani nella compagine statale, coltivando il sogno di
fondare li una Nuova Roma, Dovette assistere impotente alla
morte delfamatissima moglie, cui corpo elle portare con
sé imbalsamato per seppellirlo a Roma, Si trasfeti ancora in
India ¢ a Goa, poi inizid il ritorno via terra
T Viaggi sono ripartiti in tre parti, sulla Turchia (1690),
sulla Persia (1652) ¢ sull’India (1663). La prospettiva da cui
racconta é quella di un nobile educato in Europa, che mantiene
una viva nostalgia della civita che ha lasciato, con i suoi con-
versari accademici, le nobili maniere ¢ le comodita degli studi.
‘Tuttavia i suoi resoconti delle avvencure strabilianti vissute ¢
favolose recepite sono avvincenti e conquistarono.
liani ed curopei (i Viaggé furono subito tradoui in
varie lingue). I tono & discorsivo e confidenziale.
Molti relatori erano missionari. I gesuiti regolarmente
inviavano ogni anno le relazioni dalle terve in cui tentavano
Ja propagazione della fede, per rendere note ai confrateli e ai
feceli dell'Europa le loro imprese. Anche altri ordini missio-
nati, sebbene non con la stessa regolarit’, hanno tramandato
relazioni sul tentativo di fare proseliti in culture assai lontane
Altro tipo di viaggiatore ‘professionale’ & lo scienziato, le cui
opere tentano una scrittura, se non legata alloggertvita,almeno
attenta alle cose pitt che alle reazioni interiori.
Verso la fine del secolo Francesco Negri (1623-1698) de-
scrisse nel suo Viaggio settentrionale i pacsi nordeuropei, che
visitd nel 1663, dopo aver deciso di lasciare Ja sua attivita di
parroco per indagare il mondo. Coltivé le scienze fin dalla
gioventii © raggiunse Capo Nord alla ricerca di curiosita e
Laxamanve 567
prodigiosi effetti di natura, che cegistrd in una relazione sotto
forma epistolare (otto lestere) che vide la luce solo postuma
nel 1700.
Questi racconti di imprese itineranti, sante 0 eroiche o
personali, cui si unisce Finformazione sulle terre e sui popoli,
cercano spesso di colpire l'uditore o il lettore sorprendendolo
con la rappresentazione delle meraviglie di quelle vette. Au-
che le scritture pitt consapevoli mirano ad accentuare il dato
altra parte ogni terra e ogni popolo riservano
che ben possono interessare un pubblico proteso
verso la ricerca del meraviglioso anche nella scrittura pit con:
sueta di poesia narrativa. Nei viaggiatori laici matura presto
un atteggiamento di indifferenza verso le questioni religiose,
essendo il loro sguardo pit sensibile alla convivenza pacifica
fra fedi diverse. Spesso individuano anche le difficola in cui
vivono i popoli visitati oppure intravedono nello specchio del
mondo la decadenzs in cui versano le maguiozi citta d'Tealia,
TL contrasto con la vitaliti degli altri paesi d’Europa tisalta
nei Viaggi per Europa (1693) di Giovanni Francesco Gemelli
Careri (1651-1725). Una spiccata sensibilita per i mutamenti
sociali e culturali, che si avvertono alla fine del secolo, si nota
nel suo Giro del mondo (1699-1700), resoconto di un periplo
intorno al globo compiuto dal 1693 al 1698 e raccontato
guardando con spregiudicatezaa e senza prevenzioni i costu
mi dei popoli visitati. Con Gemelli Careri sembra iniziato un
nuovo tipo di viagatore, interessuto a percorrere il mondo
per necessita intellertuale © per conoscere: una modalita che
diverri tipica del Settecento.Capitolo ventinevesima
Letterature regionali e dialettali
Molte regioni italiane producono nel Seicento una lette
satura dai caratteri marcatamente locali, quando non espressa
nei dialetti effetivamente parlati, Si tratta di una produzione
tutt’altro che minore che annovera un capolavoro assoluto
come Lo cunto de ti cunti di Giovan Battista Basile, giudicato
da Benedetto Croce «il pit bel libro italiano baroccom, prodotto
in una citta, Napoli, che trovd nel dialetto una feconda via
di valorizzazione delia sua realta con altsi autori come Giulio
Cesare Cortese, Cosi al dialetto fanno ricorso, per un'adesio-
te intima alla cultura che esprime, scrittori sia a Venezia sia
a Milano sia a Bologna. Patticolarmente vivace quest’ultima
anche per la produzione di Giulio Cesare Croce, che crea il
fortunato personaggio di Bertoldo, un esempio di letteratura
carnevalesca che attinge al mondo dci villani,
1. Bologna
Bologna nel Seicento & un centro culturale capace, come
sié visto, di segnare una direzione per tutta FTtalia in ambiio
sia artistico sia letterario. Forte della sua condizione di citta
universitaria, aperta alle novita e in grado di assimilarle senza
rotture con il passato, essa & una vatiegata fucina di forme
peculiaci del Barocco ¢ peculiare & anche pet le espressioni
della cultura locale,
Dal 1575 nella citta era attivo, come cantore di piazz:
Giulio Cesare Croce (1550-1609). Originario del comtado, si
era trasferito a Bologna esercitando principalmente Patti
di fabbro e componendo parallelamente in versi e in prosa,
in lingua e in dialetto, opere che poi stampava e vendeva. Va
stissima ¢ di duratura fortuna fu la sua produzione di natura570 camerouo veNnwovisiMo
popolare e camevalesea, comunque sempre di tono dimesso,
atia a tispondere alle esigenze del suo pubblico. Oltre ad
alcune commedie, tra cui La Ferinella (1609), compose opere
burlesche come Le ventisette mascherate piacevolissimre (1604),
prediche carnevalesche, psendo-ticette mediche, pronostici
scherzosi, persino opere devavionali.
Ta sua fama @ legata al personaggio di Bertoldo, che
rappresentd in due racconti dialogati, Le sottilisime astuzse
di Bertoldo e Le piacevoli e ridicolose simplicita di Bertoldino,
Edite la prima volta nel 1602, le storie sono un rifacimento
dell'anonimo Dialogus Salomonis et Marcolphi e raccontano
elle imptese del contadino Bertoldo, buffone c doxto delle
cose del mondo, che viene accolto alla corte di Alboino a
Verona per Pammirazione che il re nutre per la sua sapien-
za. Seppure ostcgeiato dalla regina, vittima a sua volta della
misoginia del villano, egli tiesce a difendersi, ma anziché
portare avanti la protesta delle plebi, contro Tevidente op-
pressione, si adegua alla regal c diviene suddito stravagan-
te ma fedele, Paga con la morte (dovuta al cibo ricco delle
mense regali, cui non @ ovviamente abituato) il cambiamento
di stato, A Bertoldo succede il figlio Bertoldino, ugualmente
brutto ma anche stolto, strappato alla selva dalla geaerosita
del re, autore di sciocchezze che la madre Marcolfe tenta
invano di correggere.
‘Le sottilissime astuaie di Bertoldo consta sopratrutto di
dialoghi che mostrano la retorica scalera di Bertoldo, che
non tisponde mai alle domande direttamente, ma fraintende,
divaga. Il suo @ un parlare «alla roversa», secondo la norma
carnevalesca della realté rovesciata, Tl dislogo & talora anche
jl pretesto per creare giochi di parole, sprologui; il parlare di
Bertoldo allora cede al gusto del gioco verbale ¢ la stotia si
muove st battute da commedia, Egli é perd anche il depasitario
di una recondita saggezza, «portavoce di una morale diversa, di
tuna verita alternativa, che, quantungue bassa ¢ umile, turba e
inquieta i presunti savin; la sua storia segna «la rivincita della
campagna contro il castello» (Camporesi). Bertoldo infatti
incarna la saggezza: quasi un Sileno, il suo corpo deforme di
voce a una parola limpida e veritiera, che soggioga anche il re
ela corte. Il trionfo della pazzia, l'clogio del vagabondo, del
azo, del buffone, indicano il tramonto dell'immagine rina-
scimentale dell’uomo. La satira si ritorce contro il villano ne
srmesancsiciowaLre oaLETAA TL
Le piacevoli e ridicolose simplicta di Bertoldino, dal saom
hell balonds gis tf pailde pore caret Lt oe
Pincivilta della montagna.
I genere fu continuato da Adriano Banchieri nella Novella
4 Cacasenno figlio del semplice Bertoldino (1641). Banchicri
(1568-1634) (cap. XXVIM § 2.2), musicista © madrigalista
volse in forme parodistiche composizioni madrigalesche,
rodicendovi dato bolognese, ci cui asseriva la premi-
rrenza sul toscano in un testo teotico, il Di Fingua
bolognese (1630) peso el ee
2. Napoli
2.1. Giulio Cesare Cortese
Un'altrettanto viva presenza del dialetto in ambito lette-
cuit conosce a Napoli straordinro rogilo linguistic,
che si avverte soprattutto nelle espressioni orali c performati
{aotevoli quelle ci Svio Fiorillo, i arte Capitan Matamoros,
inventore della maschera di Pulcinella), Nella citta partenopea
si incontrano l'influenza del'taliano letterario di Tasso, lin-
guagai stranieri, spagnolo én primis, dialetto locale. Una prima
forma di operazione letterasia napoletana é oferta dal Ritratto
0 modello delle grandexze, delizie e meraviglie della nobilissima
cutee di Napoli di Giowan Battista Del Tufo (1548 ca-1600).
Rimasto manoseritto, rappresenta la varieti della vita locale
con il suo corrispondente lessicale, Ma & con la Vaiassetde di
Giulio Cesare Cortese (1570 ca-1640 ca) che si inaugura la
fervida stagione di lerceratura dialettale napoletana,
Cortese aveva avuto un titocinio poetico in lingua tosca-
fa, con componimenti encomiestici in cui si nomina «Pastor
Sebcio». Nel 1612 eice il suo poema delle «vniasse» ovvero
delle serve, un universo picaresco che racconta le esperienze
pid romanzesche di una folla plebea femminile, che anima il
tessuto urbano pastenopeo. Fil bisogno di una vita intima, di
famiglia e di affetti, che muove queste donne verso avventure
che tiescono nel matrimonio o falliscono nella prostituzione 0
con la morte. Questo umano bisogno le fa protagoniste di un
momento etoico, che le chiama alla storia di cui si occupano
in genere Pepica e Ia poesia colta, cui Cortese non di radoSm niro.e vesEmEvENO
ammicea. Diviso in cinque canti, raccontato da un narratore
che adotta la parlata napolctana per essere inteso dai suoi e
per dar voce alla poesia spontanea della citti, il poera impiega
tun idioma dalla marcata fisicita, dalla comicitA trasgressiva (ma
non eversiva). Le lertere introduttive e riassuntive del poema
recano la firma di Gian Alesio Abbattutis, anagramma di Gio-
van Battista Basile, il quale condivide con Cortese 'opzione pet
iI dialeito, che porta ambedue verso ulteriori forme letterarie
napoletane e di sucesso,
‘Poetiche sono ancora le successive prove di Cortese: i poemi
Micco Passaro ’nnamorato (1619) e Lo Cerriglio 'ncantato (1628),
La Rosa, favola pastorale (1621) e I! viaggio di Parnaso (1621).
Tl primo racconta le gesta, tra i quartieri popolari di Napoli
el’Abruzzo, delle petipezie dell'eroe eponimo ed @ una felice
invenzione eroicomica. II secondo, in sette canti, @ dedicato
4 una famosa tavetna napoletana, paradiso dei buongustai ¢
dei conviti, trasformata in un regno assaltato da Sarchiapone
dai suoi compagni dei quartieri poveri di Napoli, con continue
avventue magiche, amorose e cavalleresche. La Rosa racconta
le traversie, anche amorose, di una fanciulla innamorata rapita
dai Turchi, che ricompare travestita da uomo. La movimentata
trama & corredata dallinvenzione di un personaggio, Gioia,
che esptime i suoi giudizi sul mondo. I! viaggio di Parnaso
Ia giustificazione teorica delle scelte napoletane
ofite affermazioni di poetien, giudizi critici sulla letteratura
contemporanea ¢ amare considerazioni, anche autobiografiche,
sulla condizione del letterato. In sette canti viene esaltata la
naturalezza della poesia napoletana. Tl tono é burlesco, con
aneddoti, racconti, persino fiabe. * ind
‘A parte le opere dovute al sodalizio che lo lega a Basile, il
modello offerto da Cortese ha un seguito ricco, anche per la
naturale poeticita della lingua, che ha la sua espressione mi-
tliore nel poema De la tiorba g taccone (1646), a ui avtribuito
(nel frontespizio appare come autore Felippo Sgruttendio de
Scafato). Si tratta dell’esaltazione di questo strumento musicale
Gaccompagnamento, con parodie della firica petrarchesca €
dei canzonieri barocchi. La lode della donna, Cecca, ® con
dota con una ereativita e una forza espressiva che superano
ja semplice parodia o il gioco. Sono impiegati diversi metti
con un linguaggio vitalistico e corposo, con freschezza e spre-
giudicatezza immaginativa ¢ lessicale.
LCTHATURESRETERLLE DIALSTMAGE 5B
2.2. Giovan Battista Basile
La letteratura dialetale napolerana afferma le sue ragioni
culturali ela sua straordinaria vitalita con Giovan Battista
Basile (1572 ca-1632). Bgli non ebbe solo un titocinio poetico
in lingua toscana, ma continud una feconda attivit’ letteraria
italiana anche quando aveva gia iniziato a scrivere in napo-
letano. Grazie alla sorella Adriana, ‘virtosissima’ cantatrice
nota in tutta Italia, poté sperimentare la corte di Mantova,
dove fu apprezzato, insignito del titolo di Cavaliere e Conte
Palatino, © dove poté anche pubblicare aleune sue raccolte
poetiche. Accanto allattivita di combatiente a Candia per la
Screnissima, governatore € amministratore in luoghi marginali
del Viceregno, si dedicd con acume alla filologia dei testi
cinquecenteschi, di Bembo ¢ di Della Casa, Di lui si hanno
in lingua componimenti sacti, encomiastici ¢ amorosi, che ti-
spondono agli indirizzi poetici correnti: I! pianto dedla Vergine
(1608), tre libri di Madrigal e ode (1609, 1613, 1617), Egloghe
amorose ¢ lagubri (1612), il deamma pastorale Le avventurose
disavventure (1611), la favola tragica Venere abbandonata (1612),
due idilli, ’Aretusa (1619) e I! guerriero amante (1620), Sacri
sospiri (1630), e la tiseritiura delle Etiopicbe di Eliodoro in
ottave, intitolata Teagene. Compose versi anche in spagnolo.
Le duc lettere che introducono la Vaiasseide dell'amico
Giulio Cesare Cortese costituiscone l'avvio di un modo diverso
disctivere, non pitt per Ia mods, ma per una gioiosa bizzarria,
in cui emerge, atttaverso un vortice di parole costruito con
abiliti, la parodia estrosa del repertotio poctico tradizionale,
Gli accumuli esibiscono la realti e limmaginatio popolare,
loro costruzione & lontana dal natutalismao linguistico,
idescenza funambolica di giochi verbali, un'esplosione
ben controllata. Solo verso la fine della vita Basile riprende
questa scrittura dialetiale, tanto che ambedve le sue opere in
napoletano escono postume: Le muse napoletane nel 1635 ¢
Lo cunto de ti cunti in tre tempi, in edizioni popolarissime, nel
1634, 1635, 1636 a cura dei familiari ¢ di Salvatore Scarano.
Ti primo lavoro & un composto di nove egloghe di scttcnari
ed endecasillabi, in cui € combinata per ogni musa un’attivith
tipica dellestro’ napoletano. Sono quadti di costume locale
in forma dialogata: per Clio sono rappresentati due giocatori
di carte che giungono alla rissa; per Euterpe & mesa in diSt4 caguovo vena
scussione la cecita dell'innamoramento di un giovane per una
cortigiana; per Talia si loda la taverna del Certiglio, la famosa
osteria napoletana dove si incontrano tutti i tipi loschis per
‘Melpomene sono tappresentate donne in rissa; per Tersicore &
Ja volta di un matrimonio popolate e delle doleezze e speranze
della condizione di sposa; per Erato si tratta la difficolti di
prender moglic; per Polimnia siridicoleggia il vecchio che vuole
sposare una giovinetta; pet Urania si iprova l'esibizionismo di
chi si@ arricchito, anche poco onestamente, contro la povertit
di chi non ha che un abito; per Calliope si loda la musica che
vaal cuote, contro quella antficiosa venuta di moda nelle corti
‘Ancora una volta @ la citti protagonista con i suoi modi,
i suoi saperi, le sue tradizioni, i suoi tipi, le sue credenze,
espresse in un linguaggio ricco, musicale, inventivo, in cui
il gioco non é fine a se stesso, ma divertito. Questo mondo
fervido di vita non & disgiunto da un tratto moralistico, in cui
si esprime la nostalgia per il passato, l'invito ad accontentarsi
della saggezza popolare per ovviate alla corruzione, all'ipoctsia,
all'invidia. Su tutto domina lo sguardo dell’autore, che veste i
pani del moralista pronto all'invettiva, all’ammonimento, ma
animato soprattutto da ingenuo candore, da affetto pet i suoi
concittadini, per la loro probita, la loro popolare sapienza, la
sincera bonta
23. «Lo cunto de li cunti»
Liamore per Napoli ¢ per la sua lingua spinge Basile a
saccoglicre in una sorta di Decameron popolate le habe che si
narravano a Napoli, E Perstamerone fu presto il titolo attribruito
alla raccolta che Basile aveva chiamato Lo eunto de li cunti
‘overo lo trattenenriento de’ peccerille (La fiaba delle fiabe ovvero
Apassatempo dei bambini). Tlibeo non & pero, come parrebbe
dal titolo, rivolto ai bambini, ma forse fu pensato per coloro
che frequentavano i citcoli letterari napoletani. Lo scopo é in
effetti quello di dase un modello normativo per innalzare il
dialetto a livello leuteratio; lo stile & elaborato ¢ ben riflette,
anche se in modo fantasioso, 'artficiosita barocea, P
Tiracconto iniziale che fa da cornice mette in scena Ia regein
di Vallepelosa, dove il re si dispera perché la figlia Zoza non
tide mai, Fa allora costruire davanti alla reggia una fontana
VIREATUHS REGIONAL = HALEEYAL) 575
sptizzante olio, convinto che, nel vedere le acrobazie della
gente che evita di. sporcarsi o sdrucciola, la principessa sara
indotta a tidere, E in effetti la trovata ha esito positivo, poiché
Ja ragazza ride del gesto sconcio di una yecchina, che, andata
ad attingere un po’ d’olio alla fontana, si ritrova Pampolla
rotta dalla sassata di un paggio. La veechia manda una male
dizione sul ragazz0 coinvolgendo la povera giovane, colpevole
di averla derisa: prendera marito solo se sapea risvegliare i
principe di Camporotondo, che giace nella tomba e che potra
essere risuscitato da una donna che sappia riempire di lacrime
un'intera brocea in tre giomi, La fanciulla si pone in cetca
del giovane; dopo sette anni di ticerche e laiuto di tre fate lo
; piange quasi quanto necessario, ma si addormenta ed &
defraudata del giusto compenso da un’astuta donna mora, che
si impossessa della brocca, la colma e sposa dunque il princi-
pe. Zoza disperata, con Paiuto dei doni concessile dalle fate,
suscita nella sposa novella il desiderio di ascoltare racconti. T
principe convoca allora le dieci pits brave narrattici del regno.
Ciascuna racconta una storia al giorno per einque giorni, ma
Pultima nella quints giomata si ammala e lascia il posto a
Zoza, che ha percid Voccasione di far emergere la verita. Fark
condannare 'usurpatrice e sposera il principe. Quarantanove
sono dunque i racconti, perché il cinquantesimo chiude la
vicenda con eui si era aperta opera
Con questa artificiosa struttura narrativa Basile riesce a
creare un meccanismo affabulatorio, Poceasione per dispiegare
tutto l'universo delle fiaba popolare archestrandola secondo
diversi registri linguistici ¢ retorici. [I Pertamerone & un libro
«gaiamente baroccox (Praz), in cui la retoriea entra in modo
bizzatro ¢ fantasioso: abbondano le iperboli, che sone spinte
all'estremo; i discorsi dei personagi sono condotti con tichiami
eruditi, acutezze, bisticci. Ma soprattutto @ onnipresente la
metafora, usata in modo stravayante 0 sottile. Si avverte che
Basile tratta la lingua dialettale con una liberta che egli non sa
usare nella lingua italiana, impicgata per le sue altre compo-
sizioni. Nel dialetto trova liberta ia espressioni stereotipate 0
di queste pud farsi gioco, come si vede quando usa immagini
desunte dal petrarch:smo e Je siclabora in parodia.
«Gli eccezionali fiori di retorica Iussureggianti in questo
tardo autunno dellarte barocca formano uno scenario ade-
guato agli cecezionali re, alle steabilianti regine, agli orchi €576 cheuraLo vENTINCWESIMO
alle cenerentole del monde fiabesco del Basile» (Praz). Tutta
questa materia é trattata con umorismo, non con. distacco, per
conferire arguzia c brio alle invenzioni popolaresche. Abbon-
ddano le immagini attinte al mondo della gastronomia e quelle
Tegate alla gestualita, si moltiplicano le variazioni sinonimiche.
Lautore gioca con le onomatopee, la materia verbale prolifera
au se stessa. «Il barocco vi esegue una sua danza allegra e vi
appare per dissolversi: fu gia torbido barocco, ed @ ora diven
tato limpida gaiezza» (B. Croce).
‘Le trame ugualmente crescono in modo imprevedibile con
viaggi, prove, avventure, magie, che mostrano la struordinaria
ricchezza del mondo della fiaba, come se Basile avesse intuito
|a fantastica ricchezza del pattimonio orale. Non manca una
sottile e leggera moralita. Sono i personaggi stessi a dare un
valore esemplare alle loro azioni: le fanciulle oneste sono
perseguitare ma poi remunerate dalla fortuna, le bambine
sanno essere generose, modeste e gentili, enon mancano nelle
introduzioni ¢ nelle conclusioni le osservazioni dell'autore. In
aggiunta egli chiude le prime quattro giomate con un'egloga
dialogica (sul modello delle Muse napolitane), in cui vengono
satircggiati i vizi della cupidigia, dell’ambizione, della falsita,
trattando di alchimia, pittura, imitazione e curiosita,
Alla raccolta noa arrise se non una fortuna secentesca: tre
le edizioni nel secolo. Pochi anni dopo la prima edizione la
raccolta ebbe un imitazione nella Posilicheata (1649) di Pompeo
Sarnelli, che raccoglie cinque fiabe napoletane in una cornice.
Poi Lo cunto de ti cunti fu scoperto dagli studiosi del folklore
ttocenteschi, che lo riconobbero come il pitt ricco ¢ il pit
artistico fra tutti i libri di fiabe popolari. Fu in Italia quasi
misconosciuto fino alla traduzione in italiano di Benedetto
Croce del 1924.
3. Venezia e Padova
Venezia presenta nel Seicento una copiosa e variata pro-
duzione dialettale, che fonda le sue radici nella coltivazione
della poesia veneziana di un gruppo di poeti attivi verso la fi
del Cinguecento, di cui si ricorda Angelo Ingegneri pet i suoi
Versi alla veniziana (1613). Pid tardi Gian Francesco Busenel-
lo, meglio noto pet la scritruza melodrammatica (cap. XXVIL
LSTERSTURERECIONALERONALEETALE 577
§ 4.3), ha lasciato versi satizici rimasti per lo pit: manoseritti
e, nella seconda meta del secolo, Dario Varotari ha pubbli-
cato sotto il titolo di Vespaio stuzzicato (1671) composizioni
satiriche e moraleggianti. Allattivita dialettale della capitale
si affianca quella della terraferma, di Padova soprattutto, che
2 nonostante la suc lunga tradizione colta e universicaria, «la
capitale incontrastata del plusilinguismo italiano» (Contini).
Nel 1605 esce in dialetto pavana un Dialago de Cecco dt Ron
chitti da Bruzene in perpuosito de ta Stella Nuova, attribuito a
Girolamo Spinelli, in cui dimostra che le scoperte della nuova
scienza possono essere diffuse anche tra i villani, Allideazione
non fu estraneo Galileo (cap. XXIII § 1.1)
Lopera pit notevole in dialetto veneziano & La carta def
navegar pitoresco (1660) di Marco Boschini (1613-1678), un
fancasioso dialogo in tima fra un senatore veneziano, chiamato
«Eccellenza», e un professore di pittura, nominato «Compare»,
che si dice essere stato amico di moltissimi pittori veneziani,
Si divide in otto canti detti «Venti»; ogni «Vento» @ com-
posto in quartine, a rime incrociate, ed & preceduto da un
argomento. La conversazione, che spiega le ragioni storiche
della grandezza veneziana e dell'eccellenza della sua scuola
pittorica, si svolge in viaggio sul Canal Grande, occasione per
Jodare anche la bellezza della citta e il passeggio in yondola
Boschini paragona it pittore a un negramante e sostiene che
la chiesa di San Giorgio supera i palazzi incantati di Tasso €
Marino, Avverte chela pittura attraverso lesaltazione dei valori
spirituali pia sconosciuti scopre un mondo che é quello dei
sentimenti ¢ della fantasia. Davanti alle bellezze della pittura
diSan Rocco, Boschini fa esclamare al suo petsonaggio: «Resto
con tal fragranza in la mia mente, / me sento si purge de l'in-
teleto, / che 'l cuor me salta d’alegreza in peto, / Panima ruta
a piubilar se sente». Condanna Vasari per non aver compreso
il Tintoretto, che invece egli paragona a Colombo per la sua
ricerca di nuovi mondi espressivi
La materia @ intellettualmente viva, il linguaggio si innova
per esprimere realta figurative che gli sono proprie. L dialecto
vyeneziano risulta evidentemente il solo veicolo che abbia per
Boschini sufficionte forza rappresentativa per la cultura pitto-
rica della sua cittd. Le carta & una miniera di espressioni del
tempo e dell'ambience, di immagini della vita veneziana, ma
non é poesia popolare, semmai encomiastica. Boschini mostra578 coutro.o vennwovrsxo
un gusto del grottesco che ironizza su argomenti seri, come la
sitologia o la Bibbia, Le metafore nascono I'una dall’aera, Per
questi effetti di accumulazione, per Vaggettivazione frondosa,
pet le forme immaginative si tratta di poesia barocca e barocea
@ anche Pattenzione per la musica e per il teatro.
4, Milano
La stessa urgenza espressiva, accreseiuta da un forte con-
vincimento morale, motiva la scelta dialettale del milanese
Carlo Maria Maggi. Se non molta era stata la produzione in
vetnacolo a Milano, Maggi le assegna subito una dignita ¢ una
collocazione alta, che apre una tradizione di lunga durata che,
pasando atiraverso Porta e Dossi, giunge al Novecento con
il plurilinguismo di Gadda e la poesia di Loi.
‘Mapai (1630-1699), studioso e docente di filosofia morale,
dopo un luago cammino poetico in italiano con la produzione
‘di melodrammi e di rime, di cui una scelta, le Rite varie, ap
parve nel 1688 sotto il patronato dell’ Accademia della Crusca,
si convetti al dialetto, I distacco dal formalismo barocco corri-
spose anche a un avvicinamento al pubblico, dettato dalla sua
attivita di drammaturgo, La riforma letteratia e morale coincise
cioé con la volonta di riforma del teatro. Dopo la scrittura di
alcuni drammi sacri ¢ ladattamento di antiche tragedie per
rappresentazioni moderne, compose quattro commedic, Id
‘manco male, It Barone di Birbanza, I consiglt di Meneghino, I
falso filosofo, un atto unico, If concorso de’ Meneghini, e aleuni
intermezzi, tutti tra il 1695 e il 1698, Inquadrando le azioni
nella sola citta di Milano, egli caraiterizad le situazioni ¢ le
funzioni comunicative per ceto e classe sociale, ottenendo un
effetto di realismo con tonalita liriche. Nei dialoghi combina
italiano e dialetto, senza ricerca di parodia o satira, ma per
chiarezza e scmplicita, come strumento ci moralita e verit’.
Compose anche rime milanesi, di cui la pit: nota & Id trateeni-
mento delleatore in villa.
Simile intento anima Francesco de Lemene (1634-1704)
nella sua commedia La sposa Francesca del 1694. Scritta in
dialetto lodigiano, fin dal titolo indica Vopzione popolare
dell’autore. «Sposw» @ infatti l’equivalente basso di ‘signora’,
perché Francesca @ appunto una madre vedova che affronta il
LITMUE MIEN KITS 979
difficile compito di sposare una figlia poco desiderata perché
senza dore,
Se queste sono le realtz che sanno esprimere letterature
dialettali di grande forza espressiva, la varieta linguistica del?
talia all'epoca @ ancora vastissima. Ben la ritrae la commedia
di Vergilio Verucci I diversi Hngueggé, pubblicata a Vitezbo nel
1609, in cui dieci personaggi, di dieci aree geografiche diverse,
agiscono esprimendosi in dieci diverse parlate dialettali, ite
appartenent all'Italia598 rm sarrave mi
XX. Torquato Tasso
L, Caretti, Taso, in Antiché © moderné, Torino, Binaudi, 1971,
pp, 161-194; G, Baldassarti, “Inferno” e “cielo”. Tipologia e funaione
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Leunsforme evistiano e il multiforme pagano, Saggio sulla «Gerusalemme
liberaiav, Milano, Ul Saggiatore, 1983; G. Scienatica, Le arme pietose,
Venezia, Marsilio, 1990; Torquato Tasso e la cultura estense, Auti del
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