CDG
CDG
FUNZIONE PUBBLICA
PRESIDENZA
per l’efficienza delle
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
amministrazioni
Manuale Operativo
per il Controllo
di Gestione
Rubbettino
La necessità di orientare l’agire delle amministrazioni Controllo di Gestione: Best Practices è un progetto pro-
pubbliche verso la produzione di risultati misurabili e mosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica
valutabili è uno dei cardini sui quali si impernia il vasto – Uipa – per sostenere il significativo processo di rifor-
processo di riforma delle amministrazioni pubbliche. ma e di modernizzazione delle pubbliche amministra-
Per sostenere questa significativa parte del processo di zioni.
modernizzazione in atto, il Dipartimento della Identificare, analizzare e diffondere esperienze signifi-
Funzione Pubblica – Uipa – ha promosso il progetto cative di CdG: questa la modalità scelta dal progetto
finalizzato Controllo di Gestione: Best Practices. per promuovere la cultura, favorire l'interiorizzazione e
Identificare, analizzare e diffondere esperienze signifi- supportare l'impianto del controllo di gestione nelle
cative di CdG: questa la modalità scelta dal progetto pubbliche amministrazioni.
per promuovere la cultura, favorire l'interiorizzazione e
supportare l'impianto del controllo di gestione nelle Hanno contribuito alla stesura del volume:
pubbliche amministrazioni.
RICCARDO MUSSARI
Il Manuale Operativo per il Controllo di Gestione è Professore di Economia delle Aziende e delle
uno strumento a disposizione delle amministrazioni il Amministrazioni Pubbliche all'Università di Siena e
cui contenuto si fonda sulle esperienze delle ammini- responsabile del progetto finalizzato: Controllo di
strazioni stesse. Gestione: Best Practices, ha curato il volume, è autore
Il volume è strutturato in due parti: la prima propone del cap. 1 e coautore del cap. 6;
una riflessione sul “perché” una corretta gestione non
può più prescindere dal controllo dei risultati. Inoltre, DAVIDE GAY E MATTEO SAMMARTINO
vengono proposte alcune osservazioni sugli aspetti Rispettivamente Dirigente al Comune di San Miniato (PI)
organizzativi del controllo di gestione e, in particolare, e Dirigente all'ARPA Piemonte hanno redatto il cap. 2;
sulle possibili collocazioni organizzative e sui raccordi
con il sistema informatico. ANTONIO PONE
La seconda parte del Manuale è dedicata agli strumen- Dirigente INPS è coautore del cap. 3 e del cap. 6;
ti del controllo di gestione: i documenti di pianificazio-
ne e programmazione; la contabilità generale; la con- ALBERTO CASTELNUOVO
tabilità analitica; gli indicatori di performance. Viene, dottorando di ricerca all'Università degli Studi di Siena
infine, affrontato un tema che, nella pratica delle è coautore del cap. 3;
amministrazioni italiane, può ancora considerarsi di
frontiera: il controllo dei risultati globali. ILEANA STECCOLINI
dottoranda di ricerca presso l'Università Bocconi di
Milano ha redatto il cap. 4;
GIUSEPPE GROSSI
Ricercatore all'Università della Tuscia di Viterbo ha
redatto il cap. 7.
DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA PRESIDENZA
UFFICIO PER L’INNOVAZIONE DEL CONSIGLIO
DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI DEI MINISTRI
Manuale Operativo
per il Controllo
di Gestione
ANALISI E STRUMENTI PER L’INNOVAZIONE
I MANUALI
Rubbettino
Il Manuale è il risultato del lavoro congiunto e coordinato dell’intero staff del
progetto finalizzato Controllo di Gestione: Best Practices. La redazione delle
diverse parti è stata affidata dal responsabile del progetto ai collaboratori
senior che hanno condotto l’ultimo livello di analisi delle esperienze parteci-
pando alle visite presso le amministrazioni.
Un sincero ringraziamento va, dunque, a tutti coloro che, a diverso titolo,
hanno contribuito con entusiasmo alla realizzazione del Manuale. In ogni
caso, è del curatore la responsabilità scientifica di quanto scritto.
Un doveroso ringraziamento va anche ai componenti il Comitato di pilo-
taggio del progetto ed alle istituzioni che li hanno designati: Giovanni Azzone
per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roberto Bertoli per l’Upi, Fran-
cesco Capra per l’Acelp, Fausto Desideri per l’Anci, Anna Maria Villa per il
Dipartimento della Funzione Pubblica. I suggerimenti, le critiche e gli apprez-
zamenti delle persone ricordate si sono rivelati preziosi.
Sincera gratitudine va a tutto il personale del Dipartimento della Funzio-
ne Pubblica – Uipa – che ha facilitato lo svolgimento delle numerose attività
del progetto.
In particolare, un grazie al Direttore dell’Uipa, [Link] Pia Marconi, sempre
prodiga di suggerimenti e disponibile ad indicare soluzioni rapide ed efficaci.
Il ringraziamento finale e più sentito va alle amministrazioni partecipanti
al progetto e, in particolare, alle persone che ci lavorano: hanno mostrato di
essere altamente qualificate e, soprattutto, disponibili a mettere a disposizione
il proprio saper fare. Senza il loro contributo questo Manuale non sarebbe
mai stato pubblicato.
Indice
3. Piani e Programmi 73
3.1. Lineamenti teorici e riferimenti normativi 73
3.2. Percorsi operativi della programmazione 113
3.3. Possibili applicazioni 145
Bibliografia 174
4. La contabilità generale 178
4.1. Lineamenti teorici e riferimenti normativi 178
4.2. La progettazione e l’implementazione
del sistema di contabilità generale nell’ente locale 179
4.3. Finalità e destinatari del sistema di contabilità generale 221
Bibliografia 281
5. La contabilità analitica 288
5.1. Lineamenti teorici e riferimenti normativi 288
5.2. Percorsi operativi per l’avvio della contabilità analitica 290
5.3. Utilizzi della contabilità analitica. Attività ed elaborazioni 312
Bibliografia 337
6. Gli indicatori di risultato 339
6.1. Lineamenti teorici e riferimenti normativi 339
6.2. Percorsi operativi per l’introduzione degli indicatori 346
6.3. Reportistica e destinatari delle informazioni 393
Bibliografia 397
7. Verso il controllo dei risultati globali 399
7.1. Lineamenti teorici e riferimenti normativi 399
7.2. Le difficoltà di redazione
del bilancio consolidato negli enti locali 408
7.3. Finalità e destinatari del documento consolidato 426
Bibliografia 431
Presentazione
Il profondo processo di innovazione che sta condotto il progetto finalizzato volto all’indi-
interessando il sistema PA mira ad affermarne e viduazione ed alla diffusione delle migliori
potenziarne la capacità di qualificarsi come fat- esperienze di controllo di gestione.
tore di sviluppo sociale ed economico del Paese. Il Dipartimento della Funzione Pubblica,
Il superamento dei modelli organizzativi e attraverso il progetto, accompagna e sostiene
delle logiche di stampo burocratico che vede- le amministrazioni che hanno introdotto o
vano nella conformità alla norma l’unico cri- stanno introducendo sistemi di programma-
terio di valutazione della bontà dell’operato zione e controllo di gestione, attraverso lo
pubblico, può e deve avvenire attraverso il scambio di esperienze, la diffusione delle best
riconoscimento della centralità del cittadino e practices e dando visibilità ai modelli di con-
dell’individuazione della ragion d’essere stes- trollo direzionale già sperimentati con succes-
sa della pubblica amministrazione nella sua so. Il progetto vuole insomma catalizzare ele-
capacità di soddisfare le esigenze della comu- menti ed energie già presenti, in modo diffuso,
nità in modo efficiente. nella pubblica amministrazione italiana, valo-
Alcune norme già introdotte nell’ordina- rizzando e diffondendo un bene immateriale e
mento, come la riforma dei controlli interni prezioso: la conoscenza.
attuata con il Decreto Legislativo 30 luglio In coerenza con il più vasto programma di
1999, n. 286, promuovono la convergenza dei e-government, il “cuore” del progetto consiste
processi e dei comportamenti gestionali verso nella capacità di connettere in rete le organiz-
logiche manageriali fondate su sistemi di pia- zazioni e le persone coinvolte. Rete reale, fatta
nificazione, programmazione e controllo dei cioè di relazioni e di familiarità tra le persone
risultati, parte essenziale per dare concretezza e rete virtuale, cioè telematica, attraverso il
ad una riforma della dirigenza che faccia sito web del progetto. La tecnologia informa-
perno sulle capacità di produrre risultati tica si coniuga così con la valorizzazione del
valutabili. Il modello che ne deriva è senz’al- fattore umano, fondamentale in ogni proces-
tro migliorabile e perfettibile, ma perché il so di crescita e sviluppo. L’obiettivo, ambizio-
miglioramento sia possibile sono necessari so ma quanto mai concreto, grazie all’entu-
l’esperienza ed il lavoro sul campo. siastica adesione di tanti operatori, è quello di
Una riforma di successo non potrà mai costituire un network di controllo di gestione
essere una riforma contro qualcuno o qualco- duraturo, che non solo sopravviva alla vita
sa: è solo coinvolgendo e valorizzando le “amministrativa” del progetto, ma continui a
energie e le spinte innovative di chi affronta i svilupparsi e a costituire un punto di riferi-
problemi nel suo lavoro quotidiano che si mento per i professionals del settore.
possono conseguire miglioramenti concreti e Questo manuale è uno dei frutti del pro-
duraturi. È questo lo spirito con il quale il getto. È un prodotto che presenta un conte-
Dipartimento della Funzione Pubblica ha nuto, si confida, innovativo, pur sotto la veste
PRESENTAZIONE 9
più tradizionale, quella del libro stampato. Né professionalità e fantasia – che sono le auten-
poteva essere diversamente, per un manuale tiche risorse alla base del progresso in qual-
che vuole essere un pratico strumento di con- siasi campo – a rendere concreti e funzionan-
sultazione e fornire una serie di spunti, di ti i modelli manageriali che contribuiranno a
momenti di confronto su situazioni proble- darci amministrazioni più efficienti, più effi-
matiche o anche semplicemente di stimoli per caci e, anche per questa via, più vicine ai cit-
un ulteriore dibattito. tadini.
L’auspicio è che il Manuale Operativo per
il Controllo di Gestione possa costituire un
utile strumento di lavoro a disposizione dei
responsabili del controllo di gestione e di Franco Frattini
tutti gli operatori pubblici. Saranno proprio Ministro per la Funzione Pubblica
loro, protagonisti del cambiamento con il e per il coordinamento
proprio impegno, entusiasmo, intelligenza, dei servizi di informazione e sicurezza
INTRODUZIONE 11
frontiera: il controllo dei risultati globali. Si
lity e tutorship. Nel primo caso, vengono pro- affrontano qui i problemi legati al consolida-
mossi periodi di scambio di personale fra le
mento delle informazioni contabili nell’ipotesi
amministrazioni che hanno maturato una signi-
ficativa esperienza di CdG e quelle che, invece, di un’amministrazione che affida ad imprese
sono in fase iniziale; nel secondo controller di giuridicamente autonome, ma controllate, la
amministrazioni esperte realizzano, in ammini- produzione e la distribuzione di servizi pub-
strazioni con minore esperienza, un’azione di blici locali.
accompagnamento all’introduzione ed all’imple- L’idea che ha guidato la stesura del manua-
mentazione del CdG. le è stata quella di ottenere un prodotto di
A supporto dell’intero processo di diffusio- facile consultazione. Per tale ragione, i quattro
ne e della rete professionale, il progetto ha atti-
capitoli dedicati agli strumenti seguono una
vato un sito web e costituto una propria mai- medesima struttura logica: si parte da brevi,
ling list. Il sito ha ospitato una media di 2000
ma indispensabili, lineamenti teorici ai quali
visitatori e di 3.300 accessi al mese. La mailing
list, strumento attraverso il quale le ammini-
si affiancano i principali riferimenti normativi
strazioni sono state costantemente aggiornate relativi allo strumento oggetto di trattazione;
sulle attività del progetto, ha avuto oltre 600 l’attenzione si sposta poi sulla produzione dei
iscritti da amministrazioni pubbliche locali e dati/documenti e si cerca di rispondere alla
centrali. domanda “come si fa”; si arriva, infine, a con-
siderare l’aspetto dell’utilizzo dei dati prodot-
Il presente Manuale operativo per il con- ti, tentando di rispondere alla domanda “a
trollo di gestione e la Galleria delle esperienze cosa serve”. Nella logica della facile consulta-
realizzati dal progetto, sono il modo per zione e dell’operatività delle indicazioni, nel
“patrimonializzare” la ricchezza delle espe- testo, la trattazione teorica si alterna a nume-
rienze delle amministrazioni ed assumono, rosi esempi, alla descrizione di aspetti salienti
nell’ambito di un progetto fondato su servizi, delle esperienze delle amministrazioni e ad
la funzione di strumenti che consentono di estratti di documentazione operativa in uso
rendere tangibile e, quindi, di immagazzinare nelle amministrazioni stesse. Il testo contiene,
il percorso che circa 600 amministrazioni inoltre, indicazioni bibliografiche per
locali e centrali hanno fatto, per due anni, approfondimenti su specifici aspetti trattati.
insieme al progetto. Dal punto di vista grafico, il manuale è
Il manuale nasce con l’intenzione di essere stato pensato come uno strumento la cui con-
uno strumento operativo a disposizione delle sultazione non fosse sequenziale, ma guidata
amministrazioni ed è costruito partendo dalle da una logica di ricerca. Un manuale non si
esperienze delle amministrazioni stesse. legge necessariamente dalla prima all’ultima
È strutturato in due parti: la prima pro- pagina, ma secondo una logica che deriva
pone una riflessione su “perché una corretta dallo specifico bisogno dell’utente.
gestione non può più prescindere dal CdG”. All’interno dei capitoli, la consultazione è
Accanto a queste considerazioni, vengono guidata dalla presenza di inserti contraddistin-
proposte alcune riflessioni sugli aspetti orga- ti da un fondo di diverso colore e da un’icona.
nizzativi del CdG e, in particolare, sulla collo- Le esperienze delle amministrazioni sono
cazione organizzativa più funzionale e sui rac- segnalate dall’icona ;
cordi con il sistema informatico. gli esempi sono segnalati dall’icona ;
La seconda parte del manuale è dedicata la documentazione operativa è segnalata dal
agli strumenti del CdG: i documenti di piani- simbolo ;
ficazione e programmazione, la contabilità i suggerimenti bibliografici per gli approfondi-
generale, la contabilità analitica, gli indicatori menti vengono indicati dal simbolo .
di performance. L’ultimo capitolo è, infine, Lo sforzo che il progetto ha tentato di fare
dedicato ad un tema che, nella pratica delle è stato quello di cercare di dare risposta alle
amministrazioni, può ancora considerarsi di domande degli operatori attraverso l’esperien-
INTRODUZIONE 13
Prima parte
Il controllo di gestione
nelle amministrazioni pubbliche
1. Logiche e percorsi
per l’introduzione
del controllo di gestione
1.1 Premessa
LOGICHE E PERCORSI 17
nostra, consideriamo l’azienda come “comunità d’individui che si
organizzano per creare valore da destinare al soddisfacimento dei
bisogni umani” e, pertanto, non riusciamo a rintracciare alcuna con-
traddizione fra il perseguimento delle finalità di pubblico interesse che
le AP devono sempre perseguire e l’operare secondo i principi, gli
schemi di ragionamento ed utilizzando gli strumenti che sono propri
dell’Economia Aziendale.
Sul punto occorre essere chiari. Auspicare che le AP adottino logiche
e strumenti aziendali non significa ritenere superati i criteri di socialità
ed equità ai quali si deve ispirare, a parere di chi scrive, il normale fun-
zionamento delle AP né tale indicazione può essere interpretata nel
senso di orientare al profitto o, addirittura, alla sua massimizzazione le
attività delle AP. Il nostro convincimento è che guidare le AP con logi-
che aziendali sia non solo in linea con il dettato normativo (come la
riforma dei controlli interni dimostra chiaramente) e con il processo di
modernizzazione che interessa le AP in molti Paesi, ma, soprattutto, che
sia una soluzione possibile e migliore rispetto a quella tradizionale di
matrice formalistica e burocratica, per fare riguadagnare alle AP legitti-
mità sociale ed economica e per favorire un più efficace ed efficiente
soddisfacimento dei bisogni pubblici. Per le ragioni succintamente
esposte, nel Manuale abbiamo esteso all’amministrazione locale il con-
cetto di azienda, la qual cosa spiega perché è frequente incontrare l’acro-
nimo APTL, che sta per Azienda Pubblica Territoriale Locale.
Ciò premesso, nelle parti relative alla strumentazione, gli Autori
hanno limitato i riferimenti all’intelaiatura logica e teorica del CdG
rinviando alle considerazioni di questo capitolo e si sono focalizzati
sugli aspetti più tecnici ad immediata ricaduta operativa, richiamando
gli elementi essenziali della normativa specifica e rinviando alle altre
parti del volume per i necessari collegamenti fra gli strumenti del CdG.
Queste prime pagine, quindi, servono da guida per le successive nel
senso che qui riteniamo di dover chiarire l’impostazione metodologica
che è servita, in primo luogo, per riempire di contenuti operativi i
capitoli seguenti e, successivamente, per la puntuale attività di revisio-
ne alla quale è stata sottoposta ogni parte del Manuale. Nell’affrontare
questo compito, non ci discosteremo dall’approccio che ha caratteriz-
zato tutte le attività ed i prodotti dell’intero Progetto Finalizzato: con-
sentire, soprattutto ai non esperti, di comprendere agevolmente le
considerazioni proposte al fine di favorire un rapido ed efficace impie-
go delle logiche e degli strumenti del CdG nelle AP.
Un’ultima considerazione preliminare ci sembra importante. Il
Manuale si fonda sull’osservazione e l’analisi di esperienze di CdG
maturate nell’ambito di numerose amministrazioni pubbliche locali
che hanno aderito al Progetto Finalizzato. Da qui, evidentemente,
discende che il Manuale abbia ad oggetto specifico le esperienze di
Comuni e Province. Pertanto, per ragioni evidenti di continuità, anche
in questo Capitolo ci riferiremo prevalentemente a questa tipologia di
amministrazioni. Ciononostante, è nostro convincimento che, per la
significatività delle esperienze riportate, il Manuale sarà di sicuro ausi-
lio anche per gli operatori di altre AP.
LOGICHE E PERCORSI 19
giustificato dal tentativo di favorire il rafforzamento del rapporto fra
comunità territoriali ed enti chiamati ad amministrarle.
Al riguardo, è opportuno osservare che il trasferimento di compiti
dal “centro” verso la “periferia” non è stato, almeno nella generalità dei
casi, giustificato da una dimostrata e superiore capacità delle ammini-
strazioni locali rispetto a quella centrale di gestire in modo economico
le risorse pubbliche. Le motivazioni profonde che hanno spinto il
Legislatore nella direzione accennata sembrano essere state di natura
socio-politica e non paiono essere scaturite da considerazioni o deter-
minazioni di ordine economico e/o aziendale.
Tuttavia, ai fini del nostro argomentare, è importante osservare che
il pieno riconoscimento ed esercizio dell’autonomia è una condizione
irrinunciabile o meglio una precondizione perché gli organismi eco-
nomici, di qualunque classe (pubblici, privati, non profit) possano
vivere ed operare come “aziende”. Infatti, «per l’azienda l’autonomia è
una condizione primitiva in quanto offre la garanzia che le scelte e le
operazioni siano tutte collegate fra loro dalle relazioni di funzionalità
tipicamente orientate alla finalità aziendale dell’equilibrio. Nel quadro
della finalità unitaria generalmente accolta dall’economia aziendale,
l’autonomia dei soggetti che operano in azienda è libertà di decidere
gli obiettivi strategici ed operativi, le vie per il loro raggiungimento,
cioè predisporre le risorse alla luce del contesto umano, sociale, politi-
co, economico, fisico e territoriale in cui l’azienda è collocata e del
B R. Ferraris Franceschi, quale è parte integrante»B.
Appunti di economia azien- È, però, opportuno distinguere fra riconoscimento ed esercizio del-
dale, Kappa, Roma, 1995, l’autonomia. L’autonomia è interpretabile come uno “spazio” lasciato
pagg 70-71.
libero che ciascuna amministrazione può riempire di contenuti suoi
propri che valgono a caratterizzarla e contraddistinguerla rispetto ad
altre. Infatti, le scelte autonomamente adottate, realizzate e verificate
con riguardo ai risultati effettivamente conseguiti, consentono di rap-
presentare e perseguire in modo efficace gli interessi pubblici locali e di
soddisfare in modo economico il complesso, variegato, mutevole e dina-
mico sistema dei bisogni avvertiti dalla comunità amministrata. Pertan-
to, può ben accadere che taluni “ambiti” di autonomia non vengano
pienamente compresi nella loro portata innovativa e/o sfruttati o che,
diversamente, siano insufficienti le risorse culturali e finanziarie indi-
spensabili a tal fine. Si pensi concretamente, a puro titolo di esempio,
alle opportunità non sempre colte che il Legislatore ha lasciato allo spa-
zio della regolamentazione autonoma nel campo contabile e del CdG o
all’esperienza non sempre felice degli Statuti e delle Carte dei servizi.
L’esercizio dell’autonomia comporta, quindi, una costante ed incessante
ricerca della sintonia con l’ambiente socio economico che si è chiamati
a governare, cioè induce a captare i segnali economici, politici e sociali
che vengono dalla comunità locale, decodificarli, interpretarli e tradurli
in politiche, programmi ed azioni gestionali concrete dei quali è indi-
spensabile rilevare, misurare, valutare e comunicare i risultati tanto
all’interno che all’esterno dell’amministrazione. Se quanto scritto è con-
divisibile ne deriva che la coscienza e l’esercizio dell’autonomia com-
portano la progressiva rinuncia a cercare esclusivamente in se stessi o in
LOGICHE E PERCORSI 21
e per valutarne i risultati, ma anche allo scopo, ove si rivelasse necessa-
rio, di modificare i piani ed i programmi che avevano costituito punto
di riferimento per l’attività manageriale. Attraverso il CdG non ci si
pone, quindi, l’obiettivo di riproduzione dei modelli di riferimento,
ma si ricercano continuamente le migliori combinazioni fra risorse ed
obiettivi per cercare di soddisfare i bisogni pubblici nel modo più effi-
ciente ed efficace possibile. Il CdG, quindi, consente al management di
individuare, nei differenti contesti spazio-temporali, le migliori com-
binazioni economiche possibili al fine di ottenere maggiori volumi di
prestazioni di più elevato livello qualitativo impiegando un dato
ammontare di risorse o di impiegare un minore ammontare di risorse
per conseguire specifici risultati.
Da quanto scritto deriva che ricade nella responsabilità di ogni sin-
gola amministrazione, l’obbligo di “ritagliarsi su misura”, in modo
autonomo, le soluzioni tecniche ritenute più idonee per misurare i
risultati. Infatti, se è evidente che esistono delle “regole di funziona-
mento” aziendale che vanno conosciute e rispettate e delle “buone pra-
tiche” che è indispensabile selezionare e diffondere quantomeno per
evitare il ripetersi di “errori comuni” che altri hanno già sperimentato
(e di entrambe il Manuale rende ampia testimonianza), ciò non può
indurre a considerare ogni amministrazione come “uguale” a qualsiasi
altra. Ogni azienda e massimamente l’APTL è un fenomeno, economi-
co, sociale e politico in sé specifico ed irripetibile, cioè non “standardiz-
zabile”. Ogni APTL è qualificata da condizioni ambientali e di funzio-
namento interno del tutto specifiche e dinamiche e, quindi, non repli-
cabili esattamente, ma la comprensione delle quali si rivela indispensa-
bile per garantire un corretto funzionamento dei sistemi per il CdG.
Fatte queste considerazioni di carattere generale, veniamo a consi-
derare profili più specifici che paiono ugualmente significativi per gli
scopi che ci siamo proposti. Procederemo per punti ai fini della chia-
rezza e della sinteticità.
• Senza il pieno riconoscimento ed esercizio dell’autonomia non vi
può essere alcuna responsabilizzazione per i risultati raggiunti
tanto per gli organi politici che per i dirigenti. Infatti, l’attribuzio-
ne delle responsabilità per i risultati conseguiti, può essere inter-
pretata come un carattere che presuppone ed arricchisce di conte-
nuti quello dell’autonomia. Un soggetto non autonomo, sia esso il
responsabile dell’intera amministrazione o un singolo dirigente,
difficilmente potrà essere chiamato a rispondere dell’efficienza del
proprio operato e, ancor di più, degli effetti economici delle inizia-
tive intraprese. In situazioni di dipendenza (finanziaria, organizza-
tiva, gestionale, contabile, di controllo, ecc.), si potrà sempre asseri-
re che una performance non soddisfacente sia dovuta a scelte
assunte e vincoli imposti da terzi.
• L’autonomia comporta una modifica sostanziale dei processi e delle
logiche di reperimento delle risorse finanziarie necessarie al normale
funzionamento ed allo sviluppo delle APTL. Va definitivamente affer-
mandosi il principio secondo il quale non si possono disgiungere la
LOGICHE E PERCORSI 23
Come è stato ampiamente messo in evidenza dagli Autori che
hanno studiato le logiche di formazione dei bilanci di previsione
pubblici, in simili contesti, la performance dell’amministratore od
anche del responsabile di un programma o di una singola unità
organizzativa finisce per essere misurata non con riguardo ai risul-
tati effettivamente conseguiti, ma, ex ante, prima che la gestione si
svolga, in base alla capacità potenziale di spesa. Da ciò deriva la
scarsa efficacia dei sistemi incentivanti per la dirigenza e, più in
generale, per il pubblico impiego.
• Siffatti meccanismi di reperimento delle risorse finanziarie hanno
avuto significative conseguenze anche sul sistema informativo-con-
tabile. È intuitivo che in mancanza di un concreto incentivo al con-
seguimento del risultato, tanto la classe politica che quella dirigen-
ziale non hanno avvertito l’esigenza di disporre degli strumenti
utili a rilevare e tenere sotto controllo le grandezze economiche.
Ciò contribuisce a spiegare lo scadimento del rendiconto a mero
obbligo formale, il perpetuarsi di un sistema di rilevazione conta-
bile a base finanziaria inidoneo per sua conformazione a fornire
misure degli effetti delle azioni intraprese, l’enfasi posta sugli input
piuttosto che sui processi di trasformazione, sull’output, sulla qua-
lità o sull’impatto delle attività svolta, la resistenza organizzativa
all’impianto di sistemi di CdG e di incentivazione.
• Un ulteriore e determinante effetto dell’autonomia è il modificarsi
dell’oggetto del controllo e, quindi, delle logiche e degli strumenti uti-
lizzati a tal scopo. Fino a quando l’interlocutore primario delle APTL
è stato esclusivamente o prevalentemente il governo centrale, le forme
di controllo ricorrenti erano quelle di natura giuridico-formale,
essenzialmente riconducibili al controllo di legittimità. Mutando le
logiche di reperimento dei mezzi monetari, rafforzandosi il legame
fra utenti/contribuenti e amministrazioni locali, il controllo assume
sempre più valenza economica e si orienta verso grandezze misurabili
(efficienza, efficacia, qualità, economicità). Pertanto, si impone la
necessità di dimostrare alle altre aziende con le quali s’intrattengono
relazioni di tipo economico, sociale e politico (famiglie, imprese,
aziende non profit) quali sono stati gli effetti dell’uso delle risorse for-
nite in forma libera o coattiva. Da qui, contestualmente, l’integrazio-
ne della contabilità finanziaria (il cui utilizzo è reso necessario solo
dal persistere di un bilancio di previsione finanziario con funzione
autorizzativa e non da esigenze di controllo dei risultati) con quella
generale ed il concomitante ampliarsi dell’oggetto ed il numero dei
documenti della rendicontazione che ormai comprendono non sol-
tanto il tradizionale Conto del Bilancio, ma anche il Conto del Patri-
monio ed il Conto Economico. La determinazione, il controllo e la
comunicazione dei risultati di natura economica non sono impellenti
soltanto nel rapporto fra amministrazioni e comunità locali, cioè
nella relazione fra la singola APTL e le altre aziende. Avere chiara-
mente delimitato per legge compiti e responsabilità degli organi poli-
tici e dei dirigenti, assegnando ai primi le funzioni di indirizzo e con-
LOGICHE E PERCORSI 25
vo di gestione) proposti anno per anno dalla Giunta. Inoltre, è rile-
vante osservare che, fatte salve le ipotesi specificamente previste dalla
legge, l’esecutivo, legittimato democraticamente dall’elezione diretta
del suo vertice, dura in carica stabilmente per l’intero mandato. Per-
tanto, il Sindaco e il Presidente (in collaborazione con i loro assessori)
hanno la reale possibilità, in ossequio agli indirizzi generali del Consi-
glio e sotto il controllo politico dello stesso, di porre in essere un’effi-
cace azione di pianificazione e programmazione dell’attività gestiona-
le, di concretizzare gli obiettivi per i quali hanno ricevuto il “mandato
popolare” e, non meno importante, di poter essere giudicati anche
per la capacità di conseguire obiettivi chiari, specifici, misurabili e
misurati. Un governo stabile è la migliore premessa istituzionale per
un’efficace programmazione ed il conseguente impianto di un siste-
1. Peraltro, esistono molte ma per il controllo dei risultati particolari, generali e globali. Al con-
ed autorevoli definizioni trario, il succedersi degli organi di governo politico è il presupposto
rintracciabili nell’abbon-
dante letteratura sul tema certo di una debole azione unitaria di governo a tutto vantaggio di
che viene richiamata al ter- interessi particolaristici che trovano alimento nella cultura dell’im-
mine di questo e degli altri provvisazione che è antitetica a quella del controllo dei risultati.
capitoli del Manuale.
2. Alla stesura di questo 1.3 Controllo e gestione
paragrafo ha contribuito
Antonio Davide Barretta. Definiti in modo assolutamente sintetico i presupposti che dovrebbero
fungere da stimolo all’impianto del CdG, passiamo ad affrontare argo-
menti più tecnici, ugualmente importanti per un efficace utilizzo del
Manuale.
Nelle pagine precedenti abbiamo utilizzato, alternativamente, le
espressioni CdG e controllo dei risultati e, incidentalmente, abbiamo
fatto riferimento a risultati particolari, generali e globali.
Occorre, quindi, considerare quale debba essere l’oggetto o gli
oggetti del CdG o, in altre parole, su quale tipologia di risultati occor-
re puntare l’attenzione.
Per tentare di chiarire l’oggetto del CdG, piuttosto che da una defi-
nizione, può essere utile partire dai due termini che compongono
quest’espressione ormai transitata dal linguaggio aziendale al gergo
comune e fatta propria anche dal nostro Legislatore1.
1.3.1 Nozioni di controllo2
L’espressione controllo di gestione rappresenta una possibile traduzio-
ne italiana del termine inglese management control 3. Per quanto la dot-
trina aziendale italiana non abbia mai trascurato il tema del controllo
dei risultati, enfatizzare l’origine dell’espressione è importante per
diverse ragioni.
Innanzitutto, la parola control assume, tradizionalmente, il significa-
to di guida e non quello di ispezione o di verifica formale. Inoltre,
affiancare a control il termine management implica, chiaramente, che si
tratta di un controllo di natura manageriale, cioè che ha avuto origine,
applicazione, e sviluppo in contesti progettati, organizzati e gestiti
secondo una mentalità e con l’ausilio di strumenti di tipo manageriale,
quindi, nelle aziende. Non solo. Nel suo insieme, l’espressione manage-
LOGICHE E PERCORSI 27
a rispettare i principi di comportamento e di funzionamento del
collettivo (es. capacità di gestire i propri dipendenti, abilità colla-
borative, capacità di relazionare con i colleghi, aderenza alle linee
guida esplicitate dai vertici aziendali, atteggiamento dei soggetti
aziendali nei confronti degli utenti, ecc.).
L’attività di controllo esercitata in un organismo aziendale non mai è
costituita dall’applicazione di una sola delle forme di controllo consi-
derate, al contrario, queste ultime coesistono contribuendo insieme a
veicolare l’operato degli individui.
1.3.2 La gestione
Veniamo ora a considerare, brevemente, il termine gestione. Con l’e-
spressione gestione intendiamo il complesso coordinato delle operazio-
ni che vertono sulle risorse resesi disponibili a livello di singola azienda
e che risultano compiute da organi che ne costituiscono la struttura,
ognuno dei quali attende a specifici compiti od attività, onde permettere
all’organismo economico di assolvere nel tempo, in modo razionale,
efficace e responsabile, alle funzioni assunte e raggiungere, per conse-
guenza, nella misura più elevata possibile, il fine che ad esso è stato asse-
gnato, nell’ambito di piani e programmi a breve, medio e lungo andare.
Due sono i caratteri essenziali della gestione: la continuità nel
tempo del suo manifestarsi e la coordinazione delle operazioni nelle
quali si concretizza.
Da quanto scritto deriva che è impossibile “isolare” specifici fatti di
gestione così come non è possibile disgregare i processi economici di
produzione e consumo che sempre si ricompongono in organica unità
nell’ambito di qualsivoglia azienda.
Pertanto, fatti di gestione, decisioni ed informazioni costituiscono
un insieme dinamico la cui validità e la cui efficacia devono essere
valutati in funzione dei risultati prodotti in termini di capacità di sod-
disfare efficientemente i bisogni pubblici.
La gestione non è quindi neutrale, ma è strumento per conseguire
obiettivi. Il perseguimento non è mai scontato, ma deve essere sempre
sottoposto a verifica al fine di individuare le cause di un parziale o
totale insuccesso onde assumere le conseguenti decisioni.
Per tale ragione il CdG, come forma di controllo che obbedisce alla
logica manageriale e trova la sua collocazione naturale in ambito
aziendale, è finalizzato a migliorare progressivamente il rapporto fra
ricchezza disponibile e la soddisfazione dei bisogni umani.
Al fine di chiarire quali possano essere i risultati della gestione da
tenere sotto controllo, è indispensabile distinguere fra le operazioni o
fatti di gestione esterna, cioè a carattere interaziendale, che si estrinse-
cano in movimenti di beni, di servizi e di denaro fra ogni APTL e le
altre aziende, dai fatti di gestione interna che si concretizzano nel solo
movimento di beni e di servizi all’interno del processo economico
attuato da qualsiasi APTL.
I fatti di gestione esterna sono oggetto di rilevazione della contabi-
lità generale (d’ora in poi, per brevità, CoGe), mentre i fatti di gestio-
LOGICHE E PERCORSI 29
Relazione fra flussi e stocks
«Le operazioni di gestione ... generano flussi in entrata ed in uscita che
modificano, più o meno sensibilmente, in relazione alla loro intensità,
l’elemento patrimoniale che ne costituisce punto di partenza o di arri-
vo, provocando la continua variazione quali-quantitativa della compa-
gine patrimoniale».
outflow finanziario
APTL altre aziende
inflow economico
inflow finanziario
APTL altre aziende
outflow economico
LOGICHE E PERCORSI 31
L’operazione genera due flussi di direzione opposta e di natura diver-
sa: un inflow di natura finanziaria la cui intensità misura l’entrata
monetaria ed un outflow di natura economica, la cui intensità espressa
in termini monetari, misura il provento o ricavo conseguito a seguito
della cessione del servizio. A rigore, i termini ricavo e provento non sono
sinonimi. L’individuazione del ricavo è possibile solo a seguito del verifi-
carsi di un’operazione di vendita. In altre parole, il conseguimento del
ricavo implica che si acquisiscano moneta o suoi sostituti e/o il diritto di
ricevere moneta in futuro quale corrispettivo per la cessione di beni o
servizi prodotti per essere scambiati sul mercato. Per tale ragione, si pre-
ferisce denominare “proventi” le intensità, espresse in termini monetari,
dei flussi economici in uscita che non sono collegate a vere e proprie
vendite. Questo è certamente il caso dei tributi spettanti all’APTL.
Fino a questo punto, abbiamo proposto considerazioni relative
prevalentemente ai fatti di gestione esterna.
Tuttavia, ai fini del CdG, si rivela indispensabile indagare anche sui
risultati della gestione interna, cioè di quei fatti che si concretizzano
nel solo movimento di beni e di servizi all’interno del processo econo-
mico attuato dall’APTL.
La gestione interna inerisce, pertanto, all’utilizzo, cioè al consumo,
dei beni e dei servizi già nella disponibilità dell’APTL nell’ambito di
processi svolti al suo interno i quali sono finalizzati alla realizzazione
di determinati output da cedere, successivamente, ad altre aziende.
Sulla scorta delle considerazioni già proposte, i consumi di cui si
tratta si riferiscono a:
a) servizi resi da altre aziende;
b) utilizzo di beni a fecondità ripetuta e a fecondità semplice.
Al riguardo, è indispensabile mettere in evidenza la continuità
manageriale fra gestione esterna ed interna. È palese che la trasforma-
zione dei fattori produttivi implica ed è condizionata dalla disponibi-
lità, dal costo, dalla quantità e dalla qualità dei medesimi. D’altro
canto, la cessione del risultato produttivo presuppone che l’attività di
produzione sia stata svolta e le modalità con la quale le operazioni ed i
processi interni si realizzano determina e condiziona la qualità, la
quantità ed il costo dell’output che viene ceduto.
In sostanza, fra gestione esterna ed interna c’è un’intima continuità
ed un reciproco condizionamento, la qual cosa determina la necessità
di rilevare e monitorare costantemente i risultati dell’una e dell’altra.
outflow finanziario
inflow economico
outflow economico
inflow finanziario
LOGICHE E PERCORSI 33
intensità dei flussi, spesso, non è istantanea; in altre parole, all’insorgere
del flusso economico in entrata non sempre si contrappone immediata-
mente un flusso finanziario in uscita della medesima intensità.
Più specificamente, bisogna distinguere fra:
• compensazione parziale o totale, a seconda che la compensazione
dell’intensità del flusso reale in entrata avvenga, subito o in futuro,
mediante l’attivazione di un unico flusso finanziario in uscita;
• compensazione immediata o differita, a seconda che la compensa-
zione dell’intensità del flusso reale in entrata si realizzi, anche solo
in parte, immediatamente o in via posticipata;
• compensazione diretta o indiretta, a seconda che la compensazio-
ne dell’intensità del flusso reale in entrata richieda o meno l’inter-
4. Il formarsi di tali stocks
vento di aziende intermediarie.
patrimoniali sta a significare Con riguardo all’economia delle aziende di cui trattiamo, è possi-
che il rapporto di scambio,
connesso ad un’operazione bile individuare situazioni gestionali risultanti dalla opportuna combi-
di gestione esterna, non si è nazione delle possibili alternative ricordate.
ancora perfezionato. Volendo escludere, ai soli fini della semplicità espositiva, il caso della
5. A seconda della scaden- “compensazione indiretta”, le ipotesi operative si riducono alle seguenti:
za, potrà trattarsi di un
a) compensazione immediata e totale. Il flusso economico in entrata
debito a breve termine
(scadenza entro i dodici e l’outflow finanziario si realizzano contemporaneamente e con la
mesi) oppure a medio- stessa intensità;
lungo termine (scadenza b) compensazione immediata e parziale. Il flusso finanziario in uscita
oltre i dodici mesi).
si manifesta contestualmente all’inflow reale, ma con un’intensità
inferiore onde si genera, per la differenza, uno stock passivo il cui
ammontare individua il debito dell’azienda acquirente4;
c) compensazione futura e totale. Al manifestarsi dell’inflow reale
non si rileva alcun flusso numerario con conseguente sorgere di
uno stock passivo che individua un obbligo finanziario di importo
pari al valore del fattore produttivo acquistato. L’azienda acquiren-
te pagherà l’intero importo del proprio debito in un momento suc-
cessivo onde il flusso finanziario in uscita compensativo sarà
unico;
d) compensazione futura e parziale. Rispetto al caso precedente, si
manifesteranno, sempre successivamente all’acquisto del fattore
produttivo, ma, in diverse riprese, più flussi finanziari in uscita le
cui intensità, globalmente considerate, coincideranno con l’inten-
sità espressa in termini monetari del flusso reale in entrata.
Va da sé che, salva l’ipotesi della compensazione totale e immedia-
ta, cioè ogni qual volta si viene a generare uno stock passivo, sono
necessari nuovi fatti di gestione esterna perché le operazioni possano
dirsi effettivamente concluse. Tali operazioni coinvolgeranno solo flus-
si e stocks finanziari.
D’altra parte, può verificarsi che il pagamento del debito si realizzi
nel medesimo periodo amministrativo in cui è sorto il flusso reale in
entrata, oppure che sia rinviato a successivi anni. In tale ultima ipote-
si, quell’obbligo a pagare, appare fra gli elementi passivi del patrimo-
nio aziendale rilevato a fine periodo5.
Il fattore “tempo”
Si è evidenziato che la gestione è un fenomeno continuo. Tuttavia, la
necessità di determinare i risultati induce a dividere artificialmente la
gestione in frazioni di tempo la durata delle quali è funzione del tipo
di informazione necessaria e, quindi, della natura delle decisioni da
assumere.
Tali archi temporali sono, normalmente, di durata annuale (periodo
amministrativo) ed infrannuale. Al riguardo, è indispensabile chiarire che
prendere in considerazione una “frazione” di gestione, per quanto lunga
essa sia, non significa che i fatti di gestione debbano avere inizio e fine in
quell’arco di tempo, ma che gli effetti di tali fatti sono, per il loro intero
valore o per una parte di esso, economicamente attribuiti a quel periodo.
Quanto appena osservato assume grande importanza poiché com-
petenza finanziaria e competenza economica coincidono ove si consi-
deri l’intera vita aziendale, ma non possono più sovrapporsi quando
se ne prende in esame un breve intervallo.
Cercheremo di chiarire questo fondamentale concetto, facendo
ricorso ad alcuni esempi.
LOGICHE E PERCORSI 35
Esempio 1
Acquisto di beni a fecondità ripetuta per € 10.000
A seguito dell’acquisto di un bene a fecondità ripetuta per un valore di € 10.000, l’APTL sostiene un
costo pari a € 10.000, cioè uguale alla somma che si è obbligata a pagare (debito verso i fornitori), la
quale misura in termini monetari l’intensità del flusso economico in entrata.
Se si vuole conoscere il risultato economico conseguito nel periodo di tempo preso a base per il cal-
colo (un anno o un periodo inferiore, ad esempio, un trimestre), occorre stimare in termini moneta-
ri, facendo riferimento al periodo scelto, il valore attuale delle utilità che il bene a lungo ciclo di uti-
lizzo potrà cedere nei futuri periodi e, per differenza con il valore iniziale, giungere ad attribuire un
valore monetario alle utilità cedute dal bene medesimo nel corso del periodo ormai terminato.
Supponendo, per ipotesi, che si giunga a stimare in € 8.000 il valore attuale delle utilità che il bene
potrà cedere in futuro, avremo che:
a) € 2.000 (cioè € 10.000 - € 8.000) misurano le utilità cedute dal bene a fecondità ripetuta, cioè con-
sumate nel periodo ormai trascorso, onde quell’importo costituisce costo di competenza economica
di quel periodo. Se l’arco di tempo preso in considerazione è l’anno quel costo si denomina costo
annuale e trova collocazione fra i componenti negativi del Conto Economico riferito a quell’anno. Se
l’arco di tempo fosse il trimestre, si tratterebbe del costo trimestrale e quel valore troverebbe comun-
que accoglienza in un Conto Economico riferito, questa volta, al solo trimestre*;
b) € 8.000 misurano, in termini monetari, le utilità che ancora il bene incorpora al termine del perio-
do o, in altre parole, quelle che cederà gradualmente nei periodi futuri; per tale ragione, quel costo
si denomina anticipato pluriennale e rappresenta un elemento attivo del patrimonio aziendale**.
Quanto scritto può essere schematizzato come segue:
* Si tratta della “quota di ammortamento” del bene considerato. È intuitivo che la denominazione completa di tale voce di
costo dipende dal bene a fecondità ripetuta sottoposto a tale “procedura contabile”. In tal modo, ad esempio, se trattasi di
un computer avremo “quota di ammortamento computer” e così di seguito per tutti gli altri beni a lungo ciclo di utilizzo.
** Poiché, per semplicità espositive, abbiamo supposto di considerare il primo anno di vita del bene a lungo ciclo di utiliz-
zo, nel determinare il “valore netto” del bene a fecondità ripetuta (€ 8.000) si è calcolata differenza fra il suo costo di
acquisto o costo storico (€ 10.000) e la sola quota di ammortamento relativa al periodo considerato (€ 2.000).
LOGICHE E PERCORSI 37
Esempio 3
Acquisto del “diritto” a godere di un servizio per € 2.000
Supponendo il caso di acquisizione del “servizio affitto” per un importo di € 2.000 relativo all’uso
di un locale per un periodo compreso fra 1.10.20X1 e 28.2.20X2, abbiamo che:
a) € 1.200 (cioè € 2.000 - € 800) misurano il valore del servizio utilizzato nel periodo trascorso,
onde costituiscono costo di competenza economica di quel periodo e trovano collocazione fra i
costi del Conto Economico*;
b) € 800 misurano il valore del “diritto”, vantato dall’amministrazione, di poter utilizzare quel locale
per due mesi del successivo periodo; per tale ragione, quel costo si denomina anticipato o “sospe-
so” e rappresenta un elemento attivo del patrimonio aziendale, denominato “risconto attivo” **.
Quanto scritto può schematizzarsi come segue:
* Per determinare il valore da attribuire alla quota di servizio già utilizzato abbiamo proceduto come segue:
(totale del costo sostenuto x mesi trascorsi) (€ 2.000 x 3)
= € 1.200
(numero di mesi totali) 5
Ai fini di un calcolo più accurato si potrebbe considerare il numero dei giorni in luogo di quello dei mesi, tenuto conto
che non tutti i mesi compresi nel periodo considerato hanno la medesima durata.
** I “risconti attivi” possono considerarsi come “diritti economici” in quanto la loro presenza fra gli elementi del patrimo-
nio esprime l’attesa da parte dell’organismo economico a godere nel breve andare di servizi apprestati da altre aziende.
LOGICHE E PERCORSI 39
1.4 L’area di competenza e gli strumenti
per il controllo della gestione
Nel linguaggio aziendale, come già notato, controllo sta per «guida» o,
meglio, attività di guida mirata al raggiungimento degli obiettivi che
un dato organismo economico si è posto. Affinché tale attività di
guida sia efficace o, in altri termini, per assicurare che ci si sta muo-
vendo nella “giusta direzione”, cioè verso l’ottenimento di quanto pre-
cedentemente stabilito, occorre soddisfare alcune condizioni che di
seguito riassumiamo.
1. Nella fase di pianificazione e programmazione della futura attività
gestionale, che costituisce l’indispensabile premessa di ogni forma
8. È ammessa, per solito,
di CdG, gli obiettivi, espressi in forma di risultati attesi, devono
una tolleranza espressa in essere chiaramente identificati ed assegnati, in congiunzione con le
termini percentuali (ad risorse umane, finanziarie e materiali necessarie al loro consegui-
esempio ± 4%) fra risulta- mento, a dei soggetti ai quali viene attribuita la responsabilità di
to conseguito e risultato
raggiungerli (torneremo fra breve sul tema).
atteso. Pertanto, può consi-
derarsi nulla la varianza 2. Bisogna avere a disposizione un adeguato sistema informativo con-
quando la differenza ricade
in quest’intervallo.
tabile ed extracontabile, cioè un insieme di tecniche di misurazio-
ne, contabili e non, idonee a fornire in modo tempestivo informa-
zioni attendibili ed utili ad alimentare il processo decisionale del
management in modo da consentirgli di dominare i fatti di gestio-
ne al fine di consentire l’acquisizione economica della ricchezza ed
un suo efficiente ed efficace impiego.
3. Occorre rilevare tempestivamente i risultati effettivi, scaturenti dal
complesso delle operazioni poste in essere, e porli a confronto con
i risultati attesi. Tale confronto deve avvenire ad intervalli di tempo
ragionevolmente brevi (mese, trimestre) in modo da:
• verificare l’insorgere di eventuali differenze, note anche come
scarti, scostamenti o varianze, fra risultato atteso e risultato
conseguito (tali varianze, naturalmente, possono risultare posi-
tive, negative o nulle)8;
• individuare le cause degli scostamenti;
• individuarne la “responsabilità” manageriale;
• consentire al management di porre in essere tutte le opportune
azioni al fine di favorire il riallineamento fra il risultato effetti-
vamente conseguito e quello programmato o, qualora le condi-
zioni interne ed ambiente lo impongano, permettere ai supremi
centri decisionali di riformulare, adattandoli ai nuovi contesti,
gli obiettivi programmatici.
Quanto succintamente esposto è schematizzato nella figura seguen-
B La figura è ripresa da te ove è chiaramente individuata l’area di competenza del CdGB.
G. Catturi Teoria e prassi del
costo di produzione, Cedam,
Padova, 2000, pag. 12.
Pianificazione
e programmazione
a medio termine
Ambiente
Piano a breve termine
(budget)
Ambiente Attività
dell’unità produttiva
Apprezzamento
degli obiettivi raggiunti
LOGICHE E PERCORSI 41
funzione di “correzione di rotta” alla quale è specificamente deputato.
Per la ragione appena esposta, nel Manuale vengono trattati anche i
processi di pianificazione e programmazione.
Se si concentra l’attenzione esclusivamente sull’area di specifica
competenza del CdG, è possibile individuare tre distinti ed intercon-
nessi “momenti” di questo unitario processo nell’ambito dei quali ci si
vale di specifici strumenti o tecniche per il controllo dei risultati.
Si distingue, al riguardo, fra controllo antecedente, concomitante e
susseguente.
Il controllo antecedente si fonda sul budgeting. Più specificamente,
si scrive di sistema budgetario in quanto le “grandezze obiettivo”, per
solito espresse in termini economico-finanziari, risultano contenute sia
in budget funzionali, detti anche particolari, che in budget globali. I
9. Nel prosieguo del budget funzionali contengono obiettivi da conseguire e risorse da
Manuale si darà conto impiegare, nel futuro periodo amministrativo, da parte dei responsabili
delle differenze fra budget
e piano esecutivo di gestio- delle sub unità organizzative (centri di responsabilità) in cui l’APTL è
ne, documento che le Pro- articolata. I budget globali, invece, risultanti dal consolidamento dei
vince ed i Comuni con valori iscritti nei budget funzionali, esprimono in termini complessivi
popolazione superiore a le dinamiche gestionali attese ed i risultati conseguenti.
15.000 abitanti devono
obbligatoriamente redige-
Il sistema budgetario permette di responsabilizzare il management
re, nonché della necessità per i risultati attesi nel breve periodo, cioè scaturenti dal complesso
di adottare nelle APTL coordinato di fatti gestione esterna ed interna non ancora svolti9.
logiche di budgeting. Per consentire un efficace funzionamento del sistema budgetario
occorre garantire il rispetto di alcune condizioni minimali che, qui
riassunte, saranno approfondite in altre parti del Manuale.
Innanzi tutto, il disegno della struttura organizzativa deve presen-
tare caratteristiche idonee a favorire la responsabilizzazione formale,
cioè l’attribuzione della responsabilità per i risultati parziali dell’unita-
rio processo gestionale, ed a guidare i comportamenti delle persone
responsabilizzate. Quanto appena osservato presuppone che all’inter-
no dell’organizzazione sia reso operante un processo di delega grazie
al quale è possibile individuare soggetti ai quali sono assegnati obietti-
vi da raggiungere.
Per l’assegnazione degli obiettivi, la misurazione e la successiva
valutazione dei risultati conseguiti, occorre individuare i centri di
responsabilità (d’ora in poi, per brevità, CdR).
In termini del tutto generali un CdR è un’unità organizzativa del-
l’APTL ove un gruppo di persone coordinate e guidate da un unico
responsabile, impiega beni e servizi per raggiungere specifici obiettivi del
cui conseguimento risponde in via esclusiva il responsabile di centro.
Da quanto osservato deriva che il budget diventa uno strumento di
guida per i processi e le azioni che si svolgono nelle diverse unità orga-
nizzative di cui l’APTL si compone solo se è articolato per CdR e coin-
volge tutta la struttura organizzativa.
In altri termini, se si compilasse solo un budget generale sarebbe
guidato soltanto il comportamento dell’alta direzione, dovendo essa
rispondere per i risultati complessivi della gestione. Al contrario, se si
redigono anche budget per ogni CdR, è possibile guidare il comporta-
mento di tutta la dirigenza ed il personale ponendo, così, le indispen-
LOGICHE E PERCORSI 43
per periodi infrannuali determinati oppure che l’obiettivo sia conse-
guibile solo in un periodo pluriennale onde nell’anno in questione ci
si propone di conseguirlo solo in parte.
In termini puramente operativi, ad un obiettivo di budget si
dovrebbero poter riferire contemporaneamente gli aggettivi che di
seguito elenchiamo.
Chiaro
La chiarezza è una qualità imprescindibile di ogni forma di comunica-
zione. Chiarezza sta per intelligibilità. L’obiettivo deve essere compren-
sibile per tutte le persone che lavorano in un singolo centro, a partire
dal responsabile. Sul significato dell’obiettivo non possono sorgere
fraintendimenti.
Misurabile
Ogni obiettivo deve essere rilevabile con riferimento ad una specifica
unità di misura. Tradizionalmente nel budget aziendale gli obiettivi
sono espressi in termini monetari, onde il loro conseguimento si rileva
per mezzo delle rilevazioni contabili. Tuttavia, nelle APTL è assai fre-
quente la definizione di obiettivi espressi e/o rilevabili in unità di
misura diverse dal modulo monetario. Ciò è del tutto accettabile pur-
ché si abbia sempre cura di verificare la coerenza fra il sistema delle
rilevazioni extra-contabili di cui l’amministrazione dispone in un dato
momento e le misure necessarie per verificare in fase concomitante il
grado di conseguimento dell’obiettivo. In altre parole, occorre sempre
evitare il rischio che un obiettivo sia misurabile solo potenzialmente
perché l’amministrazione non dispone degli strumenti di misurazione
necessari a verificarne il grado di raggiungimento. In tal caso, un
obiettivo misurabile in teoria non lo è poi in pratica. La misurabilità è
il presupposto della controllabilità. Senza misurazione non c’è con-
trollo e, quindi, neanche azione correttiva. Pertanto, i responsabili di
centro devono poter valutare il grado di raggiungimento dell’obiettivo
loro assegnato durante il concreto svolgersi della gestione, cioè in fase
concomitante, e ciò implica la necessità di individuare, sin dalla defi-
nizione del budget, quali siano gli indicatori idonei allo scopo, cioè
utili a valutare il grado di conseguimento degli obiettivi. Quanto scrit-
to vale a ribadire che la misurabilità non va considerata in senso asso-
luto, ma deve essere sempre collegata alla possibilità da parte del
responsabile di incidere sulla “misura” e, quindi, sul risultato attraver-
so l’utilizzo delle leve decisionali di cui dispone. D’altra parte, è neces-
sario considerare che il sistema di misurazione dei risultati sarà tanto
più efficace quanto più sarà considerato valido da parte del manage-
ment, cioè capace di produrre informazioni attendibili.
Coerente con gli indirizzi strategici
Occorre che l’intera amministrazione si muova in modo coordinato
ed armonico verso “mete definite” al fine di evitare che interessi setto-
riali di singoli centri finiscano per prevalere sugli interessi più generali
dell’intera APTL che sono, evidentemente, interessi pubblici. È compi-
to esclusivo degli organi politici definire puntualmente ed aggiornare,
LOGICHE E PERCORSI 45
Armonico con le risorse disponibili
Non è possibile disgiungere gli obiettivi dalle risorse umane, finanzia-
rie e strumentali disponibili valutate nei loro profili quantitativi e
qualitativi. Va da sé che nella pratica occorre tenere un comportamen-
to ispirato al realismo anche in considerazione del fatto che la ricchez-
za disponibile è sempre inferiore a quella che sarebbe necessaria per
conseguire tutti gli obiettivi desiderabili. In ogni caso, rientra fra i
compiti del responsabile di centro valorizzare, motivare ed incentivare
nella maggiore misura possibile le risorse umane già disponibili piut-
tosto che considerarle, come sovente accade, sempre insufficienti.
Coerente con gli obiettivi assegnati ad altri centri
Occorre garantire coerenza fra gli obiettivi assegnati ai singoli centri al
fine di evitare il rischio di danneggiare l’APTL per migliorare i risulta-
ti dei singoli centri.
Connesso ai meccanismi incentivanti
Bisogna individuare e chiaramente definire meccanismi incentivanti così
che siano “percepibili” per dirigenti ed altro personale le conseguenze del
perseguimento o del mancato ottenimento degli obiettivi assegnati.
Rivedibile
Deve essere sempre possibile rivedere gli obiettivi e le connesse dotazioni
nel corso dell’anno qualora ciò si renda necessario come conseguenza
dell’analisi degli scostamenti fra obiettivo assegnato e risultato ottenuto e
misurato oppure a seguito di fatti nuovi, interni e/o esterni all’ammini-
strazione, che impongano una revisione dei contenuti del budget. Ciò
implica la necessità che si producano, a cadenza periodica infrannuale
(mese, bimestre, trimestre) ed in modo tempestivo, reports sul grado di
conseguimento degli obiettivi e sull’uso delle risorse in modo tale da
dirigere l’attenzione dei responsabili di centro verso le dimensioni econo-
miche e finanziarie critiche per aiutarli a prendere le decisioni necessarie.
LOGICHE E PERCORSI 47
noscere: 1) che vi sono costi di acquisto i quali non vengono imputati
in tutto o in parte; 2) si ripartiscono anche valori che non sono costi
di acquisto; 3) i costi da ripartire possono essere valori meramente
ipotetici; 4) in taluni casi questa ripartizione viene attuata senza nep-
B V. Coda, I costi di pro- pure conoscere l’ammontare complessivo dei costi da frazionare»B.
duzione, Giuffrè, Milano, In definitiva, la CoA, permettendo di valutare l’economicità della
1968, pag. 13. produzione, consente di apprezzare risultati che non sono riferibili
all’unità aziendale nel suo complesso, ma solo a parti o sezioni della
stessa. Pertanto la CoA e, almeno in larga misura, gli indicatori genera-
no informazioni sui risultati particolari, cioè sui risultati riferibili a sin-
goli CdR come conseguenza delle decisioni assunte dai responsabili di
centro e, quindi, dei processi e delle operazioni di gestione in essi svolte.
Tuttavia, in aggiunta a quello sopra esplicitato, possono indivi-
12. Quest’ultimo obiettivo duarsi ulteriori e più specifici scopi della CoA:
può essere di minore
importanza per le APTL in • consentire un confronto fra i costi effettivamente sostenuti e quelli
quanto producendo esse, programmati (costi standard) in modo tale da permettere un’anali-
in prevalenza, beni imma-
si puntuale delle varianze o scostamenti fra quanto preventivato e
teriali (servizi) non pre-
sentano, di norma, volumi quanto effettivamente realizzato al fine di attribuire la responsabi-
ingenti di scorte. lità economica per l’impiego dei fattori produttivi assegnati ai sog-
getti responsabili di centro;
• potere calcolare il costo dei fattori produttivi utilizzati nei singoli
CdR;
• permettere un calcolo corretto degli indicatori di efficienza;
• disporre degli elementi utili per assumere decisioni del tipo make
or buy;
• determinare con maggiore razionalità tariffe e prezzi pubblici;
• facilitare comparazioni nel tempo e nello spazio in termini di costo
e di efficienza;
• rendere possibile una puntuale valutazione delle scorte12.
Pur essendo la CoA indispensabile per calcolare il costo dei servizi
finali resi dalle APTL, ai fini del CdG è essenziale determinare i costi
di produzione rispetto ad unità economiche di riferimento, cioè
oggetti di costo, ulteriori rispetto al solo servizio finale. Fra le molte
possibili opzioni, ci limitiamo a ricordare che il costo può essere cal-
colato rispetto a:
• una funzione aziendale;
• un programma;
• un progetto;
• un singolo CdR;
• un processo;
• una specifica fase di trasformazione;
• una particolare operazione.
D’altra parte, il costo di ognuna di queste unità economiche deve
essere riferito ad uno specifico arco di tempo infrannuale (mese, tri-
mestre, semestre) e deve rispondere a precise esigenze informative del
governo aziendale. Così, può rivelarsi utile determinare il costo delle
risorse consumate, in uno specifico mese di un dato anno, in un CdR
LOGICHE E PERCORSI 49
degli indici, infatti, fornisce una rappresentazione statica della gestione
aziendale (fenomeno attenuabile attraverso un’opportuna comparazio-
ne nel tempo) mentre quella per flussi, resa possibile per mezzo della
tecnica dei rendiconti finanziari, fornisce un quadro dinamico del
complesso delle operazioni svolte. Ad esempio, l’indice di tesoreria
esprime il rapporto fra il valore delle liquidità ed il valore delle passi-
vità correnti ad una certa data. Tuttavia, tale ratio non è in grado di
spiegare le cause che hanno portato a determinati valori nei due aggre-
gati patrimoniali menzionati. Nella situazione operativa descritta la
redazione del rendiconto finanziario delle liquidità (documento che
mette a confronto, nel periodo di tempo esaminato, le operazioni che
hanno assorbito liquidità e quelle che hanno generato la stessa) forni-
sce un valido ausilio al fine di comprendere le cause che hanno deter-
minato un certo livello dei valori liquidi e, conseguentemente, un certo
valore dell’indice di tesoreria. Oltre al rendiconto finanziario delle
liquidità esistono altri rendiconti (i più diffusi sono quelli del capitale
circolante netto e quello delle risorse globali), la cui valenza informati-
va è di evidenziare le cause che hanno portato a certi valori della posta
patrimoniale (o dell’aggregato di poste patrimoniali) considerata.
Oltre ai risultati particolari ed a quelli generali, le APTL dovrebbero
orientare il loro interesse per la rilevazione ed il controllo dei risultati
globali. Con tale espressione intendiamo fare riferimento ai risultati con-
seguiti dal gruppo pubblico che fa capo all’amministrazione locale.
Non si tratta, in questo caso, di considerare i risultati scaturenti dai
soli processi economici svolti nell’APTL, ma anche da quelli realizzati
nell’ambito di imprese, controllate dall’amministrazione (tipicamente
il Comune), che producono servizi pubblici locali.
Lo strumento attraverso il quale è possibile misurare e, quindi,
valutare i risultati globali è il bilancio consolidato.
Si tratta di una tecnica non ancora particolarmente diffusa nella
pratica delle amministrazioni pubbliche locali italiane ma che, da
molto tempo, è utilizzata in altri Paesi.
Tuttavia, considerata la probabile evoluzione del settore delle
imprese di servizi pubblici locali e rilevato che alcune APTL sono già
culturalmente orientate verso la logica del gruppo, abbiamo ritenuto
utile destinare all’argomento un capitolo del Manuale.
1.5 Conclusioni
LOGICHE E PERCORSI 51
è possibile perché, come già argomentato, il CdG, se correttamente
inteso ed implementato, è utile per la dirigenza, per gli organi politici
e, certo non ultima, per la collettività amministrata.
Tuttavia, per esplicitare a pieno le sue potenzialità il CdG deve
diventare una pratica abituale, deve cioè essere parte del “normale”
bagaglio culturale della dirigenza pubblica e non dipendere soltanto
dalla “pressione politica”, più o meno forte, dei governi.
Pertanto, la sponsorizzazione dei vertici da sola non è sufficiente a
garantire che il CdG sia applicato con successo. Infatti, risulta altret-
tanto necessario ricercare il consenso dell’intera struttura organizzati-
va. Dal momento che il CdG svolge anche una funzione di guida dei
comportamenti è naturale che si debbano ricercare le condizioni otti-
mali affinché questi siano, fin dall’inizio, in linea con gli obiettivi del-
l’amministrazione. Un sistema che la struttura organizzativa non
accetta perché non è compreso o perché non è condiviso, molto pro-
babilmente, non sarà idoneo a guidare efficacemente decisioni e com-
portamenti. Poiché il CdG pone l’accento sui risultati ciò richiede la
loro misurazione in fase antecedente, concomitante e susseguente.
Divenendo tali misure elemento di valutazione dell’agire del manage-
ment, è naturale che queste possano costituire terreno di scontro fra
differenti soggetti (per esempio, organizzazioni sindacali, dirigenti e
vertici politici). Ciò impone, lo ribadiamo, che le misure di risultato
siano il più possibile chiare e comprensibili. La mancanza di tali qua-
lità potrebbe portare a situazioni di crisi nei rapporti fra le persone
nonché al fallimento del progetto di realizzazione del CdG. Un’ulterio-
re qualità che devono possedere le misure gestionali affinché il sistema
sia accettato è quella della controllabilità. Secondo tale principio gli
obiettivi assegnati devono essere coerenti sia con il grado di autono-
mia assegnato ai dirigenti, che con la reale possibilità che essi hanno di
incidere sugli stessi. Attribuire “colpe” o “meriti” in maniera non
appropriata porterebbe a forti demotivazioni ed ad un senso di rifiuto
del sistema di controllo.
La gradualità nell’introduzione del CdG è senza dubbio un accor-
gimento da osservare per rendere il sistema accettato dall’intera strut-
tura organizzativa. Introdurre il CdG gradualmente significa accettare
che questo non svolga appieno, fin dall’inizio, le sue attribuzioni e,
quindi, non transiti attraverso tutti e tre gli stadi prima ricordati. Tale
scelta consente alla struttura organizzativa di acquisire le conoscenze
necessarie, senza sconvolgimenti troppo repentini.
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LOGICHE E PERCORSI 57
2. L’organizzazione
del controllo di gestione
2.1.1 Il sistema
Le attività di programmazione e controllo di un ente locale possono
essere scomposte nelle seguenti fasi:
pianificazione strategica, definita soprattutto nelle “linee programma-
tiche” (di cui all’articolo 34 della L. 8 giugno 1990, n.142, ora
“scomposto” nell'art.42, comma 3 e nell'art. 46, comma 3 del
[Link]. 18 agosto 2000, n.267 – d’ora in poi, per brevità, TUEL) e
nella prima parte della Relazione Previsionale e Programmatica
(d’ora in poi, per brevità, RPP);
programmazione, definita nei bilanci (e, quindi, strettamente connessa
con il sistema contabile utilizzato) e nel Piano Esecutivo di Gestio-
ne (d’ora in poi, per brevità, PEG);
misurazione e reporting, consistente nella verifica dei risultati e nella
produzione delle informazioni di ritorno;
valutazione e ricompensa, consistente nella formulazione di giudizi
sui dati di ritorno e nell'utilizzo degli strumenti premianti in rela-
zione al raggiungimento degli obiettivi. Si tratta, in altri termini,
da un lato, dell'attività di quelli che sono stati i Nuclei di valutazio-
ne e, dall'altro, dell'applicazione degli istituti incentivanti previsti
dai contratti collettivi del personale dirigenziale e non.
Uno strumento fondamentale per ottenere la “convergenza” del sistema di programmazione e con-
trollo, del sistema organizzativo e di quello della valutazione e dell’incentivazione è il PEG. In tale
piano, infatti, vengono delineati i programmi e gli obiettivi da raggiungere e le relative risorse finan-
ziarie, umane e strumentali; l’intero sistema è però efficace soltanto se questi elementi sono coerenti
e coesi con il sistema organizzativo e con il sistema della valutazione dei dirigenti e, in generale, di
tutto il personale. È dunque necessario, fin dalla fase di impostazione del PEG, concentrare l’atten-
zione sul sistema organizzativo e di gestione delle risorse umane in modo da definire la struttura
organizzativa adeguata agli obiettivi da raggiungere. In questo senso, è indispensabile pensare all’or-
ganizzazione degli uffici e delle strutture come ad un momento importante del sistema di program-
mazione facendo confluire nelle scelte di PEG anche le scelte relative alla macro e alla microstruttu-
ra dell’ente. Si tratta quindi di definire un’unità elementare sulla base della quale costruire il sistema
degli obiettivi, dei budget, dell’organizzazione e dell’incentivazione. Possiamo definire “processo”
detta unità definendolo come insieme concatenato di atti o azioni finalizzati ad un risultato; se il
risultato è un provvedimento amministrativo e gli atti sono atti amministrativi, il processo può esse-
re definito “procedimento”. Su questa base può essere definita “l’attività” come insieme omogeneo di
processi, e la macro attività come insieme omogeneo di attività. I processi, le attività e le macroatti-
vità, rappresentano dunque gli elementi sui quali costruire il sistema della programmazione operati-
va (obiettivi e risorse), il sistema organizzativo (uffici, servizi, settori, ecc.) ed il sistema dell’incenti-
vazione (premi di produttività, retribuzione di risultato). Costruendo il PEG a partire da questi ele-
menti è possibile, in un unico momento, definire i tre sistemi ed ottenere, in questo modo, la sue-
sposta convergenza.
Il primo passo per costruire questo tipo di PEG consiste, quindi, nella redazione del repertorio dei
processi, delle attività e delle macroattività dell’ente. Tanto più l’analisi sarà precisa e completa,
tanto più l’intero sistema sarà efficace: le metodologie per raggiungere tale scopo possono essere
molte, in ogni caso, però, è necessaria una prima analisi delle fonti normative, soprattutto locali, in
modo da avere chiare le competenze ed il sistema delle deleghe vigenti sul territorio di riferimento.
Occorre, inoltre, procedere all’analisi dello Statuto, dei Regolamenti e degli atti di indirizzo dell’ente
per individuare le ulteriori competenze da scomporre in processi. È infine necessario procedere ad
una “analisi sul campo”, magari attraverso interviste al personale operante nei diversi uffici, per indi-
viduare tutte quelle competenze e, quindi, processi non scritti ma svolti nell’ente analizzato. Ottenu-
ta una prima stesura del repertorio è necessario omogeneizzare il tutto verificando di aver mantenu-
to lo stesso livello di dettaglio nelle varie analisi. Individuati i processi ed i procedimenti si giunge al
loro accorpamento in “attività” e, poi, in macro attività. Il repertorio così redatto dovrà essere
aggiornato ogniqualvolta una fonte normativa o una “decisione politica” introducano nuove compe-
tenze (o ne eliminino alcune).
Dopo avere definito il repertorio inizia la vera e propria costruzione del PEG ed in particolare la
definizione dei centri di spesa (leggi centri costo art.169 TUEL). È a questo punto che si ottiene la
prima condizione per la convergenza tra sistema di programmazione e sistema organizzativo: in
questo modello, infatti, poniamo una corrispondenza biunivoca tra centro di spesa e attività (o
macro attività se le dimensioni dell’ente non richiedono un tale livello di dettaglio); in altre parole,
le attività o le macroattività definite nel repertorio rappresentano anche i centri di spesa sulla base
dei quali costruire il sistema di attribuzione degli obiettivi e delle risorse.
La fase successiva alla definizione dei centri di spesa è quella della definizione degli obiettivi per
ogni processo, per ogni attività o per ogni macroattività. La scelta del livello su cui costruire il siste-
ma degli obiettivi dipende da molti fattori: quelli più rilevanti riguardano, in particolare, la dimen-
sione dell’ente e il grado di libertà che si vuole lasciare ai responsabili degli uffici. Poiché le attività o
le macro attività coincidono con i centri di spesa, gli obiettivi definiti in questo modo sono appunto
gli obiettivi di PEG.
Analisi e elaborazione
Successivamente, ciascun centro di spesa sarà attribuito ad un centro di responsabilità (d’ora in poi,
per brevità, CdR) e, quindi, ad un responsabile. In base alle dimensioni dell’ente e ai livelli gerarchici
presenti, i centri di responsabilità possono essere a loro volta definiti su più livelli; avremo, in altre
parole, centri di responsabilità primaria, secondaria e così via. A questo punto si ottiene la seconda
condizione per la convergenza tra sistema di programmazione e sistema organizzativo: il CdR, infat-
ti, deve coincidere con una struttura organizzativa; ad esempio, se scegliamo un sistema a due livelli
di responsabilità, avremo i centri di responsabilità primaria che coincidono con la massima struttura
organizzativa (area, settore, ecc.) e i centri di responsabilità secondaria che coincidono con la strut-
tura organizzativa immediatamente inferiore (servizio, unità operativa, ecc.).
Poiché in questo modo la struttura del PEG, l’organigramma e il funzionigramma dell’ente coinci-
dono, coincide anche il sistema delle responsabilità; ogni responsabile di struttura organizzativa, in
quanto tale è assegnatario del PEG relativo, delle macroattività, delle attività, dei processi e degli
obiettivi ad essi connessi. Poiché con il PEG vengono assegnate anche le risorse umane, anche la
valutazione del personale potrà essere correlata con gli obiettivi delle attività relative al centro di
spesa (ufficio) cui è assegnato, così come il salario di risultato delle posizioni organizzative e dei
dirigenti sarà correlato agli stessi obiettivi. Anche la graduazione della complessità degli uffici, cui è
correlata parte della retribuzione dei dirigenti e delle posizioni organizzative, potrà essere effettuata
attraverso una somma algebrica o ponderata dell’indice di complessità dei processi o delle attività
ad essi attribuite.
Esperienza 2
L’organizzazione del Controllo di Gestione nel Comune di Ravenna
Nel Comune di Milano la funzione di controllo di gestione è esercitata dal Settore Controllo di
Gestione nella Direzione Centrale Programmazione e Controlli e coinvolge tutte le strutture orga-
nizzative. Tale settore, per la sua funzione di staff e per la natura dei servizi forniti, ha forti legami,
per quanto riguarda i contenuti delle attività di programmazione e controllo, con:
• il nucleo di controllo interno, soprattutto per ciò che riguarda la valutazione dei dirigenti e la
valutazione sulla gestione;
• il Direttore Generale, soprattutto per ciò che concerne le attività di supporto alla pianificazione,
alla programmazione ed al controllo di gestione;
• il Sindaco, per ciò che riguarda la stesura del Piano Triennale degli Obiettivi;
• i Direttori Centrali per ciò che riguarda la definizione ed il monitoraggio degli obiettivi;
• gli uffici di programmazione e controllo costituiti all’interno di ogni direzione e poste in posi-
zione di staff rispetto al Direttore Centrale per ciò che concerne la raccolta dei dati.
Vi è, inoltre, il Servizio di Internal Auditing che instaura delle relazioni similari, i cui contenuti sono
legati soprattutto al controllo di legittimità formale delle procedure interne, al contesto normativo e
di legittimità sostanziale delle attività rispetto al Manuale di Organizzazione dell’ente.
Contabilità Protocollo
PEG e obiettivi Anagrafe ... Altro ...
e personale e archivio
Tecnologia unica
Controllo Sistema
Sito Web URP on-line ... Altro ...
di gestione di valutazione
e. Reportistica
I report del controllo di gestione devono produrre informazioni utili e
differenziate a seconda del destinatario, dell’analista o dell’utilizzo che se
ne deve fare. È necessaria, qui più che in altre parti del sistema, la massi-
ma flessibilità dell’applicativo. Il modo migliore è probabilmente impo-
stare il sistema di estrazione dati come descritto precedentemente, pro-
ducendo i report con gli applicativi standard (excel, access) in modo da
poter, di volta in volta, aggiungere o togliere le informazioni. Affinché
un report sia leggibile, deve contenere soltanto le informazioni utili per
il destinatario: un report molto voluminoso in mano ad un assessore è
tendenzialmente un report che non verrà analizzato e utilizzato.
PIANI E PROGRAMMI 73
non è solo una razionalizzazione dei comportamenti dei decisori, ma
anche la costruzione di un «modello», rappresentato dal piano, in grado
di esprimere le condizioni di economicità dell’attività svolta, e cioè le
condizioni di efficacia ed efficienza. Inoltre, il CdG, con i suoi confronti
preventivi, concomitanti e successivi, sottopone a verifica la realizzazione
del modello, rialimentando il processo di pianificazione (Cfr. Cap. 1).
Le disposizioni giuridiche che regolano il sistema dell’informativa
di bilancio negli enti locali vengono incontro all’esigenza di pianifica-
zione, indicando un sistema articolato di strumenti specifici, che
ampliano la strumentazione tecnico-contabile facente parte del più
ampio sistema informativo, imponendo la raccolta di dati che, una
volta resi disponibili, occorre sfruttare nel miglior modo possibile. A
titolo esemplificativo si pensi alle norme che regolano le fasi dell’en-
trata e dell’uscita, le quali con opportune elaborazioni possono costi-
tuire le basi per un primo embrionale nucleo di sistema informativo
che produca informazioni di tipo “economico”, sia pure dovendo
accettare un significativo grado di approssimazione (Cfr. Cap. 4).
Il rapporto tra pianificazione strategica e controllo ha un ruolo
significativo in un ambiente, come quello della APTL, caratterizzato
da una dinamicità crescente, favorita da almeno tre ordini di ragioni:
- i mutamenti d’ordine culturale, sociale, economico, tecnologico e
politico che caratterizzano il nostro tempo;
- una significativa evoluzione e variabilità della domanda di servizi pub-
blici locali proveniente dai cittadini, tesa a soddisfare i loro bisogni;
- il sempre maggior numero e la sempre più ampia estensione di
funzioni attribuite alle APTL da parte degli enti istituzionali
sovraordinati, in relazione all’applicazione sempre più spinta del
principio di sussidiarietà, attraverso l’attuazione del «federalismo
amministrativo» e della devoluzione dei poteri dal livello di gover-
no centrale a quelli regionale e locale.
Al fine di fronteggiare tale dinamicità, l’APTL deve assimilare il
requisito della «elasticità strategica», cioè la capacità di ritrovare conti-
nuamente nuove condizioni di equilibrio con l’ambiente economico,
sociale e politico che, per sua natura, è dinamico e mutevole nella for-
mulazione di bisogni ed aspettative. Si tratta, cioè, di adeguare le linee
strategiche al mutare degli scenari ambientali, attraverso un decentra-
mento diffuso delle responsabilità strategiche, nel rispetto sia dell’au-
tonomia che delle esigenze di coordinamento delle diverse unità ope-
rative per l’elaborazione di una strategia generale dell’APTL.
D’altro canto, lo studio continuo e sistematico della dinamica
ambientale costituisce il primo passo per introdurre nell’ APTL la pia-
nificazione. L’APTL dovrebbe sempre conoscere, in relazione ai servizi
prodotti, quali sono i potenziali utenti, i loro bisogni, espressi e latenti
(economici, sociali, culturali, ricreativi, ecc.) ed in che misura, sotto
un profilo sia qualitativo che quantitativo, riesce a soddisfarli. Non
meno importanti sono le considerazioni riguardo a possibili ulteriori
fornitori (pubblici, privati e non profit) dei servizi da produrre.
Mentre nelle aziende lucrative, perlomeno al di sopra di un certo
PIANI E PROGRAMMI 75
mentre le amministrazioni locali, obbligate dal legislatore a predisporre
un articolato sistema di documenti programmatici, attribuiscono loro
ancor oggi, nella quasi generalità dei casi, una valenza di tipo formale.
In questo possono sicuramente aver giocato negativamente, seppure in
modo parziale, alcune caratteristiche del sistema dei documenti pro-
grammatori, così come formalizzato dalla norma in passato, unitamen-
te alla limitata capacità di scelta (sia in termini finanziari sia organizza-
tivi) che caratterizzava l’assetto istituzionale delle amministrazioni
locali antecedente al processo di riforma partito negli anni ‘90. Le
disposizioni recenti in materia di contabilità e finanza sembrano ripro-
porre in termini nuovi la programmazione, sganciandola almeno in
parte dalle logiche che informavano le normative precedenti.
Il previgente modello di programmazione (art. 11 del D.P.R.
616/77) prevedeva che l’ente locale dovesse concorrere alla determina-
zione dei programmi regionali di sviluppo, che costituivano la “corni-
ce” entro cui l’ente locale impostava i propri documenti previsionali a
carattere pluriennale (art. 1 del D.P.R. 421/79). La legge 142/90 ha sot-
tolineato l’esigenza di una logica di programmazione mirante a creare
un rapporto organico tra Comune, Provincia e Regione.
Il [Link]. 25/2/95 n. 77 ha collocato i documenti programmatori in
una prospettiva generale, prevedendo strumenti innovativi come il
piano esecutivo di gestione (d’ora in poi, per brevità, PEG), il bilancio
pluriennale autorizzatorio e la contabilità economica, che danno siste-
maticità agli strumenti operativi attraverso i quali la programmazione
viene attuata. È stata introdotta esplicitamente la funzione del CdG,
finalizzato alla verifica del raggiungimento degli obiettivi fissati nel
rispetto delle condizioni di economicità, efficacia ed efficienza.
Permangono, però, taluni limiti, da un lato intrinseci al disegno
tracciato dal legislatore, dall’altro esterni ad esso ed afferenti alle gene-
rali condizioni operative dell’APTL. In questo ambito, in senso positi-
vo ha agito la riforma relativa all’elezione degli organi di governo in
quanto la tendenziale maggiore stabilità della componente politica
dovrebbe correlativamente assicurare la stabilità d’indirizzo politico
nel perseguimento degli obiettivi programmati.
Di seguito analizzeremo il processo di pianificazione strategica e di
programmazione, esaminando per ogni fase gli strumenti previsti
dalla normativa e le loro caratteristiche rispetto alla fisiologia dell’ope-
rare d’azienda.
L’APTL è quindi esaminata secondo la prospettiva d’analisi propria
della dottrina economico-aziendale e, perciò, considerata, al pari delle
altre aziende, come un organismo economico complesso, dinamico,
aperto nei confronti di un ambiente in continua evoluzione e le cui
finalità ultime sono di tipo sociale (Cfr. Cap. 1).
Nell’attività di produzione ed erogazione di beni e servizi finalizza-
ta al soddisfacimento dei bisogni della collettività amministrata, pur
operando in un ambito nel quale le norme assumono una rilevanza
notevole, l’ente locale gode di ambiti di discrezionalità tali da porre i
responsabili della politica e della gestione nella necessità di ricercare,
attraverso scelte trasparenti, razionali e consapevoli, l’armonia e l’e-
Sul tema della pianificazione e programmazione la letteratura aziendalistica è molto ricca. Con rife-
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M. Bergamin Barbato, Programmazione e controllo in un’ottica strategica, Utet, Torino, 1991.
U. Bertini, Il sistema d’azienda, Giappichelli, Torino, 1990, p. 90.
U. Bertini, Il governo dell’azienda tra managerialità ed imprenditorialità, in Scritti di politica
aziendale, Giappichelli, Torino, 1995.
L. Brusa, F. Dezzani, Budget e controllo di gestione, Giuffrè, Milano, 1983.
L. Brusa, L. Zamprogna, Pianificazione e controllo di gestione, Giuffrè, Milano, 1983.
C. Caramiello, Piani e programmi aziendali, Ipsoa, Milano, 1988.
V. Coda, L’orientamento strategico di fondo, Utet, Torino, 1988, pagg. 21-49.
A. C. Hax, N. S. Majluf, Direzione strategica, Ipsoa, Milano, 1987, pag. 102.
G. Invernizzi, Il sistema delle strategie a livello aziendale, McGraw-Hill, Milano, 1999.
F. Rocchi Pellegrini, L’impresa e l’ambiente. Il rapporto culturale, Cedam, Padova, 1983, pag. 55.
M. Saita, Economia della qualità. Strategie e costi, Isedi, Torino, 1991.
PIANI E PROGRAMMI 77
- l’effettuazione di un’analisi della situazione esterna, basata sullo sce-
nario istituzionale, normativo, politico-culturale, economico-genera-
le, ecc., per identificare le responsabilità istituzionali dell’azienda da
mettere in relazione con le attese del proprio bacino di utenti oppor-
tunamente indagate. Tale analisi dovrebbe sfociare nel disegno di
un’ipotesi di sviluppo socio-economico desiderato per la comunità
di riferimento, definendo in tal modo che cosa l’APTL dovrebbe fare
in un determinato contesto politico-istituzionale e normativo;
- l’analisi dovrà concernere anche i singoli momenti di apertura
verso l’ambiente, sia generale che dello specifico ente locale, per
identificare le opportunità e le minacce, in modo da valorizzare le
prime e neutralizzare le seconde, astraendo dalla considerazione
puntuale delle risorse finanziarie ed economiche disponibili. Si
determina in tal modo ciò che l’APTL potrebbe fare;
- l’esame della situazione interna sarà mirata all’analisi ed alla valu-
tazione dei punti di forza e di debolezza dell’ APTL, con riguardo
alle risorse materiali ed immateriali disponibili o acquisibili, con-
sentendo di argomentare su cosa l’ APTL in concreto può fare;
- la definizione della strategia sarà demandata, in concreto, all’insie-
me di persone che, per astrazione, costituiscono il “decisore” strate-
gico. Sulla scelta, effettuata valutando e considerando contempora-
neamente gli aspetti di cui sopra, influiranno, di conseguenza, i
valori e le aspirazioni individuali del decisore e, per suo tramite, le
attese della comunità che lo ha delegato, nonché tutto il patrimo-
nio intangibile rappresentato dalla quotidiana esperienza e dalla
conoscenza sedimentatesi nell’azienda considerata.
Quadro di riferimento
Ambientale/Aziendale
Bilancio pluriennale
Relazione previsionale e programmatica
Fonte: Adattamento da L. Giovanelli, Il nuovo sistema di bilancio strumento di guida del Comune, in L. Anselmi. (a cura di), L’a-
zienda “Comune”. Seconda edizione riveduta ed ampliata anche alla luce del [Link]. n. 77/95, Maggioli, Rimini, 1995, pag. 205.
Formalizzare il processo
di pianificazione strategica
Fonte: G. Farneti, Gestione e contabilità dell’ente locale, 2a edizione, Maggioli, Rimini, 1997.
PIANI E PROGRAMMI 79
«quantità» e «qualità» utili a descrivere le modalità dell’operare
futuro e la completa dimensione quali-quantitativa dei risultati che
si attendono di conseguenza, assumendo i risultati la forma di
«obiettivi» da assegnare ai dipendenti (la cui ulteriore definizione e
precisazione avverrà poi nel PEG);
• «definire, più in generale, le premesse conoscitive che servono ad ali-
BG. Farneti, PEG: diffi- mentare il CdG e, nel suo ambito, il confronto con i risultati operati-
coltà da superare, errori da
evitare, in “Azienditalia”, vi, agevolando l’analisi dei fenomeni aziendali e pertanto l’analisi
anno IV, n. 10, 1997, pagg. delle variazioni, consentendo così l’acquisizione di un flusso infor-
101-103. mativo che sia in grado di rialimentare il processo decisionale» B.
Approfondimenti
Tra le molte opere che trattano di pianificazione e programmazione nelle Aziende pubbliche, ed in
particolare in quelle locali, si ricordano:
L. Anselmi, Il controllo di gestione nelle amministrazioni pubbliche, Rimini, Maggioli, 1997.
L. Anselmi, L’azienda “Comune”, III edizione, Maggioli, Rimini, 2001.
L. Anselmi, P. Miolo Vitali, La programmazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Linee evolutive,
Giuffrè, Milano, 1989.
L. Anselmi, Esperienze di programmazione nelle Amministrazioni Pubbliche, in L. Anselmi, P. Miolo
Vitali, La programmazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Linee evolutive, Giuffrè, Milano, 1989.
E. Anessi Pessina, La contabilità delle Aziende Pubbliche. Contabilità finanziaria e contabilità generale
negli enti locali, Giuffrè, Milano, 2000.
G. Azzone, B. Dente, Valutare per governare. Il nuovo sistema dei controlli nelle Pubbliche amministra-
zioni, Etas, Milano, 1999.
E. Caperchione, F. Pezzani, (a cura di), Responsabilità e trasparenza nella gestione dell’ente locale,
Egea, Milano, 2000.
C. D’Aries, A. D’Atri, L. Mazzara, Enti locali. Il sistema informativo contabile. Dalla programmazione
alla rendicontazione dei risultati, Ipsoa, Milano, 1998.
L. Del Bene, Gli strumenti del controllo di gestione, in L. Anselmi, Il controllo di gestione nelle ammini-
strazioni pubbliche, Maggioli, Rimini, 1997.
M. Elefanti, Il regolamento di contabilità dell’ente locale, Maggioli, Rimini, 1996.
G. Farneti, Il bilancio dell’ente locale: determinazioni preventive e consuntive, Giappichelli, Torino,
1993, pagg. 17-18.
G. Farneti, Gestione e contabilità dell’ente locale, 2a edizione, Maggioli, Rimini, 1997, pagg. 101-103.
G. Farneti, Gestione e contabilità dell’ente locale: il nuovo bilancio, il PEG, la contabilità economica, il
controllo di gestione,il rendiconto, la revisione, IV edizione, Maggioli, Rimini, 1999.
L. Giovanelli, Il nuovo sistema di bilancio strumento di guida del Comune, in L. Anselmi, (a cura di),
L’azienda “Comune”. Seconda edizione riveduta ed ampliata anche alla luce del [Link]. n. 77/95, Mag-
gioli, Rimini, 1995, pagg. 198-205.
P. Miolo Vitali, Bilanci pubblici di previsione: dalla concezione vincolistica a quella programmata, in L.
Anselmi., P. Miolo Vitali, La programmazione nelle pubbliche amministrazioni: linee evolutive,
Giuffrè, Milano, 1989, pagg. 53-55.
M. Mulazzani, Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, Cedam, Padova, 2001.
R. Mussari, L’ordinamento finanziario e contabile e il “nuovo” modello di ente locale: le ragioni e le
opportunità del cambiamento, “Azienda pubblica”, anno X, n. 2, 1997, pagg. 159-175.
G. Ravaioli, C. Garavini, Il nuovo modello di controllo di gestione del Comune di Ravenna, “Aziendita-
lia” n. 4 (inserto), 2001.
G. Rebora, M. Meneguzzo, Strategia delle amministrazioni pubbliche, Utet, Torino, 1990.
A. Ziruolo, Il supporto informativo-contabile degli enti locali nel processo di programmazione e control-
lo, Torino, Giappichelli, 2000.
PIANI E PROGRAMMI 81
do ad uno di breve periodo e, conseguentemente, di specificare le
modalità di perseguimento degli obiettivi definiti nella pianificazione
strategica, sintetizzando le scelte in ordine all’acquisizione ed all’im-
piego di risorse nel periodo annuale.
Riferimenti normativi
La RPP assume indubbiamente un ruolo preminente nell’ambito dei
documenti di pianificazione e programmazione. Essa era già stata
introdotta dal legislatore con l’art. 1-quater della L. 26/4/1983, n. 131,
di conversione del decreto legge 28/2/1983, n. 55, come un documento
da allegare al bilancio annuale di previsione, per il periodo coperto dal
1. Il testo dei commi 3 e 4 bilancio pluriennale della Regione. In tale ambito, la RPP poteva esse-
dell’art. 174 TUEL non fa re considerata il prodotto dell’indagine prospettica, volta ad identifica-
riferimento a particolari
competenze regionali in re le condizioni ambientali ed aziendali per procedere a definire gli
materia di termini per la obiettivi strategici, generali e particolari da perseguire in un certo
trasmissione all’organo di periodo di tempo. Nel 1990, la RPP è stata riproposta, nel più ampio
controllo e per la richiesta quadro di una nuova attenzione ai principi dell’economicità, dell’effi-
di chiarimenti da parte di
quest’ultimo. La competen-
cacia e dell’efficienza, nell’art. 55 della legge 8/6/1990 n. 142, oggi art.
za della Regione a formula- 151 del TUEL. Sui contenuti della relazione la legge in questione rima-
re proprie osservazioni in neva tuttavia ancora generica, pur se la loro definizione poteva essere
relazione agli obiettivi pro- ricavata anche dalla precedente legislazione, ed in particolare dall’art.
grammatici di sviluppo 1 del D.P.R. n. 421/79, integrato con successive circolari ministeriali.
risultanti dal programma
regionale, di cui all’art. 1 Tuttavia, la prassi operativa interpretava questi adempimenti esclusi-
quater, comma 6 L.131/83 vamente come un’ulteriore procedura burocratica.
già non sussisteva, a seguito Attualmente, le previsioni normative relative alla RPP sono conte-
dell’abrogazione di que- nute nell’art. 170 del TUEL. Il primo comma di tale articolo stabilisce
st’ultima norma ad opera
dell’art. 123 [Link].77/95.
che essa debba essere allegata al bilancio annuale di previsione ed
avere un’estensione temporale pari a quella del bilancio pluriennale.
2. La spesa corrente consoli-
La relazione è predisposta dalla Giunta (art. 174 comma 1 TUEL) e
data è stata definita dalla
Circ. Min. Interno F.L. segue le vicende del bilancio per quanto riguarda la sottoposizione
10/1980 del 24 ottobre 1980 all’Organo di Controllo1.
come: «(…) le spese corren- Esa ha carattere generale, e, secondo il modello introdotto (con
ti normali o ripetitive che poche varianti per le diverse tipologie di enti) dal D.P.R. 3 agosto 1998 n.
hanno il loro fondamento
nelle leggi, nei regolamenti,
326 in attuazione dell’art. 12 del [Link]. 77/1995 (successivamente tra-
nei contratti o in atti delibe- sposto nell’art.160 TUEL) innanzitutto illustra le caratteristiche generali
rativi e che per il loro carat- della popolazione, del territorio, dell’economia insediata e dei servizi
tere di rigidità non lasciano dell’ente, precisandone risorse umane, strumentali e tecnologiche, per
possibilità di manovra
poi proseguire con un’analisi delle entrate e delle spese dell’ente.
all’amministrazione. Solo
questa particolare operazio- Per la parte relativa alle entrate comprende una valutazione generale
ne offre gli elementi per sui mezzi finanziari, individuando le fonti di finanziamento ed eviden-
individuare le spese, sia cor- ziando l’andamento storico degli stessi ed i relativi vincoli. Per la parte
renti sia d’investimento, che relativa alla spesa la relazione è redatta per programmi e per eventuali
l’amministrazione autono-
mamente decide di effettua-
progetti, con espresso riferimento ai programmi indicati nel bilancio
re per l’ampliamento o per annuale e nel bilancio pluriennale, rilevando l’entità e l’incidenza per-
il miglioramento dei servizi centuale della previsione con riferimento alla spesa corrente consolida-
esistenti, per l’istituzione di ta, a quella di sviluppo ed a quella di investimento (art. 170 TUEL,
nuovi servizi e per l’assun-
commi 2 e 3)2. Ciascun programma deve specificare le finalità che s’in-
zione di spese».
Esperienza 1
La Relazione Previsionale e Programmatica del Comune di Pesaro
La RPP si inserisce all’interno del complessivo processo di programmazione a medio termine. Entro il
mese di luglio di ogni anno, infatti, è prevista l’approvazione da parte della Giunta del “documento dei
macro-obiettivi”, documento formale nel quale sono individuate le priorità da conseguire in coerenza
con il programma di governo del sindaco e con i programmi contenuti nella RPP. Per il 2001, ad esem-
pio, sono stati individuati 4 macro obiettivi: 1. realizzazione della strada interquartieri, 2. ripensare i luo-
ghi della cultura -biblioteca, museo e scavi archeologici-, 3. sviluppare il massimo sforzo nel settore delle
manutenzioni degli immobili e delle strade, 4. sviluppare la politica di sicurezza dei cittadini.
Il documento dei macro obiettivi è formulato anche sulla base di una relazione concernente il qua-
dro delle risorse disponibili, redatta, generalmente entro la fine di giugno, dal direttore generale e
dal direttore dell’area servizi interni. Il direttore generale illustra il documento al comitato di dire-
zione (composto, oltre che dallo stesso direttore generale, da tutti i direttori di area e di progetto ed
esteso ai responsabili dei settori più significativi, quali le opere pubbliche); dopodiché ogni “area”
tiene delle apposite riunioni in cui i macro obiettivi stessi vengono specificati (per la parte di pro-
pria pertinenza). Partecipano alle riunioni i dirigenti di area, i responsabili dei settore e dei servizi
(facenti capo a quella data area) e gli assessori di riferimento. In base a questa “specifica” di dettaglio
dei macro obiettivi in sotto obiettivi, ed infine in azioni, vengono formulate, sempre a livello decen-
trato, le proposte di stanziamento per il PEG: queste, aggregate per area, giungono alla direzione
generale entro il mese di settembre. A questo punto si avvia un processo di negoziazione delle pro-
poste avanzate, sia in termini di obiettivi/azioni che di stanziamenti richiesti, che coinvolge inizial-
mente il comitato di direzione e, di seguito, le stesse aree (con relativi servizi e settori) al fine di arri-
vare ad una “quadratura” tra risorse disponibili e proposte pervenute.
La Relazione Previsionale e Programmatica del Comune di Pesaro si presenta, coerentemente alle
disposizioni di legge, articolata in 2 sezioni:
Sezione I - Parte Generale - riassume le caratteristiche generale della popolazione del territorio, del-
l’economia insediata e dei servizi dell’ente;
PIANI E PROGRAMMI 83
Sezione II - Programmi e Progetti - si caratterizza invece per un profilo strategico di medio termine, illu-
stra i programmi che l’amministrazione intende implementare nel triennio cui la RPP si riferisce e si
conclude con le schede di ciascuno dei progetti collegati all’attuazione di ogni singolo programma.
Attraverso la RPP si realizza inoltre un collegamento lineare e chiaro con le strutture amministrative.
Infatti, per ciascuna delle 5 macro aree in cui è articolata la struttura dell’ente (servizi interni, politi-
che persona e famiglia, politiche collettività e territorio, politiche cittadino e informazione, città
come cultura) e per i due grandi progetti (Progetto Urban Center e Progetto Marketing Territoriale)
la Sezione I si sviluppa seguendo il percorso di seguito descritto:
Parte a carattere generale in cui il responsabile di area presenta:
1. considerazioni generali e motivata dimostrazione delle variazioni rispetto
all’esercizio precedente
2. obiettivi degli organismi gestionali dell’ente
Parte specifica per ciascun programma all’interno della quale si definiscono:
a) il numero di progetti ricompresi nel programma
b) il responsabile del programma
c) la descrizione del programma
d) la motivazione delle scelte
e) le finalità da conseguire
f) le risorse umane da impiegare
g) le risorse strumentali da utilizzare
h) la coerenza con il piano regionale di settore
i) i prospetti riepilogativi delle risorse correnti in conto capitale per la realizzazione del program-
ma nel triennio di riferimento, le spese correnti (distinte in consolidate e di sviluppo) e per
investimento distinte per ciascun anno del triennio
j) la coerenza con il piano regionale di settore
Sezione progetti si articola come segue:
Struttura della singola scheda di progetto
1. finalità specifiche del progetto
2. investimenti
3. erogazione servizi
4. risorse strumentali da utilizzare
5. risorse umane da utilizzare
6. motivazione delle scelte
7. tabelle riepilogative della spesa prevista per la realizzazione del progetto nel triennio, distinta in
spesa corrente (consolidata e di sviluppo) e spesa in c/capitale.
PIANI E PROGRAMMI 85
In una logica di tipo aziendale, infatti, per favorire un utilizzo sem-
pre più efficiente e mirato delle scarse risorse disponibili, è indispen-
sabile promuovere attività di attenta analisi dell’utenza piuttosto che
proporre, in modo acritico e ripetitivo, soluzioni già sperimentate in
passato. Occorre, quindi, con uno sforzo di umiltà, spogliarsi dell’in-
veterata presunzione di ritenere l’esperienza maturata in precedenza
da parte di funzionari e politici di per sé sufficiente ad indirizzare l’at-
tività aziendale pubblica.
È oltremodo necessario che gli amministratori locali prendano co-
scienza che, all’interno dell’organizzazione, non sempre esistono cono-
scenze bastevoli ad individuare in modo pronto e corretto le aspettative
della collettività amministrata. Le aziende con le quali l’APTL intrattie-
ne relazioni di scambio non sono più interpretabili come meri “ricettori
passivi” di servizi pubblici in qualunque modo prodotti ed erogati o
venduti, ma devono essere considerate come “utenti/clienti/finan-
ziatori” desiderosi di scegliere fra diverse alternative e disponibili a tra-
sferire, in modo coattivo o volontario, mezzi monetari all’APTL, cioè a
consentire la reintegrazione dei costi della produzione pubblica. Tale
disponibilità, naturalmente, sussiste solo se il “prodotto” loro offerto
riesce ad essere economicamente competitivo e, quindi, a contribuire
efficacemente al benessere delle famiglie ed alla funzionalità duratura
delle imprese e delle organizzazioni non profit che vogliono o, in assen-
za di alternative, devono utilizzare i servizi pubblici locali.
Data la sempre maggiore necessità di porsi come interlocutori
attendibili per le altre aziende operanti nell’area geografica governata,
i vertici politici e dirigenziali dell’APTL dovranno prendere sempre
più coscienza del fatto che il processo di pianificazione e programma-
zione, cioè il momento della scelta, è anche un processo di apprendi-
mento e, pertanto, dovranno definitivamente abbandonare il “costu-
me”, ancora molto diffuso, di “ridurre” tale attività all’individuazione
generica di “buone intenzioni”, formulate in modo del tutto astratto,
disancorate dalla reale domanda di servizi nonché dalle effettive capa-
cità finanziarie, tecniche ed umane che sono o saranno disponibili per
fare fronte alle esigenze collettive.
L’assunzione della staticità ambientale la quale, per lunghi anni, ha
costituito il più radicato presupposto dell’agire pubblico, rispondeva ad
una cultura e, quindi, a dei valori non più armonici con quelli oggi
espressi dagli altri attori sociali, senza il cui consenso, economico e poli-
tico, la legittimità economica dell’APTL viene messa in discussione.
Non è più possibile, ormai, per le amministrazioni locali porsi
verso l’esterno come statici fornitori di servizi standardizzati nel
tempo e nello spazio e diventa irrinunciabile riconoscere che non esi-
ste un solo “pubblico” uniforme e portatore di bisogni ripetitivi, ma
più “pubblici”, diversi fra loro, che esprimono una domanda per servi-
zi, varia, eterogenea ed in evoluzione costante.
D’altra parte, le scelte politiche non sono “limitate” esclusivamente
al “quanto e per cosa spendere” e, pertanto, nella RPP si dovranno
approvare precise strategie in merito al “dove e come ed in quale
ammontare reperire le risorse finanziarie”.
PIANI E PROGRAMMI 87
Il programma può essere inteso come un complesso coordinato di
operazioni che l’APTL intende porre in essere per il conseguimento di
uno specifico obiettivo che può interessare una o più funzioni ed esse-
re articolato in progetti ai quali è assegnato il conseguimento di speci-
fici sub-obiettivi coerenti con quelli programmatici e strumentali
rispetto ad essi.
La RPP non si pone il fine semplicemente di elencare i programmi
di attività, ma di garantire il coordinamento spaziale e temporale del-
l’intera attività futura dell’APTL.
Per ciascun programma e/o progetto, dovrebbero individuarsi:
a. le motivazioni delle scelte adottate;
b. gli obiettivi da conseguire, articolati secondo un ordine di priorità;
c. le supposte relazioni di causalità fra attività ed obiettivi finali,
intermedi ed immediati;
d. l’ammontare dei costi che si prevede di sostenere;
e. gli eventuali ricavi/proventi che si ritiene di conseguire;
f. i mezzi finanziari che si prevede di impiegare;
g. le risorse umane e strumentali necessarie;
h. la persona responsabile per la concreta attuazione del programma
o del progetto;
i. i criteri atti a valutare il grado di efficienza nell’utilizzo delle risor-
se, di efficacia nel conseguimento degli obiettivi ed economicità dei
risultati, conseguiti nell’esercizio dell’attività da intraprendere;
j. un codice numerico di identificazione, comprensivo, nell’ipotesi
che si tratti di un progetto, anche del codice indicante il program-
ma del quale esso è articolazione.
D’altra parte, la puntuale indicazione degli elementi sopra elencati
non è solo importante di per sé, ma si rende indispensabile anche per
consentire il raccordo tecnico e di controllo con il PEG, la Relazione
illustrativa della Giunta, da allegare al Consuntivo, e la Relazione del
Collegio dei revisori.
In assenza di tali elementi, infatti, mancherebbe la possibilità tecni-
ca di collegare i contenuti dei diversi documenti di pianificazione e
programmazione e si priverebbero l’organo di governo dell’Ente e
quello di controllo dei fondamentali elementi di riferimento per la
formulazione delle valutazioni loro richieste dal legislatore.
Ricordiamo, inoltre, che con riferimento alle risorse finanziarie che
si intendono impiegare, per ogni programma e progetto, per ciascuno
degli anni del Bilancio pluriennale, occorre rilevare l’entità e l’inciden-
za percentuale della previsione riguardo a:
a) spesa corrente consolidata;
b) spesa corrente di sviluppo;
c) spesa d’investimento.
È poi opportuno porre l’accento sulla necessità, pienamente avverti-
ta dal legislatore, di “garantire” continuità fra il processo di program-
mazione e quello di pianificazione finanziaria a medio e breve periodo.
In altre parole, è irrinunciabile individuare dei “meccanismi” che indu-
PIANI E PROGRAMMI 89
riennale la cui durata, per motivi di coordinamento programmatico
fra Regione, Province e Comuni, è pari a quella del bilancio plurien-
nale della Regione di appartenenza che ha un’estensione temporale da
tre a cinque anni.
In altre parole, le scelte programmatiche e le conseguenze finanzia-
rie delle stesse sono correttamente congiunte anche sotto il profilo
temporale, onde il bilancio pluriennale, la cui estensione minima è
pari a tre anni, non dovrebbe mai trovarsi privo del supporto del
documento di programmazione di medio periodo.
Un terzo e decisivo elemento da considerare riguarda le modalità
di aggiornamento dei documenti di cui trattiamo.
Il documento di programmazione di medio periodo deve essere
“aperto”, cioè modificabile e quindi pronto a recepire gli effetti delle
4. Il riferimento è ai piani variazioni eventualmente intervenute sia all’esterno che all’interno del-
economico-finanziari di l’Ente. La RPP ha, proprio per questo, un intervallo temporale di riferi-
cui all’art. 46 del [Link].
504/92, diretti ad accertare mento predefinito, pari alla durata del Bilancio pluriennale, ma una sca-
l’equilibrio economico- denza continuamente rinnovata poiché i suoi contenuti possono venire
finanziario dell’investi- adeguati, di anno in anno, in occasione della presentazione del bilancio
mento e della connessa di previsione annuale. Al fine di evitare che la “giusta” possibilità di
gestione, che dovrà essere
verificato e dimostrato nei
aggiornamento dei contenuti della RPP si tramuti in un sostanziale
programmi e progetti del- “impoverimento” della sua funzione di “guida strategica” per la gestione
l’ente contenuti nella RPP. futura, è esplicitamente richiesto dal legislatore che il documento dia una
Quanto alla coerenza con “motivata dimostrazione” in ordine alle variazioni intervenute rispetto
altre previsioni sovraordi- all’esercizio precedente.
nate, si deve considerare
anche il piano di sviluppo D’altra parte, l’adozione di un documento programmatico di
regionale. Al riguardo, la medio termine a scadenza predeterminata è particolarmente adatto a
soluzione ottimale sarebbe quei contesti istituzionali, quali dovrebbero essere i “nuovi” enti locali,
la negoziazione degli obiet- ove le vicissitudini di ordine politico in merito alle “scelte di fondo”
tivi con l’ente sovraordina-
to, secondo un processo di
compiute presentino meno variabilità rispetto al passato, data la stabi-
pianificazione di tipo non lità dell’organo di governo per l’intera durata del mandato elettorale.
solo top-down, ma anche L’avvicendarsi continuo degli organi di governo comportava, invece, il
bottom-up. Si veda inoltre formarsi di nuove maggioranze ed il conseguente cambiamento delle
il par. 3.1.3 in proposito
scelte programmatiche.
delle scelte di investimento.
Quanto all’estensione temporale della RPP, può essere considerata
5. Nella relazione al [Link]. auspicabile la sua coincidenza con la durata del mandato amministrati-
342/97, che ha introdotto la
novella in parola nel testo
vo. Tale “agganciamento”, visti i contenuti della relazione stessa, permet-
dell’art. 12 [Link]. 77/95, terebbe di soddisfare l’eventuale esigenza di aggiornamento preferibil-
sono enfatizzati gli aspetti mente mediante analisi integrative e correttive, da apportarsi in sede di
finanziari, dato che il decre- approvazione del bilancio annuale, piuttosto che con il più drastico siste-
to è stato emanato su delega
ma di una rielaborazione annuale della RPP stessa. La integrale riscrittu-
della L. 127/97 (Bassanini
bis) relativa all’emanazione ra annuale di questo documento appare, infatti, poco compatibile con
di norme dirette a rafforza- una seria attività di programmazione a medio termine, che consiste, in
re il rispetto dell’equilibrio sostanza, nella definizione dei bisogni da soddisfare e dell’articolazione
finanziario degli enti locali e dei programmi volti al loro soddisfacimento. Tale definizione, una volta
la corretta gestione delle
risorse finanziarie, strumen-
inserita nella RPP, appare evidentemente suscettibile di correzioni solo
tali ed umane. Si legge nella marginali, per lo più limitate all’eventuale emersione di “nuovi” bisogni.
relazione che con l’art. 2 si
stabiliscono: «(…) i casi di
inammissibilità o di impro-
Tra la nutrita letteratura pubblicata sulle problematiche inerenti la Relazione previsionale e pro-
grammatica, possono consultarsi, per approfondimenti di alcuni temi trattati in questo paragrafo:
F. Bruno, ARDEL: proposta di regolamento di contabilità, in “Azienditalia”, inserto, anno IV, n. 11, 1997.
M. Collevecchio, Il sistema dei bilanci e della programmazione nel nuovo ordinamento finanziario e
contabile degli enti locali, “La Finanza locale”, anno XV, n. 5, 1995.
L. Del Bene, 1995, Il controllo economico della gestione, in L. Anselmi, (a cura di), L’azienda “Comu-
ne”, Maggioli, Rimini 1995, pagg. 278-280.
F. Delfino, I bilanci e la programmazione, in F. Bruno [et al.], Enti locali, la gestione economico finan-
ziaria. Guida al nuovo ordinamento finanziario e contabile, Ipsoa, Milano, 1995, pagg. 47-53.
G. Farneti, Il bilancio dell’ente locale: determinazioni preventive e consuntive, Giappichelli, Torino,
1993, pagg. 63-65.
S. Manuele, Il dirigente non valuta la coerenza programmatica, in “Il Sole 24-Ore del Lunedì”, 24
novembre 1997.
S. Marasca, La programmazione di medio periodo e i piani programma, in L. Anselmi, Le aziende degli
enti locali tra indirizzo pubblico e mercato, Maggioli, Rimini, 1997.
G. Marcon, Bilancio, programmazione e razionalità delle decisioni pubbliche, Milano, Franco Angeli,
1978, (V edizione 1990).
La centralità della relazione all’interno del processo di pianificazione cedibilità per l’esame di
è confermata dalla disposizione secondo la quale la relazione deve forni- deliberazioni del Consiglio
e della Giunta, che compor-
re adeguati elementi che dimostrino la coerenza tra le sue previsioni e tino oneri finanziari a cari-
quelle proprie degli strumenti urbanistici esistenti, nonché la pianifica- co dell’esercizio in corso o
zione economico-finanziaria degli investimenti in opere pubbliche4. degli esercizi futuri e che
Nello stesso senso va interpretata la successiva norma di cui all’art. non siano corredate da
schede (o relazioni) tecni-
170, comma 9, del TUEL, la quale prescrive che nei regolamenti di conta- che di quantificazione degli
bilità devono essere previsti i casi di inammissibilità e di improcedibilità oneri presenti e futuri e dei
per le deliberazioni di Consiglio e di Giunta che non sono coerenti con la relativi mezzi per farvi fron-
RPP. La norma, sotto un profilo logico, evidentemente chiude il processo te coerentemente al conte-
della pianificazione, articolato nelle sue diverse fasi, prevedendo in forma nuto della relazione previ-
sionale e programmatica».
del tutto innovativa che decisioni non coerenti con la RPP, e perciò anche
quelle non previste, non possano essere eseguite5. La motivazione sottesa 6. Nella Circolare Ministero
dell’Interno n. 28/97 è
all’introduzione di questa disposizione è da ricercarsi nella consapevolez- detto che la RPP: «(…)
za, da parte del legislatore, del fatto che in molti casi l’attività di gestione costituisce lo strumento
non risponda al principio di coerenza dei singoli atti adottati con gli programmatorio principale
strumenti di pianificazione e programmazione di cui l’ente si è dotato, con il quale gli obiettivi
dell’amministrazione ven-
primo tra tutti il documento degli indirizzi generali di governo. La Circo-
gono individuati con la
lare del Ministero dell’Interno n. 28/97 consente di chiarire sino in fondo maggiore precisione possi-
il pensiero del legislatore, laddove afferma che la norma: “(…) deve esse- bile e conseguentemente
re letta con riguardo alla finalità che il legislatore ha inteso perseguire, tradotti in scelte concrete,
quella cioè di accordare il giusto rilievo alla RPP, affermandone il ruolo cioè in programmi e pro-
getti, per la cui realizzazio-
di strumento essenziale di gestione dell’ente”6. Inoltre, nel prosieguo si ne è individuato il soggetto
legge come la disposizione induca l’ente a predisporre: “(…) una forma responsabile e indicate le
di controllo interno affinché venga assicurato, sin dalla fase propositiva, risorse umane, finanziarie e
che le deliberazioni della Giunta e del Consiglio siano coerenti con le strumentali necessarie al
raggiungimento degli
previsioni della relazione previsionale e programmatica.”
obiettivi stessi. Si tratta di
Tuttavia, nonostante l’emanazione della circolare citata, permango- uno strumento importante
no alcune problematiche di non facile risoluzione relative alla norma, che, ferme restando le
PIANI E PROGRAMMI 91
sia di tipo interpretativo, sia di tipo applicativo. La medesima circolare
ammette l’insolito utilizzo degli istituti della inammissibilità e dell’im-
procedibilità, ma sottolinea che non si introducono nuove figure giu-
ridiche. Una prima difficoltà interpretativa concerne la terminologia
utilizzata: mentre nella norma si parla di delibere sulle quali si valu-
terà la coerenza programmatica, quindi atti già adottati, la circolare si
riferisce a proposte di deliberazione, cioè più che a singoli atti, al pro-
cesso di formazione degli stessi e non fa menzione delle determinazio-
ni adottate dai dirigenti. Non si tratta, si badi bene, di una questione
di lana caprina, essendo invece un importante elemento per l’indivi-
duazione del momento in cui la verifica deve essere attuata.
Un ulteriore elemento di ambiguità è costituito dalla difficile indi-
viduazione del soggetto interno all’ente legittimato ad esercitare il
competenze della Regione forte potere di paralizzare le delibere. Esistono diverse possibilità: i
nello stabilire gli obiettivi revisori dei conti, l’organo di controllo interno, come sembrerebbe
generali della programma-
zione, per essere redatto suggerire la circolare, il responsabile del servizio finanziario, i dirigen-
richiede una valutazione ti, il difensore civico, il direttore generale o il segretario comunale. La
dei mezzi finanziari dispo- Circolare n. 28/97 chiarisce come gli enti siano liberi di specificare nel
nibili, tenuto conto del loro regolamento di contabilità le modalità ed i soggetti preposti alla verifi-
andamento storico e di
eventuali vincoli delle fonti
ca di coerenza ed i modi dell’eventuale ritiro, tuttavia ciò non toglie
di finanziamento, e un’ana- che le difficoltà rimangano, con il rischio che la norma non venga
lisi approfondita delle sostanzialmente applicata, non riuscendo così a produrre nessun con-
risorse più significative». creto cambiamento nell’operatività degli enti. Molto dipenderà da
come su questo punto gli enti eserciteranno l’autonomia regolamenta-
re. Del resto, data la complessità e la variabilità dell’ambiente di riferi-
mento, non sembra probabile che le APTL riescano sempre ad elabo-
rare documenti programmatori tanto coerenti tra di loro da superare
alla radice il problema e rendere così “superflua” la norma in discorso.
Esperienza 2
Il sistema di programmazione e pianificazione della Provincia di Torino
Riferimenti normativi
L’art. 171 del TUEL prevede il bilancio pluriennale come ulteriore
allegato al bilancio annuale di previsione. La stesura di tale documen-
to di bilancio era stata stabilita dall’art. 1 del D.P.R. n. 421/79, che lo
rendeva obbligatorio per i Comuni superiori a 20.000 abitanti. In
seguito, con l’art. 55 della legge 142/90 l’obbligatorietà veniva estesa a
tutti i Comuni. Il [Link]. 77/95, le cui norme in materia sono state
anch’esse recepite nel TUEL, ha innovato il documento sia nella
forma che nei contenuti. Vediamo di seguito le principali caratteristi-
che del bilancio pluriennale.
La sua durata deve essere pari a quella del bilancio pluriennale
della Regione di appartenenza e, comunque, non inferiore a tre anni.
Comprende il quadro dei mezzi finanziari che si prevede di destinare,
per ciascuno degli anni considerati, sia alla copertura di spese correnti,
che al finanziamento delle spese di investimento (con indicazione, per
queste ultime, della capacità di ricorso alle fonti di finanziamento).
È prevista una nuova e più ampia articolazione dei criteri di classifi-
cazione della spesa. La parte relativa è redatta per programmi (come
definiti all’art. 165, comma 7, TUEL), titoli (primo livello di aggregazio-
ne contabile della spesa, ma anche dell’entrata), servizi (aggregazione
contabile di spesa, che informa sulla sua destinazione economica) ed
interventi (sottocategoria di spesa delimitata dall’omogeneità economi-
ca dei fattori produttivi acquisiti). Per ciascuno indica l’ammontare
delle spese correnti di gestione consolidate e di sviluppo (anche deri-
vanti dall’attuazione degli investimenti), nonché le spese di investimen-
to ad esso destinate, distintamente per ciascuno degli anni considerati.
Nell’ordinamento sono inoltre contenute norme che, pur non essen-
do riferite direttamente al bilancio pluriennale, influiscono su di esso:
- l’illimitata legittimazione degli impegni pluriennali;
- l’abbandono del sistema integrato, di competenza (mista) e di cassa,
per il bilancio annuale, in favore del sistema di competenza (mista).
PIANI E PROGRAMMI 93
È previsto l’obbligo di indicare, per ciascuna risorsa dell’entrata e
ciascun intervento della spesa:
- l’ammontare degli accertamenti o degli impegni risultanti dal ren-
diconto del penultimo anno precedente all’esercizio di riferimento
e la previsione aggiornata relativa all’esercizio in corso;
- l’ammontare delle entrate che si prevede di accertare o delle spese
che si prevede di impegnare, nell’esercizio cui il bilancio si riferisce.
Non sono previsti invece i residui attivi e passivi presunti iniziali,
poco significativi in paragone al dato effettivo, misurato a consuntivo.
PIANI E PROGRAMMI 95
Un altro aspetto critico del bilancio pluriennale è costituito dalla rap-
presentazione dei valori che è esclusivamente finanziaria onde, solo indi-
rettamente, si possono derivare gli aspetti economici e patrimoniali. In
dottrina si auspica un’integrazione del bilancio pluriennale finanziario
con dati economici e patrimoniali collegati all’attuazione delle scelte di
natura strategica, come del resto avviene per le aziende sanitarie7.
Più in generale, risulta innovata in senso forte la precedente ripar-
tizione delle funzioni tra bilancio annuale e pluriennale. Per quanto
concerne la funzione programmatoria, tradizionalmente suddivisa tra
i due documenti in relazione al diverso orizzonte temporale nonché
alla possibilità di effettuazione di previsioni più o meno analitiche, si è
accennato poc’anzi alle novità previste. Considerazioni analoghe sono
da effettuarsi con riferimento alla funzione politica del bilancio.
7. Ad esempio, mediante
una relazione dell’organo
Approfondimenti
esecutivo integrativa della
RPP che spieghi il signifi-
cato delle “cifre” contenute
nel bilancio pluriennale ed
Il bilancio pluriennale di previsione è stato oggetto di analisi nella lette-
illustri la politica di finan- ratura aziendalistica, in relazione agli aspetti qui considerati, in opere
ziamento e d’investimento quali:
perseguita dall’ammini- S. Barbalace, La contabilità dell’ente locale: gli strumenti di programmazio-
strazione. A ben vedere, ne e di gestione, Giuffrè, Milano, 1996, pagg. 19-26.
tali informazioni dovreb-
F. Delfino, I bilanci e la programmazione, in F. Bruno [et al.], Enti locali, la
bero rientrare tra quelle
oggetto della RPP: sarebbe
gestione economico finanziaria. Guida al nuovo ordinamento finanziario
quindi sufficiente un mag- e contabile, Ipsoa, Milano, 1995, pagg. 54-56.
giore approfondimento in G. Farneti, Il bilancio dell’ente locale: determinazioni preventive e consunti-
tale sede. ve, Giappichelli, Torino, 1993, pagg. 85-89.
G. Farneti, Gestione e contabilità dell’ente locale, II edizione, Maggioli,
Rimini, 1997, pagg. 108-111.
L. Giovanelli, Il nuovo sistema di bilancio strumento di guida del Comune,
in L. Anselmi, (a cura di), L’azienda “Comune”, Maggioli, Rimini 1995,
pagg. 189-190, 206-207, III edizione 2001.
L. Giovanelli, Il controllo come guida alla gestione, in L. Anselmi, L. Del
Bene, M. Zuccardi Merli, L. Giovanelli, F. Donato, L. Marinò, Il con-
trollo di gestione nelle amministrazioni pubbliche, Maggioli, Rimini
1997, pagg. 182-183.
G. Marcon, Le imprese a partecipazione pubblica: finalità pubbliche ed eco-
nomicità, Cedam, Padova, 1984, pagg. 139-174.
G. Marcon, Il bilancio pluriennale nel nuovo ordinamento finanziario e
contabile degli enti locali, “Azienda Pubblica”, anno VIII, n. 2, 1995.
PIANI E PROGRAMMI 97
pluriennale solamente una serie di bilanci annuali affiancati e redatti
secondo una logica di tipo estrapolativo-incrementale10, senza alcun
riferimento alla pianificazione e programmazione, può e deve essere
superata. Così come è stata superata, frattanto, da un punto di vista
esclusivamente contabile, la necessità di predisporre singoli piani
finanziari per gli investimenti in fattori pluriennali che dimostrino la
copertura delle maggiori o nuove spese indotte dall’investimento, dato
che queste possono essere impegnate fin dall’origine a carico degli
stanziamenti del bilancio pluriennale (art. 200 del TUEL)11.
In questo strumento dovranno anche inserirsi le previsioni relative
alle politiche urbanistiche e quelle contenute nei piani economico-finan-
ziari di cui all’art. 201 del TUEL, per i quali, come abbiamo visto, la RPP
deve dimostrare la coerenza rispetto ai singoli atti di programmazione
10. Ad esempio, G. Marcon (art. 170 del TUEL, comma 7). In proposito, si osserva che la rilevanza
(Il controllo di gestione nel delle scelte di investimento da parte degli enti pubblici ha comportato
nuovo ordinamento finan-
ziario e contabile degli enti una crescente attenzione da parte del legislatore, volta ad introdurre
locali, in “Azienda Pubblica”, strumenti che consentano un’analisi preventiva delle diverse ipotesi.
anno IX, n. 2, 1996, pag. 3) Posto che il generale criterio è quello di considerare un investimento
definisce la logica incremen- conveniente quando i vantaggi, o benefici, superano gli svantaggi, o
tale come: «(…) il prodotto
della sedimentazione nel
costi, nel settore pubblico si deve tenere conto di tutti gli aspetti deri-
tempo di una serie di prece- vanti dall’intervento, non solo e non tanto in termini di redditività per il
denti, ognuno dei quali ten- soggetto che attua l’investimento, ma anche in relazione ad altri effetti
dente a rappresentare sco- di carattere “diffuso” o sociale, quali l’occupazione, l’ambiente e così via.
stamenti limitati rispetto Si parla in proposito di “analisi costi-benefici”, che ha un carattere più
alla realtà esistente. Diversa-
mente dall’approccio demo- complesso rispetto all’analisi di redditività applicabile agli investimenti
grafico, che dà rilievo solo privati o, comunque, lucrativi. Vi sono inoltre da considerare gli ulterio-
alle variabili esterne, quello ri vincoli derivanti dall’esigenza di tenere sotto controllo i complessivi
incrementale dà rilievo equilibri di finanza pubblica a livello nazionale.
tanto a variabili esterne che
a variabili interne, ma l’esito
A tale scopo, l’attuale ordinamento degli enti locali, pur avendo
decisionale postulato è di abrogato le disposizioni in merito ai “piani finanziari”, previsti dal
tipo inerziale ed estrapolati- D.L. 65/89, richiede una analisi preventiva degli effetti finanziari degli
vo, come conseguenza della investimenti relativi a opere pubbliche o ad altri investimenti “non a
tendenza dei protagonisti
carattere imprenditoriale”. In sede di approvazione del progetto esecu-
delle decisioni a porsi in
un’ottica a-programmatica, tivo è necessario che si dia atto della copertura nel bilancio plurienna-
e ad attivare una serie di le delle maggiori spese derivanti dall’investimento, oppure che l’orga-
strategie tendenti a consen- no volitivo dell’ente approvi le necessarie modifiche al bilancio già
tire loro di perseguire la approvato. La verifica della copertura finanziaria consiste nella deter-
massimizzazione delle risor-
se disponibili, in una pro-
minazione delle entrate e delle uscite derivanti dall’investimento per
spettiva di sostanziale mas- ciascun anno considerato nel bilancio pluriennale, in modo da cono-
simizzazione del consenso». scere l’entità degli oneri a carico dell’ente, e nel confronto di questi
11. I piani finanziari previ- ultimi con le somme stanziate nel bilancio.
sti dall’abrogato art. 4 L’orizzonte temporale dell’analisi degli effetti finanziari dell’investi-
comma 9 del D.L. 65/89, mento non è limitato al periodo considerato nel bilancio pluriennale.
convertito nella L. 155/89 e Infatti, se del caso, contestualmente all’approvazione del progetto o del
già approvati dalle APTL,
sono stati recepiti ope legis
piano esecutivo, è necessario che venga assunto l’impegno di inserire nei
nel primo bilancio plurien- bilanci pluriennali successivi gli ulteriori o maggiori stanziamenti di
nale autorizzatorio delibe- spesa derivanti dall’investimento considerato. Per quanto riguarda inve-
rato, per garantire la conti- ce gli investimenti “a carattere imprenditoriale”, finanziati in tutto o in
nuità delle gestione.
parte con mutui, l’art. 46 del [Link]. n.504/92 prevede che sia redatto, ed
Riferimenti normativi
La funzione per la quale il bilancio di previsione annuale fu adottato
tradizionalmente, contestualmente all’affermarsi dello Stato moderno
rappresentativo, era quella di strumento d’autorizzazione e limite per
l’attività amministrativa. Si trattava del documento attraverso l’approva-
zione del quale l’organo volitivo «autorizzava» il potere esecutivo ad
impegnare ed accertare le risorse finanziarie, per il periodo cui il bilan-
cio si riferiva, nel rispetto di un determinato «limite» quanti-qualitativo.
A questa funzione fondamentale, storica, nel tempo se ne sono
aggiunte altre, in relazione allo sviluppo dottrinale, tradottosi a sua
volta nella parallela evoluzione normativa. Con l’emanazione della
cosiddetta “legge Curti” (L. 1/3/1964 n. 62), il legislatore pareva infatti
affidare un’ulteriore funzione al bilancio di previsione, che avrebbe
dovuto assumere i connotati di strumento di informazione economica
e finanziaria, mediante una classificazione dei valori di bilancio che da
«patrimoniale» diveniva «economica» e «funzionale», ed una serie di
quadri riepilogativi sulla situazione economica e finanziaria. Tuttavia,
è di grande evidenza come tali modifiche siano state esclusivamente
formali anche perchè utilizzavano, per la conoscenza economica, dati
aventi natura meramente finanziaria, con rilevazioni sistematiche che
seguivano il criterio della competenza giuridica, e non invece quello
della competenza economica.
La struttura formale del bilancio introdotta con la normativa degli
anni sessanta viene ripresa, con alcune modifiche, allo scopo di
migliorarne la capacità informativa, dal D.P.R. 19/6/1979 n. 421, il
quale prevedeva i modelli formali, riepiloghi e quadri riassuntivi com-
presi, che sono stati in uso sino all’emanazione del D.P.R. 31/1/1996 n.
194, con il quale sono stati approvati i modelli previsti dal nuovo ordi-
namento finanziario e contabile ([Link]. 25/2/1995 n. 77).
Al di là dell’aspetto formale rilevato, il D.P.R. 421/79 costituiva un
PIANI E PROGRAMMI 99
significativo intervento normativo al fine dell’elevazione del bilancio
da strumento di vincolo e di autorizzazione a strumento di pianifica-
zione. In definitiva, si tentava con tale norma di costruire un bilancio
di previsione che contemperasse sia l’esigenza di autorizzazione e
limite, sia quella di costituire le premesse normative per una raziona-
lizzazione del processo decisionale.
Infine, con la legislazione introdotta negli anni ottanta, il bilancio
di previsione diviene anche strumento di comunicazione economica
esterna. La L. n. 67 del 1987 ed il D.P.R. n. 990 del 1989, infatti, pre-
scrivono ai Comuni con più di ventimila abitanti ed ai loro consorzi la
pubblicazione dei bilanci, entro tre mesi dalla loro approvazione, in
estratto su almeno due giornali quotidiani aventi particolare diffusio-
ne nel territorio di competenza, nonché su almeno un quotidiano ed
un periodico a diffusione nazionale.
Strumento di autorizzazione
e limite per l’attività amministrativa
Strumento di informazione
economica e finanziaria
Strumento di comunicazione
economica esterna
Fonte: Elaborazione grafica su classificazione di L. Giovanelli, Il nuovo sistema di bilancio strumento di guida del Comune, in
L. Anselmi (a cura di), L’azienda “Comune”. Seconda edizione riveduta ed ampliata anche alla luce del [Link]. n. 77/95,
Maggioli, Rimini, 1995.
Approfondimenti
Tra le numerosissime opere che trattano della disciplina normativa sul bilancio annuale di previsio-
ne delle APTL, possono citarsi, in relazione agli aspetti qui considerati:
S. Buscema, Trattato di contabilità pubblica, vol. IV, La contabilità degli enti locali, Giuffrè, Milano, 1987.
L. Giovanelli, Il nuovo sistema di bilancio strumento di guida del Comune, in L. Anselmi, (a cura di),
L’azienda “Comune”. Seconda edizione riveduta ed ampliata anche alla luce del [Link]. n. 77/95, Mag-
gioli, Rimini, 1995, pagg. 165-198.
A. Guarini, M. Guarini, Il bilancio degli enti pubblici, Franco Angeli, Milano, 1984, pag. 75 e seguenti.
P. Miolo Vitali, Bilanci pubblici di previsione: dalla concezione vincolistica a quella programmata, in L.
Anselmi, P. Miolo Vitali, La programmazione nelle pubbliche amministrazioni: linee evolutive, Giuf-
frè, Milano, 1989, pagg. 8, 19, 40-41.
N. Parisi, I sistemi di rilevazione contabile nel nuovo ordinamento finanziario degli enti locali, “Finan-
za Locale”, anno XVI, n. 6, 1996, pagg. 768-769.
Le problematiche scaturenti dall’utilizzo del bilancio annuale di previsione delle APTL, quale stru-
mento di governo aziendale, sono considerate, limitatamente ad aspetti trattati in questo paragrafo,
in opere quali:
M. Bellesia, Manuale di contabilità per gli enti locali, Cel, Bergamo, 1996, pag. 91.
M. Bergamin Barbato, Programmazione e controllo in un’ottica strategica, Utet, Torino, 1991, pag. 83.
S. Buscema, Trattato di contabilità pubblica, vol. IV: La contabilità degli enti locali, Giuffrè, Milano,
1987, pag. 283.
F. Delfino, I bilanci e la programmazione, in F. Bruno [et al.], Enti locali, la gestione economico finan-
ziaria. Guida al nuovo ordinamento finanziario e contabile, Ipsoa, Milano 1995, pagg. 21-32.
G. Farneti, Gestione e contabilità dell’ente locale, 2a edizione, Maggioli, Rimini, 1997, pagg. 68-72.
L. Giovanelli, Il nuovo sistema di bilancio strumento di guida del Comune, in L. Anselmi, (a cura di),
L’azienda “Comune”, Maggioli, Rimini, 1995, (3a edizione 2001) pagg. 209, 224-225.
G. Marcon, Il controllo di gestione nel nuovo ordinamento finanziario e contabile degli enti locali, in
“Azienda Pubblica”, anno IX, n. 2, 1996, pag. 304 e seguenti.
20. Nello schema ex D. Lgs. D’altra parte, però, l’adozione di modelli standardizzati può com-
386/98 sono indicate anche portare anche dei vantaggi.
le risorse per ogni pro-
gramma. In primo luogo, i modelli sono tali da fornire tutte le necessarie
conoscenze economico-aziendali nei confronti di una molteplicità di
destinatari; in secondo luogo, gli stessi modelli facilitano il consolida-
mento dei conti, ma «(…) soprattutto si realizza pienamente la possi-
bilità di ritrarre da essi una conoscenza sulle previste operazioni
aziendali che sia utilizzabile da parte dei diversi utenti. Il persegui-
mento di tale conoscenza, infatti, impone, come per le società com-
merciali, l’adozione di schemi eguali e di regole uniformi, per ricavar-
ne indicazioni corrette, da mettere a disposizione delle differenti cate-
BG. Farneti, Gestione e gorie di soggetti interessati» B.
contabilità dell’ente locale, Sempre a proposito della struttura formale del bilancio, la norma-
2a edizione, Maggioli, tiva, in primo luogo l’art. 152 del TUEL, comma 3, ma poi anche l’art.
Rimini, 1997, pag.71.
165, comma 5, dello stesso TUEL, prevede che la parte spesa sia leggi-
bile anche per programmi. In particolare i programmi saranno illu-
strati in apposito quadro di sintesi del bilancio e nella RPP20.
Seguendo la corretta logica pianificatoria, è ovvio che i program-
mi, che costituiscono il prodotto dell’attività di programmazione,
definiscono l’indirizzo politico-amministrativo e vengono elaborati
prima della formulazione del bilancio di previsione, anzi devono tro-
vare la loro espressione contabile nel bilancio pluriennale e nella RPP,
come abbiamo esaminato precedentemente. La lettura per programmi,
sopra richiamata, garantisce il necessario collegamento tra i program-
mi (derivanti dalla logica pianificatoria) ed il bilancio di previsione,
con le sue poste finanziarie.
Occorre ricordare che il bilancio di previsione, oltre ad essere un
importante documento del processo programmatorio, costituisce anche
uno degli atti amministrativi fondamentali dell’amministrazione locale;
infatti, nel caso di sua mancata approvazione da parte del Consiglio, si
prevede una sanzione molto grave come lo scioglimento del Consiglio
stesso, prevista dall’art. 141, comma 1, lettera c) del TUEL21.
Riferimenti normativi
Il PEG rappresenta la più significativa novità introdotta dal [Link].
77/95 (art. 11 – ora trasposto nell’art. 169 TUEL), con la funzione di
porre in termini espliciti e diretti il legame tra obiettivi di gestione,
dotazioni di risorse e responsabilità gestionali correlative. Si deve in
proposito considerare che l’introduzione del documento programma-
torio in discorso è avvenuta nel quadro della ridefinizione delle com-
petenze tra Consiglio, Giunta e Dirigenti, avviata con la legge 142/90
ed andatasi via via consolidando, fino alla legge 265/99. Due le conse-
guenze colte sul piano legislativo, come si è visto nella trattazione pre-
cedente: una struttura più snella del documento (bilancio di previsio-
ne) sottoposto all’approvazione dell’organo volitivo; la necessità di 21. L’ipotesi di scioglimento
individuare le responsabilità dirigenziali, in termini di obiettivi e del Consiglio per mancata
approvazione nei termini
risorse, anche in considerazione della possibilità dei dirigenti di assu- del bilancio non è automa-
mere impegni di spesa (determinazioni: art. 192 TUEL). tico, posto che l’art. 141,
La funzione del PEG può così essere scissa in due componenti: la comma 1, lettera c) del
prima, di programmazione e controllo della gestione, con valenza di TUEL, prescrive: «(…) tra-
scorso il termine entro il
razionale coordinamento e motivazione, sul modello di un budget
quale il bilancio deve essere
d’esercizio; di autorizzazione e limite all’autonomia dirigenziale la approvato senza che sia
seconda, con particolare riferimento ai poteri di impegno. Il dettaglio stato predisposto dalla
delle previsioni normative fa apparire maggiormente curato quest’ul- Giunta il relativo schema,
timo aspetto. Quanto alla funzione programmatoria, sebbene nel pre- l’organo regionale di con-
trollo nomina un commis-
cedente ordinamento (art. 1, comma 2, D.P.R. 421/79) fosse previsto sario affinché lo predispon-
che la classificazione funzionale della spesa dovesse consentire una ga d’ufficio per sottoporlo
analisi per programmi e, ove fossero specificati, per progetti, l’ulterio- al Consiglio. In tal caso e
re passo verso una più serrata adozione della logica della programma- comunque quando il Con-
siglio non abbia approvato
zione resta significativo. nei termini di legge lo sche-
Si richiamano, di seguito, le principali caratteristiche del PEG. ma di bilancio predisposto
La sua redazione è facoltativa per gli enti locali con popolazione dalla Giunta, l’organo
inferiore a 15.000 abitanti e per le comunità montane (ed isolane) ed regionale di controllo asse-
obbligatoria per i rimanenti enti. gna al Consiglio, con lettera
notificata ai singoli consi-
Si riferisce allo stesso periodo di analisi del bilancio di previsione, glieri, un termine non
ma si differenzia da questo in quanto non è solamente uno strumento superiore a venti giorni per
di programmazione finanziaria, bensì contiene anche dati quali-quan- la sua approvazione, decor-
titativi inerenti alla gestione dei servizi. so il quale si sostituisce,
mediante apposito com-
È predisposto dall’organo esecutivo, prima dell’inizio dell’eserci- missario, all’amministra-
zio, sulla base del bilancio di previsione annuale deliberato dal consi- zione inadempiente. Del
glio, inquadrandosi così tra gli atti che esprimono il potere di indiriz- provvedimento sostitutivo
zo degli organi «politici». La “gerarchia” del processo di approvazione è data comunicazione al
prefetto che inizia la proce-
dei documenti programmatici da parte degli organi fa dunque sì che
dura per lo scioglimento
l’approvazione formale del PEG segua quella del bilancio, rispetto al del Consiglio».
quale è la parte “operativa/gestionale” dell’insieme dei documenti
programmatori.
Pur non avendo una struttura predefinita, copre tutta l’attività del-
l’ente, includendo tutte le entrate e le spese comprese nel bilancio di
previsione annuale.
Il comma 1 dell’art. 169 TUEL definisce gli aspetti non finanziari
Revisione
Organi di revisione economico-finanziaria Consultazione Forme di partecipazione
Fonte: Adattamento ed aggiornamento da M. Collevecchio, Il piano esecutivo di gestione degli enti locali: uno strumento di
management, in “Azienda Pubblica” n. 3, 1995.
Il PEG del Comune di Gorizia è articolato per Centri di Responsabilità, Programmi e Progetti. Per
ciascun Progetto sono state individuate delle Attività specifiche.
Mentre i Programmi possono essere comuni a più Centri, i Progetti sono di competenza esclusiva di
un solo Centro. Gli obiettivi sono definiti con riferimento sia ai Programmi che ai Progetti, mentre
per le Attività sono individuati degli obiettivi specifici/operativi.
Il coordinamento tra PEG e RPP viene realizzato attraverso l’inserimento nel Peg dei Programmi
contenuti nella RPP: i Programmi che nel PEG vengono attribuiti ad un determinato Centro di
Responsabilità sono gli stessi che nella Relazione Previsionale e Programmatica vengono assegnati al
dirigente responsabile del medesimo Centro.
A titolo di esempio, nel PEG dell’anno 2000 il Programma N. 1: Affari Generali, Assistenza Organi
Istituzionali, Servizi Demografici, è attribuito al Centro di Responsabilità N. 01 – Organi Istituzio-
nali, Servizi Demografici e di Staff – ed è lo stesso programma che nella Relazione Previsionale e
Programmatica viene assegnato al dirigente responsabile della struttura 01.
All’interno del PEG è attuata la distinzione tra unità responsabile dell’impegno delle risorse finanzia-
rie e unità utilizzatrice dei fattori produttivi acquisiti con le risorse finanziarie impegnate. In pratica
è stata operata un’enucleazione dei Centri Acquisitori dei fattori produttivi (Economato, Ufficio
Tecnico, Ragioneria, ecc.) che operano a favore dei Centri Economici, cui sono imputati costi e pro-
venti (ad esempio: Asili Nido, Farmacie). Il Centro Economico è, quindi, un centro di costo/proven-
to a cui sono assegnate delle risorse in entrata e degli stanziamenti di spesa. Le risorse e le spese pos-
sono essere gestite direttamente dal responsabile del Centro Economico oppure essere gestite da un
La compresenza di elementi connessi alla duplice funzione del PEG ha uno dei suoi aspetti fondamentali
nella necessità di conciliare le responsabilità connesse all’acquisizione dei fattori produttivi e di assunzio-
ne delle corrispondenti determinazioni di impegno con quella che, in linea con le logiche di budgeting,
responsabilizza il soggetto responsabile di una struttura operativa (CdR) sull’utilizzo del complesso dei
fattori produttivi impiegati, compresi quelli acquisiti con risorse finanziarie non gestite direttamente.
A fronte di tale problematica, le alternative percorribili sono essenzialmente due:
- predisporre un budget economico patrimoniale: documento parallelo al PEG da redigersi su
base volontaria, il budget è la soluzione migliore ma ovviamente la più onerosa poiché esige la
disponibilità di un sistema di rilevazioni economiche sia a carattere generale che analitico;
- adottare una struttura contabile di PEG “a matrice” che assumendo come funzione prioritaria
quella di responsabilizzare i dirigenti sull’impiego dei fattori produttivi, distingua su un’apposita
colonna il CdR responsabile dell’acquisizione delle risorse e quindi dell’assunzione delle deter-
minazioni di impegno per l’acquisizione dei medesimi fattori produttivi. È questa una soluzione
adottata da molti enti locali, tra i quali il Comune di Genova. Riportiamo di seguito, a titolo di
esempio, un breve estratto del PEG elaborato dal capoluogo ligure, dal quale si desume lo sche-
ma adottato per la redazione del documento.
Comune di Genova
Estratto PEG 2000 - Budget di Direzione - Direzione Servizi alla persona
119 - DIREZIONE SERVIZI ALLA PERSONA
POLITICA Monitoraggio edifici e funzionamento Direzione Servizi alla Persona
Budget Uscita
PRG TIT FUN. SERV. INT. CAP Descrizione Prevalenza D-I D-U Iniziale Fond/Ult
62 1 4 2 5 17041 Concessione 119 119 importo F
locali di civica
proprietà
... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ...
... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ...
Il PEG adottato dal Comune di Genova è un budget costruito per centri di responsabilità sulla base
del concetto di utilizzo dei fattori produttivi acquisiti con le risorse finanziarie. Al suo interno sono
quindi evidenziate le quantità di risorse assorbite da ciascun centro per il raggiungimento dei propri
obiettivi. Il fine ultimo è quello di attribuire responsabilità di gestione, indipendentemente dal fatto
che il responsabile impegni o meno la spesa.
Nelle colonne D-I e D-U (evidenziate) vengono specificati rispettivamente il codice della direzione
che impegna le risorse (D-I) ed il codice della direzione che utilizza le risorse (D-U).
In un quadro sinottico “extrabudget” sono infine riaggregate per ciascuna direzione i capitoli di
spesa impegnati a favore delle altre direzioni e nei confronti delle quali la direzione considerata ha
Tabella 1
Classificazioni rilevanti nella struttura del PEG
PROFILI DI COLLEGAMENTO Contabile Organizzativo Programmatico
funzioni dipartimenti programmi
servizi servizi progetti
classificazione interventi uffici obiettivi
centri di costo circoscrizioni
capitoli unità organizzative
Fonte: Adattamento da M. Collevecchio, Il piano esecutivo di gestione degli enti locali: uno strumento di management, in “Azienda
Pubblica” n. 3, 1995, pag. 457.
Le voci di spesa del bilancio sono disaggregate nel PEG in modo più
puntuale (si passa dalla classificazione per interventi e servizi a quella
per capitoli e centri di costo) ed assegnate, ai fini della gestione finanzia-
ria del procedimento di spesa, ai vari CdR, ossia ai servizi. Si parla rispet-
tivamente di disaggregazione contabile e di localizzazione finanziaria.
Il disegno legislativo sembra presupporre, o richiedere, un’identità,
o quanto meno una corrispondenza, tra CdR ai quali sono assegnati gli
obiettivi (art. 169 c.1 TUEL), il servizio cui « è correlato un reparto
organizzativo semplice o complesso, composto da persone e mezzi, cui
è preposto un responsabile» (art. 165, comma 8) ed al quale «è affidato,
col bilancio di previsione, un complesso di mezzi finanziari, specificati
Museo archeologico
Settore musei d’arte
051 Museo d’arte moderna
Biblioteche, musei
e pinacoteche Biblioteca Settore biblioteca
Fonte: Adattamento da M. Pollini, La costruzione del Peg per il centro di costo patrimonio, in “Azienditalia” n. 4, 1997.
Esperienza 6
L’articolazione in CdR e CdC nel Comune di Modena
La struttura organizzativa del Comune di Modena, ridefinita nel corso del 2000, si articola in:
- Settori e Servizi,
- Direzione Generale,
- Segreteria Generale.
In particolare il Dirigente di settore costituisce un fondamentale snodo di competenze manageriali.
In tal senso le conoscenze tecniche perdono necessariamente il loro peso relativo nel complesso delle
capacità professionali del responsabile di Settore, per divenire più correttamente il substrato sul
quale innestare un più ampio impegno nella direzione delle risorse.
La Direzione Generale è articolata nelle seguenti sub-unità organizzative: Ufficio Controllo direzio-
nale, Servizio Programmazione Servizi Tecnici, Unità Specialistica Programmazione e Servizi Pub-
blici Ambientali, Ufficio Contratti, Ufficio Supporto Attività Consiliare e Atti Amministrativi, Unità
Specialistica Legale e di Consulenza. Alla Direzione Generale è affidata la direzione del processo di
pianificazione e controllo e la funzione di supporto alla Giunta nella programmazione strategica
dell’ente. La Direzione Generale si occupa anche delle politiche e della valorizzazione del patrimo-
nio e delle società collegate e partecipate, nonché degli studi economici propedeutici alla costituzio-
ne e partecipazione a nuove società.
Il PEG è articolato per CdR e per CdC; i primi coincidono con i settori, e sono suddivisi al loro
interno in più CdC. Mentre la coincidenza tra settore e CdR è sempre verificata, la struttura dei cen-
tri di costo riflette solo indirettamente l’articolazione organizzativa interna del settore ovvero non è
ravvisabile una relazione univoca tra CdC e Servizio. Il criterio che guida l’individuazione è quello
che conduce all’enucleazione delle principali aree di attività condotte nell’ambito di un Servizio.
Ad esempio il settore Sanità e Servizi Sociali, al quale nel PEG corrisponde il CdR n.12, ha una struttura
interna articolata in 3 Servizi, ciascuno con un responsabile, ai quali corrispondono nel PEG 12 CdC.
La rappresentazione grafica di seguito riportata illustra quanto appena esposto.
Approfondimenti
Per ulteriori letture in merito alla dimensione finanziaria del PEG ed al suo collegamento con il
bilancio finanziario di previsione, si segnalano, in relazione ad aspetti trattati nel testo:
E. Anessi Pessina, L. Caccia, Il disallineamento tra documenti contabili, struttura organizzativa e siste-
mi di gestione negli enti Locali, in E. Caperchione, F. Pezzani, (a cura di) Responsabilità e traspa-
renza nella gestione dell’ente locale, Egea, Milano, 2000, pagg. 23-56.
L. Bisio, Le variazioni dei documenti di programmazione degli enti locali, in “La finanza locale”, n. 5, 2001.
M. Collevecchio, Il sistema dei bilanci e della programmazione nel nuovo ordinamento finanziario e
contabile degli enti locali, “La Finanza locale”, anno XV, n. 5, 1995, pagg. 457-458.
A. Lombrano, Il sistema informativo contabile per la tenuta del controllo di gestione negli enti locali:
elementi di progettazione e di criticità attuativa, “Azienda Pubblica”, n. 6, 2000.
M. Pollini, La costruzione del Peg per il centro di costo patrimonio, “Azienditalia”, n. 4, 1997, pagg.
347-354.
Le entrate
Dal lato delle entrate, appare corretto stabilire un legame diretto tra i
responsabili dei servizi la cui erogazione genera entrate (mensa scola-
stica, assistenza domiciliare anziani, asili nido, biblioteche, etc. ) e la
responsabilità sulla previsione di PEG. Sinora la soluzione più fre-
quente è stata di assegnare i capitoli d’entrata al responsabile dei servi-
zi finanziari in quanto referente diretto per l’accertamento contabile
degli stessi. Tuttavia questi è troppo distante dalla gestione del servizio
e può perciò formulare unicamente una previsione di tipo estrapolati-
All’interno del PEG redatto dal Comune di Brescia si rileva un dato particolarmente significativo,
quello relativo alle ore di straordinario autorizzate per ciascun CdR. È specificato il numero delle
ore assegnate, l’oggetto della prestazione e la motivazione che la rende necessaria.
L’assegnazione delle ore ai CdR avviene in base alle richieste formulate, in sede di predisposizione
del PEG, dai Responsabili dei Centri. Le richieste di tutti i centri sono trasmesse al Settore Bilancio e
Ragioneria che provvede a controllare se il totale ore straordinario richiesto dai Centri superi o
meno il monte-ore stabilito dall’Amministrazione.
Al PEG è inoltre allegato il Piano Occupazionale, in cui sono indicati i criteri generali che permetto-
no ad ogni dirigente di assumere personale con semplici determinazioni. Il Piano è elaborato, conte-
stualmente alla predisposizione dello schema di bilancio, dal Settore Personale ed approvato dalla
Giunta, e si articola nelle seguenti sezioni:
- Potenziamento delle dotazioni organiche di settore: sono individuate le risorse (per profilo pro-
fessionale e per settore) umane aggiuntive, rispetto all’esercizio passato, e per le quali sarà possi-
bile avviare procedure di reclutamento con contratti di lavoro a tempo indeterminato.
- Direttive in materia di turnover e di assunzione a tempo determinato: in tale sezione sono preci-
sati i limiti entro cui si potrà procedere alla sostituzione del personale a tempo indeterminato,
cessato, nonché la sostituzione di personale assente a qualsiasi titolo e con diritto di conserva-
zione del posto.
- Direttive in materia di ricorso all’istituto di supplenza giornaliera: si rinvia all’art. 26 del R.G.O.
del personale dipendente ed agli accordi sindacali in materia.
- Indirizzi al dirigente responsabile del settore personale: sono le indicazioni fornire al dirigente
del servizio personale per l’attuazione delle parti I e II del Piano occupazionale.
Esperienza 8
Il piano d’impiego delle risorse umane nel Comune di Mirandola
Uno degli aspetti fondamentali del budget discende dalla estensione della relazione di strumentalità,
che unisce le risorse agli obiettivi, a tutte le tipologie di risorse che un’unità operativa ha a disposi-
zione per il conseguimento degli specifici obiettivi gestionali. Coerentemente a questa impostazione,
la responsabilizzazione del titolare del CdR deve essere riferita all’efficiente ed efficace impiego non
soltanto delle risorse finanziarie ma anche di quelle strumentali ed umane in dotazione alla struttu-
ra da esso diretta.
Il processo che conduce alla stesura di programmi e budget non può dunque prescindere dall’inseri-
mento delle risorse umane e strumentali tra le leve gestionali utili alla definizione prima, al raggiun-
gimento poi, degli obiettivi assegnati al dirigente.
In tal senso l’esperienza maturata dall’amministrazione comunale di Mirandola può essere conside-
rata una buona prassi.
L’iter che conduce alla stesura del PEG e del bilancio di previsione richiede a ciascun Capo Settore la
predisposizione di un Piano di Impiego delle Risorse Umane, da presentare in occasione della Con-
ferenza dei Servizi. La scheda, della quale riportiamo un estratto, presenta una struttura articolata
ed in grado di coprire aspetti critici diversi.
In primo luogo, le informazioni richieste per la compilazione dei prospetti implicano ed inducono
un’attenta riflessione sull’adeguatezza qualitativa e quantitativa delle risorse a disposizione del Settore,
distinte per ciascun Servizio ad esso interno. Partendo dalla ricognizione della dotazione organica
vigente, dai posti coperti, e tenuto conto delle politiche e dei programmi di medio termine sostenuti
dalla Giunta, il dirigente capo Settore espone le esigenze di personale per il triennio successivo a quello
in corso di svolgimento, distinguendo il personale richiesto per Servizio e per Settore di appartenenza.
Formulazioni analoghe vengono proposte per ciascuna forma e modalità di inserimento di persona-
Documentazione operativa
Scheda di PEG il piano d’impiego delle risorse umane del Comune di Mirandola
Risorse umane di tutto Settore 1° Affari legali e istituzionali
il settore - P.E.G. 2000
Dirigente 1 1
Servizio personale
D (ex-8) Funzionario/ 1 1
Capo Servizio
D (ex-7) Istrutt, 1
[Link]
D (ex-7) Capo Ufficio 1 1
C (ex-6) Istrutt. 2 2
[Link]
C (ex-6) Istrutt. 2 2
Contabile
Ragioniere
Totale posti 7 6 0
Ufficio segreteria/protocollo
D (ex-7) Capo Ufficio 1 1
C (ex-6) Istrutt. 3 2
[Link]
B (ex-5) Collab. 1
[Link]
Autista
B (ex-5) Terminalista 2 2
B (ex-4) Centralinista 2 +1 10
(mediante accesso
dall’esterno)
B (ex-4) Esecutore 2 2 +1 12 +1 12
(Servizio (mediante
Uscierato) mobilità interna)
A (ex-3) Operatore 4
Totale posti 15 7 +1 +2
Documentazione operativa
Scheda di PEG il piano d’impiego delle risorse umane del Comune di Mirandola
Ufficio contratti/Provveditorato
D (ex-7) Capo Ufficio 1 1
C (ex-6) Istrutt. 1 1
[Link]
C (ex-6) Istrutt. 2 2
Contabile
Ragioniere
B (ex-5) Terminalista 1 1
Totale posti 5 5 0
Ufficio Informacittà
D (ex-7) Capo Ufficio 1 1
C (ex-6) Istrutt. 1 1
Contabile
Ragioniere
part-time
(18/36)
Totale posti 2 2 0
Servizi demografici/URP
D (ex-8) Funzionario/ 1 1
Capo Servizio
D (ex-7) Istrutt, 1 1
[Link]
C (ex-6) Istrutt. 6 6
[Link]
B (ex-5) Terminalista 4 4
Totale posti 12 12 0
Documentazione operativa
Scheda di PEG il piano d’impiego delle risorse umane del Comune di Mirandola
Assunzioni a tempo determinato
Richiesto Assegnato
Categorie Profilo Numero Numero Numero Numero
professionali professionale addetti mesi addetti mesi
Incarichi professionali
Richiesto Assegnato
Spesa
Oggetto dell’incarico Addetti Mesi Addetti Mesi
Verbalizzazione 1 12 1 12 8.500.000
sedute consiliari
Analisi e razionalizzazione 1 - 1 - 4.000.000
servizio telefonia
Medico del lavoro 1 12 1 12 Variabile in base alla visite ed accertamenti
effettuati. Previsione lit. 2.200.000
Responsabile sicurezza 1 12 1 12 14.000.000
luoghi di lavoro + IVA
• La dotazione organica del- Si rileva che uno dei quattro addetti all’unità operativa centralino-uscierato
l’Unità Operativa Centrali dovrà essere, a norma di legge, un non vedente, avendo l’amministrazione
no - Uscierato viene confer- optato non per un centralino automatico, ma per un centralino che preve-
mata in 4 unità a tempo da un posto operatore idoneo all’uso da parte di soggetti privi della vista.
indeterminato. Pertanto, il Si dovranno pertanto porre in essere tutte le misure di supporto necessarie
servizio sarà garantito senza a garantire le migliori condizioni di lavoro possibili a tale dipendente, con-
impiego di obiettore di siderata anche la collocazione logistica del centralino, non certo ottimale
coscienza. sotto questo profilo. Si manifesta inoltre l’opportunità di mantenere l’o.d.c.
• Si ritiene di non dovere pre- già in forza all’Informacittà (in ossequio al piano operativo d’impiego)
vedere alcuna assunzione a all’interno del Settore I, dal momento che, sovente, presso la sede munici-
tempo determinato presso il pale si manifestano esigenze di utilizzo di un obiettore, che sino ad oggi
Servizio Contratti/Provvedi- sono state soddisfatte tramite il “prestito” di o.d.c. da parte di altri servizi,
torato in quanto prioritaria- con tutte le difficoltà del caso.
mente si verificherà la possi-
bilità di rinnovare i contratti
in scadenza senza ricorso a
gara, previa verifica della con-
venienza economica.
Approfondimenti
Tra le numerose pubblicazioni che si sono soffermate sugli aspetti organizzativi del PEG, possono
consultarsi:
E. Anessi Pessina, L. Caccia, Il disallineamento tra documenti contabili, struttura organizzativa e siste-
mi di gestione negli enti Locali, in E. Caperchione, F. Pezzani, (a cura di) Responsabilità e traspa-
renza nella gestione dell’ente locale, Egea, Milano, 2000, pagg. 23-56.
M. Bianchi, L’importanza del Peg e della struttura organizzativa per l’incentivazione dei risultati,
“Azienditalia”, n. 4 e 5, 2000.
L. Bisio, P. Mastrogiuseppe, Il Peg degli enti locali. Progettazione, attuazione e processi organizzativi, Il
Sole 24 ore Libri, Milano, 1996.
L. Bisio, O. Pignatti, Il piano esecutivo di gestione: l’esperienza della Provincia di Modena, “La Finanza
Locale”, anno XX, n. 6, 2000, pagg. 845-870.
A. Garlatti, F. Pezzani, I sistemi di programmazione e controllo negli enti locali. Progettazione, sviluppo
e impiego, Etas, Milano, 2000, pagg. 111-116.
G. Marcon, Il controllo di gestione nel nuovo ordinamento finanziario e contabile degli enti locali,
“Azienda Pubblica”, anno IX, n. 2, 1996, pagg. 273-309.
Esperienza 9
Provincia di Modena: profili organizzativi
Presidente
Settore 1 Settore 2
Servizio W Servizio Z
• Attuazione programmi
della RPP
• Coordinamento/supervisione
CdR Rispondono
Settore e controllo del settore
1° livello direttamente alla Giunta
• Attuazione dei progetti
di cui il responsabile
di settore ha la titolarità
Rispondono direttamente
al Responsabile di settore
CdR • Attuazione progetti
Servizio (alla Giunta i servizi
2° livello e relativi sottoprogetti
non collocati all’interno
di alcun settore)
Esperienza 10
Il Piano Triennale degli Obiettivi del Comune di Milano
Presso l’amministrazione comunale di Milano sono stati sviluppati due documenti di programmazione:
• il PEG (Piano Esecutivo di Gestione): si tratta di uno strumento di programmazione annuale e in
esso sono illustrate le attività tanto di natura ordinaria che straordinaria che l’ente intende rea-
lizzare durante l’anno cui le previsioni si riferiscono, unitamente alle risorse destinate per la loro
esecuzione e i soggetti responsabili della loro concreta attuazione. Per ciascuna attività sono
definiti degli indicatori di natura qualitativa e quantitativa in modo coerente con la R.P.P. Sem-
pre nel PEG sono suddivise le voci di entrata e di spesa del bilancio di previsione annuale asse-
gnate ai diversi Centri di Responsabilità.
• il Piano Triennale degli Obiettivi (PTO): quale documento di programmazione pluriennale, indi-
ca le attività di natura straordinaria e costituisce, allo stesso tempo uno strumento di informa-
zione circa le capacità di sviluppo, innovazione, maggiore capacità di soddisfare i bisogni della
collettività dell’Amministrazione.
Il processo di definizione degli obiettivi si articola in più passi propedeutici:
- Riflessione sulla missione del responsabile e quindi sul contributo che ciascuna funzione può
avere per l’attuazione del programma del Sindaco;
- Collegamenti con gli indirizzi e le linee strategiche della Giunta Comunale contenute nel piano
istituzionale;
- Ricerca ed identificazione di parametri quali-quantitativi utili per comprendere i punti di forza
e debolezza delle attività;
- Individuazione degli obiettivi;
- Predisposizione del Piano delle Azioni, ovvero il complesso delle azioni che si rendono necessa-
rie per la realizzazione dell’obiettivo.
Nella Scheda Obiettivi redatta per l’esercizio 2000 le informazioni contenute sono:
- il responsabile dell’obiettivo (non necessariamente coincidente con il direttore di settore);
- l’unità organizzativa di riferimento (Centro di Costo del Servizio/Ufficio, del Settore e della
Direzione Centrale);
- il collegamento con il documento previsionale redatto dalla Giunta;
- la descrizione analitica dell’obiettivo;
- l’arco temporale cui l’obiettivo può riferirsi;
- la tempificazione delle fasi per il conseguimento dell’obiettivo;
Direzione Numero Settore Numero Servizio N. CdC Centro di Costo Responsabile Obiettivo
Progetto Parcheggi da assegnare Direttore di progetto
Obiettivo
Condizioni necessarie
Definizione pro-
gettuale, appro- Dir.
gennaio dicembre
1 Sì vazione e stipula Prog.
2000 2000
convenzione per Parch.
n. 10 progetti
Inizio lavori e
controllo sulla Dir.
ottobre
2 Sì realizzazione
2000 Continua Prog.
delle opere per Parch.
n. 6 parcheggi
Ultimazione
strutture Dir.
ottobre
3 Sì e sistemazione Prog.
2000
superficiale per Parch.
n. 1 parcheggi
Consegna di
quanto eseguito gennaio dicembre Dir.
4 Sì Prog.
previ collaudi per 2000 2000
n. 4 parcheggi Parch.
Numero Azione Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Sett Ott Nov Dic
preventivo
1
consuntivo
preventivo
2
consuntivo
preventivo
3
consuntivo
preventivo
4
consuntivo
Approfondimenti
Sul tema della individuazione e dell’evidenziazione nel Peg di un sistema di obiettivi coerenti con il
sistema organizzativo e con l’impostazione generale del sistema di programmazione e controllo del-
l’ente, tra gli altri, si possono consultare:
M. Bellesia, Manuale di contabilità per gli enti locali, Cel, Bergamo, 1996, pag. 94.
M. Bianchi, L’importanza del Peg e della struttura organizzativa per l’incentivazione dei risultati,
“Azienditalia”, n. 4 e 5, 2000.
L. Fici, Le potenzialità del Peg quale strumento di budgeting. Verso una programmazione basata sulle
attività, “Azienda Pubblica”, n. 2-3, 2000, pagg. 217-233.
R. Silvi, La progettazione del sistema di misurazione della performance aziendale, Giappichelli, Torino,
1995.
Esperienza 11
Il sistema degli obiettivi nel PEG del Comune di Pordenone
Obiettivi e relativi indicatori, contenuti nel PEG, sono suddivisi per specifico centro di responsabi-
lità e sono tarati sulla possibilità del responsabile di centro di influire, con la sua azione manageriale
e con le leve decisionali a sua disposizione, sul raggiungimento o meno dell’obiettivo e quindi sul
valore dell’indicatore.
Nel PEG sono fissati ex-ante valori-obiettivo relativamente agli indicatori che vengono utilizzati per
confrontare ciò che è stato realizzato con quanto programmato.
Più in particolare, per ogni centro di costo vengono redatte le seguenti schede:
Scheda A - relazione del responsabile di centro, che presenta le attività principali del centro per l’eserci-
zio, con riferimento a obiettivi, risorse e scostamenti rilevanti con l’attività dell’esercizio precedente.
Scheda B - attività elementari per centro di costo, in cui vengono indicate nel dettaglio le singole
attività svolte dal centro. Le attività sono individuate come risposta alla richiesta di soddisfazio-
ne di un bisogno espresso della collettività, nel caso di attività il cui prodotto sia direttamente
fruito dalla collettività, o come risposta alle necessità dell’Amministrazione nel caso di attività
elementari i cui prodotti rispondano ad esigenze interne. Per ogni singola attività viene indicata
una previsione di tempo dedicato in percentuale, e di prodotto (indicatori) per l’esercizio.
Scheda C - risorse umane per centro di costo. Viene indicato il personale assegnato, specificando la
percentuale di ore-lavoro dedicate al centro sul totale delle ore-lavoro disponibili, con indicazio-
ne del livello, profilo professionale e della presenza prevista nel centro nel triennio. Sono presen-
ti talvolta informazioni aggiuntive sul personale assegnato.
Scheda D - percentuali di tempo dedicato alle attività elementari. In essa vengono indicate le percentua-
li di tempo (in previsione) dedicato da ogni dipendente alle diverse attività, in modo da avere una
dettagliata analisi del tempo assorbito (per profilo) da ogni singola attività per successive analisi.
Scheda E - obiettivi assegnati al centro di costo, nella quale vengono indicati in forma descrittiva e
sintetica gli obiettivi del centro, esprimendo in modo chiaro e quantificato i risultati attesi e i
tempi di realizzazione. Ogni obiettivo è corredato da un indicatore che consente un efficace
monitoraggio. Nel caso di obiettivi pluriennali viene indicata la fase intermedia prevista per l’o-
biettivo interessato. Per le opere di investimento l’obiettivo è rappresentato da un diagramma di
Gannt che riassume le fasi salienti e i tempi della realizzazione dell’opera.
Scheda F - automezzi e attrezzature informatiche in dotazione, vengono individuate due categorie di
beni strumentali (in genere le più rilevanti), in dotazione ai centri di costo: attrezzature informati-
che e automezzi, dando notizia della consistenza e dello stato delle attrezzature in dotazione.
Comune
Di
Pordenone
15 febbraio 2000
Come già anticipato in sede di predisposizione della bozza di bilancio di previsione 2000,
questa Amministrazione intende migliorare la fase di programmazione dell’attività gestiona-
le con l’introduzione, nel Piano esecutivo di gestione 2000, della metodologia della gestione
per obiettivi, ampiamente sperimentata nel settore privato e prevista per gli Enti Locali dagli
art. 11 e 40 del Dlg. 77/95 e successive modifiche e integrazioni.
L’intento è quello di accelerare quel processo di cambiamento della cultura tradizionale del-
l’operatore dell’ente locale, radicata sull’adempimento, sulla procedura, sull’atto, favorendo il
passaggio a una nuova filosofia di organizzazione delle attività lavorative dei dipendenti
basate sul rapporto obiettivi prefissati =>risultati raggiunti.
Con l’utilizzo di tale metodologia, a partire da eventi concreti, visibili e misurabili, si procede alla
valutazione dei risultati raggiunti, rispetto a una serie di obiettivi iniziali concordati tra Ammini-
stratori e Dirigenti, nell’ottica di un miglioramento del servizio offerto al cittadino utente.
L’ASSESSORE IL SINDACO
AL CONTROLLO DI GESTIONE
La periodicità con cui si procede alle verifiche sul grado di conseguimento degli obiettivi è infran-
nuale (30/06 e 31/08), attraverso la redazione di apposita reportistica. Viene inoltre redatto un
report consuntivo finale. Detti report hanno carattere “valutativo”: le analisi degli scostamenti in
essi contenuti, infatti, sono finalizzate alla valutazione dei centri di responsabilità e/o dei responsa-
bili. Inoltre, a partire dal 2001, detta analisi nonché i valori degli indicatori contenuti nei report
sono direttamente collegati anche con la valutazione delle prestazioni dei dirigenti ai fini dell’eroga-
zione della retribuzione di risultato.
I reports di cui sopra forniscono, tramite appositi indicatori, informazioni sullo stato di attuazione
degli obiettivi assegnati:
- l’allegato A espone gli obiettivi in linea con i programmi dell’Amministrazione
- l’allegato B espone gli obiettivi che evidenziano criticità
- gli allegati C e D espongono una sintesi delle criticità sui dati di prodotto e di attività.
A partire dal 2001, nelle rilevazioni dello stato di avanzamento dell’attività sono inseriti anche i
risultati della contabilità analitica, precedentemente privi delle poste relative ai costi del personale
(già presenti invece nel distinto report annuale di contabilità analitica), che grazie a un nuovo
software saranno disponibili anche trimestralmente.
I criteri seguiti nella definizione degli obiettivi, degli indicatori e il significato degli indicatori sono
di seguito indicati:
Obiettivo: l’obiettivo deve essere indicato in forma descrittiva sintetica, deve esprimere in modo
chiaro e quantificato il risultato atteso e i tempi di realizzazione, deve essere coerente con i pro-
grammi della RPP e con gli altri documenti di programmazione (nel caso di obiettivi plurienna-
li deve essere indicata la fase intermedia prevista per l’esercizio interessato).
Indicatore: ogni obiettivo deve essere completato con uno o più indicatori che consentano un effica-
ce monitoraggio periodico dell’andamento dell’attività nel corso della gestione. Nel report, que-
sto primo indicatore (posto a destra dell’obiettivo), indica lo stato di avanzamento riferito all’in-
tero esercizio o obiettivo. Nel caso di progetti o interventi su opere pubbliche, l’indicatore è
costituito dal diagramma di Gannt delle fasi dei lavori.
Altri elementi indicati sono:
Grado di realizzazione: l’indicatore (da 1 a 5) esprime il grado di raggiungimento dell’obiettivo
rispetto alle previsioni riferite alla data della rilevazione (5 corrisponde al 100%: raggiungimen-
to dell’obiettivo in linea con le previsioni, 1 corrisponde al 20% ed evidenzia uno scostamento
che l’attività ha manifestato rispetto a quanto preventivato; sono esposte, inoltre, le motivazioni
in dettaglio). L’indicatore numerico è espresso in termini percentuali: posta pari a 100 la causa
di scostamento con le previsioni essa può essere attribuita (come per l’indicatore precedente)
per una certa percentuale a fattori interni e per il suo complemento a 100 a fattori esterni. Una
breve relazione del responsabile (facoltativa) illustra nel dettaglio l’attività svolta con riferimento
agli obiettivi che presentano un elevato grado di criticità; vengono indicati, se del caso, gli effet-
Il report presenta, inoltre, la situazione finanziaria del titolo primo della spesa e dei primi tre titoli
dell’entrata al trimestre precedente.
L’allegato C “Sintesi criticità”, è costruito in forma tabellare, riepilogando il centro di responsabilità,
l’attività specifica, l’obiettivo (con il programma, cui si riferisce), il relativo indicatore, i motivi del
ritardo, il grado di conseguimento.
L’allegato D “Attività elementari e prodotti”, costruito in forma tabellare, contiene per riga le attività
elementari per singolo centro, le unità di misura principali e secondarie utilizzate per rilevare i volu-
mi e per colonna i singoli mesi dell’anno, con riferimento ai quali sono indicate le percentuali di
tempo dedicato rispetto al complesso delle attività di centro, il numero di prodotti (in base alle
unità di misura indicate nella riga corrispondente); nelle ultime colonne a destra sono indicate la
media mensile del tempo dedicato alla singola attività, ed i totali progressivi dei prodotti.
Documentazione operativa
Comune di Pordenone – Stato di attuazione degli obiettivi di PEG al 31 Agosto 2000
SCHEDA E
Attività Descrizione obiettivo Programma Responsabile
00033
Referente CDG
A Pedagogia
01-mar-00
Modifiche
Eliminato
Descrizione motivazioni
0 1 2 3 4 5
(da 0 a 4)
00011
Referente CDG
0 Attività di coordinamento
Eliminato
Descrizione motivazioni
0 1 2 3 4 5
(da 0 a 4)
Esperienza 12
La classificazione degli Obiettivi di PEG del Comune di Formigine
Formigine è un Comune di dimensioni medio piccole (30.000 abitanti) con un organico di circa 200
dipendenti. Le quattro aree, ognuna diretta da un dirigente, comprendono in tutto 23 Servizi cia-
scuno dei quali è articolato nel PEG in uno o più centri di costo in funzione della complessità ed
eterogeneità delle attività svolte.
In merito alla definizione degli obiettivi di gestione, nel PEG se ne individuano 3 diverse tipologie:
Obiettivi trasversali: si considerano obiettivi trasversali quelli per cui è richiesta la collaborazione di
più settori/servizi, o quelli per i quali viene definita una priorità anche se la realizzazione è
all’interno di un solo servizio; gli obiettivi trasversali derivano direttamente dagli indirizzi della
Giunta, e hanno la massima priorità; per essi vengono definiti tempi previsti, indicatori e risul-
tati attesi.
Obiettivi di miglioramento: sono obiettivi interni ai settori, proposti generalmente dai dirigenti sulla
base del confronto con i rispettivi assessori. Anche per essi vengono definiti tempi previsti, indi-
catori e risultati attesi, ma non esiste, se non a livello informale, una definizione delle priorità.