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Corso08 4

Frege e dedekind
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Appendice 3

Gottlob Frege
Gottlob Frege (1848-1925) pubblic`o la Begrischrift
49
come prima opera, nel 1879,
dopo essersi laureato in matematica a Gottingen ed essersi trasferitosi a Jena.
Questopera e le successive di Frege sono fondamentali per la storia della logica
contemporanea, mentre sono marginali per la storia della teoria degli insiemi. La
consideriamo solo per vedere il parallelo con Dedekind, e perche storicamente ha
la priorit`a. Nella Begrischrift Frege present`o, come dice il titolo, un linguaggio
in formule per il pensiero puro (una ideograa, o un formalismo) allo scopo di
indagare i principi della matematica:
Essendomi posto la questione a quale di questi due tipi appartenesse-
ro i giudizi aritmetici [quelli la cui dimostrazione pu`o essere condotta
in modo puramente logico e quelli la cui dimostrazione deve appog-
giarsi a fatti empirici], dovetti innanzi tutto indagare no a che punto
si possa procedere nellaritmetica in modo puramente deduttivo, ba-
sandosi solo sulle leggi del pensiero, che sono al di sopra di tutte le
particolarit`a.
La via da seguire in tale indagine era questa: che dapprima io cer-
cassi di ricondurre alla consequenzialit`a logica il concetto dellessere
ordinato in una successione, per poi proseguire, partendo da ci`o, no
al concetto di numero. Per evitare che in questo tentativo si intro-
ducesse inavvertitamente alcunche di intuitivo, tutto doveva svolgersi
senza la minima lacuna entro la catena deduttiva. Cercando di sod-
disfare nel modo pi` u rigoroso a questa esigenza, incontrai un ostacolo
nellinadeguatezza della lingua [. . . ]
50
.
La costruzione della lingua simbolica nella Begrischrift, insieme alla esplicita-
zione delle regole logiche, segnano la comparsa dei linguaggi logici e della logica
contemporanea.
La terza parte dellopera `e dedicata alle successioni, presentate come esempio
del modo di adoperare il [mio] linguaggio
51
; in essa `e denito il concetto di ite-
razione nita per mezzo di quello di propriet`a ereditaria, strettamente analogo
alle catene di Dedekind.
49
G. Frege, Begriscrhrift. Eine der arithmetischen nachgebildete Formelsprache des
reinen Denkens, Nebert, Halle, 1879.
50
G. Frege, Logica e aritmetica (a cura di C. Mangione), Boringhieri, Torino, 1965, p.
103.
51
Il titolo `e: Elementi di una teoria generale delle successioni.
117
La trattazione fa vedere
come il pensiero puro, mentre astrae da ogni contenuto dato dai sensi
o addirittura da una intuizione a priori, sia in grado di produrre dal
solo contenuto, che trae origine dalla sua propria natura, giudizi che
a prima vista non sembrano possibili, se non in base a una qualche
intuizione. [. . . ] Le proposizioni sulle successioni sviluppate qui di
seguito, superano di gran lunga, per quanto riguarda la generalit`a,
tutte le proposizioni simili che possano venire derivate da una qualsiasi
intuizione di successioni
52
.
Per esporre il lavoro di Frege in modo comprensibile senza dover imparare il suo
formalismo, utilizziamo una traduzione nei linguaggi della logica contemporanea
53
.
Per restare fedeli alla generalit`a dei suoi risultati dovremmo considerare soltanto
una relazione binaria S, in un dominio senza elementi privilegiati come lo zero.
Tuttavia per ridurre la complessit`a della trattazione, consideriamo una relazione
funzionale e la rappresentiamo con il simbolo di funzione S.
A dierenza di quanto si assume nei linguaggi logici attuali, la funzione deno-
tata dal simbolo S deve per`o essere parziale.
I simboli funzionali dei linguaggi predicativi denotano funzioni totali non tan-
to per comodit`a quanto come conseguenza della validit`a generale dellassioma di
generalizzazione esistenziale del primo ordine
A[t/y] yA.
Esso infatti giustica la derivazione
x(Sx = Sx)
xy(Sx = y)
che stabilisce il carattere totale della funzione.
Per evitare tale conseguenza, restringiamo lassioma di generalizzazione esi-
stenziale al caso che t sia una variabile o una costante.
Se introduciamo labbreviazione
t y(t = y)
per aermare che t `e denito (ha un valore), abbiamo comunque a disposizione
lassioma di generalizzazione esistenziale nella forma
A[t/y] (t) yA.
52
Logica e aritmetica, cit. p. 169.
53
La traduzione `e dovuta a F. Previale in Due crediti di logica, prossima pubblicazione.
118
Infatti se A[t/y] z(t = z) si ha A[t/y] t = z da cui A[z/y] e yA.
Tale restrizione si estende alla particolarizzazione universale
yA ((t) A[t/y]).
Ne segue che `e richiesta la condizione di esistenza per i termini che si sostituiscono
negli assiomi delluguaglianza, che sono:
x(x = x)
x, z(x = z A[x/y] A[z/y]).
Nella deduzione di A[t/y] (t) yA di sopra lapplicazione degli assiomi dellu-
guaglianza `e permessa dallipotesi (t).
A parte queste varianti, adottiamo per il linguaggio con il solo S la logica del
secondo ordine.
Diamo ora la
Denizione x y Z(Zx Her(Z) Zy)
dove
Her(Z) v(Zv (Sv) ZSv).
Her(Z) `e una abbreviazione per la condizione che se v ha la propriet`a Z e se esiste
Sv, anche Sv ha la propriet`a Z, e costituisce la denizione di ereditaria.
La relazione x y vuole esprimere il fatto che o y coincide con x o si ottiene
da x con una sequenza nita di applicazioni di S.
Si dimostrano le seguenti propriet`a:
1. x x
Segue dalla denizione di , per la tautologia A B A.
In realt`a si ha t t per ogni t, per lo stesso motivo.
2. (Sx) x Sx
Per avere x Sx occorre derivare ZSx da Zx e da v(Zv (Sv) ZSv),
per una Z qualunque. Particolarizzando in questultima v con x e usando
Zx e (Sx), si ha ZSx.
3. x y y z x z
Supponiamo che aver dimostrato che Pv x v `e ereditaria. Allora
siccome da y z segue Py Her(P) Pz, si ha y z (x y x z)
e usando anche x y si ha la conclusione.
119
Per dimostrare che P `e ereditaria bisogna dedurre PSv da Pv e (Sv), cio`e
x Sv da x v e (Sv).
x Sv, che dobbiamo dedurre, esplicitata `e
Z(Zx w(Zw (Sw) ZSw) ZSv).
Per una Z ssata assumiamo
Zx w(Zw (Sw) ZSw)
per dedurre ZSv. Assumiamo cio`e Zx e che Z sia ereditaria; allora da
x v segue Zv. Se ora in w(Zw(Sw) ZSw) particolarizziamo w a v,
e usiamo anche (Sv), abbiamo ZSv.
4. x y x = y ((Sx) Sx y)
Per casi. Se x = y allora x y da 1. e assiomi delluguaglianza.
Se (Sx) e Sx y, da 2. segue x Sx e per la transitivit`a la conclusione
voluta.
Dimostriamo che Pv x = v ((Sx) Sx v) `e ereditaria, dal che
segue che siccome vale per x e x y, allora Py, che `e la conclusione voluta.
Per dimostrare che P `e ereditaria, da Pv e (Sv) occorre dedurre PSv.
Assunto Pv, si hanno due casi: se x = v, allora da (Sv) segue (Sx) e
anche Sx Sv, cio`e la conclusione voluta PSv. Se invece Pv vale perche
(Sx) Sx v, da (Sv) segue v Sv quindi Sx Sv; questa congiunta
con (Sx) da PSv.
Denizione x < y (Sx) Sx y
Con questa denizione, la 4. diventa
4. x y x = y x < y
5. (Sx) x < Sx
Da (Sx) segue (Sx) Sx Sx (questultima dalla 1., dove si pu`o sostituire
Sx a x perche (Sx)).
6. x < y y < z x < z
In verit`a basta y z. Infatti x < y `e (Sx) Sx y e quindi con y z
implica (Sx) Sx z quindi x < z.
120
Le relazioni e < non sono relazioni dordine, non si riesce a dimostrare
antiriessivit`a per < e lantisimmetria. Vale invece una forma di confrontabilit`a,
tra elementi che abbiano un comune minorante.
7. z x z y x < y y x
Supponiamo che Pv x < v v x sia ereditaria; allora dallantecedente,
siccome P vale per z e z y, P vale per y.
Per dimostrare che P `e ereditaria, assumiamo Pv e (Sv) per dedurre PSv.
Pv `e una disgiunzione; se x < v, da (Sv) segue v < Sv e quindi x < Sv,
cio`e PSv. Se v x, per 4. o v = x o Sv x. Se v = x si ha x < Sv da
v < Sv, quindi PSv. Se Sv x si ha PSv.
Segnaliamo anche la forma che potrebbe assumere il principio di induzione, che
non `e tuttavia mai usato da Frege, che risale sempre alla dimostrazione che certe
propriet`a sono ereditarie:
8 Z(Her(Z) Zx y(x y Zy))
e che segue dalla denizione di con manipolazioni elementari.
Per rimediare al silenzio nel quale era caduta la sua opera, Frege pubblic`o
nel 1884 Die Grundlagen der Arithmetik
54
, dove unesposizione informale, senza
uso dellideograa, presenta la denizione dei numeri naturali, basata sui risultati
relativi alle successioni esposti nella Begrischrift, oltre a una ampia discussio-
ne delle motivazioni e a una critica delle concezioni alternative che erano diuse
nellOttocento (e prima).
Il seguito formale della trattazione della Begrischrift si trova nel primo volume
delle Grundgesetze del 1893
55
. Essa `e rivolta non solo a denire una relazione
come iterazione di una S, ma a denire i numeri naturali e la relazione S, funzionale
e iniettiva, che li genera.
Per semplicit`a, discostandoci dal procedimento di Frege, introduciamo i se-
guenti assiomi
56
, dopo aver aggiunto al linguaggio la costante individuale 0,
1 x, y((Sx) (Sy) Sx = Sy x = y)
2 x(Sx = 0).
54
G. Frege, Die Grundlagen der Arithmetik, Koebner, Breslau.
55
G. Frege, Grundgesetze der Arithmetik, vol. I, Pohle, Jena.
56
Frege non assume alcun assioma, coerente con la sua volont`a di dare una denizione
logica dei numeri naturali. Dimostrer`a, come vedremo, queste due propriet`a, quando avr`a
denito la relazione S.
121
Linterpretazione del linguaggio `e ora costituita da strutture M, 0, S) (identican-
do i simboli e la loro denotazione), dove S `e una funzione parziale iniettiva sul suo
dominio, e 0 non appartiene allimmagine di S.
Senza ancora fare appello agli assiomi, stabiliamo
9. x y x = y z(Sz = y x z)
Da x = y segue ovviamente x y; da z(Sz = y x z) segue che
(Sz), quindi z Sz e per la transitivit`a x y.
Si dimostra che Pv x = v z(Sz = v x z) `e ereditaria
(esercizio) da cui segue la conclusione.
Introduciamo ora la
Denizione x <

y z(Sz = y x z)
dove invece di chiedere, come per x < y, che Sx y, si chiede che x sia minore o
ugale del predecessore di y.
Con questa denizione la 9. diventa
9. x y x = y x <

y
Non `e dicile dimostrare
10. x <

Sx
11. x <

y y <

z x <

z
e dalla 4. e 9.
12. x ,= y (x <

y x < y)
La relazione <

viene introdotta solo come articio tecnico per la dimostrazione


pi` u agevole delle successive propriet`a, nalizzate a dimostrare che e < sono
ordini, rispettivamente non stretto e stretto. Elenchiamo i passi che portano alle
conclusioni volute, senza dare le dimostrazioni, e limitandoci a segnalare dove si
incominciano a usare gli assiomi.
13. (Sx) (x <

Sy x y)
x <

Sy equivale a z(Sz = Sy x z); per 1 questa equivale a z(z =


y x z), quindi a x y.
14. (x <

0)
x <

0 implica che, per qualche z, Sz = 0, contro 2.


122
15. 0 y (x <

y x < y)
16. 0 y (Sy) (x < Sy x y)
17. 0 x (x < 0)
18. 0 y (Sy) (x < y Sx < Sy)
19. 0 x (x < x)
20. 0 x (x < y y < x)
21. 0 x (x y y x x = y)
22. 0 x 0 y x < y y x
Con questo le propriet`a delle relazioni dordine < e sono stabilite, sulla base
di 1 e 2. Se ora assumiamo che S sia ovunque denita, x(Sx), abbiamo anche
23. 0 x yz(z x z ,= y)
Da 4., 5. e 6., assumendo (Sx) , segue z(z x z < Sx); da 19.,
assumento 0 x, segue perci`o z(z x z ,= Sx), e Sx `e ly cercato.
Si pu`o ora porre Nx 0 x. Resta per`o da dimostrare lesistenza di un
sistema con una S totale soddisfacente gli assiomi. Abbiamo visto la soluzione di
Dedekind.
La via seguita da Frege `e la seguente, che esponiamo in una terminologia
insiemistica, alla Russell in eetti, per facilitare la comprensione e il confronto con
le altre soluzioni.
Scriviamo x y per dire che esiste una corrispondenza biunivoca tra x e y.
Per ogni x, il numero cardinale (o la cardinalit`a, o la potenza) di x `e linsieme
x = y [ y x.
La relazione `e una relazione di equivalenza e le y [ y x sono le classi di
equivalenza (a parte il problema non da poco che non sono insiemi).
Segue ovviamente
x = y x y.
Cantor invece far`a appello a una capacit`a di astrazione che da un insieme
produce un oggetto, il numero:
123
Chiameremo potenza o numero cardinale di M il concetto genera-
le che, per mezzo della nostra facolt`a di pensiero, sorge dallaggregato
M quando noi facciamo astrazione dalla natura dei suoi vari elementi
m e dallordine in cui essi sono dati.
Le due diverse impostazioni non inuiscono sulla denizione dei numeri naturali e
della funzione successore.
Usiamo lettere in grassetto per denotare cardinali (costanti o variabili). Allora
per Frege
0 = y y(y = y z(z / y))
1 = y y(y = y uz(z y z = u))
ma pi` u in generale
Sx = y x, y, z(x = x y = y z / x y = x z).
Si dimostra che S `e funzionale (derivandolo dal fatto che se y
1
= x z
1
e
y
2
= xz
2
allora y
1
y
2
, se z
1
/ x e z
2
/ x), che S `e iniettiva e che 0 non `e Sx
per nessun x. Non si pu`o dimostrare in generale che Sx ,= x (perche infatti non `e
vero per gli x inniti).
Se si denisce come literazione nita di questa S, o come dir`a Russell, la
posterit`a di 0 rispetto a S, e si pone
N = x [ 0 x,
si ha che N, 0, S) soddisfa 1 e 2 ed S `e ovunque denita in questa struttura.
Questultima aermazione segue da
24. x, y(x = z [ z < y 0 y x = y)
Facciamo che vedere che Pv x(x = z [ z < v x = v) `e ereditaria.
Dopo di che, dalla 8., se P0 allora per ogni y tale che 0 y, cio`e per
tutti gli elementi di N, si ha Py. P0 vale perche qualunque x soddisfacente
lantecedente `e vuoto, e = 0.
Ammesso Py e supponendo Sy denito dimostriamo PSy. Sia x = z [ z <
Sy; dobbiamo dimostrare x = Sy. Ma x = z [ z y = z [ z < yy,
e per Py se u = z [ z < y allora u = y. Ora y / u, perche (y < y),
quindi x = Su, x = Sy.
In particolare, dalla dimostrazione risulta che per ogni y N si ha Sy = x dove
x = z [ z y, e S `e denita.
124
Georg Cantor
Dedekind ha indicato un modo di impostare lintroduzione di concetti mate-
matici in termini insiemistici che alla lunga si sarebbe imposto e generalizza-
to. Limpresa di Cantor `e pi` u direttamente e compiutamente creativa di un
nuovo nucleo disciplinare.
In generale non si pu` o studiare il lavoro di un matematico con la sola
lettura delle sue opere, senza tenere in considerazione lo sviluppo contempo-
raneo complessivo; lopera di Cantor tuttavia ha caratteristiche peculiari, di
costruzione di una nuova teoria per cos` dire dal nulla, alimentandosi ai propri
progressi. Quando il contributo di elaborazione originale `e cos` prevalente, `e
interessante vedere in rapida successione le tappe della comparsa delle varie
nozioni e risultati; il che non vuol dire che non si debba poi rileggere tutto
inquadrandolo nel suo tempo.
Accenneremo solo brevemente al contesto, menzionando i problemi sul
tappeto allinizio della carriera di ricerca di Cantor, gli altri personaggi che
lavorano e producono risultati su temi connessi
1
, i rivali, e i matematici che
interagiscono con Cantor o incominciano a interessarsi alla teoria (allinizio,
no agli anni novanta, di fatto solo Dedekind
2
).
Cantor
3
si laurea e prende la libera docenza, in teoria dei numeri, a Ber-
lino, dove insegnavano Weierstrass, Kronecker e Kummer, trasferendosi poi
a Halle, dove rester`a tutta la vita e dove il professore anziano era Eduard
Heine (1821-1881).
Cantor inizia a lavorare su problemi di teoria delle funzioni, e precisamen-
te di rappresentazione di funzioni in serie di Fourier, un problema che aveva
fatto un decisivo passo in avanti con lopera di Gustav Lejeune Dirichlet. La
questione che era rimasta aperta e che si ritrova in molte ricerche `e quella
del passaggio da un numero nito a uno innito di punti eccezionali.
1
In parte lo si intravede dal rapporto di Schoenies, cit.
2
Poi tra i primi Ivar Bendixson (1861-1935), quindi il suo allievo Felix Bernstein (1878-
1956), pi` u tardi Schoenies.
3
Lo studio pi` u completo sulla vita e lopera di Cantor `e J. W. Dauben, Georg Cantor.
His Mathematics and Philosophy of the Innite, Harvard Univ. Press, Cambridge MA,
1979, oltre alle parti a lui dedicate in Ferreiros, Labyrinth, cit., e Grattan-Guiness, The
Search for mathematical Roots, cit. Utili sono anche W. Purkert e H. J. Ilgauds, Georg
Cantor 1845-1918, Birkhauser, Basel, 1987; M. Hallett, Cantorian Set Theory and Li-
mitation of Size, Oxford Univ. Press, Oxford, 1984; A. Kanamori, The mathematical
development of set theory from Cantor to Cohen, Bulletin of Symbolic Logic, 2 (1996),
n. 1, pp. 1-71.
125
Dirichlet aveva dimostrato che una funzione continua che ha un numero
nito di discontinuit`a e di massimi e minimi in un intervallo `e rappresenta-
bile ivi in serie di Fourier. La volont`a di generalizzare il risultato porta a
considerare insiemi inniti di tali punti; lo stesso problema si presenta anche
sotto altri aspetti, ad esempio in quello della unicit`a della rappresentazione.
Questa situazione era tanto tipica, da Dirichlet in poi, nelle ricerche sulle
funzioni, che quando un risultato valeva salvo che in un numero nito di
punti, si diceva che valeva in generale.
Nel 1870 Cantor dimostra lunicit` a della rappresentazione trigonometrica
per una funzione che sia rappresentata in ogni punto di un intervallo da una
serie trigonometrica; poi inizia anche lui il suo viaggio a tappe obbligate per
superare le eccezioni, verso la generalizzazione. Subito dopo osserva che il
teorema si pu` o estendere ammettendo che la funzione non sia rappresentata
dalla serie o che questa non sia convergente in un numero nito di punti, su
un intervallo nito.
Numeri reali e insiemi derivati
I processi di limite implicati in questi ragionamenti gli hanno suggerito,
o imposto di precisare il suo modo di concepire i numeri reali, che era basato
su limiti di successioni; nel lavoro del 1872, il quinto di una serie dedicata
allargomento, da una parte riesce a fare un progresso decisivo sul problema
matematico e cio`e stablisce il teorema anche per situazioni in cui ci siano
inniti punti eccezionali, purche con una particolare distribuzione di punti di
accumulazione e nello stesso tempo inizia la sua considerazione degli insiemi
di punti; nelloccasione rende pubblica la denizione dei reali che aveva gi`a
esposto in una lezione dellestate 1870
4
, sostanzialmente con le stesse parole
del 1872. La decisione di pubblicarla `e dovuta forse anche allinformazione
che pure Heine laveva inserita in un suo lavoro
5
. Lesposizione di Heine `e
del tutto simile a quella di Cantor, salvo che per una certa sbrigativit`a e per
il fatto che non `e discussa la continuit` a della retta.
La denizione di Cantor `e basata su quelle che in seguito chiamer`a suc-
cessioni fondamentali e che noi chiamiamo successioni di Cauchy:
Quando parlo di una grandezza numerica in generale, accade so-
4
Purkert e Ilgauds, Georg Cantor, cit., p. 37.
5
E. Heine, Die Elemente der Funktionenlehre, Journal f ur die reine und angewand-
te Mathematik (Crelle), 74 (1872), pp. 172-88. Heine ringrazia Cantor, ma per il suo
contributo alla formulazione delle condizioni di continuit`a di una funzione.
126
prattutto nel caso che sia presente una serie [successione] innita,
data da una legge, di numeri razionali
(1) a
1
, a
2
, a
3
, . . .
che ha la propriet`a che la dierenza a
n+m
a
n
diventa innita-
mente piccola al crescere di n, qualunque sia lintero positivo m;
o in altre parole, che dato un arbitrario numero (positivo, ra-
zionale) si possa trovare un intero n
j
tale che [ a
n+m
a
n
[< se
n n
j
ed m `e un intero positivo arbitrario.
La propriet`a della serie (1) la esprimer`o con le parole: La serie
(1) ha un certo limite b.
I simboli b sono i nuovi numeri irrazionali. Normalmente ora si consi-
derano le classi di equivalenza delle successioni per denire i numeri reali;
Cantor non ricorre a questo concetto e ne viene una esposizione per certi
versi carente; egli si limita a denire quando sue simboli b e b

associati a due
successioni di numeri razionali a
n
e a

n
sono da considerare uguali:
b = b

se e solo se lim
n
(a
n
a

n
) = 0
senza per`o dire cosa siano i numeri associati
6
.
Allo stesso modo, pointwise, denisce la relazione dordine e le opera-
zioni. In particolare Cantor dimostra che per ogni b e ogni razionale a
concepito come successione costante a vale una e una sola delle relazio-
ni b < a, b = a, a < b. La confrontabilit` a tra i nuovi simboli e tra questi e
i razionali giustica per lui il termine grandezza, altrimenti problematica:
[la grandezza numerica] che in linea di principio e in generale `e priva di
oggetto, compare [nella mia teoria] solo in proposizioni che sono dotate di
oggettivit` a.
Sembra a Cantor di poter concludere che se b `e il limite della successione
a
n
allora b a
n
diventa innitamente piccolo al crescere di n, dal che,
incidentalmente, la designazione limite della successione per b trova una
certa giusticazione.
Il modo di esprimersi di Cantor non `e chiaro e gli ha attirato critiche:
non ha senso infatti considerare la dierenza b a
n
tra un simbolo per un
irrazionale e un razionale, come sembra suonare la frase di sopra, come se
6
Ricordiamo che lim
n
x
n
= l signica che > 0n
0
n > n
0
([ x
n
l [< ).
127
avesse lo stesso signicato di a
n+m
a
n
diventa innitamente piccolo
7
. Ma
se a
n
si identica con la successione costante a
n
, si pu`o dare un senso al
fatto che b a
n
diventa innitamente piccolo al crescere di n se si intende
con ci`o che la dierenza si pu` o rendere piccola a piacere.
Si vorrebbe cio`e formalmente che per per ogni esista un n
0
tale che per
ogni n > n
0
sia [ b a
n
[< . Ma questa disuguaglianza, per n ssato,
signica che esiste un m
0
tale che per ogni m > m
0
si ha [ a
m
a
n
[< , e
questo segue dalla propriet` a di Cauchy.
Per quanto riguarda il rapporto con la retta, Cantor osserva che a ogni
punto sulla retta, dopo aver scelto origine e unit` a di misura, corrisponde o
un numero razionale o una successione di punti di coordinata razionale che
tende ad esso, denita con costruzioni geometriche, e quindi la successione
dei razionali `e una successione fondamentale e il numero b associato ad essa
corrisponde al punto dato. Per il viceversa, occorre un assioma: che a ogni
numero corrisponde un ben denito punto sulla retta.
Dedekind nella prefazione a Stetigkeit und irrationale Zahlen aerma che
il suo lavoro `e andato in stampa dopo che egli aveva letto la presentazione
degli irrazionali di Heine, con la quale nella sostanza [`e] completamente
daccordo, e brevemente scorso larticolo di Cantor del 1872 mentre scriveva
la prefazione:
Da una prima rapida lettura trovo che lassioma formulato nel 2
di quel lavoro coincide completamente con quello che io indico nel
3 qui sotto come lessenza della continuit`a
8
.
Limportanza dei due lavori di Cantor e Dedekind risiede nel fatto che
entrambi sottolineano come sia possibile denire astrattamente, aritmeti-
camente, un sistema continuo di numeri, mentre sostengono che lo spazio
geometrico non `e necessariamente continuo.
La formulazione della continuit` a per il sistema numerico `e diversa nelle
due impostazioni solo a motivo del diverso quadro di riferimento (la diversa
denizione dei numeri reali); ma benche le due denizioni dei reali di Dede-
kind e Cantor siano sostanzialmente equivalenti, e i sistemi corrispondenti
7
Questa `e la critica di Russell, in I principi della matematica, cit., p. 400. Russell
peraltro parla come se Cantor ritenesse dimostrato lim
n
a
n
= b, mentre egli parla solo
di una certa giusticazione.
8
Scritti sui fondamenti della matematica, cit. p. 64. Dedekind osserva solo di non
capire a che serva distinguere da parte di Cantor numeri reali di specie superiore, come
sar`a spiegato pi` u avanti.
128
isomor, in una presentazione assiomatica si possono individuare dierenze.
La continuit` a, nel sistema di Dedekind, si formula come si `e visto con
IV. Se il sistema R di tutti i numeri reali `e decomposto in due
classi A
1
, A
2
di tale natura che ogni numero
1
della classe A
1
`e
minore di ogni numero
2
della classe A
2
, allora esiste uno e un
solo numero dal quale questa partizione `e prodotta.
Con la denizione di Cantor, per poter individuare come numero reale, cio`e
successione di razionali, lelemento di separazione che produce la partizione,
si pone:
Se il sistema R di tutti i numeri reali `e decomposto in due classi
A
1
, A
2
tali che ogni numero
1
della classe A
1
`e minore di ogni
numero
2
della classe A
2
, e per ogni esistono un numero
1
della classe A
1
e un numero
2
della classe A
2
tali che
2

1
<
allora esiste uno e un solo numero dal quale questa partizione
`e prodotta.
Cantor fa spesso uso di questo principio, come se fosse evidente, nella pro-
cedura di dividere ripetutamente un intervallo in sottointervalli di ampiezza
tendente a zero. Esso `e anche noto come principio degli intervalli incapsu-
lati, e si dimostra con il principio di Bolzano-Weierstrass (cos` detto perche
Weierstrass lo usava frequentemente, e lo attribuiva a Bolzano
9
), che aerma
che ogni insieme limitato di numeri ha almeno un punto di accumulazione.
La sua dimostrazione non `e agevole, con le successioni di Cauchy.
Le due formulazioni della continuit`a non sono equivalenti, a meno che
non si assuma lassioma di Archimede
10
. Questo assioma `e conseguenza della
denizione di Dedekind, ma non di quella di Cantor
11
.
Cantor, e con lui Heine, considera anche la possibilit`a di iterare la for-
mazione di successioni di Cauchy di simboli introdotti con le successioni di
Cauchy di razionali, e cos` via ottenendo reali di diverso ordine. Pur consa-
9
Lo si chiama anche Teorema di Bolzano-Weierstras, non perche Bolzano o Weierstrass
lo abbiamo dimostrato, ma perche lo si dimostra, nella teoria dei campi completi.
10
Lassioma aerma che per ogni a > 0 e b > a esiste un n tale che n a > b.
11
Si veda Geymonat, Storia e losoa dellanalisi innitesimale, cit., p. 270.
129
pevole che non si esce dal nuovo dominio
12
Cantor ritiene concettualmente
utile classicare i reali in vari ordini, e inserisce lindicazione, molto criptica,
di elaborazioni future, laddove dice che il concetto di numero, come `e svi-
luppato qui, porta in s`e il germe di una estensione necessaria e assolutamente
innita. In una nota a un lavoro del 1880 dir`a che n dal 1870 aveva avuto
lidea della iterazione transnita, e aveva colto loccasione del lavoro del 1872
per farla baluginare. Si pu`o immaginare che dopo aver denito reali di ordine
n per ogni n, Cantor avesse concepito i numeri b tali che b = lim
n
b
n
dove
b
n
`e di ordine n. Ma non c`e alcuna intimazione di un simile percorso di
pensiero.
La distinzione tra reali di diverso ordine serve a Cantor (benche non
sia necessario) a presentare esempi degli insiemi che vuole discutere nella
parte pi` u strettamente matematica del lavoro. Questa contiene la denizione,
fondamentale per il seguito, di insieme derivato.
Per quanto riguarda la terminologia, quando si considerano numeri o
punti, in quantit` a nita o innita, Cantor parla per ragioni di brevit` a, di
insiemi di valori [Wertmenge] o insiemi di punti [Punktmenge]. Linsieme
dei reali, nel resto del lavoro, `e indicato con il termine Gebiet. In seguito,
avendo probabilmente il termine Menge un signicato poco matematico, tipo
mucchio, Cantor user`a inizialmente di preferenza ma non esclusivamente
Mannigfaltigkeit, no alla decisione denitiva di parlare di Mengenlehre nel
1895.
La denizione dellinsieme derivato `e la seguente:
Con punto limite [Grenzpunkt] di un insieme di punti P io intendo
un punto della retta la cui posizione `e tale che in ognuno dei suoi
intorni cadono inniti punti di P, dove pu` o anche accadere che
quello stesso punto appartenga anchesso allinsieme. Con intorno
di un punto si deve intendere qui qualsiasi intervallo che abbia il
12
Un numero reale che sia il limite di una successione di numeri reali `e anche il limite
di una successione di razionali: se b = lim
n
b
n
e per ogni n b
n
= lim
m
a
nm
, allora
per ogni
0
si pu`o trovare un primo n
0
tale che [ b b
n0
[<
0
/2 e un primo m
0
tale che
[ b
n0
a
n0m0
[<
0
/2, quindi [ b a
n0m0
[<
0
. Facendo variare ora su una successione
tendente a 0, ad esempio 1/i, si ottiene una successione a
nimi
che tende a b.
Cantor dimostra questo teorema solo quando torna sullargomento dei reali nel 1883,
non nel lavoro del 1872. Dedekind invece aveva subito dimostrato (lequivalente nel suo
sistema di) questo teorema.
130
punto al suo interno
13
. In base a questo, `e facile dimostrare che
un insieme di punti [limitato] formato da inniti punti possiede
sempre almeno un punto limite
14
.
La relazione, tra un punto della retta e un dato insieme P, di esse-
re o no un punto limite `e ben determinata e perci`o dato linsieme
di punti P linsieme dei suoi punti limite `e concettualmente co-
determinato; lo indicher` o con P

e lo chiamer` o il primo insieme


derivato di P.
Se linsieme di punti P

non consiste solo di un numero nito


di punti
15
, anche esso ha un insieme derivato P

che chiamo il
secondo derivato di P. Con di tali transizioni si trova il concetto
di -esimo insieme derivato P
()
di P.
Limpostazione di Cantor `e ortodossa, dal punto di vista della logica del
tempo: per avere un insieme occorre un concetto che sia ben determinato,
quanto a ci` o che cade o no sotto di esso. Dal punto di vista matematico,
lavorare con punti limite e il principio di Bolzano-Weierstrass era qualcosa
che aveva imparato dalla sua frequenza alle lezioni di Weierstrass, benche
questi non usasse tale terminologia. Loperazione P

`e la prima operazione
insiemistica che compare nella matematica, se si eccettuano le operazioni
booleane.
La dimostrazione della esistenza per ogni n di insiemi che hanno ln-esimo
derivato si appoggia ai reali di ordine n sopra menzionati; ma `e facile dare
esempi diretti:
Se P = 1/n
n>1
, allora P

= 0.
Se P = 1/n + 1/m [ n > 1, m > 1, allora P

= 0, 1/n
n>1
e P

= 0,
e cos` via.
Il teorema dimostrato da Cantor sullunicit`a della rappresentazione di
una funzione in serie trigonometrica vale se la rappresentazione sussiste per
13
[Tipicamente lo si pensa al centro: lintorno di raggio di un punto x
0
`e linsieme
x [ [ xx
0
[< . Un punto limite di un insieme P R `e un punto x
0
tale che per ogni
esistono x P tali che 0 <[ x x
0
[< (e allora ne esistono inniti). I punti limite sono
anche detti punti di accumulazione.]
14
[Nella edizione delle opere scelte di Cantor, nel 1930, Zermelo ha aggiunto la correzione
limitato, sfuggito per una svista: si tratta del teorema di Bolzano-Weierstrass.]
15
[Nel caso di un numero nito di punti, si potrebbe dire che linsieme derivato `e vuoto,
ma Cantor preferisce dire che non esiste.]
131
tutti i punti di un intervallo, escluso al pi` u un insieme di punti P per cui
esistono i derivati solo no a un ordine n. In seguito Cantor chiamer` a questi
insiemi di prima specie. Insiemi di seconda specie saranno quelli per cui
P
(n)
esiste per ogni n: un facile esempio `e fornito da un insieme denso, come
Q, per cui Q

= R e Q

= R.
Gli insiemi di punti e i loro derivati saranno ripresi nel 1879; nel frattem-
po, Cantor fa altre importanti osservazioni e scoperte.
Nel 1872 occorre anche un evento decisivo per la vita e il lavoro di Cantor.
Cantor e Dedekind si era scambiati i lavori sui numeri reali, e nellestate si
incontrarono in villeggiatura. Inizia un lungo rapporto testimoniato dalla
corrispondenza
16
, a partire dal 1873. Gli incontri furono pochi
17
, e le lettere
non ebbero un usso regolare (vedremo il perche); si concentrano in alcuni
periodi, 1873, 1877, 1882, 1899, in corrispondenza a dicolt` a di Cantor,
che si rivolgeva a Dedekind per aiuto e consigli. Linuenza di Dedekind `e
evidente, sia in questi interventi puntuali, sia per la visione generale; per la
diversa maturit` a nel 1872 Dedekind aveva 41 anni e Cantor 27 Cantor
si appoggia a Dedekind come maestro e come amico ricavandone aiuto e
sostegno morale.
Per seguire meglio lo sviluppo della creazione di Cantor riportiamo qui le-
lenco dei lavori rilevanti che sono stati e saranno citati; il riferimento allanno
servir` a alla individuazione della fonte
18
.
Bewis, dass eine f ur jede reellen Wert von x durch eine trigonometrische Reihe
gegebene Funktion f(x) sich nur auf eine einzige weise in dieser form darstellen
lasst, Journal f ur die reine und angewandte Mathematik (Crelle), 72 (1870), pp.
139-42.

Uber die Ausdehnung eines Satzes aus der Theorie der trigonometrischen
Reihen, Mathematische Annalen, 5 (1872), pp. 123-32.

Uber eine Eigenschaft des Inbegries aller reellen algebraischen Zahlen, Jour-
nal f ur die reine und angewandte Mathematik (Crelle), 77 (1874), pp. 258-62.
Ein Beitrag zur Mannigfaltigkeitslehre, Journal f ur die reine und angewandte
Mathematik (Crelle), 84 (1878), pp. 242-58.
16
Cantor-Dedekind Briefwechsel (a cura di E. Noether e J. Cavaill`es), cit.; Dugac in
Richard Dedekind, cit., ha pubblicato il resto delle lettere esistenti.
17
Ferreiros, Labyrinth, cit., p. 176.
18
Le opere di Cantor sono state pubblicate a cura di E Zermelo, Gesammelte
Abhandlungen mathematischen und philosophischen Inhalts, Springer, Berlin, 1932.
132

Uber unendliche, lineare Punktmannigfaltigkeiten, Mathematische Annalen,


15 (1879), pp. 1-7; 17 (1880), pp. 355-58; 20 (1882), pp. 113-21; 21 (1883), pp.
51-8 e 545-91; 23 (1884), 453-88.
Grundlagen einer allgemeinen Mannigfaltigkeitslehre, Teubner, Leipzig, 1883,
pubblicazione separata della parte 5 della serie

Uber unendliche, lineare Punkt-


mannigfaltigkeiten.
Principien einer Theorie der Ordnungtypen (1885), in I. Grattan-Guiness,
An unpublished paper by Georg Cantor: Principien einer Theorie der Ordnung-
stypen. Erste Mitteilung, Acta Mathematica, 124 (1970), pp. 65-107, alle pp.
83-101.

Uber verschiedene Theoreme aus der Theorie der Punktmengen in einem n-


fach ausgedehnten stetigen raume G
n
. Zweite Mitteilung (1885), Acta Mathema-
tica, 7 (1885), pp. 105-24.
Mitteilungen zur Lehre vom Transniten, Zeitschrift f ur Philosophie und
philosophische Kritik, 91 (1887), pp. 81-125; 92 (1888), pp. 250-65.

Uber eine elementare Frage der Mannigfaltigkeitslehre, Jahresbericht der


Deutschen Mathematiker-Vereinigung, 1 (1892), pp. 75-8.
Beitrage zur Begr undung der transniten Mengenlehre, Mathematische An-
nalen, 46 (1895), pp. 481-512 e 49 (1897), pp. 207-46.
Non numerabilit` a del continuo
Nel 1872 Dedekind aveva aermato nel suo lavoro sui numeri che la retta
`e innitamente pi` u ricca di punti del dominio dei razionali, ma senza dare
formulazione precisa a questa aermazione; Cantor in una lettera del novem-
bre 1873 gli dice che pensa non possa essere data corrispondenza tra i numeri
naturali e i reali, a dierenza di quanto si pu`o fare per i razionali, ma non
sa come provarlo, e Dedekind conferma che pur essendo della stessa opinione
non ha alcuna idea per la dimostrazione. Cantor la trova nel dicembre del
1873 e la dimostrazione `e pubblicata nel 1874, in una versione semplicata
da Dedekind
19
.
Lesordio della collaborazione non `e molto lusinghiero dal punto di vi-
sta etico per Cantor. Alla prima lettera di Cantor Dedekind risponde che
il problema non gli pare importante, e gli espone invece una dimostrazio-
19
Cantor a stretto giro di posta gli dice di avere trovato la stessa semplicazione prima
di ricevere la lettera di Dedekind.
133
ne della numerabilit`a dei numeri algebrici
20
. Quando Cantor trova la sua
dimostrazione, che insieme a quella di Dedekind gli permette di aermare
lesistenza di numeri trascendenti, pubblica nel 1874 un lavoro che contiene
come primo teorema quello di Dedekind, con la dimostrazione di Dedekind, e
la stessa terminologia, ad esempio dellaltezza di un polinomio per il nume-
ro n+ [ a
0
[ +. . . + [ a
n
[, senza riportare la dovuta attribuzione; il secondo
teorema `e il proprio risultato, anche questo senza menzione di Dedekind.
Per quanto riguarda la non numerabilit` a dei reali, per cui Dedekind co-
munque si complimenta con Cantor, la versione semplicata da Dedekind
conteneva un riferimento alla continuit` a nel senso di Dedekind (nella forma
che una successione crescente e limitata superiormente ha un limite) che nella
pubblicazione `e lasciata cadere
21
.
Cantor giusticher`a la sua decisione di scrivere un articolo e di scriverlo
in quel modo con linvito ricevuto da Weierstrass di pubblicare il risultato
come una propriet` a dei numeri reali algebrici (da cui il titolo del lavoro),
mentre Dedekind gli aveva consigliato di presentarlo anche per i complessi.
Molto probabilmente nel circolo di Berlino era proibito nominare gli al-
lievi di Gottingen, e questo pu` o spiegare accademicamente il comportamento
di Cantor. Questo episodio, non isolato (si ricordi la pretesa di Cantor della
priorit` a nella denizione dellinnito), lascer` a una traccia nei rapporti tra i
due matematici; anche se non far` a mancare i propri consigli quando richie-
sto, Dedekind mostrer` a una certa riluttanza a informare il collega delle pro-
prie dimostrazioni; nellimmediato si verica una interruzione temporanea,
unilaterale, della corrispondenza.
Cantor infatti si lamenter`a nel 1899 con Hilbert delle dicolt` a per lui
incomprensibili avute con Dedekind:
Solo questautunno ho avuto la possibilit` a di discuterne con lui,
perche per ragioni a me incomprensbili `e stato adirato con me
per anni, e dal 1874 circa aveva quasi interrotto la precedente
corrispondenza
22
.
20
Alla prima risposta di Dedekind, Cantor replica che la dimostrazione di Dedekind
della numerabilit`a dei numeri algebrici, che lui non aveva menzionato, `e pi` u o meno la
stessa di quella da lui intravista, basata sulla numerabilit`a delle n-uple di numeri naturali:
Prendo n
2
1
, +. . . +n
2
r
e ordino gli elementi di conseguenza. Tuttavia questa vale per n
i
diversi da zero, e per lestensione ai nulli occorre inserire un parametro come laltezza.
21
Ferreiros, Labyrinth, cit., pp. 180-3.
22
Purkert e Ilgauds, Georg Cantor, cit., p. 154.
134
Per lo stesso motivo di riverenza verso Weierstrass, Cantor ridurr` a a un
breve cenno nellarticolo losservazione della esistenza di inniti diversi. Il
teorema di Cantor apriva in eetti un vaso di Pandora:
Ne concludo che tra le collezioni e gli insiemi di valori esistono
dierenze di essenza, che no a poco fa io non potevo scandaglia-
re
23
.
Nellarticolo tuttavia, per non scontentare Weierstrass, Cantor si era dovuto
limitare a un cenno di sfuggita inserito in bozze:
Cos` trovo la chiara distinzione tra un continuo e una collezione
del tipo della totalit` a di tutti i numeri reali algebrici
24
.
Il merito di Cantor `e stato quello di formulare e indagare le domande che si
presentavano nella nuova situazione.
Equipotenza di R e R
n
Gi` a nel gennaio del 1874, di nuovo Cantor pone a Dedekind un problema,
in diverse lettere alle quali Dedekind non risponde:
`
E possibile correlare univocamente una supercie (ad esempio un
quadrato contorno incluso) con una linea (ad esempio un segmen-
to estremi inclusi), in modo che a ciascun punto della supercie
corrisponda un punto della linea e, viceversa, a ogni punto della
linea un punto della supercie?
Pensava di no, ma era convinto che fosse dicile trovare una risposta.
Nel giugno del 1877, Cantor si fa coraggio a riprendere la corrispondenza e
comunica a Dedekind di aver risolto il problema, in una direzione inaspettata:
je le vois, mais je ne le crois pas, confessa Questa volta Dedekind risponde
e avanza una obiezione. La dimostrazione di Cantor considerava due numeri
in rappresentazione decimale
0,
1

2
. . . e 0,
1

2
. . .
23
Cantor-Dedekind Briefwechsel , cit., p. 16.
24
Weierstrass era interessato al teorema sui numeri algebrici per usarlo come tecnica per
la denizione di funzioni patologiche, ad esempio una funzione continua dierenziabile in
ogni punto trascendente e non dierenziabile in ogni punto algebrico; ma non voleva che
si sottolineasse la dierenza di inniti.
135
e vi associava il numero
0,
1

2
. . .
Ma siccome la rappresentazione decimale non `e unica, ad esempio per i
razionali che hanno o tutti 0 da un certo punto in poi o tutti 9, se si sceglie
una particolare rappresentazione alcuni punti del segmento, ad esempio quelli
della forma
0,
1

2
0
3
0
4
0
5
0 . . . ,
non risultano correlati di nessuna coppia.
Due giorni dopo Cantor `e in grado di comunicare a Dedekind una nuova
dimostrazione, con una ingegnosa distinzione in due passi, pur esprimen-
do il suo dispiacere che la questione non possa essere risolta senza le pi` u
complicate considerazioni.
La nuova dimostrazione ripete prima quella originale, ma ristretta a punti
di coordinate irrazionali e usando lo sviluppo in frazioni continue, che `e unico.
Quindi stabilisce una corrispondenza tra lintervallo [0, 1] e linsieme degli
irrazionali contenuti nellintervallo [0, 1], che indichiamo con [0, 1]

.
La dimostrazione di questo fatto non `e diretta. Se r

`e una enume-
razione di tutti i razionali dellintervallo, e

una successione qualunque


crescente di numeri irrazionali tendente a 1 (ad esempio 1

2
2
n
), si pu` o
facilmente stabilire una corrispondenza biunivoca tra [0, 1]

= [0, 1] r

e
[0, 1]

. Quindi resta da stabilire una corrispondenza biunivoca tra [0, 1]


e [0, 1]

. Siccome

divide [0, 1] in inniti intervallini,


-
0 1
t t t t

1

2
Cantor si dice sicuro che Dedekind non avr`a dicolt` a a vedere che `e suciente
mostrare in generale che esiste una corrispondenza biunivoca tra un qualsiasi
intervallo chiuso [a, b] e lintervallo semichiuso (a, b].
La riduzione del problema si pu`o vedere in questo modo.
136
-
0 1
t t t t

1

2
- t t t t
?
A
A
A
AU
Se si mandano i numeri minori di
1
in se stessi, quindi sfutttando lesistenza di
una corrispondenza biunivoca tra [
1
,
2
] e (
1
,
2
] si manda
1
dove `e mandato
dalla corrispondenza, e analogamente gli altri elementi di (
1
,
2
], si ottiene una
corrispondenza biunivoca tra [0,
2
] e [0,
2
]
1
.
Per estendere la corrispondenza allintervallo (
2
,
3
], occorre tuttavia che nella
precedente corrispondenza tra tra intervallo chiuso e intervallo semichiuso,
2
sia
mandato su se stesso
25
. Allora nella successiva estensione si pu`o modicare il
corrispondente di
2
. In base alla corrispondenza biunivoca tra [
2
,
3
] e (
2
,
3
],
con
3
mandato su
3
,
2
pu`o essere mandato dove lo manda la corrispondenza,
e cos` gli altri elementi, ottenendo, con la composizione con la precedente, una
corrispondenza biunivoca tra [0,
3
] e [0,
3
]
1
,
2
.
La corrispondenza tra [0, 1] e [0, 1]

si denisce quindi iterando il proce-


dimento, dopo aver ssato per ogni una corrispondenza biunivoca tra [

,
+1
]
e (

,
+1
].
Cantor prova il lemma per [0, 1] e (0, 1] con una famosa gura di una
curiosa curva, sia nella lettera a Dedekind sia nellarticolo (vedi Figura 1).
Se nella gura si pone c = 1, 1), e p = 1, 0), la funzione che stabilisce la corri-
spondenza biunivoca tra [0, 1] e lintervallo (0, 1] `e costituita dai segmenti obliqui
[a, b), [a

, b

), . . . e dalla coppia p, c); i punti b e b


i
e a, a

, . . . si ottengono dimez-
zando via via gli intervalli. La funzione ha una facile rappresentazione analitica,
ma Cantor si basa sulla gura, di per se eloquente.
Sullasse verticale si veda rappresentato lintervallo (0, 1] e su quello orizzontale
lintervallo [0, 1]. Il primo tratto della curva stabilisce una corrispondenza biunivo-
ca tra [a, 0) e [0, b), con a che corrisponde a 0. Il secondo tratto di curva stabilisce
una corrispondenza biunivoca tra [a

, a) (o meglio [a
1
, a) dove a
1
`e lordinata di
a

) e [b, b
1
), e cos` via. Lestremo 1 si fa corrispondere a 1.
Non cerano ancora i teoremi generali sugli insiemi che permettono di af-
fermare ad esempio che la dierenza tra un insieme di una data cardinalit`a
25
Cantor non lo dice, ma risulta dalla successiva dimostrazione.
137
Figura 1: La dimostrazione della equipotenza di [0, 1] e di (0, 1].
innita e uno di cardinalit` a minore ha la stessa cardinalit` a del primo, oppure
che aggiungendo un elemento a un insieme innito non cambia la cardinalit` a,
che servirebbe per il lemma sugli intervalli. Per dimostrare il lemma in segui-
to si ragioner` a cos`: se un insieme X `e innito, esso contiene un sottoinsieme
numerabile x
n

n>0
, e se a / X, una corrispondenza biunivoca tra X a
e X si ottiene mandando a in x
1
, ogni x
i
in x
i+1
e gli altri elementi su se
stessi.
Nellottobre del 1877 Cantor trova una dimostrazione pi` u semplice, e
pi` u insiemistica, perche basata su propriet` a degli insiemi numerabili, non
dimostrate ma che verranno in seguito riconosciute e generalizzate. Nella
138
esposizione, Cantor usa ancora il linguaggio dellanalisi
26
, parla cio`e di una
variabile e che prende tutti i valori irrazionali > 0 e < 1, e di una x che
assume tutti i valori in [0, 1], e scrive e x per indicare che i valori della
variabile e possono essere correlati 1-1 con quelli della variabile x.
Sia ora

la successione dei numeri razionali in [0, 1] e

una successione
qualsiasi di numeri irrazionali; sia h una variabile che prende tutti i valori in
[0, 1] esclusi quelli di

e di

. Allora, con una sua notazione particolare per


quella che diremmo lunione, x `e lunione di h,

mentre e `e lunione di
h e

.
Questa, si pu`o considerare lunione di h,
2
e
2+1
, e allora `e ovvio come
stabilire la corrispondenza biunivoca: h `e mandato su h,

su
2
e

su

2+1
.
Entrambe le dimostrazioni sono pubblicate nel Beitrag del 1878, dove
`e evidente che sono riassunte tutte le riessioni maturate in quegli anni.
Larticolo inizia con la denizione di potenza:
Se due variet`a ben denite M ed N possono essere coordinate
luna allaltra univocamente e completamente, elemento per ele-
mento (cosa che, se possibile in un modo, pu` o sempre realizzarsi
in pi` u di un modo) adotteremo nel seguito lespressione che que-
ste due variet`a hanno la stessa potenza o, anche, che esse sono
equivalenti .
Senza dimostrazione
27
Cantor aerma che se M ed N non hanno la stessa
potenza, allora o M `e equivalente
28
a una parte di N (la potenza di M `e
minore di quella di N) o N `e equivalente a una parte di M (la potenza di M
`e maggiore della potenza di N.
Come esempi di potenze, Cantor indica il caso delle variet` a nite, quin-
di di quelle numerabili (anche senza usare questo termine, Abzahlbar, che
adotter` a nel 1879). A proposito di queste, enuncia due teoremi, che in
terminologia successiva aermano:
26
`
E ancora sotto linuenza dei berlinesi, no a quando non si riterr`a oeso e maltrattato;
in seguito svilupper`a invece il linguaggio insiemistico.
27
La dimostrazione della confrontabilit`a dei cardinali, o tricotomia, fu dimostrata solo
da Zermelo nel 1904 come corollario del teorema del buon ordinamento, quindi con il
principio della scelta.
28
[Noi diremo in seguito equipotente.]
139
Se M `e numerabile, ogni sua parte innita `e numerabile
29
.
Se M

, M

, . . . `e una successione nita o innita di insiemi numerabili, la


loro unione `e numerabile.
Il resto del lavoro `e dedicato al continuo, e termina, parlando di variet`a
lineari per i sottoinsiemi inniti di R, con losservazione:
. . . appare plausibile il teorema che il numero delle [. . . ] classi di
variet` a lineari `e nito, e precisamente uguale a due.
Quindi, le variet` a lineari consisterebbero di due classi, la prima
delle quali include tutte le variet`a che possono essere messe nella
forma: functio ips (dove percorre tutti i numeri interi positi-
vi); mentre la seconda consiste di tutte quelle variet`a che possono
essere ridotte alla forma : functio ips x (dove x pu` o prendere tutti
i valori reali 0 e 1).
Questa `e la prima comparsa di quella che diventer`a dellipotesi del continuo.
Dimensione, topologia e misura
In una lettera a Dedekind del giugno 1977 Cantor aveva spiegato di aver
iniziato a interessarsi alla questione dal punto di vista dei fondamenti della
geometria, probabilmente sotto linuenza di Riemann, e di aver notato come
si desse in generale per scontato che n `e il numero di coordinate necessario a
individuare un punto in una variet` a a n dimensioni.
Con il suo risultato
Sembra ora a me che tutte le deduzioni losoche e matematiche
che fanno uso di tale erronea assunzione siano inaccettabili. Si
deve piuttosto cercare la distinzione tra gure con diverso numero
di dimensione in aspetti completamente dierenti dal numero di
coordinate indipendenti che `e preso essere caratteristico.
Dedekind risponde invitandolo alla cautela e osservando che il risultato non
mette in discussione la nozione di dimensione, piuttosto indica che nella
denizione di dimensione occorre introdurre una condizione di continuit` a, e
29
Conoscendo questo risultato, Cantor avrebbe potuto dare una dimostrazione pi` u sem-
plice di [0, 1] (0, 1], considerando ad esempio il sottoinsieme dei razionali, ma era
evidentemente aezionato alla sua dimostrazione.
140
che quindi le corrispondenze come quelle utilizzate da Cantor devono essere
necessariamente completamente discontinue.
Negli anni immediatamente successivi ci fu una frenesia di lavoro sulla
dimensione; Jakob L uroth (1844-1910) dimostr` o che nessuno spazio di di-
mensione maggiore o uguale a due poteva essere applicato in modo iniettivo
e continuo su uno spazio di dimensione 1; ma a parte il caso 2, le dimostra-
zioni erano troppo complicate; la migliore sembra sia stata quella di Eugen
Netto (1848-1919), solo che cera sempre una certa circolarit`a, nella deni-
zione di dimensione da cui si parte, e una certa oscurit` a nella denizione
di dimensione dei sottospazi di cui si tratta. Cantor pubblic`o nel 1879 una
sua dimostrazione sulla invarianza della dimensione per funzioni univoche e
continue, che solo venti anni dopo fu seriamente criticata da Enno J urgens
(1849-1907); nel frattempo `e stata generalmente accettata come denitiva
30
.
Lo studio degli insiemi di punti per la teoria delle funzioni in quegli anni
aveva unimpennata, ma si trovava in uno stato di eccitazione e di grande
confusione. Dirichlet aveva suggerito la distinzione tra insiemi densi e insiemi
sparpagliati, deniti come quelli che in seguito sono stati chiamati ovunque
non densi
31
, come si trattasse di una dicotomia.
Si consideravano almeno tre condizioni, per caratterizzare insiemi pic-
coli, o trascurabili: 1) ovunque non denso, 2) copertura con intervalli di
lunghezza totale arbitrariamente piccola, 3) numero nito di punti di accu-
mulazione come se fossero equivalenti.
Quindi ad esempio un insieme con un numero nito di punti di accu-
mulazione lo si sarebbe potuto ricoprire con intervalli di lunghezza totale
arbitrariamente piccola, e trascurare nellintegrazione. Largomento fu svi-
luppato da Rudolf Lipschitz (1832-1903), in uno studio delle funzioni con una
innit` a di punti di discontinuit` a, e accettato come corretto no al 1880: si
poteva dividere lintervallo in modo tale che inniti punti cadessero in inter-
valli di ampiezza arbitrariamente piccola, e fuori ne restassero niti, e quindi
estendere i teoremi sugli insiemi eccezionali di punti.
Cera molta competizione e quindi fretta di pubblicare, con concetti
non ancora bene padroneggiati. In seguito le ricerche si dierenzieranno in
disclipline diverse, da una parte la topologia, dallaltra la teoria della misura.
30
Per maggiori informazioni, si veda Dauben, Georg Cantor, cit. pp. 70-76.
31
Un insieme X contenuto in un intervallo `e ovunque non denso nellintervallo se co-
munque si diano due punti dellintervallo tra di essi si pu`o sempre trovare un intervallo
entro cui non cadono punti di X.
141
Hermann Hankel (1839-1873), che denisce esplicitamente le nozioni sug-
gerite da Dirichlet, dimostra erroneamente che se linsieme dei punti nei quali
loscillazione di una funzione `e > `e ovunque non denso, la lunghezza totale
degli intervalli nei quali le oscillazioni sono > 2 pu` o essere resa piccola a
piacere.
Anche sostituendo insiemi di prima specie in 3) a insiemi con un nu-
mero nito di punti di accumulazione le condizioni restano tutte diverse;
ma la confusione era aumentata da risultati parziali corretti, come quello di
Ulisse Dini (1845-1918) che gli insiemi di prima specie possono essere coperti
da intervalli arbitrariamente piccoli.
Tra il 1879 e il 1884 Cantor pubblica una serie di sei articoli dal titolo

Uber unendlich lineare Punktmannigfaltigkeiten, nel Journal di Crelle,


dedicati a presentare una serie di risultati matematici. Con il procedere
della serie, nel 1883 il quinto contributo avr` a un carattere diverso, e sar` a
ripubblicato a parte, perche Cantor si era reso conto che la sua era una vera
e propria teoria nuova, e inizier` a a discuterne le caratteristiche generali.
Questi articoli si inseriscono in una copiosa produzione relativa in parte
agli stessi argomenti, sicche c`e ampio spazio per discussioni di priorit`a, anche
perche la terminologia non era consolidata. Non `e chiaro ad esempio se sia
stato Paul du Bois-Reymond (1831-1889) o Cantor a dare un primo esempio
di un insieme di seconda specie
32
.
Ma la serie di Cantor si distingue dagli occasionali interventi degli al-
tri matematici per la manifesta volont` a di sviluppare una teoria specica e
astratta degli insiemi di punti.
La serie inizia come una analisi degli insiemi inniti di punti della retta
(o di spazi di dimensione superiore, considerando anche le corrispondenze
stabilite da Cantor stesso).
Nel primo lavoro del 1879 si propone una caratterizzazione e classica-
zione degli insiemi in base ai loro insiemi derivati; Cantor intende applicarla
tuttavia, a dierenza degli altri colleghi impegnati sullo stesso argomento, al-
lo studio della cardinalit` a degli insiemi; aerma che appoggiandosi a questa
idea si pu` o raggiungere la pi` u completa chiarezza per la determinazione di
un continuo. Gi` a aveva considerato a suo tempo gli insiemi di prima specie;
ora sono deniti di seconda specie quelli per cui gli n-esimi derivati sono
tutti non vuoti per ogni n.
32
La denizione `e data immediatamente sotto.
142
Cantor non ha in questo primo lavoro risultati originali, sembra che lo
pubblichi con una certa fretta come una specie di manifesto programmatico e
per mettere le mani avanti su questioni di priorit` a; introduce tuttavia unap-
posita denizione per un nuovo tipo di insiemi, i cosiddetti ovunque densi
33
,
e indaga il collegamento con il concetto di insieme derivato; per esempio un
insieme `e ovunque denso in un intervallo se lintervallo `e contenuto nel suo
insieme derivato; insiemi ovunque densi sono di seconda specie
34
.
Ripropone anche la denizione di insiemi della stessa potenza, e d` a esempi
di insiemi numerabili e di insiemi della potenza del continuo, potenze distin-
te secondo la sua dimostrazione, che riformula, in modo inessenziale, nella
terminologia degli insiemi ovunque densi.
I simboli di infinito
Il lavoro del 1880 `e interessante innanzi tutto per la precisazione del-
le notazioni e della terminologia; Cantor ha evidentemente capito che deve
attrezzarsi per la nuova teoria: introduce una notazione per lunione e linter-
sezione, e una per lunione disgiunta; la terminologia `e ancora quella algebrica
di Dedekind: divisore per contenuto in.
Viene quindi osservato che P
n+1
P
n
per ogni n 1 e lintersezione
di tutti gli insiemi derivati di ogni ordine n di un insieme P, se non sono
vuoti da un certo punto in poi, `e un insieme, che Cantor denota con P
()
.
Naturalmente da P
()
pu` o proseguire nella iterazione della operazione del
passaggio allinsieme derivato, e usare simboli per andare avanti, come +1
e cos` via, costruendo formalmente polinomi nel simbolo , e poi anche
lesponenziazione. D` a un esempio di un insieme P tale che P
()
contiene
un solo elemento, quindi P
(+1)
non esiste, mostrando che anche ai livelli
inniti loperazione di derivazione non si banalizza
35
.
Qui vediamo una generazione dialettica di concetti, che condu-
33
Ma il concetto risale a Dirichlet ed era stato gi`a precisato da Hankel.
34
Cantor dichiara di voler tornare sullargomento per discutere se ogni insieme di seconda
specie `e tale che esista sempre un intervallo in cui `e denso. du Bois-Reymond si adombra,
e in un successivo articolo introduce una nota nella quale aerma di aver comunicato
anni prima a Cantor un controesempio (la terminologia `e leggermente diversa, du Bois-
Reymond parla di punti di condensazione di un determinato ordine invece che di derivati
di un certo ordine). Non si pu`o escludere che entrambi siano arrivati indipendentemente
ai loro esempi.
35
In particolare P `e un esempio di insieme di seconda specie che non pu`o essere denso
su nessun intervallo.
143
ce sempre pi` u avanti, e cos` resta in se necessariamente e di
conseguenza libera da ogni arbitrariet`a.
I concetti non sono tuttavia approfonditi, si parla invece di simboli di in-
nito, trattati come etichette per gli insiemi che continuano a essere il centro
dellattenzione. Dicendo che hanno una generazione dialettica vuol dire forse
che i due movimenti, del prendere il derivato e del fare lintersezione quando
si `e iterato, si richiamano lun laltro con una sorta di necessit`a; il che signica
probabilmente che hanno una loro indipendenza e giusticazione intrinseca,
e tuttavia Cantor aerma che sono concetti radicati negli insiemi derivati, e
questi sono loggetto di studio, e i simboli di innito solo delle etichette.
Cantor pensava che i nuovi simboli sarebbero stati essenziali per studiare
le propriet` a degli insiemi di seconda specie, che erano ancora da approfondire.
Nel terzo articolo del 1882 Cantor estende terminologia e propriet`a prece-
denti a insiemi di spazi a pi` u dimensioni, ma aronta anche la questione della
natura della continuit` a. Il passaggio a pi` u dimensioni `e importante perche
lo porta a osservare che le denizioni date, in particolare quella di potenza,
non sono aatto limitate agli insiemi lineari di punti, ma valgono per tutte
le molteplicit`a ben denite.
Il concetto di potenza che include come caso speciale il concetto
di numero intero [. . . ] e che dovrebbe essere considerato come il
tratto pi` u genuino e generale degli insiemi, non `e in alcun modo
limitato agli insiemi lineari. Pu` o essere considerato molto a mag-
gior ragione come un attributo di ogni molteplicit`a ben denita,
qualunque caratteristica concettuale abbiano i suoi elementi.
Qui occorre una specie di denizione degli aggregati astratti ben deniti:
Chiamo ben denito un aggregato (collezione, insieme) di elemen-
ti che appartengono a un qualsiasi dominio di concetti, se esso pu` o
essere considerato internamente determinato sulla base della sua
denizione e in conseguenza del principio logico del terzo escluso.
Deve essere anche internamente determinato se un oggetto che
appartiene allo stesso dominio di concetti appartiene allaggre-
gato come elemento o no, e se due oggetti che vi appartengano,
nonostante dierenze formali, siano uguali o no.
Nel concetto di determinazione non si deve fare riferimento ai metodi dispo-
nibili al presente:
144
In generale le distinzioni rilevanti non possono essere fatte con
certezza e precisione sulla base delle potenzialit` a o dei metodi
attualmente disponibili. Ma questo non `e rilevante. Lunica con-
dizione riguarda la determinazione interna, dalla quale nei casi
concreti, quando `e richiesto, una determinazione attuale (ester-
na) deve essere ricavata per mezzo di un perfezionamento delle
risorse.
Nellarticolo si sbilancia un po di pi` u sulla importanza del concetto di
potenza, lasciando intuire anche la sua intenzione di considerare applicazioni
fuori dalla matematica:
Se pensiamo solo alla matematica e trascuriamo per ora altre aree
concettuali, la teoria degli aggregati data qui abbraccia laritme-
tica, la teoria delle funzioni e la geometria. Le riunisce, in termini
del concetto di potenza, in una unit` a superiore.
Cantor dimostra anche qualche propriet` a degli insiemi numerabili, come
il fatto che un sottinsieme innito di un insieme numerabile `e numerabile, e
lunione di due o di una innit` a numerabile di insiemi numerabili `e numera-
bile, propriet` a gi`a enunciate nel 1878 e che aerma essere la base per tutte
le dimostrazioni di numerabilit`a.
Quindi presenta la propriet` a nota ora anche come propriet`a di Suslin, che
in un spazio continuo, a n dimensioni, una famiglia innita di insiemi continui
a due a due disgiunti `e al pi` u numerabile. Nel caso n = 1 una famiglia di
intervalli a due a due disgiunti `e al pi` u numerabile. Per n = 3, Cantor usa tale
propriet` a in alcune speculazioni di sica matematica: osserva che `e possibile
togliere da un continuo un insieme numerabile ovunque denso, e avere che
nellinsieme restante si possono dare per ogni due punti linee continue che li
uniscono passanti interamente in esso. Ne ricava la conferma che lidea della
continuit`a, intuitivamente basata sul moto continuo, debba essere del tutto
rivista. In nota spiega la necessit` a di una concettualizzazione aritmetica in
matematica, aritmetica nel senso di essere indipendente dallintuizione o
dalla geometria.
Come ulteriore conseguenza, Cantor dimostra che se P

`e numerabile,
esiste qualche per cui P
()
`e vuoto, e viceversa se per qualche P
()
`e vuoto
allora P e P

sono numerabili. Il teorema, oltre a essere un primo passo verso


il teorema posteriore di Cantor-Bendixson, fu utilizzato da Mittag-Leer
145
per costruire una funzione analitica con un insieme innito di poli isolati,
risolvendo un problema posto da Weierstrass.
Nel quarto articolo, del 1883, c`e la nuova notazione + per lunione, in
vista di un pi` u accurato studio della decomposizione degli insiemi; ci sono
gli insiemi isolati, che non contengono i loro punti di accumulazione; Cantor
dimostra che ogni insieme isolato `e numerabile, e che se l-esimo derivato di
un insieme P di seconda specie `e numerabile anche P `e numerabile. Per un
insieme non numerabile, l-esimo derivato `e non numerabile non solo per
nito, ma anche per i simboli inniti.
In queste dimostrazioni si rivela comodo un procedimento algebrico di
composizione e decomposizione: un insieme `e isolato se P P

=
36
, e per
un qualunque insieme P, rimuovendo P P

si ottiene un insieme isolato


Q = P (P P

), quindi P = Q + (P P

).
Inoltre
P

= (P

) + (P

) + . . . + P
()
e siccome tutti i P
(n)
P
(n+1)
sono isolati, se P
()
`e numerabile anche P e
P

lo sono. Generalizzando con


P

= (P

) + (P

) + . . . + (P
()
P
(+1)
) + . . . + P
()
,
la stessa conclusione sembrerebbe potersi raggiunge se `e preceduto solo da
una innit` a numerabile di simboli di innito. La dimostrazione sar` a data
solo nella sesta parte della serie, non avendo ancora Cantor gli strumenti per
discutere tali .
Inizia in questo articolo lindagine che lo introduce alla teoria della misura,
o del contenuto, discutendo le nozioni di contenuto trascurabile, o nullo; mo-
stra la sua insoddisfazione per le denizioni di Harnack e du Bois-Reymond,
e alla lunga ha avuto ragione lui, le sue sono quelle che sono passate nella
matematica. Cantor osserva anche che se il primo derivato di un insieme P
`e numerabile, allora `e possibile chiudere P in un numero nito di intervalli
di ampiezza arbitrariamente piccola.
I numeri transfiniti
Nel 1883 Cantor pubblica il quinto lavoro della serie anche separatamente,
sotto il titolo di Grundlagen einer allgemeinen Mannigfaltigkeitslehre, con
una parte losoca di contestazione dei loso che da Aristotele in poi hanno
negato la possibilit`a di trattare e dominare razionalmente linnito attuale;
36
Il simbolo per lintersezione era D.
146
tra gli obiettivi polemici di Cantor c`e ad esempio Tommaso dAquino, che
sosteneva che il continuo non `e fatto n`e di innite n`e di un numero nito
di parti, ma di nessuna parte (Aristotele era per la divisibilit` a senza ne,
la scuola atomista per il raggiungimento degli atomi). Torneremo su questa
parte del lavoro
Lesordio descrive lobiettivo principale, che va al di l` a dellanalisi degli
insiemi di punti.
Il resoconto delle mie ricerche nella teoria delle variet` a ha rag-
giunto un punto nel quale ogni ulteriore progresso dipende dalla
estensione del concetto di numero intero reale [real ] oltre i conni
precedenti; questa estensione si trova in una direzione che, per
quanto ne so, nessuno ha mai tentato di esplorare.
Quindi sono presentati i numeri transniti come una sistematica e legit-
tima estensione del sistema dei numeri niti. I numeri naturali sono generati
ciascuno con laggiunta di una unit`a, e questo `e il primo principio di genera-
zione. Ma si pu` o pensare come limite a cui tendono i numeri niti, visti
per cos` dire dal di fuori: quando un insieme di numeri pu`o essere considerato
senza limite, nuovi numeri possono essere generati postulando lesistenza di
numeri pi` u grandi di tutti quelli nel dato insieme. Il secondo principio di
generazione aerma che per ogni successione denita di numeri interi reali
[real , concreto, non reell , che indica i numeri reali, vedi sotto] deniti, tra
cui non esiste uno massimo, `e creato un nuovo numero come limite
37
di quei
numeri, cio`e come il primo numero pi` u grande di tutti quelli.
La seconda classe di numeri `e formata da quei numeri che possono essere
ottenuti con questi due principi di generazione, con la restrizione posta da
un terzo principio, che `e un principio di limitazione [Hemmungsprinzip], che
richiede che ciascun elemento di questa classe deve essere preceduto da una
innit` a di numeri della cardinalit`a della prima classe (cio`e deve essere unin-
nit` a numerabile; la prima classe `e la classe, numerabile, dei numeri niti).
Il principio `e opportuno perche imponendo dei vincoli permette di generare
segmenti naturali della successione assolutamente innita dei numeri.
Limmagine della serie transnita come presentata da Cantor `e
, + 1, . . . ,
0

+
1

1
+ . . . +

, . . . ,

, . . . , . . .
37
La parola limite `e usata soltanto per analogia, e vuole indicare che , ad esempio,
viene dopo tutti gli n N ed `e il pi` u piccolo numero pi` u grande di tutti gli n N.
147
Di qui in avanti il simbolo sostituisce il segno per distinguere il
simbolo dellinnito attuale da quello potenziale.
Cantor chiama numeri gli enti prodotti dai suoi principi di generazione,
addirittura li chiama numeri reali , per sottolineare la loro realt`a, in confronto
ai lavori precedenti in cui erano chiamati meramente simboli.
Ricorda come anni fa aveva introdotto i numeri interi reali inniti, ma
senza avere realizzato che erano numeri concreti di reale signicato.
I numeri di cui parla Cantor sono i numeri ordinali, non quelli cardinali,
nonostante avesse detto che era il concetto di potenza che generalizzava i
numeri interi. Ma i nuovi numeri permettono di precisare il concetto di
potenza, e gli argomenti sono intrecciati. In particolare dalla considerazione
degli ordinali risulta possibile riconoscere una successione di potenze di cui
ciascuna `e la potenza immediatamente maggiore della precedente.
Viene discussa infatti la seconda classe numerica, facendo vedere che ha la
potenza immediatamente successiva a quella (numerabile) dei suoi elementi.
Nella dimostrazione introduce il primo elemento della terza classe che indica
con , simbolo in seguito utilizzato per la classe di tutti gli ordinali
38
.
Nello stesso lavoro, Cantor d`a una denizione di insieme bene ordinato,
come quello i cui insiemi sono ordinati in una successione che ha un primo
elemento, ed `e tale che ognuno, se non `e lultimo, ha un ben denito suc-
cessore e per ogni insieme nito o innito di elementi ne esiste uno che `e il
loro immediato successore (a meno che non ci sia nulla nella successione che
li segue tutti)
39
.
Aerma che la realt` a oggettiva dei numeri transniti ha la sua radice nella
esistenza di insiemi bene ordinati, che si possono numerare (Anzahl ). Cerca
di riprodurre cos` lidea del mettere in ordine o in la contando. Questo
numerare esprime lordine in cui gli elementi si presentano.
Il collegamento dei numeri con i buoni ordini `e una svolta nella costruzione
della teoria. Esso permette di fare a meno dei principi di generazione, e
di presentare una introduzione dei numeri ordinali transniti che Cantor
38
Il primo ordinale non numerabile nella teoria moderna `e indicato con
1
.
39
La denizione non `e quella solita, ma cattura il concetto. Dato un sottoinsieme X
non vuoto infatti, si consideri x [ y x(y / X). Questo insieme ha un immediato
successore a, che `e il minimo di X (se `e vuoto, il primo elemento dellinsieme `e anche il
minimo di X). Viceversa, ammesso il principio del minimo, e dato un insieme di elementi
X per cui esiste un a maggiore di tutti, linsieme degli elementi che sono maggiori di tutti
gli elementi di X ha un minimo che `e il loro successore immediato (le altre due propriet`a
sono ovvie.
148
pensa possa essere pi` u accettabile; spiega infatti in una lettera a Kronecker
dellagosto 1884:
Io parto dal concetto di insieme bene ordinato e chiamo insiemi
bene ordinati dello stesso tipo (o con lo stesso numero) quelli che
possono essere messi in relazione tra loro in modo reciprocamente
univoco conservando da ambo i lati la successione dei ranghi , e
ora intendo con numero il segno o il concetto per un certo tipo di
insiemi bene ordinati
40
.
La dierenza tra numero e numerare, tra Zahl e Anzahl , introduce los-
servazione sulla dierenza tra gli insiemi niti, per cui diverse numerazioni
danno sempre lo stesso risultato, e quelli inniti, per cui non `e cos`: ordini
dierenti danno numerazioni dierenti. Per insiemi niti i concetti di potenza
e di Anzahl , di cardinale e ordinale, coincidono.
Per insiemi inniti, ogni insieme che ha la potenza della prima classe `e
numerabile da un numero della seconda classe: In eetti, linsieme pu` o essere
sempre disposto in modo che sia enumerato da un qualsiasi numero della
seconda classe. Questo numero d` a la numerazione [Anzahl ] degli elementi
dellinsieme rispetto alla successione. Cos` ogni insieme con la potenza della
seconda classe pu` o essere enumerato con i numeri della terza classe, e cos`
via.
Ma se si fa un passo ulteriore di contemplare tutti i tipi di insiemi
bene ordinati della prima potenza, si arriva necessariamente ai
numeri transniti della seconda classe di numeri, e attraverso
questi alla seconda potenza
41
.
Per completare questa nuova impostazione, occorreva tuttavia come base
un risultato preliminare:
Il concetto di insieme bene ordinato risulta essere fondamentale
per tutta la teoria delle variet` a. In un successivo articolo di-
scuter` o la legge del pensiero che aerma che `e sempre possibile
mettere ogni insieme ben denito nella forma di un insieme bene
40
Cit. da Meschkowski e Nilson, cit., pp. 251-2.
41
ibidem.
149
ordinato; a me questa sembra una legge del pensiero fondamenta-
le e di eccezionale rilevanza, notevole soprattutto a motivo della
sua validit` a generale
42
.
Cantor intendeva dedicare allargomento una terza parte dei Beitrage, che
non fu mai composta. Si trova qui enunciato quello che diventer` a noto come
Teorema del buon ordinamento. Negli anni successivi Cantor diventer` a
meno sicuro del suo carattere di legge del pensiero, e cercher` a inutilmente
di dimostrarlo. Il problema lo assiller` a tuttavia negli ultimi anni del secolo,
anche in connessione con i paradossi, come vedremo.
Nelle Grundlagen, passa poi a considerare le leggi aritmetiche degli ordi-
nali, ricavandole in modo essenziale dalle operazioni su insiemi bene ordinati.
Introduce la distinzione tra quelli che saranno detti ordinali successori e ordi-
nali limite. Studia anche le operazioni inverse della addizione e moltiplicazio-
ne, e cerca di denire i numeri primi. Anticipa un teorema di fattorizzazione
unica, che sar`a dimostrato solo nel 1897. In questo modo giustica laerma-
zione iniziale che i numeri transniti oltre a essere ben deniti posseggono
propriet` a numeriche. Studia anche argomenti che poi saranno abbandonati,
come i tipi puri coniugati.
Grande spazio ha di nuovo la discussione del continuo, nel 10 delle
Grundlagen, anche dal punto di vista losoco, come vedremo pi` u oltre.
Per Cantor lintuizione tradizionale del continuo veniva dai movimenti con-
tinui, rappresentati dalle funzioni continue, che per` o erano state sorpassate
come interesse e importanza da altre, mentre lanalisi non si era rivolta con
suciente indipendenza al continuo stesso; egli aveva gi` a mostrato come mo-
vimenti continui fossero possibili su domini fortemente discontinui nel senso
usuale del termine.
Ora osserva che ogni insieme il cui primo derivato fosse pi` u che numerabile
poteva essere scomposto in un insieme perfetto (uguale al proprio derivato),
e in un insieme nito o numerabile
43
. Ne deduceva che i continui dovevano
essere perfetti, ma la condizione non era suciente, perche potevano esserci
insiemi perfetti non densi in nessun intervallo, come mostrava lesempio del
suo insieme ternario.
Tale insieme `e formato da tutti i numeri della forma
z =
c
1
3
+
c
2
3
2
+ . . . +
c

+ . . .
42
Grundlagen, cit., p. 169.
43
Il risultato riportato nelle Grundlagen `e una diversa scomposizione, ma errata, e sar`a
corretta nel lavoro successivo.
150
dove i coecienti c prendono i valori 0 o 2. Linsieme non `e denso in al-
cun intervallo, `e chiuso, perfetto e non contiene punti interni. Ogni punto
dellinsieme `e un punto di accumulazione e linsieme `e pi` u che numerabile
44
.
La nozione mancante nella denizione del continuo era individuata da
Cantor nella connessione: due punti qualunque dovevano poter essere uniti
da una successione nita t
1
, . . . , t
n
di punti tali che le distanze tra t
i
e t
i+1
fossero minori di
45
.
La nozione di connessione rimpiazzava quella di densit` a, mostrandosi pi` u
adeguata di quella per lanalisi del continuo. Cantor critica tuttavia la de-
nizione di Bolzano, che aveva proposto la connessione come denizione del
continuo; lo fa sulla base del suo esempio del 1882 di un insieme dal quale era
stato rimosso un insieme ovunque denso di punti ma dove linee continue con-
nesse erano possibilli. Critica daltra parte anche Dedekind, che secondo lui
avrebbe troppo sottolineato il carattere perfetto del continuo, a scapito della
connessione. La denizione cantoriana del continuo, come insieme perfetto e
connesso, si ritrover` a ancora negli studi geometrici astratti della prima parte
del nostro secolo.
Inne Cantor annuncia di pensare di poter dimostrare che la potenza di
tali continui `e quella della seconda classe: lipotesi del continuo.
Il sesto articolo della serie `e dedicato soprattutto agli insiemi perfetti;
generalizzando la dimostrazione della non numerabilit` a dei reali, Cantor di-
mostra che un insieme numerabile non `e mai perfetto. Quindi insiste di pi` u
sugli insiemi derivati di ordine transnito. Torna sulla scomposizione in un
insieme perfetto e uno numerabile, introducendo la dimostrazione corretta di
Ivar Bendixson (1861-1935)
46
, nota poi come teorema di Cantor-Bendixson:
se P

`e pi` u che numerabile, P si scompone nelle unione di un insieme perfetto


44
Linsieme si pu`o ottenere gracamente da un intervallo dividendolo in tre parti ugua-
li, eliminando lintervallo centrale e ripetendo loperazione separatamente sugli intervalli
rimasti e su quelli cos` generati:
-
0 1
r r r r
45
La denizione, per quanto utile a Cantor, non `e del tutto convincente, in quanto anche
Q risulterebbe connesso. In seguito in topologia tale condizione sar`a sostituita da unaltra
versione.
46
Bendixson `e il primo matematico, a parte Dedekind, che d`a un contributo alla
costruzione della teoria di Cantor.
151
(P
()
) e di un insieme nito o numerabile R tale che per un della prima o
seconda classe numerica R R

= .
Denisce gli insiemi chiusi, come quelli per cui P

P, e introduce lidea
di insieme denso in se, o contenuto nel derivato, che di conseguenza `e perfetto.
Separati sono detti gli insiemi di cui nessuna parte `e densa in se.
Quindi Cantor presenta il suo importante contributo alla teoria della mi-
sura, denendo il contenuto: dato un insieme, lavora sulla sua chiusura; ogni
punto viene incluso in una sfera; si denisce lintegrale sullinsieme di queste
sfere poi si prende il limite facendo tendere a zero il raggio delle sfere. Il
contenuto di un insieme risulta uguale a quello dellinsieme derivato, quindi
se un insieme `e riducibile, cio`e il derivato -esimo `e nullo, il contenuto `e zero;
se non `e riducibile, il contenuto `e uguale a quello di un insieme perfetto; un
insieme perfetto ha contenuto zero solo se non `e denso su nessun intervallo,
come il suo insieme ternario. Insiemi perfetti densi hanno contenuto positivo;
possono averlo anche perfetti ovunque non densi, ma Cantor non lo prova.
Annuncia generalizzazioni che non verranno.
Lipotesi del continuo
Per i chiusi, usando la decomposizione sopra menzionata, Cantor pu`o pro-
vare che se non sono numerabili hanno la potenza del continuo e, sbilancian-
dosi pi` u di quanto avesse fatto in precedenza, promette di estendere presto a
tutti gli insiemi di punti questo risultato, che sarebbe una dimostrazione di
unaltra formulazione dellipotesi del continuo:
Abbiamo dunque il seguente teorema:
Un insieme lineare innito di punti chiuso ha o la prima potenza
o la potenza del continuo lineare . . .
In successivi paragra sar` a dimostrato che questo notevole teo-
rema ha anche una ulteriore validit`a per insiemi di punti lineari
non chiusi e anche per tutti gli insiemi di punti n-dimensionali
. . .
Da questo, e con laiuto dei teoremi dimostrati in [Grundlagen]
si concluder` a che il continuo lineare ha la potenza della seconda
classe di numeri (II).
Con tale massa di idee e risultati nuovi, soprattutto sugli insiemi di pun-
ti, sembra che ci sia ormai tutto quello che viene recepito dai matematici
152
contemporanei di Cantor (e che infatti compare nel rapporto di Schoenies);
invece per Cantor siamo solo allinizio di quella che ha visto delinearsi come
una complessa e articolata teoria dellinnito. Solo che i successivi lavori
saranno fonte di polemiche e amarezze per Cantor, per lopposizione che egli
percepisce nellambiente matematico.
Gi` a nelloccasione della pubblicazione del lavoro del 1874 Cantor aveva
lamentato un ritardo pretestuoso, e solo lintervento proprio di Dedekind
aveva sbloccato la situazione. Ma Cantor non pubblicher` a pi` u sul Journal
f ur die reine und angewandte Mathematik ed era convinto che lanima nera
dietro il complotto fosse Kronecker. Questi, che pure aveva apprezzato i
primi lavori di Cantor sulle serie, nel 1884 aveva iniziato ad attaccare le
ultime ricerche sostenendo che i risultati della teoria moderna delle funzioni
e degli insiemi non hanno nessun signicato.
Cantor era anche scontento della sua posizione periferica ad Halle. Per
controbattere lisolamento, fu uno dei pi` u attivi sostenitori della nascente
societ`a matematica tedesca. Nel 1884 ebbe il primo attacco di nervi, mani-
festazione di una malattia mentale di tipo maniaco-depressivo che and`o col
tempo peggiorando.
Tuttavia nel 1884 Cantor si dedica con intensit`a al problema dellipo-
tesi del continuo, alternando speranze di dimostrazione in una direzione a
certezze di dimostrazione in unaltra. Le oscillazioni sono registrate nella
corrispondenza con G osta Mittag-Leer (1846-1927), leditore della nuova
rivista Acta Mathematica sulla quale Cantor aveva trovato spazio per i suoi
risultati. In agosto crede di aver trovato un esempio di un insieme chiuso con
la cardinalit` a della seconda classe (dal che seguirebbe che tutti i chiusi, e il
continuo, hanno tale cardinalit`a), ma presto si accorge di essersi ingannato.
Nel novembre 1884 Cantor scrive a Mittag-Leer annunciando invece la
refutazione dellipotesi del continuo:
E quando mi sono di nuovo dedicato al mio scopo in questi giorni,
che cosa ho trovato? Ho trovato una dimostrazione rigorosa che
il continuo non ha la potenza della seconda classe e inoltre, che
non ha assolutamente alcuna delle potenze che possono essere
determinate da un numero.
Per quanto fatale possa essere lerrore che uno ha sostenuto per
tanto tempo, per la stessa ragione la sua denitiva eliminazione
153
costituisce una ancora maggiore conquista
47
.
Nel frattempo aveva preparato anche una nota che uscir` a nel 1885 con ul-
teriori ranate analisi della scomposizione degli insiemi, che probabilmente
riteneva potessero essere utili e necessarie al suo obiettivo presente.
Nel 1885 scrive due note, sui Principien einer Theorie der Ordnungsty-
pen, per Acta Mathematica. La Erste Mitteilung sui tipi dordine gli viene
fatta ritirare dal direttore Mittag-Leer, che gli spiega di farlo nel suo inte-
resse: se pubblicato senza essere accompagnato da nuovi risultati positivi
e applicazioni, larticolo lo avrebbe screditato presso i colleghi, danneggiando
proprio la teoria, che poi sarebbe dovuta essere taciuta per chiss` a quanto, no
alla sua riscoperta da parte di qualcun altro. La posizione di Mittag-Leer,
che nora aveva sostenuto le sue ricerche, `e un duro colpo per Cantor.
Cantor pubblica comunque nel 1885 la Zweite Mitteilung dei Princi-
pien, che `e una continuazione del sesto articolo della serie precedente, dove
introduce ulteriori denizioni sugli insiemi lineari, come quella di aderenza,
linsieme di tutti i punti isolati. Dimostra che tutti gli insiemi perfetti hanno
la potenza del continuo, ma non va oltre sullipotesi del continuo, anzi non
la cita pi` u.
La filosofia delle Grundlagen
A dierenza di Dedekind, che ha una losoa della matematica chiara,
ancorche molto semplice un logicismo senza la preoccupazione di denire la
logica Cantor appare pi` u indeciso e lento a maturare le sue idee. A proposito
dei numeri reali, nel 1872, e ancora dei simboli di innito nel 1880, Cantor
parlava appunto di simboli, che acquistavano senso dal contesto, comparendo
solo allinterno di proposizioni dotate di oggettivit`a (i simboli di innito
radicati negli insiemi derivati). Invece nel 1883 Cantor parla di numeri
real , numeri veri e propri, che, sembrerebbe, hanno unesistenza pi` u che
formale, anche se dipendono dallesistenza di insiemi bene ordinati.
La rivendicazione della oggettivit`a dei numeri va di pari passo con la
difesa delle sue ricerche sullinnito attuale.
Cantor distingue linnito proprio (Eigentlich-Unendliches) dallinnito
improprio (Uneigentlich-Unendliches).
Al pensiero di considerare linnitamente grande non solo nella
forma che cresce oltre ogni limite e nella forma strettamente
47
Cit. da Ferreiros, Labyrinth. cit., p. 213.
154
legata delle serie innite convergenti introdotte per la prima volta
nel diciassettesimo secolo ma anche di ssarlo matematicamente
con numeri nella forma determinata dellinnito completo, io sono
stato logicamente costretto nel corso di sforzi e tentativi scientici
durati molti anni, quasi contro la mia volont` a, dal momento che
contraddice tradizioni che sono per me preziose; e perci` o credo
che nessun argomento possa essere fatto valere contro di esso che
io non sia in grado di confutare.
La tradizione viene fatta risalire da Cantor in campo losoco, ad Ari-
stotele, che avrebbe formulato il cosiddetto principio dellannichilazione del
numero: per qualunque a si avrebbe a + = (ma, osserva Cantor,
+ a ,= ). Il riuto dellinnito proprio che con poche eccezioni si trova-
va nella tradizione dipendeva secondo lui da una petitio principii , cio`e dalla
richiesta che questo dovesse assoggettarsi alle stesse leggi del nito.
Cantor si misura con Locke, Descartes, Spinoza e Leibniz, che avrebbero
prodotto la critica pi` u ranata dellinnito attuale
48
. La conclusione di que-
sti autori si poteva riassumere nel fatto che il numero poteva essere precisato
solo del nito, mentre linnito appartiene a Dio.
Lidea che contrappone Cantor `e che tra il nito e lAssoluto esista una
gerarchia illimitata di concetti, i numeri transniti, con i quali tuttavia non `e
possibile determinare lAssoluto: Omnia seu nita seu innita denita sunt
et excepto Deo ab intellectu determinari possunt. LAssoluto pu`o essere
riconosciuto, non conosciuto, neppure approssimativamente. Suggerisce che
la successione dei numeri transniti possa essere un simbolo adeguato del-
lAssoluto, anticipando la consapevolezza che verr` a che tale successione non
`e un insieme
49
.
Per quel che riguarda lesistenza, Cantor deve confrontarsi con la visione
dei matematici come Kronecker, per i quali la matematica doveva basarsi
solo sui numeri naturali e sul calcolo formale dellalgebra, e per i quali le
aermazioni di esistenza dovevano essere sempre sostenute da una costru-
zione esplicita, concezione restrittiva chiaramente contraria alla introduzione
delle nuove nozioni legate allinnito. Cantor distingue una realt` a intrasog-
48
Solo in Leibniz trova qualche sostegno morale, in alcuni passi dove aerma la
convinzione della innita divisibilit`a attuale della materia.
49
Cantor ebbe anche rapporti e discussioni con diversi teologi, in particolare cattolici:
li sollecitava anche la Chiesa cattolica vericasse ed accettasse la sua teoria dellinnito,
per non incorrere in fatali errori teologici.
155
gettiva o immanente, che dipende solo dalle condizioni che il concetto sia
ben denito, libero da contraddizioni e inserito nella rete dei concetti prece-
dentemente introdotti e accreditati, e una realt` a transoggettiva o transiente
che `e attribuita a una nozione in quanto essa rappresenta un processo o una
relazione nel modo esterno.
La condizione espressa per la realt` a intrasoggettiva era quella che lo por-
tava a riutare gli innitesimi, che avrebbero contraddetto la nozione di nu-
mero lineare. Era convinto che il postulato di Archimede fosse dimostrabile,
e quindi che gli innitesimi fossero contraddittori; ironicamente, come abbia-
mo detto, il postulato non `e dimostrabile sulla base della sua costruzione dei
numeri reali.
La matematica prende in considerazione solo ed esclusivamente la realt` a
immanente dei suoi concetti. Soddisfatte le condizioni poste, di denitezza
e relazione con altri concetti, un concetto pu` o e deve essere considerato in
matematica come esistente e real .
Il processo di corretta formazione dei concetti `e sempre lo stesso; si inizia
con un nome, o un segno, con cui si assegnano al nuovo concetto diverse
propriet` a, che non si contraddicano, e la cui portata `e nota attraverso altre
idee; cos` si determinano le sue relazioni con altri concetti. Tali propriet`a
risvegliano il concetto che dormiva in noi, e che viene cos` fuori con la realt` a
intrasoggettiva che `e tutto quello che si richiede ai concetti matematici. Altri
tipi di realt` a sono indagati dalla metasica. Cantor trasforma evidentemente
la sua esperienza e il suo percorso personale in un criterio metodologico.
In tale ottica, lessenza della matematica sta nella sua libert` a, e Can-
tor propone di parlare di matematica libera invece di matematica pura.
Siamo liberi in matematica di introdurre nuovi concetti che possono essere
abbandonati se si rivelano infruttuosi o inadatti.
Ma Cantor `e convinto che che i due tipi di realt` a si corrispondano in modo
armonioso, a motivo della essenziale unit` a della realt` a, lunit`a del tutto a
cui noi apparteniamo. Si sentono echi di Spinoza, che aveva aermato che
lordine e la connessione delle idee `e la stessa dellordine e della connessione
delle cose. Dopo aver condiviso no ai primi anni ottanta le idee diuse anche
a Berlino che la matematica `e un prodotto del pensiero puro, Cantor approda
dunque a una sorta di platonismo, rivelato anche dalla terminologia dei Molti
e dellUno, o a una identicazione di idealismo e realismo. Ne deriva anche
la convinzione che il transnito sia presente nella realt` a.
Nel 1895 Cantor dichiarer`a a Peano che concepisce i numeri, niti e tran-
sniti, come forme (concetti generali) di specie di insiemi. Il platonismo
156
insiemistico si manifesta anche nelle ripetute aermazioni che un insieme e il
numero cardinale associato allinsieme sono cose del tutto diverse: il primo ci
sta di fronte come un oggetto, il secondo `e una immagine astratta nel nostro
intelletto.
Nelle Grundlagen compare la prima denizione di insieme:
Con variet` a, o insieme io intendo in generale ogni Molti che pos-
sono essere pensati come Uno, cio`e ogni molteplicit` a [Inbegri ]
di elementi determinati che possono essere uniti in un tutto da
una legge, e con questo io credo di denire qualcosa che `e vicina
allo o all platonica.
La terminologia `e ancora indecisa tra i vari sinonimi, e in formazione;
sembra che variet`a sia il termine pi` u generale, e insieme, nella forma
Punktmenge o Wertmenge, sia usato per gli esempi concreti. Ma nel 1874
Cantor aveva usato esclusivamente Inbegri . Nel 1882 come abbiamo visto
aveva aggiunto la precisazione del ben denito.
Costante `e il richiamo a una legge, come anche la precisazione che gli
elementi di un insieme devono appartenere a una stessa sfera concettuale
[Begrissphare]. Cantor non considera mai insiemi di elementi disomogenei.
Ad ogni modo la teoria delle variet`a abbraccia tutta la matematica pura,
e unica aritmetica, algebra e teoria delle funzioni e geometria con il con-
cetto di potenza. Questo resta per Cantor era il concetto cruciale, anche
se inizialmente la scala dei cardinali si appoggia ai numeri ordinali, e nono-
stante quanto di impegnativo, e anche in un certo senso contrapposto, aveva
aermato nelle Grundlagen e nella lettera a Kronecker del 1884. In questo si
dierenzia da Dedekind, che contrariamente a Cantor riteneva complicata
la nozione di cardinale, e dai moderni.
Tipi dordine
A partire dal 1883, nonostante con lobiettivo della determinazione della
cardinalit` a del continuo continui a produrre risultati sugli insiemi di punti,
Cantor sta abbandonando in un certo senso questo argomento, dedicandosi
a propriet` a pi` u astratte dei tipi dordine. Aveva gi`a considerato nel 1883 gli
insiemi bene ordinati, ma ora passa ai tipi di ordine pi` u in generale. Potrebbe
essere signicativo il fatto che la svolta, o il passo avanti, avvenga
50
dopo un
50
Lo ipotizza Ferreiros, cit.
157
incontro con Dedekind nel 1882 e la lettura della bozza di Was sind und was
sollen die Zahlen.
Nella Erste Mitteilung dei Principien, non pubblicata, viene elabora-
ta una teoria degli insiemi ordinati, in particolare degli insiemi totalmente
ordinati (o, come si esprime Cantor, semplicemente ordinati
51
).
La potenza `e introdotta esplicitamente come un concetto, non solo come
un modo di dire relazionale per insiemi della stessa potenza; viene denita
in termini di astrazione, piuttosto che di formazione di classi di equivalenza,
anche se `e unastrazione da tutti gli insiemi equivalenti
52
:
La potenza di un insieme M `e determinata come la rappresen-
tazione [Vorstellung] di quello che `e comune a tutti gli insiemi
equivalenti allinsieme M e solo ad essi , e quindi anche comu-
ne allinsieme M stesso. Essa `e la representatio generalis, il
o o per tutti gli insiemi della stessa classe di
M. Cos` lo ritengo il concetto di base pi` u originale (sia psi-
cologicamente sia metodologicamente) e pi` u semplice che nasce
per astrazione da tutti i particolari che possono rappresentare un
insieme di una classe denita, sia rispetto al carattere dei suoi
elementi sia rispetto alle connessioni e ordini tra gli elemen-
ti , rispetto vuoi gli uni agli altri vuoi a oggetti che stanno fuori
dellinsieme.
La stessa tecnica di astrazione `e usata per denire i tipi dordine:
Ogni insieme semplicemente ordinato ha un tipo dordine denito
o, pi` u in breve, un tipo denito: con questo intendo il concetto
generale sotto cui cadono tutti gli insiemi simili allinsieme dato,
e solo quelli (incluso linsieme ordinato stesso).
In questo lavoro Cantor cerca di estendere ai tipi dordine i concetti
topologici degli insiemi di punti, a partire dai punti di accumulazione.
Cantor esibisce esempi di insiemi variamente ordinati dalle diverse strut-
ture numeriche. Il tipo dei naturali nel loro ordine solito `e indicato con ,
quello dei razionali con , quello dei reali con . Egli cerca di caratterizzare
51
Un insieme X con una relazione dordine < `e semplicemente ordinato se per ogni due
elementi e ed e

vale una e una sola delle tre relazioni e < e

, e = e

, e

< e.
52
Nei Beitrage sar`a pi` u esplicito sulla facolt`a di astrazione.
158
tale strutture in modo interno, con propriet`a dellordine. Per i razionali, la
caratterizzazione ben nota `e quella di insieme denso numerabile senza primo
ne ultimo elemento: tutti gli insiemi siatti, prova Cantor con una dimo-
strazione originale e che avr`a diverse applicazioni
53
, sono isomor, di tipo
.
Dedica anche molto spazio agli insiemi bene ordinati. Denisce le opera-
zioni di addizione e moltiplicazione per tipi dordine. A questi estende anche
in generale le denizioni che aveva elaborato per gli insiemi numerici, come
quelle di densit` a, chiusura e altre:
Qui [nella Erste Mitteilung dei Principien] si generalizzano
concetti che abbiamo incontrato per la prima volta nella ricer-
ca sulla teoria degli insiemi di punti, in particolare nella Zweite
Mitteilung [. . . ]
Inne, andando oltre quanto aveva gi` a aermato nelle Grundlagen, Can-
tor si sbilancia in modo deciso sulla importanza della teoria degli insiemi. A
proposito della teoria dei tipi dordine egli aerma che
essa costituisce unampia e importante parte della teoria pura de-
gli insiemi , e perci` o della matematica pura, giacche questultima
a mio parere non `e nientaltro che teoria pura degli insiemi .
Siccome `e in rotta con il mondo matematico, Cantor pubblica su una
rivista di losoa, nel 1887 e 1888, due lavori in cui presenta la teoria dei tipi
dordine
54
. Introduce la notazione di due sbarrette sopra M per indicare i
due livelli di astrazione: la potenza M involve due passi di astrazione, dalla
natura degli elementi e dallordine, il tipo dordine M solo una, dalla natura
degli elementi. Cantor riprende la discussione sulla priorit` a del concetto di
cardinale rispetto a quello di ordinale, e ribadisce con forza lindipendenza
e la priorit` a del concetto di cardinale, come quello che si basa sulla nozione
pura di insieme, su un maggior grado di astrazione.
Molte delle ricerche incluse in questi lavori si riveleranno caduche, e sa-
ranno abbandonate nei Beitr age.
53
Quella del cosiddetto back and forth.
54
La crisi della met`a degli anni ottanta ha diverse manifestazioni: Cantor fa anche
domanda la Ministero dellistruzione per essere spostato a insegnare losoa; si dedica
alla ricerca della vera identit`a di Shakespeare, che le cui opere era convinto che fossero
state scritte da Francis Bacon.
159
La teoria
Nel 1891, riprendendo i contatti con la comunit`a matematica, in seguito
alla costituzione della Deutsche Mathematiker-Verieningung, di cui era stato
un animatore, e ora primo presidente, legge alla prima assemblea una nota
con la famosa dimostrazione per diagonalizzazione della non numerabilit` a dei
reali. La dimostrazione pubblicata nel 1892 non dipende dalle caratteristiche
di continuit`a dei reali, `e coerente con la impostazione sempre pi` u astratta
di Cantor, e pu` o infatti essere formulata in generale non solo per i reali ma
per linsieme dei sottoinsiemi di un insieme, o pi` u precisamente per linsieme
delle funzioni da un insieme in un insieme a due elementi: per qualunque
insieme innito X, tale insieme delle funzioni da X in un insieme con due
elementi ha cardinalit` a maggiore di quella di X
55
. Essa garantisce inoltre che
la gerarchia delle cardinalit` a transnite `e davvero indipendente dalla nozione
di ordine, in quanto no ad allora la seconda potenza era esemplicata solo
dalla seconda classe degli ordinali, e in generale la n +1-esima dalla n-esima
classe di ordinali.
La dimostrazione, nel caso generale, `e la seguente. Dato un insieme L e
linsieme M delle funzioni da L in 0, 1, `e ovvio che la potenza di L `e minore
o uguale a quella di M, perche le funzioni che hanno il valore 1 per un solo
elemento di L formano un sottoinsieme di M equipotente a L. Assumendo
la confrontabilit`a dei cardinali, basta allora dimostrare che le potenze di L e
di M sono diverse. Si assume che siano uguali, che esista una biiezione tra i
due insiemi, e si indichi con f
l
la funzione corrispondente allelemento l L.
Ora si costruisce una g : L 0, 1 diversa da tutte le f
l
ponendo
g(l) =

1 se f
l
(l) = 0
0 se f
l
(l) = 1
la cosiddetta diagonalizzazione.
La esposizione nale complessiva della propria teoria Cantor la presenta
nei Beitr age del 1895 e 1897. Inizia con la denizione di insieme, quella
riportata da Schoenies, che prova che `e ormai arrivato a sganciare del tutto
le sue considerazioni dagli insiemi di punti, sulla quale torneremo in seguito.
55
Questo `e noto come il teorema di Cantor, di solito in contesti dove si capisce a quale
si allude. Oggi lo si formula per P(X), ma allora questo concetto non era chiaro. La
formulazione in termini di P(X) vedremo che fu realizzata indipendentemente da Zermelo
e Russell.
160
La denizione di potenza dierisce da quella della Erste Mitteilung, che
consisteva nellastrazione da tutti gli insiemi equivalenti a uno dato, e poteva
far pensare a classi di equivalenza informali; ora si astrae direttamente da un
insieme:
Chiameremo potenza o numero cardinale di M il concetto
generale che, per mezzo della nostra facolt` a di pensiero, sor-
ge dallaggregato M quando noi facciamo astrazione dalla na-
tura dei suoi vari elementi m e dallordine in cui essi sono dati.
Denoteremo con M il risultato di questo doppio atto di astrazione.
Dopo la denizione di potenza `e messo bene in evidenza il problema della
confrontabilit` a, con lenunciato del teorema che se M `e equipotente a un
sottoinsieme di N e se N `e equipotente a un sottoinsieme di M, allora M
ed N sono equipotenti (Teorema di Cantor-Schr oder-Bernstein), presentato
senza dimostrazione; sar` a data subito dopo nel 1897 da Felix Berstein, allievo
di Cantor. Le operazioni dellaritmetica transnita sono denite con mag-
gior cura e attenzione; la denizione di prodotto, che nelle Mitteilungen
era data in modo confuso attraverso la sostituzione di ogni elemento di un
insieme con copie dellaltro insieme, qui `e data per la prima volta come pro-
dotto cartesiano M N, insieme delle coppie, chiamato insieme connessione
[Verbindungsmenge].
Lesponenziazione M
N
`e introdotta con quello che sar`a linsieme delle
funzioni N M, che per` o non sono chiamate tali, ma ricoprimenti [Bele-
gung], mentre linsieme di tutte `e chiamato insieme dei ricoprimenti di N
con M.
Manca invece la denizione dellinsieme potenza, e anche il teorema del
1891. Potrebbe essere un sintomo del fatto che Cantor non era del tutto a suo
agio con il concetto di funzione che, come appare anche dalla terminologia
ad hoc, non vedeva in modo naturale come un insieme di coppie.
La notazione degli `e usata sistematicamente, anche se `e molto recente
solo nel 1893 Cantor aveva incominciato ad usarla; la scelta della notazio-
ne `e andata di pari passo con la formazione dellidea di numero transnito.
Allinizio Cantor parla di due insiemi che hanno la stessa potenza, poi inco-
mincia a dire che la potenza `e un attributo degli insiemi; la chiama valenza,
non numero. Nel 1886 incomincia a usare una notazione particolare: se
denota il tipo di un insieme bene ordinato, la sua potenza la indica con un
asterisco sopra . Poi era venuta nel 1887 la notazione M.
161
Resta una ambiguit`a non risolta, il fatto che gli aleph sono le cardinalit`a
degli insiemi bene ordinati, non di insiemi qualunque.
Solo quando con loperazione di esponenziazione anche la dierenza tra in-
niti diversi diventa esprimibile algebricamente la necessit` a di una notazione
consolidata diventa essenziale. Tra laltro con le poche leggi per lesponen-
ziazione che si possono dare, egli `e in grado di dimostrare che il continuo
elevato ad
0
`e uguale al continuo, con semplici deduzioni algebriche. E ne
`e entusiasta, perche tutto il contenuto di alcuni suoi lavori precedenti, e di
lunghe dimostrazioni, `e raccolto in due righe di passaggi algebrici, in un colpo
di penna, come dice. Il fatto che lunione di un insieme numerabile di insiemi
numerabili `e numerabile `e riassunto ad esempio dalla formula
0

0
=
0
.
La trattazione dei numeri niti, intesi come cardinali pi` u che ordinali,
non `e molto approfondita. Dopo essersi accorto con meraviglia, per lopera
di Dedekind, che si pu` o denire il nito senza fare riferimento ai numeri
naturali, Cantor deniva, dal 1887, gli insiemi niti come quegli insiemi in
cui un buon ordine e ordine inverso coincidono, oppure per cui c`e un solo
buon ordine. Cantor si dilunga invece sui tipi dordine, in particolare su
quelli dei razionali e dei reali.
La seconda parte dellimpegnativo lavoro, dedicata agli insiemi bene or-
dinati, esce due anni dopo; tra gli argomenti trattati, ce ne sono di pi` u
controversi, incluso il problema del buon ordinamento del continuo.
Viene presentata la teoria generale dei buoni ordini, poi i numeri ordinali
della seconda classe, la cardinalit`a
1
e la dimostrazione che la seconda classe
ha tale cardinalit` a. Sono introdotte le denizioni aritmetiche e sono studiati
ordinali numerabili in seguito divenuti importanti, come gli , punti ssi degli
ordinali rappresentati da polinomi in quella che `e detta la forma normale di
Cantor. Gli ordinali della seconda classe non sono pi` u legati per nulla a modi
di generazione.
Manca la generalizzazione alle altre classi, cos` come manca

, che era
stato in un certo senso promesso e avrebbe dovuto tutto servire allo studio
del continuo; ma Cantor non era riuscito ad andare avanti sul problema,
come anche su quello della confrontabilit`a, e su quello del buon ordinamento.
La filosofia dei Beitr age
Nei Beitrage ci sono alcune dierenze con i lavori precedenti che potreb-
bero essere state inuenzate dalla critica di Frege. Di questi, Cantor aveva
recensito Die Grundlagen der Arithmetik nel 1885 dichiarandosi daccordo
162
con lesclusione di ogni considerazione psicologica e con lanalisi del puro con-
tenuto logico dellaritmetica (criticando tuttavia la denizione di numero
come estensione di un concetto).
Frege a sua volta nel 1892 aveva recensito le Mitteilungen zur Lehre vom
Transniten con molte riserve
56
. Attaccava soprattutto, anche con sarca-
smo
57
, lidea della astrazione: o ci` o a cui si deve pervenire `e gi` a noto oppure
il processo di astrazione `e indeterminato. Criticava in generale la forma delle
denizioni e limprecisione della nozione di insieme, anche se un barlume
della denizione corretta trapela da quello che dice. Trovava pesanti tracce
di psicologismo nella caratterizzazione di un insieme come nito se esso
nasce da un elemento originale per successive addizioni di nuovi elementi
in modo tale che lelemento originale possa essere recuperato da successive
rimozioni in ordine inverso degli elementi.
Frege apprezzava comunque la battaglia di Cantor in favore dellinnito,
condividendo la convinzione della sua legittimit` a matematica e la critica dello
scetticismo accademico positivistico.
Cantor mantiene, anzi raorza lidea dellastrazione, ma inizia i Bei-
tr age con una accurata denizione di insieme; dedica un intero paragrafo
alla trattazione degli insiemi niti; elimina nella loro denizione il riferimen-
to al processo di sottrazione degli elementi, insistendo sulla propriet` a di non
essere equipotenti a una parte propria.
Nel 1895 Cantor ha diverse occasioni di esprimersi sulla natura dei nu-
meri: nella corrispondenza con Peano, in risposta alle critiche di questi, che
riteneva necessario un assioma di induzione per i numeri niti, Cantor so-
stiene che esso segue con necessit`a assoluta dal modo di denizione della
successione numerica: i numeri interi si ottengono a partire da un elemento,
aggiungendo ripetutamente un nuovo elemento.
In una lettera a Hermite
58
, che esprimeva la sua convinzione che i numeri
costituiscano un mondo di realt` a esterne con la stesso carattere delle realt` a
della natura, Cantor aumentava la dose, sostenendo che la realt` a e legittimit` a
dei numeri era superiore a quella delle cose rivelateci dai sensi, in quanto essi
esistono come idee eterne nellIntellectus Divinus.
Lo aveva sempre pensato, ed espresso la prima volta in una tesina in ap-
pendice allHabilitationsschrift del 1869; in seguito nelle Mitteilungen aveva
56
Rezension von Georg Cantor. Zum Lehre von Transniten, Zeitschrift f ur
Philosophie und philosophische Kritik, 100 (1892), pp. 269-72.
57
Soprattutto in una bozza poi abbandonata.
58
Cit. da Dauben, cit., p. 228.
163
citato Agostino dIppona, dal capitolo Contra eos, qui dicunt ea, quae inni-
ta sunt, nec Dei posse scientia comprehendi del De civitate Dei , trovandosi
in piena sintonia: i Numeri transniti sono a disposizione delle intenzio-
ni del Creatore e della sua Volont`a assolutamente innita [unermesslichen]
tanto quanto lo sono i numeri niti.
Il platonismo di Cantor si appoggiava essenzialmente a Dio. Quando Can-
tor sosteneva che la non contraddittoriet`a era lunica condizione per lesisten-
za matematica non pensava alla non contraddittoriet` a logica, ma si riferiva
alla credenza che Dio realizzasse tutte le possibilit`a; equiparando possibilit` a
con non contraddittoriet` a, Cantor vedeva le idee non contraddittorie realiz-
zate nella mente di Dio come vere ed eterne. Con questo non escludeva che
linnito attuale fosse anche realizzato in concreto.
Cantor riteneva che i numeri transniti fossero altrettanto possibili ed
esistenti dei numeri niti. Ma per la coerenza del suo discorso aveva bisogno
che ogni numero fosse una entit`a sussistente in se: Si devono distinguere
i numeri come sono in se e per se, nella e dalla Intelligenza Assoluta, e
quegli stessi numeri come appaiono nella nostra limitata capacit` a mentale
discorsiva e sono deniti (in modi diversi) per scopi sistematici o pedagogici
. . . I [numeri cardinali] sono tutti indipendenti uno dallaltro (presi in senso
assoluto), tutti ugualmente buoni e metasicamente ugualmente necessari.
Per questo Cantor dava la precedenza al concetto di cardinale rispetto a
quello di ordinale, dipendente dalla successione di tutti i numeri; inoltre la
denizione dei cardinali contiene, senza alcuna modica, quella dei numeri
interi. Aermava anche tuttavia che metasicamente si dovesse formulare
una asserzione di non contraddittoriet` a per ogni singolo numero.
I Beitrage sono preceduti da tre aforismi, che hanno tutti un riscontro
nel testo o nella impostazione dello stesso.
Hypotheses non ngo.
Isaac Newton
Neque enim leges intellectui aut rebus damus ad arbitrium nostrum,
sed tamquam scribae deles ab ipsius naturae voce latas et prolatas
excipimus et describimus.
Francis Bacon
Veniet tempus, quo ista quae nunc latent,
in lucem dies extrahat et longioris aevi diligentia.
I Corinti
164
Il primo si riconosce nella polemica sugli innitesimi, dove Cantor respinge
con orrore laermazione di Veronese di operare sulla base di una diversa
ipotesi
59
. Lesistenza degli innitesimi, nella (da Veronese) ngierte Form
non `e diversa da quella di segni sulla carta. Le denizioni non possono essere
arbitrarie, come ribadisce anche il secondo aforisma, ma si appoggiano alla
natura degli insiemi.
Con lultima citazione, Cantor si presenta come intermediario di una rive-
lazione, e chiama a testimone Dio della verit` a e correttezza della sua teoria
60
.
Le antinomie
I Beitrage iniziano con la famosa denizione:
con insieme intendiamo ogni riunione [Zusammenfassung] M di
oggetti m deniti, ben distinti della nostra intuizione o del nostro
pensiero . . . messi assieme a formare una unit` a.
Si pensa di solito che questa sia la tipica enunciazione della teoria ingenua
degli insiemi, ma non `e cos`. La denizione `e meditata ed ha uno scopo
preciso.
In una lettera a Hilbert del 1897, gi` a ricordata, Cantor spiega che lo scopo
della denizione era quello di evitare le antinomie (che gli aveva gi` a comu-
nicato lanno precedente e aveva trovato nel 1895); Cantor era consapevole
delle possibili antinomie del massimo cardinale e del massimo ordinale, cio`e
del fatto che la totalit`a dei cardinali, e quella degli ordinali, non formano
un insieme; per evitarle aerma che parla di insiemi solo per le moltepli-
cit` a che possono essere considerate unicabili in un tutto; insiemi sono quelli
per cui `e possibile concepire tutti i loro elementi come una totalit`a senza
implicare contraddizione: Ho denito il termine insieme allinizio del mio
articolo Beitrage . . . come una riunione (intendendo sia nita che transni-
ta). Ma una riunione [Zusammenfassung] `e possibile solo se essere assieme
[Zusammensein] `e possibile.
Il paradosso degli aleph `e presentato a Hilbert brevemente nel seguente
modo: se la totalit` a di tutti gli aleph fosse un insieme transnito, avrebbe
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Si potrebbe dire con diverse assunzioni, ma Cantor non accetta una simile imposta-
zione, era contrario al metodo assiomatico, e quando parla di assiomi precisa sempre che
ne parla nel senso antico.
60
In una lettera a Mittag-Leer del 1883 Cantor aerma che la sua teoria gli `e stata
rivelata da Dio, cit. da Dauben, cit. p. 232.
165
una certa cardinalit` a, e per il teorema di Cantor (1891) esisterebbe un aleph
maggiore, e non appartenente a . Due anni pi` u tardi lo ripeter`a a Dedekind
con maggiori dettagli: se `e un insieme, lo `e anche T = M
a
, per a ,
dove M
a
`e un insieme di cardinalit` a a. Se b `e la cardinalit` a di T, allora esiste
un b

> b e T conterrebbe un sottoinsieme di cardinalit` a maggiore di quella


di T.
Cantor aveva concluso che occorreva distinguere due tipi di insiemi ben
deniti, quelli compiuti [fertig] e quelli non compiuti.
Il motivo per cui Cantor non si spaventa delle contraddizioni `e che, come
racconta a Hilbert, gi`a da molti anni aveva trovato esempi di totalit`a, come
quelle di tutti gli ordinali, che non possono essere insiemi, e che chiamava
assolute. Da questa indicazione si pu` o risalire allanno 1883 e al lavoro di
quellanno, che non a caso contiene anche come abbiamo visto una deni-
zione di insieme, e una discussione generale losoca; nel corso di quella
discussione, Cantor aveva distinto linnito che pu` o essere studiato matema-
ticamente perche nel suo ambito ci sono diverse gradazioni, cio`e il transnito,
dallinnito che sfugge allo studio, e alla determinazione numerica, che aveva
chiamato Assoluto. Le totalit` a assolute non erano oggetto della sua teoria,
che considerava sicuramente non contraddittoria.
La denizione che apre i Beitr age dovrebbe realizzare questa limitazio-
ne, ma `e certamente criptica. Cantor riprende la corrispondenza con Dede-
kind nel 1899 osservando che il sistema di tutte le cose concepito da Dedekind
per la dimostrazione dellesistenza di un sistema innito non pu`o essere con-
siderato una cosa. Dedekind pare perplesso e incerto su come reagire, tanto
e vero che nel 1903 non concede lautorizzazione alla ristampa del suo li-
bro del 1888; la dar` a nel 1911, come abbiamo visto, ma senza menzionare
esplicitamente nella prefazione lassiomatizzazione di Zermelo del 1908, ed
esprimendo solo la speranza che il proprio lavoro venisse garantito e riabi-
litato dalla capacit` a del nostro spirito di creare, a partire da determinati
elementi, una nuova entit` a determinata, il loro sistema, necessariamente di-
versa da ciascuno di questi elementi. In questa direzione della creazione,
dagli elementi agli insiemi, qualcuno vede una rinuncia alla posizione logicista
classica degli insiemi come estensioni dei concetti.
Hilbert invece ritiene inaccettabile sul momento che la collezione degli
aleph non sia un insieme ben denito: perch`e certamente `e sempre pos-
sibile determinare di una cosa se essa `e un aleph o no
61
. Ma nel 1900
61
Si ricordi che questa era lunica condizione posta da Dedekind nel 1 del suo lavoro
166
come abbiamo visto accetta la distinzione di Cantor, adottando la sua nuova
terminologia. Cantor vive questo ripensamento di Hilbert come un rico-
noscimento esaltante, e una sua rivincita su Dedekind, e scrive a Hilbert
62
insistendo sulla opposizione della propria concezione con quella dedekindiana
che tutte le collezioni bene denite siano sistemi consistenti. Ricorda di avere
avuto chiara la distinzione tra totalit` a consistenti e inconsistenti e di averla
scritta nelle Grundlagen del 1883, sia pure solo nelle note nali e in forma
intenzionalmente un po nascosta.
Nella corrispondenza con Dedekind, Cantor chiama ora moltitudine
[Vielheit], o sistema una collezione ben denita di cose; quindi
Una moltitudine pu` o essere costituita in modo tale che lassun-
zione che tutti i suoi elementi siano insieme porti a una con-
traddizione, e quindi sia impossibile concepire tale moltitudine
come una unit` a, come una cosa compiuta. Tali moltitudini le
chiamo assolutamente innite, o inconsistenti [inkonsistente].
Le moltitudini che possono essere raggruppate a formare una cosa senza
contraddizione sono chiamate consistenti, o insiemi.
Nella ricerca di criteri operativi per applicare la distinzione, Cantor for-
mula principi di esistenza condizionali che anticipano alcuni dei successivi
assiomi, pur non essendo tali nella prospettiva di Cantor. Nellagosto del
1899 ne propone a Dedekind tre: ogni parte di un insieme `e un insieme;
due sistemi equipotenti sono o entrambi insiemi o entrambi inconsistenti;
lunione degli elementi di un insieme `e un insieme. Cantor era consapevole
della dicolt` a di decidere la consistenza di una moltitudine, tanto da dire a
Dedekind
63
che anche quelle nite possono essere considerate consistenti solo
grazie a un assioma dellaritmetica (nel senso antico del termine) indimo-
strabile
64
, che si estende al transnito: lassioma dellaritmetica transnita
estesa aerma che ogni numero `e consistente.
Inne nel 1899 Cantor pensa di poter usare positivamente quanto chiarito
sulle moltitudini inconsistenti per basare su di esse una dimostrazione del
del 1888.
62
In una lettera del 1899, dopo aver visto evidentemente in anticipo il lavoro, cit. da
Ferreiros, Labyrinth, cit., p. 453. Nella stessa lettera si lamenta del modo come Dedekind
incomprensibilmente per anni lo ha evitato, come abbiamo visto a suo tempo.
63
Lettera del 28 agosto 1899.
64
Propone anche nelloccasione il principio: se V `e consistente e non `e in V , allora
V `e consistente.
167
teorema del buon ordinamento. La dimostrazione, comunicata a Dedekind,
non `e resa pubblica, con il risultato che altri ripeteranno in seguito gli stessi
errori
65
.
Cantor considera il sistema di tutti i numeri ordinali transniti, che ora
indica con . Sulla base dei risultati stabiliti nei Beitr age, sulla confron-
tabilit` a, e sulla transitivit`a della relazione dordine, pu` o aermare che il
sistema nel suo ordine naturale costituisce una sequenza [una moltitudi-
ne bene ordinata]. Se fosse un insieme, avrebbe un ordinale maggiore
di tutti i numeri in , ma apparterrebbe anche a e sarebbe < , contrad-
dizione. Dunque `e inconsistente, e lo stesso la totalit`a degli aleph, che `e
in corrispondenza biunivoca con quella degli ordinali.
Ora si tratta di dimostrare che ogni cardinalit`a di un insieme `e un aleph.
Se V fosse una collezione la cui cardinalit` a non `e un aleph, sarebbe pro-
iettabile in V , e si otterrebbe un sottosistema V

equipotente a . Quindi
V

`e inconsistente, e lo stesso `e V .
La proiettabilit`a di in V `e il punto debole, e non chiarito. Si pensa
che Cantor immaginasse un processo di successive scelte di elementi di V in
corrispondenza agli elementi di nel loro ordine naturale
66
.
I Beitrr age sono lultimo contributo sistematico di Cantor; al momento
del completamento della nuova teoria restavano aperti problemi importanti,
come lipotesi del continuo e la confrontabilit` a di tutti gli insiemi rispetto alla
cardinalit` a (per entrambi essendo rilevante, e decisiva, la possibilit` a che ogni
insieme potesse essere bene ordinato), oltre alla necessit`a di un chiarimento
denitivo sulle totalit`a inconsistenti.
Bernstein nel 1905 si dichiara ottimisticamente convinto che la teoria di
Cantor avr` a una sistemazione rigorosa e sistematica, anche se allinizio `e
stata, come tutte le novit` a, tumultuosa e disordinata
67
. Ma il testimone `e
passato ormai in altre mani.
65
Zermelo in particolare si dispiace della mancata pubblicit`a e dello spreco conseguente.
66
Questa `e linterpretazione e la critica di Zermelo, nel suo commento nelledizione delle
opere; Zermelo rileva la necessit`a di sostituire la successione di scelte di elementi con scelte
simultanee.
67
F. Bernstein, Untersuchungen aus der Mengenlehre, Mathematische Annalen, 61
(1905), pp. 117-55, in particolare p. 119.
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