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La memoria del Covid-19: gli archivi nati durante la pandemia

Un ricercatore austriaco, Tizian Zumthurn, ha riflettuto sulle modalità con cui, in tutto il mondo, sono sorti diversi progetti di memorializzazione della pandemia. Zumthurn precisa che i progetti si possono suddividere in due approcci metodologici: quelli che raccolgono dati specifici relativi alla pandemia e quelli che adottano forme più aperte di crowdsourcing. Dieci casi di studio in dieci paesi sono stati selezionati perché rappresentano un’ampia varietà di istituzioni coinvolte nel collezionismo partecipativo e nella pubblicazione digitale aperta al pubblico delle loro collezioni online per l’insegnamento e la ricerca. [1] Quasi tutti i progetti hanno una dimensione nazionale o locale, ma mettono a disposizione del pubblico globale tutti i loro contenuti online. La scelta è stata fatta utilizzando due siti che raccolgono molti progetti in tutto il mondo. Il primo sito presso l’università di Graz in Austria, è parte di un progetto maggiore sull’impatto del COVID-19 sulle strategie dei musei.[2] Il secondo è la mappa proposta dall’International Federation of PH con (History) Made by Us, un’associazione che privilegia la co-costruzione di progetti dal basso e promuove il ruolo delle giovani generazioni nel fare storia.[3] Insieme all’IFPH-FIPH, hanno pubblicato una raccolta di progetti, intitolata “you are the primary source: COVID-19 Story-collecting initiatives”, sollecitando il censimento tramite il profilo Facebook dell’IFPH, che rinviava alla compilazione di un modulo.[4] I progetti registrati sono di ogni tipo e dimensione e provengono dai cinque continenti per preservare la memoria della pandemia di Covid-19. Vediamone alcuni.

Il progetto, A Journal of the Plague Year: An Archive of COVID-19 (JOTPY) [5], è nato il 13 marzo 2020 in Arizona, come sforzo di storici e archivisti per documentare la pandemia con un’archiviazione rapida in una struttura in grado di raccogliere descrizioni di progetti, testimonianze e storie personali in modo etico, sviluppando una cura dei metadati descrittivi. JOTPY è ospitato dall’Arizona State University ed è forse la più grande raccolta sulla pandemia esistente oggi al mondo. Il sito di JOTPY permette a chiunque nel mondo di registrare progetti con molti dettagli per curare con precisione i metadati descrittivi basando la raccolta su una piattaforma Omeka S. La diretta partecipazione civica è facilitata attraverso un modulo disponibile in spagnolo e in inglese. Il Journal of the Plague Year; intende diventare un diario personale, un luogo in cui condividere esperienze individuali di ogni tipo riguardo alla pandemia “insieme a contributi più formali da parte delle comunità professionali che studiano la pandemia”. [6]Our approach -said Mark Tebeau, uno dei coordinatori del progetto in Arizona- has been to build common cause with communities as a way to engage those communities traditionally silenced by archives but also as a more affirmative way of collecting. This is, by definition, a citizen science approach to building a crowdsourced archive because it transforms partners into co-creators of the project.”[7] JOTPY ha tentato di includere anche le comunità spesso silenziate negli archivi, come gli afroamericani, i nativi americani, le comunità LatinX e gli anziani in povertà. Per di più, queste comunità sono state le più colpite dal coronavirus e le loro testimonianze erano ancora più importanti. Come nota Tebeau, queste comunità con meno risorse hanno incontrato anche maggiori difficoltà ad accedere alla piattaforma digitale e hanno avuto meno tempo libero per partecipare agli sforzi di documentazione promossi con JOTPY dall’università dello Stato dell’Arizona.

La maggior parte dei progetti recensiti nella mappa interattiva dell’IFPH riguarda l’America del Nord e l’Europa. Negli Stati Uniti sono stati molti i progetti che hanno voluto documentare e commemorare il Covid-19, con la partecipazione di chi fosse vicino a chi avesse perso la vita durante la pandemia, già dal 2020. Il Covid Memorial intende commemorare le vite di quelli che sono stati uccisi dalla pandemia attraverso le testimonianze e le memorie delle loro famiglie e amici. Questo caso di archivio digitale inventato utilizza i social media come Instagram, Facebook o Twitter con l’hashtag #COVIDMemorial che permette di includere le storie individuali nel portale del memoriale o di segnalare l’esistenza di un modulo disponibile per pubblicare direttamente una storia.[8]

L’utilizzo di hashtag e moduli è infatti diventato un modo comune per popolare gli archivi digitali delle comunità. Era stato, per esempio, utilizzato su scala ridotta da una ricercatrice per raccogliere le storie degli emigrati in Lussemburgo con l’hashtag #memorecord.[9] L’hashtag #COVID19FR è stato usato in un progetto dell’università di Lussemburgo per raccogliere i tweet collegati alla pandemia in tre paesi francofoni, Francia, Belgio e Lussemburgo. Collezionando le fonti in tempo reale, gli hashtag in francese raccolgono i tweet per consentire in futuro agli storici di scrivere la storia della pandemia. I tweet raccolti sono fonti primarie. “Twitter ci permette di osservare molteplici aspetti – politici, culturali, economici e sociali – della nostra vita quotidiana”.[10]

Dopo che le prime misure di lockdown furono introdotte a metà marzo 2020, presso il C2DH, il Luxembourg Centre for Contemporary and Digital History, è stato lanciato il 3 aprile 2020 il progetto “crowdsourced” chiamato covidmemory.lu. Una piattaforma online raccoglie ancora oggi, in epoca di pandemia, le storie di ognuno, le foto, i video e le interviste relative al COVID-19 da chi vive o lavora nel paese.[11] Un collaboratore del progetto ha scritto che “when it comes to the content of the contributions on covidmemory.lu, we were surprised by the high number of items with a creative spin and by the fact that many had a rather positive perspective on the situation.”[12] In realtà, l’impressione positiva che danno le testimonianze di come le popolazioni hanno vissuto la pandemia traspare anche nei diversi progetti locali e nazionali come un elemento comune a quelle esperienze partecipative sulla pandemia.

Anche l’ambizioso progetto Coronarchiv,[13] presso l’università di Amburgo in Germania possiede molti documenti che testimoniano dell’ingegno con il quale le comunità reagiscono alla pandemia con spesso il sorriso e tratti umoristici e non soltanto con il dramma delle perdite di vite umane per causa del Covid19. Appoggiato per la raccolta su Facebook, Twitter, Instagram e, a differenza di altri progetti, anche su TikTok, il Coronarchive nella sua versione in inglese (esistono anche versioni in spagnolo ed in turco), raccoglie le “esperienze, pensieri, media e ricordi” durante la crisi del coronavirus. Il database è costituito da un materiale eterogeneo e mira a conservare “l’intero spettro di esperienze e situazioni in tutta la loro complessità”. Uno dei suoi promotori, Thorsten Lodge, scrive che “the project grew from a spontaneous PH intervention to a project that explores crowdsourcing as citizen science, participatory historiography and theoretical reflections on traces and sources as foundational elements of historiographical practices.”[14]

Un evento epocale come la pandemia di COVID-19 ha suscitato in molti paesi europei la volontà di documentare in tempo reale quello che stava accadendo. Le forme di storia del tempo presente si sono così basate sulle raccolte di documenti eterogenei in tutti i paesi, e numerosi potrebbero essere gli esempi da citare, come risulta anche da una discussione tra alcuni dei promotori di progetti recensiti in queste pagine.[15] Tuttavia, vogliamo dedicare ancora spazio per parlare di un progetto ucraino che riveste esattamente le stesse caratteristiche dei progetti di DPH, Archives 404, realizzato a Leopoli (Lviv) come esperimento del Center for Urban History per documentare e registrare il comportamento umano in mezzo alla pandemia in Europa dell’Est. Gli storici del Centro di storia urbana hanno raccolto le fonti e i materiali diversi durante la quarantena per creare uno spazio di rete che ricordasse soprattutto esperienze individuali e riflessioni sulla vita quotidiana delle persone, le relazioni con i propri cari, i cambiamenti, gli stili di vita, i problemi e le sfide che il Covid ha imposto a questa quotidianità. La raccolta documentaria dell'”Archivio 404” è stata gestita con la diretta partecipazione della comunità (crowdsourcing) insieme al lavoro dei professionisti della storia del centro che, dopo averli visionati e gestiti, li pubblicano sul sito web dell’Archivio dei Media Urbani del Centro di Storia Urbana.[16]

Le proposte di commemorazioni digitali e di raccolte di testimonianze attraverso pratiche di crowdsourcing, un metodo per coinvolgere le comunità che è alla base dei progetti di PH per favorire la partecipazione delle persone, sono estremamente diversificate e non solo per consentire di scrivere la storia politica, sociale, economica o medica della pandemia. Anche gli artisti sono stati coinvolti, adottando le stesse pratiche per raccogliere racconti e testimonianze individuali. Un progetto di public art è stato allestito presso il Museo di Brooklyn dall’ottobre 2021 all’agosto 2022. L’artista dei media Rafael Lozano-Hemmer (nato a Città del Messico nel 1967) si chiede come possiamo commemorare e visualizzare il numero eccezionale di decessi dovuti al COVID-19. Egli ha creato, con A Crack in the Hourglass, un memoriale digitale e partecipativo, un “antimonumento” transitorio per accompagnarci durante la pandemia.[17] In questa opera d’arte partecipativa, un plotter robot modificato deposita granelli di sabbia da una clessidra su una superficie nera per ricreare le immagini di chi è morto a causa del COVID-19. Dopo che ogni ritratto è stato completato, la superficie si inclina e la stessa sabbia viene riciclata nel ritratto successivo, riecheggiando la natura collettiva e continua della pandemia. Tutti coloro che piangono i propri cari persi durante la pandemia sono invitati a partecipare a questo progetto, caricando sul sito del progetto una fotografia del defunto, accompagnata da una dedica personalizzata, che verrà poi stampata dal plotter.[18]

 


NOTE

[1] Si veda di Tizian Zumthurm, “Crowdsourced COVID-19 Collections: A Brief Overview”, International PH, 4, n. 1 (2021), pp.77‒83, https://doi.org/10.1515/iph-2021-2021

[2] Museum digital initiatives during the Coronavirus Pandemic, https://digitalmuseums.at/about. html

[3] https://historymadebyus.com/

[4] https://ifph.hypotheses.org/3225

[5] Mark Tebeau, “A Journal of the Plague Year: Rapid-Response Archiving Meets the Pandemic.” In Collections: A Journal for Museum and Archives Professionals, 27 Jan. 2021, doi:10.1177/1550190620986550

[6] JOTPY, https://covid-19archive.org/s/archive/page/Share

[7] Thorsten Logge, Stefan Krebs, Mark Tebeau e Tizian Zumthurm: “Documenting COVID-19 for Future Historians?” in History of Intellectual Culture 1/2022, curato da Charlotte A. Lerg, Johan Östling e Jana Weiß, Berlin, Boston: De Gruyter Oldenbourg, 2022, pp.225-252. https://doi.org/10.1515/9783110748819-011 qui, p.237.

[8] Covid memorial https://covidmemorial.online/

[9] Anita Lucchesi: Memorecord, https://memorecord.uni.lu/

[10] “All’inizio di gennaio 2021, erano già stati raccolti più di 44 milioni di tweet, la stragrande maggioranza scritta in francese e la maggior parte dalla Francia”. (Frédéric Clavert: Social media and the process of memorialising a pandemic, https://www.c2dh.uni.lu/report/2020/covid-related-projects/covid19fr

[11] https://covidmemory.lu/

[12] Tizian Zumthurm, “Crowdsourced COVID-19 Collections: A Brief Overview”, cit., p.82.

[13] Coronarchiv, https://coronarchiv.blogs.uni-hamburg.de/

[14] “Documenting COVID-19 for Future Historians?” cit., p.236.

[15] Ibid.

[16] https://archive404.lvivcenter.org/en

[17] La performance si può seguire su Youtube https://youtu.be/-68FdSEgrD0, vedere la pagina del progetto presso il muso di Brooklyn, https://www.brooklynmuseum.org/opencollection/exhibitions/3404/

[18] http://www.acrackinthehourglass.net

Serge Noiret
Serge Noiret
I am a public historian, "History Information Specialist" at the European University Institute, Florence, Italy. I obtained my Ph.D. in… Read more

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Serge Noiret (April 2, 2023). La memoria del Covid-19: gli archivi nati durante la pandemia. Digital & Public History. Retrieved July 27, 2026 from https://doi.org/10.58079/nwdz


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