Guardando nella stessa direzione

Ieri mattina ho aperto la finestra e sul tetto della casa di fronte c’erano ospiti.
Erano in due e, in perfetta sintonia, guardavano nella stessa direzione.

Con una certa sincronia d’intenti e di intenzioni.

E infatti si guardavano intorno e a un tratto uno dei due pareva aver deciso una nuova direzione.
E pareva dire: dai, andiamo di là!

E siccome questi qua si intendevano a meraviglia l’altra metà della coppia si è incamminata sul tetto.

Perché invece non ha preso il volo, direte voi? È una buona domanda, me la sono posta anch’io, sinceramente se sapessi volare non credo che mi metterei a faticare arrancando in salita!

E mentre si allontanavano uno dei due si è girato verso di me e ci siamo scambiati uno sguardo, un saluto che a mia volta rivolgo anche a voi da parte dello sgargiante pennuto.
E poi i due hanno continuato il loro viaggio, guardando nella stessa direzione.

Una ghiandaia molto indaffarata

Ci siamo incontrate di prima mattina ed è sempre un piacere imbattersi nell’elegantissima ghiandaia.
Come alcuni di voi sanno, ho da tempo un conto in sospeso con le ghiandaie.
Sì, perché nella mia collezione di piume di uccello raccolte in estate nei boschi di Fontanigorda manca sempre la piuma azzurra della Signora Ghiandaia e per quanto mi ostini a chiederla cortesemente in dono per adesso non l’ho ancora ricevuta.
Eh, questa ghiandaia alla fin fine è come tutte le altre: fa finta di non aver sentito!

Così eccola gironzolare su e giù per la ringhiera.

Con un voletto rapido è poi balzata sulla sommità di una palma.

E ho così scoperto che le ghiandaie erano due, vedete la seconda abbarbicata all’albero, sulla destra.
E ho anche visto che le due ghiandaie prendevano con il becco dei pezzetti di foglie o di corteccia e poi portavano tutto via.
Insomma, è evidente che stanno mettendo su casa e facendo il nido da qualche parte, presumo.

Stando così le cose attenderò con pazienza che una delle indaffaratissime ghiandaie si decida a lasciarmi sul terrazzo la tanto desiderata piuma, sarebbe un regalo assai gradito.
Arrivederci a presto, cara ghiandaia!

I rondoni, la farfalla e un ospite inatteso

Nel cielo dell’estate di Genova si librano come sempre le creature più semplici e straordinarie, padrone dell’azzurro e della libertà.
E sono moltissimi i rondoni che sfrecciano gioiosi davanti alle mie finestre, dando spettacolo con le loro mirabolanti esibizioni.

E poi è arrivata una farfalla.
Era una di quelle gialle che solitamente sono frenetiche e inquiete ma, in questo caso, mi è parsa piuttosto tranquilla.
La farfalla si è messa a testa in giù tra le foglie del limone, credendosi lei stessa una foglia del freschissimo agrume.
A dire il vero a guardarla era quasi impossibile distinguerla, potere del mimetismo!

E poi è arrivato un ospite inatteso.
Per qualche istante l’ho proprio veduto frontalmente perché si è posato proprio sul tetto davanti al mio terrazzo ma poi sono riuscita a fargli una sola fotografia nella quale sua altezza non si è concesso più di tanto.
Non so dirvi di quale regale creatura si trattasse ma a me è sembrato un rapace.

E così resto speranzosa in un suo ritorno.
Magari chiederò alla pattuglia acrobatica dei rondoni di riferire all’augusto pennuto che qui sono in attesa di una sua nuova visita e di un volo magnifico nel cielo di Genova.

La gioia delle rondini

In questa calda estate a Fontanigorda il cielo è spesso attraversato dalle bellissime rondini che sfrecciano nell’azzurro, ce ne sono davvero tante e la loro presenza è motivo di gioia e di gratitudine.
E poi si posano, così, con questa grazia.

Leggere e delicate, mentre le loro morbide piumette bianche sono così sfiorate dal sole.

E volano e chiacchierano e poi si riposano ancora, le rondini sono creature spensierate e gioiose.

Hanno i nidi sotto i tetti delle case, gli adulti vanno e vengono per portare il cibo ai loro piccini, sono un esempio e un continuo inno alla vita.

E poi ancora si posano, sul loro filo vista monti, ne ho vedute tantissime in questi giorni.

Si sistemano un po’ il piumaggio così, con incomparabile eleganza.

E attendono ciò che a breve accadrà, quel loro lungo viaggio che le condurrà lontano.

Per adesso anche loro si riposano un po’ qui in Val Trebbia.

Ed ogni piccola rondine è una gioia vera, una creatura preziosa con la quale condividiamo questi giorni d’estate.

Il ritorno dell’airone cenerino

E finalmente anche lui è tornato a librarsi nel cielo di Fontanigorda, l’ho visto passare una sera davanti alla mia finestra, uno spettacolo straordinario della natura: è il regale airone cenerino dal fascino memorabile.
E così eccolo posato sul tetto di uno degli edifici più alti di Piazza Roma, là è rimasto per un certo tempo.

L’airone cenerino ha in dote questa grazia lieve, enigmatica, quasi ascetica.

Lo vedo spesso perché qua sotto c’è un piccolo corso d’acqua e l’airone cenerino va a pesca.
Vola sulle acque chiare, si posa, poi si rialza.
Sempre con leggerezza, con autentica meraviglia.

Sul tetto scrutava il cielo, assorto, solitario e silente.

Una creatura magnifica, dalla bellezza straordinaria.

Il giorno dopo, poi, ecco ancora la sorpresa.
L’airone cenerino era là, tra il fitto degli alberi, non distante da casa mia.
Meditativo, attento.

E l’ho veduto sistemarsi un po’ le piume, alla sua maniera.

Ho atteso con pazienza per oltre mezz’ora che il mio amico airone spiccasse il volo e invece lui è rimasto là, sul ramo.

Mi ha regalato comunque lo spettacolo della sua bellezza aprendo appena le ali, con questa grazia.

In certe sere lo vedo volare verso i monti e verso le nuvole arrossate dal tramonto per poi sparire all’orizzonte.
E spero che ritorni ancora, nei giorni che verranno.
Arrivederci a presto, caro amico airone cenerino.

Una bella trovata di Gandolin

Accadde in un tempo lontano, era un giorno di primavera.
La notizia fu riportata tra le pagine del giornale Il Capitan Fracassa che veniva pubblicato a Roma tra 1880 e il 1890: i fondatori di questo giornale erano lo scrittore Raffaello Giovagnoli e il sagace giornalista ligure Luigi Arnaldo Vassallo noto con lo pseudonimo di Gandolin.
E dunque veniamo alla bella notizia stampata tra le pagine del giornale: si comunicava alla cittadinanza che tutti coloro che erano in possesso di pappagalli, cocorite e cacatoa o altri uccelli similari erano cortesemente invitati a presentarsi in Municipio per un importante censimento ornitologico.
La questione venne presa in seria considerazione da un numero inaspettato di persone e furono moltissimi coloro che diligentemente si presentarono in Campidoglio con i loro simpatici pennuti chiacchieroni.
Accadde, naturalmente, il 1 Aprile, con gran spasso e divertimento di Gandolin.
Anzi, a dire il vero, la stessa faccenda fu ripetuta qualche anno dopo alla stessa maniera anche a Genova e anche qui riscosse un fantastico successo.
La notizia curiosa e particolare è riportata sul quotidiano Il Lavoro del 2 Aprile del 1932 in un articolo nel quale si parla con rimpianto di un certo gusto dello scherzo arguto con il tempo ormai dimenticato.
In un’epoca diversa questa fu proprio una bella trovata di Gandolin: e buon pappagallo, ops, scusate… buon pesce d’aprile a tutti!

Anatre a Boccadasse

E arrivare una mattina di marzo a Boccadasse, è abbastanza presto e tutto è quieto e silenzioso, non c’è quasi nessuno, alcuni mattinieri passeggiano per il borgo sotto il cielo terso e lucente.

E arrivare una mattina a Boccadasse e vedere sguazzare in mare alcune splendide anatre, non mi era mai capitato prima, una circostanza fortunatissima!

Si trattava di certi eleganti germani reali che fluttuavano felici sull’acqua.

Che colori, che sfumature.

E che tinte vivaci nella nostra Boccadasse ancora un po’ assonnata sotto le luci del giorno.

E sassi, cielo azzurro e panni stesi.

E le anatre che con movenze sinuose si allontanavano verso il largo.

In uno romantico annuncio di primavera che mi ha lasciato piacevolmente sorpresa.

E le sole bagnanti, in questa mattina marzolina, erano loro: le anatre.

Una dopo l’altra, via, dietro lo scoglio.

E sull’acqua luccicante di riflessi.

E non mancavano certo i soliti bianchi gabbiani.

E il tempo era dolce, sulla spiaggia di sassi di Boccadasse.

Mentre l’onda lenta accarezzava la riva.

E certe provette nuotatrici si spostavano con eleganza sull’acqua chiara del mare.

Nella cornice incantevole della nostra bella Boccadasse in un giorno di primavera.

Sua altezza l’airone cenerino

Di tutti gli incontri questo è per me uno dei più emozionanti.
Alcuni qui mi hanno detto di non aver mai visto questa splendida creatura, io invece ho veduto l’airone cenerino diverse volte e sempre mi ha regalato sensazioni di stupore e meraviglia.

L’airone cenerino vola spesso davanti alle mie finestre, non perché abbia una predilezione per me, sia chiaro.
Dovete sapere che davanti a questa casa scorre un ruscelletto gorgogliante e ricco di pesci, così l’airone segue questo corso d’acqua e va a pescare, in genere passa di mattina presto e se ne va giù, in Trebbia, dove certo trova da divertirsi.

Nel suo viaggio quotidiano verso il fiume che dona il nome a questa valle, l’airone sosta brevemente sui rami degli alberi e plana così, tra il fitto delle foglie.

Così l’ho veduto, mentre sua altezza se ne stava lassù, perso nell’azzurro.
L’airone cenerino pare un tipo solitario e schivo, infatti non l’ho mai visto in compagnia.

L’airone dal collo sottile e dal piumaggio d’argento ha un aspetto regale ed elegante, è una creatura aggraziata e leggiadra.

Vederlo librarsi tra gli alberi con le sue grandi ali è uno spettacolo di assoluta bellezza, uno stupore che emoziona.
Quel giorno è rimasto a lungo su quel ramo, guardandosi intorno e cercando il suo orizzonte.

Qualche istante tra foglie verdi e l’azzurro del cielo, prima di spiccare il volo per raggiungere la sua meta.

Nel bosco, tra gli alberi

Nel bosco, tra gli alberi, risuona imperiosa la voce potente della terra.
E vibra e batte come un cuore vitale ed instancabile.

Nel bosco, tra gli alberi, la luce chiara lieve si insinua.

Sono le sfumature della vita a lambire i tronchi coperti di muschi e i rami ondeggianti.

E cadono le foglie dagli alberi e donano così un soffice tappeto.

Al margine del bosco crescono piante selvatiche e i piccoli fiori candidi si aprono al sole.

Nel bosco, tra gli alberi, regna il silenzio.
Ed è misterioso e magnifico, è un silenzio di suoni e di insetti ronzanti e di cinguettii improvvisi e di inattesi fruscii tra le rocce e tra le foglie.

Sul bosco, sopra gli alberi, si librano maestosi rapaci.

E tutto è armonioso, unico e irripetibile.

E la vita freme, nel suo misterioso e perfetto equilibrio.
Nel bosco, tra gli alberi.

Una pernice rossa a spasso

Contro ogni più rosea previsione su un prato di Fontanigorda ho incontrato nuovamente la pernice rossa e questa volta, con mia somma soddisfazione, devo dirvi che ho avuto modo di dilungarmi parecchio in sua compagnia.

Dunque, come già vi dissi, le pernici corrono, corrono e corrono, vanno pure velocissime!
Pare che prendano il volo solo quando pensano di aver qualcosa da temere.
E questa qui ha capito benissimo che io non rappresentavo una minaccia per lei, infatti si è lasciata avvicinare senza difficoltà.

La vistosa pernice se ne andava a spasso sul prato.

Beccava di qua e di là forse in cerca di qualcosa da sgranocchiare.

E a dirla proprio tutta pareva quasi mettersi in posa!

Poi se ne è andata a passeggiare su un muretto ed io stavo lì sotto a ripeterle: vieni giù, cosa fai lassù!
Niente, la pernice rossa è stata irremovibile.
Vorrei inoltre sottolineare che da tempo colleziono piume di uccello trovate nel bosco o sui sentieri, un cortese omaggio dalla signora pernice sarebbe stato ben gradito!

La pernice rossa ha un piumaggio elegante, gli occhi bordati di rosso e sa tenere un portamento altero.
E come vi ho detto l’avevo lì vicina e ho potuta ammirarla con cura.

Ora poi, a dire il vero, non ci siamo capite benissimo: cara madama pernice, quando le dicevo di scendere la muretto intendevo dalla mia parte, non dalla parte opposta!

E chissà, magari nell’ultimo scorcio d’estate ci rivedremo, è sempre una soddisfazione fare incontri come questo.