La salvia in fiore

Sul mio terrazzo è tornata a fiorire la salvia.

Allegra, sorprendente, semplice e profumata, la salvia quest’anno è generosa più che mai.

Non ho memoria di una fioritura così rigogliosa, a dire il vero.

Forse la mia amica salvia ha deciso di prendere esempio dai suoi vicini, il rosmarino e la lavanda che sono prodighi delle loro fioriture.
E così, in questa primavera, ecco anche l’odorosa salvia con i suoi dolci fiori.

Un piacevole dondolio contro l’azzurro del cielo.

Una bellezza di primavera, un regalo inaspettato.

Fiori che sanno di semplicità, di memorie di orti e di campagna.

Nobili e mirabili come tutti i doni della terra.

La salvia in fiore, una bellezza di aprile.

Profumo di glicine

C’è profumo di glicine in questi giorni di primavera.
Ed è una dolcezza fresca e leggera, una meraviglia già conosciuta eppure sempre nuova, una dolcezza che ritorna.

Una nota di viola così delicata e gradevole.

C’è profumo di glicine tra le case, lungo le vie del mio quartiere.

E un lieve dondolio, contro il cielo azzurro di Genova.

Scendendo giù per certe strade e alzando lo sguardo verso certi giardini si nota che il glicine sa creare certi antichi romanticismi perfetti e armoniosi.

In Salita San Nicolò, non distante dall’Albergo dei Poveri, il magnifico glicine così si staglia allegro e vitale.

E il suo profumo delizioso si spande tutto attorno, in una dolcissima poesia di primavera.

Primavera all’Orto Botanico di Genova

Arriva discreta la primavera all’Orto Botanico di Genova, in Corso Dogali.
Così giunge e con la sua grazia tutto fa sbocciare e rifiorire.

Fluttuano leggere le belle ninfee.

E l’albero di Giuda protende i suoi rami verso il cielo.

Fiorisce la regale magnolia.

E tutto è armonioso, pacifico, perfetto.

Mentre sbocciano timidi i semplici ranuncoli.

La natura non è mai in ritardo o fuori luogo, la natura conosce i ritmi del creato meglio di noi che pensiamo di possedere ogni saggezza.

L’iris sontuoso dona la sua bellezza alla luce del sole.

E il glicine dondola con la sua grazia odorosa.

I fiori delicati si svelano nella loro magnifica leggiadria.

E ognuno è una nota di una sinfonia melodiosa.

Si sale poi su per le scale e i grandi alberi svettano solenni.

Davanti a voi il panorama della città.

Tra i rami fitti ciarlieri uccellini donano un piacevole sottofondo musicale.

E il celeste e l’azzurro si fondono all’orizzonte.

Tra i profumi del glicine e tra le meraviglie dell’Orto Botanico nel tempo di primavera.

Una bella gita di primavera

E venne il tempo di una bella gita di primavera.
Tutti insieme, sotto il sole tiepido che riscalda la pelle, seduti sull’erba e sempre con una certa garbata eleganza, con grazia e rilassatezza.
E tra tutti loro non manca l’amico a quattro zampe, naturalmente.

Una paglietta, un bastone da passeggio per camminate più sicure.
E gli abiti che segnano la vita e l’immancabile parasole per difendere la carnagione candida.

Come sempre accade con le fotografie d’epoca anche in questo caso c’è una persona in particolare che cattura la mia attenzione: è lei, la ragazza con l’abito chiaro, i capelli raccolti e gli occhialini tondi.
Forse è timida e molto studiosa, forse suona il pianoforte e si diletta con il ricamo e la mamma le ricorda sempre di non sforzare gli occhi e di avere cura di se stessa.

Questa fotografia è un ritratto di famiglia che comprende diverse generazioni, un affetto autentico unisce tutte queste persone con un legame indissolubile.

Erano istanti felici, era il tempo di una bella gita di primavera, un tempo da ricordare.

Una magnifica eccezione

Come già ho avuto modo di dirvi, sono sbocciati ancora i miei amatissimi fiorellini rossi.

Mi tengono compagnia ormai da decenni, li seminai infatti moltissimi anni fa e loro, fedeli, tornano sempre a celebrare ogni nuova primavera.

Il loro nome è sparaxis e sono una vera gioia per gli occhi, sono fiori allegri e vivaci che a decine abbelliscono il terrazzo.

E vanno d’accordo con tutti, come si può ben notare: eccoli colti in chiacchiere con la fresia bianca e con la salvia odorosa.

Cotanta meraviglia proviene da sole due bustine giunte qui decenni fa: una per i fiori rossi e l’altra per i fiori bianchi.
Con il tempo, tuttavia, i fiori bianchi sono divenuti sempre più rari fino a quasi scomparire, mi viene da dire, ogni tanto ne spunta ancora qualcuno ma non accade ad ogni primavera.
Quest’anno, invece, ecco qui questa magnifica eccezione!

Non vi dico l’emozione di tutti noi sul terrazzo!

Ho poi visto che i fiori bianchi non erano soltanto due ma addirittura tre!
Come si dice? Tutto arriva a chi sa aspettare, qualche volta, anche certe fioriture che non mi aspettavo di rivedere!

E così la primavera, stagione prodiga di molte bellezze, è ancora più trionfante e gioiosa grazie ai miei amati fiori che sempre tornano a salutarmi.

Il mestolo vanitoso

C’era una volta un mestolo vanaglorioso che abitava, insieme a certi suoi simili, sopra ad uno specchio.
Era un delicato mestolo di vetro e condivideva così il suo destino con una serie di mestoli in porcellana con i quali, va detto, non andava tanto d’accordo.
A dire il vero quella era soltanto una sistemazione provvisoria allestita per la durata di un mercatino locale ma per il giovane mestolo vanitoso era la condizione ideale, infatti non faceva altro che rimirarsi tutto il giorno ripetendo:
– Oh, come sono bello ed elegante! Guardate che grazia, io mi distinguo sempre dagli altri, altroché!
– Adesso ricomincia! – Replicava il mestolo da salsiera che gli stava vicino.
– Eh, con i giovani ci vuole pazienza, ma lui me la fa proprio perdere tutta, santo cielo! – Sospirava l’antico mestolo da zuppiera che, dall’alto della sua esperienza, dispensava spesso perle di saggezza.
Il mestolo vanitoso, va da sé, non dava retta a nessuno, si dondolava per guardarsi meglio ed era tutto un sdilinquirsi in elogi alla propria beltà:
– Nessuno mi può eguagliare, questo è un fatto! La mia bellezza è indubitabile!
Insomma, quanto ci si metteva sapeva essere davvero fastidioso e petulante.
Tutti gli altri mestoli erano invece dei gran lavoratori, veri professionisti del settore, ognuno di loro aveva infatti contribuito ad allietare tavole imbandite nelle più svariate occasioni: c’era chi si era tuffato allegramente tra i tortellini in brodo, chi aveva servito salse delicate e chi aveva ospitato colorate macedonie.
L’unico che non aveva lavorato neanche un giorno della sua vita era lui: il mestolo vanitoso.

E sapete? Nessuno di loro lo avrebbe mai detto ma, da lì a poco, si sarebbe compiuto il loro destino.
Verso sera, infatti, passò da quelle parti una giovane donna proprietaria di un romantico ristorantino in campagna, era una sapiente cuoca e ed era venuta al mercatino in cerca di oggetti utili per le sue tavole per la festa di primavera.
Giunta in prossimità dello specchio, rimase colpita dai mestoli e fece subito la sua proposta al proprietario del banco:
– Li prenderei tutti, tranne quello! – E così dicendo indicò il mestolo vanitoso, poi proseguì spiegandosi, quasi rammaricata – è carino ma non è il mio genere e di una dimensione inadatta, non saprei come utilizzarlo!
Non vi dico come ci rimase il mestolo vanitoso, era offesissimo!
Tutti gli altri mestoli furono così venduti e prima di avventurarsi verso la loro nuova destinazione vennero impacchettati uno ad uno perché non si rompessero.
L’’ultimo ad essere fasciato fu il saggio mestolo da zuppiera che lapidario chiosò all’indirizzo del giovane vanitoso:
– A essere belli e presuntuosi senza saper far nulla non si arriva da nessuna parte, neanche sulla tavola della festa di primavera!

 

Bentornata, primavera!

Bentornata primavera e benvenuti piccoli fiori celesti che sbocciate sul terrazzo in armonia con il cielo chiaro di Genova.

Nei vasi si sono aperte le tenere margherite.

Hanno dormito per diverse stagioni, così pazienti e ora si svelano in tutta la loro grazia.

Fanno capolino le timide violette.

Ed è un tripudio di colori e contrasti.

Tutto rinasce e si rinnova.

Fedeli sbocciano i miei amati fiorellini rossi.

E le piante grasse fanno la loro parte.

La primavera è allegra, vivace, semplice come le gioie autentiche.

È sgargiante e allo stesso tempo chiassosa e discreta.

Sbocciano le prime fresie tra i rami odorosi del rosmarino.

E le piantine nuove arrivate si guardano intorno timide e caute.

C’è un posto per tutti, al sole o all’ombra, a seconda delle preferenze.

Bentornata primavera, con le tue gioie e le tue inimitabili bellezze.

La caparbietà della vita

Li ho veduti su una creuza.
Testardamente abbarbicati alla sommità un muretto, con commovente caparbietà.
Là, nell’ultimo tratto di Salita San Gerolamo.
Sullo sfondo le finestre di un elegante palazzo di Via Caffaro e poi loro, i muscari dai toni polverosi d’azzurro.
Le foglie sottili, i piccoli fiori ondeggianti e gioiosi, un annuncio della primavera che verrà.
È la tenacia della vita che non si arrende, così indomita e sfrontata, silenziosa e leggiadra, così infinitamente forte.

Marzo: aspettando la primavera

E piano, discretamente, è arrivato marzo.
Preannunciato, come ogni anno, dalla fioritura generosa dei narcisi che sbocciano sul mio terrazzo e per me rivederli è sempre una nuova gioia.

Uno ad uno si aprono al sole.

Dopo aver dormito quieti per lunghi mesi.

E ammirano il mare e l’orizzonte.

Ondeggiando leggeri con la loro leggiadra grazia.

Fiori magnifici, dai petali intrisi di luce.

Gentili testimoni del tempo che verrà.

Finalmente è marzo e con i narcisi aspetto la primavera.

Viola di maggio

E in primavera sbocciano i cavolfiori, fioriscono le cipolle di Tropea e maturano i peperoncini.
Questa è la poesia autentica della terra e non smette mai di incantare, davanti alle ceste del fruttivendolo puoi vedere le delizie da portare in tavola o anche la perfetta complessità dell’universo e dei suoi doni semplici ma per noi necessari.
E diverse sfumature di viola e di maggio, così vivaci e vere.