I due olandesini

Loro sono i due olandesini, belli e pronti per festeggiare il Carnevale.
Così stanno pazienti in posa, forse persino emozionati di farsi fotografare con i loro costumi.
La bimba sta tutta seria, con il suo cappellino e lo sguardo un po’ sfrontato, credo che le piaccia essere vestita così.

I due olandesini si tengono per mano, con complicità e studiata grazia.

E il ragazzino più grande ha persino una piccola pipa fra le labbra, bisogna essere convincenti a Carnevale!

E naturalmente entrambi portano dei fantastici zoccoli di legno senza i quali non si può certo affermare di provenire dal paese dei tulipani e dei mulini a vento.

I due olandesini erano fratello e sorella, secondo me.
Forse parteciparono pure a qualche sfilata e non soltanto ad una festa.
Per ricordare questo frammento di felicità vennero ritratti nello studio del fotografo Pandolfi di Chiavari.
Così ci osservano dai giorni gioiosi della loro infanzia in cui erano i due olandesini.

Una damina genovese

Ritornando a camminare nel passato andiamo insieme a festeggiare il Carnevale con i bimbi di quell’epoca lontana e tra loro troveremo anche lei: una damina genovese.
Eccola qua, con il suo cappellino di paglia, i fiori in boccio e il fiocco grande e setoso.
Con tutto il garbo che si conviene a una nobile fanciulla la damina genovese se ne sta in posa paziente davanti al fotografo.

Oh, poi bisognerebbe saper immaginare i colori del suo abito, quei tessuti sono in fantasie ricercate e particolari.

La damina ha anche le scarpette con i nastri così vezzosamente intrecciati.

Si appoggia alla balaustra e con raffinata eleganza regge un magnifico ventaglio.

La damina genovese fu ritratta dal bravo fotografo Sciutto nello studio di Piazza Fontane Marose.
Poi sarà divenuta una giovane donna affascinante e forse avrà ripensato con svagata tenerezza a se stessa e a quel giorno della sua infanzia.
Era un tempo lontano e lei era una damina genovese.

Il Marchese Genovese

Ed era il Carnevale del 1927, così si legge sul dorso di una fotografia di un tempo felice.
E lui è Gianni, anzi, come scrisse appunto chi gli voleva bene, lui è Gianni caro mascherato del ‘700 ovvero il Marchese Genovese.
Nella città dei Rolli e delle nobili dimore il Marchese Genovese se ne sarà andato a spasso con la sua bella parrucca e con quell’aria aristocratica.

E naturalmente un nobiluomo di tale fatta indossa i guanti bianchi.

E scarpe adatte e la calzamaglia.

La fotografia venne scattata in Piazza Ponticello nello Studio del fotografo Arizio, quindi in una gran baraonda di gente il Marchese Genovese avrà attraversato la città tenuto per mano dalla sua mamma e poi sarà andato là dal fotografo a mettersi in posa per la fotografia.
E poi sarà diventato grande ma il ricordo di quella gioia infantile sarà sempre rimasto caro e reso ancor più vivo da questa preziosa immagine che adesso sono io a custodire.
Lui è Gianni caro, il Marchese Genovese.

A Carnevale… ogni maschera vale!

Ed ecco che arriva, allegro e gioioso, il Carnevale!
Tempo di scherzi e di sorrisi, di dolcetti deliziosi e di maschere colorate e fantasiose, ogni bambino attende questo periodo con vera trepidazione.
E così era anche in quell’altro tempo che ci ha preceduto, allora poi i più piccini partecipavano alle sfilate per aggiudicarsi il premio per la maschera più bella e davvero non c’era che l’imbarazzo della scelta!
A Carnevale poi… ogni maschera vale!
E così veniamo a lui: il suo nome è Enrico e si presenta con questa maschera, restando in posa per la foto che poi donerà alla sua balia, a lei sono dedicate le parole a tergo della fotografia.
E che maschera sarà quella di Enrico?
È un nobiluomo del Rinascimento?
O forse un principe? Forse proprio un principe azzurro, molto azzurro!

Lui sembra molto compreso nel suo ruolo, ha portamento sicuro, maniere ineccepibili, lo sguardo fiero.

Anche questa bimba sembra molto soddisfatta di come è stata abbigliata, io però non so proprio indovinare il suo costume!
Ha fiorellini qua e là, sulla gonna e sulle scarpette, poi il suo abito e la sua cuffietta sono bordati con una candida pelliccetta che ricorda il biancore della neve e chissà se questo vestito aveva qualcosa a che fare con la primavera e l’inverno, non saprei proprio dirlo.

E tuttavia, come dicevo, a Carnevale ogni maschera vale!
E puoi diventare tutto quello che vuoi, per un giorno, per qualche ora, per il tempo di uno svago tanto desiderato.
E poi magari resti là, seria seria, davanti al fotografo, in un tempo felice e spensierato dell’infanzia.

Maschere da premio

Come si dice?
A Carnevale ogni scherzo vale!
E poi davvero ognuno può diventare quello che desidera: un fatina o uno sgargiante Arlecchino, un temibile pirata o una dolce pastorella.
E se Carnevale è il divertimento pazzo dei più piccini anche gli adulti si dilettano volentieri nell’estrosa arte di mascherarsi.
Andiamo così indietro nel tempo: lui e lei sembrano essersi calati con autentico garbo nella parte prescelta.
Hanno i vestiti dei colori giusti, lei ha sul petto pizzi e vezzosi fiocchetti, lui sfoggia eleganze di un altro secolo.
Entrambi indossano candide parrucche, il loro personale viaggio a ritroso nel tempo pare riuscito alla perfezione.

Lei stringe in una mano un delicato ventaglio e a dire il vero mi sarei aspettata di vedere anche candidi guanti.
In un giorno di piacevoli svaghi, in occasione di qualche festeggiamento carnevalesco, lui e lei trionfarono su tutti gli altri partecipanti: tra loro infatti fa bella mostra un cartello che attesta la loro vittoria, furono loro ad aggiudicarsi il premio più ambito.

E scrosci di applausi, molti complimenti e persino la foto di rito.
E chissà che cara memoria fu quell’evento a suo modo certo indimenticabile.
Anni dopo, forse, i due avranno riguardato con tenerezza quella loro fotografia giovanile nella quale sembrano così seri e compresi nel loro ruolo.
Convincenti e fieri, così raffinati e credibili con le loro maschere da primo premio.

Il Carnevale di Zena

Ed ecco febbraio, il mese del Carnevale.
Tempo di bugie, i dolci tipici di questo periodo, di coriandoli e stelle filanti, di damine e maschere.
Ogni stagione ha le sue usanze e i suoi colori, quelli del Carnevale sono allegri e festosi.

Profumo

Pasticceria Profumo

E certo, da queste parti ai nostri tempi siamo piuttosto morigerati, ma non sempre è stato così, i Carnevali degli antichi genovesi erano all’insegna del divertimento più sfrenato.
Gli antenati se la spassavano, in certi tempi lontani erano in gran voga alcuni particolari balli.
Per la moresca ci si abbigliava con abiti in stile orientale e poi si dava il via alle danze, un gioco di inchini sicuramente molto scenografico, di ugual successo era la rionda, una lieto e piacevole girotondo.
Secondo quanto ci narra l’esimio e insostituibile Michelangelo Dolcino, nel ‘500 era di gran moda una canzone piuttosto licenziosa, la cansone del Balarifone, contro la quale le autorità si videro costrette a prendere gli opportuni provvedimenti proibendone la diffusione, pena il pagamento di una multa piuttosto salata.
E sì, quando arrivava il Carnevale a Genova c’era da stare attenti!
Voi sapete che talvolta mi diletto nel trascorrere i miei pomeriggi all’Archivio di Stato, apro quei faldoni polverosi consapevole di trovarci dei veri tesori.
Un grande foglio di carta vergato con una calligrafia piena di arzigogoli.
Una grida datata 7 Febbraio 1687, da pubblicarsi in Banchi e in tutti i luoghi soliti, come sempre si legge in fondo a questi documenti.
Si fa espresso divieto di lanciare uova e arance per le pubbliche strade e per le piazze, in quanto questa usanza tipica del Carnevale costituisce un grave pericolo per la pubblica sicurezza e l’incolumità dei cittadini.
Dovevano essere delle belle battaglie, eh!
E a tal proposito su certi libri ho letto di simili grida risalenti al ‘500, il fatto che questa sia invece più recente mi fa pensare che i miei concittadini fossero un po’ duri di comprendonio e refrattari al rispetto delle regole.
E’ Carnevale! E via con i lanci di uova e arance!
E Carnevale! Si mangiano dolcetti e cose buone!

Confetti

Pasticceria Profumo

Ma Carnevale significa anche maschere, ormai non più diffuse.
Tra le più popolari c’erano il Paisan, il Medico e la Balia, quest’ultima era in genere  un ragazzotto che ninnava un gatto stranamente abbigliato come un neonato.
Fin dal XVI secolo nella stagione dei lazzi e degli scherzi si usava mascherarsi da Marchese, una maniera per mettere in ridicolo l’arroganza della nobiltà, i festeggiamenti erano accompagnati da motti e canzoni in rima pronunciati con un certo scherno.
Oh, ma se io potessi viaggiare nel tempo me ne andrei subito ad un Carnevale della fine del ‘700!
Indosserei il mio abito più sfarzoso e salirei in Carrozza, in Piazza Acquaverde.
E poi via, partirei per il Corso Mascherato, su per Strada Nuovissima e Strada Nuova, le dame gettano mazzi di fiori, mentre i cavalieri hanno in mano gusci d’uova contenenti profumi deliziosi.
Certo bisogna scansare i lanci di uova, questo sì!
In tempi più recenti, ovvero nell’Ottocento, si diffuse l’usanza del Carrosezzo di figgieu, ovvero il corso mascherato al quale partecipavano con grande entusiasmo bambini di tutte le età.
E’ bello rammentare quegli anni, l’infanzia e la giovinezza di chi ci ha preceduto.
E chiude questo post un’antica immagine, come sempre appartenente alla Collezione di Stefano Finauri che di nuovo voglio ringraziare per il cortese prestito delle sue immagini che arricchiscono i miei post.
Il Carrossezzo del 1925.
Si ride e si scherza, si fa festa e si gioisce, a Carnevale, nella Genova del bel tempo andato.

Carrosezzo

Cartolina Appartenente alla Collezione di Stefano Finauri