Inverno sulla Passeggiata di Nervi

Era ritornata.
Non nella stagione del sole ma nel cuore dell’inverno.
Era ritornata, non vedeva casa ormai da molti anni, dal tempo del suo matrimonio che l’aveva condotta distante, a causa degli impegni lavorativi del suo consorte che lavorava in ambiente diplomatico.
Adele abitava ormai da tempo in una lussuosa dimora parigina dove conduceva una vita agiata e tranquilla ma con il pensiero nostalgico tornava sempre alle sue scogliere, alle agavi aggrappate alle rocce, ai fiori che sbocciavano sotto il sole battente.
E ora era ritornata.
In una fredda giornata di febbraio, sotto un cielo inquieto, nella stagione del freddo.
E così camminava, sulla sua passeggiata, vicino al marito e stretta nel suo cappotto scuro, incurante della gente che la circondava.
E osservava il mare, seguiva l’onda che batteva lieve sulla riva.
Era ritornata.

A casa, nella sua Nervi.
Nel luogo del quale conosceva ogni curva, ogni prospettiva, nel luogo che le restituiva la sua dolcezza come un afflato vitale e rigenerante.
Era ritornata.
Era inverno sulla Passeggiata di Nervi ma era estate nel cuore di Adele.

Una panchina, un orizzonte

Non tutte le panchine sono uguali, alcune diventano luoghi dove riposarsi nel clamore della vita cittadina.
Alcune panchine poi servono semplicemente per fermarsi a chiacchierare con qualcuno che conosciamo.
Alcune panchine sono per le attese, altre per i primi baci, certe sono perfette per ammirare i tramonti.
Alcune sono spesso sferzate dal vento o inondate dal sole, a seconda della stagione.
Non tutte le panchine sono uguali, alcune sono la quiete di un istante, una ringhiera, un orizzonte e un molo, un pensiero che fugge via e si mescola al rumore del mare, perdendosi nell’aria salmastra di una mattina d’inverno.

Bogliasco

Una sera dorata

Una sera dorata, davanti alla ringhiera sinuosa della passeggiata di Nervi.
Tra la luce e l’ombra il canto inquieto del mare.
Un’attesa, uno sguardo che trova l’orizzonte, le parole e un tempo che scorre lento come se il giorno non dovesse mai finire.
Una dolcezza nuova eppure già conosciuta, in una sera dorata.

Un mare di nuvole al Porto Antico

A volte, nelle lucenti giornate d’inverno, il mare ci incanta con il suo colore intenso.

E ospita, specchio generoso, gli evanescenti riflessi delle nuvole.

Un fragile chiarore che si si fa largo nell’azzurro.

Una bellezza dai contorni fragili e sfumati.

Mentre tutto sembra quieto e armonioso in un giorno perfetto di linee e di curve.

In un gioco straordinario e unico, ogni volta irripetibile.

Tutto si riflette con un’inconsueta magia.

E un mare di nuvole fluttua leggero nel blu al Porto Antico.

Azzurro all’orizzonte

Un nuovo inizio in un luogo amato e a me molto caro.
Davanti alla ringhiera di Spianata Castelletto, ammirando i tetti, il mare e la Lanterna.
Il tempo è come una musica di frammenti irripetibili e per ognuno di noi assume un significato differente a seconda del nostro sentire.
E guardando lontano lo sguardo si impiglia nel blu del mare e nel tono celeste del cielo, in una sola sinfonia senza tempo che risuona come un felice auspicio di lucente azzurro all’orizzonte.

Il mare di novembre

Il mare di novembre è come una musica che inizia piano, dolcemente.

E poi segue il ritmo concitato delle onde che si abbattono sulla spiaggia di Corso Italia.

Accarezzando i sassi, con grazia e delicatezza.

Il mare di novembre è increspato di candida schiuma e laggiù, sull’orizzonte, si scorgono cime innevate.

Mentre l’onda sempre ritorna, ancora e ancora.

Nella luce chiara e cristallina di una giornata limpida.

E di nuovo si rincorrono quelle onde, ancora e ancora.

In una sincronia perfetta che supera la nostra semplice percezione del tempo.
Il mare ha un canto eterno che mai si posa.

E così si frange sugli scogli.

Per poi levarsi in spruzzi gioiosi.

E gioca con le nuvole, con questi contrasti di bianco e di azzurro.

E ancora ritorna con i suoi incanti e i suoi stupori: questo è il mare di novembre e di Genova.

Oro sul mare

È oro sul mare, la sera al Porto Antico.

È luce che scende piano e lenta sfiora l’acqua, i luoghi, i sorrisi.

È la dolcezza del tramonto che si attende seduti ad aspettare la magia della sera.

Tutto si veste di incanto, nella quiete silenziosa.

Dondolano le barche, l’acqua è appena increspata dal vento mentre lento si posa l’oro sul mare di Genova.

Due amici

Il mare, le barche che dondolano.
Tutto attorno le voci dei bambini, i passi degli innamorati, il tempo che scivola via e il canto dell’acqua.
Laggiù in fondo, sulla chiatta, si attendono i bagliori della sera.
Mentre la luce vira, piano, divenendo sempre più fioca.
E poi due amici.
Due amici e le loro memorie degli anni trascorsi, le risate, le nostalgie, le parole e le confidenze.
Mentre si cammina verso il mare, nella luce chiara del tardo pomeriggio.
E tutto attorno, a volte, nulla: soltanto la forza e la bellezza dell’amicizia.

 

La ringhiera di Corso Firenze

La ringhiera di Corso Firenze ha accompagnato tutto il cammino della mia vita, non c’è stata stagione in cui io non abbia percorso questa direzione pensando al domani, alle cose fatte, ai traguardi raggiunti o a quelli mancati, alle persone che camminavano vicino a me e a quelle che invece non ci sono più.
Un passo dietro l’altro, nel mio amato quartiere.

La ringhiera di Corso Firenze è una poesia, è una canzone che conosco a memoria, una musica che potrei fischiettare in qualunque momento.

La ringhiera di Corso Firenze scende dolcemente, una volta ha avuto anche lei un grosso guaio ma per fortuna l’hanno riparata e restituita ai nostri sguardi proprio com’era e così si continua a camminare posando la mano sulla ringhiera di Corso Firenze.

Poi a un tratto c’è una curva straordinaria che così avvolge la scalinata che conduce in Via Pertinace.
E qui la memoria va sempre a giorni di scuola con lo zainetto sulle spalle anche se quella scalinata è sempre rimasta ancora mia, anche in questi anni.
Quindi, tra tutti, ci conosciamo da sempre, si può dire.

I luoghi che sono nostri, a volte, sanno di noi cose che nemmeno le persone con le quali ci confidiamo conoscono.
I luoghi ascoltano, forse a volte rispondono persino, a volte magari nemmeno come vorresti tu.
Eppure i luoghi, i nostri luoghi, ci riconoscono, sembrano sapere chi siamo, ci confortano, forse ci sfidano.
E ci aspettano, sempre, e questi pensieri mi accompagnano ogni volta che percorro Corso Firenze.

Oltre la ringhiera di Corso Firenze c’è l’orizzonte dove sempre si posa lo sguardo.

E sulla ringhiera di Corso Firenze si arrampicano le foglie arrossate dall’autunno.

Foglie che danzano sotto la luce.

E fremono i convolvoli dai fiori delicati.

Fiori che dondolano verso i tetti, verso il cielo, nell’aria leggera.

Verso l’azzurro e verso il profilo di Genova che così si ammira, fermandosi davanti alla ringhiera di Corso Firenze.

La patella di Boccadasse

In questo tiepido autunno una passeggiata a Boccadasse è una gioia per l’anima e per il cuore, ci si riempie subito gli occhi di bellezza e ci si lascia avvolgere dal profumo del mare.

Così si scende giù per la creuza, verso la bella spiaggia di sassi dove batte l’onda.

Ci sono le barche messe a riposare.

E c’è la gente seduta sui sassi mentre un giovane gabbiano se ne va a spasso sul muretto.

E la patella di Boccadasse, direte voi?
Eccola qua, è una barchetta della quale si intravede il nome.
Un nome semplice, affettuoso, genuino, un nome che racconta questo mare e questi scogli.

Tra molti altri gozzi così allineati e adagiati al sole.

In un quieto pomeriggio di ottobre questa luce sfiora anche la patella di Boccadasse e le belle case del borgo con i loro incanti e la loro armonia.