La signorina Adele arrivava in spiaggia di mattino presto.
La signorina Adele si dilettava con la pittura ed era solita dipingere ad acquerello delicate marine oppure orizzonti in tempesta.
La signorina Adele era quasi quarantenne, faceva l’insegnante di lettere in un blasonato liceo torinese e ogni anno trascorreva un paio di settimane alla Pensione Maria nella ridente località della riviera di ponente che sempre aveva frequentato.
La Pensione Maria, con le sue tre scintillanti stelle, garantiva ai suoi ospiti camere linde con un modesto balconcino e una piccola e quieta spiaggia privata.
Si era a metà degli anni ‘70, Bruno Lauzi cantava Onda su onda, andavano di moda gli zoccoli con le zeppe, i bikini fantasia e i riccioli ribelli.
La Signorina Adele ogni mattina lasciava l’albergo con la sua borsa di paglia, i grandi occhiali da sole a celarle il viso, il copricostume a fiori.
La Signorina Adele amava fare le parole crociate e andarsene al largo con il pedalò, portava in dote una carnagione particolarmente chiara e così per non scottarsi metteva sempre la crema con protezione alta ma l’estate le lasciava comunque un velo di lentiggini sul viso.
La Signorina Adele era riservata, timida, salutava con il consueto garbo gli altri bagnanti della sua spiaggia; la Pensione Maria era a gestione famigliare e poteva contare su una clientela fedele, così naturalmente tutti si conoscevano e ogni anno ognuno raccontava i piccoli eventi del proprio quotidiano ed era una gioia ritrovarsi.
La Signorina Adele leggeva romanzi d’amore: si metteva lì sotto l’ombrellone e poteva starci fino a sera inoltrata, a volte arrivava persino il bagnino a ricordarle che era il caso di rientrare in albergo per la cena.
La Signorina Adele aveva un particolare vezzo: portava sempre un cappello di paglia.
Tra i suoi preferiti ce n’era uno sul quale erano appuntati dei boccioli di rosa e un altro sui toni del blu, arricchito da un velo celeste.
E così, di giorno o di sera, non mancava mai di indossare il cappello che le conferiva anche una misurata eleganza.
Quell’anno alla Pensione Maria soggiornavano anche certe giovani donne inglesi.
E sulla spiaggia parlavano fitto tra di loro, erano spensierate e allegre, la Signorina Adele poteva udirle narrare di Brighton e della grande Londra con le sue vibranti lusinghe.
E così la signorina Adele, di solito schiva e ritrosa, fece amicizia con loro ed così ebbe modo di saperne di più di quei posti che la affascinavano.
Poi l’estate sfumò e venne un nuovo autunno.
Al celebre liceo torinese gli studenti rimasero stupefatti nello scoprire che la loro insegnante non sarebbe ritornata, ancor più si stupirono i proprietari della Pensione Maria quando l’estate successiva non videro Adele ritornare per le vacanze estive.
Passarono altre estati e altri autunni, nessuno la vide mai più nei luoghi che aveva sempre frequentato.
Molti anni dopo, in un giorno di giugno, un turista italiano a Londra si fermò ad ammirare le vetrine dell’atelier di un’artista situato in una trafficata strada di Pimlico, vi erano esposti dipinti di marine e orizzonti tempestosi con navi che sfidavano il loro destino.
L’avventore tuttavia rimase deluso di non poter visitare l’atelier, sulla porta era infatti affisso un cartello che recitava come segue: Adele M. Art Gallery -closed until 1st July.
A Brighton, quel giorno, il mare era davvero inquieto.
Una donna con un lungo abito bianco passeggiava sulla spiaggia e osservava il mare e l’orizzonte.
Aveva sul volto l’espressione appagata e serena, era felice, aveva avuto la vita che aveva sempre desiderato.
Teneva le braccia aperte e cantava una vecchia canzone di Bruno Lauzi, ad un tratto un colpo di vento le portò via il cappello di paglia e lei, senza esitare, corse a recuperarlo e se lo rimise sul capo.
Era uno dei suoi cappelli preferiti, sui toni del blu con i veli celesti, come le onde del mare.





















