La neve e una certa felicità

Appena pochi anni e una luce negli occhi che racconta una certa felicità.
La neve, la libertà di divertirsi e di scivolare lievi mentre tutto attorno c’è un panorama incantato e magico.
I maglioni pesanti, i berrettini in testa, una sciarpa calda intorno al collo, niente tessuti tecnici e forse non fa neanche tanto freddo visto che si possono impugnare le bacchette senza indossare i guanti!
Eh, è un altro tempo e si sorride così, con le montagne sullo sfondo.

Con i calzettoni pesanti e gli sci ai piedi.
Sulla neve, portando nel cuore una certa grandiosa felicità.

Luce d’inverno in Via di Santa Croce

La gioia delle giornate limpide è nella bellezza del cielo e nella freschezza frizzante dell’aria, così gironzolando per il centro storico si apprezzano ancora di più le sue meraviglie e le vedute del quotidiano.
E così è l’azzurro d’inverno, in Piazza di Santa Croce.

Scendo verso Via di Santa Croce, una delle strade antiche dove già vi ho portato in passato e a me molto cara, qui si respira davvero l’anima della città vecchia, qui soffia il vento di mare con i suoi sentori salmastri.

E la luce disegna i profili delle case.

In un giorno sorprendente di colori e sfumature.

Toni caldi e aranciati si stagliano nel contrasto con il turchese del cielo.

E lo sguardo trova ancora la bellezza di Salita della Seta, altro luogo ricco di storie e di memorie lontane.

Respirare Genova, la sua intensità e la sua autenticità, qui è per me più semplice che altrove.

Un’antica Madonnetta vigila su noi passanti.

E la si ammira anche in questa prospettiva straordinaria.

Si scende con il passo leggero per Via di Santa Croce.

E si sale affrontando la salita con una certa decisione.

E continuando a scendere, laggiù dove la nostra via si perde in altri caruggi, c’è ancora uno stupore di luce e di cielo, di caruggi, finestre e panni stesi.
Nel tempo d’inverno, in Via di Santa Croce.

Inverno sulla Passeggiata di Nervi

Era ritornata.
Non nella stagione del sole ma nel cuore dell’inverno.
Era ritornata, non vedeva casa ormai da molti anni, dal tempo del suo matrimonio che l’aveva condotta distante, a causa degli impegni lavorativi del suo consorte che lavorava in ambiente diplomatico.
Adele abitava ormai da tempo in una lussuosa dimora parigina dove conduceva una vita agiata e tranquilla ma con il pensiero nostalgico tornava sempre alle sue scogliere, alle agavi aggrappate alle rocce, ai fiori che sbocciavano sotto il sole battente.
E ora era ritornata.
In una fredda giornata di febbraio, sotto un cielo inquieto, nella stagione del freddo.
E così camminava, sulla sua passeggiata, vicino al marito e stretta nel suo cappotto scuro, incurante della gente che la circondava.
E osservava il mare, seguiva l’onda che batteva lieve sulla riva.
Era ritornata.

A casa, nella sua Nervi.
Nel luogo del quale conosceva ogni curva, ogni prospettiva, nel luogo che le restituiva la sua dolcezza come un afflato vitale e rigenerante.
Era ritornata.
Era inverno sulla Passeggiata di Nervi ma era estate nel cuore di Adele.

Il tempo delle primule

Il tempo delle primule giunge nei giorni del freddo e porta una ventata di allegria, è uno dei preludi più dolci di primavera.
Le piccole primule sono semplici e leggiadre e quando ti trovi davanti un’intera distesa di vasetti è difficile scegliere: si vorrebbe comprarle tutte, tutte hanno una bellezza particolare.
Petali grandi e colorati, orlature deliziose, contrasti delicati.
Il tempo delle primule mi ricorda sempre che essere così semplici è una virtù rara e straordinaria e se a volte sembra persino improbabile che questa sia riconosciuta come una dote, resto sempre dell’opinione che la propria semplicità vada tenuta da conto.
Il tempo delle primule è così un momento di magnifica transizione, per i pensieri e per i giorni che scorrono.
E così, dovendo scegliere, ho portato con me diverse sfumature di primule dai colori vivaci e accesi.

Le ho sistemate in due vasi diversi e le ho messe davanti alla finestra della mia camera, mi fanno pensare all’imminente arrivo della primavera e alla bellezza della semplicità.

Con il cappottino bello

Lei è una bella bambina vestita di tutto punto, ben coperta perché fuori fa molto freddo e allora le hanno messo il cappottino bello.
Così eccola lì, con quel cappottino vezzoso, gli occhi celesti, un sorriso un po’ timido e un cappellino a coprirle bene la testa.

E secondo l’uso del tempo ha le scarpette scure e le ghette chiare come il cappottino.

Lei è una bimbetta di Bologna, ritratta nello Studio Fotografico La Serenissima.
In un certo tempo del passato negli studi dei fotografi di tutte le città italiane c’era una seggiolina o magari una poltroncina con il bracciolo, arredi usati spesso proprio per immortalare i più piccini.
Come lei, con il cappottino bello e tutta la vita davanti.

Un mare di nuvole al Porto Antico

A volte, nelle lucenti giornate d’inverno, il mare ci incanta con il suo colore intenso.

E ospita, specchio generoso, gli evanescenti riflessi delle nuvole.

Un fragile chiarore che si si fa largo nell’azzurro.

Una bellezza dai contorni fragili e sfumati.

Mentre tutto sembra quieto e armonioso in un giorno perfetto di linee e di curve.

In un gioco straordinario e unico, ogni volta irripetibile.

Tutto si riflette con un’inconsueta magia.

E un mare di nuvole fluttua leggero nel blu al Porto Antico.

Aria di dicembre

Spira leggera e frizzante l’aria di dicembre, porta con sé tintinnio di campanelle, intermittenze di luci dorate, gioie a lungo attese da condividere con chi si ama.
Spira fresca l’aria di dicembre, percorre le strade, a volte diviene vento, poi si calma e si riposa e ancora si leva.
Scende giù per le creuze, avvolge i campanili delle chiese, rapida si insinua in ogni luogo della città.
E cammina con la sorella, accompagna il suo passo lieve su per questi gradini, smuove il suo abito e il suo velo nel contrasto di bianco e nero.
Aria di dicembre e dell’ultimo scorcio dell’anno.

Candida brina

È la candida brina a orlare le foglie come pizzo delicato nel tempo d’inverno.

Contorna gli steli e tutto riveste.

L’ho veduta sul prato che circonda il Monastero di Valle Christi, in una giornata neppure tanto gelida.

Incantevole brina, nella luce del primo mattino.

E quando poi il sole la illumina lentamente si dissolve.

Argentea brina, prezioso ornamento della natura.

Una magia tra le foglie, nei giorni di gennaio.

Il generale inverno

Il generale inverno arriverà cavalcando tumultuosamente, attraverserà pianure spazzate dal vento gelido e boschi innevati, con il suo mantello sfiorerà i rami degli alberi lasciando dietro di sé la traccia del suo percorso.
Il generale inverno non teme ghiaccio, pioggia, turbine o tempesta, è un cavaliere indomito e temerario, non lo ferma il gelo pungente e neppure una terribile tormenta.
Procede spedito, sotto al cielo plumbeo e minaccioso, lasciando alle sue spalle l’autunno e inaugurando così la stagione del freddo.
Il generale inverno giungerà alle porte della Superba e troverà nella piazza dei genovesi un altro generale in sella al suo destriero.
Passerà accanto all’abete addobbato a festa, poi scenderà giù davanti al mare inquieto dai toni d’argento e dalla superficie increspata.
E sarà così il suo tempo, il tempo del generale inverno.

Passeggiando in inverno in Corso Italia

Ritorniamo ancora a camminare nel passato e godiamoci una piacevole passeggiata davanti al blu in Corso Italia.
Ed è inverno, il clima è rigido, lo si comprende dagli abiti dei genovesi venuti sul lungomare cittadino, si fa sfoggio di cappotti pesanti e si indossano caldi cappelli che garantiscono un certo conforto durante la stagione fredda.
Un gentiluomo, con tanto di bastone da passeggio, si attarda davanti alla ringhiera ad osservare l’orizzonte.
C’è un tempo per ogni cosa, il tempo della quiete a volte lo scandisce il canto del mare.

Ed è così gradevole camminare con l’aria salmastra che sfiora il viso!
Crescono le giovani palme destinate ad abbellire Corso Italia, in lontananza si scorgono alture innevate e una parte di città così bucolica e verde, sorgeranno qui belle case e strade eleganti.
Un signore si volta indietro e per appena qualche istante pare davvero che i suoi occhi trovino i nostri.

Ritornando a camminare nel tempo che non abbiamo veduto il presente ritorna, vivace come l’onda che batte sulla riva, con i colori prepotenti e accesi che sono i respiri della vita.

Ritornando a camminare nel passato pare di sentire una brezza leggera e frizzante che smuove i pensieri e suscita ricordi.
E sono memorie dolci di una Genova lontana, passeggiando nel tempo d’inverno in Corso Italia.