Il terrore dei mari, la minaccia più temibile, il corsaro Dragut.
Potrebbe sembrare un nome di fantasia, invece Dragut è realmente esistito; originario dell’Anatolia, visse nella seconda metà del 1500.
I corsari assaltavano le navi e razziavano le coste, depredavano i paesi, riducevano in schiavitù gli abitanti e rapivano le donne.
Dragut era uno di loro e l’eco della sua terribile fama era universalmente nota.
Correva l’anno 1540 e Dragut non era il solo a solcare le acque del Mediterraneo.
Un genovese, che passerà alla storia per le sue gesta, in quei giorni si trova in Sicilia: è l’Ammiraglio Andrea Doria.
Andrea Doria, proprietario di molte galee, aveva stretto un patto con la Spagna: in cambio di un assiento, ovvero di un affitto, l’Ammiraglio avrebbe messo a disposizione degli spagnoli le proprie forze navali, con l’aiuto delle quali si intendeva frenare gli attacchi barbareschi.
Così Doria, avendo saputo che Dragut minacciava le coste della Corsica, decide di dare la caccia al pirata.
Il compito viene affidato al giovane Giannettino, nipote di Andrea Doria, che al comando di venti galee prende il mare per assaltare il nemico.
L’impresa si risolve in un successo: vengono liberati più di duemila cristiani e catturate nove imbarcazioni nemiche, molti dei pirati che seminavano il terrore su quelle coste sono fatti prigionieri, tra di essi anche lo stesso Dragut.
A tal proposito si narra un curioso aneddoto: al tempo della cattura Giannettino Doria era talmente giovane che, vedendoselo davanti, Dragut reagì con rabbia, dando in escandescenze per essere stato fatto prigioniero da quello che lui definiva una donna con la barba.
Il corsaro venne così condotto a Genova in catene e fu messo al remo delle galee di Andrea Doria.
Un prigioniero illustre, che tornerà presto utile all’Ammiraglio.
E infatti, pochi anni dopo, le coste sono nuovamente minacciate dalle flotte turche guidate dal pirata Barbarossa.
I Barbareschi assediano e mettono a ferro e fuoco la Toscana e il Mezzogiorno, saccheggiano Talamone e Porto Ercole, Ischia e le Lipari, e riempiono le loro navi di prigionieri.
Genova e la Liguria vengono miracolosamente risparmiate.
Quale sarà mai la ragione di tanta clemenza?
Si narra che Andrea Doria, con una decisione che gli attirerà non poche critiche, avesse fatto una sorta di patto con il pirata Barbarossa: 1500 scudi in cambio della liberazione di Dragut, con la promessa che i corsari se ne staranno alla larga dai feudi di Andrea Doria.
Si narra anche che, nella vicenda di Dragut, abbia avuto una certa influenza la famiglia Lomellini, che traeva ingenti guadagni dalla pesca del corallo nell’Isola di Tabarca.
E’ il 1543 e il terrore dei mari è di nuovo libero di scorrazzare per il Mediterraneo.
Eh, al pirata piacevano le donne!
Durante l’assedio di Nizza catturò niente meno che la sorella del Re di Francia, la duchessa Margherita.
Il marito di lei si affrettò a pagare il riscatto e la nobildonna venne liberata.
Beh, Dragut sosteneva di aver reso omaggio a Margherita, tuttavia le cronache di corte riferiscono che non si sia trattato di lei, ma una sua dama di compagnia, che aveva finto di essere la sua padrona, per risparmiare a lei quella brutta esperienza.
Alla morte di Barbarossa Dragut diventa il capo di tutte le flotte corsare.
Napoli, Malta, l’isola di Jerba, la sua ambizione non ha confini e la sua sete di potere si risolve spesso in un bagno di sangue.
L’elenco delle sue razzie è sempre più lungo, assalta Rapallo e San Fruttuoso, quindi si dirige verso Portofino.
Dragut, il terrore dei mari.
Gli uomini del suo seguito incutono terrore solo a vederli: portano pelli di leone e sul volto hanno dei tatuaggi che li rendono spaventosi.
Ha una flotta potente e ben equipaggiata, composta da ben 36 navi, con le quali si appresta ad una grande impresa: sia allea ad Hamouda, figlio del re di Tunisi, che mira a spodestare il padre per prenderne il posto.
Le navi di Dragut sono nei porti a Susa e a Monastir.
Uno dei suoi obiettivi è la città di Mahdia che è protetta da alte mura, come fare a varcare quella difesa?
E’ semplice: avvalendosi di un traditore che farà passare Dragut e i suoi uomini attraverso un punto incustodito delle mura.
Eh, certo fidarsi di un pirata è un vero azzardo!
Infatti Dragut, una volta ottenuto ciò che gli serviva, si sbarazzò in men che non si dica di colui che lo aveva aiutato, facendolo poco gentilmente impalare.
Quando si dice la gratitudine!
Mahdia divenne la base operativa del corsaro, da lì intendeva dare l’assalto alle coste siciliane.
Gli spagnoli organizzarono così una spedizione per scacciare Dragut dal suo rifugio.
Le forze di terra sono guidate dal vicerè di Sicilia, Don Juan de Vela, quelle di mare dall’Ammiraglio Andrea Doria, ormai ultraottantenne.
Dragut è astuto, non è facile acciuffarlo e ancora una volta sfugge alla cattura rifugiandosi a Jerba.
Doria gli dà la caccia e riesce a bloccarlo in un’insenatura.
E’ solo questione di tempo, L’Ammiraglio attende che Dragut si faccia avanti per poterlo sbaragliare.
Scorrono i giorni, ma non si vedono imbarcazioni corsare all’orizzonte.
Alcuni uomini di Andrea Doria partono in ricognizione e tornano con una notizia stupefacente.
Dragut, con la sua flotta, se l’era abilmente squagliata da luogo nel quale lo si credeva in trappola.
La baia nella quale si trovava, infatti, era divisa dal mare da una profonda striscia di sabbia e l’indomito Dragut aveva fatto scavare ai suoi uomini un canale che permettesse una via di fuga alle sue navi.
E via, alla ventura, verso altre razzie.
Dragut fa rotta sulla Sicilia, dove dà alle fiamme la città di Augusta e riduce in schiavitù centinaia di persone.
Infinite furono le imprese di questo pirata, arduo raccontarle tutte, quelle che vi ho narrato sono solo alcune delle sue vicende, la sua vita fu un rocambolesco romanzo di avventure, c’è veramente da stupirsi a conoscerne i dettagli.
Ed è ancora un Doria che Dragut si troverà ad affrontare nel 1560.
A Tripoli il pirata ha la sua nuova roccaforte.
Contro di lui si alleano le forze congiunte del Duca di Medina Celi e di Gian Andrea Doria, nipote dell’Ammiraglio: a Jerba verranno pesantemente sconfitti, Gian Andrea avrà salva la vita, ma Dragut scamperà ancora alla cattura.
Dopo aver affondato molte galee e fatto molti prigionieri, il simbolo della vittoria di Dragut è la bandiera strappata alle navi cristiane, con l’immagine di Gesù in Croce, che il corsaro consegna nelle mani del Sultano.
Dragut, un pirata indomabile, un uomo crudele che non conosce pietà per i suoi avversari.
Per liberarsi di lui bisognerà attendere il 1565, anno dell’assedio di Malta.
Tra i turchi c’è anche Dragut, sta guidando i suoi all’arrembaggio del castello di Sant’Elmo quando una pesante scheggia di pietra lo colpisce in fronte ferendolo a morte.
Ricorderete la facciata di Palazzo Ducale, ricorderete le statue, ognuna di esse porta una catena.
Chi sono costoro? Perché mai sono lassù, in quella condizione?

Sono i nemici della Repubblica di Genova e tra loro c’è anche il crudele Dragut, l’imprendibile corsaro, la sua statua è la terza da destra.
Anche lui, come gli altri, è in catene, ma Dragut, che un tempo fu il terrore dei mari, ha sempre lo sguardo sprezzante e fiero.
