Santuario di Coronata: il Pacciûgo e la Pacciûga

Questa è un’antica storia di Genova che ci porta in un Santuario molto celebre del ponente genovese: il Santuario di Coronata.
Narra infatti la leggenda di due sposi vissuti in un tempo lontano e noti come il Pacciûgo e la Pacciûga.

Il Pacciûgo era un uomo di mare e una volta, durante uno dei suo viaggi avventurosi, fu preso prigioniero in Algeria e là rimase per ben 12 anni.

Con il passare del tempo tutti cominciarono a pensare che l’uomo fosse ormai morto, l’unica a non aver perduto le speranze era proprio la Pacciûga.
E infatti la donna fiduciosa prese a recarsi ogni sabato al Santuario di Coronata e là supplicava la Madonna perché le restituisse il suo amato bene.

La sposa devota univa le mani e si raccoglieva così in accorate preghiere.

Come narra con la consueta perizia lo storico Michelangelo Dolcino, un sabato accadde un fatto proprio inaspettato: il Pacciûgo ritornò nella sua casa e aprendo la porta non trovo la sua cara moglie.
Come mai la Pacciûga non era lì?
Ah, ci fu chi ci mise becco insinuando che in assenza del marito la Pacciûga non si era comportata bene e ogni sabato se ne andava chissà dove!
E così il Pacciûgo, quando poi lei tornò a casa, se ne stette zitto zitto, non disse niente di niente alla moglie e i due decisero persino di recarsi insieme al Santuario di Coronata il sabato successivo per ringraziare la Madonna del ritorno del Pacciûgo.
Partirono così in barca e quando furono al largo il Pacciûgo fece ciò che disgraziatamente aveva architettato: colpì la povera Pacciûga con un coltello e la buttò in mare.
Il rimorso però si impossessò subito di lui e così, nella disperazione del suo gesto, si recò proprio al Santuario di Coronata tra le lacrime di dolore per il suo orrendo misfatto.

Varcò la soglia della chiesa e lì, inginocchiata davanti alla Madonna, trovo infine la sua cara Pacciûga e se la strinse al petto.
Narra la storia che la Vergine Maria, conoscendo la sua innocenza e la sua devozione, aveva miracolato la povera Pacciûga.

Le statue del Pacciûgo e la Pacciûga sono conservate al Santuario di Coronata, in un giorno di gennaio sono andata lassù per ammirarle.
Narra infine la leggenda che il Pacciûgo e la Pacciûga ebbero poi una vita lunga e felice, uno accanto all’altro, vicini e amorevoli così come i nostri sguardi li trovano nella quiete del Santuario di Coronata.

Ricordando Padre Umile da Genova

Era un frate, era un frate altruista e generoso.
Nato sul finire dell’Ottocento si chiamava Giovanni Bonzi ma scelse di essere semplicemente Padre Umile da Genova.
Appena ventenne diventò Frate Cappuccino e decise così di votarsi alle persone più bisognose.
In particolare Padre Umile rivolse le sue amorevoli cure ai bambini abbandonati e più sfortunati, in quei tempi cupi portò così un raggio di luce: fu lui infatti a realizzare nel 1945 un’importante istituzione benefica nota come Sorriso Francescano alla quale si dedicò per tutta la sua vita.
Il bene chiama altro bene, Padre Umile venne infatti supportato dai suoi confratelli che continuarono al suo fianco l’opera del Sorriso Francescano in altre città come La Spezia e Savona.
Ho di recente scoperto che sulle alture di Coronata, a Cornigliano, nel luogo in cui il frate iniziò la sua opera, è stato anche allestito il Museo Padre Umile, non ho avuto occasione di visitarlo ma mi piacerebbe farlo, vi sono conservati gli oggetti e gli scritti di Padre Umile e vi si trova la traccia del suo cammino terreno.
Era un semplice e grandissimo frate di riconosciuta bontà, nel 1960 il Presidente della Repubblica gli assegnò la medaglia d’oro “per non comuni e gratuite prestazioni a favore dell’istruzione elementare e dell’educazione infantile “.

La Villa di Coronata fu anche lo scenario dei suoi ultimi giorni dopo un’esistenza internamente votata al prossimo.
Aveva 71 anni, era anziano, ammalato e di certo affaticato per non essersi mai risparmiato, di quei suoi giorni si legge in un articolo del 9 Febbraio 1969 pubblicato su Il Secolo XIX.
Da quelle righe traspare come egli fosse amato e rispettato, lui che con la forza della sua fede era riuscito ad ampliare la sua opera, il nome di Padre Umile spalancava le porte e le persone erano liete di donare a lui somme grandi o piccole per le sue attività benefiche.
E il giornalista così ce lo descrive, mostrandoci il frate che instancabile gira per la città portando per mano uno di quei suoi bimbi ai quali lui aveva donato la speranza di una vita migliore.
Padre Umile da Genova lasciò questo mondo proprio il 9 Febbraio 1969, l’attività del Sorriso Francescano dura tuttora, non mancano certo neanche adesso le persone bisognose.
Un giorno andrò a Coronata, a vedere quel luogo così caro a Padre Umile, oggi vi porto nel posto dove egli riposa, nella bella Chiesa della Santissima Concezione e Padre Santo, dove si trova anche il dipinto in precedenza pubblicato.

C’è un tratto della chiesa che conduce alla cappella dove dorme il suo sonno eterno un altro illustre frate cappuccino tanto caro anche a Padre Umile, mi riferisco chiaramente a Fra Francesco Maria da Camporosso, noto a tutti come Padre Santo.
Padre Umile fu dapprima sepolto al Cimitero Monumentale di Staglieno dove rimase per diversi anni, poi le sue spoglie mortali vennero portate qui, vicino al Padre Santo.
E questa è la candida tomba dove egli riposa.

Sul marmo spicca la sua figura, davanti a lui i suoi amati bambini.
E così resta, davanti ai nostri sguardi, la memoria della generosa bontà di Padre Umile da Genova.