Verde di settembre a Fontanigorda

Il verde di settembre è ancora chiaro, luminoso e brillante.
Il verde è il tono della serenità e della quiete, osservare i prati e i boschi dona un senso di pace e di autentica pienezza.

E il cielo è terso e le giornate ancora calde in questo scorcio di fine estate.

La strada si snoda tra il fitto degli alberi.

E così prosegue, curva dopo curva, nel tempo di settembre le ombre lambiscono gentili questo verde e la luce declina più rapida.

Il verde sa essere anche così intenso, vivo, misterioso e a volte superbe nuvole sovrastano questi monti.

In un silenzio nel quale la vita freme, sussurra o scalpita, in una quiete perfetta e colma di di tanta bellezza.

Mentre l’aria tiepida spira lieve tra le foglie.

Nel verde di settembre, sotto il cielo chiaro di Fontanigorda.

In settembre

In settembre il tempo pare come fuggire via.
L’aria è più fresca, le nuvole si susseguono rapide in cielo.
Settembre è un nuovo libro tutto da scrivere e porta con sé una certa speranza e anche una sorta di nostalgica e inevitabile malinconia.
In settembre gli alberi iniziano a tingersi di nuovi colori, frementi e caldi.
Scivolano giù le foglie e una piccola fogliolina dorata di sole si posa, in miracoloso equilibrio, su un ramo spezzato e così rimane, come sospesa tra due stagioni.
In settembre, a Fontanigorda.

Passeggiate d’estate

Le mie passeggiate d’estate mi conducono spesso su questa strada, tra i prati, passo dopo passo si arriva alla vicina Casanova.
E ho veduto, uno giorno, una rosa appena in boccio, sospesa nell’azzurro.

E la strada dolcemente si snoda, a volte in un magnifico silenzio, ad accompagnare i passi è il canto degli uccellini e il fremito della vita nel bosco.

E il mistero fragile e magnifico dei ritmi perfetti della natura.

Sotto a un cielo azzurro che appare dipinto, mentre il sole è caldo e gli alberi sono magnifico ristoro.

E la rosa magnifica si è così dischiusa nel calore dell’estate.

In questa meraviglia di verde, di quiete e di perfetta armonia.

Tutto rinasce, rivive, sboccia.

Su questa strada percorsa infinite volte: da bambina sulla mia bicicletta o di corsa insieme alle mie compagne di giochi.
Da più grande, ragazzina e adulta, ancora insieme a loro, le amiche di sempre.
È la mia strada, tortuosa e bella.
È la mia strada, ancora adesso.

E la percorro colma di gratitudine per la tanta bellezza che l’universo ci dona.

Una cartolina da Rondanina

I monti accolgono Rondanina, nell’abbraccio caloroso della valle che protegge le sue case, i suoi abitanti, il loro sonno, il loro lavoro.
Le cime degli alberi ondeggiano, a volte sconquassate dal vento e da un temporale improvviso che poi rapido svanisce lasciando il posto al sereno e ad un chiaro arcobaleno che attraversa il cielo.
Il verde è acceso nel tempo d’estate, le galline scorrazzano nei cortili e gli animali sono al pascolo, si taglia la legna per l’inverno, la si mette da parte per le notti gelide e le giornate brevi.
Le stagioni in questi luoghi hanno ancora tutti i loro colori naturali e se vivi in una città, invece, accade che tu non ti accorga del loro variare.
L’autunno ha i toni caldi della terra e degli alberi che arrossiscono, l’inverno bianco ha il cielo di ghiaccio, la primavera ha le note tenui dei primi fiori, l’estate sboccia in un trionfo di tinte.
Così è anche a Rondanina.

In un tempo diverso, più distante, lento e laborioso, anche allora, i monti racchiudevano il piccolo paese dell’alta Val Trebbia e i suoi cuori palpitanti.
Si lavorava negli orti, con fatica e sudore.
Si faceva il fieno, su certi sentieri sassosi passavano certe minuscole anziane signore con monumentali balle di fieno caricate sulla schiena, da bambina rammento di averne vedute anche io, a Fontanigorda.
Si saliva lassù, lungo quei vertiginosi tornanti, magari a dorso di mulo.
C’erano certi attrezzi ingombranti, nelle cucine.
Si raccoglievano le erbe profumate, si sfornava il pane fragrante, si preparavano ottimi ravioli, magari in certe particolari circostanze.
Ogni gesto, ogni istante della giornata era regolato sui ritmi della natura e delle stagioni.
Era una vita più semplice, più difficile, più lenta e complicata, più laboriosa, era la storia di uomini e donne con profondi legami con la loro terra.
E c’erano poche case, a Rondanina.
Tendine bianche alle finestre, tovaglie a quadretti e mele selvatiche per fare la marmellata.
Lungo i sentieri, ai margini del bosco in questa stagione spuntavano i crochi e le prime primule, come ancora adesso accade in quei luoghi.
I tetti rossi del paese brillavano al sole, il campanile segnava le ore, i galli cantavano al levar del sole.
E tutto seguiva il ritmo naturale dell’universo.
Era un tempo che ho immaginato così, impigliato nel bianco e nero di un’antica cartolina della nostra Rondanina.

Come acqua che scorre

Il tempo è come acqua che scorre e gioiosa gorgoglia sopra le rocce lucide, si insinua tra le pietre, trova una via, un destino e un luogo dove arrivare.
Il tempo è come acqua che scorre e a volte lo si attende in compagnia dei propri pensieri, al margine di un bosco.

Il tempo è come acqua che scorre e nei giorni dell’infanzia non si fa caso al suo fluire, gli istanti si inseguono e sono sempre entusiasmo, scoperta, gioco e nuove esperienze.
E così ecco una bimba con gli stivaletti, la gonna chiara e i capelli raccolti, ascolta il canto dell’acqua, ha quei suoi pensieri segreti che nessuno conosce.
E sono giochi di fantasia che travalicano lo spazio e il tempo.

Il tempo è come acqua che scorre e ti sorprende mentre attraversi un bosco, giovane donna graziosa.
Ti reggi ad un bastone da passeggio, respiri la freschezza che spira tra i rami, vivi i tuoi giorni e i tuoi sogni nascosti.

Il tempo è come acqua che scorre e in talune stagioni della vita si può essere più avventurosi, sventati e magari anche impazienti e capricciosi.
Così accade ai più piccini, a volte.

Le persone che avete veduto sono ritratte insieme in una bella fotografia stereoscopica del passato.
Sul retro di legge: Liguria – In mezzo ai boschi (Genovesato).

L’acqua scorreva e scivolava via, fresca e chiara.
E il tempo fluiva, mentre la luce filtrava leggera tra i rami del bosco.

Ed è settembre

Ed è settembre.
Così è giunto il mese che dall’estate ci conduce all’autunno.
Settembre porta soffi di vento fresco e nuvole vaghe, le giornate sembrano già più brevi e incerte, la luce svanisce più in fretta e le ombre di questa stagione scendono sui boschi e sui sentieri.
Settembre fa cadere le foglie ai piedi degli alberi, ai bordi delle strade ed è ancora, di nuovo, tempo di nostalgica dolcezza.
Ed è settembre, benvenuto a te, tempo di nuove sfumature e di diverse sensazioni.

In mezzo ai boschi

È un’immagine di un’epoca lontana, una fotografia stereoscopica di un fotografo sconosciuto, la comprai tempo fa insieme ad altre dello stesso genere.
Questo cartoncino racchiude un tempo lento eppure così dinamico e operoso, non so dirvi in quale luogo si trovassero queste persone ma a tergo si legge: Liguria – In mezzo ai boschi (Genovesato).
E così eccoci trasportati in questo tratto di bosco dai profumi freschi, par di sentire gli stessi uccellini che ancora adesso si nascondono tra i rami.

E osserviamo meglio queste persone in questo giorno trascorso tra la frescura degli alberi.
Ecco un ragazzino: cappellino in testa, pantaloni al ginocchio, così gagliardamente sale su per le rocce.

In alto, invece, c’è chi si gode una meritata sosta.
Un tale se ne sta seduto a godersi il fresco e poco distante ecco un garbato gentiluomo dallo stile, a mio parere, tipicamente cittadino.

È un tempo lento e cosi distante dal nostro e a osservar bene parrebbe che tra quelle rocce fluisca l’acqua gioiosa di qualche fonte.
Là, in mezzo ai boschi abitati da grilli e farfalle, c’è anche un’allegra ragazzina che sorride felice.
Là, in mezzo ai boschi, due intrepide donne salgono su con quelle gonne ampie e lunghe e faccio fatica ad immaginare la loro fatica: capelli raccolti, maniche a sbuffo, un abito che noi non sceglieremmo mai per una passeggiata tra gli alberi.

Così era in quell’altro tempo, mentre il sole filtrava tra i rami e l’aria fresca accarezzava la pelle, in un giorno distante, in mezzo ai boschi.

Un gatto da boschi

Era un pomeriggio di luglio a Fontanigorda e me ne andavo a passeggiare verso il Mulino di Casanova.
Era una di quelle giornate perfette allietate dal canto degli uccellini e dalle variopinte farfalle volteggianti sui fiori, nella rasserenante bellezza della campagna.
Poi, all’improvviso, ho voltato lo sguardo verso il margine del bosco e l’ho veduto.
Stava là, tra il fitto degli alberi, quasi nascosto dietro le rocce coperte di muschi, cauto e guardingo come sempre sono i felini.
Che incontro magnifico, ci siamo guardati per quale istante e lui è sempre rimasto immobile.
E mi sono domandata se in questi giorni d’autunno questo magnifico gattone continui ad andarsene in giro calpestando le foglie cadute e accartocciate, zigzagando silenzioso tra gli alberi.
In quel giorno d’estate mi era parso perfettamente a suo agio: là tra le verdi foglie, in quella magnifica quiete, ho veduto un avventuroso gatto da boschi.

I folletti di Foppiano

Adagiato tra i monti e tra il verde della Val Trebbia c’è un piccolo paesino che custodisce un magico e sorprendente segreto.
Andate là, nell’accogliente Foppiano e ad ogni angolo di strada incontrerete i folletti.

Restano seduti davanti a certe antiche scalette e muovendo rapide le dita sui loro strumenti suonano una musica incantata che risuona soltanto per chi la sa sentire.

Affacciati a piccole finestrelle osservano scorrere le stagioni e sorridono gioiosi ai passanti.

I folletti di Foppiano sono anche molto indaffarati e si occupano dei loro animali.

C’è chi invece se ne resta assorto a leggere le pagine di un grande libro rischiarato dalla luce della luna.

E si cammina in questo rustico saliscendi, tra giardini, antiche casette, nella quiete di un paesino delizioso.

Nella cornice magnifica dei monti che circondano Foppiano, respirando aria pulita e fresca.
E fate attenzione, cari amici, i folletti di Foppiano custodiscono queste antiche case ed è improbabile che non li incontriate, sono davvero in ogni luogo.

C’è chi regge una lanterna per illuminare le notti profonde.

E chi invece si affaccia da certe finestrelle tra muri di pietra.

Foppiano è un piccolo luogo incantevole nel quale non si stenta a credere che vi abitino creature come queste, sappiate che non sono davvero numerosi i vivaci folletti e io non ve li ho mostrati tutti!

Sbucano in ogni dove i piccoli folletti intenti nelle loro faccende.

Durante la mia passeggiata ho avuto anche modo di incontrare alcune persone di Foppiano e mi hanno detto che i folletti sono l’opera fantasiosa della signora Ida Tonero, una villeggiante che con la sua arte ha voluto così abbellire il paesino a lei caro.

Poi ho veduto un folletto dietro una grata, se ne stava lì a ossservare il panorama.

Tutto attorno si estendono boschi rigogliosi e frementi di foglie, c’è una natura ricca e generosa che respira, vive, si rigenera, il suo battito è vita e purezza.
E così questo è davvero il luogo perfetto per questa magia incantevole.

Vi resta solamente da andare là, a camminare per quelle stradine, così anche voi potrete incontrare i folletti di Foppiano.

I tetti rossi di Fontanigorda

Per chi ama questo paesino questa è una prospettiva amata e consueta: Fontanigorda resta racchiusa tra i suoi prati verdi e circondata dal fitto dei boschi, così si staglia quel nugolo di case addossate una all’altra, con quelle viuzze ripide e i tetti aguzzi di tegole rosse.

Oltre la curva del bivio, passeggiando all’ombra degli alberi.

Camminando per le sue strade costeggiate da orti e giardini, là dove questa bellezza ogni giorno si rinnova accompagnata dal canto melodioso degli uccelli.

Nella luce radiosa di una giornata d’estate, quando una luce straordinaria disegna il profilo dei monti, riscalda i fiori e la frutta che matura sui rami, mentre illumina quei tetti rossi e spioventi.

Lo stesso luogo, da un diverso punto di vista, sembra ancora nuovo e differente: così è Fontanigorda se la guardi da Casanova ed è sempre quella magia dei tetti che svela e al tempo stesso nasconde, tu osservi e ritrovi le strade che sempre percorri, la casa con le persiane spalancate, il tratto del paese dove si trovano i negozi, il muretto dove ti soffermi.
Candida Fontanigorda, nel verde rigoglioso della Val Trebbia.

E fino a poco tempo fa tutte le sue case erano bianche, adesso non è più così e questo un po’ mi dispiace, il lindore dei suoi muri era per me uno dei suoi tratti distintivi.
E poi, a volte, cambiando prospettiva tutto davvero muta, pur trattandosi di un paesino minuscolo e così raccolto.

E là ci sono cascine, case di villeggiatura, colori e luce.

E muri di pietra, vasi di coccio, passeggini e biciclette, fili da stendere, sedie a sdraio, calzoncini corti e ghiaccioli alla menta.
Semplicemente vita, in un giorno d’estate in Val Trebbia.

Tra la frescura dei boschi, sotto i tetti rossi di Fontanigorda.