Un sorriso radioso

Nulla è più commovente, sincero e luminoso del sorriso di un bambino, così colmo di stupore e di gioia.
È una luce che supera il limite del tempo e si ripresenta ancora nella sua disarmante semplicità.
E il sorriso di lei è radioso: lei è una bimbetta ingenua e felice, con i capelli chiari e sottili, un visetto dolce e un bamboletta stretta in una mano.
Nel suo sguardo c’è una cifra indefinibile di meraviglia, di felicità trasparente e autentica.

Se ne sta seduta su una bella poltroncina con il suo abitino di sangallo e gli stivaletti con i bottoncini tondi.
Venne così ritratta in un giorno della sua infanzia dal talentuoso fotografo Achille Testa che così immortalò la sua tenerezza: una bimba con il suo sorriso radioso e tutta la vita davanti.

Una spilla, un libro, una bambola

Sono donne, donne di un altro tempo nel quale per loro si prevedeva, in prevalenza, un destino di mogli e madri.
Sono donne e grazie a questa fotografia di autore anonimo si può supporre che tra di loro esistesse un saldo legame famigliare nutrito da amore, accudimento e affetto.
Sono donne, una porta una bella spilla, una tiene un libro tra le mani e la più piccina stringe a sé una bambola.

La donna più adulta ha l’aspetto modesto e severo, lo sguardo docile e quieto, sembra una persona di poche parole.
E si legge sul suo viso tutto il carico di doveri e responsabilità di una donna del suo tempo, consapevole dell’educazione che le è stata impartita.
E volendo ipotizzare il suo ruolo io credo che sia la madre della donna ritta in piedi accanto a lei e la nonna della bambina, penso anche che sia molto più giovane di quanto crediate.
Provate a immaginarla in una posa meno rigida, con i capelli sciolti e un sorriso a illuminare il suo bel volto.
Provate a immaginarla più libera da abiti ingombranti, da pettinature composte e da regole da seguire.
La spilla è il suo vezzo, un tocco di grazia senza alcuna frivolezza.

Lei invece è poco più che una ragazza ed è davvero molto bella.
Ha il viso dai tratti regolari, labbra carnose e occhi grandi, porta i capelli raccolti sulla nuca e un semplice fiocchetto chiude il suo abito.
Resta immobile, in questa posa studiata, fissando un punto indefinito e pare come immersa in suoi pensieri che mai potremmo conoscere.

La bimbetta infine è dolcissima, il tempo ha sgualcito la fotografia e non si distingue così bene il suo faccino ma lei spicca comunque nella bellezza della sua infanzia.
Eccola lì, con la sua bamboletta, una bimba un po’ timida e obbediente.
E colei che io credo la nonna stringe affettuosamente la sua manina mentre nell’altra mano pare reggere un paio di guanti.
Quanta vita attende questa piccola donna che diventerà anche lei giovane sposa e poi magari tante volte madre e avrà dei sogni e forse alcuni saranno segreti e rimarranno un pensiero suo.

Sono donne.
Sono donne di un tempo diverso.
Ognuna di loro ha avuto gioie, dolori, speranze e felicità.
La loro femminilità è rimasta così imbrigliata nella fragile cornice di una fotografia e così loro sono ancora tra di noi con una spilla, un libro e una bambola.

Giochi e giorni d’infanzia

Le vestine chiare con i colletti di pizzo, le manine che stringono i giochi.
Gli occhi grandi, ingenui e meravigliati, quegli occhi lì li hanno solo i bambini, in qualunque tempo.
I ricciolini, le labbra a cuore, le guance rosate.
Una pallina per giocare, una bambolina stretta al petto.

In piedi, in precario equilibrio, appoggiandosi alla sedia.
La concentrazione è tutta in quella faccenda lì: stare in piedi.
Le calzine bianche, le scarpette con il fiocchetto, tutta questa garbata eleganza e l’espressione un po’ imbronciata.

E ancora, la sorellina grande ha questa bamboletta un po’ speciale, bella come lei, delicata come lei: una piccola amica da cullare e coccolare.

Sono giochi del tempo passato, sono istanti di giorni d’infanzia vissuti in un’epoca lontana.
Così, con le dita piccine posate sulla palla, un giochino nell’altra mano, gli occhi spalancati e stupefatti e tutta la vita davanti.

Il regalo più bello

Qual è per voi il regalo più bello?
Io penso da sempre che un dono per essere speciale debba raccontare molto dell’affetto che intercorre tra chi lo fa e chi lo riceve.
Un regalo deve avere le sue parole: pensavo a te.
Sapevo che questo era uno dei tuoi desideri ed ecco, questo è proprio per te.
I regali per me non devono essere per forza molto costosi, non vanno scelti di fretta e neanche svogliatamente, come se fosse un obbligo.
A dire il vero è quasi più bello fare i regali che riceverli, la pensate anche voi così?
Un libro, ad esempio, è sempre un punto di unione tra due persone.
E magari può essere il romanzo che hai tanto amato scritto dall’autore che prediligi e regalare proprio quel volume significa condividere un’emozione o un sussulto.
Guarda qua, i protagonisti di questa storia sono amici miei, proprio come lo sei tu: te li presento.
E infatti io non so quante volte ho regalato uno dei miei romanzi preferiti: Tre uomini in barca (per non parlar del cane) di J. K. Jerome.
E in quel caso ho condiviso risate, umorismo, aneddoti memorabili che amo rileggere spesso.
Certo, devi sapere che la persona prescelta apprezzerà il libro che intendi donarle, però non è poi così difficile conoscere le inclinazioni delle persone che amiamo.

Il regalo più bello rimane come la memoria di un momento speciale, può essere il simbolo di un’amicizia o di un legame.
E questo accade quando una persona gentile magari vi dona qualcosa che ha preparato con le sue mani: un dolce, una conserva, un oggetto cucito e confezionato proprio per voi.
In quel caso insieme al regalo riceverete anche il tempo dedicato a pensarlo e a realizzarlo, la pazienza e la dedizione necessarie per portarlo a termine.
Il regalo più bello è quello che hai tanto desiderato e magari non hai mai avuto modo di comprartelo per diversi motivi.
Poi un giorno lo trovi impacchettato e finalmente ciò che a lungo tempo è stato nei tuoi pensieri ti appartiene.
Il regalo più bello è anche quello che hai elencato nella tua letterina natalizia con la speranza di vederlo arrivare sotto l’albero.
E forse il tuo desiderio sarà esaudito e quel regalo lì resterà per sempre caro anche dopo molto tempo.
Mesi fa, ad un mercatino, mi è capitato di vedere una valigia piena di bambole.
Se ne stavano tutte insieme, con le loro guance rosee, con gli occhi spalancati e le ciglia lunghe, con quei capelli che era ben difficile pettinare.
E ho pensato alle bambine che hanno posseduto queste bambole.
Le avranno trovate in una scatola chiusa da un grande fiocco e poi avranno fatto un lungo tratto di strada insieme, succede sempre così.
Poi, per le misteriose vie del destino, queste piccole amiche sono finite esposte insieme agli oggetti vintage e noi non possiamo sapere come sia accaduto.
Di una cosa però io sono certa: quello deve essere proprio stato uno dei regali più belli.

La bambola della Nonna Teresa

Questa è una piccola memoria di famiglia, è tratta dal libro dei ricordi scritto da mia nonna e così non cambierò una virgola, mi limiterò a riportare qui le sue parole.
La nonna era una ragazza del ‘99, quando io ero piccola questo dettaglio mi affascinava moltissimo: lei veniva da un altro secolo.
E a me piaceva ascoltare i suoi racconti, per molti versi credo di assomigliarle.
Con infinita pazienza la nonna ha raccolto tutte le storie del passato di famiglia, momenti della sua infanzia e della sua vita, non si dispiacerà se condivido con voi questo frammento dei suoi anni di bambina.
Dunque, erano gli inizi del Novecento e una certa bimbetta ricevette un regalo: una splendida bambola.

La mia bella e noiosissima bambola mi fu donata dalla mamma.
Aveva una testina di porcellana adorabile con i buchi alle orecchie da cui scendevano due brillanti orecchini.
Era vestita da damina dell’Ottocento, aveva una parrucchina bianca tutta a boccoli, un vestitino formato da un corpetto di raso verde stretto alla vita dal quale spuntava una camicetta di seta bianca e pizzi, una larga crinolina dello stesso raso verde trattenuta da mazzetti di fiori.
Mi fu regalata con mille raccomandazioni di non sciuparla perciò vivevo nel terrore che mi cadesse ed infine ero stufa di quella bambola imbalsamata.
La posai su di una poltrona in salotto e mi fabbricai la mia bambola.

Presi un pezzetto di canna assai grosso, feci una pallina con del cotone, la fasciai di tela bianca e vi disegnai su un bel faccino.
Poi con una striscia di tela fasciai la canna avvolgendola come fossero le fasce, misi sopra un pezzetto di stoffa rosa come fosse la copertina ed ecco pronta la mia piccola neonata con cui mi divertivo un mondo.
La battezzavo spesso e andavo dalla nonna Maria per i confetti.

Io non ho mai visto queste due bambole, una venne posata con cura sulla poltrona e l’altra visse una serie di avventure in compagnia di colei che l’aveva creata.
Quella bambina poi divenne maestra, si chiamava Maria Teresa.
Quella bambina era mia nonna.

Le figurine Liebig: la fabbrica delle bambole

Tra le meraviglie che mi ha lasciato mia nonna ci sono anche certi album piuttosto ingombranti, tra quelle pagine è conservata una ricca collezione di Figurine Liebig.
L’altro giorno ho aperto uno di questi volumi, cercavo una specifica serie di figurine che presto vi mostrerò e in questa circostanza la mia attenzione è stata attirata da certe immagini dai colori vividi, con un balzo nel tempo sono finita dritta nell’anno 1900 e in un’antica fabbrica di bambole.
Si lavora alacremente, da una parte si preparano le articolazioni e dall’altra ci si occupa delle imbottiture.

Figurine Liebig

La bambola dei sogni di tante bambine nasce da mani sapienti, nulla è lasciato al caso.

Figurine Liebig (2)

E ognuna di esse ha le proprie caratteristiche: trecce, code, boccoli, capelli biondi o scuri.
Mani amorevoli creano aggraziate capigliature.

Figurine Liebig (3)

Il fascino delle Figurine Liebig è imperituro, su questi cartoncini sono riprodotti eventi storici o attimi del quotidiano, terre lontane, fiori e animali, credo che per i bambini dell’epoca fosse una gioia immensa trovarle e collezionarle.
Occhi grandi, guance rosee, fiocchi, nastri ed eleganti abitini per la gioia delle bimbe che stringeranno tra le braccia le loro piccole amiche.

Figurine Liebig (4)

E poi giunge il momento importante, sotto l’albero di Natale c’è proprio lei: la bambola dei desideri.

Figurine Liebig (5)

E se per un caso disgraziato dovesse rompersi?
Niente paura, c’è l’ospedale delle bambole dove si riparano braccia e gambe, nessun danno è irreparabile.
E c’è un bambino vestito alla marinaretta, accanto a lui si nota una piccina, lei porta il ditino alla bocca, ha il vestitino rosso e una cuffietta rosa, tiene in braccio la sua bambolina.
È un piccolo sogno colorato e viene da un altro tempo, è la fabbrica delle bambole delle Figurine Liebig.

Figurine Liebig (6)