C’era una volta un piccolo ombrellino da cocktail che non se la passava tanto bene.
Vantava un rutilante passato festaiolo e, memore di quei giorni gioiosi, spesso sospirava ricordando i tempi felici.
– Quanto ero giovane – andava ciarlando – era tutta un’altra storia! Ah, che bei tempi! Se ricordo quelle estati degli anni ‘80 non riesco a trattenere l’emozione!
– Oh, no, adesso ricomincia! – Sbottava infastidita sua sorella.
I due ombrellini avevano avuto un destino comune e avevano trascorso insieme tutta la vita.
Negli anni della loro gioventù erano capitati in un allegro locale della riviera ligure e per un bel pezzo se ne erano stati tranquilli riposti in un contenitore di vetro sul ripiano dietro il bancone del bar.
E da lì si vedevano tutte le cose del mondo: coppie di innamorati, famiglie numerose, turisti con sandali improbabili, dinamiche vecchiette e giovani sportivi.
E così da quel barattolo l’ombrellino si era fatto una certa esperienza ed era certo quindi di sapersi districare nelle faccende della vita.
Era poi arrivata una luminosa sera di agosto, la sera del destino, verrebbe da dire.
Il vaso venne aperto e l’ombrellino insieme a sua sorella venne appuntato su una fetta di limone:
– Eccoci, finalmente è il nostro turno! – Trillò tutto felice mentre planava in un bicchiere di frizzante analcolico.
La ragazza al quale era destinato quel cocktail fece un brindisi con le sue amiche, sorseggiò quella fresca delizia e poi, a fine serata, ripose i due ombrellini nella sua borsetta di paglia.
Infine li sistemò in un bicchiere pieno di perline collocato nella sulla libreria e lasciò lì per anni e anni senza più curarsi di loro.
L’ombrellino non era molto soddisfatto di quella condizione, sua sorella invece aveva fatto amicizia con la farfallina, le due si intendevano a meraviglia e si godevano la meritata pensione.
L’ombrellino, invece, strepitava.
Voleva fare, andare in giro, vedere posti, conoscere persone, socializzare, divertirsi, aprirsi e poi richiudersi, roteare leggero e vanitoso come si addiceva a uno come lui.
E così ogni tanto si lagnava della sua situazione, mentre sua sorella e la farfalla parlottavano tra di loro quasi commiserandolo.
Passarono mesi e anni, non sapeva nemmeno più lui quanti, poveretto!
Che noia quella vita, dalla libreria vedeva sempre lo stesso panorama: scrivania, divanetto e poltroncine.
A stagioni alterne poi, accanto alla finestra, compariva l’albero di Natale con le lucine brillanti, era l’unico motivo di svago per il povero ombrellino che amava molto quelle atmosfere festose.
Ed era di nuovo quel periodo, freddo ma gioioso.
La ragazza di un tempo era diventata una signora e sotto il suo abete natalizio aveva riposto i regali per la sua nipotina, una bimbetta deliziosa e vivace.
C’erano per lei una scatola di mattoncini colorati, i pennarelli nuovi, diversi libri didattici e anche una celebre bambola bionda tanto desiderata.
Le manine strinsero felici tutti quei doni e poi lo sguardo vispo della bambina si posò sul ripiano della libreria e la piccina svelta si avvicinò, si mise un punta di piedi e afferrando l’ombrellino azzurro esclamò:
– Questo lo prendo io, zia, mi serve per la mia bambola!
La zia annuì sorridendo e l’ombrellino, tutto emozionato, comprese che finalmente lo attendevano nuove avventure.
È proprio vero – pensò tra sé e sé – a volte, quando meno te lo aspetti, la vita ti regala una seconda possibilità!













