Due amici

Il mare, le barche che dondolano.
Tutto attorno le voci dei bambini, i passi degli innamorati, il tempo che scivola via e il canto dell’acqua.
Laggiù in fondo, sulla chiatta, si attendono i bagliori della sera.
Mentre la luce vira, piano, divenendo sempre più fioca.
E poi due amici.
Due amici e le loro memorie degli anni trascorsi, le risate, le nostalgie, le parole e le confidenze.
Mentre si cammina verso il mare, nella luce chiara del tardo pomeriggio.
E tutto attorno, a volte, nulla: soltanto la forza e la bellezza dell’amicizia.

 

Un pensiero gentile

Un pensiero gentile, il regalo di una cara amica.
A dire il vero i pensieri di lei sono abitualmente gentili, è questione di carattere: Viviana è una persona paziente, garbata e generosa, sa ascoltare e trovare sempre le parole giuste in ogni circostanza, ha la rara dote di una particolare delicatezza d’animo che la rende un’amica accogliente e comprensiva.
Viv ha anche le mani d’oro e i suoi lavori raffinati si possono ammirare su Stravagaria, il blog dedicato alle sue creazioni, ai suoi molti interessi e alle sue letture.
Tra i suoi vari accessori ci sono anche gli allegri portachiavi di forme e tessuti diversi e uno di essi mi è giunto come suo gradito regalo, insieme a uno schizzo a matita da lei acquistato su un mercatino francese.
Sui toni del rosa, con la delicatezza dei fiori.

Perfetto per le chiavi dello scooter, mi accompagna così nei miei giretti.
E qui di nuovo ringrazio colei che nel creare questo portachiavi ha pensato a me: grazie Viv per questo bellissimo pensiero gentile.

Così amici

È una fotografia che proviene dal passato, nostalgica memoria di un giorno felice che, per un fortunato destino, ho l’onore di custodire.
È una fotografia da poco, però ha colpito la mia attenzione per una precisa particolarità, non so quanto casuale, che la rende a mio parere unica.
E così osserviamo insieme questa immagine, nell’emozione di questo bianco e nero che ci restituisce volti e sorrisi del passato.
Sul retro della foto una mano gentile ha scritto solo una parola: amici.
Ed eccoli qua i tre sodali e protagonisti dello scatto: sono tre baldi giovani dai modi sicuri ed eleganti, sono su una spiaggia e stanno in posa davanti a una barca.
E sui loro visi si leggono allegria e complicità, i tre condividono un tratto di strada e di vita e si riparano dal sole con un bel cappello alla moda mentre rivolgono lo sguardo verso il fotografo e sorridono: amici.

Alle spalle dei tre e dietro la barca ecco poi un altro gruppetto: amici.
Sono tre bimbetti, tre piccole pesti con l’argento vivo addosso.
Ricci ribelli, mani sui fianchi, sole negli occhi: amici.
Ora, come vi dicevo, non  so quanta casualità ci sia in questo dettaglio, per il mio sentire questi due gruppi rappresentano due momenti diversi della vita e ad unire queste vite e un filo saldo: quello dell’amicizia.
Si è amici da bambini, quando si corre insieme sulla spiaggia per andare a fare i tuffi e si è amici poi da grandi, quando le aspettative cambiano e con esse anche le prospettive.
Amici, così amici fin dall’infanzia.

Sull’altro lato della fotografia si scorge invece la vita della spiaggia che scorre come sempre, alcuni bimbi osservano curiosi i grandi intenti in certi lavori.
E si legge chiaramente il nome della barca: Bruna.

È una fotografia che racconta un giorno felice e racconta i sorrisi, gli abbracci, le mani sulle spalle, la vicinanza.
Amici, così amici in un tempo distante.

Amici

Amici.
Amici, con lo stesso orizzonte e con un bagaglio di ricordi.
Amici, davanti allo stesso mare.
Memorie, tratti di strada, salite impervie, risate, giorni, esperienze condivise e tempi ancora da vivere.
Parole, a volte.
Soltanto emozioni, spesso.
E sguardi, certo.
Come ha saputo dire un poeta, con verità e semplicità.

“Amico è con chi puoi stare in silenzio.”
Camillo Sbarbaro – Trucioli

L’altra metà del ricordo

Il ricordo, il battito del nostro passato che ritorna davanti ai nostri occhi.
Ogni ricordo ha una sua particolare essenza, una sorta di palpabile presenza.
A volte i ricordi ci sfuggono via: vorremmo che fossero come solida roccia saldamente ancorata al suolo, inamovibile e perenne, mai sfiorata o danneggiata da sferzanti intemperie.
Il ricordo, invece, talvolta è labile ed effimero, si perde, svanisce e ci sembra confuso e indecifrabile.
Ogni ricordo è davvero nostro in quanto ritroviamo in esso alcune parti di noi che ci parevano perdute, trascorse, passate: un giorno d’infanzia felice, una cara amica adolescente che ride forte insieme a noi, un amore che ci pareva eterno.
Osserviamo noi stessi come in uno specchio che ci rimanda un’immagine di noi che non sempre sappiamo vedere così chiaramente ma resta, offuscata e nostalgica, soffusa nella penombra del nostro ricordo.
Ogni ricordo che ci riporta a una persona a noi cara è parte di un tutto che condividiamo con quella persona: c’è qualcuno che conserva l’altra metà di ogni nostro ricordo.
E non è la medesima memoria, la stessa identica sensazione, non è la stessa emozione e si compone di fotogrammi diversi: è l’altra metà del ricordo e viene custodita e preservata in maniera differente da ciascuno di noi.
Così per coloro che amiamo e che ci amano siamo in un ricordo, in una memoria, in un pensiero segreto che non sappiamo immaginare.
Il ricordo muta, tende a trasformarsi, non rimane mai identico a se stesso, a volte acquista forza e altre volte invece si affievolisce, sa essere amaro e al tempo stesso dolce, ci tocca nel profondo con la sua reale consistenza che inesorabile scivola via dalle nostre mani.
È impossibile afferrare un ricordo, lo si sfiora, lo si sente ma resta in un certo nostro altrove, in quella dimensione nutrita dall’immaginazione e dal sentimento e riaffiora insieme a certe emozioni magari grazie a un luogo del cuore, ad una musica cara o a una particolare circostanza.
Così riemerge la nostra metà del ricordo, improvvisa e reale.
Nulla è saldo e immobile come roccia: come acqua tra i sassi i ricordi scorrono impetuosi e paiono non arrestarsi mai.
E poi si fermano, svelando un immagine di noi che non sapevamo di ricordare.

Passeggiate d’estate

Le mie passeggiate d’estate mi conducono spesso su questa strada, tra i prati, passo dopo passo si arriva alla vicina Casanova.
E ho veduto, uno giorno, una rosa appena in boccio, sospesa nell’azzurro.

E la strada dolcemente si snoda, a volte in un magnifico silenzio, ad accompagnare i passi è il canto degli uccellini e il fremito della vita nel bosco.

E il mistero fragile e magnifico dei ritmi perfetti della natura.

Sotto a un cielo azzurro che appare dipinto, mentre il sole è caldo e gli alberi sono magnifico ristoro.

E la rosa magnifica si è così dischiusa nel calore dell’estate.

In questa meraviglia di verde, di quiete e di perfetta armonia.

Tutto rinasce, rivive, sboccia.

Su questa strada percorsa infinite volte: da bambina sulla mia bicicletta o di corsa insieme alle mie compagne di giochi.
Da più grande, ragazzina e adulta, ancora insieme a loro, le amiche di sempre.
È la mia strada, tortuosa e bella.
È la mia strada, ancora adesso.

E la percorro colma di gratitudine per la tanta bellezza che l’universo ci dona.

Quattro amici e quattro biciclette

Ho un po’ un debole per le fotografie nelle quali sono ritratti amanti della bicicletta del tempo passato, trovarle non è tuttavia così semplice.
Conservo nella mia piccola collezione alcune immagini di orgogliose fanciulle o di gioiosi bimbetti con le loro biciclette, hanno proprio la felicità negli occhi.
E poi sono arrivati loro: quattro amici immortalati in un momento che non saprei collocare in nessun luogo a me noto.
Che ricordi per loro, che giornata!
E che autentica fierezza sui volti, eccoli con i cappelli calcati sulla testa, i baffi importanti, quelle giacche, la maglietta a righe e quei pantaloni sotto il ginocchio.
Niente abbigliamento tecnico per questi ciclisti del tempo andato.
Che giornata fu, io chiaramente non c’ero ma giurerei che durante questo loro giro si siano poi fermati in qualche trattoria per rifocillarsi come si deve, avranno versato un vino corposo nei loro bicchieri e insieme avranno brindato alla vita, alla libertà e all’amicizia.
E poi, dopo essersi messi in posa per questa foto ricordo, si saranno salutati con la promessa di rivedersi presto per pedalare ancora insieme, uno accanto all’altro.
Alla vita, alla libertà e all’amicizia.

I miei treni

I treni: i miei non sono stati poi così tanti, non ho mai fatto lunghi percorsi in treno ma alcuni di quei viaggi però li ricordo ancora, proprio come se li avessi fatti ieri.
Inizio dell’estate: alla Stazione Principe mi attende il treno che mi porterà nella mia casa del mare sulla Riviera di Ponente.
E siamo negli anni ‘80, si viaggia leggeri, in ogni senso: porto un borsone con qualche abitino colorato, i sandali luccicanti d’argento per andare a ballare, i costumi da bagno, magliette e calzoncini corti.
Viaggiavo guardando il mare e le spiagge che si susseguivano una dietro l’altra, gli scogli, le stazioni, Albenga, Alassio, Laigueglia e così via.
Tiravo giù il finestrino, mi piaceva tanto l’aria in faccia e il panorama che scorre rapido ed erano gli anni ‘80, era davvero tutto diverso ed era un altro mondo.
E poi scesa dal treno alla stazione del mio amato paese delle vacanze andavo dritta alla solita latteria dove bevevo sempre il frappè alla fragola, una delizia.
Non esiste al mondo un frappè così buono, ne sono sicura.
Ricordo viaggi in treno condivisi con amiche care, borse di paglia, risate, zainetti, riviste e musiche che girano nel walkman.
Ricordo corse su per le scale delle stazioni, biglietti conservati qua e là e poi usati come segnalibri, ricordo persino l’orario dei treni con la copertina gialla.
Ricordo per lo più i treni di Riviera, nelle diverse stagioni.
Ricordo i treni di città, presi per coprire percorsi brevi e ogni volta, come in una filastrocca, mi ritrovo a ripetere i nomi delle stazioni: Sturla, Quarto dei Mille, Quinto al Mare, Nervi.

Ricordo i treni persi, una delle metafore più comuni della vita.
Ricordo quel viaggio breve, ed ero già più grande.
Ricordo quel treno in particolare che mi portava in un località del ponente dove trovavo una persona a me molto cara.
Ricordo quella stazione di arrivo, i binari, la biglietteria, l’edicola dei giornali.
Le caramelle alla menta, all’epoca le avevo sempre in borsa.
E poi.
Ricordo la bellezza di ritrovarsi, l’abbraccio, le parole scambiate, i sorrisi.
Non si dimentica quella cosa lì, mai.
Ritrovarsi.
Dopo un viaggio in treno.
Ti immagini?
Pensa come sarebbe se si potesse fare di nuovo.
Come una magia.
Pensa.
Un biglietto.
Un viaggio.
E ritrovarsi, ancora.
Non sono nemmeno mai più tornata in quella stazione e in quella città.
Pensa.
Le caramelle alla menta.
I tuoi occhiali da sole con le lenti scure.
Le canzoni di Venditti.
Pensa come sarebbe se si potesse fare di nuovo.

Una giornata con Els e Irene

Ed eccole: finalmente le mie amiche olandesi sono tornate a Genova.
Questo così è il breve racconto di una bella giornata trascorsa insieme tra chiacchiere, passeggiate, racconti, risate e bellezze da scoprire.
Il nostro giro è iniziato là, sotto i porticati di Staglieno e chiaramente non poteva mancare un saluto a Caterina Campodonico, ai miei angeli più amati e alle sculture più affascinanti e suggestive.

Genova ci ha regalato un clima incantevole e un radioso cielo terso, l’ideale per andarsene a zonzo.
E naturalmente siamo passate anche in Spianata Castelletto, come ben sapete da lassù si gode di un magnifico panorama e Els e Irene lo hanno apprezzato.
E così, ringhiera, mare blu, sorrisi, tetti d’ardesia e occhiali da sole.
E un caffè al tavolino e ancora chiacchiere, come si fa tra amiche vere.

E poi, ancora, salendo verso casa mia, ci siamo fermate alla solita fermata dell’autobus, proprio quella dove si trovano sempre sedie e arredi di varia natura.
E sapete una cosa? Avremmo voluto trovare un divanetto per riposarci un po’ e invece non c’era nulla!
Da qui il significativo gesto di Els che apre le braccia per indicare che il gabbiotto è proprio vuoto.

E poi per finire la giornata ci siamo concesse una piacevole passeggiata tra Boccadasse e Corso Italia e si è unita a noi anche la mia amica Anna Rosa.
E così, onde, colori di Genova, cioccolata calda al tavolino, progetti e ancora bellissime chiacchiere.
Els e Irene sono due persone fantastiche, ci siamo incontrate grazie a questo blog ed è un privilegio poter dire di conoscerle, ogni volta mi lasciano in dono buon umore e rinnovato ottimismo.
Grazie amiche care, è sempre un vero piacere passare del tempo con voi!

Ferragosto 1929 a Casa del Romano

Era il tempo della bella estate in una splendida località della Val Trebbia: tutti noi che amiamo questi posti abbiamo nel cuore la dolce armonia di Casa del Romano.
Prati verdi orlati da fitti boschi, in primavera poi tra l’erba fioriscono generosi i narcisi.
Era il tempo della bella estate del 1929 e a Casa del Romano giunsero tre giovani uomini: non so dirvi nulla di loro, a me sembrano villeggianti venuti dalla città, tre amici in gita in un posto forse caro anche a loro.
Il primo sulla destra, a mio parere, non sembra neanche avere l’abbigliamento giusto: camicia chiara, giacca e cappello posati sulla roccia alle sue spalle, in tasca l’orologio appeso a una catenella dorata.
Gli altri due uomini sembrano invece meglio equipaggiati per un’escursione sui monti, uno ha lo zaino sulle spalle ed entrambi stringono un bastone in una mano.
Era il tempo dell’amicizia, delle gioie condivise, delle ore trascorse insieme all’ombra degli alberi.
E poi si sale, forse verso l’Antola e dopo aver percorso insieme un lungo sentiero ci si ferma su un prato, dallo zaino escono gli involti con il pane casereccio, il salame e il formaggio.
E si ride, si scherza, si sogna, si immagina il futuro senza sapere che da lì a pochi anni la nazione sarà stravolta da eventi bellici ai quali nessuno potrà scampare.
Il futuro è un mistero, quando osservo fotografie di quegli anni inevitabilmente il mio pensiero va a quello che sarebbe accaduto dopo, al conflitto del quale queste persone erano all’epoca ignare.
Ed era estate, dietro a questa fotografia una mano accurata ha scritto queste parole: Casa del Romano, Monte Antola 15-16 Agosto 1929.
E c’era l’amicizia vera a unire questi cuori.
E forse era un legame speciale che nulla avrebbe mai potuto spezzare.
Era il tempo della bella estate del 1929.