Bogliasco: il Monumento ai Caduti di Gaetano Olivari

Camminando nella bella Bogliasco, in Piazza Trento e Trieste, si ammira un monumento eretto ai caduti e opera del professor Gaetano Olivari, stimato artista e autore di numerose sculture site nel Cimitero Monumentale di Staglieno.

La scultura bronzea venne inaugurata nel 1924 e si distingue per il senso del movimento delle due figure.

La rappresentazione della Vittoria Alata è così raffigurata mentre si china sul soldato che stringe tra le dita la bandiera.

C’è una grazia dolcissima nella gestualità della figura allegorica.

Il soldato così si abbandona tra le braccia di lei.

La mano nella mano, con lieve delicatezza.

Nel blu del cielo terso di Bogliasco.

Sul basamento sono collocate lapidi commemorative con i nomi dei caduti e dei morti in combattimento, dei dispersi e dei civili caduti per cause di guerra, vi è inoltre una lapide sul quale è riportato il bollettino della vittoria.

E così tra le belle case di Bogliasco e davanti a una suggestiva chiesetta si ammira l’opera di Gaetano Olivari che così narrò il dramma della guerra.

Una panchina, un orizzonte

Non tutte le panchine sono uguali, alcune diventano luoghi dove riposarsi nel clamore della vita cittadina.
Alcune panchine poi servono semplicemente per fermarsi a chiacchierare con qualcuno che conosciamo.
Alcune panchine sono per le attese, altre per i primi baci, certe sono perfette per ammirare i tramonti.
Alcune sono spesso sferzate dal vento o inondate dal sole, a seconda della stagione.
Non tutte le panchine sono uguali, alcune sono la quiete di un istante, una ringhiera, un orizzonte e un molo, un pensiero che fugge via e si mescola al rumore del mare, perdendosi nell’aria salmastra di una mattina d’inverno.

Bogliasco

Il fantastico cavallino del fotografo Scotto

Ritorniamo a camminare nel passato, con le gioie e gli stupori dell’infanzia.
Oggi andiamo infatti nel ponente ligure, nello studio del fotografo Scotto nella ridente e celebre Sanremo.
Questo professionista aveva tra i suoi arredi e accessori uno straordinario cavallino che doveva essere la felicità di tutti i bambini, ne sono certa.
Osservate bene: il cavallino era dotato di due maniglie a manovella destinate ad essere tenute strette da manine avventurose.

Sembrerebbe che fosse una specie di triciclo e penso pertanto che facendo girare le maniglie il potente mezzo si mettesse in movimento.
E così, in sella al suo baldo destriero, ecco un piccoletto tutto fiero con la sua divisa del collegio, il cappellino per traverso, l’espressione vispa e vivace e i piedini al loro posto.

E poi invece osserviamo un altro ritratto che ci restituisce un’espressione più incerta e stupita, questo cavallino era proprio un balocco eccezionale!

E che desiderio di andarsene via su quel mezzo incredibile, facendo girare le manovelle e lasciando volare la fantasia!
Così, con gli stivaletti con i bottoncini e l’abitino chiaro.

Le due fotografie in formato Carte de Visite sono due mirabili testimonianze di un tempo lontanissimo, come potrete notare i due dorsi sono differenti ma entrambi riportano i riferimenti del fotografo Jean Scotto a Sanremo.

Un fantastico cavallino per la gioia dei più piccini: manine sulle maniglie, sguardo meravigliato e tutta la vita davanti.

Luce tra gli alberi

Erano gli alberi di Fontanigorda carichi di foglie di questo inizio d’autunno.
Erano gli alberi che a breve si vestiranno di bronzo e di oro.
Erano gli alberi che sovrastano la strada del Bosco delle Fate, silenziosa e incantevole.
E c’era il sole che filtrava tra le foglie, così improvviso e gentile.
Luce tra gli alberi immensi e meravigliosi di Fontanigorda.

Tra le foglie d’autunno

Tra le foglie d’autunno a Fontanigorda si leva, leggero, il profumo di una stagione nuova.

Tra i rami freme ancora il verde tenace lasciato dalla una lunga estate e brilla di luce l’oro che illumina le foglie degli alberi.

Tra le foglie si adagiano i ricci che racchiudono castagne gustose.

E si posano i frutti maturati al sole.

Tra le foglie si protende un ramo carico di bacche rosse.

E dondola il ramoscello di fusaggine, pianta tanto leggiadra quanto velenosa.

Alcune foglie, poi, scelgono percorsi imprevedibili.

Una si era fermata sulla ringhiera alla quale pareva caparbiamente aggrapparsi come se fosse una nuova imprevista occasione di rimanere ancora sotto la luce del sole.

Tra le foglie si celebrano nuovi inizi, tempi freschi e profumati di molte dolcezze.

Tra le foglie d’autunno, a Fontanigorda, vi è la bellezza della semplicità e l’armonia perfetta della natura.

Gatti neri e rose d’autunno a Fontanigorda

Un giretto in autunno a Fontanigorda regala sempre piacevoli incontri, si ritrovano gli amici di sempre e anche certi magnifici felini.
Eccoli qua i gatti d’autunno, per un caso del destino erano tutti neri e ve li presento alternandoli alle belle rose che sbocciano nei giardini.
Il primo felino aveva una certa grinta, per così dire.

D’altra parte presidiava il mio muretto preferito.

Di lì a poco, però, mi è parso meno diffidente.

E poi c’era un bocciolo di rosa gialla pronto a sbocciare.

Poco distante ecco un altro tipetto incuriosito.

Sempre con cautela, eh!

Dal nero al bianco dei petali leggeri.

Ed ecco un altro superbo felino che è balzato via velocissimo.

Una rosa screziata fiorisce nel giardino della sua casa.

E poi, amici cari, credo che questa sia una vecchia conoscenza: mi sa che questo è il gatto Blu, in passato l’ho sempre visto camminare sulla ringhiera del terrazzino e mai lì davanti a casa sua.
Eppure mi sa che fosse proprio lui!

Ha gironzolato un po’ tra le sedie e sotto il tavolo.

Poi è andato ad accoccolarsi laggiù in fondo.

E in questo post di gatti e rose non può certo mancare una fiore rosso e leggiadro.

E in conclusione ecco un gatto regale e attento.

Se ne stava sul suo trono in una tiepida mattina di settembre.

Nella mia bella Fontanigorda, ancora il mio paesino del cuore, dove ho trovato gatti neri e rose d’autunno.

Una rosa d’autunno

È una rosa d’autunno, una rosa delicata e bella.
L’ho veduta ieri a Fontanigorda, dove sono andata per appena poche ore.
E c’erano molte rose, tutte diverse.
E castagne cadute e ortensie alle ultime fioriture, margherite intrepide, api e libellule.
E rose e petali lievi e boccioli.
E poi questa rosa d’autunno.
Così leggiadra e magnifica, fresca e leggera.
L’ho veduta e l’ho trovata rara, nella sua disarmante semplicità così affascinante e complessa come sa essere soltanto la vera bellezza.

25 Settembre 1909: i fatti del giorno a Genova e in Liguria

Ritorniamo a camminare nel nostro passato con il più classico dei viaggi nel tempo e immergiamoci nella lettura del quotidiano Il Lavoro del 25 Settembre 1909 e nella cronaca minuta di quel giorno lontano.
Partiamo così dalla disavventura del Signor Bacigalupo che alle 18.30 del 24 Settembre si trovava alla guida della vettura pubblica nr 3 diretta da Piazza Acquaverde a Via Balbi quando, all’improvviso, il cavallo che trainava detta vettura si impennò e dandosi alla fuga andò a infilarsi nella vetrina di un parrucchiere con gran spavento degli avventori mentre contenitori e boccette di profumo esposti in vetrina andavano in mille pezzi!
Per fortuna il cavallo non ha riportato gravi ferite e tutto si è risolto senza problemi!

Ampio spazio è poi lasciato alle notizie che giungono dalla bella Varazze che è appena stata sconquassata da una tremenda alluvione che ha provocato grande devastazione.
E c’era gente che è stata sorpresa dall’acqua nelle proprie case o mentre mangiava all’Osteria, numerosi i gesti di coraggio come quello del giovane uomo che salvò una bambina che dormiva in una stalla sommersa dalle acque.
Grave danno hanno subito anche le campagne circostanti, il signor Persia ha raccontato al giornalista che anche il Cotonificio Ligure è stato gravemente danneggiato, grazie a Dio le persone al suo interno si sono tutte salvate e adesso uomini, donne e ragazzi sono al lavoro con i secchi per sgombrare lo stabilimento.

Tornando in città eccole le solite notizie sui soliti ignoti che hanno messo a segno i soliti tiri: a Ponte Parodi hanno sgraffignato 5 chili di grano, a casa di un tale in Via Madre di Dio qualcuno si è invece impossessato di soldi, preziosi e si è portato via pure 2 camicie e 2 tagli di stoffa.
Poi c’è la vicenda di due camerieri tedeschi che erano a Genova di passaggio e alloggiavano all’Albergo Croce di Ferro in Via Prè.
Uno dei due, verso sera, andò dal padrone dell’albergo e si fece dare la valigia del suo compagno al quale non restò altro che porgere denuncia, nella valigia c’erano tutti i vestiti e 250 marchi, caspita!

Qualcuno ha notizie di Flick? Lo avete visto da qualche parte?
Chi è Flick? È un barboncino bianco di sei mesi che si è perso in Via Cabella, chiunque lo vedesse abbia cura di consegnarlo al portinaio del civico 25, a casa lo aspettano con ansia!
Ah, a Sampierdarena un macellaio ha trovato un cappello da macchinista e lo ha consegnato alla camera del Lavoro.
Il giornalista sagace commenta: il proprietario supposto che non abbia smarrito anche la testa, sa dove trovarlo.
E infine ecco qualche appuntamento per il tempo libero, vorremo pure svagarci un po’!
Al Genovese inizia la stagione teatrale con Il trovatore di Verdi.
Al Lido d’Albaro sono in programma 2 rappresentazioni del trasformista Giuntini con tanto di spettacolo di fuochi d’artificio.
Per quanto mi riguarda ho già fatto la mia scelta, nella giornata del 26 Settembre è in programma una bella gita a Portofino.
Si parte alle 9 del mattino con il Piroscafo Australia e si torna a Genova verso le 16, i biglietti si comprano a bordo.
Tanti saluti a tutti, non mancherò di mandarvi una cartolina da Portofino.

I savonesi

Loro sono i savonesi o per lo meno io mi permetto di definirli tali in quanto vennero ritratti dal bravo fotografo Fazzi che era molto celebre nella città della Torretta e così si può ritenere possibile che anche questa famiglia fosse proprio di Savona.
Le fotografie di Fazzi si distinguono per la la loro nitidezza e questo ritratto in formato Cabinet non fa eccezione, è davvero un gradevolissimo ricordo di una famiglia unita.

La primogenita se ne sta in piedi con il suo vestitino bello e il fiocco tra i capelli e regge quel cerchio più grande di lei, il cerchio doveva essere un oggetto di proprietà del fotografo in quanto l’ho già notato in altri ritratti di Fazzi.

La mamma è una donna paziente, semplice e fiera, tutta la sua schiettezza traspare dal suo atteggiamento pacato che pare essere un lato del suo carattere.

Il capofamiglia ha l’aria di persona rassicurante e protettiva, vestito di tutto punto spicca per quei baffi importanti molto in voga a quell’epoca ma a me colpisce per sguardo inesorabilmente buono e amorevole.
Stringe a a sé la piccina di casa, stranamente posizionata su un curioso trespolo.

La piccoletta è una bimba deliziosa, ha quello sguardo meravigliato e ingenuo, la sua mano sinistra quasi scompare dentro la manica troppo lunga mentre l’altra mano è riposta fiduciosamente in quella grande e forte del suo papà.

Una fotografia narra affetti e legami indissolubili e così la mano della mamma affettuosa si posa sulla spalla della figlia maggiore.

Era un tempo diverso, era l’anno 1907 come scritto a tergo della fotografia.
E questa è una famiglia di Savona ritratta dal fotografo Fazzi in un tempo felice.

La Bella di Torriglia

Questa è la storia di una fanciulla della quale si narra che sia stata molto desiderata.
Questa fanciulla abitava nella ridente località di Torriglia ed era talmente bella e seducente da avere moltissimi pretendenti e tutti avrebbero voluto sposarla, ma le cose poi andarono in diversa maniera.
Divenne così protagonista del seguente celebre e diffuso detto popolare genovese:

A l’é a bella de Torriggia: tutti a vêuan e nisciûn s’a piggia.
È la bella di Torriglia: tutti la vogliono e nessuno se la piglia.

Ma chi era la Bella di Torriglia?
Raccontano gli ottimi Nello e Ivana Ferrando nel loro volume dal titolo I proverbi genovesi edito da Sagep nel 1997 che la nostra eroina con tutta probabilità doveva essere la giovane Rosa Garaventa che visse fino all’anno 1868.
Rosa divenne talmente celebre che sul giornale umoristico “La Farfalla” fu pubblicato un suo ritratto accompagnato dalla seguente didascalia: “Regina di Torriglia accende i cuor / si chiama Rosa e un fior essa è tra i fior”.
Ma c’è anche una seconda candidata al titolo di bella di Torriglia: si tratta di una certa Clementina vissuta nel XVI Secolo e amata dal Conte Sinibaldo Fieschi di Lavagna.
E infine c’è una terza possibilità ma questa non è citata nel libro dei Ferrando.
Si tratterebbe della giovane Maria Traverso, nata nel 1818 e vissuta fino al 1902, la bella Maria è così raffigurata nel dipinto di Pietro Lumachi collocato sotto il portico di quella che fu un tempo la casa di Maria.

E se osservate la prospettiva è esattamente questa.

È la caratteristica Piazza Fieschi con le sue case colorate.

E chiunque sia stata la Bella di Torriglia possiamo provare a immaginare l’avvenente fanciulla che attraversa le strade del suo paese ammirata da tutti i suoi corteggiatori.
O forse non è mai davvero esistita la Bella di Torriglia, tuttavia la sua figura è ormai parte del nostro immaginario comune.

Ritornando ancora al celebre detto ecco altre varianti riportate nel volume Filastrocche genovesi e liguri di Beatrice Solinas Donghi edito da Sagep nel 2004.
Ritroviamo così l’ambita fanciulla, in queste rime però il detto assume un significato davvero del tutto differente:

A l’é a bella de Torriggia,
tutti a vêuan, nisciûn a piggia,
ma quando poi a s’é maiâ,
tutti orieivan aveila sposâ. 

È la bella di Torriglia,
tutti la vogliono, nessuno la piglia,
ma quando poi si è maritata,
tutti vorrebbero averla sposata.

E ancora:

A bella de Torriggia cô çento galanti a l’é morta figgia.
La bella di Torriglia con cento pretendenti è morta signorina.

E per finire, un monito:

Dixe a figgia de Torriggia: chi vêu troppo, ninte piggia.
Dice la fanciulla di Torriglia: chi troppo vuole niente piglia.

Così la tradizione ha fatto pervenire fino a noi questo detto molto popolare che è ormai parte del nostro comune modo di parlare, ognuno di noi una volta nella vita di certo lo ha usato!
Se doveste andare in Val Trebbia e in particolare a Torriglia, località di villeggiatura molto amata dai genovesi, cercate una certa dimora dove un tempo abitò una certa fanciulla.
E così troverete lei: la Bella di Torriglia con la brocca in mano e il sorriso radioso, una fanciulla divenuta leggenda.