Stiftungsrecht Italien
Stiftungsrecht Italien
1
RESCIGNO P., Fondazioni bancarie e regime delle persone giuridiche private, in Persona e
comunità,III, Padova, 1999, 303.
2
RESCIGNO P., op. cit.; ZOPPINI A., L’autonomia statutaria delle fondazioni di origine bancaria, in
Banca Borsa e titoli di cred., 2000, 403.
3
L’espressione è di RESCIGNO P., Conclusioni., in AAVV, Riforma costituzionale e nuova disciplina
delle fondazioni bancarie ,2003, 89, il quale evidenzia come lo Stato intervenga sempre con la
concessione di privilegi, attribuendo alle formazioni sociali che adempiano requisiti puramente
formali, condizioni di favore. In questo senso si veda RIGANO F., La libertà assistita, Padova,
1996.
1
Rechtsordnung derzeit noch fehlt, erkennt man, dass die Stiftung vielleicht das
am besten geeignete Instrument zur Pflege kollektiver und allgemeiner Interessen
ist.
Das Glück, welches das Rechtsinstitut der Stiftung in diesen Ländern gehabt
hat, ist in der Tat auf zwei grundlegende ideologische Motive des Pluralismus
zurückzuführen: Einerseits die Überzeugung, dass sich der Staat nicht
einmischen dürfe – und auch nicht vorgeben dürfe, sich einzumischen – in
Aufgaben, die ein spontanes Organisieren der Zivilgesellschaft wirksamer und
ökonomischer lösen kann.4 Andererseits die Anerkennung einer Unterscheidung
nach Klassen, Ständen, Aufgaben, Berufen, Sprache usw., die mittlerweile fest in
der modernen Gesellschaft verankert ist.5
Aktuell gewinnt gleichwohl das Phänomen der Stiftung neue Bedeutung
angesichts veränderter kultureller, politischer und rechtlicher
Rahmenbedingungen.6
Die Renaissance des Instituts der Stiftung vollzieht sich im Einzelnen nicht so
sehr im Rückgriff auf die Rechtsform, die das 1. Buch des Codice Civile bietet,
sondern führt zum Entstehen neuer Typologien,7 die teilweise der Praxis8 anderer
Spezialgesetze angenähert sind.
4
Attualmente tale aspetto si sta lentamente affermando anche in Italia a seguito del recepimento
prima nella legislazione ordinaria e ora in quella costituzionale, del principio di sussidiarietà
orizzontale di derivazione comunitaria (nonostante le sue radici affondino nell’ordinamento
canonico). Una digressione sull’importanza che questo principio, unito a quello pluralistico,
potrebbe avere nell’evoluzione delle fondazioni non è qui possibile a causa della brevità di
questo studio; si rimanda, pertanto, senza pretesa di completezza, a CASSESE S., L’aquila e le
mosche. Principio di sussidiarietà e diritti amministrativi nell’area europea, in Foro it., 1995, IV,
373; CHITI M.P., Principio di sussidiarietà, pubblica amministrazione e diritto amministrativo, in
Riv. It. Dir. pubbl. comunit., 1995, 505; RESCIGNO U., Principio di sussidiarietà orizzontale e diritti
sociali, in Dir. pubbl., 2002, 5.
5
Cfr. RESCIGNO P., Le fondazioni : prospettive e linee di riforma, in Persona e Comunità, III, Padova,
231.
6
Il riferimento è nuovamente all’art. 118 Cost., quarto comma, relativo al principio di sussidiarietà
orizzontale. Al di là delle diverse ragioni che storicamente sono alla base di questa rinascita la
più chiara e più interessante è senza dubbio quella relativa allo stretto legame tra “fondazioni”
e “società civile” la quale, proprio grazie all’affermazione di tale principio ritrova nuovi spazi e
nuove garanzie anche a livello costituzionale. Cfr. “Le fondazioni in Italia.. Libro bianco.”, in
Queste istituzioni, 127, 2002, 7.
7
Cfr. la dottrina che già da tempo ha evidenziato questa evoluzione ZOPPINI A. Le fondazioni. Dalla
tipicità alle tipologie. Napoli, 1995.
8
DE GIORGI M.V., Il nuovo diritto degli enti senza scopo di lucro; dalla povertà delle forme
codicistiche al groviglio delle leggi speciali, in Riv. dir. civ., 1999, 287 ss.; l’Autrice evidenzia
come l’esperienza degli ultimi anni ha svalutato progressivamente quella figura di persona
giuridica che il codice presentava come ipotesi esclusiva di soggettività; si è, inoltre, ormai
2
Diese letzte Hypothese lässt sich sicherlich auf das weitverbreitete
Phänomen der Deregulierung zurückführen, wie es seit einiger Zeit von
bedeutenden Vertretern der Lehre hervorgehoben wird.9 Die Gründe für diese
Entwicklung, die sich generell und insbesondere auf dem Gebiet der Stiftungen
vollzieht, sind bekannt.
Die derzeitige Regelung in unserem Codice Civile ist zweifellos den aktuellen
Bedürfnissen völlig unangemessen. Es ist daher notwendig, speziellere und
sektorale Regelungen im Hinblick auf eine Reform zu entwickeln, ausgehend von
der Vereinheitlichung oder Ausarbeitung einzelner sektoraler Regelungen.10
Der Codice Civile hat uns bis jetzt ein Ausgangsmodell geboten,11 ein
“neutrales” Modell,12 aus dem sich einzelne Regelungen entsprechend den
einzelnen Bedürfnissen entwickeln lassen. Dies hat „die Funktion neutrale
Modelle zu liefern, die für alle Aktivitäten und Zwecke geeignet sind, sofern diese
nicht gewinnorientiert sind, und damit eine Norm geliefert, die sich mit dem 2.
Titel des 4. Buchs des Codice Civile vergleichen lässt, eine Art generelle Regelung
für Non-Profit Organisationen, die sich auf die Formenvielfalt von Organisationen
anwenden lässt, die aufgrund von spezialgesetzlichen Regelungen geschaffen
worden sind, und diese ergänzen, sofern letztere nichts anderes vorsehen“.13
Aktuell darf man sich nicht das Problem vertagend an eine Reform des
Gesetzgebers halten, die auch die neuen Prinzipien berücksichtigt, die in der
affermata l’idea che il riconoscimento formale non sia più presupposto inderogabile della
soggettività degli enti collettivi. Tutto ciò, porta, evidenzia la dottrina citata, a superare le
strettoie dell’ordinamento, ed a basare la positiva risposta all’ammissibilità anche di una
fondazione non riconosciuta semplicemente sul potere di autonomia privata di organizzare le
strutture più confacenti alla realizzazione dei propri intenti, invocando il principio di atipicità
anche per i negozi costitutivi degli enti del libro primo.
9
IRTI N., L’età della decodificazione, Milano, 1989; DE GIORGI M.V. op. cit., 298 ss.
10
RESCIGNO P., Le fondazioni e i gruppi bancari, in Persone e comunità, cit.; secondo l’autore
proprio la disciplina delle fondazioni bancarie potrebbe rappresentare il punto di partenza della
riforma del codice civile o quantomeno di una legge generale relativa agli enti non profit.
11
Nel senso dell’utilità del modello semplice offerto dal codice si vedano le osservazioni GUARINO
G., Le fondazioni tra Stato, società e mercato, intti del convegno “Il problema delle fondazioni”,
Roma, 1 – 2 aprile 2004. Secondo l’Autore proprio la semplicità del modello codicistico a
permesso a questa figura di arricchirsi e di prestarsi ai molteplici utilizzi che oggi ne vengono
fatti.
12
L’espressione è di DE GIORGI M.V., op. cit.., 298.
13
Op. loc. ult. cit. Di fronte al proliferare delle leggi speciali, muta il ruolo del codice civile, non più
diritto esclusivo ed unitario dei rapporti privati ma diritto comune contenente la disciplina di
fattispecie più ampie e generali. Cfr. IRTI N., L’età della decodificazione., cit.
3
Verfassung seit ihrem In-Kraft-Treten gelten und zur Einführung des
Subsidiaritätsprinzips geführt haben.
Mit der Verfassung wurde der Katalog der Rechte tatsächlich um neue
Rechtsformen bereichert, die mit einer anderen Bewertung des Menschen und
der ökonomischen und sozialen Beziehungen verbunden sind. Das Individuum
wird nicht nur per se, sondern als Mitglied intermediärer Gruppen geschützt,
die – da sie zwischen der politischen Macht und der Vielfalt des einzelnen
Individuums anzusiedeln sind – neue Bedeutung gewinnen und mit neuen
Garantien versehen werden.14
Auch wenn der Schwerpunkt des kodifizierten Rechts durch ein System
repräsentiert wird, das von der Idee der öffentlichen Kontrolle dominiert wird
oder worden ist, was sich von Beginn an im Leben der Organisation mit der
staatlichen Anerkennung widerspiegelt,15 so hat der verfassungsrechtliche
Gesetzgeber im Gegenteil sein Hauptaugenmerk auf die Regelung bestimmter
Aktivitäten und Zwecke kollektiver Organisationen gerichtet, die durch eine
evidente öffentliche Relevanz oder genereller durch den sozialen Nutzen für die
Allgemeinheit oder einen Teil der Allgemeinheit charakterisiert sind.16
14
IRTI N., op. cit. Secondo l’autore la crisi del codice va di pari passo con la crisi dello Stato.
L’opinione è da condividersi purché si intenda il termine crisi come crisi del modo di essere
dello Stato nel secolo passato. Accanto a norme di tradizione liberale che garantiscono i poteri
dei privati e li pongono al riparo da ingerenze pubbliche, nella nuova Costituzione si trovano
norme definibili di scopo le quali indicano allo Stato i fini da perseguire o i risultati utili al
benessere comune. Da parte loro le leggi speciali sempre più sottraggono – in vario modo – alla
scelta e alla valutazione di convenienza dei privati l’individuazione dei fini da perseguire. La
legge non si limita più a porre i canoni generali ed astratti entro cui il privato può liberamente
muoversi; essa seleziona gli scopi sollecitando e promuovendo la volontà del privato verso di
essi. In questo modo i singoli sia soggetti attivi che passivi dell’azione privata, si rifugiano nella
legge cercando di ridurre o eliminare il rischio dell’insuccesso e della sconfitta legato alle scelte
individuali. Ciò comporta da un lato il rifugiarsi nei gruppi intermedi dall’altro la ricerca di leggi
specifiche che regolino i casi specifici offerti dalla realtà. È sempre di IRTI N., op. cit., la
considerazione che le nuove leggi vengono ad assumere sempre di più le caratteristiche di
concretezza ed individualità proprie del negozio privato, dando non più canoni generali ed
astratti ma risposte a specifici e determinati problemi. Si nota, dunque, l’irrompere nel
linguaggio legislativo, da un lato di indicazioni di programmi e di risultati desiderabili per il bene
comune e l’utilità sociale e dall’altro di terminologie scientifiche, economiche, industriali
connesse con i problemi dell’età contemporanea.
15
DE CARLI N., Le problematiche dello scopo negli enti “non profit” tra pubblico e privato, in Gli enti
“non profit” in Italia, a cura di PONZANELLI, Padova, 1994, 50, secondo il quale, il legislatore
codicistico si è unicamente preoccupato di predisporre una normativa capace “di controllare ed
incanalare fenomeni sociali largamente variabili”; in questo senso cfr. DE GIORGI M. V., Il nuovo
diritto., cit., 297.
16
In questo senso anche NAPOLITANO G., Le associazioni private a rilievo pubblicistico, in Riv. crit.
Dir. priv. 1995, 585.
4
Und heute verändern sich in diesem Sinne auch die Gesetze auf dem Gebiet
der „neuen Stiftungen“.
17
Al riguardo si veda l’analisi operata nel “Libro bianco. Le fondazioni in Italia”, cit., in cui si
rinvengono accanto alle fondazioni di diritto civile, le fondazioni nate dalla privatizzazione di
singoli enti pubblici o di intere categorie, le fondazioni create ex novo dal legislatore e infine
ma non meno importanti, le fondazioni individuate dalla prassi.
18
Circa la natura dello scopo delle fondazioni è a tutti certamente noto come la dottrina sia al
riguardo divisa tra coloro che richiedono il perseguimento di scopi di pubblica utilità e coloro
che non ritengono necessario tale requisito. Si rimanda alle argomentazioni a favore delle de
opposte tesi a GALGANO F., Delle persone giuridiche , in Comm. c.c. Scialoja – Branca, libro I,
Delle persone e della famiglia, artt. 11 – 35, Roma, 1969; ID., (voce) Fondazione, in Enc. giur.;
RESCIGNO P., Fondazione, in Enc. dir., XVII, Milano, 1968; si rimanda alla dottrina ivi citata. Si veda
anche DE GIORGI M.V., Fondazioni di famiglia, in RDC, 1973, II, 297; ROMANELLI, Il negozio di
fondazione nel diritto privato e nel diritto pubblico, 1935.
19
Pongono l’accento su questo profilo, OPPO G., Introduzione, in Atti del convegno “Il problema.”
cit.; FALZEA A., Fondazioni, autonomia, soggettività, ivi; L’autore, richiamando il “Progetto
Europeo sulle fondazioni” evidenzia come siano individuati una pluralità di scopi perseguibili
dalle fondazioni, coerenti con la loro natura non commerciale. Secondo GUARINO G., op. cit.,
sarebbe invece sbagliato porre l’accento sul profilo dello scopo. È invece più utile soffermarsi
sugli aspetti del patrimonio e dell’organizzazione. Data la difficoltà di stabilire quando un fine è
pubblico o privato, infatti, soffermandosi su questi due potrebbe darsi una risposta più certa.
L’arricchimento degli scopi perseguibili è aspetto già in passato analizzato e definito con il
termine di “atipicità sociale” contrapposto a quello di “tipicità legale”. Secondo questa dottrina,
tradizionalmente le organizzazioni senza fini di lucro, e in particolare le fondazione potevano
dirsi caratterizzate da una spiccata tipicità sul piano sociale e, viceversa, da una forte atipicità
sul piano legale. Ciò stava a significare, secondo l’autore citato, che tali strutture venivano
adibite dai consociati per la cura di fini ben circoscritti, da qui la definizione di “tipicità sociale”.
D’altra parte dal punto di vista della struttura e del regime legale il codice civile prevedeva per
esse uno schema organizzativo e funzionale del tutto generico e indifferenziato, che l’Autore
5
In der Vergangenheit schloss ein Großteil der Lehre die Zulässigkeit einer
Stiftung aus, wenn sie keinen zulässigen Zweck verfolgt.20 Die Präsenz solcher
durchgreifenden Schranken der Privatautonomie wurde nur dann als legitim
angesehen, wenn ein öffentliches Interesse oder wenigstens ein öffentlicher
Nutzen vorlag. Gerade aus dieser kulturellen Vorgabe resultierten die
publizistischen Merkmale, die der Codice Civile von 1942 diktiert, insbesondere
das Erfordernis einer staatlichen Genehmigung als Voraussetzung für den Erwerb
der Rechtspersönlichkeit.
Heute hat sich dieses Problem gleichwohl teilweise erledigt: Die
Neuregelung über die Anerkennung privater juristischer Personen, umgesetzt
durch die Verordnung des Staatspräsidenten (Decreto del Presidente della
Repubblica) vom 10.2.2000 n. 361,21 legt im Hinblick auf eine größere
Vereinfachung und Liberalisierung des Stiftungszwecks in Art. 1 Abs. 3 fest, dass
stesso definisce omnibus. Attualmente tale situazione, come accennato, è venuta a modificarsi.
I fini perseguibili da queste figure soggettive si sono notevolmente arricchiti diventando a loro
volta i più disparati e conseguentemente generici; il regime legale, invece, in virtù del proliferale
di una legislazione speciale e mirata ha contribuito ad addivenire ad una situazione definita
appunto di “tipicità legale”. ROPPO V., Privatizzazioni e ruolo del “pubblico”: lo Stato regolatore,
in Pol. Dir., 1997, 627 ss.
20
Sarebbe, quindi, nonostante fosse già stato sostenuto il contrario, inammissibile una fondazione
che gestisca un’impresa per devolverne gli utili al fondatore finché questi è in vita e,
successivamente, ai suoi eredi. Sempre ammissibile sarebbe, invece, una fondazione che oltre
all’interesse immediato del fondatore, persegua anche indirettamente un interesse, mediato
appunto, per la collettività. Solo quest’ultimo, come scopo socialmente rilevante corrisponde
allo scopo di pubblica utilità ritenuto necessario. In questo senso si è pronunciata anche la
giurisprudenza sia di merito che di legittimità.
Il Tribunale di Genova ha, ad esempio affermato che “le fondazioni di famiglia il cui fine esclusivo
sia di lucro di una determinata discendenza, al di fuori di ogni scopo di pubblica utilità, sono in
contrasto con l’ordinamento giuridico vigente”. Cass., 25 giugno 1953, n. 1975, in Giust. Civ.,
1953, 2152; Cass., 10 luglio 1979, n. 3969, in Giur. it., 1980, I, 886. La Cassazione conclude
affermando che “l’ente costituito con l’unico scopo di attribuire i frutti del proprio patrimonio
ereditario in perpetuo a tutti i discendenti di una determinata persona non costituisce
fondazione per mancanza dello scopo proprio di questo istituto, ma ente di puro fatto, la cui
struttura e la cui funzione ne escludono la possibilità di sopravvivenza nell’attuale
ordinamento”.
21
Il legislatore ha recepito le spinte dottrinali volte a ridurre l’ingerenza pubblica sulla fondazione
che nel passato sistema si estrinsecava fin dalla nascita. Il nuovo sistema è improntato ad una
maggiore semplificazione e liberalizzazione degli scopi, venendo quasi a sparire il passato
sistema concessorio. La nuova disciplina in materia di riconoscimento può vedersi come la
caduta definitiva del cd. mito della personalità giuridica confermato anche dalle nuove
normative di settore che piuttosto che sul riconoscimento si incentrano sulla natura dello
scopo perseguito e dell’attività svolta per farne ragione di promozione e sostegno. L’ottica di
maggiore semplificazione è stata confermata anche nella delega al governo per la riforma delle
persone giuridiche del libro primo. Nonostante ciò nessun riferimento si rinviene in ordine alla
possibilità di fondazioni non riconosciute, tema, tuttavia, spesso affrontato in dottrina.
6
es zum Ziel der Anerkennung notwendig ist, dass der Stiftungszweck möglich und
zulässig ist.
Auf diese Weise wurde jeder mögliche Bezug auf das Relikt des öffentlichen
Nutzens eliminiert, welcher gleichwohl oft präsent ist und besondere Garantien
erfordert.
Man gewinnt also den Eindruck, dass es, ungeachtet der Notwendigkeit
einer einheitlichen Definition, wenig nützlich und folglich schwierig zu realisieren
ist, eine „gemeinsame“ Regelung für alle Stiftungen zu finden. Die gemeinsame
Normierung sollte die tatsächlichen Unterschiede der verfolgten Zwecke und der
Dimensionen der Stiftungen berücksichtigen.22
Vor allem in Bezug auf den Zweck wäre daher eine Reform vorzuziehen, die
insbesondere eine differenzierte Regelung vorsieht, je nachdem welcher Zweck
möglich und zulässig oder von öffentlichem Nutzen ist. Aus dieser Perspektive
scheinen sich kürzlich die Spezialgesetze auf dem Gebiet privater Organisationen
in Form von Stiftungen zu verändern – dies gilt insbesondere für das Gesetz über
Bankenstiftungen. Auch das Reformprojekt des 1. Buches des Codice Civile legt
in Art. 6 fest, dass die Reform von folgenden Prinzipien geleitet ist: „Die
Bestimmung des Vermögens zu einem zulässigen Zweck wird als
charakteristisches Merkmal der Stiftung festgelegt; ferner ist zu unterscheiden
zwischen Stiftungen, die überwiegend einen privaten Zweck verfolgen, und
Stiftungen, die kollektive Interessen verwirklichen oder sich an die Allgemeinheit
wenden“. Auf dieser Basis erläutert der Gesetzesentwurf im Gegensatz zum
Codice Civile, der auf diesem Gebiet vor Definitionen zurückschreckt, was unter
Stiftungen, die überwiegend einen privaten Zweck verfolgen, zu verstehen ist:
Dazu zählen „diejenigen, die einen Zweck verfolgen, der sich auf für einen
bestimmten geschlossenen Personenkreis bezieht, der weder öffentliche
Spenden, noch Schenkungen beansprucht oder erhält (Art.6 Abs. 2).
22
In questo senso già il “Libro bianco. Le fondazioni in Italia”, cit., 40. La portata e i limiti di un
diritto comune delle fondazioni non differenziato come sopra, del resto, si appaleserà non
appena si parlerà del sistema di governance sulle fondazioni.
7
Bleiben wir beim Stiftungszweck: Die Lehre23 hat auch eine Reform
befürwortet, die es dem Stifter oder einem internen Stiftungsorgan ermöglicht,
den Stiftungszweck zu ändern, um ihn veränderten Bedingungen anzupassen.
Diesbezüglich ist die Lehre allerdings nicht einig, sondern gespalten in diejenigen,
die diese Möglichkeit befürworten und diejenigen, die ihr vehement
entgegentreten.24
Bezüglich des Gesetzesentwurfs über die Neuordnung dieser Materie zeigen
sich – wie oben dargestellt – zwei Lösungen, je nachdem, ob die Stiftung
überwiegend private Zwecke oder Zwecke von öffentlichem Nutzen verfolgt.
Im ersten Fall bestimmt Art. 6 Abs. 2 lit. b Folgendes: „Die Möglichkeit und
Grenzen des Einschreitens des Stifters oder eines von ihm in der
Gründungsurkunde bestimmten Rechtssubjekts ist vorgesehen, inklusive der
Möglichkeit, die Stiftung auch nach ihrer Anerkennung zu widerrufen und so die
Auflösung oder Umwandlung der Stiftung zu bewirken“.
In Bezug auf die zweite Kategorie von Stiftungen sieht dagegen Art. 6 Abs. 3
Folgendes vor: „Die Reform sieht Regelungen vor, die die Stabilität und die
Kontinuität der Verfolgung des sozialen Zwecks gewährleisten“ (lit. b); der
Gesetzgeber könnte folglich gestatten, Folgendes zu realisieren: „rein
akzessorische Satzungsänderungen, soweit sie dazu dienen, den Stiftungszweck
besser und vernünftiger zu verwirklichen“ (lit. d).
Für den ersten Stiftungstyp bestätigt der Gesetzesvorschlag, was bereits in
den ersten Artikeln25 klargestellt ist und legt fest, dass die Reform darauf gerichtet
ist „eine breite Gestaltungsfreiheit anzuerkennen hinsichtlich der
organisatorischen Strukturen, der Geschäftsführung und der Vertretung,
23
In questo senso già in passato RESCIGNO P., Le fondazioni: prospettive e linee di riforma, in
Persone e Comunità, cit, 255 ss.
24
Più di recente rilevano la problematica OPPO G., op. cit.; FALZEA A., op. cit.; GUARINO G., op. cit.,
quest’ultimo tuttavia in senso nettamente negativo, in quanto una volta nata la fondazione si
stacca dal suo fondatore il quale non può più in alcun modo intervenire. Ciò, tuttavia non
escluderebbe le modificazioni da parte di un organo interno del quale facciano eventualmente
parte i rappresentanti dei soggetti beneficiari.
25
In cui si legge che tra i principi generali a cui dovrà ispirarsi la riforma vi è quello di “ampliare gli
ambiti di autonomia statutaria al fine di consentire il pieno sviluppo delle finalità sociali”.
Sull’autonomia statutaria, in particolare in materia di fondazioni bancarie ma con interessanti
profili di comparazione in materia di autonomia statutaria del soggetto fondatore si veda ZOPPINI
A., L’autonomia statutaria delle fondazioni bancarie, cit.
8
Entscheidungsprozeduren, Rechten der Destinatäre sowie hinsichtlich weiterer
Instrumente zum Schutz der betroffenen Interessen“ (Art. 6 lit. a).
Nachdem jetzt der Zweck klarer definiert wurde und dadurch das
Rechtsgebiet präzisiert ist, kann die Reform es sicherlich nicht unterlassen, den
ohne Zweifel problematischsten Punkt zu klären: Das Verhältnis „Privatautonomie
/ Staatlicher Eingriff“. Das Problem ist übrigens von großer Aktualität angesichts
der kürzlich ergangenen Privatisierungsgesetze, welche aufgrund des starken
öffentlichen Einflusses auf das Leben der privatisierten Stiftungen eher als formal
als als materiell angesehen werden. Auf diesem Gebiet teilt sich die Lehre in
diejenigen, die die Abschaffung jeglicher Kontrolle aufgrund der privatrechtlichen
Natur der Rechtssubjekte befürworten und diejenigen, die andere, weniger
eingreifende Kontrollen bevorzugen.
Bekanntermaßen ist ein erster Schritt zum Zurückdrängen des staatlichen
Eingreifens dadurch erfüllt worden, dass, wie bereits gesagt, das
Gründungssystem der Stiftung von einem Konzessionssystem zu einem
Normativsystem übergegangen ist.26
Eine weitere Reform im Sinne einer Reduzierung staatlichen Einschreitens
kann nicht die damit verbundene Materie der Stiftungsorgane und ihrer
Zusammensetzung außer Acht lassen. Es wird in der Tat behauptet, dass „die
öffentliche Kontrolle über Stiftungen den Schutz der Interessen der Stiftung dient,
soweit interne Kontrollen fehlen, und dass sie dazu dient, die Grenzen des
Vermögens-Zweckbestimmungsrechts des Stifters festzulegen”.27 Die Reform
sollte genauer die Funktionen und die Zusammensetzung des Stiftungsvorstands
regeln sowie eventuell außerdem die Präsenz eines Geschäftsführungsorgan28
und eines Kontrollorgans vorsehen.
26
Che ha avvicinato il nostro ordinamento ad paesi quali la Spagna, pur non arrivando al pieno
lasseiz faire proprio ad esempio dell’Olanda. In questo senso si veda l’interessante interventi di
diritto comparato di KRONKE H., Le fondazioni nell’esperienza di altri paesi, in Atti del convegno
“Il problema delle fondazioni” cit.
27
Tar Lombardia, sez. III, 23 giugno 2000, n.4598.
28
Il cosiddetto sistema duale di governo e amministrazione è, come certamente noto, già stato
introdotto nel nostro ordinamento nelle fondazioni di origine bancaria. Come esattamente
evidenziato, l’aver costituito in queste fondazioni, in ragione delle dimensioni patrimoniali e
delle origini plurime dei medesimi patrimoni, due diversi organi, uno di indirizzo e verifica, l’altro
di gestione, ha voluto significare che all’interno delle fondazioni deve esserci una dialettica
continua tra i due livelli. Ciò per consentire un processo decisionale accurato nelle riflessioni e
9
Innerhalb der ersten beiden Organe wäre es ohne Zweifel im Hinblick auf
einen besseren Schutz und eine bessere Garantie notwendig, Repräsentanten
der Destinatäre, der Stifter und der Finanziers vorzusehen – neben
Repräsentanten der lokalen Kommunen, sofern das aufgrund der damit
verbundenen Interessen notwendig ist.
Die Reform der öffentlichen Kontrolle über Stiftungen wird jetzt notwendig
infolge der veränderten Interessen und Rahmenbedingungen, die in der
Vergangenheit zu der geltenden Regelung des Codice Civile geführt haben,29
heute gibt es Interessen, die nur in allgemeinerer Weise öffentlich genannt
werden können, insofern als dass sie über die eng-individuelle Sphäre des
Stifterwillens und die von ihm festgelegten Stiftungszwecke hinausgehen.
Die Neuregelung der Stiftungen sollte folglich neue Kontrollformen
entwickeln, die möglicherweise der öffentlichen Hand entzogen sind, nämlich
Formen, die Relevanz und Stimme30 auch den Destinatären der Stiftungsaktivität
und eventuell auch den privaten Finanziers31 geben.
Unter diesem bis hierhin skizzierten Profil sieht der Entwurf für die Reform
des Codice Civile, der bereits mehrfach zitiert wurde, interessante Lösungen vor.
Die erste Lösung betrifft sicherlich die Übertragung der Kontrolle nicht an
die ordentliche Gerichtsbarkeit,32 was auch vorgeschlagen wird, sondern an eine
spezielle „authority“, wie es auch auf anderen delikaten Rechtsgebieten wie zum
Beispiel dem Wettbewerbsrecht und allgemein bei Privatisierungen der
öffentlichen Dienstleistungen geschehen ist.
Die unabhängige Kontrollautorität soll gemäß Art. 9 Folgendes
beaufsichtigen: Die Beachtung des Gesetzes und der Satzungen, das
ricognizioni e con ciò adeguato alla responsabilità sociale delle fondazioni. Cfr. “Libro bianco. Le
fondazioni in Italia”, cit., 83.
29
Quali la sicurezza del commercio giuridico, la libera circolazione dei beni, la volontà di opporsi
alla manomorta ecclesiastica. Cfr. RESCIGNO P., Le fondazioni., cit., 259 ss.
30
Come già autorevolmente auspicato da RESCIGNO P., Le fondazioni., cit; ID., Fondazione, cit., alla
cui precisa analisi si rinvia al fine di non appesantire troppo il lavoro
31
Avvicinando in questo modo il nostro paese a quelli dell’area scandinava e in generale del nord
Europa.
32
In proposito nel citato Libro bianco sulle fondazioni erano state poste in risalto le numerose
competenze del giudice ordinario in materia di fondazioni, che vanno dal loro funzionamento
ordinario, ai rapporti interorganici, a quelli tra fondatori, donatori e beneficiari delle fondazioni.
Era stata evidenziata, pertanto, l’utilità che alcune norme in materia di competenze giudiziarie
entrassero a far parte del diritto comune delle fondazioni.
10
ökonomische Gleichgewicht und die effektive Realisierung der Interessen der
Destinatäre; sie soll außerdem die Verfolgung des Stiftungszwecks und den Erhalt
des Stiftungsvermögens überwachen. Sie übt eine soziale Haftungsklage
gegenüber dem Stiftungsvorstand aus; sie wird außerdem die Transparenz und
Korrektheit der Ausschüttungen beaufsichtigen und soll ferner Beschwerden der
Betroffenen über unregelmäßige Ausschüttungen entgegennehmen und die
notwendigen Maßnahmen zum Schutz ihrer Interessen treffen.
Die Autorität kann Informationen und Einsicht in Dokumente verlangen
sowie Inspektionen veranlassen. Falls gravierende Unregelmäßigkeiten
festgestellt werden sollten, kann sie den Stiftungsvorstand auflösen und einen
Verwalter bestimmen.
Hinsichtlich der Organisation nennt der Gesetzesvorschlag – bezüglich der
Stiftungen, die kollektive Interessen verfolgen, unter Bestätigung der oben
angesprochenen Ungeeignetheit einer „gemeinsamen Regelung“ – die Präsenz
von drei Organen – in Analogie zu den Regelungen für Bankenstiftungen: Den
Stiftungsvorstand (Verwaltungsorgan), der die Zusammensetzung, die
erforderlichen Voraussetzungen und Unvereinbarkeiten anzeigt und
insbesondere darauf achtet, dass „ein Drittel der Vorstandsmitglieder im Hinblick
auf die mit dem Stiftungszweck verbundenen Interessen gewählt wird“. Ferner
wird ein internes Kontrollorgan über die Geschäftsführung oder ein Kontrollorgan
über die Buchführung und den Vorstand vorgeschlagen. Schließlich ist in einigen
Fällen die Einrichtung eines Geschäftsführungsorgans vorgesehen, das auch in
diesen Fällen teilweise mit Vertretern der von der Aktivität der Stiftung
betroffenen Interessen besetzt ist.
Der Gesetzesentwurf berührt zu Recht auch das Problem des Schutzes der
Destinatäre der Aktivität von Stiftungen, die ein gemeinsames Interesse fördern
wollen. Art. 6 Abs. 5 legt fest, dass die Satzung geeignete und präzise
Transparenzpflichten gegenüber den Destinatären vorsehen muss. So ist
einerseits die Möglichkeit vorgesehen, bei einem internen Kontrollorgan um die
Erfüllung der Stiftungspflichten zu ersuchen; andererseits sollen bei der
Kontrollautorität grobe Unregelmäßigkeiten in der Pflichterfüllung des Vorstandes
11
angezeigt werden können, soweit sie potenzielle Destinatäre, die in der Satzung
genannt sind, betreffen.
Schließlich ist sicherlich nicht unwichtig, dass die Reform das Thema der
Ausübung von wirtschaftlichen Tätigkeiten durch die Stiftung berührt. Dieses
Thema hat in der Vergangenheit zu hitzigen Debatten in der Lehre geführt und
interessiert bis heute die Mehrheit der Autoren, die sich unter verschiedenen
Aspekten mit diesem Thema beschäftigen.
Derzeit wird sowohl von der Rechtsprechung als auch von der Lehre33 die
Möglichkeit zugestanden, dass die Stiftung ein Unternehmen führt.
Unproblematisch ist zweckorientierte wirtschaftliche Tätigkeit, problematischer
und sicherlich interessanter ist der Fall einer Stiftung, die direkt und überwiegend
wirtschaftlich tätig wird.34
Wenn im ersten Fall die Stiftung, die ein gewinnorientiertes Unternehmen
betreibt, um den Gewinn für den eigenen altruistischen Stiftungszweck zu
verwenden, nicht der Satzung des Unternehmens unterworfen ist, weil es sich
ausschließlich um eine zweckorientierte Unternehmenstätigkeit handelt, gilt
etwas anderes für das „Stiftungs-Unternehmen“. In diesem Fall sollte man
danach fragen, ob und gegebenenfalls wie auf ein Non-Profit Unternehmen die
Regeln des Marktes und Wettbewerbs anwendbar sind.35
Das Auftauchen dieser neuen Problematik, die dem kodifizierten Recht völlig
fremd ist, da sich das Problem der Überlagerung und Konkurrenz von Non-Profit
Organisationen und gewinnorientierten Unternehmen absolut nicht stellte, hat
zur Ausarbeitung einer neuen interessanten Rechtsfigur geführt: Dem Sozial-
Unternehmen, das kürzlich Gegenstand eines Gesetzesentwurfs war. Man liest
darin, dass unter den Begriff des Sozial-Unternehmens Non-Profit Organisationen
fallen, die hauptsächlich und dauerhaft eine ökonomische Tätigkeit durch
Produktion und Austausch von Gütern und Dienstleistungen ausüben und einen
gemeinnützigen Zweck verwirklichen sollen.
33
Permangono tuttavia voci di dissenso: SPADA V.P., voce Impresa, in Dig. Comm., vol. VII, Torino,
1992, 32 ss.
34
Tema del resto particolarmente attuale basti pensare agli enti lirici oggetto di recente
privatizzazione in fondazioni di diritto privato.
35
In proposito si rinvia alle considerazioni operate da ZOPPINI A., Enti non profit ed enti for profit:
quale rapporto?,
12
Dieser Unternehmenstyp sollte ausschließlich in Bereichen von besonderer
sozialer Relevanz agieren – wie in Gesundheitswesen, Pflegedienst, Sozialarbeit,
Ausbildung, Umweltschutz und im Bereich der Kunst. Das Unternehmen sollte
sich dabei an das Verbot halten, die Gewinne in irgendeiner, und sei es auch nur
in indirekter Weise, zu verteilen und sich verpflichten, eventuelle Gewinne aus
seiner Tätigkeit zu reinvestieren. Es wird ferner die Möglichkeit verneint, dass
private oder öffentliche gewinnorientierte Rechtssubjekte die Kontrolle innehaben
können, etwa durch die Möglichkeit, die Mehrheit der Vorstandsmitglieder zu
ernennen.
Der genannte Gesetzentwurf enthält neben den bereits kurz genannten
Regeln eine Reihe von Prinzipien und Direktiven, an die sich die Regierung bei der
Regelung der neuen Rechtsfigur halten sollte. Zu demselben Punkt sieht dagegen
der Gesetzesentwurf zur Reform des 1. Buches des Codice Civile vor, dass die
Regelung bzgl. der Stiftungsunternehmen das Ausmaß der unternehmerischen
Tätigkeit benennen müsse und die Aufgaben und Verantwortung der Organe klar
und präzise definieren müsse. Ferner ist eine organisatorische Struktur
vorgesehen, die geeignet ist, die Effizienz und Korrektheit der Führung des Sozial-
Unternehmens zu fördern. Ebenso sind die Voraussetzungen für die Anwendung
der Satzung des kommerziellen Unternehmens zu definieren und zu bestätigen,
dass diese auch dann angewendet wird, wenn das Unternehmen
zweckorientierte oder sekundäre Tätigkeiten ausübt. Es ist die Pflicht zur
separaten Buchführung vorzusehen, um die sozialen Tätigkeiten von den
unternehmerischen zu unterschieden; schließlich sollte die Neureglung die
Grenzen festlegen, außerhalb derer eine gesetzliche Kontrolle der Buchführung
unabhängig von der Kontrolle des Vorstands durchzuführen ist.
Auf einer Linie mit den getroffenen Entscheidungen in den eben referierten
Normen beschließt der Gesetzgeber auch bei der Materie des
Stiftungsunternehmens unterschiedliche Regelungen je nach Bedeutung und
Dimension der Stiftung und des Stiftungszwecks. Tatsächlich bestimmt Art. 8 Abs.
2 für solche Stiftungen Folgendes: Die Reform müsse eine Grenze vorsehen für
die Ausübung nicht direkt zweckorientierter Tätigkeiten und eine weitere
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quantitative Grenzen für Beteiligungen an Gesellschaften, die nicht dem
Stiftungszweck entsprechende Tätigkeiten verfolgen.
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