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Metamorfosi: Inferno (1973)

metamorfosi inferno  01"Era inverno", direbbero le Orme.
Nei negozi di tutta Italia usciva il secondo lavoro dei Metamorfosi.

Non so bene cosa si fossero aspettati i fans degli ex "Frammenti" dopo un esordio così imperniato su musiche beat-cattoliche ma di sicuro, non un album come quello che uscì il 30 gennaio1973.


Di fatto, già dalla meravigliosa copertina della "Gamma Film" di Roberto Gavioli (quella di "Mammut, Babbut, e Fliut,", "Cimabue" e il "Vigile Concilia") si intuiva che qualcosa era cambiato: non più figure bibliche ma scenari infernali, non più luminose canzoni impostate sulla gioia di vivere e di credere, ma cupi racconti tratti dall'Inferno di Dante.

Anche la line up della band era cambiata: il chitarrista Luciano Tamburro se n'era andato senza essere più sostituito e, nella sezione ritmica, il batterista Mario Natali aveva lasciato il posto all'inquieto congolese Gianluca Herygers ("Bravo, ma pazzo", mi confidò personalmente Jimmy).
I Metamorfosi si erano dunque assestati a quartetto ma, pur avendo mantenuto inalterati i 3/4 della vecchia formazione, avevano rivoluzionato completamente sia la loro immagine sia, come vedremo, il loro sound.
"Inferno" è di fatto un concept album a totale spessore Prog. Una vulcanica suite di 16 brevi movimenti in cui vengono messi all'indice i protagonisti dei mali della società (spacciatori, avari, razzisti, politici ecc), attualizzando il modello proposto nella Divina Commedia di Dante.

La spiritualità del gruppo passa dalla primigenia magnificazione di una Fede ultraterrena, alla concreta denuncia di quei soggetti che stanno corrodendo il mondo civile, dimostrando così non solo una sopraggiunta maturità artistica e intellettuale, ma anche l'assunzione di una coscienza comunicativa perfettamente al passo coi tempi.
Lo stesso sound del disco, non ha più nulla di "E fu il sesto giorno".metamorfosi 02Pur sempre condito da citazioni mistiche, "Inferno" è un granitico incedere tra diversi scenari tematici, tutti perfettamente coesi da un ordito musicale solido e variegato e supportato da una voce di rara potenza ed incisività.
Ognuno degli episodi che compongono l'album ha una propria personalità ben definita e si aggancia quelli contigui formando una scaletta di straordinaria bellezza.

Le tastiere di Enrico Olivieri (Elka personalizzato, Hammond C3 e Piano) sono l'elemento armonizzante di un groove che alterna sapientemente brani maestosi ("Introduzione", "Caronte") ad atmosfere cupe e gotiche ("Violenti" "Spacciatore di droga") , raggiungendo a tratti picchi di struggente passionalità ("Lussuriosi").

La tensione narrativa non conosce flessioni e, restituisce un Prog Rock, per molti versi allineabile a quello dei più blasonati colleghi d'oltremanica.
La possente voce di Spitaleri raggiunge qui uno dei suoi tanti vertici interpretativi e la sezione ritmica Turbitosi - Herygers da quanto di meglio si potesse chiedere ad un'opera di questa caratura.
Anche se inficiato da un leggero pietismo poetico (che comunque era nella perfetta norma per quei tempi quale eredità dell'Underground), "Inferno " è da considerarsi un monolite del Prog Italiano per classe compositiva, strumentale e tecnica.

metamorfosi 03Capolavoro nel suo genere, ed estremamente ricercato dai collezionisti di tutto il mondo (tanto da essere stato uno degli album più falsificati del pianeta), il disco ebbe anche un discreto riscontro commerciale vendendo, si dice, circa 10.000 copie. Difetti? Si ce ne sono, ma non certamente imputabili alle capacità tecniche del gruppo.
Come capitò a molte formazioni minori che trattavano temi "epici" e "mistici", anche i Metamorfosi furono accusati di prendersi un po' "troppo sul serio" rispetto alla loro visibilità e per questo, apparvero a molti "supponenti" ed "eccessivi".

In questo senso, le numerose apparizioni nei vari Festival Pop, pur se arricchite da trovate sceniche mai banali ed un grande impatto teatrale, non riuscirono a tradurre la qualità del loro operato in termini di sopravvivenza commerciale e questo forse, anche a causa della fortissima concorrenza da cui rimasero inevitabilmente schiacciati.

Scioltisi poco dopo la pubblicazione di Inferno, i Metamorfosi si riformeranno negli anni '90 per dar vita al sequel del loro capolavoro, "Paradiso": ancora con nuove idee e sempre sorprendendo il pubblico con il loro grande cuore Rock.


METAMORFOSI - Discografia 1972 - 1975:
1972: E FU IL SESTO GIORNO
1973: INFERNO
2004: PARADISO

Metamorfosi: E fu il sesto giorno (1972)

metamorfosi e fu il sesto giorno 1972Il quintetto dei Metamorfosi si forma a Roma nel 1969, nel momento in cui il cantante siciliano Davide "Jimmy" Spitaleri si unisce al gruppo "I Frammenti", capitanato dal tastierista Enrico Olivieri e specializzato in Messe Beat.

Assunto il nome definitivo di Metamorfosi, la band impiega circa due anni per arrivare alla sala d'incisione, periodo durante il quale affina sia il proprio sound sia il live-act.

Nel 1972, dopo un secco rifiuto della Fonit, il quintetto viene scritturato dalla Vedette del geniale discografico Armando Sciascia e trova nelle figure di Raffaele Piccolo e del popolare cantautore Roby Crispiano i produttori del loro primo lavoro.

Il disco esce nei negozi il 29 maggio del 1972 e sin dalla front cover (realizzata in maniera semplice virando al verde acqua una foto in bianco e nero) si capisce chiaramente l'impronta generale del lavoro.
Nell'immagine spicca infatti la figura del giovanissimo Spitaleri il quale, oltre ad assomigliare vistosamente al Cristo, troneggia con fare biblico sul resto del gruppoe,
passando all'ascolto si capisce subito che il groove generale del disco non tradirà il senso di quella foto.
Effettivamente in circa 37 minuti, i Metamorfosi inanellano 7 canzoni di media durata (circa 5 minuti l'una) di stampo tardo-beat e fortemente impregnate di un'essenza mistico-religiosa di matrice Cattolica.

metamorfosi_02Come fanno notare gli stessi componenti del gruppo, l'album "mette sempre in risalto I'uomo al centro dell'universo, con i suoi errori, le sue paure e le sue speranze" e canzoni quali "Nuova luce", "Hiroshima" ed "E lui amava i fiori", sono sicuramente un ottimo esempio di coerenza tra intenzione e pratica.
Infelicemente, in altri brani come "Crepuscolo" il fervore religioso straborda raggiungendo l'apice in "Inno di Gloria", onestamente troppo scontato sia sotto l'aspetto lirico che in quello musicale.

Ho sentito recentemente l'amico Jimmy per telefono chiedendogli il motivo di tale slancio (in realtà gli ho detto testualmente che "per una canzone come "Inno di Gloria" lo avrei strangolato volentieri") e lui ridacchiando, mi ha confidato che in quel disco "c'erano ancora molte cose pregresse che poi sono state superate sia grazie alla mia presenza, sia alla sopraggiunta maturità artistica."

davide spitaleriComunque, in tanto pontificare "E fu il sesto giorno" contiene anche delle gemme di sobrietà ed allegria quali ad esempio "Sogno e realtà" che rimane uno dei pezzi più gradevoli del disco.
Quindi, non si commetta l'errore di considerare i Metamorfosi alla stregua di un moderno gruppo catto-beat. Il loro Ellepì va letto come un "work in progress" che contiene anche delle pregevolezze strumentali di non poco conto, e che anticipano in qualche misura quello che sarà il loro successivo capolavoro, "Inferno".

Pur nella globale temperanza compositiva, emerge ad esempio un solidissimo affiatamento strumentale che restituisce un sound solido ed compatto in cui la sezione ritmica del duo Natali-Turbitosi suporta magnificamente ogni brano rendendo gli arrangiamenti robusti e consistenti.

Encomiabile anche il prezioso lavoro di Enrico Olivieri che si dimostrò (allora come oggi) il grande cesellatore delle armonie del gruppo.
Grande rispetto, merita infine la potente voce di Jimmy che rimane che rimane a mio avviso, una delle più belle voci del Progressivo Italiano accanto a quelle di Tagliapietra, Di Palo, Di Giacomo e naturalmente di Demetrio Stratos.

enrico olivieriRestèrà invece al palo la chitarra di Luciano Tamburro che, non a caso, non verrà più sostituito dopo aver abbandonato la band alla fine del 1972.

In sintesi, "E fu il sesto giorno" è da ritenersi, più che un "lavoro organico", un "esperimento" musicale in cui i Metamorfosi stavano scaldando i motori prima di passare alla fase di decollo.
Consigliabile per i collezionisti e per i fan, ma non del tutto essenziale per gli amanti del Prog che, nel 1972, avevano ben altro con cui trastullarsi.


METAMORFOSI - Discografia 1972 - 1975:
1972: E FU IL SESTO GIORNO
1973: INFERNO
2004: PARADISO

Metamorfosi: Paradiso (2004)

Metamorfosi: Paradiso

Ci avevano lasciati a "Inferno", le Metamorfosi...
... tanti anni fa...

Conoscendo bene le dinamiche della musica ed il gruppo in questione, pensavo di ritrovarmi davanti ad una pallida reunion autocelebrativa (tipo Pink Floyd con Waters, per intenderci), invece ho dovuto rimangiarmi supposizioni e preconcetti: il nuovo lavoro di Jimmy Spitaleri ed Enrico Olivieri è sorprendentemente moderno, ben fatto, ancora meglio eseguito ed estremamente professionale.

Certamente "circoscritto" in termini musicali, "Paradiso" è prodotto in modo tale da conferirgli non solo un'invidiabile attualità, ma da risultare perfettamente coerente all'inequivocabile spiritualità dei suoi leaders.

Nella musica di "Paradiso" ( in particolare nel Cielo di Venere", "Il sole" e "Stelle Fisse") c'è in effetti, oltre al raggiungimento di un'idiscutibile integrità mistica, la piena restituzione di una "pietas" non comune.

Enrico Olivieri"E fu il sesto giorno" è in confronto tenero e ormai lontanissimo e sarei felice se Jimmy Spitaleri, che è già passato da Classic Rock, volesse dirci due parole a proposito di questa evoluzione (PS: un caro saluto, Jimmy. Pensa che ho anche i tuoi dischi col nome di "Thor"…).

I suoni sono ben distinti e la ripresa acustica è semplicemente eccellente.

La voce di Spitaleri, bella e potente come sempre, ha raggiunto la piena consapevolezza espressiva ed è finalmente apprezzabile al pieno delle sue capacità dinamiche.

Jimmy SpitaleriIl tastierista Enrico Olivieri può finalmente giostrarsi tutti i suoni che vuole, cosa che fa senza mai scadere nella volgarità o nella ridondanza. La sezione ritmica di Gallucci (basso) e Moresco (batteria) supporta e valorizza ogni istante dell'opera in maniera precisa e costante.

La sequenza dei 14 brani rimanda senza cedimenti ai "concept-album" di antica memoria e persino le stesse orchestrazioni non eccedono in magniloquenza lasciandoci, alla fine dell'ascolto, un buon sapore di cose lontane, di spiriti amati e di musiche che continuano a sopravvivere malgrado l'età e le mode.

Come dice Jimmy:
"Il prog è vivo e lotta insieme a noi".
Davvero complimenti!

METAMORFOSI - Discografia 1972 - 1975:
1972: E FU IL SESTO GIORNO
1973: INFERNO
2004: PARADISO