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Formula Tre - 1972: l'avventura in Brasile - parte 3
Intervista ad Alberto Radius

A CONCLUSIONE DELL LUNGO ARTICOLO SULL'AVVENTURA DELLA FORMULA TRE IN BRASILE NEL 1972, PUBBLICHIAMO IN ESCLUSIVA UNA CONVERSAZIONE DI JJ John CON ALBERTO RADIUS.

Si parla di 40 anni fa e, come vedrete, qualcosa si è perso anche nella memoria dei protagonisti. Almeno però possiamo dire che al momento, solo Classic Rock ha cercato di ripercorrere questo importante frammento di storia del Prog italiano.

Un grazie di cuore ad Alberto per la sua disponibilità e per la sua straordinaria cortesia.



- Come siete arrivati in Brasile?
Era intorno al '72 non ricordo bene. Stavamo registrando il disco e facemmo sentire dei nastri a un tizio che si occupava di una trasmissione televisiva internazionale e lui ci invitò a Rio de Janeiro sempre nel 71 - 72, una cosa del genere.
Noi ce la prendemmo molto comoda perchè pensavamo che fosse una cavolata qualsiasi, però poi ci siamo resi conto della sua importanza e ci siamo divertiti.
Dopo il Festival siamo rimasti lì un mese ancora e abbiamo fatto una ventina di concerti nelle università di San Paolo.

- Voi non conoscevate il Brasile prima di andare lì?
 

No, nulla o molto poco. Però sai... avevamo poco più di vent'anni... venticinque... per cui tutto quello che capita, capita.

alberto radius formula tre

- Vinceste anche un bel premio se non erro...
Eh si. E lì quando si vince si vince veramente! Ci hanno dato 10.000 dollari a testa. Oddio: sono arrivati quando sono arrivati... pensavo che non arrivassero più, ma comunque nel ’72 erano una gran bella cifra.

- All'epoca il Brasile era nel momento peggiore della dittatura.
Ve ne siete accorti?

No.[lunga pausa] beh... in realtà c’era un po’ di tristezza...
Comunque la realtà l'abbiamo vista subito. Abiamo notato grosse differenze tra ricchi e poveri e di vie di mezzo non ce n'erano proprio: o erano miliardari o erano morti di fame insomma.
Comunque è stata un'esperienza interessante.

- Com'erano i tecnici del festival, gente preparata?
Si, si, anzi, c'era un tecnico del suono che mi ricordo si chiamava Mario. Uno bravissimo. Noi avevamo portato addirittura i nostri strumenti, l'impianto e un organo Hammond che era anche abbastanza grosso come situazione.
L'Hammond però lì non andava bene, ma non per una questione di corrente ma di cicli che qui vanno a 50 e li a 70.
Una malformazione della macchina che si poteva ovviare solo avendo un diapason e mettendolo tra la presa di corrente e l'organo Hammond e poi quando si riusciva a farlo partire suonava bene mantenendo l'altezza.

- E questo lo fece il Mario?
Si lui lavorava con i più grossi del Brasile e aveva proprio una bella esperienza... poi dopo l'abbiamo anche risentito un paio di volte per lettera.

- Ci sono testimonianze audio o video della manifestazione?
Eh sai, allora i video non esistevano proprio. C'era qualche giornale, ma chissa' dov'è andato a finire. Poi c'era Rede Globo ed era la prima trasmissione a colori che facevano.
E poi sai... era una cosa che interessava credo solo localmente. In Italia non lo sapeva nessuno.
Si c'è stato un trafiletto sul Corriere della sera di Luzzato Fegiz, poi chiusa e morta lì.
Come se uno vincesse il Festival di Sanremo una volta e poi viene dimenticato... altri tempi.

- Senti, sulla classifica finale c'è un po' di confusione. Voi siete arrivati primi a pari merito con Clayton Thomas dei Blood Sweat and Tears?

 No. Noi abbiamo vinto e basta. Poi secondo è arrivato Demis Roussos, terzo Clayton Thomas.

formula 3 alberto radius- Perchè secondo te "Aeternum" ha fatto così presa sui brasiliani?
Mah... non so... è certamente un pezzo molto bello che adesso stiamo anche rimontando e ogni tanto lo facciamo. Poi forse era una musica così differente da quella che veniva propinata dagli altri, Rock Progressivo al massimo insomma, che ha fatto un grosso effetto.
Aeternum è piaciuta molto e quando sono venuti a portarci il risultato è stata una cosa davvero emozionante.
Poi il pubblico faceva una buriana pazzesca...

- Eravate in uno stadio... al Maracanazinho...
Si era quello accanto al Maracanà che adesso è stato distrutto o lo stanno rifacendo. Mi sembra di aver letto una cosa del genere.

- Ma avete fatto solo "Aeternum" quella sera?
Beh, "Aeternum" è la canzone che ha vinto. Poi nello spettacolo erano in tre.. aspetta eh... porca miseria non mi ricordo i nomi... è una cosa troppo lontana (ride).
Dunque... c'era quel fisarmonicista che è morto (Astor Piazzolla ndr.) con la cantante che era bravissima.
Poi c'era questo "jazzista-flautista" famoso nel mondo e io già lo conoscevo di nome... quello coi capelli bianchi...

- Era per caso quello albino, Hermoeto Pascal?
Esatto, Hermoeto Pascal! Aveva un gruppo fantastico che ha avuto anche molto successo, ma sai, la nostra è una musica molto meno raffinata sotto quel punto di vista ma molto più di presa.

- Poi siete diventati un mito in Brasile. Ci siete tornati dopo quell'esperienza?
No non sono più stato in Brasile anche perchè... siamo partiti e siamo stati via tre mesi
Il primo mese abbiamo fatto le prove e tutto quanto, poi c'è stato lo spettacolo e poi abbiamo lavorato in giro.
Quindi era abbastanza dura stare al di fuori dall'Italia. Non è come adesso che c'è il telefono, c'è Skype. Forse avrò giusto fatto una telefonata a casa in tre mesi.

- Quindi un po' di "saudade" al contrario diciamo...
Eh si. Molta. Forse per quello non sono più tornato. Però ci siamo divertiti proprio. Poi un sacco di amicizie. C'era proprio da divertirsi... quello si.
Mi chiedei se lo rifarei? Ha ha ha... guarda... mi cercano al telefono... te lo dico un'altra volta...


L'AVVENTURA IN BRASILE DELLA FORMULA TRE:

Prima parte - Seconda parte

Formula Tre: Dies Irae (1970)

formula tre dies irae 1970Febbraio 1970: top ten della rivista "Giovani". Tra i vari Morandi, Modugno, Ranieri e Sinatra, fa capolino il 45 giri di un anomalo terzetto di musicisti, già noti per essere stati il gruppo di accompagnamento di Lucio Battisti nel 1969.
Il disco, celebre anche per essere stato il primo 45 giri di un gruppo edito dalla "Numero Uno" (la discografica dello stesso Battisti) ha per titolo "Questo folle sentimento".
Il gruppo si chiama "Formula 3": Alberto Radius, Tony Cicco e Gabriele Lorenzi.


Radius è già un rinomato chitarrista. Nativo di Roma, inizia la sua carriera (settemila lire al mese) con l'orchestra di Mario Perrone per poi unirsi ai napoletani Campanino (successivamente Big Ben). Appena maggiorenne poi, si ritrova a Milano a militare nei Simon and the Pennies. Questi ultimi però, chiudono brutalmente la carriera a Torino quando durante il concerto di capodanno, il cantante Simon declama ubriaco una serie di insulti all'Italia di fronte al questore locale.
Rimasto disoccupato, Radius però non demorde e si ricorda dell'invito del vecchio amico Franz di Cioccio ritrovandosi prima nei Quelli e successivamente nella PFM in sostituzione del coscritto Mussida, venendo sbattuto via malamente al suo ritorno.
Infine, grazie all'impresario Franco Mamone e allo sponsor Amati (proprietario del club L'Altro Mondo di Rimini) che mette a disposizione due mesi di vitto, alloggio e impiantistica, assembla la Formula Tre con l'ex "Samurai" Gabriele Lorenzi che conosceva già ai tempi dei night clubs e il fratello del suo amico napoletano Ciro Cicco: Tony, un giovanissimo e biondissimo batterista prodigio il cui talento lo porta nei primi anni '60 ad esibirsi nelle balere di mezza Europa.
Lorenzi, dal canto suo si distingue invece come ottimo tastierista rock-blues e che all'occorrenza si cimenta anche al basso.
In pochi lo sanno, ma mentre i nostri si godono la loro prima hit e sfornano successivamente un successo dietro l'altro (tra cui "Sole Giallo sole nero", "Io ritorno solo" e la splendida "Se non è amore cos'è"), stanno contemporaneamente realizzando sotto l'egida di Battisti, un Lp destinato a far storia.

Di fatto, dopo pochi mesi dall'ultima affermazione a 45 giri, fa capolino sugli scaffali il loro primo album l'album "Dies Irae" con tanto di splendida copertina in puro stile psichedelico e 37 minuti di musica intensissima.
Otto brani che non solo consolidano il definitivo spartiacque tra "vecchio e nuovo", ma che ribadiscono quanto fosse praticabile l'evoluzione del post-beat in un linguaggio "underground", moderno ed autotoctono.


L'LP si apre con il brano omonimo: sette minuti e mezzo "presi a prestito" da un vecchio 45 dei "Samurai" di Lorenzi ("Dies Irae", appunto), ed è' subito un terremoto timbrico con tanto di chitarre in larsen, percussioni pesantissime, tastiere barocche e cori tenebrosi.
Il tutto a far intendere che, anche se la Formula Tre veniva considerato un gruppo commerciale (per non dire fascista),i tre musicisti dimostravano di avere le idee ben chiare su come si sarebbe evoluto il rock negli anni a venire.
Ad esempio, il finale di "Dies Irae", asciutto, corposo e pesante traccerà anche la strada per quello che sarà il capolavoro prog della Formula, "Sognando e risognando" (1972).

Il resto dell'album, composto principalmente da cover riarrangiate in chiave hard, ci fornisce ulteriori dimostrazioni di capacità creativa (vedi la stralunata versione di "Non è Francesca" di Battisti, l'assolo di batteria in "Sole giallo, Sole Nero" ecc.) mettendo di volta in volta in luce le indiscutibili e poliedriche capacità esecutive dei singoli musicisti che, tra l'altro, ebbero mano libera nella realizzazione degli arrangiamenti.

Realizzato praticamente in presa diretta, "Dies Irae" ha stabilito a suo modo un "punto di non ritorno" della musica Italiana riuscendo a mutuarne perfettamente la tradizione melodica con le nuove pulsioni pop-rock pre-progressive.

Questo, beninteso, perdonando le inevitabili ingenuità dell'epoca e la derivazione non propriamente "movimentista" della produzione Battisti-Mogol.


Mai aderenti alle avanguardie politiche e conseguentemente snobbati dallla parte più trasgressiva dell'audience, ebbero comunque un loro preciso ruolo "a se stante" e seppero portarlo avanti più che dignitosamente fino allo scioglimento (1973).


Un album da suonare "a tutto volume", come caldamente consigliato sulla label del 45 giri "Se non è amore cos'è?".

FORMULA TRE - Discografia 1970 - 1973:
1970 - DIES IRAE
1971 - FORMULA TRE
1972: SOGNANDO E RISOGNANDO
1973: LA GRANDE CASA

Formula Tre - 1972: l'avventura in Brasile

Alberto Radius Toni Cicco Gabriele LorenziNEL 1972 LA FORMULA TRE VINSE UN IMPORTANTE MANIFESTAZIONE MUSICALE IN BRASILE: IL FESTIVAL INTERNACIONAL DA CANCAO POPULAR. .
INIZIA OGGI SU CLASSIC ROCK UN LUNGO RESOCONTO SU COME SI SVOLSE LA GARA E SUI SUOI DRAMMATICI RESTROSCENA.
IN CONCLUSIONE: UN'INTERVISTA ESCLUSIVA DI JJ JOHN AD ALBERTO RADIUS.
BUONA LETTURA.


prima parte
Vivere in Brasile negli anni ‘70 non era affatto semplice.
Nel 1964 infatti, era terminato il periodo della “Repùblica Nova” che aveva democratizzato il paese dopo la lunga dittatura di Getulio Vargas, ma il cui ultimo governo presieduto da Joao Goulart, si era sfaldato sotto i colpi di una devastante crisi economica (inflazione all’80% nel ’63) che aveva riaperto le porte al regime.

I militari presero il potere il 31 marzo del ’64 con un colpo di Stato e le prime conseguenze del nuovo corso intrapreso dal generale Castelo Branco e dai ben più totalitaristi Artur Da Costa e Silva e Emilio Garrastazu Medici, furono l'immediato scioglimento di tutti i partiti e l’entrata in vigore del famigerato “Ato Institucional n°5” che proibiva la libertà di stampa, annullava la Costituzione, istituiva la censura e dava il via a tutta una serie di norme restrittive delle libertà personali. Una dittatura che sarebbe durata per oltre vent’anni e che si sarebbe ammorbidita solo nel 1979 quando l’AI-5 fu abrogato dal presidente Ernesto Geisel.


Fu comunque dal 1968 al 1974 durante il governo Garrastazu Medici che il Brasile attraversò il suo periodo più sanguinario: repressioni, violenze, torture e sparizioni furono all’ordine del giorno e di molte non si seppe nulla a causa della forzata assenza di informazioni.

Diversi artisti tra cui Caetano Veloso, Gilberto Gil, Chico Buarque de Hollanda e Nanà Vaconcelos ripararono all’estero o vennero esiliati e per coloro che rimasero in patria, la vita non fu affatto facile.


formula tre 1972Non lo fu ad esempio per Milton Nascimento che si vide censurare il suo “Milagre dos Peixes(1978) o per il cantautore Geraldo Vandrè che dopo il successo del suo brano antimiltarista “Pra não dizer que não falei das Flores” (1968), pare fosse impazzito per le torture subite (fatto poi smentito dallo stesso Vandrè, ma mai del tutto chiarito).

Fu dunque in quel clima di tensione che si svolsero le sette edizioni del “Festival Internacional da Canção(detto anche FIC): un concorso canoro creato dal manager Augusto Marzagão, che ebbe luogo a partire dal 1966 presso lo stadio del Maracanazinho di Rio de Janeiro e la cui edizione più drammatica fu proprio l’ultima: quella dal 16 al 30 settembre 1972, che vide protagonisti anche i nostri Formula Tre: Alberto Radius, Toni Cicco e Gabriele Lorenzi.

Già in aprile i suoi preparativi si erano svolti sotto una luce sinistra nel momento in cui la televisione Rede Globo che organizzava e riprendeva l’evento - e che doveva necessariamente mediare con i militari -, aveva deciso di limitare al minimo la presenza di artisti e giornalisti stranieri.

A ciò si aggiunse la costante ingerenza dei censori che non solo zittirono diversi artisti, ma avvisarono anche l’organizzazione che un funzionario governativo avrebbe presidiato l’ingresso del palco per “redarguire severamente” se non peggio, chiunque avesse fatto ironia sul governo o si fosse presentato in maniera immorale: per esempio con abiti troppo scollati.


Formula tre Festival internacional da cançao 1972Proverbiale fu in questo senso fu la motivazione del governo riportata dallo storico De Mello: “Quest’anno è la prima volta che il festival verrà trasmesso a colori e un decolté a colori è molti più immorale di uno in bianco e nero.” (cfr. Zuza Homem de Mello: “A era dos festivais”, Editora 34, Sao Paulo, 2003).
E si che all'epoca in Brasile c’erano appena 5.000 televisori.


Il peggio però doveva ancora arrivare.


I primi segni dell’imminente tempesta furono l’impedimento al sassofonista di Hermoeto Pascal di presentarsi in pubblico per alcuni atteggiamenti ritenuti oltraggiosi: in realtà portava con se una gallina e un maiale che avrebbero dovuto far parte della coreografia della canzone, ma vennero considerati lesivi della dignità del Festival.

Poi, vi furono le cariche della polizia per rimuovere alcuni striscioni antigovernativi dalle gradinate, ma la goccia che fece traboccare il vaso fu l’estromissione della presidentessa della giuria nazionale Nara Leao (cantante ai tempi molto popolare), rea di aver concesso un’intervista troppo critica sulla situazione del paese a cui fece seguito la destituzione di tutti gli altri giurati che nel frattempo avevano preso le difese della Leao.


Infine, la violenta aggressione durante la serata finale del 30 settembre al giurato Roberto Freire, colpevole di aver denunciato alcune intimidazioni di cui era stato oggetto, nonché di aver tentato di leggere un comunicato contro il forzato allontanamento dei colleghi.

Freire fu allontanato a forza dal parterre, portato in una stanza e barbaramente picchiato al punto da essere ricoverato per 15 giorni in ospedale con diverse costole rotte.


FINE PRIMA PARTE -
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Formula Tre - 1972: l'avventura in Brasile - parte 2

festival internacional da cançao 1972Continua dalla Prima Parte


Orfano della giuria locale dunque, il verdetto sulla canzone vincitrice nella "fase nazionale" passò allora a una specie di “giuria di riserva” che incoronò al primo posto ”Fio Maravilha", un brano di Jorge Ben poi diventato popolarissimo in tutto il mondo, dedicato al giocatore del Flamengo João Batista de Sales e all’epoca intepretato da Maria Alcina e Paulinho da Costa. 
Una decisione controversa in quanto la giuria estromessa di Nara Leao avrebbe invece preferito la canzone “Cabeça” di Walter Franco, seguita da “No’ na cana” di Ari do Cavaco e César Augusto che invece non si piazzarono nemmeno.Per la categoria internazionale (nella cui giuria c’era anche l’attrice Virna Lisi), vinsero invece a pari merito l’ex cantante dei “Blood, sweat and tearsDavid Clayton Thomas con “Nobody Calls me prophet” e la nostra Formula Tre che incantò il pubblico con la suite “Aeternum” - poi pubblicata sull'album "Sognando e risognando" - e che si portò a casa i 16.500 mila dollari del primo premio.
Secondo classificato: lo spagnolo Nino Bravo con “Mi tierra” e terzo l’ex Aphrodites Child Demis Russos con “Velvet Mornings.

In ogni caso, come ricorda Alberto Radius, inizialmente non proprio tutto andò per il verso giusto. Pur essendo già trentenni e consumati professionisti, i ragazzi avevano perlomeno all'inizio un po' di soggezione davanti a un cast così nutrito e una platea così enorme e sconosciuta.
Poi ci fu un problema all'organo Hammond di Lorenzi portato appositamente dall'Italia che non riusciva a tenere l'intonazione per una differenza di cicli tra la corrente elettrica brasiliana e quella italiana.

Infine, alcune fonti riportano che data l'enormità del palco, i tre musicisti sembravano un po' fuori luogo arroccati com'erano in una piccola porzione dello stage, ma alla fine tutto si risolse e la Formula Tre si guadagnò il primo posto con Clayton Thomas, o almeno questo è quanto riportò la stampa brasiliana al contrario di Radius che non ricorda o non venne mai informato di alcun ex-equo:


In Brasile andammo a fare il Festival di Rio e arrivammo come dei poveracci: c’era un cast stellare e noi sembravamo i classici italiani che vanno a vendere i meloni, poi iniziammo a suonare e tutto cambiò. Facemmo una serie di concerti nelle università . Fu un periodo indimenticabile. Quella vittoria è stata probabilmente l’emozione più forte della mia carriera."(cfr: A.Radius).
 In sostanza, c’è da dire che ancora oggi la storiografia non è del tutto chiara sulla classifica finale di questa categoria e molte fonti sono discordi specie riguardo ai posti d’onore.
Sta di fatto che i Formula Tre furono i soli italiani a vincere il F.I.C. che di lì a poco avrebbe chiuso i battenti.


alberto radius tonicicco formula 3Stanca delle continue pressioni del regime, Rede Globo decise infatti di abbandonarne l’organizzazione facendo così crollare il numero degli sponsor e rendendolo impraticabile.
Avrebbe proseguito per proprio conto e con minori problemi, organizzando manifestazioni a scala ridotta che comunque mantennero un altissimo livello qualitativo.


Per quanto riguarda la nostra Formula Tre, possiamo almeno dire che, al di là del clima di tensione, il Rock Progressivo Italiano fece appena in tempo a farsi aprezzare su vasta scala e a portare la sua grande anima anche in Sud America dove di buona musica, lo sappiamo bene, se ne intendono eccome.


Testimonianze:

ANCHE DA QUESTE POCHE TESTIMONIANZE PARTECIPATE SI EVINCE UN PO' DI CONFUSIONE RIGUARDO AI PIAZZAMENTI.
MOLTO BELLA PERO' L'IMMAGINE DEI NOSTRI EROI, TUTTI RACCOLTI SU QUELL'ENORME PALCO E SOPRATTUTTO, DI COME VENNE INTERPRETATO IL TESTO DI "AETERNUM" DAI RAGAZZI BRASILIANI IN PIENA DITTATURA.
"NO PENSARE... NO PENSARE"...
IO CREDO CHE FURONO QUELLE LE PAROLE IN CUI TUTTI SI RICONOBBERO.
COME DIRE... "C'I SONO I MILITARI?" "NON PENSARCI... NON PENSARCI"
CHISSA' SE FU VERAMENTE COSI'. MA SECONDO ME PUO' DARSI.


Eu me lembro do Formula Tre no FIC. Tocaram "Aeternum" (No pensare, no pensare...), canção muito bonita. Se não me falha a memória, ficaram em segundo lugar. Acho que perderam para o hiper-alcoolizado David Clayton Thomas, que "vomitou" Nobody Calls Me Prophet.
Saudações , Wilhelm” (Forum “Rock Antigo”, luglio 2004)

Amigos, eu destaquei em vermelho alguns trechos que falam da vinda da Formula tre ao Brasil em 1972. Eu estava no Maracanãzinho!!!
Lembro-me que, tendo aquele enooorme palco para se apresentar, eles o fizeram reunidos em um pequeno espaço em um canto. Mas foi fantastico.

Até ganharam um premio especial do juri do festival”.
Abraços, 
José Hayun (Forum “Rock Antigo”, luglio 2004)

FINE SECONDA PARTE -
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Formula Tre: La grande casa (1973)

formula tre la grande casa 01Con l'album "La grande casa" termina l'avventura discografica anni '70 della Formula Tre, cominciata tre anni prima con il vulcanico "Dies Irae" e proseguita tra canzoni e avanguardia fino a "Sognando e risognando", da molti considerato il loro picco creativo.
A differenza dei primi tre lavori però, "La grande casa" non viene prodotto e seguito da Lucio Battisti che, impegnato su altri fronti, lascia la consolle a Radius e Mogol che diventano rispettivamente responsabili delle musiche e dei testi.
Il risultato è un album "obliquo" e suscita diverse perplessità tra i fan e tra i critici: una disaffezione non tanto imputabile alle canzoni che erano comunque ben congegnate, ma al fatto che l'intero lavoro suonasse effettivamente "estraneo e diverso" rispetto ai precedenti. Non c'è più la sanguigna comunicatività di Battisti, nessuna cover, nessun motivetto di facile presa, niente più vampate progressive o grandi galoppate hard.
Dai solchi traspare invece uno groove alterno e con pochi fronzoli: meno ingenuo e più concentrato sullo "stile" delle canzoni che appaiono ora come delle vere e proprie micro-sinfonie.

alberto radius toni cicco gabriele lorenziLa Formula Tre sembra quasi distaccarsi dall'ambiente che la circonda per lavorare solo sulla qualità delle note, non curandosi affatto di gusti e tendenze: prova ne è, la dominanza degli strumenti acustici in un era quasi totalmente "elettrica." Un atteggiamento che pagò molto in termini di conflittualità, ma nel complesso il disco fu sicuramente il più particolare del terzetto.

In sintesi: "La grande casa" va dunque assaporato in maniera diversa rispetto a ciò che la Formula Tre ci aveva abituato.
Sin dalla leading track detta subito legge lo stile chitarristico e autorale di Radius, ormai perfettamente maturato e sempre più cosciente delle propria polivalenza musicale.
Non a caso, il brano si chiama proprio "Rapsodia di Radius" e vi si può ammirare tutta l'agilità e la destrezza di un musicista che dimostra di cavarsela molto bene anche in termini di composizione.
La canzone è forte, dinamica, sapientemente armonizzata e nondimeno piacevole, tanto che verrà scelta per comparire su 45 giri, ed anche con un buon riscontro.

lucio battisti formula treSeguono due "scherzi" di sapore Battistiano: "La ciliegia non è di plastica", dal feeling decisamente acustico e cantato a due voci da Toni Cicco e da un baritonale Radius e "Libertà per quest'uomo" la cui splendida apertura evoca le cose più belle di "Sognando e Risognando", per sfociare infine in un corale maestoso che richiama il pow-wow collettivo di "Let the sunshine in".
Dopo appena 15 minuti scarsi, dobbiamo voltare il disco e si incontra subito la title-track dal groove talmente altalenante tra canzone leggera e psichedelia, che finisce per considerarla una traccia minore.
Fortunatamente, intervengono subito i due brani successivi (che, data la brevità del disco, sono anche quelli di chiusura) che reputo a tutto titolo i migliori del disco: due splendide ballate in cui la Formula sembra volersi congedare dal suo pubblico nel migliore di modi.

formula tre la grande casa 05In "Cara Giovanna" e "Bambina Sbagliata" apprezziamo finalmente la band in tutta la sua potenza di suono, specie nei rispettivi finali che risultano finalmente omogenei e senza prevaricazioni da parte di quella chitarra che sin ad allora aveva dominato tutto l'ellepì.

Malgrado la buona resa artistica del lavoro però , l'insoddisfazione per il suo scarso riscontro commerciale e i mutati equilibri all'interno della band, conducono il gruppo allo scioglimento.
L'impronta di Radius è ormai diventata talmente forte da far retrocedere il resto del gruppo a livello di una backing-band. Non a caso, fu proprio lo stesso Radius ad intraprendere una luminosa carriera, esattamente sullo stesso stile compositivo di quest'album.
Toni Cicco ebbe come solista minore fortuna e Lorenzi si attivò nel circuito dei piano-bar dopo aver militato nel Volo in compagnia dello stesso Radius.
I tre, ritorneranno insieme nel 1990.


FORMULA TRE - Discografia 1970 - 1973:
1970 - DIES IRAE
1971 - FORMULA TRE
1972: SOGNANDO E RISOGNANDO
1973: LA GRANDE CASA

Formula 3: Sognando e risognando (1972)

formula tre sognando e risognando 1972Se il precedente album della Formula Tre non venne particolarmente ricordato dal punto di vista artistico, il successivo "Sognando e risognando" è unanimemente considerato il loro lavoro migliore.

Sviluppato in tre suites di circa10 minuti l'una (la versione progressive della Battistiana "Sognando e risognando", "L'ultima foglia" e "Aeternum"), con in più una ulteriore composizione di Mogol-Battisti "Storia di un uomo e di una donna", il disco presenta sicuramente delle interessanti novità. La prima è la presenza di due lunghe composizioni originali del trio Radius, Cicco e Lorenzi che, oltre a svincolarsi autoralmente dai loro produttori, iniettano nel sound della "Formula" una ventata di freschezza.
La seconda, è la decisa virata verso una forma di rock più attuale e al passo coi tempi.

Pur avendo un'impostazione progressive però, sia la title-track che "L'ultima foglia" peccano ancora di un groove classico e troppo "accomodante" rispetto a molte opere contemporanee .
Sembra in sostanza che la "Formula 3", da un lato voglia realmente staccarsi dalla forma-canzone per esplorare territori più complessi, dall'altro però, non voglia perdere di vista i consensi del pubblico più conservatore.

formula 3 sognando e risognando 1972Questa fastidiosa sensazione, non abbandonerà l'ascoltatore per almeno tre quarti del disco che rimane sospeso tra timide complessificazioni di composizioni Battistiane e qualche accenno di modernità, sempre però inscritti nell' Hard Rock, nel Blues e nella Psichedelia.

Bisogna attendere i 12 minuti conclusivi dell'album, occupati dalla raffinata "Aeternum" per capirne in pieno la valenza.
Di fatto, la suite in oggetto si divide in quattro movimenti ("Tema", "Caccia", "Interludio" e "Finale") in cui finalmente, affiorano senza timidezza sia la straordinaria sintonia del gruppo, sia la grande abilità compositiva dei singoli musicisti.

Il "Tema" portante, è un solido Rock nobilitato da un'elegante parte cantata da Toni Cicco che termina in un esplosivo break corale.
formula tre sognando e risognandoDopo una breve ripresa del tema, arriva "Caccia": un duetto tastiere-percussioni che si rivela un capolavoro di armonizzazione dal forte potere evocativo. Qui il pathos è realmente fortissimo.
La qualità raggiunge il suo vertice nel seguente "Interludio", vero e proprio pezzo di bravura e di concentrazione: il movimento si apre con un ispirato assolo di Lorenzi sul quale si innestano via via tutti gli altri strumenti in un magistrale crescendo che riprende il tema principale.

Scarno e asciutto il "Finale" che, con la sola dinamizzazione di due accordi, chiude allo stesso tempo la suite e il disco.

Stando alle interviste dell'epoca, tutti i protagonisti dell'album (produzione, musicisti, fonici, grafici ecc…) furono felicissimi del lavoro ottenuto e, soprattutto dei grandi riconoscimenti artistici acquisiti anche all'estero: chiamati a lavorare ovunque (celeberrimo il duetto con Mina e Battisti del 1972), la Formula Tre ottenne persino un'inaspettata vittoria al Festival Rock di Rio de Janeiro, superando in classifica colleghi ben più quotati:

alberto radius formula tre"In Brasile andammo a fare il Festival di Rio e arrivammo come dei poveracci: c’era un cast stellare e noi sembravamo i classici italiani che vanno a vendere i meloni, poi iniziammo a suonare e tutto cambiò. Facemmo una serie di concerti nelle università . Fu un periodo indimenticabile. Quella vittoria è stata probabilmente l’emozione più forte della mia carriera."(cit: A.Radius").

Troppo "timido" per essere considerato Prog e troppo "spinto" per essere Battistiano, "Sognando e risognando" deve tuttavia essere considerato come una delle più alte vette espressive della Formula Tre che, pur essendo un gruppo "a se" nel panorama Italiano, è stato anche un trio pioneristico di musicisti senza i quali il nuovo sound italiano avrebbe fatto molto più fatica a crescere e ad imporsi.


FORMULA TRE - Discografia 1970 - 1973:
1970 - DIES IRAE
1971 - FORMULA TRE
1972: SOGNANDO E RISOGNANDO
1973: LA GRANDE CASA

Formula Tre: Formula tre (1971)

Formula Tre 1971

A un anno di distanza dal loro esordio discografico con "Dies Irae", la Formula Tre si ripresenta sugli scaffali con un nuovo lavoro intitolato semplicemente col loro nome.

Rispetto al precedente Lp, la front cover si presenta più ammiccante e gioiosa con tre musicisti ritratti sorridenti e in buona compagnia, mentre scendono una scalinata a rotta di collo.

Ma non è solo la copertina ad essere spensierata: lo è anche tutto il resto dell'album, questa volta basato esclusivamente su composizioni in lingua Italiana della coppia Mogol-Battisti.

Proprio per questo motivo, "Formula Tre" venne considerato un "album di transizione" tra la precedente fase psichedelica e la successiva virata Prog attuata sia da tutto il gruppo, sia dal solo Radius con il suo primo album omonimo.

Uscito nel giugno del 1971 "l'album giallo" contiene sette brani di cui uno già interpretato da Battisti ("Il vento") e due dai "Dik Dik" e dalla "Flora Fauna e Cemento" di Mario Lavezzi ("Vendo casa" e "Un papavero").

Contrariamente all'ellepì del 1970, qui la mano di Mogol-Battisti è più pesante e tutto l'insieme ne risente parecchio, riconducendo la "Formula" a mero gruppo di accompagnamento del cantante Reatino.

Non mancano tuttavia delle gradevoli soluzioni negli arrangiamenti: da "Il vento" suonata col sitar, alle citazioni Zeppeliniane di "Mi chiamo Antonio tal dei tali..."

Fuori da qualunque contesto progressivo, il disco riscuoterà un ottimo successo, restando a tutti gli effetti uno dei più venduti del gruppo anche grazie alla presenza di due notissimi "classici": "Eppur mi son scordato di te" e la chilometrica "Nessuno nessuno" (undici minuti), poi uscita su 45 giri in formato ridotto e presentata anche in televisione a "Speciale tre milioni" a Santagata di Puglia.

Particolarmente ricca di phatos la cover de "Il vento" (a mio avviso una delle cose migliori dell'album) che, a differenza dell'intepretazione Battistiana, possiede un notevole crescendo strumentale che, una volta sfociato nella "piena orchestra", restituisce appieno il dramma del racconto.

Per il resto, occorrerà aspettare ancora un anno per assistere alla svolta progressive del gruppo e ai suoi straordinari risultati.

FORMULA TRE - Discografia 1970 - 1973: 1970 - DIES IRAE 1971 - FORMULA TRE 1972: SOGNANDO E RISOGNANDO 1973: LA GRANDE CASA