MARCO VALLORA

Scritti. Come se la parola dipingesse
a cura di Giorgio Agamben, Marcello Barison, Monica Ferrando
venerdì 27 marzo 2026 alle 17:30
Accademia Nazionale di San Luca, Roma

introducono 
Marco Tirelli e Pier Giovanni Adamo

intervengono 
Marcello Barison, Andrea Cortellessa Abel Herrero

Scrittore poliedrico, capace di perlustrare – e dominare – un’impressionante varietà di campi, dal cinema all’operistica, dalla critica d’arte e stilistica all’ermeneutica letteraria, Marco Vallora (1953-2022) sembra essersi trovato ovunque gesti artisticamente unici necessitassero di tramutarsi in scrittura. Deriva sostanzialmente dall’elezione di questa peculiarità a criterio di scelta la prima significativa raccolta dei suoi più importanti contributi.

Attraversando gli scritti inclusi nel volume, sembra di poter dire che, tra i saggisti della generazione successiva agli anni Cinquanta, Marco Vallora sia stato colui che più di tutti ha raccolto l’eredità longhiana, ricalibrandola però sui timbri e gli spigoli di un mondo più contaminato ed incostante, dove l’aggettivazione si arricchisce di (anche vernacolari) soprese, la prosa si fa talora neghittosa e talatra sferzante, oppure singhiozza e arranca quando ci si aspetterebbe che scorresse, mentre invece si sfoga e trascina anche i propri detriti come un torrente in piena quando ci si immagina di poter fermarsi a prender fiato. Sembra, cioè, di leggere un Longhi corretto Arbasino, dove deviazioni e giocose divagazioni si moltiplicano labirinticamente; eppure non c’è gesto, nel più seducente sodalizio tra spirito e lettera, che non sia trasfigurato in stile.

 

MARCO VALLORA
Scritti. Come se la parola dipingesse

a cura di Giorgio Agamben, Marcello Barison, Monica Ferrando

venerdì 27 marzo 2026 alle 17:30

Accademia Nazionale di San Luca, Roma

introducono

Marco Tirelli e Pier Giovanni Adamo

intervengono

Marcello Barison, Andrea Cortellessa e Abel Herrero

Scrittore poliedrico, capace di perlustrare – e dominare – un’impressionante varietà di campi, dal cinema all’operistica, dalla critica d’arte e stilistica all’ermeneutica letteraria, Marco Vallora (1953-2022) sembra essersi trovato ovunque gesti artisticamente unici necessitassero di tramutarsi in scrittura. Deriva sostanzialmente dall’elezione di questa peculiarità a criterio di scelta la prima significativa raccolta dei suoi più importanti contributi.

Attraversando gli scritti inclusi nel volume, sembra di poter dire che, tra i saggisti della generazione successiva agli anni Cinquanta, Marco Vallora sia stato colui che più di tutti ha raccolto l’eredità longhiana, ricalibrandola però sui timbri e gli spigoli di un mondo più contaminato ed incostante, dove l’aggettivazione si arricchisce di (anche vernacolari) soprese, la prosa si fa talora neghittosa e talatra sferzante, oppure singhiozza e arranca quando ci si aspetterebbe che scorresse, mentre invece si sfoga e trascina anche i propri detriti come un torrente in piena quando ci si immagina di poter fermarsi a prender fiato. Sembra, cioè, di leggere un Longhi corretto Arbasino, dove deviazioni e giocose divagazioni si moltiplicano labirinticamente; eppure non c’è gesto, nel più seducente sodalizio tra spirito e lettera, che non sia trasfigurato in stile.